Immagine
 Shin-gi, come avere una tigre per "figlio"... di Lunadicarta
 
"
Ci sono due errori che si possono fare lungo la via verso la verità: non andare fino in fondo e non iniziare.

Confucio
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 05/06/2011 @ 10:49:05, in Ambiente, linkato 2192 volte)

Una notizia ambientalista/giudiziaria dalla Gazzetta di Parma: molestare il cane del vicino con il laser per denunciarne l'abbaiare notturno. La pratica della molestie con il laser è diffusissima. A Roma ne è stata vittima la popolazione dei bambini di una scuola... L.M.

Cani accecati da laser di notte:

a Parma 46 casi

Sono oltre 600 le segnalazioni giunte allo sportello online dell’Associazione italiana difesa animali e ambiente (Aidaa) di proprietari di cani presi di mira con il laser per farli abbaiare di notte. Si tratta, spiega l'associazione animalista, di una specie di nuovo 'giocò, in realtà «una vera e propria forma di maltrattamento degli animali», che starebbe prendendo piede in Italia. La maggior frequenza dei casi segnalati, informa l’Aidaa, proviene dalle province di Venezia (77), Milano (68), Reggio Emilia (54), Parma (46) e Roma (43). Occorre scendere fino al dodicesimo e tredicesimo posto per trovare le prime due province del sud Italia e vale a dire Napoli (31) e Foggia (24) fino a chiudere con Aosta , Gorizia e Catania dove non si sono segnalati casi.

Tra le regioni quella con il maggior numero di segnalazioni è l’Emilia Romagna, con 139, seguita a ruota dal Veneto, 91, e dalla Lombardia, 87. «Da quanto si è riusciti a capire – si legge nella nota – gli autori del puntamento del laser sono nella maggior parte dei casi i vicini stessi che utilizzano questo sistema per indurre il cane ad abbaiare e potersene così lamentare con il vicino proprietario di fido. Molti invece i sospetti che si annidano sui giovani ed in particolare sui ragazzi che imitano coloro che usano il laser negli stadi contro portieri e calciatori».

L'uso del laser sui cani ha provocato una valanga dei segnalazioni da parte di vicini indispettiti dall’abbaio notturno dell’animale. «Tra marzo e maggio le cause trattate in sede di tribunale degli animali relativi a liti condominiali dovute all’abbaio notturno sono state 1.743: di queste ben 634 sono da far risalire ad animali che abbaiavano in quanto infastiditi appunto dal laser ed in alcuni casi sono stati individuati i vicini che hanno provocato questo maltrattamento e Aida ha invitato i proprietari degli animali a sporgere denuncia penale».

Gazzetta di Parma

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Rapporti tra polizia giudiziaria
e pubblico ministero:

il rischio dei "guanti di velluto" in favore dei potenti


Mercoledì 01 Giugno 2011 18:24

Tribunale-MilanoRoma, 1 giu - (di Cleto Iafrate) Negli ultimi mesi abbiamo assistito a durissimi scontri tra potere politico e potere giudiziario, a volte sfociati in veri e propri attacchi che una parte della politica ha rivolto verso la magistratura.

Dopo diversi annunci, infine, è arrivata l’attesa riforma epocale della giustizia. Essa è racchiusa nel disegno di legge costituzionale AC 4275, di riforma del Titolo IV della parte II della Costituzione, presentato in Parlamento dal Presidente del Consiglio e dal Ministro della Giustizia in data 07 aprile 2011.

La riforma costituzionale si prefigge l’ammodernamento della giustizia, imposto dal trascorrere del tempo, e, per raggiungere lo scopo, intende modificare alcune norme della Costituzione ritenute non più attuali.

In questo scritto verranno analizzate solo le modifiche (ammodernamenti) delle norme che disciplinano il rapporto tra polizia giudiziaria e pubblico ministero.

La dipendenza della polizia giudiziaria dal Pubblico ministero

Il testo vigente dell’art. 109 della Cost. sancisce che "L’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria". Il nuovo testo riformulato, invece, prevede: "Il giudice e il pubblico ministero dispongono della polizia giudiziaria secondo le modalità stabilite dalla legge".

Come è a tutti evidente, la modifica del testo della norma non è priva di conseguenze. Il pubblico ministero oggi è indipendente dal potere politico e "soggetto soltanto alla legge", mentre il poliziotto - in particolare, quello militarmente organizzato - è un fedele servitore dello Stato che risponde agli ordini di un ministro ed alle scelte politiche del Governo.

Se la dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero non sarà più diretta ma filtrata con modalità da stabilirsi con legge, necessariamente ne deriverà un’attenuazione dei poteri del pubblico ministero, a vantaggio dell'esecutivo. Lo scenario prospettato dalla riforma, infatti, prelude a una scelta legislativa volta a concentrare nelle sole mani della polizia l’acquisizione della notitia criminis e le attività d’indagine immediatamente conseguenti.

Se passerà la riforma, probabilmente, in futuro la polizia giudiziaria militarmente organizzata raccoglierà la notizia di reato, farà i primi accertamenti e le prime valutazioni, poi informerà la catena gerarchica, la quale deciderà di informare il pubblico ministero.

Il ruolo del PM, nella fase di avvio dell’azione penale, verrebbe drasticamente ridotto, egli intervierrebbe solo dopo che la P.G. decide contro chi esercitare l’azione penale.

Leggi l'articolo su GrNet-

In questo caso gli elementi di prova verrebbero, necessariamente, esaminati dagli appartenenti alle forze di polizia all’interno delle caserme, dove verrebbe deciso l'inizio dell’azione penale ed i tempi di comunicazione alle Procure.

Gli appartenenti alle forze di polizia militarmente organizzate sono inserite all’interno di una gerarchia il cui ultimo anello è il ministro a cui rispondono e da cui ricevono gli input (non sono casuali motti del tipo "obbedir tacendo" oppure "nei secoli fedeli").

Ci si chiede: lo "status militis" di una polizia giudiziaria non più alle dipendenze funzionali di un PM è compatibile con l’obbligatorietà dell’azione penale? Oppure l’esecutivo potrebbe ottenere il controllo dell’azione penale, sterilizzandone la sua obbligatorietà?

Come noto, ogni militare è inserito in una scala gerarchica e riceve gli input dal ministro che ne è al vertice. La carriera ha un peso rilevante per i militari. Con ciò non si vuole sostenere che tutti i militari, se posti dinanzi all’eterno dilemma tra Dio e Mammona, deciderebbero di assumere posizioni prone per amore alla carriera; certamente molti, in caso di pressioni da parte dell’autorità politica, deciderebbero di rimanere con la schiena diritta.

E’ altrettanto vero, però, che questi ultimi potrebbero subire condizionamenti con diversi mezzi di persuasione: con i trasferimenti d’autorità, che possono avvenire per non meglio specificate "esigenze di servizio" e/o di opportunità; con le sanzioni disciplinari, svincolate dal principio di legalità e tassatività dell’illecito; con i giudizi annuali caratteristici, massima espressione di discrezionalità, che incidono pesantemente sulla carriera. In essi anche un non meglio definito comportamento polemico può essere motivo di rilievo e/o nota di demerito, a prescindere dalla natura della polemica. Da ultimo, non per importanza, si consideri che da qualche anno è in atto una "strategia neoisolazionista" che cerca di allontanare i militari dalla società civile e tesa a comprimere i pochi diritti che il Parlamento nel 1978 aveva loro riconosciuto.

Di seguito alcuni elementi di criticità.

a. Lo scorso anno con un atto emanato dal solo potere esecutivo sono stati inesorabilmente compressi i diritti che oltre 30 anni prima erano stati riconosciuti ai militari con legge ordinaria. Infatti, l’art. 9 della legge nr. 382 del 1978 consentiva alla polizia giudiziaria militare di "manifestare pubblicamente il proprio pensiero, salvo che si tratti di argomenti a carattere riservato di interesse militare o di servizio per i quali deve essere ottenuta l’autorizzazione". La norma è stata modificata dall’art. 1472 del D.Lgs 66/2010, nel seguente modo: "I militari possono … manifestare pubblicamente il proprio pensiero, salvo che si tratti di argomenti a carattere riservato di interesse militare, di servizio O COLLEGATI AL SERVIZIO per i quali deve essere ottenuta l’autorizzazione".

b. Sempre lo scorso anno, il ministro competente nel fornire la risposta ad un'interrogazione parlamentare, con cui si chiedeva di specificare i limiti alla libertà di espressione dei militari, l’autorità di governo riferiva che "ai militari (compresi gli ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria militarmente organizzati appartenenti all’Arma dei Carabinieri ed al Corpo della G.di F.) può farsi carico d’un dovere di riservatezza ignoto al comune cittadino, essi debbono accertarsi del pensiero dei superiori, chiedendo l’autorizzazione ad esprimere il proprio".

A fare da cornice ai due punti precedenti, v’è la circostanza secondo la quale i militari non hanno un vero sindacato, ma una rappresentanza gerarchizzata, presieduta sempre dal più alto in grado, che può trattare solamente determinati e ristretti argomenti.

E’ certamente innegabile che anche oggi possano esserci delle pressioni sulla polizia giudiziaria, ma la sua dipendenza funzionale dal P.M., prevista dalla lungimirante Costituzione, rappresenta uno scudo che la pone al riparo dalle gerarchie e dai governi.

Nell’Assemblea Costituente il dibattito in merito alla dipendenza della polizia giudiziaria dal pubblico ministero fu ampio. Era ancora vivo il ricordo dell’esperienza del regime fascista e delle deportazioni di cui anche alcuni membri della stessa Assemblea avevano fatto esperienza in prima persona.

In quella sede emerse persino la proposta, ampiamente condivisa, di formare un corpo di polizia giudiziaria separato rispetto alle altre forze dell’ordine e posto direttamente alle dipendenze, sia funzionali sia gerarchiche, dell’autorità giudiziaria. Si giunse, probabilmente per motivi di contenimento della spesa, a una decisione di compromesso fondata su una dipendenza solo funzionale.

In ogni caso, il costituente mai si sarebbe sognato di porre un qualche filtro tra il P.M. e la P.G. ritenendo la dipendenza funzionale diretta condizione imprescindibile.

L’esercizio dell’azione penale

L’attuale art. 112 della Cost. prevede: "Il PM ha l’obbligo di esercitare l’azione penale". Nella nuova formulazione dell’articolo, prevista dal disegno di legge, si legge: "L’ufficio del pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale secondo i criteri stabiliti dalla legge".

Con la modifica del testo costituzionale si tende a superare il principio secondo cui il singolo magistrato procede liberamente alla ricerca della notizia di reato e si stabilisce che, ferma l’obbligatorietà dell’azione penale, essa venga regolata da criteri stabiliti dalla legge.

In altre parole, si cerca di armonizzare il principio di obbligatorietà dell’azione penale con gli obiettivi di politica criminale che verranno stabiliti volta per volta dall’esecutivo.

Quindi, non sarà più il magistrato bensì il legislatore a fissare criteri in forza dei quali si debba dare priorità a determinate indagini concernenti alcuni tipi di reati, piuttosto che ad altre concernenti reati diversi. Dopo che il magistrato avrà esaurito le indagini relative alla prima tipologia di reati (indicati dal legislatore), curerà anche le indagini concernenti le altre fattispecie di reati.

Il richiamo all’obbligatorietà dell’azione penale non viene soppresso, altrimenti il testo cadrebbe immediatamente per motivi d’incostituzionalità, però l’obbligatorietà dell’azione viene arginata e circoscritta all’interno di criteri stabiliti dalla legge.

Certamente il termine "criteri" nel contesto della riforma viene usato come sinonimo di "ordini di priorità". Ad affermarlo, infatti, è la stessa relazione al disegno di legge, in cui si legge: "particolari esigenze storiche, sociali o economiche, infatti, possono indurre il legislatore a fissare criteri in forza dei quali, ad esempio, debba esser data prioritaria trattazione ad indagini concernenti determinati reati; fermo restando l’obbligo, esaurite queste, di curare anche le indagini relative alle altre fattispecie penalmente rilevanti".

L’azione, quindi, rimane obbligatoria, però il P.M. è vincolato all’ordine di priorità. Non può, ma deve, perseguire prioritariamente alcuni reati.

Detto in altre parole, il P.M. non può, ma deve, astenersi dal perseguire i reati che non sono nella lista delle priorità (criterio), fino a quando non avrà terminato di perseguire tutti quelli presenti nella lista scritta dall’esecutivo.

Ad esempio, si potrà dire: nel corso del prossimo anno giudiziario è prioritario perseguire le rapine al supermercato, l’immigrazione clandestina, l’accattonaggio e, magari, i ladri di galline.

Sorgono quindi molti dubbi e non poche perplessità.

In futuro, ad esempio, potremmo trovarci di fronte a fenomeni di "riqualificazione criminale", nel senso che i sodalizi criminali, vista la lista di priorità, sposteranno la loro attenzione sui reati minori posti in fondo alla lista per i quali verosimilmente è maggiore l’aspettativa di impunità.

Oppure, considerato che le tipologie di attività criminose variano in ragione della diversificazione geografica, probabilmente anche la pretesa punitiva dello Stato per lo stesso reato sarà anch’essa diversificata per territorio. Di riflesso, anche l’aspettativa di impunità dei delinquenti sarà diversa in ragione della zona di appartenenza. Probabilmente, a seguito di questa riforma, in futuro ci saranno anche dei casi di "turismo criminale" alimentato da chi, in ragione del tipo di reato in cui si è specializzato, calcoli con accuratezza il luogo che gli offre la più alta probabilità d’impunità.

Infine, si ipotizzi che per contrastare la piaga degli incidenti stradali fosse prioritario il controllo su strada degli pneumatici lisci e che a un posto di blocco venga fermata una persona adulta intenta in compagnia di una presunta prostituta minorenne, ebbene in tali circostanze, si potrà disattendere la lista? Oppure "particolari esigenze storiche sociali ed economiche" imporranno agli agenti di P.G. di guardare solo alle gomme dell’auto?

In Assemblea Costituente, durante i lavori preparatori, il consenso all’obbligatorietà dell’azione penale fu ampiamente condiviso, in quanto il ricordo dell’uso politico della giustizia penale da parte del regime fascista era ancora dolorosamente vivo nei ricordi.

Si discusse in merito ai modi con cui garantire l’obbligatorietà dell’azione penale. In particolare l’Assemblea si chiese se fosse necessario istituire necessariamente un pubblico ministero indipendente e inamovibile (come sosteneva Calamandrei) oppure se l’imparzialità della pubblica accusa fosse compatibile con la sua dipendenza dall’esecutivo (come in un primo momento ritenne Leone).

Nella seduta dell’8 gennaio 1947 della II Sottocommissione, però, fu lo stesso Leone ad ammettere che la sua tesi iniziale prestava il fianco al rischio concreto che "il potere esecutivo potesse intervenire in qualche caso per non far promuovere l'azione penale: donde l'impossibilità di intervento da parte della giustizia nei casi in cui il potere esecutivo non lo ritenesse opportuno".

Conclusioni

Il disegno di legge tocca anche altri punti, tra cui l’inamovibilità dei magistrati e la loro personale responsabilità.

a. La riformulazione dell’art. 107 della Costituzione, infatti, prevede che "In caso di eccezionali esigenze, individuate dalla legge, attinenti all’organizzazione e al funzionamento dei servizi relativi alla giustizia, i Consigli superiori possono destinare i magistrati ad altre sedi". La riforma introduce, quindi, la possibilità di trasferire d’autorità il magistrato, senza alcuna garanzia, magari per non meglio specificate esigenze di servizio o di difficoltà organizzative.

b. La riforma propone, inoltre, l’introduzione dell’art. 113 bis, secondo il quale: "I magistrati sono direttamente responsabili degli atti compiuti in violazione di diritti al pari degli altri funzionari e dipendenti dello Stato".

A tal proposito, in diverse sentenze la Corte Costituzionale ha più volte ribadito che la responsabilità personale del magistrato è costituzionalmente consentita, ma deve tener conto della natura della funzione, pertanto la sua responsabilità deve essere necessariamente affievolita, a causa della peculiarità della funzione giurisdizionale.

Il dipendente pubblico, infatti, nella sua attività amministrativa è chiamato ad attuare il dispositivo di una circolare oppure di una consegna di servizio; il magistrato, invece, ha di fronte due verità e deve fare in modo che la verità processuale si discosti il meno possibile dalla verità dei fatti. La prima può riempirsi di contenuti e/o modificarsi col trascorrere del tempo, mentre la seconda non muta, ma va ricercata.

Si consideri il recente caso di Sara Scazzi. In un primo momento lo zio della povera Sara era il mostro e la cugina era la vittima. Nel corso delle indagini sembra stia emergendo una diversa verità, pertanto lo zio viene scarcerato. Chi ha sbagliato? Ritengo che nessuno abbia sbagliato, poiché anche la carcerazione di Misseri è volta all’accertamento dei fatti e delle responsabilità.

Un rafforzamento della responsabilità del magistrato avrebbe lo scopo di intimidirlo di fronte ad imputati eccellenti. Il risultato sarebbe una giustizia ingessata e con i guanti di velluto per i potenti e un’altra giustizia per la gente comune: quindi, una giustizia diseguale.

In Assemblea Costituente nessuno avrebbe mai acconsentito all’ipotesi di una giustizia penale politicamente orientata e di un pubblico ministero assoggettato al potere esecutivo o comunque alla maggioranza di governo.

La proposta di riforma non pone in atto un ammodernamento imposto dal passare del tempo, come si sostiene nella relazione, ma rappresenta un radicale ribaltamento degli equilibri fondamentali della Costituzione, che apre le porte a rischiose ingerenze della politica sulla magistratura.

La riforma fa venire in mente un boscaiolo che al fine di liberarsi di un paio di alberi che gli fanno ombra, brucia l’intera foresta che produce ossigeno vitale per tutti.

Nel suo ultimo libro, il professore Sabino Cassese, uno dei più noti studiosi italiani di diritto amministrativo, ha dimostrato come per passare da un impianto liberale a uno autoritario, “sia sufficiente agire su pochi gangli vitali: stampa, associazioni, ordine giudiziario, interventi di polizia e poco altro” (cfr. Lo Stato fascista - Il Mulino, Bologna, 2010). L’autore ritiene che il fascismo abbia trovato l’humus nella grave crisi sociale postbellica, ma si sia nutrito essenzialmente delle carenze dello Statuto Albertino e dei timori della medio alta borghesia per le insidie derivanti dai movimenti di massa.

Egli intravede una continuità tra lo Stato liberale e lo stato fascista, infatti, dimostra che ci vuole poco per passare dall’uno all’altro, cioè per passare da una democrazia divenuta fragile, a un regime militare. Infine afferma che una volta messi a rischio gli equilibri democratici, la democrazia può salvarsi soltanto laddove vi siano persone, nelle sedi istituzionali, dotate di un alto senso dello Stato a difesa della Costituzione e delle sue istituzioni.

Fonte GR Net
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Sarah uccisa in casa, ecco le dieci prove

Il 26 agosto non scese in garage: le analisi dei pm
La strategia emerge dall'arresto per le due donne


AVETRANA - Secondo i magistrati che indagano sul giallo di Avetrana, sono ben dieci i motivi per i quali Sarah Scazzi il 26 agosto non può aver scelto volontariamente di scendere nel garage di via Deledda. Per cui la sua uccisione sarebbe avvenuta in casa con l’inevitabile coinvolgimento di tutti e tre i componenti della famiglia Misseri. Il decalogo contenuto nella richiesta degli inquirenti per l’applicazione delle misure cautelari nei confronti di Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri, inizia con una puntigliosa ricostruzione di ciò che può essere accaduto quel pomeriggio di fine agosto. «E’ evidente - si legge - che Sarah faceva quello che sempre aveva fatto nei giorni precedenti: suonava al citofono che Cosima non poteva non sentire atteso che il ricevitore era vicino al suo letto dove riposava insieme a Sabrina ed entrava in casa». Partendo da questo presupposto, l’accusa elenca così i dieci elementi indiziari che conformerebbero la loro tesi. Al primo punto i magistrati consolidano l’assunto secondo cui «come dimostrato, nel garage, al suo arrivo (di Sarah, ndc) non vi era nessuno: i tre Misseri erano in casa». Al secondo compare una domanda: «Perché Sarah doveva entrare senza alcun motivo in quel luogo impervio, disordinato e buio quale il garage?».

Nel suo percorso naturale, scrivono i pm al terzo punto, la ragazza incontrava prima il cancello d’ingresso e poi il portone della cantina. L’arma del delitto (una cintura con cuciture, scrive il medico legale), non poteva trovarsi nel garage ma solo in casa. «Ove l’arma fosse stata nel garage come doveva essere se l’omicidio fosse stato commesso in garage e quindi nella piena disponibilità di Michele Misseri - scrivono al quinto punto - questi l’avrebbe fatta ritrovare come faceva con le altre cose». Sarah, inoltre (sesta considerazione), era attesa da Sabrina che ovviamente non si poteva trovare nel garage ma in casa. Ad insospettire gli investigatori, inoltre, il fatto che in tutto l’appartamento non sono state trovate tracce di Sarah (settimo punto) «tracce che comunque dovevano esserci indipendentemente dall’azione omicidiaria». All’ottavo punto scrivono che «il portone era chiuso all’arrivo della ragazza». Al nono posto gli inquirenti mettono la prova delle tracce lasciate dal telefonino di Sarah e captate dalle celle esaminate in seguito dai Ros. Secondo queste ricerche, l’apparecchio della quindicenne è rimasto in superficie, vale a dire nell’appartamento, dalle 14,28 (orario dello squillo a Sabrina), sino a poco prima delle 14.42 (ultimo squillo prima dello spegnimento definitivo o dello stacco della batteria), quando il segnale emesso lo colloca nel garage.

All’ultimo punto le carte dell’accusa mettono lo sfogo solitario di Michele Misseri intercettato da una cimice il 5 ottobre scorso, vigilia dell’interrogatorio in cui confesserà l’occultamento e l’omicidio, poi ritrattato. Quella mattina il microfono nascosto registra questo ambientale: Michele (che il giorno prima era stato già messo sotto torchio dagli investigatori che lo invitavano a presentarsi in caserma il giorno dopo), parla da solo con tono di voce molto basso e senza avviare il motore dell’autovettura pronuncia le seguenti frasi: «Mi dispiace per la mia famiglia... (pausa di circa tre secondi) ci onu (incomprensibile) io mo li scoprirò...(pausa di cinque secondi) ce ola diciuni, diciunu quiri, è sciuta cussì, ce bolunu, fannu, fannu...a fijata...iu no li creu… (pausa di 45 secondi) ci unu non c’era ulutu cu bai…». Questa la traduzione dei termini dialettali riportata anche nell’ordinanza del gip. «Mi dispiace per la mia famiglia, se vanno (incomprensibile), io mo li scoprirò, cosa vogliono dire dire quelli...è andata così, che vogliono fare fanno a tua figlia... io non li credo... se uno non avesse voluto andare...».

Nazareno Dinoi
03 giugno 2011
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/3-giugno-2011/sarah-uccisa-casa-ecco-dieci-prove-190789614926.shtml
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Yara, sugli slip la firma dell'assassino:
''Dna maschile. Il movente è sessuale''


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/giustizia_x_yara.jpg


ultimo aggiornamento: 03 giugno, ore 22:03
Roma - (Adnkronos/Ign) - La nuova scoperta degli inquirenti è stata rivelata dall'inviato della trasmissione 'Quarto Grado'. "Il profilo genetico trovato sulle mutandine ha dato esito negativo, appartiene a uno sconosciuto". Yara, a Brembate di Sopra l'ultimo saluto. Napolitano: sua storia ha commosso Italia

Roma, 3 giu. - (Adnkronos/Ign) - Svolta nelle indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio. Un profilo genetico maschile individuato sulle mutandine della giovane ginnasta di Brembate potrebbe portare alla soluzione del caso.

La nuova scoperta degli inquirenti è stata rivelata dall'inviato della trasmissione di Retequattro, 'Quarto Grado', Giorgio Sturlese Tosi, secondo cui l'assassino di Yara ha "firmato il delitto e il movente e' quello sessuale".

"Le analisi scientifiche eseguite sui vestiti di Yara Gambirasio - ha rivelato l'inviato di 'Quarto Grado' - hanno consentito di individuare e ricostruire un profilo genetico, repertato sugli slip di Yara, appartenente ad uno sconosciuto, perche' i confronti con le migliaia di Dna prelevati dagli inquirenti hanno dato esito negativo". "E' escluso quindi - ha concluso l'inviato - che si tratti di qualcuno appartenente alla cerchia dei compagni di scuola, dei frequentatori della palestra, dei parenti e degli amici e vicini di Yara sottoposti a prelievo volontario, cosi' come e' avvenuto per gli sconosciuti della zona con precedenti specifici per reati sessuali".
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 03/06/2011 @ 22:29:53, in Magistratura, linkato 1561 volte)
GIUSTIZIA: PALAMARA,
A RISCHIO AUTONOMIA MAGISTRATURA


18:35 03 GIU 2011

(AGI) Sassari - "L'Associazione nazionale magistrati esprime dissenso nel merito dell'annunciata riforma governativa cosiddetta della giustizia, che in realta' e' una riforma della magistratura e rischia di minarne l'autonomia e l'indipendenza". Cosi' il presidente dell'Anm, Luca Palamara, ha commentato i provvedimenti contenuti nel ddl che dovrebbe arrivare in Parlamento nelle prossime settimane. "Diciamo invece si'", ha proseguito Palamara, "a una riforma della giustizia nell'interesse dei cittadini, cioe' quella che fa durare meno i processi".
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 03/06/2011 @ 08:59:13, in Politica, linkato 1778 volte)
La candidatura a Guardasigilli di un magistrato sarebbe davvero auspicabile, del Dr Nordio vi suggerisco di ri-leggere le affermazioni famose su Wikiquote. L.M.

Carlo Nordio candidato
al Ministero della Giustizia


Dopo le dimissioni di Alfano le consultazioni per un nuovo guardasigilli


Roma – Le dimissioni di Angelino Alfano da ministro della Giustizia aprono nuovi dubbi sulla sua successione, in attesa dei risultati del prossimo Consiglio Nazionale del Pdl, previsto per la fine di giugno. Una maggioranza che cambia dopo la sconfitta elettorale dei ballottaggi, un vero e proprio ribaltone politico, una bocciatura evidente per i tre coordinatori nazionali, sostituiti ora da un coordinatore unico.

Quello di Berlusconi è partito-azienda: chi sbaglia paga, e immediatamente. Il nuovo ministro della Giustizia potrebbe essere Carlo Nordio, magistrato italiano che tempo fa affermò che il fatto che “la politica non riesca a esprimere un nome al proprio interno senza ricorrere a un magistrato è un segnale di crisi profonda”.

Il premier cercherà di convincerlo del contrario, o forse lo ha già fatto.

A.G. 2/6/2011

La Voce d'Italia
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 03/06/2011 @ 08:42:15, in Politica, linkato 1544 volte)
Dopo la scelta del "delfino", o la posa in opera della prima pietra mediatica difensiva, è iniziato il toto nomine per il Guardasigilli. Però, francamente, non sono preoccupata dai "ritardi" alla Riforma della Giustizia. Fin qui hanno già fatto abbastanza per la giustizia civile da non far rimpiangere alcuno stop. L.M.

Sulla giustizia il rischio
dello stop alla riforma

I detrattori di Angelino: non cambia nulla, decide tutto Ghedini
FRANCESCO GRIGNETTI

ROMA - E ora che Angelino Alfano si dovrà occupare di altro, che ne sarà delle grandi riforme della giustizia? Rallenteranno il passo, si bloccheranno, o procederanno come prima? Quesito più che legittimo. Che l’attuale Guardasigilli avesse investito tutta la sua capacità di mediazione e di dialogo nella «mission impossible» di rivoluzionare la giustizia italiana, è noto. Ancora due giorni fa, per dire, con in ballo la nomina a segretario del Pdl, Alfano ha partecipato coscienziosamente ai lavori di commissione a Montecitorio dove si discute la riforma che porta la sua firma. Era un segnale non secondario di quanto quelle leggi gli stiano a cuore: erano (e restano) il suo investimento politico più importante. «Il che non significa - spiega una autorevole fonte del Pdl - un progressivo disimpegno di Alfano dalla sua creatura. Anzi. In quanto segretario del partito, se pure non ci sarà più il suo intervento tecnico, demandato al ministro della Giustizia che verrà, non mancherà certo il suo sostegno politico. E’ ovvio che il nuovo ministro non sarà mai scelto senza o peggio contro l’avviso di Alfano. E va da sé che non sarà mai scelto senza o contro il parere di Niccolò Ghedini».

Magari qualcuno mugugnerà, dentro il partito. Magari Gianni Letta proverà a buttare lì che in quella posizione occorrerebbe un bravo tecnico per sostituire un bravo tecnico che se ne va. Ma la sorte delle riforme è segnata perché Berlusconi è arciconvinto che si tratta della battaglia finale per la sua stagione politica e per il «redde rationem» contro i magistrati italiani.

Che insomma il futuro ministro Guardasigilli sia Fabrizio Cicchitto (in fondo il capogruppo del Pdl alla Camera non ha scritto un libro ben meditato sul tema, dal titolo “L’uso politico della giustizia”?) oppure Maurizio Lupi, o ancora Elio Vito, dentro il Pdl si dà per ovvio che le riforme continueranno con lo stesso passo di prima. Ovvero: discussione nelle commissioni riunite di Affari costituzionali e Giustizia per l’intero giugno e metà di luglio, poi discussione in Aula, e se le cose andranno bene alla maggioranza il voto dovrebbe arrivare prima della pausa festiva di agosto. Questo il timing che Alfano & Ghedini si erano imposti; questo quel che farà la prossima coppia al comando. Perché questo ritmo è quanto vuole fortissimamente Berlusconi in persona. «La riforma della giustizia - commenta infatti Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione alla Camera - sicuramente manterrà l’impulso politico che le era stata data». E se ciò comporterà una rottura aspra con i magistrati e con l’opposizione, poco male.

Racconta chi non ha mai molto amato Alfano che il vero dominus della situazione, in tema di giustizia, è e resta Niccolò Ghedini. E’ lui, il consigliere avvocato del premier, a decidere tattiche e strategie avendo ben presente la connessione tra aule di giustizia e aule parlamentari. E sarà quindi Ghedini a fare le scelte di fondo anche domani. «Senza la sua parola non si fa un passo sulla giustizia». Alfano ci aveva messo la sua faccia gentile. Anche la capacità di tenere aperto il dialogo nei momenti più difficili. Con il leader dei magistrati, quel Luca Palamara che alcuni dentro il Pdl ritengono una sorta di pericoloso sovversivo, Alfano due giorni fa scherzava di cuore nei giardini del Quirinale. «Dovremmo organizzare - rideva il ministro - una partita di calcio tra la Nazionale dei parlamentari e quella dei magistrati... Così facciamo come il film “In fuga per la vittoria”».

Intanto c’è già chi rimpiange l’impegno di Alfano a via Arenula. Il sindacato della polizia penitenziaria Sappe implora il ministro di mantenere il doppio incarico. Donato Capece, il segretario, in relazione alla situazione nelle carceri, si chiede: «A cosa sono serviti gli incontri e gli impegni di modifica strutturale dell’esecuzione penale e del ruolo della polizia penitenziaria se domani il ministero della Giustizia avrà un nuovo Guardasigilli?».

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/405244/

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 02/06/2011 @ 16:14:04, in Politica, linkato 1423 volte)
E' la campagna per il voto referendario lanciata da Repubblica, io "passo parola". L.M.   ; - )

REFERENDUM

"Io vado a votare: passaparola"
scarica, stampa, incolla e condividi

Un logo per dire no all'astensione e convincere gli italiani ad andare a votare per i referendum del 12 e 13 giugno. Noi lo mettiamo a vostra disposizione da stampare, incollare, diffondere e condividere attraverso siti, blog e social network come Facebook e Twitter. Ecco come fare.

PER SCARICARE IL LOGO
- In formato pdf
- In formato vettoriale (utile per stamparlo in tutte le dimensioni)

Per salvare i documenti, clicca sul collegamento con il tasto destro del mouse e seleziona "Salva destinazione con nome"


PER CONDIVIDERLO SU UN SITO O UN BLOG
Per pubblicare l'immagine sul vostro sito, potete utilizzare il seguente link:

http://static.repubblica.it/politica/passaparola.jpg


DIVENTA FAN DI REPUBBLICA SU FACEBOOK
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 01/06/2011 @ 18:28:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 1489 volte)
Montagne di prove...


Così si è espressa la Procura di Taranto, che è pronta per chiudere le indagini sull'omicidio della quindicenne Sarah Scazzi, uccisa dalla cugina e dalla zia, sorella della mamma.
Un caso molto italiano, proveniente dalla antica, tragica tradizione contadina, in cui gli attori saranno tutti saranno. Sabrina, per aver posto in essere il gesto scellerato dettato da una folle gelosia, Cosima sua madre per aver avuto una partecipazione attiva all'omicidio e ideologica nei molteplici depistaggi, Michele per l'occultamento del cadavere della bambina e per il reato di autocalunnia, che ha cagionato un grave intralcio alle indagini.

Sempre nuove testimonianze si fanno strada per dar chiarezza al tragico svolgersi dei fatti. Così il Corriere della Sera, che inoltre anticipa gli avvisi di chiusura indagini:

"Si attende solo il via libera della Germania all'interrogatorio di Vanessa Cerra che, prima di trasferirsi là, raccolse (e riportò alla madre, che lo disse ai pm) le confidenze del suo capo fiorista su una scena. Forse tra gli ultimi istanti di vita della quindicenne. Le disse «di aver notato il 26 agosto Sarah correre in lacrime, proveniente da via Deledda» e «sopraggiungere con la sua autovettura Cosima: la quale presa con la forza la nipote l'aveva presa per i capelli e l'aveva fatta entrare a forza in auto». Ma non accettò il consiglio di dirlo ai carabinieri e le chiese di tacere."

Dalle montagne ai macigni delle testimonianze contro Restivo, considerato ormai senz'ombra di dubbio l'omicida di Elisa Claps e della sarta inglese Heather Barnett. In corso il processo anglosassone, dove la magistratura ha chiesto e ottenuto la testimonianza in video conferenza di parenti e amici di Elisa, gli stessi che testimonieranno al processo italiano.
Tutti i molteplici i frammenti di verità, a lungo nascosti per l'occultamento del corpo della vittima, stanno riaffiorando. Finanche altre vittime, ancora sconosciute e scampate alla furia seriale assassina del Restivo, rammentano. Ricordano come se fosse oggi delle molestie ricevute, il taglio dei capelli nel buio di un cinema molti anni fa, e di come egli fosse agitato nelle ore successive al suo primo "femminicidio", della mano ferita e della fronte sudata.

A Brembate è stato finalmente tumulato il corpicino martoriato della piccola Yara e la Procura è sempre al lavoro per rintracciare dal DNA la persona che l'ha uccisa.

Si indaga sempre per l'omicidio di Melania Rea, giunto a spezzare la vita di una giovane mamma e l'omertà del nonnismo "alternativo" nella "caserma delle donne". Nello stesso tempo la memoria di un'altra coraggiosa madre partenopea viene profanata, ancora e ancora, tramite il web del socialnetwork più famoso del mondo: Facebook. Gli autori di tale profanazione? Sempre gli stessi. Le stesse persone di cui io narro da 34 mesi, vivendo io in regime di minacce e reiterato stalking in associazione per delinquere, che sono costretta a monitorare con costanza e metodo.

http://stliq.com/c/ls/2/2c/10812901_chi-ha-visto-su-raitre-la-edizione-0.jpg

Per la mia giornata di oggi, ringrazio la redazione della trasmissione "Chi l'ha visto?" di Rai 3 e lo staff della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai, cui ho scritto e telefonato in merito ai contenuti della puntata in onda tra poche ore.

Loredana Morandi
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 01/06/2011 @ 09:45:48, in Magistratura, linkato 1594 volte)

Mi fido senz'altro del giudizio del presidente Marco Guida, infatti credo che l'azione del pm forse un po' spregiudicata possa inserirsi nel procedimento come sorta di "incidente probatorio". La curiosità che l'articolo non soddisfa è: la teste era una persona anziana? L.M.

Bari, il PM mette la firma falsa, ed è polemica





Giochi di prestigio in aula, a Bari, al processo la Fiorita. Il PM Nitti chiede al presidente di potersi assentare per qualche minuto, e quando torna in aula sottopone ad una testimone un documento con una firma falsa. "Lei riconosce questa come firma sua?" chiede quindi il PM alla teste, e la donna risponde di sì. Colpo di scena. L'accusa esulta: è dimostrato che la teste non sa riconoscere la propria firma, perchè quella che dichiara esser sua è falsa, l'ha messa poco prima il PM.

"Ma qui si ricorre all'inganno", sbotta la difesa, questo non è consentito dalle regole processuali. Si apre un duro scontro, nel quale intervengono camera penale e sindacato dei magistrati. Per la camera penale, il pm è incorso in una grave scorrettezza. Se l'avesse compiuta un avvocato, sostiene Egidio Sarno, sarebbe stato già deferito e sospeso dall'attività: non si può dimostrare l'inattendibilità di un testimone con un atto falso, il processo ha le sue regole, che vanno rispettate, anzitutto dai magistrati.

L'associazione dei magistrati, invece, difende il PM Nitti. Non c'è stata alcuna falsificazione di atti, dichiara Marco Guida, è un fatto strettamente processuale che attiene a un singolo processo che si è svolto in maniera regolare, alla presenza di un giudice terzo. La vicenda, tuttavia, rischia di non restare confinata nell'aula di giustizia barese.

Fra gli imputati nello stesso processo c'è il ministro Fitto, difeso dall'avvocato Sisto, deputato del PdL, che hanno già avuto modo di lamentarsi delle forzature riscontrate nell'inchiesta che, come si ricorderà,venne condotta dall'allora PM Nicastro, passato poi in politica e diventato assessore regionale nella giunta Vendola.    

http://www.telenorba.it/notizia/watch/notizia_id/504
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503
Ci sono  persone collegate

< giugno 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
     
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










16/06/2019 @ 3.49.42
script eseguito in 422 ms