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 .. i racconti di un albero ..... di Lunadicarta
 
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Ai guasti di un pericoloso sgretolamento della volontà generale, al naufragio della coscienza civica nella perdita del senso del diritto, ultimo, estremo baluardo della questione morale, è dovere della collettività resistere, resistere, resistere come su una irrinunciabile linea del Piave.

Francesco Saverio Borrelli
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 15:28:55, in Politica, linkato 1644 volte)

«Affievolire il 41bis». Proposta choc Pdl


«Affievolire il 41bis o non reiteralo per quei detenuti i cui contatti con le organizzazioni mafiose sono venuti meno». È questo l’auspicio di Palazzo Chigi. A mettere nero su bianco la proposta è il Dipartimento per gli affari giuridici della Presidenza del Consiglio in una relazione presentata l’11 luglio scorso a Roma. Il rapporto, con l’introduzione del sottosegretario Gianni Letta, prende in esame le contestazioni e le sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’amministrazione della giustizia in Italia, in particolare sui ricorsi dei detenuti al carcere duro.

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Rilievi che consentono al Dipartimento di «invadere» un campo tutto politico in una delle materie più incandescenti nella lotta antimafia, con la proposta di una riforma radicale del carcere duro. «In prospettiva – si legge nel documento - si potrebbe pensare di trasformare il 41 bis da regime speciale a regime ordinario di detenzione (derogabile, quando è il caso, in senso favorevole ai detenuti) o addirittura a pena di specie diversa, inflitta dal giudice con la sentenza di condanna e prevedere meccanismi di affievolimento o revoca nel corso dell’esecuzione, alla stessa stregua di quanto accade attualmente per tutte le altre pene in genere». L’obiettivo – sottolineano i tecnici di Palazzo Chigi nella Relazione al Parlamento – sarebbe quello di evitare i ricorsi dei detenuti al Tribunale europeo, la periodica reiterazione dei decreti per i detenuti e consentirebbe di liberare «rilevanti risorse lavorative». Insomma il 41bis costa e va rivisto. Ma non solo. Se la proposta venisse tradotta, sic et simpliciter, in legge, la decisione di spalancare per un mafioso o un terrorista le porte del carcere duro passerebbe dalle mani di un giudice e non - come avviene adesso – su decreto del Ministro di Giustizia su proposta delle Procure. «La politica non può demandare ai giudici una responsabilità che le compete – commenta il gip palermitano Piergiorgio Morosini - La sicurezza nelle carceri è uno strumento politico».

SEGNALE INQUIETANTE

Ma il passaggio più delicato sul 41bis, nato come reazione dello Stato alle stragi di mafia del 1992 e divenuto legge solo dieci anni dopo, deve ancora arrivare. Ed è contenuto a pagina 66 della relazione, in cui si parla dell’affievolirsi delle esigenze di mantenere il 41bis per coloro che da molti anni scontano la pena nei bracci speciali. «I primi 41 bis – sostiene il rapporto - sono in proroga continua da circa 15 anni, per cui si percepisce, nella magistratura di sorveglianza, un certo disagio nel motivare la perdurante sussistenza, dopo tanto tempo di mancati contatti con le associazioni criminali di riferimento, anche perché difficilmente la polizia svolge indagini sui condannati e dunque mancano relazioni di polizia giudiziaria effettivamente utilizzabili». Se il principio passasse, il rischio di vedere uscire dal 41bis boss e semplici gregari sarebbe molto alto. Non Salvatore Riina magari, ma pezzi da novanta come Bagarella e Aglieri, condannati per le stragi del ’92-’93, da oltre un decennio al 41 bis, potrebbero ottenere di uscire dal circuito carcerario differenziato.

Ma c’è un dato che smentisce la relazione: le indagini recenti – e la stessa commissione Antimafia – dicono che anche dal carcere i boss comunicano nonostante le restrizioni. «La Presidenza del Consiglio condivide questo rapporto?», chiede la capogruppo del Pd in commissione Antimafia, Laura Garavini, in un’interrogazione parlamentare alla Presidenza del Consiglio firmata anche da tutti gli altri membri Democratici. Per Garavini, «l'ipotesi di trasformare il 41 bis da regime detentivo in pena accessoria muterebbe profondamente la natura di questo provvedimento, limitandolo nel tempo e rendendolo applicabile solo ai mafiosi condannati e non a quelli appena arrestati, come ora avviene». E aggiunge: «È pericoloso lanciare questo tipo di segnali verso il sistema mafioso che potrebbe intravedere nei contenuti di questa relazione una disponibilità ad attenuare l'attuale regime del 41bis». «Qualsiasi ammorbidimento è un regalo alla mafia» rincara Giovanna Chelli dell’Associazione familiari delle vittime di via dei Georgofili.

IL PRECEDENTE DEL 1993

Materia incandescente, sia dal punto di vista politico che giudiziario. Due le inchieste aperte proprio sul 41bis: quella della Procura di Palermo sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia secondo la quale l’uscita dal carcere duro di centinaia di mafiosi, avvenuta nell’ottobre del 1993, fu parte di un accordo tra boss e uomini delle istituzioni. Una seconda inchiesta condotta dalla procura di Roma riguarda i tentativi di controllo di alcuni detenuti al 41bis prossimi alla collaborazione le cui rivelazioni, secondo i Pm, venivano monitorate da uomini dei servizi segreti su input politici con l’obiettivo di «disinnescarle».

Il 41bis d’altronde è sempre stato un «chiodo fisso» per il popolo di Cosa Nostra che più volte ha manifestato pubblicamente il proprio dissenso: prima con Leoluca Bagarella secondo cui «le promesse non sono state mantenute» poi con un clamoroso striscione allo stadio di Palermo il giorno dopo l’entrata in vigore della legge sul carcere duro nel dicembre 2002. «Uniti contro il 41bis – era scritto – Berlusconi dimentica la Sicilia». Dopo questo rapporto della Presidenza del Consiglio si conferma così un dato: a distanza di 19 anni dalla sua prima applicazione, il 41bis rimane una delle frontiere più delicate della lotta alla mafia.

14 luglio 2011
 
http://www.unita.it/italia/affievolire-e-rivedere-il-41bis-br-mafia-la-proposta-choc-del-governo-1.313524
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 15:41:28, in Politica, linkato 1362 volte)

Non condivido la fiducia nelle dichiarazioni dei pentiti, la loro verità è parziale e negli ultimi anni sembrano addirittura "pilotati" perché le loro dichiarazioni si incuneano sempre con le campagne elettorali, la finanziaria e la celebrazione degli eventi storici dell'antimafia. Per carità: c'è di peggio e viene dal mondo della politica, naturalmente. La proposta di alleggerire il 41 bis, ad esempio. L.M.

Un nuovo pentito contro il ministro

«Sostegno al clan vicino a Provenzano»

Le rivelazioni di Stefano Lo Verso, «uomo d'onore» che procurava i farmaci al padrino

ROMA - Anche l'ultimo pentito di mafia ha qualcosa da dire sull'onorevole Saverio Romano, nominato ministro dell'Agricoltura nonostante un'indagine per mafia sulla via dell'archiviazione che invece è sfociata nel processo ordinato dal giudice. È Stefano Lo Verso, «uomo d'onore» che ha retto le sorti del clan di Ficarazzi, piccolo centro alle porte di Palermo, talmente vicino a Bernardo Provenzano da portargli le medicine che tenevano in vita il padrino corleonese durante la sua latitanza.

Nel febbraio scorso, alla vigilia del rientro in carcere per scontare un breve residuo di pena per una precedente condanna, Lo Verso s'è presentato ai carabinieri proponendosi come collaboratore di giustizia. Poi s'è seduto davanti ai giudici, cominciando a riempire verbali su verbali. Ha fatto scoprire un cimitero di Cosa Nostra, ha parlato di trame, delitti e affari. Recentemente, prima con la Procura di Caltanissetta poi con quella di Palermo, ha riferito dei rapporti tra mafia e politica; e ha parlato, tra gli altri nomi, anche dell'ex democristiano poi passato all'Udc e infine nella maggioranza che sostiene il governo Berlusconi, fino a salire sulla poltrona di ministro.

Lo Verso ha riferito del sostegno che anche Saverio Romano avrebbe fornito alla famiglia Mandalà, quella che «governava» Villabate, altro centro vicino a Palermo dove i capimafia erano «nel cuore» di Provenzano. Il contenuto delle sue dichiarazioni è ancora segreto, altri interrogatori saranno necessari per approfondire quelle già rese, ma è probabile che presto o tardi anche la testimonianza del nuovo pentito entri nel processo che il ministro dovrà affrontare per decisione del giudice dell'indagine preliminare. Malgrado il diverso avviso della Procura di Palermo. Situazione anomala, ma non inedita. Già in altre occasioni - come nei processi che ha dovuto affrontare l'ex comandante del Ros dei carabinieri, Mario Mori - è capitato che l'accusa ritenesse gli elementi raccolti insufficienti ad affrontare un dibattimento, mentre il giudice ha deciso diversamente.

Romano ha commentato collegando la scelta del gip all'investitura ricevuta dopo la scelta di sostenere, insieme ai cosiddetti Responsabili, il governo Berlusconi salvandolo dalla sfiducia. Ma è un collegamento che lascia perplessi. Di solito, sono le Procure ad essere accusate di fare giochi politici sotterranei, non i giudici. Nel caso di Romano, inoltre, la decisione del gip di fissare l'udienza preliminare (da cui già emergevano le sue perplessità sulla richiesta di archiviazione) è arrivata prima della designazione dell'indagato a responsabile delle Politiche agricole. E all'udienza del 9 giugno scorso, col ministro insediato nel nuovo ufficio già da tre mesi, la Procura ha insistito nel chiedere l'archiviazione. Ribadendo, però, quello che già aveva scritto quasi un anno prima (quando nessuno poteva immaginare che Romano avrebbe giocato un ruolo deciso nel salvataggio del governo Berlusconi): c'erano diversi elementi a dimostrazione della «contiguità» dell'uomo politico con la famiglia mafiosa di Villabate, sebbene non considerati idonei a sostenere l'accusa con esito favorevole in un processo.

Considerazioni giuridiche, quelle dei magistrati della Procura, che però lasciavano ad altri lo spazio sufficiente per trarre qualche considerazione (e conclusione) politica. Per esempio che se pure non ci sono prove sufficienti per una condanna, i fatti ricostruiti potevano comunque bastare per sancire l'inopportunità di affidare un incarico ministeriale a chi era stato un po' troppo a contatto con boss e gregari del clan di Villabate. Soprattutto dopo la condanna definitiva di Totò Cuffaro, al termine di un processo dove il nome di Romano era ricorso in più di un'occasione.

Proprio la sentenza della Cassazione sull'ex governatore della Sicilia aveva spinto il giudice a riconsiderare la richiesta di archiviazione della Procura, e poi il presidente della Repubblica a manifestare pubblicamente il suo disappunto per la nomina del nuovo ministro dell'Agricoltura. In più, sul conto di Romano c'era già l'indagine per corruzione scaturita dalle indagini sul riciclaggio del tesoro dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito Ciancimino. Anche per quell'inchiesta il neoministro confidava in una rapida e indolore soluzione. Ma la scelta della Procura di depositare le intercettazioni dove compare la voce di Romano, in vista della richiesta alla Camera dell'autorizzazione a utilizzarle, fa pensare a un altro esito.



15 luglio 2011 13:48

http://www.corriere.it/cronache/11_luglio_15/romano-ministro-mafia-nuovo-pentito-provenzano-bianconi_20280c20-aea5-11e0-82fd-68e04dbc5f96.shtml
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Il regista spagnolo Lluis Homar si dichiara impressionato dalla dicotomia del rapporto figlia violentata e padre orco. Io mi dichiaro addirittura esterrefatta vedendo che "solo per denaro" ancora una volta la pedofilia è sovrana nel cinema internazionale dopo i fasti di Cannes. Questa volta lo è nella Patria del Cinema per ragazzi, il Giffoni film festival, dove si presume che la "normalizzazione" colpisca i minori delle scuole ospiti del Festival. Il regista, che nell'intervista ripresa da RBCasting.com lamenta lo sbando finanziario del cinema spagnolo, non fa alcun mistero del faticoso lavoro dell'umanizzazione del predatore che sevizia sua figlia per 18 anni consecutivi. "Poverino" , lui, il regista! Cari signori organizzatori del Giffoni: vergogna. L.M.

Cinema: a Giffoni
spagnolo Lluis Homar
presenta film su pedofilia


Roma, 14 lug. - (Adnkronos) - ''La televisione spagnola e' piu' aperta a trattare anche temi inquietanti come la pedofilia e la violenza sui minori rispetto a quella italiana''. L'attore spagnolo Lluis Homar, lanciato da Almodovar in 'La mala educacion', ospite della 41esima edizione del Giffoni Film Festival, bacchetta il Belpaese mentre racconta le difficolta' di un film controverso: 'No tengas miedo' (Non aver paura), l'ultimo lungometraggio di Montxo Armendariz - coprodotto appunto anche da TVE e Canal + -,in cui interpreta il ruolo di un padre-orco che abusa della figlia per oltre 18 anni.

"E' un film speciale e complesso -spiega Homar- ma necessario perche' da' voce alle vittime che vivono in totale solitudine un dolore cosi' insopportabile. Non e' stato semplice dare umanita' al personaggio. Ho lavorato per almeno due anni, parlando con psicologi e incontrando tante persone dall'infanzia violata''. Con il regista - candidato all'Oscar nel 1998 come miglior film straniero per la pellicola 'Segreti del cuore' - Homar ha giocato molto sull'ambiguita' di una relazione padre-figlia che si mantiene a lungo: ''La violenta dai 7 ai venticinque anni. E' un mostro ma e' anche gradevole, rappresenta l'unica, vera famiglia che la ragazza ha. Una dicotomia impressionante''.

'No tengas miedo' e' prodotto da una televisione e in Spagna andra' su un'emittente a pagamento. "Girare un film da noi e' diventato un problema, non ci sono soldi e le difficolta' politiche peggiorano la situazione. L'unica possibilita' per far partire un progetto e' riuscire a trovare il sostegno finanziario di un canale televisivo", spiega l'attore, sottolineando la differenza con la tv italiana che difficilmente finanzierebbe una pellicola sulla pedofilia. ''E' un buon segno per la Spagna -conclude- riuscire ad affrontare liberamente questi argomenti. Vedremo come la prendera' il pubblico...''.

14/07/2011
http://www.libero-news.it/news/784100/Cinema--a-Giffoni-spagnolo-Lluis-Homar-presenta-film-su-pedofilia.html
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Di Loredana Morandi (del 15/07/2011 @ 19:13:38, in Magistratura, linkato 1625 volte)
Prendo spunto per il mio commento dall'articolo di Alessandro Longo, patron di Apogeonline, per La Repubblica. L'articolo contiene degli errori un po' marchiani, specie per un Alessandro Longo, che mi accingo a correggere.
Il primo: per l'accesso a BTJunkie NON è nato proprio un bel niente che non fosse già online da decenni, mi riferisco ai proxy anonimizer che ovviamente favoriscono questo genere di attività e non solo quella, quindi perché disinformare tanto per scrivere qualcosa? Probabilmente la paternità del proxy italiano è la medesima.
Quanto all'oscuramento della board torrent e del suo proxy partner Scorza e gli altri possono gridare a piacimento, ma non v'è alcun errore del Pubblico Ministero sulla scia della giurisprudenza della Suprema Corte di Cassazione scritta dopo i fatti e le intemperanze del caso Pirate Bay.
La posizione degli ISP è delicata, certo. Sulle notifiche mancate o parziali siamo già alla melina dell'avvocatuccio di parte (purtroppo con faldoni e faldoni del Massimario) e sarà molto difficile dimostrare che il fax e la "PEC" della Finanza non abbiano funzionato contemporaneamente, inoltre non ritengo affatto sia da confutare il lavoro della Finanza che ha rilevato il mancato blocco degli IP. Appare quindi indimostrabile che al comunicato stampa del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Cagliari non sia seguita un'ampia rassegna di articoli, che ha informato tutte le società.
Per dirla chiara e in faccia ai soliti lupi che non perdono mai il vizio di curare solo le libertà dei commercial in rete (Scorza, che non conosce il concetto di libertà, di fatto consente la distribuzione sul suo blog di scritti da me denunciati per stalking e linkati ai profili facebook di pedofili famosissimi oggi e per i prossimi otto anni in carcere) :  "Gli Internet Service Provider sanno sempre tutto" oppure non si potrebbero stilare quelle belle classifiche dove si premiano i click e i link ad un sito web". Stessa cosa i servizi di Hosting, perché a nessun loro tecnico sfugge che un forum del file sharing macina tantissima banda per gli ingressi e per i link esterni cliccati dagli utenti. A voler essere banali basti dire che per Fastweb c'è addirittura un programma scritto proprio per agevolare il download dai link ed2k, impossibile che FW non lo sappia o che non ne sia al corrente il suo staff di sviluppatori. Chi dice il contrario mente. E' ovvio.
Resto formalmente convinta di quanto profetizzai anni fa: la battaglia per le libertà della Rete in mano ai commercial e ai loro avvocati è persa. Perché se una delibera dell'Agcom non può sostituirsi al "magnifico legislatore italico" è vero che come già visto nel passato sui medesimi pulpiti si celebrano i soliti riti e reiterati reati, anche intellettuali e morali. Buon lavoro all'eroico PM.  L.M.

L'ordinanza della Procura di Cagliari dal sito di Repubblica.

Siti pirata, i provider come vigilantes
la procura di Cagliari scatena la polemica


Dopo le critiche alla delibera anti pirateria dell'Agcom, ora il tribunale di Cagliari chiede ai fornitori di servizi web di verificare il contenuto dei siti e oscurare quelli che rimandano a indirizzi accusati condividere file protetti da copyright. Trasformandoli di fatto in poliziotti.

Gli esperti: "Inammissibile, è una violazione gravissima"

di ALESSANDRO LONGO


CAGLIARI - La procura della Repubblica di Cagliari ha inviato a tutti i provider internet un ordine finalizzato a bloccare a tappeto siti e indirizzi IP connessi alla pirateria. Un ordine che secondo gli esperti è inaudito, perché l’autorità giudiziaria chiede loro di trasformarsi in poliziotti alla ricerca di illeciti presenti e futuri.

È l’estrema conseguenza di un ordine di oscuramento che il tribunale di Cagliari aveva mandato ai provider ad aprile, contro il sito BTJunkie (motore di ricerca di file torrent, utilizzati per scaricare anche opere coperte da diritto d’autore). Quel documento però conteneva parecchie falle, che ora la Procura sta provando a chiudere. Primo: circa metà dei provider non l'avevano ricevuto. Secondo: erano i nati siti che permettevano comunque di accedere a BTJunkie (in termine tecnici, si chiamano proxy).

Agli utenti bastava insomma collegarsi a quei siti per aggirare l’oscuramento di BTJunkie e scaricare normalmente. Allora la Procura ha chiesto ieri di oscurare il proxy più noto per questo scopo proxyitalia.com (ormai irraggiungibile) e il suo indirizzo IP.

Non solo, e qui sta il bello: nell’ordine si chiede ai provider anche di oscurare tutti gli alias e gli indirizzi IP, presenti e futuri, associati a quel sito. Il tribunale sa bene infatti che su internet nascono sempre nuovi indirizzi per aggirare i blocchi. Già adesso e da tempo ci sono altri indizzi che svolgono le stesse funzioni di Proxyitalia.
 
Qui nascono i problemi e le polemiche: se i provider dovessero eseguire l’ordine della Procura dovrebbero indagare ogni giorno alla ricerca di indirizzi da oscurare: lavoro da poliziotti, insomma. Con la minaccia, se non lo fanno, di essere accusati del reato di “favoreggiamento della pirateria”, come capitato nei giorni scorsi a due di loro, Fastweb e Ngi. Secondo la Procura, infatti, questi due non avevano oscurato correttamente BTJunkie, circostanza che Ngi nega, mentre Fastweb dice che per un errore tecnico il blocco funzionava solo in parte.

I provider non ci stanno a diventare polizotti e, a quanto risulta, si preparano a dare battaglia per evitare questo rischio. "L’ordine della Procura è inammissibile perché viola l’articolo 17 del decreto 70 del 2003, secondo cui i provider non possono avere un compito di vigilanza", dice a Repubblica.it Guido Scorza, avvocato esperto di questi temi. "E’ una violazione gravissima dei principi di responsabilità penale e personale", aggiunge Fulvio Sarzana, un altro avvocato in materia di diritto di Internet. "Il nostro ordinamento impone di indicare con precisione l’oggetto del reato", continua.  

La battaglia tocca i massimi sistemi: la libertà di Internet, i diritti degli utenti. Se passa, in giurisprudenza, il principio secondo cui i provider devono verificare illeciti presenti e futuri, il rischio è che diventino vigilantes. Esperti e aziende del settore lanciano un allarme: in nome del copyright, i provider rischiano di perdere il proprio ruolo di intermediari neutri (semplici fornitori di un accesso al web). Ruolo che è riconosciuto dalla normativa comunitaria sul commercio elettronico e che è alla base del funzionamento libero di Internet.
 
Ma l’industria del copyright adesso si sente alle strette e ha bisogno di coinvolgere, in tutti i modi, i provider nella lotta. "Solo con il loro contributo possiamo contrastare la pirateria", dice Enzo Mazza, presidente di Fimi (Federazione dell’industria musicale italiana). A maggior ragione dopo che ha perso la speranza di poter fare oscuramenti facili e veloci tramite Agcom (Autorità garante delle comunicazioni). La precedente versione della delibera Agcom sulla pirateria le permetteva infatti di oscurare i siti esteri senza passare dalla magistratura. Dopo le proteste di utenti, esperti e politici, però, il nuovo testo (ancora provvisorio) della delibera ha eliminato questo potere.

(15 luglio 2011)
http://www.repubblica.it/cronaca/2011/07/15/news/provider_pirateria-19175121/
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Di Loredana Morandi (del 17/07/2011 @ 18:16:48, in Magistratura, linkato 1470 volte)

Non tutto quel che è di Silvio viene da Silvio. La vicenda delle escort baresi ha visto come attori principali proprio esponenti della nostra sinistra politica, che poi hanno fatto numerosi tentativi di riciclare la donna nelle sedi politiche e/o sindacali, finanche pubblicandole il memoriale della notta al viagra. La sola strategia che si vede è quella della D'Addario stessa, che vistasi rifiutare con decisione dalle fila del popolo del PD ha ritenuto opportuno sterzare di nuovo a destra. Difatti nelle dichiarazioni dei giorni scorsi (l'intervista su Libero) ha dichiarato di essere stata usata addirittura dai magistrati nonché dai giornalisti del Corriere Sera, quando abbiamo visto tutti che è stato il gruppo L'Espresso a pubblicare tutti i file audio da lei registrati con probabile abuso ed in palese violazione al segreto istruttorio. Nelle registrazioni della D'Addario non c'era e non c'è stata mai una "buona fede" e a questo punto vale la pena di interrogarsi sul denaro sonante guadagnato dalla escort non appena uscita dal letto del Premier. Il caso Murdoch sta illustrando al pianeta intero quale razza di pescecane si nasconda in un imprenditore editoriale. Il caso escort e sanità ricalca il medesimo copione del patron di Sky, così non v'è ragione per non ritenere altri "pescecani" allo stesso livello. Premier compreso. L.M.

L'ultima strategia difensiva
di Silvio: affidarsi alla D'Addario


Una strana coincidenza temporale. Una settimana fa un esposto al Csm del magistrato barese Giuseppe Scelsi, che accusa il procuratore capo Antonio Laudati di avergli sottratto l’inchiesta sulle escort al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi; ieri, invece, un’inedita Patrizia D’Addario torna a far discutere di sé, con una lunga intervista a "Libero": «Mi hanno usata per incastrare Berlusconi», riproponendo così il complotto ordito da magistrati e giornalisti. La donna accusa di essere stata spinta dal suo avvocato Maria Pia Vigilante e da due giornaliste, a rilasciare un’intervista, pubblicata sul Corsera il 17 giugno 2009, in cui denunciava i rapporti sessuali con Berlusconi e la candidatura col centrodestra al consiglio Comunale di Bari. «Smentisco categoricamente quanto dichiarato da Patrizia D’Addario. Ribadisco che, come peraltro detto da lei stessa in più occasioni, la scelta di rendere pubblica la vicenda fu sua e io mi sono limitata ad assisterla» ha dichiarato l’avvocato Vigilante. La procura di Bari ascolterà adesso la escort.

Questa intervista, che fa tornare l’ipotesi del complotto, giunge ad una settimana dall’esposto del pm Scelsi, nominato da pochi giorni alla Procura generale di Bari. Secondo il magistrato, il procuratore capo Laudati avrebbe dichiarato nel corso di un pranzo, tenutosi nell’estate del 2009 e prima dell’effettivo insediamento alla Procura di Bari, che avrebbe preso lui in mano l’indagine sulle escort a Berlusconi per risolverla. A questo pranzo, secondo Scelsi, avrebbe partecipato il generale della Gdf Vito Bardi, comandante dell’Italia meridionale e indagato dalla Procura di Napoli nell’inchiesta sulla P4 per rivelazione dei segreti d’indagine. Scelsi afferma che il suo trasferimento alla Procura generale è giunto su decisione del Ministero della Giustizia poco dopo aver fatto richiesta alla polizia giudiziaria di depositare l’informativa conclusiva dell’inchiesta sulle escort. Laudati ha smentito, ma è in corso un’istruttoria al Csm.
17 luglio 2011
http://www.unita.it/italia/l-ultima-strategia-difensiva-br-di-silvio-affidarsi-alla-d-addario-1.314537
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Di Loredana Morandi (del 17/07/2011 @ 18:35:32, in Magistratura, linkato 1466 volte)

Meglio tardi che mai? L.M.

indagine P4 / la Procura di Napoli ha chiesto l'arresto

Csm: Papa sospeso da funzioni e stipendio

La decisione del Consiglio superiore della magistratura sul magistrato parlamentare del Pdl sotto inchiesta


MILANO - La Prima sezione disciplinare del Consiglio superiore della magistratura ha deciso sabato mattina la sospensione, in via cautelare, di Alfonso Papa dalle funzioni e dallo stipendio. Con questa decisione, il magistrato parlamentare del Pdl sotto inchiesta nell'indagine P4, per il quale la Procura di Napoli ha chiesto l'arresto, non percepirà lo stipendio come giudice nemmeno nel caso in cui si dimettesse da Montecitorio. La delibera del Csm è stata presa a porte chiuse dopo l'audizione dello stesso Papa.

LA GIUNTA E L'AULA - Venerdì la giunta per le autorizzazioni della Camera ha votato sì all'arresto del deputato del Pdl. Il partito del premier ha abbandonato i lavori per protesta, mentre la Lega si è astenuta, anche se Bossi aveva chiesto di votare. Sulla vicenda il governo è diviso. Il premier Silvio Berlusconi vuol salvare il deputato, che si è autosospeso dal suo gruppo alla Camera. Mentre secondo il leader del Carroccio Papa deve andare in galera. L'ultima parola spetta ora all'Aula: la richiesta d'arresto arriverà a Montecitorio mercoledì 20 luglio. Papa andrebbe in carcere con tutti i benefici appartenenti alla carica di parlamentare: diritto a percepire l'indennità parlamentare e a presentare proposte di legge, interrogazioni, interpellanze e mozioni.

«BATTAGLIA PER RIAVERE L'ONORE» - «Sto conducendo una battaglia di verità nelle sedi istituzionali, la condurrò nel processo» per «ricostruire la verità e riavere l'onore che come uomo, magistrato, politico e cittadino è stato attaccato nel corso di questi mesi» ha detto il magistrato parlamentare a SkyTg24. «Ho vissuto quasi sette mesi di travaglio mediatico, attacchi e fango - ha aggiunto Papa -, rispetto ai quali mi sono chiuso nel riserbo più totale, sto lavorando per accertare la verità. Sull'ipotesi del carcere la valutazione spetta all'Aula sovrana».

Redazione online
16 luglio 2011(ultima modifica: 17 luglio 2011 10:38)
http://www.corriere.it/politica/11_luglio_16/papa-csm-funzioni-stipendi_952ed8ec-af85-11e0-8215-204269b1beec.shtml
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Di Loredana Morandi (del 17/07/2011 @ 18:43:26, in Magistratura, linkato 1443 volte)
Melania è stata uccisa dal marito, il quale probabilmente si è fatto aiutare da qualcun altro. A buon conto anche la partner extra matrimonio. Però, sarà il periodo estivo, su questo caso stà realmente funzionando l'organizzazione occulta intuita da molti e dal pm romano sospeso dal CSM. E' infatti peculiare alle ingerenze esterne su di un caso "palese" la divisione tra colpevolisti ed innocentisti rappresentata dalla stampa nostrana. Peculiare perché uno come Parolisi è alla stessa stregua di un Michele Misseri e non rappresenta che uno dei molti volti di una Italia da cancellare. L.M.
 


17/07/2011 - LE RILEVAZIONI NELL'AUTOPSIA. LA VITTIMA COLTA DI SORPESA E COLPITA ALLA GOLA

Melania si fidava dell'assassino
Il Dna del marito sulla sua bocca

Ma i legali di Parolisi rilanciano "L'ha uccisa una donna ci sono le prove"

GRAZIA LONGO

ASCOLI - Ogni donna sa che il trucco al viso è utile per esaltare gli occhi o le labbra, ma anche per coprire qualche imperfezione. Stavolta però il trucco più che a mascherare aiuta a smascherare la realtà. Il make up di Melania Rea - massacrata da 32 coltellate il 18 aprile scorso nel bosco di Ripe di Civitella - rivela, nella sua perfezione, l’assoluta assenza di pianto. Come se non fosse stata rapita o costretta ad andare incontro alla morte. Per la procura di Ascoli il colpevole è il maritoSalvatore Parolisi, caporalmaggiore dell’Esercito per cui il pm Umberto Monti ha richiesto l’arresto. La decisione è al vaglio del gip Carlo Calvaresi.

Fiducia nell’assassino
La tranquillità della bella mamma di 29 anni si evince, del resto anche in un altro aspetto descritto nelle 80 pagine della perizia del medico legale Adriano Tragliabracci autore dell’autopsia. Melania è colpita alle spalle mentre si trova accovacciata, la vescica viene trovata svuotata e sia gli slip che i jeans non presentano macchie di sangue all’interno. Il primo taglio è alla gola, nel tentativo di sgozzarla. Melania si rialza ma fatica a spostarsi perché ha i pantaloni abbassati alle ginocchia. Fa qualche passo, mentre l’omicida la colpisce più volte alle spalle, il fendente più profondo è vicino la scapola destra. E cade supina. Poi i colpi su petto e pancia.

Il Dna del marito in bocca
Ma prima di crollare sul prato, Salvatore potrebbe averle premuto la mano sulla bocca. Sulle labbra e sulle gengive di Melania c’è infatti il suo Dna. Forse si erano baciati? Ma quando? Lui dice che lei è sparita da Colle San Marco alle 14.30 e se così fosse la saliva avrebbe cancellato le tracce di quel bacio. Per questo, tra le conclusioni del professor Tagliabracci, c’è quella di un bacio «mortale», o la mano di Parolisi sulla bocca della donna per non farla urlare o tenerle fermo il capo. In tutti gli amabili resti di Melania c’è solo il Dna di Salvatore. Tranne una lieve traccia di Dna femminile, mescolato a quella della vittima, sotto l’unghia dell’anulare sinistro. Per il perito è dovuta «a una contaminazione occasionale» come l’aver toccato un oggetto già tastato da un’altra donna. Per i difensori del caporalmaggiore, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile, è invece «la firma dell’assassina che è chiaramente una donna».

Il cellulare di Salvatore sul luogo del delitto
Ma allora che ci faceva il cellulare di Salvatore Parolisi tra le 14 e le 15 del 18 aprile a Ripe di Civitella? I tracciati esaminati dai carabinieri di Ascoli e dai Ros di Roma lo collocano al 99,9 per cento proprio sul luogo del delitto. «Sono sempre stato a Colle San Marco» giura lui. Nessuno dei 30 testimoni interrogati lo ha però visto lì prima delle 15.30, quando ha lanciato l’allarme. E nessuno ha mai visto Melania a Colle San Marco.

Le ferite post mortem
L’assassino ha allargato le braccia a Melania quando è tornato sul luogo del delitto per il depistaggio. Per questo sull’erba sotto le braccia non c’era sangue tanto da far pensare, in un primo momento, che la donna fosse stata uccisa altrove. La svastica su una coscia, la grata incisa sull’altra sono state fatte «non molte ore prima del ritrovamento del cadavere». E’ davvero così? E se sì, dov’era Parolisi - tranne la presenza alla caserma Clementi - quando non partecipava alle ricerche?

Il movente
Melania, già un anno fa, aveva minacciato Ludovica, l’amante soldatessa del marito, di «rovinare la carriera militare a te e a lui». Ha forse minacciato Salvatore allo stesso modo? Siamo di fronte a un litigio degenerato in tragedia?

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/411933/
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Di Loredana Morandi (del 17/07/2011 @ 18:53:19, in Estero, linkato 2177 volte)
Sono personalmente convinta che le politiche scandalistiche del cannibale Murdoch (ha distrutto una testata edita dallo scorso secolo) siano la fonte ideologica che sta facendo del male alla sinistra italiana. E' Murdoch l'ideologo del caso escort e sanità... L.M.

Lo riferiscono fonti di Sky News

Intercettazioni, arrestata la Brooks
Indagato anche James Murdoch


Londra - (Adnkronos/Ign) - L'ex ad di News International è stata fermata dagli inquirenti che indagano sul caso. Spiati anche Jude Law, David Beckham e Paul McCartney. Nuove scuse dal magnate. Regali dall'ex vicedirettore News of The World, coinvolta anche la polizia britannica. Si allarga lo scandalo. Murdoch chiede scusa sui giornali. Al posto della Brooks arriva l'ad di Sky Italia

Londra, 17 lug. (Adnkronos/Ign) - Rebekah Brooks, l'ex ad di News International sarebbe stata arrestata. Mentre il figlio di Rupert Murdoch, James, scrive oggi il 'Sunday Telegraph', sarebbe tra gli indagati. La Brooks è stata fermata dagli inquirenti che indagano sulle accuse di corruzione e sulle intercettazioni, riferiscono fonti di Sky News. La donna si trova in una stazione di polizia di Londra.

Intanto si è appreso che News of the World avrebbe spiato anche l'attore Jude Law ed il suo assistente, Ben Jackson, mentre si trovavano a New York, subito dopo il loro arrivo all'aeroporto JFK, una notizia che se confermata aprirebbe la strada ad un'azione legale contro News International negli Stati Uniti.

La notizia segue l'annuncio dell'apertura di un'indagine preliminare da parte dell'Fbi sul gruppo di Rupert Murdoch per fare luce sulle denunce secondo cui i giornalisti che lavorano per testate che fanno capo alla sua azienda avrebbero intercettato telefonate dei familiari delle vittime dell'11 settembre.

Ma le rivelazioni non finiscono qui. Tra le vittime illustri delle intercettazioni illegali ci sono anche David Beckham e Paul McCartney. I legali del calciatore si sono messi in contatto con la polizia convinti di essere stati nel mirino di Glenn Mulcaire, investigatore privato che lavorava per News of the World.

Il team di Public Relations che rappresentava McCartney nel periodo in cui si è separato dalla moglie nel 2006, dopo quattro anni di matrimonio, 'Outside Organisation', rivela il Telegraph, si è detto a sua volta convinto di essere stato vittima di intercettazioni ad opera di Glenn Mulcaire.

A Londra sarebbe coinvolta anche la polizia. Si tratterebbe, afferma il 'Telegraph', del capo della polizia di Londra, Sir Paul Stephenson, che con la moglie avrebbe beneficiato nel mese di gennaio scorso di un soggiorno in un centro benessere di lusso situato 50 chilometri a nordest di Londra. Il soggiorno, del costo complessivo di circa 13.700 euro sarebba stato pagato da Neil Wallis, ex vicedirettore del tabloid 'News of the World'.

Nuove scuse da Rupert Murdoch. Anche oggi ha fatto pubblicare un messaggio su vari quotidiani britannici per assicurare che News Corp farà ammenda per lo scandalo che ha scosso il gruppo, assistendo la polizia nelle sue indagini sulle intercettazioni e sulla corruzione ed assicurando che "non vi saranno rifugi" dove i responsabili potranno nascondersi. "Ci vorrà un po' di tempo per ricostruire la fiducia ma siamo decisi a non deludere le aspettative dei nostri lettori, colleghi e partner".
 
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Di Loredana Morandi (del 18/07/2011 @ 12:24:52, in Varie, linkato 2297 volte)

Crea il tuo Ministero


I ministeri della Lega al Nord sono l'ultimo atto della «commedia alla padana» a cui stiamo assistendo da anni.

Sono diventati un capriccio, senza alcun senso e senza alcuna utilità .

I due ministri della Lega, Bossi e Calderoli, hanno voluto un ufficio per sé, vicino a casa, per dimostrare chissà che.

Fate la stessa cosa, inventatevi il vostro ministero, scegliete la località dove collocarlo e fatelo circolare, denunciando così l'ennesima occasione di spreco del denaro pubblico e di perdita di tempo del governo Berlusconi.

Link:  http://www.prossimaitalia.it/ministero/

Questo è il mio.. che da Palermo..  si è trasferito su Milano.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Ministero_di_Giustizia_Quotidiana.jpg

 

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Di Loredana Morandi (del 18/07/2011 @ 21:43:23, in Sindacato, linkato 2115 volte)

Perché a me ricorda il caso Marrazzo...? L.M.

Morto il giornalista che ha rivelato

lo scandalo "News of the World"


Hoare fu il primo ad accusare l'ex direttore Andy Coulson di essere al corrente delle intercettazioni illegali

Roma, 18 lug. (TMNews) - E' stato trovato morto nella sua casa di Watford, in Gran Bretagna, Sean Hoare, ex giornalista del tabloid "News of the World". Hoare fu il primo ad accusare l'ex direttore Andy Coulson di essere al corrente delle intercettazioni illegali commesse dai suoi redattori. Lo riferisce l'edizione online del quotidiano "The Guardian".

Hoare, che aveva lavorato con Coulson al "Sun" e al "News of the World", era stato licenziato per i suoi problemi con alcool e droga. La polizia di Hertfordshire non ha ancora confermato l'identità del cadavere. Le forze dell'ordine hanno fatto sapere che non sono ancora chiari i motivi del decesso, ma non si tratterebbe di una morte "sospetta".

Hoare fu il primo ad accusare apertamente Coulson, ora in carcere: in un'intervista al "New York Times" affermò che l'ex direttore del tabloid britannico non solo era a conoscenza delle intercettazioni, ma incoraggiava i suoi redattori a intercettare i telefoni delle star per trovare nuovi scoop. Alla Bbc raccontò poi che Coulson gli chiese di mettere sotto controllo i telefoni delle persone e che lo "incoraggiò sempre a farlo".

Hoare tornò alla ribalta la scorsa settimana, quando raccontò al "New York Times" che i giornalisti del "News of the World" potevano usare le tecnologie della polizia per rintracciare le persone grazie al segnale dei loro telefoni, in cambio naturalmente di mazzette.

Pca/Dmo http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110718_200228.shtml

Trovato morto il giornalista che rivelò scandalo intercettazioni

Azzerati i vertici di Scotland Yard. E domani è in programma l'audizione in parlamento dei Murdoch

Londra, 18 lug. (TMNews) - Le dimissioni dei vertici di Scotland Yard, la morte dell'ex giornalista del 'News of the World' che per primo accusò il direttore Andy Coulson di sapere dell'uso delle intercettazioni illegali. Un'altra giornata di scandali e colpi di scena, in Gran Bretagna, per il caso che sta trascinando nel fango l'impero mediatico di Rupert Murdoch e, con lui, la rete di poliziotti e politici che con il magnate australiano e i suoi collaboratori avevano un rapporto fin troppo stretto.

Nel pomeriggio, è il 'Guardian' a dare la notizia: è stato trovato morto nella sua casa di Watford, in Gran Bretagna, Sean Hoare. Il primo ad accusare Coulson, il primo a dire: non solo sapeva, ma incoraggiava continuamente i suoi redattori a 'spiare' i telefoni per trovare degli scoop. La polizia dell'Hertfordshire, che non ha ancora confermato l'identità del cadavere, ha fatto sapere che non sono ancora chiari i motivi del decesso, ma non si tratterebbe di una morte 'sospetta'.

Lo scandalo, intanto, tornerà domani sotto i riflettori del Parlamento britannico, con le audizioni del magnate dei media, Rupert Murdoch, del figlio James e di Rebekah Broook, ex amministratore delegato del gruppo inglese di Murdoch, News International. Sempre domani compariranno davanti ai deputati anche il capo di Scotland Yard, Sir Paul Stephenson, dimessosi ieri, e il suo vice, John Yates, che ha lasciato oggi il suo incarico. Mercoledì sarà invece il premier David Cameron a intervenire in Parlamento, per discutere gli ultimi sviluppi del caso.

Quelli di Stephenson e Yates sono "gli ultimi due scalpi", secondo quanto scrive oggi il Daily Telegraph. I vertici di Scotland Yard sono infatti stati travolti dall'inchiesta per i loro legami con Neil Wallis, ex vicedirettore del News of the World, arrestato il 14 luglio scorso.

Lo scandalo minaccia di coinvolgere in prima persona anche il premier, David Cameron, dopo la frecciata lanciata ieri da Paul Stephenson al primo ministro. Stephenson si è detto innocente, ma soprattutto ha tracciato un parallelo fra il caso di Wallis e quello di Andy Coulson, l'ex direttore di News of the World, ma soprattutto ex portavoce di Cameron fino al gennaio scorso: entrambi sono stati arrestati nel corso delle indagini. Il messaggio al primo ministro, secondo quanto scrive oggi il quotidiano 'The Guardian', è chiaro: "Io mi assumo le mie responsabilità, ma tu?".

Pca/Sim/Kat  http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110718_212650.shtml
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