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 Europa ?... di Lunadicarta
 
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L’ingiustizia in un luogo qualunque è una minaccia per la giustizia ovunque.

Martin Luther King
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
La vicenda in se è di una gravità inaudita. Auguro buon lavoro alla pm e all'aggiunto procuratore donna cui è stato affidato questo caso, nella speranza che i vertici dell'Arma vogliano far vera luce e pulizia delle mele marce se occorre. L.M.

IL RACCONTO DELLA DONNA


"Mi hanno violentata in gruppo
in cella non potevo difendermi"

I verbali della donna che accusa di stupro tre militari e un vigile nella caserma al Quadraro. "Come potevo essere consenziente se non ero libera? Mi hanno distesa sui tavoli della mensa e hanno cominciato ad abusare di me a turno"

di EMILIO ORLANDO

"Tra poco è la festa della donna, ma non per me. Io sono stata umiliata. Quegli uomini mi hanno uccisa dentro. L'ultimo colpo l'ho avuto quando uno dei carabinieri ha detto che ero consenziente. Ma come potevo esserlo se non ero libera?". Continua a parlare con gli inquirenti S. D. T., la ragazza madre di 32 anni, racconta dello stupro dei tre carabinieri e del vigile che l'avrebbero violentata. Ritorna a quella notte in caserma piena di alcol e sesso per forza: "Mi hanno costretta a bere, io non volevo, perché quegli uomini erano già ubriachi. E io avevo troppa paura". Lei è venuta a vivere a Roma per salvarsi: "E pensare che ero già scappata dalla Lombardia, da un uomo che mi riempiva di botte. Invece chi doveva difendermi mi ha fatto del male".

E la donna continua: "Avevo rubato due magliette all'Oviesse e mi hanno scoperta. Non so neppure perché l'ho fatto, la mia vita è un disastro, senza soldi né lavoro e con una bambina da mantenere". Proprio per quel colpo di testa, due capi d'abbigliamento nascosti in borsa, la ragazza è finita in caserma, quella di Cinecittà. Ma lì non c'era posto, così i militari hanno chiesto ai colleghi del Quadraro di tenerla nella cella di sicurezza della loro stazione. "Stavo dormendo quando ho sentito aprire la porta della celle e ho visto entrare i carabinieri - continua la donna - che mi hanno strappato la coperta e mi hanno trascinata fuori. Lì per lì non capivo cosa volessero da me. L'ho scoperto subito dopo, quando con la forza mi hanno portata nella sala mensa. Lì mi hanno minacciata e costretta a bere whisky. Mi sembrava di stare di nuovo con il ex uomo violento". S. D. T. ingurgita alcol, le comincia a girare la testa: "A un certo punto non ho capito più niente. Ero come un sacco vuoto. Mi hanno distesa sui tavoli della mensa e hanno cominciato a violentarmi a turno. Ricordo ancora il tatuaggio sul braccio destro di uno dei carabinieri, l'ho descritto nella denuncia". Poi ripercorre la giornata passata tra la denuncia e l'ospedale: "E' stato un calvario. Appena ho detto ai carabinieri che volevo denunciare i loro colleghi per violenza sessuale loro hanno cominciato a temporeggiare. Sono passate quattro ore senza che succedesse niente. Alla fine il mio fidanzato si è spazientito e mi ha portata via, al policlinico Casilino, dove mi hanno visitata. Poi lui ha chiamato la polizia e ha denunciato quello che era successo".

(La Repubblica - 05 marzo 2011)

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L'EPISODIO IN UNA SALA DELLA STAZIONE DELL'ARMA AL QUADRARO

Violenza sessuale in caserma,
indagati i 3 carabinieri e il vigile urbano


La Procura di Roma apre un fascicolo: ipotesi di ruolo omissivo per tutti gli accusati, solo uno avrebbe compiuto lo stupro. I militari trasferiti lontano da Roma

ROMA - Violenza sessuale. Per questa accusa sono indagati dalla procura di Roma tre carabinieri e un vigile urbano nell'ambito della inchiesta avviata sulla base di una denuncia presentata da una donna 32enne, per quanto avvenuto tra il 23 e il 24 febbraio in una sala della stazione dell'arma al Quadraro. L'istruttoria è coordinata dal procuratore aggiunto Maria Monteleone. Il fascicolo è stato istruito dal pm Eleonora Fini.

L'INCHIESTA - Secondo quanto si è appreso tre degli indagati si sarebbero presentati spontaneamente dagli inquirenti nei giorni scorsi, per fornire la propria versione dei fatti. Venerdì i magistrati hanno avuto una lunga riunione con gli investigatori del nucleo operativo di via In Selci e il colonnello Lorenzo Sabatino. Chi indaga mantiene il più stretto riserbo su quanto è stato sinora verificato rispetto al racconto della donna. Da piazzale Clodio si giudicano «fantasiose» alcune delle ricostruzioni pubblicate oggi dai quotidiani. L'accusa di violenza sessuale è sì contestata «in concorso», ma al tempo stesso si stanno cercando riscontri all'ipotesi che alcuni degli indagati abbiano avuto un ruolo «omissivo» e che solo uno di loro avrebbe avuto un rapporto sessuale con la donna. In sostanza la ricostruzione che si sta facendo servirà a stabilire chi abbia fatto la violenza e perché gli altri, pur consapevoli del reato al quale andavano incontro, non intervennero per impedirla, diventando in tal modo concorrenti nel reato.

ACCERTAMENTI DALL'ARMA - L'Arma dei carabinieri, secondo quanto si è appreso, ha avviato accertamenti disciplinari al termine dei quali non è esclusa una sospensione dall'Arma dei carabinieri. Sulla vicenda il comandante provinciale di Roma, colonnello Maurizio Detalmo Mezzavilla, ha voluto sottolineare che «i fatti denunciati sono gravissimi e perciò oggetto di indagini accurate e rigorose da parte della magistratura e dell'Arma. Finché non sarà chiarita la vicenda sul profilo penale i tre militari sono stati trasferiti in altre province e non svolgeranno servizi territoriali, ma servizi di ordine pubblico nell'ambito dei reparti mobili». Se saranno accertate le responsabilità penali, quindi se saranno condannati, i militari saranno sospesi. Il colonnello Mezzavilla ha poi aggiunto che quanto denunciato dalla donna, in attesa degli esiti giudiziari «è un fatto che nulla sottrae all'efficienza e alla dedizione delle migliaia di carabinieri che operano a Roma. Il nostro giudizio di assoluta riprovazione prescinde dalle responsabilità penali che si stanno doverosamente accertando, perchè vicende del genere contrastano con i mille atti di solidarietà che i carabinieri compiono ogni giorno».

TRASFERITI - I tre accusati sono stati trasferiti. Torino, Milano e Cagliari: queste le tre destinazioni dei carabinieri accusati. Intanto in caserma si respira un'aria tesa: sguardi assorti e volti preoccupati. «È una brutta storia - racconta un carabiniere - loro sono tre colleghi molto capaci e giovani». Il vigile urbano coinvolto nella vicenda, quando è avvenuto l'episodio, non era in servizio e sarebbe ancora effettivo preso il gruppo di appartenenza della polizia municipale di Roma. Secondo quanto si è appreso, due delle quattro persone coinvolte nella denuncia della donna, avrebbero negato di aver avuto alcun rapporto sessuale con lei.

BOCCHE CUCITE - «Quella donna li ha istigati». Questo l'unico commento alla vicenda dei tre Carabinieri che avrebbero violentato una ragazza. Per il resto bocche cucite in via In Selci, dove il nucleo operativo dei carabinieri sta conducendo le indagini insieme alla procura di Roma.

Corriere Sera - Redazione online
04 marzo 2011(ultima modifica: 05 marzo 2011)

***

IL VIGILE URBANO HA PARLATO

“Sì, in caserma c’è stato sesso ma lei lo voleva”

Tommaso Caldarelli - 5 marzo 2011

Stupro del Quadraro, i carabinieri: “Era consenziente”. Il che peggiora il reato

Tre carabinieri e un vigile urbano sono rimasti invischiati in quella che potrebbe diventare davvero una brutta storia di violenza sessuale in uno dei luoghi che dovrebbe garantire la sicurezza del cittadino: la caserma dei Carabinieri, quella del Quadraro, a Roma. La procura di Roma ha aperto formale inchiesta per violenze sessuali contro i tre esponenti dell’Arma e per l’agente del Corpo della Polizia Municipale capitolina, mentre iniziano ad emergere le versioni dell’accaduto. Divergono, come è ovvio, quella degli agenti delle forze dell’ordine e quella della vittima.

STUPRO – Per quest’ultima si è trattato di stupro in piena regola.

La donna ha denunciato senza mezzi termini di essere stata violentata. I carabinieri negano, ammettendo però il rapporto sessuale «consensuale» e «amichevole». Un percorso a ritroso in quella notte che si annebbia anche per il whisky. La vittima, una ragazza madre di 32 anni, ha ricordi confusi. L’alcol e, probabilmente la paura e lo choc, rendono difficile mettere nero su bianco quella maledetta notte. Dice di non ricordare atteggiamenti violenti, questo no. Ma è sicura di essere stata costretta a bere. E, a quel punto, di aver avuto rapporti con i carabinieri e con il vigile urbano. Non violenti, di sicuro non voluti

La storia ci parla di una ragazza detenuta in cella di sicurezza e di quattro agenti che per scampare alla monotonia della caserma la fanno bere; poi la portano a mensa a mangiare con loro, e lei, a sentire loro, inizia a fare avances in maniera rilevante. I quattro ci stanno e consumano un rapporto sessuale con lei, che però definiscono assolutamente consenziente.

CONSENZIENTE – La linea difensiva degli esponenti dell’arma sembra essere proprio questa: è vero, abbiamo fatto sesso con lei, ma lei era d’accordo.

«Sì, c’è stato un rapporto sessuale in quella caserma. Ma era consenziente, nessuno stupro, nessuna violenza sessuale». Il racconto del vigile urbano, da diciotto anni nella municipale e in servizio, fino al trasferimento di ieri, nel centro di Roma, inizia così. Lo ha detto al magistrato, dal quale s’è presentato col suo avvocato, e lo ha ripetuto ai suoi superiori che lo hanno interrogato sulla vicenda nei giorni scorsi. Una versione che, in più punti, non coincide con quelle rese dagli altri due carabinieri ascoltati in ********** ???

L’agente della municipale romana sembra avere un ricordo molto chiaro della vicenda. La ragazza, visibilmente alterata, aveva la chiara intenzione di procedere alla consumazione del rapporto sessuale. Ha iniziato a proporsi ai suoi carcerieri, fino a quando uno degli agenti non ha ceduto alle sue lusinghe.

«Lei, forse per l’alcol, ha iniziato a provocare», prosegue il vigile. «Non erano proposte velate erano approcci sessuali inequivocabili. All’inizio ci abbiamo scherzato su, ma lei insisteva. Mi si è avvicinata e mi ha tirato per la maglietta per baciarmi. Io l’ho allontanata. Ho altri orientamenti sessuali. A quel punto lei s’è buttata su uno dei carabinieri e ha iniziato a baciarlo, con foga. Quindi io e gli altri due militari siamo usciti in corridoio e li abbiamo lasciati da soli nella sala mensa». Altra crepa nella versione del vigile urbano. Uno dei carabinieri ascoltati in procura ha infatti dichiarato che uno soltanto è uscito dalla sala mensa, gli altri tre, compreso il vigile urbano, sono rimasti dentro, partecipando tutti alla «situazione totalmente amichevole». Conclude il vigile. «Era chiaro a tutti cosa stesse succedendo in quella sala: i due stavano consumando un rapporto sessuale. Assolutamente consenziente».

La consensualità del rapporto, comunque, è la principale linea di difesa dei carabinieri, che in via precauzionale sono stati già spostati in altre caserme proprio dall’arma.

ANCORA PIU’ GRAVE – Eppure, potrebbe non bastare. Perchè all’interno di una struttura adibita alla difesa del cittadino ci si aspetterebbe altro che la consumazione di un rapporto sessuale con una detenuta. E in ogni caso potrebbe costituire un’aggravante dell’imputazione su cui la procura di Roma sta esercitando l’azione penale. Si parla comunque, in fondo, di un luogo adibito alla tutela della sicurezza di tutti: che diventi la sede di un reato non può non far pensare. Luigi Manconi, leader di A Buon Diritto, organizzazione che si occupa della tutela e della garanzia dei diritti umani, è molto sicuro in proposito: la linea difensiva degli uomini è fallace, perchè in ogni caso una persona detenuta non è abile a formare il proprio consenso in maniera libera abbastanza da essere tutelata in via giudiziale. Troppo forte il condizionamento dell’essere in galera: e qualsiasi uomo in divisa avrebbe dovuto pensare prima di tutto alla tutela della persona detenuta, che ovviamente cerca in ogni modo di liberarsi dalla sua prigionia.

«È un caso di una gravità inaudita, questa donna era in una duplice condizione di subordinazione: quella del cittadino di fronte al pubblico ufficiale e quella del cittadino privato della libertà nei confronti del pubblico ufficiale che lo ha in custodia ». Luigi Manconi, ex sottosegretario alla Giustizia, presidente di “A buon diritto”, conosce gli abusi che subiscono i detenuti, i conflitti e le complicità che nascono nei luoghi di detenzione.

I carabinieri coinvolti dicono che la donna era consenziente.
«Questa più che una giustificazione mi sembra un’ammissione ancora più colpevole, di quale consenso si può parlare quando si verificano quelle condizioni? Una giovane donna in cella, socialmente debole, di fronte a tre carabinieri è la più fragile delle vittime. Parlare di consenso è quasi una confessione collettiva».

Insomma, dice Manconi, attenzione a parlare di rapporto consenziente, perchè una donna in cella difficilmente può rifiutarsi di essere consenziente verso la pubblica autorità. Il fatto che volesse fare quello che poi è successo potrebbe costituire addirittura un’aggravante dell’abuso commesso dai Carabinieri.

Giornalettismo
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Di Loredana Morandi (del 05/03/2011 @ 10:18:11, in Magistratura, linkato 1769 volte)

Legittimo sospetto sulla riforma



Venerdì 04 Marzo 2011 13:36
Martino Porres

Magistratura Indipendente (Mi), la corrente che rappresenta più di un magistrato su quattro nelle elezioni interne all’Anm, segue con crescente perplessità il dibattito sul processo breve che si svolge più attraverso gli organi di informazione che nelle aule parlamentari. Secondo la corrente che rappresenta le toghe più moderate è infatti «meritevole della massima attenzione l’esigenza del contenimento dei tempi del processo, ma le proposte di legge appaiono invece contraddire gravemente il concetto stesso di processo, mirando solo a decretare l’estinzione del giudizio per decorso del tempo e sostituendo, a una giustizia che arriva tardi, una giustizia che non arriva più, ossia la negazione stessa della giustizia».

LA POSIZIONE
Magistratura indipendente, spiegano Cosimo Ferri e Stefano Schirò, rispettivamente segretario generale e presidente di Mi, «è disponibile al confronto con tutti i soggetti istituzionali per individuare assieme, e rapidamente, quei meccanismi di accelerazione del processo che il capo dello Stato ci ha più volte stimolato ad adottare». Alcune misure, proseguono, «potrebbero essere prese in tempi ragionevolmente brevi e senza costi per l’erario. Tra queste, nei giudizi penali, la depenalizzazione dei reati di minore allarme sociale, da trasformare in illeciti amministrativi; l’introduzione di forme di definizione anticipata dei processi, come nel rito minorile e davanti al Giudice di Pace; la riforma del sistema delle notificazioni, oggi fonte di pesanti ritardi; la revisione di alcune norme processuali destinate a essere sfruttate a fini puramente dilatori’. Nel processo civile, invece, la semplificazione dei riti e un incremento ragionato delle forme di definizione stragiudiziale del contenzioso». A queste misure, secondo Ferri e Schirò, «dovrebbero poi aggiungersene altre, necessariamente onerose ma altrettanto indispensabili, come un netto e deciso incremento degli strumenti di automazione e informatizzazione, la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, l’incremento degli organici presso le Corti di Appello, fermo da anni a numeri assolutamente fuori della realtà».


L’ESECUTIVO
Il governo, tuttavia, sembra non sentirci. Tanto è vero che ha approvato all’unanimità la relazione del ministro della Giustizia Angelino Alfano sul ddl che contiene la riforma costituzionale della riforma della giustizia. Le bozze, già pronte dallo scorso novembre, sono state tirate fuori perché, almeno sul piano teorico, la riforma della giustizia non è mai stata così vicina. Già, perché ora che Fini è uscito dalla maggioranza, Berlusconi non ha più bisogno di passare attraverso mediazioni e accordi. Anche per questo, nel corso delle ultime riunioni a palazzo Chigi, si è deciso di procedere su un disegno di legge (ddl) costituzionale per separare le carriere di giudici e pm, per dividere in due il Csm e per dare più poteri al ministro della Giustizia. Non è affatto escluso che il governo intenda procedere anche con un ddl sulla responsabilità civile dei magistrati. La bozza di riforma, contenuta in tre fogli di schede riassuntive che il Guardasigilli Angelino Alfano aveva sottoposto all’attenzione del Quirinale lo scorso novembre, prevede anche una maggioranza laica del Csm, ossia più componenti eletti dal Parlamento in seduta comune che rappresentanti votati dai magistrati stessi. Oltre a questo viene prevista l’ipotesi di una polizia giudiziaria più autonoma dal pubblico ministero.


I CONTENUTI
I giudici saranno indipendenti da ogni potere e soggetti solo alla legge, mentre i pm potrebbero diventare un «ufficio» organizzato secondo le norme sull’ordinamento e con la facoltà di esercitare l’azione penale secondo priorità stabilite dalla legge. E ancora: l’uso della polizia giudiziaria non avverrà più indiscriminatamente ma «secondo modalità stabilite dalla legge»; verranno creati due Csm, uno dei giudici e l’altro dei pm, mentre un organismo ad hoc (una sorta di alta corte di disciplina) vaglierà i procedimenti disciplinari di tutte le “toghe”. Nelle originarie bozze, inoltre, era prevista l’inappellabilità delle sentenze di assoluzione in primo grado e l’attribuzione al ministro della Giustizia di maggiori poteri, incluso quello di partecipare alle riunioni dei Csm senza diritto di voto. Il progetto di riforma della giustizia riparte nel momento in cui il presidente del Consiglio si sente comprensibilmente più forte dopo la fuoriuscita di alcuni senatori e deputati di Futuro e Libertà. Berlusconi, dopo aver incassato alcuni rientri importanti, è convinto che la maggioranza crescerà ancora alla Camera: l’obiettivo resta quello di «aggiungere» almeno dieci deputati ai 316 iniziali, per garantirsi il riequilibrio delle Commissioni e la tenuta nei prossimi passaggi parlamentari. E il traguardo è obiettivamente in vista. Ma è altrettanto evidente che la situazione processuale del presidente del Consiglio, che nelle prossime settimane dovrà presentarsi alla sbarra per affrontare i quattro processi a suo carico, espone l’intera strategia del centrodestra e l’accelerazione di governo e maggioranza sulle riforme in materia di giustizia all’inevitabile e “legittimo sospetto”, che la soluzione dei guai giudiziari del Cavaliere finisca per alimentare la percezione che, in realtà, si tratti dell’ennesima legge ad personam.
 

http://www.ilpuntontc.it/attualita/1596-legittimo-sospetto-sulla-riforma.html
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Di Loredana Morandi (del 05/03/2011 @ 10:14:57, in Magistratura, linkato 1737 volte)

Pinto: "Un codice etico
per la magistratura sotto attacco"

 

Il presidente della sezione ligure dell'Anm a tutto campo sui temi caldi del difficile rapporto fra giudici e politica: "Rafforzare gli anticorpi per non essere contaminati dagli interessi in gioco" 

di WANDA VALI

La magistratura deve agire senza speranza e senza timori. Usa questa immagine mediata da Josè Saramago, il pm di Genova e presidente della sezione ligure dell'Anm, l'associazione nazionale magistrati, Francesco Pinto, per spiegare come loro abbiano cambiato, in alcune parti, il proprio codice etico. Per intervenire contro chi si fa sedurre da poteri occulti, per tutelare al massimo l'indipendenza e l'integrità della categoria.

Nelle nuove regole si parla, per esempio, di magistrati che non possono candidarsi e assumere incarichi politico-amministrativi negli enti locali, del distretto dove esercitano la loro professione. Il codice etico vincola solo moralmente, non è una sorta di "legge" o di "sentenza", ma è il modo che questa categoria, oggi più che mai al centro delle polemiche, ha scelto per adeguare funzioni e comportamenti alla società.

Presidente Francesco Pinto, il rapporto tra politica e magistratura sembra sempre più difficile. Le ragioni?
"Partiamo dai dati di fondo. Dalle inchieste della scorsa estate abbiamo preso atto che la questione morale è tornata in primo piano, la magistratura non è immune, basta pensare alla P3, a vicende che hanno lambito le alte sfere della Cassazione e, per certi aspetti della Corte Costituzionale. Tutto questo pone degli interrogativi".

Quali?
"Siamo al centro di un attacco furibondo, la magistratura deve preservare la propria integrità, perché i collegamenti, reali o possibili, con centri di potere di vario genere, sono il vero cancro della categoria. I nostri valori sono quelli della Costituzione e noi siamo tenuti a metterli in atto, e, nello stesso tempo dobbiamo essere completamente indifferenti agli interessi in gioco. Esistono già anticorpi, per rafforzarli, abbiamo pensato di riscrivere in parte il nostro codice etico".

Andando a toccare il rapporto giustizia e politica?
"Nell'articolo che tratta della nostra indipendenza, si specifica che un magistrato non accetta incarichi che ostacolino la sua funzione o la possono vincolare. Perciò, si evita di assumere impegni politico-amministrativi nella propria giurisdizione. Si potrebbe pensare a un condizionamento doppio: prima, quando si valuta se accettare o meno l'eventuale offerta e dopo, a incarico finito. E noi non vogliamo neppure il sospetto".

Eppure sono molti i magistrati assessori, deputati, anche sindaci.
"Ognuno di noi ha il diritto alle proprie idee, se sceglie l'impegno politico può farlo da deputato, unico caso in cui, scaduto il mandato, il magistrato non può tornare nella giurisdizione dove aveva lavorato. Questo non è previsto, invece, nel caso di sindaci o assessori. Comunque nessuna critica, solo mettiamoci al riparo".

Dagli attacchi politici o dalle vostre ambizioni?
"La regola risponde a un principio preciso: un magistrato deve agire senza speranza e senza timore. Non deve avere timore e quindi serve un organo di autocontrollo che la protegga, non esterno perché potrebbe essere permeato da altri interessi. E senza speranza, perché dobbiamo lavorare senza altro obiettivo che la giustizia. Senza la speranza di ricevere "premi"".

Voi lamentate che l'organico, spesso insufficiente, si riduce ancora per i magistrati distaccati a altre funzioni. Che cosa prevede il codice etico?
"Ci sono incarichi che, per legge, vanno affidati a magistrati, l'Anm punta a renderli temporanei, perché la via di un rapporto illecito con altri poteri politico-economici può passare anche da qui. E, sempre l'articolo 8, prevede proprio la limitazione nel tempo della durata di queste funzioni amministrative. E' un problema che non riguarda solo la funzionalità dei vari uffici, tocca l'essenza stessa dell'essere magistrati".

Sotto accusa sono anche i rapporti tra magistrati e mondo dell'informazione.
"Serve equilibrio e misura, in realtà si verificano due eccessi opposti. Viviamo la tensione tra eccesso di riservatezza e eccesso di protagonismo. Il nuovo codice, all'articolo 6, regola anche questo. Noi non siamo per la "torre d'avorio", ma per la "casa di vetro", dobbiamo mettere insieme esigenze diverse con questo scopo".

Presidente Pinto, non vi sentite un po' il contropotere della politica?
"Lo scontro tra politici e magistrati è una falsa rappresentazione della realtà, noi interveniamo quando c'è un reato. Lo stabilisce la legge, così come la Costituzione distingue i poteri e i loro campi di intervento".

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Di Loredana Morandi (del 04/03/2011 @ 12:41:43, in Redazionale, linkato 2395 volte)
Aderisco, passo parola, ma sicuramente non potrò esserci... L.M.


  Roma - 12 marzo 2011 - ore 14.00 

A DIFESA DELLA COSTITUZIONE


da p.zza della Repubblica a p.zza del Popolo


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/costituzione_12marzo.jpg
www.adifesadellacostituzione.it

*

Leggi l'elenco delle città in cui si svolgeranno le manifestazioni in difesa della Costituzione e della scuola pubblica.

MANIFESTAZIONI A:

  • ALBA (CN) – piazza Duomo, ore 15.30, manifestazione con lettura commentata degli articoli della Costituzione, info: cooplibrarialatorre@etamail.it
  • AOSTA – Presso monumento dedicato ai ‘Morts pour la liberté’ (davanti al ‘Manzetti’) alle ore 15.00 e presidio in piazzetta di Porta Praetoria fino alle 18.00, info: evento su facebookanpi.vda@gmail.com
  • BARI - corso Vittorio Emanuele II, incrocio via Andrea da Bari, presso la statua equestre, dalle ore 17.00 alle ore 19.00, info: evento su facebook e baripopoloviola@gmail.com
  • BOLOGNA – piazza XX settembre, ore 15.00, “per la Scuola della Costituzione”,  manifestazione indetta da Assemblea Genitori Insegnanti di Bologna e Provincia con Rete Laica Bologna, Libertà e Giustizia Bologna e il Comitato bolognese Scuola e Costituzione, info: assembleascuolebo@gmail.com
  • BRESCIA – piazza Rovetta, ore 15.00, manifestazione con ANPI, insieme a ARCI, Libertà e Giustizia, CGIL, Unione Universitari e Movimento delle Agende Rosse e  la partecipazione di Gustavo Zagrebelski, info: roberto_nicoletti@katamail.com
  • CAGLIARI – piazza Repubblica, ore 10.30, con bandiere tricolore e copie della Costituzione, interventi dal palco insieme a studenti medi e universitari per info cagliari@sardegna.cgil.it
  • CASTELBOLOGNESE (RA) –  piazza Bernardi, volantinaggio a cura dell’ ANPI
  • CHIVASSO (TO) – via Torino, dalle 15.30 alle 18.00, lettura della Costituzione con il Circolo Paolo Otelli
  • EDIMBURGO – 32 Melville Street, davanti al Consolato Generale d’Italia a Edimburgo, dalle 15.00 alle 17.00, info: evento su facebook
  • FIRENZE – piazza Annigoni, ore 14.00, “L’Italia non è un bordello”, info: cazerolazos@gmail com
  • FIRENZE – via Pio Fedi, 46/48, dall’11 al 13 marzo, conferenza ”ANPAS difende (e diffonde) la Costituzione”, info: eventocomunicazione@anpas.org
  • LECCE – Corteo con partenza da piazza d’Italia (Monumento ai Caduti), orario da definire, info: lecce2.0dodici@libero.it
  • LONDRA – Richmond Terrace (opposite Downing Street) ore 14.00, info: evento su facebook
  • MOGLIANO VENETO (TV) – piazza dei Caduti, dalle ore 10.00, con l’ANPI
  • NUORO – piazza Mazzini, ore 10.30, info: evento su facebook
  • PALERMO – Luogo da definire, ore 14.00, info: evento su facebook
  • PINEROLO (TO) – piazza Facta, dalle ore 10.00 alle ore 12.00, presidio a difesa della Costituzione e della scuola pubblica, organizzato dall’Associazione pinerolese per la conoscenza, la difesa, l’attuazione della Costituzione, info: perlacostituzione@gmail.com
  • PISA - Luogo e orario da definire, info: Rete delle Donne per la Rivoluzione Gentile
  • PISTOIA – piazza Gavinana (detta ‘del Globo’), dalle ore 15.30 alle ore 19.00, con Speakers’ Corner disponibile per chiunque voglia intervenire in 3′, info: blog e evento su facebook
  • PRAGA – via Nerudova, 20 (sotto Ambasciata d’Italia) ore 10.30, info: evento su facebook
  • PRATO – Luogo da definire, ore 15.30, presidio
  • RAVENNA – piazza del Popolo, ore 15.00 con ANPI, ARCI, CGIL Ravenna, Comitato per la Legalità e la Democrazia, Comitati in Difesa della Costituzione della Provincia di Ravenna, Gruppo dello Zuccherificio, Libertà e Giustizia Circolo di Ravenna, info: arci@racine.ra.it
  • SIVIGLIA – Luogo e orario da definire
  • TORINO – piazza Castello, dalle ore 14.00 alle ore 17.00, info: evento su facebook
  • TRAPANI – piazzetta Saturno, dalle ore 17.00 alle ore 21.00. Lettura pubblica degli articoli della Costituzione (previsto anche in altri grossi centri della Provincia di Trapani)
  • UDINE – Luogo e orario da definire, info: Donne in Udine
  • UDINE – il Partito Democratico di Udine a partire dalle ore 16.00 nel centro di Udine regala ai cittadini 1.000 bandiere e 1.000 copie della Costituzione per imbandierare la città in vista della festa nazionale del 17 marzo, info: segreteria@pdudine.it
  • VALENZA (AL) – piazza Gramsci e piazzetta Verdi, dalle ore 9,00 alle ore 12,30, e  inaugurazione mostra “Resistenza e Costituzione” presso la sede dell’ANPI, in via Pellizzari 2, alle ore 10,00, info: anpivalenza@gmail.com
  • VERONA - piazza Dante, ore 14.30, a cura di WakeVeronaUp e Popoli Viola del Veneto, info: evento su facebook
 
  • E ALTRE CITTA' ANCORA.....
 

IN PARTENZA DA:

  • TORINO – L’Associazione 17/03 organizza bus da Torino (cin fermate anche ad Asti  e Alessandria) per partecipare alla manifestazione a Roma. Info: associazione1703@gmail.com
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Di Loredana Morandi (del 04/03/2011 @ 12:25:03, in Sindacati Giustizia, linkato 1620 volte)
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Di Loredana Morandi (del 04/03/2011 @ 12:10:27, in Sindacati Giustizia, linkato 1631 volte)


ESITO DELLA RIUNIONE DEL 2 MARZO:
LA PIAZZA CI ASPETTA!!!


La riunione che doveva svolgersi in data odierna al Ministero è stata rinviata a data da destinarsi, causa malattia del nuovo Direttore Generale.
Ci auguriamo ed auguriamo al nuovo Direttore Generale una pronta guarigione per aprire al più presto un confronto costruttivo sugli argomenti all’ordine del giorno: Part-time, mobilità ed ordinamento professionale temi che tanto pesantemente stanno incidendo e stravolgendo la vita dei lavoratori.

Preso atto dell'annullamento della riunione, e presente il Direttore del Bilancio e della Contabilità, dr. Belsito, la USB ha approfittato per incalzarlo sugli argomenti per i quali aveva chiesto un incontro.

In allegato le risultanze: la strada per quanto riguarda la USB è tracciata, l'Undici marzo, in piazza a Roma per lo SCIOPERO GENERALE.


 
Saluto tutti
Pina Todisco

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/rdb_usb.jpg

LA PIAZZA CI ASPETTA


La riunione che doveva svolgersi in data odierna al Ministero è stata rinviata a data da destinarsi, causa malattia del nuovo Direttore Generale.

Ci auguriamo ed auguriamo al nuovo Direttore Generale una pronta guarigione per aprire al più presto un confronto costruttivo sugli argomenti all’ordine del giorno: Part-time, mobilità ed ordinamento professionale temi che tanto pesantemente stanno incidendo e stravolgendo la vita dei lavoratori.

Preso atto dell’annullamento della riunione, e presente il Direttore del Bilancio e della Contabilità, dr. Belsito, la USB ha approfittato per incalzarlo sugli argomenti per i quali aveva chiesto un incontro e cioè:

a. Utilizzo del Mezzo proprio per raggiungere sedi di lavoro diverse dalle proprie
b. Buoni Pasto non erogati in caso di assemblea e ritardi in alcuni distretti nel distribuirli
c. riposi compensativi e perdita economica nell’usufruirne
d. problematiche connesse all’introduzione del cedolino unico.

Buoni Pasto: la USB ha insistito sul diritto del lavoratore al Buono Pasto quando partecipa ad un’assemblea ancorché non abbia svolto 6 ore effettive di lavoro anche perché l’Amministrazione della Giustizia è l’unica a dare questa interpretazione restrittiva; inoltre è stato ribadito che l’orario di lavoro già contrattato e rispondente fino a ieri all’esigenze di servizio non può essere sacrificato per erogare meno buoni pasto e che se proprio bisogna tagliare lo facessero sui buoni pasto accordati, per giunta su semplice dichiarazione, ai magistrati; anche perché con la crisi in atto ed i blocchi degli stipendi i buoni pasto sono
entrati a pieno titolo nel salario dei dipendenti;

Utilizzo del mezzo proprio: la USB ha ribadito che i colleghi applicati non possono pagare di tasca propria l’uso del mezzo proprio per raggiungere molto spesso zone impervie e non servite o servite male dai mezzi pubblici e che vanno trovate soluzioni risarcitorie;

Cedolino unico: è stato confermato che l’introduzione del cedolino unico crea problemi che dovranno essere attentamente vagliati;

Interpelli : la USB ha chiesto di conoscere l’entità del fenomeno distacchi e i luoghi dove si concentrano visto che l’Amministrazione propone una sanatoria sui distaccati da molti anni. La posizione della USB non può essere che di rispetto delle regole valide per tutti nella massima trasparenza. Tanto più che le pratiche clientelari a favore di pochi ed a danno di molti non appartengono a questa Organizzazione Sindacale.

Il Direttore del Bilancio sulle materie di propria competenza si è riservato un’attenta riflessione e valutazione assicurando una rapida risposta per il resto riferirà al Capo Dipartimento ed al Direttore Generale.
In questo clima di attacco ai diritti, di tagli indiscriminati ai salari, di nuove finanziarie di lacrime e sangue imposte dalla U.E., del prossimo innalzamento dell’età pensionabile a 67 anni per tutti, i lavoratori non possono più stare a guardare


Venerdì 11 marzo sciopero Generale e Generalizzato
tutti in piazza a manifestare con la USB



Roma, 2 marzo 2011
USB P.I. - coord. Giustizia
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Di Loredana Morandi (del 02/03/2011 @ 10:47:45, in Indagini, linkato 1882 volte)

Facebook: Fatela Finita
di Attaccare i Magistrati




Cari signori viviamo nell'epoca della grande mistificazione dei media e Facebook italiano è divenuto il recipiente di ogni sorta di nefandezza o spazzatura, ma non ve ne approfittate.

Oggi è il turno del presidente Palamara, preso ad insulti alla maniera di kossiga, ma nella scorsa settimana io ero in soccorso della Procura di Milano per la clonazione di un pubblico ministero, finalizzata alla divulgazione pubblicitaria di un libro in ambienti con legami, processi e condannati in ambito ai reati di cui all'art. 609 c.p.

Perché io vedo queste cose? Intanto perché ho occhi per vedere, secondo poi perché dopo 30 mesi di stalking conosco bene le mosse del mio avversario, ed oggi ne conosco anche il nome.

Sulle pagine del socialnetwork Facebook, cui sarebbe più appropriato attribuire la descrizione di socialmedia, è in corso una vera e propria battaglia tra gli operatori seri dell'antipedofilia e i fautori violenti dell'apologia della pedofilia, sfornata al pubblico senza neppur mascherarne la natura di junk science e di una altrettanto violenta misandria. E siamo soli, troppo soli.

Pur continuando a non ritenermi un vero e proprio operatore dell'antipedofilia devo dire che i miei 30 mesi di stalking sono stati costellati di dozzine di "salvataggi": dall'aver strappato il server UniNa dall'usufrutto in peculato della criminalità organizzata del file sharing, all'assistenza data al Moige in occasione dell'hackeraggio del sito, il sostegno ad Agente Lisa cioè l'ufficio stampa della Polizia di Stato,  il sostegno ai carabinieri di Ospitaletto di Brescia contro la calunnia di un pregiudicato, il salvataggio dei loghi della Ferrero Spa, fino alla scorsa settimana nella quale ho contribuito a risolvere alcuni problemi cagionati al Telefono Azzurro per lo sfruttamento di nomi e loghi e, come ho detto, ai danni della Procura di Milano.

TUTTO, assolutamente e completamente, da sola.


Pure, e qui mi appello al presidente Palamara, a Roma non si riesce ad ottenere una Camera di Consiglio con il Gip in un procedimento dove si vede l'operato di un pregiudicato agli arresti domiciliari, ed in violazione dei benefici a lui concessi dal Giudice di Sorveglianza, ai danni della sottoscritta.

Alla luce di quanto ho visto scrivere ai danni della magistratura, già bersaglio dei grandi media ed esposta al vento tumultuoso della politica d'affari, la rassegna delle dichiarazioni estemporanee suscita spavento perché inizia dal turpiloquio e dall'insulto della gente comune, al preciso augurio di morire in un incidente o a seguito di un cancro.

Naturalmente, in questo clima le più avversate sono le donne magistrato.


Il caso del presidente Palamara è simile ma ha fonte differente, in quanto proviene da una frattura mai ancora rimarginata. Così dico ai giornalisti de Il Legno Storto che la legge e l'articolo 21 della Costituzione assicurano a tutti il diritto di critica, cosa ben diversa invece è l'attacco ingiustificato o la provocazione dell'irosità del pubblico. Altresì è con il dialogo, che si superano gli ostacoli e non con il turpiloquio.

Il mio consiglio? L'ho già scritto.

L.M.
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Di Loredana Morandi (del 01/03/2011 @ 08:08:49, in Sindacato, linkato 1740 volte)

Diritto ad informare : parla la Corte europea


Corte europea dei Diritti dell' Uomo


Sezione IV - Sentenza 25 gennaio 2011 - Ricorso n. 30865/08
(Presidente Bratza; Reinboth contro Finlandia)

Non costituisce una violazione del diritto alla privacy di un individuo la divulgazione da parte dei giornalisti di un articolo che riporta notizie sulla vita privata di un personaggio pubblico se tali informazioni sono di interesse per la collettività.

È una violazione dell' articolo 10 della Convenzione dei diritti dell'uomo e delle libertà  fondamentali, l'applicazione da parte delle autorità nazionali di sanzioni sproporzionate rispetto all'obiettivo conseguito e che possono avere un effetto deterrente sull'attività del giornalista.

Tratto da Non solo Giustizia


Avvertenza per gli stalkers ai danni di Loredana Morandi: Le operazioni di dossieraggio (art. 595 c.p. e seg.), lo stalking (art. 612 bis c.p.) di gruppo (art 416 c.p.), finalizzato alla minaccia grave con il metodo della "forza intimidatrice" (art. 612 c.p.) e la partecipazione consapevole ad atti di istigazione (art 414 c.p.) a commettere danneggiamenti nei confronti di Loredana Morandi, della sua famiglia e degli Artisti, NON hanno titolo per iscriversi all'art. 10 della Convenzione dei Diritti dell'Uomo o all'art. 21 della Costituzione italiana, e/o all'art. 11 della Carta europea.
Inoltre, la pubblicazione dell'indirizzo abitativo di tre generazioni di Morandi, la pubblicazione delle foto dei miei figli e mie, il turpiloquio e la trasformazione in insulto dei nomi personali nonché la clonazione degli stessi nomi personali, dei nomi a dominio web di proprietà e/o associativi registrati, NON hanno titolo per iscriversi al diritto di satira.
Altresì, l'atto di accompagnarsi ad un pregiudicato in violazione degli arresti domiciliari oggi in carcere per reati iscritti all'art. 609 c.p. ai danni dei figli, anche se giustificato con l'esigenza di scrivere un libro o di promuovere le attività di una associazione, costituisce sempre un favoreggiamento personale nei confronti del pregiudicato del quale si "nasconde" al pubblico "la natura", lo "status" e la pericolosità sociale (art. 378 c.p.). Gli accordi del pregiudicato con un sito del porno commerciale, ed altre associazioni note solo per aver difeso i diritti di altri casi famosissimi di pedofilia, confermano in pieno tutte le CTU dal 2005 ad oggi.   L.M.
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Di Loredana Morandi (del 28/02/2011 @ 19:02:19, in Giuristi, linkato 2000 volte)
ORGANISMO UNITARIO DELL’AVVOCATURA ITALIANA
LETTERA APERTA AI CITTADINI


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/oua.jpg

MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA:
LA SOLUZIONE  O  UNA GRANDE FREGATURA?
 

Caro cittadino,

sai che dal 21 marzo la giustizia civile verrà “svenduta” a privati e comincerà così la sua definitiva rottamazione, con un altro aumento ingiustificato di costi a tuo carico?

Probabilmente non sai che dal 21 marzo 2011, prima di poter richiedere al Giudice la tutela dei tuoi diritti, sarai costretto a subire una nuova pasticciata procedura che ti comporterà costi e ritardi?

Per legge avrai l’obbligo di rinvolgerti ad un mediatore (non adeguatamente selezionato), e solo per presentare la domanda dovrai versare €. 40,00.

Così è: prendere o lasciare, non hai scelta!

Dopodiché dovrai versare, per una causa di medio valore, da €. 240,00 a €. 432,00, qualunque sia la soluzione a cui perverrà il mediatore, somma che mai nessuno Ti rimborserà né mai potrai portare in detrazione fiscale.

Sai che il tuo mediatore potrebbe non essere “quello sotto casa”, perché potresti essere convocato anche a centinaia di chilometri di distanza, e che se non ti presenti lo farai a tuo rischio, perché un domani un Giudice potrebbe valutare negativamente la tua assenza?

E SE LA CONCILIAZIONE NON RIESCE, COSA SUCCEDE?

Avrai pagato inutilmente queste somme che nessuno ti restituirà; dovrai necessariamente ritornare dal tuo avvocato il quale potrà, finalmente (dopo 4/5 mesi!), accompagnarti avanti al Giudice.

È questa, secondo te, la legge che dovrebbe accelerare i tempi della giustizia, ridurre i costi e portare vantaggi ai cittadini?
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Di Loredana Morandi (del 28/02/2011 @ 18:59:19, in Magistratura, linkato 2337 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

 
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

L’ANM SULLA GIUSTIZIA CIVILE


La giustizia civile versa in una gravissima crisi di funzionalità per l’oggettiva impossibilità di far fronte all’imponente numero di procedimenti che sopravvengono annualmente con le attuali dotazioni di personale e di risorse materiali.

Un dato può ritenersi ormai acquisito: la capacità di smaltimento degli affari civili da parte dei giudici è elevatissima, sì da consentire una sensibile riduzione delle pendenze.

Tuttavia, è indubbio che per diminuire il contenzioso civile non basta l’aumento della produttività dei giudici, che non può ulteriormente richiedersi a scapito della qualità delle decisioni. 

Inoltre, è stato dimostrato che iniziative legislative frammentarie e disorganiche che operino esclusivamente sul piano delle modifiche processuali non servono a risolvere i problemi della giustizia civile in mancanza di interventi sul piano organizzativo, dei mezzi e delle strutture.

In tale prospettiva dobbiamo ribadire che, nonostante i facili ottimismi, le riforme adottate dal legislatore non hanno consentito affatto di dipanare i reali nodi del sistema.

Al riguardo, l’ANM ha formulato numerose proposte, sul piano normativo e organizzativo, riprese anche nel recente Congresso di Roma. In particolare:

a)     l’istituzione di un ufficio del giudice quale stabile struttura di supporto al magistrato, al quale resta affidato il compito istituzionale della decisione della causa, che rappresenterebbe uno strumento strategico per la riduzione degli arretrati e per una migliore funzionalità del sistema giudiziario.

b)     La revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con l’abolizione dei tribunali minori e l’accorpamento alle sedi limitrofe, che consentirebbe di recuperare risorse umane e materiali.

c)     La informatizzazione degli uffici giudiziari, da realizzare uscendo dalla attuale fase delle sperimentazioni limitate ad alcune sedi e con investimenti in termini di risorse umane e materiali  estesi a tutto il territorio nazionale. In particolare è urgente e non più differibile la estensione a tutti gli uffici del processo civile telematico;

d)     La organica e completa semplificazione dei riti processuali, finora realizzata solo in maniera parziale e insufficiente.

e)     Interventi sul piano amministrativo e organizzativo per ridurre l’eccesso di contenzioso, tema sul quale l’ANM in occasione del recente Congresso ha presentato uno studio esemplificativo relativo alle controversie aventi come controparte l’INPS.

f)       Una riforma organica della magistratura onoraria, che riconosca il fondamentale ruolo nel sistema giudiziario dei giudici onorari.

In tale prospettiva il recente disegno di legge del Governo recante “Interventi in materia di efficienza del sistema giudiziario” pur contenendo alcune previsioni condivisibili, accanto ad altre sulle quali permangono forti perplessità, costituisce solo un timido passo del tutto provvisorio e insoddisfacente.

Più in particolare la previsione della redazione da parte dei capi degli uffici di un programma per la gestione del contenzioso civile pendente con l’indicazione degli obiettivi e delle priorità è certamente condivisibile, anche se la stessa è già oggetto di disposizioni contenute nelle circolari del C.S.M. in tema di formazione delle tabelle.

Analogamente è apprezzabile la disposizione che consente stabilmente ai capi degli uffici giudiziari la stipula di apposite convenzioni con le facoltà universitarie di giurisprudenza, con le scuole di specializzazione per le professioni legali e con i consigli degli ordini degli avvocati per lo svolgimento presso gli uffici giudiziari medesimi del primo anno del corso di dottorato di ricerca, del corso di specializzazione per le professioni legali o della pratica forense per l’ammissione all’esame di avvocato, con compiti di assistente di studio di un magistrato ordinario, sebbene sarebbe auspicabile una esplicitazione dei compiti da assegnare agli stessi.

Forti perplessità destano, invece, le disposizioni sulla c.d. motivazione a richiesta e sulla necessità della parte di presentare un’istanza di trattazione entro un termine perentorio, pena l’estinzione della procedura. Si tratta di previsioni che non consentiranno  una effettiva riduzione dei tempi di definizione delle controversie, essendo ampiamente prevedibile che la quasi totalità degli interessati avanzerà entrambe le  richieste e che rischiano comunque di determinare solo un aggravio per i cittadini che attendono una decisione ormai da lunghi anni.

Appare, infine, discutibile la introduzione di un giudice ausiliario per la definizione delle cause più risalenti, in assenza di una organica riforma della magistratura onoraria, con il rischio di introdurre una ulteriore anomala e indefinita figura professionale.

Roma, 23 febbraio 2011

La Giunta Esecutiva Centrale
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