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 hodie ...... di Loredana Morandi
 
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Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie, ma a causa di quelli che osservano senza dire nulla.

Albert Einstein
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Giustizia Quotidiana

Giustizia Quotidiana, il blog che si occupa di giustizia, politica e diritti sociali di Loredana Morandi.

WebLog
 
Di Loredana Morandi (del 04/02/2012 @ 16:08:47, in Politica, linkato 19 volte)



E' una sentenza - dice la Bongiorno - che non condivido. Che ritengo sbagliata. Come donna e come tecnico del diritto". L'onorevole Giulia Bongiorno, avvocato diventata famosa col processo Andreotti, ha fondato insieme a Michelle Hunziker "Doppia Difesa", una fondazione onlus per assistere le vittime di discriminazioni, violenze o abusi.
Condivido la nota conclusiva della breve intervista, nella quale la Bongiorno ribadisce un principio sacrosanto ed al di sopra di ogni tipo di appartenenza politica: la donna che subisce un atto di inaudita violenza quale lo stupro di gruppo ha necessità di essere consapevole di una risposta forte da parte delle Istituzioni, altrimenti il rischio è che neppure denunci. Un branco di persone capace di commettere atti di libidine violenta nei confronti di una persona indifesa, se lasciato libero non soltanto è capace di reiterare, ma anche di porre in essere gravi intimidazioni ai danni delle vittime sulle quali l'abuso è stato consumato e ai danni delle loro famiglie. Inoltre: chi difenderà gli stupratori dalla furia popolare?

E non è finita. Qualora i responsabili accertati di simili reati fossero collocati ai domiciliari, saranno praticamente liberi di navigare il web e i socialnetwork e di organizzare il prossimo stupro, adescando le vittime comodamente presso il proprio domicilio.

Già visto il caso Sergio Murolo, il cyberpedofilo che chattava su Facebook, nonostante le due condanne di primo e secondo grado per abusi sessuali in danno ai figli di 4, 10 e 13 anni, ristretto ai domiciliari e con tanto di pena sospesa (in carcere con ordinanza nr 39133 del 4 novembre 2010).

L.M.
 
Di Loredana Morandi (del 04/02/2012 @ 11:58:59, in Magistratura, linkato 20 volte)

Violenza di gruppo, la Cassazione spiega
"La nostra interpetazione è doverosa"

 

La precisazione della Corte dopo le polemiche sulla sentenza. "Tutto nasce da un verdetto della Consulta"


ROMA - La sentenza della Corte di Cassazione sullo stupro di gruppo - per il quale non sarebbe obbligatorio il carcere - contiene una "interpretazione doverosa" di una sentenza della Corte Costituzionale. L'alternativa sarebbe stata sollevare una questione di incostituzionalità, che avrebbe portato verosimilmente alla scarcerazione degli indagati per scadenza dei termini di custodia cautelare.

Lo precisa, in una nota, l'ufficio stampa della Corte di Cassazione a proposito della sentenza con la quale è stato stabilito, con effetto estensivo di una pronuncia della Corte Costituzionale, che le persone accusate di violenza sessuale di gruppo possano beneficiare, se sussistono i requisiti, anche di misure cautelari alternative rispetto alla detenzione in carcere. Una sentenza che ha suscitato polemiche e scatenato una ridda di critiche.

"La sentenza della Corte di Cassazione (n. 4377/12 della Terza Sezione penale) - dice la nota - non ha determinato alcuna conseguenza immediata sullo stato detentivo degli imputati. Essi restano in carcere fintanto che non si sarà concluso il giudizio di rinvio davanti al Tribunale del riesame di Roma, che potrebbe anche confermare la precedente valutazione di necessità della misura carceraria".

"La sentenza della Corte di Cassazione (n. 4377/12 della Terza Sezione penale) - dice la nota - non ha determinato alcuna conseguenza immediata sullo stato detentivo degli imputati. Essi restano in carcere fintanto che non si sarà concluso il giudizio di rinvio davanti al Tribunale del riesame di Roma, che potrebbe anche confermare la precedente valutazione di necessità della misura carceraria".

La Corte di Cassazione nella nota giustifica e conferma la propria decisione che è avvenuta per insufficenza di prove di colpevolezza e per la mancanza di dati sulla comprovata violenza sessuale degli indagati. Solo secondariamente è stata effettuata l'intrepretazione della sentenza n.265 del 2010 della Corte Costituzionale che prevede per i reati a sfondo sessuale, esclusi quelli di natura mafiosa, altri provvedimenti cautelari oltre la carcerazione.

Relativamente a questo secondo aspetto l'alternativa era quella di "investire la Corte Costituzionale", ovvero di dichiarare incostituzionale la sentenza del 2010. Ma la sospensione del procedimento fino alla decisione della Consulta avrebbe potuto determinare la scarcerazione degli imputati per decorrenza dei termini di custodia cautelare. Caso che non si è verificato proprio per la decisone della Corte di Cassazione.(03 febbraio 2012)

Fonte La Repubblica

 

Mi riprometto di scrivere all'ottimo pm bolognese in relazione a quanto realmente accade nel web e sul portale Facebook italiano, documenti alla mano. Io sola dal 2008, ma le associazioni a tutela dei minori e delle donne, nonché tutti i loro membri, soffrono dal 2009 degli effetti devastanti di una campagna pubblicitaria illegale e mistificatoria sul tema Donne e Minori, commissionate da alcune scaltre associazioni dallo statuto copia e incolla e da facoltosi studi legali. Basti dire che sono arrivati alla clonazione dei nomi e dei nomi a dominio web delle associazioni, onde mistificare i contenuti sfruttando la notorietà dei professionisti che vi operano a tutela delle donne e dei minori. Gente che vede l'associazionismo  a tutela di Donne e Minori come l'obiettivo da abbattere e la magistratura come il proprio nemico.  L.M.


Violenza di gruppo e informazione demagogica



La Cassazione ha stabilito che non deve applicarsi obbligatoriamente la misura cautelare della custodia in carcere per gli indagati del reato di violenza sessuale di gruppo. La notizia si è rapidamente sparsa sul web facendo ritenere che la Suprema Corte avrebbe detto che gli stupratori non devono più andare in carcere e così risultando in un’umiliazione per le donne o quanto meno in una grave e incomprensibile sottovalutazione di un delitto particolarmente odioso.

Ovviamente ne sono seguite le varie reazioni indignate in difesa delle donne. E chi non sta dalla parte della donna e della persona offesa in generale in fatti simili? La Cassazione allora è composta da maschilisti retrogradi e insensibili? Capisco che la notizia presentata così sia più appetitosa e stimoli maggiormente il populismo forcaiolo, ma le cose stanno diversamente e la Cassazione non solo non è impazzita ma ha applicato un principio addirittura di rango costituzionale. Proviamo a fare chiarezza.

Anzitutto qui non si sta parlando della pena, ma della misura cautelare applicabile. Quindi si tratta di capire quali misure applicare a indagati (non stupratori, ma indagati) ancora non dichiarati colpevoli con sentenza definitiva e che quindi godono ancora della presunzione di colpevolezza. L’ordinamento sacrifica parzialmente questo principio laddove qualcuno sia accusato di reati gravi e in presenza di due fondamentali e ulteriori presupposti: presenza di gravi indizi (che però appunto non sono prova certa e garanzia di condanna) e sussistenza di esigenze cautelari, ovvero se c’è il rischio che l’indagato commetta altri reati gravi oppure che si dia alla fuga o ancora che cerchi di inquinare le prove. Solo in presenza di questi rigidi presupposti è possibile infliggere una limitazione della libertà personale anche ad una persona ancora non giudicata in maniera definitiva colpevole.

E’ una scelta sempre difficile e anche dolorosa perchè la presunzione di non colpevolezza è una cardine del nostro diritto, ma di fronte a determinati rischi e pericoli si giustifica la scelta di applicare una misura cautelare. Ciò detto si tratta di decidere quale misura. Il codice ci fornisce una regola di fondo: “la custodia cautelare in carcere può essere disposta soltanto quando ogni altra misura risulti inadeguata”. Il carcere, insomma, è l’ultima spiaggia, e si deve ricorre a tale estremo strumento solo se ogni altra strada appare insufficiente. Quali sono le altre strade? Gli arresti domiciliari, l’obbligo di dimorare in un certo comune o di non andare in un certo posto, il divieto di vivere con la famiglia (per determinati reati “domestici”), ecc…

Può anche accadere che nonostante si tratti di un reato molto grave sia sufficiente una misura meno grave del carcere e vi faccio un esempio per farmi capire. Esiste un reato più grave e orribile che uccidere un neonato? Non credo, eppure Anna Maria Franzoni ha atteso la sentenza definitiva da persona libera e solo dopo è andata in carcere. Un paradosso? Non direi, e che si sia trattato di una scelta equilibrata lo dimostra il fatto che nel frattempo ella non ha commesso altri reati: quindi da questo punto di vista i giudici hanno giustamente ritenuto che non fosse necessario adottare misure restrittive nonostante l’estrema gravità del delitto e la presenza di indizi gravissimi che infatti poi hanno condotto alla condonna e alla pena detentiva.

Per tornare al reato di violenza sessuale di gruppo, il legislatore aveva tentato di obbligare i magistrati a tenere sempre in carcere gli indagati per taluni reati (tra cui quelli di violenza sessuale). La Corte Costituzionale ha bocciato una simile scelta, priva di razionalità giuridica e di buon senso: la presunzione di innocenza non può essere gettata alle ortiche e dovrà sempre valutarsi caso per caso e persona per persona se è necessario applicare una misura e quale tra le varie misure sia la più idonea e quella comunque sufficiente a garantire le esigenze cautelari.

Aggiungo solo che lo Stato ogni anno paga svariati milioni di euro per risarcire persone ingiustamente detenute, ovvero che sono state tenute in carcere e poi assolte nel processo: questo dato, che non sto qui adesso a commentare, ci dice quanto meno che anche in fase cautelare ci si può sbagliare e quindi serve grande equilibrio. Equilibrio nel saper tutelare e proteggere la persona offesa e la sicurezza pubblica in generale da un lato, garantendo però i diritti dell’indagato e difendendo i principi fondamentali dello Stato di diritto, che non deve mai cedere alla paura.

Che l’ex ministro Carfagna dica che così “si manda un messaggio sbagliato” la dice lunga sul senso del diritto di certa politica: i magistrati con i loro provvedimenti non mandano messaggi, ma accertano fatti e applicano la legge e la Costituzione a casi specifici e persone specifiche. Esistono sistemi in cui le persone vengono usate per mandare messaggi tramite provvedimenti esemplari e non calibrati sul caso specifico: sono i sistemi fascisti e illiberali.

Marco Imperato

Il Fatto Quotidiano 3/02/2012
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/02/03/violenza-gruppo-informazione-demagogica/188802/
 

DOMENICO GALLO –

Violenza di gruppo, non sparate sulla Cassazione

 

In questi giorni sta montando sui giornali una polemica contro una sentenza della terza sezione penale della Cassazione in materia di misure cautelari applicabili a chi sia gravemente indiziato del delitto di violenza sessuale di gruppo.

Tutti i provvedimenti giudiziari sono frutto di decisioni adottate pubblicamente e rese trasparenti dalla motivazione che le giustifica. Proprio per questo loro carattere di pubblicità e di trasparenza i provvedimenti giudiziari possono essere incisivamente criticati da chi abbia cognizione di causa. E la critica pubblica, oltre che un diritto costituzionale incomprimibile, è un potente fattore che stimola la crescita della cultura della giurisdizione e l’evoluzione della giurisprudenza.

Non è questo il caso della polemica – a prescindere – trascinata dalle dichiarazioni sdegnate delle onorevoli Alessandra Mussolini e Mara Carfagna, personaggi politici notoriamente impegnati a difendere la dignità della donna sul fronte di Arcore, che adesso si erigono a vindici della dignità della donne italiane calpestata dalla Cassazione.

Non sarebbe il caso di interessarsi di tali polemiche se non fosse per il fatto che alimentano un’informazione sbagliata e quindi impediscono all’opinione pubblica di conoscere i termini della questione e di esercitare il diritto di critica con cognizione di causa.

Chi sostiene che la sentenza della Cassazione ha depotenziato la gravità del reato di violenza sessuale di gruppo, aprendo le porte del carcere a chi è responsabile di tali odiose condotte, evidentemente ignora o mistifica l’oggetto della decisione che non riguarda la gravità in astratto od in concreto di un reato e la sua punibilità, ma esaurisce la sua funzione nell’ambito delle modalità di applicazione delle misure cautelari valutate alla luce dei principi costituzionali e della giurisprudenza della Corte Europea dei diritti dell’uomo.

Le misure cautelari, vale a dire quei provvedimenti coercitivi che limitano la libertà personale dell’imputato non ancora condannato (normalmente la carcerazione preventiva o gli arresti domiciliari, salvo altre misure meno afflittive), non possono costituire una anticipazione della pena detentiva che sarà inflitta all’imputato se riconosciuto colpevole. Per ragioni di ordine costituzionale (la presunzione di innocenza ed i limiti della carcerazione preventiva ammessi dalla Convenzione Europea dei diritti dell’uomo) che attengono alla tutela dei diritti fondamentali della persona, le misure cautelari sono consentite soltanto quando sussistano le c.d. “esigenze cautelari”, cioè quando si tratta di impedire che l’imputato possa sottrarsi al processo o possa compiere gravi reati, vale a dire atti fortemente dannosi per la società.

E’ compito istituzionale dei giudici giudicare quando – in concreto – sussistono le esigenze cautelari ed  applicare la custodia in carcere quando ogni altra misura risulti inadeguata.

Poiché nel nostro paese esistono fenomeni gravissimi di criminalità mafiosa, in questi casi il legislatore ha introdotto un regime eccezionale che solleva i giudici dall’obbligo di valutare caso per caso, introducendo una presunzione assoluta di pericolosità sociale dell’imputato ed imponendo il ricorso alla carcerazione preventiva al posto di ogni altra misura meno afflittiva.

Sia la Corte Costituzionale, sia la Corte di Strasburgo hanno ritenuto che per i delitti legati alla criminalità organizzata e mafiosa tale eccezionale regime sia compatibile coi principi costituzionali e con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, in relazione alla speciale gravità e pericolosità degli illeciti.

In seguito, con uno dei tanti decreti rientranti nell’orbita del c.d. “pacchetta sicurezza” del Ministro Maroni, questo regime eccezionale è stato esteso ad una serie di altri reati, fra cui l’omicidio, la prostituzione minorile prevista dal primo comma dell’art. 601 bis  del codice penale, (il secondo comma è quello contestato a Berlusconi per il caso Ruby) ed i delitti di violenza sessuale.

La Corte costituzionale, con tre differenti sentenze ha censurato le nuove norme introdotte da Maroni, ritenendole contrastanti con i principi costituzionali che tutelano i diritti fondamentali.

In particolare, con la sentenza n. 265/2010, la Corte ha dichiarato incostituzionale la legge Maroni “nella parte in cui – nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di cui agli artt. 600- bis , primo comma, 609- bis e 609- quater cod. pen., è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari – non fa salva, altresì, l’ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure”.

Con la successiva sentenza n. 164/2011 la Consulta ha pronunziato, per gli stessi motivi, l’incostituzionalità della legge Maroni con riferimento al reato di omicidio volontario. Infine con la sentenza n. 231/2001, la Consulta ha dichiarato l’incostituzionalità con riferimento al reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. In particolare con quest’ultima sentenza la Corte ha ribadito che: “la gravità astratta del reato, considerata in rapporto alla misura della pena o alla natura dell’interesse protetto, è elemento significativo in sede di giudizio di colpevolezza, particolarmente ai fini della determinazione della sanzione, ma inidoneo a fungere da elemento preclusivo della verifica del grado delle esigenze cautelari e all’individuazione della misura concretamente idonea a farvi fronte”.

Insomma la Corte Costituzionale ha restituito ai giudici l’onere di giudicare, di valutare caso per caso se sussistono le esigenze cautelari che richiedano la misura della carcerazione preventiva e se tali esigenze possano essere soddisfatte anche con una misura meno afflittiva.

In questo contesto è intervenuta la sentenza della Cassazione che ha applicato i principi ribaditi dalla Corte Costituzionale anche al reato di violenza sessuale di gruppo, stabilendo che nel caso concreto i giudici hanno il dovere di giudicare e di applicare la misura cautelare più idonea a soddisfare le esigenze sociali con il minimo sacrificio della libertà individuale.

In sostanza è una sentenza che ci dice che la libertà individuale può essere sacrificata solo con il controllo del giudice. Cosa c’è di scandaloso in tutto questo?

Domenico Gallo

Micromega - 3 febbraio 2012

http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/02/03/domenico-gallo-per-favore-non-sparate-sulla-cassazione/

 
Di Loredana Morandi (del 03/02/2012 @ 16:28:30, in Magistratura, linkato 20 volte)
LUPO: EMENDAMENTO NON HA NULLA
A CHE VEDERE CON SENTENZA EUROPEA'


Roma, 3 feb. (Adnkronos) - "La responsabilita' del giudici, in linea di principio, limita sempre l'indipendenza. Questo e' fuori discussione". Lo sottolinea il primo presidente della Cassazione, Ernesto Lupo, a margine di un convegno organizzato a piazza Cavour sulla giustizia civile.

Al di la' dell'enunciazione di principio, il primo presidente della Cassazione tiene a precisare che l'emendamento approvato ieri alla Camera sulla responsabilita' civile delle toghe "in ogni caso non ha nulla a che vedere con la sentenza della Corte di giustizia europea del novembre del 2011" richiamata per altro dallo stesso presidente Lupo nella relazione con cui ha aperto l'anno giudiziario in Cassazione. 

Nel dettaglio, il primo presidente di piazza Cavour ricorda che "questa sentenza ha condannato l'Italia perche' ha limitato eccessivamente la responsabilita' dello Stato per l'attivita' giudiziaria, ma cio' e' ben diverso dalla responsabilita' diretta del giudice".
 
Di Loredana Morandi (del 03/02/2012 @ 15:49:21, in Magistratura, linkato 27 volte)
Giudici in rivolta: una ritorsione,
pronti allo sciopero


ROMA - «Intimidazione», «ritorsione», «vendetta»: è durissima la reazione dei magistrati alla notizia del voto della Camera sulla responsabilità civile dei giudici, al punto che i vertici dell'Anm non escludono proteste «immediate» ed «estreme» come lo sciopero. Né i toni si abbassano con il passare delle ore e malgrado il richiamo del segretario del Pd Pierluigi Bersani a evitare «eccessi» nel dialogo tra istituzioni. L'Anm fa sapere che «valuterà ogni iniziativa per contrastare questa mostruosità giuridica» che «non ha paragoni in nessun paese europeo e in nessun ordinamento democratico al mondo», osserva il segretario Giuseppe Cascini, aggiungendo che «in ballo non ci sono gli interessi dei magistrati ma la difesa della libertà dei cittadini». La decisione sarà presa martedì dal Comitato direttivo centrale, subito convocato. Ma anche i giudici amministrativi fanno sentire la loro voce contro la norma «iniqua» che li riguarda: «È un attacco ingiusto e ingiustificato alla magistratura nel suo complesso» dice il segretario dell'Anm Giampiero Lo Presti.

Le toghe non si aspettavano che 'l'emendamento-Pini' sarebbe stato riesumato e approvato, per di più da una maggioranza così ampia. Appresa la notizia, sulle mailing list è partito il tam tam della protesta perché la norma è «incostituzionale» e «ritorsiva». Molti, come Nello Rossi, procuratore aggiunto di Roma e componente del Cdc, hanno chiesto alla giunta dell'Anm di proclamare lo stato di agitazione e di convocare d'urgenza il parlamentino delle toghe. «Non ci si può limitare a sperare che il Senato corregga o che la Consulta dichiari in un lontano futuro l'illegittimità della norma - ha detto Rossi -. Occorre che la magistratura, attraverso adeguate iniziative, inclusa la proclamazione di uno sciopero immediato, faccia comprendere anche ai più sordi l'entità della posta in gioco».

A giugno dell'anno scorso, sull'emendamento-Pini era piovuta la stroncatura del Csm perché la norma minerebbe l'autonomia e l'indipendenza della magistratura. Il testo votato ieri è stato in parte modificato, ma resta il principio della responsabilità diretta delle toghe, a cui il cittadino potrà rivolgersi senza più il filtro dello Stato. Un unicum in Europa, aveva ricordato il Csm, sia a livello di legislazione che di giurisprudenza, compresa la Corte di giustizia Ue invocata dalla Lega per giustificare la norma. I giudici di Lussemburgo, infatti, non hanno chiesto all'Italia di modificare la legge 117 dell'88, ma hanno stabilito che in caso di manifesta violazione del diritto europeo lo Stato deve comunque risarcire il danno a chi lo ha subito, indipendentemente dal dolo o dalla colpa grave del giudice responsabile. È dunque lo Stato a rispondere del danno (anche perché «il diritto dell'Unione conosce un solo responsabile, lo Stato»), fermo restando il suo diritto di rivalsa nei confronti del magistrato, sempre che abbia agito con dolo o colpa grave e con esclusione di qualunque forma di responsabilità per «l'attività di interpretazione di norme di diritto». Secondo il Csm, in questi termini si sarebbe dovuto muovere il legislatore per garantire autonomia e indipendenza al magistrato e per impedire il proliferare del contenzioso sulla base di una norma che chiunque si senta insoddisfatto dell'esito del giudizio potrebbe usare come arma «per incutere timore al giudice». Osserva Cascini: «La responsabilità diretta è uno strumento nelle mani della parte forte del processo per condizionare il giudice e la sua decisione». (D. St.)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2012-02-02/giudici-rivolta-ritorsione-pronti-223401.shtmlLeggi anche:

Via libera alla norma
sulla responsabilità delle toghe


La Commissione politiche Ue della Camera ha approvato l'emendamento al disegno di legge Comunitaria 2010 che ampia la responsabilità civile dei magistrati legandola non più a dolo o colpa grave ma alla «violazione manifesta del diritto». ha quindi ottenuto il via libera l'emendamento del relatore del Carroccio, Gianluca Pini, nella sua formulazione originale. Anche se Pini ha già annunciato che il testo sarà parzialmente corretto durante il passaggio in aula tenendo conto delle osservazioni della commissione Giustizia della Camera. Poi la commissione ha dato il via libera al ddl comunitaria 2010, con il mandato al relatore Gianluca Pini. Il testo sarà in aula da lunedì 28 marzo.

L'articolo prosegue sul Sole 24 ore

IL TESTO DELL'EMENDAMENTO PINI



Emendamento C. 4059

Art. 12

Dopo l'articolo 12 inserire il seguente:

"Articolo 12-bis
Attuazione della sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee del 13 giugno 2006, Traghetti del Mediterraneo SpA (Causa C-173/03) e adeguamento alla procedura di infrazione 2009_2230

All'articolo 2 della legge 13 aprile 1988, n. 117, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) Al comma 1 le parole "con dolo o colpa grave" sono sostituite dalle seguenti " in violazione manifesta del diritto"
b) il comma 2 è soppresso."

12.03 Il Relatore



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Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 18:57:58, in Magistratura, linkato 52 volte)
"Dentro di Noi" il discorso di Profitti

 

In rappresentanza dei magistrati italiani il 30 gennaio 2010 ho alzato con orgoglio la Costituzione italiana a testa alta e con la schiena dritta.

In rappresentanza dei magistrati italiani ho confessato, il 29 gennaio 2011, la nostra eversione a difesa di quella Costituzione.

È arrivato oggi il momento, finalmente, di poter e dover guardare dentro di noi.

Dentro di noi abbiamo già trovato e troveremmo ancora non solo i collusi con i potenti, i venduti al miglior offerente, ma anche chi semplicemente s'inchina alle chiamate del politico, anche se quel politico offende la nostra dignità o getta fango su chi, come noi, ha giurato fedeltà alla Costituzione.

Dentro di noi abbiamo già trovato coloro che intendono il proprio ruolo, la propria notorietà, la propria carriera, la propria nomina a Presidente o a Procuratore non come un servizio, un'assunzione di responsabilità ulteriore, ma un motivo di prestigio personale, di sfoggio d'importanza ed autorità, per ottenere piccoli o grandi vantaggi negli esercizi commerciali o nelle località turistiche, nell'utilizzo delle auto di servizio o del personale dell'amministrazione.

Dentro di noi troveremmo talvolta la nostra incapacità a confrontarci con l'altra faccia dell'indipendenza: la responsabilità. Quella responsabilità che imporrebbe l'utilizzo scrupoloso delle scarse risorse, di seguire l'esito dei processi, il numero di coloro che, prima arrestati, sono stati poi assolti ed hanno quindi ingiustamente sofferto privazioni della libertà personale. Non per censurare o sanzionare, ma per registrare anomalie, per migliorarsi e per sapere ammettere i nostri errori, eventualmente chiedendo scusa. Quella responsabilità che imporrebbe di valutare il nostro lavoro più sulle conciliazioni tra i contendenti che non sulle pubblicazioni delle nostre sentenze nelle riviste giuridiche, sentenze che fanno sfoggio di erudizione molto spesso fine a se stessa.

Dentro di noi abbiamo già trovato per anni violazioni delle convenzioni sui diritti umani e del diritto comunitario da parte dei giudici di merito, da parte della Cassazione. Un ritardo culturale per il quale nessuno ha chiesto scusa, neanche chi, ai vertici della giurisdizione, quelle violazioni delle pronunzie delle corti europee ha perpetrato.

Dentro di noi troveremmo ancora sentenze nelle quali leggere che «in claris non fit interpretatio», che «ubi lex voluit dixit ubi noluit tacuit», nelle quali s'individua senza incertezze la volontà del legislatore o la sicura ratio della norma. Parole e formule magiche che rendono il nostro dire un linguaggio per pochi, perché di chiaro ci sono solo i nostri pre-giudizi da essere umani e da cui, con quelle formule, dimostriamo solo di non saperci liberare; perché nessuna legge è chiara, nessun linguaggio astratto s'incastra automaticamente alla vita che dobbiamo giudicare. Dovremmo umilmente ammettere che quello che oggi ci pare essere l'applicazione più ragionevole, domani potrebbe non più esserla, che quando cerchiamo di adattare la legge ai fatti potremmo essere condizionati dal nostro vissuto, dalla nostra cultura, dai nostri ideali, di cui non dobbiamo aver paura, ma che dobbiamo avere il coraggio di esternare se vogliamo veramente essere indipendenti e responsabili.

Dentro di noi troveremmo coloro che privano della libertà personale con motivazioni apparenti, fatte solo di pagine e pagine di frasi dette da altri, che dimostrano abilità nel trasferimento dei caratteri da un file ad un altro, con le stesse sottolineature, lo stesso grassetto, lo stesso corsivo, dall'informativa di polizia giudiziaria all'ordinanza di custodia cautelare, alla sentenza.

Dentro di noi troveremmo chi ci fa vergognare di portare la sua stessa toga, coloro che urlano e strepitano, che utilizzano le sentenze per denigrare gratuitamente il lavoro dei colleghi, coloro per cui l'udienza è solo un loro palcoscenico, che non si mettono mai nei panni del cittadino imputato, che non si rendono conto di cosa vuol dire essere giudicato. Troveremmo coloro che vogliono non solo giudicare il singolo caso, ma impartire precetti di vita o dare lezioni di professionalità, che non si preoccupano di limitare i disagi di chi rende il servizio di testimone e che mai adotteranno l'unico atteggiamento consono a qualsiasi magistrato, quello per cui non siamo per definizione migliori di chi stiamo giudicando, qualunque cosa egli possa aver commesso, e che giudicare un'azione, una serie di condotte, non ci dà alcun diritto di giudicare la vita delle persone.

Dentro di noi troveremmo un autogoverno che non sempre è capace di liberarsi dai vincoli di amicizie e di appartenenza, a discapito del bene della magistratura, a svantaggio dei cittadini. Rialzerei ancora la Costituzione, oggi, a nome della magistratura italiana, a testa alta e con la schiena dritta, perché quello che di male abbiamo visto dentro di noi non è stata e non è, per fortuna, la magistratura italiana, fatta in prevalenza di passioni, ideali costituzionali, sacrificio, umiltà ed ammissione dei propri errori. Quella testa, però, ogni tanto vale la pena abbassarla, non di fronte al potente, ma per guardare dentro di noi, per non peccare di superbia, per sapere chiedere scusa, perché dobbiamo imparare a guardare anche ciò che di noi non ci piace. Quando la rialzeremo, quella testa sarà in grado di stare più in alto di prima.

L'Adige  http://www.ladige.it/articoli/2012/01/28/profiti-marcio-c-magistrati

 
Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 18:14:24, in Magistratura, linkato 49 volte)
Inaugurazione anno giudiziario
"Prescrizione è agente patogeno"

Giovanni Canzio, presidente della Corte d'Appello di Milano: «incentiva strategie dilatorie della difesa»


Milano, 28 gennaio 2012 - Al palazzo di giustizia di Milano è il momento della cerimonia d'inaugurazione dell'anno giudiziario. Presenti, tra gli altri, il sindaco Giuliano Pisapia, il presidente della Provincia, Guido Podestà, il presidente della Regione, Roberto Formigoni e l'arcivescovo Angelo Scola. Numerosi i punti toccati dalla relazione del presidente della Corte d'Appello di Milano, Giovanni Canzio.

PRESCRIZIONE - Un primo argomento affrontato è quello relativo alla prescrizione. «Non è sostenibile - ha detto Canzio - l'attuale disciplina sostanziale della prescrizione del reato, nella parte in cui estende i suoi effetti sul processo penale» perché «si rivela in realtà come un agente patogeno » e «incentiva strategie dilatorie della difesa». Prosegue Canzio: «Lo Stato italiano si caratterizza nel panorama europeo per il maggior numero di condanne della corte di Strasburgo per irragionevole durata del processo penale da un lato, e per il più alto numero di declaratorie di estinzione del reato per prescrizione dall'altro (circa 200mila l'anno)».

IMMIGRATI - Per gli extracomunitari irregolari non serve la minaccia della sanzione pecuniaria "ma al suo posto è meglio ampliare le "ipotesi di espulsione’’. Spiega Giovanni Canzio, presidente della Corte d’appello di Milano in uno dei passaggi nella sua relazione per l’ inaugurazione dell’anno giudiziario. "La minaccia della sanzione pecuniaria - osserva Canzio - difficilmente costituirà un deterrente per i cittadini extracomunitari, solitamente privi di risorse economiche ma l’ampliamento delle ipotesi di espulsione (...) potrebbe garantire meglio l’effettiviità del precetto penale".

SOVRAESPOSIZIONE -  "La ‘speciale’ e obiettiva sovraesposizione, che negli anni più recenti ha caratterizzato gli uffici giudiziari milanesi, sul piano dei rapporti con i media e con la politica, per la particolare importanza e rilevanza sociale sia dei fatti sia delle persone coinvolti in indagini e processi, è destinata a stemperarsi - ha spiegato Canzio - E’ necessario che ‘’tutti’’ osservino ‘’le regole deontologiche’’.

Il Giorno  http://www.ilgiorno.it/milano/cronaca/2012/01/28/660464-inaugurazione_anno_giudiziario.shtml

La Rassegna...

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Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 18:05:45, in Magistratura, linkato 46 volte)

Inaugurazione anno giudiziario:

in Abruzzo aumentano i reati di mafia



Si è celebrato questa mattina all'Auditorium della guardia di finanza dell'Aquila l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Un occasione come vuole la tradizione per fare anche il punto sull'anno oramai alle spalle.

E nella relazione del presidente vicario della Corte d'Appello, Augusto Pace, non pochi sono i motivi di allarme, ma anche di fiducia: Nel 2011, tanto per cominciare in Abruzzo sono aumentati i reati di associazione di tipo mafioso, soprattutto per l'attività di ricostruzione nel cratere del terremoto, definito il cantiere più grande d'Europa. Se però aumentano le iscrizioni al registro degli indagati e i procedimenti penali, questo significa anche che l'attività di contrasto è efficace.

Estrema fiducia ha espresso il presidente vicario Pace anche per le azioni preventive: otre tremila sono infatti le aziende appaltanti nel cratere sismico oggetto di attento screening, in stretta collaborazione con la prefettura e le forze dell'ordine. Allargando lo sguardo oltre al cratere ecco altri dati significativi: aumentano i reati contro la pubblica amministrazione, in particolare a Pescara ed Avezzano. Desta preoccupazione l'incremento che hanno subito i processi per reati di violenza sessuale e stalking.

Questo significa però che le donne vittime di violenza sempre più numerose trovano il coraggio di denunciare. In Marsica e sulla costa si registra poi un incremento per procedimenti per spaccio di droga. Il presidente e Pace ha anche ricordato la difficile situazione nelle carceri abruzzesi a causa del soprannumero della popolazione carceraria, raddoppiata dal 2007, ma con a disposizione i medesimi spazi di detenzione.

E nell'occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario non si poteva non affrontare la questione delle liberalizzazioni che coinvolgono in particolare gli avvocati.

E il presidente dell'ordine Antonello Carbonara, ha abbandonato l'aula in segno di protesta contro le ultime norme governative. ''In Italia gli avvocati sono 230mila, il mercato è saturo – spiega Carbonara, liberalizzare significa creare una jungla,e mortificare la professione. Non possiamo mettere un banchetto per strada nel quale fare pubblicità, offrendo due cause al posto di una oppure promuoverci con insegne luminose installate fuori dai nostri studi''

Abruzzo 24 ore Tv  http://www.abruzzo24ore.tv/news/Inaugurazione-anno-giudiziario-In-Abruzzo-aumentano-i-reati-per-mafia/68521.htm
 
Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 17:59:12, in Magistratura, linkato 44 volte)

Maddalena: "Riforme sì
ma non si tocchino i pool"

Il procuratore generale: il nuovo clima tra politica e giustizia fa ben sperare. E ammonisce: attenti alle infiltrazioni della 'ndrangheta


Il clima più sereno fa ben sperare nelle riforme della giustizia. Si possono chiudere i piccoli tribunali ma non bisogna toccare i pool, che non sono centri di potere ma uffici che svolgono un servizio prezioso. Ed è importante vigilare sul pericolo rappresentato dalla diffusione della 'ndrangheta. Lo ha detto il procuratore generale Marcello Maddalena intervenendo alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario.

"L'insolita e singolare situazione politica del Paese e il clima fortunatamente più sereno che si comincia a respirare nei rapporti tra sistema politico e sistema giudiziario - ha detto Maddalena - mi inducono a sperare che finalmente si possano realizzare almeno alcune delle riforme per dare l'efficienza e la credibilità necessarie perché il sistema giustizia si trasformi da fattore di eventuale danno a fattore di rilancio".

Sulla chiusura dei piccoli tribunali il procuratore si è detto "favorevole, anche in Piemonte e Valle d'Aosta, dove non è pensabile avere 18 diverse sedi giudiziarie e altrettante procure. Tuttavia, finché la chiusura non avviene è sbagliato lasciare sguarniti tali uffici giudiziari, che a volte arrivano a contare soltanto un sostituto procuratore".

Il magistrato ha poi affrontato il tema dei gruppi specializzati come quello coordinato da Raffaele Guariniello, alludendo alla norma che obbliga i loro componenti a cambiare funzione dopo un certo numero di anni: "Quello che viene definito un centro di potere, nella realtà
è un centro di servizi. Il procuratore capo Caselli è riuscito a salvare da questa furia distruttrice proprio il dottor Guariniello e a mantenerlo nella stessa funzione". Anche se possono esserci anomalie nel sistema e non si può negare "vi siano stati dei casi di malcostume", ha aggiunto Maddalena, "la reazione è stata spropositata e alla fine, per il servizio, grandemente lesiva". Infatti per il procuratore generale la specializzazione resta un valore aggiunto, mentre invece "il motto dello Stato in questo caso è stato e continua a essere colpirne cento per educarne uno!".

"Mi sembra necessario - ha concluso Maddalena soffermandosi sulle operazioni Minotauro e Albachiara condotte l'anno scorso contro la criminalità oprganizzata calabrese in Piemonte - un forte richiamo ai doveri di attenzione e di vigilanza da parte di tutte le istituzioni e i cittadini onesti di fronte al pericolo della diffusione di un fenomeno così pericoloso per la civile convivenza". (28 gennaio 2012)

http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/01/28/news/maddalena_riforme_s_ma_non_si_tocchino_i_pool-28909792/


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Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 17:48:59, in Magistratura, linkato 44 volte)

Anno giudiziario, Santacroce
"A Roma aumentano i delitti"

 

Durante la cerimonia di inaugurazione, il presidente della Corte d'Appello: "Omicidi da Romanzo criminale". Crescono quelli contro il patrimonio, in particolare rapine ed estorsioni, e gli abusi sessuali sui minori. la mafia sempre più radicata nel Lazio. Il procuratore generale Ciampoli: "Non c'è una nuova banda della Magliana". Alemanno: "Lavorare insieme per difendere al città"


"Non può tacersi dei numerosi fatti di sangue verificatisi negli ultimi mesi a Roma e nell'hinterland romano (oltre trenta omicidi dall'inizio del 2011 e non pochi episodi di gambizzazione) che sembrano accendere i riflettori su una provincia da romanzo criminale. Molte aggressioni, per le modalità esecutive e per le caratteristiche soggettive delle vittime, risultano maturate a seguito di contrasti insorti tra gruppi rivali". A stilare il bilancio sulla criminalità nella capitale è stato il presidente della Corte d'Appello di Roma Giorgio Santacroce durante la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario. "I delitti sono aumentati in alcuni circondari e diminuiti in altri. Nel circondario di Roma le nuove indagini su alcune vicende archiviate ha consentito di riesaminare almeno 90 casi di omicidio, avvenuti dal 1983 a oggi, utilizzando tecniche scientifiche più moderne, tra i quali l'uccisione di Simonetta Cesaroni commesso in uno stabile di via Poma (1983) quello della contessa Alberica Filo della Torre avvenuto in una villa dell'Olgiata (1991) e un omicidio maturato negli ambienti della malavita romana legati alla cosiddetta Banda della Magliana (1983)", ha continuato Santacroce.

L'INAUGURAZIONE DELL'ANNO GIUDIZIARIO A ROMA

Gli omicidi a Roma. "Nel periodo di interesse sono stati iscritti presso la locale Procura della Repubblica 60 procedimenti per omicidio volontario (33 contro noti e 27 contro ignoti, mentre l'anno scorso i noti erano 20 e gli ignoti erano 35) e 101 procedimenti per tentato omicidio (76 contro noti e 25 contro ignoti, a fronte dei 92 procedimenti contro noti e 22 contro ignoti del periodo precedente) - aggiunge - Sostanzialmente inalterate sono rimaste le iscrizioni per il delitto di omicidio preterintenzionale (tre procedimenti contro noti e due contro ignoti)" mentre si "è ridotto il numero degli omicidi colposi (169 contro noti e 276 contro ignoti rispetto ai 288 contro noti e 276 contro ignoti del periodo precedente) e la diminuzione tocca anche casi di colpa professionale medicale. Sono invece aumentati i delitti contro il patrimonio, in particolare rapine ed estorsioni, mentre si registra una lieve flessione dei fenomeni di usura".

Ma sugli ultimi fatti di sangue avvenuti a Roma, il procuratore generale presso la corte d'Appello di Roma, Luigi Ciampoli, ci ha tenuto a precisare che "non si può parlare dell'affermazione di una nuova 'banda della Magliana'. Sembra altresì evidente che i sodalizi criminali - ha affermato - autoctoni, operanti nelle tradizionali attività della criminalità romana quali l'usura, il gioco d'azzardo e il traffico di stupefacenti, si atteggiano ormai con una violenza efferata, come se il livello di conflittualità fosse lievitato e non subisse più alcun meccanismo di autoregolazione''. Al momento, comunque, "non si ravvisa un sodalizio criminale che possa risultare egemone sugli altri e tale da assicurare un effettivo controllo del territorio", conclude Ciampoli. Un capitolo della relazione è stato dedicato dal presidente della Corte d'Appello di Roma Giorgio Santacroce alla criminalità straniera nel distretto della capitale. Questa presenza, soprattutto extracomunitari, "è causa della commissione di un elevato numero di delitti (soprattutto furti e rapine) sul territorio, ma anche di una serie di delitti connessi al traffico di sostanze stupefacenti, alla riduzione e al mantenimento in schiavitù e allo sfruttamento della prostituzione anche minorile". Dalle parole del magistrato è emerso che "deve essere tenuto presente che sul territorio romano operano organizzazioni di varia nazionalità (albanesi, serbi, colombiani e nigeriane) impegnate nel mercato della prostituzione e nel settore del narcotraffico".

Mafie radicate nel Lazio. "Roma attira le organizzazioni criminali, mafiose e non", ha continuato Santacroce. Due secondo il magistrato i motivi principali: "Perché è una piazza commerciale di primo piano nello scenario nazionale, specie per quanto riguarda il consumo di droghe, e poi perché è il centro del potere politico e qui vengono prese le grosse decisioni sui grossi investimenti e sui grandi appalti". "Le organizzazioni mafiose nel Lazio e nella capitale sono sempre più radicate, con articolazioni logistiche per il riciclaggio di capitali accumulati illecitamente e per l'investimento in rilevanti attività commerciali e imprenditoriali (soprattutto nel campo della ristorazione, dell'abbigliamento e delle concessionarie di auto). Si tratta di un mix variegato - ha aggiunto - e complesso di organizzazioni di vario tipo, che operano nel territorio secondo metodologie diverse da quelle tradizionali, inserendosi in settori che conoscono crisi di mercato, non essendo interessate a realizzare un controllo capillare del territorio al punto di scontrarsi per l'occupazione di zone di influenza a scapito di gruppi rivali, ma si infiltrano progressivamente e silenziosamente nel tessuto economico-sociale". La misura di tale situazione viene data dal numero di provvedimenti di sequestro e confisca eseguiti nel Lazio: "Solo a Roma i carabinieri del reparto operativo hanno confiscato negli ultimi tre anni beni per 153 milioni di euro e nei rimi mesi di quest'anno 5.000 chili di droga".

Criminalità a Latina. E' il distretto giudiziario di Latina quello che, rispetto all'intera regione, sembra dover fare i conti con una criminalità dilagante, spietata e sempre più violenta. I dati, contenuti nella relazione del presidente Giorgio Santacroce e del procuratore generale, Luigi Ciampoli, sono così inequivocabili da non dare spazio ad altre interpretazioni: 68 sono stati gli omicidi e i tentati omicidi, rispetto ai 44 dell'anno precedente, così come sono pure aumentati gli omicidi colposi, 273 contro 228. Sono cresciute le rapine (506 invece di 315) e i sequestri di persona (7 contro 5). E' vero che la competenza del tribunale di Latina è estesissima (si parla di un'area lunga quasi 100 km fino ai confini della Campania) ma è anche vero che quella terra è ''da sempre caratterizzata - ha evidenziato Santacroce - da agguerrite organizzazioni criminali di stampo camorristico''. Oltre ai clan Bardellino e Moccia, è segnalata l'ingerenza nel mercato ortofrutticolo di Fondi del clan Tripodo-Romeo, legato alla cosca 'ndranghetista Bellocco-Pesce. Ecco spiegato il dilagare di una serie di fenomeni criminosi, come l'esplosione di ordigni, colpi di arma da fuoco e attentati incendiari in danno di negozi, immobili e auto. A Latina, poi, ha proseguito Ciampoli, è sempre forte la presenza della criminalità albanese che gestisce il traffico di droga e la prostituzione. Ma ''sul territorio è molto attiva anche la criminalità romena'', tanto che i reati iscritti come lesioni e rapina sono stati 589 rispetto ai 186 dell'anno prima.

Per il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, "il lavoro che la magistratura svolge quotidianamente nella capitale è essenziale per fare in modo che la nostra città cresca. E' necessaria una strettissima collaborazione" tra le forze polizia, la magistratura e la politica per difendere Roma "dal rischio di infiltrazioni della criminalità organizzata di stampo mafioso. La crisi economica - ha concluso il primo cittadino - spinge questa criminalità a cercare nuovi mercati e sicuramente la capitale è una città che può essere interessante dal punto di vista economico. Dobbiamo fare tutti il nostro lavoro per difenderla".

Aumentano abusi sessuali su minori. Nell'ultimo anno si è avuto un incremento del 12,6% (da 103 a 116). Diminuiscono i casi di violenza sessuale di gruppo dell'11% (da 27 sono scesi a 24) così come la pornografia minorile del 48% (da 198 a 102) e di detenzione di materiale pedopornografico da 184 a 128 (-30,4%). La Procura di Roma segnala che le iscrizioni per i reati sessuali sono aumentate (da 5.296 si è passati a 5.373) evidenziando, in particolare, per i delitti di violenza sessuale (da 430 a 578) di prostituzione minorile (da 38 a 51), di atti persecutori e di stalking del 16,31% (da 932 a 1.084) e di maltrattamenti in famiglia (da 794 a 861). Di contro, per quanto riguarda la criminalità minorile, si segnala un lieve aumento dei minori iscritti nel registro delle notizie di reato, per i maschi dello 0,19% e per le femmine del 17,15%.

Carceri sovraffollate. "Estremamente grave", è stata definita da Santacroce "la situazione di sovraffollamento nelle carceri del Lazio''. Che ha parlato di 6591 detenuti nell'intera regione su una capienza prevista di 4856 posti. ''Il problema - ha spiegato il presidente della Corte d'Appello di Roma - è aggravato dalla carenza di personale di polizia penitenziaria e dalla riduzione delle risorse finanziarie destinate alle figure dell'area trattamentale (educatori), a riprova che il tempo della detenzione assolve prevalentemente la funzione retributiva della pena, a detrimento di quella rieducativa''. Per Santacroce ''il recentissimo decreto legge voluto dal nuovo ministro della Giustizia, che estende da 12 a 18 mesi il residuo di pena detentiva da scontare in ambito domiciliare, escludendo i reati più gravi, va senz'altro nella direzione giusta ed è sicuramente pratica ed efficiente anche se riguarda un numero esiguo di detenuti (tra 3000 e 4000) a fronte di una popolazione carceraria complessiva che supera le 68mila unità''.

Tribunale di Roma. ''La carenza di personale amministrativo è un problema centrale: presso il tribunale di Roma, sono presenti 950 unità a fronte di una dotazione organica di 1.185, con una scopertura quindi di oltre il 20 per cento". l'allarme è stato lanciato dal responsabile dell'Anm del Lazio, Marco Mancinetti. ''Presso il tribunale di Roma, nel settore penale - dove pure per la prima volta si registra quest'anno un decremento delle pendenze, sia nel settore monocratico che collegiale - sono ad oggi fermi negli scaffali, in attesa delle notifiche degli estratti contumaciali, ben 3.860 processi con appello pendente, risalenti anche al 2008, 2009 e 2010. Qui la prescrizione colpirà già negli armadi del tribunale''. Per Mancinetti, inoltre, ''occorre perseguire con maggiore incisività l'obiettivo dell'informatizzazione degli uffici. Il tribunale di Roma ha richiesto nel biennio 2010-2011, 400 personal computer; ne sono stati forniti solo 108, il che significa dire che il 73 per cento delle postazioni in uso a giudici e personale è oggi del tutto obsoleto''. Per il responsabile dell'Anm, infine, bisogna ''insistere sulla questione morale, perché i comportamenti opachi, anche di pochi, di pochissimi magistrati, sono in grado di offuscare la credibilità e l'immagine di tutto l'ordine giudiziario''.

I trasferimenti delle tre caserme agli uffici giudiziari di Roma, invece, "sono bloccati nel contenzioso e nelle difficoltà di trasferimento tra ministeri e Roma Capitale", ha detto Alemanno. "Noi sollecitiamo soprattutto il ministero della Difesa e altri ministeri ad accelerare le pratiche di dismissioni in modo che queste strutture siano valorizzate dal punto di vista urbanistico ed anche l'occasione per migliorare l'assetto della città giudiziaria nel suo complesso - ha aggiunto il primo cittadino - Si è rinviato al futuro l'idea di spostare complessivamente la città giudiziaria e oggi si pensa a dare più spazi e rendere un migliore equilibrio degli uffici nel quartiere Prati".

Avvocati assenti. L'ordine degli avvocati di Roma ha disertato la cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario distrettuale alla Corte d'Appello capitolina. Alla cerimonia ha preso parte solo il consigliere decano dell'organismo di rappresentanza Giovanni Cipollone. "Abbiamo ritenuto che con questa clima non ci sia proprio nulla da festeggiare", ha spiegato il presidente dell'ordine degli avvocati di Roma, Antonio Conte, anche lui tra gli assenti. "Quello che dovevamo dire, le nostre ragioni, lo abbiamo espresso il 26 gennaio scorso durante una manifestazione in cui abbiamo raccolto firme per una petizione con richiesta di incontro al presidente del consiglio Mario Monti".

La Repubblica, 28 gennaio 2012
http://roma.repubblica.it/cronaca/2012/01/28/news/anno_giudiziario_santacroce_a_roma_aumentano_i_delitti-28906827/

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Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 17:33:40, in Magistratura, linkato 39 volte)
Anno giudiziario nell'Isola, Corradini:
"Migliora la produttività degli uffici"



Nonostante le carenze strutturali e i tagli, migliorano le prestazioni degli uffici giudiziari pressoché in tutta la Sardegna. E' quanto emerso dalla relazione del presidente della Corte d'Appello di Cagliari, Grazia Corradini, che ha aperto questa mattina l'anno giudiziario nel distretto sardo.

"Il quadro generale del funzionamento dell'amministrazione giudiziaria in Sardegna, dal primo luglio 2010 al 30 giugno 2011, nonostante la situazione, in alcuni casi drammatica, delle scoperture dell'organico, ha proseguito il trend sostanzialmente positivo iniziato negli ultimi anni". E' soddisfatta Grazia Corradini, presidente della Corte d'Appello di Cagliari dello stato di salute del Distretto giudiziario sardo. Nella sua relazione per l'inaugurazione dell'anno giudiziario, Corradini ha evidenziato come siano soprattutto i Tribunali di Nuoro, Olbia-Tempio, Lanusei ed Oristano, le Procure di Nuoro, Oristano, Sassari e Tempio e l'ufficio di Sorveglianza di Nuoro (quest'ultimo scoperto al 100%) a risentire delle carenze d'organico. Nonostante questo, ha sottolineato la presidente della Corte d'Appello, c'è stata una ulteriore riduzione della pendenza globale del distretto che è passata "nel settore civile da 47.946 procedimenti pendenti alla fine del periodo precedente - ha detto - a 46.863 pendenti attualmente". E sono i numeri a indicare lo sforzo fatto. "Il settore penale - ha proseguito - i risultati sono superiori rispetto a qualsiasi aspettativa.

La Corte d'Appello, compresa la sezione distaccata di Sassari, ha definito 2560 procedimenti a fronte dei 1945 del periodo precedente. I tribunali del distretto ne hanno definito 36.303 a fronte dei 30.797 del periodo precedente e le procure ne hanno definito 51.110 sempre a fronte dei 46.787 del precedente periodo". Un aumento della produttività superiore al 20 per cento. La durata dei processi civili resta lunga a causa del progressivo aumento delle nuove cause, delle piante organiche non adeguate e dell'aumento delle scoperture. "Tutto sommato accettabile la percentuale dei reati prescritti che è stata del 10 per cento dei processi davanti al tribunale e del 9,6% per i processi al Gup e al Gip. "Si va normalizzando la situazione alla Corte d'Appello - ha proseguito Corradini - specie a Cagliari: a fronte di 1.036 iscrizioni ha definito 1.683 processi".

Nel suo intervento, invece, il Procuratore Generale della Repubblica, Ettore Angioni, ha evidenziato la carenza di strutture che impedisce di celebrare i processi al pomeriggio, un organico non sufficiente e il rischio di un futuro rallentamento delle attività a causa dei tagli. Angioni si è poi detto contrario "all'istituzione di una seconda Corte d'Appello a Sassari", ma rispetto alla grande difficoltà operativa "nelle Procure del distretto molti procedimenti si sono conclusi con un rinvio a giudizio".

Glauco Giostra, rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, nel complimentarsi per i risultati ottenuti dal Distretto Sardegna ha puntato il dito verso le difficoltà strutturali della Giustizia. "Siamo il Paese - ha detto - col maggior numero di prescrizioni, ma anche il maggior numero di infrazioni per l'irragionevole durata dei processi".

Sabato 28 gennaio 2012 12.45

L'Unione Sarda  http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/251674
 
Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 17:28:53, in Magistratura, linkato 40 volte)
Ricreare intorno all'intera magistratura l'armonia delle cose giuste ed il primato indiscutibile del diritto


Paolo Casalini 28/01/2012 13:17:00

Si apre l’anno giudiziario, grido di allarme per la carenza di organico da parte del presidente del Tribunale di Arezzo. Ma la situazione nazionale sfiora il dramma e l'illegalità diffusa e criminogena

La situazione  generale della nostra regione è stata illustrata dal presidente della corte d'appello Fabio Massimo Drago alla cerimonia di inaugurazione dell'anno giudiziario 2012: mancano 82 magistrati. Anche il presidente del tribunale di Arezzo Centonzi, lancia un disperato allarme dalle colonne della Nazione. Ma se il tribunale soffre, tra le procure della Toscana solo Arezzo é ad organico pieno (otto magistrati). Dice il presidente Centonzi che continuando così, non potrà più garantire il normale andamento del Palazzo di Giustizia di Arezzo.

"Nulla di nuovo. L'arretrato continua ad affogare i tribunali del distretto", ha detto anche il presidente Drago, mentre "l'organico della magistratura è sempre caratterizzato da incredibili scoperture e continuano a non sanarsi le gravi carenze del personale amministrativo". La durata media di un processo civile presso la corte d'appello di Firenze è salita da 817,77 a 898,58 giorni (+9,88%) nel periodo 1 luglio 2010-30 giugno 2011 rispetto all'anno precedente; quella del processo penale è passata da una media di 359,15 giorni a 410,37. Inoltre, nei tribunali del distretto un processo civile dura in media 376,83 giorni (-4,2% sull'anno precedente), un processo penale 354,89 giorni (+0,15%). Calcolate anche le durate dei processi davanti ai giudici di pace: 499 giorni per un processo penale (+6,11%), 194 per un processo civile (-4,5%).

Ma c’è da ricordare la tragica situazione delle carceri. Il sovraffollamento è il primo problema: il carcere di Sollicciano (Firenze) è molto oltre il limite di saturazione con 974 detenuti presenti rispetto a una capienza regolamentare di 497, Prato, 701 detenuti presenti su 476 posti; Livorno, 425 presenti su 284; Pisa, 377 su 225; Lucca, 163 su 113; San Gimignano, 421 su 235; Siena, 79 su 50; Massa Marittima, 36 su 28 posti disponibili. Arezzo ancora chiuso, sta costringendo ad infinite trasferte il personale, dovendo accompagnare i detenuti in altre strutture.

Il procuratore generale presso la corte d'appello di Firenze, Beniamino Deidda, si è tolto invece qualche sassolino dalle scarpe: "Finalmente in questa inaugurazione dell'anno giudiziario c'é un clima ben diverso da quello che ci ha rattristato negli ultimi anni. Finalmente possiamo dedicarci alle cose che ci stanno a cuore, parlare della giustizia e dei suoi problemi. Non c'é più un ministro della giustizia che, poco prime delle solenni inaugurazioni annuali, andava in televisione per dire che i magistrati perseguitavano il capo del governo. E a chi indignato chiedeva conto al ministro della grave affermazione - ha proseguito Deidda - rispondeva che si trattava di un fatto oggettivo e snocciolava il numero delle decine di procedimenti penali iniziati a carico del presunto perseguitato" e "ci veniva detto autorevolmente che erano i giudici da prendersi con le molle".

Il Sit In dei radicali. Mentre si celebrava l’inizio dell’anno giudiziario, i radicali manifestavano davanti al tribunale. Motivi di sicurezza li hanno relegati lontani dalle celebrazioni “ufficiali”, ma grazie alla disponibilità del Presidente della Corte d’Appello di Firenze, durante l’evento si è tenuto un intervento del Sen. Marco Perduca. I Radicali fiorentini erano comunque presenti, a qualche centinaio di metri dal tribunale, per proporre una soluzione alla "prepotente urgenza" del sistema giudiziario a partire da... Amnistia per la Repubblica!

Ma come potrebbe chiamarsi "stato di diritto" uno stato che in materia di giustizia snocciola cifre e dati che parlano di 9 milioni di processi pendenti tra civile e penale, di 180 mila prescrizioni l'anno, di oltre 4 anni di attesa per il compimento di una causa civile e oltre 7 per una penale, di carceri che violano quotidianamente i diritti umani fondamentali?

Lo riconoscete ? Sotto la coppola, l'On Alfonso PapaLa stessa Ministro della Giustizia, Paola Severino, nella sua relazione del 18 gennaio alle Camere ha detto che la situazione delle carceri oggi è inaccettabile, che quella degli ospedali psichiatrici le procura angoscia e che è intollerabile la situazione dell'amministrazione della giustizia nel nostro Paese.

Giustizia o ingiustizia? Su circa 3 milioni di delitti denunziati tra furti, omicidi, rapine, estorsioni e sequestro di persona a scopo di estorsione, la percentuale media degli autori che rimane impunita supera l'80 per cento. E per quello che riguarda i furti, che sono quasi i due terzi del totale, la misura dell'impunità sfiora il picco del 97,4 per cento! Se a fronte dei circa 44.000 posti disponibili nelle carceri, in queste risultano stipati 69.000 detenuti e l'organico è talmente sottonumerato da portare alla disperazione del suicidio anche gli stessi agenti di custodia.

Informarezzo  http://www.informarezzo.com/permalink/10577.html
 
Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 17:06:52, in Magistratura, linkato 36 volte)

Deidda: "Finalmente non c'è più Alfano"

Il procuratore generale di Firenze attacca l'ex ministro

Deidda: ''Finalmente in questa inaugurazione dell'anno giudiziario c'è un clima ben diverso da quello che ci ha rattristato negli ultimi anni"

 

Firenze, 28 gennaio 2012 - All'inaugurazione dell'anno giudiziario, il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Firenze, Beniamino Deidda, ha sferrato un attacco all'ex ministro della Giustizia Angelino Alfano: ''Finalmente possiamo dedicarci alle cose che ci stanno a cuore, parlare della giustizia e dei suoi problemi. Non c'è più un ministro della Giustizia che, poco prime delle solenni inaugurazioni annuali, andava in televisione per dire che i magistrati perseguitavano il capo del Governo. E a chi, indignato, gli chiedeva conto della grave affermazione, rispondeva che si trattava di un fatto oggettivo e snocciolava il numero delle decine di procedimenti penali iniziati a carico del presunto perseguitato. Ci veniva detto che erano i giudici da prendersi con le molle''.

Deidda ha proseguito affermando che ''finalmente in questa inaugurazione dell'anno giudiziario c'è un clima ben diverso da quello che ci ha rattristato negli ultimi anni. Ora che gli attacchi scomposti alla magistratura sono solo un ricordo le sorti della giustizia dipendono da noi. E' ancora possibile ricostituire il tessuto strappato. Dipende davvero tutto da noi, dalla nostra capacità di ricreare intorno all'intera magistratura l'armonia delle cose giuste ed il primato indiscutibile del diritto''.

Le parole del magistrato non sono state senza risposta. ''Lo scomposto attacco del procuratore generale Deidda all'ex Guardasigilli Alfano nella relazione svolta in apertura dell'anno giudiziario di Firenze ha rappresentato una fragorosa caduta di stile che conferma quanto una parte importante della magistratura continui a considerare la giustizia come uno strumento di lotta politica''. Così il parlamentare del Pdl Riccardo Mazzoni, membro della direzione nazionale del partito, ha commentato, rivolgendo a Deidda le stesse accuse del magistrato a Alfano. ''Da un procuratore generale, almeno nelle solenni occasioni istituzionali, ci si aspetterebbe un minimo di equilibrio, anche solo per rispetto del ruolo che ricopre. Deidda, invece, è entrato a gamba tesa contro Alfano scambiando evidentemente l'inaugurazione dell'anno giudiziario per la tribuna di un congresso di Magistratura democratica''.

Anche il coordinatore del Pdl in Toscana, onorevole Massimo Parisi, è intervenuto sostenendo di ''comprendere che l'inusuale situazione politica contribuisce a confondere le idee'',''ma è bene ricordare che assieme al primato del diritto esiste anche il primato della democrazia. E' prerogativa del Parlamento riformare il sistema giudiziario, mentre spetta alla magistratura amministrare la giustizia nel miglior modo possibile. Riaccendere il fuoco delle polemiche senza rendersi conto della realtà è la prova che per alcuni magistrati tener viva la conflittualità con il precedente governo è prioritario''.

La Nazione http://www.lanazione.it/firenze/cronaca/2012/01/28/660713-deidda_finalmente.shtml


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Di Loredana Morandi (del 30/01/2012 @ 16:43:28, in Magistratura, linkato 38 volte)

L'ANNO GIUDIZIARIO

Bonajuto: "Magistrati in fuga
così la giustizia si blocca"

Migliorano le pendenze nel settore civile ma peggiorano quelle del penale: aumentano i reati sessuali e le rapine

di CONCHITA SANNINO


«IMPLOSIONE». La parola pesa, ma il presidente di Corte d’Appello di Napoli, Antonio Buonajuto, non esita a usarla per un sistema giustizia, che tra luci e crepacci, si guarda allo specchio e trae bilanci amari. Certo, migliorano le pendenze del settore civile, ma peggiorano quelle del penale. E su tutto, allarma l’esodo dei magistrati e i vuoti degli “amministrativi”. Molti in pensione anticipata. «Sì, per paura dei tagli». Nel secondo distretto giudiziario d’Italia, aumentano i motivi di «preoccupazione», ma restano «occasioni di miglioramento e primi risultati della modernizzazione della macchina.

Ovviamente, a patto che ci siano investimenti e risorse ad aiutarci». Cioè, dal governo. È nutrito di numeri e fatti il dialogo con il presidente di Corte d’Appello Antonio Buonajuto e con il procuratore generale Vittorio Martusciello, tradizionale incontro che anticipa i dati essenziali dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del distretto, che si svolgerà dopodomani, a Castel Capuano.

«Non sono incline al pessimismo — chiarisce il presidente Buonajuto — ma verrei meno al mio dovere se non evidenziassi i punti di sofferenza di una “macchina” di cui sono stati moltiplicati gli oneri e abbattuti gli organici, ai vari livelli». I due magistrati non nascondono «l’allarme» per «l’esodo di magistrati di lungo corso» e le «carenze sempre più gravi»
del personale amministrativo. Alcune cifre emblematiche. «Mancano il 24% dei magistrati di Corte d’Appello — sottolinea ancora Buonajuto — per una fuga di prepensionamenti. In Corte d’Assise ci sono solo 4 presidenti su 12, nel civile 3 presidenti su 8. Ditemi voi se questi numeri possono assicurare l’efficace servizio della giustizia».

Analoga denuncia del Pg Martusciello, che ricorda come «le piante organiche del personale amministrativo siano state addirittura riformate alla luce delle vacanze esistenti: così non c’è speranza di colmare i vuoti». Una, veramente, in piccolo, c’era: il Pg e la Regione avevano firmato un accordo per l’impiego di 270 ex lavoratori socialmente utili. Piano naufragato. Un flop che, per ora, non ha paternità.

Carenze che destano maggiore inquietudine se incrociate con il monitoraggio dei reati registrati del distretto di Napoli — comprende ben 9 Tribunali, incluso quello per i minori — nel periodo compreso tra luglio 2010 e giugno 2011. Che producono un aumento del 29 per cento della pendenza nel settore penale: ovvero, 30mila processi in più non giunti a termine. Leggero calo della “pendenza”, invece, nel civile.

Diminuiscono gli omicidi (—19,1 per cento). In calo del 33 per cento gli omicidi di camorra, così come le ricettazioni (—21,4), i reati associativi di tipo mafioso ( — 31,8), il riciclaggio, gli incendi e i reati di contrabbando. Segno più invece per i furti (da 78.630 a 80.323), per le rapine (da 7.779 a 8.885), per i delitti informatici, quelli urbanistici. Inquietante l’aumento del 92% dello sfruttamento della prostituzione e della pornografia minorile. Aumenta anche la contraffazione di marchi (da 221 a 1.279 le denunce). E la crisi si fa sentire con la relativa impennata di fallimenti. Mentre, dai dati dei tribunali del distretto, emerge il dilagare di reati contro la pubblica amministrazione (nell’area di Santa Maria Capua Vetere corruzioni e concussioni segnano un + 12 e + 14,3 per cento).

Severa l’analisi di Buonajuto: «Il processo penale continua ad essere gravato da un iter farraginoso e ripetitivo che determina inevitabilmente la dilatazione dei tempi, la evanescenza della deterrenza penale, la delegittimazione degli operatori di giustizia». Conclusione dura: «Permane pertanto, e non potrebbe essere diversamente in ragione della mancanza di una vera politica riformatrice, l”implosione” di un apparato giudiziario carente e disomogeneo che, allungando la durata dei processi, condanna molti reati ad estinguersi per prescrizione». Temi che occuperanno la scena, nella solenne cerimonia di sabato. In rappresentanza del ministro della Giustizia Paola Severino, parteciperà il capo dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, Luigi Birritteri. Per il Csm, ci sarà il consigliere Pina Casella, già presidente di sezione al Tribunale. Ma a segnare l’anno giudiziario sarà anche la protesta degli avvocati. Dopo aver letto un comunicato, abbandoneranno l'aula in segno di protesta «contro liberalizzazioni selvagge e rottamazione della giustizia».

La Repubblica - Napoli, 26 gennaio 2012
http://napoli.repubblica.it/cronaca/2012/01/26/news/bonajuto_magistrati_in_fuga_cos_la_giustizia_si_blocca-28774993/index.html?ref=search


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