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 la Legge Naturale ... Cesare Ripa ...... di Admin
 
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Non ci sono dubbi che la deprivazione prolungata di cure subita da un bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la vita futura. I bambini deprivati delle cure sopratutto materne, specialmente se cresciuti in istituzioni da un’età inferiore ai sette anni, possono essere colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale; inoltre un bambino emotivamente deprivato genera un circolo vizioso che si autoperpetua generando un genitore trascurante di domani.

John Bowlby, psicoanalista inglese
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 18/07/2011 @ 22:00:12, in Politica, linkato 1429 volte)
In effetti le telefonate interessanti da pubblicare sarebbero quelle tra Tarantini e Tedesco, così tutti gli accordi per portare un po' di sottane alle feste di Arcore verrebbero finalmente alla luce. La questione morale, vera, è che è inutile tentare di punire l'utilizzatore finale quando il venditore di prostituzione è di sinistra. Così se il primo è puttaniere, l'altro non fa miglior figura ad essere magnaccia.
Spero che con l'aiuto saggio del CSM si conponga la diatriba tra l'ottimo dott. Scelzi e il procuratore Laudati. Auguro ai due pm entranti di avere lo stesso polso e lo stesso desiderio di verità dell'iniziatore di questa indagine. L.M.

Berlusconi, nuova scossa in arrivo
pubbliche le telefonate con Tarantini

 

La procura di Bari sta per chiudere ll'inchiesta sul giro di escort offerte dall'ex imprenditore della sanità al premier. Le conversazioni fra Giampi e Silvio saranno quindi depositate: nell'entourage del cavaliere temono un nuovo terremoto. Il capo del governo, in quanto "utilizzatore finale" non è indagato

di GIULIANO FOSCHINI
Da Bari sta per arrivare un nuovo colpo al mondo berlusconiano. La notizia circola da qualche giorno in ambienti politici romani vicini al Pdl: il riferimento è ancora una volta all'inchiesta su Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore barese accusato di aver portato tra il 2008 e il 2009 escort al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Il premier è fuori dall'indagine penale: era "un utilizzatore finale", spiegò immediatamente il suo avvocato Nicolò Ghedini. "Non sapeva che fossero escort e non lo pagava per questo" sostiene la Procura.

Il problema è che nei giorni scorsi la Guardia di Finanza ha presentato l'informativa finale dell'indagine. E nei prossimi giorni la Procura dovrebbe procedere con l'avviso di conclusione delle indagini per Tarantini (che al momento è indagato per favoreggiamento della prostituzione) oppure chiedendo l'archiviazione al gip. Il problema è che, qualsiasi sia la decisione, si dovrà procedere con la "discovery" dell'inchiesta: la procura dovrà depositare per la prima volta tutte le carte dell'indagine, comprese le intercettazioni telefoniche (centinaia) nelle quali l'imprenditore parla direttamente con il presidente del Consiglio. Oppure quelle nelle quali si organizza con amici per disporre il reclutamento delle ragazze. Agli atti ci sono i verbali delle donne interrogate (una ventina all'incirca: in due, Patrizia D'Addario e Terry de Nicolò raccontano di aver passato una notte con il presidente del consiglio) e le conversazioni sulle feste a Villa Certosa, quelle a Palazzo Grazioli, appuntamenti in un centro benessere in Umbria, incontri ad Arcore dopo le partite del Milan e anche la strana storia di un viaggio in Turchia di Gianpaolo Tarantini mentre Berlusconi era in visita ufficiale.

Nulla di penalmente rilevante per il presidente del Consiglio, ma in quelle conversazioni potrebbe esserci qualcosa di imbarazzante in un quadro già fortemente minato dai racconti delle ragazze sul Bunga Bunga milanese. Tutti gli atti sono contenuti nell'informativa che, tre anni dopo l'apertura dell'inchiesta, la Guardia di Finanza ha depositato sulle scrivanie della procura di Bari. Gli atti sono stati esaminati dal procuratore capo, Antonio Laudati e dai sostituti titolari dell'inchiesta, Ciro Angelillis ed Eugenia Pontassuglia. Non ha potuto vederli, invece, il sostituto che ha fatto nascere l'indagine, Giuseppe Scelsi. Che proprio per questo motivo ha inviato una lettera di fuoco al Consiglio superiore della magistratura che ne discuterà la prossima settimana. Scelsi parla di ritardi della Finanza nel deposito degli atti, accusa il procuratore di aver fatto in modo che non lui leggesse gli atti e il ministero di aver anticipato i tempi del suo trasferimento alla procura generale. Laudati ha risposto piccato ai giornali difendendo la correttezza del suo comportamento. Ora la palla passa alla commissione disciplinare di Palazzo dei marescialli.
 
(18 luglio 2011) 
http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/18/news/berlusconi_nuova_scossa_in_arrivo_pubbliche_le_telefonate_con_tarantini-19263525/
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Di Loredana Morandi (del 18/07/2011 @ 22:20:38, in Economia, linkato 2125 volte)

Gli investitori internazionali hanno una visione diversa di quanto appare a noi dall'Italia. I mercati da sempre premiano la speculazione e, a quanto appare, oggi puniscono gli arricchimenti a carattere "diverso". Se B pagherà il giusto, a seguito del lavoro eccellente del Tribunale di Milano, il suo contendente comprerà un intero circuito televisivo. E dal parassitismo istituzionale passeremmo all'iper tassazione del reddito fisso e alla consueta immobilizzazione dei consumi. Tutto senza creare i benefici occupazionali dell'indotto. In effetti visto così il pensiero degli investitori non è alieno, soprattutto nel corso del caso Murdoch, perché l'Italia vedrebbe sorgere il dominio televisivo di un editore specialista in tecniche di impeachment. Il quarto potere è un potere reale, così il nuovo personaggio non piace ai mercati che preferiscono speculare al ribasso sul pianeta Italia per abbassare la "cresta". Buon lavoro ai pm di Trani e Roma, anche se a mio avviso quanto accade è fisiologico. L.M.

La Borsa in profondo rosso
Aria di bocciatura per la manovra

E la magistratura di Trani e Roma apre un'inchiesta sulle speculazioni avvenute in queste settimane sui titoli di Piazza Affari. I ribassi riguardano anche gli altri mercati, compreso Wall Street

di LUCA PAGNI

MILANO - Piazza Affari, da un lunedì nero a un altro. Se doveva essere un giudizio da parte dei mercati, non c’è dubbio che per la manovra varata dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti in tutta fretta per fronteggiare la speculazione finanziaria, tira aria di bocciatura. Guardando i numeri, è quanto accaduto oggi alla riaperture delle Borse, dopo il varo della finanziaria da 43 miliardi. Esattamente come una settimana fa, per il listino milanese si è trattato di un nuovo bagno di sangue, con l’indice principale che ha incassato un calo di oltre tre punti percentuali (sette giorni fa le perdite erano stato addirittura del 3,96%). Poco consola il fatto che le vendite al ribasso hanno riguardato sia tutta Europa che Wall Street: gli operatori hanno confermato di aver messo a fuoco i titoli delle società italiane - e le banche in particolare - e di voler continuare in questa direzione, visto che le perdite di Piazza Affari sono almeno il doppio delle altre Borse del Vecchio Continente. In finale, Piazza Affari ha messo a segno un -3,06 per cento, nettamente la maglia nera rispetto a Londra e Francoforte, che hanno perso entrambe l’1,55%, mentre Parigi ha lasciato il 2,04%, ai minimi del 2011.

Nel complesso, solo guardando ai titoli a maggior capitalizzazione, i principali mercati dell’Eurozona nella sola seduta odierna hanno bruciato 91 miliardi, di cui 12 miliardi sono da iscrivere a Piazza Affari. E di questi 12, per la stragrande maggioranza, sono da attribuire all’ennesimo
tonfo dei titoli bancari. A Milano, il titolo peggiore del settore è stato Mps (-7,22 per cento), seguito da Banco Popolare (-6,67 per cento), Unicredit (-6,36%) e Intesa Sanpaolo (-6,51%).

Anche in questo caso, c’è da dire che tutto il settore finanziario in Europa è stato bersagliato dalle vendite, ma nel caso degli istituti di credito italiano il calo è stato nettamente più alto. Come si spiega tutto ciò? L’Europa è sotto scacco da parte dei mercati finanziari per i tentennamenti di fronte alla crisi greca, con i grandi d’Europa ancora divisi sulle strategie per il salvataggio dei debito pubblico di Atene. E teme che le indecisioni potrebbero avere conseguenze drammatiche per l’euro nel caso in cui paesi come l’Italia e la Spagna si trovassero a loro volta in difficoltà.

Non a caso, oggi è tornato ad ampliarsi il differenziale l rendimento del Btp decennale italiano con il bund tedesco. A causarlo è stata una nuova ondata di vendite di titoli di stato italiani. In un mercato giudicato dagli operatori poco liquido, lo scarto dei tassi di interesse è salito a 337 punti base a soli 10 centesimi dal record di 347 punti base segnato la scorsa settimana.

Nemmeno la pubblicazione, avvenuta venerdì scorso, sugli stress test a cui si sono sottoposti i principali istituti di credito europei è servita a tranquillizzare i mercati: così come era accaduto con i test dell’anno scorso, i risultati che hanno promosso la stragrande maggioranza delle banche non sono stati considerati un banco di prova così severo.

E se l’Europa è la grande malata delle economie mondiali, nemmeno gli Stati Uniti stanno messi bene. Per la quarta seduta consecutiva, New York è andata al ribasso: anche in questo caso, i timori degli operatori sono legati al debito pubblico e alle decisioni cui è chiamata con urgenza l’amministrazione Obama. In particolare, il governo Usa dovrà approvare al più presto la possibilità di aumentare il tetto del debito. "Non c’è alternativa - ha detto il segretario al Tesoro Timothy Geithner - perché il default avrebbe effetti disastrosi".
Ma non sono solo i governi a mobilitarsi contro la speculazione finanziaria. In particolare, contro le agenzie di rating e i report sull’Italia pubblicati a ridosso di giornate di Borsa particolarmente negativi. In Italia, si sono mobilitate almeno due procure. I giudici di Trani hanno ampliato l’inchiesta già aperta in passato su Moody’s (dal giugno 2010) e Standard & Poor's (maggio 2011). In particolare, il pm Michele Ruggiero si è recato ieri in Consob dove "ha chiesto ufficialmente alla Consob i tabulati degli scambi azionari delle drammatiche sedute dell'8 e dell'11 luglio scorsi, giorni in cui Piazza Affari ha chiuso con un ribasso di oltre 7 punti sul mercato azionario e di circa il 10% sui mercati obbligazionari e sui titoli del reddito fisso. Calo che ha portato il differenziale al massimo storico degli spread tra i Btp e i Bund tedeschi". Una iniziativa cui si è aggiunta in serata anche la procura di Roma che ha aperto un fascicolo di atti relativi senza indicazione di persona o di reati sempre con riferimento all'andamento della Borsa nei giorni 24 giugno e 8 e 11 luglio. (18 luglio 2011)

http://www.repubblica.it/economia/2011/07/18/news/la_borsa_in_profondo_rosso_aria_di_bocciatura_per_la_manovra-19298246/
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2011 @ 02:30:25, in Economia, linkato 2339 volte)

Borsa, due inchieste sulle speculazioni
Sotto indagine le analisi di rating

Trani allarga le indagini, anche Roma apre un fascicolo


MILANO - Ci sono già due inchieste sulle speculazioni in Borsa che potrebbero essere alla base degli scossoni sul mercato azionario italiano degli ultimi giorni. Una promossa dalla Procura di Trani, condotta dal sostituto procuratore Michele Ruggiero, avviata due settimane fa a seguito di un esposto presentato dalle associazioni di tutela dei consumatori Adusbef e Federconsumatori. Da lunedì 18 anche la Procura di Roma indaga sulle stesse vicende, con particolare interesse, secondo le prime indiscrezioni,

L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI TRANI - Il magistrato pugliese ha cominciato a indagare sulle operazioni finanziarie sospette sui mercati borsistici e sul mercato secondario dei titoli di Stato che hanno seguito la diffusione di nuovi rating «pessimistici» sull'Italia e sui giudizi espressi sulla manovra correttiva. Ruggiero, che aveva già aperto un' inchiesta sulle agenzie di rating nel passato, ha ampliato il suo raggio d'azione dopo l'arrivo della denuncia di Adusbef e Federconsumatori. Le ipotesi di reato resterebbero le stesse: market abuse (manipolazione di mercato) e insider trading.

LA VISITA IN CONSOB DEL PM DI TRANI - Il pm accompagnato da alcuni ufficiali della Guardia di Finanza, lunedì mattina ha fatto visita alla sede della Consob, dove ha raccolto dati e informazioni sull'attività di valutazione e confronto avviata dalla stessa autorità di Borsa aveva avviato sulla questione dei rating convocando le agenzie di rating. E Ruggiero ha proprio acquisito queste «audizioni» dell'authority che, proprio perchè realizzate non davanti ad un magistrato e quindi senza la presenza degli avvocati, potrebbero rivelare dettagli importanti. Inoltre, sempre tramite la Consob, Ruggiero avrebbe raccolto i dati di Borsa Italiana sugli esiti di mercato dei giorni interessati per verificare l'esistenza di meccanismi di speculazione da parte di alcuni acquirenti. L'inchiesta valuterà anche aspetti collaterali riguardanti possibili speculatori, al momento anonimi, che potrebbe però condurre gli investigatori lontano, molto probabilmente all'estero. Al di là di questo aspetto, comunque, l'indagine prosegue sugli aspetti di «manipolazione informativa» del mercato, nella convinzione che attori così importanti sul settore finanziario, come le agenzie di rating, quando informano il mercato degli esiti delle proprie valutazioni sono a conoscenza degli impatti che questi produrranno. Così che, anche se non volevano direttamente danneggiare gli investitori di uno specifico mercato, di fatto erano in grado di prevedere che questo sarebbe accaduto.

L'INCHIESTA DELLA PROCURA DI ROMA - L'inchiesta della Procura di Roma prenderebbe in esame invece l'andamento sospetto dei mercati nei giorni più caldi della crisi. Nel mirino dei pm capitolini ci sono nelle specifico tre date: il 24 giugno, l'8 e l'11 luglio. E avrebbe sostanzialmente lo stesso «oggetto» d'indagine: i movimenti anomali della Borsa prima e dopo le ultime valutazioni delle agenzie di rating. L'iniziativa, secondo quanto riferiscono fonti giudiziarie, parte dal procuratore aggiunto Nello Rossi. della Fderconsumatori

IL SOSPETTO INQUINAMENTO DEL MERCATO - All'inizio dell'anno è stato un comunicato Moody's ad attrarre l'attenzione dei magistrati. Si trattava di una valutazione del sistema bancario italiano subito smentita dalla replica dell governatore di Bankitalia, Mario Draghi. Stesso copione lo scorso 21 maggio quando, dopo l'annuncio del possibile declassamento dell'Italia da parte di S&p, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha replicato spiegando che i dati macroeconomici dell'Italia «non solo non hanno subito variazioni sfavorevoli, ma in alcuni casi sono risultati migliori» rispetto al passato. In pratica, non c'erano motivazioni tecniche per cambiare outlook. Sotto osservazione, poi, sarebbe l'ulteriore report di Standard and Poor's che esprimeva giudizi negativi sulla manovra correttiva («restano sostanziali rischi per il piano di riduzione del debito principalmente a causa della debole crescita») considerando anche il fatto che l'informazione arrivava a mercati aperti, con la manovra del governo varata la sera prima a Palazzo Chigi ma che non era ancora stata presentata, tanto che il decreto fu modificato dopo l'intervento del Presidente della Repubblica.

Redazione online
18 luglio 2011 21:50
http://www.corriere.it/economia/11_luglio_18/inchieste-crollo-borsa_a11dfeec-b15d-11e0-8890-9ce9f56cae65.shtml
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2011 @ 02:33:36, in Politica, linkato 1298 volte)
Sono seriamente tentata di rivalutare Calderoli. L.M.

18/07/2011 - STIPENDI DEI PARLAMENTARI IN BASE ALLA LORO PRESENZA IN AULA

 

Riforma, svelata la bozza Calderoli
Meno deputati e Senato federale

Il ministro per la semplificazione alza il velo sul ddl costituzionale


ROMA - Quattrocentoquarantacinque parlamentari in meno, rafforzamento dei poteri del premier e dell’esecutivo, fine del bicameralismo perfetto. La Lega rilancia. E mette sul tavolo del governo una riforma costituzionale delle istituzioni. Con una bozza firmata dal ministro Umberto Bossi, venerdì all’esame del Consiglio dei ministri, che richiama in alcuni passaggi la riforma approvata dal Parlamento e bocciata dal referendum nel 2006.

Nella bozza del governo, il presidente del Consiglio diventa «primo ministro». E nasce il «Senato federale». Inoltre, per rispondere alla nuova ondata anti-casta, c’è un drastico taglio di deputati e senatori, oltre alla previsione che l’indennità parlamentare sia commisurata al lavoro svolto. Mentre a sostegno del governo vanno norme per accelerare l’iter legislativo e un meccanismo di sfiducia costruttiva anti-ribaltone.

«Siamo passati ai fatti», esulta il ministro Roberto Calderoli. Ma l’accelerazione leghista viene accolta con freddezza nel Pdl, dove la bozza non è stata ancora vagliata. È «interessante», dice Fabrizio Cicchitto, ma richiede «uno studio approfondito da parte delle forze politiche che compongono la maggioranza».

Intanto, l’opposizione si mostra a dir poco scettica sulla possibilità che una riforma di tale portata possa essere varata entro fine legislatura. «Ci auguriamo non sia la solita boutade estiva», afferma Antonio Di Pietro, pronto però a «valutare» la bozza. «Sembra un espediente per continuare a stare lì, più che per fare la riforma necessaria», dice Massimo D’Alema.

Senato federale
Fine del bicameralismo perfetto. Nasce il Senato federale, composto da senatori (non meno di cinque per Regione) eletti contestualmente ai Consigli regionali (più altri rappresentanti delle autonomie, senza diritto di voto). Solo per poche delicate materie le leggi (es. costituzionali) avranno bisogno dell’approvazione di entrambi i rami del Parlamento, negli altri casi la competenza sarà di una sola Camera, con possibilità per l’altra di formulare un parere.

Primo ministro
Il presidente del Consiglio diventa «primo ministro» e nomina e revoca ministri e sottosegretari. Può chiedere al capo dello Stato lo scioglimento della Camera.

Tagli ai parlamentari
Diventano 500 i parlamentari: da 630 a 250 i deputati, da 315 a 250 i senatori. E «ricevono un’indennità in misura corrispondente alla loro effettiva partecipazione» all’attività di Commissioni a Aula.

Giù l’età per il Colle
Viene ridotta da 50 a 40 anni l’età per diventare presidente della Repubblica. Per essere eletti in Parlamento basta invece avere 21 anni (prima erano 45 per il Senato e 25 per la Camera).

Stop voto estero
Con la «soppressione» della circoscrizione Estero, stop al voto degli italiani all’estero.

Deputati a vita
Gli ex capi di Stato diventano di diritto non più senatori, ma «deputati a vita». Scompare la figura del senatore a vita nominato per «altissimi meriti».

Presidente Camera supplente
Non è più il presidente del Senato, ma quello di Montecitorio, supplente in caso in cui il capo dello Stato non possa adempiere alle sue funzioni.

Sfiducia costruttiva
La sola Camera vota la fiducia al governo. E può votare una sfiducia costruttiva, con indicazione di un nuovo premier. Ma sempre «nell’ambito della maggioranza che ha vinto le elezioni». Con un meccanismo anti-ribaltone che vincola anche il capo dello Stato.

Urgenza leggi
Il governo può mettere l’acceleratore ai disegni di legge: se ne dichiara «l’urgenza», le Camere dovranno votare entro 30 giorni (più in fretta di un decreto). In ogni caso per le pdl i regolamenti indicheranno «tempi certi». Previste garanzie dei diritti delle opposizioni.

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/412084/

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Di Loredana Morandi (del 19/07/2011 @ 09:46:45, in Redazionale, linkato 2263 volte)

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/emanuela-loi.jpg

19 anni dalla Strage di via D'Amelio

Emanuela Loi


Sono trascorsi 19 lunghi anni dal 19 luglio del 1992, una estate rovente e non solo per la calura estiva. Emanuela Loi, nella foto in un momento spensierato, 24 anni, nata a Sestu, in Polizia dal 1988 era stata assegnata alla scorta del grande magistrato e Procuratore Aggiunto Paolo Borsellino. La storia di questa giovane donna, narrata dai suoi familiari, racconta che Ella fosse in procinto di sposare il suo fidanzato.

Molti articoli scritti successivamente a quella data elencano le attività del magistrato in quella giornata, ma qual'è il compito della scorta? Accompagnare, seguire e proteggere il magistrato, naturalmente. Un mestiere delicato e pericoloso, dove non c'è spazio per se stessi e per le proprie necessità, neppure quando il "protetto" si siede al tavolo di un ristorante per pranzare oppure al bar per un aperitivo, forse solo il tempo di una bibita per non soffrire la sete e mitigare gli effetti della calura.

Delle conversazioni tra i sei agenti della scorta in quelle ore trascorse insieme abbiamo una traccia probabilmente grazie al solo sopravvissuto e ad alcune ricostruzioni cinematografiche. Quali fossero i pensieri di Emanuela non possiamo saperlo, salvo intuire che fosse impegnata con i preparativi del proprio matrimonio e in affanno per la lista degli invitati e la scelta dei fiori, dei confetti e tutto il resto che rende "quel giorno" indimenticabile.

Di Emanuela sappiamo che è la prima donna poliziotto ad essere uccisa in servizio e nei modi brutali di una strage mafiosa. E' peculiare a questi tempi moderni, che questa giovanissima  poliziotta ci rappresenti anche come Donna, perché lei come tante altre è caduta vittima della furia dell'uomo, dei suoi interessi, della sua violenza cieca.

Così recita l'onorificenza della medaglia d'oro al valor civile:

«Preposta al servizio di scorta del giudice Paolo Borsellino, pur consapevole dei gravi rischi cui si esponeva a causa della recrudescenza degli attentati contro rappresentanti dell'ordine giudiziario e delle Forze di Polizia, assolveva il proprio compito con grande coraggio e assoluta dedizione al dovere. Barbaramente trucidata in un proditorio agguato di stampo mafioso, sacrificava la vita a difesa dello Stato e delle Istituzioni.»   In Palermo il 5 agosto 1992.

Da Wikipedia:  Ad Emanuela Loi sono intitolate numerose strade, piazze ed alcuni edifici pubblici, tra cui: una via e un istituto tecnico commerciale a Nettuno, una scuola elementare a Bagheria e una a Roma, una via e un asilo a Sestu, una via a Nuraminis, una via a Monastir, una via a San Giuseppe Jato, una via a Stintino, uno slargo con lapide a Leonforte, una via ad Iglesias facente parte di un intero quartiere dedicato alla legalità e agli eroi del nostro tempo e il Ponte della sopraelevata che collega la Cittadella Universitaria di Monserrato alla S.S 554. Il distretto sardo della FIDAPA (Federazione Italiana Donne Arte Professione Affari) le dedica da anni un premio, la città di Agrigento un torneo di calcio a 7.

Il 1992 è l'anno della mia domanda per il concorso in Polizia (ne pubblicherò copia nel 150esimo dell'arma) e l'episodio drammatico che si ricorda oggi  e ancor di più la storia dei giorni successivi, che mi riguarda personalmente, sono esattamente quel che mi fece scegliere di parteciparvi. Oggi non sono poliziotta, ma ciò non rappresenta un mio insuccesso perché i valori morali e la capacità di abnegazione appresi dai racconti degli agenti delle scorte dei questori, lì nel giardino dei limoni, sono immutati nel mio cuore.

Dedico questo articolo alle mie amiche poliziotte di FB, che ringrazio per essermi state fonte di ispirazione.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 19/07/2011 @ 11:26:34, in Magistratura, linkato 0 volte)


 
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Di Loredana Morandi (del 20/07/2011 @ 10:47:07, in Magistratura, linkato 1397 volte)

In ricordo di Paolo Borsellino




Nel 19° anniversario del barbaro assassinio di Paolo Borsellino, l'Anm ricorda il suo straordinario impegno nella lotta contro la criminalità organizzata e il suo coraggio nel difendere l'indipendenza della magistratura contro ogni condizionamento e ogni tentativo di isolamento.

L'Anm intende portare avanti in ogni propria attività i valori che hanno ispirato la nobile figura di Paolo Borsellino e di tutti i magistrati che hanno combattuto e continuano a combattere i poteri criminali nel nostro Paese.

Per questo riteniamo che sia essenziale difendere il patrimonio dei principi della costituzione italiana e impedire ogni delegittimazione della magistratura oltre che sollecitare tutte le misure che possano potenziare il funzionamento della giustizia nelle aree più esposte alla minaccia della criminalità organizzata.

La Giunta esecutiva centrale dell'Anm

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2011 @ 10:50:59, in Magistratura, linkato 1406 volte)
La lettera del figlio di Paolo Borsellino,
Manfredi: 19 luglio 1992







Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.
Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre.
Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.
Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii.
Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta.

Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.
D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.
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Di Loredana Morandi (del 20/07/2011 @ 10:54:54, in Politica, linkato 1451 volte)
Arresti e Parlamentari


Oggi pomeriggio il parlamento voterà per l'arresto di Alfonso Papa, deputato del PdL, e per gli arresti domiciliari per Alberto Tedesco del PD. Alla votazione assembleare si aggiunge ancora l'inizio dell'iter per l'arresto di Marco Milanese, come richiesto dalla Procura di Napoli, presso la Giunta per le immunità della Camera.

Ora quel che salta all'occhio immediatamente, dopo le tante illazioni offensive verso la cd "giustizia ad orologeria", è la velocità supersonica con la quale si decideranno le sorti di Papa e Milanese e la contestuale lentezza per l'ex assessore alla sanità barese Tedesco.

Tutte le testate giornalistiche titolano alla piena libertà di coscienza dei votanti, perché a bocce ferme e boccino "sbocciato" non s'ha da aver alcun dubbio in merito. Ma quali trattative spasmodiche si son celebrate da e per la risoluzione giudiziaria del caso Mondadori?

Per distrarci e per accendere gli animi la grande fornace antipolitica di Facebook ha sfornato la nuova starlett: il precario parlamentare che narra storie note e più volte pubblicate sui benefici della "casta". Adottato immediatamente da Repubblica sembra far da contro canto agli scritti di Libero, il cui direttore Belpietro è indagato d'ufficio per la vignetta contro Napolitano e l'aumento di 2000 euro al mese appena intascato dal nostro amato presidente.

In ogni caso loro, la "casta", han salvaguardato i propri privilegi o almeno così scrive Libero.

Altri, probabili cultori del bailamme parlamentare e delle fumose votazioni sulla soglia delle ferie, sperano di celebrare una gloriosa giornata per la Giustizia Civile. Cosa che, detta da un avvocato familiarista, è certamente un ennesimo furto nelle tasche degli italiani alle prese con l'obbligatorietà della mediaconciliazione ed i suoi costi e gli aumenti già pubblicati in Gazzetta del contributo unificato.

Voteranno col solito metodo feriale probabilmente un pezzo cospicuo del ddl 957 e la PAS, la falsa sindrome di alienazione genitoriale ovvero lo strumento per imbavagliare le vittime e il genitore che difende il bambino abusato. Sulla P.A.S. si esprime un altro avvocato, diverso dal familiarista perché questa volta si tratta di un penalista indagato già 415 bis Procura di Napoli in un procedimento per omicidio di una madre coraggio, e lo fa per invocare la giustizia per un padre certamente pedofilo e la facoltà genitoriale dell'uomo a molestare ancora la figlia abusata.

Era infatti  l'americano Richard Gardner,  suicida sotto psicofarmaci e personaggio ambiguo le cui tesi sono celebrate dai siti più noti della cultura pedofila in rete (googlare vuol dire non dover mai dire mi dispiace), a raccomandare di "non sottrarre il bambino vittima di abusi sessuali al padre abusante".

Questa è l'Italia come la viviamo oggi. E se un pm di Trani è tanto impegnato quanto preparato da voler monitorare l'operato delle Borse e tutti i possibili inganni finanziari dei ribassisti con un viaggio a Roma presso la Consob, nella non lontana Caltanisetta in un giudizio  per l'affidamento di minori è stata consentita la costituzione di parte civile ad una associazione fondata da associazioni famose per aver dato albergo e sostegno a pedofili famosissimi. Qui per sapere sarebbe bastato guardare ai processi di Torino, Reggio Emilia e Bergamo, ma ancor più facile sarebbe stato telefonare alla Polizia Postale di Catania e chiedere che cosa sono le 12 agenzie italiane per pedofili.

Un amico mi ha domandato: "Loredana per te gli italiani faranno la rivoluzione"? No, non credo, ho risposto io. Anche se penso che ciò sia un male perché a difendere l'Italia son rimasti pochi bravi sia nelle forze dell'ordine e che nella magistratura, mentre una intera generazione* di mangia mangia spolpa quotidianamente il paese come un osso.

Sarò pessimista, ma il senso di impotenza impera nel sentimento della popolazione.

Loredana Morandi

(* per generazione si intendono le persone nate nell'arco di 25 anni)
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Di Loredana Morandi (del 20/07/2011 @ 14:43:04, in Magistratura, linkato 1389 volte)
Appena pubblicato da Garzanti

Caso Battisti, gli anni di piombo
nel saggio del magistrato Turone


Acquistatelo qui.


Roma - (Adnkronos) - Terrorista omicida o perseguitato politico? L'autore, giudice istruttore di inchieste sulla criminalità mafiosa, ripercorre le indagini, rilegge gli atti, discute le sentenze. Dietro la parabola del controverso terrorista-scrittore, emerge così il clima di quegli anni, un passato che continua a pesare sul nostro presente.

Roma, 18 lug. (Adnkronos) - Una pagina grigia della storia del nostro Paese. Il caso Battisti e gli Anni di Piombo in Italia ritornano nel libro del magistrato Giuliano Turone, che ha voluto fare chiarezza su una vicenda giudiziaria tra le più lunghe e intricate della recente storia italiana, restituendoci il clima di allora nel volume 'Il caso Battisti. Un terrorista omicida o un perseguitato politico?', appena pubblicato da Garzanti (pp. 180, 16 euro).

Partito dall'esame dei 53 faldoni che contengono gli atti dei processi (una decina) contro i Proletari armati per il comunismo, Turone racconta le azioni di uno dei gruppi "minori", ma non per questo meno feroci, della lotta armata degli anni Settanta. L'autore ricostruisce le motivazioni ideologiche dei protagonisti a partire dalle posizioni di Potere operaio, esaminando i rapporti tra criminalità comune e terrorismo politico. E ripercorre, passo dopo passo, le indagini e le sentenze che soggiacciono dietro una vicenda che finisce regolarmente sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo.

Intorno a Cesare Battisti, infatti, si sono accesi continui dibattiti, non solo in Italia, ma anche in Messico, Francia e Brasile, Paesi in cui il latitante ha trovato rifugio dopo l'evasione dal carcere di Frosinone, avvenuta nel 1981. Per alcuni intellettuali d'Oltralpe, come il filosofo francese Bernard-Henri Lèvy e la scrittrice Fred Vargas, è un perseguitato dal sistema giudiziario italiano, una vittima della legislazione speciale anti-terrorismo e delle delazioni dei pentiti. Per altri, invece, è solo un criminale che deve scontare diversi ergastoli per quattro omicidi.

Nel suo saggio Turone ripercorre le indagini, rilegge gli atti, discute le sentenze sulla base della legislazione allora vigente e di quella attuale, anche per quanto riguarda l'uso delle dichiarazioni dei pentiti. Dietro la parabola del controverso terrorista-scrittore, emerge così il clima di quegli anni, un passato che continua a pesare sul nostro presente, con i suoi conti mai chiusi, le ferite ancora aperte. L'autore ha svolto per molti anni l'attività di giudice istruttore impegnandosi in inchieste di criminalità mafiosa, economica ed eversiva.

Negli anni Settanta, ha istruito il primo processo sulle attività criminali di Cosa Nostra in Lombardia, che ha portato all'arresto del capomafia Luciano Liggio. Successivamente ha condotto insieme con Gherardo Colombo l'inchiesta giudiziaria milanese sulle vicende di Michele Sindona e sull'omicidio Ambrosoli. E' stato pubblico ministero al Tribunale internazionale dell'Aja per l'ex Iugoslavia e giudice della Corte suprema di cassazione. Insegna tecniche dell'investigazione all'Università Cattolica di Milano e ha pubblicato alcuni manuali giuridici, tra cui 'Il delitto di associazione mafiosa' (Giuffrè 2008). Con Gianni Simoni ha pubblicato 'Il caffè di Sindona. Un finanziere d'avventura tra politica, Vaticano e mafia' (Garzanti 2009).
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