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 Lydsia ...... di Lunadicarta
 
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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Dimissioni Italo Materia - Sonia Alfano (idv):
Poca trasparenza da parte mia? Io ho solo letto atti pubblici



"Non intendo commentare le dichiarazioni rilasciate da Italo Materia nè accettare i suoi ridicoli aut aut". Sono state queste le prime parole di Sonia Alfano, candidata indipendente alle elezioni europee nelle liste di Italia dei Valori, dopo la conferenza stampa di ieri del dimissionario procuratore capo di Reggio, Italo Materia.
"Senza entrare nel merito delle incomprensibili scelte personali del dott. Materia, ci tengo a precisare che il celeberrimo "banchetto informativo", più volte menzionato da Materia ed indicato come causa scatenante delle sue dimissioni, è un iniziativa non riconducibile a me  - ha spiegato Alfano - come è stato più volte spiegato dagli stessi promotori di quel banchetto:

"Al fine di porre fine a ricostruzioni e ipotesi "fantapolitiche" - afferma Giovanni Favia, candidato Sindaco di Bologna con la lista "Bologna a Cinque Stelle" - voglio chiarire che Sonia Alfano e gli Amici di Beppe Grillo di Reggio Emilia non sono responsabili dell’iniziativa-banchetto indetto a Bologna e poi ritirata (accettando le osservazioni della Procura di Bologna) sulla nota vicenda dell’elezione del Procuratore Generale della nostra città. Le mie intenzioni - prosegue ancora Favia - erano semplicemente informative".

"Dunque Materia ha mancato il bersaglio - chiosa Alfano - poichè io non ho alcuna responsabilità in merito a quell'iniziativa.

Sulla richiesta di "trasparenza" avanzatami dal dott. Materia - ha affermato Sonia Alfano rispondendo alle affermazioni del magistrato - posso solo affermare che di trasparenza ne ho usata a iosa: ho portato alla conoscenza degli emiliani fatti e vicende di ingente rilevanza quantomeno deontologica, relative al proprio Procuratore Capo che fino a quel momento erano sconosciute ai più. E, nel leggere le parole proferite da Materia, non c'è nulla di poco trasparente. Se qualcuno o se lo stesso Materia intravedono qualcosa di poco trasparente in tutta questa vicenda - afferma ancora Alfano - che vadano a ricercare il torbido nel contenuto di quelle parole piuttosto che in chi le ha lette".

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Di Loredana Morandi (del 29/04/2009 @ 10:35:54, in Magistratura, linkato 1477 volte)
Giustizia: Sì a 'nuovo' processo civile, cambia filtro Cassazione

Voto unanime sull'articolo, ma restano distinguo su riforma


Roma, 29 apr. (Apcom) - La Camera dei Deputati ha approvato oggi la parte del ddl manovra che contiene le nuove regole per il processo civile. Il testo, diverso da quello passato al Senato, deve tornare a palazzo Madama per la terza lettura ma, almeno sul filtro per l'accesso delle cause civili alla Corte di Cassazione, i nodi sono stati sciolti e l'articolo del ddl cosiddetto manovra che lo contiene è stato votato all'unanimità. Eppure, lo spirito bipartisan su questo specifico argomento non ha intaccato la contrarietà delle opposizioni alla riforma nel suo complesso.

Il Pd ha infatti sollevato numerose critiche soprattutto sulle deleghe per il riordino dei riti civili ottenuta dal Governo, mentre l'Idv ha annunciato, per bocca di Federico Palomba, un'opposizione dura a questa riforma, che ancora una volta svilisce la giustizia". Nel merito, il nuovo filtro per l'accesso alla Suprema Corte stabilisce soltanto due casi di ammissibilità del ricorso, mentre la 'vecchia' formulazione parlava di "ammissibilità del ricorso":

"Il ricorso è inammissibile - si legge nella nuova formulazione - quando il provvedimento impugnato ha deciso le questioni di diritto in modo conforme alla giurisprudenza della Corte e l'esame dei motivi non offre elementi per confermare o mutare l'orientamento della stessa; quando è manifestatamente infondata la censura relativa alla violazione dei principi regolatori del giusto processo". Inoltre, il filtro si baserà su principi oggettivi prestabiliti mentre prima - era la critica diffusa che arrivava anche dagli operatori della giustizia - era più discrezionale.

A decidere sull'inammissibilità inoltre non sarà più un collegio di tre magistrati, come previsto dalla vecchia formulazione, ma un'apposita sezione della Suprema Corte composta da magistrati appartenenti a tutte le sezioni. Invariate rispetto al testo di palazzo Madama le altre parte della riforma, che riguardano l'introduzione delle testimonianze scritte, la redazione da parte del giudice di un calendario del processo e sanzioni a chi introduce "procedure o tattiche" per allungare inutilmente i tempi della trattazione della causa in udienza. Infine, richiesta ai giudici di redigere sentenze sintetiche e quindi più rapide e riordino, delegato al governo, dei riti, che oggi sono oltre 27 e che il Guardasigilli Angelino Alfano vuole ridurre considerevolmente.

TESTIMONIANZA SCRITTA: Il giudice, su accordo delle parti e tenuto conto della natura della causa e di ogni altra circostanza, può disporre di assumere la deposizione chiedendo al testimone di fornire per iscritto e nel termine fissato, le risposte ai quesiti su cui deve essere interrogato. Se il testimone si astiene ha l'obbligo di sottoscrivere comunque il modello indicando generalità e motivi di astensione. Se non spedisce la testimonianza nel termine stabilito può essere condannato a pena pecuniaria. Esaminate le risposte, il magistrato può sempre disporre che il teste sia chiamato a deporre davanti a lui o davanti al giudice delegato.

CALENDARIO DEL PROCESSO Il giudice, quando provvede su richieste istruttorie, sentite le parti e tenuto conto della natura, dell'urgenza e della complessità della causa, fissa il calendario del processo indicando le udienze successive e gli incombenti che verranno espletati. I termini fissati nel calendario possono essere prorogati, anche d'ufficio, quando sussistono gravi motivi sopravvenuti. La proroga deve essere richiesta dalle parti prima della scadenza dei termini.

MISURE DI ACCELERAZIONE Sanzioni per chi allunga i processi con condotte dilatorie, si introduce il procedimento sommario di cognizione e la possibilità di pronunziare sentenze civili sintetiche.
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Sonia Alfano (idv): Rinvio a giudizio Maniaci.

L'Ordine dei Giornalisti lancia un triste messaggio


"Resto esterrefatta davanti alla solerzia dell'ordine dei giornalisti nel costituirsi parte civile nel processo contro Pino Maniaci, il giornalista senza tesserino più volte minacciato dalla mafia e denunciato per esercizio abusivo della professione".

Così Sonia Alfano, candidata indipendente nelle liste di Italia dei Valori, che in una nota esprime il suo dissenso verso la decisione presa dall'ODG in merito al processo contro il fondatore di TeleJato.

"Mi domando - prosegue Alfano - perchè la costituzione di parte civile non è stata adottata per tutti i processi contro esecutori e mandanti dei delitti dei giornalisti uccisi dalla mafia. Tralasciando i dettagli del rinvio a giudizio di Maniaci, l'ODG, con questa decisione, lancia un triste messaggio.


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www.soniaalfano.it
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2009 @ 10:28:12, in Politica, linkato 1013 volte)
Intercettazioni Rita Borsellino: Inchieste su mafia a rischio

Intervenga il ministero della giustizia

Palermo, 28 apr. (Apcom) - "La macchina della giustizia non si può fermare. Non si può correre il rischio di bloccare le più delicate inchieste contro la mafia e la criminalità organizzata in corso nelle Procure italiane. Basti pensare che i beni sequestrati alla mafia nel 2008, anche grazie al supporto delle aziende del comparto intercettazioni, hanno raggiunto i 2,4 miliardi di euro.

E' necessario un intervento immediato del ministero della Giustizia che saldi i debiti con le aziende che curano le intercettazioni". Così Rita Borsellino, candidata capolista del Partito Democratico alle elezioni europee nel collegio Sicilia-Sardegna, commenta il crac del sistema delle intercettazioni che rischia il blocco per via della grave situazione economica dovuta al mancato pagamento delle fatture dal 2003 al 2008 da parte del ministero della Giustizia alle Procure.

"Il sistema delle intercettazioni rischia il collasso, se il ministero della Giustizia non interviene immediatamente per saldare il debito di 450 milioni alle aziende associate I.L.I.I.A che minacciano lo sciopero. Da tempo ormai queste aziende hanno segnalato i buchi economici che devono sostenere. Una situazione finanziaria insostenibile che grava oltre che sul livello occupazionale, con oltre 200 licenziamenti nell'ultimo mese, anche sull'andamento di importanti inchieste di mafia".
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Proposta: e se facessimo una indagine su come realmente queste Aziende spendono i soldi dello Stato?

28/4/2009 (12:46) - RIVOLTA DELL'ASSOCIAZIONE ILIIA

Intercettazioni, aziende senza soldi
"Da oggi stop a nuove inchieste"

Le società che assicurano i servizi tecnici lanciano un ultimatum: «Pronti a bloccare anche quelle in corso se entro dieci giorni non si deciderà come saldare il credito»

ROMA - Da oggi stop alle intercettazioni per le nuove inchieste, ma a rischio sono le attività per tutte le altre indagini in corso, anche quelle più delicate sulla grande criminalità organizzata, se entro dieci giorni i ministeri della Giustizia e dell’Economia non si siederanno a un tavolo per decidere come saldare il credito di 450 milioni di euro vantato dalle società che assicurano i servizi tecnici: è l’ ultimatum lanciato dall’ Associazione Iliia, che riunisce più di cinquanta delle 120 aziende del settore. La decisione è stata comunicata a tutti i procuratori d’ Italia con una lettera in cui le società ricordano che nessuna risposta è venuta finora alle richieste di sanare un «buco» che si è accumulato dal 2003.

È una situazione che - fanno notare - ha già prodotto il licenziamento di 200 dipendenti su un totale di 2500 persone impiegate. «Noi non facciamo intercettazioni - ha chiarito il presidente di Iliia, Oscar Roje - ma ci occupiamo della progettazione e dell’istallazione degli impianti e dei sistemi di controllo video, per le intercettazioni telefoniche e ambientali, e la localizzazione di vetture. Oggi siamo a un punto di non ritorno: le aziende non sono più in grado di affrontare nuovi lavori, pagare la strumentazione e i dipendenti». Il messaggio, sottolinea Roje, riguarda in particolare il ministero della Giustizia che «non ha dato risposte e non ha mai stanziato i finanziamenti necessari». «Ci sentiamo uomini dello Stato non semplici imprenditori - hanno spiegato i responsabili delle aziende -. Noi abbiamo un cliente unico: lo Stato. Fino al 2006 a pagare erano le Poste che anticipavano i fondi. Con il decreto Bersani l’ente erogatore è cambiato e, anche per i tagli alle voci di bilancio dei ministeri, siamo rimasti senza fondi».

Tenendo presente che i costi variano da una indagine all’ altra e che intercettare un indagato a Palermo è molto diverso che farlo a Milano, la «localizzazione» di una persona (telecamere, microscospie, collocazione, manutenzione e sostituzione di impianti, escludendo l’ attività di ascolto e il traffico telefonico) costa circa 120 euro al giorno. È una «voce» che pesa per il 40 per cento nel capitolo intercettazioni delle spese di giustizia. «Bisogna tenere presente - hanno sottolineato i responsabili di Iliia - che ogni anno le aziende del settore svolgono 200 mila interventi, con un fatturato di 350 milioni di euro, per istallare, assicurare il supporto tecnico e le riparazioni. Lo Stato si affida a noi perchè non è in grado di cambiare soggetto: servono materiali, assunzione e formazione di personale specializzato che abbiamo maturato in 15 anni di attività svolta sul territorio».

È questo il motivo dell’ anomalia italiana: le aziende colmano un vuoto mentre all’ estero questo tipo di servizi viene assicurato da singoli settori dell’ amministrazione dello Stato. «In questi anni - ha spiegato Roje - le società italiane hanno sviluppato in proprio attrezzature e know how. Nel campo dell’ intelligence, siamo al primo posto tra i produttori a livello mondiale ma siamo in grave difficoltà e stiamo perdendo questo mercato».

La Stampa
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Di Loredana Morandi (del 29/04/2009 @ 09:20:37, in Magistratura, linkato 1181 volte)
29/4/2009 (13:10) - L'INTERVENTO AL PLENUM DEL CSM
"Giustizia, la situazione è gravissima"
L'allarme del Pg della Cassazione:
«Bisogna adeguarsi a Strasburgo»
ROMA - La giustizia in Italia è «in una situazione gravissima, tremenda. Se non ci sarà un adeguamento ai canoni di Strasburgo non c’è avvenire per la magistratura» nel nostro Paese. A lanciare l’allarme è il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito. Intervenendo stamattina al plenum del Csm, il "numero uno" dei Pm italiani ha rivolto un appello proprio all’organo di autogoverno delle toghe sollecitandolo a mobilitarsi al suo massimo livello e ad inviare una delegazione alla Corte e al Comitato dei ministri di Strasburgo.

Un’iniziativa, ha spiegato il Pg, della quale c’è «assoluta necessità»: «La situazione italiana degrada di giorno in giorno davanti agli organi di tutela di Strasburgo, è gravissima», ha avvertito Esposito richiamando le condanne che l’Italia continua ad accumulare a causa dei tempi troppo lunghi dei processi.
Di fronte a questa situazione, e la sollecitazione della quale Esposito si è fatto interprete, il Csm deve intervenire «seppure in zona Cesarini», inviando a Strasburgo una delegazione «la più ampia possibile, guidata dal vicepresidente». Da parte sua, il numero due di Palazzo dei Marescialli, Nicola Mancino, ha accolto la proposta intendendola come una «raccomandazione».

La Stampa
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Associazione Nazionale Magistrati



Il rinnovamento parte dalla scelta dei dirigenti


Il dibattito dell’Associazione magistrati a Catanzaro


«Non soltanto l’efficienza del servizio giustizia; anche la questione morale passa per la scelta meritocratica dei dirigenti degli uffici». In estrema sintesi è questo il messaggio rilanciato a Catanzaro giovedì 23 aprile, dal presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, nel dibattito organizzato in collaborazione con la sezione distrettuale dell’Anm presieduta da Alberto Filardo (presidente di sezione del tribunale di Catanzaro) e al quale hanno partecipato i componenti togati del Csm Giuseppe Maria Berruti e Vincenza Maccora, il presidente del tribunale di Reggio Calabria, Luciano Gerardis, il procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, con il giornalista Pietro Melia, inviato della sede regionale Rai di Cosenza. Della giunta Anm erano altresì presenti il vicesegretario generale Silvana Sica, Antonio Balsamo, Piergiorgio Morosini, Roberto Rossi e Gaetano Sgroia.

Tra i molti presenti nell’Aula messa a disposizione dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Catanzaro, nella sede della Corte d’appello, c’erano il presidente della Corte d’appello Pietro Serena, il procuratore generale Dolcino Favi, il procuratore Antonino Vincenzo Lombardo; i procuratori di Cosenza, Dario Granieri, e di Vibo Valentia, Mario Spagnuolo; l’avvocato generale di Reggio Calabria, Salvatore Di Landro; i presidenti dei tribunali di Cosenza, Renato Greco, e di Paola, Domenico Introcaso; i giudici Maria Antonietta Onorati, presidente di sezione a Cosenza, Massimo Lento, consigliere di Corte d’appello a Catanzaro, e Patrizia Morabito, presidente distrettuale del Movimento per la giustizia.

È noto che il dibattito sul ruolo e l’attività dei dirigenti degli uffici giudiziari era tornato alla ribalta, lo scorso autunno, proprio per le vicende e le inchieste giudiziarie che hanno coinvolto le procure di Salerno e Catanzaro, e la procura generale del distretto calabrese.

In marzo un analogo dibattito si era svolto a Salerno. Ai colleghi di entrambi distretti l’Anm ha voluto manifestare l’attenzione e la vicinanza dell’Associazione, di fronte a questioni di grande importanza e delicatezza, non prive di sofferenze personali e professionali, in territori e realtà obiettivamente difficili, sia sul piano ambientale, sia sul piano organizzativo e degli organici scoperti, soprattutto negli uffici di procura.

Ovviamente anche a Catanzaro non si voleva entrare nel merito delle vicende, e non lo si è fatto; né si intendeva aggiungere nulla a quanto scritto in tre delibere dall’intera giunta dell’Anm, e in particolare il 10 dicembre 2008. «Noi abbiamo ritenuto di dover prendere posizione - ha esordito Palamara - perché abbiamo un modello di magistratura che prevede il rispetto delle regole. Questo abbiamo detto, questo abbiamo scritto, di questo siamo convinti». Fatta questa premessa, Palamara ha raccolto quella che è stata definita la sfida del rinnovamento, individuando la risposta «nella scelta della dirigenza, e cioè la nomina dei capi degli uffici ancorata non all’anzianità, ma alla professionalità». Una professionalità non soltanto e non tanto giuridica, quanto “specifica”, capace di affrontare le necessità organizzative, le situazioni di incrostazione, inefficienza e scarsa trasparenza, talvolta presenti; con attitudini al dialogo, al confronto con i colleghi, alla valorizzazione delle loro capacità e al coinvolgimento nelle scelte e nell’adozione dei protocolli più adatti per ciascun ufficio; un’indipendenza riconosciuta, un’adesione piena alla cultura delle regole.

In questi criteri trova attuazione anche il “superamento delle appartenenze”, sul quale da tempo insiste l’Anm. In altre parole occorre scegliere in ogni situazione “il migliore”, con un salto di qualità nella selezione dei nuovi dirigenti e nella verifica del loro operato.

Che il Consiglio superiore intenda operare le sue scelte in sintonia con questi indirizzi; e che anzi abbia già avviato questa azione, anche per dare attuazione non formale ai nuovi criteri di valutazione e alla temporaneità degli incarichi direttivi, lo ha confermato il presidente della commissione Incarichi direttivi del Csm, Giuseppe Maria Berruti; che tuttavia non ha nascosto la inadeguatezza dei fascicoli personali dei magistrati già in servizio, compilati essenzialmente con autorelazioni sempre inclini all’eccellenza, e privi di osservazioni significative da parte dei consigli giudiziari, il cui ruolo è divenuto importantissimo e sarà decisivo per il successo o il fallimento del rinnovamento.

Il componente del Csm si è detto consapevole e convinto che alcune riforme attuate o perseguite non hanno a cuore tanto il funzionamento della giustizia e il suo miglioramento, quanto l’indebolimento della pubblica accusa e il controllo della magistratura. Ma ritiene che il Csm e i magistrati abbiano il dovere di affrontare i propri comportamenti e le proprie responsabilità, anziché insegnare alla politica come si dovrebbe fare “buona politica”; o rifugiarsi dietro la cattiva politica, che certamente esiste. «Esistono carenze strutturali non solo nelle dotazioni, ma anche nelle capacità di chi fa il magistrato - ha aggiunto Berruti - Le prerogative di autonomia e indipendenza sono state utilizzate spesso per difendere lo status dei magistrati. E se i magistrati non sapranno promuovere il cambiamento dall’interno, lo subiranno dall’esterno».

Il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, ha portato l’attenzione sulla scopertura degli uffici requirenti, che diverrà gravissima e in alcuni casi determinerà la paralisi di interi uffici giudiziari (la stessa Palmi, Vibo Valentia, la procura minorile di Reggio Calabria) per effetto dei trasferimenti già deliberati e in assenza di nuovi sostituti, a causa del ben noto obbligo di destinare i magistrati di prima nomina a funzioni collegiali in organi giudicanti. Il 6 aprile scorso i 13 procuratori di entrambi i distretti calabresi, riuniti a Catanzaro, hanno discusso e denunciato la questione con un documento approvato all’unanimità, nel quale si chiede di affrontare l’emergenza almeno con temporanee incentivazioni; e si sollecitano Governo e Parlamento a modificare l’ordinamento giudiziario.

Vincenza Maccora, già presidente e oggi componente della commissione Incarichi direttivi, ha assicurato che da tempo la questione è ben presente al Consiglio (che due settimane fa ha convocato in audizione la giunta dell’Anm, che vi ha partecipato in composizione allargata ai rappresentanti di Mi nel Cdc) ma il ministro e il Parlamento non hanno finora ritenuto di intervenire, mentre sullo sfondo si intravede il rischio di un reclutamento straordinario. Ha tuttavia ammesso la difficoltà di dare risalto alla questione, anche sul piano mediatico e dell’opinione pubblica: «Serve una mobilitazione assoluta e permanente - ha concluso - lunedì chiederemo un incontro al ministro per sollecitare soluzioni, e per chiedergli risposte e impegni precisi».

Roma, 24 aprile 2009

La Giunta Esecutiva Centrale
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Di Loredana Morandi (del 28/04/2009 @ 04:20:08, in Ambiente, linkato 1438 volte)
Giustizia Quotidiana passa parola sulla intervista a Stefania Pace, una delle poche vittime "informate" sul succedersi delle scosse del pesentissimo sciame sismico subito dall'intera area abbruzzese, girata da ByoBlu alias Claudio Messora.

Alcuni metodi per combattere la censura ci sono, guardate cosa han fatto su YouTube

A mio avviso la tesi sui gas randon del Giuliani è fondamentale, e lo ha ampiamente dichiarato il pesantissimo sciame sismico subito dall'intera area. Da indagare ci sarà sì, anche sulla censura ignorante data al fenomeno sismico.

La prima vergogna da considerare è che vengono a studiare questa povera faglia con gli occhielli (49 vulcani), che è l'Italia, fin dal lontano Giappone. Uno sciame sismico poi è prevedibilissimo, soprattutto se la prima scossa è forte, visto che si tratta di assestamenti geologici. Lo tsunami insegna anche alla commare del mercato, se questo fosse necessario qui in Italia dopo tante catastrofi.

Il peccato? L'ignoranza congenita che affligge l'Italia dei raccomandati.

Il video



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Questa che potete leggere, signori, è l'esatta entità del business sulla pedofilia.


Il blitz organizzato da un Commando: preso in ostaggio il pilota del velivolo

La Reunion, capo di una setta pedofila
evade dal carcere in elicottero

Juliano Verbard è riuscito a fuggire assieme ad altri due adepti: stava scontando una condanna a 15 anni

SAINT-DENIS - Il capo di una setta pedofila, Juliano Verbard, condannato nel febbraio scorso a 15 anni di reclusione per abusi sessuali su bambini, è evaso a bordo di un elicottero da una prigione sull'isola francese della Reunion, nell'Oceano Indiano, a est del Madagascar. Lo riferiscono le autorità locali. L'uomo è riuscito a fuggire in compagnia di due adepti della setta, denominata "Cuori dolorosi e immacolati di Maria".

IL BLITZ - Secondo quanto riferiscono i media locali, un commando armato avrebbe preso in ostaggio il pilota di un elicottero e lo avrebbe costretto a dirigersi verso la prigione di Domenjod. Una volta arrivati a destinazione, il commando avrebbe approfittato della passeggiata pomeridiana dei detenuti per far salire Verbard e altre due persone a bordo. Poi l'elicottero avrebbe ripreso il volo. Una volta a terra, i fuggitivi si sarebbero dileguati su un furgone. Le forze dell'ordine hanno subito allestito posti di blocco in tutta l'isola per bloccare la fuga.

LA SETTA - Juliano Verbard è stato condannato il 28 febbraio del 2008 a 15 anni di reclusione criminale per stupro e aggressioni sessuali su due bambini, i cui genitori erano membri della setta. La setta era stata creata nel 2002: il predicatore era riuscito a convincere centinaia di fedeli che la Madonna gli parlava l'ottavo giorno di ogni mese alle dieci di sera. I discepoli dovevano versare 20 euro per assistere alle apparizioni che il guru aveva seduto su una poltrona.

27 aprile 2009 (ultima modifica: 28 aprile 2009)
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Questo sito esprime tutto il suo biasimo. Soprattutto perché questa era l'unica norma decente dell'intero pacchetto sicurezza, ma scritta con i piedi perché il Ministero non avrebbe potuto mai svolgere la funzione di sorveglianza reale con i Provider.

Piuttosto l'istigazione a delinquere via web esiste eccome e, a parte casi famosi come Rita l'amica di Mark B. già animatrice di chat hard con alcune delle società più indagate per truffa d'Italia, tutto il resto della pornografia proviene dalla piattaforma della prostituzione e della tratta: al punto che l'utenza giovanile (stile 4chan per intenderci) si dichiara addirittura stufa di vedere, testuale, le solite facce da "vacche slave, rumene, ucraine, ecc.."

E quello che è peggio, a persone per bene come sono io tocca di vedere forum di emeriti deficienti presi di mira da commercianti di sesso a pagamento, e da organizzatori di reti di file sharing di soli file audiovideo pornografici.

Sulla vicenda, come da me denunciata, oggi ho trovato addirittura un antefatto del 2006, dove tutti i ragazzi venivano bruscamente "scaricati" dall'avvocato lurker "qu". Lui è uno che si dissocia, vatti a fidare degli avvocati, due anni fa si è creato il precedente e ha continuato a lurkare imperterrito sullo stesso forum oggi preda degli sciacalli.

Dal senso di responsabilità espresso dal personaggio mi domando.. vuoi vedere che anche questo tizio è un "giurista telematico"?

Sicurezza, da ddl via "medici spia"

Tornano le ronde, rivista norma su Cie

Relatori e governo ridisegnano il ddl. No all'oscuramento dei siti internet accusati di istigazione a delinquere

ROMA (27 aprile) - Stop dei relatori di maggioranza alla norma del ddl sicurezza che dava la possibilità ai medici di denunciare gli immigrati clandestini. Altri emendamenti, sempre dei relatori Jole Santelli e Francesco Sisto e del governo, riguardano le norme contestate e bocciate sulle «ronde» e, modificano lievemente quelle sui tempi di permanenza nei Cie (Centri di identificazione ed espulsione).

"Medici spia". Già dal mattino era stato il presidente della Camera Fini a tornare all'attacco della norma sui "medici -spia": approvarla - aveva detto - sarebbe stato un caso di «miopia politica» anche perchè non sarebbe stato garantito «il rispetto per la dignità umana». Alessandra Mussolini, che si era battuta con veemenza contro la norma promuovendo la "lettera dei 101", anche dopo l'annuncio della proposta di cancellarla, mantiene qualche perplessità anche se dice che ci si è incamminati «sulla strada giusta». «Ora - spiega però - c'è il reato di clandestinità. Bisognerà quindi essere espliciti e chiari su questo tema per non creare problemi di interpretazione». Comunque, promette la Mussolini, domattina sarà in commissione per difendere i suoi 20 emendamenti.

Cie. Il governo chiede che la legge preveda che, in caso di ritardi o di non cooperazione nel rimpatrio da parte delle nazioni di origine, gli immigrati possano essere trattenuti per 30 giorni più altri 30. Sono previste ulteriori proroghe di 60 giorni più altri 60 «fino ad un periodo massimo complessivo non superiore a 180 giorni».

Sulle «ronde» nessuna novità: il ministro dell'Interno Roberto Maroni punta a riproporle secondo lo stesso schema già bocciato in Senato e, a scrutinio segreto, anche alla Camera. In mattinata Gianfranco Fini aveva detto che approvarla sarebbe stato un caso di «miopia politica», non sarebbe stato garantito «il rispetto per la dignità umana».

Il Pd prende atto della scelta, che giudica positiva, di cancellare la norma sui "medici-spia", ma è preoccupato per l'annunciata intenzione della maggioranza di riproporre la norma in un altro provvedimento. Ci sono comunque troppe cose che non vanno, dice Donatella Ferranti, capogruppo democratica in commissione Giustizia: «Per noi il ddl resta inaccettabile perché contiene molti punti contro i diritti della persona e dei minori». Già stamane il Pd aveva duramente criticato il provvedimento accusato di razzismo. Anche l'Udc ha criticato duramente la riproposizione della norma sulle ronde. «La vittoria delle camicie verdi per il controllo politico del territorio - ha detto Luca Volontè - si è consumata. Una norma contraria ad ogni senso di solidarietà ma anche opposta alla sicurezza. Berlusconi si avvicina alla Lega e si allontana dal Ppe».

Via la norma sull'oscuramento dei siti internet. La norma che prevedeva la possibilità di oscurare i siti internet accusati di istigazione a delinquere o di apologia è stata tolta dal ddl sulla sicurezza. I relatori di maggioranza del provvedimento, Jole Santelli e Francesco Sisto, hanno infatti presentato nelle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia di Montecitorio un emendamento per togliere dal provvedimento questa norma duramente contestata da chi usa Internet.

La norma prevedeva che «in caso di accertata apologia o di incitamento, il ministro dell'Interno dispone con proprio decreto l'interruzione dell'attività indicata, ordinando ai fornitori di servizi di connettività alla rete Internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine, ampliando sanzioni pecuniarie per gli inadempienti».

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