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 rose rosse ... ... di Lunadicarta
 
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Chi non ha libertà non conosce giustizia.

Aung San Suu Kyi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/07/2007 @ 12:39:26, in Magistratura, linkato 2448 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

LA GEC sul caso magistrati e SISMI


La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati

nella delibera approvata all’unanimità nella seduta del 4 luglio 2007 il Consiglio Superiore della Magistratura ha rappresentato, sulla base della documentazione acquisita e delle audizioni svolte, che:

a) “ a partire dall'inizio dell'estate del 2001… ebbe inizio, nei confronti di alcuni magistrati italiani ed europei e delle associazioni di riferimento degli stessi… una attività di intelligence da parte del SISMI protrattasi, in modo capillare e continuativo, sino al settembre 2003 e, in modo saltuario, sino al maggio 2006 “ ;

b) “ a motivazione dell'opera di intelligence svolta” non è stato addotto “alcun fatto specifico (e men che meno alcun fatto illecito), essendo detta attività stata disposta esclusivamente…sul presupposto che i magistrati oggetto di attenzione” fossero “«portatori di pensieri e strategie destabilizzanti…in ragione dell'attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale”;

c) “l'opera di intelligence si è concretizzata non solo nella raccolta e nella schedatura di materiali noti o comunque pubblici ma anche in un capillare monitoraggio delle attività, dei movimenti e della corrispondenza informatica di magistrati, mediate forme di osservazione diretta o ad opera di terzi non individuati …di contatto con fonti riservate e di inserimento (non è dato, allo stato, sapere con quali modalità) in mailing list con accesso limitato agli aderenti” ;

d) “a fianco della osservazione sono stati posti in essere dal SISMI specifici interventi tesi a ostacolare o contrastare l'attività professionale o politico-culturale dei magistrati e delle associazioni in questione.”;

e) “tale attività si proponeva di conseguire effetti di intimidazione nei confronti di alcuni magistrati  e di cagionare perdita di credibilità nei confronti di altri preposti a indagini e processi particolarmente delicati, così aumentando le difficoltà nella collaborazione giudiziaria sopranazionale ed ostacolando, in maniera significativa, l'esercizio indipendente ed efficace della giurisdizione (e ciò anche a prescindere dai danni, professionali e di immagine, per i singoli magistrati interessati)”

In termini oggettivi, argomentati, pacati (e proprio per questo più eloquenti e severi), l’organo di governo autonomo della magistratura ha dunque affermato che nel nostro paese è stata per anni sotto osservazione l’attività di uffici giudiziari, di libere associazioni italiane ed europee, di singoli giudici e pubblici ministeri.

Tra l’altro si è posta sotto osservazione la stessa ANM in un momento di massima espressione, quale quello delle elezioni per il rinnovo del suo organo rappresentativo centrale.

E ciò ad opera di un organismo che ha come compito istituzionale quello di proteggere la sicurezza nazionale da minacce esterne.

Si può affermare, senza alcuna enfasi, che si tratta di una realtà che non ha precedenti nella storia e nell’esperienza dei moderni Stati democratici di diritto, fondati sulla separazione dei poteri, sulla garanzia della sfera di libertà e di riservatezza dei cittadini onesti e sulla rigorosa salvaguardia delle libertà di associazione.

L’A.N.M. ha mantenuto un doveroso atteggiamento di discrezione e di rispetto in attesa di conoscere  “fatti” e “dati” ed intende mantenere lo stesso atteggiamento nei confronti delle indagini giudiziarie in corso dirette ad accertare responsabilità.

A fronte di quanto sino ad ora conosciuto e visto il mandato ricevuto dal CDC nella seduta del 14.7.2007

la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati
 
- esprime piena solidarietà a tutti i magistrati europei ed italiani oggetto di indebite attività di “osservazione” e di “monitoraggio” compiute in violazione dei loro diritti fondamentali e della loro persona;

- ribadisce il suo impegno diretto a garantire a tutte le associazioni di magistrati , internazionali ed italiane, ed a tutti i magistrati che ad esse aderiscono il più assoluto rispetto del “diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale” sancito dall’art. 18 della nostra Costituzione;

- si impegna ad esaminare tutte le forme di presenza istituzionale idonee a tutelare i valori e gli interessi giuridici di cui l’associazione è portatrice e titolare, ivi compresa l’eventuale costituzione di parte civile in sede di giudizio penale. 

Roma,  18.7.2007

La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2007 @ 01:47:40, in Magistratura, linkato 2707 volte)

MAGISTRATURA  DEMOCRATICA

Le modifiche alla riforma delle procedure concorsuali

Lo schema di decreto legislativo recante “Disposizioni integrative e correttive del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell’articolo 1, commi, 5, 5-bis e 6 della legge 14 maggio 2005, n. 80” approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno scorso ha l’obiettivo di superare  gli aspetti più critici e problematici della riforma delle procedure concorsuali.
Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri introduce alcune modifiche ed integrazioni che correggono i gravi errori tecnici contenuti nella riforma e che vanno salutate con favore.
In particolare deve essere accolta  con favore la nuova e più chiara formulazione dell’articolo 1  con la ridefinizione  dell’area della fallibilità; si tratta di un tentativo di porre rimedio alla drastica  diminuzione del numero di dichiarazioni di fallimento che si è riscontrato in questi mesi (soprattutto in alcune regioni meridionali) ed alla  esclusione dell’intervento giurisdizionale in molte situazioni di insolvenza con la conseguente caduta della tutela dei diritti dei soggetti più deboli e meno garantiti.
Non vi è stata, tuttavia, una reale inversione di tendenza rispetto alle scelte negative operate dal legislatore del 2005.
Resta, in primo luogo, irrisolto il problema della insolvenza civile, della possibilità del piccolo imprenditore di chiedere il proprio fallimento e di usufruire dell’esdebitazione  e non si è ritenuto di disegnare un regime unitario dell'insolvenza, in linea con altri ordinamenti  europei.
Si è poi operato un ulteriore ridimensionamento della funzione del giudice e  dell’ambito di intervento della giurisdizione.
Che una riforma della materia fallimentare debba riconoscere un ruolo attivo e propulsivo ai creditori è una idea largamente condivisa (e condivisibile) ma a questo, come necessario contrappunto, deve accompagnarsi il riconoscimento di una  forte funzione di controllo del giudice.
Lo schema di decreto legislativo limita ulteriormente  questa funzione di controllo, realizza un ulteriore marcato arretramento della giurisdizione, non
tiene conto di come la prima applicazione della riforma non abbia segnato la realizzazione di un modello procedimentale più efficiente ma abbia comportato l'allontanamento degli operatori economici dalla giurisdizione e l’erosione delle garanzie soprattutto per i soggetti che, a causa delle dimensioni economiche o della situazione ambientale in cui operano, si trovano in uno stato di maggiore debolezza.   
Non tiene conto di come, soprattutto in alcune zone del nostro paese, la riduzione del ruolo del giudice significa consegnare le procedure e gli organi
fallimentari, per primi i curatori, ai poteri  forti e talvolta illeciti presenti sul territorio.
La legalità costituisce un valore che si difende non con processi di diffusa degiurisdizionalizzazione ma con processi di semplificazione e
razionalizzazione delle procedure.
La sottrazione al Pubblico Ministero dell’accertamento della insolvenza, l’eliminazione di ogni controllo pubblicistico sull’attività del  curatore,  l’ampliamento delle competenze  del comitato dei creditori ( al quale lo schema del decreto legislativo aggiunge il compito di approvare il programma di
liquidazione), e l’ambiguo ruolo  attribuito ai suoi componenti,  con l’oggettivo rischio di un conflitto di interessi, la possibilità della maggioranza dei creditori di sostituire il curatore erano scelte già realizzate dal legislatore della riforma, che non tenevano conto della concreta realtà economica ed ambientale in cui, in vaste parti d’Italia, si è chiamati ad operare, ed ora sono confermate o ampliate.
Si tratta di opzioni  che guardano ai diritti soggettivi  in senso esclusivamente privatistico, che  non perseguono alcun contemperamento tra i diritti dei soggetti deboli e di quelli più garantiti,  né la concreta realizzazione del principio, rispondente ad un interesse pubblicistico, della par condicio creditorum (che era stata la risposta tradizionale ma efficace al contrasto tra gli interessi di ciascun creditore che la crisi d’impresa fatalmente scatena).
Magistratura Democratica non ha condiviso le scelte operate dal legislatore del 2005 e ritiene che gli interventi correttivi non vadano nel senso di un
riequilibrio tra esigenze di efficacia della procedura ed esigenze di tutela di tutti i soggetti e degli interessi pubblici coinvolti.
Occorre ribadire, invece, l’importanza del ruolo della giurisdizione nella materia dell’insolvenza; questa esigenza non nasce dalla volontà difendere in
modo  acritico un modello di giudice e di procedura concorsuale certamente superata (nonostante le esperienze “virtuose” che si sono sviluppate in questi ultimi decenni in alcune realtà giudiziarie)  né di svolgere una difesa corporativa di una posizione di  “potere”, né infine di rivendicare l’espletamento di funzioni gestorie di tipo amministrativo  ma da una riflessione, che non nasce oggi, sulla necessità di predisporre un modello procedimentale che persegua a fianco alle esigenze, riconosciute da tutti, di flessibilità, celerità ed efficienza,   la garanzia di tutela  di tutti i diritti e  di tutti  i soggetti e degli interessi pubblici e collettivi coinvolti nelle situazioni di insolvenza, dalla necessità di realizzare, nella sostanza, un  equo contemperamento dei diritti civili e degli interessi generali con  i diritti economici e gli interessi privatistici.

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2007 @ 01:50:55, in Magistratura, linkato 2567 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Sottosezione di Nicosia

L'Assemblea della Sottosezione di Nicosia,

- preso atto dell'approvazione da parte del Senato del d.d.l. di riforma dell'ordinamento giudiziario e della delibera di revoca dell'astensione già indetta per il 20 luglio da parte del C.D.C. dell'A.N.M.;

considerato che:

- la definitiva approvazione del d.d.l. da parte della Camera della riforma già approvata dal Senato comporterà un sicuro effetto positivo nella definitiva abrogazione dell'analoga riforma licenziata nel corso della precedente legislatura e, con essa, dei molteplici aspetti autenticamente lesivi dell'indipendenza della Magistratura quali, tra gli altri, il sistema di avanzamento in carriera per concorso con valutazione sul singolo magistrato da effettuarsi da parte di organi a prevalente nomina ministeriale, la rigida separazione delle funzioni requirenti e giudicanti tanto da sostanziarsi in una vera e propria separazione delle carriere, la sostanziale mortificazione del C.S.M nella sua funzione di organo di autogoverno dei Magistrati;

rileva, tuttavia, che la riforma licenziata dal Senato presenta ancora numerosi punti di estrema criticità per lo status del magistrato e per il funzionamento del servizio giustizia con particolare riferimento a:

- la riserva del 10 % dei posti disponibili per l'accesso alle funzioni di legittimità a magistrati con particolari meriti scientifici che rischia di comportare la reintroduzione di un sistema che tenga in maggiore considerazione attività svolte al di fuori dell'Ufficio (pubblicazioni, lezioni universitarie et similia) rispetto all'attività giudiziaria vera e propria, con inevitabili ripercussioni in materia di efficienza della giustizia essendo disincentivato il dedicarsi a tempo pieno all'attività di ufficio;

- la prevedibile monopolizzazione degli incarichi direttivi da parte dei magistrati che accederanno alle funzioni di legittimità in virtù della riserva appena descritta, con evidente discriminazione a carico di magistrati più in impegnati in attività di ufficio;

- la incompleta revisione dell' ulteriore gerarchizzazione degli uffici di Procura;

- il mancato ampliamento del numero dei componenti del C.S.M. già inadeguato alle attuali esigenze di autogoverno e ancor più alla luce dell'introduzione del sistema delle valutazioni quadriennali;

- la introduzione del sistema per cui il lavoro del magistrato è valutato anche con riferimento all'esito dei gradi successivi di giudizio che rischia di comportare inevitabilmente una compromissione dell'indipendenza dei giudici di primo grado;

- la mancata previsione di una disciplina che, a fronte dell'introduzione dell'incompatibilità a ricoprire funzioni requirenti degli uditori in prima nomina, condivisibile in linea di principio, risolva gli inevitabili problemi pratici che certamente - in assenza di tale disciplina - comporteranno una cronica scopertura degli uffici di Procura "di frontiera", in particolare del Mezzogiorno (in tal senso va detto che il giusto ripristino della prescelta cd. assoluta per le sedi disagiate non potrà costituire un valido argine a tale fenomeno);

- l'inadeguatezza del regime transitorio con particolare riferimento alla temporaneità degli incarichi direttivi che porrà nell'immediato gravissimi problemi pratici nella copertura di tali uffici;

- l'ennesimo accantonamento della questione economica e della perequazione alle altre magistrature nonostante che il concorso in Magistratura sia configurato quale concorso di secondo grado e che i soli Magistrati ordinari siano sottoposti alle valutazioni quadriennali introdotte dalla riforma; tale aspetto, peraltro, non potrà che disincentivare i più valenti laureati ad intraprendere un percorso finalizzato all'ingresso nella Magistratura ordinaria;

pertanto,

si ritiene che i molti aspetti negativi appena evidenziati avrebbero meritato un'adeguata e tempestiva forma di protesta,

e SI CHIEDE

all'A.N.M. di mantenere lo stato di agitazione, di vigilare sugli ulteriori passaggi parlamentari della riforma nonché sull'eventuale emanazione di norme esecutive e di coordinamento affinchè siano smussati gli aspetti di maggiore problematicità e di operare con un sempre maggiore coinvolgimento della base e, in particolare, con una crescente considerazione delle problematiche più sentite dai giovani Magistrati.

Il Presidente                                     Il Segretario
Alessandro DAGNINO                            Luca CESTARO

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2007 @ 02:14:20, in Politica, linkato 2373 volte)

Scalate, Forleo: «Politici complici». Mastella: lesione diritti

Sono 68 (su un totale di 73) le telefonate con parlamentari non indagati che il gip di Milano, Clementina Forleo, ha giudicato rilevanti per le indagini sui tentativi di scalata ad Antonveneta, Bnl e Rcs.

Con due distinti provvedimenti, il Gip milanese ha chiesto al Parlamento l'autorizzazione a utilizzare queste telefonate. Saranno ora le Camere a decidere se autorizzare la magistratura milanese a usare le intercettazioni, visto che contengono conversazioni di parlamentari.

Due ordinanze, sei nomi. Sono Luigi Grillo (Forza Italia) - nell'ordinanza che riguarda più specificatamente la vicenda Antonveneta - e Massimo D'Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre (Ds), da un lato, e Salvatore Cicu e Romano Comincioli (anch'essi di FI), dall'altro, per le vicende relative alla scalata alla Bnl e alla società editrice Rcs.

Il Gip milanese, Clementina Forleo, in una nota dell'ordinanza in cui si chiede alle Camere l'autorizzazione all'utilizzazione delle intercettazioni ai fini del procedimento con a

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Di Loredana Morandi (del 28/07/2007 @ 19:25:11, in Magistratura, linkato 2270 volte)

Alla Camera il via libera definitivo della riforma dell'ordinamento
giudiziario. Più breve il tirocinio e a tempo gli incarichi direttivi

Separazione soft delle carriere, test e verifiche
Punto per punto la riforma delle toghe

Le norme attese almeno dal 1997, quando fallì la Bicamerale
Il testo approvato dalla Cdl nella passata legislatura sarebbe entrato in vigore il 31 luglio

ROMA - Uccisa prima ancora di muovere i suoi primi passi - sarebbe successo il 31 di luglio - la rifoma Castelli va in soffitta. E lascia il posto al testo del suo successore, il ministro della Giustizia Clemente Mastella che - comunque - introduce una separazione, anche se molto soft, delle carriere tra giudici e pm, tra giudicante e requirente. Tra le novità, aboliti i test psicoattitudinali d'accesso, il tirocinio più breve e gli incarichi a tempo. Gli avvocati, inoltre, non potranno valutare l'operato dei magistrati, in quanto non membri di diritto dei consigli giudiziari.

Accesso più complicato - Non sarà più sufficiente la sola laurea per accedere al concorso per l'ingresso in magistratura: saranno necessari ulteriori titoli come quelli garantiti dalla frequentazione di scuole superiori di specializzazione. Il concorso richiede una conoscenza di tutte le branche del diritto. In compenso, sarà cancellato ogni limite di età. Nelle commissioni d'esame, al fianco di giudici e docenti universitari, saranno presenti anche avvocati.

No ai test psico-attitudinali - Era una delle novità più contestate della riforma Castelli. Chi vuole diventare magistrato non dovrà più sottoporsi a test psico-attitudinali. Il candidato inoltre non dovrà più scegliere preventivamente se intraprendere la carriera di giudice o di pm.

Cambio di funzioni - Potrà avvenire non più di quattro volte in tutto l'arco lavorativo. Il cambio tra funzione giudicante o requirente, inoltre, comporterà il trasferimento obbligatorio in una regione diversa. L'incompatibilità territoriale è attenuata quando un giudice del civile diventa pm o un pm chiede di passare al civile: in questo caso, non sarà obbligatorio cambiare regione, ma solo provincia.


Incarichi a tempo - Tutti gli incarichi, direttivi e semidirettivi - tra cui procuratore, aggiunto, presidente di sezione, capo dei gip - avranno carattere temporaneo e dureranno 4 anni. Saranno rinnovabili per altri 4 anni se vi sarà una valutazione favorevole da parte del Consiglio superiore della magistratura. Ai magistrati con più di 71 anni d'età non potranno essere affidati incarichi direttivi nuovi.

Valutazioni di professionalità di Csm - Ogni quattro anni i magistrati saranno sottoposti da parte del Csm ad una valutazione di professionalita, che non potrà però in nessun caso avere a oggetto l'attività di interpretazione del diritto o di valutazione del fatto o delle prove. Tra l'altro, fino alla prima valutazione, i magistrati non potranno mai svolgere funzioni requirenti, giudicanti monocratiche penali o di gip o di gup. Una valutazione negativa ripetuta più volte porterà a conseguenze che potranno arrivare anche al licenziamento dei magistrati. Si tratta di un caso unico nel panorama della pubblica amministrazione.

Scuola superiore - La scuola superiore della magistratura manterrà competenza solo per la formazione e l'aggiornamento di giudici e pm. Non ci saranno più i comitati di gestione, mentre faranno il loro esordio il segretario generale e i responsabili di settore. Il comitato direttivo della scuola sarà composto da 7 magistrati, 3 universitari e 2 avvocati. La nomina spetta in parte al Csm e in parte al ministro della Giustizia (un giudice, due docenti e due avvocati). Per tutti i magistrati sarà obbligatorio frequentare corsi di specializzazione e aggiornamento.

Tirocinio più breve con valutazione Csm - Il tirocinio per i neo-magistrati passa da 24 a 18 mesi, con 6 mesi di scuola. Cambierà anche il procedimento di valutazione finale: sarà infatti il Csm a esprimere il giudizio di idoneità al conferimento di funzioni giudiziarie, tenendo conto delle tre relazioni, una per ogni sessione di tirocinio, e della relazione di sintesi predisposta dal comitato direttivo della scuola.

Meno potere agli avvocati nei consigli giudiziari - Gli avvocati saranno presenti nei consigli giudiziari, ma non saranno membri di diritto. Essi saranno soltanto elettivi e quindi non potranno partecipare alla valutazione dei magistrati. Inoltre, cambieranno anche le regole per l'elezione dei togati. Nei consigli giudiziari saranno istituite sezioni autonome per i giudici di pace.

(27 luglio 2007)
 
28/7/2007 (6:47)
 
Giustizia, la riforma Mastella è legge
Corsa contro il tempo, poi nella
notte la Camera approva. Il ministro:
«Una svolta di grande equilibrio»
ROMA
A notte fonda nell’Aula della Camera arriva il via libera definitivo alla riforma dell’ordinamento giudiziario. I voti favorevoli sono stati 281, solo 25 i contrari (Forza Italia, An e Lega non hanno partecipato all’ultima votazione, e dell’opposizione è rimasta in aula solo l’Udc). Tra i voti contrari c’è però anche un deputato della maggioranza, quello di Ramon Mantovani del Prc, così come del centrosinistra sono anche i 13 astenuti (i socialisti e i radicali della Rosa nel pugno).

È stata una corsa contro il tempo, con quasi 200 votazioni in un solo giorno, che si è conclusa all’una e mezza di notte, per mandare in soffitta la "controriforma" Castelli varata dal governo della Cdl prima ancora che entri in vigore: il 31 luglio. L’esame del testo Mastella è stato caratterizzato anche a Montecitorio da un durissimo muro contro muro tra maggioranza ed opposizione. Il centrodestra non ha abbandonato l’Aula, come aveva fatto nella prima lettura in Senato, se non nella votazione finale, ma ha duramente protestato tutto il giorno contro la "blindatura" del testo da parte del governo sfruttando ogni secondo del tempo disponibile.

Se è vero che alla Camera il governo non ha posto la fiducia sul testo, è anche vero che nessun emendamento è stato approvato per scongiurare il ritorno del testo al Senato che non avrebbe impedito l’entrata in vigore della riforma Castelli. Un fatto, questo, che avrebbe potuto compromettere la tenuta del governo. Non è certamente un caso che ieri il premier Romano Prodi, al termine del Consiglio dei ministri, si sia trasferito nell’Aula di Montecitorio da dove non si è mosso, rimanendo a votare fino alla fine. Sicuramente un gesto di attenzione nei confronti dei deputati della maggioranza costretti al "tour de force". «Il presidente del Consiglio - ha sottolineato il suo portavoce, Silvio Sircana - ha voluto essere qui a Montecitorio per ringraziare ministri e deputati che stanno lavorando».

Accanto a Prodi c’era anche una nutrita pattuglia di ministri-deputati: il loro voto poteva esser prezioso per compensare quelli dela Rosa nel Pugno, che in otto emendamenti ha votato con la Cdl rischiando di compromettere il risultato. La Cdl, che ha fatto anche un tentativo di far mancare il numero legale, non assecondato però dai deputati dell’Udc, non ha perso occasione per sostenere che la riforma Mastella sarebbe stata scritta «sotto dettatura dell’Anm». In più occasioni, dai banchi di Fi, Lega e An sono volate parole grosse: soprattutto nei confronti di Prodi, che non ha mai risposto alle richieste di chiarimento avanzate dall’opposizione, restando quasi costantemente concentrato su una pila di carte che si era portato da Palazzo Chigi. Un atteggiamento, questo, che ha determinato l’abbandono dell’Aula da parte dei deputati di Alleanza nazionale.

Ignazio La Russa aveva chiesto al governo un chiarimento sulle ragioni dell’esclusione degli avvocati dai consigli giudiziari: davanti al silenzio dai banchi del governo ha deciso di lasciare con i suoi l’emiciclo «in solidarietà con gli avvocati italiani». Bersagliatissimo dall’opposizione anche il presidente della Camera Fausto Bertinotti, che pure ha concesso al centrodestra ben più del tempo previsto dal contingentamento deciso dai capigruppo ed ha concesso la diretta televisiva delle dichiarazioni di voto finali. Il risultato è scontato. Lo è anche per il leader della Cdl Silvio Berlusconi, che in serata osserva malinconicamente: «Un’altra delle nostre riforme che cancellano...». Aggiungendo però subito dopo: «Ma quando torneremo governo e maggioranza, ci occuperemo di nuovo della giustizia». Il premier Romano Prodi, incassato il risultato, lasciando nella notte Montecitorio, approfitta dell’occasione per rispondere a chi dà il suo governo sempre sul punto di cadere. «Sono soddisfatto - dice - andiamo avanti passo dopo passo».
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Di Loredana Morandi (del 01/08/2007 @ 16:56:07, in Magistratura, linkato 2429 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
La Giunta Esecutiva Centrale

Sul caso Rignano: rispettare elementari regole di deontologia professionale.


Per la portata dei contrapposti interessi che sono chiamati in causa  (la libertà, l’onore,  la posizione professionale degli indagati e le esigenze di salvaguardia e di tutela di bambini in tenerissima età) il procedimento in corso sul caso di Rignano è straordinariamente delicato e difficile.

Proprio per questo è necessario che tutti gli attori del procedimento - senza rinunciare a nessuna delle loro prerogative ed esercitando con pienezza tutte le facoltà che la legge processuale gli assegna – rimangano aderenti e fedeli  ai criteri di deontologia professionale che,  unitamente al rispetto delle procedure, possono garantire lo svolgimento più proficuo degli accertamenti in corso.

Pur non entrando, come è suo costante costume, nel merito di un procedimento che conosce,  al pari di tutti, solo attraverso i resoconti della stampa,  la Giunta dell’associazione rileva che ad alcuni difensori degli imputati risultano attribuite dalla stampa (senza che si conoscano smentite) espressioni che si collocano del tutto al di fuori della fisiologia del processo, anche il più aspro ed arduo, e di ogni corretta dialettica processuale.

Ci si riferisce in particolare ad affermazioni di difensori che avrebbero definito “inaccettabile” e “vergognoso” lo svolgimento della procedura, affermando tra l’altro che uno dei  minori ascoltati è divenuto “ostaggio del perito e del giudice”.

Si tratta di comportamenti che non hanno precedenti e riscontri negli ordinamenti dei paesi avanzati (siano essi di cultura anglosassone o dell’Europa continentale)  che impongono agli avvocati di osservare precise regole deontologiche e di non immettere ulteriore animosità in vicende processuali già di per sé difficili, rispettando il compito ed il lavoro del giudice e dei periti (i cui esiti potranno censurare dinanzi ai giudici delle successive istanze).

Un giudice o un magistrato del pubblico ministero che usassero le espressioni prima riferite nei confronti di un avvocato sarebbero - giustamente - oggetto di aspre censure e passibili di provvedimenti disciplinari.

Agli avvocati, protagonisti essenziali del processo, si può e si deve chiedere lo stesso livello di correttezza nello svolgimento della loro indispensabile attività difensiva.

Altrimenti si corre il rischio che il procedimento degradi a scontro animoso, smarrendo la via maestra del rigoroso accertamento dei fatti, e che il doveroso silenzio serbato dal giudice (esclusivamente impegnato nella sua  attività) lo faccia apparire, agli occhi degli osservatori meno addentro alle cose di giustizia, come effettivamente meritevole delle pesanti espressioni usate nei suoi confronti.

Roma , 1 agosto 2007
La Giunta dell’ANM

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Di Loredana Morandi (del 26/08/2007 @ 12:43:01, in Economia, linkato 2747 volte)

I rischi del download illegale

Il logo di uno dei più celebri programmi di interscambio online (Flickr - Onion83)

Non si illudano gli aficionados del P2P illegale: scaricare gratuitamente mp3, film e software protetti da copyright, è ancora attività a rischio. Ce lo hanno confermato, all’indomani della storica  sentenza (n. 149/07) della Cassazione che ha assolto due ragazzi del Politecnico di Torino, quasi tutti gli avvocati che abbiamo consultato. La Corte, ci hanno detto, fa chiarezza – dal punto di vista penale - su un’ipotesi di reato avvenuto nel 1999, prima dell’entrata in vigore della cd Legge Urbani, che ha modificato in senso restrittivo (per i downloader) la normativa n. 633/41 sul diritto d’autore. Non costituisce in sostanza un precedente. Vale per il passato.

Scaricare e (a maggior ragione) uplodare è attività illegale, secondo l’interpretazione giurisprudenziale prevalente, anche quando non vi sia palese scopo di lucro (per farne commercio). Basta che vi sia l’intenzione, secondo la legge Urbani, di «trarne profitto». Una dicitura giuridica che, secondo l’interpretazione sostenuta dalle major, significa sostanzialmente una cosa: downloadare e uploadare file illegali – anche a uso esclusivamente personale – configura un profitto individuale: il risparmio sul prezzo di acquisto del prodotto. Ed è quindi punibile ai sensi degli articoli 171 bis e ter della legge sul copyright modificata con decreto Urbani.

Certo, la questione, oltre che giurispridenziale, è politica. O meglio, è legata alla lettera della normativa, ma – caso per caso – i giudici sono chiamati anche a inquadrare la logica del legislatore, in un contesto in rapida trasformazione tecnologica, dove le due lobby, quella del «copyleft» e quella delle major, si fanno sentire eccome. Anche a colpi di pareri giurisprudenziali. Leggetevi, ad esempio, l’opinione dell’ Avv. Carlo Blengino, su

Altalex.com, il portale dove vengono pubblicate tutte le sentenze che fanno giurisprudenza. Come si vede, la questione è aperta. Il dibattito giurisprudenziale è in corso. Nessuno può cantare vittoria: né le major né i partigiani del copyleft, tra cui spiccano l’ex ministro Roberto Maroni e il cantautore Antonello Venditti.

Al di là del dibattito giurisprudenziale, per ora in Italia chi scarica e mette a disposizione file protetti da copyright, rischia poco. Le cause penali sono ancora troppo poche per definire un’interpretazione giurisprudenziale dominante. I server su cui si appoggiano i file scambiati con il P2P sono spesso localizzati all’estero. Chi si sobbarca costi di questa natura quando a commettere il reato sono semplici navigatori, dalle mura domestiche? E - anche secondo le major – le difficoltà tecniche a rintracciare (e poi fare causa) i downloader illegali rendono le azioni rare e, certamente, antieconomiche. Dal punto di vista penale, però, sembra assodato che l’attività di semplice download sia perseguibile, con una sanzione amministrativa (152 euro per file illegale), mentre

quella di file-sharing (cioé quella che fanno tutti i downloader online, attraverso una serie di programmi P2P come Emule o Xtorrent) è di fatto attività punita penalmente, con sanzioni che vanno dai 6 mesi ai tre anni, qualora vi siano intenzioni di trarne profitto. Affrontare la questione esclusivamente sul piano legale è però riduttivo. Perché la giurisprudenza sta muovendo soltanto i primi passi su un terreno, quello tecnologico, che corre assai più delle leggi. Intanto, sul piano del diritto civile, coloro che si sentono danneggiati possono chiedere i danni. Anche agli studenti di Torino.

FONTI

  • Legge sul diritto d’autore
  • Gli articoli chiave
  • La sentenza della Terza Corte di Cassazione
  • Decreto Urbani
  • Il parere dell’avvocato copyleft
  • Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 16/09/2007 @ 12:04:39, in Magistratura, linkato 2523 volte)

    Associazione Nazionale Magistrati

     

    RETRIBUZIONI DEI MAGISTRATI ED EQUIVOCI ALIMENTATI DAL LIBRO VERDE SULLA SPESA PUBBLICA


    Nel capitolo dedicato alla giustizia del “Libro verde sulla spesa pubblica” si legge, tra l’altro, che “ben il 67% dei magistrati ha un ruolo – e corrispondente retribuzione - superiore alle funzioni svolte. Questa percentuale scende al 52% nel Sud e nelle isole e sale al 74% nell’Italia centrale”.

    E’ davvero singolare leggere tali affermazioni in un documento ufficiale del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

    Gli estensori del documento dovrebbero infatti avere ben presente che per dettato costituzionale (art. 107 Cost.) e sulla base delle leggi ordinarie che disciplinano lo statuto dei magistrati questi ultimi si “distinguono tra di loro soltanto per diversità di funzioni”.

    Non esistono dunque funzioni superiori e funzioni inferiori ma solo funzioni diverse e perciò la retribuzione dei magistrati non è commisurata alle funzioni svolte ma al positivo superamento di vagli di professionalità periodici nel corso della carriera.

     In attuazione del principio costituzionale di pari dignità delle funzioni giudiziarie, tanto il vecchio ordinamento giudiziario, quanto la legge Castelli e la recente legge Mastella hanno sempre collegato la retribuzione dei magistrati alle fasi della carriera e non alle funzioni svolte. Negli uffici giudiziari di primo grado si svolgono, infatti, funzioni di straordinaria importanza e si affrontano spesso i casi più nuovi e ardui, cosicché non si può certo parlare di funzioni inferiori per qualità e valore a quelle svolte in secondo grado ed in Cassazione.

    In questo contesto costituzionale e normativo parlare di “retribuzioni superiori alle funzioni svolte” è un vero e proprio non senso istituzionale che può alimentare solo dannose confusioni e dare all’opinione pubblica l’idea che le retribuzioni dei magistrati siano determinate sulla base di regole capricciose e incomprensibili (come è puntualmente dimostrato da un recentissimo articolo comparso su “L’Espresso” del 20 settembre 2007 intitolato “Acqua alta in Tribunale” che, prendendo spunto dal Libro verde, si avventura in comparazioni tra retribuzioni di magistrati del Nord e del Sud suggerendo l’esistenza di una sorta di giungla retributiva).

    Roma, 14 settembre 2007

    Il Segretario Generale dell’ANM, Nello Rossi

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    Di Loredana Morandi (del 22/09/2007 @ 08:42:42, in Magistratura, linkato 2461 volte)
    I 2 magistrati indagano su affari e politica: a luglio spuntò nome Prodi
    Catanzaro: Mastella chiede trasferimento pm
    Il Guardasigilli ha chiesto al Csm il trasferimento d'ufficio del pubblico ministero De Magistris e del procuratore Lombardi
     
     
    Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris (Ansa)
    Il pm della Procura di Catanzaro, Luigi De Magistris (Ansa)
    ROMA
    - Una decisione che farà discutere. Trasferimento cautelare d'ufficio per il pm di Catanzaro Luigi de Magistris e del procuratore capo Mariano Lombardi. È quanto richiesto, secondo quanto si è appreso, dal Guardasigilli Clemente Mastella alla sezione disciplinare del Csm, all'esito dell'ispezione condotta nell'ufficio giudiziario di Catanzaro. Gli atti sono stati trasmessi anche alla Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli, competente per le inchieste riguardanti magistrati. L'istanza del ministro riguarderebbe anche il pm di Potenza Vincenzo Montemurro. Il tribunale delle toghe esaminerà le richieste di Mastella l'8 ottobre prossimo.
    L'INCHIESTA - De Magistris, insieme al procuratore Lombardi sta portando aventi un'importante inchiesta su rapporti tra politici, forze dell'ordine, massoneria che vede coinvolto anche il premier Romano Prodi.
    Nell'indagine si ipotizza l'esistenza di un comitato d'affari che si sarebbe appropriato di denaro pubblico proveniente da fondi Ue per centinaia di milioni di euro.
    21 settembre 2007
    Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 23/09/2007 @ 22:41:22, in Magistratura, linkato 2562 volte)

    Associazione Nazionale Magistrati

    Magistratura Democratica


    " La situazione di sofferenza di molti uffici giudiziari calabresi è stata ripetutamente segnalata da Magistratura democratica, che ha conseguentemente sollecitato interventi istituzionali tempestivi e appropriati.

    Invece di porre rimedio alle sempre più rilevanti carenze organizzative e di perseguire inerzie e compromissioni, il Ministro della giustizia ha peraltro preferito una iniziativa spettacolare e pressoché inedita (la richiesta di trasferimento di ufficio in via cautelare di alcuni magistrati) che assimila posizioni del tutto diverse, si sovrappone a procedure del Consiglio Superiore della Magistratura ormai prossime a definizione e, soprattutto, incide su delicati procedimenti in corso (che coinvolgono anche settori significativi della politica).

    Difficile non scorgere in ciò - anche per i tempi e le modalità che hanno caratterizzato l'iniziativa - un attacco all'indipendente esercizio della giurisdizione destinato ad alimentare ulteriormente, anziché risolvere, le difficoltà e i problemi degli uffici interessati".

    Rita Sanlorenzo
    Segretario Nazionale di Magistratura Democratica

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    20/08/2019 @ 19.01.21
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