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Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni, e stupirete tutti gli altri.

Mark Twain
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 18/07/2005 @ 11:29:07, in Varie, linkato 1641 volte)
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2005 @ 12:49:30, in Indagini, linkato 1500 volte)

Il capo della P2 ha ricevuto un avviso di garanzia dai magistrati romani per il delitto del banchiere nel 1982, a Londra
Licio Gelli indagato per l'omicidio Calvi
Interrogato l'ex venerabile: non sono stato io, mandanti in Polonia

ROMA - "Non sono certamente io il mandante. Roberto Calvi è stato "suicidato" e i suoi assassini e i mandanti, secondo me, vanno cercati in Polonia". Si difende l'ex venerabile della loggia massonica P2, Licio Gelli, interrogato il 4 luglio scorso a Roma, in qualità di indagato dai pubblici ministeri, Maria Monteleone e Luca Tescaroli, che conducono l'inchiesta sull'omicidio del banchiere Roberto Calvi, ex presidente del Banco Ambrosiano trovato impiccato sotto il ponte dei Frati neri a Londra il 18 giugno del 1982. Gelli è formalmente accusato di essere uno dei mandanti della morte del banchiere assieme al faccendiere Flavio Carboni, la sua amica Manuelea Kleinsing, il boss mafioso Giuseppe Calò e l'imprenditore Ernesto Dioatallevi che nell'aprile scorso sono stati rinviati a giudizio e saranno processati il 6 ottobre prossimo con l'accusa di omicidio volontario premeditato.

Secondo l'accusa l'ex venerabile e gli altri imputati avrebbero provocato la morte di Roberto Calvi per "punirlo" di essersi impadronito di considerevoli quantità di denaro appartenenti ai boss di Cosa nostra e allo stesso Gelli. Una morte decretata anche per impedire a Roberto Calvi - scrivono i pm romani - "di esercitare potere ricattatorio nei confronti dei referenti politico-isituzionali, della massoneria, di appartenenti alla loggia P2, dello Ior (la banca del Vaticano), con i quali aveva gestito investimenti e finanziamenti di cospicue somme di denaro, anche provenienti da Cosa nostra e da enti pubblici nazionali". Ma Gelli, interrogato dai pm alla presenza del suo avvocato, ha negato tutto ed ha indicato ai magistrati romani altre "piste". Tuttavia l'ex venerabile concorda con i magistrati sul fatto che Roberto Calvi fu ucciso e non si suicidò.

Rispondendo alle domande dei pm Monteleone e Tescaroli, Gelli ha raccontato che conobbe Roberto Calvi negli anni '75-'76. Gli fu presentato dal generale Miceli e da Umbeto Ortolani, appartenenti alla P2. "Per me Calvi fu "suicidato" ha detto Gelli negando di avere avuto rapporti con il Banco Ambrosiano. Ci fu un solo contatto, nel 1981, quando fece un finanziamento al Banco Ambrosiano di Nassau per 10 milioni di dollari che gli furono restituiti un mese dopo.

Nell'interrogatorio Gelli parla anche della vicenda del Corriere della Sera e racconta che Tassan Din e Rizzoli gli chiesero una mano per vendere una quota del giornale. "Io - ha detto - misi solo in contatto loro con Calvi e non ho partecipato alle trattative".

Nei verbali di interrogatorio Gelli ricorda anche la sua fuga dall'Italia nel 1982 quando venne coinvolto nelle inchieste giudiziarie. Si rifugiò in Svizzera dove fu poi arrestato, ma dopo poco tempo evase clamorosamente. Come? "Ero andato in Svizzera per difendermi meglio ed ero fuggito dall'Italia quando ebbi sentore che mi volevano arrestare (Gelli indica in un avvocato la "talpa" che lo avvertì). Ai pm ha dichiarato: dopo essere stato arrestato in Svizzera "sono scappato perché ho trovato tutte le porte aperte". "Ricordo che la sera della mia evasione - ha raccontato l'ex venerabile - il direttore del carcere, accompagnandomi in cella mi disse che in Svizzera non è reato evadere, ed io l'ho preso in parola. La polizia svizzera mi diede una mano per far partire il furgone sul quale ero stato nascosto sotto una coperta".

Gelli ha fatto riferimento alla banca del Vaticano ed al "movente" che avrebbe provocato la morte di Roberto Calvi. "Una sera ero a cena con Calvi, era scuro in volto, mi disse che il giorno successivo doveva andare dal "Santissimo", in Vaticano, per avere 80 milioni di dollari che doveva pagare per fatture relative alla Polonia e che se non li avesse avuti avrebbe fatto saltare tutto". "Il fatto è del '79-'80 - ha dichiarato Gelli - e per questo ho detto che per trovare gli assassini di Calvi bisognava indagare in Polonia".

(19 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/cronaca/gell/gell/gell.html

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:06:09, in Politica, linkato 1341 volte)

ORD. GIUDIZIARIO: MONACO, UNA CONTRORIFORMA CHE NUOCE ALLA GIUSTIZIA E LACERA LE ISTITUZIONI

Dichiarazione on. Franco Monaco, vicepresidente dei deputati della Margherita. “Con il voto di fiducia di oggi si mette il sigillo su un’altra delle tante pagine oscure di questa sventurata legislatura. Una riforma che è, in realtà, una controriforma, che niente dà al servizio-giustizia e molto toglie alla qualità dell’ordinamento giudiziario, alla funzionalità e all’efficienza dell’amministrazione della giustizia, all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, che è principio costituzionale-cardine di uno Stato democratico  e di diritto.  Una controriforma che promette di inceppare la macchina della giustizia e di comprometterne l’affidabilità, l’equilibrio, il funzionamento. Non a caso ha inanellato severe stroncature un po’ da tutti: dagli studiosi, dal Csm, dagli avvocati, dai magistrati, che hanno fatto ricorso all’arma irrituale ed estrema dello sciopero. Una riforma che è incappata nella censura del Presidente della Repubblica, che l’ha rinviata alle Camere per manifesta incostituzionalità dei suoi punti qualificanti. La legge sull’ordinamento giudiziario ha prodotto scontri tra governo e magistrati, tra governo e Csm, tra governo e presidenza della Repubblica e, da ultimo, tra presidenti delle Camere e Quirinale. Ecco un’altra cifra che ricorderemo di questo governo: l’attitudine a lacerare, ad alimentare conflitti non solo dentro il corpo sociale ma anche tra le istituzioni dello Stato.”

Roma, 20 luglio 2005

ORDINAMENTO GIUDIZIARIO: FANFANI, HANNO OFFESO IL CAPO DELLO STATO

Dichiarazione on. Giuseppe Fanfani, responsabile Giustizia della Margherita. “Con il voto di fiducia che impedisce qualsiasi confronto è stato svilito il ruolo del Parlamento, relegato a funzione secondaria, e vilipesa l’autonomia di giudizio dei parlamentari e la libertà degli stessi nell’esercizio della loro funzione. Ma l’offesa più grave è stata arrecata al Capo dello Stato perché è la prima volta nella storia del nostro Paese che si impedisce al Parlamento di discutere un provvedimento rinviato alle Camere. La legge resta in molte parti incostituzionale, ma soprattutto non serve a risolvere nessuno dei problemi della giustizia, dei quali il governo si è completamente dimenticato. Lo testimonia il fatto che nel Dpef  non c’è neanche un richiamo e neanche la prospettiva di un minimo finanziamento per la giustizia. Ancora una volta dal governo solo demagogia e nulla di concreto.”

Roma, 20 luglio 2005

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:08:49, in Politica, linkato 1268 volte)

GIUSTIZIA. PECORARO: RIFORMA INCOSTITUZIONALE, LA CAMBIEREMO

Cdl si vendica su giudici per inchieste su corruzione
   
"Questa riforma è incostituzionale, limita l'indipendenza della magistratura, altera gli equilibri tra i poteri dello Stato. Uno sfascio per la giustizia italiana per questo la cambieremo". Lo ha dichiarato il Presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.

"La Cdl ha voluto procedere nella riforma dell'ordinamento giudiziario solo guidata dall'impulso della vendetta nei confronti dei magistrati che hanno condotto le inchieste anticorruzione. Non c'è stato confronto con l'opposizione e la fiducia di oggi è stato l'atto di arroganza finale".

"I cittadini - conclude il leader del Sole che Ride- chiedono una giustizia più veloce e più efficiente, ma queste legittime aspettative sono rimaste inascoltate dalla Cdl che preferisce varare una riforma punitiva e non migliorativa".

Roma, 20 luglio 2005    

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:10:05, in Magistratura, linkato 1496 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Osservazioni sulla Legge 14 maggio 2005, n. 80 e successive modifiche

La Giunta Esecutiva Centrale,

preso atto del contributo del gruppo di lavoro sul processo civile, composto da magistrati, avvocati e dirigenti amministrativi (c.d. gruppo allargato), riunito in Roma, il 23 Giugno 2005, allo scopo di esaminare i contenuti della Legge 14 Maggio 2005 n. 80 contenente "Disposizioni urgenti nell'ambito del piano d'azione per lo sviluppo economico sociale e territoriale",

preso atto delle successive modifiche già tradotte in un decreto-legge ovvero in via di introduzione con un nuovo disegno di legge,

ESPRIME

perplessità in ordine alla tecnica legislativa adottata che si traduce nell'ennesimo intervento parziale sul Codice di Procedura Civile e sulla legge fallimentare, al di fuori di una visione organica e coerente cui dovrebbe essere ricondotto ogni intervento riformatore.

Mentre si susseguono modifiche che, nell'incessante mutare del loro contenuto, denotano la mancanza di una chiara impostazione sistematica, continua a mancare ogni sostegno sul piano delle strutture, dei mezzi, delle risorse necessarie per il funzionamento della giustizia.

RILEVA

che al differimento dell'entrata in vigore della maggior parte delle modifiche al c.p.c. introdotte con la legge n. 80/2005, ed alla opportuna specificazione della loro applicabilità ai soli processi instaurati dopo il 15 novembre 2005, non si accompagna alcuna indicazione volta superare i problemi applicativi derivanti dalla disposizione di cui all'art. 70-ter disp. att. c.p.c., con pericolo di formazione di prassi contrastanti nei diversi uffici giudiziari.

Le modifiche alla disciplina del processo non si fanno carico delle ripercussioni che potranno determinare sulla funzionalità degli uffici e sugli adempimenti delle cancellerie, con il rischio di almeno parziale inutilizzabilità degli attuali sistemi di informatizzazione che dovrebbero essere immediatamente e radicalmente modificati pena ancor più gravi disfunzioni nello svolgimento del servizio giudiziario.

E mentre per via di decreto legge vengono introdotte proroghe alla durata degli incarichi dei giudici di pace, nulla si fa per appagare l'indifferibile esigenza di una revisione organica della magistratura onoraria nella logica complessiva del buon funzionamento della giustizia e nella cornice dei principi costituzionali di riferimento.

OSSERVA

che alcune modifiche della disciplina del processo ordinario di cognizione attuate con la legge n. 80/2005, pur ispirate all'intento di realizzare la concentrazione delle attività processuali, appaiono in contrasto con il principio del pieno contraddittorio delle parti e che, mentre le innovazioni prospettate per il giudizio di cassazione - avulse dal contesto di una revisione organica del sistema delle impugnazioni, e dallo stesso contesto originario in cui erano state concepite - comporterebbero gravi effetti sulla possibilità di funzionamento della Corte, già oggi fortemente compromessa dalla mole dei ricorsi, si continua ad accantonare ogni intervento diretto a contrastare le dilazioni ingiustificate e l'abuso del processo.

RIBADISCE

che al funzionamento della giustizia non giova la moltiplicazione dei riti e dei modelli processuali, che continua ad appesantire il sistema giudiziario con sempre maggiori difficoltà per gli operatori,  ma servono prima di tutto un'adeguata gestione delle risorse ed una corretta politica della spesa, e quindi servono uffici giudiziari razionalmente distribuiti sul territorio, dimensionati nell'organico della magistratura e del personale amministrativo in modo da consentire autonomia di funzionamento ed effettiva possibilità di gestione, presidiati da tecnologie informatiche corrispondenti alle necessità di un processo moderno e di un'organizzazione dinamicamente rivolta ai bisogni di giustizia, integrati da un circuito di giudici di pace professionalmente adeguati e con uffici a loro volta razionalmente distribuiti sul territorio.

AUSPICA

che con riguardo alle modifiche del processo siano emendate quelle norme che, se mantenute nella attuale formulazione, diverrebbero fonte di ulteriori contrasti dottrinali e giurisprudenziali e rappresenterebbero l'ennesima vanificazione degli sforzi interpretativi elaborati dalla pratica per restituire il processo alla logica del dialogo e del contraddittorio.

DICHIARA

la propria disponibilità ad ogni forma di collaborazione che fosse ritenuta utile allo scopo di migliorare il testo legislativo.

Roma, 20 luglio 2005

Documento approvato dalla GEC del 20 luglio 2005

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:13:49, in Magistratura, linkato 1373 volte)

Magistratura democratica

APPROVATA LA RIFORMA VIETTI-CASTELLI

Il voto di fiducia col quale la Camera, ignorando il messaggio del Presidente della Repubblica, ha approvato definitivamente la riforma Vietti-Castelli simboleggia bene la sordità con la quale in questa legislatura si sono affrontati i problemi della giustizia.

Le carceri scoppiano; nelle nostre aule dobbiamo far fronte a mille carenze quotidiane; il personale amministrativo viene umiliato dalla mancanza di innovazione e di risorse; la durata dei processi continua ad essere del tutto irragionevole. Di fronte a tutto ciò le uniche strade perseguite con ostinazione dal Governo e dalla maggioranza sono state quelle di punire “la protervia dei magistrati" e di riportare all’ordine il CSM con un solo obbiettivo: diminuire l’indipendenza del potere giudiziario attraverso una riforma autoritaria ed illiberale.

 La cultura dell'indipendenza è ben radicata tra i magistrati italiani e Magistratura democratica continuerà a difenderla.

Non ci lasceremo chiudere nell’isolamento di una carriera burocratizzata, non ci ridurranno al silenzio per timore dell’azione disciplinare.

Roma, 20 luglio 2005

Il Segretario nazionale - J. Patrone
Il Presidente - F. Ippolito
 

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:15:35, in Magistratura, linkato 1360 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

La Controriforma è stata "definitivamente", ma per la seconda volta, approvata, platealmente ignorando, e quasi sbeffeggiando con la posizione della"fiducia", i rilievi del Presidente Ciampi, additato, anche se per omissione, appena due giorni fa dai presidenti delle Camere come coautore (con il CSM) di un attacco alla Costituzione.

Nulla, apparentemente, è cambiato rispetto al novembre scorso; in realtà oggi dobbiamo accusare il colpo, ma con ancora più forza e convinzione di allora ribadire che se la consapevolezza dell'importanza della posta in gioco, nelle massime Istituzioni di Garanzia,  nella cultura giuridica e nella pubblicistica di questo sempre più strano Paese, è immensamente cresciuta, nulla dei nostri sacrifici e sforzi del passato è andato perduto, e la Magistratura, duramente aggredita e penalizzata nei, e per, i suoi valori fondanti, è ancora in piedi, ferita, ma non piegata.

Come ho già avuto modo di dire, ogni radicale modificazione delle regole di organizzazione e di amministrazione di interi apparati ha bisogno di un tempo fisiologico per essere introiettata e fatta propria dal corpo dei destinatari delle nuove regole, e se questo non avviene a causa delle difficoltà pratiche di attuazione e delle incompatibilità "di sistema"qualsiasi riforma è destinata al fallimento. Poiché - come ormai tutti hanno certamente compreso - il vero obbiettivo della Controriforma è la "mutazione" dell'identità professionale e deontologica dei magistrati,  attraverso un potente segnale in favore della burocratizzazione della funzione, del trionfo del conformismo giurisprudenziale "difensivo" e acritico, e dell'egoismo carrieristico, la migliore, più forte risposta, a difesa della sopravvivenza nella Costituzione materiale dei principi enunciati dalla Costituzione formale, verrà dall'interno, e dal comportamento di ciascuno di noi. Continuando a coltivare ed a proporre, anche ai giovani magistrati che sopravverranno,  la figura scolpita in Costituzione del magistrato che "nulla teme né spera", impediremo al disegno normalizzatore Castelli-La Russa-Gargani-Vietti di raggiungere il suo principale obbiettivo.

il Segretario Generale
Nino Condorelli

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:17:18, in Magistratura, linkato 1452 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

UNA PESSIMA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

La legge delega di riforma dell’Ordinamento giudiziario oggi approvata non contribuirà a rendere più efficiente la giustizia nel nostro Paese, ma servirà soltanto a burocratizzare la magistratura e a rendere meno libero e indipendente il ruolo dei giudici e dei pubblici ministeri.

E’ una legge anacronistica che riporta indietro nel tempo la giurisdizione e la magistratura, ripetendo modelli in vigore prima della Costituzione e giustamente poi accantonati.

Nemmeno il messaggio del Capo dello Stato è stato sufficiente a migliorare il disegno normativo, rimasto sostanzialmente immutato con tutti i vizi di palese incostituzionalità e di disfunzionalità da più parti rilevati.

Si è impedito incomprensibilmente al CSM di svolgere il proprio ruolo esercitando la prerogativa, prevista dalla legge, di fornire un apporto consultivo non vincolante su alcune delle norme da ultimo introdotte, rinunciando così ad un contributo di concreta esperienza e di conoscenza tecnico-scientifica che sarebbe stato comunque prezioso.

Pur nel rispetto che si deve ad una legge approvata dal Parlamento, è evidente che il progetto da essa delineato è inesorabilmente destinato a fallire.

Roma, 20 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2005 @ 08:39:31, in Politica, linkato 1462 volte)

"Questa riforma non è quella che avremmo voluto fare all'inizio"
"Ci sono i tempi per modificare la legge elettorale"
Berlusconi attacca i pm "Troppo vicini all'opposizione"
"Venerdì il governo approverà le misure contro il terrorismo"
Sulle elezioni politiche: "Non si sa se saranno il 7 maggio"

ROMA - "I pm in Italia hanno posizioni troppo vicine ai partiti dell'opposizione". Silvio Berlusconi spiega anche così il senso della riforma della giustizia: "Certo non è quello che avremmo voluto fare all'inizio, ma è un primo e importante passo verso una giustizia giusta e processi che siano contenuti nel tempo". Il premier torna sull'argomento ai margini di un convegno internazionale (presenti diversi esponenti del centrodestra europeo) sul futuro politico dei moderati.

Legge elettorale. "Per approvare una nuova legge elettorale i tempi ci sono". Silvio Berlusconi rilancia così la volontà di modificare le regole del sistema del voto. "Eravamo preoccupati per la carenza dei tempi, e invece crediamo che ci siano i tempi opportuni per fare un ottimo lavoro" dice il premier dopo aver incontrato il presidente della Camera Casini assieme ad alcuni esponenti di Forza Italia.

Terrorismo e divisioni. "Vorrei ricordare ancora una volta che il Consiglio dei ministri non si è diviso sulle misure antiterrorismo. Misure che tra l'altro sono già in atto", garantisce Berlusconi. Eppoi, garantisce il premier, "le misure antiterrorismo non sono così urgenti quindi da non poterci lavorare sopra una settimana. Il Cdm le approverà venerdì prossimo".

Partito unico e voto. "Con un partito unitario vincente potrei anche lasciare spazio ad altri". L'approdo del partito unico è comunque, secondo Berlusconi, un obiettivo irrinunciabile vista l'empasse che oggi vive la coalizione di maggioranza. "Sulle decisioni si vota a maggioranza e la minoranza si adegua", afferma il presidente del Consiglio sottolineando come ora le cose funzionino invece in maniera diversa. "Questa mattina - si sfoga Berlusconi - ancora una volta ho dovuto prendere atto che basta il veto di un singolo partito per bloccare le decisioni". Il premier si riferisce ovviamente all'Udc. Quanto alla data delle elezioni, non dà certezze: "Il 7 maggio? Non si sa" risponde a una domanda dei giornalisti.

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/giusberllu/giusberllu.html

*****

Il presidente dell'associazione magistrati: "Accuse generiche"
"Dimostrano che dietro la legge c'è un intento punitivo"
Riforma, l'Anm replica al premier
I penalisti proclamano lo sciopero
Gli avvocati protestano anche contro la ex Cirielli

ROMA - L'associazione nazionale dei magistrati replica in toni decisi al presidente del Consiglio, che ha accusato i pm di avere "una posizione troppo vicina ai partiti dell'opposizione". E i penalisti annunciano lo sciopero contro la riforma dell'ordinamento giudiziario.

Si tratta di "accuse generiche di politicizzazione che delegittimano l'immagine della magistratura e dimostrano come dietro la riforma dell'ordinamento giudiziario ci sia un intento punitivo", ha detto il presidente dell'Anm Ciro Riviezzo.

"Tutti, persino il ministro Castelli - ha aggiunto ancora Riviezzo in risposta al presidente del Consiglio - riconoscono che la legge non servirà a contenere i tempi dei processi".

La riforma non piace neanche agli avvocati penalisti, che subito dopo il voto alla Camera hanno annunciato che il 19 settembre sciopereranno contro la nuova legge e la ex Cirielli.

L'Unione delle Camere penali italiane nell'annunciare la protesta sottolinea che "la riforma dell'ordinamento giudiziario manca clamorosamente il suo obiettivo fondamentale, quello di garantire ai cittadini un giudice equidistante tra le parti e realmente libero e indipendente". A questo risultato, rilevano le Camere penali, "hanno contribuito la mancanza di un vero spirito riformatore da parte della classe politica ed anche la chiusura corporativa della magistratura, che protesta solo perché il Parlamento non ha accolto tutte le richieste avanzate dal suo sindacato".

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/anmreplica/anmreplica.html

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2005 @ 08:43:06, in Politica, linkato 1544 volte)

LA SCHEDA
Concorsi e funzioni separate
ecco le novità della riforma

ROMA - La riforma della giustizia varata dalla Camera con il voto di fiducia deve ora essere controfirmata dal presidente della Repubblica, che nel dicembre scorso rinviò il testo di legge al Parlamento. I punti salienti della riforma sono la separazione delle funzioni di giudice e pm, la possibilità di fare carriera più rapidamente attraverso i concorsi, l'azione disciplinare obbligatoria e una norma, particolarmente contestata dall'opposizione, che sembra pensata per sbarrare la strada alla nomina di Giancarlo Caselli alla procura nazionale antimafia. Eccoli nel dettaglio.

Separazione delle funzioni. Il concorso per entrare in magistratura resta unico, ma dopo cinque anni di servizio il magistrato dovrà scegliere se fare il pubblico ministero o il giudice. Per cambiare funzione dovrà sostenere un esame orale, frequentare un corso di formazione presso la Scuola della magistratura e ottenere una valutazione positiva. Ma soprattutto dovrà cambiare distretto giudiziario. La scelta poi diventa irrevocabile. Prima delle prove scritte e orali, il candidato dovrà indicare nella domanda, pena l'inammissibilità, se preferisce la funzione di giudice o di pm.

Colloquio psico-attitudinale. Nel primo testo della Camera si parlava di "test psico-attitudinale". Poi si è preferita la versione soft di "colloquio di idoneità psico-attitudinale". Si prevede che l'aspirante magistrato sia valutato anche da un punto di vista psicologico durante le prove orali. E' una norma, questa, su cui Forza Italia ha puntato i piedi.

Sistema dei concorsi. Per fare carriera velocemente il magistrato dovrà affrontare concorsi per titoli ed esami. La prova dovrà riguardare la soluzione di un caso pratico. Accogliendo uno dei rilievi di Ciampi, il Senato ha stabilito che sull'esito dei concorsi il Csm avrà sempre l'ultima parola.

Norma anti-Caselli. Approvando un emendamento del senatore di An Bobbio il Senato ha cambiato alcune regole sui limiti di età, per il passaggio agli incarichi direttivi. Nella "tagliola" finirà il procuratore capo di Torino Gianfranco Caselli, che vede così sfumare la possibilità di essere nominato capo della procura nazionale antimafia.

Organizzazione delle procure. Solo il procuratore capo è titolare dell'azione penale: gli atti che incidono sulla libertà personale devono essere assunti con il suo preventivo consenso. Solo lui potrà avere rapporti con i giornalisti. Il procuratore avrà inoltre l'obbligo di segnalare al consiglio giudiziario tutti i magistrati "disobbedienti".

Scuola della magistratura. Ha il compito di gestire la formazione degli uditori giudiziari; organizzare i corsi di aggiornamento professionale; valutare la professionalità dei magistrati; promuovere iniziative di studio e ricerca. I corsi e gli esami della nuova scuola serviranno solo a concedere una idoneità, ma la decisione finale sulle carriere dei magistrati spetterà sempre al Csm: è questo uno dei punti modificati dal Senato per rispondere ai rilievi di Ciampi.

Azione disciplinare. Diventa obbligatoria. Nella riforma si indicano tutte le infrazioni dei magistrati che faranno scattare il procedimento: dall'iscrizione a partiti o a movimenti politici, fino al rilasciare dichiarazioni o interviste. L'azione disciplinare è esercitata dal procuratore generale presso la Cassazione entro un anno dalla notizia del fatto. Può essere promossa anche dal ministro della Giustizia.

Le nomine. Venendo incontro ai rilievi di Ciampi, il Senato ha eliminato il potere del ministro di impugnare davanti al Tar le delibere del Csm sugli incarichi dei magistrati: tale potere resta solo nei casi in cui i conferimenti di incarichi da parte del Csm presentino vizi di legittimità.

Relazione del ministro in Parlamento. Anche questo punto è stato cambiato in seguito al rinvio di Ciampi. Nella relazione il ministro dovrà presentare le leggi e le riforme che il governo intende far approvare dalle Camere. Sempre su sollecitazione di Ciampi è stato cancellato l'ufficio per il monitoraggio dell'attività dei Pm.

Incarichi extragiudiziari. Più pubblicità per gli incarichi extragiudiziari dei magistrati. Ogni sei mesi sarà reso noto un elenco degli incarichi autorizzati dal Csm: saranno indicati l'ente che conferisce l'incarico e l'eventuale compenso percepito.

(20 luglio 2005)
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