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 ... come ho scoperto Unina sfruttato da Azzurra.org... di Loredana Morandi
 
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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/11/2005 @ 20:14:22, in Magistratura, linkato 2237 volte)

POL:FINANZIARIA 2005-11-25 19:37
FINANZIARIA: EMENDAMENTO FI RITOCCA ETA' PENSIONE MAGISTRATI
NORMA POTREBBE INCIDERE SU CONCORSO PROCURA PALERMO
ROMA (ANSA) - ROMA, 25 nov - Innalzare da 70 a 72 anni l'età pensionabile dei magistrati : è quanto prevede un emendamento presentato alla Finanziaria dal deputato di Forza Italia Pierantonio Zanettin. Una modifica che avrebbe l'effetto di riaprire le porte per l'assegnazione di incarichi di vertice nella magistratura a circa 400 tra giudici e pubblici ministeri con più di 66 anni, che ne erano stati tagliati fuori dalla riforma dell'ordinamento giudiziario. E che perciò, se approvata, inciderà sui prossimi concorsi, e molto probabilmente anche su quelli già in corso, a cominciare dal quello per la nomina del nuovo procuratore di Palermo. Proprio sul concorso per la successione di Pietro Grasso a Palermo si potrebbe aprire una partita dagli  esiti imprevedibili. Della modifica potrebbe beneficiare il procuratore di Messina Luigi Croce, che pur essendo potenzialmente un candidato molto forte, per l'ampio consenso che riscuoterebbe nel Csm, attualmente è fuori gioco per l'età (67 anni). Ma se l'emendamento venisse approvato potrebbe presentare domanda anche l'ex procuratore di Palermo e ora pg di Torino, Giancarlo Caselli; la sua sarebbe un'iniziativa provocatoria, visto che la norma dei 66 anni servì per tagliarlo fuori dalla corsa per la procura nazionale antimafia. L'emendamento di Zanottin non fa nessun riferimento ai  bandi già aperti per coprire i posti direttivi, ma, spiega lo stesso proponente, "presumo che si possa applicare anche ai concorsi in essere".
Una possibilità che sembra concreta anche al consigliere del Csm Francesco Menditto, sino a qualche mese fa presidente della Commissione per gli incarichi direttivi di Palazzo dei marescialli, secondo il quale se l'emendamento venisse approvato c'é il rischio che il Consiglio debba rifare  i concorsi già banditi, con il risultato di "rallentare le nomine dei dirigenti". Zanottin comunque assicura di non aver pensato per nulla a chi potrebbe essere favorito a Palermo dal suo emendamento: "non è questa la finalità della mia proposta". (SEGUE).

FINANZIARIA:EMENDAMENTO FI RITOCCA ETA' PENSIONE MAGISTRATI (2)
(ANSA) - ROMA, 25 nov - A escludere dagli incarichi di  vertice i magistrati che hanno compiuto più di 66 anni è stato l'emendamento Bobbio alla riforma dell'ordinamento giudiziario,  prevedendo che chi viene nominato capo di un ufficio giudiziario  debba assicurare quattro anni di permanenza prima della pensione. Con la modifica di Zanettin (ma lo stesso Bobbio aveva  già presentato in Senato alla Finanziaria un emendamento dello  stesso tenore) la soglia critica si sposterebbe a 68 anni. Per  questo, se la norma venisse approvata e si applicasse alle  procedure in corso, probabilmente il Csm dovrebbe riaprire i  termini dei concorsi per consentire di presentare domanda a chi  non l'ha fatta ritenendo di non avere i requisiti.
"Risolto il problema della procura nazionale antimafia ed  escluso per legge Caselli oggi si torna indietro e gli uffici  direttivi si potranno anche dare ai magistrati che hanno  compiuto 68 anni- polemizza dal Csm Menditto -. E' sempre più  chiaro che il vero pericolo era Giancarlo Caselli alla Direzione  nazionale antimafia. Mi chiedo dopo questi repentini cambiamenti  cosa accadrà ai concorsi in atto al Csm. Ancora una volta si rischia di rallentare le nomine dei dirigenti". "Il mio emendamento non era per tagliar fuori Caselli"  replica Bobbio, che sull'ipotesi che il Pg di Torino si candidi  a Palermo osserva: "non ho mai visto un procuratore  generale  che torna a fare il procuratore della Repubblica. Il che la dice lunga sulla sua imparzialità".(ANSA).

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Magistratura Democratica

"Il Caso Italia" al Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa

Domani, 29 novembre, il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa esaminerà per l’ennesima volta il “caso Italia”.

Da anni il Consiglio chiede al nostro Ministro della giustizia di fornire dati attendibili e rassicuranti sulle misure prese per diminuire la durata eccessiva dei procedimenti giudiziari ricevendo risposte che evidentemente ritiene elusive ed insufficienti. Lo scorso 13 ottobre il Comitato ha dovuto prendere atto “che il problema dell’eccessiva lungaggine della giustizia italiana resta irrisolto” e che il “piano .. predisposto [dal Governo] per fronteggiare questa situazione … non costituisce una risposta sufficientemente esauriente al problema”.

Il nostro Paese rischia ora che venga addirittura nominata una Commissione ad hoc col compito di analizzare il problema e proporre una soluzione globale adeguata, il che costruirebbe una grave umiliazione ed un inaudito precedente.

Mentre la giustizia si dibatte tra difficoltà di ogni genere tra tagli al bilancio e mancanza di progetti seri, da anni si preferisce percorrere la strada della controriforma dell’Ordinamento giudiziario, della contrapposizione con le categorie interessate, delle leggi ad personam e ora della ex-Cirielli, anziché quella di misure organizzative e processuali necessarie per ridare al nostro sistema una minima credibilità internazionale. I magistrati, gli avvocati e i funzionari amministrativi italiani non meritano davvero questa ennesima brutta figura.

Il segretario nazionale
Ignazio Juan Patrone

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Associazione Nazionale Magistrati

Raffaele Sabato nominato al CCJE

Con immenso piacere informo che il collega Raffaele Sabato, giudice del Tribunale di Napoli e componente del Comitato Direttivo Centrale dell’A.N.M., è stato nominato all’unanimità Presidente del Consiglio Consultivo dei Giudici Europei (CCJE) presso il Consiglio d'Europa, organo del quale è componente su designazione del Consiglio Superiore della Magistratura, e che è formato dai rappresentanti di 46 Paesi europei. Succede in tale carica ai colleghi Jonathan Mance (Lord giudiziario alla Camera dei Lords del Regno Unito) e Alain Lacabarats (consigliere della Corte di cassazione francese).

A Lello vanno le congratulazioni dei magistrati italiani, orgogliosi di annoverarlo tra di loro, e gli auguri di buon lavoro nel prestigioso ed oneroso incarico.

Roma, 28 novembre 2005

Ciro Riviezzo
Presidente Associazione Nazionale Magistrati

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Di Loredana Morandi (del 29/11/2005 @ 11:51:25, in Indagini, linkato 2318 volte)

Il giovane marocchino esulta: «Grazie Italia». Frattini contro i Paesi europei che hanno ospitato prigioni Cia


«Non è terrorista»: assolto l'islamico Daki

Milano, la sentenza della Forleo confermata anche per due tunisini. 
  
dal Corriere - 29 novembre 2005

Assoluzione per tutti e tre anche in secondo grado. Per la Corte d'Assise d'Appello di Milano il marocchino Mohammed Daki e i due tunisini Maher Bouyahia e Ali Ben Sassi Toumi non sono colpevoli di terrorismo internazionale. Si tratta dei tre islamici che nel gennaio scorso il gup Clementina Forleo assolse dalla stessa accusa scatenando molte polemiche. Esultanti gli imputati: Daki (assolto da tutte le accuse mentre i tunisini sono stati condannati a 3 anni per un altro tipo di reato) ha ringraziato l'Italia.
Franco Frattini, commissario Ue a Giustizia, libertà e sicurezza, ha definito inevitabile la sospensione dei diritti di voto a quei Paesi europei che hanno ospitato le prigioni Cia.

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Assolti i tre islamici accusati di terrorismo
Confermata la sentenza del gup Forleo. Daki: «Interrogato da agenti Usa senza difensore»
«Viva la giustizia italiana», hanno gridato gli imputati Due condannati per associazione a delinquere
Paolo Biondani

MILANO - Anche i giudici d'appello hanno assolto dall'accusa di terrorismo internazionale i tre maghrebini che furono arrestati nel 2003 con l'accusa di reclutare kamikaze per la guerra in Iraq. Il verdetto di ieri conferma che era giusta la sentenza di primo grado del giudice Clementina Forleo, che il 24 gennaio scorso aveva per la prima volta sancito la necessità di distinguere tra guerriglia e terrorismo applicando il diritto internazionale. Cioè quei principi generali che consentono di condannare solo se è provata «oltre ogni ragionevole dubbio» la pianificazione di «stragi indiscriminate contro la popolazione civile». Una decisione che scatenò l'ira di numerosi parlamentari e ministri del centro-destra.
LA SENTENZA-BIS — La terza corte d'assise d'appello, dopo sei ore di camera di consiglio, ha assolto da tutte le accuse il marocchino Mohammed Daki, che il giudice Forleo aveva invece condannato per ricettazione di passaporti falsi. Gli altri due imputati, i tunisini Alì Toumi e Maher Bouyahia, sono stati di nuovo condannati a tre anni di reclusione solo per falsificazione di passaporti e per associazione per delinquere diretta a favorire l'immigrazione clandestina, ma senza la più grave «finalità di terrorismo internazionale». Secondo autorevoli fonti giudiziarie, la futura motivazione ricalcherà la sentenza Forleo: è dimostrato che Toumi e Bouyahia facevano parte di un'organizzazione che reclutava in Italia integralisti islamici per mandarli a combattere in Iraq con i guerriglieri di «Al Ansar Al Islam»; ma la Procura non è riuscita a fornire prove certe che quei mujaheddin progettassero «attentati contro civili».
IL VERDETTO — I giudici avevano acquisito anche la sentenza del giudice Luigi Cerqua, che aveva motivato le analoghe assoluzioni nel processo Bazar spiegando che la questione di fondo è la mancata legittimazione internazionale della guerra «unilaterale» guidata dagli Stati Uniti: la presenza in Iraq di truppe straniere è coperta dall'ombrello dell'Onu solo «dal 30 giugno 2004», cioè da quando è nato il primo «legittimo governo iracheno». Fino ad allora, gli attacchi a soldati stranieri vanno equiparati ad azioni di «guerriglia», mentre è «terrorismo» solo un attentati contro civili o contro istituzioni di pace «come l'Onu o la Croce rossa». Il problema di partenza è che il nuovo reato introdotto dopo l'11 settembre (articolo 270 bis) non spiega il significato di «terrorismo» e rinvia ai giudici il compito di definirlo. Finora in tutta Italia si contano solo tre condanne, tutte nate da questa stessa inchiesta milanese.
LE REAZIONI — «Allah u-akbar, Dio è grande». «Viva L'Italia, viva la giustizia italiana». Le prime parole che filtrano dall'udienza a porte chiuse sono le urla di gioia di Ali Toumi, che pure resterà in carcere fino al 2006, come Bouyahia, per aver procurato passaporti falsi ai «guerriglieri» di Al Ansar e per aver venduto documenti taroccati ai curdi iracheni arrivati da clandestini in Italia. Daki invece, per i giudici d'appello, è totalmente innocente: la sentenza dice che non ha mai fatto parte neppure dell'associazione semplice, cioè della banda dei falsari. Unico imputato in libertà, Daki commenta con un sorriso liberatorio il verdetto: «Sono innocente, l'ho sempre detto che sono innocente e devo ringraziare il giudice Forleo e questa Corte che finalmente lo ha riconosciuto». Contro Daki pesa un decreto ministeriale di espulsione dall'Italia, che però il suo avvocato Vainer Burani confida di «far revocare dopo questa assoluzione piena», aggiungendo che «comunque è sospeso fino a quando durerà la misura di prevenzione dell'obbligo di firma». Daki ha molta «paura di tornare in Marocco» e il suo avvocato chiederà «asilo politico in Europa, probabilmente in Germania». Mentre aspettava il verdetto, Daki ha confermato che ad Amburgo, dove ha vissuto dal 1989 al 2002, era diventato «amico» di due boss dell'integralismo ora prigionieri degli americani con l'accusa di essere i «cervelli» dell'attacco dell'11 settembre: «Certo, conoscevo Ramzi Binalshibh, ma gli ho solo prestato il mio indirizzo postale per i suoi permessi di soggiorno. E non credo che Hayder Zammar fosse il reclutatore di Mohammed Atta: non era nemmeno salafita, era solo un filosofo...».
ACCUSE — Assolto da tutto, ora è Mohammed Daki a trasformarsi in accusatore: «Il pm Dambruoso mi ha fatto interrogare per due giorni senza avvocato, il 6 e 7 ottobre 2003, da agenti americani che dicevano di essere dell'Fbi. Ma ora penso che ci fosse anche Bob, l'uomo della Cia che ha rapito l'imam di Milano». Il pm Dambruoso, naturalmente, smentisce tutto e annuncia querele.

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STEFANO DAMBRUOSO

«Troppe contraddizioni, ci vogliono giudici specializzati»
Giuseppe Guastella

MILANO — L'assoluzione di Mohammed Daki, in attesa della motivazione della sentenza d'appello, può essere per ora interpretata in due modi: il marocchino è completamente innocente oppure i giudici hanno ritenuto che gli elementi portati dai pubblici ministeri non fossero sufficienti a supportare, fino a una condanna, l'accusa di terrorismo internazionale. Si tratta di una norma che, introdotta di recente nel codice penale con l'articolo 270 bis, secondo taluni è troppo generica e difficile da applicare. Dal Sudamerica, dove è impegnato in un lavoro — ma non vuole precisare di cosa si tratti — legato al suo incarico di esperto giuridico e di terrorismo internazionale presso la rappre

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Di Loredana Morandi (del 08/12/2005 @ 10:10:48, in Magistratura, linkato 2028 volte)
07.12.2005
Il presidente della Cassazione: giustizia devastata dalla Cirielli
di red.

«Un obbrobrio» che avrà «effetti devastanti», cancellando il 50 per cento dei processi e che perciò porterà alla «bancarotta». Č il duro atto d'accusa che il primo presidente della Cassazione, Nicola Marvulli, lancia alla ex Cirielli. Lo fa parlando ad un dibattito sulla legge organizzato insieme dall'Unione delle Camere Penali e dall' Associazione Nazionale Magistrati, alla presenza di parlamentari della maggioranza e dell'opposizione.

Marvulli lamenta il fatto che le toghe non siano state ascoltate dai politici, siano state cioè «emarginate dal dialogo». Auspica una riflessione non solo sulla ex Cirielli ma anche sulla legge sulla legittima difesa che definisce «un'aberrazione» e sulla proposta Pecorella sulle impugnazioni «che stravolge il giudizio in Cassazione». E poi sempre a proposito della Cirielli dice: «La Cassazione potrà prendere iniziative sui limiti di applicazione di questa normativa, cioè se la esclusione dell'applicabilità ai processi in Cassazione sia compatibile con l'articolo 3 della Costituzione».

Marvulli è un fiume in piena. Lui che presiede i lavori del dibattito prende la parola per ben tre volte per demolire pezzo a pezzo la ex Cirielli. E parla fuori dai denti di una legge che «aveva un padre» che ora «è un ex» e uno scopo «che è stato abbandonato». Prima Marvulli attacca le norme sulla prescrizione: «Quando si abbassano i termini di prescrizione si deve intervenire sul processo oppure si va verso la bancarotta», dice precisando che il 50% delle pendenze in Cassazione «andranno in fumo». Poi il primo presidente della Cassazione critica duramente le norme sui recidivi ricordando che persino nella Germania nazista ci fu «il ripudio, la ripulsa della colpa di autore».

Ed è proprio parlando della recidiva e del fatto che al giudice è tolta ogni discrezionalità («diventeremo dei notai nell' applicazione della pena») che Marvulli parla di «salto nel buio». E dice sconsolato: «Non credo che a breve termine questo obbrobrio sarà cancellato dal legislatore, io me lo auguro ma ho deboli speranze». L'affondo finale è per la politica, o meglio per la maggioranza. Ad ascoltarlo c'è il responsabile giustizia di Forza Italia, Giuseppe Gargani. A lui ricorda che la maggioranza è stata «un anno a discutere della ex Cirielli. Ma perché, perché non ci avete ascoltato prima?. Già allora avevamo indicato gli effetti disastrosi di questa legge». «Noi magistrati - insiste ancora Marvulli - abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità, ma siamo stati emarginati dal dialogo. Ma perché prima di mettersi al tavolo della politica non si sentono le voci degli operatori del diritto?».

L'Unità online del 7.12.2005

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Di Loredana Morandi (del 09/12/2005 @ 09:23:17, in Magistratura, linkato 1881 volte)

Magistratura Democratica
Sezione Piemonte - Valle d'Aosta

VAL DI SUSA

Magistratura Democratica, sezione Piemonte e Valle d'Aosta, segue con preoccupazione le notizie che giungono dalla Valle di Susa.
Ricorda come in democrazia qualunque intervento legittimo delle forze di polizia (in quanto destinato al conseguimento di un obiettivo autorizzato dalla legge) non possa non essere proporzionato al tipo ed alle modalità della resistenza da affrontare.
Non possa cioè  ledere l'incolumità di persone inermi, che manifestano per difendere i loro diritti, la cui resistenza passiva ben può essere vinta senza alcun danno per l'integrità fisica loro e delle forze dell'ordine.
Sottolinea il pericolo insito in questi momenti di tensione per la facile strumentalizzazione da parte di chi opera fuori della legalità e può sfruttare queste occasioni per  ideare  ed organizzare  atti vandalici o terroristici.
Si augura che cessino al più presto le prove di forza e che la politica torni ad appropriarsi di uno spazio e di una discussione, che non può essere governata attraverso l'intervento della polizia.

Torino, 7 dicembre 2005
la segreteria regionale

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Di Loredana Morandi (del 09/12/2005 @ 09:26:27, in Estero, linkato 2640 volte)

Net of Artists Against Wars Italy

Appeal to the kidnappers for the liberation of the 4 volunteers of the Christian Peacemaker Team 
 
The Net of the Artists Against Wars appreciates and estimates the job of the volunteers of the Christian Peacemaker Team. They daily operate in the zones of the conflicts, and in particular in Palestine and Iraq, putting themselves in game and risking the life in order to help the civil victims of the wars and of the social and humanitarian emergencies. 
 
For years we follow with attention the actions of the four volunteers of the Christian Peace Team in Iraq, and therefore we can affirm, that they are persons who only work for the Iraqi population and against the imperialist interests. 
 
The moral and political engagement of the Christian Peacemaker Team is transparent: in fact they have been the first to have given news to the world of the horrors perpetrated against the Iraqi prisoners in the jail of Abu Ghraib. 
 
The seizure of four CPT volunteers and their detainment are not useful to the fight of the Iraqi people for its independence. 
 
We ask the kidnappers to free the hostages, because they are real friends of the Iraqi people. 
 
The Net of Artists will participate to all the public initiatives of solidarity, that will be kept in Italy for the four volunteers of the Christian Peacemaker Team and for the Iraqi people. 
 
Net Artists Against Wars - Italy

Rete Artisti contro le guerre Italia 


Appello ai Sequestratori per la liberazione dei 4 volontari del Christian Peacemaker Team
 
La rete degli Artisti contro le guerre apprezza e stima il lavoro dei volontari Christian  Peacemaker Team. Essi operano nelle zone dei conflitti, ed in particolare in Palestina ed in Iraq, mettendo in gioco sé stessi e rischiando quotidianamente la vita per aiutare i civili vittime delle guerre e delle emergenze sociali e umanitarie.
 
Da anni seguiamo con attenzione l'operato dei quattro volontari del Christian Peace Teams in Iraq, e da questo possiamo affermare, che si tratta di persone che lavorano solo per il bene della popolazione irachena e contro gli interessi imperialisti globali.
 
L' impegno morale e politico di Christian Peacemaker Teams è limpido: essi infatti sono stati i primi ad aver dato notizia al mondo degli orrori perpetrati contro i detenuti iracheni nel carcere di Abu Ghraib.
 
Il sequestro dei quattro volontari CPT e la loro detenzione, non è utile alla lotta del popolo iracheno per la propria indipendenza.
 
Ci rivolgiamo ai sequestratori affinché liberino subito gli ostaggi, essi sono quattro uomini veramente amici del popolo iracheno.
 
La Rete Artisti parteciperà a tutte le iniziative di piazza, che si terranno in Italia a titolo di solidarietà nei confronti dei quattro volontari del Christian Peacemaker Teams e nei confronti del popolo iracheno.
 
Rete Artisti contro le guerre - Italia

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Di Loredana Morandi (del 15/12/2005 @ 14:01:10, in Magistratura, linkato 2692 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

LA CONTRORIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO
DECRETI PEGGIORI DELLA DELEGA


Il Governo sta presentando gli schemi dei decreti legislativi di attuazione della riforma dell’ordinamento giudiziario.
L’Associazione Nazionale Magistrati esprime ancora una volta la propria contrarietà a norme che cambieranno in peggio la magistratura italiana.

Noi non vogliamo:

- magistrati carrieristi ed un sistema di progressione in carriera che premia i più furbi invece che i più meritevoli sul campo;

- dirigenti degli uffici che saranno, al tempo stesso, onnipotenti e intimiditi, in virtù di una riforma che consentirà ai procuratori della repubblica perfino di imporre obblighi di facere ai loro sostituti, e imporrà a tutti i dirigenti di denunciare ai titolari dell’azione disciplinare qualsivoglia presunta manchevolezza degli altri magistrati;

- magistrati minacciati dall’obbligatorietà dell’azione disciplinare e da fattispecie vaghe e imprecisate;

- una scuola della magistratura che serva solo a distribuire certificati e non a formare ed aggiornare;

- un C.S.M. privato delle sue prerogative costituzionali, ridotto a ratificare l’operato di commissioni esterne di valutazione dei magistrati;

- il conformismo giurisprudenziale di magistrati preoccupati più di “fare carriera” che di rendere giustizia.

Noi vogliamo invece un C.S.M. credibile, forte ed efficiente, magistrati privi di condizionamenti e attrezzati professionalmente, dirigenti degli uffici giudiziari maturi ed autorevoli, una formazione professionale costante e razionale.

Nulla di tutto ciò è possibile con questa legge.

Si può fare solo una cosa: occorre una riforma vera, aderente alle esigenze della società italiana e rispettosa dei precetti costituzionali.

L’A.N.M.
chiama ancora una volta i magistrati ad esprimere la loro motivata protesta il

 
17 dicembre 2005 ore 10.00
Roma - Aula Magna - Corte Suprema di Cassazione

Al termine della manifestazione si riunirà il Comitato Direttivo Centrale dell’ANM per decidere le ulteriori iniziative.

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Di Loredana Morandi (del 16/12/2005 @ 15:17:16, in Magistratura, linkato 2778 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

I magistrati per il trasferimento immediato del settore civile alla Torre A del Palazzo di Giustizia di Napoli

L’avvenuta presentazione da parte del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Napoli del ricorso al T.A.R. avverso il decreto di trasferimento del settore civile dagli attuali edifici alla Torre A del Centro direzionale si aggiunge all’inammissibile inerzia finora tenuta dalle Autorità competenti a disporre concretamente, come è loro preciso obbligo, il detto trasferimento.

Le condizioni in cui operano magistrati, avvocati e personale amministrativo napoletani addetti al settore civile sono inaccettabili e non possono essere, e non saranno, ulteriormente sopportate. Anche la recente visita effettuata in occasione della manifestazione sulla funzionalità tenutasi a Napoli il 3 dicembre scorso, i cui risultati sono stati ampiamente riportati dalla stampa locale, ha dimostrato la gravità e la pericolosità della situazione, soprattutto del Palazzo in Piazza San Francesco. I cittadini napoletani hanno diritto a veder esercitare giustizia con efficienza. I magistrati, gli avvocati, il personale, hanno diritto di lavorare in condizioni di sicurezza e di decoro.

Il trasferimento alla Torre A è possibile e urgente. Si possono e si debbono superare immediatamente le difficoltà burocratiche connesse ad un atto comunque complesso. Le ragioni addotte nel ricorso del Consiglio dell’Ordine, oltre che infondate, appaiono pretestuose, a fronte del degrado assoluto in cui operano attualmente gli uffici. Gli organi locali dell’A. N. M. da sempre auspicano che il trasferimento dell’intero settore civile avvenga al più presto. Se questa è la preoccupazione degli avvocati napoletani, autorevolmente espressa nella citata manifestazione del 3 dicembre scorso, essi sappiano che trovano nei magistrati gli alleati più fermi nel pretendere l’attuazione nel minor tempo possibile dello spostamento di tutti gli uffici. Occorre iniziare da subito il trasferimento, a partire dalle situazioni maggiormente pericolose e disastrate, e completarlo nei tempi più celeri. Gli inevitabili disagi, ai quali saranno sottoposti gli operatori nel periodo di transizione, sono nulla nei confronti dell’insostenibilità della situazione attuale.

L’Associazione Nazionale Magistrati sosterrà in pieno e senza riserve l’azione dei colleghi che intenderanno opporsi al ricorso presentato in sede amministrativa, nonché le altre iniziative utili e necessarie. Deve essere chiaro a tutti che l’intera magistratura associata è schierata a favore del trasferimento immediato, e che non consentirà ulteriormente che si continui ad operare in condizioni illegali e pericolose. Per questo, l’A.N.M.

METTE FORMALMENTE IN MORA
tutte le Autorità responsabili a fare quanto necessario per rendere operativo il disposto trasferimento.

Roma, 17 dicembre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 18/12/2005 @ 10:09:08, in Magistratura, linkato 2467 volte)

Associazione Nazionale Magistrati


 
COMITATO DIRETTIVO CENTRALE

Il Comitato Direttivo Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati

All’esito della Assemblea nazionale del 17 dicembre 2005

Preso atto degli ulteriori passi della controriforma  dell’ordinamento giudiziario con l’approvazione da parte del Governo degli schemi dei decreti legislativi.

Rilevato che i contenuti degli schemi presentati per il parere alle Camere accentuano i profili di allarme che già derivavano dalla legge delega, in quanto lungi da attenuare o da migliorare gli aspetti di più rilevante contrasto con i principi costituzionali e con le esigenze di funzionalità del servizio, aggiungono previsioni peggiorative del testo della legge-delega.

Preso atto della perdurante, intollerabile, inerzia e  delle gravissime inadempienze del Ministro della Giustizia di fronte alla crisi di funzionalità dell’apparato giudiziario.

All’esito dei seminari interdistrettuali di dicembre a Napoli, Bari, Palermo e Milano sulla funzionalità degli uffici giudiziari.

DELIBERA

La convocazione di assemblee in ogni distretto di Corte d’Appello per il giorno 26 gennaio 2006 alle quali invitare esponenti della avvocatura, delle università e rappresentanti del personale amministrativo per una analisi della relazione del Ministro al Parlamento sullo stato della giustizia; per la denuncia delle situazioni di crisi di funzionalità nelle singole sedi, e per un confronto sugli interventi necessari per migliorare la funzionalità del servizio.

La non partecipazione alle cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario che si terranno nei distretti di Corte d’Appello il 28 gennaio 2006; ferma restando la partecipazione alla inaugurazione presso la Corte di Cassazione esclusivamente in ragione del doveroso rispetto per la presenza istituzionale del Capo dello Stato.

Dà mandato alla giunta di stabilire le opportune modalità organizzative delle iniziative.

Roma, 17 dicembre 2005
Approvato con un voto contrario

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