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 Misty e Rickon con i loro fratellini ... di Lunadicarta
 
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La giustizia fa onore ad una nazione, ma il peccato segna il destino dei popoli.

Proverbi, 14, 34
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 18:09:45, in Politica, linkato 1284 volte)
Roma, 20 agosto. – “L’amnistia è una misura necessaria per affrontare seriamente l’emergenza carceraria e riformare il sistema delle sanzioni penali”. Lo sostiene il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, secondo il quale “Le condizioni per fare questo atto di clemenza c’erano già in occasione della approvazione dell’indultino che, come i Verdi hanno sempre denunciato, si è poi rivelato un provvedimento inutile e dannoso perché ha impedito per mesi qualsiasi discussione sulla situazione carceraria. Noi Verdi siamo pronti a fare la nostra parte, sostenendo una provvedimento di amnistia-indulto di tre anni, generalizzato, e che escluda solo i reati di stampo mafioso ma non accetteremo di partecipare all’ennesima discussione bluff di ferragosto che illude cinicamente i detenuti e si consuma sulla loro pelle senza portare a nulla di concreto”.
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 18:07:16, in Politica, linkato 1302 volte)
Roma, 20 agosto 2004. Carceri, Regina Coeli, dichiarazione congiunta dell’assessore capitolino Luigi Nieri e del garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale Luigi Manconi.  “L’autorizzazione c’era, ma l’hanno nascosta e le porte di Regina Coeli non si sono aperte”, dichiarano Luigi Nieri, assessore al lavoro e alla periferie del Comune di Roma, e Luigi Manconi, garante capitolino dei detenuti. “Siamo oggi venuti a conoscenza direttamente dagli uffici del Tribunale di Sorveglianza di Roma che l’autorizzazione per entrare a Regina Coeli era stata inviata alle ore 12 e 35 alla direzione del carcere romano. In quel momento, con gli altri componenti della delegazione (Patrizio Gonnella dell’associazione Antigone), eravamo proprio dentro il carcere, dove siamo rimasti fino alle 13 e 15, dichiarandoci disponibili a tornare in qualsiasi momento. Continuavano invece a dirci che dal Tribunale non era ancora arrivata alcuna risposta. Il direttore ed il provveditore ci hanno lasciati senza informazioni. Stamattina abbiamo richiamato la segreteria del carcere, da dove ci hanno detto che ancora non era arrivata alcuna autorizzazione dal Tribunale di Sorveglianza. Invece, come detto,  essa era a Regina Coeli sin da ieri, sostenuta dal parere favorevole del direttore del carcere. Pertanto ci chiediamo chi abbia deciso di non farci entrare, nonostante il Tribunale di Sorveglianza romano, deputato a decidere chi possa entrare in carcere, ci avesse già concesso l’autorizzazione. Qualora si tratti di una decisione politica assunta dal Ministero della Giustizia ci sembrerebbe corretto che il Guardasigilli Roberto Castelli ci fornisse pubblicamente una chiara spiegazione. Non vorremmo dovere pensare che si voglia impedire l’accesso per ostacolare la conoscenza di quanto successo a Regina Coeli.”
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Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 13:16:22, in Economia, linkato 1449 volte)

A Roma la benzina più cara d'europa.

ROMA - Dopo il parere favorevole di Bruxelles sulla "riduzione delle tasse sui carburanti a condizione di rispettare il prelievo minimo previsto dalle norme UE", espresso attraverso Gilles Gantelet, portavoce del Commissario all'Energia Lodola de Palacio, Contribuenti.it - Associazione Contribuenti Italiani scende in campo e chiede la riduzione delle accise fino a portare il prezzo della benzina a 0,850 euro. "Il prezzo di 0,850 euro per la benzina -  afferma Vittorio Carlomagno, presidente dell'Associazione Contribuenti Italiani Contribuenti.it - può essere tranquillamente applicato anche in Italia seguendo l'esempio della Grecia, paese sensibile allo sviluppo della propria economia. Adeguandosi a tale valore si rispetterebbe anche la posizione della UE".

E secondo l'indagine condotta dallo Sportello del Contribuente in tutta Europa alla vigilia di ferragosto, solo gli automobilisti italiani e quelli tedeschi spendono di più per fare il pieno di benzina, mentre sono i greci quelli che pagano meno il carburante. Infatti, solo in Italia e Germania la verde ha toccato rispettivamente 1,230 e  1,220 euro, alla pompa. Un prezzo nettamente superiore ai 0,850 euro che espongono le colonnine dei distributori di Atene, come ben sanno gli italiani che stanno seguendo in questi giorni le Olimpiadi. Ed in Grecia, l' incidenza del trasporto sul prezzo del carburante è nettamente superiore all'Italia data la particolare conformazione del paese.

Secondo lo studio condotto dallo Sportello del Contribuente, anche nel resto dell'Europa la verde si paga di meno. In Francia costa mediamente 1,065 euro, in Belgio 1,162 euro, in Austria 0,973 euro e in Spagna addirittura 0,915 euro. Anche confrontando i prezzi del gasolio il discorso non cambia. In Italia si registra un prezzo sproporzionato di  1,020 euro al quale si avvicina solo la Germania dove un litro di gasolio costa 1,010 euro. Nel resto d'Europa il gasolio costa decisamente meno: 0,918 euro in Belgio, 0,910 euro in Francia, in Austria 0,835 euro e in Spagna 0,805 euro.

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Di Loredana Morandi (del 20/08/2004 @ 10:08:17, in Politica, linkato 1334 volte)

Staino per l'Unità del 20 agosto
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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 22:48:37, in Ambiente, linkato 1440 volte)

Invio con preghiera d'inoltro a tutti i recapiti potenzialmente interessati il comunicato del comitato di lotta di Acerra, che propone una manifestazione nazionale ad Acerra, in collegamento con la giornata mondiale di lotta contro l’incenerimento dei rifiuti, prevista per l’inizio di settembre. In comitato propone di anticipare tale giornata per l’Italia alla mattinata di domenica 29 agosto, con l’obiettivo di contribuire a restituire il terreno del Pantano alla cittadinanza, trasformandolo da luogo di morte e veleni in luogo di vita e di socialità.
 
dott.GIOSUE' BOVE 
 
AI CITTADINI DI ACERRA E DEI COMUNI LIMITROFI
ALLE ASSOCIAZIONI E A CHIUNQUE SI BATTA PER IL DIRITTO ALLA SALUTE E IL RISPETTO DELLA DEMOCRAZIA

Il presidio di lotta contro l’inceneritore di Acerra, riunito in Assemblea oggi 18 agosto 2004 in località Pantano di fronte ai cantieri dell’inceneritore presidiati dalla polizia, ribadisce con nettezza la richiesta di sospensione immediata dei lavori. Poiché l’incontro in prefettura tra gli amministratori di Acerra e i rappresentanti del governo, del commissariato straordinario ai rifiuti e degli Enti territoriali Provincia di Napoli e Regione Campania, si è concluso in un nulla di fatto, l’Assemblea ritiene indispensabile proseguire ed intensificare la lotta di massa, così come è già avvenuto in questi due giorni, chiamando alla mobilitazione non solo tutta la cittadinanza di Acerra e dei comuni limitrofi, ma anche facendo appello a tutti i comitati, associazioni, forze politiche, strutture sindacali, singoli cittadini, a chiunque voglia sostenere questa giusta lotta per il diritto alla salute ed il rispetto della democrazia..

La scelta sciagurata del governo e del commissario straordinario all’emergenza rifiuti in Campania di forzare la mano su Acerra è grave per diversi motivi. Va denunciato in particolare il fatto che il governo abbia deciso di non tener in alcun conto l’azione della magistratura, che pure ha messo sotto inchiesta commissariato e FIBE per l’appalto di costruzione, e che; allo stesso modo, abbia scavalcato indebitamente la stessa procedura di legge che prevede una valutazione d’impatto ambientale, mai eseguita nel caso di Acerra. Il governo e il commissariato straordinario, invece di prendere atto del completo fallimento del vecchio piano rifiuti di Rastrelli, hanno continuato, come già Bassolino fino alle sue dimissioni da commissario straordinario, a difendere la logica dell’incenerimento, mettendo così in discussione non solo la salute dei cittadini e la salvaguardia ambientale in un territorio che comprende decine di comuni e centinaia di migliaia di abitanti, e che è già stato abbondantemente sfregiato da veleni di ogni tipo, e ledendo in profondità lo stesso principio democratico che sta alla base della convivenza civile.

Con l’azione gravissima di ieri mattina, quando circa mille tra poliziotti, carabinieri e guardie di finanza hanno forzato i picchetti organizzati dalla popolazione contro l’avvio dei lavori, spintonando, aggredendo, fermando e denunciando decine di manifestanti, tra i quali gli stessi amministratori di Acerra, viene però alla luce anche una preoccupante intenzione autoritaria, intimamente antidemocratica, che impone alle popolazione le decisioni calate dall’alto. Si calpesta in tal modo la dignità di un comunità intera che si è espressa costantemente, in tutti i modo possibili -con la lotta, con le mobilitazioni, finanche con le elezioni- contro la costruzione dell’inceneritore. Noi chiediamo al governo di rispettare tale esplicita volontà e a tutti coloro che si professano democratici di pronunciarsi senza ambiguità sul primato della ragione democratica. Si può essere anche in disaccordo nel merito dell’inceneritore; ma non si può non convenire sul fatto che la volontà delle comunità debba essere assolutamente rispettata. In particolare per opere di tal genere, non si può non considerare vincolante il parere delle popolazioni direttamente coinvolte.

L’Assemblea rilancia, dunque, la lotta.

- In concreto chiediamo un impegno straordinario a mobilitarsi a tutti i cittadini di Acerra e dei comuni limitrofi, venendo al picchetto del Pantano e partecipando alle iniziative che di volta in volta verranno decise. Il picchetto sarà continuamente attivo per tutta la giornata, con orari di concentramento particolare alle ore 9.00 e alle ore 17.00.per lo sviluppo delle iniziative.

- Chiediamo anche all’amministrazione comunale di Acerra di attrezzare quanto megli possibile lo spazio del presidio al fine di renderlo più vivibile.

- Proponiamo, infine, una manifestazione nazionale ad Acerra, in collegamento con la giornata mondiale di lotta contro l’incenerimento dei rifiuti, prevista per l’inizio di settembre. Proponiamo di anticipare tale giornata per l’Italia alla mattinata di domenica 29 agosto, con l’obiettivo di contribuire a restituire il terreno del Pantano alla cittadinanza, trasformandolo da luogo di morte e veleni in luogo di vita e di socialità.

Acerra,  18 agosto 2004

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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 22:10:26, in Varie, linkato 1922 volte)

Mi scrive Angelo Buongiovanni, mi scrive in privato, utilizzando la sua email gratuita di Excite, cosa che ritengo disdicevole per uno che ha fatto l'Assessore di un comune grande come Pisa. Io ci ho riflettuto su un cinque minuti buoni direi, quindi ho deciso si trattasse dell'ennesimo documento a carattere minatorio, dato che non intrattengo alcun significativo rapporto a carattere privato.
Questo signore che mi ha incontrata "fan" di Fiorello Cortiana, persona onestissima e senatore verde, non ha fatto altro che insultarmi da quando il caso ha voluto, che le nostre strade si incrociassero.
E' lui infatti il primo a rendere lecito ogni danno da me subito con un suo scritto del
1 giugno, nel quale i miei diritti-doveri di cittadino italiano sono violati e vilipesi finanche dai commenti degli avventori. Brutto l'atto in se, dal presidente de Il Secolo della Rete, ex assessore a Pisa, che ha tirato acqua alle mole della calunnia e dell'insulto gratuito ai miei danni.
Due giorni dopo, esattamente il giorno 3 giugno, tutta la stampa nazionale avrebbe pubblicato le fotografie del lancio delle coloratissime "Margherite Gerbere" dai Ponti del Tevere.
La mia iniziativa! Dopo poco, alcuni della malavita del web, certamente noti al Buongiovanni visto che li cita, avrebbero distrutto l'archivio della community e tutti i suoi più di 650 articoli originali. Imponendo alla sottoscritta un danno economico e di immagine.
Lo ritengo, a ragione, una fra le persone il cui comportamento ha brillato solo dei modi disonesti. Sciocchi inoltre, per essere un uomo in politica, perchè ha scelto preferendo la nicchia. Scelta questa di scarsa lungimiranza perchè per ottenere il successo politico dei grandi numeri si deve scegliere la gente, giammai la lobby. 
Sull'onestà basta guardare a questo link, dove un mio servizio a pagamento è stato violato e gestito con un redirect per comprendere bene la portata dei danni subiti. Generalmente quando a compiere istigazione sono persone in ruolo pubblico, si può lecitamente parlare di "reati xenofobi" e c'è più di un elemento in questa storia che lo lascia presupporre.

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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 18:51:27, in Politica, linkato 1315 volte)
A rischio Regina Coeli e San Vittore: Roma, 19 ago.  – “La privatizzazione delle carceri più che una ipotesi è una realtà”. Il Verde Paolo Cento, vicepresidente della commissione Giustizia della Camera, replica alla affermazioni del sottosegretario Giuseppe Valentino, sostenendo che proprio il ministro Castelli, rispondendo ad una sua interrogazione sui rischi di una privatizzazione mascherata di alcuni penitenziari del paese, ha ammesso che questo è il programma del governo. "Castelli - ricorda Cento - ha spiegato nella sua dettagliata risposta che alla società Dike Aedifica, coinvolta nella realizzazione di programmi di edilizia carceraria, sono stati già trasferiti undici strutture carcerarie storiche, che farano poi da leva di finanziamento di infrastrutture moderne e, ovviamente, privatizzate. Al consiglio di amministrazione della Dike Aedifica verrà affiancato un Comitato di coordinamento e programmazione, di cui fanno parte i capi del dipartimento della amministrazione penitenziaria, del dipertimento dell’organizzazione giudiziaria, e del dipartimento della giustizia minorile del Ministero della Giustizia. I rischi di una mega dismissione dei penitenziari dì San Vittore e Regina Coeli sono enormi – denuncia Cento – insieme alla conseguente speculazione ai danni di un patrimonio demaniale di pregio artistico e storico”.
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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 18:46:57, in Politica, linkato 1319 volte)
Roma, 19 ago - Il diniego opposto alla visita a Regina Coeli dell’Assessore Nieri e del Garante per i diritti e le opportunità delle persone private della libertà Manconi mi sorprende. Debbo ricordare al ministro della Giustizia gli ottimi rapporti che l’amministrazione capitolina ha intrattenuto con le strutture dell’amministrazione penitenziaria e con i direttori degli istituti romani, testimoniata anche dallo svolgimento di una seduta del Consiglio comunale a Rebibbia, nonché lo spirito costruttivo con cui abbiamo dato vita alla figura del Garante, un’esperienza che è stata ripresa in diverse città e che è attualmente in via di realizzazione in altre ancora. Voglio sperare che il no opposto all’assessore e al Garante, il quale aveva avuto nel carcere un importante incontro operativo con i dirigenti e i rappresentanti dei reclusi di Regina Coeli non più di due mesi fa, sia soltanto uno spiacevole episodio che verrà presto superato.
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Roma, 19 agosto. – “A Loreto il vicepremier Fini potrà finalmente spiegare che fine ha fatto la legge sugli oratori, che resta ancora inapplicata, tra ritardi burocratici e inadempienze governative”. Lo dice il deputato Verde Paolo Cento, primo firmatario della Proposta di legge sul riconoscimento sociale delle parrocchie. “E’ utile ricordare – sottolinea Cento a proposito della presenza di Fini al meeting dell’Azione Cattoolica - che la discussione sulla legge a sostegno degli oratori è nata grazie a due inizitive parlamentari, tra cui quella di noi Verdi che siamo stati protagosti di quella proposta, convinti che le parrocchie, come i centri sociali, rappresentino un forte elemento di coesione sociale e di solidarietà. L’azione Cattolica, ovviamente, invita chi vuole ai propri incontri: in questo caso potrà cogliere la presenza di Fini per chiedere chiarimenti sull’azione del governo proprio a sostegno delle realtà cattoliche ”.

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Di Loredana Morandi (del 19/08/2004 @ 12:32:32, in Politica, linkato 1346 volte)

Repressione Carcere, droga, coppie di fatto. Il diritto doppio della destra
MICHELE PROSPERO* per Il Manifesto
Il vento della cultura politica di questi tempi molto omologati soffia verso un immenso luogo comune liberale. Tre problemi, che hanno conquistato ampio spazio nei giornali d'agosto, svelano però che in questo confuso magma liberale ribolle un inquietante volto repressivo. La prima provocazione proviene dalla Lega con la proposta del carcere per gli accattoni e i mendicanti. Niente in confronto alla ricetta prescritta da un classico del liberalismo come Locke; il quale arrivava a prospettare il taglio delle orecchie agli accattoni e agli oziosi. Ma pur sempre di una facile invocazione di polizia e manette si tratta. Si sa che nelle sue lunghe fasi antidiluviane, il capitalismo è rimasto in una distanza abissale dalle mitologie del libero mercato come spazio di contratti trasparenti e paritari scambi di volontà. In origine, le libere società dell'occidente sono state attraversate dal terrore e da una ferrea disciplina. Le economie, che poggiano sul calcolo e la razionalità degli attori, sono state ottenute con lacrime e sangue. L'interiorizzazione dell'etica del lavoro, e l'affermazione dei dispositivi della ragione strumentale, hanno richiesto pratiche diffuse di coercizione e di violenza contro i devianti e gli oziosi.

Nei codici liberali italiani non a caso si stabiliva un rigido controllo sui mendicanti, sulle prostitute. Il domicilio coatto, l'ammonimento, l'arresto in flagranza di reato di chi veniva trovato a questuare al di fuori del proprio comune, il ricovero forzato dei minori di 16 anni sorpresi in episodi di vita «infingarda ed errante» (quante ispirazioni potrebbe trovare Blair per le sue crociate anticrimine!), rientravano tra gli arnesi più utilizzati per predisporre i meccanismi del controllo sociale e affinare le risorse della lotta alla devianza. Le pratiche spicciole della pubblica sicurezza avevano per fondamento il criterio elastico del sospetto. I vagabondi venivano sollecitati a darsi una stabile attività, altrimenti scattava l'arresto dopo l'ammonizione giudiziaria. Verso fine ottocento venne perfino edificato un gulag italiano a Porto d'Ercole in cui erano ospitati alcune centinaia di coatti. Lo scatto del ricordo di ciò che è stato il capitalismo liberale delle origini si ripresenta nei sogni d'agosto del duro popolo delle partite iva. Il bisogno ancestrale di sorvegliare e punire riemerge oggi nella rude neoborghesia padana e nella cosiddetta economia della conoscenza.

La seconda morsa autoritaria viene auspicata da An che propone un inasprimento della repressione contro l'uso di droghe con la creazione di un ministero specifico. Sono anni che il vice presidente del consiglio solletica la riluttante nostalgia del manganello e assicura che «questo governo non ha paura di reprimere». A Genova peraltro qualcosa si è visto. Nello slogan della destra, più polizia e meno magistratura, viene agitata la lima che sottile incide le garanzie individuali e coltiva un disegno di sostanziale dimagrimento dei diritti di libertà. Nel suo antico affondo contro la «pseudo-cultura libertaria post-sessantottina» Fini, che da un pezzo sente già espiate le sue colpe, cerca di colpire il fondamento di ogni cultura liberale in materia di uso personale di sostanze stupefacenti. Su questo piano restano ancora illuminanti alcune pagine di Stuart Mill: «su se stesso, sulla sua mente e sul suo corpo, l'individuo è sovrano». L'autonomia del soggetto, la «pluralità dei percorsi» di vita, esigono che ciò che non reca danno ad altri non possa attirare l'attenzione del codice penale. Il principio di Mill, secondo il quale «ciascuno è l'unico autentico guardiano della propria salute, sia fisica, sia mentale, sia spirituale», consente di tenere al di fuori della custodia del diritto penale una molteplicità di atti eccentrici o trasgressivi che rientrano nella esclusiva sfera dell'autonomia individuale.

Questo principio la destra rifiuta però di assimilarlo perché le sue non sono parole imprudenti ma concetti incrostati sulla fiamma. E An non è nuova a queste esibizioni di una modica dose di fascismo quotidiano. Qualche anno fa Fini se la prese con i maestri gay che andrebbero allontanati dalla scuola proprio per le loro pratiche di vita. La lotta contro la droga diventa un segno e chi lo ravvisa ritrova il filo della memoria. La droga è solo il pretesto per affermare una ideologia della repressione a buon mercato che svela l'ombra livida del garantismo.

Strana davvero la destra italiana. Depenalizza i reati fiscali più gravi e invoca la repressione della devianza. Lo spinello è socialmente più grave che il falso in bilancio e la corruzione. La destra ha in mente un doppio diritto penale. Uno molto mite, costruito su misura del premier e dell'impresa. Un altro più repressivo e invadente ritagliato sui soggetti marginali o sugli stranieri irregolari. Un diritto mite per Berlusconi: persino la corte di cassazione ha sostenuto che certi processi hanno un peculiare tragitto proprio in riferimento al «ruolo istituzionale assunto da uno degli imputati». Un diritto penale forte dovrebbe invece valere per i soggetti marginali o per gli immigrati clandestini per i quali vale il principio del sospetto preventivo. Queste invocazioni della destra contro la droga sono un segno di riconoscimento nel senso che le manette vengono esibite come ideologia, come rigurgito del tempo passato. Gli stranieri, i manifestanti, i centri sociali, i gay, le coppie di fatto rientrano tra i soggetti di un diritto inferiore.

La terza oscura reminescenza repressiva emerge nel ricorso del governo contro lo statuto toscano che riconosce le coppie di fatto. Anche qui, niente rispetto all'intransigenza di un grande liberale come Kant, per il quale il valore della famiglia fondata sul matrimonio è intangibile ed è da ritenersi lecita la soppressione dei figli nati al di fuori della famiglia, e quindi precipitati in una zona franca da ogni cornice legale. Ma pur sempre di una compenetrazione autoritaria tra diritto e morale si tratta. Sotto l'impugnazione da parte del governo di uno statuto con alcune aperture liberali, si scorge che la destra vuole lo Stato etico. Sono troppi i segnali che ha lanciato in questa direzione. Nelle regioni dove governa la destra, la politica della famiglia assume evidenti risvolti etici e discriminatori. La destra toglie al pubblico ciò che gli compete (la scuola, la sanità) e affida allo Stato scelte che spetterebbero solo all'individuo. L'autonomia del soggetto viene indebolita, cresce invece l'invadenza del potere.

Anche qui Stuart Mill sarebbe ancora utile con la sua ferma contrarietà a che «l'opinione di una maggioranza venga imposta come legge a una minoranza, in questioni di condotta esclusivamente individuale». Sulle questioni controverse, sulle materie etiche o religiose, non sui può intervenire facendo valere il principio secondo cui la maggioranza decide. Non si può stabilire a maggioranza che il feto è una persona. La politica ha bisogno di regole comuni, non di valori etico religiosi comuni. Ma figuriamoci se la destra italiana aderirà mai a questo principio basilare di ogni liberalismo minimale.

*Docente di Scienza politica alla facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università «la Sapienza» di Roma.

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