Io consiglio di ascoltare la registrazione, tutto lo scoop è nei primi 3 minuti iniziali di questo video. La domanda trappola si incunea nel discorso con l'introduzione ad un intervento del convegno di Mirabello in cui un "amministrativo", a quanto afferma Davi, ha segnalato lo stato di malessere generale determinato dalle candidature di veline, letterine, ecc..
La Napoli cade nella trappola con tutte le scarpe, ma risponde essenzialmente "personalizzando" i concetti in un miscuglio sconfusionato tra onestà e presunzione personale, stimolato anche dal giornalista con opportuni interventi fino allo stop del "onorevole, ma lei non c'entra niente". E chi c'entra allora Klaus?
I fischi e le "insurrezioni" delle deputate dello schieramento di centro destra sono pienamente giustificati, perché il political incorrect di Davi ha disvelato, ancora una volta, l'ignoranza congenita dei parlamentari italiani. Come se ciò non fosse già adeguatamente di dominio pubblico.
Ciò che non rammentano la Napoli e Davi è che noi siamo anche il paese in cui l'elezione di Miss Italia viene accompagnata dalla documentazione in video, atta a dimostrare che non sono solo "cosce lunghe" le giovanissime candidate. Si tratta infatti di dozzine di "ragazze della porta accanto" impegnate in studi e altre attività professionali della più varia natura. Da questo deduco che anche le selezioni di Mediaset seguano il nuovo trend, perché se la bellezza non è accompagnata dalle buone maniere e dal bel dire il risultato è avere assunto uno sfolgorante asino che raglia. E non mi sembra che la natura abbia predisposto delle controindicazioni nella libera associazione intelligenza e cervello.
Con questo non giustifico affatto la mercificazione commerciale della Donna e del suo Corpo data in tutte le salse attraverso ogni media. Piuttosto mi rattristo perché la Napoli, donna in gamba e ben centrata in tutte le sue attività, è apparsa per un momento alla stregua della teodem Rosy Bindi accanto alla "prostituta" Daddario nell'atto di rinnegare duemila di anni di cristianesimo e tutto il femminismo. Una vecchia e obsoleta carampana, che per un attimo di successo è disposta a svendere la propria dignità.
Klaus Davi mirava ovviamente a far dire alla Napoli che alcune ministre sono ex veline, ma ciò che dovrebbe veramente stupire è l'arretratezza del pensiero unico antiberlusconiano di sinistra che induce la massa a credere che il parlamento italiano, ancor prima delle puttane di Berlusconi, non abbia già visto le "puttane di tutti" con l'elezione radicale di sinistra dell'onorevole Cicciolina.
Attenzione, significa attenzione. E googlare vuol dire non dover mai dire "mi dispiace". Se la Napoli lo avesse fatto avrebbe scoperto, che Klaus Davi ha un anima di incisiva natura misogina. Ancora una volta è il trend del momento e per cavalcare l'onda del successo il già destrorso metodo del klauscondicio, in cui solo Klaus comanda per il bene e il male della vittima, si tinge platealmente della propria vera natura maschilista omosessuale pur di far passare per "cretina" una deputata o una donna.
Niente paura. La Napoli si rimetterà presto, anche con la consapevolezza che l'intero orpello mostruoso del commercio della Donna anche contro la Donna per privileggiare il "maschio" è il segno più evidente della grande involuzione e del mortale arretramento dell'Umanità in un mondo che muore. Muore per l'incapacità di rinnovamento della specie e per l'infertile violenza intellettuale del maschio. Ogni giorno.
GIUSTIZIA: PD INCONTRA MAGISTRATI, AVVOCATI E SINDACATI SETTORE
(ASCA) - Roma, 7 set - ''Domani, mercoledi' 8 settembre, il Partito Democratico iniziera' una serie d'incontri con il mondo della giustizia.
Alle ore 11.00 Andrea Orlando, Presidente del Forum Giustizia con i responsabili dei gruppi di lavoro incontrera' la presidenza dell'Oua, alle 15.00 l'Associazione Magistrati Amministrativi e alle 18.30 i sindacati dei lavoratori del settore giustizia.
Giovedi' 9 settembre, alle ore 13.00 l'incontro sara' con la Giunta dell'Anm.
Tutti gli incontri si svolgeranno nella sede del Partito Democratico in via Sant'Andrea delle Fratte 16''.
E' quanto si legge in una nota del Partito democratico.
Parole sante, per carità. Ma la mia impressione è che questo personaggio, in politica da più di 30 anni, apra le porte ad una nuova ventata di corruzioni al Paese. L.M.
Fini: no a leggi ad personam
Lavorare a processo breve senza chiedere retroattivita'
(ANSA) - MIRABELLO, 5 SET - 'Non ci vogliono leggi ad personam, ma che tutelino il premier, non la cancellazione dei processi, ma la sospensione', ha detto Fini. E ha aggiunto, 'La giustizia va fatta per garantire tutti gli onesti. Si deve lavorare per un processo breve ma non e' accettabile che si chieda la retroattivita' delle misure'. Inoltre:'Berlusconi ha diritto di governare senza il tentativo di metterlo fuori gioco'. Pero' se 'il garantismo e' sacrosanto, non puo' essere una sorta di immunita' permanente'.
Dure le reazioni della prima ora al discorso di Mirabello. Nonostante nessuna dichiarazione ufficiale pare il premier non sia disposto a fare ancora passi indietro. Dicono i giornali. “Non si capisce se Gianfranco Fini abbia offerto abbia offerto a ...
Forse è davvero finita un'epoca, per l'anomala destra italiana nata dalle macerie del popolarismo democristiano e forgiata nel fuoco del populismo berlusconiano. Con il Manifesto di Mirabello, Gianfranco Fini varca un confine e politico, ...
Per Fini «il Pdl non c'è più». Per Maroni «è rinata An». Dalla festa tricolore a Mirabello, una decina di chilometri da Ferrara, il presidente della Camera e leader di «Futuro e Libertà» ha marcato i confini da Berlusconi tracciando la nuova rotta del ...
Diciamo la verità, è arduo credere che, dopo il discorso di Fini, il «patto di legislatura» che il presidente della Camera ha proposto ieri a Berlusconi, parlando ormai da leader del nuovo partito «Futuro e libertà», possa davvero realizzarsi. ...
A Mirabello è andato in scena «il festival delle ipocrisie e delle chiacchiere da Prima Repubblica». Ieri sera Berlusconi ha sentito Bossi al telefono (i due si vedranno oggi ad Arcore) per commentare il discorso di Fini. ...
È stato un discorso duro, sferzante. La rottura è ormai consumata. Tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi c'è un fossato incolmabile ma se il Pdl «è morto e c'è solo il partito del predellino» (sono le parole del presidente della Camera), manca ancora ...
Gianfranco Fini nonostante tutte le differenze emerse negli ultimi tempi continuerà a sostenere Silvio Berlusconi in parlamento. Nel suo discorso a Mirabello, in Emilia, il presidente della Camera ha proposto domenica al capo del governo a un nuovo ...
Silvio Berlusconi tace. È stato forse l'unico esponente politico dell'intero arco istituzionale a non commentare pubblicamente le parole di Gianfranco Fini dal palco di Mirabello. Ma è facile intuire che il premier abbia accolto davvero male ...
Gianfranco Fini ha lanciato un'Opa sul centrodestra, tracciando la nuova rotta del suo gruppo, Futuro e Libertà: «Il Pdl - ha detto ieri nell'atteso discorso di Mirabello (Ferrara) - non c'è più, appartiene a una bella e affascinante ipotesi politica ...
Avanti senza ribaltoni e con spirito costruttivo anche se il Pdl non c'è più e va siglato un nuovo patto di legislatura per arrivare al 2013. Fini non ha annunciato un nuovo partito a Mirabello e ha promesso che voterà la fiducia sui 5 punti ...
FERRARA - Gianfranco Fini ha usato toni molto duri contro il Popolo della Libertà e non ha risparmiato critiche al Governo Berlusconi, ma ha escluso ribaltoni e cambi di maggioranza. Al contrario, ha assicurato che, con un nuovo «patto di legislatura», ...
Il presidente della Camera propone un patto di legislatura con la Lega e Berlusconi. Irritato il premier. Il Pd: "La maggioranza non c'è". Il partito di Fini non c'è ancora, ma è come se ci fosse: quasi due ore di discorso a Mirabello e la frase chiave ...
CHI L'HA VISTO o sentito alla fine del discorso di Fini, descrive un Berlusconi irritato per le accuse, alcune velate, altre esplicite, che inviategli dal palco di Mirabello. Un Berlusconi che risponderà a Fini («Se ci saranno le solite indiscrezioni ...
Quali sono le vere novità dette da Gianfranco Fini a Mirabello? Non stanno nella sostanza, che era nell'aria. Il Pdl è finito, secondo l'ottica finiana: il sogno liberale è svanito, tradito da Silvio Berlusconi. Essendo una realtà morta, ...
Mirabello (Ferrara), 6 set. (Apcom) - Sancisce la morte del Pdl, spiega che "non si può tornare in qualcosa che non c'è più", ma assicura lealtà agli elettori e dunque al Governo: un "nuovo patto", se ci sarà la volontà di cercarlo, potrà garantire ...
Roma, 5 set. (Apcom) - No al logoramento 'futurista' in Parlamento, piuttosto il voto. Il Pdl contrattacca dopo l'intervento di Gianfranco Fini a Mirabello e se Berlusconi non commenta è chiaro il disappunto verso l'ex compagno di partito, ...
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini parla dal palco della Festa Tricolore a Mirabello (Ferrara) e dice tante cose, tranne quelle che alcuni suoi sostenitori avrebbero forse voluto sentire. Il PdL non esiste più ma nemmeno un nuovo partito. ...
Mirabello. Quando a far notizia sono gli assenti. È il caso del senatore del Pdl Alberto Balboni che ieri, come annunciato, per la prima volta dopo 29 anni, non era presenta alla giornata conclusiva della Festa Tricolore. Balboni ha comunque rilasciato ...
Voglio tranquillizzare i lettori, Fini non esce da nessun gruppo politico o tantomeno parlamentare, già in altra sede si sono consumati gli strappi, ma si prenda per buona la metafora ciclistica: al Giro del Governo Fini ha deciso di prendere la testa. ...
“Il Pdl non esiste più. E sarebbe contro le leggi delle fisica cercare di rientrare all'interno di qualcosa che non c'è più”. Nessun passo indietro. Solo in avanti. Verso il superamento “di quello che il Popolo della libertà non è riuscito a fare”. ...
Il tanto atteso discorso di Fini a Mirabello si è concluso con il botto. Con un attacco durissimo al presidente del Consiglio e al Popolo delle Libertà, il partito di cui lui stesso è fondatore. “Il Popolo della libertà non c'è più”, ha decretato ...
Non ci saranno ribaltoni. Era attesissimo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello, in provincia di Ferrara. E l'ex-leader di Alleanza Nazionale ha tracciato quella che sarà la via che intende percorrere. L'attuale governo potrà continuare fino al ...
Parla dal palco della Festa Tricolore di Mirabello Gianfranco Fini e si rivolge a Silvio Berlusconi "siamo tutti grati per quel che ha fatto soprattutto quando, nel '94, ha contrastato la gioiosa macchina da guerra; ma la gratitudine non puo' ...
Mirabello (Ferrara), 5 set. (Adnkronos) – “Non c'e' stata nessuna fuoriuscita, o scissione ne' alcun atteggiamento demonitorio verso il Pdl, ma c'e' stata la mia estromissione dal partito con un atto illiberale e autoritario”. ...
Alla festa Tricolore di Mirabello è cominciato l'intervento di Gianfranco Fini che al popolo di Fli ha rivolto un saluto commosso, ricordando "i momenti storici vissuti dalla destra in questa città che per un giorno è la capitale della politica ...
Dallo sdoganamento del 1993 alla rottura ormai pressoche' insanabile. Il rapporto tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, vecchio di 17 anni, ha conosciuto alti e bassi: dall'intesa dei primi tempi, al'insofferenza e all'ostilita' di questi ultimi ...
Dopo una giornata di attesa, nel pomeriggio l'intervento del presidente della Camera. "La mia espulsione un atto degno del peggiore stalinismo. Il Pdl non esiste più, vogliamo ricostruirlo senza tatticismi. E senza farci intimidire dal Metodo Boffo". ...
A Mirabello il presidente della Camera chiude la manifestazione. "Il Pdl non c'è più: è Forza Italia allargato. La mia è stata un'estromissione stalinista". In platea anche Elisabetta Tulliani. "Infami attacchi alla mia famiglia". ...
Ad applaudirlo anche Elisabetta Tulliani: “Io cacciato, sono con la polizia e gli insegnanti che protestano”. Si va avanti per tener fede agli elettori e allo spirito delle origini, annuncia il presidente della Camera. “Ma gli attacchi vengono da ...
Dopo l'atteso discorso di Gianfranco Fini alla festa di Futuro & Libertà a Mirabello (FE) il futuro della politica italiana sembra più chiaro. Nasce un nuovo partito, Futuro e Libertà, che per alcuni è la vecchia AN senza i suoi "colonnelli", ...
Di solito i partiti muoiono a Rimini, terra di balere, mare e discoteche per divertirsi e centro congressi a basso costo per officiare l'estrema unzione ai partiti. Stavolta, invece, è toccato a Mirabello, pochi chilometri distante, fungere da scenario ...
Sono proprio curioso di vedere come andrà a finire. Sarà una lunga agonia, dalla quale Fini è destinato a uscire comunque bene e Berlusconi comunque peggio. Il Pd, che nell'insieme, a parte le stramberie di Rosi Bindi, è stato prudentemente cauto sul ...
Nell'atteso appuntamento a Mirabello, Gianfranco Fini sembra avere allargato la rottura che lo divide da Berlusconi e dal PDL. Nel suo discorso ha tracciato di fatto la nuova rotta del suo gruppo, Futuro e liberta'.'Il Pdl- dice- non c'e' piu', ...
“Non si può rientrare in un partito che non c'é più”: queste alcune tra le dichiarazioni che sta facendo il presidente della Camera Gianfranco Fini al discorso a Mirabello. Gianfranco Fini sta tenendo un discorso grandemente provocatorio dal palco di ...
Non nasconde l'emozione Gianfranco Fini per il suo atteso intervento alla festa Tricolore. Anzi, la confessa con candore. "L'emozione di ieri e dell'altro ieri e' nulla rispetto all'emozione che provo in questo momento", ha deto ricordando i tanti ...
Al Senatùr fa eco Maroni: «Se si val al voto, elezioni pronte in pochi giorni». Bersani: «Distrutto il governo» Di Pietro: «Ha fatto il furbo». Gasparri: «Un frullatore» Al Senatùr fa eco Maroni: «Se si val al voto, elezioni pronte in pochi giorni». ...
Festa di Futuro e Libertà a Mirabello. Per Fini serve un patto di legislatura. Il commento di Storace: vergogna per il paragone con lapidazione islamica" Accolto come una star di Hollywood Fini ha E' la ricetta di Gianfranco Fini contro la crisi, ...
Il leader della Lega Umberto Bossi vedrà domani il premier Silvio Berlusconi. Lo ha annunciato Bossi stesso a margine di una festa del Carroccio in Valcuvia. Ai cronisti che gli chiedevano che cosa succederà ora all'interno della maggioranza dopo il ...
Parigi, 5 set. (Apcom) - "Nel suo discorso Fini ha fatto parlare più il risentimento verso Berlusconi e il Pdl che la politica. Quello che c'è di politico è che è oramai irreversibile la fuoriuscita di Futuro e Libertà dal Pdl": lo ha detto il sindaco ...
Gianfranco Fini lancia l'opa sul centrodestra tracciando la nuova rotta del suo gruppo, Futuro e libertà. «Il Pdl- dice- non c'è più, appartiene ad una bella e affascinante ipotesi politica che non si è realizzata, è solo una Forza Italia allargata con ...
Dopo il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello l'opposizione concorda: la maggioranza è finita e Berlusconi deve andare in Parlamento. Ad un patto di legislatura «non ci crede neanche lui», sostiene il leader del Pd Pierluigi Bersani, secondo cui Fini ...
Nell'atteso discorso alla Festa Tricolore il presidente della Camera parla per ottanta minuti. Attacchi al premier, ma non c'è l'annuncio del nuovo partito. "Da noi niente ribaltoni, ma il partito deve rinascere". Scontro coi colonnelli. ...
Il Pdl non c'è più, è finito il 29 luglio in quella riunione di due ore dell'ufficio di presidenza a Palazzo Grazioli che ha deciso la sua espulsione dal partito, che aveva contribuito a fondare. Gianfranco Fini però non si ritira "in convento". ...
«Infamie contro la mia famiglia. Io espulso come nel peggior stalinismo. Qualche colonnello ha cambiato generale, forse è pronto a cambiare ancora. Giudici caposaldo democrazia» ROMA (5 settembre) - Silenzio, parla Fini e presenta la svolta politica di ...
"Le parole pronunciate dal presidente della Camera Gianfranco Fini durante il suo intervento a Mirabello non mi hanno affatto stupito: l'ex leader di An ha dimostrato di volere continuare a pungolare il governo, per usare un eufemismo, su tutti i temi ...
Emozionato e affaticato da un discorso di oltre un'ora e mezza a braccio, il presidente della Camera, Gianfranco Fini, acclamato dai militanti di Futuro e Libertà, ha concluso la serata al ristorante della festa Tricolore di Mirabello. ...
MIRABELLO (Ferrara) 5 settembre - Aspettando un partito che lo possa contenere, ospitare e organizzare, il popolo di Fini ha risposto alla chiamata del capo. Ad ascoltare il discorso del presidente della Camera erano alcune migliaia a Mirabello, ...
MIRABELLO – Il Pdl non c'è più. Lo ha definitivamente distrutto Berlusconi quando ha deciso con i suoi, in due ore di cacciarmi votando un documento in cui si dichiarava che ero incompatibile con il Pdl nel segno del peggior stalinismo. ...
(ANSA) – MIRABELLO, 5 SET – Serve un nuovo patto tra capitale elavoro per rilanciare l'economia italiana. E' la ricetta diGianfranco Fini contro la crisi.'Il governo ha operato bene perfermare la crisi – premette da Mirabello – ma oggi dobbiamo ...
ROMA, 5 set - Silvio Berlusconi non intende commentare il discorso di Gianfranco Fini a Mirabello. Lo afferma il suo portavoce Polo Bonaiuti, interpellato telefonicamente: "Ho appena parlato con il Presidente, e non ha intenzione di fare alcun commento ...
Roma, 5 set. (Apcom) - "No caro Fini non puoi giocare a fare il furbo". Il leader Idv, Antonio Di Pietro, commenta così al Tg LA7 l'intervento di Gianfranco Fini a Mirabello. "O fai l'opposizione o stai al Governo. Questo è un discorso uguale a quello ...
NON SI PUO' RIENTRARE IN PARTITO CHE NON C'E' -"Non si può rientrare in un partito che non c'é più. Si va avanti senza farsi intimidire". Lo dice Gianfranco Fini liquidando, di fatto, il Pdl. "Il Pdl, così come l'avevamo concepito, è finito il 29 di ...
Il Presidente della Camera a Mirabello: governare non può significare comandare, la mia espulsione un atto stalinista. La magistratura è un caposaldo della democrazia. Garantismo sacrosanto, ma no impunita' permanente. Basta con Ghedini-Stranamore. ...
Mirabello (Ferrara), 5 set. (Apcom) - "Molti mi hanno chiesto 'chi te lo fa fare?'. Ma se vogliamo ridare all'Italia e al popolo del centrodestra la voglia di partecipare, la dobbiamo piantare col calcolo del farmacista: buttiamo il cuore oltre ...
E da domani l'Italia avra' due governi di centrodestra: quello di Silvio Berlusconi e quello di Gianfranco Fini. L'uno del Partito delle Liberta' e l'altro di Futuro e Liberta'. Il primo governo continuera' ad occuparsi dei fatti personali del ...
Il presidente della Camera ha concluso alle 19.48 il suo attesissimo discorso alla festa di Futuro e Libertà. L'inviato del Secolo XIX, ha seguito l'evento in diretta. Finito il discorso di Fini: avanti con la lotta di Fli per un centrodestra ...
(AGI) – Mirabello (Ferrara), 5 set. – Oltre ai cinque punti indicati da Berlusconi occorre mettere in primo piano le questioni economiche. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a Mirabello, sottolineando: “C'e' un'Italia preoccupata ...
(ANSA)-ROMA 5 SET - 'C'e' stato il tentativo di dar vita ad un'autentica lapidazione di tipo islamico contro la mia famiglia'. Ha detto Gianfranco Fini. Parlando alla festa di Mirabello ha indicato 'la campagna di giornali del centrodestra' contro di ...
Il Pdl, lo stesso che aveva contribuito a fondare, ''non c'e' piu'''. Per Gianfranco Fini, quel Popolo della Liberta' ispirato ai principi liberali che dovrebbero caratterizzare il centrodestra, e' scomparso lo scorso 29 luglio. ...
A Mirabello l'attesissimo discorso di Gianfranco Fini, leader di Futuro e Libertà per l'Italia. Duri gli attacchi a Berlusconi e al Pdl, ma anche la ferma decisione di rispettare il voto degli elettori e andare avanti fino a fine legislatura. ...
La domanda stupida: Bocchino è napoletano, ma com'è che non lo indaga nessuno?LM
lo scontro
Giustizia, nuova lite nel centrodestra
La Russa: votare il processo breve del Senato. No di Bocchino. Lo scoglio è la norma transitoria
ROMA - I finiani ribadiscono con forza il loro no a ogni forma di «amnistia mascherata», ma il governo è determinato ad andare avanti alla ricerca di uno scudo per il presidente del Consiglio. Il ministro Guardasigilli, Angelino Alfano, vorrebbe salire al Quirinale tra oggi e domani, per presentare al presidente della Repubblica gli sviluppi sulla riforma del processo.
È la norma transitoria il passaggio più controverso e osteggiato del provvedimento. Quello che estende le modifiche ai processi in corso per il capo del governo e riguardo al quale non solo molti esponenti del Pdl, ma anche i tecnici del Colle, nutrono i dubbi più forti. Per giunta il Quirinale ha abbandonato da tempo ogni forma di moral suasion, riservando il suo giudizio solo al momento della firma. Né in via Arenula c'è molto ottimismo sulla possibilità di ottenere lo stesso risultato per un'altra strada, quella cioè che allungherebbe i tempi dei processi in primo grado, avvicinando così la possibilità della prescrizione per i giudizi che riguardano il premier.
Franco Frattini intanto ha fatto sapere che «è pronta» la lettera con cui spiegare ai ministri degli Esteri dell'Unione europea le motivazioni del processo breve. «È giusto far conoscere la situazione italiana che provoca ritardi e ricorsi - motiva l'iniziativa il responsabile della Farnesina - Berlusconi valuterà se e quando potrò inviare la lettera». Ma chi sperava che la pace tra Berlusconi e Fini potesse scoppiare proprio sulla giustizia, potrebbe restare deluso. I finiani non accetteranno aut aut, né «amnistie mascherate». A sera Italo Bocchino, capogruppo di Futuro e libertà alla Camera, ufficializza gli umori dei finiani meno dialoganti: «Non siamo disponibili a varare delle norme che facciano saltare un numero alto di processi. Tanto più se si tratta di reati che creano grande allarme, come la corruzione».
La tensione è di nuovo alta. Ignazio La Russa ricorda che la maggioranza «si è impegnata» e che dunque il processo breve «sarà votato alla Camera come è uscito dal Senato». Al ministro della Difesa replica Bocchino, per nulla conciliante: «La Camera non è il notaio del Senato, il testo è da modificare. Non può essere votato a scatola chiusa, noi non accettiamo aut aut». Ma i finiani sono divisi. L'onorevole Souad Sbai, berlusconiana dichiarata, voterà «serenamente e senza dubbi» il processo breve, convinta com'è che fondare un nuovo partito «sarebbe un errore». Gianfranco Fini svelerà i suoi piani domenica, dal palco di Mirabello. Ieri intanto il presidente è salito nel suo studio di Montecitorio per alcune scadenze istituzionali e ha ricevuto la visita di Bocchino e Giulia Bongiorno. E poiché la presidente della commissione Giustizia starebbe trattando col legale del premier Niccolò Ghedini, alla ricerca di una soluzione tecnica che garantisca uno scudo a Berlusconi senza mandare al macero migliaia di processi, la sua presenza nell'ufficio di Fini fa ben sperare l'ala dialogante. «I segnali dicono che si è aperto un confronto positivo», confida in un accordo Pasquale Viespoli. Ma Carmelo Briguglio smentisce: «Non c'è alcuna trattativa in corso».
Reggio Calabria: Incontro coi magistrati per "avere suggerimenti". Bocchino e Granata in tour nei tribunali. E sul processo breve intesa più lontana.
I finiani fanno il tour delle Procure, frenano sul processo breve e col Pdl sono scintille. Bocchino e altri ieri sono andati a Reggio Calabria per incontrare il procuratore Giuseppe Pignatone e il procuratore generale Salvatore Di Landro, contro il quale, la scorsa settimana, è stata fatta esplodere una bomba. «Abbiamo ascoltato le esigenze dell'ufficio giudiziario - ha detto il capogruppo di Fli alla Camera Italo Bocchino - e ci siamo impegnati a farci portavoce di queste esigenze in Parlamento. Significa più mezzi, più risorse, più strutture per uffici giudiziari come quelli di Reggio Calabria ma anche una normativa complessiva che renda più semplice il lavoro della magistratura».
«Ripartiamo da Reggio Calabria - ha aggiunto - perché la 'ndrangheta oggi è una delle mafie più pericolose, in grado di espandersi nel nord Italia e all'estero. Una delle mafie che riesce a essere più impenetrabile al proprio interno e a penetrare meglio di altre nel sistema economico e spesso nelle collusioni della politica». Ma il tema principale resta la norma sul processo breve, su cui si gioca la vera partita tra Pdl e finiani. Il provvedimento, già approvato al Senato, è il punto cardine della riforma della giustizia e parte integrante dei cinque punti sui quali l'esecutivo, a metà settembre, chiederà la fiducia alle Camere. In Futuro e Libertà sulla questione si sono manifestate sensibilità differenti. Bocchino ha inserito il provvedimento in quel 5 per cento di programma che «va discusso».
«La Camera dei deputati non è l'ufficio notarile dei testi approvati dal Senato. Noi riteniamo - ha detto Bocchino - che una legge sui tempi giusti del processo sia utile, ma che vada approfondito il testo uscito dal Senato per due ragioni: una, perché servono mezzi, risorse e strumenti perché una cosa è dire facciamo i processi in tempi più brevi e una cosa è farli. Tra la teoria e la pratica ci vogliono gli investimenti. L'altra ragione è la cosiddetta norma transitoria. Noi siamo favorevoli ad uno scudo giudiziario per Berlusconi, che è vittima di un'aggressione, ma non si può fare venire meno, dalla sera alla mattina, quattro-cinquecentomila processi». Infine, ha concluso Bocchino: «Noi nei processi siamo sempre dalla parte delle vittime e non consentiremo che ci siano centinaia di migliaia di vittime che possano restare con l'amaro in bocca».
Gli ha fatto eco il vicepresidente della Commissione antimafia ed esponente di Fli, Fabio Granata: «L'attacco alle Procure è intimidatorio ed eversivo», ha detto riferendosi agli attentati contro i magistrati reggini. Mentre sul processo breve non mancano i distinguo anche nella formazione vicina al presidente della Camera. Il «falco» Carmelo Briguglio - anche lui impegnato nel tour nelle procure italiane per raccogliere suggerimenti - ha detto a chiare lettere che non voterà il provvedimento così com'è. Ma il portavoce Silvano Moffa e Giuseppe Consolo si sono mostrati più aperti, specie dopo le rassicurazioni del Guardasigilli Angelino Alfano sull'intenzione del governo di stanziare investimenti straordinari nel sistema giustizia per adeguare la macchina alle nuove esigenze del processo breve. Alfano si è anche detto pronto a incontrare i magistrati dei principali uffici giudiziari «per concordare le scelte organizzative più efficaci».
Ma dall'Anm è arrivato un secco no al provvedimento, giudicato «non una priorità» per il sistema giustizia. Contro il provvedimento si è schierato anche il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gratteri: «Per come è stato concepito - ha detto il procuratore intervistato da Klaus Davi - è un grande regalo a tutti, alla mafia e non solo, per coerenza dovrebbe farsi sentire il ministro Maroni, visto che complessivamente ha dimostrato di essere un buon ministro». Il no delle toghe non favorisce certo la delicata trattativa in corso nella maggioranza sul processo breve - e più in generale sul tema della giustizia - che si conferma il primo ostacolo da superare per la prosecuzione della legislatura. Lo dice chiaramente il vicecapogruppo alla Camera Osvaldo Napoli: «Se i finiani vorranno fare dei distinguo porranno un macigno sul prosieguo della legislatura».
Alberto Di Majo Il Tempo - 31/08/2010 http://www.iltempo.it/politica/2010/08/31/1195239-finiani_procura.shtml?
Processo breve: ecco il testo su cui punta governo
Alfano, uno 5 punti qualificanti verifica; Anm, non è priorità
Ansa di Paolo Cucchiarelli 28 agosto, 18:21
(ANSA) ROMA - Sono passati oltre sette mesi dal primo varo in Senato, tra molte polemiche, del processo breve. Ora il ministro della Giustizia Angelino Alfano fa proprio il testo su cui Palazzo Madama ha detto si' e lo inserisce, nel quadro del pacchetto giustizia, tra i punti qualificanti della verifica nella maggioranza. L'Anm promette una dura battaglia perche' il provvedimento non e' una priorita' - dice Luca Palamara - dato che ''nulla ha a che vedere con l'esigenza di affrontare le vere priorita' del sistema giustizia e con l'urgenza di contrastare piu' efficacemente la criminalita' organizzata''.
Il responsabile del dicastero di via Arenula prepara anche un piano straordinario di spesa da concordare con la magistratura. Un piano che mira a rendere attuabile lo ''sfoltimento'' previsto dal testo che mette dei ''paletti'' alla durata dei processi. Il cuore del provvedimento e' infatti questo: i processi 'lumaca' saranno rimborsati (anche se poi l'ultima parola spettera' al ministero dell'Economia) e potranno estinguersi dopo un periodo ben preciso che sara' di tre anni in primo grado, due in appello e un anno e sei mesi per la Cassazione. La 'tagliola' scatta pero' - secondo il testo approvato a palazzo Madama - dopo due anni per i processi in corso su reati commessi prima del maggio 2006. Ecco in dettaglio i punti qualificanti del provvedimento.
- EQUA RIPARAZIONE - La domanda di equa riparazione per il ritardo 'subito' con il processo dovra' essere presentata dalla parte interessata al presidente della Corte d'Appello del distretto in cui ha sede il magistrato competente. Ed entro quattro mesi, la Corte D'Appello dovra' pronunciarsi sul ricorso con decreto motivato. Se viene accolto il pagamento del rimborso questo dovra' avvenire entro 120 giorni. L'opposizione contro il ricorso dovra' essere presentata entro 60 giorni. La Corte d'Appello puo' sospendere il pagamento ''per gravi motivi''.
- PRESCRIZIONE PROCESSUALE ANCHE PER PROCEDIMENTI DAVANTI CORTE CONTI - Il processo dovra' considerarsi estinto se il giudizio di primo grado non sara' concluso entro tre anni (dall'esercizio dell'azione penale da parte del Pm); entro due per l'appello ed entro un anno e sei mesi per il giudizio in Cassazione. Ma questo riguardera' solo i processi relativi a reati con pene inferiori nel massimo a 10 anni. In caso di annullamento con rinvio disposto dalla Cassazione, ogni grado di giudizio che dovra' celebrarsi di nuovo non dovra' durare piu' di un anno.
I termini si allungano in presenza di reati piu' gravi: 4 anni per il primo grado; due per l'Appello; un anno e sei mesi per il giudizio di merito. Fino ad arrivare ai reati di mafia e terrorismo per i quali il primo grado dovra' durare cinque anni: tre per l'appello e due per la Cassazione. Il giudice puo' poi aumentare tali termini fino ad un terzo se il processo e' particolarmente complesso o se ci sono molti imputati. Il Pm deve esercitare l'azione penale entro tre mesi dalla fine delle indagini preliminari. Il corso dei termini e' sospeso in caso di autorizzazione a procedere; se c'e' impedimento dell'imputato o del difensore; per conseguire la presenza dell'imputato che deve essere estradato. Dal giorno in cui cessa la causa di sospensione i termini tornano a decorrere. Se si estingue il processo la parte civile trasferisce l'azione in sede civile e la sua azione dovra' avere priorita'. L'imputato puo' anche non avvalersi del cosiddetto processo breve. Le norme saranno applicabili anche ai processi in corso davanti alla Corte dei Conti.
- NORMA TRANSITORIA - L'estinzione processuale si applica ai processi in corso solo se sono relativi a reati indultati o indultabili, commessi cioe' prima del maggio 2006, e se hanno pene inferiori a 10 anni. Ma sara' piu' breve di quella per i processi futuri: la 'tagliola' scattera' dopo due anni e non dopo tre. In questo modo, aveva ricordato l'opposizione lo scorso gennaio, salteranno i processi Mediaset e Mills in cui e' imputato il premier. Il tetto dei due anni varra' anche per i processi in corso davanti alla magistratura contabile purche' siano ancora in primo grado e questo non si sia concluso in cinque anni. Non varra' invece se il giudizio contabile e' gia' in appello.
Il processo breve agita maggioranza e opposizione. No dai finiani e da Casini
di Celestina Dominelli 29 agosto 2010
Nella maggioranza non si spengono le polemiche dopo la durissima contrapposizione registrata ieri sul processo breve tra il guardasigilli Angelino Alfano e l'Anm. Contro cui oggi si è scagliato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, che ha definito «inaccettabile» la posizione dei magistrati. «A fronte dell'impegno preso dal ministro Alfano per mobilitare risorse allo scopo di dare sostanza alla legge impropriamente detta del "processo breve", o meglio sulla ragionevole durata del processo, adesso l'Anm fa le barricate confermando la sua politicizzazione e la volontà di essere la controparte del governo e del Parlamento senza il cui assenso nulla si potrebbe fare sul terreno della giustizia».
Cicchitto ha quindi riassunto la linea del Pdl e la volontà di non fare passi indietro rispetto all'annuncio dato ieri da Alfano. Che ha indicato il processo breve come una delle priorità dell'esecutivo. «È indispensabile che, all'interno dei 5 punti programmatici, sul terreno della giustizia e del cosiddetto "processo breve" - avverte Cicchitto - vengano assunti impegni precisi e non si giochi a ripetere ciò che è avvenuto per il disegno di legge sulle intercettazioni. L'eccesso di furbizia può provocare disastri». Mentre il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ha chiamato in causa anche il Quirinale ricordando come nel 2006 il Pd, di cui Giorgio Napolitano era un esponente, «propose un'ampia amnistia a causa della quale si rischia di celebrare molti processi che poi non porteranno a condanne». Quindi, aggiunge, «sicuramente il presidente Napolitano ricorderà quelle scelte e saprà valutare con equilibrio le decisioni del Parlamento di oggi».
Un riferimento nemmeno troppo velato ai fedelissimi di Gianfranco Fini che hanno già fatto sapere di non essere disponibili ad accettare aut aut sul provvedimento. Il capogruppo alla Camera di Futuro e libertà, Italo Bocchino, lo aveva detto ieri (ricordando le perplessità del Colle sul ddl) e lo ha ribadito anche oggi dalle pagine di Repubblica. «Il testo approvato dal Senato è un'amnistia mascherata e dovrà essere corretto a Montecitorio». Affermazioni puntellate oggi anche da un altro falco finiano, Carmelo Briguglio, che ha confermato il suo no al provvedimento. «Così come è formulato, io non lo voto», ha detto l'esponente di Fli. «Il ministro Alfano, voglio sperare in buona fede, al tempo del voto in aula al Senato ci fornì delle cifre sui processi che sarebbero andati in prescrizione con l'approvazione del processo breve. Dati che si sono poi rivelati fortemente inesatti».
Lo stop dei finiani agita naturalmente il Pdl che risponde ai legionari dell'ex leader di An. Per il vicepresidente dei deputati, Osvaldo Napoli, «Bocchino sa che su questo terreno non ci sono riflessioni o approfondimenti da fare. Insistetre su questo punto significa sbarrare la strada alla legislatura». Mentre il ministro Gianfranco Rotondi prova a riportare la calma. «Più che di processo breve si potrebbe parlare di processo giusto cioè di una legge che punta a una durata ragionevole dell'iter processuale. L'auspicio è che la tensione di questi giorni tra politica e magistratura trovi un punto di equilibrio in una mediazione possibile».
Ma sul processo breve si appuntano anche le critiche dell'opposizione. A cominciare da quelle di Pierferdinando Casini che, in una intervista al Corriere della sera, ha ribadito il no dei centristi al ddl. «L'Udc non voterà quel testo. Se vogliamo pensare a una tutela per le alte cariche, siamo disponibili. Ma cancellare centinaia di processi per farne finire uno o due sarebbe una follia. Di tutto il Paese sente il bisogno, tranne che di un'amnistia». E anche il Pd è tornato a ribadire oggi, con il vicepresidente dei deputati Alessandro Maran, la sua netta contrarietà al provvedimento. Ieri era stato il segretario dei democratici, Pierluigi Bersani, a promettere una durissima battaglia parlamentare aprendo la festa democratica a Torino. Mentre il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si dice pronto a occupare il Parlamento per impedire il via libera al ddl. «Sarà la nostra rivoluzione d'autunno - scrive l'ex pm sul suo blog - per la cacciata del Re Sola».
Probabilmente l'intervento riminese di Alfano è stato scritto prima dell'attentato al PG di Reggio Calabria, però, leggendo oggi gli stralci della propaganda alcune frasi fanno un brutto effetto. I fatti insegnano che il "Giudice Scomodo", di questi tempi come nel passato, potrebbe anche essere ed apparire "morto"! L.M.
GIUSTIZIA: ALFANO, GIUDICE SIA E APPAIA EQUO E IMPARZIALE
Rimini, 26 ago. (Adnkronos) - Il giudice non solo deve essere equo e imparziale ma anche apparire tale. A sostenerlo nel corso del suo intervento oggi al Meeting di Rimini, il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, riprendendo, in particolare, una battuta di Luciano Violante, anche lui al tavolo del convegno, che aveva citato Ehud Olmert quando, indagato, aveva elogiato la democrazia israeliana. "Non mi risulta -ha fatto presente Alfano- che in Israele ci siano giudici politicizzati, che indagano sempre sullo stesso soggetto; che firmano appelli contro le leggi approvate dal Parlamento; che scrivono libri su progetti di legge pendenti in Parlamento; che si candidano contro la parte politica che fino a ieri avevano indagato". "Tutto questo non attiene alle leggi, ma ai comportamenti: uno viene giudicato -ha concluso- nella quotidianita' per come indossa l'abito che ha scelto di indossare".
GIUSTIZIA: ALFANO, RIFORMA NON SI FA SOTTO DETTATURA ANM
(AGI) - Rimini, 26 ago. - "La riforma della giustizia non si fa sotto dettatura dell'Anm ma secondo il principio della sovranita' del popolo". E' quanto ha tenuto a sottolineare il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, durante un incontro al Meeting di Rimini. Il Guardasigilli ha ricordato che esistono "le condizioni per produrre una grande riforma della giustizia. Crediamo - ha detto - si possa intervenire sulla seconda parte della Costituzione" non con una "finalita' ritorsiva" ma per garantire "un processo piu' giusto", una "giustizia piu' efficiente" e una "magistratura piu' credibile". Il ministro della Giustizia ha parlato della necessita' di cambiare il sistema giustizia pensando al cittadino altrimenti si mettono "soldi senza produrre efficienza". Un sistema giustizia ancora "molto prigioniero delle lobby" e che deve essere modificato mettendo "al centro l'uomo". Inoltre, secondo Alfano, e' opportuno che il giudice "sia ma anche appaia equo ed imparziale". Citando poi l'ex primo ministro israeliano Ehud Olmert che, da indagato, si dichiaro' fiero di appartenere al suo Paese Alfano ha ricordato: "Non mi risulta che in Israele ci sia una parte politicizzata della magistratura che indaga sempre lo stesso personaggio politico; che i giudici firmino appelli contro leggi votate dal Parlamento; che scrivano libri su progetti di legge ancora pendenti in Parlamento".
GIUSTIZIA: ALFANO, RIFORMA NON SI FA SOTTO DETTATURA ANM
(ANSA) - RIMINI, 26 AGO - ''La riforma della giustizia non si puo' fare sotto dettatura dell'Anm, come non si fa sotto la dettatura di altre componenti come l'Avvocatura, ma seguendo la sovranita' del Parlamento''. E' quanto sostiene il ministro della giustizia Angelino Alfano, che ne ha parlato al Meeting di Cl a Rimini, in un confronto sulla giustizia con l'ex presidente della Camera Luciano Violante. ''E' possibile - si e' retoricamente chiesto Alfano - che i magistrati che sbagliano non possano essere ritenuti responsabili? E' possibile che non vadano avanti i giudici che lavorano meglio, ma quelli che vanno di piu' in tv? E' possibile che il Csm non possa fare i trasferimenti d'ufficio? Noi vogliamo fare si' che il processo sia piu' giusto, la giustizia piu' efficiente e la magistratura piu' credibile''
GIUSTIZIA: ALFANO, NOI EVERSIVI SE CRITICHIAMO UN GIUDICE, OBAMA NO
VIOLANTE, UN CONTO E' CRITICARE UN CONTO E' OFFENDERE
Rimini, 26 ago. - (Adnkronos) - Se in Italia la maggioranza critica le decisioni di un giudice, si fa eversione, se in America lo fa, invece, il presidente Obama, questo non avviene. A farlo presente il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, intervenendo al Meeting di Rimini. "Bisogna mettere in moto -osserva- una dialettica rispettosa dei poteri e degli ordini dello Stato" osserva il ministro, facendo presente che "sulle cellule staminali Obama ha contestato la decisione della Corte" senza conseguenze, "se lo facciamo noi e' eversione". "Un doppio pesismo -sottolinea- che non funziona". A stretto giro di posta gli risponde Luciano Violante, presente al tavolo della discussione: "Obama non ha detto che il giudice e' comunista ed e' conto di lui. Un conto e' criticare e un conto e' offendere".
Messaggi morte e foto Falcone-Borsellino, finirete come loro
(ANSA) - PALERMO, 24 AGO - Lettera di minacce e bossoli sono state recapitate al sen del Pd Beppe Lumia e al sindacalista della Cgil Vincenzo Liarda.Le buste, non timbrate, sono state recuperate alla Camera del lavoro di Petralia Sottana (Pa).
Nella missiva compaiono anche 3 scritte: in una di queste si fa riferimento ai bossoli con a fianco le foto di Falcone e Borsellino. E' la 3/a lettera minatoria recapitata in 3 mesi al sindacalista, che con il sen e' impegnato nel riutilizzo del feudo Verbumcaudo.
Lettera minacce e bossoli a sen. Lumia e a sindacalista Cgil Messaggi morte e foto di Falcone e Borsellino: 'finirete peggio'
(ANSA) - PALERMO, 24 AGO - Una lettera di minacce al senatore del Pd Beppe Lumia e al sindacalista Vincenzo Liarda e' stata recapitata alla Cgil Petralia Sottana.
La busta non era timbrata. Nella missiva sono attaccati ritagli di giornali sulla vicenda del feudo Verbumcaudo e due bossoli P38. Nella lettera compaiono anche tre scritte. In una si legge: ''Non siete cosi' importanti ma solo mezze cannucce, ma vi finira' peggio di loro'', con a fianco le foto di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. I nomi del senatore e del sindacalista sono coperti con delle croci. (ANSA).
Ottimo il commento, ma bisogna dire a Scalfari che manca sempre l'alternativa di sinistra.. Così loro pedono e noi non vinciamo. Soprattutto basta "puttane", se andiamo ad elezioni anticipate vedrete il tonfo della Bindi sui voti cattolici. L.M.
Il partito della P3 può perdere le elezioni
di EUGENIO SCALFARI
SARANNO presentati in Parlamento nei prossimi giorni i cinque dossier programmatici sui quali il governo è intenzionato a chiedere la fiducia: la riforma della giustizia, il federalismo, il fisco, il Mezzogiorno, la sicurezza. Si aspettava questo annuncio dopo l'ennesimo "consiglio della Corona" svoltosi venerdì scorso a Palazzo Grazioli.
Nella conferenza stampa tenuta subito dopo da un Berlusconi palesemente stanco e incattivito nonostante il consueto trucco di scena, il documento scaturito dal vertice è stato presentato come una sorta di ultimatum all'ala dissidente dei finiani, un pugno sul tavolo del premier di nuovo sicuro di sé: o mi date la fiducia senza cambiare una virgola o si vota a dicembre. Ma le cose non stanno esattamente così.
La mozione di fiducia verrà posta sul documento uscito dal vertice o su una sua parafrasi e i finiani hanno già dichiarato che lo voteranno senza problemi. Ma poi le varie leggi sui cinque punti in programma dovranno essere presentate, discusse e approvate dal Parlamento con le procedure previste dai regolamenti. Il voto di fiducia preliminare non lega le mani di nessuno, fa soltanto slittare la crisi dall'inverno alla primavera 2011. I motivi di questo sostanziale rinvio - anche se parzialmente smentito da Berlusconi nel secondo atto del vertice tenutosi ieri - sono svariati. Fini ha bisogno di tempo per organizzare le sue forze e la sua strategia, tuttora piuttosto incerta.
Berlusconi dal canto suo teme uno smottamento massiccio del consenso in suo favore. Le attuali intenzioni di voto registrate da numerosi sondaggi fino all'inizio di agosto danno il Pdl tra il 26 e il 28 per cento, di fatto alla pari con il Pd e il sorpasso leghista in tutte le tre regioni padane, Piemonte, Lombardia, Veneto. Di qui la tregua provvisoria con Fini e il rinvio della crisi. Ma la situazione politica non cambia, la scissione finiana non rientra, la "golden share" della coalizione di centrodestra resta saldamente nelle mani della Lega.
A Bossi importa poco dei programmi sul fisco e sul Mezzogiorno; li considera secondari rispetto al federalismo e del resto rientrano entrambi nella competenza di Tremonti che ha con Lega un legame ormai consolidato. Quanto alla sicurezza, è materia di Maroni che ieri ha dichiarato di voler essere molto più duro di Sarkozy per quanto riguarda i rimpatri degli immigrati e dei Rom. Il vero scambio sotteso al programma dei cinque punti si verifica dunque tra il federalismo di cui Bossi reclama l'esclusiva e la riforma della giustizia che interessa Berlusconi e l'"inner circle" dei suoi accoliti.
In cambio della mano libera sul federalismo Bossi darà il suo appoggio incondizionato a Berlusconi sul tema della giustizia e su quello strettamente connesso dei conflitti di interesse che ormai, penetrando dalla persona e dall'azienda del premier, avvolgono in una fittissima rete l'intera cupola del Pdl ed ora, proprio sul fronte della giustizia, se ne profila un altro: dietro l'annuncio del premier, che dichiara di voler snellire il contenzioso delle cause civili, potrebbe celarsi l'ennesimo colpo di spugna. Stavolta sulla causa che vede contrapposte la Cir e la Finivest, già condannata in primo grado al pagamento di 750 milioni di euro come risarcimento dei danni subiti dal gruppo De Benedetti ai tempi del Lodo Mondadori.
Siamo dunque in presenza di uno scambio di grandi proporzioni: l'assetto federale dello Stato dato in appalto ad un partito territoriale che nel Paese raccoglie tra il 10 e il 12 per cento dei consensi e, dall'altro lato, il salvacondotto giudiziario al premier e al suo gruppo insieme ad un mutamento radicale dei rapporti tra la giurisdizione e l'autorità politica e, più in generale, tra la sovranità del potere politico e le istituzioni di controllo e di garanzia. Questo è il vero contenuto dello scontro politico in atto.
Ma il quadro sarebbe incompleto se non segnalassimo altri due aspetti della situazione. Il primo riguarda il Pd. Messo alla frusta dalla gravità della crisi, Bersani ha deciso un rilancio in grande stile mobilitando i 3 milioni e mezzo di elettori delle primarie per una campagna capillare per riportare in linea quella parte dell'elettorato democratico - riformista che si è rifugiata nell'area dell'astensionismo. Se questa mobilitazione verrà condotta con efficacia e passione il risultato potrebbe addirittura consentire il sorpasso del Pd rispetto al Pdl, che avrebbe effetti clamorosi sull'intero quadro politico.
Il secondo aspetto della situazione riguarda il presidente della Repubblica ed è altrettanto essenziale. Ho scritto in un articolo dell'11 aprile scorso intitolato "L'ultima sfida del Cavaliere al Quirinale" una frase che voglio qui riportare perché ha acquistato in questi giorni un'inquietante attualità: "Sta emergendo con sempre maggiore chiarezza la volontà berlusconiana di dare una spallata definitiva alla Costituzione repubblicana sostituendola con un regime autoritario, un Parlamento di "cloni" plebiscitati, un potere giudiziario frantumato e subordinato all'esecutivo. "In uno degli angoli del ring c'è Silvio Berlusconi, nell'altro, almeno per il momento, non c'è nessuno o meglio c'è un capannello di persone discordi tra loro dalle quali sembra difficile estrarre un valido competitore. "Giorgio Napolitano dovrebbe arbitrare la partita, dalla quale dovrebbe uscire una Repubblica ammodernata ma fedele ai principi dello Stato di diritto e alla libertà oppure un autoritarismo plebiscitario.
"Questo scontro comincerà tra meno di un mese e si concluderà nel 2011. Credo di sapere che Napolitano deve e vuole restare al di sopra delle parti anche perché il capitale di fiducia che riscuote nel Paese è il solo elemento che può far inclinare il piatto della bilancia dalla parte giusta e non da quella terribilmente sbagliata. "Credo di sapere che contro le sue intenzioni sul ring, a contrastare un vero e proprio "golpe bianco" ci sarà lui. "Non in veste di giocatore ma in veste di arbitro di fronte a chi contesta gli arbitri, i soli che possono richiamarlo a rispettare le regole del gioco. Credo di sapere e prevedo che sarà una durissima battaglia per la democrazia italiana". È esattamente questa la piega che hanno preso le cose.
* * * La riforma della giustizia è impostata su due punti che nel loro insieme costituiscono la concezione che il berlusconismo ha dello Stato e della democrazia. Il primo punto riguarda il rapporto tra il potere esecutivo e le istituzioni di controllo e di garanzia, prima tra tutte la magistratura. Il secondo punto si dà carico - così suona la motivazione - delle carenze del servizio, della estenuante lunghezza dei suoi percorsi che causano costi altissimi ai cittadini e al Paese. E quindi: processo breve, possibilità di rendere esecutive e inappellabili le decisioni dopo uno o almeno due ordini di giurisdizione, terzietà del giudice rispetto alla pubblica accusa, separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e magistrati giudicanti, diluizione o addirittura abolizione dell'obbligatorietà dell'azione penale.
In questo quadro va da sé che vi sia una specialissima attenzione all'improcedibilità nei confronti dei membri del governo e la protezione assoluta del premier e delle altre massime cariche istituzionali per ogni tipo di reato, non importa quando commesso. Quest'aspetto del problema figura come un codicillo ma sappiamo che per gli estensori della riforma ne costituisce invece un punto capitale. Quale sia la concezione liberal-democratica dell'intera questione della giustizia è fin troppo noto perché sia necessario entrare nei dettagli anche se il tema dei disservizi della giurisdizione si impone oggettivamente ad ogni cittadino e ad ogni legislatore e va dunque affrontato con il massimo impegno e la massima concretezza. Ho la fondata sensazione che le cause principali di quei disservizi non siano minimamente presenti agli estensori della riforma in questione. Perciò mi propongo qui di formulare alcune riflessioni su questa delicatissima materia.
* * * 1. Esiste un assoluto caos nei rapporti tra le magistrature amministrative, le magistrature contabili e la giurisdizione ordinaria. Il Tar può aprire un processo a carico di un soggetto; la sua ordinanza o sentenza è appellabile al Consiglio di Stato. Nel frattempo sullo stesso soggetto e sullo stesso reato la Corte dei Conti può aprire un processo ed emettere sentenza. Sul medesimo imputato e presunto reato possono procedere in pari tempo il giudice penale e quello civile. Le sentenze di queste diverse giurisdizioni nei loro diversi gradi possono essere in totale contrasto le une con le altre dando luogo ad una situazione che definire caotica è un eufemismo e la cui lunghezza è infinita.
2. Di questo tema mi sono occupato alcuni anni fa segnalando altresì la situazione abnorme del Consiglio di Stato che è al tempo stesso collegio giudicante nei confronti del potere esecutivo ma anche consigliere autorevole e molto ascoltato del governo stesso: situazione abnorme a cui dovrebbe esser messo riparo. Questo ed altri temi sono stati ora risollevati dall'avvocato Giovanni Pellegrino che fu anche senatore e presidente della Commissione stragi, in un libro intitolato "Il morbo giustizialista". Merita d'esser letto e attentamente meditato.
3. Scrisse più volte Paolo Barile, il grande giurista erede spirituale di Piero Calamandrei, che l'obbligatorietà dell'azione penale è la norma che presidia l'indipendenza del Pubblico ministero. La sua abolizione determinerebbe la degradazione del magistrato inquirente al rango di un pubblico funzionario. Si può anche scegliere questa strada e imboccare quella dell'avvocato di pubblica accusa, sapendo però che l'indipendenza della magistratura diventa in questo caso una lugubre barzelletta della quale abbiamo fatto esperimento in cent'anni di monarchia e in vent'anni di fascismo. In altri paesi esistono contrappesi politici, culturali e professionali che in Italia sono sconosciuti. Perciò è bene si sappia che abolire l'obbligo dell'azione penale significa la cancellazione dell'indipendenza giurisdizionale.
4. Ciò non significa che l'obbligatorietà dell'azione penale non possa essere meglio organizzata. Per esempio concentrandola nelle mani del capo della Procura e bilanciando questo centralismo con la deroga per i reati in flagranza e con incontri frequenti e obbligatori tra il Procuratore capo ed i suoi sostituti su come orientare e specializzare l'azione penale in quel distretto giudiziario.
5. La giurisdizione antimafia ha creato un modello di organizzazione nazionale con un Procuratore unico alla guida del sistema. Probabilmente per alcuni reati non necessariamente mafiosi ma con analoghe caratteristiche, quel modello andrebbe esteso. Un Procuratore nazionale per tutti i reati di corruzione e concussione nei quali sia coinvolta la Pubblica amministrazione potrebbe essere una proposta di rilevante interesse.
6. Esiste infine una serie di comportamenti gravemente illeciti ai quali non corrisponde la definizione di un preciso reato. La magistratura e la giurisprudenza hanno creato in questi casi nuove formule di incolpazione come per esempio il reato di associazione per delinquere che spesso tuttavia serve soltanto a colmare un vuoto legislativo favorendo conflitti di giurisdizione tra Corti di merito e Corte di Cassazione che sono tra le cause più importanti dell'estenuante lunghezza dei processi. Molte altre cose potrebbero esser dette su questi temi. Li ho qui segnalati proprio per stimolare un dibattito e mettere in evidenza che la cosiddetta generale riforma della giustizia che sta per essere presentata alle Camere si riduce ad una pagliacciata messa in scena per proteggere gli interessi di una casta politica, come temo stia per avvenire. (La Repubblica - 22 agosto 2010)