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 Lady Justice 4... ... di Lunadicarta
 
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Il processo alla donna è una prassi costante. La vera imputata è la donna, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale

Tina Lagostena Bassi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 01/02/2011 @ 19:39:46, in Magistratura, linkato 1818 volte)

Grande prova della Procura di Roma.. L.M.

Perquisizioni in sede romana 'Giornale'
Indagato consigliere Csm Brigandì

 

Carabinieri anche nell'abitazione della giornalista del quotidiano Anna Maria Greco. Il direttore Alessandro Sallusti: "Per l'ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale"

ROMA - Dopo la pubblicazione da parte de Il Giornale di un vecchio dossier, risalente agli anni '80 e poi archiviato che riguardava l'ex pm di Milano Ilda Boccassini, oggi procuratore aggiunto, Matteo Brigandì, membro laico del Consiglio superiore, è stato accusato di abuso d'ufficio per aver passato al quotidiano le carte riservate. Il consigliere laico della Lega al Csm, che rischia di essere sospeso dalla carica, è stato quindi iscritto nel registro degli indagati per il reato di abuso d'ufficio (art. 323 cp) dalla procura di Roma. I carabinieri hanno apposto i sigilli al suo ufficio al Csm.

Nell'ambito della stessa inchiesta in mattinata il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, che coordina l'indagine, ha ordinato una serie di perquisizioni nella redazione romana del quotidiano diretto da Alessandro Sallusti e nell'abitazione della giornalista Anna Maria Greco. L'indagine a carico di Brigandì è partita da una denuncia da parte dello stesso Consiglio superiore della magistratura dopo la rivelazione di Repubblica del 28 gennaio, che sosteneva come il consigliere avesse preteso gli fosse consegnato, per documentarsi, il vecchio fascicolo della disciplinare su Ilda Boccassini.

Per
la redazione del quotidiano di via Negri si tratta di "Un nuovo tentativo di mettere il bavaglio alla libertà di informazione e al Giornale in particolare - si legge in una nota - dopo le perquisizioni di pochi mesi fa al direttore, Alessandro Sallusti, al vicedirettore, Nicola Porro, e alla redazione milanese del quotidiano per l'affaire Marcegaglia". A disporre le perquisizioni nell'abitazione romana della giornalista Anna Maria Greco e nella sede del quotidiano sarebbe stata, secondo quanto ha inizialmente denunciato la direzione de Il Giornale, il pubblico ministero Silvia Sereni per la presunta violazione dell'articolo 323 del codice penale, quello relativo all'abuso d'ufficio.
 
All'origine ci sarebbe l'articolo sul procuratore aggiunto di Milano Ilda Boccassini dal titolo "La doppia morale di Bocassini" in cui si ricordava come nel 1982 il magistrato fu "sorpresa in atteggiamenti amorosi" con un giornalista di Lotta Continua. "Davanti al Csm - riferiva l'articolo - si difese come paladina della privacy. E fu assolta. Ora fruga nelle feste di Arcore - si sottolineava - ma allora parlò di 'tutela della sfera personale'".

L'accusa più grave è però quella che ha portato a indagare per abuso d'ufficio il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandì. E' in relazione a quest'inchiesta che è stata eseguita la perquisizione nell'abitazione della cronista de Il Giornale. In base a quanto si è appreso a piazzale Clodio l'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Pierfilipo Laviani, è partita da una segnalazione ufficiale fatta dal Consiglio superiore della magistratura. Secondo l'accusa, come aveva rivelato Repubblica il 28 gennaio, Brigandì avrebbe passato documenti interni al Csm alla giornalista che ha poi redatto un articolo sul procuratore aggiunto di Milano, Ilda Boccassini. "Non ne so nulla, e quindi non ho niente da dire", ha detto oggi il consigliere Brigandì (Lega Nord).

Giorni fa il consigliere aveva già smentito di aver dato a Il Giornale gli atti del procedimento disciplinare sul pm di Milano. "Ovviamente non sono stato io" aveva detto la scorsa settimana proprio dopo la denuncia di Repubblica. "Se qualcuno sostiene questa cosa ne risponderà nelle sedi legali possibili", aveva detto Brigandì. "Ho chiesto al Csm una serie di documenti, compreso quel fascicolo, che ho letto per un quarto d'ora e poi ho restituito", aveva precisato Brigandì, che poi aveva annunciato di aver scritto una lettera al vice presidente Michele Vietti per chiedergli di "far luce" sulla vicenda.

Secondo il direttore de Il Giornale, Alessandro Sallusti, queste perquisizioni dimostrano come "per l'ennesima volta la casta dei magistrati abbia mostrato il suo volto violento e illiberale". Sallusti ha aggiunto che "la perquisizione nell'abitazione privata della collega Anna Maria Greco, autrice dell'articolo che conteneva sentenze pubbliche del Csm, non solo è un atto intimidatorio ma una vera e propria aggressione alla persona e alla libertà di stampa. Stupisce che soltanto le notizie non gradite ai magistrati inneschino una simile repressione quando i magistrati stessi diffondono a giornalisti amici e complici atti giudiziari coperti da segreto al solo scopo di infangare politici non graditi".

La giornalista Anna Maria Greco il 30 gennaio aveva scritto un altro articolo in cui si dava conto dei risarcimenti ai cittadini vittime di ingiusta detenzione o di errori giudiziari negli ultimi 10 anni e si sottolineava come nello stesso periodo le sanzioni per le toghe fossero state solo una decina: "il Csm - scriveva la giornalista - fa da scudo alla Casta".
(01 febbraio 2011)

La Rassegna

Caso Boccassini: perquisito Il Giornale, sigilli all'ufficio di ...

Il Salvagente - ‎1 ora fa‎
Perquisizioni oggi nella sede del Giornale e nell'abitazione della cronista del quotidiano Anna Maria Greco, autrice dell'articolo su Ilda Boccassini ei suoi passati amori, sbattuto in prima pagina dal giornale della famiglia Berlusconi. ...

Caso Boccassini, perquisizioni nella redazione romana de "Il Giornale"

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
I pm frugano in casa della cronista Anna Maria Greco. Sallusti: "E' una casta violenta". Csm, indagato Brigandì l Tribunale di Roma ha ordinato la perquisizione dell'abitazione privata di Anna Maria Greco, giornalista del Giornale e autrice di un ...

POL - Articolo su Boccassini: perquisizioni a Giornale, indagato ...

Il Velino - ‎3 minuti fa‎
Sallusti: Toghe casta violenta. Solidarietà bipartisan a quotidiano. Carabinieri appongono sigilli a ufficio consigliere laico Brigandì, centrodestra insorge Roma, 1 feb (Il Velino) - La casa della cronista del Giornale Anna Maria Greco e la sede della ...

Caso Boccassini, indagato consigliere Csm Brigandì

RomagnaOggi.it - ‎2 ore fa‎
ROMA - Il procuratore aggiunto Matteo Brigandì, membro laico della Lega al Csm, è stato indagato dalla Procura di Roma con l'accusa di abuso d'ufficio per aver passato al Giornale atti custoditi al Csm relativi a un procedimento disciplinare di 30 anni ...

Ruby/ Quagliariello: Inquietante sequestro al Csm e perquisizioni

Virgilio - ‎3 ore fa‎
"E' profondo lo sconcerto di fronte alle iniziative assunte dalla Procura di Roma". Lo dichiara Gaetano Quagliariello, vicecapogruppo vicario del Pdl al Senato. "La perquisizione domiciliare e in redazione ai danni de Il Giornale e di Anna Maria Greco ...

Perquisizioni in sede romana 'Giornale' Indagato consigliere Csm ...

La Repubblica - ‎4 ore fa‎
Carabinieri anche nell'abitazione della giornalista del quotidiano Anna Maria Greco. Il direttore Alessandro Sallusti: "Per l'ennesima volta la casta dei magistrati mostra il suo volto violento e illiberale" ROMA - Dopo la pubblicazione da parte de Il ...

Ruby: sigilli a ufficio Csm Brigandi'

ANSA.it - ‎3 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 1 FEB - Su mandato della procura di Roma, i Carabinieri hanno apposto i sigilli all'ufficio del consigliere Matteo Brigandi' al Csm. Il provvedimento e' stato eseguito nella notte e rientra nell'inchiesta su Brigandi' per abuso d'ufficio ...

BOCCASSINI: INDAGATO CONSIGLIERE CSM, PASSO' CARTE AL GIORNALE

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Roma, 1 feb. - La sede romana de "Il Giornale" e l'abitazione della giornalista del quotidiano, Anna Maria Greco, sono stati perquisiti su disposizione del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani, che coordina l'indagine sul presunto abuso ...

Roma, indagato consigliere del Csm Dopo articolo Giornale su ...

TGCOM - ‎6 ore fa‎
E' indagato dalla Procura di Roma, per abuso d'ufficio, il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandì. In relazione all'inchiesta della cronista del Giornale, Anna Maria Greco, sarebbe emerso infatti che Brigandì avrebbe passato alcuni documenti ...

Il Giornale: indagato consigliere Csm per abuso d'ufficio

Italia News - ‎3 ore fa‎
(IAMM) Il consigliere laico della Lega al Csm, Matteo Brigandì,è indagato per abuso di ufficio dalla Procura di Roma, nell'ambito dell'inchiesta che ha portato alla perqusizione dell'abitazione di Anna Maria Greco cronista del "Giornale". ...

Il Giornale, perquisita la redazione romana per articolo sulla ...

Corriere della Sera - ‎8 ore fa‎
MILANO - Una perquisizione nell'abitazione romana della giornalista de Il Giornale, Anna Maria Greco è stata effettuata su disposizione del pubblico ministero Silvia Sereni per la presunta violazione dell'articolo 323 del codice penale, quello relativo ...

Il Giornale, perquisita la redazione carabinieri a casa della ...

La Repubblica - ‎7 ore fa‎
Il provvedimento disposto dal pm per all'abuso d'ufficio. I carabinieri hanno sequestrato il pc della cronista autrice di un articolo sul magistrato Boccassini. Controlli anche nella redazione romana del quotidiano Perquisizione nell'abitazione romana ...

Indagato Matteo Brigandì, laico del Csm

RaiNews24 - ‎7 ore fa‎
E' indagato dalla procura di Roma, per abuso d'ufficio, il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandi', in relazione all'inchiesta per la quale e' stata eseguita oggi una perquisizione nell'abitazione della cronista de Il Giornale, Anna Maria Greco. ...

BOCCASSINI: INDAGATO CONSIGLIERE CSM, PASSO' CARTE A GIORNALE

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎3 ore fa‎
(AGI) Roma - Il consigliere laico della Lega al Csm Matteo Brigandi' e' stato iscritto nel registro degli indagati, per il reato di abuso d'ufficio (art. 323 cp) dalla procura di Roma in relazione all'inchiesta sulla pubblicazione, da parte de "Il ...

Ruby/ Cdr Giornale: Contro di noi violenta aggressione magistratura

Virgilio - ‎6 ore fa‎
Roma, 1 feb. (TMNews) - "Il Cdr de 'Il Giornale' stigmatizza la pervicace e violenta aggressione della magistratura dispiegatasi, questa volta, attraverso le perquisizioni presso l'abitazione della nostra collega Anna Maria Greco e presso la redazione ...

Ruby, consigliere Csm Brigandì indagato per abuso ufficio

Reuters Italia - ‎6 ore fa‎
ROMA (Reuters) - La procura di Roma ha indagato per abuso d'ufficio un consigliere laico del Csm in quota Lega Nord, Matteo Brigandì, nell'ambito della campagna del quotidiano "il Giornale" contro Ilda Bocassini, il magistrato che ha indagato il ...

Ruby: sigilli a ufficio Csm Brigandi'

euronews - ‎2 ore fa‎
(ANSA) – ROMA, 1 FEB – Su mandato della procura di Roma, iCarabinieri hanno apposto i sigilli all'ufficio del consigliereMatteo Brigandi' al Csm. Il provvedimento e' stato eseguitonella notte e rientra nell'inchiesta su Brigandi' per abusod'ufficio. ...

Ruby, indiscrezioni sulla Boccassini Perquisita la sede romana del ...

L'Unione Sarda - ‎5 ore fa‎
Il quotidiano della famiglia del Premier ha pubblicato un vecchio dossier sul magistrato milanese che indaga sul Rubygate. Perquisizioni per una cronista del quotidiano. Perquisita l'abitazione romana della giornalista de Il Giornale, Anna Maria Greco. ...

Brigandì,sigillato studio al Csm

TGCOM - ‎4 ore fa‎
I carabinieri hanno apposto i sigilli allo studio al Csm di Matteo Brigandì. Il provvedimento, su mandato della Procura di Roma, è stato eseguito nella notte e si inserisce nell'ambito dell'inchiesta a carico del consigliere stesso per abuso d'ufficio. ...

Ruby/ Gentiloni: Ingiustificata perquisizione al Giornale

Virgilio - ‎2 ore fa‎
Roma, 1 feb. (TMNews) - E' del tutto "ingiustificata" la perquisizione al Giornale e nella casa della cronista che ha scritto sul Ilda Boccassini. Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni, commenta così l'iniziativa dei magistrati: "La perquisizione ...

Perquisita casa giornalista del Giornale

ANSA.it - ‎6 ore fa‎
(ANSA) - ROMA, 1 FEB - Perquisita la casa di Anna Maria Greco, giornalista del Giornale, a Roma. I carabinieri hanno sequestrato i pc della giornalista e del figlio. Anna Maria Greco e' l'autrice dell'articolo del 27 gennaio su una vicenda del 1982 ...

IL GIORNALE: GENTILONI, RISCHI PER LIBERTA' INFORMAZIONE

Agenzia di Stampa Asca - ‎3 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 1 feb - ''La perquisizione nella sede romana del Giornale ea casa della giornalista Anna Maria Greco sono incomprensibili e ingiustificate'': lo dichiara il responsabile comunicazioni del Partito Democratico, Paolo Gentiloni. ...

CASO BOCCASSINI, SIGILLI ALL'UFFICIO DI BRIGANDÌ

Leggo Online - ‎3 ore fa‎
ROMA - Su mandato della procura di Roma, i Carabinieri hanno apposto i sigilli all'ufficio al Csm del consigliere Matteo Brigand ì. A quanto si è appreso il provvedimento è stato eseguito nella notte e rientra nell' inchiesta a carico di Brigandì per ...

Indagato il consigliere al Csm Brigandì

Dottor Sport - ‎2 ore fa‎
Sono scattate le indagini per il consigliere laico della Lega al Csm, Matteo Brigandì: l'ipotesi di reato è abuso di ufficio. Le indagini sono state avviate dalla Procura di Roma. L'inchiesta è nata in seguito agli articoli della scorsa settimana per i ...

Caso Boccassini: perquisita la sede del Giornale, nei guai il ...

corriereweb.net - ‎1 ora fa‎
Matteo Brigandì, consigliere laico del Csm in quote Lega, è accusato di abuso d'ufficio per aver passato al Giornale alcuni documenti riservati al Giornale. I documenti da cui la giornalista Anna Maria Greco ha estratto la storia della Boccassini e del ...

«La mia sola colpa è quella di aver fatto il mio mestiere»

Panorama (Blog) - ‎1 ora fa‎
Non sono ancora le 9 quando in casa di Anna Maria Greco, la cronista de Il Giornale «colpevole» di aver scritto un articolo intitolato La doppia morale della Bocassini, suonano alla porta. Tranne la figlia che si sta preparando per uscire, ...

Ruby: Cdr Giornale: intimidazione verso libertà di stampa

Mainfatti.it - ‎3 ore fa‎
Il Cdr de "Il Giornale" commenta le perquisizioni di questa mattina nella redazione del quotidiano e nell'abitazione di una loro cronista, affermando che si tratterebbe sia di una "intimidazione sia verso le libertà individuali sia verso la libertà di ...

Ruby: pequisizione al Giornale. Abuso d'ufficio per consigliere CSM

Mainfatti.it - ‎3 ore fa‎
La Procura di Roma ha disposto una perquisizione a casa di una cronista de "Il Giornale" e nella stessa redazione del quotidiano. Nei giorni scorsi avevano pubblicato articoli sul pm Ilda Boccassini. Indagato per abuso d'ufficio il consigliere laico ...

Giustizia: Stracquadanio, contro il 'Giornale' regime di stampo ...

Libero-News.it - ‎5 ore fa‎
oma, 1 feb. (Adnkronos) - "Le perquisizioni di stamani a 'Il Giornale' alla giornalista Anna Maria Greco sono una ulteriore conferma del tentativo di erigere un regime di stampo giudiziario". Lo afferma il deputato del Pdl Giorgio Stracquadanio. ...

Ruby/ Alfano: Non so e non posso sapere se Brigandi e' indagato

Virgilio - ‎2 ore fa‎
Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha affermato oggi a Bruxelles di non essere al corrente dell'indagine della procura di Roma, aperta per abuso d'ufficio, secondo fonti di stampa, nei confronti del consigliere laico del Csm in quota Lega Nord ...

Articolo Boccassini: perquisito il Giornale

AgoraVox Italia - ‎4 ore fa‎
Ancora un colpo di scena. Dopo l'articolo sulla Boccassini, oggi i carabinieri perquisiscono le sedi de il Giornale e iscrivono nel registro degli indaganti il consigliere del Csm, Brigandì, per abuso d'ufficio. E che diamine, qualcuno deve pur fermare ...

IL GIORNALE: CDR, PERQUISIZIONE PERVICACE E VIOLENTA AGGRESSIONE

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎6 ore fa‎
Cosi' il Comitato di Redazione de 'Il Giornale' ha definito la perquisizione dell'abitazione della giornalista Anna Maria Greco nell'ambito di un'inchiesta condotta con l'ipotesi di abuso d'ufficio per un articolo sul magistrato milanese Ilda ...

La vendetta dei pm sul Giornale Noi perquisiti, pure il Pd s'indigna

Il giornale di Pachino - ‎3 ore fa‎
A disporre le perquisizioni il pm di Roma Silvia Sereni. Il reato sarebbe abuso d'ufficio. Ma l'articolo pubblicato ( leggi qui ) conteneva solo sentenze pubbliche del Csm. Indagato per abuso d'ufficio il consigliere di Palazzo dei Marescialli Brigandì ...

IL GIORNALE: MAZZUCA (PDL), GIORNALISTA GRECO HA RIPORTATO ATTI ...

Agenzia di Stampa Asca - ‎5 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 1 feb - ''Da giornalista ancora prima che da parlamentare mi sono sempre battuto e continuero' a battermi per la liberta' di stampa. Anche se ho sollevato qualche obiezione, non ho gridato allo scandalo per le tonnellate di pagine che ...

Silvio Berlusconi - Ilda Boccassini - Matteo Brigardi e Il ...

Notizie news (Blog) - ‎28 minuti fa‎
Matteo Brigandì è un membro laico del Consiglio superiore della magistratura ed è stato accusato di abuso d'ufficio perché pare che abbia fornito al IL Giornale un vecchio dossier archiviato, un procedimento archiviato su Ilda Boccassini, ...

Articolo su Boccassini: perquisizione a Il Giornale, indagato ...

PUPIA - ‎5 ore fa‎
MILANO. Un consigliere laico del Csm, di nomina Lega, Matteo Brigandì, è indagato per abuso d'ufficio dalla procura di Roma nell'ambito di un'inchiesta partita dopo la pubblicazione di un articolo, apparso su Il Giornale, riguardante il pm milanese ...

Perquisizioni a "Il Giornale"

Tg1 - www.tg1.rai.it - ‎4 ore fa‎
Secondo indiscrezioni il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandì, sarebbe indagato per abuso d'ufficio dalla procura di Roma che ha disposto la perquisizione della sede de "Il Giornale".L'indagine si riferisce ad un articolo sul pm milanese ...

Ruby: perquisizioni “Giornale” e abitazione di Anna Maria Greco

Dottor Salute - ‎4 ore fa‎
Ruby: perquisizioni “Giornale” e abitazione di Anna Maria Greco. Oggi le autorità competenti hanno perquisito la redazione romana del 'Giornale' e l'abitazione della cronista del quotidiano Anna Maria Greco. Numerose le critiche per tale evento. ...

MAGISTRATURA/ Il Giornale denuncia perquisizioni-bavaglio

Notizie Lampo - ‎5 ore fa‎
MAGISTRATURA – “Perquisizioni-bavaglio al Giornale“. E' questa oggi la prima pagina online del Quotidiano dopo che sono state disposte, dalla magistratura di Roma, delle perquisizioni sia a carico della Testata, sia della cronista che ha scritto un ...

Il Giornale: perquisita abitazione cronista

Dottor Sport - ‎6 ore fa‎
La casa di una giornalista de Il Giornale è stata perquisita. Si tratta di un provvedimento disposto dal pubblico ministero Silvia Serena in seguito all'articolo apparso sul quotidiano in merito al procuratore di Milano, Ilda Boccassini, che si occupa ...

Perquisizione a Il Giornale, indagato consigliere Csm Brigandi

Virgilio - ‎7 ore fa‎
Il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandì, è indagato dalla Procura di Roma in relazione all'inchiesta per la quale è stata eseguita la perquisizione dell'abitazione della cronista del Giornale, Anna Maria Greco. Il fascicolo, affidato al pm Silvia ...

Boccassini: indagato consigliere Csm Brigandì

Romauno - ‎6 ore fa‎
Il consigliere laico del Csm Matteo Brigandì è indagato dalla Procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta sulla diffusione di documentazione del COnsiglio superiore della magistratura sul procuratore aggiunto Ilda Boccassini, titolare del cosiddetto ...

Caso Ruby: nessun altro interrogatorio per la Minetti

Giornale Radio Rai - ‎6 ore fa‎
Il consigliere regionale è stato sentito "esaustivamente", secondo i pm. Indagato il consigliere del Csm Brigandì per i documenti su Ilda Boccassini arrivati al Giornale. Perquisite la redazione romana del quotidiano e l'abitazione di una cronista Non ...

Manifestazione anti-PM: è giallo

Radio Televisione della Repubblica di San Marino - ‎1 ora fa‎
Sembrava tutto deciso per la cosiddetta “manifestazione anti-PM”, anche le organizzatrici. “Il Premier ha incaricato Daniela Santanchè e Michela Vittoria Brambilla di predisporre un piano di iniziative a difesa del Premier dalle aggressioni ...

PERQUISIZIONE SEDE 'IL GIORNALE': INDAGATO CONSIGLIERE CSM BRIGANDI'

IRIS Press - Agenzia stampa nazionale - ‎3 ore fa‎
(IRIS) - ROMA, 1 FEB - Il consigliere laico del Csm, Matteo Brigandì, è indagato per abuso d'ufficio. Il procedimento è relativo all'articolo de 'il Giornale', a firma di Anna Maria Greco, sul pm di Milano Ilda Boccassini. ...

Ruby/ Brigandi: Io indagato? Non ho nulla da dire

Virgilio - ‎6 ore fa‎
"Non ho nulla da dire". Così Matteo Brigandì, ex deputato della Lega e componente 'laico' del Consiglio superiore della magistratura, indagato per abuso d'ufficio in relazione alla vicenda del fascicolo su Ilda Boccassini pubblicato sul Giornale (le ...

CASO RUBY: ADINOLFI, SOLIDARIETA' A SALLUSTI E AL GIORNALE

IRIS Press - Agenzia stampa nazionale - ‎4 ore fa‎
(IRIS) - ROMA, 1 FEB - Il direttore di The Week, Mario Adinolfi, insieme alla redazione ha espresso con un articolo sul sito del settimanale la solidarietà ai colleghi de Il Giornale "in particolare alla collega Anna Maria Greco e al direttore ...

Il quarto potere ei sicari dell'informazione

Dazebao - ‎3 ore fa‎
ROMA - Strano a dirsi ma ogni volta che qualcuno tocca il capo del governo, sia in veste di giornalista, informando, che nel ruolo di magistrato, tentando di far rispettare la legge, finisce inevitabilmente per cadere nelle maglie dei "sicari" della ...

Il Giornale: perquisita la sede. Brigandì indagato per abuso d'ufficio

Nuova Società - ‎5 ore fa‎
Pessimo inizio di giornata, questa mattina, per la redazione de "Il Giornale". La sede della testata e la residenza della giornalista Anna Maria Greco sono state perquisite dai Carabinieri, un provvedimento deciso dal pm Silvia Sereni. ...

PdL sull'orlo di una crisi di servi: “Censurate Repubblica e il ...

Giornalettismo - ‎5 ore fa‎
Il partito di Silvio invoca “solerzia” da parte della procura di Roma nei riguardi dei giornali che hanno pubblicato stralci del caso Ruby. Dimenticando alcune fondamentali differenze. Ecco fatto. Il giocattolino si è inceppato. La macchina del fango, ...

CHI TOCCA I FILI MUORE. SEMPRE A PROPOSITO DI GIUSTIZIA 11 1 30 41

La Gazzetta di Sondrio - ‎4 ore fa‎
L'on. Scalfato, magistrato con una carriera politica culminata con la Presidenza della Repubblica, e quindi del CSM, tempo fa ha dichiarato in TV che un vero scandalo è il fatto che in Italia mai nessuno persegua, nonostante che l'azione penale sia per ...

GR1 del 01/02/2011 13:00

Giornale Radio Rai - ‎5 ore fa‎
Egitto. Contro Mubarak, è il giorno della piazza. Manifestazione oceanica al Cairo. Anche la Turchia spinge per un passo indietro del "Raìs" Occupazione stabile in Italia, ma aumentano ancora i senza lavoro tra i giovani, ai massimi dal 2004. ...

BRIGANDI INDAGATO PER LE RIVELAZIONI SUGLI AMORI DELLA BOCCASSINI

We-News - ‎6 ore fa‎
Matteo Brigandì consigliere della lega al Csm, e' stato iscritto nel registro degli indagati, per il reato di abuso d'ufficio dalla procura di Roma per l'inchiesta sulla pubblicazione nel "Il Giornale", di un vecchio provvedimento disciplinare ...

IL GIORNALE: PERQUISITA REDAZIONE ROMANA PER ARTICOLO BOCCASSINI

TG La7 (Comunicati Stampa) - ‎6 ore fa‎
Sono in corso da stamattina alcune perquisizioni nella casa romana della giornalista Anna Maria Greco de "Il Giornale". La perquisizione è in relazione all'articolo, secondo quanto riferisce il quotidiano, sul procuratore aggiunto di Milano Ilda ...
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Di Loredana Morandi (del 01/02/2011 @ 11:41:43, in Magistratura, linkato 1823 volte)
Solidarietà piena, senza se e senza ma, alla d.ssa Boccassini. L.M.

Lettera di minacce alla Boccassini


"Morirai in un rogo, rosso come la tua toga"


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/ilda2.jpg


Missiva senza mittente, inviata all'edizione bolognese del Resto del Carlino. L'intestazione scritta in stampatello "Fuan", come il movimento universitario del vecchio Msi, rivolta al pm della Procura milanese che si sta occupando del fascicolo che vede indagato il premier Berlusconi

"Morirai in un rogo - un fuoco rosso - come la tua toga". Una lettera di minacce rivolta al pm di Milano Ilda Boccassini è stata recapitata ieri mattina alla redazione del 'Resto del Carlino' a Bologna. Il documento, scritto a mano su un foglio quadrettato, era contenuto in una busta rossa smistata il 28 gennaio al Centro meccanizzato postale (Cmp) del capoluogo emiliano.

Il plico era privo di mittente e la lettera, non firmata, aveva un'intestazione scritta in stampatello: Fuan, come il movimento universitario del vecchio Msi. Sull'attrobuzione molta cautela da parte degli investigatori della Digos, che hanno sequestrato il materiale.

''La Boccassini deve morire''. ''Farai una brutta fine - scrive l'anonimo - Morirai in un rogo - un fuoco rosso - come la tua toga''. Le minacce sono accompagnate da insulti e non ci sono riferimenti alla vicenda Ruby e al fascicolo che vede indagato il premier Silvio Berlusconi, di cui la Boccassini si sta occupando assieme ad altri colleghi della Procura milanese.

(La Repubblica da Adnkronos - 01 febbraio 2011)
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
Corte di Appello di Napoli
Intervento del dott. Franco Cassano
Consiglio Superiore Magistratura



Signor presidente, signor procuratore generale, autorità civili, politiche e militari, signori avvocati, colleghi magistrati,

l’inaugurazione dell’anno giudiziario cade nel centocinquantenario dell’unità d’Italia; a me tocca il privilegio di portare il saluto al distretto di Napoli capitale, i cui antichi fasti sono attestati dallo splendore di questa sala.

Noi siamo consapevoli che il miglioramento del servizio giustizia richiede un processo rispettoso del principio costituzionale e sovranazionale di durata ragionevole del processo.

E’ noto che la responsabilità del buon funzionamento del sistema giustizia, nel nostro assetto costituzionale, è affidata, insieme, al CSM e al Ministro della Giustizia.

Restituire efficienza e credibilità al servizio giustizia è auspicio che viene dalla stessa magistratura e richiede una diretta assunzione di responsabilità da parte del Consiglio; ma è responsabilità che il mondo della giustizia chiede sia assunta anche, e contestualmente, dal Ministro della giustizia e, pel suo tramite, dal Governo e dal Parlamento.

Non è possibile, infatti, richiedere ai magistrati una maggiore produttività poiché i dati nazionali, la comparazione con i dati degli altri Paesi, l’esperienza personale e quotidiana di ciascun magistrato, e persino la giurisprudenza della sezione disciplinare del Consiglio mostrano che la fatica della giurisdizione s’è ormai fatta insostenibile e intollerabile, e che ai magistrati non è possibile richiedere alcun ulteriore sforzo individuale. Questo è vero in generale, ma è vero soprattutto al Sud, ove il tempo di durata dei processi e la quantità di lavoro gravante sui singoli magistrati, assolutamente intollerabile, rivelano una qualità del sistema giustizia assai più compromessa che nel resto del Paese.

Occorre allora affrontare una volta per tutte alcuni snodi fondamentali, cercando soluzioni strutturali, organiche e definitive, volte alla razionalizzazione del sistema.

Il Consiglio ripropone con forza all’attenzione della politica e dell’opinione pubblica la richiesta di affrontare con determinazione il tema della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, la cui soluzione può offrire un contributo essenziale alla funzionalità complessiva del sistema.

La distribuzione delle risorse, umane e non, non può essere condizionata ancora, com’è stato fatto sin qui, dall’accettazione delle odierne piante organiche, peraltro quasi risalenti al modello ed al tempo sabaudo; deve invece costituire il risultato dell'applicazione di moderne tecniche di scienza dell'organizzazione, in sapiente sinergia con l'informatizzazione dei servizi giudiziari.

Sotto quest’ultimo profilo, appunto dell’informatizzazione, noi riconosciamo che emergono costantemente maggiori livelli di organizzazione e di innovazione, che coinvolgono sempre più uffici giudiziari. Registriamo l'impegno del Ministero della Giustizia ed il contributo delle iniziative offerte, anche di recente, dal Ministero della Pubblica amministrazione e dell'Innovazione. Il risultato complessivo appare tuttavia ancora assai lontano da livelli di sufficienza.

In particolare, può dirsi difettare la piena consapevolezza del nesso strettissimo che corre tra l’informatizzazione e l’organizzazione del servizio; come pure del nesso tra l’informatizzazione ed i carichi di lavoro degli uffici e dei singoli magistrati.

Nè possono essere pretermesse, ad onta dei successi richiamati dal Ministro, alcune criticità evidenti, quali il ruolo svolto dal volontarismo giudiziario, che ha retto l'iniziativa in molti uffici, e la penuria delle risorse finanziarie, testimoniata dall’appena sventato rischio di paralisi dell'assistenza informatica per l’anno 2011.

Occorrerebbe dunque un impegno politico assai più significativo di quello sin qui constatabile, soprattutto in una terra dove realtà come la sezione distaccata di Marano, chiusa perché non più agibile, giustificano ampiamente l'espressione "la Giustizia è a pezzi"; mentre altre, come Giugliano, costituiscono situazioni anomali, degne dei racconti di Calvino, alle quali si dovrebbe porre subito rimedio.

E vengo più direttamente al CSM ed alle sue responsabilità.

Dei mille temi che è possibile richiamare voglio fare cenno soprattutto a quello della nomina dei dirigenti, che costituisce un momento importante della credibilità del Consiglio Superiore.

Dopo la riforma dell’ordinamento giudiziario, con il superamento del criterio dell’anzianità, numerose decisioni del Consiglio Superiore in materia sono state impugnate dai magistrati soccombenti nelle procedure concorsuali.

Ovviamente, la ricorribilità dei provvedimenti dei CSM davanti al Giudice Amministrativo costituisce garanzia indefettibile per i legittimi interessi di ciascun magistrato. Ci sono però le avvisaglie tutte del superamento dei limiti propri della funzione giurisdizionale da parte del GA e dell'invasione nel campo della scelta di merito dei dirigenti, riservata al C5M dall'art. 105 cost.

Al di là di questa specifica questione, il Consiglio si ritiene impegnato in tutti i suoi componenti a migliorare gli aspetti del procedimento che porta alla nomina di un Dirigente giudiziario, a partire dalla ridefinizione degli elementi da prendere in considerazione per la valutazione della professionalità, sino alla definizione di adeguate modalità di redazione dei provvedimenti consiliari che diano conto in modo esauriente delle ragioni della specifica decisione.

Per raggiungere l'obiettivo di decisioni correttamente motivate è però necessario l'apporto degli organi periferici del governo autonomo, Consigli giudiziari e Dirigenti degli uffici. E' l'intero circuito del governo autonomo ad essere chiamato in causa. Ai Dirigenti ed ai Consigli Giudiziari noi chiederemo rapporti e pareri che, a sostegno delle valutazioni esposte, riferiscano fatti verificati piuttosto che mere aggettivazioni sulle qualità dei magistrati.

Per finire sul punto, mi preme dire che i componenti del Consiglio, in primo luogo quelli c.d. togati, hanno assunto l'impegno comune di rifiutare, come criterio non esplicitato delle decisioni in materia, quello dell'appartenenza ai gruppi associativi, nonché l’impegno di rifiutare qualsiasi sollecitazione proveniente dall'esterno del Consiglio, nella consapevolezza che su questa questione, parte della più ampia questione morale nella magistratura, si gioca la credibilità dell'Istituzione agli occhi dei cittadini e dei magistrati.

Signor presidente il mio saluto volge a conclusione, ma non posso esimermi dal richiamare rapidamente alcuni temi delicati, purtroppo sempre attuali in questo nostro Paese, per tanti versi così poco normale.

Il primo è quello della criminalità organizzata, la cui presenza in larga parte della regione campana, nonostante gli indubbi successi di magistratura e forze dell’ordine, appare ormai asfissiante. Assicuro che non mancheranno l’attenzione ed il sostegno del Consiglio rispetto alle esigenze degli uffici impegnati nell’attività di contrasto alla camorra. Credo se ne sia avuto sentore con la recente scelta consiliare di ricoprire tutti i posti vacanti della Corte d’appello, ufficio ove è registrabile la maggiore sofferenza, giacchè le vacanze d’organico non consentono che siano definiti celermente persino delicati processi di criminalità organizzata; nonchè con la scelta di contemperare le legittime aspettative dei magistrati alla mobilità con l’esigenza di non lasciare troppo sguarniti gli organici dei piccoli tribunali di frontiera, spesso in prima linea nel contrasto alle mafie.

Il secondo tema è quello, già accennato, della Questione Morale in magistratura, da declinare prestando attenzione ad ogni possibile commistione, caratterizzata da opacità, tra potere politico-amministrativo, potentati economici e istituzione. Tema questo che ha visto da subito impegnato l’attuale Consiglio con la questione della nomina del presidente della corte d’appello di Milano e della c.d. P3 e, quindi, con l’auspicio dell’elaborazione di un codice deontologico espressamente destinato ai componenti del CSM: qualche vicenda del recente passato e le cronache consiliari di questi ultimi giorni ne hanno evidenziato addirittura l’urgenza.

Chiudo, signor presidente, rassicurando i magistrati di questo distretto sulle c.d. pratiche a tutela. 

I magistrati esigono rispetto. La funzione giurisdizionale, quale luogo di emersione e di tutela dei diritti e della legalità, necessita di rispetto. Essa costituisce un necessario contrappeso all’esercizio degli altri poteri pubblici poiché, nella visione liberale accolta dalla nostra Carta, che rifugge da ispirazioni giacobine, ogni potere è bilanciato e limitato da altri poteri, e persino la sovranità popolare è esercitata nelle forme e con i limiti previsti dalla Costituzione stessa.

Certo, la critica sull’operato dei giudici va rispettata anche e soprattutto quando proviene da esponenti delle istituzioni. E’ però necessario che essa non si traduca in intimidazione e in diffamazione, sapientemente funzionali alla perdita di credibilità dei singoli magistrati e della magistratura tutta, come talvolta accaduto.

Si può pretendere che il magistrato non reagisca ad attacchi ingiustificati o strumentali, a volte volgari e mortificanti, solo in quanto si affida al CSM il potere di intervenire a tutela dell’immagine del singolo, dell’istituzione, e della stessa funzione giurisdizionale.

Sicchè non si può mettere in discussione l’unico strumento di difesa per i giudici gravemente insultati, escludendo o limitando di fatto una prerogativa dell’organo di autogoverno.

Ecco, voglio rassicurare i magistrati del distretto dicendo che questo Consiglio, che pure è esposto al rischio della mancanza del numero legale per la regolarità delle sue sedute, non verrà meno al compito di difesa della credibilità, dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura che la Costituzione vigente ancora gli affida.

Franco Cassano
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
Corte di Appello di Venezia
Intervento del dott. Vittorio Borraccetti
Consiglio Superiore Magistratura



1.  Per l'inaugurazione dell'anno giudiziario 2011 il Consiglio Superiore della Magistratura ha predisposto, come ogni anno, una relazione sull'operato del Consiglio nell'anno passato, che contiene una analisi approfondita dei diversi aspetti dell'attività consiliare in rapporto ai molteplici profili dell'attività giudiziaria.  Tale corposa relazione consegnata alla Presidente della Corte è a disposizione di tutti gli interessati.  Ma il Consiglio ha voluto che l’intervento del proprio rappresentante nelle sedi di Corte d’Appello evidenziasse in modo particolare alcune questioni, in una prospettiva in cui la doverosa  denuncia della situazione di grave crisi e la richiesta di interventi positivi agli altri organi dello Stato si accompagni all'offerta di   piena collaborazione  e all'assunzione delle responsabilità che  spettano al governo autonomo della magistratura, nelle sue diverse articolazioni, e ai magistrati tutti.  

Nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario in Cassazione il Ministro della Giustizia ha ancora una volta ribadito la necessità del fare squadra, invitando la magistratura ad una leale collaborazione per migliorare la qualità del servizio per i cittadini. Questo invito va certamente accolto e la volontà di leale collaborazione è stata manifestata di recente dal CSM in occasione dell'incontro con il Ministro lo scorso 18 ottobre. Così come l'hanno raccolto in molti uffici giudiziari i magistrati che sono impegnati, anche oltre le attribuzioni istituzionali, a promuovere soluzioni organizzative che in qualche modo fronteggino le croniche carenze di risorse personali, materiali e finanziarie. E inoltre quei magistrati che hanno efficacemente collaborato all'introduzione  e all’impiego delle nuove tecnologie informatiche in particolare nel processo civile.

Ma la piena disponibilità alla collaborazione non può comportare la rinuncia ad un'analisi della situazione reale e all'indicazione di alcuni fattori di crisi a cui da tempo non si è posto rimedio e che non sembrano avviati a soluzione. Così come non può comportare la rinuncia all’espressione del più netto dissenso in ordine ad alcune delle riforme in materia di giustizia penale, di recente in più occasioni  riconfermate come progetti dal Ministro,  la cui filosofia ispiratrice appare quella della riduzione del ruolo del Pubblico Ministero e più in generale dell’incisività della giurisdizione penale. E ancora in relazione alla perdurante inerzia nell’affrontare il tema della indispensabile riforma del codice penale nel senso di una forte riduzione dell’area dell’illecito penale della sanzione detentiva.

Il tema della eccessiva durata dei nostri processi è prioritario ed ineludibile perché tocca tutti i cittadini e l’economia reale del nostro Paese.  Sembra essersi fatta strada la convinzione che tale questione non può risolversi con la sola rivendicazione di maggiore produttività degli uffici giudiziari e dei magistrati italiani. I  dati nazionali e la comparazione con i dati degli altri Paesi (fonte CEPEJ 2010) attestano la buona produttività singola dei magistrati italiani, pur a fronte di un ridotto “tasso di definizione dell’arretrato”  dovuto peraltro a disfunzioni dell’intero  sistema giudiziario.

2.   Bene dunque l’appello alla collaborazione.  Ma da parte della politica occorre affrontare alcuni snodi fondamentali, uscendo dalla logica degli interventi urgenti ed emergenziali per ricercare soluzioni strutturali, organiche e definitive in un’ottica di razionalizzazione del sistema.
Innanzitutto ridisegnando l’attuale geografia giudiziaria italiana, storicamente superata perché risalente all’impostazione dello stato sabaudo. Essa va ridefinita secondo modelli e criteri aderenti alle realtà socio economica delle diverse zone del Paese. Proprio la regione del Veneto è la dimostrazione del mancato rapporto tra realtà socio economica e organici degli uffici giudiziari, largamente sottodimensionati rispetto alle esigenze e per di più in alcuni casi con rilevanti scoperture dell’organico attuale.  Situazione denunciata da tempo, mai affrontata seriamente, permanendo la quale non sarà possibile migliorare il servizio ai cittadini.
Né sarebbe sufficiente la mera revisione delle piante organiche dei singoli uffici, nella componente magistratuale e del personale amministrativo, per i suoi limiti e la sua episodicità. La distribuzione delle risorse umane deve costituire il risultato dell’applicazione di moderne tecniche di scienza dell’organizzazione e dell’amministrazione in un’ottica di sapiente sinergia con l’informatizzazione dei servizi giudiziari.
In questa situazione i margini d’azione del Consiglio nel governo della mobilità del personale di magistratura sono ridotti. Tuttavia nella recente decisione di bandire i posti vacanti di appello e a breve in quella riguardante i posti vacanti di primo grado si  è cercato di trovare criteri per privilegiare gli uffici in maggiore sofferenza evitando la pubblicazione indiscriminata di tutti i posti vacanti in ciascun ufficio. Per il prossimo futuro mediante l’estrazione ed elaborazione di dati attendibili sui flussi del carico di lavoro e sulla tipologia degli affari trattati sarà possibile governare la mobilità dei magistrati in un modo più rispondente alle esigenze dei vari uffici giudiziari.  E a tal fine dovremo trovare anche il modo corretto di prendere in considerazione gli indicatori socio economici delle realtà locali. In questa direzione il Consiglio si ritiene fortemente impegnato
I processi di riorganizzazione e informatizzazione in atto impongono una approfondita riflessione sull’impatto che essi stanno determinando sulla giurisdizione e sull’organizzazione del lavoro del magistrato. Il mondo della giustizia, sotto questo profilo, è già cambiato e continua a mutare con una costante emersione di maggiori livelli di organizzazione ed innovazione che coinvolgono sempre più ampi settori della magistratura e degli uffici giudiziari..
Va riconosciuto l’impegno del Ministero della Giustizia e il contributo delle iniziative offerte dal Ministero della Pubblica amministrazione e dell’Innovazione, con il quale poche settimane fa’il Consiglio Superiore ha sottoscritto una convenzione per la realizzazione di  un sistema informativo del Consiglio  che da un lato   miri a consentire la  piena conoscenza dei dati relativi all’attività degli uffici giudiziari e dall’altro renda più funzionale l’attività amministrativa ed organizzativa degli uffici consiliari.
Ricordava ieri il Vice Presidente Michele Vietti nel suo intervento all’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione come si debba però rifuggire dalla tentazione della numerificazione della Giustizia,  leggendola come solo aggregato di dati misurabili, scientificamente  ricostruibili in termini quantitativi.   Mentre non bisogna dimenticare che dietro ogni numero vi è una vicenda umana, personale, economica, professionale con una propria specificità. E che “una sentenza non è mai solo un documento prodotto dall’apparato, ma è il volto dello Sato nella sua percepibile e fattuale concretezza, l’espressione della posizione di ciascuno nella società, che segna il limite del torto e della ragione e che indica la proporzione della convivenza”.
Vi deve essere, dunque,  piena consapevolezza del fatto che le procedure di informatizzazione e organizzazione dei servizi devono rispettare  forme, contenuti e tempi specificamente propri della funzione giurisdizionale nei suoi diversi aspetti. 
La necessaria sinergia tra giurisdizione e tecnica gestionale e tra pianificazione ministeriale e auto progettazione a livello deve sviluppare una proficua collaborazione tra Ministero e Uffici giudiziari che si traduca in una corretta tendenza a coniugare centralità e stimolo alla motivazione a livello locale e sperimentale.
Il Consiglio rivendica con forza e chiarezza, in questo inizio di anno giudiziario, il ruolo di interprete dei bisogni e delle esigenze della magistratura, sottolineando  i risultati di grande importanza raggiunti in molti uffici anche grazie alla intelligenza di molti magistrati e funzionari amministrativi oltre al contributo dell’avvocatura e delle amministrazioni locali.
Vanno però poste in risalto alcune criticità evidenti: il necessitato ruolo di volontarismo che ha retto l’iniziativa operosa in molti uffici e la penuria di risorse finanziarie, di cui evidente testimonianza è il rischio di paralisi dell’assistenza informatica che sembra per ora evitato per tutto il 2011.
La generale preoccupazione che gli effetti della crisi economica e finanziaria del 2009-2010 possa rallentare significativamente il ritmo dei finanziamenti delle grandi riforme strutturali del sistema giudiziario si accompagna alla convinta affermazione che la de-materializzazione e l’informatizzazione sicuramente incidono sulla resa di giustizia, ma non costituiscono una diretta relazione di causa – effetto sulla eliminazione dell’arretrato, sulla ragionevole durata del processo e sulla garanzia di tutela della qualità della decisione.
Ciò impone la richiesta di una periodica interlocuzione del Consiglio con il Ministro della Giustizia per una specifica valutazione di quanto è stato fatto, di quanto è in programma e delle risorse finanziarie ed umane con le quali si intende affrontare il grande tema in oggetto, con la volontà e lo scopo di definire un percorso di istituzionale collaborazione ma con una precisa ripartizione dei rispettivi compiti e responsabilità.

3.  La questione della nomina dei Dirigenti giudiziari è sempre stata una delle più dibattute tra i magistrati e dall'opinione pubblica. Essa costituisce un momento importante della credibilità del Consiglio Superiore.  Nei ultimi anni numerose decisioni del Consiglio Superiore in materia sono state impugnate dai magistrati interessati soccombenti nella procedura concorsuale di nomina.

La ricorribilità dei provvedimenti del CSM davanti al Giudice Amministrativo costituisce garanzia indefettibile nei confronti di ciascun magistrato  e della sua indipendenza e che  il Consiglio Superiore ha il dovere di rispettarne la decisione,  sempre che l'intervento del giudice amministrativo non esorbiti dai limiti del doveroso controllo di legittimità, configurando  improprie sostituzioni nelle scelte di merito. Occorre in particolare evitare che vi sia  un superamento dei limiti propri della funzione giurisdizionale e un'invasione del campo della scelta nel  merito riservata al CSM in forza di   una specifica norma costituzionale, l'art. 105,  in tema di provvedimenti riguardanti i  magistrati e  tra essi la nomina dei Dirigenti. Proprio la natura costituzionale della norma che attribuisce al CSM il potere di nomina dei dirigenti configura in modo peculiare la delicata questione dei limiti della giurisdizione amministrativa rispetto al modo con cui si pone in generale rispetto ad atti e provvedimenti di altri organi della pubblica amministrazione, risolvendosi l'eventuale indebita invasione nella scelta di merito in un pregiudizio alla posizione di rilievo costituzionale del Csm.

Al di là di questa specifica questione il Consiglio, consapevole dell’ampia discrezionalità discendente dal giusto superamento operato dalla riforma dell’ordinamento giudiziario del 2006 del criterio dell’anzianità senza demerito,   si ritiene impegnato in tutti i suoi componenti a migliorare gli aspetti  del procedimento che porta alla nomina di un Dirigente giudiziario, a partire dalla ridefinizione in termini più chiari e certi degli elementi da prendere in considerazione secondo i parametri e gli indicatori fissati dalla legge per la valutazione della professionalità sino alla definizione di adeguate  modalità di redazione dei provvedimenti consiliari che diano  conto in modo esauriente delle ragioni della specifica decisione. Ai magistrati occorre ricordare che la scelta di un Dirigente non consiste nel definire il più bravo in assoluto tra i candidati, ma nel selezionare il magistrato idoneo per attitudini comprovate a svolgere specifico incarico direttivo o semidirettivo messo a concorso.   

Per raggiungere  l'obbiettivo di decisioni correttamente ed esaurientemente motivate, capaci dunque di resistere agli eventuali ricorsi, è necessario l'apporto degli organi periferici del governo autonomo, Consigli giudiziari e Dirigenti degli uffici.  Invero, le decisioni del Consiglio in particolare in materia di selezione e nomina dei Dirigenti si fondano sui pareri dei Consigli giudiziari e sui rapporti dei Dirigenti.  E' dunque l'intero circuito del governo autonomo che è chiamato in causa nella questione di cui si tratta.  Serve il superamento definitivo di un sistema di valutazione che si è rivelato nel corso degli anni in via generale inadeguato alla descrizione dell'effettiva professionalità del magistrato. Dai Dirigenti e dai Consigli Giudiziari si pretendono   rapporti e pareri che riferiscano fatti verificati a sostegno  delle valutazioni esposte e non affermazioni più o meno aggettivate sulle qualità.

Infine,  i componenti del Consiglio, in primo luogo gli  eletti dai magistrati, assumono l'impegno  di rifiutare come criterio non detto delle decisioni in materia quello dell'appartenenza ad uno piuttosto che ad un altro dei  gruppi associativi e altresì quello di  rifiutare  qualsiasi sollecitazione proveniente dall'esterno del Consiglio, nella consapevolezza che su questo punto si gioca la credibilità dell'istituzione agli occhi dei cittadini e dei magistrati.  

4.   Il Consiglio Superiore in tutti i suoi componenti, eletti dai magistrati ed eletti dal Parlamento, ha il dovere di tutelare l’autonomia dell’ordine e l’indipendenza di ogni magistrato nell’esercizio della funzione giurisdizionale. Questa tutela è il fondamento stesso del Governo autonomo. La deontologia dei Consiglieri deve essere costruita intorno a questo dovere fondamentale. Vi possono essere punti di vista diversi e dialettica ma all’interno di questa missione.  E mi pare conseguente, in una situazione rappresentata come scontro giustizia – politica ma in realtà meglio definibile come aggressione e sistematica delegittimazione della magistratura da parte di un pezzo del sistema politico,  che il Consiglio con misura e attenzione possa in taluni casi di particolare gravità intervenire a tutelare in forma pubblica l’indipendenza della funzione giudiziaria e l’immagine e la credibilità della Giustizia.
Tornando all’’inizio di questo intervento, all’invocata leale collaborazione tra Istituzioni,  cìè da dire che essa si potrà pienamente dispiegare in modo proficuo quando verranno finalmente riposti i disegni di alterare il modello di giurisdizione disegnato in Costituzione, componente indefettibile dell’assetto democratico  del nostro Stato e della nostra convivenza civile.

 
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
ANM Giunta Distrettuale di Brescia
Presidente Angelo Tibaldi
 


Anche in quest’occasione l’inaugurazione dell’anno giudiziario interviene tra vaste e accese polemiche che investono politica e giustizia, col risultato che sembra in atto uno scontro dissennato tra magistrati e politici.

Se le indagini, i rinvii a giudizio o le sentenze riguardano politici, immancabilmente esponenti di partito e di governo, col supporto strategico di agguerriti gruppi editoriali e televisivi, denunciano con sdegno che i magistrati fanno volutamente politica, a prescindere dall’esame, anche solo sommario, della legittimità e doverosità delle singole iniziative.

Nell’ultimo quindicennio è addirittura diventato “normale” delegittimare, con clamorosa e sprezzante violenza,  intere Corti, determinati uffici e, persino, singoli giudici, col deprecabile risultato che i cittadini perdono fiducia tanto nella giustizia quanto nella politica.

Certo è che, per ragioni istituzionali, alla magistratura associata e al Consiglio Superiore della Magistratura non è consentito reagire col linguaggio e gli argomenti che da anni subiscono.

Paradossalmente, per sottrarsi all’aggressione politico-mediatica non resterebbe alla magistratura che rinnegare se stessa, sospendendo o attenuando il controllo di legalità in violazione della regola di obbligatorietà dell’azione penale, che riflette l’indefettibile principio costituzionale di uguaglianza.

Ma nessuno dei giudici e pubblici ministeri italiani è disposto ad abdicare dalla propria indisponibile funzione.

Per risolvere in via definitiva ogni ragione di contrasto tra istituzioni, occorre, pertanto, perseguire esclusivamente quanto risponde a effettive e condivise esigenze di giustizia, nello spirito di leale collaborazione e reciproco rispetto tra poteri dello Stato.

Quanto al modus procedendi, richiamo due articoli della autorevolissima Raccomandazione del Consiglio d’Europa del 17.11.2010:

art. 6: I giudici devono disporre di poteri sufficienti ed essere in grado di esercitarli al fine di svolgere le loro funzioni e preservare la loro autorità e la dignità del Tribunale. Ogni persona interessata ad una causa, comprese le pubbliche autorità o i loro rappresentanti, deve essere sottoposta all’autorità del giudice.

art. 18: Se commentano le decisioni dei giudici, i poteri esecutivo e legislativo devono evitare ogni critica che possa compromettere l’indipendenza della magistratura e minare la fiducia del pubblico nella stessa. Essi devono inoltre astenersi da qualsiasi azione che possa mettere in dubbio la loro volontà di rispettare le decisioni dei giudici, diversa dall’esprimere la loro intenzione di interporre impugnazione.

Se da parte di tutti si informassero i rapporti alla raccomandazione appena letta, sarebbe più semplice affrontare efficacemente, insieme con l’avvocatura, i veri problemi della giustizia, che non stanno nell’inaffidabilità politica dei magistrati, ma nella durata eccessiva delle cause civili e penali.

Al riguardo bisognerebbe compiere almeno tre scelte strategiche:

a) tagliare i Tribunali, le cause e le spese inutili;

b) informatizzare tutti gli uffici giudiziari;

c) garantire adeguate risorse umane e materiali.

Coniugando il rispetto delle reciproche prerogative con la tensione all’efficienza, gli sforzi che già si fanno per un giustizia giusta cesserebbero di essere o apparire vani. 
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
ANM Giunta Distrettuale di Bari
Presidente Marco Guida



PREMESSA

L´inaugurazione dell´anno giudiziario è una preziosa occasione per tentare di riflettere pacatamente in ordine alla situazione del servizio giustizia in Italia e più dettagliatamente nei singoli Distretti di Corte di Appello.

Un confronto civile tra rappresentanti delle diverse istituzioni dello Stato in cui tutti provano a tracciare un bilancio, a proporre soluzioni possibilmente condivise.

Questo è il principale auspicio dell´ANM: ritornare, a tutti i livelli, a provare a ragionare tra tutte le istituzioni tenendo ben presente solo ed unicamente l´interesse della collettività per una delle funzioni essenziali di uno Stato di diritto, la Giustizia.

Dobbiamo purtroppo amaramente constatare ogni giorno che la realtà è ben differente con continue aggressioni, tentativi di delegittimazione che provengano da gran parte del mondo politico.

All´avv Palumbo, che auspica una soppressione o un ridimensionamento delle cd "pratiche a tutela" mi permetto, invece, da magistrato di sperare che almeno il mio organo di autogoverno mi dica che non sono un farabutto o un disturbato mentale o un comunista mangiabambini solo perché nel tentativo di fare il mio dovere ritengo che sia possibile mettere sotto processo il potente di turno.

E sarebbe ora di finirla di parlare di SCONTRO tra la politica ed una parte della magistratura: scontro presuppone la sussistenza di due parti egualmente coinvolte in una disputa, qui vi è solo l´AGGRESSIONE da parte di un settore della politica nei confronti della magistratura.

Il nostro punto di riferimento resta la Costituzione, a cui abbiamo giurato fedeltà; e noi rimaniamo fedeli ai principi di uno stato di diritto, uno stato che non può che fondarsi sul rispetto delle regole, sul principio fondamentale della separazione dei poteri.

LA SITUAZIONE NEL DISTRETTO DI BARI

La relazione del Presidente della Corte di Appello di Bari fotografa puntualmente la situazione della giustizia nel nostro distretto, ma a volte i numeri non rendono pienamente l´idea delle principali criticità.

Le statistiche comparative dicono che Bari e Foggia sono tra i tribunali italiani con il maggior numero di pendenze, con tempi di definizione dei procedimenti civili tra i più lunghi in Italia ma, al contempo, con i magistrati aventi la maggiore produttività.

Le sezioni lavoro di Foggia e Bari rappresentano un "caso" a livello nazionale, e nonostante gli sforzi degli ultimi anni, nonostante il tentativo di capire e comprendere le ragioni profonde del fenomeno, la situazione rimane drammatica.

La criminalità organizzata continua ad imperversare nel nostro distretto ed il fenomeno è particolarmente grave nel foggiano.

Tutto ciò ha drammatiche conseguenze sotto il profilo dei tempi di definizione dei procedimenti, tant´è che l´ammontare dei risarcimenti per la L.PINTO nel Distretto di Bari aumenta di anno in anno, per cui i mancati investimenti nella giustizia determinano non solo una irragionevole durata dei processi ed una sostanziale negazione della domanda di giustizia ma anche esborsi di spesa ulteriori e che ben potrebbero essere evitati.

Va,però, rimarcata ancora una volta la insensibilità della politica: anche in questo caso lo studio comparativo dei dati la dice lunga sulla sottovalutazione delle problematiche giudiziarie pugliesi.

L´ANM di Bari ha più volte evidenziato che gli organici della magistratura pugliese sono fortemente sottodimensionati rispetto ad altre analoghe situazioni, aventi un bacino di utenza similare e similari fenomeni criminali, come ad esempio Palermo, Catania, Reggio Calabria.

Gli indiscriminati tagli alle spese nel settore giustizia hanno colpito anche il Distretto di Bari, in particolare per quel che concerne le risorse umane: il personale amministrativo diminuisce sempre di più, così come le risorse destinate alla informatica.

Il dr DAMBRUOSO, intervenuto in rappresentanza del Ministro della Giustizia, mi perdonerà se sentendo la relazione del Ministro ho avuto la netta sensazione di avere sbagliato stanza di ufficio negli ultimi dieci anni. Io di tutti questi poderosi interventi, finanziamenti e progetti non ho percepito nulla. Attendiamo fiduciosi.

EDILIZIA GIUDIZIARIA

Uno dei principali punti di criticità è rappresentato dalla situazione dell´edilizia giudiziaria, in particolare per quel che concerne il circondario del Tribunale di Bari.

E´ tristemente nota la situazione del Tribunale per i Minorenni di Bari, allocato presso un edificio per civile abitazione; del Tribunale Penale di Bari, che provvisoriamente  utilizza un edificio per il quale non è stato rinnovato il contratto di affitto perché una sentenza irrevocabile ha stabilito che quella sede non può essere utilizzata per uffici giudiziari; di questo stesso palazzo che ha delle lacune in materia di sicurezza. 

Vorremmo che fosse chiaro un concetto: l´ANM da sempre ha affermato (ed il principio è stato di recente ribadito in un´assemblea dei magistrati) di non potere e di non volere in alcun modo orientare le scelte verso una o l´altra soluzione.

Noi vogliamo solo tutelare da un lato la dignità dello Stato e dall´altro la dignità dei lavoratori.

Il Tribunale è, infatti, la casa comune di tutti i cittadini, ove si amministra in nome del popolo italiano la giustizia, ove lo Stato deve essere recepito nella sua massima intensità, perché è il luogo ove si ripristina la legalità, ove si compongono i conflitti, si sanano le regole violate, ove si tutela il principio della libera convivenza fondata sul rispetto delle norme.

E va tutelata anche la dignità dei lavoratori: l´art.2087 c.c. stabilisce che "L´imprenditore è tenuto ad adottare nell´esercizio dell´impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l´esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l´integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro".

È una norma del 1942, antecedente anche la nostra Costituzione che in materia di tutela dei lavoratori prevede norme che molti Stati ci invidiano.

Ebbene, qual è la dignità dello Stato quando le udienze penali al Tribunale per i Minorenni vengono celebrate praticamente per strada, in un locale che si affaccia sulla pubblica via ed il lunedì i rumori del mercato si confondono con le voci del giudice, delle parti?

Qual è la dignità dello Stato quando le udienze penali del Tribunale Distrettuale di Bari vengono celebrate in aule piccole ed anguste, senza le gabbie per i detenuti, con un riscaldamento che va a singhiozzo, con il pericolo di calcinacci che cadono dentro e fuori, impianti idraulici fatiscenti, crepe che aprono vedute all´esterno, infiltrazioni di acqua e quant´altro abbiamo potuto verificare in questi anni, per non parlare del problema sicurezza?

Vorremmo, prima di tutto come funzionari dello Stato e poi come lavoratori, ricevere una risposta chiara, in tempi certi: troppe volte negli ultimi anni ci sono state fatte promesse, anzi, prospettate granitiche certezze, ipotizzando ora progetti faraonici ora soluzioni minimaliste.

Nel frattempo, però, il degrado del Tribunale Penale di Bari in particolare è aumentato, atteso che non si è provveduto ad interventi di manutenzione né straordinaria né ordinaria se non saltuariamente.

Unitamente ai sindacati del personale amministrativo ed agli avvocati abbiamo creato un coordinamento di tutti i lavoratori interessati perché il problema è della intera collettività e non è una richiesta di privilegi, ma solo di tutela delle condizioni di lavoro e di dignità della funzione che svolgiamo.

Ecco perché abbiamo proclamato lo stato di agitazione ed ecco perché continueremo a tenere alta l´attenzione degli organismi competenti e dell´opinione pubblica.

L´ATTIVITA´ DELL´ANM BARI

Negli ultimi due anni l´ANM Bari, prima sotto la presidenza del collega Salvatore Casciaro e poi nell´attuale composizione, ha ritenuto di dover svolgere un ruolo propositivo e non di mera denuncia.

Abbiamo, pertanto, intrattenuto rapporti con tutte le istituzioni, chiedendo, laddove possibile, interventi in favore degli uffici distrettuali pugliesi.

Grazie anche al nostro intervento, dopo le sollecitazioni dei Capi degli Uffici ed a seguito di un nostro incontro con il Min. Alfano, il Ministero della Giustizia ha aumentato di 6 posti gli organici del Distretto: una goccia nel mare, che colma solo in minima parte il gap con le altre realtà giudiziarie ma che costituisce pur sempre un segnale di attenzione ed un´inversione di rotta rispetto ai dinieghi degli anni precedenti.

Siamo stati promotori della modifica della convenzione tra la Corte di Appello di Bari e la Scuola di Specializzazione per la Professioni Legali dell´Università di Bari per cui da quest´anno gli specializzandi svolgeranno gli stages della durata di sei mesi affiancando i magistrati togati.

In quest´ambito abbiamo intavolato un interessante dialogo con il Presidente Vendola, dal quale pure siamo stati ricevuti, per verificare possibili interventi dell´ente regionale di supporto a tale iniziativa.

Siamo poi molto grati al mondo dell´associazionismo per le opportunità che ci hanno offerto di poter rappresentare alla società civile il contesto in cui operiamo, le difficoltà in cui ci dibattiamo ogni giorno.

Abbiamo scoperto una società fatta di giovani con ancora fortissime idealità, che credono ancora nello Stato di diritto

Unitamente ad associazioni come LIBERA, ARCI, ULIXES, ADUSBEF, Giovanni FALCONE, VIVAMENTE, Gruppo Educhiamo alla Pace, Antonino Caponnetto, I bambini di Truffault, Giovani Legali abbiamo creato una rete, INSIEME PER LA LEGALITA´, per parlare di legalità, di regole, di Stato, di civile convivenza, in tutti i luoghi deputati e in particolare nelle scuole.

Per non dimenticare chi ha dato la vita pur di non venir meno alla propria coscienza abbiamo ideato gli incontri dell´EDIFICIO DELLA MEMORIA, che si svolgono proprio qui, nell´AULA MAGNA della Corte di Appello, ed è bellissimo vedere tanti ragazzi, insegnanti, professionisti di varia estrazione frequentare quest´aula che è un simbolo, ed ascoltare testimonianze quali quelle di Giovanni Impastato o Umberto Ambrosoli od anche delle mamme dei due ragazzi baresi, Gaetano Marchitelli e Michele Fazio uccisi solo perché si sono trovati nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Conclusioni

Mi permetto di prendere in prestito le conclusioni formulate ieri del Primo Presidente della Corte di Cassazione dr Ernesto LUPO

Per quanto ci compete, assicuriamo a Lei, signor Presidente, e all´intera comunità nazionale che i magistrati continueranno ad adempiere alle loro funzioni con serenità e con impegno, fedeli al modello di giudice che efficacemente un nostro filosofo del diritto ha delineato come proprio dello Stato democratico costituzionale: «un giudice capace, per la sua indipendenza, di assolvere un cittadino in mancanza di prove della sua colpevolezza, anche quando il sovrano o la pubblica opinione ne chiedono la condanna, e di condannarlo in presenza di prove anche quando i medesimi poteri ne vorrebbero l'assoluzione»[1].

Bari,  29 gennaio ´11

Marco GUIDA
Presidente Giunta ANM BARI

[1] L. Ferrajoli, Principia juris - Teoria del diritto e della democrazia, Laterza, 2007, vol. II, pag. 214.
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
ANM Giunta Distrettuale di Napoli
Presidente Celeste Carrano



Porgo il saluto dei magistrati del Distretto e della sezione della ANM al Presidente della Corte d'Appello, al Procuratore Generale, al rappresentante del CSM, al Sottosegretario, al Presidente del Consiglio dell'Ordine degli avvocati, a tutta l'Avvocatura e le Autorità, a tutti i presenti.

Provo una certa emozione, non posso nasconderlo, nel rappresentare alla cerimonia di apertura dell'anno giudiziario la Magistratura di questo Distretto, cui sono fiera e orgogliosa di appartenere per le tradizioni e la cultura della giurisdizione che da sempre ha saputo esprimere.

Sono emozionata perché per noi magistrati del Distretto di Napoli questa cerimonia non è una vuota formalità. E' invece il luogo nel quale non ci sottraiamo alle critiche ma in cui intendiamo anche rivendicare con forza e fermezza la nostra dignità di cittadini e amministratori della Giustizia nel meridione del Paese. Quella dignità troppe volte mortificata da ingiustificati attacchi al prestigio e alla credibilità dell'Istituzione giudiziaria, spesso asseritamene condotti in nome della salvaguardia dei diritti di libertà di tutti i cittadini. Respingiamo al mittente questi attacchi nella assoluta convinzione di amministrare giustizia per tutelare questi diritti dei quali, per Costituzione, siamo garanti. Quella stessa dignità talvolta svilita anche da noi stessi, tutte le volte che abbiamo taciuto o non abbiamo assunto posizioni chiare su vicende opache riguardanti alcuni magistrati, sulle inefficienze della magistratura o quando, per perseguire il carrierismo o mere ambizioni di potere, ci siamo adeguati a logiche che hanno contaminato l' indipendenza ed autonomia della funzione giudiziaria.

In queste parti d'Italia, dove la povertà e l'emarginazione dilagano, il disastro ambientale è sotto gli occhi di tutti, interi territori sono oppressi dalla criminalità organizzata, l'illegalità è diffusa, estesa è la connivenza dei pubblici amministratori con il malaffare e dove il degrado scivola addosso nella deprimente abitudine al disagio con conseguente inevitabile sfiducia nelle istituzioni, esercitare la giurisdizione è un mestiere difficile.

Ma è anche e soprattutto un valore nel quale crediamo profondamente. E' il valore che ogni giorno, ogni volta che applichiamo la legge, con la nostra umanità, i nostri limiti, i nostri errori, deve sostenere le nostre decisioni fondate non sull'arbitrio o su ragioni di opportunità, ma sulla osservanza ed il rispetto delle regole, prima tra tutte quella dell'uguaglianza di tutti davanti alla legge. Regole che applichiamo con autonomia e indipendenza, come vuole la nostra Costituzione, che ha intesto preservare il singolo magistrato nell'esercizio della funzione giudiziaria da qualunque rischio di condizionamento interno ed esterno. E non è sempre facile. Per nessun magistrato, soprattutto per quelli più giovani, che si sentono ancora più esposti all'uso talvolta strumentale del potere ispettivo e dei conseguenti procedimenti disciplinari.

E' dunque la nostra dignità che ci impone di non restare in silenzio di fronte ad alcune scelte di politica legislativa in materia di Giustizia.

Scelte che non condividiamo non perché vogliamo difendere interessi di categoria o pretese di casta né tanto meno perché vogliamo ergerci con presunzione a "baluardo della legalità", ma perché non garantiscono efficacia al sistema giudiziario, non consentono la realizzazione dei diritti dei singoli e della collettività, delegittimano e sovra espongono chi esercita le funzioni giudiziarie tanto più in territori "difficili" come i nostri, mortificano il ministero forense e la professionalità di tutti coloro che lavorano negli uffici giudiziari.

A fronte delle energie profuse dalla magistratura tanto nel settore penale quanto nel settore civile e dei risultati ottenuti soprattutto nella lotta alla criminalità organizzata, in questo distretto come in altri territori del Paese, risultati di cui il ministro della Giustizia e il ministro dell'Interno in tutte le occasioni si sono vantati, si propongono progetti di legge ed interventi normativi che non tendono a migliorare e garantire efficacia al sistema giudiziario ma che rispondono ad esigenze diverse. Alludo al progetto di legge sulle intercettazioni, pubblicizzato come strumento a tutela dei diritti di libertà delle persone che, invece, ove fosse approvato, comporterebbe una grave limitazione alla incisività delle investigazioni in settori delicatissimi, favorendo l'impunità di molti gravi reati senza che ciò comporti alcun concreto miglioramento al funzionamento della giustizia.

E che dire della disumana situazione delle carceri che meriterebbe interventi organici e coerenti piuttosto che norme elaborate sulla spinta di fatti contingenti, talvolta finalizzate a soddisfare l'esigenza di tranquillizzare l'opinione pubblica, talaltra volte a fronteggiare il carico insostenibile di detenuti.

L'auspicio è quello di interventi normativi finalizzati a garantire una pena legittimamente inflitta nel corso di un giusto processo, che non venga eseguita, come sopesso accade, in carceri che violano il principio costituzionale della dignità umana e del recupero del detenuto stesso.

Ma ciò che è veramente drammatico è che il potere esecutivo, consapevole delle difficoltà in cui si dibatte quotidianamente la giustizia, non adotti urgenti politiche di investimento, di stanziamento di risorse idonee ed adeguate per garantire un concreto e reale miglioramento della qualità della amministrazione della Giustizia.

Emblematica di una politica incoerente ed approssimativa è la vicenda della sospensione della assistenza e manutenzione informatica degli uffici giudiziari per mancanza di stanziamenti economici. Mancanza di fondi di cui il Governo si è accorto solo alla fine dell'anno 2010 e che è stata scongiurata, grazie alla compatta reazione di tutti gli operatori del diritto, con un intervento provvisorio ed improvvisato, poco chiaro che non garantisce il servizio e la trasparenza della sua gestione e la concreta attuazione delle riforme in materia civile

Per non tacere, ancora, della disastrosa situazione della carenza di organico del personale amministrativo e di cancelleria, arginata con soluzioni tampone che, in ogni caso, richiedono al personale già in sofferenza, immani sacrifici personali. Ed ancora resta ambiguo ed irrisolto l'assetto organizzativo della Magistratura onoraria: l'ennesima proroga varata dal Governo con decreto legge rappresenta ancora una volta il frutto dell'incapacità riformatrice di un settore cruciale dell'organizzazione degli uffici giudiziari la cui soluzione non può esaurirsi nel procrastinare sine die la sua doverosa riforma.

Viviamo nella precarietà ed incertezza quotidiana finanche sull'esistenza degli uffici giudiziari. Da anni scandalosamente attendiamo l'apertura del Tribunale di Giugliano, il Tribunale fantasma, istituito per legge oltre 10 anni fa insieme ai Tribunali di Tivoli ed all'ampliamento del Tribunale di Lodi, ma, a differenza degli altri, mai partito, nonostante le reiterate promesse anche di precedenti Ministri, di imminente apertura. Istituzione, che, peraltro, ha determinato anche la riduzione degli organici del Tribunale di Napoli, penalizzando di fatto ulteriormente l'esercizio della giurisdizione sull'intero territorio. Tribunale di Giugliano, di cui invochiamo l'apertura, ma con risorse umane e finanziare adeguate per scongiurare quanto accaduto per i Tribunali di Nola e Torre Annunziata, aperti nel 1994, con organici di personale giudiziario ed amministrativo sottodimensionati, in territori ad altissima densità criminale, che ancora oggi portano i segni di quelle scelte errate.

Ma l'incertezza diventa vero e proprio paradosso per Marano, la sede "senza sede" distaccata del Tribunale di Napoli, già rientrante nella competenza dell'inesistente Tribunale di Giugliano, responsabilmente chiusa dal Presidente del Tribunale perché da tempo inagibile e pericolante, distaccata, anzi attaccata, " sine die" presso il Tribunale di Napoli.

Di tutto ciò non siamo responsabili. Alle nostre responsabilità non ci sottraiamo e non lo abbiamo mai fatto. Ma quelle degli altri non ci appartengono.

Vogliamo adoperarci in ogni modo ed in ogni sede insieme agli avvocati, al personale amministrativo, alle Forze dell'Ordine ed ai cittadini tutti per assicurare una giustizia che tuteli con efficacia i diritti delle persone.

Per questo chiediamo oggi a chi per Costituzione è responsabile della organizzazione e del funzionamento della Giustizia di operare scelte di governo sensate e ragionevoli, che rispondano realmente ed efficacemente agli interessi della collettività, che siano in grado di garantire quanto meno le condizioni perché si possa realizzare la giustizia, fondamento irrinunciabile del vivere civile. E'un'utopia, forse, alla quale molti prima di noi hanno creduto.

Anche noi nonostante tutto ancora ci crediamo.

E facciamo nostro il documento redatto dalla Giunta nazionale, che rappresenta tutta la magistratura italiana associata, di cui diamo lettura come si sta facendo in questo momento in tutti i Distretti di Corte di Appello. Non per segnare una protesta ma perché tutti possiamo rflettere sul senso di ciò che accade.
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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
Corte di Appello di Torino
Intervento del dott. Giancarlo Caselli
Procuratore della Repubblica di Torino



Il 12 Gennaio 2002, in questa stessa aula, inaugurando anche allora l’Anno giudiziario, Maurizio Laudi -  parlando a nome dell’Associazione magistrati   -  ebbe a dire:  “ci indigna che il capo del Governo, in sede internazionale, rappresenti l’azione di alcuni uffici giudiziari come atto di persecuzione politica. Ci indigna perché queste accuse non sono vere e perché vengono ripetute come verità acquisite  che non richiedono di essere provate”.

Parole coraggiose,  necessarie per  arginare una pericolosa deriva già allora in atto. Deriva che per altro è continuata.

Come fosse ossessionato dai suoi problemi giudiziari, il Presidente Berlusconi   ha moltiplicato  gli interventi volti ad indurre, nei più,  l’immagine della giustizia come “campo di battaglia” fra interessi contrapposti,  anziché  luogo di tutela di diritti in base a regole prestabilite;-  contribuendo così alla devastazione di tale immagine.

La tecnica della ripetizione assillante che trasforma in verità anche i falsi  grossolani continua ad essere applicata in modo implacabile.  E dopo aver proclamato la necessità di istituire una commissione parlamentare d’indagine per accertare se la magistratura opera con fini eversivi,   il capo del Governo ha sostenuto ( in un videomessaggio trasmesso a reti unificate) che i PM devono essere “puniti”,  mentre si preannunziano manifestazioni di piazza contro i giudici “politicizzati” per il prossimo 13 febbraio.

Così la misura è colma. Non la misura della nostra pazienza (l’impopolarità dei magistrati nelle stanze del potere è fisiologica e talora necessaria per una giurisdizione indipendente: la provarono in vita  anche Falcone e Borsellino....).  Vicina al livello di guardia  è la misura della compatibilità con le regole di convivenza istituzionale  proprie  di un sistema democratico.

Nessun leader democratico al mondo ha mai osato sostenere che “per fare il lavoro (di magistrati) bisogna essere malati di mente;  se fanno questo lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana”. Il Presidente Berlusconi invece  lo ha sostenuto.

Nessun leader democratico al mondo (ancorchè inquisito) ha mai osato parlare di “complotto giudiziario” ordito ai suoi danni da magistrati indicati come “avversari politici”.  Le reazioni  dei personaggi pubblici inquisiti – all’estero – sono le più svariate , ma sempre contenute in un ambito di accettazione e rispetto della giurisdizione. Solo in Italia si lanciano contro la magistratura, senza prove,   grottesche accuse di macchinazione o persecuzione;- quando si deve  leggere, piuttosto,  insofferenza per il controllo di legalità  e per la rigorosa applicazione del principio di obbligatorietà dell’azione penale .

Nessun leader democratico al mondo coinvolto in vicende giudiziarie  si è mai sognato di difendersi DAL processo anziché NEL processo. In Italia, invece, il Premier ha sperimentato una strategia di contestazione del processo in sè, quasi una sorta di impropria riedizione del  cosiddetto processo di rottura da altri  praticato in passato. 

Sotto nessun cielo  democratico del mondo il potere politico ha mai operato sui giudici interventi  per ottenere una certa interpretazione  della legge o si è sostituito ad essi nell’interpretazione.  Sarebbe un vulnus intollerabile al principio della separazione dei poteri. Solo in Italia si registrano simili strappi. Basti ricordare la  mozione  approvata dalla maggioranza del Senato il 5 ottobre 2001, per  indicare ai giudici  (testualmente)  “ l’esatta interpretazione della legge” dopo una pronunzia di tribunale  in tema di rogatorie non gradita al Palazzo.  Oppure la decisione di due giorni fa della Giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, che  ha stabilito quale ufficio giudiziario  sia  competente a procedere in una specifica indagine (ovviamente qui non si fa questione di merito, ma solo – per così dire – di titolarità della competenza a stabilire la competenza).

Invece di indulgere  ad un riequilibrio dei poteri a danno delle prerogative costituzionali della magistratura (quella requirente in particolare);-  sarebbe tempo di pensare, finalmente, ad una vera riforma della giustizia, capace di migliorare l’efficienza del sistema e di ridurre i tempi dei processi.

Infine,  chi  parla a vanvera di “partito dei giudici”,  voglia prendere atto che un “partito dei giudici” esiste davvero, ma nella accezione dello storico  Salvatore Lupo, secondo cui: è “attraverso l’impegno di alcuni e (purtroppo) il martirio di altri,  che l’idea del partito dei giudici prende forma. Nasce dalla sorpresa che , in un’Italia senza  senso della patria e dello stato, ci siano funzionari disposti a morire per il loro dovere, per questa patria  e per questo stato. Ad ogni funerale, ad ogni commemorazione prende forma l’idea di per sé contraddittoria dei magistrati come rivoluzionari, in quanto  portatori di legalità”.   Ecco: definire “cospiratori”   coloro che sono  semplicemente portatori di legalità,  non  è solo offensivo. E’  soprattutto  profondamente ingiusto.

Torino, 29 gennaio 2011                       
Gian Carlo Caselli

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Inaugurazione Anno Giudiziario 2011
Corte di Appello di Genova
Intervento del dott. Paolo Carfì
Consiglio Superiore Magistratura


Signor Presidente,

 
a nome del Consiglio Superiore della Magistratura che in questa sede ho l’ onore di rappresentare , ho il piacere di salutare Lei , il Procuratore Generale , il Presidente dell’ ordine degli avvocati ,  le altre autorità ,  tutti i cittadini presenti.
Mi sia consentito in questa sede – certamente adatta – un commosso ricordo di un grande giurista recentemente scomparso . Grande non solamente per quella che era la sua competenza professionale ma anche per la sua coerenza e assoluta onestà intellettuale : doti  rare e preziose , oggi più che mai  . Intendo riferirmi al Prof. Vittorio Grevi. 

Infine un saluto particolare lo voglio   porgere  a tutti i colleghi magistrati di questo distretto , presenti o meno a questa cerimonia .
E’ infatti sulle loro spalle , e su quelle di tutti i magistrati italiani , che incombe in questo nostro paese l’ onore , ma sempre più spesso il solo onere , di amministrare Giustizia . Cosa che la grande maggioranza dei magistrati italiani fa , spesso a prezzo di grandi – e purtroppo altrettanto spesso misconosciuti – sacrifici personali in un contesto di palese penuria di risorse finanziarie e materiali – che in alcuni distretti del territorio nazionale raggiunge livelli più che preoccupanti – in assenza di organici programmi di riforma di sistemi processuali farraginosi e che certamente non contribuiscono a favorire  tempi ragionevoli di soluzione delle controversie civili e penali.
Il tutto facendo parte di una istituzione cardine di ogni moderna democrazia che , dopo le variegate accuse degli ultimi dieci anni , viene dal Presidente del Consiglio del nostro paese da ultimo e sempre più spesso additata alla pubblica opinione interna ed internazionale  come colpevolmente tollerante , nel suo ambito , una significativa e irresponsabile componente definita una vera e propria associazione  con scopi eversivi dell’ ordine democratico. 
Anche in questi giorni , anche in queste ore sembra non avere fine la virulenza delle aggressioni mediatiche nei confronti dei Magistrati della Procura della Repubblica di Milano  e dunque nei confronti dell’ intera magistratura italiana che in essi si riconosce, per primo  orgogliosamente chi vi parla  .


Se dunque oggi sono qui per svolgere qualche riflessione sui temi della Giustizia visti nella prospettiva dell’ organo di autogoverno insediatosi da pochi mesi ,  anche da questo particolare angolo visuale non si può non sottolineare da subito come purtroppo anche l’ inaugurazione dell’ anno giudiziario 2011 cade in un momento particolarmente delicato laddove ad essere messa sempre più frequentemente in discussione è ormai la stessa dignità  della funzione giurisdizionale , con inevitabile coinvolgimento del Consiglio Superiore .

E infatti , il nuovo Csm , insediatosi da pochi mesi , è stato nuovamente chiamato nell’ Ottobre del 2010 a doversi occupare della tematica delle cd “ pratiche a tutela “ , a seguito delle dichiarazioni rese a Milano dal Presidente del Consiglio sempre con riferimento alla Procura della Repubblica di quella città .  La votazione finale della proposta di tutela, essendo mancato il numero legale per l’ assenza della maggioranza dei componenti laici , è stata aggiornata al prossimo 9 Febbraio.

Ma nel corso del dibattito in plenum è stato ribadito che  indipendenza  e autonomia della Magistratura  non sono , oggi più che mai , solamente scontate affermazioni di principio  bensì valori concreti , cardine del nostro sistema democratico , patrimonio della nostra cultura giuridica e come tali costituzionalmente garantiti dall’ art. 104 della nostra Costituzione . Valori che, dunque , il Csm  non ha il diritto ma il dovere istituzionale di tutelare contro ogni aggressione , da qualunque parte provenga, che risulti – per toni e contenuti – lesiva del prestigio e dell’ indipendente esercizio della giurisdizione e della credibilità della funzione giudiziaria : e questo non certo nell’ interesse dei magistrati in quanto tali ma in quello, supremo , dei  cittadini di questo paese atteso che indipendenza e autonomia non sono certo un privilegio dei singoli magistrati ma al contrario una garanzia irrinunciabile per tutti i cittadini .

Se il diritto di critica è dunque il sale della democrazia , lo stesso non può certo dirsi per la denigrazione fine a se stessa e sembra difficile allora  contestare la competenza del Csm allorquando l’ accusa pubblicamente ripetuta , generica e sommaria , sia quella , proveniente dal Presidente del Consiglio e da altre tra le più alte cariche del Governo e della politica in genere , di non agire per fini di Giustizia  ma per tutt’ altri scopi , cioè l’ accusa più grave e infamante che si possa fare a Magistrati   che in silenzio compiono semplicemente il loro dovere e  che hanno solennemente giurato di rimanere soggetti solamente alla legge e agire solo per questo supremo interesse . Un’ accusa che , continuamente ripetuta , è in grado di minare alle fondamenta la credibilità stessa dell’ intero sistema Giustizia , con quali effetti presso l’ opinione pubblica è facile immaginare e anche constatare .
 
La responsabilità del buon funzionamento della giustizia, nel nostro assetto costituzionale, è affidata al binomio CSM - Ministro della Giustizia. Ma è evidente come  le attribuzioni del Consiglio per un esercizio autonomo ed indipendente della giurisdizione possono risultare vane se non sono accompagnate da una risposta alla domanda di giustizia connotata da tempestività ed effettività. E’ banale , ma drammaticamente vero , affermare ancora una volta che  la lentezza della giustizia lede i diritti di tutti i cittadini, incide sull’economia del nostro Paese , aumenta il pericolo del ricorso  a forme private  di soluzione delle controversie ,  in zone sempre più vaste del territorio nazionale  . 
Ridare efficienza e credibilità al servizio giustizia  , uscendo dalla logica degli interventi collegati a questa o quella emergenza ,  non è più solo  un auspicio , ma se mi si consente un po’ di retorica risorgimentale in questo anno speciale, è ormai un vero e proprio “ grido di dolore “  che viene dalla stessa magistratura e richiede , certamente  a partire dal  Consiglio Superiore e dai magistrati tutti ,  una corretta assunzione di responsabilità di fronte al Paese, ma è una assunzione di responsabilità che si chiede anche  al Ministro della giustizia, nostro interlocutore diretto e , suo tramite , al Governo e al Parlamento.
Il sistema di giustizia in Italia si trova ormai da anni in una situazione di grandissima difficoltà .
Non si vuole qui certo affermare che nessuna responsabilità per questa situazione incomba sul Csm e anche sulla magistratura nel suo complesso : la nomina sbagliata di un Dirigente, incide necessariamente sull’ organizzazione dell’ ufficio e , dunque , sulla sua efficienza ; non tutti i magistrati ( così come capita in ogni categoria ) sono animati dallo stesso spirito di servizio e di ciò è consapevole la IV commissione impegnata a fondo a considerare in modo approfondito e obiettivo le centinaia di pratiche di valutazione di professionalità portate alla sua attenzione ogni mese ; non ovunque vi è la volontà di introdurre le cd “ buone prassi “ che in diversi uffici hanno permesso di conseguire buoni – se non ottimi – risultati.
Va però ribadito con forza , anche sulla base dei dati in possesso del Csm , che se il sistema non ha ancora superato lo stadio - che una voce autorevole , anche da questa città -  ha definito “ comatoso “, certamente gran parte del merito lo si deve al senso di responsabilità e del dovere che alberga nella grande maggioranza degli operatori del diritto ,  magistrati e avvocati , e in tutti coloro – personale amministrativo in primo luogo – che con essi collaborano .
Basti pensare che su un organico di diritto che  al 21.1.2011 è indicato in 10.151 unità  ( e che da più parti è già ritenuto non sufficiente anche per quei distretti che non presentano particolari vuoti  ) ,  ben 1237 risultano essere i posti vacanti    con una percentuale di scopertura ormai  cronica  pari dunque al  12,88  % su base nazionale con punte abbondantemente sopra il 20% in alcuni distretti .  A ciò si aggiunga il dato allarmante relativo ai collocamenti a riposo deliberati dalla IV commissione del Csm che nel solo 2010  hanno raggiunto  il rilevante numero di  414 , in parte anticipati  anche a seguito della entrata in vigore dell’ art. 12 co. 9 del DL 78/2010 , i cui effetti, nell’ ambito dello spirito di leale collaborazione , sono stati rappresentati al Ministro della Giustizia con risoluzione adottata dal Consiglio nella seduta del 20 Ottobre 2010.
Anche in considerazione di questa situazione , e al fine di evitare il pericolo di ulteriori scoperture negli organici delle sedi meno ambite – ma spesso di “ frontiera “ – il plenum del 26 gennaio ha approvato all’ unanimità la proposta della  III commissione che ha ritenuto di non  procedere alla pubblicazione  di tutti i posti vacanti di primo grado – che tra giudicanti e requirenti ammontano a ben 684 su 6597 -  ma solamente di quelli risultanti dall’ applicazione di una “ franchigia “ – mi sia consentito questo termine poco tecnico – di scopertura pari al 5% e congelando , per gli uffici superiori a nove unità , l’ ultimo dei posti vacanti.
Al contrario , constatato come la Corte di Appello risulti essere l’ ufficio in maggior difficoltà e dove si registrano i maggiori ritardi nella definizione dei procedimenti ( anche per l’ assenza di un qualsivoglia filtro tra il primo e il secondo grado sul quale si riversa , in forma collegiale , anche l’ intera produzione monocratica penale e civile)   la proposta della III commissione – che verrà portata al plenum del 9 Febbraio - è quella di mettere a concorso tutti i posti attualmente vacanti e dunque , per il distretto di Genova 4 posti di consigliere e 1 di Sostituto Procuratore Generale.
In questo contesto il Consiglio non può che sottolineare ancora una volta e portare all’ attenzione del Ministro e del Parlamento come il persistente divieto previsto dall’ art. 13 co. 2 Dlvo 160 del 2006  di destinare  i magistrati ordinari di prima nomina  non solo agli uffici di Procura  ma anche allo svolgimento di funzioni giudicanti monocratiche penali ha comportato e comporterà  anche nell’ immediato  futuro da un lato il rischio di vedere vuoto il banco del Pubblico ministero in tante aule di udienza ( e non solo nel Sud del paese come gli esiti dei concorsi del 2010 confermano ) dall’ altro l’ insorgere di complessi  problemi organizzativi per quegli uffici giudicanti di ridotte dimensioni  ove sono proprio i “ giudici ragazzini “ , definizione destinata a chi conserva il vizio della memoria , ossia quelli di prima nomina , ad essere chiamati , con la loro preparazione e con il loro entusiasmo , ad amministrare giustizia .
A fronte di questi dati e di queste emergenze  il  Consiglio , sempre nello spirito di leale e costruttiva collaborazione che ne contraddistingue l’ operare , non può quindi che riproporre  con forza la richiesta ( più volte reiterata in apposite delibere fin dal 1991 e da ultimo in quella del 13 Gennaio  2010 ) di affrontare con determinazione , secondo modelli e criteri più aderenti alle realtà delle diverse zone del Paese , il tema  della revisione delle circoscrizioni giudiziarie, la cui attuale geografia – risalente alla impostazione dello stato sabaudo – e caratterizzata dalla capillare diffusione sul territorio di Tribunali con organici ridotti , è chiaramente superata e tale da incidere negativamente sulla funzionalità complessiva del sistema giustizia.
E’ consapevole il Consiglio della diversa opinione in materia rappresentata dal Ministro della Giustizia ad esempio  nel corso di un question-time innanzi  la Camera dei Deputati nel febbraio del 2009 e  tuttavia mi permetto di leggere testualmente queste considerazioni :  “ Il principale tema da approfondire , alla ricerca di maggiore efficienza nella spesa per la giustizia riguarda la dimensione degli uffici giudiziari “. E ancora : “ L’ attuale struttura territoriale dei Tribunali civili è caratterizzata da un numero eccessivo di uffici giudiziari di dimensioni troppo limitate . E’ opportuna una revisione della geografia giudiziaria volta ad accorpare gli uffici di minori dimensioni … La produttività del magistrato risulta infatti crescente al crescere delle dimensioni del Tribunale in cui opera e questo effetto è da attribuire oltre a diversi fattori organizzativi ( migliore gestione del personale e delle attrezzature ) a rilevanti economie di specializzazione “.
Non si tratta di passaggi tratti da una delle tante delibere sul tema approvate dal Csm dal 1991 ad oggi , bensì di stralci delle considerazioni contenute nella relazione concernente “ La revisione della spesa pubblica – rapporto 2008 “  depositata il 12 giugno di quell’ anno dalla apposita Commissione tecnica istituita presso il Ministero dell’ Economia e delle Finanze . A conferma dell’ essere in presenza di un tema  certo politicamente difficile ma non più eludibile , non solo per il Consiglio Superiore della Magistratura.
 
Vi è poi in tutti gli operatori del diritto piena consapevolezza del nesso esistente   tra processi di informatizzazione dei servizi giudiziari da un lato ,  organizzazione degli uffici e dei servizi , forme, contenuti e  tempi della funzione giurisdizionale dall’ altro. Basti pensare ai grandi vantaggi che deriverebbero al sistema processuale civile dalla possibile effettiva introduzione del processo civile telematico in tutto il territorio nazionale e non solamente in alcuni distretti o circondari come è nella realtà odierna : è infatti noto che , anche grazie alla condivisione dei fini e all’ apporto economico del Consiglio dell’ Ordine degli avvocati di Milano , circa l’ 80% degli atti telematici e delle notifiche telematiche a livello nazionale negli ultimi due anni siano relativi al solo distretto di Milano , visto  che il Ministero  ha nella sostanza preferito  ripiegare sulla PEC (posta certificata) come strumento di collegamento fra utenti e uffici giudiziari.
Così come vi è un nesso evidente tra informatizzazione ,  carichi di lavoro degli uffici e dei magistrati ,   ragionevole distribuzione degli uffici e del personale sul territorio, rilevazione di dati corretti per adeguate valutazioni di professionalità , valutazione del grado di organizzazione ed efficienza dei singoli uffici .
In questo senso va evidenziato come la VII commissione ha chiesto e ottenuto l’ apertura di una pratica relativa ad un Protocollo d’ intesa con il Ministero della Giustizia con riferimento alla raccolta o all’ utilizzo dei  dati statistici relativi agli uffici e ai servizi giudiziari . Analogo protocollo è stato firmato con il Ministero della Pubblica amministrazione  e della innovazione . E’ bene riconoscere questi dati ma è altrettanto evidente che ciò non è  sufficiente . Anche dalla prospettiva del CSM e sulla base delle realtà profondamente diverse tra i vari distretti nazionali , la digitalizzazione della giustizia è ben lungi dall’ essere stata realizzata .  Vanno poste in evidenza alcune evidenti criticità : il necessitato ruolo di volontarismo che ha retto l’ iniziativa operosa in molti uffici , le grandi differenze di strumenti e programmi nelle varie zone del territorio nazionale  , la penuria – anche in confronto degli altri paesi europei a noi vicini - di risorse finanziarie di cui evidente testimonianza è lo sventato rischio – almeno per il momento – di paralisi dell’ assistenza informatica per tutto il 2011 . 
Ciò impone al Csm di intrattenere una costante interlocuzione con il ministro della Giustizia per una specifica e precisa valutazione della situazione attuale , di quanto è in programma , quali le risorse – finanziarie e umane – con le quali si intende affrontare questo grande tema , assolutamente decisivo per il futuro della nostra Giustizia . Il tutto in un trasparente percorso comune di  collaborazione istituzionale ma con una precisa ripartizione di compiti e responsabilità.

In questa ottica va letta l’ attività della neonata Sto presso la VII commissione , che già allo scadere della precedente consiliatura ha proceduto ad una prima ricognizione delle buone prassi diffuse negli uffici giudiziari con l’ obiettivo della loro catalogazione . Il lavoro è proseguito in VII commissione con la individuazione di sette grandi gruppi di “ buone prassi “ ( da quelle relative al flusso telematico di dati con soggetti abilitati a quelle volte a incidere sulla organizzazione quotidiana del lavoro ; da quelle orientate a consentire l’ abbattimento di specifiche aree della pendenza dell’ ufficio a quelle volte a sviluppare soluzioni organizzative come i cd protocolli di udienza condivisi con l’ Avvocatura ) .
Al momento è dunque in fase di realizzazione la creazione , presso il Consiglio , di una vera e propria banca dati informatica delle buone prassi nella giustizia italiana , con l’ evidente intenzione di facilitarne la diffusione negli uffici omologhi sull’ intero territorio nazionale .
 
Da ultimo qualche considerazione circa la questione della nomina dei Dirigenti Giudiziari che costituisce da sempre un momento importante della credibilità del Consiglio Superiore tanto da rendere in tal senso attuale “  la questione morale “ anche all’ interno dell’ organo di autogoverno.
La consiliatura è appena all’ inizio , ma sono stato autorizzato ad assumere l’ impegno a nome di tutti i componenti del Consiglio ( e in primo luogo gli eletti dai magistrati e soprattutto mio personale )  di rifiutare come criterio non detto delle decisioni in materia quello della appartenenza ad uno piuttosto che all’ altro dei gruppi associativi e altresì quello di rifiutare qualsiasi sollecitazione proveniente dall’ esterno del Consiglio , nella consapevolezza che su questo punto si gioca la credibilità della istituzione agli occhi dei cittadini e dei magistrati.
L’ obiettivo , però , sarà più ragionevolmente raggiungibile ( e gli esiti più correttamente contestabili , laddove necessario ) quanto più puntuale sarà l’ apporto dei Consigli Giudiziari e dei Dirigenti degli uffici , sui cui pareri si fondano le decisioni del Consiglio superiore per la selezione e nomina dei dirigenti. Segnali positivi in questo senso cominciano a pervenire da alcuni degli organi periferici del governo autonomo , con l’ esplicazione concreta dei poteri-doveri  di vigilanza , pareri non standardizzati , parametri di valutazione ancorati a dati oggettivi spesso frutto anche di approfondite istruttorie. E’ auspicabile che questa “ buona prassi “ si estenda a tutto il territorio nazionale , anche qui in una corretta ripartizione di competenze e responsabilità tra il CSM da un lato , CG e Dirigenti degli Uffici dall’ altro , con un denominatore comune : rispetto delle regole, coerenza e trasparenza nelle decisioni , consapevolezza del servizio da rendere in primo luogo nell’ interesse del complessivo sistema Giustizia e , dunque , dei cittadini.
A conclusione di questo mio intervento vorrei dire che il cuore , l’ impegno , lo spirito di sacrificio e anche la fantasia dei magistrati italiani e del personale che con essi collabora in uno con il prezioso apporto della Avvocatura sono presupposti  imprescindibili ma certamente da soli non più sufficienti. Occorre che , ciascuno per la sua competenza , si impegni per le vere  riforme, quelle in grado di dare maggiore efficienza al servizio giustizia , condizioni di lavoro dignitose per i magistrati italiani e per tutti gli altri operatori de diritto e , conseguentemente , un sistema di Giustizia all’ altezza delle giuste aspettative dei cittadini .
Perché possa avverarsi – nella rispettosa diversità dei tempi - l’ auspicio di un indimenticato   Vicepresidente del Csm , Vittorio Bachelet : “ …credo che nonostante tutte le difficoltà ci sia la possibilità di un futuro migliore per la vita del nostro paese e per la vita delle nostre istituzioni “.

Ringrazio per l’ ascolto
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