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 .. encounter ...... di Lunadicarta
 
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L’ingiustizia in un luogo qualunque è una minaccia per la giustizia ovunque.

Martin Luther King
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 29/07/2011 @ 07:56:04, in Magistratura, linkato 1376 volte)

Il nuovo ministro di Giustizia si è già espresso sull'emergenza carceri e sulla depenalizzazione dei reati minori. Intanto, nell'italietta governativa delle corruzioni, i ministeri viaggiano verso altre destinazioni per creare impiego fisso statale in barba alle leggi e per pagare gli elettorati privati, ma questo qui nessuno lo dice. L.M.

Giustizia, fiducia su allunga-processi



Roma - (Adnkronos) - Le dichiarazioni di voto cominceranno domani alle 9 e poi, a partire dalle 10, la prima chiama per il voto. Anm: "Effetti devastanti, c'è rischi paralisi". . Finocchiaro: maggioranza e governo irresponsabili. Il capo dello Stato sulle carceri: realtà disumana che ci umilia in Europa. Nitto Palma è il nuovo Guardasigilli, le Politiche comunitarie alla Bernini. Belcastro nominato sottosegretario all'Ambiente

Roma, 28 lug. (Adnkronos) - Il governo ha deciso di porre la fiducia sul cosiddetto testo di legge allunga-processi in discussione al Senato. Nel corso della seduta il ministro per i Rapporti con il parlamento, Elio Vito, ha chiesto la parola per dare l'annuncio della scelta operata dal governo. Successivamente la presidente di turno Rosi Mauro ha sospeso la seduta per informare il presidente Renato Schifani, che si trovava a un convegno sull'emergenza carceri a Palazzo Giustiniani, convocando nel contempo la conferenza dei capigruppo.

Dichiarazioni di voto domani alle 9 e poi, a partire dalle 10, la prima chiama per il voto sono le modalità di svolgimento della fiducia stabilite dalla conferenza dei capigruppo a Palazzo Madama.

"Le modifiche al codice di procedura penale in materia di ammissione delle prove in dibattimento, sulle quali il Governo ha posto la questione di fiducia, avranno effetti devastanti sul funzionamento dei processi penali, determinando di fatto la paralisi di tutti i dibattimenti attualmente pendenti", si legge in una nota della Giunta esecutiva centrale dell'Associazione nazionale magistrati sul cosiddetto 'processo lungo'.

"Con le nuove disposizioni, infatti - si legge - verrebbe eliminata la possibilità per il giudice di escludere l'ammissione di prove manifestamente superflue o irrilevanti, mentre potranno essere escluse solo quelle 'non pertinenti'. Chiunque comprende che in questo modo il difensore dell'imputato potrebbe chiedere e ottenere l'ammissione di un numero indefinito di testimoni sulla medesima circostanza, purché non manifestamente 'non pertinente'".

"Ad esempio prosegue la nota dell'Anm - l'imputato che volesse dimostrare come prova d'alibi la sua presenza in una città diversa da quella nella quale è avvenuto il fatto potrebbe chiedere e ottenere la citazione come testimoni di tutti gli abitanti di quella città, senza alcuna possibilità per il giudice di escludere uno o più testimoni. O ancora l'imputato in un processo per uxoricidio potrebbe chiedere e ottenere l'ammissione come testimoni di tutti i suoi amici, parenti e conoscenti sull'esistenza del vincolo coniugale tra lui e la vittima, prova certamente pertinente, ma altrettanto certamente manifestamente superflua. E gli esempi potrebbero moltiplicarsi".

"Se il governo si assume la grave responsabilità di mettere la fiducia su un provvedimento di natura parlamentare come quello sul processo lungo, è necessario che il neoministro della Giustizia Nitto Palma venga subito in Senato a spiegare il perché. Una decisione del genere, assolutamente ingiustificata non si spiega se non con la necessità di salvare il presidente del Consiglio da uno dei suoi tanti processi. E' una cosa inaccettabile. E tutto questo avviene nel silenzio più totale e nel totale asservimento della Lega ai bisogni del Presidente del Consiglio, Berlusconi", afferma la presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro. Che continua: "In una situazione del Paese gravissima, testimoniata anche oggi dalle notizie sulla Borsa in cui servirebbe un clima politico positivo e costruttivo, ci troviamo invece di fronte a un governo e una maggioranza di irresponsabili che, per gli interessi di un premier disperato, ancora una volta umiliano il Parlamento, la Giustizia, il nostro Paese".

''Il giorno dopo che le parti sociali hanno chiesto un cambio di passo per affrontare la crisi il governo ha risposto mettendo la fiducia al Senato sul ddl allunga-processi, che serve solo al presidente del Consiglio. Mi chiedo se questo sia il primo atto da ministro della Giustizia di Nitto Palma...'', dice il capogruppo del Pd Dario Franceschini, in Aula alla Camera.

''Se il buongiorno si vede dal mattino siamo proprio messi male, visto che nel suo primo giorno da ministro Nitto Palma si è reso complice di azioni a tutela della criminalità e non della giustizia", commenta il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, aggiungendo: ''Queste norme permettono a Berlusconi di aggiustare i suoi processi e impediscono alla giustizia italiana di funzionare. Non a caso, viene colpita la norma varata all'indomani della strage di Capaci, con la quale veniva fatta salva l'acquisizione delle sentenze definitive, di modo che, anche nei processi di mafia, si potrà riaprire all'infinito la lista dei testimoni. Di fronte a tale scelleratezza non resta che la mobilitazione di massa: costi quel che costi. E' ormai improcrastinabile salvaguardare la democrazia e lo Stato di diritto''.

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Scontro sul ddl allunga processi
Ma slitta la responsabilità dei giudici


L'aula del Senato comincerà l'esame tra stasera e domani mattina. Le norme che la maggioranza vuole far approvare consentono di presentare alla difesa elenchi "infiniti" di testi prolungando i procedimenti fino "alla prescrizione"

ROMA - La giustizia si conferma terreno di scontro tra maggioranza e opposizione. L'aula del Senato comincerà l'esame del ddl sull'inapplicabilità del giudizio abbreviato ai delitti punti con la pena dell'ergastolo, il cosidetto "allunga processi", subito dopo l'approvazione del dl sulle missioni all'estero. Ovvero tra stasera e domattina. Le norme che la maggioranza vuole far approvare consentono di presentare alla difesa elenchi "infiniti" di testi prolungando i procedimenti fino "alla prescrizione".

Una decisione che provoca la levata di scudi dell'opposizione (che parla di una nuova legge a favore del premier) che ha votato contro il calendario approvato dalla capigruppo. Per Anna Finocchiaro del Pd "è inaccettabile e irresponsabile da parte della maggioranza calendarizzare un provvedimento di questo tipo nel momento in cui il paese avrebbe bisogno della maggiore possibile tranquillità e dopo la prova di responsabilità dell'opposizione sulla manovra economica".

Per Felice Belisario dell'Idv il "processo lungo serve solo ad affrancare il premier dall'imputazione per Ruby. E' una vergogna il Parlamento continua ad essere usato per fini personali. L'Idv scenderà in piazza". Secondo Gianpiero D'Alia (Udc) "l'ammazza-processi ha un problema di costituzionalità".

Ma Maurizio Gasparri del Pdl sottolinea che il calendario "era stato già approvato la settimana scorsa dai capigruppo all'unanimità" e che il "testo è quello uscito dalla commissione tre mesi fa". Quindi, conclude, nessun colpo di scena sui tempi nè sulle norme: la maggioranza non ha presentato nuovi emendamenti" e infine "nessun malumore che mi risulti da parte della Lega. Non ci sono questo tipo di problemi politici".

Slitta la responsabilità dei giudici. Sorte diversa per un altra norma controversa, quella sulla responsabilità civile dei giudici. Un emendamento soppressivo la stralcerà dalla legge comunitaria 2010. La maggioranza, però, insiste. "La responsabilità civile dei magistrati - spiega il relatore, Gianluca Pini - viene spostata nella comunitaria 2011", che dovrebbe essere presentata dal governo a settembre. L'emendamento soppressivo, invece, sarà presentato in Aula, dove la legge dovrebbe arrivare già questa sera.
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2011 @ 19:18:18, in Magistratura, linkato 1463 volte)

Effetti devastanti, è paralisi dei processi





Le modifiche al codice di procedura penale in materia di ammissione delle prove in dibattimento, sulle quali il Governo ha posto la questione di fiducia, avranno effetti devastanti sul funzionamento dei processi penali, determinando di fatto la paralisi di tutti i dibattimenti attualmente pendenti.

Con le nuove disposizioni, infatti, verrebbe eliminata la possibilità per il giudice di escludere l'ammissione di prove manifestamente superflue o irrilevanti, mentre potranno essere escluse solo quelle "non pertinenti".

Chiunque comprende che in questo modo il difensore dell'imputato potrebbe chiedere e ottenere l'ammissione di un numero indefinito di testimoni sulla medesima circostanza, purché non manifestamente "non pertinente". Ad esempio, l'imputato che volesse dimostrare come prova d'alibi la sua presenza in una città diversa da quella nella quale è avvenuto il fatto potrebbe chiedere e ottenere la citazione come testimoni di tutti gli abitanti di quella città, senza alcuna possibilità per il giudice di escludere uno o più testimoni. O ancora l'imputato in un processo per uxoricidio potrebbe chiedere e ottenere l'ammissione come testimoni di tutti i suoi amici, parenti e conoscenti sull'esistenza del vincolo coniugale tra lui e la vittima, prova certamente pertinente, ma altrettanto certamente manifestamente  superflua. E gli esempi potrebbero moltiplicarsi.

Si tratta con tutta evidenza dell'ennesima legge finalizzata a interferire su procedimenti giudiziari in corso, anche a costo di paralizzare la macchina giudiziaria e di esporre al ridicolo l'intero sistema.

I magistrati italiani hanno il dovere di denunciare che con queste norme non sarà più possibile celebrare alcun processo in Italia e che gli imputati, anche di fatti gravissimi, saranno prima inevitabilmente scarcerati per la decorrenza dei termini di custodia cautelare  e poi prosciolti per prescrizione.

Giovedì 28 luglio 2011

 

La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 29/07/2011 @ 19:24:59, in Magistratura, linkato 1231 volte)

Processo lungo: Cascini (Anm)


Una volta approvato questo provvedimento "i processi, semplici e complicati possono durare all'infinito": è l'allarme che arriva dal segretario dell'Associazione Nazionale Magistrati, Giuseppe Cascini, in un'intervista a La Stampa, nel giorno in cui il Senato si appresta a votare la fiducia sul cosiddetto "processo lungo".

"Va da sè che in questo modo - sottolinea Cascini - un imputato può chiedere mille testi su una circostanza senza che il giudice possa dire no". Una delle conseguenze, secondo Cascini, è che se il processo dura di più del periodo di custodia cautelare l'imputato viene scarcerato.

Secondo il segretario dell'Anm, "il governo vara una norma di quella portata, senza preoccuparsi delle micidiali ricadute sul sistema giudiziario già in affanno per carenza estrema di risorse". "Altro che processo breve - prosegue il segretario dell'Anm - basta l'emendamento Mugnai per mandarci tutti a casa, pm, giudici e avvocati".

Cascini si dice preoccupato del fatto che "oltre a Berlusconi" questa norma "potranno invocarla a proprio beneficio, assassini, rapinatori, ladri, stupratori. Se passerà - conclude - tutti gli imputati la utilizzeranno per ottenere l'impunità".

http://www.rassegna.it/articoli/2011/07/29/76660/processo-lungo-cascini-anm-conseguenze-micidiali
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2011 @ 19:29:30, in Politica, linkato 1999 volte)
il neo guardasigilli non parla dell'errore nel testo ...

Processo lungo/ Nitto Palma:

Non avrà effetti deflagranti


Roma, 29 lug. (TMNews) - "Si dà una rappresentazione di quelle norme lontana dalla realtà, ma gli effetti non saranno deflagranti". Lo afferma il neo ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, a proposito del ddl sul processo lungo approvato stamattina dal Senato con il voto di fiducia.

"I magistrati ritengono che quelle norme daranno luogo ad un disastro, per gli avvocati non cambia nulla. Sul processo lungo si dicono tante inesattezze", afferma il Guardasigilli ai microfoni de 'Ilfattoquotidiano.it'. Quanto alle 'speranze' riposte dall'Anm nel neo ministro per una correzione del ddl, Nitto Palma è secco: "Sul provvedimento è stata posta la fiducia...".

Il ministro aggiunge poi: "Bisogna allentare la tensione con i magistrati, tornare ad un confronto sereno, ad un dialogo costruttivo, e ribadisco che sono pronto fin da subito a sedermi al tavolo con i parlamentari dell'opposizione che si occupano di giustizia e con i magistrati dell'Anm".
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E se lo dice Vietti ci può credere anche il governo... L.M.

Processo lungo, passa la fiducia al Senato.

Vietti (Csm): ''Direzione opposta all'Ue''

Roma - (Adnkronos) - 160 i voti a favore di Pdl, Lega e Coesione nazionale, 139 i contrari di Pd, Idv, Udc, Terzo polo. Protesta Italia dei valori: 'Ladri di giustizia'. Il ddl passa ora all'esame della Camera. La decisione del governo di porre la questione di fiducia. In aula anche il neo Guardasigilli Nitto Palma: non avrà effetto deflagrante. Frattini: buona legge, non va fermata se si applica anche al premier. Napolitano: politica appare debole

Roma, 29 lug. - (Adnkronos) - Il Senato ha approvato il ddl sul processo lungo sul quale il governo aveva posto la questione di fiducia.

Il provvedimento, che ora passa all'esame della Camera, ha ottenuto 160 voti a favore di Pdl, Lega e Coesione nazionale mentre 139 sono stati i voti contrati di Pd, Idv, Udc e Terzo polo.

Durante la mattinata non sono mancati momenti di tensione quando, durante l'intervento di Maurizio Gasparri, i senatori di Italia dei valori hanno inscenato una protesta, alzando dei fogli bianchi con la scritta: 'Ladri di giustizia', esponendoli anche in direzione della tribuna stampa. Immediatamente richiamati dal presidente del Senato Renato Schifani, i senatori dipietristi hanno dovuto cessare la contestazione quando sono intervenuti gli assistenti parlamentari che gli hanno tolto loro dalle mani i fogli 'incriminati'.

''Sul processo lungo si dicono tante inesattezze'', ha dichiarato dopo l'approvazione il neoministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma. ''C'è tanta discussione mediatica, ma non avrà nessun effetto deflagrante'', aggiunge.

Non bisogna fermare "una buona legge" solo perché fra i possibili destinatari vi è anche il presidente del Consiglio, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini.

Per il senatore Luigi Li Gotti, capogruppo dell'Italia dei valori in commissione giustizia, "per garantire l'impunità al presidente del Consiglio, maggioranza e governo hanno deciso di varare un provvedimento pieno di gravi errori giuridici e devastante per il sistema penale''.

''Il Consiglio ha presentato una risoluzione con una propria valutazione ed ha accettato di non votarla su richiesta di alcuni componenti laici per consentire un migliore approfondimento, prendiamo atto che il governo non ha ritenuto di fare lo stesso''. Così il vicepresidente del Csm, Michele Vietti il quale ha poi ricordato che ''la proposta di parere del Csm è molto critica su questo provvedimento sotto il profilo delle sue ricadute sulla durata dei processi. Siamo tutti impegnati in modo prioritario ad accelerarli -ha concluso- anche per tenere il passo con l'Unione europea. Questo provvedimento va obiettivamente nella direzione opposta''.
 
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2011 @ 20:01:30, in Magistratura, linkato 1944 volte)

Appello dell'Anm al Guardasigilli: "Fermi la norma"

Il presidente Palamara fa l'esempio del processo di Rignano Flaminio: "Questa riforma impedisce di far luce sui fatti".


ROMA - "Noi chiediamo al ministro di intervenire proprio alla luce della sua esperienza di magistrato". E' quanto il presidente dell'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara chiede al ministro della Giustizia Francesco Nitto Palma, al fine di fermare la norma del cosiddetto "processo lungo". Con la fiducia accordata dal Senato, infatti, c'è stato un primo via libera al provvedimento. "Attenderemo lo sviluppo e continueremo a svolgere il nostro ruolo di testimonianza", ha concluso Palamara.

L'ESEMPIO DI RIGNANO FLAMINIO. Intervistato dal Tg3, Palamara ha anche evocato il caso di Rignano Flaminio: "A quel processo furono convocati oltre 1.500 testimoni", ha spiegato il presidente dell'Anm: "Ciò significa volere impedire di fare luce su quanto è accaduto". Infine, Palamara ha spiegato che con il processo lungo "il giudice non ha la possibilità di decidere quali testimoni sono funzionali al processo, si impedisce al giudice di selezionare i testimoni. Ci troviamo di fronte a un provvedimento che non tiene conto dell'interesse generale ma solo di circostanze particolari", ha concluso.

http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/articoli/ContentItem-8cb1df56-1346-4bff-b064-7056adfca96b.html
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Di Loredana Morandi (del 29/07/2011 @ 20:04:14, in Magistratura, linkato 2162 volte)
Giustizia, caso Mastella. E' scontro tra gup e pm

Curcio: "Il giudice ha letto metà degli atti"


Il giudice definisce sbagliato il capo di imputazione e proscioglie gli imputati dall'accusa di associazione a delinquere, il pm ricorre in Cassazione e contrattacca: ha emesso la sentenza avendo letto meno della metà degli atti. E' polemica tra gup e Procura sull'annullamento dell'accusa di associazione a delinquere nei confronti dell'europarlamentare Clemente Mastella e di altri esponenti dell'Udeur.
La vicenda è quella delle nomine all'Arpac, l'Agenzia regionale per l'ambiente, e in alcune Asl e ospedali della Campania. Il pm Francesco Curcio, che in questi giorni sta conducendo l'inchiesta sulla cosiddetta P4, sosteneva la tesi secondo cui l'Udeur, partito fondato dall'ex guardasigilli, fosse di fatto un'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie di reati contro la pubblica amministrazione connessi con nomine e assunzioni illegali. Lo scorso 31 marzo, invece, il gup Eduardo De Gregorio, al termine dell'udienza preliminare, prosciolse dal reato piú grave tutti gli imputati, rinviando a giudizio alcuni di loro per altre imputazioni minori (Mastella, difeso dall'avvocato Alfonso Furgiuele, sara' processato per truffa, appropriazione indebita e abuso d'ufficio).
La sentenza del gup demoliva buona parte dell'impianto accusatorio, dichiarando il non luogo a procedere per molti capi di imputazione tra cui quelli relativi all'acquisto di un palazzo nella zona di Vigliena da destinare a sede dell'Arpac.
Nei giorni scorsi sono state depositate le motivazioni della sentenza, fortemente critiche nei confronti della Procura.
difesa. Immediato il ricorso in Cassazione del pm Curcio, con osservazioni altrettanto critiche nei confronti del gup.
Secondo De Gregorio non solo gli elementi a sostegno dell'accusa di associazione per delinquere sono molto labili o in alcuni casi inesistenti, ma la stessa imputazione è da criticare perch, sarebbe stata formulata con riferimento non all'articolo 416 del codice penale (l'associazione per delinquere "semplice") ma all'articolo 416 bis (l'associazione mafiosa). Solo quest'ultimo reato, scrive il giudice, 'considera come segmenti di condotte illecite, ai fini della realizzazione del reato, il controllo delle attività economiche, di appalti e servizi, allo scopo di realizzare ingiusti profitti e vantaggi'. Nella proposta accusatoria in esame, invece - scrive ancora il gup - pur discorrendosi di associazione per delinquere, lo scopo di commettere reati risulta secondario, poich,, secondo l'imputazione, l'ipotizzata associazione avrebbe avuto come oggetto soprattutto l'acquisizione del controllo delle attività pubbliche in essa contemplate". Per il giudice, inoltre, "il contestato vincolo associativo penalmente rilevante" è "connotato da un'immanente equivocità che rende di insanabile debolezza la tesi di accusa... con inevitabili riflessi negativi circa la sostenibilità di quest'accusa in giudizio".
Del tutto opposta l'opinione del pm Francesco Curcio, per il quale il giudice, prima di valutare, non ha letto che una parte degli atti. Il pm contesta duramente la sentenza fin dalla prima pagina del ricorso: 'Il provvedimento impugnato è rimasto talmente distante dalla materia del contendere da non considerare, da non far rientrare nel proprio orizzonte valutativo non qualcuno degli elementi di prova raccolti, ma, attenzione, circa la metà del materiale probatorio raccolto durante le indagini, la cui considerazione è del tutto, non in parte, del tutto, sfuggita all'esame del giudice. 'Si è omesso - prosegue il pm - di dare contro, nella motivazione, di un'intera parte del ponderoso materiale probatorio ... che costituiva la necessaria premessa fattuale, logica e giuridica del compendio probatorio sottoposto al gup e che quindi prioritariamente il gup doveva esaminare ai fini di valutare la sussistenza del delitto associativo. Tale esame, invece, è stato del tutto omesso'.
Per il pm, inoltre, il gup ha affermato 'in modo impreciso e sommario e dunque illogico' che 'non risultano imputazioni significative relative a reati fine', mentre 'appare veramente eclatante che per prendere un provvedimento cosí forte come il proscioglimento in udienza preliminare - dopo che per lo stesso fatto erano state emesse ordinanze cautelari confermate poi dal Riesame e dalla Cassazione - il giudicante si sia limitato a valutare una percentuale che prima avevamo valutato ottimisticamente del 50 per cento del materiale probatorio raccolto, ma che, piú realisticamente, considerando i diversi apparati amministrativi penetrati dal sodalizio, puó considerarsi di gran lunga inferiore a quel 50 per cento'.
Sarà la Cassazione, dunque, a valutare quale dei due magistrati abbia agito correttamente. Per l'11 ottobre prossimo, intanto, davanti alla I sezione del Tribunale, collegio A, è fissato l'avvio del processo.

di Matilde Andolfo
http://www.lunaset.it/news.aspx?news=5318
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Quando Chinnici diceva agli studenti
"Il pericolo maggiore è la rassegnazione"


Un'intervista ritrovata fra i ricordi di università di Franca Imbergamo, oggi sostituto procuratore generale a Caltanissetta. La conversazione fra la studentessa e il magistrato, sui temi della legge La Torre, fu pubblicata sul giornale dei giovani della Fgci, "Mobydick", quattro mesi prima della strage di via Pipitone Federico. Insieme al giornale è stata ritrovata anche la registrazione dell'intervista. Oggi l'anniversario dell'eccidio del 29 luglio 1983

di SALVO PALAZZOLO
 
La voce di Rocco Chinnici riemerge da una vecchia cassetta audio: "La mafia ha sempre avuto rapporti con il potere. La mafia non è mai stata con chi è all’opposizione. I partiti del potere, in misura più o meno rilevante, sono purtroppo inquinati dalla mafia". Il consigliere istruttore ha un tono gentile, ma deciso. Risponde alle domande di una giovane studentessa universitaria. "Dal 1970 a oggi — dice — con la potenza economica raggiunta, la mafia condiziona la vita socioeconomica della Sicilia occidentale, evidentemente con riflessi anche nel campo politico".

Ascolta un brano dell'intervista
http://tv.repubblica.it/copertina/chinnici-l-intervista-ritrovata/73506?video

Per 28 anni quella cassetta è rimasta dentro una scatola, fra i ricordi di università di una giovane, allora ventunenne, che frequentava il terzo anno della facoltà di Giuri¬sprudenza di Palermo. Accanto alla cassetta è sempre rimasta una copia del giornale dove poi fu pubblicata l’intervista, “Mobydick”, periodico di battaglia dei giovani della Fgci siciliana. La giovane universitaria, Franca Imbergamo, quattro anni dopo entrò in magistratura. Oggi è sostituto procuratore generale a Caltanissetta e ricorda ancora con angoscia il giorno in cui vide in televisione l’auto di Chinnici e quella dei carabinieri Mario Trapassi ed Edoardo Bartolotta dilaniata dal tritolo di Cosa nostra. Poco distante, in via Pipitone Federico, c’era il corpo di Stefano Li Sacchi, il portiere dello stabile dove abitava il giudice. Era il 29 luglio 1983, quattro mesi dopo l’intervista.

"Guardando in televisione le immagini della strage — dice Franca Imbergamo — mi resi conto di quanto non avessi compreso la gravità delle cose dette da Chinnici quel pomeriggio, nel suo ufficio al palazzo di giustizia. Solo guardando quelle immagini strazianti capì quanta importanza avevano i fascicoli che Rocco Chinnici teneva con grande ordine sulla scrivania. E allora ripercorsi in un attimo tutti i momenti di quell’intervista, ma ripensai anche alle cose che Chinnici ci aveva detto all’università, durante un ciclo di incontri sulla legge La Torre, da poco introdotta dopo l’assassinio del segretario regionale del Pci. L’intervista doveva essere proprio una sintesi dei ragionamenti fatti in facoltà, perché quegli incontri erano stati un’occasione straordinaria: mai prima di allora un magistrato era stato invitato a Giurisprudenza per parlare di lotta alla mafia".

Nell’intervista ritrovata Chinnici ribadisce più volte la necessità dell’impegno dei giovani: "Il pericolo maggiore — dice — sta oggi nella rassegnazione, nella tendenza a considerare la mafia quasi come un male inevitabile della nostra epoca. Bisogna reagire, bisogna far comprendere ai giovani in particolare che la mafia, con la produzione e il commercio delle sostanze stupefacenti, ha superato se stessa nella potenza criminale che l’ha sempre contraddistinta". Sono parole che suonano come profetiche, perché oggi Cosa nostra è tornata a investire nel traffico di droga. Dice Franca Imbergamo: "All’epoca, il movimento studentesco viveva una stagione importante, stava acquisendo consapevolezza del proprio ruolo all’interno della società civile e della lotta alla mafia. Mi chiedo oggi, cosa accada, perché troppo spesso vedo sguardi annoiati fra i ragazzi che incontro a scuola. Non vorrei che gli incontri antimafia, con magistrati ed esperti, siano ormai diventati come l’ora di religione: una monotona routine, giusto un’occasione da non farsi sfuggire per evitare le materie importanti".

Chinnici diceva nella sua intervista: "C’è bisogno di cittadini responsabili". È un altro spunto per il ragionamento di Franca Imbergamo sullo stato attuale dell’antimafia: "Vedo un movimento diviso in mille rivoli, in cui si predica tanto, ma poi spesso gli atteggiamenti non sono poi così corrispondenti alle cose dette. Talvolta ho la spiacevole sensazione che manchi trasparenza e che molti abbiano finito per gestire un piccolo potere: così l’antimafia è diventata anche occasione per fare carriera, a tutti i livelli".

L’intervista a Rocco Chinnici potrebbe essere anche un manifesto per la nuova antimafia, anche per le parole di speranza che arrivano da quei giorni difficili del 1983. "In una città come Palermo, tanto permeata dalla mafia — diceva il consigliere istruttore — è la stragrande maggioranza della gente, quella silenziosa, quella che teme, ad essere veramente col giudice quando questi fa il proprio dovere". La Imbergamo rilegge questo passaggio e dice: "Mi colpisce ancora oggi la semplicità con cui Chinnici esprimeva concetti di grande importanza. Era un comunicatore di grande fascino, e oggi la magistratura dovrebbe fare proprio una riflessione sul modo in cui si pone all’esterno. Compito dei magistrati dovrebbe essere quello di sensibilizzare l’opinione pubblica rispetto a certe tematiche, spiegando che non si può delegare affatto alla magistratura la soluzione dei problemi, ma è necessario un impegno diretto dei cittadini, ognuno nel proprio ambito. Invece, oggi, vedo una tendenza da parte di alcuni magistrati a compiacersi del proprio ruolo. È un messaggio sbagliato che arriva alla società".

Nei giorni scorsi, una copia della cassetta con l’intervista ritrovata è stata donata ai figli del magistrato, Caterina e Giovanni. Un’altra copia è arrivata al presidente del centro Pio La Torre, Vito Lo Monaco, che nel prossimo anno scolastico vuole farla ascoltare agli studenti delle scuole di Palermo.

fonte La Repubblica - Palermo
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Processo lungo, la mafia ringrazia


Ecco come e perché il cosiddetto "processo lungo", sulla cui approvazione in Senato il Governo ha posto la fiducia, farà danni agli onesti e un favore alla mafia.

29/07/2011

Siamo a teatro. Un tale ruba la borsetta a una signora. Davanti al tribunale dieci testimoni precisi, sereni, estranei alle parti lo confermano. Ma la difesa chiede che tutti gli spettatori vengano sentiti: possono aver visto, magari con la coda dell'occhio. Oggi il giudice, che è organo imparziale, può escludere le prove manifestamente superflue o irrilevanti. Con la legge sul 'processo lungo' non potrà più; solo quelle manifestamente non pertinenti potranno essere escluse. E siccome sono pertinenti a quella vicenda tutte le deposizioni degli spettatori, tutti dovranno essere sentiti. Mesi di udienze per un furterello.

A chi giova? A chi vuole tirare in lungo il processo: finalmente la verità. Il processo breve era una menzogna, perché significa la morte anticipata della procedura. Qui almeno si dice chiaramente l'obiettivo. Ancora un esempio. Non si potranno utilizzare le sentenze, pur se definitive, che accertano un determinato fatto, se non sentendo di nuovo i testi già ascoltati sui quali esse si fondino: come, per intenderci, i testimoni di un processo che abbia già accertato una corruzione.

A chi giova? Poiché la riformetta si applicherebbe anche ai processi in corso in primo grado, serverebbe magari con urgenza a chi fosse notoriamente un imputato. Il quale potrà pure interrogare direttamente i testi che abbiano reso dichiarazioni a suo carico: il mafioso estorsore guarderà significativamente negli occhi, facendogli domande, il poveretto che finalmente ha creduto di poter parlare. Forse sarebbe il caso di riflettere ancora su simili innovazioni.

Su tutto questo, che varrà per decine di migliaia di processi, rallentandoli e vanificandoli, il governo mette la fiducia. Mentre i titoli di Stato italiani vacillano, mentre la corruzione distrugge la credibilità delle istituzioni all'interno e all'estero. Pensare che la legge, al cui interno si sono messe le novità, era nata per escludere il giudizio abbreviato e le sue riduzioni di pena  per i delitti puniti con l'ergastolo.   

Adriano Sansa

http://www.famigliacristiana.it/informazione/news_2/articolo/un-infinito-processo-ad-personam_290711103910.aspx
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