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 laments of the dawn .... ann von holt... di Admin
 
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Non vi è riparo allo sterminio per l'uomo che, imbaldanzito dalle ricchezze, ha diroccato il grande altare della Giustizia.

Eschilo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 25/09/2005 @ 19:27:08, in Estero, linkato 1562 volte)

Poesia Per Un Giudice Iracheno

Resistente e Democratico
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'astioso potere
che ha distrutto cose
che ha distrutto case
che ha distrutto vite

Diritto, e Senza Timore
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'efferato omicida
che ha ucciso fanciulli
che ha ucciso anziani
che ha ucciso intere famiglie

La Legge di Mestiere
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'armato osceno
che ha ferito
che ha segregato
che ha torturato

Giustizia come Fede
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'immondo politico
che ha stracciato i Trattati
che ha stracciato le Leggi
che ha stracciato la Dignità

Timido Segno di Civiltà
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'agghiacciante brama
che non ha coscienza
che non ha cultura
che non ha storia

Tu, Figlio di Hammurabi
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'orrendo usurpatore
della tua terra
della tua casa
della tua storia

Per l'Antico e Orgoglioso Tuo Popolo

di getto...Loredana Morandi

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Un giudice iracheno vuol arrestare i due inglesi fatti evadere con un blitz
24.09.2005 di red

 Per la magistratura irachena devono pagare i soldati britannici liberati con un blitz dalle forze inglesi lunedì scorso a Bassora, dopo essere stati arrestati dalla polizia locale. Un giudice iracheno ha emesso sabato un mandato d'arresto per loro con l’accusa di aver ucciso un poliziotto iracheno e di averne ferito un altro, di porto abusivo d'armi da fuoco e di possesso di documenti falsi.

Immediata la replica di Londra:«non ci sono basi legali per emettere mandati d'arresto del genere» ha detto il portavoce del contingente britannico a Bassora, il maggiore Steve Melbourne, secondo cui i due soldati godono di immunità da accuse di questo tipo, in base a un accordo tra il governo iracheno e le forze della coalizione. E il ministero della Difesa britannico insiste: il mandato non ha validità legale, perché «tutti i soldati britannici di stanza in Iraq sono sotto la giurisdizione britannica».

Dopo essersi imposti con la forza sulla polizia locale adesso gli inglesi non riconoscono nemmeno l’autorità della magistratura irachena. Lunedì scorso infatti i militari britannici avevano usato i carri armati per liberare i due soldati, aprendo una breccia nel muro della stazione di polizia in cui pensavano fossero detenuti, per poi scoprire che in realtà si trovavano in un’abitazione privata della città da dove sono stati poi recuperati. I due erano stati arrestati dopo uno scontro a fuoco con la polizia locale. L'intera vicenda ha portato a violenti disordini, in cui le forze britanniche sono state prese d'assalto da una folla inferocita e in cui, secondo fonti locali, sono morti almeno cinque iracheni. Già all’indomani dell’operazione i giornali inglesi erano tornati a chieder a gran voce il ritiro delle truppe mettendo sotto accusa Blair che si ritrova ora a fronteggiare un incidente diplomatico con l’Iraq proprio alla vigilia del congresso del Partito laburista britannico, che si aprirà domenica a Brighton, e al cui interno non sono state ancora superate le divergenze sull'intervento militare.

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=44801

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Di Loredana Morandi (del 28/09/2005 @ 19:16:02, in Magistratura, linkato 1396 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Sezione della Cassazione


 
IL PROCESSO E’ LO STRUMENTO PER FARE GIUSTIZIA

1.  Una legge diretta a  far prescrivere i reati.

“Conoscere per deliberare” fu, cinquant’anni fa,  il titolo di una delle  “prediche inutili” del Presidente Luigi Einaudi.  Era il richiamo ad uno dei principi basilari ed essenziali ai quali l’attività umana – ed in particolare quella politica – deve  uniformarsi  per essere  trasparente nei fini, razionale nella scelta dei mezzi, idonea a produrre i risultati  prefissi  e a non provocare effetti collaterali infausti.  Uniformarsi a questo principio è anche un fattore  indispensabile di democrazia delle decisioni: perché la decisione politica non può essere razionalmente considerata una autentica scelta del Parlamento né può essere razionalmente  controllata dal giudizio dell’opinione pubblica se non si conoscono con precisione e concretezza  sia la situazione reale sulla quale l’intervento politico è diretto ad incidere  sia gli effetti concreti che esso avrebbe.

E’ quindi di  una gravità senza precedenti che il Ministro della giustizia si sia rifiutato di fornire al Parlamento e ai cittadini  i dati e le elaborazioni statistiche,  che egli pure possiede o che comunque può agevolmente acquisire, circa l’impatto che la modifica della prescrizione avrebbe sui procedimenti penali ed in particolare sul numero di procedimenti penali, anche relativi a reati gravi e di grande allarme sociale, che sarebbero destinati a concludersi con il proscioglimento per prescrizione se la legge in discussione fosse approvata.  Dovrebbe essere un dovere politico, in un regime democratico, dire chiaramente ai cittadini e ai parlamentari, quanti e quali imputati, magari già condannati nei gradi di merito,  verrebbero prosciolti senza che sia stato accertato dal giudice se essi sono colpevoli o innocenti.

La riduzione drastica dei termini di prescrizione – accompagnata  peraltro da un irrigidimento del regime processuale e sanzionatorio per i crimini  della delinquenza comune ed in particolare della micro-delinquenza -  è destinata a determinare, a regime, una sorta di amnistia generalizzata per un gran numero di reati (tra gli altri: la corruzione, l’usura, il furto in abitazione, l’omicidio colposo, gran parte dei reati di sfruttamento della prostituzione,  dei reati tributari e del contrabbando legato alla criminalità organizzata, come segnalato  nell’appello sottoscritto dai professori di diritto penale, tra i quali Giuliano Vassalli)  particolarmente allarmante in ragione della natura di alcuni di essi ma soprattutto per il carattere preventivo e prevedibile della sostanziale  generalizzata impunità che così viene introdotta.

Ma il profilo più grave è quello dell’impatto che la riforma  avrà sui processi pendenti ed in particolare sui processi gia decisi in secondo grado ma non ancora in cassazione (mentre va denunziata la grave indecifrabilità della norma transitoria relativa ai processi già pendenti in cassazione). Si tratta di processi la cui celebrazione nei gradi di merito è stata programmata  in base ai tempi di prescrizione stabiliti dalla legge e che ora vengono destinati al macero da una norma che riduce ora per allora, con effetto retroattivo,  il tempo concesso alla giustizia per arrivare ad una decisione definitiva.

Non si può sostenere seriamente  che abbreviare i termini della prescrizione serva ad abbreviare i tempi del processo. Allo  stato – e cioè nel contesto dell’attuale sistema processuale penale - è vero esattamente il contrario.  Tutto il processo penale, ed in particolare quello di cassazione,  è attualmente dominato ed inquinato dalla prescrizione,  che opera oggettivamente come un potente fattore di induzione all’adozione di ogni tipo di espediente al fine di dilatare i tempi processuali e ad utilizzare le impugnazioni per scopi, appunto, di mera dilazione e cioè per fini ben diversi dall'effettivo interesse ad un  controllo su ciò che ha fatto il giudice. 

2. L’abolizione dell’appello contro le sentenze di proscioglimento.

Contemporaneamente, appare prossimo a concludersi anche l’iter del disegno di legge  3600/S, che elimina l’appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento ed apporta al giudizio penale di cassazione modifica tali da poterne determinare uno stravolgimento.

La esclusione dell’appello del pubblico ministero contro tutte le sentenze di proscioglimento non appare avere alcuna ragionevole spiegazione nel contesto delle riforme in esame.  Tale misura non può certo essere spiegata con l’esigenza di alleggerire il carico di lavoro del sistema di giustizia, dato che gli appelli del pubblico ministro rappresentano un quota  sostanzialmente esigua delle impugnazioni.  Ed appare ancora una volta del tutto incongruo  l’ennesimo richiamo all’esperienza dell’ordinamento statunitense, che è un sistema processuale basato sulla giuria, in cui il principio espresso dalla formula beyond a reasonable doubt  viene in questione principalmente  per controllare, in sede di impugnazione,  la correttezza delle istruzioni date dal giudice alla giuria, la decisione della quale in tema di accertamento del fatto non è motivata e non è sindacabile.    Nel nostro attuale sistema, l’innovazione rappresenta una riduzione delle garanzie di legalità del sistema stesso, particolarmente incongrua in ragione dell’avvenuta estensione del giudizio monocratico  di primo grado.   Comunque, tale misura, implicando il ricorso diretto in cassazione da parte del pubblico ministero contro le sentenze di  proscioglimento in primo grado  ha l’effetto di costituire un fattore di ulteriore aggravio del carico di lavoro della Corte. Questo rilievo appare particolarmente grave con riferimento alla  prevista conversione in ricorso per cassazione degli appelli oggi pendenti. 

3. La trasformazione della cassazione in giudice del fatto.

E’ di pochi mesi or sono la riforma legislativa del giudizio civile di cassazione, in cui il legislatore ha – sia pure malamente – inteso perseguire il disegno di valorizzare la funzione nomofilattica della suprema corte.  Appare lecito parlare figurativamente di schizofrenia, a fronte di una riforma che riserva alla cassazione penale un destino opposto.  Né può essere presa in seria considerazione la giustificazione che mette in rapporto l’ampliamento dei motivi di ricorso per cassazione con l’abolizione dell’appello del PM avverso le sentenze di proscioglimento.

Naturalmente, le norme, una volta emanate, sono soggette all’opera razionalizzatrice dell’interpretazione giurisprudenziale, che ha il compito di dare ad esse una lettura coerente con il sistema e con i principi e i fini dell’ordinamento, ignorando i motivi che possano aver spinto il legislatore concreto.  Ma  questa funzione ortopedica della giurisprudenza, ed in particolare di quella di legittimità, ha dei limiti  e comunque sarebbe auspicabile che la razionalità non fosse riservata alla fase applicativa delle norme ma ispirasse anche – e prima di tutto – la scrittura di esse.      

A. Da  ogni punto di vista  appaiono  suscettibili di determinare effetti stravolgenti la previsione  di modifica dell’articolo  606 comma 1 lett e) del c.p.p.  L’attuale formulazione prevede come motivo di ricorso la “mancanza o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato”. La nuova formulazione sopprime la necessità che il vizio risulti dal testo del provvedimento impugnato e così prefigurando un esame diretto degli atti del processo e delle prove da parte della Corte di cassazione.  

Il testo codicistico era stato l’approdo di un dibattito scientifico complesso tendente a consentire l’intervento della corte  di cassazione a fronte di provvedimenti manifestamente irragionevoli mantenendone la funzione di giudice di legittimità, che valuta gli atti e i provvedimenti e non i fatti e la loro ricostruzione da parte del giudice.

Questa impostazione era stata recepita quale principio generale del sistema processuale e aveva allineato la corte di cassazione italiana nel solco della tradizione delle corte europee di legittimità.  Al tempo stesso, peraltro, la Corte  aveva attenuato la rigidità della regola  introducendo opportuni e giustificati criteri di flessibilità.

Depennare oggi il riferimento alla rilevabilità del vizio di motivazione dal testo del provvedimento impugnato significa indicare la strada di un ampliamento ingiustificato ed esiziale della funzione di giudice di fatto della cassazione penale.  Se questo esito voluto dovesse realizzarsi – come si è detto la funzione ortopedica  della giurisprudenza ha dei limiti e comunque non è fisiologico che il legislatore faccia conto su di essa -  ciò determinerà un ulteriore allungamento dei tempi processuali, neutralizzando gli effetti benefici che l’autoriforma della cassazione penale aveva recentemente prodotto proprio in termini di una progressiva diminuzione della durata media del giudizio in cassazione. 

La denunciabilità del vizio di motivazione non ancorata alle incongruenze del provvedimento impugnato renderà assai meno agevole la valutazione immediata della inammissibilità del ricorso, incidendo pesantemente sulla possibilità di usare gli strumenti di  contrasto e di deterrenza contro  l’abuso del ricorso per cassazione o l’uso di esso a scopi meramente dilatori.  Ridurre  attraverso modifiche formali l’ambito di applicazione dell’inammissibilità implica quindi estendere surrettiziamente l’ambito concreto di applicazione della prescrizione  (la  quale non decorre nel corso del giudizio di cassazione provocato ad arte da un ricorso inammissibile).  Combinandosi con la riduzione dei termini di prescrizione  l’innovazione in esame è destinata quindi ad avere effetti che è lecito definire sconvolgenti.  Si porta così a compimento, per altra via,  la neutralizzazione degli strumenti di razionalizzazione e di efficienza che la Corte ha attuato con l’istituzione della VII sezione. Sul tema, già messo a rischio dalla proposta di legge Pecorella 2754-bis, il parlamento sembrava aver recepito almeno in parte il contributo di razionalità fornito dall’audizione del Primo presidente della Corte di cassazione.  Quello di oggi costituisce praticamente una riedizione  con altre forme del medesimo disegno.

B. Il testo della proposta modifica anche l’art. l’art. 606 c. 1 lett d): l’attuale formulazione prevede quale motivo di ricorso la mancata ammissione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta a norma dell’art. 495 comma 2. La proposta  è diretta ad abolire il requisito che la richiesta di ammissione sia stata fatta ai sensi dell’articolo 494, comma 2 richiedendo esclusivamente una generica ammissibilità della prova stessa.  Se la dichiarata intenzione del legislatore dovesse trovare rispondenza nell’interpretazione giurisprudenziale, la riforma potrebbe alterare profondamente il meccanismo della discovery processuale,  consentendo alla parte di riservarsi la richiesta di prove  e di chiederle o meno a seconda dell’andamento del procedimento: un oggettivo incoraggiamento a comportamenti sleali e insidiosi ed è proprio difficile pensare che sia questo ciò di cui il nostro processo penale ha  oggi bisogno.

C. Vengono rese inappellabili le sentenze di non luogo a procedere, contro le quali sarà possibile solo il ricorso per cassazione.

Anche questa norma aumenterà oggettivamente il carico di lavoro della corte dilatandone ingiustificatamente il ruolo di giudice del fatto.  Il rilievo è  del tutto evidente e non ha bisogno di spiegazioni: la misura appare porsi sulla scia di quelle infauste innovazioni che appaiono animate dalla convinzione che possano abbreviarsi i processi sostituendo l’appello con il ricorso per cassazione.  E’ sufficiente osservare – per rendere palese l’assurdita della proposta  in esame, che, nell’attuale sistema, in caso di accoglimento dell’appello del pubblico ministero, la corte d’appello emette il decreto che dispone il giudizio, che è per antonomasia la espressione della  valutazione del fatto  nella sua valenza delittuosa.  Che cosa si pensa dovrà fare la cassazione?

D. Viene introdotto l’obbligo per il pubblico ministero di formulare richiesta di archiviazione “quando la corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza di gravi indizi di colpevolezza,ai sensi dell’art. 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta ad indagini”.  Anche questa misura  accentua da una parte la caratterizzazione della cassazione come giudice del merito e implica dall’altra una ultraeffettività della decisione della corte, destinata a produrre i suoi effetti fuori dal  sub-procedimento de libertate  nel quale si colloca e nel quale è naturalmente destinata ad esaurire i suoi effetti.

4. Conclusioni.
 
Le riforme che il parlamenti si appresta a deliberare appaiono determinare gravissimi  rischi per la giustizia e per la legalità. Ai magistrati spetterà interpretare ed applicare le leggi  una volta che esse siano emanate.  Ma rientra anche nei loro doveri evidenziarne per tempo   i difetti e i rischi, quando ciò appaia un contributo utile per segnalare  al parlamento  l’opportunità di una rettifica e per mettere l’opinione pubblica  in condizione di poter  esercitare in modo informato la sua funzione di controllo.

A noi queste misure legislative appaiono funzionali  non al potenziamento delle garanzie processuali ma alla tutela dell’interesse illegittimo  (illegittimo anche se umanamente comprensibile) di  molti imputati – forse di tutti – non a difendersi nel processo, ma a difendersi dal processo.  

LA GIUNTA
Adottato all’unanimità il  27 settembre 2005

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Di Loredana Morandi (del 03/10/2005 @ 11:14:14, in Magistratura, linkato 1434 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

I NUMERI SULLA CIRIELLI
 
Magistratura e avvocatura  hanno lanciato l’allarme per il disastro che sarebbe determinato sul sistema penale dalla legge  ex Cirielli. Il Ministro Castelli  ha il dovere di fornire al Parlamento, ma anche all’opinione pubblica e agli operatori del diritto l’analisi di impatto della normativa proposta.

Con circolare prot. 157/DS del 2.2.2005 la Direzione generale di Statistica del Ministero della Giustizia   ha chiesto a tutte le Corti di Appello di fornire  entro il 9.2.2005  una serie dettagliata di dati relativi ai procedimenti pendenti  alla data del 31.12.2004. Per la tenuta dei registri in 16 Distretti è utilizzato il software ministeriale Re.Ca, in altre 4 un sofware non ufficiale, nelle restanti 9 il  registro cartaceo.

Le Corti hanno risposto tempestivamente, sebbene con un diverso livello di accuratezza.  In particolare  per le Corti che usano il sistema Reca (  oltre 2/3 del numero totale dei procedimenti)  in molti casi la casella “data di prescrizione” non era tenuta aggiornata, ma poiché per ogni singolo procedimento risultava il titolo del reato e la data di commissione, il Ministero disponeva comunque  dei dati necessari per procedere alla elaborazione.  Inoltre tra le Corti che usano software non ufficiale, la più grande, Bologna, dispone di  dati completi sulla prescrizione.

Nella materia della  tenuta dei registri, il Ministro al quale in base all’art. 110 cost  spettano  “l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia” è il vertice gerarchico ed il responsabile politico; quando il Ministro  necessita di dati  “ordina” che gli siano trasmessi, se i dati trasmessi sono incompleti ha il dovere di “ordinare” che essi siano integrati.

Risulta che il Ministro, salvo il caso di  Roma dove vi è stata una collaborazione diretta tra i funzionari ministeriali e quelli della locale Corte di appello, da aprile  ad oggi, e sono passato oltre cinque mesi, non ha fatto più nulla, non ha rivolto alcun sollecito, alcuna richiesta di integrazione dei dati mancanti.

Eppure sarebbe stato  agevole ottenere dati più completi. Basti un esempio:  a Cagliari ( in una delle sedi in cui i registri ufficiali sono ancora cartacei)  in due giorni  i rappresentanti  dell’Anm  hanno raccolti il dato della  prescrizione per  2434 procedimenti.

Il Ministro è inadempiente a fronte della responsabilità che la Costituzione gli affida.

Peraltro i dati trasmessi, pur se incompleti, potevano e dovevano essere utilizzati  come base per ulteriori elaborazioni e analisi di impattto.

Il Ministro, nella sua risposta del 20 settembre u.s. alla Commissione giustizia della Camera,   ha parlato di un campione del 12%;  evidentemente fa riferimento ai  soli procedimenti  delle Corti informatizzate con Re.Ca per i quali era pervenuto il dato già completo con la data di prescrizione calcolata.  Se si aggiungono i dati della Corte di Bologna, forniti in modo completo, si arriva ad una campione di  quasi il 20 %.

Nonostante  il Ministro colpevolmente non abbia fatto nulla per  sollecitare informazioni più complete e quindi ottenere  una più ampia base dei dati da elaborare, il campione  a disposizione è  più che significativo, perché copre  le Corti  di Appello più  grandi, ma anche alcune piccole, è equilibrato geograficamente tra nord e sud, tra sedi  che si caratterizzano per criminalità organizzata e  altre per reati economici finanziari.

E’ ragionevole ritenere che  siano confermate le più pessimistiche previsioni, che vedono a rischio  tra il 30%  ei il 40% dei procedimenti, con una triplicazione delle prescrizioni rispetto alla situazione attuale. L’affermazione di amnistia generalizzata è dunque del tutto pertinente e per di più particolarmente preoccupante per la tipologia dei reati a rischi prescrizione.

Si aggiunga che il Ministro non dispone di dati sulla Cassazione per la semplice ragione che non li ha chiesti; per i processi già pendenti in cassazione , la norma transitoria  ( peraltro formulata in modo incomprensibile) non è in grado di risolvere il problema e per di più il rischio prescrizione sarà elevatissimo per quei processi già decisi in appello e che non sono ancora pervenuti in cassazione in attesa dei dovuti adempimenti.

Noi come magistrati ci impegniamo se la legge verrà approvata a fornire e pubblicizzare periodicamente i dati dei processi che la legge ex-Cirielli, che ormai a buon diritto si potrà chiamare Legge Castelli, avrà destinato alla prescrizione e dunque dei  reati che Castelli avrà voluto rimangano  impuniti.

Roma 2 ottobre 2005
Edmondo Bruti Liberati

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Di Loredana Morandi (del 03/10/2005 @ 11:16:54, in Magistratura, linkato 1349 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

I GUASTI DELLA LEGGE EX-CIRIELLI
 
L’ANM rinnova la sua più viva preoccupazione in ordine al disegno di legge in materia di prescrizione dei reati.

La riforma, di cui i cittadini non avvertivano il bisogno, avrà infatti un grave impatto negativo sui processi in corso,  vanificando ogni razionale programmazione del lavoro giudiziario.

In conseguenza della drastica riduzione dei tempi di prescrizione introdotta dal disegno di legge, saranno  numerosissimi i processi che rischiano di chiudersi non con un accertamento della verità - assoluzione  degli innocenti e condanna dei colpevoli -  ma con una sentenza che dichiara l’estinzione del reato per prescrizione.

Il Parlamento rischia di “deliberare senza conoscere”, ossia di approvare la legge senza disporre del numero dei reati che verranno dichiarati estinti.

Risulta che il Ministro della Giustizia abbia richiesto ed ottenuto, da alcuni mesi, i dati provenienti dalle Corti di Appello, mentre non ha richiesto dato alcuno alla Corte di Cassazione.

Sino ad oggi inspiegabilmente tali dati non sono stati resi pubblici, rendendo così impossibile una meditata ed approfondita valutazione degli effetti della riforma nelle sedi istituzionali.

Eppure tale adempimento è realizzabile, con semplicità, attraverso il ricorso a  normali strumenti statistici, a proiezioni e stime di massima.

Il Ministro, quale responsabile dei servizi per la giustizia, ha il dovere istituzionale di rendere pubblici i dati sinora acquisiti e di fornire al Parlamento e al Paese un’informazione adeguata e documentata sugli effetti della legge.

L’ANM, nel denunciare l’intollerabilità di questa situazione, invita, ancora una volta, il Ministro della Giustizia, nell’ambito della sua responsabilità, a garantire che l’opinione pubblica ed i parlamentari sino messi al corrente dei dati sui reati e sui processi prescritti.

Inoltre, la proposta di legge in discussione in Parlamento -  introducendo una differenziazione dei termini di prescrizione dei reati su base soggettiva – viola il principio di eguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge e stride in maniera evidente con le ragioni fondanti dell’istituto della prescrizione.

I magistrati italiani non sono i soli a denunziare il “vulnus” arrecato al nostro ordinamento.

Anche gli studiosi di diritto penale hanno manifestato, in un loro appello, tutte le ragioni di critica e di allarme nei confronti del disegno di legge, evidenziando l’effetto “criminogeno” di una legge che garantisce a chi si accinge a delinquere che la minaccia di pene severe cadrà nel vuoto.

Analoghe preoccupazioni sono state manifestate dalle organizzazioni dei penalisti italiani.

L’eccessiva durata dei processi è uno dei mali principali della giustizia italiana, ma per farvi fronte occorrono risorse e modifiche normative, e non è certo un rimedio la rinuncia a celebrare i processi.

Roma, 1 ottobre 2005

Approvato all’unanimità dal Comitato Direttivo Centrale dell’ANM

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Di Loredana Morandi (del 04/10/2005 @ 19:21:09, in Giuristi, linkato 1409 volte)

 

Appello per i 5 Patrioti Cubani

 

Al governo degli Stati Uniti
Al Segretario alla Giustizia

Sono ormai sette anni che i cinque patrioti cubani Gerardo Hernández, Fernando González, Antonio Guerrero, Ramón Labañino e René González sono detenuti nelle carceri statunitensi.

Le accuse mosse contro i cinque sono del tutto inconsistenti giuridicamente; l'unica "colpa" che si può loro addebitare è quella di aver lottato in modo efficace e cosciente contro il terrorismo, raccogliendo informazioni per prevenire gli attacchi terroristici sul suolo cubano provenienti dalle organizzazioni anticastriste che hanno fatto molte vittime a Cuba, fra le quali il cittadino italiano Fabio Di Celmo. Nonostante ciò essi sono stati condannate a pesanti pene detentive dalla Corte di Miami.

Di recente, la Corte di Appello di Atlanta ha annullato la sentenza di Miami, ravvisando l'assenza di un "giudizio giusto". La Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato dal canto suo l'atteggiamento del governo statunitense nei confronti dei cinque.

Viene quindi a mancare ogni legittimità interna e internazionale dell'ingiusta reclusione imposta ai cinque patrioti cubani. Ne chiediamo con forza l'immediata liberazione e la cessazione di ogni persecuzione nei confronti loro e di tutto il popolo cubano.

Per adesioni marcelli at isgi.cnr.it

Giuristi Democratici

www.giuristidemocratici.it

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2005 @ 17:53:18, in Magistratura, linkato 1341 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE
Milano

Allarme prescrizione

I dati sulla prescrizione dei processi forniti dalla Corte di Cassazione (e stimati per difetto) confermano la forte preoccupazione di tutti i magistrati impegnati nell'esercizio della giurisdizione penale.

Al di là del forte messaggio "perdonistico" che verrebbe lanciato dall'iniziativa legislativa - che costituirebbe un incentivo per gli imputati a non scegliere riti alternativi per raggiungere l'obiettivo della prescrizione dell'illecito, in un sistema processuale penale inefficiente e non migliorato quanto a riforme o investimenti,- occorre sottolineare come tutto il lavoro delle forze di polizia, del personale amministrativo e di supporto verrebbe vanificato con conseguente inevitabile accrescimento di quel senso di frustrazione che già pervade il sistema  giustizia per la sua inefficienza.

Alcuni settori di intervento -che hanno visto l'impegno non solo giudiziario di magistrati e avvocati  ma anche sociale di servizi, operatori pubblici e privati - rischiano addirittura l'annullamento con una preoccupante valenza culturale di controtendenza. Ci si riferisce in particolare alle situazioni di violenza domestica laddove il reato di maltrattamenti in famiglia (che prevede una pena massima di cinque anni di reclusione) viene sottoposto ad un regime di prescrizione più breve rispetto a quello attuale. I dati forniti dalla Corte di Cassazione riferiscono di un rischio prescrizione nel 67,1% dei processi pendenti. Si tratta di una legittimazione indotta ad usare violenze sui soggetti deboli (solitamente donne e bambini).

Occorre ancora sottolineare -nella confusione tecnica di un provvedimento legislativo sospetto di incostituzionalità in quanto lega un dato oggettivo (il decorso del tempo) ad un profilo di autore (il soggetto recidivo)-  come sia particolarmente difficile  procedere alla contestazione della recidiva (che presuppone il passaggio in giudicato di sentenze di condanna) proprio nei confronti di una serie di soggetti (stranieri extracomunitari) di difficile identificazione anagrafica a causa dell'assenza di riferimenti documentali, soggetti che magari riportano segnalazioni con altri nominativi sulla base di accertamenti dattiloscopici e che risultano sempre formalmente incensurati. L'invocato rigore non troverebbe applicazione proprio in quel settore della media criminalità (contraffazione di documenti, immigrazione clandestina) che viene avvertito -da taluni- come particolarmente importante per la sicurezza dei cittadini.  

Milano 6 ottobre 2005
Fabio Roia

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2005 @ 17:55:58, in Magistratura, linkato 1565 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Signor Ministro,  

raccogliendo l’allarme che proviene da vari uffici giudiziari, sentiamo il dovere di segnalarLe che le disposizioni contenute nell’art. 17 della L. 31 luglio 2005 n. 155 di conversione del D.L. 27/7/2005 n. 144 sulle misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale minacciano di produrre in breve tempo ulteriori gravi disfunzioni nel funzionamento del servizio giustizia. Sappiamo che sono state invocate ragioni che hanno indotto il Parlamento a recuperare forze per la lotta al terrorismo internazionale, ma non possiamo esimerci dal notare che lo stato attuale della giustizia non consente la sottrazione di ulteriori risorse, per cui ogni misura riduttiva deve necessariamente essere accompagnata da altre quantomeno compensative.

Gravi, in particolare, rischiano di essere le conseguenze delle norme che privano gli uffici giudiziari della possibilità  di avvalersi, per le notificazioni urgenti, della polizia giudiziaria. Ciò comporterà l’inevitabile dilatazione della durata dei processi, dovendo, anche nei casi urgenti, ricorrersi agli ufficiali giudiziari, i cui tempi, anche per le croniche carenze di organico, non consentiranno più rinvii a breve termine. Peraltro, una semplificazione della normativa sulle notificazioni, attraverso una ragionata ed organica revisione dell’elefantiaco e paralizzante sistema oggi in vigore, sembra improcrastinabile.

Le previsioni riguardanti l’impossibilità di svolgere funzioni di P.M. da parte degli ufficiali di polizia giudiziaria creeranno un grave vuoto fra i soggetti idonei a ricoprire tali funzioni nei procedimenti di competenza del giudice di pace e nei dibattimenti dinanzi ai giudici ordinari monocratici. Ciò comporterà, in molte realtà territoriali, gravi disagi nei suddetti uffici di primo grado, per l’impossibilità, da parte degli uffici di procura, di inviare il proprio rappresentante a tutte le udienze; tale vuoto, peraltro, non sembra realisticamente  colmabile con il ricorso alle categorie di studenti e pensionati, previsto dalle nuove norme.

Le chiediamo, pertanto, di sollecitare le misure legislative ed adottare quelle organizzative atte a scongiurare i rischi sopra indicati.

Roma, 5 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale dell’A.N.M.
  

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 17:12:08, in Magistratura, linkato 1383 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

 

Il centro di Lampedusa e la denuncia de L’Espresso

Il racconto dell’inviato de l’Espresso, che ha vissuto una settimana nel centro di Lampedusa descrive una realtà di soprusi, di trattamenti disumani, di mortificazione della dignità personale dei migranti e dei loro diritti fondamentali.

E’ necessario che in tutte le sedi – in quella giudiziaria come in quella politica – questa realtà sia affrontata con il rigore imposto dalla straordinaria gravità di quanto denunciato dal servizio giornalistico.

Ma è necessario anche denunciare che “luoghi di non diritto” come quelli descritti da l’Espresso sono il frutto di politiche sull’immigrazione e di normative che degradano le libertà inviolabili dei migranti tutelate dalla Costituzione e dalle Carte internazionali sui diritti umani.

Lo abbiamo detto molte volte: chiudere la stagione del diritto speciale dei migranti rappresenta una prospettiva non solo possibile, ma necessaria.

Quanto emerge oggi sul centro di Lampedusa, così come a suo tempo la descrizione della sorte terribile dei migranti allontanati senza alcuna garanzia verso la Libia, confermano che l’unica politica possibile è quella di non rinunciare ai principi e ai valori senza i quali una democrazia rinnega sé stessa. 

Roma, 7 ottobre 2005.

Il segretario nazionale
Ignazio Juan Patrone

Link all'articolo online sul sito de L'Espresso


 

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 18:04:04, in Magistratura, linkato 1643 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Sezione di Roma e Lazio

Astensione FEDERMOT

La Giunta ANM del distretto di Roma rileva che in occasione della astensione dei Magistrati onorari, proclamata dalla FEDERMOT, volta alla sollecitazione delle iniziative all'esame del Parlamento relazione alla definizione dello stato giuridico ed economico dei magistrati onorari, si è registrata considerevole partecipazione.
Esprime apprezzamento per il gravoso impegno quotidianamente svolto dai singoli Magistrati onorari, divenuti soggetti essenziali nell'attuale quadro normativo ed organizzativo del sistema giustizia e riconosce l'opportunità che tale impegno sia adeguatamente valutato sotto il profilo economico, previdenziale e assistenziale.
Ribadisce, però, l'assoluta necessità che venga mantenuto il principio di temporaneità degli incarichi onorari, che, per propria natura, devono esser finalizzati da un canto ad offrire un contributo volontario al servizio giustizia e, d'altra parte, devono esser circoscritti in limiti temporali definiti sì da evitare inammissibili reclutamenti straordinari senza espletamento di idoneo concorso.
Riafferma, pertanto, l'opportunità che  le esperienze maturate dai Magistrati onorari vengano recuperate, anche con forme di mobilità interna, alla giurisdizione onoraria o con l'assunzione d'incarichi di supporto alla attività dei giudici togati e sistemi di premialità per concorsi statali, primo fra tutti quello per uditore giudiziario .
Rappresenta che l'organizzazione di studi, incontri e convegni rendono manifesta la volontà della A.N.M. ad affrontare la questione senza ulteriori dilazioni, pervenendo alla predisposizione di una riflessione da sottoporre agli organi istituzionali che funga da base di lavoro.

La Giunta ANM Roma e Lazio

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 18:07:41, in Giuristi, linkato 1468 volte)

DIRITTI SOCIALI E MERCATO GLOBALE

CONVEGNO
Roma, 18 ottobre 2005
Sala Capitolare -  Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva
Piazza della Minerva, 38 - Roma

I sessione
IL RUOLO DELL’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO

Ore 9.30 – 11.00
·  Giuseppe Bronzini, La Dichiarazione del ’98: contenuto e prospettive
·  Roberto Schiattarella, Gli effetti economici e sociali della tutela dei core labour rights
·  Giuliano Amato, Verso una fair globalization?

II sessione
DIRITTI SOCIO-ECONOMICI TRA LEX MERCATORIA E ORGANISMI INTERNAZIONALI

Ore 11.15 – 13.30
·  Maria Rosaria Ferrarese, L’evoluzione della lex mercatoria
·  Gianni Arrigo, Clausole sociali, codici di condotta e diritti sindacali nel commercio internazionale
·  Fabrizio Onida, Fair trade, standard sociali, imprese multinazionali e wto
·  Mario Pianta, Federico Silva, La “rottura” di Seattle

Ore 13.30 interruzione dei lavori

Ore 15.00 – 15.30
·  Alessandro Montebugnoli, Le amministrazioni locali e la responsabilità sociale dell’impresa

III sessione
IL RUOLO DELL’ UNIONE EUROPEA

Ore 15.30 – 17.00
·  Cesare Pinelli, Le clausole sui diritti umani  negli accordi di cooperazione internazionale dell’Unione
·  Stefano Rodotà, La via europea alla dimensione post-nazionale,
·  Laura Pennacchi, Un ruolo globale del sistema sociale europeo?

IV sessione
SFERA PUBBLICA MONDIALE E GARANZIE SOCIALI

Ore 17.15 – 18.00
·  Giacomo Marramao, Le idee
·  Luigi Ferrajoli, Le norme e le istituzioni

Ore 18.00 dibattito

Info: Fondazione Lelio e Lisli Basso
Via della Dogana Vecchia, 5 – 00186 Roma
www.fondazionebasso.it
Si prega di dare conferma della presenza

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