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Io non posso nascondere reati.

Loredana Morandi
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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 09/09/2010 @ 18:29:05, in Magistratura, linkato 33 volte)
Pd incontra Anm, fare processi
Associazione magistrati contro processo breve

(ANSA) - ROMA, 9 SET - ''Risorse, mezzi e strutture per fare i processi non per cancellarli''. Cosi' il presidente dell'Anm Luca Palamara. Al termine dell'incontro con il responsabile Giustizia del Pd Andrea Orlando, Palamara ha ribadito le priorita' della magistratura e la contrarieta' chiara e netta contro il processo breve. Posizione che converge con i democratici perche', sostiene Orlando, la politica dovrebbe occuparsi delle vere emergenze del pianeta giustizia e non di mostri giuridici.


Giustizia/ Pd incontra Anm: Convergenza su emergenze da affrontare
Priorità sono risorse, organizzazione e settore civile

Roma, 9 set. (Apcom) - Il Pd e l'Anm convergono sulla necessità di intervenire per rendere più efficiente il servizio giustizia. E' quanto emerge da un incontro avvenuto oggi a Largo del Nazareno tra il presidente dell'Anm, Luca Palamara, e il responsabile Giustizia del partito, Andrea Orlando. "E' stato un incontro utile e proficuo - ha spiegato Orlando - dal quale emerge una sostanziale convergenza sull'agenda che proponiamo e che purtroppo è molto distante da quella del governo. Al di là delle soluzioni tecniche infatti le emergenze sono il degrado della strutture amministrative e il servizio sul territorio, le difficoltà della giustizia civile e la situazione esplosiva delle carceri. La politica dovrebbe riavvicinare l'agenda alla realtà ma oggi invece parliamo di tutto tranne che dei problemi più urgenti".

"Ci sono delle convergenze su alcuni punti - ha aggiunto Palamara - che riteniamo prioritari e che è necessario rilanciare in materia di giustizia, e cioè l'organizzazione giudiziaria per snellire le procedure e mettere al centro dell'attenzione un piano per la giustizia civile".

Quanto alla calendarizzazione in commissione alla Camera del testo sul processo breve, Palamara ha ribadito: "La nostra posizione è netta. Oggi abbiamo parlato di come trovare i mezzi e le strutture per fare i processi e non di come non farli". Sul processo breve anche l'esponente del Pd si è augurato che "alcuni mostri giuridici che aleggiano possano scomparire ma temiamo che continueranno a incombere sull'attività parlamentare".


GIUSTIZIA: ORLANDO (PD),
RINVIARE ENTRATA VIGORE CODICE AMMINISTRATIVO
 
(ASCA) - Roma, 9 set - ''Il Pd e' nettamente contrario all'entrata in vigore, il 16 settembre, del nuovo codice di diritto amministrativo e ne ha chiesto il rinvio al governo''. Lo ha affermato Andrea Orlando, responsabile del forum Giustizia, al termine dell'incontro tra i rappresentanti del Pd e i dirigenti dell'Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi. Incontro svoltosi nell'ambito dell'iniziativa avviata dal Pd per confrontare le proprie posizioni e proposte con tutti i rappresentanti delle categorie interessate, come ieri e' avvenuto con l'Oua e l'Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi e oggi con l'Anm.

L'incontro con l'Associazione nazionale magistrati amministrativi - continua la nota - ha fatto registrare una significativa convergenza sulla necessita' di un'azione legislativa in grado di coordinare le giurisdizioni e di rafforzare l'autonomia della magistratura amministrativa a garanzia dei diritti dei cittadini e della trasparenza della pubblica amministrazione. Inoltre e' stata affrontata la questione della imminente entrata in vigore del nuovo codice del processo amministrativo. A tal proposito Andrea Orlando ha dichiarato la piena contrarieta' del PD a che il 16 settembre entri in vigore il nuovo codice e contestualmente ha chiesto al Governo il rinvio.

''La nostra contrarieta' - ha spiegato Orlando - matura alla luce delle disposizioni contenute nella manovra economica di fine luglio relative ai pensionamenti anticipati dei magistrati, alle nuove competenze assegnate ai Tar dalla direttiva ricorsi e dalla class action, alle ben note carenze d'organico del personale di magistratura e di quello amministrativo. Il rinvio e' ancor piu' necessario - ha concluso Orlando - poiche' il 15 settembre e' stata convocata la Commissione di studio per le modifiche al codice stesso, cambiamenti che appaiono evidentemente necessari a causa del frettoloso esame con il quale si e' giunti all'approvazione del testo legislativo''.

com-vlm/mcc/rob
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Di Loredana Morandi (del 09/09/2010 @ 13:25:34, in Magistratura, linkato 28 volte)
L’Anm  a  Reggio Calabria
dopo l’attentato al procuratore Di Landro
 
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg


Ieri a Reggio Calabria, alla presenza di una delegazione della Gec composta da Luca Palamara, Gioacchino Natoli, Anna Canepa e Antonio Balsamo e della Giunta distrettuale dell'Anm, si è svolta l'assemblea indetta dall’Associazione nazionale magistrati per discutere dell’attentato compiuto il  26 agosto scorso contro il Procuratore generale Salvatore Di Landro e della grave situazione di disagio degli uffici giudiziari, in particolare di quelli del distretto di corte d’appello di Reggio Calabria.

Amplissima la partecipazione all’assemblea, che ha addirittura registrato il numero di circa 800 presenti tra cui magistrati, avvocati, rappresentanti sindacali, autorità politiche, associazioni e cittadini.

Ampio risalto hanno avuto gli interventi del Presidente della Regione Giuseppe Scopelliti, del sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Raffa, dei parlamentari Angela Napoli, Andrea Orlando, Luigi Li Gotti, Roberto Occhiuto e dei magistrati Piero Grasso, Procuratore nazionale antimafia, Salvatore Di Landro, Procuratore Generale di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, Presidente del Tribunale di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Creazzo, Procuratore della Repubblica di Palmi e dei componenti del CSM Francesco Vigorito, Alberto Liguori, Mariano Sciacca oltre al segretario della giunta distrettuale Anm di Reggio Calabria, Tommasina Cotroneo.

Il presidente della giunta distrettuale Anm di Reggio Calabria, Rodolfo Palermo ha dato, altresì, lettura dei messaggi inviati al presidente dell’Anm da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del Presidente del Senato Renato Schifani, del Presidente della Camera Gianfranco Fini e del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta.

Tutti gli interventi hanno rappresento le carenze organiche e strutturali degli uffici giudiziari del territorio e la pericolosità dei fenomeni delinquenziali di criminalità organizzata.

«Perderemmo tutti se continuassimo a ritenere l’episodio del 26 agosto riferibile soltanto al procuratore Di Landro - ha dichiarato il presidente dell’Anm Luca Palamara -. I fatti accaduti colpiscono tutta la magistratura italiana . Ecco perché l’Anm ha voluto affrontare il problema non isolatamente, ma pubblicamente e collettivamente, convocando un’assemblea aperta al confronto e alla partecipazione di tutti.

L’assemblea di oggi non è un momento di scontro, ma un’occasione per lo Stato di affermare la sua presenza. C’è il rischio, però, che incontri come questo si riducano soltanto a una passerella. Per troppo tempo, infatti, questi uffici sono caduti nel dimenticatoio. Noi, invece, vogliamo che il problema della Calabria non venga trattato in una logica emergenziale, ma di normalità».

Palamara ha invitato la politica - il Governo e l’opposizione - a fare gioco di squadra per combattere insieme la ‘ndrangheta e ogni forma di collusione con essa attraverso la coerenza tra affermazioni, comportamenti e fatti.

«Abbiamo bisogno - ha continuato - di interventi seri e mirati che non mettano in secondo piano le priorità del servizio giustizia. Abbiamo bisogno di non essere delegittimati nel nostro lavoro. Occorre, inoltre, che non vengano introdotti provvedimenti che privano i magistrati di strumenti indispensabili per le indagini come quello delle intercettazioni».

Il presidente dell’Anm ha sottolineato che i magistrati vittime di vili atti intimidatori non saranno mai lasciati soli, precisando, tuttavia, che l’Associazione offrirà solidarietà e sostegno soltanto a una magistratura non docile e che non piega la testa anche davanti a indagini che sfiorano il potere.

«La nostra azione – ha concluso Palamara – sarà ispirata sempre alla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza, intese non come privilegio dei magistrati, ma come condizione indispensabile per garantire il servizio giustizia ai cittadini per i quali, ogni giorno, svolgiamo la nostra opera».

Ha concluso i lavori il Vice presidente dell’Anm, Gioacchino Natoli, il quale, dopo aver ringraziato i componenti della giunta distrettuale di Reggio Calabria per l’impegno profuso nell’organizzazione della così partecipata assemblea, ha voluto ribadire e sottolineare l’importanza dell’incontro, che, per l’elevato livello degli interventi, ha assunto il carattere di una vera e propria “agenda di lavoro”.

Ha rilevato, altresì, l’importanza dei dati e delle indicazioni offerti dai dirigenti degli uffici, che costituiranno la base del rinnovato impegno dell’Anm nella vicinanza ai colleghi del distretto calabrese, al fine di rappresentare in tutte le sedi istituzionali le loro oggettive esigenze per potere dare –al pari degli altri magistrati italiani– le doverose risposte alla domanda di giustizia che il Paese attende, in termini di efficienza e di ragionevole durata dei processi.

Roma, 8 settembre 2010
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Di Loredana Morandi (del 08/09/2010 @ 13:50:03, in Magistratura, linkato 31 volte)
L’Anm a Reggio Calabria
dopo l’attentato al procuratore Di Landro

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

Palamara: servono interventi seri e mirati


Oggi a Reggio Calabria, alla presenza di una delegazione della Gec composta da Luca Palamara, Gioacchino Natoli, Anna Canepa e Antonio Balsamo e della Giunta distrettuale dell'Anm, si è svolta l'assemblea indetta dall’Associazione nazionale magistrati per discutere dell’attentato compiuto il  26 agosto scorso contro il procuratore generale Salvatore Di Landro e della grave situazione di disagio degli uffici giudiziari, in particolare di quelli del distretto di corte d’appello di Reggio Calabria.

Amplissima partecipazione all’assemblea da parte di magistrati, avvocati, rappresentanze sindacali, autorità politiche, associazioni, cittadini.

Numerosi gli intervenuti che hanno rappresentato le carenze organiche e strutturali degli uffici giudiziari del territorio e la pericolosità dei fenomeni delinquenziali.

«Perderemmo tutti se continuassimo a ritenere l’episodio del 26 agosto riferibile soltanto al procuratore Di Landro - ha dichiarato il presidente dell’Anm Luca Palamara -. I fatti accaduti colpiscono tutta la magistratura italiana . Ecco perché l’Anm ha voluto affrontare il problema non isolatamente, ma pubblicamente e collettivamente, convocando un’assemblea aperta al confronto e alla partecipazione di tutti.

L’assemblea di oggi non è un momento di scontro, ma un’occasione per lo Stato di affermare la sua presenza. C’è il rischio, però, che incontri come questo si riducano soltanto a una passerella. Per troppo tempo, infatti, questi uffici sono caduti nel dimenticatoio. Noi, invece, vogliamo che il problema della Calabria non venga trattato in una logica emergenziale, ma di normalità».

Palamara ha invitato la politica - il Governo e l’opposizione - a fare gioco di squadra per combattere insieme la ‘ndrangheta e ogni forma di collusione con essa attraverso la coerenza tra affermazioni, comportamenti e fatti.

«Abbiamo bisogno - ha continuato - di interventi seri e mirati che non mettano in secondo piano le priorità del servizio giustizia. Abbiamo bisogno di non essere delegittimati nel nostro lavoro. Occorre, inoltre, che non vengano introdotti provvedimenti che privano i magistrati di strumenti indispensabili per le indagini come quello delle intercettazioni».

Il presidente dell’Anm ha sottolineato che i magistrati vittime di vili atti intimidatori non saranno mai lasciati soli, precisando, tuttavia, che l’Associazione offrirà solidarietà e sostegno soltanto a una magistratura non docile e che non piega la testa anche davanti a indagini che sfiorano il potere.

«La nostra azione – ha concluso Palamara – sarà ispirata sempre alla tutela dell’autonomia e dell’indipendenza, intese non come privilegio dei magistrati, ma come condizione indispensabile per garantire il servizio giustizia ai cittadini per i quali ogni giorno svolgiamo la nostra opera».

Roma, 7 settembre 2010
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Di Loredana Morandi (del 08/09/2010 @ 11:50:45, in Magistratura, linkato 27 volte)
Assemblea ANM.
“Serve azione sinergica contro le cosche”


Reggio Calabria. Vivo apprezzamento da parte del Capo dello Stato, ma anche dai presidenti di Camera e Senato per l’iniziativa promossa dall’Associazione Nazionale Magistrati e presieduta dal presidente della giunta esecutiva nazionale, Luca Palamara. Un incontro quello ospitato in un gremito auditorium Versace del Centro Direzionale che ospita, tra gli altri gli uffici della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, voluto – come spiegato dallo stesso Palamara – per sensibilizzare opinione pubblica e politica sui reali problemi del pianeta giustizia. In particolare in distretti come quelli calabresi o siciliani in cui si è costretti a lavorare tanto, ma con uomini e mezzi risicati.

Con questa iniziativa «al di là della solidarietà, vogliamo che le problematiche della Calabria e degli uffici giudiziari di tutto il Mezzogiorno vengano affrontate non nell’emergenza, ma nella normalità» ha aggiunto il regginissimo numero uno dell’ANM, richiedendo interventi mirati e di supporto all’operato degli operatori della giustizia al mondo politico rappresentato per l’occasione da una “consistente” platea di amministratori locali, regionali e parlamentari di centro, destra e sinistra. Oltre a magistrati provenienti da tutta la regione, ad una delegazione del rinnovato CSM, allo stesso procuratore generale Salvatore Di Landro, vittima il 26 agosto scorso di una vile intimidazione e agli altri magistrati reggini finiti nel mirino delle forze oscure che operano nel territorio calabrese e della provincia di Reggio, all’assemblea ha preso parte, inoltre, anche il Procuratore Nazionale Antimafia Piero Grasso.

Così come negli altri interventi, anche Grasso ha sottolineato la necessità che del problema ‘ndrangheta siano investite tutte le forze politiche attraverso l’attuazione di nuovi e condivisi strumenti giuridici. «Non si possono fare le battaglie senza le risorse» ha aggiunto.

La parola è poi passata al Procuratore generale Salvatore Di Landro. «La presenza dei colleghi di tutta Italia non può che darci forza in quest’azione di contrasto al crimine organizzato. Questi momenti – ha aggiunto – dovrebbero ripetersi e non dovrebbero essere legati solo a fatti straordinari. Si dovrebbe instaurare un vero e proprio rapporto tra Anm, Csm e la base, anche se ci rendiamo conto che farlo in tutta Italia è complicato. Ma questa è una terra particolare che richiede una presenza particolare» ha concluso Di Landro.

Francesco Chindemi
Martedì 07 settembre 2010  ore 21:17
http://www.reggiotv.it/news.php?id=16143

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06-09-2010 - Bomba Pg a Reggio, Alì: "Centinaia di adesioni a ...

Tele Reggio Calabria - ‎06/set/2010‎
Sono centinaia le adesioni alle richieste fatte dalla sezione reggina dell'Associazione nazionale magistrati al Governo e rilanciate da Francesco Alì, ...

"Quello che non ho": continua la raccolta firme

Strill.it - ‎06/set/2010‎
Vittorio) che, all'indomani dell'attentato al procuratore Di Landro, proprio durante i lavori dell'ANM, aveva invitato i cittadini onesti ad accogliere e ...
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ATTI PERSECUTORI

Configurabile il reato di stalking anche
 per le molestie tramite Facebook

Corte di cassazione - Sezione VI penale - Sentenza 30 agosto 2010 n. 32404

Linea dura della Cassazione per chi perseguita il proprio ex con messaggi minacciosi anche su Facebook. La VI Sezione penale ha confermato una custodia cautelare ai domiciliari, disposta dal tribunale di Potenza, nei confronti di un ragazzo accusato di "atti persecutori" (stalking) nei confronti della ex fidanzata.

«Continui episodi di molestie, consistiti in telefonate, invii di sms, messaggi di posta elettronica e tramite Facebook, anche nell'ufficio dove lei lavorava» avevano portato il tribunale di Lagonegro nel febbraio 2010 a disporre la custodia cautelare in carcere per l'uomo dopo la denuncia della ragazza. In riforma del provvedimento, poi, il tribunale di Potenza aveva tramutato il carcere in arresti domiciliari. L'amante, non rassegnato, aveva anche minacciato il nuovo compagno della ex spedendogli fotografie di rapporti sessuali della sua precedente relazione.

Invano l'indagato ha fatto ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del tribunale di Potenza: i supremi giudici, infatti, con la sentenza n. 32404, hanno confermato il provvedimento ritenendo tali comportamenti «minacciosi e molesti» e «gravi indizi di colpevolezza» anche i messaggi su Facebook, che avevano creato nella vittima «uno stato d'animo di profondo disagio e paura in conseguenza delle vessazioni patite».

Guida al Diritto

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/sentenza_32404.jpg


L'originale


Corte di cassazione, sezione VI penale, sentenza 30 agosto 2010 n. 32404

http://static.ilsole24ore.com/G/GuidaDiritto/binary/11918505.13/11918505.pdf


Svolgimento del processo - Motivi della decisione

SUPREMA CORTE DI CASSAZIONE

SEZIONE VI PENALE

Sentenza 16 luglio - 30 agosto 2010, n. 32404

Svolgimento del processo - Motivi della decisione

Con l'ordinanza sopra indicata, il Tribunale di Potenza ha parzialmente accolto l'istanza di riesame formulata da D. G. avverso il provvedimento del g.i.p. del Tribunale di Lagonegro in data 16 febbraio 2010, sostituendo la misura cautelare della custodia in carcere con quella degli arresti domiciliari.

All'indagato è stato contestato il reato di cui all'art. 612 bis c.p. ("Atti persecutori") nei confronti di I.N. (con la quale aveva avuto una relazione sentimentale che la donna aveva voluto interrompere), e di calunnia nei confronti della stessa e di P.S., nuovo fidanzato della I..

Avverso tale decisione propone ricorso l'indagato che deduce, con un primo motivo, "violazione di diritto", perchè non sarebbero sussistiti i gravi indizi, e i descritti comportamenti non avrebbero potuto integrare il reato contestato. Quanto alla calunnia, non erano stati sentiti due testi da lui indicati. Assume poi, con altro motivo, illogicità e contraddittorietà della motivazione. Le investigazioni erano basate sulle sole parole della I., prive di riscontri, e sulle dichiarazioni di suoi familiari. Non era stato interrogato il teste a discarico S.G. indicato dall'esponente. Le argomentazioni del Collegio non erano condivisibili, in quanto non era vero che il quadro indiziario era univoco: infatti nel 2009 era la stessa persona offesa a chiedere e ottenere "un contatto con il presunto stalker". Sostiene che le espressioni usate nella ordinanza sulla sua personalità, di connotazione particolarmente negativa (come "incapace di controllare i propri istinti"; "carattere allarmante"; "spregiudicato"; "con elevata propensione a delinquere"), nonchè quelle utilizzate per evidenziare i pericula libertatis (quali "pericolo di recidiva";

"stillicidio persecutorio") non erano in linea con la misura (come sostituita) ma semmai con la custodia cautelare in carcere (si trattava probabilmente di un errore del Tribunale che aveva utilizzato espressioni riferibili a tale C.E.).

Il ricorso è inammissibile per contenere censure di merito, oltretutto genericamente esposte, sulla valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, avverso un'ordinanza assistita da motivazione congrua e immune da censure di ordine logico.

Il Tribunale ha, infatti, ritenuto la sussistenza dei gravi indizi relativamente alla condotta del reato previsto dall'art. 612 bis c.p..

Ha correttamente osservato, in proposito, che i comportamenti persecutori erano iniziati proprio dopo la fine della relazione tra il ricorrente e la I. (****), fine che il D. S. non aveva voluto accettare e che avrebbe voluto riallacciare.

Le investigazioni hanno dato conto di continui episodi di molestie, concretatisi in telefonate, invii di sms e di messaggi di posta elettronica, nonchè di messaggi tramite internet (facebook), anche nell'ufficio dove la I. prestava il suo lavoro. Sono state poste a base del provvedimento anche le dichiarazioni della I. (motivatamente ritenuta attendibile anche per i riscontri documentali delle sue dichiarazioni), che aveva presentato varie denunce, nonchè le sommarie informazioni di diverse persone informate sui fatti. La condotta persecutoria e ossessionante dell'indagato, sempre più pressante, era anche caratterizzata dall'avere trasmesso il D., tramite facebook, un filmato che ritraeva un rapporto sessuale tra lui e la donna, nonchè dall'avere avvicinato la I., che si trovava con un collega di lavoro, con atteggiamento aggressivo, manifestando l'intenzione di picchiare l'uomo. Il D. aveva anche inviato presso l'ufficio della denunciante cinque buste contenenti compact disc con immagini intime che la riguardavano. Ciò provocava nella donna un grave stato di ansia e di vergogna che la costringeva a dimettersi. Ancora: il giorno **** l'indagato aveva indirizzato al P. S., nuovo compagno della I., una lettera fortemente ingiuriosa e minacciosa alla quale aveva allegato fotografie che riproducevano un rapporto sessuale che il D. aveva avuto con la vittima. Tutti tali comportamenti, minacciosi e molesti, concretavano, ad avviso del Tribunale, il reato contestato anche sotto il profilo del requisito della genesi di uno stato d'animo di profondo disagio e paura nella vittima in conseguenza delle vessazioni patite. Va sottolineato che il ricorrente non ha contestato specificamente uno solo dei comportamenti di vessazione individuati nella ordinanza.

Ha ritenuto il Tribunale la piena sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, con motivazione adeguata, anche in ordine al reato di calunnia in relazione alla denuncia presentata dal D. nei confronti della I. e del P. nella quale il ricorrente affermava di avere subito una estorsione da parte di quest'ultimo che gli aveva chiesto la somma di Euro 1.700 per il ritiro di una denuncia che il P. non aveva poi ritirato nonostante gli avesse consegnato la somma richiesta. Tale comportamento era ritenuto certamente calunnioso in quanto la consegna del denaro era stata smentita proprio dal teste indicato dal D., L.C..

Ha esattamente evidenziato, infine, il Tribunale che i mancati accertamenti istruttori dedotti dal ricorrente non erano idonei ad elidere il grave quadro indiziario.

Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso consegue ex art. 616 c.p.p. la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che, in relazione alle questioni dedotte, si ritiene equo determinare in Euro 1.000 (mille).

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 1.000 in favore della cassa delle ammende.

Fonte Manuela Rinaldi per Altalex

La Domanda:


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-09-08_095137_stalking_in_associazione.jpg

E per chi perseguita un comune cittadino, quale sono io, per ragioni solo lucrative? Con la presenza di ben 4 società, di cui una di fatto (Promotux snc, Top Host Srl, Azzurra.org, Aliberti Editore attuale curatore del gruppo FB), più due sedicenti associazioni ed una terza impegnata in attività dolose su Facebook  armate di siti, blog, 15 video su profili youtube e google, pagine e gruppi facebook  tutti funzionanti sarà possibile sintetizzare in diritto il reato di stalking in associazione per delinquere (612 bis + 416), stante siano documentabili addirittura due reati di peculato d'uso e malversazione di beni di proprietà dello Stato?

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Di Loredana Morandi (del 07/09/2010 @ 16:44:32, in Magistratura, linkato 31 volte)
La conferenza è in corso dalle 15:30..

Giustizia: Palamara, problema Calabria
non e' locale ma nazionale


Reggio Calabria, 7 set. (Adnkronos) - "Siamo qui per affermare il ruolo essenziale dell'associazione magistrati e di tutte le istituzioni. Vogliamo evitare che il problema della Calabria sia un fatto locale. In realta' il problema della Calabria e dei magistrati calabresi e' un problema di tutti noi, di tutti i magistrati italiani e della magistratura intera". Lo ha detto, al suo arrivo al Cedir di Reggio Calabria, il presidente dell'Anm Luca Palamara che presiedera' un'assemblea pubblica a sostegno del procuratore generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro, destinatario di un attentato dinamitardo.

"Vogliamo - ha aggiunto Palamara - al di la' delle espressioni di solidarieta', che il problema della Calabria diventi un problema di adattarsi alla normalita', non alle situazioni emergenziali". Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati ha fatto riferimento alle risorse insufficienti negli uffici giudiziari. "Vorrei che in una situazione cosi' difficile e complessa, dominata da quella che viene definita la piu' grave e feroce forma di criminalita', la 'ndrangheta, lo Stato desse una risposta costante, non emergenziale", ha continuato.

Reggio Calabria: nel pomeriggio Giunta Anm dopo bomba a pg Di Landro

Reggio Calabria, 7 set. - (Adnkronos) - Si riunira' alle 15.30 l'Associazione nazionale magistrati a Reggio Calabria, in una seduta pubblica dopo la bomba esplosa sotto l'abitazione del procuratore generale Salvatore Di Landro gia' destinatario nello scorso mese di gennaio di un'altra intimidazione. Per l'Anm parteciperanno il presidente Luca Palamara, il vicepresidente Gioacchino Natoli, Antonio Balsamo e Anna Canepa.

Ci saranno inoltre i componenti della Giunta distrettuale di Reggio Calabria, i magistrati del distretto e numerose personalita' politiche, dei sindacati e dell'associazionismo che hanno annunciato la loro partecipazione. Attorno al centro direzionale di Reggio Calabria, dove si terra' l'incontro, c'e' una stretta sorveglianza delle Forze dell'ordine.

***

'Ndrangheta: Napoli (Fli), accolgo invito a partecipare a lavori Anm

Roma, 6 set. (Adnkronos) - "Ho accolto immediatamente l'invito, formulatomi dall'Associazione nazionale magistrati, a partecipare ai lavori dell'Assemblea, indetta per domani, 7 settembre, a Reggio Calabria". E' quanto dichiara Angela Napoli, deputata di Futura e liberta' per l'Italia.

"Ritengo -continua Napoli- che da parlamentare calabrese sia necessario esprimere tutta la sincera solidarieta' all'intera magistratura reggina, sottoposta da mesi a vili intimidazioni".

"La mia partecipazione vuole essere anche un attestato ufficiale di vicinanza a tutta la magistratura italiana, che quotidianamente, e a volte anche silenziosamente, opera per garantire l'applicazione della giustizia", conclude.

***

CALABRIA: LO MORO (PD), SOSTENERE MAGISTRATI NON SOLO PER SOLIDARIETA'

(ASCA) - Catanzaro, 6 set - ''Partecipero' con convinzione, come parlamentare calabrese ma anche come ex magistrato, all'assemblea aperta convocata per il pomeriggio del 7 settembre a Reggio Calabria dall'Associazione nazionale magistrati in seguito all'attentato contro il procuratore generale Salvatore Di Landro''. Lo ha dichiarato Doris Lo Moro, deputata del Pd.

''L'iniziativa, infatti, attesta la consapevolezza dell'ANM della eccezionale gravita' della situazione in Calabria - dice Lo Moro - ed anche della necessita' di andare oltre l'azione di denuncia e il rituale della semplice solidarieta' - al quale, da tempo, io mi sottraggo- e di aprirsi all'esterno, mostrando intanto di sapersi assumere le proprie responsabilita' ''.

red-rg/mcc/lv

***

Reggio: la Fp CGIL presente all'assemblea dell'ANM

Martedì 07 Settembre 2010 08:57 - La FP CGIL, con l’intervento del Segretario Nazionale Antonio Crispi, aderisce e partecipa all’assemblea indetta dall’ANM del 7 settembre.
La categoria, già vicina  all’Associazione Nazionale Magistrati, con la quale ha sottoscritto il Patto per la Giustizia al fine di rivendicare e proporre una riforma del sistema giudiziario davvero efficiente, intende esprimere  solidarietà e vicinanza alla magistratura reggina che, in un contesto emergenziale di contrasto alla più potente organizzazione criminale, continua ad ottenere risultati straordinari nonostante le gravi carenze di uomini e mezzi.
Assieme alla altre Organizzazioni Sindacali firmatarie del Patto resterà al fianco dei magistrati per richiedere con forza che l’organizzazione, le norme, le risorse finanziarie ed umane necessarie a contrastare, combattere e vincere la ‘ndrangheta siano obiettivi prioritari del Governo.
La battaglia che si deve condurre richiede il massimo impegno da parte di tutti per ristabilire l’esercizio democratico dei diritti costituzionali di ogni cittadino calabrese.
L’escalation di atti intimidatori e la loro personalizzazione sono segnali di una connotazione terroristica allarmante, nessuno deve essere lasciato solo e nessuno può essere più inconsapevole della pervasività di un fenomeno criminale che paralizza la vita e lo sviluppo di una società  che voglia definirsi civile.  
La delegazione FP CGIL calabrese sarà guidata dal Segretario Regionale Alfredo Iorno.

Strill.it - Alessandra Baldari
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Che si tratti di un terribile omicidio di camorra, che fa sanguinare la ferita sempre aperta dello stragismo dell'Idra senza testa, sono convinta. Ma, contrariamente a quanto afferma il falso anticamorrista Saviano, per la beatificazione del defunto attenderei le indagini degli inquirenti. Specie poi di questi tempi e in politica... L.M.

Vassallo/ Procuratore Vallo:

Fascicolo di indagini molto corposo

Già effettuati da Pg numerosi accertamenti su delitto

Il fascicolo sulle indagini dell'assassinio del sindaco di Pollica (Salerno), Angelo Vassallo, è già corposo e non tutti gli atti sono giunti a Salerno, dove l'inchiesta è stata trasferita per competenza. "La polizia giudiziaria - ha detto il procuratore capo di Vallo della lucania ed ex titolare delle indagini, Giancarlo Grippo - ha già effettuato numerose attività d'indagine. Durante il vertice di questa mattina a Salerno  - ha aggiunto - abbiamo ritenuto opportuno trasferire i fascicoli alla Direzione distrettuale antimafia". Nelle prossime ore tutta la documentazione raccolta finora dagli investigatori di Vallo, sarà trasferita sulle scrivanie dei magistrati antimafia di Salerno.

Sindaco ucciso: inchiesta passa alla Dda

Decisione presa dopo vertice tra investigatori e magistrati

L'inchiesta sull'omicidio del sindaco di Pollica (Salerno), Angelo Vassallo, passa alla Dda di Salerno. "Ci sono elementi che suggeriscono un coinvolgimento della Dda. E' stata una decisione congiunta", ha dichiarato il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Vallo della Lucania, Giancarlo Grippo, alla sua uscita dal Palazzo di giustizia di Salerno, dove si è tenuto un vertice tra investigatori e magistrati inquirenti.

Atti inchiesta trasferiti a Procura antimafia Salerno

Procuratore Roberti: Dda competente su indagini omicidio sindaco

Gli atti dell'inchiesta sull'omicidio del sindaco di Pollica (Salerno), Angelo Vassallo, saranno trasferiti alla Procura di Salerno. Lo ha confermato all'Apcom il procuratore capo Franco Roberti. "L'inchiesta - ha riferito - passa alla direzione distrettuale antimafia di Salerno che ne è competente". Il capo della Procura, al momento, non ha indicato il nome del sostituto che si occuperà del caso. La decisione è stata assunta al termine di un vertice che si è svolto negli uffici del procuratore di Salerno, Franco Roberti, e alla quale hanno partecipato i pm Rosa Volpe e Vallerdina Cassanelli, il dirigente della Dia di Salerno  Claudio de Salvo, il procuratore capo di Vallo della Lucania Giancarlo Grippo e il pm Alfredo Greco. Presenti, inoltre, lo stesso Roberti, il questore di Salerno Antonio De Jesu e il prefetto di Salerno  Sabatino Marchione. A prendere parte ai lavori anche il tenente colonnello dei Ros Rubino Tommassetti e il tenente colonnello Francesco Merone, comandante del nucleo investigativo del reparto provinciale di Salerno. Saranno dunque unificati tutti i fascicoli redatti nelle ultime ore e l'indagine sarà coordinata dagli uomini della Dda, l'ufficio che si occupa delle indagini sulla criminalità organizzata. Le modalità dell'agguato ed alcuni elementi raccolti sull'omicidio hanno, infatti, ritenuto necessario lo spostamento dell'indagine.

Sindaco ucciso da 9 proiettili, indagini a tutto campo

La salma trasferita a ospedale Vallo della Lucania per autopsia

Sono stati nove colpi calibro 9x21 ad uccidere Angelo Vassallo, il sindaco 57enne di Pollica, comune del Cilento. I carabinieri del reparto operativo di Salerno  e i colleghi della compagnia di Vallo della Lucania hanno, da poco, avuto l'autorizzazione da parte del magistrato di rimuovere il cadavere rinvenuto nella tarda serata di ieri in località Cerza Longa, a poca distanza dall'abitazione del sindaco. Il cadavere, crivellato di colpi alla testa e al collo era in una pozza di sangue all'interno di un'Audi A4 sul ciglio della strada. A rinvenire il corpo senza vita di Vassallo la moglie che, preoccupata per il suo ritardo, ha iniziato le ricerche. Nelle prossime ore sarà effettuata l'autopsia presso l'ospedale di Vallo della Lucania dove è stato trasportato il cadavere. Le indagini, coordinate dalle Procure di Salerno  e di Vallo della Lucania, per il momento non hanno avuto esito. Secondo quanto si apprende continuano ad essere tutte le piste battute dagli investigatori per risalire al movente e agli autori del brutale assassinio. Le modalità fanno pensare ad un agguato di stampo camorristico, ma non si esclude alcun movente. Per il momento i carabinieri e i magistrati stanno ascoltando i parenti, i conoscenti e i collaboratori del sindaco che, secondo quanto si è ribadito da più fonti, era una persona benvoluta da tutti. Intanto il Comune di Pollica  ed anche le frazioni di Acciaroli e Pioppi sono sconvolte. Gli abitanti sono increduli per quanto accaduto e in segno di lutto i negozianti hanno abbassato le saracinesche dei propri esercizi commerciali. Chiusi anche bar e ristoranti nonostante la famosa località balneare in provincia di Salerno sia ancora frequentata da turisti e villeggianti.
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Di Loredana Morandi (del 07/09/2010 @ 07:18:59, in Magistratura, linkato 32 volte)
Critica a Palamara...

C'è del bene nel processo breve



di Guido Salvini

Non appena conclusa la tregua estiva, il Presidente dell’Anm Palamara, con un tono che non ammette repliche, ha attaccato Alfano intenzionato a rimettere mano al processo breve. Un’esternazione discutibile. L’Anm è una semplice associazione privata tra magistrati, senza rilievo istituzionale, non chiamata a dare, e in modo così rude, pareri sulle leggi.

Un osservatore esterno, in viaggio nel nostro Paese, annoterebbe sul suo block notes che l’Anm è, a quanto comprende, la maggior forza di opposizione, forse quella che si nota di più sui media. Dato che faccio parte di quella negletta minoranza di magistrati non iscritti, per spirito di indipendenza, all’Anm, il suo Presidente non ha parlato anche a mio nome e resto libero di dire quello che penso.

Il trucco del processo breve stava nella norma transitoria, che lo applicherebbe in modo rigido anche ai processi già iniziati e sembra ritagliata sulle esigenze di Berlusconi di azzerare le pendenze giudiziarie. Su questo siamo d’accordo con l’Anm.

Ma il processo breve non è in sé uno scandalo, potrebbe essere una spinta a giudicare in tempi ragionevoli: 3, 4 e anche 5 anni nei reati di mafia, per finire i processi di primo grado non sono termini capestro e lasciano il tempo per dibattimenti ben fatti.

Per concludere gli appelli sono poi previsti 2 o 3 anni e qui il processo breve può aiutare a sciogliere un nodo e impedire di restare imputati a vita o vittime di reati in eterna attesa di giustizia. In appello tutto è in teoria più semplice, si sentono raramente i testi e ci si limita a rivisitare il lavoro precedente, eppure il tempo di attesa oggi è infinito.

A Milano, che è tra le maglie nere dei ritardi, i fascicoli restano negli scaffali per anni e anni e, dato che non tutti i processi hanno la fortuna di viaggiare spediti come il processo Mills, ci si può trovare giudicati per una bancarotta, un omicidio colposo o un reato in famiglia a 10 anni dai fatti.

A questa impasse sarebbe giusto dare un’accelerazione e se il ministro darà corso agli stanziamenti straordinari, promessa da marcare stretta, è forse una scommessa che vale la pena di affrontare.
Nessuno però, né il ministro né l’Anm, ha avuto sinora il coraggio di proporre soluzioni nuove quali la riduzione dei collegi d’Appello da 3 giudici a 1, come suggerisce Pisapia nel libro “In attesa di giustizia”, recuperando così centinaia di magistrati, o quali affidare la verbalizzazione delle udienze pomeridiane a praticanti avvocati o dipendenti pubblici in pensione in modo da moltiplicare i processi conclusi.

La mancanza di mezzi e di cancellieri è una realtà ma spesso anche l’alibi su cui ci si adagia. A Milano, non solo il sabato ma anche il lunedì e il venerdì le aule di appello sono quasi sempre chiuse e non si assiste in genere ad una attività frenetica. Con qualche soluzione originale anche i magistrati dovrebbero produrre di più. Forse è per questo che si preferisce solo lamentarsi.

Anche gli avvocati dovrebbero fare la loro parte: accettare una buona volta che gli assistiti di fiducia siano automaticamente domiciliati preso i loro studi, come già avviene oggi per le persone offese, evitando, con un aumento del loro impegno, quella corsa alle notifiche agli imputati in ogni parte di Italia che oggi è causa non secondaria di rinvii e ritardi.

Il sistema sarebbe poi perfetto se si aggiungesse che dopo l’appello non matura più alcun termine di prescrizione liberando così la Cassazione da migliaia di ricorsi inutili e pretestuosi.

È probabile che la preoccupazione del ministro sia disattivare i processi contro il Presidente del Consiglio, grazie alla norma transitoria, anche a prezzo di sacrificare migliaia di altri processi. Ma è altrettanto probabile che il pensiero della magistratura associata, nemmeno troppo celato, sia quello di portare a sentenza e magari a una condanna simbolica il suo principale antagonista, senza ammettere però che mantenere la situazione attuale significa, non diversamente dal progetto avversario, accettare la morte per congelamento in appello di una sterminata massa di fascicoli e non impegnarsi a lavorare di più.

Tra due litiganti che non dicono veramente quello che pensano e ciascuno dei quali porta acqua, con attacchi pregiudiziali, al mulino dell’avversario, è davvero difficile scegliere. Intanto ci rimettono, come sempre, i processi lontani dai media e i cittadini comuni.

giovedì, 2 settembre 2010
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/254760/
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Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 19:03:55, in Magistratura, linkato 10 volte)

PROBLEMI GIUSTIZIA,
INTERVISTA AL PM COSIMO FERRI


di GREGORIO NAPOLI

L'allarme lanciato dal Procuratore capo della Repubblica presso il Tribunale di Bari, Antonio Laudati, sulle carenze di organico della Procura e del Tribunale del capoluogo, assolutamente insufficiente a garantire il controllo dei fenomeni criminali in città, ha iniziato a smuovere le acque. A dare forza alle parole del Procuratore sono giunti anche gli ultimi episodi di criminalità verificatisi nei giorni scorsi nei quartieri San Paolo e Japigia.

Il sindaco di Bari, Michele Emiliano, ha pertanto chiesto al Prefetto, Carlo Schilardi, la convocazione urgente del Comitato provinciale per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica alla presenza del Procuratore Laudati.

Sull'argomento il Clandestinoweb ha intervistato il magistrato Cosimo Ferri, già componente del Consiglio superiore della Magistratura e uomo forte di Magistratura indipendente, la corrente uscita vincente alle ultime elezioni per il rinnovo dell'organo di autogoverno delle toghe.

Giudice Ferri, cosa ne pensa delle dichiarazioni del suo collega Laudati?

L'allarme lanciato dal procuratore di Bari non deve essere sottovalutato perche' in modo trasparente ha evidenziato le difficolta', i disagi di un ufficio giudiziario importante come quello del capoluogo pugliese che purtroppo oggi non sono inferiori a quelle di tanti altri uffici sia giudicanti che requirenti.

Dunque il problema va ben oltre Bari?

Non possiamo fare finta di niente ma dobbiamo confrontarci con la realta'. Csm ed Anm dovrebbero fare un censimento e capire quanti sono i procedimenti che rimangono accantonati a causa dell'enorme mole di lavoro, della mancanza di risorse, dei vuoti di organico che riguardano sia il personale amministrativo che quello della magistratura. Occorre fare chiarezza ed e' necessario definire i carichi di lavoro e le possibilita' effettive di smaltirlo. La recente finanziaria ha ulteriormente peggiorato la situazione stimolando le domande di pensionamento di cancellieri e magistrati. E' evidente che i dirigenti per organizzare il lavoro del proprio ufficio debbano fissare dei criteri di priorita', adottare precise scelte organizzative e concentrarsi su cio' che si vuole realmente definire. Tra l'altro occorre uno stretto collegamento organizzativo tra uffici requirenti e giudicanti per programmare I tempi e la quantita' di lavoro che puo' essere definita. Oggi si va avanti grazie al grande lavoro ed alla straordinaria professionalita' della magistratura togata ed anche quella onoraria, dell'avvocatura, del personale amministrativo e delle forze dell'ordine che con sacrifici personali stanno facendo miracoli. E' utopia pensare che in questo stato di cose tutto venga definito celermente. Ne sono conferma le numerose pronunce di prescrizione, il numero sempre piu' elevato delle pendenze, l'aumento delle iscrizioni di notizie di reato, I tempi di definizione dei procedimenti civili e penali in primo grado ed in appello, le condanne dell'Italia per la c.d. legge Pinto. Il procuratore di Bari ha avuto il coraggio di dirlo. L'esperienza ci porta ad avere cognizione della difficolta' che molte procure riscontrano nel trattare di fatto tutte le notizie di reato, soprattutto in quegli uffici giudiziari dove la situazione di organico e di risorse e' disastrosa.

La sua è una analisi piuttosto cruda

La coperta e' cortissima ed i cittadini sono sempre piu' sfiduciati. E' giunto il momento di un confronto franco e risolutivo tra politica e magistratura, nel rispetto del principio di leale collaborazione e di quello di obbligatorieta' dell'azione penale. Tutti i cittadini hanno diritto ad avere una giustizia certa e celere. Intervenire negando questo stato di cose allontana la risoluzione dei problemi.

Clandestino web
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Di Loredana Morandi (del 05/09/2010 @ 18:07:09, in Magistratura, linkato 35 volte)
Toghe, profondo rosso


Giorgio Mottola

GIUSTIZIA. Si parla ogni giorno di processo breve ma i fondi promessi da Alfano non sono ancora arrivati. A Napoli i pm sono costretti a pagare la benzina, a Palermo carta e toner, mentre a Torino mancano i cancellieri.

La maggioranza si affanna da mesi per trovare una quadra sul processo breve. Il ministro Alfano lo racconta ai giornalisti come il vero e unico remedium malorum della giustizia italiana. Prova a convincere i finiani promettendo nuovi fondi. Ma Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati, ha fatto ricorso ieri ai numeri per spiegare che l’emergenza in realtà sta da un’altra parte: «In Italia ci sono circa 9 milioni di procedimenti giudiziari in corso. Questa è la vera questione che secondo noi la politica dovrebbe affrontare».
 
Un carico di lavoro, che viene fronteggiato ormai con mezzi quasi di fortuna. Alla procura di Napoli sono i magistrati a dover rifornire di benzina le automobili di servizio; a Palermo comprano la carta e il toner per le stampanti; a Enna è rimasto un solo pm, Calogero Ferrotti, che per questo motivo a dicembre ha rimandato il pensionamento; a Treviso gli organici sono talmente al minimo che è stato l’Ordine degli avvocati a minacciare lo sciopero se non si provvede a nuove assunzioni; e nelle altre le procure di Italia  la situazione non è migliore: chi va in pensione solo raramente viene sostituito.
 
Criticità che divengono ingestibili alla luce del dato che Palamara faceva presente: l’Italia è in Europa lo Stato con il più alto numero di processi. Sono pendenti 5,5 milioni procedimenti civili e 3,2 milioni nell’ambito penale. Da qui nascono i dubbi dei giudici italiani sulla possibilità che il processo breve possa portare davvero lenimento alla situazione dei tribunali italiani. Nelle ultime due finanziarie del governo Berlusconi i soldi destinati alla giustizia sono sistematicamente diminuiti. Alfano, a metà agosto, aveva però annunciato di aver trovato la soluzione: «Grazie alle proprietà confiscate alla mafia e confluite nel Fondo unico della giustizia copriremo i tagli effettuati nelle ultime manovre. In questo modo, il ministero della Giustizia e il ministero dell’Interno saranno cosi sostanzialmente esenti da tagli», fu la promessa del guardasigilli cui si aggiunse quella sugli stanziamenti d’emergenza a copertura della riforma del processo breve.
 
A distanza di un mese le cose non sembrano essere cambiate molto. Il procuratore di Napoli Giandomenico Lepore lancia l’allarme: «Siamo ridotti all’osso. Non abbiamo più i soldi nemmeno per pagare la benzina delle auto blindate. Il ministro parla di fondi per far partire il processo breve, ma io credo che in questo momento è più importante pensare alle spese essenziali per far andare avanti i procedimenti ordinari. Se partisse ora la riforma che ha in mente Alfano, noi saremmo ancora più lenti e più in emergenza di quanto non lo siamo ora».
 
Stessa situazione a Palermo, il sostituto procuratore Antonio Ingroia racconta infatti: «Non siamo alla bancarotta ma ci siamo molto vicini. Ormai ci troviamo costretti a pagare i trasferimenti di tasca nostra, i rimborsi sono fermi da anni. Dobbiamo economizzare sulla carta, stampanti, toner, pc e fax. Da anni non ci sono i fondi per gli straordinari».
 
Spostandosi a Nord il disagio non cambia: «Sono pienamente d’accordo - dice il procuratore di Torino Giancarlo Caselli - con le parole di Palamara. Facciamo fatica in ogni settore. Siamo sotto organico in modo drammatico. Ci mancano segretari, cancellieri, il carico di lavoro è diventato per molti materialmente insostenibile. Il processo breve così è stato formulato è una pura espressione verbale. Se non è accompagnato da importante investimenti non è soltanto un progetto velleitario ma punta in realtà a scardindare l’obbligatorietà dell’azione penale».  

Terra news
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