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 Misty e Rickon con i loro fratellini ... di Lunadicarta
 
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Non rammento: il blogger Luigi de Magistris è stato magistrato?

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 24/02/2005 @ 20:35:10, in Magistratura, linkato 1536 volte)

Magistratura Democratica

DIFENDERE IL C.S.M. , DIFENDERE LA GIURISDIZIONE

Gli attacchi mossi dal Ministro della Giustizia e da esponenti politici al C.S.M. sono incredibili.
E' la legge che consente al Consiglio di fornire pareri, che rappresentano contributi tecnici di esperti che hanno sperimentato le norme sul campo; contributi che in qualsiasi altro Paese sarebbero apprezzati e tenuti da conto.
Le accuse al C.S.M. di essere diventato un organo politico sono risibili: altrettanto allora bisognerebbe dire dei professori di diritto penale e delle associazioni di avvocati che si sono pronunciati nel medesimo senso.
La realtà è che a fronte di norme che raccolgono la pressochè unanime condanna degli operatori si vuole il silenzio. Silenzio incompatibile con la democrazia.
La realtà è che siamo giunti ad un punto in cui la maggioranza politica vuole distruggere la giurisdizione, come luogo di  affermazione imparziale ed indipendente dei diritti di ogni cittadino.
Appellarsi al bon ton istituzionale di Ministri come Castelli e Calderoli si scontra con la realtà di ogni giorno.
Il C.S.M. va apprezzato per quanto ha fatto e deve rafforzare il suo ruolo e la sua credibilità anzitutto migliorando il proprio funzionamento, peggiorato ( ricordiamo) proprio dalla legge sbagliata varata da questa maggioranza parlamentare che ha ridotto il numero di componenti, e facendo propri e dando risposta in positivo al monito del Presidente Ciampi, monito condiviso e sentito da tutti i magistrati.
Milano, 24 febbraio 2005

Claudio Castelli
Segretario Nazionale di Magistratura Democratica

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2005 @ 19:46:02, in Magistratura , linkato 1541 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

 
 
Ancora una volta il Consiglio Superiore della Magistratura subisce una grave ed ingiustificata aggressione per avere manifestato , nel pieno rispetto delle prerogative e competenze stabilite dalla Costituzione e dall'art.10 della legge "sulla costituzione e sul funzionamento del CSM", un fondato e doveroso giudizio critico sulla legge "senza nome" ("ex Cirielli" "salva Previti" o che altro?), grazie alla quale il Parlamento si accinge a seppellire definitivamente ogni ragionevole attesa di giustizia per i cittadini che hanno a cuore il principio di legalità, e per le innumerevoli vittime di truffe, usure, omicidi colposi, corruzioni, frodi varie etc. ; di tutti questi delitti commessi nel passato decennio, ma anche di quelli che saranno commessi nel prossimo decennio (un'amnistia "sul futuro" quindi di incalcolabili - anzi di volutamente non calcolate dal Ministro di Giustizia - devastanti proporzioni).
 
Ancora una volta il Ministro viene meno ai suoi fondamentali doveri e tenta di delegittimare con la solita e gratuita accusa di "politicizzazione" l'organo che la Costituzione ha posto a presidio dell'indipendenza ed autonomia dei giudici, nei cui confronti l'insofferenza dei sostenitori del "comune sentire" del popolo si è da ultimo manifestata con particolare virulenza.
 
I magistrati sanno bene quali sono le competenze e le attribuzioni del CSM e sono ben consapevoli della battaglia campale che oggi si sta conducendo per eliminarne la reale funzione, e per potere così liberamente attuare misure e comportamenti sempre più invasivi della giurisdizione.
 
L' importanza del ruolo del CSM e l'attenzione che il Ministro gli riserva sono state peraltro rese note da tempo agli Italiani dal messaggio del Presidente Ciampi sulle palesi incostituzionalità della Riforma dell'O.G., e dai commenti incredibilmente "compiaciuti" dello stesso Castelli.
 
Il Consiglio, peraltro, deve farsi carico dei giusti e preoccupati rilievi del Capo dello Stato, facendo tesoro della esortazioni a dare il massimo impulso e la massima efficienza alla organizzazione del lavoro in modo da rendere effettiva e puntuale  l'azione dell'Autogoverno nell'attuale momento storico di grave difficoltà della giurisdizione.
Questo non significa però che colui al quale spetta per Costituzione "l'organizzazione e il funzionamento dei servizi" possa sottrarsi ai suoi compiti e alle conseguenti responsabilità, né che debba essere dimenticata la sciagurata scelta della Maggioranza parlamentare di ridurre  di 1/3 il numero dei componenti elettivi del CSM.
 
il Presidente Piero Martello
il Segretario Nino Condorelli
  

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Di Loredana Morandi (del 25/02/2005 @ 19:51:35, in Magistratura, linkato 1551 volte)
"Non si illuda il ministro che taceremo sugli effetti e ricadute che certi provvedimenti possono avere sull'organizzazione giudiziaria". Il vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Virginio Rognoni, replica cosi' al guardasigilli che nei giorni scorsi aveva espresso critiche al Csm. "Vedo che il ministro Castelli ha fatto dichiarazioni riguardanti l'attivita' del Csm - scrive Rognoni -; certamente ci impegneremo a risolvere il problema della lentezza di certe procedure consiliari su cui, piu' volte, anche in passato, ho richiamato l'attenzione dei colleghi commissari. Ma non si illuda il ministro che taceremo sugli effetti e ricadute che certi provvedimenti possono avere sull'organizzazione giudiziaria". "Mi rendo conto - conclude - che puo' essere fastidioso ascoltare il nostro parere ma noi abbiamo il dovere istituzionale di farlo, anche perche' siamo ostinatamente convinti che il principio della 'leale collaborazione' valga anche qui.
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Di Loredana Morandi (del 01/03/2005 @ 12:49:32, in Magistratura, linkato 1432 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Si comunica che il prossimo giovedì 3 marzo, alle ore 10.30, presso la sala dell’ANM sita presso il Palazzo di Giustizia – Piazza Cavour – 6° piano ascensore n. 3, la Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati, in occasione dell’incontro con i magistrati francesi della U.S.M. (Union Syndicale des Magistrats), terrà una conferenza stampa sul tema “L’indipendenza della magistratura e l’efficienza della giustizia in Italia e in Francia: le prospettive dello spazio giudiziario europeo”.

Alla conferenza parteciperanno per l’U.S.M. Dominique Barella (presidente), Bruno Thouzellier (consigliere nazionale) e Nicolas Blot (segretario generale); per l’A.N.M. parteciperanno i componenti della Giunta esecutiva centrale e, più specificamente, Edmondo Bruti Liberati (presidente), Ciro Riviezzo (v. presidente), Carlo Fucci (segretario generale), Antonietta Fiorillo (v. segretario gen.), Sergio Gallo (direttore rivista), Mario Fresa (v. direttore), Tommaso Buonanno, Vincenza Maccora, Achille Toro.

Roma, 1 marzo 2005

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Di Loredana Morandi (del 03/03/2005 @ 15:28:49, in Magistratura, linkato 1437 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

CHIUSO OGNI  DIALOGO SULL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO
 
La Commissione giustizia del Senato  ha  approvato senza  alcuna modifica o integrazione gli emendamenti governativi  sull’ordinamento giudiziario,

L’ANM aveva auspicato  che il governo cogliesse l’opportunità  offerta con il rinvio alle Camere per affrontare appieno non solo i rilievi di “palese incostituzionalità”  contenuti nel Messaggio del Presidente, ma  anche gli ulteriori profili di costituzionalità, da più parti avanzati, nonché le questioni di irrazionalità ed impraticabilità.

Negli oltre tre mesi seguiti al messaggio presidenziale vi sarebbe stato tutto il tempo per affrontare, in clima di costruttivo dialogo, le questioni aperte.

Purtroppo è accaduto il contrario: ancora una volta  il governo e la maggioranza hanno scelto la via della blindatura di ogni discussione, che tanti danni ha già portato in passato. Con la  presentazione all’ultimo minuto di un emendamento del relatore si è precluso ogni confronto su modifiche effettive  al sistema incostituzionale dei concorsi che erano avanzate  da emendamenti presentati oltre che dalla opposizione anche dal sen. Salerno di Alleanza nazionale.

Il testo che verrà presentato alla votazione finale della commissione  lascia inalterati in due punti qualificanti (ricorso al Tar sulla nomina dei direttivi e sistema dei concorsi) i rilievi di palese  incostituzionalità, oggetto del messaggio presidenziale,  oltre  a non affrontare alcuno degli  aspetti di  evidente impraticabilità.

Ancora una volta il governo ha scelto la linea della forzatura e della chiusura ad ogni vero dialogo ed approfondimento, nonostante tutti  gli autorevoli  appelli in tal senso.

L’ANM ribadisce  il netto dissenso rispetto ad un testo  legge che, nonostante le  modifiche apportate , pone a rischio dell’indipendenza dei magistrati, modifica l’equilibrio tra i poteri dello Stato, diminuisce le garanzie dei cittadini.

Nonostante tutto l’ANM  continua ad  auspicare  che nell’esame  in aula del Senato  si riapra un clima di dialogo e ci si misuri con le questioni sollevate da tutti gli operatori del diritto e dalla dottrina giuridica, che sono state oggetto  anche di emendamenti proposti dalla maggioranza e dalla opposizione, sui quali in commissione non è stato consentita la discussione

Roma 1 marzo 2005 
La Giunta esecutiva centrale

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Di Loredana Morandi (del 04/03/2005 @ 19:10:47, in Magistratura, linkato 1589 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

Roma,2 marzo 2005

Cari Colleghi,

Il 6, 7 e 8 marzo siamo chiamati a votare per rinnovare la composizione della Sezione dell'Associazione Nazionale Magistrati della Corte di Cassazione.

Le elezioni cadono in un momento particolarmente difficile della vicenda istituzionale ed associativa. E' in corso, infatti, la riforma dell'ordinamento giudiziario e sono in via di approvazione disegni di legge che incidono sull'assetto e sulla funzione della giurisdizione,
per cui l'A.N.M. è chiamata a intervenire in tutte le sedi del dibattito per illustrare i contributi e le proposte dei magistrati, intese ad assicurare la garanzia dell'indipendenza e dell'autonomia della magistratura nel quadro istituzionale dello Stato di diritto, ispirato
al principio della divisione e dell'equilibrio dei poteri, al fine della salvaguardia dei diritti dei cittadini.
In questo contesto si inseriscono i problemi della Corte di Cassazione, che riguardano tanto il suo inquadramento nel sistema istituzionale, quanto la sua efficienza funzionale. Efficienza che non va riguardata semplicisticamente, come mero aumento di produttività, ma quale valore genuinamente democratico,perché le disfunzioni e i tempi lunghi di definizione del processo si ritorcono in danno delle parti più deboli.
Per questo bisognerà essere propositivi sui temi delle riforme che interessano la giustizia, formulando proposte concrete riguardanti l'ordinamento e il processo.
Un'osservazione preliminare è, infatti, necessaria. La soluzione delle difficoltà in cui attualmente si dibatte la Corte non si può ricollegare esclusivamente a problemi di gestione, per la cui soluzione basta trovare formule organizzative adeguate. Al contrario, l'esigenza di tale soluzione richiede un'analisi più ampia, che non può non coinvolgere la stessa collocazione della Corte nell'ordinamento processuale. E' questo il primo punto su cui deve cadere la nostra attenzione.
Per quanto riguarda la giurisdizione penale - ma i rilievi che seguono possono ben riguardare anche la giurisdizione in materia civile - la naturale premessa riguarda la constatazione, non nuova né recente, che l'intero sistema delle impugnazioni rivela l'esigenza di una pronta riforma.
Infatti, alla contraddizione derivante dalla subordinazione della sentenza di primo grado, frutto di un giudizio fortemente partecipato secondo lo schema del principio accusatorio, a un giudizio d'appello puramente cartaceo e formale, si accompagna l'astrattezza di un giudizio di legittimità ispirato alla tutela dell'uniformità dell'applicazione del diritto, il cui sindacato è limitato all'interpretazione della norma e alla valutazione della mera struttura logica della sentenza impugnata.
Si pone l'interrogativo se l'uniformità del diritto così concepita, come nomofilachìa ossia come funzione astratta e paralegislativa, non si traduca in un'insufficienza del giudizio. Se, cioè, in un moderno sistema processuale la corretta e uniforme applicazione della norma debba essere rimessa all'interpretazione astratta, lasciando fuori dal sindacato di legittimità il travisamento del fatto, o se, invece, non debba essere desunta in ogni caso dalla valutazione del fatto, secondo le esigenze di accertamento e di regolamentazione che da esso promanano.
Si tratterebbe, in altri termini, di avvicinare il ruolo della Corte di Cassazione a quello della corte suprema di tipo anglosassone, sciogliendo finalmente il dilemma che Nello Nappi ha posto nella sua relazione all'ultima Assemblea della Corte (corollario sarebbe l'immediata sottoposizione della sentenza di primo grado al giudizio di cassazione con la sostituzione dell'appello con il giudizio di rinvio).
Dal diverso assetto e dal differente orientamento della funzione ordinamentale dell'istituto deriverebbe un'azione più efficace e penetrante nel processo, che ne risulterebbe razionalizzato e quindi potenziato nella capacità di accertamento e di valutazione, senza
pregiudizio per la nomofilachìa, perché nel migliorato approccio al fatto la Corte troverebbe la legittimazione della sua giurisprudenza.
Soprattutto ne risulterebbe migliorata la qualità dell'intervento. E il più penetrante rapporto col fatto consentirebbe di rendere più funzionale il ricorso per cassazione rispetto al processo, restringendone in modo corrispondente la base normativa e riducendo per questa via il numero dei ricorsi.
La ricerca ipotizzata in questa direzione è più di un rimedio alle difficoltà attuali e dà la misura dell'incongruenza, anche su un piano di principio, di continuare a gestire passivamente la massa ingente dei ricorsi che annualmente vengono diretti alla Corte semplicemente stimolando il lavoro dei magistrati, perché la mole del lavoro non può non andare a discapito della qualità e non incidere perciò negativamente sulla loro stessa professionalità. Considerare indiscutibile l'attuale assetto ordinamentale della Corte non sarebbe solo frutto di un dogmatismo incomprensibile, ma varrebbe a ritenere fisiologico l'afflusso e la gestione di un numero talmente elevato di ricorsi.
Per altro verso, a fronte delle considerazioni svolte la riforma in corso dell'ordinamento giudiziario rivela il limite essenziale di procedere alla revisione dell'ordinamento giudiziario e dello statuto del giudice prescindendo dalla contemporanea revisione della struttura degli uffici e dell'ordinamento processuale.
In realtà, una conduzione dell'ufficio che si limita a gestire i ricorsi contando esclusivamente sullo spirito di abnegazione e sulla coscienza professionale dei giudici della Corte, oltre a perpetuare il pregiudizio per cui per il funzionamento della giustizia basta far lavorare i magistrati, genera ulteriori distorsioni all'interno della struttura dell'istituto. Oltre alla caduta di qualità e al corrispondente calo di professionalità, si manifestano fenomeni di verticizzazione, conseguente all'ingresso di funzioni intermedie non previste dall'ordinamento, e di burocratizzazione, inevitabilmente connessa con le direttive volte ad assicurare l'efficienza senza una possibile contemporanea attenzione alla qualità delle motivazioni.
In luogo di tale verticizzazione, il recupero di un'organizzazione efficiente potrebbe ricercarsi nella creazione di funzionari intermedi, referendari o assistenti, già introdotti in strutture statuali come quella del C.S.M., e regionali, con la funzione di ausiliari del giudice.

Con riguardo alla giurisdizione civile si rileva come si continui a ripetere che la funzione della Corte è quella di assicurare l'uniforme interpretazione della legge. Nella realtà, poi, approdano in cassazione, in misura crescente, ricorsi che pongono unicamente questioni di fatto o che propongono la soluzione di questioni del valore di qualche decina o centinaia di euro che non involgono alcuna questione di principio.
E' necessario dunque - come avviene già da diversi anni in altre Corti europee e come oggi  si discute anche da noi - selezionare la trattazione dei ricorsi, svolgendo una adeguata attività preventiva che possa consentire sia di utilizzare maggiormente l'udienza camerale sia  di accorpare le questioni seriali, che attualmente risultano spesso distribuite fra diverse sezioni e decise non in modo coordinato. Solo in questo  modo potrà identificarsi quel contenzioso che istituzionalmente riguarda la Corte di cassazione e potrà adeguatamente svolgersi quel compito di nomofilachia che l'ordinamento le affida .
Ovviamente, l'opera di  razionalizzazione dovrà  essere frutto di un continuo dibattito all'interno dell'intera Corte, sollecitando lo strumento partecipativo e, soprattutto, non dovrà determinare un ulteriore aumento dei singoli carichi di lavoro: strumento questo che non potrebbe comunque  definirsi "organizzativo" nel senso proprio del termine e che sarebbe comunque privo di reali prospettive, nel contesto che tutti ben conosciamo.
In generale si può rilevare come il lavoro dei magistrati si svolga in strutture che appaiono vetuste più che quantitativamente insufficienti.
Anche l'organizzazione del lavoro è suscettibile di revisione in melius, con riguardo sia all'assegnazione dei processi ai relatori che alla distinzione del lavoro giurisdizionale, pertinente alla natura e alla dignità della funzione, dalle prestazioni accessorie di natura
amministrativa. Infatti, il Consigliere, che dovrebbe limitarsi a rendere le decisioni con le relative motivazioni, finisce per assumersi una varietà di compiti impropri, che vanno dalla fotocopiatura degli atti al confezionamento dei fascicoli, dal controllo dell'intestazione delle sentenze al controllo delle imperfezioni redazionali.
Oltre alla ridefinizione dei compiti in relazione alla natura della funzione, il buon funzionamento della Corte esige un'opera di radicale modernizzazione.
La realizzazione di tale obiettivo e il mantenimento costante del livello di modernità degli strumenti e di aggiornamento del personale non possono oggettivamente venire dall'organizzazione ministeriale, generalizzata e a volte inadeguata (l'episodio della mancanza della carta per le fotocopiatrici resta emblematico ma non isolato), ma esigono un intervento specializzato e costante, promosso dalla stessa Corte, che è l'utente dei mezzi necessari per l'esercizio della funzione che le è propria.
Non è pensabile, infatti, che l'opera di modernizzazione possa essere altrimenti perseguita se non attraverso il riconoscimento alla Corte di Cassazione di un'autonomia gestionale e contabile, al pari di quanto è già accaduto per altre istituzioni giudiziarie.
Al Consiglio Superiore della Magistratura chiederemo una più ampia attenzione e un dialogo più intenso con la Corte di Cassazione.
Attenzione che affronti i temi qui esposti e si esprima su diversi piani e su vari fronti, che vanno dalla tutela della dignità e della professionalità del Consigliere - anche con riguardo alla determinazione degli standards di lavoro ottimali e, più in generale, dell'organizzazione del lavoro - e dell'efficienza e della funzionalità della Corte alla promozione degli interventi legislativi necessari per la definizione dell'assetto istituzionale della Corte stessa e per assicurarle le condizioni per l'esercizio della sua funzione, riconoscendo ai Consiglieri la dignità e il prestigio che per le ragioni anzidette si vanno sminuendo da tempo.
Compito della  Giunta  dovrà comunque essere quello di sollecitare tra i colleghi un dibattito sui temi indicati e su quelli che verranno di volta in volta individuati e di richiedere la convocazione dell'Assemblea generale sede naturale per dibattere e deliberare sui temi che riguardano l'organizzazione e l'attività della Corte di cassazione. 
Queste idee intendiamo tradurre col vostro consenso in prospettive di analisi e di azione concreta, offerte alla partecipazione indiscriminata di tutti i colleghi.
Alcuni colleghi hanno dato la loro disponibilità a perseguire le finalità che ci siamo proposte. Sono colleghi noti alla maggior parte di voi, che si sono assunti il compito non facile, ma perseguito con profonda convinzione, di rappresentare in questa vicenda elettorale il Movimento per la Giustizia:

Giacomo FUMU,
consigliere della Corte di Cassazione;
Francesco IACOVIELLO,
magistrato di appello applicato alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione;
Saverio MANNINO,
consigliere della Corte di Cassazione;
Gianfranco MANZO,           
consigliere della Corte di Cassazione;
Ippolisto PARZIALE,
magistrato di appello applicato alla Corte di Cassazione;
Federico SORRENTINO,
magistrato di appello applicato alla Procura Generale presso la Corte di Cassazione; 
Bruno SPAGNA MUSSO,
consigliere della Corte di Cassazione

Con viva cordialità

Ruggero Galbiati
Segretario della Sezione
del Movimento per la Giustizia della Corte di Cassazione

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Di Loredana Morandi (del 04/03/2005 @ 19:16:06, in Magistratura, linkato 1695 volte)

Magistratura Democratica

PROGRAMMA PER I CONSIGLI GIUDIZIARI

Il sistema di autogoverno è nostro, frutto e patrimonio di tutti i magistrati, ed è presupposto indispensabile per la difesa della nostra indipendenza e della stessa qualità del nostro lavoro. E' un sistema che si trova però in sofferenza a tutti i livelli, nella capacità operativa del Csm e dei Consigli giudiziari, nei rapporti tra amministratori ed amministrati, nella concreta gestione degli uffici.

E' un sistema che dobbiamo rilanciare se vogliamo evitare che l'indipendenza di ciascuno di noi sia messa a rischio e che altri governino o cerchino di governare la magistratura sulla base degli interessi e dei desideri di chi è al potere.

Per questo le elezioni dei Consigli Giudiziari assumono oggi un'importanza cruciale.

Per questo crediamo che la trasparenza dell'attività dei Consigli Giudiziari sia elemento centrale, prevedendo che tutti i magistrati siano messi in condizione di conoscerne l'ordine del giorno ed i verbali.

Per questo riteniamo essenziale che l'elezione dei Consigli Giudiziari avvenga tramite la partecipazione e la scelta dei candidati e degli eletti da parte di tutti, tramite sistemi quali le primarie o che comunque assicurino il più ampio coinvolgimento.

Ma pensiamo che occorra anche non ignorare e cercare di dare risposta alla drammatica crisi di efficienza dei Consigli Giudiziari. Crisi che deriva dai sempre maggiori compiti che nascono dalle deleghe del CSM e dal crescente numero di amministrati (dovendosi comprendere anche le migliaia di giudici di pace, giudici onorari e vice procuratori onorari).

Compiti che sono essenziali perchè consentono di acquisire informazioni ed elementi in loco e fanno vivere la vicinanza degli amministrati con l'autogoverno, ma che sono destinati a crescere per la stessa evoluzione normativa e per la necessità di dare risposta alle esigenze di funzionalità, di veridicità e di attenzione che la società e gli stessi magistrati pongono con sempre più forza. Le recenti modifiche apportate nelle Circolari sulla progressione in carriera (con l'estrazione a campione dei provvedimenti), sulle incompatibilit parentali ( con la realizzazione del monitoraggio), sui pareri per il conferimento di incarichi direttivi e semidirettivi ( con specifica attenzione alla capacità organizzativa dei candidati) peseranno sempre di più sull'attività dei Consigli e rischiano di peggiorare tempi già oggi intollerabili per un autogoverno moderno ed efficiente.

Alcuni passaggi devono essere ormai scontati, come l'inserimento pieno nell'attività dei Consigli dei componenti supplenti, l'automatismo nell'assegnazione delle pratiche, l'adozione di Regolamenti che garantiscano trasparenza e funzionalità.

Ma le esigenze di efficienza impongono di andare oltre pensando sin d'ora a procedure semplificate per le pratiche de plano, a criteri standardizzati, al rafforzamento del supporto amministrativo dei Consigli Giudiziari, al ricorso a Commissioni composte di colleghi esterni per singole attività (come per la ricostruzione e valutazione del flusso degli affari), alla concretizzazione di un'effettiva esenzione dal lavoro per i componenti eletti che sia immediatamente godibile e che si articoli diversamente a seconda delle dimensioni dei distretti.

Questo in modo da potersi dare, come ogni Consiglio Giudiziario dovrebbe, tempi determinati per esaurire le diverse pratiche: quali ad esempio un massimo di due mesi per la stesura dei pareri per la progressione in carriera e specifici, di un mese per i pareri per gli incarichi extragiudiziari, etc.

Occorre poi combattere sin d'ora gli insidiosi messaggi culturali contenuti nella controriforma dell'ordinamento giudiziario dall'arrivismo alla gerarchizzazione, dalla precostituzione di titoli alla creazione di carriere parallele. Messaggi che già si insinuano pericolosamente nella magistratura.

Contro il carrierismo, per una reale valutazione del lavoro dei magistrati.

I magistrati debbono essere valutati per quello che fanno. A questa idea si ispira la Circolare del C.S.M. e la recente delibera che stabilisce quali provvedimenti prelevare a campione. Occorre far sì che i pareri diano un'immagine del lavoro del magistrato e della sua professionalità. Non si tratta di stilare graduatorie di merito tra i magistrati, bensì da un lato di far crescere quanto più possibile una professionalità diffusa ed orizzontale in tutte le funzioni e dall’altro di rendere le valutazioni più aderenti all’effettivo profilo professionale del magistrato, evidenziandone le caratteristiche peculiari anche ai fini di eventuali e più specifiche valutazioni (quali il conferimento di diverse funzioni giudicanti o requirenti, di legittimità, semidirettive, direttive, per la nomina a componente del Comitato scientifico, Referente per l’informatica o per la formazione decentrata). Questo ovviamente sempre basandosi su fatti specifici e garantendo all'interessato il contraddittorio.

Così gli incarichi extragiudiziari (comunque limitati, essendone concessi dal CSM solo circa 500 in un anno, tolte le 9 ore delle Scuole di specializzazione) non debbono diventare titolo da spendere per future carriere o sorta di carriere parallele. Non si tratta di demonizzare incarichi che spesso possono essere un momento di arricchimento culturale, ma di imporre con il necessario rigore che questi non distolgano dall'attività giudiziaria e che non appannino l'immagine della magistratura e dei magistrati. Quello che va chiesto è un controllo effettivo, avendo un quadro complessivo degli incarichi extragiudiziari (ivi comprese le commissioni tributarie, eventuali lezioni singole retribuite) del singolo, onde impedire cumuli anomali.

Contro la gerarchizzazione per un'equa distribuzione degli affari e la funzionalit degli uffici.

Le tabelle debbono essere un progetto organizzativo, ampiamente discusso e condiviso, sottoposto alla fine del biennio ad un bilancio. Oggi non è così per i ritardi che troppo spesso il C.S.M. accumula, giungendo a decisioni ineffettive.

I Consigli Giudiziari debbono con i loro pareri incidere al massimo livello sull'organizzazione, chiedendo democrazia e coinvolgimento dei magistrati nelle procedure, perseguendo un'equa distribuzione del lavoro tra i diversi uffici, sezioni e dipartimenti e la funzionalità del servizio.

Troppo spesso ciò oggi non avviene e risulta necessario dotarsi in tutti i distretti di strutture o Commissioni che possano ricostruire e valutare i flussi di lavoro onde consentire una razionale distribuzione degli affari.

I Consigli Giudiziari debbono poi ricordare ai capi degli uffici che le esenzioni di singoli magistrati, la assegnazione dei ruoli ai nuovi arrivati, i criteri per la individuazione dei magistrati da inviare in applicazione o supplenza sono materie tabellari che non possono essere adottate d'imperio dai dirigenti degli uffici, ma che debbono invece passare per la procedura tabellare, con tutte le garanzie previste. E' poi intollerabile e deve divenire punto d'onore di tutti i magistrati evitare forme di “nonnismo” giudiziario che penalizza gli ultimi arrivati destinandoli puntualmente ai ruoli più gravosi o sgraditi, come occorre assicurare l'attuazione e verificare il rispetto della Circolare a tutela dei magistrati in maternità o malattia, rimasta troppe volte sulla carta.

Un ruolo di proposta dei Consigli Giudiziari

La vicinanza dei Consigli Giudiziari ai magistrati pu consentire loro, anche attraverso appositi incontri, di verificare nel concreto problemi, difficoltà ed incongruenze derivanti dalla normativa vecchia e nuova del Consiglio e formulare proposte di correzione e di integrazione.

Su tre terreni questo ruolo ci pare oggi particolarmente importante:

La attuazione della Circolare sulla progressione in carriera e sul prelievo a campione dei provvedimenti, sia per verificare come i pareri possano adottare criteri agili e standardizzati, sia per accertare la bontà e congruità della tipologia di provvedimenti prelevati.

La concretizzazione della Circolare sulle incompatibilità parentali per far vivere criteri e prassi che diano certezza. Le regole debbono essere chiare e debbono essere praticabili: questo è l'unico modo per stimolare la spontanea osservanza della normativa.

L'utilizzo razionale e uniforme a livello locale e nazionale dei Giudici Onorari di Tribunale. Utilizzo oggi difforme all'interno della stessa città.

L'obiettivo che dobbiamo porci in una situazione eccezionale e difficile come la presente è di fare un salto qualitativo aprendo una nuova stagione dell'associazionismo che superi timidezze, corporativismi, protezioni e che non lasci solo ed isolato nessun magistrato. I Consigli Giudiziari sono essenziali per questo salto di qualità. Del resto sappiamo che il modo migliore per contrastare le controriforme è costruire e dimostrare con i fatti che l'autogoverno può funzionare.E' l'impegno che dobbiamo prenderci e chiedere per il prossimo biennio ai Consigli Giudiziari.

marzo 2005

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Di Loredana Morandi (del 04/03/2005 @ 19:19:59, in Magistratura, linkato 1438 volte)

Associazione Nazionale Magistrati


 
INCONTRO CON I MAGISTRATI FRANCESI

La Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati, in occasione dell’incontro con i magistrati francesi della U.S.M. (Union Syndicale des Magistrats), ha tenuto una conferenza stampa sul tema “L’indipendenza della magistratura e l’efficienza della giustizia in Italia e in Francia: le prospettive dello spazio giudiziario europeo”.

Alla conferenza hanno partecipato per l’U.S.M. Dominique Barella (presidente), Bruno Thouzellier (consigliere nazionale) e Nicolas Blot (segretario generale). In Francia, a differenza che in Italia, non esiste una unica associazione nazionale di magistrati: l’USM, di area moderata, raccoglie circa il 65% dei magistrati francesi.

L’Europa si appresta ad adottare la nuova Costituzione nella quale un ruolo centrale è assegnato alla costruzione dello Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia. L’indipendenza della magistratura è il presupposto della giustizia negli ordinamenti  democratici. Eppure proprio in questo momento è forte in Italia come in Francia una pressione da parte dell’esecutivo per rimettere in discussione garanzie di indipendenza della magistratura  che sembravano storicamente acquisite. I magistrati francesi hanno ricordato che lo statuto di indipendenza della magistratura italiana, centrato su un Csm con ampie attribuzioni, è visto come punto di riferimento in Europa ed hanno pertanto condiviso la più viva preoccupazione per la progettata riforma dell’ordinamento giudiziario italiano; hanno ricordato che in Francia la gerarchizzazione interna alla magistratura è stata storicamente il veicolo per le interferenze dell’esecutivo.

I magistrati francesi hanno ricordato che il principio di eguaglianza davanti alla legge è un elemento fondamentale della democrazia ed hanno sottolineato la inaccettabilità di ogni pretesa da parte di esponenti della politica di sottrarsi alla applicazione della legge. Hanno richiamato le difficoltà delle indagini sui reati economici -finanziari e sulla corruzione. Peraltro in Francia proposte di legge  che tendevano a ridurre i termini di prescrizione (in particolare per il reato di abuso dei beni delle società, che nella pratica giudiziaria francese ha un ruolo centrale) non sono neppure state portate in discussione,  in parlamento di fronte alla rivolta degli operatori del diritto e dell’opinione pubblica.

Di fronte alla riduzione dei mezzi materiali ed organizzativi che nei nostri due paesi sono assegnati alla giustizia nel bilancio dello stato i magistrati non possono essere additato come responsabili se non è possibile assicurare ai cittadini una giustizia di qualità in tempi ragionevoli. 

L’ANM e l’USM adotteranno iniziative comune per sensibilizzare le opinioni pubbliche europee sulla l’importanza di assicurare la piena indipendenza della magistratura, quale garanzia essenziale dei cittadini, nella costruzione dello spazio giuridico e giudiziario europeo.

Roma, 3 marzo 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 05/03/2005 @ 09:59:29, in Varie, linkato 1409 volte)

 

 

A U G U R I ! ! !

www.inter.it

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Di Loredana Morandi (del 07/03/2005 @ 14:09:39, in Indagini, linkato 1480 volte)

L'esplosione ha provocato gravi danni: divelta la grata d'ingresso dell'edificio, in frantumi i vetri dei palazzi vicini, distrutte 3 auto
Ostia, ordigno esplode davanti al tribunale
La bomba è probabilmente di fattura artigianale, ma potente
Secondo le prime indagini, è del tipo usato dagli anarco-insurrezionalisti

L'esplosione dell'ordigno ha divelto il cancello del tribunale ROMA - Un'ordigno è esploso poco prima delle 4 davanti alla sede del Tribunale di Ostia. L'esplosione ha mandato in frantumi parte della parete esterna dell'edificio. Pezzi di intonaco e frammenti metallici sono sparsi in un vasto raggio intorno al tribunale. Non ci sono stati feriti. L'ordigno, hanno detto i carabinieri, che hanno avviato le indagini, era probabilmente di fabbricazione artigianale, ma di forte potenza. Si tratta di una pentola a pressione riempita di esplosivo.

L'ordigno è esploso in via dei Fabbri navali, poco dopo le 4, davanti all'ingresso principale del tribunale e ha provocato ingenti danni all'edifico. L'esplosione ha completamente divelto la grata posta all'ingresso principale del tribunale, che è nel pieno centro cittadino. Completamente distrutte almeno tre auto che erano parcheggiate sulla strada e in frantumi i vetri delle abitazioni poste di fronte la palazzina a due piani in cortina gialla,che, da circa quattro anni è sede del tribunale, che è una sede distaccata del Tribunale di Roma.

Secondo i primi accertamenti, l'ordigno è molto probabilmente composto da una grossa quantità di polvere nera o da una sostanza simile e assomiglia agli ordigni solitamente utilizzati dagli anarco-insurrezionalisti. E infatti il colonnello Massimo Ilariucci, comandante della compagnia di Ostia, non esclude la pista anarchica: lo scorso 1 marzo un ordigno rudimentale era esploso a Genova e altri due a Milano. Le bombe scoppiarono a pochi passi da caserme dell'Arma. La bomba, nonostante i danni, non ha provocato feriti e da una prima analisi non era ad alto potenziale.

Il presidente dell'Afol, Massimiliano Giandotti, l'associazione forense del litorale romano, dopo l'attentato punta il dito contro l'indifferenza delle istituzioni."E' un tribunale abbandonato a se stesso - denuncia - Siamo preoccupati. Da tempo chiedevamo un sistema di sorveglianza che non c'è stato mai concesso, nonostante le richieste avanzate anche dal dirigente".

(La Repubblica 7 marzo 2005)
http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/cronaca/ostia/ostia/ostia.html

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