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Tieni sveglie le leggi, perché il sonno le uccide. Dà vita ai buoni esempi: sarai esentato dallo scrivere delle buone regole.

Pitagora
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/09/2011 @ 09:39:30, in Magistratura, linkato 1431 volte)

La trascrizione dell'intercettazione anticipata dall'Espresso

Caso Tarantini, Berlusconi a Lavitola: sono cose che non esistono, vi scagiono tutti

Napoli - (Adnkronos) - Secondo le carte processuali depositate dai pm di Napoli al Tribunale del Riesame, lo scorso 24 agosto il premier, nel corso di una telefonata intercettata nell'ambito dell'inchiesta, avrebbe detto all'ex direttore dell'Avanti: ''Resta lì e vediamo un po'''. Ghedini: premier dai pm? Non è stato deciso nulla. La segretaria del Cavaliere: "Infastidito da richieste Lavitola".

Napoli, 14 set. (Adnkronos) - ''Resta lì e vediamo un po'''. A quanto emerge dalle carte processuali depositate dai pm di Napoli al Tribunale del Riesame, così lo scorso 24 agosto Silvio Berlusconi si sarebbe rivolto a Valter Lavitola, che si trovava in Bulgaria, nel corso di una telefonata intercettata nell'ambito dell'inchiesta sulla presunta estorsione ai danni del premier. La stessa telefonata il cui contenuto è stato nei giorni scorsi anticipato dall'Espresso.

''Dottore senta sto in Bulgaria sto a Sofia con telefono di qua se intercettano pure questi che c.. ne so'', attacca Lavitola, appena cominciata la telefonata, e Berlusconi: ''Hai visto che avevo ragione io dimmi''.

''Sì, purtroppo sì, non lo so... dico io ho visto la sua dichiarazione che lei ha aiutato questo ragazzo e così com... come'', prosegue l'ex direttore dell'Avanti. Al che il presidente del Consiglio replica: ''Non non non facevo riferimento tuttavia alle cose che ho successivamente letto che non esistono quindi sono... Sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti''.

''E' per questo voglio di'... quello tutto. na. cioè voglio di'... questo è un parto di pura fantasia perché oltretutto...'', dice Lavitola. E il premier: ''Sì io non so quali sono le vostre affermazioni tra di voi che non conosco''. ''Ma non credo che ci sia nessun tipo di affermazione'', replica subito l'ex giornalista. Poi il Cavaliere aggiunge: ''Ecco comunque insomma io non non quando posso aiuto quando non posso non aiuto e quando aiuto sono contento di poter aiutare... tutto qui''.

''Senza ombra di dubbio senta vabbe io sono fuori a sto punto'', dice Lavitola. Al che il premier appunto risponde: ''E resta lì e vediamo un po'''. ''Dopodiché proviamo a trovare il modo per contattarci'', aggiunge l'ex direttore dell'Avanti, che poi, al ''va bene'' di Berlusconi, si raccomanda: ''Cerchiamo di non abbandona a questo qua''. ''Certamente certamente e d'accordo'', si affretta a concordare il premier. Quindi i saluti: ''Un bacione dottore'', dice Lavitola al presidente del Consiglio che gli risponde: ''Bene buone vacanze''.

Oggi Berlusconi non ha rilasciato dichiarazioni sul caso. E ai giornalisti che gli chiedevano, dopo il voto sulla manovra, se vedrà i pm a capo dell'inchiesta il presidente del Consiglio non ha risposto. M a stretto giro Niccolò Ghedini fa sapere che ''c'è stato un contatto con la procura di Napoli, ma non è stata presa nessuna decisione né da parte nostra né da parte loro''. A chi gli fa notare che la Procura di Napoli ha indicato delle date per il nuovo apputamento con il premier, Ghedini risponde: ''La nostra decisione è correlata anche ai comportamenti della Procura''. E quando gli chiedono se il 19 settembre Berlusconi sarà già a New York per l'Assemblea generale dell'Onu, l'avvocato replica: ''Io non conosco i viaggi del premier, ma per quella data siamo a Milano, inizia l'udienza del processo Mills...''.

Intanto dal canto suo, nel corso dell'interrogatorio avvenuto lo scorso 2 settembre, la segretaria del presidente del Consiglio, Marinella Brambilla a una domanda dei pm che conducono l'inchiesta disse che il premier "era infastidito e piccato per le richieste di denaro avanzate da Valter Lavitola".

***

Il testo della telefonata Lavitola-Berlusconi

Ansa, 14 settembre, 18:34

Ecco i passaggi salienti  della telefonata tra i Lavitola e Berlusconi del 24 agosto scorso, ora depositata dai pubblici ministeri di Napoli

Lavitola: senta, io sto in Bulgaria, sto a Sofia con un telefono di qua, se intercettano pure questo è...che cazzo ne so..

Berlusconi: hai visto che avevo ragione io? dimmi

Lavitola: eh, sì, purtroppo sì, non lo so...io ho visto pure la sua dichiarazione, che lei ha aiutato questo ragazzo e così come...

Berlusconi: non non non facevo riferimento, tuttavia le cose che ho successivamente letto...che non esistono quindi sono... (...) sono tutte cose che non esistono e su cui io scagionerò naturalmente tutti

Lavitola: è per questo voglio dì, quello tutto nà...cioé voglio dì..questo è parto di pura fantasia, perché oltretutto...

Berlusconi: sì, io non so quali sono le vostre affermazioni tra di voi che non conosco...

Lavitola: ma non credo che ci sia nessun tipo di affermazione

Berlusconi: ecco, comunque, insomma io non non...quando posso aiuto, quando non posso non aiuto e quando aiuto sono contento di poter aiutare...tutto qui

Lavitola: senza... senza ombra di dubbio...senta dottore. e...e...vabbé io mo sono fuori...a sto punto...

Berlusconi...é..e resta lì...e vediamo un po'..uhm...

Lavitola: dopodiché proviamo a trovare il modo per contattarci...

Berlusconi: va bene

Lavitola: cerchiamo di non abbandonà a questo qua...

Berlusconi: certamente...certamente...d'accordo eh?

Lavitola: un bacione, dottore

Berlusconi: bene, buone vacanze

Lavitola: pure a lei grazie

Berlusconi: ciao.

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La Arcuri, ribattezzata "nei secoli fedele", ci ha regalato uno spiraglio di pulizia nello scandalo delle Escort, che ha interessato le due camere del parlamento italiano, dal pdl ad italia dei valori (Pedica, i cui uomini senza scrupoli rischiano tutto, pur di fare una presentazione con la editrice della escort  D'Addario a Latina). E' vero, la Arcuri è scomparsa dal piccolo schermo, forse perché l'essere semplicemente onesti disturbava i piaceri dell'area berlusconiana e i commerci dell'area d'alemiana di Tedesco. Chiudono così le indagini baresi, purtroppo con un contenzioso aperto tra l'ex pm Scelsi e il suo procuratore. Il fronte napoletano invece è foriero di un nuovo ramo di indagine: il traffico delle armi prodotte dalla Finmeccanica e la corruzione dei manager della società verso esponenti di governi esteri per vincere le gare. Infatti è di ieri la proposta di dimissioni di Pozzessere, direttore commerciale dell'industria italiana. L.M.

Tarantini, chiusa inchiesta a Bari.

"La Arcuri rifiutò di prostituirsi".


Bari - (Adnkronos) - Oltre 100 mila intercettazioni e 8 persone indagate - tra cui Sabina Began ('l'Ape Regina') per il presunto giro di escort . L'imprenditore contattò anche la nota show girl. Le ipotesi di accusa sono favoreggiamento della prostituzione e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Il premier ai pm di Napoli: "Lavitola mi segnalò situazione di disperazione". Il Pdl insiste: "Palma mandi gli ispettori"

Bari, 15 set. (Adnkronos) - Sono otto gli avvisi di conclusione delle indagini notificate stamane dalla Procura della Repubblica di Bari, mediante la Guardia di Finanza, nell'ambito dell'inchiesta sul presunto giro di escort che sarebbe stato gestito dall'imprenditore Giampaolo Tarantini.

Nella lista, oltre a quest'ultimo, ci sono il suo amico Massimiliano Verdoscia, il fratello Claudio, la showgirl Sabina Began (nota anche come l'Ape Regina) e un avvocato salentino, Salvatore Totò Castellaneta.

Il periodo di riferimento dell'inchiesta - nella quale sono finite oltre 100 mila intercettazioni telefoniche e ambientali - riguarda in particolare gli anni 2008-2009. Le ipotesi di accusa sono quelle di favoreggiamento della prostituzione e associazione a delinquere finalizzata alla corruzione. Mentre tra le ipotesi di reato non sarebbe configurata quella di corruzione.

Due degli episodi contestati all'imprenditore barese riguardano la show girl Manuela Arcuri . Nel primo caso Tarantini avrebbe compiuto "atti idonei diretti in modo non equivoco a indurre la donna a prostituirsi in favore di Silvio Berlusconi, promettendole che lo stesso l'avrebbe favorita per la conduzione del Festival di Sanremo, non riuscendo a portare a termine il suo proposito a causa del rifiuto" della Arcuri.

Nel secondo caso, "in concorso con un'altra show girl, Francesca Lana", Tarantini avrebbe tentato di indurre alla prostituzione Arcuri "in favore di Silvio Berlusconi prospettandole la possibilita' di un personale interessamento di quest'ultimo, (sollecitato vieppiu' dalla stessa Arcuri), per consentire la partecipazione del fratello a una trasmissione televisiva" ma sono riusciti "a portare a termine il loro proposito per ragioni indipendenti dalla loro volonta'". I fatti si riferiscono rispettivamente al dicembre 2008 e gennaio-febbraio 2009.

Il reato di associazione per delinquere finalizzato alla agevolazione, induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione nelle residenze del presidente del Consiglio, ipotizzato dagli inquirenti della Procura di Bari sarebbe stato compiuto in particolare da Tarantini ''promotore e organizzatore dell'associazione, al fine di consolidare il rapporto con Silvio Berlusconi, avviato nell'estate 2008'' per ottenere ''per il suo tramite incarichi istituzionali e allacciare, avvalendosi della sua intermediazione, rapporti di tipo affaristico con i vertici della Protezione civile, di Finmeccanica spa, di societa' a quest'ultima collegate, di Infratelitalia spa ed altre societa'''.

Per questo Tarantini avrebbe provveduto, scrivono ancora i sostituti procuratori, a "ricercare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, persuadendole a prostituirsi o rafforzando il loro iniziale proposito di prostituirsi, in occasione degli incontri che egli stesso organizzava presso le residenze di Silvio Berlusconi; selezionare le donne, personalmente o per il tramite degli altri partecipi, secondo specifiche caratteristiche fisiche (giovane eta' corporatura esile ecc.); impartire, in occasione di tali incontri, disposizioni sull'abbigliamento da indossare e sul comportamento da assumere; sostenere le spese di viaggio e soggiorno delle donne provenienti da varie parti d'Italia, mettere loro a disposizione il mezzo per raggiungere il luogo dell'incontro".

"Tutti gli altri, partecipi dell'associazione - continuano i pm - contribuivano consapevolmente al funzionamento del meccanismo criminoso, anche nella prospettiva di ricevere vantaggi personali, attraverso l'organizzazione delle serate, provvedendo alla ricerca e alla selezione delle prostitute, secondo i criteri sopra indicati, nonche' alla verifica della loro disponibilita' a prostituirsi''.

Per i pm questi vantaggi personali sarebbero consistiti, ad esempio, per Faraone, nel tentativo di ''diventare il referente nell'attivita' di organizzazione delle feste private del Berlusconi a Milano'' dove l'indagato risiede. Per gli altri due i vantaggi sarebbero consistiti nel ''beneficiare indirettamente dei vantaggi economici che il Tarantini, al quale erano legati da rapporti di affari, avrebbe conseguito attraverso l'aggiudicazione di commesse da parte delle societa' sopra indicate''.

Non la pensano così i legali del premier Niccolo' Ghedini e Piero Longo, secondo cui le accuse contenute nel capo di imputazione per la vicenda di Bari, "non solo vedono totalmente estraneo il presidente Silvio Berlusconi, ma dimostrano la sua completa non conoscenza circa l'asserito comportamento del Tarantini e dei suoi coindagati". "Del tutto infondate - infine - le ricostruzioni delle serate, che erano soltanto riunioni conviviali, come piu' volte affermato dalle stesse protagoniste" concludono i legali del premier.

L'INCHIESTA DI NAPOLI

Caso Tarantini, memoriale di Berlusconi in Procura a Napoli: "Ricevetti accorate lettere"


Napoli - (Adnkronos/Ign) - Consegnate alla Procura cinque pagine scritte dal premier: "Lavitola mi segnalò situazione di disperazione". Il Pdl al Guardasigilli Palma: "Ispettori a Napoli".

Napoli, 15 set. (Adnkronos/Ign) - Cinque pagine di memoriale scritte di proprio pugno dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi lo scorso 12 settembre. Il memoriale e' stato poi consegnato dai legali del premier alla Procura di Napoli che sta svolgendo indagini su una presunta estorsione al premier. Il memoriale e' stato poi depositato agli atti dal Tribunale del Riesame.

"Ho conosciuto il signor Tarantini e sua moglie anni orsono. Mi e' stato presentato come imprenditore di successo e da piu' parti ho avuto su di lui positive indicazioni. Conosco Lavitola da parecchi anni in particolare per la sua attivita' di giornalista e di direttore di giornale. Dopo il suol arresto Tarantini e la moglie mi scrissero delle accorate lettere inviatemi presso la segreteria di Roma. Il Tarantini protestava la propria estraneita' alle accuse che gli venivano mosse, si scusava per il disagio che mi aveva procurato, si lamentava per il trattamento mediatico e giudiziario che gli veniva riservato. Sia lui sia la moglie mi fecero sapere di essere in gravissime difficolta' economiche".

Nel suo memoriale il premier scrive ancora che "conversando casualmente con il Lavitola questi mi disse di conoscere Tarantini. Mi risulta che in quel periodo, che collocherei nell'estate 2010 sia nato un buon rapporto di amicizia tra loro. Nello stesso periodo il Tarantini mi scrisse che non era soddisfatto dell'operato del suo difensore avvocato D'Ascola. Gli segnalai mi pare attraverso Lavitola alcuni nomi tra cui quello dell'avv. Perroni che a seguito di una mia telefonata si dichiaro' disponibile a difenderlo".

"Tarantini e la moglie come gia' detto mi fecero pervenire piu' volte lettere in cui mi presentavano la gravita' della loro situazione economica, chiedendomi anche aiuto per finanziare la loro azienda e per evitare il fallimento" spiega il presidente del Consiglio nel memoriale consegnato ai pm della Procura di Napoli. "Lo stesso Lavitola mi segnalo' una situazione di vera disperazione di una famiglia che era passata da una vita agiata a grandi ristrettezze che avevano coinvolto anche il fratello, con la sua famiglia, la madre, altri famigliari. Mi si rappresento' quindi una situazione personale e famigliare difficilissima, con anche il rischio che Tarantini mettesse in atto episodi di autolesionismo. La situazione era altresi' aggravata dalla presenza di due figlie ancora piccole. Insistettero anche tramite Lavitola per un aiuto economico".

Il presidente del Consiglio spiega ancora: "feci quindi avere al Tarantini e alla moglie del denaro o consegnandolo direttamente a Lavitola o facendoglielo consegnare, in alcune rare occasioni dalla mia segretaria. Si trattava di somme che variavano tra i 5 mila e i 10 mila euro, 5 mila per il Tarantini e 5 mila per la moglie".

Sul fronte politico intanto, il Pdl torna alla carica, ed e' la terza volta nel giro di pochi giorni, per gli ispettori alla Procura di Napoli con una interrogazione al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, firmata da undici deputati tra i quali Luigi Vitali, Francesco Paolo Sisto, Manlio Contento, Enrico Costa, Francesco Fucci, Maurizio Paniz, Enrico Pianetta, Elvira Savino, Salvatore Torrisi.

Nell'interrogazione si chiede che a Berlusconi sia riconosciuto il diritto alla difesa nell'inchiesta sul filone napoletano del caso Tarantini. Un diritto, sostengono i firmatari, che invece sarebbe stato "negato dalla scelta della Procura di Napoli di citare il presidente Berlusconi come semplice persona informata dei fatti".

Al premier, sottolineano Vitali e gli altri deputati del Pdl, "deve essere garantita la presenza del difensore con ogni conseguente facolta'". La violazione riscontrata dai firmatari dell'interrogazione al Guardasigilli, "tenuto conto di quanto gia' accaduto e della delicatezza della vicenda, lancia una luce non rassicurante sul procedimento, con risvolti giudiziari ed effetti politici gravissimi". Per questo, si chiede a Palma di "accertare la veridicita' dei fatti" evidenziati nell'interrogazione, "anche attraverso attivita' ispettiva".
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Di Loredana Morandi (del 16/09/2011 @ 12:36:41, in Indagini, linkato 1701 volte)
In morte del blog Maxi Fasso



Un incipit ci vuole, così...

Cantami, o Diva, del Maxi Clone di Frassi le gesta funeste che infiniti addusse lutti agli Operatori seri dell'Antipedofilia, egli tentò molte anzi tempo all'Orco generose travolger alme d'eroi...

Scompare dalla faccia del web il blog Maxi Fasso, volontariamente oscurato dall'autore, probabilmente a seguito degli esiti di una delle tante denunce ricevute negli anni. Mia o di Frassi poco importa... In merito io , che l'ho denunciato e fatto denunciare tante volte, non provo nulla. Maxi pur essendo un pericoloso ideologo della pedofilia aveva il dono, l'ortografia e il cattivo gusto per scivolarmi nel dimenticatoio.

La sua scomparsa è però il segno della fine di un'era. Il vecchio circuito Falsi Abusi deve scomparire dal web, per lasciar spazio al nuovo circuito Falsi Abusi, quello filogovernativo legittimato  dall'ignoranza dei politici e dai falsi e dalle clonazioni della società di web hosting assoldato dalla associazione. Si tratta di un processo di restyling che era iniziato lo scorso anno, più o meno in agosto, con la cancellazione del nome e dell'indirizzo del Centro di Documentazione Falsi Abusi di Torino dall'elenco dei soci fondatori della associazione Adiantum. (Di cui è ampia la pubblicazione di riferimento e tutta salvata per ogni richiesta).

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-09-08_010732_ritaglio.jpg


Sono ancor molte le teorie in merito alla sua identità, ma a mio avviso non c'è nulla come il canto del cigno dello scritto sulla assoluzione in secondo grado della Passaseo, per dichiararne l'età e le generalità. E con lei che "scrive e risponde" al suo vecchio conoscente. (clicca sull'immagine per allargare).

Secondo incipit:  In principio era il Verbo

Deus ex Machina tre anni fa mi appariva dal nulla questo personaggio, noto al web per l'indefesso sostegno ai più noti blog di Falsi Abusi (oscurato Zanetti, abraso del peggio quello del Miraglia) da potersi dire "Trino". E mi piombava direttamente nella vicenda dello scandalo dei server della Federico II di Napoli, i computer di proprietà dello Stato sfruttati da una società di hosting romana per chat hard commerciali, per la lavorazione del file sharing illegale e per l'organizzazione dei gruppi di power share dei file lavorati sulle grandi reti del peer to peer.

Maxi, senza averne il taglio, avrebbe svolto le operazioni di smistamento e sollecitazione tipiche di una azione di stalking, anche a carattere giudiziario.  Insieme a lui sarebbe apparso anche lo Zanetti, con un messaggio sul mio blog su piattaforma Il Cannocchiale ad agosto 2008. Entrambi, con un successivo sostegno - anno 2009 - dalla società di hosting Geobox.IT srl, avrebbero lavorato alla consulenza per le operazioni di stalking, anche ai danni dei minori miei figli, e a supportare in origine il mandante sardo (il legale del Partito Pirata) ed i primi assoldati: la tribù della fogna di un sito del porno commerciale. Sessochannel di Selargius, appunto, e le reiterazioni via Facebook.  (vedi elenco dei refer nell'immagine)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-09-16_122230_site_dossier.jpg

 L'agnello e la pedofilia

Dall'immagine qui sopra riportata si legge ancora tutto l'antico circuito dei danneggiamenti originari a me e alla mia famiglia, segno di una volontarietà nel male ben determinata e preposta all'aggregazione.
Ad una persona arguta per comprendere il target del nostro personaggio sarebbe bastato l'acronimo negativo al titolo del blog di Massimiliano Frassi, presidente della Prometeo Onlus, o la perversa assonanza con i Silent Lamb, l'associazione internazionale a tutela dei minori abusati. Ma, qualora ancora vi fossero dei dubbi, ecco qui il solito Maxi Fasso citato come fonte illegale di "Territori d'ombra", un film sulla pedofilia rippato in formato .AVI per la distribuzione via web in data 25 giugno 2011.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-09-16_133225_territori_d_ombra.jpg


Ancora non ci credete?

Ecco uno screenshot in data ed ora.  Clicca per allargare l'immagine...

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2011-09-16_140817_megaupload.jpg


Conclusione. Questo mio è solo un sassolino, gettato nell'ampio stagno del web, e non vuol dire che il blog degli orrori (e degli orrori di ortografia) sia morto per sempre. Dato che sono attivi tutti i servizi collegati: da friend feed al profilo Facebook. Questo scritto, infatti, vuol dir solo che raramente mi sbaglio sulla natura delle persone...

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 21/09/2011 @ 18:52:40, in Magistratura, linkato 1498 volte)
Il procuratore Laudati sarà sentito presso il CSM domani giovedì 22 settembre... L.M.

BARI:  BUFERA IN PROCURA


Escort, indagato il procuratore Laudati
"Abuso, favoreggiamento e violenza privata"

Il provvedimento dei colleghi di Lecce per la gestione dell'inchiesta sul caso Tarantini. Sospetti per un uso illegittimo della polizia giudiziaria da parte del capo della procura e comportamenti irregolari nei confronti dell'allora pm Scelsi

di CARLO BONINI

BARI  -  La procura di Lecce procede nei confronti del procuratore di Bari, Antonio Laudati. Tre le ipotesi di reato per il quale il procuratore capo di Bari è stato iscritto nel registro degli indagati: abuso di ufficio, favoreggiamento e tentata violenza privata. Quest'ultima ipotesi - secondo quanto si è appreso - sarebbe da riferirsi ai danni di Giuseppe Scelsi.

L'accusa muove da due nuove acquisizioni probatorie di queste ultime ore. La prima. La procura generale di Bari ha trasmesso al Consiglio superiore della magistratura documenti che proverebbero illegittimità nell'uso da parte di Laudati della polizia giudiziaria, nonché il ricorso a indagini e intercettazioni telefoniche che avrebbero avuto a oggetto conversazioni di magistrati del distretto giudiziario di Bari (per i quali la legge prevede la competenza esclusiva della procura di Lecce) tra cui Giuseppe Scelsi, l'ex sostituto fi Bari titolare delle indagini sulle escort del presidente del Consiglio che nel luglio scorso ha denunciato al Csm una presunta attività di insabbiamento che a partire dal settembre del 2009 Laudati avrebbe condotto per disinnescare o per lo meno ritardare l'effetto delle indagini che riguardavano il presidente del Consiglio.

E qui veniamo alla seconda circostanza. Nel corso della sua audizione di ieri al Csm (il cui contenuto è stato secretato) Scelsi, nel ripercorrere le tappe dell'indagine barese di cui è stato titolare, avrebbe confermato la circostanza di essere stato oggetto da parte del suo procuratore di indagini illegittime che avrebbero avuto il fine di intimidirlo. Non è tutto. L'accelerazione dell'indagine da parte della procura di Lecce ha trovato ieri ulteriore spinta in una seconda notizia. Mentre infatti il procuratore della città salentina, Cataldo Motta, era a Roma al Csm per acquisire i nuovi atti della procura generale di Bari e le nuove circostanze d'accusa illustrate da Scelsi, i pm napoletani Woodcock, Piscitelli e Curcio (titolari dell'inchiesta sul ricatto di Gianpaolo Tarantini e Walter Lavitola per definire una strategia processuale meno dannosa per il presidente del Consiglio sull'inchiesta delle escort) hanno disposto per la giornata di oggi il deposito e dunque la discovery degli ultimi atti istruttori compiuti per ricostruire i tempi e le scelte d'indagine compiute dalla procura di Bari nell'indagine sulle escort.

Si tratta dei verbali resi sabato scorso dai pm Scelsi e dalla sua collega barese Eugenia Pontassuglia (il magistrato che ha materialmente proceduto all'ascolto delle intercettazioni tra il premier a Tarantini, valutandone la rilevanza e disponendone gli omissis). Anche in queste carte - e se ne potrà avere una conferma a partire da oggi - ci sarebbe un indizio delle "anomalie" che hanno accompagnato l'indagine. Laudati, che si è difeso pubblicamente quando il caso Scelsi è scoppiato e le indagini di Napoli sono diventate pubbliche, racconterà ora la dura verità davanti ai colleghi del Csm giovedi 22.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/09/20/news/escort_indagato_laudati-21936462/index.html?ref=search

***

"Un arrogante autocrate mandato da Alfano"
Il ruolo di Laudati nell'inchiesta sulle escort

Il server con le intercettazioni nella scuola della Finanza. La squadretta personale di polizia giudiziaria e la familiarità con il ministro della Giustizia. Così, nei verbali depositati ieri, il Pm Scelsi racconta ai colleghi di Napoli e Lecce i tentativi del procuratore di Bari di controllare le indagini che facevano tremare il  Premier.


di CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINI

BARI - Come una peste bubbonica, l'inchiesta sulle escort sfigura chi l'ha maneggiata e ha pensato di poterne "governare" l'approdo e il metodo. E in un terrificante redde rationem tra magistrati e apparati ne annichilisce il suo protagonista: il procuratore di Bari, Antonio Laudati. Accusato da un suo ex pm di essere un "arrogante autocrate" attento al Palazzo, arrivato da Roma con la benedizione del ministro della Giustizia Alfano per disinnescare il potenziale di un'inchiesta che, nell'estate del 2009 minaccia la sopravvivenza politica del Premier e per questo deve essere "raffreddata" e pilotata in lidi meno esposti alla luce dei media.

Un "autocrate" che per "raggiungere il risultato" pretende il completo controllo delle attività di polizia giudiziaria e inquirenti. Che mette in riga, con le buone o le cattive, fino a "costringerlo all'abbandono", un sostituto procuratore "di sinistra" (Giuseppe Scelsi) di cui non ha né fiducia, né stima professionale, ma che di quell'inchiesta sulle escort è padrone "fuori controllo" insieme ad un altro cane sciolto, il colonnello della Finanza Salvatore Paglino, refrattario a informare la sua gerarchia dell'abisso che hanno spalancato le sue intercettazioni telefoniche e con una debolezza privata (le donne) che diventerà la sua tomba (Laudati lo farà arrestare per stalking su una delle escort del Presidente). Le cose stanno davvero così? Nei verbali depositati ieri dalla Procura
di Napoli, alcuni dei protagonisti di questa inchiesta propongono un primo canovaccio di quanto accaduto. Che ha tre momenti chiave.

"Ti ho salvato con Alfano". Giugno del 2009. La D'Addario ha fatto saltare il banco con la sua intervista al Corriere della Sera. Laudati, nominato pochi mesi prima Procuratore di Bari con un voto unanime del Csm non si è ancora insediato. Raggiunge telefonicamente Scelsi. Che ricorda: "Mi disse che a Roma si era sparsa la voce che la fuga di notizie sul Corriere era addebitabile al sottoscritto. Gli risposi che non avrei avuto alcun interesse a danneggiare l'indagine. Che, personalmente, avevo ricevuto richieste di informazioni dall'onorevole Alberto Maritati (ex magistrato di Lecce) vicino all'ambiente di D'Alema e che avevo categoricamente rifiutato". Alla fine di quel mese i due si incontrano alla festa della Guardia di Finanza a Bari, dove Laudati mette intorno a uno stesso tavolo Scelsi, il colonnello Paglino, e due dei suoi superiori gerarchici - il generale Bardi (allora comandante interregionale, ora indagato a Napoli nell'inchiesta P4 per la fuga di notizie sull'inchiesta Bisignani) e il colonnello D'Alfonso - perché del terzo, il generale Inguaggiato (allora comandante regionale), "non si fida" ("mi disse che era troppo legato all'ambiente dei Servizi di Pollari", ricorda Scelsi).

 Di quanto accade in quella riunione Scelsi ricorda la "sfuriata di Bardi a D'Alfonso e Paglino" per essere stato tenuto allo scuro dell'indagine sulle escort. Ma, soprattutto, l'avviso ai naviganti di Laudati. "Disse che era molto amico del ministro della Giustizia che gli aveva concesso l'onore del tu e che, grazie a questo, aveva garantito per me, impedendo l'avvio di un'ispezione. Aggiunse che era stato mandato a Bari per conto del ministro e che era necessario costituire un organo che sovraintendesse alle indagini, in particolare su Tarantini". Che "era abituato a chiudere le riunioni con un risultato". Che la prima urgenza era far "cessare le fughe di notizie". I ricordi di Paglino collimano con quelli di Scelsi, e vengono annotati dall'ufficiale in una nota protocollata. "Un'inziativa di Paglino", dice Scelsi. "Un'iniziativa concordata con Scelsi", ricorda Paglino.

La "squadretta di pg". Settembre-Ottobre 2009. Laudati si insedia a Bari nel giorno di una nuova fuga di notizie, con la pubblicazione dei verbali secretati di Tarantini. La prende come un messaggio "politico" che arriva dai suoi uffici. E la risposta è l'accentramento. Chiede e ottiene il distacco in Procura di "una aliquota" di finanzieri che - nella percezione di Scelsi - diventano la "sua squadretta di polizia giudiziaria". Nei locali della scuola allievi della Finanza - prosegue Scelsi - Laudati dispone la creazione di un server che centralizza tutte le intercettazioni telefoniche e a cui solo lui ha accesso. Nell'indagine sulle escort Scelsi viene affiancato da due pm: Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia. Cambiano i vertici locali della Finanza.

"Il complotto". Scelsi rompe con Laudati e in ogni mossa del Procuratore vede un tentativo di escluderlo progressivamente dall'indagine. Ma il pm non si fida neppure del collega Angelillis. Ricorda la sua immediata "adesione" all'idea di Laudati che, "sulla base della giurisprudenza", la posizione di Berlusconi nell'inchiesta non abbia alcuna rilevanza penale. Peggio: lo indica pronto a tenere bordone nei suoi interrogatori con Tarantini a un'ipotesi investigativa che deve tenere aperta una via d'uscita politicamente spendibile per il centro-destra. Vale a dire che l'apparizione della D'Addario a palazzo Grazioli e l'ombrello giudiziario che la proteggerà siano l'esito di un "complotto" ordito lungo l'asse Tarantini-D'Alema per incastrare il premier. Scelsi dice di scoprirlo durante un interrogatorio di Tarantini, che abbandona infuriato, ricordando l'insistenza di Angelillis nel porre domande proprio su quel tema.

E' un fatto che "il complotto" ("Un'ipotesi cui non credevo allora ed escludo oggi", dice la Pointassuglia) è un'indiscrezione che il settimanale di famiglia "Panorama", nel gennaio 2010, accredita con enfasi, attribuendola a "fonti giudiziarie" e indicandola come "svolta nell'indagine sulle escort". Ma è altrettanto vero che Angelillis, a "Repubblica", smentisca sdegnato sia i ricordi del collega che la sua adesione a quella ipotesi investigativa ("La registrazione degli interrogatori smentisce ogni possibile illazione maliziosa"). Più articolato e forse per questo più preciso il ricordo della pm Eugenia Pontassuglia: "Ricordo che Tarantini di sua iniziativa disse che non c'era nessun complotto e allora gli chiesi perché ne parlava. Lui, guardando l'avvocato Quaranta, chiese se non si trattava di uno degli argomenti su cui doveva riferire. E l'avvocato disse allora che, effettivamente, quello del complotto era uno degli elementi indicati tra i capitoli di interrogatorio da Laudati e che l'avvocato aveva appuntato su un foglietto".
 
(21 settembre 2011)
http://www.repubblica.it/politica/2011/09/21/news/laudati-21996004/
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Di Loredana Morandi (del 21/09/2011 @ 19:02:46, in Magistratura, linkato 1366 volte)

I magistrati napoletani indagano sul presunto ricatto ai danni di Silvio Berlusconi

I pm di Napoli: «L'inchiesta resti a noi,
memoria del premier inattendibile»

Istanza contro la decisione del gip che aveva dichiarato l'incompetenza territoriale della procura partenopea

NAPOLI - «La inattendibilità e ricercata lacunosità» della memoria consegnata da Berlusconi alla procura di Napoli «emerge dalla stessa volontà della parte offesa Silvio Berlusconi di sottrarsi alla doverosa escussione testimoniale». È quanto scrivono i pm di Napoli Francesco Curcio, Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock nell'istanza al gip depositata mercoledì e relativa alla competenza territoriale. La memoria, ad avviso dei pm, «appare in ogni sua parte generica ed imprecisa tranne che sull'aspetto riguardante il luogo in cui i pagamenti sono avvenuti».

LA COMPETENZA - La procura di Napoli ha presentato al gip e al tribunale del Riesame un'istanza per chiedere l'annullamento dell'ordinanza con cui ieri lo stesso gip, Amelia Primavera, aveva dichiarato l'incompetenza territoriale dell'autorità giudiziaria napoletana in relazione alla vicenda del presunto ricatto al premier e la trasmissione degli atti a Roma.

COMPETENZA DA CHIARIRE - La procura ritiene infatti che allo stato non sia determinata ancora con precisione quale sia la sede giudiziaria competente. Martedì il gip Primavera, sulla base degli atti finora acquisiti aveva stabilito che il procedimento doveva essere trasferito a Roma e il procuratore Lepore aveva reso noto che gli atti sarebbero stati trasmessi al più presto nella capitale. Da poco intanto è iniziata l'udienza del tribunale del Riesame che dovrà pronunciarsi sulle richieste di revoca o attenuazione della misura cautelare nei confronti di Gianpaolo Tarantini, detenuto a Poggioreale, e Valter Lavitola, latitante a Panama. La procura avrebbe ribadito il parere favorevole alla concessione degli arresti domiciliari per Tarantini. (Fonte: Ansa).


21 settembre 2011 17:29
http://www.corriere.it/politica/11_settembre_21/pm-napoli-istanza-inchiesta-ricatto-berlusconi_a633deac-e442-11e0-bb93-5ac6432a1883.shtml

***

il giudice: «credibili le dichiarazioni del premier nella sua memoria»

«Tarantini, l'inchiesta passi a Roma»

Presunto ricatto al premier, la decisione del Gip:
«Napoli incompetente». La Procura: ci adeguiamo

MILANO - Il Gip di Napoli Amelia Primavera si è dichiarata incompetente a decidere sulla scarcerazione di Gianpaolo Tarantini, richiesta dagli avvocati Alessandro Diddi e Ivan Filippelli. «In ordine al reato di estorsione - si legge nel provvedimento appena depositato - la competenza è dell'autorità giudiziaria di Roma».

«CREDIBILI LE DICHIARAZIONI DEL PREMIER» - L'imprenditore pugliese è accusato di aver ricattato Silvio Berlusconi. Nel dichiarare la propria non competenza territoriale a decidere sulla scarcerazione, il Gip si è basato sulle dichiarazioni della segretaria del premier, Marinella Brambilla, ma soprattutto su quanto affermato nella sua memoria dallo stesso presidente del Consiglio. Scrive il giudice nell'ordinanza: «La stessa vittima del reato ha confermato di aver corrisposto le somme di denaro sempre a Roma traendole da proprie disponibilità liquide che teneva presso la sua abitazione di Palazzo Grazioli. Dichiarazioni credibili con riferimento al luogo della dazione del denaro oggetto dell'attività estorsiva ipotizzata».

LA PRESUNTA ESTORSIONE - In pratica, il giudice per le indagini preliminari ritiene che la competenza territoriale dell'inchiesta non sia della procura di Napoli, ma di quella di Roma, città in cui avrebbe avuto luogo il reato. Sfuma dunque la possibilità che la procura partenopea, che vuole sentire il capo del governo, chieda per Berlusconi l'accompagnamento coatto. Sia la difesa dei tre indagati che i legali del presidente del Consiglio hanno sollevato la questione della competenza territoriale, su cui dovrà decidere mercoledì il tribunale del Riesame. Il premier è considerato persona offesa e vittima di una presunta estorsione da circa 800 mila euro per mettere a tacere le vicende delle escort che avrebbero frequentato le sue residenze. In una memoria affidata ai magistrati partenopei la settimana scorsa, il Cavaliere ha ammesso di aver consegnato diverse tranche di contanti a Lavitola a Roma, ritenendo di voler aiutare una famiglia in difficoltà economiche. Soddisfazione per la decisione del Gip è stata espressa dal premier Niccolò Ghedini.

IL PROCURATORE LEPORE CEDE GLI ATTI - «Trasmetteremo subito gli atti a Roma». Il procuratore di Napoli, Giovandomenico Lepore, si adegua con una nota al provvedimento del Gip: «A seguito del provvedimento di incompetenza, non impugnabile, emesso dal gip di Napoli in merito alla vicenda dell'estorsione in danno dell'onorevole Silvio Berlusconi, questo Ufficio in conformità a quanto deciso dal giudice, trasmetterà al più presto gli atti all'autorità giudiziaria romana».


20 settembre 2011(ultima modifica: 21 settembre 2011 08:23)

http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_20/tarantini-ricatto-berlusconi_59383058-e389-11e0-bc23-ba86791f572a.shtml
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Di Loredana Morandi (del 21/09/2011 @ 19:12:17, in Magistratura, linkato 1401 volte)
Camera e Senato: giudizio spetta a Tribunale ministri. La Procura: a magistratura ordinaria

I pm di Milano e il caso Ruby:
«No al conflitto di poteri»

«Berlusconi avrebbe abusato della qualità dell'incarico di presidente del Consiglio e non delle funzioni»


MILANO - La Procura di Milano si costituirà in udienza davanti alla Corte Costituzionale che dovrà decidere su conflitto di attribuzioni sollevato da Camera e Senato per il cosiddetto processo Ruby, nel quale il premier Silvio Berlusconi è accusato di concussione e prostituzione minorile. Lo comunicano i magistrati milanesi in una nota. L'obiettivo è mantenere il processo a Milano dopo che Camera e Senato si sono rivolti alla Consulta per chiedere che della questione si occupi il Tribunale dei ministri.

MONTECITORIO - Alla Corte Costituzionale Montecitorio ha chiesto di annullare tutti gli atti compiuti dalla magistratura milanese poiché «non spettava alla procura di Milano» avviare indagini nei confronti del presidente del Consiglio in carica, nonchè procedere alla richiesta di giudizio immediato per concussione, «omettendo di trasmettere gli atti al collegio per i reati ministeriali». Sulla stessa linea, secondo la Camera, «non spettava al gip del tribunale di Milano nè procedere per via ordinaria e emettere il decreto di giudizio immediato nei confronti del presidente del Consiglio», nè «affermare la natura non ministeriale» del reato di concussione.

LA PROCURA - I pm di Milano affidano la costituzione davanti alla Consulta per il caso Ruby al professor Federico Sorrentino. Nel comunicato firmato dal capo della Procura Edmondo Bruti Liberati si ricorda che il conflitto sollevato dal Parlamento aveva superato la prima soglia di ammissibilità. Per gli inquirenti quello contestato al premier non è un reato ministeriale. Secondo la Procura la competenza a indagare e giudicare il premier Silvio Berlusconi è della magistratura ordinaria perché il Premier avrebbe abusato della qualità dell'incarico di presidente del Consiglio e non delle funzioni. Il processo in corso davanti alla quarta sezione del Tribunale di Milano intanto riprenderà il prossimo 3 ottobre con la discussione sui temi di prova.


21 settembre 2011 13:02
http://www.corriere.it/cronache/11_settembre_21/ruby-procura-consulta_d41a5768-e435-11e0-bb93-5ac6432a1883.shtml
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Di Loredana Morandi (del 22/09/2011 @ 07:24:12, in Magistratura, linkato 1432 volte)
L'esborso certo non le peserà, ma mi domando se non le sarebbe convenuto motivare con lo sport la prolungata assenza. Una casistica di rilievo c'è, ed è quella militare e delle forze dell'ordine. Chissà se c'è una sanzione anche per il medico compiacente? L.M.

20/09/2011 - IL CASO

"Graziata" la gip che in malattia faceva le regate

Corte dei conti, multa simbolica



GIUSEPPE SALVAGGIULO

Tre anni fa i colleghi la additarono come «giudice fannullone»: a lungo assente dal tribunale per una lombosciatalgia, se la spassava in barca a vela in giro per il mondo. Ma sfumata l’indignazione, a Cecilia Carreri non è andata così male: dopo l’archiviazione dell’inchiesta penale per falso e truffa e la sanzione soft del Csm (trasferimento e perdita di un anno di anzianità), arriva ora la sentenza della Corte dei conti: condanna per colpa grave, ma solo 6.714,28 euro da risarcire alla collettività. Euro più euro meno, un mese di stipendio.

La vicenda risale al 2005: la Carreri, gip a Vicenza, aveva chiesto congedi per malattia per dieci mesi e mezzo. Soffriva, secondo i certificati medici, di «lombartrosi spiccata con discopatie multiple. Malattia invalidante per il lavoro», anche perché aggravata da «stato depressivo, disturbi del sonno e cefalea ricorrente», tanto da sconsigliare «la stazione eretta prolungata, come il rimanere a lungo seduta», necessitando «costantemente di cure mediche, trattamenti riabilitativi, training di rilassamento, ginnastica dolce e stretching».

Ciò non le impediva, come rilevò «con disagio» l’Associazione magistrati, di veleggiare a bordo del suo 60 piedi «Mer Verticale» dall’isola di Wight, sud dell’Inghilterra, a Dunkerque, Francia del Nord, partecipando alla Rolex Fastnet Race (1.126 km), propedeutica alla regata transoceanica autunnale Transat Jacques Vabre: 8 mila km da Francia a Brasile.

E la lombalgia? E la depressione? E l’ansia? E l’insonnia? Miracolosamente curate dalle correnti della Manica e dai flutti dell’Atlantico? Certo, ha spiegato la Carreri in tribunale: la regata agostana «si svolgeva su imbarcazione con un equipaggio di 4 persone e con una pressoché totale assenza di vento, segno che non si trattava di una dura prova incompatibile con i doveri di recupero psicofisico». E «l’attività ludica personale» non era controindicata, anzi «faceva parte di un percorso di recupero della potenzialità personale e di verifica delle capacità di autostima», tanto da aver portato «beneficio psichico». Dunque proprio le regate «hanno consentito il pronto recupero psicofisico, con efficace rientro in servizio».

Tesi negata dal presidente del tribunale di Vicenza, «atteso che la regata richiedeva un’adeguata e prolungata preparazione, svolta durante l’aspettativa per malattia»; dal presidente della Corte d’Appello, incredulo nel constatare che la malattia non avesse impedito «quell’attività fisica altamente impegnativa»; dalla Procura della Cassazione, per cui la giudice «ha gravemente mancato ai doveri di correttezza, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui deve godere il magistrato con conseguente compromissione del prestigio dell’Ordine giudiziario»; dal Csm, che l’ha condannata «per aver approfittato della patologia per effettuare imprese sportive anche di livelli estremi, di per sé inconciliabili con la patologia stessa, in modo da far apparire l’assenza pretestuosa e come tale lesiva dell’immagine e del prestigio del magistrato»; dalla Cassazione, che ha respinto il ricorso della giudice. E, infine, dalla Corte dei conti, che ora rileva «evidente conflittualità tra certificazione medica e realtà», giudica «altamente impegnativa» e incompatibile con una lombalgia la regata «nel burrascoso mare Celtico e in patente conflitto con i doveri di lealtà e correttezza» il comportamento della Carreri, tanto da comportarela condanna sia per violazione del rapporto di lavoro «con ingiustificato arricchimento» che per disservizio ai cittadini. Addebiti degni di sanzione esemplare. Invece il risarcimento è di 6.714,28 euro, di cui 5.755,10 di stipendio indebito e 959,18 per disservizio al sistema-giustizia.

Nelle regate incriminate, la skipper Carreri si piazzò solo dodicesima e nona. Ma il risultato sportivo non era la cosa più importante, come dichiarava prima di salpare al periodico «Bolina»: vuoi mettere la «formidabile esperienza di attraversare l'Atlantico e vedere le luci di Bahia»?

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/421072/
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Di Loredana Morandi (del 22/09/2011 @ 07:33:12, in Magistratura, linkato 1321 volte)
Chi conosce bene il Policlinico Gemelli è esterrefatto da questa vicenda, i pazienti in attesa per le visite negli ambulatori si domandano addirittura se non ci sia dietro una specie di complotto. L'inadempienza dell'infermiera è grave, anzi gravissima, e significa che in anni di servizio la persona non ha acquisito mai un interesse medico scientifico per la propria professione o per il paziente trattato. Se da un lato non mi sorprende l'indagine sul medico di base, sono per altro convinta che le omissioni della donna probabilmente sono state tali da scagionare il personale medico ospedaliero coinvolto.  Il martellamento della stampa non giova all'accertamento dei fatti e attira solo i profittatori, che identificano il Policlinico come territorio Vaticano da vandalizzare e cannibalizzare quando sono ben altri i problemi della sanità nel Lazio.  L.M.

21/09/2011 - L'INDAGINE NEL REPARTO DI NEONATOLOGIA

Tbc, sette indagati al Gemelli

L'infermiera mai visitata in sei anni. I reati ipotizzati sono epidemia colposa e lesioni


Sono sette le persone indagate dalla Procura di Roma in relazione al caso dell’infermiera del Policlinico Gemelli affetta da Tbc. Per tutti i reati ipotizzati sono epidemia colposa e lesioni colpose, all'interno di un sistema caratterizzato da gravi inefficienze nei controlli delle visite obbligatorie del personale. Negligenze tali che in sei anni, dal 2005, anno in cui l’infermiera è risultata positiva alla tbc, la donna non è stata mai sottoposta a visite di controllo che, invece, come accertato dagli inquirenti, dovevano avvenire ogni anno.

Una situazione che ha portato il procuratore aggiunto Leonardo Frisani e il sostituto Alberto Pioletti a procedere con le prime iscrizioni nel registro degli indagati per i reati di epidemia colposa e lesioni colpose. Al momento sono sette le persone sotto inchiesta: si tratta di personale medico e amministrativo del nosocomio nonchè il medico di base dell’infermiera colpita nel luglio scorso dal micobatterio. Tra gli indagati c’è anche Costantino Romagnoli, responsabile del reparto di neonatologia dove dal febbraio del 2010 prestava servizio l’infermiera.

Con lui iscritti nel registro degli indagati anche il datore di lavoro, il coordinatore dei medici che dovevano effettuare le visite del personale e due medici deputati alla visite. Avviso di garanzia anche per il medico di base che aveva in cura la donna: per la Procura Š «colpevole» di non aver saputo diagnosticare la malattia. Secondo quanto si è appreso, inoltre, le prime risultanze della consulenza disposta dalla Procura di Roma indicherebbero il collegamento tra il ceppo infettivo che ha colpito l’infermiera e quello riscontrato sull’unica bimba ammalata di tbc, nata nello scorso luglio al Policlinico Gemelli. Questo era uno dei quesiti posti ai consulenti.

Nella perizia, che arriverà sulla scrivania dei pm nei prossimi giorni, inoltre si chiede se «la positività alla tbc equivalga alla malattia», se sono «state adottate idonee terapie a scongiurare il contagio», «se sono stati effettuati controlli idonei» e «se la signora si è ammalata per il contatto con il marito (anche egli affetto da tbc) o con altri soggetti». Non è escluso che nei prossimi giorni i sette, già ascoltati nel corso delle ultime settimane, vengano nuovamente interrogati. «Meglio tardi che mai», è il commento del presidente del Codacons, Carlo Renzi, che su questa vicenda ha presentato un esposto.

«Bisognava effettuare le iscrizioni subito - prosegue - Non si può lasciare una infermiera positiva di tbc lavorare in un reparto come quello di neonatologia». «Siamo certi che la magistratura far… chiarezza su questa vicenda - precisa il presidente della Regione Lazio Renata Polverini- così come le Commissioni istituite ai vari livelli hanno svolto e completeranno i compiti loro assegnati». La notizia dei primi indagati è accolta con soddisfazione anche dal legale della donna risultata, così come il figlio nato nel luglio scorso, positiva al micobatterio e che aveva presentato un esposto in Procura.

«Ribadiamo la massimo fiducia nella procura di Roma che su questa vicenda - afferma l’avvocato Luca Petrucci - sta lavorando con determinazione. Attendiamo con serenità lo sviluppo dell’inchiesta che, ci auguriamo, faccia totale chiarezza su cosa sia avvenuto in questi mesi nel reparto del Gemelli».

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/421345/

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Di Loredana Morandi (del 22/09/2011 @ 08:11:37, in Magistratura, linkato 1413 volte)
Politica - 22/09/2011 - LE CARTE

Ora pure la Finanza inguaia Laudati


GUIDO RUOTOLO

E oggi toccherà a lui, al procuratore di Bari, Antonio Laudati, essere sentito dalla prima commissione del Csm. Indagato dalla procura di Lecce per tentata violenza, favoreggiamento e abuso d’ufficio, Laudati probabilmente difenderà il suo operato attaccando l’ex pm Pino Scelsi, il suo accusatore.

Le diverse testimonianze raccolte dalle procure di Lecce e Napoli, e depositate al Riesame di Napoli, propongono uno scenario compromettente. Non solo il verbale dell’accusatore di Laudati, il sostituto procuratore generale Pino Scelsi, o quello della pm Eugenia Pontassuglia che conferma parte delle accuse di Scelsi. Ci sono relazioni di servizio e verbali di interrogatorio di generali e colonnelli della Finanza che prendono le distanze dal«metodo» Laudati.

La riunione alle Fiamme Gialle
Uno degli episodi più controversi è una riunione che si tenne alla Legione Allievi della Gdf di Bari prima che lo stesso Laudati prendesse servizio a Bari, nel giugno del 2009. Ricorda il tenente colonnello Salvatore Paglino (successivamente arrestato da Laudati per stalking): «Il generale Vito Bardi (comandante interregionale dell’Italia meridionale della Gdf, indagato aNapoli per la fuga di notizie inchiesta P4, ndr) si presentò quando la riunione era già in corso da una decina di minuti. Ricordo che il generale Bardi si disse contrariato, rivolgendosi al colonnello D’Alfonso, di non essere stato informato su aspetti salienti delle indagini sulla sanità e su quelle del procedimento cosiddetto escort. Ricordo che il sostituto Scelsi difese il colonnello D’Alfonso dicendo che spettava solo all’autorità inquirente eventualmente autorizzare gli organi investigativi a riferire lo sviluppo delle indagini ad autorità diverse da quelle incaricate delle indagini stesse».

Disse: «Il ministro mi ha voluto»
«In data 26 giugno 2008, il dottor Laudati - si legge nella relazione di servizio depositata all’epoca dal colonnello Paglino - ha indetto presso gli uffici Legione Allievi della Gdf di Bari, una riunione, a suo dire, info-operativa, avente a oggetto le indagini in corso nei confronti di Tarantini Gianpaolo e altri soggetti... Dopo un breve pranzo conviviale, Laudati premetteva che le indagini in corso a Bari avevano creato preoccupazione nelle istituzioni e che la sua presenza in loco era stata voluta dallo stesso ministro di Giustizia, Alfano, al quale egli stesso aveva garantito una soluzione. La situazione era arrivata secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, a un punto di gravità tale da poter potenzialmente produrre effetti negativi sullo stesso governo, nonché sulla stessa Gdf»

Spuntano i Servizi Segreti
Sulla fuga di servizio si sussurrava un coinvolgimento dei Servizi e in particolare si puntava l’indice sul generale Luciano Ingaggiato, comandante della Regione Puglia dal 2006 al 2010, che fino al 2006 era stato al Sismi di Pollari. «Non ho avuto - dice a verbale il generale Ingaggiato - alcun ruolo attivo nella costituzione della cosiddetta aliquota della Gdf distaccata presso la segreteria del procuratore della Repubblica di Bari. Il generale Bardi mi disse che le unità di personale dell’aliquota in questione dovevano essere a disposizione del procuratore Laudati per le indagini riguardanti la sanità pugliese/ Tarantini».

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/421409/

***

Laudati si difende al Csm
ma altre accuse piovono da Brindisi


Vito Giannoccaro

BARI.  Una guerra tra toghe che rischia di compromettere il lavoro svolto dalla Procura di Bari negli ultimi anni. Contro il procuratore Antonio Laudati pendono le accuse dall'ex pm titolare dell'inchiesta sulle escort, Giuseppe Scelsi, confermate anche dal procuratore capo di Brindisi, ex aggiunto a Bari, Marco Di Napoli.

È prevista proprio per oggi l'audizione alla prima commissione del Consiglio superiore della magistratura per Laudati, pronto a smentire ogni accusa con prove documentali. Ma dalle carte depositate l'altro ieri dai pm partenopei per il Riesame di Gianpaolo Tarantini, accusato con Valter Lavitola e Angela De Venuto di estorsione al premier Silvio Berlusconi (si veda l'articolo a fianco) emerge anche un verbale del capo della procura di Brindisi, Marco Di Napoli, già procuratore aggiunto a Bari, che conferma la versione dei fatti dell'ex pm Scelsi, oggi sostituto procuratore generale. Carte che, secondo quanto rivelano fonti giudiziarie baresi, sarebbero dovute essere depositate dai pm partenopei con gli omissis perché si tratterebbe degli atti di un'altra inchiesta, quella della Procura di Lecce, dove Laudati è indagato per abuso d'ufficio, violenza privata e favoreggiamento per la presunta ritardata chiusura dell'inchiesta escort al premier Berlusconi organizzata da Tarantini.

È il 18 agosto scorso, quando Marco Di Napoli - che da pm aveva le delega sulle indagini sanità e Tarantini - compare davanti al procuratore generale della Corte d'Appello di Bari, Antonio Pizzi. È in corso, infatti, l'istruttoria che la procura generale dovrà trasmettere al Csm, dopo il caso sollevato da Scelsi. Di Napoli racconta di un incontro avuto con il suo collega fra la fine di giugno e i primi del mese di luglio del 2009. «All'epoca ero procuratore aggiunto di Bari (…) Il collega mi riferì che in una riunione svoltasi il giorno della festa della Guardia di finanza avevano partecipato il generale Bardi (Vito, ndr), ufficiali e agenti della Gdf, che si erano occupati delle indagini sulla sanità pugliese e sul procedimento stralcio escort». Secondo la deposizione di Di Napoli sarebbe stato Laudati a convocare la riunione quando «era già stato nominato dal Csm a Bari, ma non aveva ancora conseguito le relative funzioni. Di questa riunione, Scelsi mi disse che Laudati aveva chiesto in sostanza ai presenti di non prendere iniziative in relazione alle indagini sulle escort sino a quando non si fosse insediato alla Procura di Bari. Inoltre indicò ai presenti il generale Bardi (indagato per rivelazione di segreto istruttorio nell'indagine P4, ndr) come punto terminale di tale indagine, nel senso che tutto doveva essere riferito al generale Bardi da parte della Gdf che investigava (…) Di questa riunione presso la Guardia di finanza, sebbene fossi il coordinatore, non fui informato da alcuno».

Intanto i pm titolari dell'indagine escort, Eugenia Pontassuglia e Ciro Angelillis, ieri tirati in ballo con la pubblicazione parziale dei loro verbali ai pm di Lecce e Napoli, affermano che «la sommaria divulgazione di alcune dichiarazioni estrapolate dal contesto nel quale venivano raccontate contribuiscono a fornire false interpretazioni» spiegando che «mai in nessun passaggio è stato messo in discussione l'operato del procuratore Laudati». E aggiungono che «i verbali e le registrazioni sonore degli interrogatori di Tarantini documentano ampiamente il loro svolgimento e smentiscono inconfutabilmente ogni illazione maliziosa».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-22/laudati-difende-altre-accuse-063822.shtml?uuid=Aai0nV6D
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Di Loredana Morandi (del 23/09/2011 @ 12:29:18, in Magistratura, linkato 1172 volte)
Sante parole! L.M.

MEREDITH: PG, NEGARE DNA

E' FALSIFICAZIONE SCIENTIFICA REALTA'


11:29 23 SET 2011

(AGI) - Perugia, 23 set. - Per il sostituto procuratore generale Giancarlo Costagliola, il teste Antonio Curatolo e' da considerarsi "preciso nel racconto e pienamente attendibile" quando dice di aver visto Amanda Knox e Raffaele Sollecito insieme, la sera del delitto, in Piazza Grimana, a pochi metri dalla casa di Via della Pergola. Lo ha detto nel corso della sua requisitoria davanti alla Corte di assise di appello di Perugia che sta processando i due ex fidanzatini per l'omicidio di Meredith Kercher.

"Curatolo - ha detto Costagliola - ha visto con assoluta certezza gli imputati il primo novembre del 2007. Non puo' averli visti il 31, perche' tra l'altro i due non erano insieme". Quindi l'attacco al lavoro svolto dagli esperti incaricati dalla Corte di assise di appello di Perugia di eseguire nuovi accertamenti sulle tracce di dna sul gancetto del reggiseno indossato dalla vittima al momento del'omicidio e sul coltello ritenuto dall'accusa l'arma del delitto, e che ha bocciato nettamente l'operato svolto dalla polizia scientifica.

  "E' falsificazione scientifica della realta' - ha detto Costagliola - negare l'esistenza del Dna di Meredith e di Sollecito sul coltello e sul gancetto". Dopo aver parlato di "gravi indizzi di colpevolezza a carico degli imputati" il sostituto procuratore generale ha annunciato l'intenzione di rinnovare la richiesta di una nuova perizia genetica. Richiesta gia' respinta dalla Corte prima di chiudere l'istruttoria dibattimentale.
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