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 i gemelli Misty e Rickon... di Lunadicarta
 
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La giustizia fa onore ad una nazione, ma il peccato segna il destino dei popoli.

Proverbi, 14, 34
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/05/2011 @ 09:43:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 1544 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/cannes_2011.jpg

Festival di Cannes 2011:

l'Epopea dell'Apologia della Pedofilia


Il festival di Cannes di quest'anno lo ricorderemo tutti dolorosamente, per la sostanziale esposizione di opere tutte in eguale "apologia" dei reati di pedofilia. La pedofilia è il crimine più efferato e suscita il più grande allarme sociale, in quanto si tratta di una perversione sessuale che agisce con violenza contro la "rinascita" stessa della specie umana. Nella cinematografica convention di Cannes è anche l'espressione sublime della distruzione dei valori nell'Arte, che prostituendosi non celebra più la bellezza.

La convention aperta l' 11 maggio dovrebbe esporre la migliore produzione cinematografica internazionale, fino al 22 maggio prossimo compreso. Dico "dovrebbe". Il primo film in scena sabato 14 ha già creato il "caso". Il film è intitolato "Polisse" (Polizia), diretto dall'attrice e regista "Maïwenn Le Besco", in cui una polizia sull'orlo di una crisi di nervi, cioè gli agenti del dipartimento francese della "tutela dei minori", si trova a lavorare anche a casi di omicidio seriale ai danni di bambini.

Polisse è scene forti, scene che lasciano il segno, come il feto abortito da una ragazzina o la confessione alla mamma di una bimba seviziata dal padre. Non manca la chiave interpretativa a favore dei pedofili di genere "lolicon", quelli ai quali piace la bambina tra i 13 e i 15 anni, in una esuberanza sessuale adolescenziale addirittura demonizzata. Come negli scritti di Gardner le bambine sono "puttane" fin da piccole, e adescano gli adulti.

Una rapida ricerca su web consente di definire la Le Besco come il nuovo modello di "strega", sulla scia della definizione "dispregiativa" data alle donne che accompagnano gli omosessuali in discoteca. Si può dire, tanto lei è sotto pseudonimo. Il livello di una "strega per pedofili" che porta a Cannes un suo film è certamente superiore, perché la fame di denaro apre ad orizzonti ben più ampi offerti dalla lobby internazionale dei pedofili. Il sito della "produzione cinematografica è ancora in costruzione, ma è il registrante che suscita tutte queste considerazioni. Anche qui abbiamo  probabilmente di fronte uno pseudonimo (ed è doloso certificare il falso), perché alla ricerca del registrante, tal Emmanuel Sierra, tutto quel che appare sono alcuni profili MySpace con profferte a carattere sessuale, ed un "sex offender" ventenne arrestato dallo stato della Florida. Zero tra le news.

"Michael", del regista tedesco/austriaco Markus Schleinzer, è il secondo film degli orrori pedofili, in scena  ieri domenica 15 maggio. Si tratta della storia di un "uomo normale" e descritto come tale, che nello scantinato nasconde un bambino rapito e seviziato. Qui non ci sono scene di violenza, ma la meticolosità morbosa dei particolari lasciano duramente intendere tutto quel che accadrà dopo la "dissolvenza".

E non è finita, perché nei prossimi giorni è atteso "LoverBoy" di Catalin Mitulescu, 1 ora e 35 minuti dedicati a cosa ancora non lo sappiamo, però il titolo è "promettente" e la storia del delinquente e seduttore, che si invaghisce di un adolescente e lo costringe a prostituirsi, non lascia alcun dubbio sulla natura pedofila dell'opera.

Fin qui quel che è apertamente dichiarato, ma gli stessi concetti sono presenti nel film Sleeping Beauty (la bella addormentata), in cui il personaggio centrale è una studentessa che per necessità vende il suo corpo, ma in stato di sedazione.

Un giornalista italiano, esperto in cronaca nera e fatti di pedofilia, leggendo il programma cinematografico di Cannes 2011 e da oggi ha alcune ragioni per dichiarare lo "scandalo" di questa edizione, ed un terribile deja vu personale. Infatti, oggi, lunedì 16 maggio, alle ore 11:45 e alle 22.00 è di scena il film "L'Apollonide, Souvenir de la maison close" (House of tollerance), di Bernard Bonello.

Colpa nostra certo, proprio di noi italiani, che abbiamo aperto la stagione del cinema per pedofili con "Anima nera", confermandoci nel mondo il quinto paese tra i consumatori di turismo sessuale e pedopornografia.

E non consola il fatto che Woody Allen, il più famoso pedofilo della cinematografia internazionale, abbia aperto la convention del Festival di Cannes 2011 con il suo ultimo inutile film "Midnight in Paris" anche a queste pellicole.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 16/05/2011 @ 09:38:04, in Magistratura, linkato 1441 volte)
Le toghe escono dal tribunale
per spiegare il no alla riforma

Mercoledì sera un convegno a Torino incontra organizzato da "Libertà e Giustizia" e l'Anm del Piemonte. Intervengono Grosso, Zagebelsky e Gianfrotta


La separazione delle carriere, il pericolo di perdere autonomia e indipendenza, di diventare pedine sotto il giogo della politica: la riforma della giustizia si avvicina e i magistrati sentono il bisogno di spiegare ai cittadini le loro ragioni, le ragioni del “no”. Per questo, per la prima volta, l’Anm locale, ovvero l’associazione nazionale magistrati del Piemonte, sceglie di uscire fuori dalle mura del Palazzo di Giustizia di Torino per dibattere e parlare, per rivolgersi direttamente alla cittadinanza e informarla dei rischi e delle conseguenze del nuovo progetto di legge, offrendo il punto di vista della magistratura ma non solo.

Il convegno, dal titolo “le ragioni dei magistrati”, è infatti organizzato insieme a Libertà e Giustizia, l’associazione culturale che lotta da anni in difesa della Costituzione. L’appuntamento è per mercoledì nella sala Cavour al centro congressi di via Nino Costa 8 alle 20.30: ad illustrare gli argomenti sarà il giudice Francesco Gianfrotta, presidente della giunta Anm Piemonte e interverranno il presidente di Leg Gustavo Zagrebelsky, l’avvocato Carlo Federico Grosso e il giornalista Luigi Ferrarella. «La riforma della giustizia è stata scritta in un testo che se approvato dovrebbe modificare norme della Costituzione - spiegano da Leg - se il parlamento lo approverà e i cittadini voteranno sì nel referendum che seguirà, i magistrati che indagano apparterranno a una carriera diversa da quelli che giudicano. A decidere dell’indipendenza dei primi e quindi della possibilità di indagare al riparo da pressioni, sarà la maggioranza parlamentare del momento. Il controllo di legalità nel nostro paese si svolgerà con modalità diverse. E la politica farà pesare, ben più che adesso, la sua volontà di giustizia forte con i deboli e debole con i forti».

http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/05/16/news/le_toghe_escono_dal_tribunale_per_spiegare_il_no_alla_riforma-16294984/
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Di Loredana Morandi (del 13/05/2011 @ 11:50:07, in Indagini, linkato 2813 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/gioco_3_carte.jpeg

Affido Condiviso:
il Gioco delle 3 Carte alle Audizioni
del DDL 957



Non mi piace abbassare il tono di questo blog, lo faccio solo se strettamente necessario e per dire la verità, tutta la verità, niente altro che la verità. Infatti ho scelto di parlare del gioco delle tre carte, perché l'asso, sempre quello, si nasconde di volta in volta sotto la carta di destra o quella di sinistra. Ma sono perfettamente consapevole di star parlando di "briscola" e del 2 di coppe quando "regna" il seme di bastoni.

Ovvero, la Commissione parlamentare, che terrà le audizioni in tema di affidamento condiviso e ddl 957, si troverà di fronte: una Associazione della Magistratura, l'AIMMF, e le rappresentanze dell'Organizzazione Unitaria dell'Avvocatura, del Consiglio Nazionale Forense e di poche altre associazioni serie dell'avvocatura.

Per sopportare quel che viene poi, a quei pochi rappresentanti del popolo della giurisprudenza occorrerà fermezza e pazienza, anche se sarebbe auspicabile un certo spirito di sacrificio preso dall'esperienza dei Cub giudiziari, che in più di una occasione hanno "occupato" la sala verde del Ministero di Giustizia.

Venghino signori, andiamo ad incominciare con il favoloso gioco delle tre carte!  Fatevi sotto e scegliete la vostra carta, perché.. Qui si vince, qui si perde. E' proprio questo il punto, perché si è fortemente a rischio di perdere anche la faccia e di finire spalmati su facebook e commentati ad insulti ed altre mediocrità.  Consiglio, limitatevi ad un pacato "buongiorno" e poi per amor del bon ton dimenticate a casa i "biglietti da visita".

Tutto inizia e finisce con l'associazione Adiantum, che ha sede legale nel mio quartiere in Roma, in via Trionfale 5697. Rammentate bene questo indirizzo. Io, nel corso della spiegazione dovrò avvalermi di alcuni screenshot scattati per l'occasione.

L'associazione, originariamente costituita da 12 associazioni, oggi ne cancella una e ne iscrive 4, fondate con statuto copia e incolla da meno di sei mesi. L'associazione cancellata è il Centro di Documentazione Falsi Abusi di Torino, uno degli storici fondatori, la storia penosa di un padre con un figlio pedofilo in carcere, nascosto solo sul sito web per ragioni di comodo, ma presente sempre nei comunicati adiantidei ridondanti di insulti o calunnie nei confronti di questo o quel malcapitato, di solito il presidente di una associazione seria e numerosa a tutela dell'infanzia o contro la pedofilia. Peculiare a queste strombazzate è l'esistenza di una contestuale azione di dossieraggio nei confronti del malcapitato, di cui io prendo accuratamente nota.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-05-13_124637_redazione_sito_pedatum.jpg

Alcuni tra questi nominativi li vedremo tornare e ritornare, con sigle più o meno utili ad una minima autolegittimazione, ma non a rappresentare un vero associazionismo. Ad iniziare con il presidente pedatum(*) di turno, Andrea Carta, iscritto alle audizioni anche per la Padri separati di Novara. Non mancheranno, naturalmente, l'ingegnere cultore dell'apologia degli scritti di Gardner, e l'ex promotore finanziario.

In generale li riconoscerete dal dialetto e tutti portano due o tre rappresentanze, io mi limito a segnalare i casi più eclatanti di riciclaggio di persone, anche a titolo di irreale rappresentanza associativa.  Il primo è il barese Davide Romano, titolare del dipartimento legale di Adiantum, fondatore della Padri separati di Bari e referente regionale dell'ANFI (associazione nazionale familiaristi italiani).

Secondo e ultimo soggetto da me descritto è l'espressione di ciò che è non lontano dalla definizione di abuso della credulità popolare, fin dei politici interessati. Mi riferisco all'ANFI, Associazione Nazionale Familiaristi Italiani, una retina di una trentina di avvocati gettata sui flutti dei 150.000 del mare nostrum della avvocatura italiana.  Romano compreso, naturalmente.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-05-13_125024_rete_anfi.jpg

Questa associazione è,  di fatto, sedicente "nazionale", in quanto non copre neppure per intero il territorio e, per conoscenza diretta, alcuni membri sono stati reclutati solo di recente, anche all'oscuro di tutto, direttamente da facebook.

Ne è presidente Carlo Ioppoli, giovane avvocato romano,  figlio di avvocati, ma tanto giovane che io a soli 48 anni posso ancora rammentare di averlo incontrato quando da "ragazzino" attaccava i manifesti di Storace, con i secchi di colla nel quartiere. Purtroppo la formazione dei partiti della colla se non offre  cultura o esperienza, non offre neppure umanità.

Sospetto però che si debba attribuire la scelta a "papà", se lo studio Ioppoli, sito in Roma collegi elettorali della Balduina, via Trionfale 5697, ospita la sede legale della associazione di associazioni denominata  Adiantum, dal nome della pianta, l'adiantum pedatum* (il comune capelvenere, detto anche asciuga piedi).

Ovvero, lo studio Ioppoli, già sede dell'ANFI, ospita la sede legale dell'associazione fondata per difendere il più famoso pedofilo in Italia, il caso degli abusi sessuali su bambini dai 3 ai 5 anni presso l'asilo Bovetti in La Loggia di Torino,  il pedofilo condannato a Reggio Emilia a 9 anni e 9 mesi, quello condannato a Caserta e Tutti i più gettonati pedofili delle cronache nazionali, fino alla pubblicazione contenente i consigli per non essere indagati per reati di pedofilia, distribuita a Rignano Flaminio durante le indagini sui presunti abusi a minori di anni 5.

Per giustizia e completezza non si possono dimenticare i trascorsi associativi più recenti: il blog di un sociologo oscurato perché diffamava la magistratura pubblicandone le fotografie e l'avvocato indagato per corruzione in atti giudiziari nel caso famosissimo dell'omicidio della madre che catturò il pedofilo suo assistito, Teresa Bonocore.

Ma la storia della fondazione della associazione, che liberamente sceglie il nome di una pianta che ha la stessa radice latina della parola pedofilo, è più lunga. E non manca di nulla, con un condannato per detenzione di materiale pedopornografico, una ex prostituta e il favoloso webmaster delle 400 pagine facebook e dei più di 60 siti pseudo associativi sotto processo per violenze familiari, oggi.

Verificate prego: http://www.avvocati-italia.com/detail/168/studio-legale-ioppoli.html

Una facile previsione? Se non fossero bastati il bunga bunga, le olgettine e la D'Addario,  grazie a questo spregiudicato associazionismo anche la Balduina avrà ottime ragioni per esprimere tutto il suo potenziale di voto a sinistra, per le prossime politiche. Occhio, naturalmente, a non votare i radicali con nessun partito.

Loredana Morandi



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Di Loredana Morandi (del 13/05/2011 @ 10:12:55, in Magistratura, linkato 1497 volte)
Sono personalmente convinta che Ingroia stia decidendo di lasciare la magistratura per la politica. Molto bene, occorrono nuovi leader e persone oneste alla politica italiana. Mi auguro che voglia però scegliere il giusto partito e non cedere ad una popolarità tra il grottesco e il godereccio. L.M.

Giustizia/ Palamara: Ingroia?

Toghe non si legittimano in piazza

"Attenzione a magistrati già sovraesposti per le loro indagini"


TMNews

Roma, 12 mag. (TMNews) - Il presidente dell'Anm Luca Palamara non si è mai espresso in termini di censura rispetto alle pubbliche prese di posizione di singoli magistrati, ma oggi, incalzato da Giovanni Minoli nel corso della registrazione di una puntata di 'La storia siamo noi' (in onda stasera alle 23.30 su Rai2 e domani alle 8.05 su Rai3) ha risposto in modo piuttosto chiaro a una domanda sulla partecipazione a una manifestazione di piazza del pm parlermitano Antonio Ingroia. "E' chiaro - ha detto il numero uno del sindacato delle toghe - che la situazione attuale fa sì che tutti i magistrati possano essere spinti a esprimere pubblicamente le loro opinioni, ma noi abbiamo raccomandato sempre prudenza e sobrietà soprattutto quando determinate indagini provocano una sovraesposizione di singoli magistrati". Quindi Ingroia ha fatto male ad andare in piazza?, ha nuovamente domandato Minoli. "Credo di essere stato chiaro", ha replicato Palamara.

"Il problema - ha spiegato - è la legittimazione della magistratura che si fonda non sul consenso di piazza ma sulla credibilità dell'azione giudiziaria. La legittimazione si conquista solo nei processi e non nelle piazze".


Mafia/ Palamara: Ciancimino?
Non conosco gli atti del processo


"Se ne occupano Csm e Procura antimafia, quelle sono le sedi"


TMNews

Il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara non ha voluto esprimere giudizi di merito sulle tensioni fra le Procure di Palermo e Caltanissetta per quanto riguarda la gestione di Massimo Ciancimino, recentemente arrestato per calunnia nel quadro delle indagini sulla 'trattativa' Stato-mafia.

"Non conosco gli atti del processo, perchè faccio un altro mestiere - ha detto nel corso di un'intervista per la puntata di 'La storia siamo noi' che andrà in onda stasera alle 23.30 su Rai2 e domani alle 8.05 su Rai3 - l'importante è che si faccia piena chiarezza sulla vicenda e che gli accertamenti possano andare fino in fondo". Ma sul contrasto Palermo-Caltanissetta Palamara si è limitato a dire che "gli accertamenti in corso al Csm e la riunione che ha tenuto la Procura nazionale Antimafia sono le sedi giuste in cui approfondire il problema".

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Di Loredana Morandi (del 11/05/2011 @ 17:16:16, in Magistratura, linkato 1531 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Trib_MI_Foto_Magistrati_4.jpg

GIORNATA DELLA MEMORIA


9 maggio 2011 - Milano Palazzo di Giustizia

Edmondo Bruti Liberati
Procuratore della Repubblica

 

Prendo la parola, nel giorno della memoria di Giorgio Ambrosoli, Emilio Alessandrini e Guido Galli, nella qualità di Procuratore della Repubblica di Milano. E’ questa la Procura che ha indagato e indaga sui grandi crack bancari  (dalla Banca di Sindona al Banco Ambrosiano fino ai casi più recenti), su  bancarotte e reati societari , sul terrorismo interno  e internazionale ,  sulle organizzazioni volte a sovvertire l’ordinamento democratico, sulla criminalità organizzata e mafiosa, sulla tutela dell’ambiente, sugli infortuni sul lavoro, sugli abusi sessuali nei confronti dei minori, sulle truffe agli anziani, sui furti, sui reati informatici ed anche, doverosamente, sulla corruzione e sugli abusi di coloro che esercitano pubbliche funzioni.

Giorgio Ambrosoli, avvocato, è andato incontro, consapevolmente, al rischio della vita per aver voluto affermare che le regole valgono anche per le grandi frodi e non solo per le piccole,  nonostante  protezioni “dall’ alto” e correlativi inviti alla “prudenza”. Una lezione molto attuale.    

Non posso tacere poi che è un grande  onore  trovarmi oggi, in questa occasione solenne, a rappresentare  i  PM di Milano rendendo omaggio alla memoria di due magistrati che PM alla  Procura di Milano sono stati.  Emilio Alessandrini  ha percorso alla Procura di Milano tutta la sua carriera: ci siamo più volte incontrati in udienza, lui sostituto procuratore ed io giudice della II sezione penale del Tribunale. Guido Galli, giudice istruttore al momento della sua morte, era stato in precedenza magistrato della Procura di Milano, oltre che giudice del dibattimento. 

Alessandrini e Galli hanno vissuto da protagonisti quel decennio degli anni ’70, anni di piombo, ma insieme anni di grandi e positive trasformazioni nella legislazione e nella magistratura.  Alessandrini e Galli magistrati a tutto tondo, sono stati entrambi impegnati, lo si è già ricordato, nella Associazione nazionale dei magistrati,  di cui furono segretari della sezione Milanese.

Alessandrini e Galli, eroi civili che hanno pagato con la vita la loro dedizione  al dovere,   sono stati due di noi , magistrati  di Milano, come noi sono entrati mille volte in questo Palazzo,  hanno letto i motti latini sulle facciate e la scritta che campeggia in tutte le aule di udienza “ La legge è uguale per tutti”. Sono stati magistrati  soggetti alla legge e”soltanto” alla legge e alla suprema delle leggi la Costituzione, di cui la Corte Costituzionale è custode ed interprete. Nel rilevo di Arturo Martini che si trova in questo stesso atrio al terzo piano, l’opera d’arte più rilevante di questo Palazzo, la Giustizia è rappresentata con i simboli tradizionali della bilancia e della spada.   Spetta al magistrato garantire che tutti siano eguali di fronte alla legge, senza che nessuno possa avvalersi di privilegi o immunità. Ma la bilancia deve essere sorretta dalla spada, l’autorità che i magistrati esercitano  nel nome del popolo italiano. E’ un compito difficile, che per taluno ha comportato  l’assunzione del rischio fino al sacrificio: per tutti comporta  quotidianamente responsabilità enorme, di cui siamo ben consapevoli.

“Iustitia fundamentum  regnorum” è   uno dei motti incisi sulle facciate di questo Palazzo. Il rendere giustizia, nei casi che fanno notizia, come nella quotidianità, deve essere assistito dalla fiducia dei cittadini. 

Sta a noi magistrati onorare il ricordo dei caduti  mettendo ogni impegno per  meritare la fiducia dei cittadini; sta a tutti gli esponenti delle istituzioni concorrere a rinsaldare questa fiducia.

Nello spirito di austerità che si conviene, sempre, a questo luogo in cui si amministra giustizia, concludo questa cerimonia chiedendovi di osservare  un minuto di silenzio in omaggio alla memoria di  quanti, avvocati, magistrati, giornalisti, uomini delle forze dell’ordine e della polizia penitenziaria,    sono caduti, come  è scritto su questa stele,  “in difesa della legalità repubblicana”    
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Di Loredana Morandi (del 11/05/2011 @ 17:00:58, in Magistratura, linkato 1517 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Trento-Palazzo_di_Giustizia.jpg

Associazione Nazionale Magistrati
Sezione Trentino Alto Adige


Trento, Palazzo Geremia, 09.05.2011

Giorno della memoria delle vittime del terrorismo e delle stragi

Intervento del Presidente ANM di Trento
Pasquale Profiti


Erano a bordo del nostro treno,  Emilio ALESSANDRINI, Mario AMATO, Fedele CALVOSA, Francesco COCO, Guido GALLI, Nicola GIACUMBI, Girolamo MINERVINI, Vittorio OCCORSIO, Riccardo PALMA, Girolamo TARTAGLIONE.
Un treno partito nel 1948; un treno tricolore, chiamato Costituzione.
Un treno progettato da ingegneri sapienti, che chiamiamo padri costituenti.
Un treno di proprietà di tutti i passeggeri: i cittadini italiani. Un treno, però, con un conducente fragile.
Un treno che non ha una destinazione finale, ma stazioni intermedie da raggiungere, dalle quali si parte e si dovrebbe ritornare, sempre: sono le stazioni delle libertà e dei diritti; la stazione libertà di pensiero e quella della libertà di religione, la stazione del diritto al lavoro e quella del diritto alla salute; e tante altre. Talune sono particolari: sono stazioni fondamentali, inalienabili.
Un treno in cui i passeggeri hanno la possibilità di dire la loro sulla direzione di marcia del conducente, per raggiungere quelle stazioni, attraverso i loro rappresentanti.
Ma il treno può deragliare, a destra o a sinistra; ed è anche un treno  di cui possono impadronirsi in pochi per decidere dove andare, contro il volere degli altri passeggeri, in maniera violenta, o per il disinteresse dei passeggeri a raggiungere le stazioni previste.
Gli ingegneri sapienti, i costituenti del 48, lo hanno previsto.  Hanno cercato di tutelare il conducente dagli assalti di chi vuole farlo deragliare, questo treno della Costituzione, dagli attacchi di coloro che a quelle stazioni, soprattutto quelle fondamentali ed inalienabili, non vogliono arrivare. 
I magistrati, in questo treno, sono passeggeri anche loro, dei cittadini con un compito particolare, fare in modo che il treno non deragli o che non si fermi. Quando ciò avviene il treno non ha più quel conducente e non servono più, nemmeno, i passeggeri che devono orientare il conducente. Quei passeggeri non sono più cittadini, sono sudditi che a quelle stazioni non arriveranno mai.
Emilio ALESSANDRINI, Mario AMATO, Fedele CALVOSA, Francesco COCO, Guido GALLI, Nicola GIACUMBI, Girolamo MINERVINI, Vittorio OCCORSIO, Riccardo PALMA, Girolamo TARTAGLIONE tenevano molto a quel treno chiamato Costituzione perché sapevano che solo il conducente  di quel treno può portare i loro concittadini alle stazioni chiamate LIBERTÀ e DIRITTO.
Hanno deciso di proteggere quel treno ed i suoi passeggeri per vocazione, per passione e per senso del dovere.
Quel treno volevano farlo deragliare, alcuni passeggeri; dicevano di volerlo portare a destra o a sinistra, anzi all’estrema destra o all’estrema sinistra. Ma, come tutti gli estremismi, in particolare quelli violenti, si toccavano fra di loro in un punto: il rifiuto degli altri. 
Volevano una guerra civile; ma la guerra non era possibile, contro chi non è armato se non della forza della Costituzione.

Che guerra ci poteva essere contro chi, come Mario AMATO,  trova la morte mentre aspetta l’autobus che lo deve condurre in ufficio, perché non vi sono auto blindate, quel giorno, per Lui. Lasciato solo nel suo ufficio, la Procura di Roma,  dove nessuno se la sente di affiancarlo nei pericoli dell’indagine sul terrorismo di destra che conduce da solo.

Che guerra ci poteva essere contro chi, come Girolamo MINERVINI, rifiuta la scorta perché, come dirà,  “non vuole avere sulla coscienza tre o quattro poveri ragazzi”; MINERVINI sa che prima di lui sono stati già uccisi due magistrati che occupavano il suo posto, quello di direttore dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia. MINERVINI prende l’autobus, ogni mattina, e senza alcuna difesa viene ucciso. Anche lui sta andando al lavoro, al momento della morte. Non avrà sulla coscienza i tre o quattro poveri ragazzi; non si sa chi sono, ma devono la vita a lui.

Che guerra ci poteva essere contri chi, come Guido GALLI, giustifica al padre la sua decisione di fare il magistrato con queste parole: Perché vedi, papà, io non ho mai pensato ai grandi clienti o alle belle sentenze o ai libri,io ho pensato, soprattutto, e ti prego di credere che dico la verità come forse non l’ho mai detta in vita mia, a un mestiere che potesse darmi la grande soddisfazione di fare qualcosa per gli altri. Chi lo uccide lo trova con un codice in mano, la sua unica arma di difesa. Chi lo uccide sa bene chi è Guido GALLI, l’uomo che dà credibilità ad uno Stato per altri versi debole e pieno di contraddizioni. Lo uccidono proprio per questo, perché il terrore non vuole uomini che diano un volto credibile allo Stato, uomini che incarnano la Costituzione.

Che guerra ci poteva essere contro Emilio ALESSANDRINI, che dalla morte viene raggiunto dopo aver lasciato il figlio a scuola. Viene ucciso colui che mentre aveva il coraggio di seguire la verità contro le deviazioni delle istituzioni sulla strage di Piazza Fontana, si ricordava ogni anno, unico in quel gesto, di portare una bottiglia ed un panettone ad ognuno dei centralisti ciechi del palazzo di giustizia di Milano, per stringere loro la mano e ringraziarli del loro lavoro. L’uomo il cui funerale riesce a dare un’anima ad una città, che, da allora, sarà più da bere che da vivere.

Che guerra ci poteva essere contro Vittorio OCCORSIO, ucciso con le mitragliette da fanatici di destra mentre si reca a lavoro sulla sua utilitaria. Non ha nessuna difesa contro chi lo uccide; i killer sanno che OCCORSIO persegue la verità contro il neofascismo romano, caparbiamente e con intelligenza. Per questo non gli lasciano trascorrere nemmeno l’ultima vacanza estiva con la famiglia, con la quale doveva partire di lì a pochi giorni.

Che guerra ci poteva essere contro chi, come Francesco COCO, andò incontro alla morte perché non voleva  strappare la legge, non voleva trattare con i nemici della Costituzione, non voleva scambi di prigionieri, perché SOSSI non era un prigioniero, era un sequestrato e gli altri, la merce di scambio, dei detenuti secondo legge.  Fu il primo ad essere ucciso, dei magistrati, dai terroristi, alle spalle, insieme a chi doveva proteggerlo, due giovani innocenti militari dell’Arma dei Carabinieri, anche loro a difesa della Costituzione, anche loro in pace, non in guerra.

Che guerra ci poteva essere contro Riccardo PALMA, freddato, ancora una volta, mentre si reca al lavoro, quel lavoro che gli è costato la vita, sulla sua auto, con il giornale appena acquistato.  Doveva recarsi al suo ufficio, direttore degli istituti di prevenzione e pena, al Ministero della Giustizia. E’ morto per ciò che rappresentava: una funzione dello Stato, solo per questo.

Che guerra ci poteva essere contro Girolamo TARTAGLIONE, un magistrato che sapeva dell’omicidio del collega PALMA e che, proprio per questo, disse che non voleva vittime innocenti a proteggerlo. Anche lui , come MINERVINI  andava in autobus al lavoro, al Ministero della Giustizia; anche lui ucciso perché rappresentava lo Stato; anche lui, come MINERVINI e PALMA, ha salvato delle vite preferendo morire da solo. Anche questa volta non sappiamo il nome di queste vite salvate, ma siamo consapevoli che esistono grazie a lui. Non c’è guerra per chi vive per salvare gli altri.

Che guerra ci poteva essere contro Fedele CALVOSA, che viene ripagato con la morte perché la legge prevede il reato di violenza privata e lui, Procuratore della Repubblica, non può fare a mano di indagare gli operai segnalati per tale reato in occasione di una manifestazione. Un gesto imposto, innocuo; il rispetto dell’obbligatorietà dell’azione penale viene ripagato con la sua morte, quella del suo autista e del suo agente di scorta.  Non c’è guerra se lo scontro è tra la legge e le armi.

Che guerra ci poteva essere contro Nicola GIACUMBI, ucciso dopo aver visto un film con la moglie, mentre torna a casa dove l’aspetta il figlio di 5 anni con i nonni. E’ Pubblico Ministero a Salerno, questa la sua unica colpa. Altrove, a Roma, è morto un militante di sinistra ed un magistrato, nella logica perversa del terrore, deve pagare; come i nazisti fanno pagare le loro perdite ai cittadini innocenti, i terroristi placano il loro fanatismo con chi indossa la toga, solo per questo.

Quel treno tricolore chiamato Costituzione è ancora in corsa grazie a loro, al loro sacrificio.

Ma, nonostante quel sangue versato e quello di tanti altri servitori di quel treno, il conducente è ancora fragile, ha ancora bisogno di protezione. I magistrati l’hanno protetto per tutti questi anni, fino ad oggi, anche con la loro vita. Ma quel conducente appare malato. Oggi ritornano le frasi dei terroristi. E’ strano: provengono da chi dice di voler difendere il conducente, ma vuole cambiare quel treno tricolore della Costituzione. Non hanno armi in pugno, ma le loro frasi si mescolano a quelle dei fanatici armati di un tempo, senza possibilità di distinguerle:
"Il Sostituto Procuratore della Repubblica è un persecutore fanatico, si è messo a disposizione di una parte politica.
All'interno di un piano di rottura istituzionale, questo magistrato fa la sua parte e ordina una perquisizione negli ambienti a lui lontani politicamente"
"Viene meno qualsiasi presupposto legale per questo processo in cui l'imputato non ha niente da cui difendersi mentre, invece, gli accusatori hanno da difendere la pratica politica di ciò che rappresentano. Per questo ci si deve rivolgere al popolo"
Questi giudici non sono giudici, ma militanti politici che usano il potere giudiziario a fini di lotta politica
Nei nostri tribunali non si esaminano piu' meriti o demeriti di qualcuno, ma si danno dei giudizi in base all'appartenenza politica dei giudici
Questa volta è stato superato ogni limite. Il fango ricadrà su chi utilizza la giustizia come arma politico
E’ difficile distinguere queste frasi contro i magistrati; attribuirle ai terroristi o a rappresentanti recenti delle istituzioni.
Oggi, più che mai, dobbiamo ricordare, ai passeggeri del treno ed a chi quelle frasi pronunzia ancora ai giorni nostri, che solo a bordo del treno partito nel 1948, il treno chiamato Costituzione, quel conducente può sopravvivere, il treno non deragliare o bloccarsi per sempre nel suo moto di ricerca delle stazioni di LIBERTA’ e DIRITTO.
Anche il conducente di quel treno, per il quale tanto sangue è stato versato, ha un nome: si chiama DEMOCRAZIA.

Pasquale Profiti
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Giornata della memoria delle vittime del terrorismo

Quirinale 9 maggio 2011


Testo dell’intervento del Primo Presidente
della Corte Suprema di Cassazione



A nome dell’intera magistratura, che comprende giudici e pubblici ministeri, esprimo a Lei, Signor Presidente, quale suprema istituzione di garanzia e simbolo dell’Unità nazionale, la nostra gratitudine per l’opera continua e tenace di ricostruzione di una memoria condivisa da tutto il Paese e per l’iniziativa assunta quest’oggi e annunciata, con parole forti e inequivoche, nella lettera indirizzata al Vice Presidente del Consiglio superiore della magistratura, il cui contenuto ha ripagato i magistrati dell’amarezza prodotta dall’affissione di indegni manifesti, frutto di disprezzo della verità o di ignoranza della storia e della realtà. Noi respingiamo l’indegno accostamento tra chi opera per la tutela e il ripristino della legalità e chi l’aggredisce per snaturarla e neutralizzarla.

1) La giornata di memoria delle vittime del terrorismo, istituita nell’anniversario dell’assassinio di Aldo Moro, ci ricorda i giorni più bui della Repubblica e ci richiama istituzionalmente a riaffermare valori presenti nella nostra collettività. Oggi più che mai dobbiamo cercare quello che unisce. E’ questo lo spirito di questa giornata e del 150° anniversario dell’unità d’Italia. E’ il senso oggettivo della cerimonia odierna, ma è anche una convinta e non occasionale scelta soggettiva di chi ha il privilegio di parlare a nome della magistratura.

Il commemorare, il ricordare, il rinnovare la memoria in  forma pubblica e solenne, per un verso, abbraccia e unisce tutti insieme i magistrati uccisi dal terrorismo.

Per altro verso, dobbiamo ricordare questi uomini nella loro peculiarità e diversità. Innanzitutto, perché ogni persona umana, ogni vita umana è unica, insostituibile, fatta di specifiche relazioni, di affetti, di intelligenze peculiari. Come sanno i figli, le mogli, i familiari cui sono stati strappati i loro cari e che hanno patito un’atroce violenza che ha mutato la loro vita, privandola di un cammino di integrità familiare.

In secondo luogo, perché questi uomini erano tra loro molto diversi per estrazione, cultura, campo di azione, professionalità.

Li vogliamo ricordare tutti insieme, ma li vogliamo, li dobbiamo  ricordare ad uno ad uno, nella pienezza della loro vita e della loro individualità, nella  diversità e differente versatilità, chi nell’organizzazione, chi nella investigazione, chi nel giudizio, chi nella dimensione associativa: Emilio Alessandrini, Mario Amato, Fedele Calvosa, Francesco Coco, Guido Galli, Nicola Giacumbi, Girolamo Minervini, Vittorio Occorsio, Riccardo Palma e Girolamo Tartaglione. E tra questi dieci magistrati, prevalenti sono i pubblici ministeri.

Ricordiamo i nostri morti, ma li ricordiamo vivi, così com’erano, nella loro vitalità e professionalità. E’ anche, questo rispetto per il pluralismo e la diversità, un modo per ricordare non soltanto dieci vittime, ma dieci uomini delle istituzioni che lavoravano per gli altri, e furono uccisi mentre esercitavano quell’impegno nella loro attività professionale e a causa di quell’attività, assunta dai terroristi come simbolica e rappresentativa della Repubblica da abbattere con l’attacco al cuore dello Stato.

Dobbiamo ricordarli vivi affinché possano continuare ancora a dare, con il loro esempio, alimento all’azione, all’impegno, all’attività quotidiana nelle istituzioni.

2) Che cosa avevano in comune questi magistrati? 

La stessa cosa che univa, che avevano in comune i tanti avvocati, giornalisti, poliziotti, operai e sindacalisti, docenti universitari, dirigenti di impresa uccisi dal terrorismo: il senso del dovere, il lavoro preso sul serio, lavoro intellettuale o materiale. Si tratta del lavoro quotidiano, che diventa vocazione e realizzazione personale, ma anche contributo dell’individuo  alla collettività; lavoro, nel senso più pregnante e fecondo del termine, che – come è scolpito nell’incipit del nostro patto costituzionale – costituisce il fondamento della nostra collettività, della nostra Repubblica democratica. 

3) Cosa avevano di caratteristico questi magistrati?

Essi furono esemplari testimoni dei valori della professione di giudice. Chi ha il senso della professione e del ruolo, ne accetta i rischi; quietamente, senza retorica, nonostante i costi. Così fecero quei magistrati. Continuarono a esercitare serenamente la loro professione, ad esercitare la giurisdizione con consapevolezza e serietà.

Come tanti cittadini democratici, si sentirono offesi dall’aggressione e dalla violenza e alcuni di essi presero pubblica posizione contro l’eversione e il terrorismo, con la passione civile di chi ama la democrazia e la Costituzione della Repubblica e intende preservarle da manomissioni snaturanti.

Come magistrati esercitarono giurisdizione, con la compostezza e la serenità di chi ha di  fronte non nemici o avversari da sconfiggere, ma cittadini imputati da giudicare. Furono assunti dai movimenti eversivi e terroristici come bersagli, secondo le stesse rivendicazioni dei terroristi, per essere divenuti attori di efficienza e di riorganizzazione del lavoro giudiziario e, insieme, emblemi da abbattere, perché, con il loro impegno quotidiano, davano senso, legittimazione e credibilità alle istituzioni giudiziarie.

4) La magistratura, che pure ha pagato prezzi terribili, esprime pubblicamente la consapevolezza che se non ci fossero state tante altre componenti a fare la stessa cosa, i magistrati da soli non ce l’avrebbero fatta. E non rivendica orgogliosi primati, ma ama e ricorda i suoi morti, i suoi giudici cittadini, i suoi eroi borghesi, assieme - in pari dignità civile, sociale e democratica - ai tanti cittadini uccisi dal terrorismo.

Nella memoria dei nostri colleghi, vogliamo ribadire ai familiari delle vittime; a Lei, signor Presidente, che ha voluto solennemente chiamare tutti a questo responsabile esercizio di memoria repubblicana; all’intero Paese, l’impegno attuale e perdurante della magistratura a proseguire, con tenacia, rigore e serenità, il lavoro di questi nostri colleghi, a garanzia dei diritti fondamentali di ogni persona e della tutela della legalità, nell’uguaglianza di tutti di fronte alla legge, in coerenza con tante componenti della società e delle istituzioni, che hanno dato vita e sangue per difendere e promuovere la legalità, le istituzioni repubblicane e la Costituzione, tentando ogni giorno di renderle più effettive e credibili.

E’ in questo spirito, signor Presidente, che Le consegniamo la prima copia di una pubblicazione, intitolata “Nel loro segno”, che il Consiglio superiore della magistratura ha preparato per questa giornata, in cui sono ricordati i dieci magistrati vittime dei terroristi e i sedici magistrati uccisi della mafia e dalla criminalità organizzata.

Roma, 9 maggio 2011

Ernesto Lupo
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Di Loredana Morandi (del 10/05/2011 @ 07:56:13, in Giuristi, linkato 1688 volte)

Proteste al Tribunale di Milano
L'eroe del giorno Pietro Palau Giovannetti nel


Giorno in Memoria dei Magistrati e Vittime del Terrorismo



In video il fermo, apparentemente ingiustificato, dell'avvocato Pietro Palau Giovannetti reo solo di aver gridato in risposta ai cori da stadio dei berlusconiani durante la Giornata in Memoria dei Magistrati e delle Vittime del Terrorismo. L'avv. Palau Giovannetti è stato trascinato via a forza, solo per aver espresso il suo disappunto per gli schiamazzi che disturbano TUTTE le udienze e il lavoro di Tribunale e Procura di Milano, nei giorni in cui si tengono le udienze di Berlusconi.

Un malcontento manifesto ed espresso dagli avvocati, uomini e donne, ma anche dalla magistratura  tutta anche dopo i manifesti offensivi a loro rivolti e,  soprattutto, da ogni singolo dipendente dell'Istituzione dello Stato.


Pietro Palau Giovannetti è presidente della Associazione Avvocati senza Frontiere (www.avvocatisenzafrontiere.it) e fondatore del Movimento per la Giustizia - Robin Hood, il cui organo è "la Voce di Robin Hood, una libera associazione di giuristi che da 25 anni si batte contro la corruzione in Italia e non solo.

Io e la mia associazione conosciamo il presidente di Avvocati senza frontiere come uomo saggio e buono. Infatti, l'avvocato Palau Giovannetti ha collaborato con me e con gli artisti /giuristi di Artists Against War Italia, nel 2009, per la costituzione contro Israele e i suoi efferati crimini di guerra commessi nel corso del lungo bombardamento di Gaza.


Solidarietà piena al presidente Palau Giovannetti da tutti noi di Artists Against War Italia. Per chi desiderasse conoscerlo di persona il suo profilo facebook è a questo link.

Di seguito, un secondo video in cui Pietro Palau Giovannetti rilascia le proprie dichiarazioni al termine della brutta avventura subita.





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Associazione Nazionale Magistrati

Sezione Friuli Venezia Giulia



La Giunta distrettuale Anm del Friuli Venezia Giulia, oltre ad organizzare un momento d'incontro in ciascuna sede con breve sospensione delle udienze, come da delibera della Gec Anm del 20 aprile, ricorderà i colleghi uccisi dai terroristi con un manifesto

Friuli Venezia Giulia - Locandina

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http://www.giustiziaquotidiana.it/public/ANM_TRENTO_locandina_9mag.jpg


Associazione Nazionale Magistrati

Sezione Trentino Alto Adige



L'Anm, sezione Trentino Alto Adige, ha organizzato un incontro con la Presidenza del consiglio della provincia autonoma di Trento e l'Anpi, dal titolo "Vivere e morire con la Costituzione in mano". L'incontro sarà particolarmente focalizzato sui colleghi scomparsi per mano dei terroristi, aderendo alla sottolineatura del Presidente della Repubblica per quest'anno.

Altra iniziativa organizzata dalla Sezione sarà l'esposizione per tutto il giorno a palazzo di giustizia di 20 pannelli della mostra "Vite per la legalità", dedicati alla vita ed alla memoria di Guido Galli, Emilio Alessandrini, Fulvio Croce e Giorgio Ambrosoli. 

Trentino Alto Adige - Locandina

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