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Un'idea che non sia pericolosa non merita affatto di essere chiamata idea

Oscar Wilde
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/01/2011 @ 11:48:05, in Magistratura, linkato 1412 volte)
Quello che fanno la d.ssa Boccassini, il dott. Forno e il dott. Sangermano è sempre ben fatto. L.M.


Ruby: 389 pagine di accusa



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Di Loredana Morandi (del 21/01/2011 @ 08:52:19, in Magistratura, linkato 1506 volte)
Boccassini, Forno e Sangermano:
i tre pm del caso Ruby


di Igor Greganti*

MILANO (14 gennaio) - Tre magistrati con percorsi diversi: Ilda Boccassini, che ha già scritto parte della storia dell'antimafia in Italia; Pietro Forno, che ha inventato il “pool fasce deboli” per indagare sui reati sessuali, e Antonio Sangermano, il più giovane dei tre, che recentemente ha risolto un complicato caso di scomparsa di un imprenditore milanese. Sono tre inquirenti con storie diverse, che hanno però in comune, a detta dei loro collaboratori, la tenacia come tratto caratteristico del loro metodo di lavoro. Sono loro i pm titolari dell'inchiesta milanese sul 'caso Ruby', che vede indagato il premier Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione.

Al procuratore aggiunto Ilda Boccassini, napoletana, 60 anni, a capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano dal maggio 2009, è stata affidata l'inchiesta perchè, proprio nel corso delle indagini, il pm Sangermano, titolare del fascicolo, è passato alla Dda. “Ilda la Rossa”, appellativo legato al colore dei suoi capelli, ma utilizzato spesso anche dai suoi detrattori perchè, in passato, si è già “occupata” proprio di Silvio Berlusconi nei processi Sme e lodo Imi-Sir. Dalle prime inchieste sulle infiltrazioni mafiose a Milano e in Lombardia (Duomo Connection), al trasferimento a Caltanissetta, fortemente voluto per individuare gli autori delle stragi di Capaci, dove perse la vita il suo grande amico Giovanni Falcone, e di via D'Amelio, fino alla cattura di Totò Riina. Questo il percorso di Ilda Boccassini, poi proseguito con il ritorno a Milano nel pool Mani Pulite nel '94, dopo l'uscita di Antonio Di Pietro, fino alle ultime recenti inchieste in chiave antiterrorismo, con la condanna degli appartenenti alle 'nuove br', e contro la 'ndrangheta: vedi il duro colpo inferto all'infiltrazione delle cosche con l'operazione Infinito (175 arresti nella sola Lombardia).

Pietro Forno, invece, piemontese di 64 anni e procuratore aggiunto a capo del pool milanese sui reati sessuali e le “fasce deboli”, è il magistrato a cui Gherardo Colombo e Giuliano Turone decisero di affidare una secondo copia della lista della P2, tanto si fidavano di lui e del suo rigore. La sua carriera è fatta anche di antiterrorismo: nel 1981 come giudice istruttore firmò l'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Cesare Battisti e altri terroristi per gli omicidi del gioielliere Pierluigi Torregiani e del macellaio Lino Sabbadin. Indagò anche sul fenomeno Scientology e negli anni '90 si specializzò nel contrasto ai reati sessuali creando un apposito pool a Milano, poi riprodotto nella sua esperienza torinese, tra il 2005 e il 2009, fino al ritorno a Milano.

Prima di passare alla Dda, anche Antonio Sangermano, fiorentino di 44anni, faceva parte del dipartimento fasce deboli. Con un'esperienza passata da magistrato a Messina, Sangermano recentemente è riuscito a portare a processo l'imprenditore milanese Stefano Savasta, accusato dell'omicidio del suo collega e rivale in amore Stefano Cerri, il cui corpo non è mai stato ritrovato. È sempre lui poi il pm che sta contrastando i gruppi criminali che gestiscono il racket degli alloggi popolari a Milano e che recentemente ha coordinato un'inchiesta, una delle prime in Italia, sulle 'smart drugs', le nuove droghe.


* Ansa via Corriere Adriatico

http://www.corriereadriatico.it/articolo_app.php?id=35648&sez=CRONACHE


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Di Loredana Morandi (del 19/01/2011 @ 07:40:26, in Giuristi, linkato 2096 volte)
Associazione Italiana degli Avvocati per la Famiglia e per i Minori

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/AIAF.jpg

DOCUMENTO
SULLA PROPOSTA DI MODIFICA DELLA LEGGE 54/2006
SULL’AFFIDAMENTO CONDIVISO




Da qualche mese assistiamo ad una continua passerella mediatica di personaggi che insistono sull’esigenza di modificare la legge 54/2006 sull’affidamento condiviso dei figli, a seguito della separazione dei genitori, sostenendo che la legge non viene applicata e che le madri italiane, sostenute dai giudici, continuano ad opporsi nei fatti all’affidamento condiviso, con il chiaro scopo di lucrare ai danni dei padri, mediante l’assegnazione a vita della casa familiare e la richiesta di ingenti assegni per i figli, fondati sul pregresso tenore di vita.

Il tema è senza dubbio delicato e controverso, e tocca nel profondo le relazioni e le emozioni delle persone, che si immedesimano in pezzi di storia raccontate in tv o su alcuni siti internet e si lasciano trasportare sull’onda dell’emozione a parteggiare per l’una o l’altra parte.

Ma quale è la realtà? Cosa dicono i dati ISTAT e del Ministero della Giustizia sull’applicazione dell’affidamento condiviso, dal marzo 2006 ad oggi?

Quali sono le modifiche che propongono i Senatori del PdL Valentino, Ciarrapico, Tofani, Bevilacqua, Santini, Ramponi, Izzo, Amoruso, Di Giacomo, Saccomanno, Giancarlo Serafini, Asciutti, De Gregorio, Speziali, De Lillo e Amato, le Senatrici del Gruppo UDC-SVP-Aut:UV-MAIE-IS-MRE, Thaler Ausserhofer e Giai, la Senatrice Boldi del Gruppo Lega Nord Padania, il Senatore Stradiotto del PD, tutti firmatari del DDL 957 “Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso”, che si “fonda su uno studio dell’associazione nazionale Crescere Insieme” (come si legge nella relazione accompagnatoria), associazione presieduta da Prof. Marino Maglietta, docente del Corso di Laurea in Ingegneria Civile, presso l’Università di Firenze?

L’AIAF ha esaminato con attenzione i dati che sono stati rilevati dall’ISTAT e dal Ministero della Giustizia, mediante la compilazione di questionari che vengono redatti durante i procedimenti di separazione e divorzio, consensuali o contenziosi, a cura delle cancellerie dei 165 Tribunali civili.

L’AIAF ha inoltre elaborato un testo, qui di seguito allegato, dove sono state inserite (caratteri in colore rosso) le modifiche e integrazioni proposte dal DDL 957, così da rendere chiaro e meglio comprensibile a tutti che cosa accadrà se viene approvata questa proposta.

Ogni articolo modificato è stato oggetto di attenta valutazione, e sono stati messi in luce (testo in colore blu) i dati ufficiali relativi alle separazioni e ai divorzi che riportano la reale situazione nazionale, e le critiche al DDL 957, che a nostro parere deve essere totalmente respinto.

Non vi è alcuna necessità di modificare le legge 54/2006. Una migliore applicazione del principio di bigenitorialità, così come un’equa ripartizione dei compiti domestici e di cura dei figli, è un obbiettivo che può e deve essere raggiunto con un più efficace intervento culturale sulle responsabilità familiari e genitoriali, ma non certo con l’imposizione di norme che penalizzano i figli e il genitore economicamente più debole, ed hanno l’unico scopo di risolvere i problemi di un centinaio di aderenti ad associazioni che non sono affatto rappresentative degli interessi della popolazione.

D’altro lato, stupiscono e risultano molto preoccupanti le dichiarazioni della Senatrice del PdL Maria Alessandra Gallone, che intervistata da Affaritaliani, il 20.8.2010 ha spiegato come il Parlamento stia migliorando la legge 54/2006 sull'affido condiviso attraverso il disegno di legge 957, di cui la stessa è relatrice in Commissione Giustizia del Senato.

Nella Sua intervista pubblicata su Affari Italiani alla domanda “Quali sono i punti chiave del DDL 957” risponde: “Innanzitutto, il domicilio stabilito presso entrambi i genitori, altrimenti cadono i presupposti per l’affidamento condiviso. Tra l’altro, se un genitore dovesse convivere o risposarsi, il giudice può stabilire che quella casa non è più "interesse prevalente" del bambino. Poi ci sono i cambiamenti nelle modalità di mantenimento: non più un genitore dà l’assegno e l’altro decide, ma entrambi partecipano alle decisioni. Il “costo” dei figli sarà inoltre calcolato in base alle attuali esigenze dei bambini e alle attuali risorse economiche dei genitori.”

Alla successiva domanda “Buone notizie, quindi, per i padri separati in difficoltà economica?”, risponde:
“Non si fa più riferimento al tenore di vita passato, ormai sconvolto dalla separazione. Tanti papà sono costretti ad assegni familiare non congrui alle loro possibilità effettive. Ma la modifica interessa anche quelle mamme che hanno un tenore di vita superiore rispetto al marito.”

Auspichiamo che la Sen. Gallone si aggiorni meglio sui dati reali delle separazioni e dell’affidamento condiviso, e delle correlate conseguenze economiche, e non si faccia condizionare per motivi politici ed elettorali da gruppi di persone che non esprimono le esigenze della collettività.

Milano, ottobre 2010

Avv. Milena Pini
Presidente AIAF
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Di Loredana Morandi (del 19/01/2011 @ 07:24:25, in Giuristi, linkato 2039 volte)
Unione Nazionale Camere Minorili:

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/unionecamereminorili.jpg


Affido condiviso Bis, preoccupazione per il contenuto del DDL 957


L’Unione Nazionale Camere Minorili guarda con preoccupazione al contenuto del DDL 957, Modifiche al codice civile e al codice di procedura civile in materia di affidamento condiviso, in esame presso la Commissione Giustizia del Senato.

Il DDL 957, comunemente indicato come “condiviso bis”, rivede le norme sull’affidamento dei figli introdotte dalla legge 54/2006, oggi in vigore, con una nuova rilettura del codice civile (agli articoli 155, 155-bis, 155-quater, 155-quinquies, 155-sexies, 317-bis) e di procedura civile (agli articoli 178, 709-bis, 709-ter), prevedendo nello specifico:

•    l'abolizione del collocamento del figlio presso un genitore, in quanto il figlio avrà domicilio presso entrambi i genitori, e il tempo della sua presenza presso ciascun genitore sarà "paritetico";

•    la legittimazione attiva dei nonni a proporre nel giudizio di separazione la domanda relativa al loro autonomo diritto di visita;

•    il mantenimento dei figli in forma diretta e per capitoli di spesa;

•    in via residuale, la determinazione di un assegno perequativo posto a carico di un genitore o di entrambi, da versare su un conto corrente comune intestato al figlio, anche se minore;

•    il versamento diretto dell'assegno al figlio maggiorenne, che con questo assegno deve contribuire alle spese familiari;

•    la perdita di efficacia ope legis dell'assegnazione della casa familiare, in caso di convivenza more uxorio del genitore con cui vive abitualmente il minore.


A riguardo, l’Unione Nazionale Camere Minorili:

O S S E R V A

come la proposta di legge sia tesa unicamente alla tutela dei diritti degli adulti a discapito dei diritti dei minori.

Se, infatti, è vero che l'affidamento condiviso deve considerarsi un traguardo importante per il diritto del minore alla bi-genitorialità che non può né deve prescindere da una attenta valutazione delle condotte dei coniugi e che la conflittualità tra genitori non può né deve essere motivo per escludere l'esercizio congiunto della responsabilità genitoriale, ma motivo per riaffermarne la validità e per recuperare il dialogo, è vero altresì che questo progetto di legge rischia di aumentare la conflittualità anche nella famiglia allargata e, nel contempo, di disattendere le esigenze dei minori.

Ed invero, non sembra porsi nell'interesse del minore il concetto di doppio domicilio, il quale prevede che il minore permanga per un tempo comparabile con entrambi i genitori. Tale modifica, se radicale, provocherebbe ulteriori ripercussioni sulla serenità dei minori e sul loro corretto sviluppo formativo, né l'affido condiviso può risolversi in semplice “affido alternato”, con pari permanenza temporale dei figli presso ciascun genitore.

Stesso discorso vale per la previsione di una contribuzione al mantenimento dei figli in forma diretta e per capitoli di spesa la cui astrattezza (quasi che le esigenze di un bambino possano essere schematizzate come avviene per i bilanci aziendali) rischia in concreto di risolversi in ulteriori motivi di contrasto tra i genitori a detrimento dei reali bisogni dei minori.

Quanto alla legittimazione attiva dei nonni nei procedimenti di separazione e divorzio, al di là dell’inevitabile allargamento del conflitto familiare già di per sé deleterio, si evidenzia che il diritto da tutelare è quello del minore a mantenere i rapporti con gli ascendenti e non viceversa (cfr. Corte di Cassazione, sentenza n. 22081, 16 ottobre 2009). Legittimare attivamente i nonni significa rendere il minore oggetto e non soggetto di diritti.

Stupisce, altresì, la (re)introduzione dell’inefficacia dell’assegnazione della casa coniugale in caso di convivenza more uxorio, nonostante la Corte Costituzionale (con sentenza n. 308 del 30 luglio 2008) abbia dato chiare indicazioni in senso del tutto contrario alla proposta.

Da ultimo, pur apprezzandosi il riferimento normativo alla sindrome di alienazione genitoriale ed ai casi di comprovato condizionamento della volontà del minore, si sottolinea come i temi in questione necessitino di un intervento più articolato e meno semplicistico che non sia suscettibile di strumentalizzazioni di sorta.

RILEVA

che detto DDL non potrà trovare corretta applicazione, così come non ha trovato corretta applicazione la L. 54/06, perché non coadiuvato dall'istituzione, più volte invocata, di un Tribunale specializzato in materia.
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Di Loredana Morandi (del 16/01/2011 @ 11:21:07, in Osservatorio Famiglia, linkato 1396 volte)
Lo sforzo della magistratura è apprezzabile e sincero, ma la magistratura non ha risorse economiche e la sua azione è circoscritta a quanto preposto dalle leggi. Non è la magistratura a poter dare una casa ad una famiglia o un lavoro a due genitori. Come mai il compagno Sindaco di Bologna non ha provveduto ad una casa e ad un lavoro per questa famiglia, che resta unita nella povertà e nella tragedia? L.M.

La tragedia del 5 gennaio
.

Devid, la Procura dei minori
contro Comune e Policlinico


Il capo dell'ufficio, Pastore: «Sulla vicenda del bimbo morto informati in ritardo». L'autopsia: neonato ucciso da broncopolmonite. Il Sant'Orsola: era poco vestito


«I servizi, siano essi ospedalieri o comunali, sono tenuti per legge a segnalare alla Procura dei minori situazioni di disagio che riguardano minorenni. In questo caso non è stato fatto. Noi abbiamo appreso dell’esistenza di questi bimbi e delle loro condizioni di vita soltanto ieri (lunedì, ndr) dal Sant’Orsola. Quanto al Comune, a oggi, neppure una segnalazione». Vista dagli occhi del capo della Procura minorile, Ugo Pastore, la tragedia del piccolo Devid, morto per il freddo a soli 23 giorni, si presenta come una storia di obblighi disattesi e decisioni cuscinetto prese tardi e male.

IL RICORSO - «Apprendo dai giornali che i due piccoli sono stati dati in affido consensuale, un provvedimento inadeguato per una famiglia le cui difficoltà non sono certo temporanee», spiega ancora Pastore, che annuncia di aver fatto un ricorso urgente al Tribunale minorile «perché finalmente a questi bimbi siano date tutte le tutele».

AUTOPSIA - Intanto sono emersi i risultati dell’autopsia effettuata sul corpo del piccino da Franco Walter Grigioni, direttore dell’unità operativa di anatomia del Sant’Orsola. Manca ancora qualche piccolo accertamento, ma ormai è chiaro che Devid è stato ucciso da una crisi respiratoria dovuta a una broncopolmonite.I suoi polmoni sono stati devastati da un’infiammazione che si è sviluppata non in poche ore, ma in più giorni e che, quindi, presa per tempo sarebbe regredita.Il freddo? Forse non è stata la causa, ma certamente una concausa importante, spiega Grigioni. Il quadro che emerge è dunque quello di una sottovalutazione, o una non comprensione, da parte dei genitori delle condizioni in cui versava il neonato, che fra l’altro, essendo nato prematuro, sarebbe dovuto stare al caldo, come avevano prescritto i medici a mamma Claudia e papà Sergio all’atto delle dimissioni dal Policlinico. Ma questo, come è noto, non è accaduto.

IN PROCURA - Che tutto ciò si traduca in un’accusa nei confronti della coppia è presto per dirlo, ma non è escluso che possa accadere. È prudente, infatti, il procuratore capo Roberto Alfonso, che dice: «Dobbiamo verificare bene quello che è successo, se il bambino si poteva portare prima in ospedale e altre circostanze». L’aggiunto Valter Giovannini assicura che sarà «scandagliata con il massimo scrupolo ogni piega della vicenda». Poi però rammenta: «Non deve essere dimenticato che, in generale, il dovere di tutela del minore deve essere esercitato prima di tutto dai genitori, anche solo chiedendo aiuto o assistenza». Il riferimento è agli attacchi rivolti in questi giorni ai servizi sociali accusati di non essersi fatti carico del disagio di Claudia, Sergio e dei tre piccoli. Comunque sia la squadra mobile, su delega del pm Alessandra Serra, ha acquisito il fascicolo dei servizi sociali relativo a Claudia e alla sua triste storia iniziata nel 2001 con la nascita del primo bimbo, poi dato in affido come il secondo, venuto al mondo due anni dopo.La polizia acquisirà anche lo scambio di mail fra il Quartiere Saragozza e il Santo Stefano del 30 dicembre, quando la famiglia viene intercettata in Sala Borsa, dove sosta da molte ore. Dal Santo Stefano avrebbero risposto che non potevano far nulla per mancanza di personale. Una falla nella rete? Probabile, ma di certo non la più grave.

LA SEGNALAZIONE DELL'OSPEDALE - Così sembrerebbe vedendo cosa emerge dalla Procura minorile. Nella segnalazione inviata due mattine fa (cioè quando il caso è ormai sui giornali) dal Sant’Orsola alla Procura dei minori si spiega come dopo il decesso di Devid, e viste le precarie condizioni igienico-sanitarie in cui erano arrivati i gemelli, vestiti con una tutina e avvolti solo in una copertina di pile, si era andati a cercare la sorellina in via delle Tovaglie (presunta residenze di Claudia) e poi a casa della nonna. Poiché la bimba era nelle stesse condizioni, vestita con abiti non adatti alla stagione, gli operatori erano riusciti a convincere i genitori a far ricoverare anche lei. C’è da domandarsi, dunque, perché tutto questo non sia stato segnalato alla Procura minorile. «È un obbligo farlo», ribadisce Pastore, che infine critica la giustificazione addotta dal Comune (cioè, in sostanza, che non era possibile obbligare Claudia ad accettare l’aiuto dei servizi). «È un approccio culturale sbagliato, è doveroso offrire dei servizi, ma se qualcuno non li accetta ed espone un bimbo al pericolo, ci sono gli strumenti di legge per difendere i diritti del minore», conclude Pastore.

Amelia Esposito Corriere Sera
11 gennaio 2011 (ultima modifica: 12 gennaio 2011)

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Di Loredana Morandi (del 14/01/2011 @ 18:26:13, in Magistratura, linkato 1965 volte)

.. grandi!

RUBY: BERLUSCONI INDAGATO
PM CHIEDONO GIUDIZIO IMMEDIATO

17:16 14 GEN 2011

(AGI) - Milano, 14 gen - La procura di Milano chiedera' il giudizio immediato per il premier Silvio Berlusconi, indagato per concussione e favoreggiamento della prostituzione di minori. E' quanto si evince dalla nota diffusa dal procuratore capo Edmondo Bruti Liberati nella tarda mattinata. In particolare nella parte in cui si legge: "e' stato notificato a Silvio Berlusconi e ai suoi difensori l'invito a comparire ai sensi degli articoli 375 e 453 ccp". L'art. 375 prevede infatti che la procura possa chiedre il giudizio immediato quando vi sia "evidenza della prova". Il giudizio immediato viene chiesto dal pm al Gip sara' quest'ultimo a valutare se accogliere o meno la richiesta .

Il premier Silvio Berlusconi e' stato convocato - stando a quanto si apprende - per le date del 21, 22 o 23 gennaio. Vale a dire in uno di questi tre giorni che potranno essere concordati dalla difesa di Berlusconi con i pm della procura di Milano.

AVVISI DI GARANZIA A EMILIO FEDE E LELE MORA

Emilio Fede e Lele Mora sono stati raggiunti da un avviso di garanzia nel quale si ipotizzano i reati (in concorso con Nicole Minetti) di induzione e favoreggiamento aggravato alla prostituzione minorile, perche' commessi in danno di piu' soggetti. Fatti che si sarebbero verificati a Milano da febbraio a maggio 2010. E' quanto si evince dalla nota diffusa dal procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati

LEGALI DEL PREMIER: GRAVISSIMA INTROMISSIONE NELLA VITA PRIVATA

LA NOTA DELLA PROCURA DI MILANO

Il procuratore spiega che "si ritiene necessario fornire le seguenti informazioni in relazione a frammentarie e parziali notizie che sono state diffuse, al fine di una puntuale informazione e nel rispetto del principio costituzionale di non colpevolezza". Sempre nel comunicato si legge che nella giornata di oggi sono state effettuate "dal personale della sezione di polizia giudiziaria presso questa procura e dal personale della squadra mobile di Milano perquisizioni domiciliari nei confronti dell'indagata Nicole Minetti nonche' di diverse persone informate sui fatti. Le indagini che hanno comportato anche attivita' tecnicamente complesse sono state delegate alla polizia di Stato che ha operato con encomiabile professionalita'".

L'INVITO A COMPARIRE E LE "DETTAGLIATE FONTI DI PROVA"

DAI TABULATI DEL TELEFONO DIVERSI INCONTRI COL PREMIER

Nell'invito a comparire, precisa la procura, "e' stato notificato all'onorevole Silvio Berlsuconi e ai suoi difensori ai sensi degli articoli 375 e 453 codice di procedura penale, corredato dalla dettagliata indicazione delle fonti di prova per le ipotesi di reato a lui ascritte".

QUANDO MARONI NE RIFERI' AL PARLAMENTO

BERLUSCONI: PROCESSI INVENTATI, RIDICOLI E GROTTESCHI

Questa mattina, intanto, il presidente del Consiglio era intervenuto alla trasmissione di Maurizio Belpietro soffermandosi, alla luce del pronunciamento della Consulta, sui processi che lo hanno coinvolto in passato: "Sono processi assolutamenti inventati, ridicoli, grotteschi. Intanto io ho assicurato davanti a tutti che questi fatti non esistono. Non ci sono fatti che possono rendere possibile una condanna. Ma se nei collegi giudicanti ci saranno giudici di sinistra andro' in tv e spieghero' di cosa si tratta".

"NESSUNA CONDANNA PER COSE CHE NON ESISTONO"

"Non si possono trovare - ha proseguito il Cavaliere - giudici che oseranno dare una condanna su fatti che non esistono". Il premier prevede che, anche dopo la sentenza della Consulta sul legittimo impedimento, "non sara' cosi' facile per i difensori dei miei processi ottenere un atteggiamento benevolo da parte dei magistrati. Sanno tutti che c'e' persecuzione politica da parte dei magistrati della sinistra da quando sono sceso in campo".

PERQUISITA LA CASA GENOVESE DI RUBY

Anche l'abitazione genovese di Ruby e' stata perquisita questa mattina dagli investigatori che si stanno occupando dell'inchiesta che vede indagato il presidente del consiglio Silvio Berlusconi per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Lo rende noto Massimo Dinoia, legale della giovane marocchina. Oltre alla casa della ragazza stamattina e' stata perquisita anche l'abitazione della consigliere regionale lombardo Nicole Minetti.

La Rassegna

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euronews - ‎1 ora fa‎
(ANSA) – MILANO, 14 GEN – Nell'invito a comparire recapitatooggi al premier Silvio Berlusconi e ai suoi legali nell'ambitodell'inchiesta sul caso Ruby, la Procura di Milano ha indicatotre date alternative, il 21 o il 22 o il 23 gennaio, ...

Ruby: in questura premier mi fece un gran favore

ANSA.it - ‎2 ore fa‎
GENOVA - Quella sera in questura a Milano Berlusconi "mi ha fatto un favore della Madonna, mi ha aiutato moltissimo, gli posso essere grata a vita". Lo ha detto Ruby in un'intervista rilasciata a Repubblica.it. Certo, ha aggiunto la marocchina, ...

Genova - Berlusconi indagato, ecco il documento

Genova Oggi Notizie - ‎15 minuti fa‎
Genova - Pubblichiamo il documento dell´avviso di garanzia emesso dalla Procura della Repubblica di Milano a Silvio Berlusconi sull´indagine legata alla vicenda di "Ruby Rubacuori". Il procedimento vede iscritta anche Nicole Minetti, ...

Ruby-Berlusconi: sequestrate foto e video di Villa Certosa

Dottor Sport - ‎58 minuti fa‎
Nuovo terremoto scuote il governo e in particolare Silvio Berlusconi. Il premier è indagato a Milano per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile. Nell'ambito dell'inchiesta sul caso Ruby sono indagati anche il consigliere regionale ...

Ruby/ Berlusconi convocato da pm Milano per 21 gennaio

Virgilio - ‎1 ora fa‎
Il premier Silvio Berluscni è stato convocato dai pm di Milano per il prossimo 21 gennai con l'invito a comparire in cui si ipotizzano i reati di concussione e favoreggiamento alla prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby. ...

Caso Ruby, "Berlusconi indagato" Procura: "Concussione e ...

TGCOM - ‎6 ore fa‎
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è indagato a Milano per la vicenda Ruby. Le ipotesi di reato contestate sono concussione e prostituzione minorile. Perquisita l'abitazione e gli uffici del consigliere regionale Nicole Minetti, ...

Ruby:premier indagato,reazioni nel mondo

ANSA.it - ‎1 ora fa‎
(ANSA) -ROMA,14 GEN- 'Berlusconi indagato in un caso di prostituzione'. La notizia dell'iscrizione del nome del premier nel registro degli indagati per i reati di concussione e prostituzione minorile per l'inchiesta nata dal fermo dell'allora minorenne ...

Ruby, pm chiede giudizio immediato per Berlusconi

Il Fatto Quotidiano - ‎1 ora fa‎
Il pubblico ministero ha chiesto il giudizio immediato per Silvio Berlusconi in base all'articolo 453 del codice di procedura penale. Il premier, indagato per la vicenda Ruby per concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile, ...

Caso Ruby: Berlusconi convocato per il prossimo fine settimana

Adnkronos/IGN - ‎1 ora fa‎
Milano, 14 gen. - (Adnkronos) - I magistrati milanesi che indagano sul caso Ruby hanno notificato a Silvio Berlusconi un invito a comparire indicandogli come date possibili quelle del 21, 22 e 23 gennaio. E' quanto si apprende negli ambienti giudiziari ...
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Richard Gardner muore suicida il 25 maggio 2003. Egli sceglie di porre fine alla sua vita procurandosi numerose ferite al collo e al petto con un coltello dalle dimensioni di un comune coltello da macellaio. Ovvero egli sceglie di darsi la morte in modo cruento e sanguinoso potendo liberamente scegliere per l'acquisto di un arma da fuoco, che negli states è un acquisto comune e quasi privo di restrizioni.
L'analisi chimica e dei fluidi corporei rivelò ai patologi la presenza di un mix di farmaci abituali assunti in elevata quantità, quali: morfina, hydrocodone, acetaminophen (leggi: paracetamolo), fentanyl e oxycodone.
La causa del suicidio dell'uomo, riferita dal figlio post mortem ai quotidiani statunitensi: l'aver appreso di aver contratto la malattia invalidante tipica di coloro che si sono "doppati" tutta la vita. Una complicazione che avrebbe disvelato il suo più grande segreto. Infatti in uno psicologo che tratti casi di minori, e Gardner ne ha trattati oltre 400, in assenza di altre patologie la ragione del dopping può essere soltanto l'auto castrazione chimica.

Richard Gardner era un pedofilo. Dichiarato. E' storia che egli non fosse altro che un assistente volontario presso l'università e che tutti i suoi libri siano stati stampati da una casa editrice con indirizzo presso la sua abitazione. Oggi i suoi libri sarebbero trattati come quello in vendita su Amazon, il cui autore è stato arrestato.

In Italia la PAS e le teorie di Richard Gardner sono divulgate da associazioni i cui fondatori, consulenti, psicologi e avvocati sono in gran parte pregiudicati condannati per violenze o abusi ai danni di donne e bambini, anche definiti in carcere, attualmente indagati e/o sotto processo. I casi trattati da queste associazioni: Cassazione abusi Asilo nido di Torino, 9 anni per Abusi a Reggio Emilia,  Precedenti e Indagini Omicidio Teresa Bonocore.

Di seguito l'autopsia e gli articoli correlati tratti dal sito di Cincinnati contro la PAS.  L.M.
http://cincinnatipas.com/dr-richardgardnerautopsy.html


Dr. Richard Gardner's Complete Autopsy Report
   

Dr. Richard Gardner, M.D.
born April 28, 1931
Committed Suicide
May 25, 2003


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/suicide.jpg

"CAUSE OF DEATH:
Incised wounds of chest and neck."



Allow us to disabuse the pro-abusers. Dr. Richard Gardner's son told the New York Times that his father committed suicide. Contrary to false assertions made by the father's rights movement, Richard Gardner most certainly did not die peacefully in his sleep.

It was far uglier than that.

The Bergen County (New Jersey) Medical Examiner reported that Dr. Richard Gardner died a gory, bloody and violent death - from his own hand. Gardner took an overdose of prescription medication while stabbing himself several times in the neck and chest. Gardner plunged a butcher knife deep into his heart.

The medical examiner removed the knife from Gardner's chest and listed the stabbing wounds as the cause of death.

(Here is Gardner's autopsy report and the NY Times obituary.)



County Of Bergen
Department of Public Safety
Medical Examiner Autopsy Report

May 27, 2003

02030860.aut
GARDNER, Richard A.



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam_1.gif


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam2.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam3.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam4.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam5.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam6.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam7.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam8.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam9.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam10.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam11.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam12.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam13.gif



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/GardnerMedicalExam14.gif


New York Times
June 9, 2003, Monday
METROPOLITAN DESK

Richard Gardner, 72, Dies;
Cast Doubt on Abuse Claims

By STUART LAVIETES

"Dr. Richard A. Gardner, a psychiatrist and psychoanalyst who developed a theory about parental alienation syndrome, which he said could lead children in high-conflict custody cases to falsely accuse a parent of abuse, died on May 25 at his home in Tenafly, N.J. He was 72.
The cause was suicide, said Dr. Gardner's son, Andrew, who said his father had been distraught over the advancing symptoms of reflex sympathetic dystrophy, a painful neurological syndrome.
Dr. Gardner, who testified in more than 400 child custody cases, maintained that children who suffered from parental alienation syndrome had been indoctrinated by a vindictive parent and obsessively denigrated the other parent without cause.
In severe cases, he recommended that courts remove children from the homes of the alienating parents and place them in the custody of the parents accused of abuse.
His theory has provoked vehement opposition from some mental health professionals, child abuse experts and lawyers. Critics argue that it lacks a scientific basis, noting that the American Psychiatric Association and the American Medical Association have not recognized it as a syndrome.
They also say that the theory is biased against women, as allegations of abuse are usually directed at fathers, and that it is used as a weapon by lawyers seeking to undermine a mother's credibility in court." ...
... "His marriage to Lee Gardner ended in divorce. In addition to his son, of Cherry Hill, N.J., he is survived by two daughters, Nancy Gardner Rubin of Potomac, Md., and Julie Gardner Mandelcorn, of Newton, Mass.; his mother, Amelia Gardner of Manhattan; eight grandchildren; and his partner, Natalie Weiss.

Correction: June 14, 2003, Saturday An obituary on Monday about Dr. Richard A. Gardner, a psychiatrist and psychoanalyst, misstated his position at Columbia University. He was a clinical professor of psychiatry in the division of child and adolescent psychiatry -- an unpaid volunteer -- not a professor of child psychiatry."


End of Obituary Excerpt

*****

A comment about Dr. Richard Gardner's suicide released by the last man to cross examine him, attorney Richard Ducote:

June 1, 2003

"Parental Alienation Syndrome is a bogus, pro-pedophillic fraud concocted by Richard Gardner. I was the last attorney to cross examine Gardner. In Paterson, NJ, he admitted that he has not spoken to the Dean of Columbia's medical school for over 15 years, and has not had hospital admitting privileges for over 25 years.

He has not been court appointed to do anything for decades.

The only two appellate courts in the country who have considered the question of whether PAS meets the Frye test, i.e., whether it is generally accepted in the scientific community, said it does not. As Dr. Paul Fink, former president of the American Psychiatric Association has stated, Dr. Gardner and PAS should be only a "pathetic footnote" in psychiatric history. Gardner and his bogus theory have done untold damage to sexually and physically abused children and their protective parents. PAS has been rejected by every reputable organization considering it.

In a Florida case in which I was recently involved, when the judge insisted on a Frye hearing, Gardner simply did not show up. Perhaps because he finally realized that the entire nation was on to his scam, he committed suicide on May 25. Let's pray that his ridiculous, dangerous PAS foolishness died with him."

        Richard Ducote
        attorney at law
        New Orleans, LA




http://www.giustiziaquotidiana.it/public/gardner_richard.jpg


    Dr. Richard Gardner, seen here at age 67 in February 1999, authored the money making PAS theory that made him a very rich man. Gardner committed suicide on May 25, 2003, plunging a seven inch butcher knife into his neck and heart.
    Gardner testified mostly for men, charging $500 per hour, routinely recommending custody to abusers, deprogramming children and threat therapy for mothers. Gardner was against society's overly moralistic and punitive reaction to pedophiles.
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Di Loredana Morandi (del 14/01/2011 @ 06:04:36, in Magistratura, linkato 1504 volte)
Corte Costituzionale
Ufficio Stampa

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/legittimo_impedimento_dispositivo_13.01.2011.jpg


Legge 7 aprile 2010, n.51 (sul “legittimo impedimento”)



La Corte costituzionale, giudicando delle questioni di legittimità costituzionale relative alla legge n. 51 del 2010, in materia di impedimento a comparire in udienza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha deciso quanto segue:

-    Č illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione, l’art. 1, comma 4, relativo all’ipotesi di impedimento continuativo e attestato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri;

-    Č illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Cost., l’art. 1, comma 3, nella parte in cui non prevede che il giudice valuti in concreto, a norma dell’art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale, l’impedimento addotto;

-    Non sono fondate le questioni di legittimità costituzionale relative all’art. 1, comma 1, in quanto tale disposizione venga interpretata in conformità con l’art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale;

-    Sono inammissibili le ulteriori questioni di legittimità costituzionale, relative alle disposizioni di cui all’art. 1, commi 2, 5 e 6, e all’art. 2.

dal Palazzo della Consulta,13 gennaio 2010



Costituzione

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Č compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali.

Art. 138.

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione.
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti


Art. 420-ter CPP.

Impedimento a comparire dell'imputato o del difensore.

Quando l'imputato, anche se detenuto, non si presenta all'udienza e risulta che l'assenza è dovuta ad assoluta impossibilità di comparire per caso fortuito, forza maggiore o altro legittimo impedimento, il giudice, con ordinanza, anche d'ufficio, rinvia ad una nuova udienza e dispone che sia rinnovato l'avviso all'imputato, a norma dell'articolo 419, comma 1.



Legittimo impedimento, il testo della legge

LEGGE  7 aprile 2010, n. 51
    
Disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza. (10G0076) (GU n. 81 del 8-4-2010)

Art. 1

  1.  Per  il  Presidente  del  Consiglio  dei  Ministri  costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell'articolo 420-ter del  codice  di procedura penale, a comparire nelle udienze dei procedimenti  penali, quale  imputato,  il  concomitante  esercizio  di  una o  più  delle attribuzioni previste dalle leggi o dai regolamenti e in  particolare dagli articoli 5, 6 e 12 della  legge  23  agosto  1988,  n.  400,  e successive modificazioni,  dagli  articoli  2,  3  e  4  del  decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 303, e successive modificazioni, e dal regolamento interno del Consiglio dei Ministri, di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10  novembre  1993,  pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 268 del 15 novembre  1993,  e  successive modificazioni,    delle    relative    attività    preparatorie    e consequenziali, nonché di ogni attività comunque coessenziale  alle funzioni di Governo.

  2. Per i Ministri l'esercizio delle attività previste dalle  leggi e dai regolamenti che ne
disciplinano  le  attribuzioni,  nonché  di ogni  attività  comunque  coessenziale  alle  funzioni  di  Governo, costituisce legittimo impedimento, ai sensi dell'articolo 420-ter del codice  di  procedura  penale,  a   comparire   nelle   udienze   dei procedimenti penali quali imputati.

  3. Il giudice, su richiesta di parte, quando ricorrono  le  ipotesi di cui ai commi precedenti rinvia il processo ad altra udienza.

  4. Ove  la  Presidenza  del  Consiglio  dei  Ministri  attesti  che l'impedimento è continuativo  e  correlato  allo  svolgimento  delle funzioni di cui alla presente legge, il giudice rinvia il processo  a udienza successiva al periodo indicato, che non può essere superiore a sei mesi.

  5. Il corso della prescrizione rimane sospeso per  l'intera  durata del rinvio, secondo quanto previsto dell'articolo 159,  primo  comma, numero 3), del codice  penale,  e  si  applica  il  terzo  comma  del medesimo articolo 159 del codice penale.

  6. Le disposizioni del presente  articolo  si  applicano  anche  ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla  data  di entrata in vigore della presente legge.

Art. 2  

  1. Le disposizioni di cui all'articolo 1  si  applicano  fino  alla data di entrata in  vigore  della  legge  costituzionale  recante  la disciplina organica delle prerogative del  Presidente  del  Consiglio dei Ministri e dei Ministri, nonché della disciplina attuativa delle modalità di  partecipazione  degli  stessi  ai  processi  penali  e, comunque, non oltre diciotto mesi dalla data  di  entrata  in  vigore della presente legge, salvi i casi previsti  dall'articolo  96  della Costituzione, al fine di consentire al Presidente del  Consiglio  dei Ministri e ai Ministri il  sereno  svolgimento  delle  funzioni  loro attribuite dalla Costituzione e dalla legge.

  2. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a  quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.
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Di Loredana Morandi (del 14/01/2011 @ 05:50:53, in Politica, linkato 1297 volte)
- Corriere della Sera -



- La Repubblica -

Consulta, ridimensionato scudo al premier
"Sull'impedimento decidono i giudici" /
Video

L'ira del Pdl, Bondi: "Rovesciato l'ordine democratico"
Berlusconi, ora intervento in tv. La Lega: "Corte ostile"


Gli alti magistrati (12 sì e 3 no) hanno bocciato "in parte" il legittimo impedimento (testo). La Corte Costituzionale dice no all'autocertificazione sull'impedimento e all'obbligo per il giudice di rinviare l'udienza fino a sei mesi. Ghedini: rispettiamo verdetto, ma Corte ha equivocato. Il Popolo Viola (video) festeggia. Palazzo Chigi smentisce frase del Cavaliere che secondo indiscrezioni aveva detto: "Tranquilli, è un compromesso". Bersani (video): "Il Paese non può girare intorno ai suoi problemi"

 

- Il Messaggero -

Ridimensionato il legittimo impedimento
Consulta: il giudice valuterà caso per caso

Berlusconi: compromesso accettabile. Ma Bondi: rovesciati
cardini democratici. Pd. è una bocciatura. Idv: ora referendum


Referendum, l'ammissibilità torna in bilico: deciderà la Cassazione 
Il comunicato della Consulta 
Prima mossa di Berlusconi: venerdì mattina in tv da Belpietro   
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Di Loredana Morandi (del 13/01/2011 @ 18:25:50, in Magistratura, linkato 1459 volte)
I processo che vedono imputato Berlusconi dunque riprenderanno

Legittimo impedimento bocciato in parte


Roma, 13-01-2011

Con 12 sì e 3 no la Consulta ha rilevato questione di illegittimità sul comma 4 dell'articolo 1 (relativo all'"impedimento continuativo") e, in parte, l'incostituzionalità del comma 3 nella parte in cui il legittimo impedimento non poteva essere valutato dal giudice. In altre parole i magistrati devono poter valutare realmente se sussistano motivi di legittimo impedimento. I processo che vedono imputato Berlusconi dunque riprenderanno.

I punti incostituzionali
"La Corte costituzionale - si legbge in una nota della Consulta -, giudicando delle questioni di legittimità costituzionale relative alla legge n. 51 del 2010, in materia di impedimento a comparire in udienza del Presidente del Consiglio dei ministri, ha deciso quanto segue: - E' illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Costituzione, l'art. 1, comma 4, relativo all'ipotesi di impedimento continuativo e attestato dalla Presidenza del Consiglio dei ministri; - E' illegittimo, per violazione degli artt. 3 e 138 della Cost., l'art. 1, comma 3, nella parte in cui non prevede che il giudice valuti in concreto, a norma dell'art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale, l'impedimento addotto".

Per la Corte, invece, "Non sono fondate le questioni di legittimitaà costituzionale relative all'art. 1, comma 1, in quanto tale disposizione venga interpretata in conformità con l'art. 420-ter, comma 1, del codice di procedura penale; - Sono inammissibili le ulteriori questioni di legittimità costituzionale, relative alle disposizioni di cui all'art. 1, commi 2, 5 e 6, e all'art. 2".

Casson, bocciati i consigliori del premier
"Nella sostanza la Corte Costituzionale ha bocciato completamente la linea del governo e dei consigliori del premier. in particolare il ministro Alfano continua a fornire interpretazioni della Costituzione italiana ripetutamente rigettate dalla corte. piuttosto che pensare a creare sempre nuovi privilegi per il premier e a cercare scudi processuali per Berlusconi, il governo farebbe meglio a pensare a come rimettere in sesto l'asfittica e traballante macchina della giustizia". Così il senatore Pd, Felice Casson.

Bondi: "Rovesciati i cardini Costituzione e democrazia"
"Oggi la Consulta ha stabilito la superiorità dell'ordine giudiziario rispetto a quello democratico, rimettendo nelle mani di un magistrato la decisione ultima in merito all'esercizio della responsabilità politica e istituzionale. Siamo di fronte al rovesciamento dei cardini non solo della nostra Costituzione, ma dei principi fondamentali di ogni ordine democratico". Così in una nota il ministro dei Beni culturali e coordinatore del Pdl Sandro Bondi.

Ghedini: "Riconosciuto l'impianto generale"
"La legge sul legittimo impedimento nel suo impianto generale è stata riconosciuta valida ed efficace e cio' e' motivo evidente di soddisfazione", dicono in una nota congiunta gli avvocati di Silvio Berlusconi Niccolò Ghedini e Piero Longo.

"C'è un equivoco ma rispettiamo la sentenza"
Il deputato e il senatore Pdl osservano che "nell'intervenire su modalità attuative, la Corte Costituzionale sembra avere equivocato la natura e la effettiva portata di una norma posta a maggior tutela del diritto di difesa e soprattutto della possibilità di esercitare serenamente l'attività di governo, non considerando - aggiungono - la oggettiva impossibilità, come dimostrato dagli atti, di ottenere quella leale collaborazione istituzionale già indicata dalla Corte stessa, con una autorità giudiziaria che ha addirittura disconosciuto legittimità di impedimento ad un Consiglio dei Ministri".

"Comunque - concludono gli avvocati del presidente del Consiglio - le sentenze della Corte debbono essere ovviamente rispettate e sarà possibile comprenderne la reale portata nella pratica attuazione soltanto dopo aver letto la motivazione".

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