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 globo celeste ... ... di Loredana Morandi
 
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La bilancia della giustizia improvvisa oscura alcuni nella luce del giorno; altri attende nell'ora che il sole incontra la tenebra, e li copre l'affanno; altri avvolge una notte senza fine.

Eschilo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 21:54:09, in Magistratura, linkato 1838 volte)
Non concordo con la dura esposizione di Piero Sansonetti. Non ritengo giusto criticare così il Procuratore Pignatone, in quanto mi attengo al più semplice giudizio dell'eccezionale lavoro svolto in collaborazione con la Procura di Milano e i circa 300 arresti tra gli 'ndranghetisti emigrati al nord. Dal mio umilissimo ruolo di "supporter" alle vertenze della magistratura associata preferisco credere che sia il giornalismo ad aver perduto il senso della misura e, nello specifico, la capacità di dare conto ai lettori dell' "atto dovuto". Una buona guerra tra magistrati vende tanto quanto l'omicidio di grido, mentre allo sfascio dell'Italia contribuiamo tutti. E' vero che sia forte la sensazione di veder attribuita troppa fiducia alla parola dei cd "pentiti" contro quella della Magistratura, dopo averne visti tanti parlare solo nel corso delle molteplici campagne elettorali con proclami della più varia natura. Personalmente esprimo fiducia nel lavoro di Pignatone, mentre so Cisterna innocente fino al terzo grado di giudizio. Quel che mi rimane ostico da digerire è un'immagine della magistratura allo sbando che so essere di natura berlusconiana, così ritengo lecito domandarsi il perché Sansonetti ce la riproponga.  L.M.

C’È UN POTERE FUORI CONTROLLO:
LA MAGISTRATURA



- di Piero Sansonetti

La magistratura ormai è diventata un potere fuori controllo. Rischia di fare dei danni gravi, di far saltare gli equilibri fondamentali che regolano il funzionamento della nostra società, e di devastare lo stato di diritto. Purtroppo, al momento, il mondo politico sembra cieco di fronte al pericolo. C’è solo Silvio Berlusconi che lo denuncia, ma è poco credibile perché, tra le tante vittime dello strapotere dei giudici, lui certamente è la meno innocente. I suoi nemici invece sono convinti, ahinoi, di poter trarre profitto dallo scontro tra Berlusconi e il potere giudiziario, e quindi se ne infischiano, anzi alimentano la corsa dei giudici all’onnipotenza. E' così: l’Italia è nelle mani di una classe dirigente e di un ceto politico molto poco responsabili, non all’altezza dei propri compiti.
 

Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria

La guerra tra magistrati che si è aperta in Calabria, e che ieri ha visto il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, azzannare il dottor Alberto Cisterna, numero due dell’antimafia nazionale, è uno degli esempi più limpidi, e preoccupanti, di questo impazzimento del potere giudiziario. Pignatone ha deciso di iscrivere Cisterna sul libro degli indagati  (e la notizia – chissà per quali misteriose vie! - è stata fornita al “Corriere della Sera”) sulla base della testimonianza di un pentito che nessuno, in Calabria, ritiene neppur minimamente attendibile. Mentre è opinione comune che la moralità del dottor Cisterna sia fuori discussione.

Io, che sono vecchio, mi ricordo molto bene quando, tanti anni fa, un certo pentito Pellegriti, uomo di mafia, accusò in modo generico e senza riscontri Giulio Andreotti di contatti con “Cosa Nostra”; il giudice Falcone, nel giro di due ore, fece una cosa molto semplice: incriminò Pellegriti e dispose il suo arresto.

Vi assicuro che Pellegriti, nonostante tutto, aveva più credibilità del pentito Lo Giudice detto il “nano”. Perché Falcone fu così duro con lui? Perché avendo una grandissima conoscenza della materia delicatissima del “pentitismo”, Falcone sapeva quale fosse il pericolo: che i pentiti iniziassero loro stessi a diventare protagonisti, usassero la magistratura ai loro scopi, destabilizzando e soprattutto portando la giustizia lontanissima dalla verità. Falcone aveva costruito su un pentito - Tommaso Buscetta - la sua grandiosa opera di investigazione e le sue scoperte sulla mafia, ma sapeva anche che i pentiti andavano maneggiati con grande cautela. E che bisognava, spesso, diffidare di loro.

Francamente il dottor Pignatone, nel caso di Lo Giudice, non ha mostrato grande cautela. Ha creduto a una sua testimonianza basata per altro non su conoscenza diretta e nemmeno sul sentito dire, ma su una intuizione (“avevo l’impressione che mio fratello avesse...”) e invece di reprimere la calunnia ha proceduto all’iscrizione di Cisterna nel registro degli indagati e non ha impedito che la notizia arrivasse ai giornali. Producendo un danno di immagine e di credibilità incalcolabile ad uno degli uomini chiave dell’antimafia nazionale.

Diciamo che, al momento, questa partita – cioè questa guerra nella magistratura – la sta vincendo la ’ndrangheta. La quale, potete starne certi, stasera brinda a champagne per il colpo portato a segno dal “nano”.

Cosa si può fare adesso, per impedire che il “suicidio” dello Stato prosegua? Ripeterò quello che ho detto altre volte, e ancora recentemente, in garbata e serena polemica con il dottor Pignatone.

Primo, occorre riformare la legge sui pentiti, profondamente, in modo da ridurre al minimo la possibilità dei pentiti di essere decisivi nell’orientamento delle indagini e nelle loro conclusioni, e ridimensionando consistentemente il regime premiale. I pentiti non devono essere, come sono adesso, i padroni della Giustizia.

Secondo, bisogna intervenire per spezzare il cerchio di “complicità” tra magistratura e stampa, e cioè la tendenza di pezzi importanti di magistratura ad usare la stampa come un proprio strumento “punitivo” o “ricattatorio”. E' molto difficile che la stampa possa sottrarsi a questa sua subalternità da sola, perché è difficile rinunciare alle notizie e agli scoop. E allora deve intervenire la legge.

Terzo, si deve procedere a una riforma della giustizia che restituisca alla magistratura il suo ruolo essenziale nel funzionamento di una società democratica e le impedisca di compiere continuamente irruzione in ambiti di potere che non sono suoi e di usare le proprie competenze al fine di vincere battaglie politiche e di potere. Separazione delle carriere, riforma del Csm, riforma delle intercettazioni, eccetera.

Non c’è molto tempo da perdere. L’idea che riformare la magistratura sia un atto che va nella direzione dell’aiuto alla malavita è follia. E' il contrario. Non è possibile combattere davvero la malavita con la magistratura ridotta come oggi è ridotta. Se la stessa lotta alla mafia diventa uno strumento per altre battaglie politiche, statene certi, la mafia vincerà sempre.

Piero Sansonetti, CalabriaOra - 18 giugno 2011

Ripreso da Zona di frontiera (Facebook) - zonadifrontiera.org (Sito Web)

20 giugno 2011

I precedenti citati..

Il magistrato Alberto Cisterna è stato accusato di corruzione da un pentito

Antimafia, indagato il numero due

Alberto Cisterna, uno dei vice del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, è indagato per il reato di corruzione in atti giudiziari dalla procura di Reggio Calabria, guidata da Giuseppe Pignatone. L' inchiesta è stata avviata dopo le dichiarazioni del nuovo pentito di ' ndrangheta Antonio Lo Giudice, che si è autoaccusato degli attentati del 2010 alla Procura di Reggio e allo stesso Pignatone. Alberto Cisterna ha negato ogni rapporto o coinvolgimento illegittimo.

Pagina 1
(17 giugno 2011) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/17/Antimafia_indagato_numero_due_co_9_110617013.shtml

' Ndrangheta La Procura di Reggio Calabria ipotizza la corruzione in atti giudiziari. La difesa del magistrato: «Assoluta fedeltà alle leggi»

Indagato il vice di Grasso alla procura antimafia

Un pentito: Cisterna pagato per una scarcerazione Le altre dichiarazioni Il collaboratore ha fatto altre dichiarazioni sottoposte a verifica, nonostante non apparissero di rilievo penale

ROMA - Il magistrato Alberto Cisterna, uno dei vice del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, è indagato per il reato di corruzione in atti giudiziari. A procedere nei suoi confronti è la Procura di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Pignatone, che nei giorni scorsi, ha informato il Consiglio superiore della magistratura e il procuratore generale della Cassazione dell' inchiesta a carico di Cisterna. A provocarne l' avvio sono state le dichiarazioni del nuovo pentito di ' ndrangheta Antonio Lo Giudice, detto «il nano» per via della bassa statura, che si è autoaccusato degli attentati del 2010 alla Procura generale di Reggio e allo stesso Pignatone. Arrestato nell' ottobre scorso, Lo Giudice ha subito deciso di collaborare con gli inquirenti, che per lui hanno già chiesto al Viminale il programma speciale di protezione. Oltre che delle bombe esplose e del lanciarazzi che doveva colpire l' ufficio di Pignatone, Nino Lo Giudice ha parlato a lungo dei rapporti istituzionali intessuti da suo fratello Luciano, agli arresti e recentemente condannato per usura, estorsione e altri reati. Luciano Lo Giudice, hanno scritto in un provvedimento i magistrati di Catanzaro, «rappresentava il cosiddetto volto imprenditoriale della cosca, con capacità ed esperienza nella gestione del patrimonio illecito della consorteria». In tale veste si sarebbe interessato, negli anni passati, del destino giudiziario di un altro fratello della numerosa famiglia, Maurizio, a sua volta arrestato e pentito. E qui entra in gioco il ruolo che avrebbe svolto Cisterna, almeno secondo il racconto di Nino Lo Giudice. «Per quanto riguarda la scarcerazione di Maurizio che si trovava in un carcere per collaboratori di giustizia a Paliano - ha detto "il nano" -, perché era andato definitivo, mi sembra Luciano ne parlò con Alberto Cisterna. Che poi, dopo che ha avuto buon esito, Luciano mi disse che gli aveva fatto un regalo, e mi fece intendere soldi, molti soldi». Secondo il ricordo di Nino Lo Giudice, per la scarcerazione di Maurizio, Luciano avrebbe dunque pagato il pubblico ministero antimafia: «Una grossa somma», dice, ma senza specificare l' entità, perché Luciano non lo fece con lui. Nino riferisce che Luciano era un tipo «espansivo», nel senso che faceva molti regali e li spediva a casa delle persone, ma quella volta gli parlò di soldi. Anzi, «mi fece intendere» come precisa il pentito. A questo punto, nonostante la vaghezza dell' accusa, l' iscrizione di Cisterna sul registro degli indagati per il reati di corruzione è divenuta un atto dovuto, per procedere a tutti gli accertamenti del caso. A cominciare dalla verifica sui tempi e le cause della scarcerazione di Maurizio Lo Giudice dal penitenziario di Paliano, in provincia di Frosinone. Ma come ha riferito il procuratore Pignatone nella comunicazione al Csm, sul conto del vice di Grasso, già pubblico ministero a Reggio, Nino Lo Giudice ha fatto altre dichiarazioni che, nonostante non apparissero di immediato rilievo penale, sono state sottoposte a verifica. Anche per controllare l' attendibilità del collaboratore. Il quale in una lettera consegnata alcune settimane fa al tribunale del Riesame di Catanzaro ha fatto nuovamente il nome di Cisterna e altri due magistrati: il sostituto procuratore generale di Reggio Francesco Mollace e l' ex sostituto procuratore generale Francesco Neri, recentemente trasferito a Roma dal Csm per altre vicende. «Questi signori procuratori e Luciano Lo Giudice e Antonino Spanò sono stati legati per anni l' uno all' altro, per motivi illeciti e convenienze», ha scritto Nino Lo Giudice; Spanò è il titolare di un rimessaggio di barche (utilizzato anche da Cisterna per il suo gommone) accusato di essere uno dei prestanome dei Lo Giudice. In più, il pentito ha spiegato di aver in qualche modo collaborato all' arresto del boss della ' ndrangheta Pasquale Condello, nel 2008, aggiungendo che in quella vicenda «è stato interpellato personalmente il dottore Cisterna per volere mio e per motivo che sono riservati al procuratore». Quando i giornali locali hanno dato notizia di queste dichiarazioni, Alberto Cisterna ha negato ogni rapporto o coinvolgimento illegittimo, sia con Luciano Lo Giudice che nella cattura di Condello: «Sono in grado di dettagliare ogni più macroscopico fatto e di ricondurlo all' assoluta fedeltà alle leggi». Compresi i numerosi contatti telefonici accertati dalla polizia tra Luciano Lo Giudice e Cisterna, oltre settanta; secondo il magistrato sono tutti di pochi secondi, «complessivamente non più di sette o otto minuti in due anni e mezzo, e sono in gran parte da ricollegare al ricovero del figlio di Luciano Lo Giudice, un bambino di tre anni autistico, mi chiese se poteva essere curato in un ospedale specializzato».

Giovanni Bianconi

**** La vicenda L' accusa Alberto Cisterna, magistrato, è indagato dalla Procura di Reggio Calabria per corruzione in atti giudiziari. Ad accusarlo un pentito di ' ndrangheta della cosca Lo Giudice Il pentito Antonio Lo Giudice, detto il «nano» (in foto), ha collaborato con gli inquirenti subito dopo l' arresto (ottobre) e ha parlato dei rapporti che avrebbe avuto l' indagato con un suo fratello Gli attentati Il pentito s' è autoaccusato di una serie di attentati contro la Procura tra gennaio e agosto 2010: agli uffici, all' abitazione di Salvatore Di Landro (magistrato) e l' intimidazione al procuratore Giuseppe Pignatone

Bianconi Giovanni

Pagina 25
(17 giugno 2011) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/17/Indagato_vice_Grasso_alla_procura_co_9_110617034.shtml

Antimafia L' interrogatorio a Reggio

Il vice di Grasso «Mai ricevuto soldi dai boss»


ROMA - L' ipotesi di reato è corruzione in atti giudiziari, ma l' inchiesta sul procuratore nazionale antimafia aggiunto Alberto Cisterna potrebbe aprire scenari che vanno oltre il presunto pagamento di «molti soldi» per agevolare una pratica di arresti domiciliari, di cui ha parlato il pentito Nino Lo Giudice. In termini tanto generici che nell' interrogatorio di ieri davanti al procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, nella sede romana della Direzione antimafia, Cisterna ha lamentato la mancata contestazione su come, da chi, dove e quando avrebbe ricevuto il denaro di Luciano Lo Giudice, fratello del pentito Nino, oggi in carcere con l' accusa di essere il «volto imprenditoriale» del clan. «Nessuno riferisce che mi sono state corrisposte somme di denaro, nè piccole nè ingenti, e di quegli arresti domiciliari no ho mai saputo nulla», afferma il magistrato; Nino Lo Giudice ha dichiarato di aver saputo dello «scambio» dal fratello Luciano, il quale gli «fece intendere» che si trattava di una grossa somma di denaro. Ci sono oltre settanta contatti, fra il 2005 e il 2007, telefonici tra il magistrato e Luciano Lo Giudice, testimonianza di un rapporto che Cisterna ha spiegato essere nato per ottenere confidenze utili alla cattura di Pasquale Condello, il boss della ' ndrangheta arrestato nel 2008. Poi quel rapporto è proseguito - secondo il magistrato - per gli scambi di auguri a Natale e Pasqua e qualche altra vicenda personale di Lo Giudice, come la malattia del figlio autistico. Nulla di illecito, insomma, secondo il vice del superprocuratore Grasso. Nell' interrogatorio Cisterna ha sostenuto che il suo ufficio ha fatto da tramite tra fonti confidenziali ed esponenti dei servizi segreti anche nelle indagini su altri grandi latitanti, compreso Bernardo Provenzano. «Ma su questo punto invoco il segreto d' ufficio», ha detto, specificando di essere pronto a rispondere se gli inquirenti intendessero superare questo ostacolo. Il problema sarà affrontato nel seguito dell' inchiesta, che dovrà approfondire altri particolari dei rapporti tra Cisterna e Luciano Lo Giudice, il quale si sentiva un intoccabile perché convinto di godere di protezioni importanti tra toghe ed esponenti dello forze dell' ordine, frequentati anche grazie al fatto che tenevano le loro barche nel rimessaggio di un signore ora accusato di essere un suo prestanome. Poi, nel 2009, Luciano Lo Giudice è finito in carcere, e da lì ha cominciato a minacciare rivelazioni, nel tentativo di uscire. Ma è rimasto dentro. Fuori, suo fratello Nino s' è messo a organizzare attentati contro la Procura generale e il procuratore Pignatone, con bombe e lanciarazzi, per «colpire quello che mi avevano fatto capire fosse lo schieramento di magistrati che aveva fatto male a Luciano». Fino al momento in cui è stato arrestato e ha deciso di diventare un collaboratore di giustizi». Parlando anche di giudici e investigatori ritenuti «amici» dal suo clan. Gio. Bia.

Bianconi Giovanni

Pagina 27
(18 giugno 2011) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/18/vice_Grasso_Mai_ricevuto_soldi_co_8_110618051.shtml
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 18:55:46, in Magistratura, linkato 1292 volte)
Milano, ordine d'arresto per Mora
l'accusa è bancarotta fraudolenta


La guardia di finanza di Milano sta eseguendo un ordine di arresto nei confronti dell'impresario dello spettacolo Lele Mora per bancarotta fraudolenta. Nell'aprile scorso il tribunale fallimentare di Milano aveva dichiarato il fallimento personale di Mora nonché di una delle società di cui è stato definito "il dominus", cioè la immobiliare Diana.

La richiesta di fallimento personale, ossia il divieto per Mora di esercitare qualsiasi attività imprenditoriale, era stata avanzata dai pubblici ministeri Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci nell'ambito di un procedimento fallimentare relativo al crac della sua società Lm Management, di chiarata fallita lo scorso 11 giugno per un passivo di circa 17 milioni. Anche il curatore fallimentare della Lm Management, l'avvocato Salvatore Sanzo, aveva presentato istanza di fallimento personale per il talent scout, che ha un debito con il fisco di circa 16 milioni a cui se ne aggiungono altri 4 di debiti con privati.

Fonte Milano Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 17:35:51, in Magistratura, linkato 1502 volte)
L'unica che ne fa cavallo di battaglia è la Sonia Alfano che: dopo le valige sioniste, dopo le logge ex P2 e le risate sull'esistenza della pedofilia, si fa pubblicare da Il Giornale e tenta una ennesima strada a destra attaccando Franceschini del PD. Mai personaggio peggiore fu candidato in IdV. L.M.

Antimafia: indagato procuratore aggiunto Dna Cisterna


Pignatone conferma iscrizione dopo dichiarazioni pentito

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 17 GIU - Il procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia Alberto Cisterna e' indagato dalla procura di Reggio Calabria per corruzione in atti giudiziari. La conferma e' venuta dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone che non ha voluto aggiungere altro. L'iscrizione di Cisterna nel registro degli indagati e' un atto dovuto dopo le dichiarazioni del boss pentito Antonino Lo Giudice che si e' autoaccusato degli attentati compiuti nel 2010 a Reggio. (ANSA).


Indagato il numero due dell'antimafia Cisterna:
"Pagato per una scarcerazione"

Venerdí 17.06.2011 11:02

Alberto Cisterna, numero due della procura Nazionale Antimafia dietro Pietro Grasso, è indagato per il reato di corruzione in atti giudiziari dalla procura di Reggio Calabria. L'inchiesta, scrivere il Corriere della Sera, è stata avviata dopo le dichiarazioni del nuovo pentito di 'ndrangheta Antonio Lo Giudice, che si è autoaccusato degli attentati del 2010 alla procura di Reggio e allo stesso Pignatone: "Per quanto riguarda la scarcerazione di Maurizio che si trovavfa in carcere èer i collaboratori di giustizia Paliano - ha detto Lo Giudice -, perché era andato definitivo, mi sembra che Luciano ne parlò con Alberto Cisterna.
Che, poi, dopo che ha avuto buon esito Luciano mi disse che gli aveva fatto un regalo, e mi fece intendere soldi, molti soldi". Secondo la testimonianza di Lo Giudice, dunque, per la scarcerazione di Maurizio, Luciano avrebbe pagato il magistrato antimafia: "Una grossa somma - dice" - senza specificare l'entità". Nonostante la vaghezza delle dichiarazioni, l'iscrizione nel registro degli indagati di Cisterna è stato un atto dovuto per procedere ad accertamenti.
Cisterna da parte sua ha negato ogni rapporto con Lo Giudice: "Sono in grado di dettagliare ogni più macroscopico fatto e ricondurlo nell'asoluta fedeltà delle leggi"


Mafia/Grasso: Cisterna?
Piena fiducia nella magistratura reggina

Reggio Calabria, 17 giu. (TMNews) - "Ho piena fiducia negli accertamenti dovuti da parte della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, di fronte alle dichiarazioni di un pentito". Cosi il procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso a commentato a TMNews la notizia, confermata, del coinvolgimento di uno dei suoi vice, Alberto Cisterna, in un indagine della magistratura di Reggio Calabria. "Anche in questo caso - ha poi proseguito Grasso - come del resto in qualsiasi altra vicenda processuale, si imporrebbe una riservatezza a tutela del buon andamento delle indagini e della reputazione delle persone".


Tolti scritti pentito da facebook Grasso

Maurizio Logiudice smentisce fratello su coinvolgimento pm

(ANSA) - REGGIO C., 20 GIU - Sono stati tolti dalla pagina aperta su facebook dai sostenitori del procuratore antimafia Piero Grasso, gli interventi del collaboratore di giustizia Maurizio Logiudice, fratello del boss pentito Antonino. Maurizio Logiudice contestava le dichiarazioni del fratello, che ai pm di Reggio ha raccontato che un altro fratello, Luciano, sarebbe intervenuto sul procuratore aggiunto della Dda, Alberto Cisterna, per fare ottenere la scarcerazione dello stesso Maurizio. Cisterna e' stato indagato.
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 16:56:09, in Magistratura, linkato 1444 volte)
I pm padani proprio no.  L.M.

Giustizia/ Anm a Bossi:
Nessuno si permetta di dividere toghe

Palamara: singolare contrapporre giudici provinciali

L'Anm replica alle parole del leader leghista Umberto Bossi sui 'giudici lumbard'. "Nessuno può permettersi di dividere i magistrati in ambiti territoriali", afferma il presidente del sindacato delle toghe Luca Palamara, evidenziando anche come l'inaugurazione di ieri a Bergamo abbia "celebrato una Scuola (della magistratura, ndr) fantasma, che non esiste". In ogni caso, commenta ancora il leader dell'Anm a margine del congresso della corrente di Unicost, è "singolare che mentre si vuole affermare un modello di giudice europeo alcuni vogliano contrapporre un modello di giudice provinciale".


Giustizia: pm padani;
Anm, nessuno divida i magistrati

Palamara, singolare contrapporre giudici europeo e provinciale

(ANSA) - PALERMO, 19 GIU - ''Si e' celebrata una Scuola fantasma, che non esiste. In ogni caso nessuno puo' permettersi di dividere i magistrati in ambiti territoriali''. Al leader della Lega che ieri ha definito lombarda la Scuola della magistratura inaugurata a Bergamo arriva l'altola' del presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara. ''E' comunque singolare - nota Palamara, a margine del congresso di Unita' per la Costituzione - che mentre si vuole affermare il modello di un giudice europeo, alcuni vogliono contrapporre un modello di giudice provinciale''. (ANSA)

Governo, Maroni: “I magistrati sono contro di noi”. Anm: “Leggi sbagliate”

Il ministro Roberto Maroni, a nome del governo, da Pontida, afferma che “i magistrati sono contro di noi”. Pronta replica dell’Anm: “Le leggi sono sbagliate”. La nuova polemica fra l’Esecutivo e il sindacato delle toghe riguarda la legge sui clandestini, argomento per il quale Maroni è stato molto impegnato negli ultimi mesi: “Abbiamo contro tutta la magistratura che è a favore dei clandestini. Ma noi non molleremo mai. Uno che si chiama come me come fa a mollare?”. Poi il ministro dell’Interno aggiunge: “Abbiamo fatto un decreto per espellere i clandestini come facevamo prima. Abbiamo proposto di espellere anche i clandestini comunitari che non sono in regola”.

Il segretario di Anm, Giuseppe Cascini, dice che si tratta solo di “cattiva propaganda” e che la legislazione italiana in materia di immigrazione è in contrasto con i principi della Corte di Giustizia di Strasburgo: “Non è colpa della Magistratura se i politici non sanno fare le leggi”. In materia di riforma della Giustizia, per esempio, l’Anm dice che la prescrizione viola la Costituzione.

http://www.politica24.it/articolo/governo-maroni-i-magistrati-sono-contro-di-noi-anm-leggi-sbagliate/13605/


.. il precedente

Giustizia, l’Anm: “La prescrizione viola la Costituzione”

L’Anm torna sul tema della riforma della Giustizia in Italia e dichiara: “La prescrizione viola la Costituzione“. Stavolta è tutto il direttivo dell’associazione a prendere le difese del sistema giudiziario italiano. Palamara, il presidente, Ardituro, vice, e Cascini, segretario, in una nota, dichiarano che “il principio costituzionale della ragionevole durata del processo è un principio fondamentale cui l’ordinamento deve tendere con ogni mezzo, ma la riduzione dei termini di prescrizione nulla ha a che vedere con quel principio e rischia solo di determinare l’impunità per autori di gravi delitti”.

Secondo i magistrati “risolvere situazioni legate a singole vicende processuali con una norma sulla prescrizione, dichiaratamente destinata ad incidere sullo svolgimento di un processo in corso, e indirettamente con una modifica della legge sulla responsabilità civile dei magistrati, è punitiva e intimidatoria. Non era mai successo che l’attività legislativa venisse piegata in maniera così esplicita ad interessi particolari”.
 
Eppure, nei giorni scorsi, la Camera, a proposito del processo breve, ha approvato la prescrizione prevista dal nuovo testo dell’onorevole Paniz. A questa innovazione, i magistrati dell’Anm rispondono che “gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei confronti dei recidivi, mentre gli incensurati avranno ottime probabilità di restare tali per sempre. Inoltre è impensabile che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti di un incensurato si estingua, mentre debba proseguire quello per una truffa da cinque euro commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato”.
 
L’Anm, poi, pone l’accento sulla responsabilità civile del giudice, affermando che “non si può sottoporre a giudizio di responsabilità civile il giudice di primo grado ogni volta che una sua decisione è annullata in appello e il giudice di appello, ogni volta che la sua decisione è annullata dalla Cassazione sia sottoposto a responsabilità civile”. Si tratta di uno scontro fra toghe e politica.
http://www.politica24.it/articolo/giustizia-l-anm-la-prescrizione-viola-la-costituzione/9869/
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 16:54:47, in Magistratura, linkato 1435 volte)
P4: PALAMARA (ANM),
PER LE TOGHE SCELTA POLITICA
SIA IRREVERSIBILE
 

(ASCA) - Roma, 17 giu - ''Chi va in politica, non torni piu' indietro alla toga. Bisogna andare seriamente verso una scelta irreversibile''.

Lo dice ai microfoni di 'Storiacce' di Radio 24 Luca Palamara, presidente dell'Anm, indicando come strada l'introduzione di ''una legge a riguardo''.

''Per il magistrato che entri in politica, la scelta deve diventare irreversibile, trovando meccanismi che tutelino il diritto lavorativo, ma -aggiunge Palamara- dobbiamo porci il problema dell'apparenza della terzieta' e imparzialita' delle toghe''.

Sulla questione morale, sollevata di nuovo dall'inchiesta sulla P4, Palamara sollecita ''paletti fermi'' sul ''meccanismo di trasparenza, attraverso il quale il magistrato e' chiamato a partecipare alla vita politica e sugli incarichi fuori ruolo''. Per il presidente dell'Anm, ''bisogna limitare i casi di magistrati fuori ruolo'' e evitare che ''siano opachi i meccanismi, che portano i magistrati ad incarichi esterni''. Palamara ricorda anche i ''codici etici introdotti l'anno scorso nell'Anm'' dopo lo scandalo P3, e auspica che ''anche la politica abbia lo stesso coraggio di affrontare cio' che al proprio interno non funzioni''.  com-min
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Di Loredana Morandi (del 19/06/2011 @ 09:22:27, in Magistratura, linkato 2327 volte)
Una delicata vicenda in merito alla quale mi sento di esprimere la mia solidarietà al dott. Ferraro, perché il CSM ha probabilmente preso un abbaglio e spero in un sollecito chiarimento. Di satanismo, naturalmente, non so nulla, anche se come il mio intero quartiere guardo con timore all'Hilton, il grande albergo che affaccia su p.le Clodio (ove si troverà certo il fascicolo delle denunce), perché da anni e anni sono note  alla popolazione le messe nere che vi si celebrano. 
Sul fatto che l'esercito sia nella massoneria e viceversa, invece, non ho il minimo dubbio.
Dall'ordine dei Frati Francescani all'Aereonautica Militare (Alam) e più di un deputato, generale, questore, ecc.. (Goi) fino al quotidiano Il Fatto che ha tra i suoi scrittori la parente di un famoso Gran Maestro, più volte ascoltato nell'aula bunker del Foro Italico, per giungere infine a Genchi, che per presentare il suo libro dalla sicilia ha fatto il tour delle Logge: la Massoneria è ovunque nello Stato. In merito si rileggano anche le dichiarazioni del Gran Maestro Raffi del giugno dello scorso anno. L.M.




Ferraro sospeso dal CSM:

ha denunciato una setta in ambito militare


Roma – IL Consiglio Superiore della Magistratura giovedì scorso ha deliberato di collocare in aspettativa per infermità, per quattro mesi, il Pubblico Ministero di Roma Paolo Ferraro. Il provvedimento è stato adottato con una procedura d’urgenza, motivata dalla asserita gravità ed attualità dell’ inidoneità del magistrato «ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio». Il provvedimento del CSM prende le mosse dalle denunce presentate dal dottor Ferraro circa l’esistenza di «una setta satanica massonica esistente in ambito militare» che, secondo la sua prospettazione, potrebbe avere connessioni anche con i fatti di Ascoli Piceno, concernenti l’assassinio di Melania Rea.

Il magistrato ha annunciato che, unitamente ai suoi legali, rivelerà dati, fatti, vicende patite nonché l’anomalia del procedimento cui è sottoposto in una conferenza stampa che si terrà lunedì 20 giugno, alle ore 16,00, presso lo studio dell’avvocato Giorgio Carta a Roma.

Contro detto provvedimento, avente efficacia immediata, i legali del dottor Ferraro, Mauro Cecchetti e Giorgio Carta, hanno annunciato un ricorso al TAR Lazio, che sarà presentato nei primi giorni della prossima settimana. «Il procedimento cautelare seguito dal CSM – riferiscono gli avvocati del magistrato – risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma, nonché arbitrario, atteso che non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo “svolgimento di attività professionali anche complesse”. Il CSM, poi, ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte del 2011 – attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato – ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi. In definitiva, il CSM ha fondato il provvedimento cautelare sulle dichiarazioni di alcuni colleghi della procura di Roma, con i quali il nostro assistito è notoriamente in contrasto proprio per effetto delle sue denunce».


Redazione Stato Quotidiano
http://www.statoquotidiano.it/


***La Rassegna

Melania, pm Ferraro sospeso per infermità ma perizie dimostrano l’opposto

 
Nuovi dettagli sul provvedimento che il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) ha preso nei confronti di Paolo Ferraro, magistrato romano d'un tratto ritenuto inadatto "ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio". Una vicenda che, nonostante sembri passare perlopiù inosservata sulle emittenti televisive ma anche sui più importanti quotidiani, rimane oscura l'ufficialità della decisione: Parolo Ferraro è stato sospeso per quattro mesi per motivi di salute, nonostante lui si dichiari perfettamente abile e a suo sostegno ci siano diverse perizie mediche. Se si fosse maliziosi, verrebbe da pensare che qualcuno ha interesse a far passare il magistrato per un 'mezzo matto'. Ma per quale motivo?

Setta satanica e giallo di Ripe - Paolo Ferraro da diverso tempo si interessa di quello che, se appurato, potrebbe essere una sorta di vaso di Pandora capace di destabilizzare i piani alti delle istituzioni: il magistrato ha condotto in prima persona un'indagine su una presunta setta satanica, a cui avrebbero aderito anche alcuni esponenti dell'esercito, un gruppo segreto che si riunirebbe in eventi dove confluirebbero riti esoterici e banchetti a base di sesso e droga. Ad avvalorare questa pista ci sarebbero anche dei files audio che contribuirebbero a dissolvere qualsiasi dubbio sulla tesi del magistrato.
L'indagine di Ferraro potrebbe, a detta dello stesso, intrecciarsi anche con il delitto di Ripe di Civitella dove il 20 aprile fu ritrovata morta Melania Rea, moglie di un caporalmaggiore del 235° Reggimento Piceno.

Parola agli avvocati - A criticare aspramente il modo di agire del Csm, che si sarebbe contraddistinto per una celerità sconosciuta prima, giungono i commenti di Mauro Cecchetti e Giorgio Carta, avvocati di Ferraro: "Il procedimento cautelare seguito dal Csm risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma. Non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo “svolgimento di attività professionali anche complesse”.
A insospettire i due legali un altro particolare: "Il Csm - hanno riferito gli avvocati del magistrato - ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte, private e pubblica del 2011, attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato, ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi".
Secondo Cecchetti e Carta, Ferraro sarebbe rimasto vittima della rancorosa rivalità con alcuni colleghi: "In definitiva, il Csm ha fondato il provvedimento cautelare sulle dichiarazioni di alcuni colleghi della procura di Roma, con i quali il nostro assistito è notoriamente in contrasto proprio per effetto delle sue denunce".

Conferenza stampa - Da parte sua, il magistrato non vuole far passare sotto silenzio quella che considera una vera e propria vendetta e così ha indetto una conferenza stampa per lunedì prossimo, alle ore 16, presso lo studio dell’avvocato Giorgio Carta a Roma, viale Bruno Buozzi 87.

Simone Olivelli
http://www.newnotizie.it/2011/06/18/melania-pm-ferraro-sospeso-infermita-perizie-dimostrano-opposto/

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Magistrato denuncia una setta satanica massonica
in ambito militare e viene sospeso dal CSM



Sabato 18 Giugno 2011 07:54

Conferenza stampa del Magistrato il prossimo lunedì. Roma, 18 giu - Il Consiglio Superiore della Magistratura giovedì scorso ha deliberato di collocare in aspettativa per infermità, per quattro mesi, il Pubblico Ministero di Roma Paolo Ferraro. Il provvedimento è stato adottato con una procedura d’urgenza, motivata dalla asserita gravità ed attualità dell’ inidoneità del magistrato «ad adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio».

Il provvedimento del CSM prende le mosse dalle denunce presentate dal dottor Ferraro circa l’esistenza di «una setta satanica massonica esistente in ambito militare» che, secondo la sua prospettazione, potrebbe avere connessioni anche con i fatti di Ascoli Piceno, concernenti l’assassinio di Melania Rea.
Il magistrato ha annunciato che, unitamente ai suoi legali, rivelerà dati, fatti, vicende patite nonché l’anomalia del procedimento cui è sottoposto in una conferenza stampa che si terrà lunedì 20 giugno, alle ore 16,00, presso lo studio dell’avvocato Giorgio Carta a Roma, viale Bruno Buozzi 87.

Contro detto provvedimento, avente efficacia immediata, i legali del dottor Ferraro, Mauro Cecchetti e Giorgio Carta, hanno annunciato un ricorso al TAR Lazio, che sarà presentato nei primi giorni della prossima settimana.

«Il procedimento cautelare seguito dal CSM – riferiscono gli avvocati del magistrato – risulta non solo costellato di violazioni delle garanzie difensive, ma addirittura atipico, perché non previsto da alcuna norma, nonché arbitrario, atteso che non risulta fondato su alcuna perizia medica, se non una risalente al 2008 che, peraltro, attestava l’idoneità allo “svolgimento di attività professionali anche complesse”. Il CSM, poi, ha stranamente ritenuto ininfluenti le numerose perizie mediche di parte del 2011 - attestanti la specifica idoneità ed anzi qualità intellettuale del magistrato – ed ha ignorato una denuncia analitica e argomentata depositata in atti, che evidenzia fatti gravissimi a suo danno patiti dal 2009 in poi. In definitiva, il CSM ha fondato il provvedimento cautelare sulle dichiarazioni di alcuni colleghi della procura di Roma, con i quali il nostro assistito è notoriamente in contrasto proprio per effetto delle sue denunce».

http://www.grnet.it/news/95-news/2868-magistrato-denuncia-una-setta-satanica-massonica-in-ambito-militare-e-viene-sospeso-dal-csm.html
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Di Loredana Morandi (del 19/06/2011 @ 08:35:25, in Magistratura, linkato 1461 volte)

Il premier sul sottosegretario: "È sereno, inchiesta sul nulla"

Magistrati: P4
"vicenda inquietante"

 

"La magistratura ha bisogno di crediilità" dice il presidente dell'Anm Palamara, a proposito dell'inchiesta che ha coinvolto il giudice in aspettativa e deputato Pdl Alfonso Papa. Secondo i pm di Napoli, Papa e il faccendiere Bisignani farebbero parte di un'organizzazione che ricercava notizie segrete per favorire nomine e appalti o ricattare membri delle istituzioni. Della vicenda si occuperà il Csm


ROMA - Luigi Bisignani sarà interrogato lunedì pomeriggio dal gip Luigi Giordano che nei giorni scorsi ha firmato nei suoi confronti l'ordinanza di custodia agli arresti domiciliari. L'interrogatorio di garanzia, che si svolgerà nell'ufficio del magistrato al dodicesimo piano della Torre B del Palazzo di Giustizia, è l'unico fissato dal gip nell'ambito del procedimento sulla cosiddetta P4, la presunta associazione segreta che, secondo i pm, avrebbe raccolto informazioni riservate da utilizzare per fare pressioni o esercitare ricatti su esponenti delle istituzioni. Non si presenteranno davanti al giudice, infatti, il sottufficiale dei carabinieri Enrico La Monica, che da alcuni mesi si è stabilito in Senegal, né il deputato del Pdl Alfonso Papa per il quale l'esecuzione dell'ordinanza di custodia in carcere è sospesa in attesa delle decisioni della Camera. I legali di La Monica hanno preso oggi contatto con il gip, ma appare azzardata al momento l'ipotesi che l'indagato intenda tornare in Italia per difendersi dalle accuse.


Va sottolineato che il gip non ha condiviso la sussistenza di elementi a sostegno dell'accusa di associazione segreta, così come non ha accolto la richiesta di misura cautelare a carico di Bisignani in riferimento a sei dei nove capi di imputazione contestati al 56enne uomo d'affari, in particolare per quanto riguarda la rivelazione di alcune notizie coperte da segreto (per le quali resta comunque indagato). Gli arresti domiciliari sono stati disposti esclusivamente per tre ipotesi di favoreggiamento: ovvero le notizie riservate fornite da Papa su una inchiesta in cui era coinvolta un'amica di Bisignani, Stefania Tucci e in cambio delle quali l'uomo d'affari avrebbe garantito il proprio interessamento per l'elezione di Papa in Parlamento; le informazioni su indagini in corso da parte della magistratura fornite a Lorenzo Borgogni, coinvolto nell'inchiesta Finmeccanica, e all'imprenditore Alessandro Bondanini.

L'interrogatorio di Bisignani riveste grande importanza per l'indagine condotta dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio. È lui, già al centro di alcune tra e più eclatanti inchieste della prima Repubblica come quella della maxitangente Enimont, il perno dell'indagine secondo i pubblici ministeri che lo definiscono "dirigente d'azienda, mediatore e procacciatore d'affari, di fatto ascoltato consigliere dei vertici di alcune delle più importanti aziende controllate dallo Stato come l'Eni, il Poligrafico dello Stato e la Rai".

Le reazioni suscitate dagli sviluppi della vicenda P4 sono un mix di sconcerto e riprovazione negli ambienti del palazzo di Giustizia di Napoli dove Alfonso Papa ha svolto per una decina di anni l'attività di pubblico ministero. Dopo le reazioni ufficiali da parte dell'Associazione nazionale magistrati, che ieri ha sollecitato i probiviri a intervenire sul caso Papa, oggi si registrano le dichiarazioni di Vincenzo Galgano, ex procuratore generale di Napoli. "Che Alfonso Papa fosse una pecora zoppa a Napoli lo sapevano tutti. Infatti lo frequentavano in pochi e io non ero tra questi", ha detto Galgano, ora in pensione, a margine di un convegno al quale ha partecipato il suo successore, Vittorio Martusciello. "Casi come questi, però, sono rari - ha aggiunto - il collega Martusciello, che torna a Napoli dopo 29 anni, trova una situazione che è cambiata in meglio".

Silvio Berlusconi è pronto a mettere la mano sul fuoco per Gianni Letta. Tanto che l'inchiesta sulla cosiddetta 'P4' lo lascia "serenissimo. È un'inchiesta sul nulla. Letta è un galantuomo, un servitore delle istituzioni". Queste le parole del presidente del Consiglio, riferite da Michaela Biancofiore, che lo ha incontrato a Palazzo Grazioli. Anche la deputata del Pdl che è andato dal Cavaliere per parlare dei problemi interni al partito è pronta a "mettere le mani sul fuoco per Letta".

Berlusconi, sempre secondo il resoconto della Biancofiore, non è preoccupato per l'appuntamento di domenica a Pontida, quando Umberto Bossi parlerà al suo popolo. Per il premier "l'asse con Bossi è forte ed assolutamente saldo", ha ribadito il premier alla deputata.

"Una vicenda inquietante" la cosiddetta P4, la magistratura "ha bisogno di credibilità e discontinuità rispetto a comportamenti e fatti con cui non vogliamo avere nulla a che fare". Lo dice il presidente dell'Anm Palamara, tornando sulla vicenda che ha coinvolto Alfonso Papa, parlamentare del Pdl ma anche magistrato in aspettativa. Intanto Unicost, la corrente di maggioranza dei magistrati dice no a "commistioni tra magistratura, politica, alta amministrazione, o addirittura comitati d'affari".

"Il Csm farà il suo dovere istituzionale se e quando sarà investito, adottando i provvedimenti di sua competenza". Così il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, ha risposto ai giornalisti che gli chiedevano se il Csm interverrà sulla vicenda dei magistrati coinvolti nell'inchiesta sulla cosiddetta P4.
Vietti non ha voluto esprimere giudizi su quanto sta emergendo dall'indagine: "Non parlo sulle inchieste in corso. Istituzionalmente e per formazione sono una persona che rispetta i principi del garantismo. Per questo non valuto mai le inchieste per impressioni".



Ultima Modifica: 18 giugno 2011, 00:27
http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-18c1ce05-8f5e-432a-ae90-12d28a7b798c.html?refresh_ce
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Di Loredana Morandi (del 19/06/2011 @ 08:32:51, in Magistratura, linkato 1410 volte)

Forse se ne occuperà la Prima Commissione presieduta dal laico del Pd, Guido Calvi

Caso P4 all'esame del Csm venerdì

 

Il comitato di presidenza del Consiglio superiore della magistratura esaminerà venerdì prossimo le carte dell'inchiesta napoletana sulla P4, che sono state consegnate a Palazzo dei Marescialli dal pm Henry John Woodckock. L'organo di vertice del Csm dovrà decidere a chi trasmettere gli atti, che riguardano il parlamentare del Pdl e magistrato fuori ruolo Alfonso Papa

 
ROMA -  Un'inchiesta "basata sul nulla", aveva attaccato ieri il premier Silvio Berlusconi. E quel giudizio sulla vicenda della cosiddetta P4 è tornato ad infiammare lo scontro con le toghe che fanno quadrato attorno all'inchiesta dei colleghi napoletani Woodckock e Curcio. A Mondello, dove la corrente di maggioranza di Unicost è riunita per il suo congresso, c'era anche il procuratore aggiunto di Napoli Franco Curcio, che coordina l'inchiesta. Lui non ha parlato, com'è suo costume, hanno commentato i colleghi. Ma è il leader dell'Anm che è sceso in campo ancora una volta per difendere i pm dopo gli ultimi attacchi venuti dal presidente del Consiglio e da altri esponenti della maggioranza: "Assistiamo al solito metodo: ancora una volta si tenta di delegittimare i magistrati in indagini che possono in qualche modo investire la politica". "Lasciamo lavorare i magistrati", è l'invito che ha rivolto Luca Palamara, che ha ricordato: "La rilevanza penale dei fatti sarà valutata nelle sedi competenti".

Ma in difesa del lavoro dei colleghi hanno fatto quadrato anche i vertici delle due principali correnti della magistratura. Le vicende sulla cosiddetta P4 impongono "oggi più che mai, massima intransigenza e rigore nel perseguire ogni comportamento deviante o opaco dei singoli magistrati", lo "impone la credibilità dell'azione della magistratura", ha messo nero su bianco in un documento la segreteria di Unicost, nelle cui file ha militato in passato proprio una delle persone coinvolte nell'inchiesta, il deputato Pdl e magistrato in aspettativa Alfonso Papa. "Vanno censurati - ha sottolineato ancora - ogni strumentalizzazione delle proprie funzioni ed ogni rapporto con centri di potere che esuli da finalità istituzionali. Chi quotidianamente è chiamato a svolgere il controllo di legalità nei confronti dei cittadini non può tollerare al suo interno comportamenti che non siano improntati a massima trasparenza ed onestà".

Quel che però non si può tollerare, ha avvertito il leader di Unicost Marcello Matera, è il "costume ormai abituale" di attacchi ai pm che rischiano di "delegittimare" e "turbare la serenità" degli inquirenti. "Noi seguiamo e rispettiamo il lavoro dei pm. La magistratura deve poter svolgere liberamente il proprio lavoro, poi si giudicherà. Aspettiamo con serenità l'esito degli accertamenti".

Per Magistratura democratica, la corrente di sinistra delle toghe, "l'attacco del premier all'inchiesta dei pm napoletani sulla P4 è la vera anomalia del nostro sistema istituzionale". Il leader Piergiorgio Morosini ha tenuto a precisare che le vicende che stanno emergendo dall'inchiesta sono da verificare, ma "se dovessero essere confermate da elementi di prova, i magistrati fuori ruolo che hanno utilizzato i loro contatti nella magistratura per condizionare azioni penali e di autogoverno della magistratura dovrebbero essere almeno espulsi dall'Anm".

Intanto venerdì le carte dell'inchiesta saranno esaminate dal comitato di presidenza del Csm. L'organo di vertice dell'organo di autogoverno delle toghe - guidato dal vice presidente Michele Vietti, e del quale fanno parte anche i vertici della Cassazione, il primo presidente Ernesto Lupo e il pg Vitaliano Esposito - dovrà decidere a chi trasmettere gli atti consegnati ieri a Palazzo dei Marescialli dal pm Henry John Woodckock Quasi certamente ad essere investita sarà la Prima Commissione, competente sui trasferimenti d'ufficio per incompatibilità dei magistrati. La commissione è presieduta dal laico del Pd, Guido Calvi, il quale già ieri aveva assicurato che il Csm si sarebbe occupato della vicenda.



Ultima Modifica: 18 giugno 2011, 19:41
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Di Loredana Morandi (del 18/06/2011 @ 18:24:10, in Indagini, linkato 1474 volte)
Antifemminismo?
Ma quanta ignoranza?




Come prologo a quella che sarà soltanto una spiegazione dettata dalla logica, mi permetterò un commento da definirsi "gossipparo": "Quando Timperi cesserà la sua campagna a favore dei padri tirchi ed egoisti, sarà auspicabile che la Rai dedichi a lui e al suo amico Magalli orari ben diversi da quelli dedicati alle casalinghe, preferendo ad esempio i programmi in notturna. Perché le poverette saranno pure ignoranti ma certo non meritano tal pubblica esposizione di viltà ed egoismo personale".

Ciò detto ricopio tal quale l'estratto di una sentenza della Suprema Corte di Cassazione trovata su un blog anonimo, che clona l'iniziativa editoriale su web di un collettivo di Donne:

"In mancanza di diverse disposizioni, la somma fissa mensile versata per il mantenimento per i figli al genitore collocatario, non costituisce un mero rimborso delle spese sostenute dal collocatario nel mese corrispondente, bensì la rata mensile di un assegno annuale, determinato tenendo conto di ogni altra circostanza emergente dal contesto e in funzione delle esigenze della prole rapportate all'anno, con la conseguenza che, il genitore non collocatario, non può ritenersi esonerato dall'obbligo di corresponsione dell'assegno per il tempo, in cui i figli, in relazione alle modalità di esercizio del diritto di visita disposte dal giudice o concordate tra le parti, si trovino presso di lui ed egli pertanto provveda in via esclusiva al loro mantenimento".

La Suprema Corte "spiega" in breve la "natura" giuridica ed economica dell'assegno di mantenimento dei figli minori. A questa appone la premessa sul lavoro delle corti precedenti con la frase: "In mancanza di diverse disposizioni".

Quindi l'alta Corte afferma che: il cd "assegno vitalizio per i figli" non è da considerarsi un mero risarcimento per le spese sostenute (si intenda per risarcimento la restituzione di somme già spese), bensì la rata mensile di un "assegno annuale", che è devoluto alla prole in funzione delle esigenze rapportate all'anno (vitto, alloggio, i pannolini, la scuola, lo sport, il dentista, gli occhiali e le altre visite specialistiche non convenzionate, il cambio delle scarpe e dell'intero guardaroba durante la crescita più rapida in tenera età, che diviene più costosa a 15 anni quando il ragazzo o la ragazza desidera il capo firmato).

Ovvero: la Corte in quel breve scritto dichiara che il contributo mensile devoluto ai figli è il "rateo" della parte di spese annuali di cui è competente quel genitore, che non convivendo con il minore NON è costretto ad anticipare e sostenere in prima battuta TUTTE le spese concernenti il buono stato di salute fisico e sociale del minore.

Novità assoluta nel deserto della conoscenza: la parte dell'assegno destinata alla ex moglie, in presenza di altri redditi anche a carattere occupazionale, si deve iscrivere nella Dichiarazione dei Redditi e, se ricorre il caso, si tratta di denaro tassabile.

La Magna Carta, redatta di pugno dai Padri Costituenti, giuro, non c'entra. Ed è fuorviante, anche per la redattrice (sì, rispondo ad una donna), chiamare la Costituzione a sproposito e sul dato oggettivo dell'ottima esposizione verbale della sentenza.

Pur non essendo io un giurista conosco abbastanza il Diritto per dichiarare che a mio avviso nessun quesito proposto contro ad una esposizione tanto chiara, potrebbe mai resistere di fronte alla Corte Costituzionale, cioè di fronte all'organismo istituzionale preposto a verificare la validità, l'aderenza e l'efficacia delle Leggi e la loro "perfetta" applicazione.

E ne sono talmente convinta che mi sento di affermare: il ddl 957 e il suo gemello sono tali da generare fin dalla prima applicazione il quesito costituzionale. Salvo poi cadere alla sferza giusta e impietosa della Costituzione con la "bocciatura" dell'incostituzionalità. Ma dove si è visto mai, se non nel terzo mondo, trattare i bambini come merce o pacco postale?

Nella fattispecie di questo caso (mi si permetta un virtuosismo poetico) l'ex partner, già  probabile pessimo marito e padre tirchio, di comune accordo con il suo "stalker giudiziario" (si legga l'avvocato), ha ritenuto opportuno intasare di facezie ed inutilità il lavoro dei Tribunali italiani fino alle sezioni civili della Corte di Cassazione, ledendo di fatto i Diritti Costituzionali di tutti i cittadini ad avere accesso e fruibilità dei servizi della Giustizia, tutto ad integrale beneficio di quell'unico portafoglio tirchio, cattivo ed egoista.

Per la prima ed ultima volta in vita mia voglio dare ragione al Tirchio piacione televisivo: "E' vero, certi avvocati dovrebbero essere radiati dall'Albo".

Lo sfascio del sistema Giustizia in Italia è certo responsabilità degli avvocati, una marea umana di persone la cui professionalità sta via via scemando dai lidi dei Tribunali, per orientarsi verso le consulenze, la mediazione e altre fonti reddituali. Ivi comprese tutte le possibili azioni extragiudiziarie e dolose, fino alla truffa, alla associazione per delinquere, allo stalking, all'omicidio e alla politica di assoldare pregiudicati per molestare e diffamare persone per bene e/o gli avvocati della controparte.

La donna cui è dedicata questa mia spiegazione non è degna di alcuna citazione. Di lei posso dire che è giovane, non è bella e certamente non ha figli. Con estrema franchezza la invito a moderarsi nelle esternazioni, perché la Vita potrebbe ritrovarla tra qualche anno sola, con un figlio portatore di handicap e un ex marito tirchio o violento, scelto a caso tra uno di coloro che sta frequentando oggi. Attenzione significa solo attenzione.

Il sotto processo per maltrattamenti familiari di Firenze, lo stesso che mi metteva alle calcagna uno stalker pedofilo condannato a nove anni di reclusione oggi in carcere, mi legge. Così a lui dico: sono io che ti stampo ogni passaggio diffamatorio e posso garantirti che li rivedrai tutti in Tribunale.

A lei come conclusione della spiegazione: il Diritto di Famiglia è un argomento serissimo, l'elemento fondante la società civile e giuridica. Non può e non deve essere affrontato con la superficialità delle debuttanti allo sbaraglio o con l'aspirazione ad un Grande Fratello mediatico. Men che mai  tale Diritto può essere scritto ad personam (ma val la pena di parlare qui di "ad portfolio") o con lo sfruttamento commerciale della vita altrui.

Libero di offendersi colui che certamente si riconosce:

Avvocato! Ma che razza di persone !? Questi qui sono un presto pregiudicato e una saputa insipida.  Se ella non sa scegliersi neppure un laureato, allora perché ricorrere ad una società che inquina il web e i socialnetwork di queste miserabili intellettualità?

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 17/06/2011 @ 09:51:23, in Magistratura, linkato 1324 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg

I fatti che emergono dall'inchiesta di Napoli, nei confronti del magistrato in aspettativa per mandato parlamentare Alfonso Papa, appaiono oggettivamente gravi e inquietanti. L'Anm chiederà al collegio dei probiviri di valutare con urgenza la compatibilità di alcuni comportamenti con l'appartenenza alla Anm.

Pur nel pieno rispetto del principio costituzionale di non colpevolezza, riteniamo che la credibilità di una associazione come la nostra si misuri sulla capacita di dare risposte immediate e visibili sulla questione morale.

Roma, 15 giugno 2011

Luca Palamara – presidente
Giuseppe Cascini – segretario generale
Antonello Ardituro – vice presidente
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