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 alla stazione ... di Lunadicarta
 
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Vista la "cannibalizzazione telematica" di uno dei motti storici della Magistratura Associata, si informano Luigi de Magistris e Italia dei Valori che i nomi e i loghi di Artists Against War in Italia sono copyright della Associazione Argon.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Penati indagato con l'accusa di
concorso in corruzione anche
per la Milano Serravalle


Filippo Penati è stato iscritto nel registro degli indagati da parte della procura di Monza, con l'accusa di concorso in corruzione, anche nel capitolo dell'inchiesta che riguarda la Milano-Serravalle. il politico comunica di non aver ricevuto «alcuna comunicazione formale dalla Procura di Monza» circa la sua nuova iscrizione per corruzione per la Milano-Serravalle.

Intanto verrà discusso il prossimo 21 ottobre, davanti al Tribunale del Riesame di Milano, l'appello presentato dai pm di Monza Walter Mapelli e Franca Macchia per chiedere l'arresto di Filippo Penati per le accuse di concussione, corruzione e finanziamento illecito ai partiti nell'ambito dell'inchiesta su un presunto giro di tangenti relative alle aree ex Falck e Marelli di Sesto San Giovanni. Il gip Anna Magelli, infatti, con un'ordinanza lo scorso 10 agosto aveva rigettato la richiesta di arresto per Penati e per il suo ex braccio destro Giordano Vimercati (anche per lui è fissato il riesame per il 21 ottobre), riqualificando l'accusa di concussione in corruzione e ritenendo dunque i reati prescritti e facendo cadere l'accusa di finanziamento illecito ai partiti.

Intanto, in Procura a Monza è cominciato l'interrogatorio di Giovanni Camozzi, avvocato e stretto collaboratore dell'immobiliarista Luigi Zunino. Camozzi, difeso dall'avvocato Ermenegildo Costabile, è accusato di concorso in corruzione per un presunto versamento da 710mila euro relativo all'operazione immobiliare sull'area Falck. Soldi che, secondo l'accusa, sarebbero stati intascati dall'ex assessore all'edilizia di Sesto Pasqualino Di Leva, finito in carcere il 25 agosto scorso.

Una finta caparra riapre il dossier sulla Serravalle (di Angelo Mincuzzi)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-09-08/penati-indagato-laccusa-concorso-152311.shtml?uuid=Aa28ud2D

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Di Loredana Morandi (del 09/09/2011 @ 03:55:35, in Magistratura, linkato 1590 volte)

La mignottocrazia italiana è sempre foriera di emozionanti novità. Sul Lavitola ad esempio giunge anche una "velina" dal Grande Oriente d'Italia che dichiara puntualizzando:

"Valter Lavitola, classe 1966, diviene apprendista del Grande Oriente d'Italia l'8 novembre 1990, all'età di anni 24 - numero di brevetto 45108. Non lascia memoria di sé. E', infatti, ancora apprendista quando se ne esce con lettera di 'assonnamento', ovvero di dimissioni dall'Obbedienza, in data 27 dicembre 1994. Da allora le nostre strade si sono definitivamente separate, e sono trascorsi 17 anni".

Questa dichiarazione è a mio avviso a dir poco ecclesiale, perché il Lavitola è iscritto con tanto di brevetto, ma in sonno, quindi sospeso, non "bruciato tra le colonne" cioè cancellato. Per l'ecclesia massoneria infatti egli non è più "attivo e quotizzante", cioé non paga la retta di iscrizione. Ma si sa che quel che occorre della massoneria sono le conoscenze e l'esperienza esperita, ed il Lavitola a soli 24 anni era già molti passi avanti rispetto ad un vero novizio. L.M.

Berlusconi a Lavitola: 'Rimani all'estero'

Arrivano le intercettazioni, faccendiere chiamò premier dopo fuga di notizie sull'inchiesta

Ansa 08 settembre, 18:43

Valter Lavitola chiamò il premier Silvio Berlusconi dopo la fuga di notizie sull'inchiesta relativa alla presunta estorsione al premier e gli chiese: 'Mi presento ai giudici?'. Berlusconi gli avrebbe risposto: 'Resta dove sei'. E' quanto si legge in un'anticipazione del settimanale L'Espresso. Secondo L'Espresso Lavitola si trova a Sofia il 24 agosto, "per concludere affari per conto di Finmeccanica", quando apprende dai siti web dell'inchiesta della procura di Napoli che lo riguarda, anticipata dal settimanale Panorama. Quello stesso giorno parla al telefono con Silvio Berlusconi, "che già in quel momento - si legge nell'anticipazione - sembra essere a conoscenza, come lo erano i giornalisti del settimanale mondadoriano, del lavoro riservato dei pm napoletani e della richiesta di arresto che avevano presentato al gip Amelia Primavera".

Lavitola, scrive L'Espresso, "si attacca al telefono e comincia a comporre ripetutamente il numero di Marinella Brambilla, la storica assistente personale del premier... La donna spiega che 'lui' è impegnatissimo tra crisi economica e turbolenze politiche: non può rispondere". Lavitola dalla Bulgaria però insiste e, "preso dall'ansia per le notizie che rimbalzano su tutti i media, continua a chiamare. E dopo vari tentativi, gli passano al telefono Silvio Berlusconi". Il premier, ricostruisce L'Espresso, "si mostra calmo, la voce è serena: rassicura Lavitola, spiega che tutto sarà chiarito e gli dice di 'stare tranquillo'".

Inoltre, "gli espone quella che sarà la linea... Berlusconi ricorda a Lavitola che attraverso lui ha 'aiutato una persona e una famiglia con bambini che si trovava e si trova in gravissime difficolta' economiché. E sottolinea: 'Non ho nulla di cui pentirmi, non ho fatto nulla di illecito'". A Lavitola, che si mostra rammaricato per le intercettazioni, Berlusconi avrebbe replicato: "Te lo avevo detto che ci avrebbero intercettati".

"A quel punto - scrive L'Espresso - il faccendiere è 'giudiziariamente' con le spalle al muro, e chiede consiglio al premier: 'Che devo fare? Torno e chiarisco tutto?'. Berlusconi risponde: 'Resta dove sei'". Secondo il settimanale, "dopo la telefonata con Berlusconi i piani di viaggio dell'ex direttore dell' 'Avanti' cambiano improvvisamente. Organizza la fuga, cercando la meta più ostica per la giustizia italiana: il Brasile. Lui aveva già in tasca un biglietto per Roma, destinato a non essere usato perché compra di corsa un volo per il Paese sudamericano scelto per trascorrere la latitanza".

Silvio Berlusconi sarà sentito - in qualità di parte lesa - martedì a palazzo Chigi dai pm di Napoli che indagano sulla vicenda Tarantini-Lavitola. L'appuntamento è per il primo pomeriggio: lo ha reso noto poco fa il procuratore capo Giovandomenico Lepore, che sarà personalmente a palazzo Chigi assieme ad alcuni sostituti.

TARANTINI: 'CHIESI SISTEMARE MIEI PROCESSI' - Nel corso dell'incontro di Arcore, Gianpaolo Tarantini chiese a Berlusconi di "sistemare" i suoi processi: è stato lo stesso imprenditore a riferirlo ai magistrati nel corso dell'interrogatorio di garanzia. "In quell'occasione - dice Tarantini - io ricordo anche di dire: 'Ma presidente, ma non riusciamo a sistemare anche qualcosa di mio sui problemi che ho io tra Procura, fallimento, indagini, cose...'. E lui disse: 'Gianpaolo, un mese fa sono stato rinviato io a giudizio, presidente del consiglio, a giudizio per prostituzione minorile, sto per avere mille processi tra Mills, Fininvest, Mondadori, e vieni a chiedere a me?' ". Le parole dell'imprenditore pugliese spiazzano il pm, che chiede conferma: "No, non ho capito bene, mi sfugge questo. Forse non ho capito bene. Lei chiese a Berlusconi di sistemarle qualche processo?". Tarantini ribadisce: "Chiesi se era possibile intervenire, visto che era il capo del governo, sui miei procedimenti. E lui mi rispose in questo modo: 'Gianpaolo, ma con tutti i problemi che ho io?' ". Secondo l'imprenditore, Berlusconi aggiunse: "Purtroppo la mia più grande opposizione non è tanto la sinistra, che non vale niente, quanto la magistratura".

NICLA: 'A CENE CI SONO CAPITATE MIGNOTTE' - Alle cene da Berlusconi Tarantini portava sue amiche, anche personaggi del mondo dello spettacolo. Ma "in mezzo a queste sono capitate delle mignotte: lui (Tarantini, ndr) è stato superficiale". Così "Nicla", Angela Devenuto, moglie di Gianpaolo Tarantini spiega ai magistrati, nel corso dell'interrogatorio di garanzia del 3 settembre scorso, la vicenda delle escort. "Il presidente - afferma Nicla - è una persona che gli piace fare le cene. Io non ci andavo perché ero incinta, avevo una pancia così e a casa del presidente c'erano sempre belle ragazze, mi vergognavo. Quindi ad alcune cene e e alcuni pranzi ci sono andata, poi non ci sono più andata, aspettavo la mia seconda figlia. Allora lui portava delle amiche, ma delle amiche, ci sono nei verbali di Bari, gente che erano delle ragazze normali, che facevano lavori comuni, oppure, che ne so, gente anche amiche dello spettacolo, che ne so, la Manuela Arcuri, a ll'epoca in cui la conosceva. Più lui, perché io stavo sempre a Bari a fare la mamma, lui invece per lavoro andando a Roma e a Milano era più addentrato in questo settore". "In mezzo a queste - ha aggiunto - ci sono capitate delle mignotte. Lui è stato superficiale. Questa storia è uscita e lui se ne è assunto le responsabilità. Il presidente se avesse solo, per come lo conosco io, questa è la mia opinione, solo lontanamente fiutato una D'Addario in casa sua, ma gli avrebbe dato un calcio in culo a lei e a lui".

PALMA: 'NO DL MA VELOCIZZARE ESAME DDL' - "Non ho mai sentito parlare di un decreto legge sulle intercettazioni. Alla Camera c'é da tre anni un disegno di legge, se ne può velocizzare l'esame". Lo afferma il ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma alla summer school di Magna Charta. "Sull'uso delle intercettazioni - puntualizza il guardasigilli - la penso esattamente come il capo dello Stato, che recentemente ha espresso alcune riserve sull'abuso di questo strumento investigativo". In particolare, secondo il ministro, le intercettazioni devono essere "l'extrema ratio e non devono essere possibili quelle a strascico".

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Di Loredana Morandi (del 09/09/2011 @ 18:32:40, in Magistratura, linkato 1337 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

Proclamato lo stato di agitazione





Il Comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati esprime la propria indignazione per le misure contenute nella manovra economica recentemente approvata, che penalizzano esclusivamente i dipendenti pubblici, senza colpire in alcun modo i possessori di grandi ricchezze e gli evasori fiscali e senza intervenire sulle numerose fonti di spreco del denaro pubblico.

In particolare, appaiono evidenti l'iniquità e la contrarietà al principio di eguaglianza e di parità contributiva del mantenimento del contributo di solidarietà per i redditi superiori ai 90.000,00 euro solo per il pubblico impiego e dell'eliminazione dell'analoga previsione in relazione ai redditi dei privati, per i quali è previsto un prelievo di gran lunga inferiore, e per i redditi privati superiori ai 300.000,00 euro.

Peraltro, per i magistrati, tale misura si aggiunge agli ulteriori tagli e prelievi sulla retribuzione già previsti dalle precedenti manovre economiche.

Mancano, inoltre, misure efficaci  per il contrasto dell'evasione fiscale, vera piaga del nostro paese, che anzi è stata negli anni favorita dai ripetuti provvedimenti di condono.

Nessun intervento, infine, risulta adottato per realizzare un'effettiva lotta contro la dilagante corruzione nei settori pubblico e privato, causa principale degli sprechi nella pubblica amministrazione e della proliferazione di patrimoni illeciti.

Il Cdc delibera, pertanto, di proclamare lo stato di agitazione della categoria e di attuare, assieme alle organizzazioni rappresentative del comparto del pubblico impiego, iniziative locali e nazionali finalizzate a sensibilizzare l'opinione pubblica sulla grave iniquità della manovra e sulla pericolosa e costante delegittimazione della funzione pubblica nel nostro paese.

Da', inoltre, mandato alla Giunta esecutiva centrale di predisporre l'organizzazione, eventualmente in accordo con le altre associazioni rappresentative, dei ricorsi giurisdizionali sul cd contributo di solidarietà.

venerdì, 9 settembre 2011
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Di Loredana Morandi (del 10/09/2011 @ 17:23:52, in Osservatorio Famiglia, linkato 2363 volte)
Perché non c'era nessuna sorveglianza nella sede romana dell'Agenzia delle Entrate e dell'Enav? A prima vista questa vicenda prospetta un panorama simile a quello della Caserma dell'omicidio di Melania Rea. Ci auguriamo che cadano le teste dei responsabili per la sicurezza di quello stabile e che la Procura possa far luce sul caso. Atteso il nome dell'omicida. E poi, anche dopo aver letto le consulenze degli psicologi dell'ultimora,  di fronte a questo  mondo che muore vien voglia di non pagare le tasse... L.M.

La 24enne è stata trasportata in codice rosso all'ospedale Sant'Andrea

Roma, muore durante gioco erotico:
grave l'amica. Arrestato 42enne

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/ansa_bondage.jpg
La notizia nella notizia: Ansa usa un manga per spiegare la tecnica di bondage...

Roma - (Adnkronos) - Le due ragazze, una di 23 e l'altra di 24 anni, erano state legate con delle corde come si usa nell'arte giapponese dello Shibari in un garage dell'Agenzia dell'Entrate in via di Settebagni nella capitale. "Soffocamento amplifica piacere, ma si gioca con la morte"

Roma, 10 set. - (Adnkronos) - E' stato arrestato l'uomo di 42 anni che è stato trovato nel garage in via di Settebagni a Roma, dove la notte scorsa nel corso di un gioco erotico è morta una ragazza di 23 anni e un'altra di 24 anni è in gravi condizioni. A condurre le indagini gli uomini della Squadra Mobile di Roma, diretta da Vittorio Rizzi.

La giovane vittima, di Lecce, è stata trovata dai sanitari del 118 insieme alla coetanea - trasportata in codice rosso all'ospedale Sant'Andrea - legata con delle corde annodate in tanti piccoli nodi, come si usa nell'arte giapponese dello Shibari.

La ragazza romana rimasta gravemente ferita è una dipendente dell'Enav. A quanto si apprende i locali sotterranei, in cui si è svolto il gioco erotico finito male, sono comuni all'Agenzia delle Entrate e all'Enav, i cui uffici si trovano ai piani superiori.

Con le due giovani c'era un uomo di 42 anni, appassionato di tecniche sadomaso. E' stato lui a chiamare il 118. Nel corso della perquisizione nella sua auto e in casa sono stati trovati diversi attrezzi e delle corde. Al momento l'uomo è stato portato in questura e la sua posizione è al vaglio degli investigatori.

Secondo quanto ricostruito i tre avevano passato la serata in un locale sulla Casilina dove avevano bevuto diversi alcolici e fumato hashish e marijuana. Una volta arrivati nei sotterranei di via di Settebagni, nel vano caldaie, l'uomo ha legato le due giovani con delle corde.

La vittima sarebbe deceduta per soffocamento. Quando i sanitari sono arrivati sul posto le due giovani, entrambe italiane, erano appese con una corda legata al collo e fatta passare sopra a un tubo sul soffitto, con un meccanismo simile a quello della bilancia.

Sembra che questo meccanismo, un gioco erotico, provocasse alla ragazza che veniva tirata in alto un leggero soffocamento e il raggiungimento di un orgasmo. Durante il gioco una delle due è però svenuta mentre l'altra è rimasta impiccata in alto.

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Difficile che di sabato la dirigenza dell'Agenzia delle Entrate di Roma 3 sia tanto presente da poter rilasciare una dichiarazione in merito a quell'assenza di una sorveglianza, che ha consentito un omicidio presso la loro sede. Così la stampa ha rivolto la sua attenzione all'omicida, un esperto in tecniche del bondage. Un personaggio, ormai divenuto un facile profile, che merita cmq una attenta disamina. Tutti i cultori sanno che con il bondage si gioca con la morte, e grazie a lui anche tutti gli italiani, ma cosa è scattato nell'animo del "guardone" questa volta? E' quest'uomo l'esempio reale di come dal sadomaso e dal sesso estremo si passi all'omicidio? 
L'accusa nei confronti dell'uomo è omicidio preterintenzionale, ma in un "esperto di queste tecniche" il non aver portato un coltello o delle forbici per liberare rapidamente la propria vittima non è forse la premeditazione di un omicidio? Le ragazze infatti sono state ritrovate dai sanitari ancora appese alle corde dell'assassinio, ma non si muore "consenzienti" a soli 24 anni nei confronti di un ometto che non le porta neppure a letto?   L.M.


Chi e' Soter Mule', ingegnere accusato di omicidio

Si fa chiamare Kinbaku, ha la passione per la fotografia


10 settembre, 19:12

di Domenico Palesse

ROMA - Il suo nome è legato a gran parte di siti internet dedicati al bondage e alle pratiche sadomaso, delle sue fotografie con modelle strette da corde è piena la rete. Soter Mulé, il 42enne romano arrestato per omicidio volontario per la morte di una ragazza in seguito ad un gioco erotico, frequenta da anni il mondo bondage ed è una delle persone più navigate del settore.

"Nell'ambiente - racconta una persona legata al mondo bondage che ha voluto mantenere l'anonimato - è considerato una delle persone più esperte, con la testa sulle spalle. Questa notizia ci ha lasciato davvero scioccati, siamo sconvolti e sbalorditi. Quando si avviano queste pratiche di sesso estremo bisogna sempre avere tutto sottocontrollo. Ci sono segnali e strumenti che servono proprio a garantire la sicurezza, come un paio di forbici per tagliare le corde se qualcosa dovesse andare storto. Ma Soter queste cose le sapeva benissimo. Proprio non riusciamo a capire cosa possa essere successo".

Diplomato presso l'Istituto Pio XII delle Religiose dell'Assunzione di Roma, laureato in Ingegneria Meccanica all'Università di Tor Vergata ed iscritto ad un secondo corso di laurea in Psicologia alla Sapienza, Mulé ha fondato nel 1997 una società di sicurezza informatica, ma la sua vera passione é sempre stata la fotografia.

"Ho fatto il fotografo quando non ci capivo niente - scrive su una community su internet - e ora non riesco a capire come essere un buon fotografo. Nel frattempo scatto, scatto, scatto". Il suo nome e le sue istantanee sono spesso accostati a manifestazioni dedicate a pratiche di sesso estremo, di cui sembra essere uno dei massimi rappresentanti romani. Come nickname per diverso tempo ha utilizzato 'Kinbaku', altro nome con cui viene chiamato lo Shibari, la tecnica giapponese risultata fatale questa notte ad una ragazza di 24 anni e a causa della quale una 23enne è ricoverata in gravi condizioni.


Alcuni link dalla rete

Foto di Soter Mulé - Fotografo di Roma | fotocommunity

Soter Mulé (Soter) on Myspace

Curriculum vitae di Soter Mulè
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Di Loredana Morandi (del 12/09/2011 @ 18:41:31, in Magistratura, linkato 1429 volte)

Ovviamente quella che appare dal titolo è una dichiarazione falsa: è lui che ha fatto buona parte dei nodi. Senza ombra di dubbio egli è l'artefice della "bilancia" fatale, che ha ucciso una donna e tramortito l'altra. Purtroppo è già ai domiciliari perché non c'è possibilità di inquinamento probatorio. Questo peculiare requisito lo vedremo poi, perché entrambe le due donne saranno dipinte come "puttane" secondo la più antica tradizione che si prefige di tutelare solo l'uomo, specie se violento. L.M.

Soter Mulè agli arresti domiciliari
«Ho solo assistito al gioco erotico»

«Federica si è sentita male ed è svenuta, spingendo in alto Paola con il suo peso. Il mio ruolo era solo effettuare riprese»


ROMA - Arresti domiciliari e accusa di omicidio colposo. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Roma Marco Mancinetti nei confronti di Soter Mulè, l'ingegnere di 42 anni coinvolto nella morte della 24enne Paola Caputo durante un gioco erotico sabato scorso a Roma. Un'altra ragazza, Federica F., che era legata assieme alla vittima con la tecnica giapponese dello shibari, è ancora ricoverata in ospedale in coma farmacologico.

L'arresto di Mulè è stato convalidato al termine dell'interrogatorio di 4 ore avvenuto a Regina Coeli. Il gip ha derubricato l'ipotesi di reato da omicidio preterintenzionale a omicidio colposo in considerazione che le ragazze erano consenzienti. Mulè, difeso dall'avvocato Antonio Buttazzo, ha risposto alle domande del gip il quale ha ritenuto però di tramutare la custodia cautelare in carcere in arresti domiciliari.

«È stato un incidente, una fatalità. Sono distrutto per Paola ma ditemi come sta Federica», ha esordito Mulè..

Nel corso dell'interrogatorio Soter Mulè avrebbe spiegato che il gioco erotico consisteva nel «legare le due ragazze e non nello strozzarle con le funi. La fatalità tragica è stata nel fatto che Federica - ha proseguito - si è sentita male crollando a terra svenuta causando lo strozzamento di Paola che è stata spinta in alto dal peso dell'amica». L'ingegnere avrebbe inoltre affermato che nel corso del pratica erotica, avvenuta all'interno di un garage nella zona della Bufalotta, il suo ruolo si sarebbe limitato solo «all'assistere senza fotografare o effettuare riprese con telecamere». Mulè ha confermato che già in passato aveva effettuato questo tipo di pratica erotica ma non ha saputo specificare con chi delle due ragazze. All'uomo non sono state fatte contestazioni in relazione al materiale pornografico rinvenuto nella sua automobile, nel pc e nell'appartamento dove vive. È stata, intanto, fissata per domani l'autopsia che dovrà chiarire le cause del decesso.

Mulè confessa: «Noi eravamo abituati
quel gioco l'avevamo già fatto»

Lunedì 12 Settembre 2011 - 15:35    Ultimo aggiornamento: 17:27
http://www.ilmessaggero.it/home_page.php?sez=HOME
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Di Loredana Morandi (del 13/09/2011 @ 14:32:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1422 volte)
Una riflessione sui lati oscuri della vicenda, partendo dall'assunto dai media che: le due donne sono già state definite "consenzienti", cioè volontarie. La sola persona ascoltata ad oggi è il Mulé, perché le donne sono l'una al cimitero e l'altra in coma farmacologico.
L'uomo, irresponsabilmente, ha appeso una donna del peso di circa 100 chilogrammi insieme alla sua amica, con i risultati noti. Egli si cimenta abitualmente con la fotografia e le riprese video, così è giusto considerare che anche le riprese con una donna grassa hanno un proprio specifico mercato. Così non trovo giusto, anche lato giurisprudenziale, che nei confronti di questo tizio intenzionato a fare bei soldi con il video della performance si consenta a sua esclusiva tutela la dichiarazione di assenza di volontarietà nell'omicidio.
In questi giorni sta facendo cassetta la narrazione delle depravazioni, ma la realtà è un'altra ed esprime il disastro di un mentecatto, incapace di stabilire relazioni sentimentali con una donna o di soddisfarla sessualmente. E poi: questo tizio non è ai domiciliari???
Signori e Signore, il maschio latino è morto e sepolto. La sola cosa interessante è che non faccia vittime.  L.M.

Mulè: «Non sono un esperto di bondage
era la prima volta che le legavo al collo»

Si alleggerisce l'accusa: omicidio colposo. Concessi i domiciliari: volevo bene a Paola, è stato un incidente

di Martina Di Berardino

ROMA - Un interrogatorio durato più di tre ore. E al termine il permesso di tornare a casa, nell’abitazione dei genitori, agli arresti domiciliari. Tra lacrime, rimorsi, sensi di colpa e confessioni Soter Mulè, l’ingegnere indagato per la morte di Paola Caputo, ha risposto ieri alle domande del gip Marco Mancinetti chiarendo ogni particolare della maledetta notte di sabato scorso nel garage di via della Bufalotta. Ha riferito passaggi e momenti di quel gioco erotico degenerato in tragedia, ammettendo senza riserve le proprie responsabilità e in qualche modo ha alleggerito la sua posizione. E il giudice gli ha concesso il beneficio dei domiciliari derubricando l’ipotesi di reato di omicidio preterintenzionale in quella di omicidio colposo. Con una considerazione: la sua personalità, l’attrezzatura erotica che aveva in auto, le sue stesse ammissioni, lo rendono un soggetto che potrebbe «reiterare il reato». Riprovarci, insomma. Per questo resterà ai domiciliari, con il divieto di incontrare chiunque fatta eccezione per i suoi genitori.

Da quanto emerso dall’interrogatorio, Soter non avrebbe organizzato quel gioco erotico per ferire Paola e la sua amica. Ma contrariamente a quanto detto alla polizia giudiziaria, l’ingegnere ha chiarito che era la prima volta che si erano spinti fino a quel punto, a utilizzare le corde intorno al collo: «Quella tecnica non l’avevo mai provata; in altre circostanze ci eravamo limitati solo a legarci». Soprattutto ha chiarito di non essere un esperto in quella che è stata definita un’antica arte di legature utilizzata dai Samurai: «Non posso essere definito un esperto nella tecnica del bondage avendo partecipato a soli due corsi, né tantomeno sono un insegnante di tale tecnica».

E poi ha spiegato i dettagli di quel gioco che non prevedeva - secondo lui - che i corpi delle ragazze restassero sospesi in aria, neppure per qualche secondo: «Era una pratica destinata a consumarsi solamente mediante la legatura, senza cioè previsione di rapporti sessuali e senza che io intervenissi. Non era prevista nemmeno una qualche interazione tra le due ragazze, con movimenti o sollevamento dei loro corpi da terra». E ancora: «Il mio piacere era collegato solamente al fatto di partecipare a quell’esperienza. E’ stato un incidente. Volevo bene a Paola, voglio bene all’altra ragazza: non avrei mai potuto far loro del male».

Soter è entrato nel dettaglio: «Eravamo molto più che amici e quella sera avevamo bevuto un po’: rum, birra, digestivi analcolici: avevamo fumato hashish offerto dall’amica di Paola. E quella sera non avevo avuto rapporti sessuali con nessuna di loro».

La situazione è sfuggita di mano quando Paola ha perso i sensi, perché è stata lei a cadere a terra poco dopo l’inizio del gioco, molto probabilmente presa da un malore. Con i suoi cento chili di peso ha aumentato la tensione sul cappio dell’altra ragazza provocandone il parziale soffocamento. Soter ha detto di essere intervenuto tempestivamente, dirigendosi verso la macchina per prendere il coltello e liberarla da quel cappio mortale. E quando è tornato da loro, Paola era già morta.

Decisiva l’autopsia: sarà effettuata oggi sul corpo di Paola e dirà se la ragazza è morta per il cappio o per un malore estraneo al soffocamento. Forse provocato dall’hashish o dall’eccesso di alcol. Intanto gli avvocati Luigi Di Maio e Antonio Buttazzo commentano la concessione degli arresti domiciliari: «E’ stata una vittoria, perché non si è trattato di un fatto doloso, ma di un fatto colposo. Il gip, nonostante le richieste del pubblico ministero Letizia Golfieri di convalidare l’arresto e puntare sul preterintenzionale, ha colto la non volontarietà e il comportamento processuale dell’indagato che ha risposto a tutte le domande».

Martedì 13 Settembre 2011 - 11:02    Ultimo aggiornamento: 13:43
http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=162845

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«Aveva bloccato i nodi per non farle soffocare, ma era senza coltello per tagliare le funi»


ROMA – La cronaca di una morte insensata è nelle sei pagine firmate dal gip Mancinetti che riconsegnano Soter Mulè alla sua famiglia e ai suoi incubi. C’è il racconto di quella sera, con Soter, Paola e l’amica che decidono insieme di finire in un garage la nottata già trascorsa in un locale sulla Casilina, pieni di rum, alcolici e hashish. Arrivati nel sotterraneo, l’uomo prende nel bagagliaio le corde che servivano per legare le due ragazze. C’era anche altro: diversi oggetti a forma di fallo, mascherine e corde con palline. Materiale inequivocabile. Entrati nel garage Soter comincia a legare le ragazze, entrambe al collo ma con due diverse corde collegate tra loro. L’ingegnere utilizza nodi «bloccati», dunque non in grado di scorrere, di soffocare, di strangolare. La legatura è appena terminata e l’amica lo avverte che Paola si sta sentendo male. Erano passati solo 30 secondi. Paola è pallida, collassa, sviene e cade a terra. L’effetto del collegamento tra le corde è inevitabile: i cento chili di Paola trascinano in aria anche l’altra. Soter è nel panico, cerca disperatamente il coltello che avevano portato, ma non lo trova, perché è nel marsupio in macchina. Sotto choc non riesce a trovare la lampo, strappa la borsa con i denti e recupera finalmente la lama. Torna di corsa da Paola e l’amica, ma per una di loro è troppo tardi.

Dalla descrizione dell’indagato emerge chiaramente che le due ragazze erano pienamente consenzienti e che da parte sua non vi era stato alcun comportamento di prevaricazione, di minaccia o di costrizione per indurre le vittime ad accettare di essere legate. Né risulta agli atti che le legature avessero causato alle ragazze qualche immediata lesione. Rimane tuttavia che l’indagato – conclude il gip – escluso l’elemento del dolo, ha commesso una gravissima imprudenza contrassegnata dall’aver dato corso a una pratica di cui egli stesso si definisce poco esperto e che è oggettivamente rischiosa. E ancora, pur trovandosi di fronte a uno dei primi casi di morte in circostanze del genere, Marco Mancinetti ci tiene a fare una considerazione: «L’attuazione di tecniche di legatura con corde al collo deve essere accompagnata da precauzioni ulteriori rispetto al mero utilizzo di nodi bloccati e a sgancio rapido. E fra le cautele da adottare, il comune buon senso suggerisce quella di avere con sé un coltello idoneo a recidere le corde in caso di necessità».

M.Di Ber.
http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=41126&sez=HOME_ROMA&npl=&desc_sez=
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Questa è la "cartina al tornasole" per la civiltà giuridica internazionale. Gli Stati Uniti non hanno mai aderito al Trattato di Roma del 1988, che ha istituito l'International Criminal Court. (vedi l'elenco degli Stati aderenti) E ad oggi NESSUN americano o israeliano è stato perseguito da quella Corte sulla base della pura e semplice mancata adesione del Paese sovrano. Se Louis Moreno-Ocampo fornisce il proprio lasciapassare ai potenti studi legali ebreo statunitensi contro il Vaticano, io inizio lo sciopero della fame per chiedere le sue immediate dimissioni in quanto egli non può che essere un venduto. L.M.

Un'associazione Usa ha Depositato al Tribunale dell'Aia

Pedofilia: vittime degli abusi sessuali denunciano il Papa e il Vaticano

L'accusa: «Il Vaticano tollera e permette la sistematica e diffusa protezione» di chi commette molestie sui minori


MILANO - Le vittime di abusi sessuali nella Chiesa della organizzazione statunitense Snap hanno chiesto al Tribunale Penale Internazionale dell'Aia di investigare contro papa Benedetto XVI e altri tre esponenti della gerarchia della Chiesa. L'accusa è di avere coperto gli abusi sessuali commessi da membri della Chiesa ai danni di minori. Il ricorso, fanno sapere le organizzazioni che lo hanno presentata, riguarderebbe anche il segretario di Stato, cardinale Tarcisio Bertone, il suo predecessore, il cardinale Angelo Sodano, e il prefetto della Congregazione della dottrina della fede, cardinale William Levada.

SENZA PRECEDENTI - A promuovere l'iniziativa - che non ha precedenti - davanti alla Cpi sono state in particolare due organizzazioni americane, il Centro per i diritti costituzionali (Center for Costitutional Right) e la Snap (Survivors Network of those abuse by Priest). I loro avvocati hanno presentato alla Corte dell'Aja un dossier di 80 pagine e hanno spiegato che il ricorso alla Corte internazionale si è reso necessario «poiché le azioni legali condotte a livello nazionale non sono state sufficienti a impedire che gli abusi contro i minori continuassero».

LA VICENDA - Il ricorso, a quanto si è appreso, riguarda in particolare cinque casi di abusi sessuali avvenuti in Congo e negli Stati Uniti e commessi da prelati provenienti dal Belgio, dall'India e dagli Usa. Sarà ora il procuratore generale della Corte, Louis Moreno-Ocampo, a dover decidere se accogliere o meno il ricorso andando incontro al rischio di sollevare un acceso quanto delicato dibattito sul ruolo e le competenze della Cpi.

INDAGINE - La speranza dei ricorrenti è che la Corte dell'Aja decida quanto meno di aprire un'indagine preliminare per verificare se il caso rientra sotto la sua giurisdizione. La Corte penale internazionale, organismo indipendente dall'Onu, è diventata operativa il primo luglio de 2002 e, in base al trattato costitutivo sottoscritto a Roma, viene chiamata a giudicare i presunti responsabili di crimini contro l'umanità e i genocidi. L'ultima iniziativa partita della Corte è stato il mandato d'arresto emesso nei confronti di Muammar Gheddafi

LA VICENDA- Nella denuncia si chiede alla Corte penale internazionale di «incriminare il Papa» per la sua «diretta e superiore responsabilità per i crimini contro l'umanità degli stupri e altre violenze sessuali commesse nel mondo».

Redazione online
13 settembre 2011 15:44
http://www.corriere.it/esteri/11_settembre_13/vittime-abusi-accusa-papa-corte-internazionale-aia_1428572c-ddfd-11e0-aa0f-d391be7b57bb.shtml
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Di Loredana Morandi (del 14/09/2011 @ 18:20:58, in Estero, linkato 2030 volte)
I commenti di Sabino Cassese, Angela Del Vecchio e Vladimiro Zagrebelsky sono univoci. Io invece non sono nessuno, per questo posso dire della vergogna in cui uno studio legale, denominato "Centro per i Diritti Costituzionali", creda di poterla fare in barba alla civiltà giuridica internazionale giocando la carta di un Trattato, quello di Roma, in cui non ci sono affatto bandiere a stelle e strisce. L.M.

Pedofilia, attacco alla Chiesa

 

La richiesta di processare per "crimini contro l’umanità" il Papa, per aver tollerato crimini sessuali contro bambini in tutto il mondo. Accusa totalmente indondata. Ecco perché.

Le accuse alla Santa Sede

Saverio Gaeta, 14/09/2011

Soltanto un tentativo di suscitare clamore mediatico, senza grandi possibilità di reali sviluppi. Viene bollata così dagli esperti la denuncia del Survivors Network of those Abused by Priests (Snap, una associazione di vittime di abusi sessuali da parte di membri della Chiesa), presentata alla Corte penale internazionale dell’Aia, con la richiesta di processare per «crimini contro l’umanità» Benedetto XVI e i cardinali Tarcisio Bertone (segretario di Stato), il suo predecessore Angelo Sodano e William Levada (prefetto della Congregazione della Dottrina della fede).

La motivazione dello Snap, che ha preparato un dossier di un’ottantina di pagine insieme con il Center for Constitutional Rights e con le testimonianze di cinque vittime di abusi, è che le autorità ecclesiastiche avrebbero «tollerato e reso possibile la copertura sistematica e diffusa di stupri e crimini sessuali contro i bambini in tutto il mondo».

I commenti sono infatti univoci: per il giurista Sabino Cassese «il problema non si pone perché la Santa Sede non è soggetta alla competenza della Corte penale», la professoressa Angela Del Vecchio dice seccamente che «il ricorso non appare fondato», il professor Vladimiro Zagrebelsky ha addirittura affermato che l’iniziativa è «un boomerang per chi crede di poter usare (qui direi forzare) la via giudiziaria allo scopo di ottenere l’accertamento di una verità assoluta e a tutto campo».

Ma, al di là, di tali osservazioni, resta la totale infondatezza dell’accusa, considerati tutti i provvedimenti sollecitati e firmati da Benedetto XVI e dalla Congregazione per la Dottrina della fede in relazione alla pedofilia, come documenta il secondo articolo di questo Dossier.


Gli interventi di Benedetto XVI

È da quel 25 marzo 2005, nel quale durante la Via Crucis al Colosseo si scagliò contro la «sporcizia nella Chiesa», che Joseph Ratzinger ha pubblicamente alzato la voce contro lo scandalo della pedofilia e degli abusi sessuali che hanno coinvolto alcuni consacrati in particolare negli Stati Uniti e in Irlanda. Ma ben prima, seguendo le sue direttive, la Congregazione per la Dottrina della fede si era messa in moto per sradicare questa perversione e per ridurre allo stato laicale i responsabili di tali «crimini abnormi», come egli stesso lì definì il 28 ottobre 2006 nel discorso ai vescovi irlandesi.

L’affetto e l’accoglienza di papa Ratzinger nei riguardi delle vittime di tali abusi si è concretamente dimostrato negli incontri da lui avuti negli Stati Uniti il 17 aprile 2008, in Australia il 21 giugno 2008, a Malta il 18 aprile 2010, in Gran Bretagna il 18 aprile 2010. Il suo atteggiamento lo definì a chiare lettere durante il viaggio negli Stati Uniti, il 15 aprile 2008: «Escluderemo rigorosamente i pedofili dal sacro ministero. È assolutamente incompatibile: chi è veramente colpevole di essere pedofilo non può essere sacerdote».

E in effetti, dal momento dell’elezione, Benedetto XVI ha assunto duri provvedimenti nei confronti di molti consacrati. Fra i casi più eclatanti, resi pubblici dalla Santa Sede, ci sono don Gino Burresi, fondatore dei Servi del Cuore immacolato di Maria; il vescovo argentino Juan Carlos Maccarone; padre Marcial Maciel Degollado, fondatore dei Legionari di Cristo; il fiorentino don Lelio Cantini; il vescovo canadese Raymond John Lahey; padre Marco Dessì, missionario in Nicaragua; il bolognese don Andrea Agostini; il vescovo belga Roger Joseph Vangheluwe; il ligure don Nello Giraudo; il cileno don Fernando Karadima; l’australiano don John Denham; il maltese don Charles Pulis; lo statunitense Thomas H. Teczar.

Molti sono stati anche i vescovi di cui il Pontefice ha accettato, se non provocato, le immediate dimissioni, per responsabilità nella copertura di sacerdoti diocesani pedofili. Fra loro, l’irlandese John Magee (Cloyne), l’irlandese Donal Murray (Limerick), l’americano John C. Favalora (Miami), l’irlandese James Moriarty (Kildare e Leighlin), l’americano Daniel Walsh (Santa Rosa).

Il punto culminante dell’impegno di Benedetto XVI è stata la promulgazione, il 15 luglio 2010, delle modifiche alle Normae de gravioribus delictis redatte dalla Congregazione per la Dottrina della fede. La nuova normativa ha elevato da dieci a venti gli anni per la prescrizione, ha semplificato le procedure e ha ribadito che «va sempre dato seguito alle disposizioni della legge civile per quanto riguarda il deferimento di crimini alle autorità preposte».

http://www.famigliacristiana.it/informazione/i-grandi-servizi/dossier/dossier---pedofilia_140911144856.aspx

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Di Loredana Morandi (del 15/09/2011 @ 09:35:03, in Magistratura, linkato 1408 volte)

Ghedini ha già rilanciato sulla notizia, lo stanno battendo adesso le Agenzie: "la decisione del gip di Milano sarebbe infondata" L.M.

Bnl-Unipol, gip di Milano dispone imputazione coatta per Berlusconi

 
ultimo aggiornamento: 15 settembre, ore 09:09
Milano - (Adnkronos) - La decisione del gip Stefania Donadeo nell'ambito della vicenda sul passaggio di mano dell'intercettazione tra Fassino e Consorte nell'inchiesta Bnl-Unipol. Il giudice ha respinto così la richiesta di archiviazione per il premier che era stata avanzata dal pm Maurizio Romanelli

Milano, 15 set. (Adnkronos) - Il Gip di Milano Stefania Donadeo ha disposto l'imputazione coatta per Silvio Berlusconi nell'ambito della vicenda sul passaggio di mano dell'intercettazione tra Fassino e Consortae nell'inchiesta Bnl-Unipol.

Il giudice ha respinto così la richiesta di archiviazione per Silvio Berlusconi che era stata avanzata dal pm Maurizio Romanelli. Nell'ambito della stessa vicenda lo stesso giudice ha già rinviato a giudizio con rito ordinario il fratello del premier, Paolo Berlusconi, e ha definito con riti abbreviati e patteggiamenti la posizione di altri tre imputati. Le carte relative alla posizione del leader del Pdl tornano ora in Procura dove il magistrato dovrà formulare una richiesta di rinvio a giudizio che sarà valutata successivamente da un gup.
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