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 Miuu piccina... di Lunadicarta
 
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I crimini sono creati dal parlamento; perché c'è bisogno di un poliziotto per fare un criminale. Non si diventa criminali infrangendo la legge, ma standoci lontano.

Margaret Eleanor Atwood
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/10/2004 @ 13:39:07, in Magistratura, linkato 1430 volte)

Magistratura  Democratica

Il Ministro della Giustizia si è riservato di dare il concerto sulla nomina di Adriano Sansa a Presidente del Tribunale dei minorenni di Genova, proposto dalla competente Commissione del C.S.M. all’unanimità, all’esito della lettura della sentenza disciplinare che lo ha recentemente prosciolto.
Ovviamente ci auguriamo che tale pausa di riflessione abbia un esito positivo, ma sin d’ora avvertiamo il dovere di dire che un’eventuale omissione del concerto sarebbe decisione grave ed inaccettabile.
E’ la Costituzione, come anche recentemente ribadito dalla Corte Costituzionale, che riserva al C.S.M. l’assegnazione dei magistrati e quindi anche dei dirigenti degli uffici, ed il concerto si giustifica unicamente in quanto la direzione degli uffici giudiziari attiene anche all’amministrazione dei servizi che dipendono dal Ministero. Un’eventuale mancato concerto può quindi dipendere solo dalla mancanza di un elemento essenziale del procedimento o  da un’inidoneità relativa alle capacità amministrative del nominato, non il merito. Tanto meno possono contare le opinioni dell’interessato, o sue dichiarazioni (fatti da cui era nato il procedimento disciplinare).
Del tutto pretestuoso sarebbe poi il riferimento alla pregressa esperienza di amministratore locale svolta da Adriano Sansa, risalendo ormai a diversi anni addietro ed essendo stata seguita dal suo rientro da tempo nella Corte di Appello di Genova  con funzioni di consigliere.
Purtroppo non è il primo caso di diniego o ritardo del concerto (i casi Galizzi e Lepore insegnano) ed anche la presente vicenda va inquadrata nel progressivo tentativo di esautoramento del C.S.M.

Tali tentativi vanno respinti con la massima nettezza.
Per Adriano Sansa e per il C.S.M.

Milano - Roma, 26 ottobre 2004

Il Presidente Livio Pepino                   
Il Segretario Claudio Castelli

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 20:27:50, in Magistratura, linkato 1484 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

CRISI DELLA GIUSTIZIA. CONTRORIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

Con la legge finanziaria vengono tagliati i finanziamenti per la giustizia, mentre seguita a mancare una incisiva ed efficace azione sulla crisi di efficienza del servizio giustizia da parte del Ministro della Giustizia, che in tal modo non adempie alla responsabilità primaria che la Costituzione gli attribuisce.

Nel frattempo il Ministro spinge, evocando anche l’ipotesi del voto di fiducia, perché il Senato approvi in tempi ristrettissimi e senza alcuna apertura ad effettivi approfondimenti la controriforma dell’ordinamento giudiziario.

Una riforma organica dell’ordinamento giudiziario che assicuri una migliore qualità della giustizia, è necessaria, ma essa deve essere attuata nella salvaguardia dei principi costituzionali sulla indipendenza della magistratura e sull’equilibrio tra le istituzioni dello Stato, come è stato di recente autorevolmente ammonito dai costituzionalisti riuniti a congresso.

Il presidente della Associazione dei professori di diritto costituzionale, prof. Sergio Bartole, ha osservato “La riforma dell’ordinamento giudiziario, in discussione al Senato, farebbe,  se approvata, ritornare l’Italia a prima di Montesquieu. … Se fossimo nell’800 questa riforma potrebbe anche andare bene, ma nel 2000, di fronte ai nuovi compiti del giudice, appare inadeguata e vetusta”.

Il pasticciato maxiemendamento presentato dal Governo, e dallo stesso ulteriormente sub-emendato, è elusivo e deludente: esso si limita a correggere incongruenze tecniche ed errori formali, elimina il privilegio inaccettabile e palesemente incostituzionale per i magistrati ministeriali, ma non tocca alcuno dei problemi di fondo.

Gli inviti al dialogo ed al confronto costruttivo lanciati dalle istanze più elevate delle istituzioni sono stati finora disattesi.

Le critiche dell’Anm non sono ispirate da rivendicazioni di categoria, ma solo dalla consapevolezza, basata sull’esperienza, che la giustizia resa ai cittadini, con questa riforma, funzionerà molto peggio.

Il sistema di carriera assurdo ed ingestibile, la struttura rigidamente gerarchizzata del Pm, la separazione delle funzioni tra giudici e Pm che, di fatto, si tradurrà in una separazione definitiva di carriere, il sistema disciplinare fortemente condizionante l’indipendenza di decisione dei magistrati: queste le linee portanti della controriforma che pone in crisi il diritto dei cittadini ad avere un giudice indipendente da ogni altro potere e opera nella direzione opposta a quella di processi più rapidi ed efficaci.

Assemblee sul tema “Crisi del servizio giustizia e controriforma dell’ordinamento giudiziario” si tengono in tutti gli uffici mercoledì 27 ottobre dalle ore 12 alle ore 13 con temporanea sospensione delle udienze.

E’ l’occasione per il rilancio delle proposte alternative dell’Anm sulla riforma dell’ordinamento giudiziario e per la raccolta di ulteriori testimonianze sulla disfunzioni del servizio, in vista del nuovo libro bianco che sarà diffuso in occasione della prossima inaugurazione dell’anno giudiziario

Roma, 26 ottobre 2004
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 20:23:11, in Magistratura, linkato 1561 volte)

UNITA’ PER LA COSTITUZIONE

Era necessario attendere –per un rispetto dell’impegno al rilancio del metodo del dialogo assunto dalle forze di maggioranza di governo- la scrittura del c.d. maxiemendamento (termine questa volta troppo ambizioso) per valutare la fondatezza dell’assunto di non volere varare una riforma dell’ordinamento giudiziario contro la magistratura.
Dopo avere letto il testo, ed in attesa di verificare se al Senato si svilupperà un confronto  istituzionalmente doveroso e auspicabile, implode il senso dello sconforto.

Le modifiche minimalistiche proposte dal Governo riguardano infatti: la posticipazione dell’esame di idoneità psicoattitudinale all’esito delle prove orali per l’accesso in magistratura; la definizione della prova scritta –come risoluzione di casi pratici- nell’ambito dei concorsi per la progressione in carriera; la riduzione dei posti in percentuale per i vincitori di concorso; l’abolizione del canale preferenziale per gli uffici direttivi e semidirettivi riservato ai magistrati distaccati presso il Ministero della giustizia in posizioni apicali; la riduzione del termine di prescrizione da 2 a 1 anno per l’esercizio dell’azione disciplinare che rimane obbligatoria; lo stralcio della norma relativa al limite di età per il servizio; l’eliminazione di alcune incongruenze tecniche per l’accesso ad uffici direttivi che penalizzavano una parte di magistrati in carriera.

La riforma – che deve essere chiamata della magistratura e non della giustizia in quanto non incide, se non negativamente, sull’efficienza del sistema- rimane quindi immutata in tutti quegli aspetti inaccettabili più volte denunciati. E’ una  riforma di restauro, contro la magistratura, fortemente criticata dall’avvocatura, che non risolve nessun problema in termini di efficienza del sistema e quindi è, quantomeno, illusoria per il cittadino al quale viene presentata come intervento sul servizio.

Rimangono intatti tutti quei profili di incostituzionalità che autorevoli giuristi  hanno più volte sottolineato. In generale, appare contrario alla Carta  il principio di accentramento di potere e di verticalizzazione della magistratura (con rischio di condizionamento esterno) che invece il Costituente voleva diffuso ed autogovernato.

Occorre quindi continuare a sottolineare tutti gli aspetti di incostituzionalità, irrazionalità e incoerenza della riforma che mortifica il ruolo della giurisdizione e quindi il diritto alla giustizia del cittadino con l’auspicio che il Parlamento recuperi il suo ruolo di legislatore reale e che il Capo dello Stato valuti la ritenuta manifesta incostituzionalità dell’intero impianto.

L’ANM dovrà  insistere nella sua battaglia culturale –che comunque legittima l’istituzione giudiziaria per il senso di responsabilità maturato nella ricerca continua di un confronto reale- prevedendo delle forme di protesta anche estreme (fra le quali lo sciopero che risulta peraltro già proclamato) che dovranno essere calibrate e calendarizzate secondo lo sviluppo dei lavori parlamentari.

Al Parlamento spetta la sovranità decisionale. A tutte le istituzioni il dovere di denunciare le riforme che alterino non già interessi di casta ma gli equilibri costituzionali scritti per la convivenza democratica nell’interesse dei cittadini.
  
Milano 22 ottobre 2004

Il Segretario Generale
Fabio Roia

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 20:12:23, in Magistratura, linkato 1581 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

UN SISTEMA MACCHINOSO, LENTISSIMO ED INGESTIBILE PER LA COPERTURA DELLE VACANZE  IN APPELLO

OGGI: il CSM pubblica normalmente ogni sei mesi (salvo le pubblicazioni straordinarie in caso di urgenza) il bollettino con l’elenco delle sedi scoperte da attribuire. Ad esempio, se il 5 gennaio 2005  si rende  vacante un posto in corte d’appello, il C.S.M. lo pubblica in un periodo ricompreso da un minimo di un giorno ad un massimo di sei mesi, e le procedure necessarie per l’attribuzione non durano normalmente più di qualche mese

Data scopertura: 5 gennaio 2005. Presumibile copertura al più tardi entro il 31 dicembre 2005

DOMANI (SECONDO LA RIFORMA) sarà necessario:

-aspettare la fine dell’anno per determinare le due diverse quote (da assegnare una con esami e l’altra senza) basate sui posti “annualmente” vacanti;

-assegnare un termine ai magistrati che già svolgono funzioni analoghe da tre anni che hanno una priorità su tali posti;

-se nessuna priorità viene esercitata, espletare i due concorsi unici nazionali con modalità diverse per le due diverse quote, con la apposita commissione esterna;

-compilare due graduatorie uniche nazionali, previa rivalutazione dal parte del Csm, ed assegnare i posti vacanti riservati ad ognuna di esse  sulla base presumibilmente dell’ordine di graduatoria.

Vi è in più la possibilità concreta che alcuni posti rimangano comunque scoperti  alla fine della procedura perché nessuno dei vincitori in graduatoria sia interessato ad essi perché comporterebbero un trasferimento di sede eccessivamente disagiato

Data scopertura: 5 gennaio 2005. Presumibile copertura nel 2006 o 2007 (e ancora oltre in casi di rinuncia del vincitore del concorso)

LA SEPARAZIONE DELLE CARRIERE MASCHERATA

Al momento del  concorso unico iniziale  il magistrato indica la sua preferenza per la funzione di giudice o di pm. Il Csm effettua, dopo i due anni di tirocinio, la prima assegnazione di ufficio per coprire le sedi disagiate e meno richieste. Saranno assegnazioni, in grande misura, ad uffici di pm, anche per coloro che hanno espresso la preferenza per la giudicante.
Entro i successivi  tre anni  i magistrati possano partecipare a concorsi per i posti “vacanti” nella funzione diversa da quella svolta inizialmente, e  questa è l’unica possibilità per poter cambiare funzione.

In pratica se i posti vacanti nelle funzioni giudicanti, nei tre anni di primo esercizio delle funzioni dei vincitori di uno stesso concorso dovessero essere 100 e fossero messi tutti a concorso, qualora i partecipanti al concorso fossero 200 e risultassero tutti idonei, solo i primi cento otterrebbero l’accesso alle funzioni richieste.Gli altri cento sarebbero destinati per tutto il resto della loro carriera (in media circa 35 anni su 40) a rivestire la prima funzione assegnata loro, eventualmente anche contro la loro indicazione iniziale, senza mai poter accedere alla diversa funzione per la quale erano non solo comunque legittimati (avendo superato il concorso iniziale di ingresso), ma addirittura particolarmente qualificati (essendo risultati idonei nel concorso specifico superato entro i primi tre anni di esercizio delle funzioni).

La definitiva  assegnazione ad una piuttosto che all’altra funzione sarà, nella maggior parte dei casi, determinata dal caso piuttosto che dalla preferenza iniziale dichiarata e dalla riconosciuta idoneità.

Allo stesso modo, la disciplina transitoria per i magistrati in servizio, renderà del tutto casuale riuscire ad ottenere entro i cinque anni il trasferimento alla diversa funzione  desiderata e per la quale si è stati dichiarati idonei.

In conclusione  la separazione delle funzioni si tradurrà di fatto in una separazione definitiva delle carriere, in contrasto con la vigente costituzione.  La assegnazione definitiva all’una o all’altra funzione avverrà per la gran parte dei casi secondo criteri casuali, una sorta di lotteria dei posti vacanti; un sistema palesemente illogico ed illegittimo.

Roma, 26 ottobre 2004
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:56:07, in Magistratura, linkato 1630 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Il problema principale della giustizia è la crisi di efficienza: l’azione del Ministro della Giustizia,  responsabile dell’organizzazione del servizio, è del tutto inadeguata.

L’ANM  peraltro da sempre ha sostenuto che è necessaria  una riforma organica dell’ordinamento giudiziario che assicuri una migliore qualità della giustizia, nella salvaguardia dei principi costituzionali sulla indipendenza della magistratura e sull’equilibrio tra le istituzioni dello Stato.

Dopo la forzatura rappresentata dalla  conclusione  affrettata del dibattito in commissione giustizia del Senato, la decisione di non precedere alla “blindatura” del testo, unita alle aperture manifestate da autorevoli esponenti politici, aveva lasciato sperare che si volesse riaprire un approfondimento sui nodi problematici della riforma, sotto il profilo della funzionalità e della coerenza al disegno costituzionale.

Le valutazioni critiche mosse dall’ANM non muovono da  rivendicazioni di categoria, ma solo dalla consapevolezza, basata sull’esperienza, che la giustizia resa ai cittadini, con questa riforma, funzionerà molto peggio. Attraverso un  sistema di carriera, una struttura interna rigidamente gerarchizzata ed un sistema disciplinare fortemente condizionante si pone, di fatto, in discussione il diritto dei cittadini ad avere un giudice  indipendente da ogni altro potere e ad avere processi rapidi ed efficaci.

Non è un caso che le nostre critiche abbiano trovato il conforto di moltissimi  autorevoli professori universitari ed avvocati.

Il maxiemendamento presentato dal Governo è elusivo e deludente: esso si limita a correggere incongruenze tecniche ed errori formali, elimina il privilegio inaccettabile e palesemente incostituzionale per i magistrati ministeriali, ma non tocca alcuno dei problemi di fondo.

L’ANM, che si è sempre mossa in spirito di dialogo costruttivo, esprime sin d’ora  il più vivo sconcerto e l’allarme per questa posizione di chiusura ad approfondimenti reali e significativi.

L’ANM, nonostante tutto, continua ad  auspicare  fortemente  che il Governo, nel corso del dibattito al Senato, voglia   superare questa impostazione e riaprire un adeguato confronto parlamentare sulle questioni fondamentali. Se ciò non avvera sarà un danno non per la magistratura, ma per la giustizia resa ai cittadini.

La GEC dell’ANM delibera di convocare assemblee in tutti gli uffici giudiziari per mercoledì 27 ottobre p.v. dalle ore 12 alle ore 13 con temporanea sospensione delle udienze, sul tema “Crisi del servizio giustizia e controriforma dell’ordinamento giudiziario”.

Roma, 21 ottobre 2004
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:50:25, in Magistratura, linkato 1513 volte)

La legge finanziaria per il 2005 rischia di essere il colpo di grazia per un sistema giustizia sempre più ansimante.   

Difatti il disegno di legge (AC 5310) della legge Finanziaria 2005, che ha cominciato il suo iter alla Camera il 4 ottobre 2004, prevede per il Ministero della Giustizia (tabella n. 5) una riduzione degli stanziamenti di € 717.752.987, e cioè  da € 7.828.955.601 (previsioni assestate anno finanziario 2004) a € 7.111.202.614. La riduzione ammonta quindi ad oltre il 9%.

Il Governo potrebbe obiettare che nel 2004 vi era stato un incremento delle spese del 23,4%  (+1.463,4 milioni di euro) rispetto all'anno precedente. Tuttavia, l'88,1 per cento della spesa (6.807,6 milioni di euro) era rappresentata da  spese giuridicamente vincolanti, in massima parte (5.793,2 milioni di euro) dipendenti da fattori legislativi e da spese obbligatorie (relazione della maggioranza alla Commissione giustizia della Camera, on. Vitali, FI, seduta del 20.11.2003).
Inoltre gran parte dell'aumento era assorbito dalla restituzione di somme anticipate dalle Poste. Si legge infatti nella relazione citata: "L'articolo 8, comma 3, autorizza la spesa di 823 milioni di euro, allo scopo di provvedere alla estinzione delle anticipazioni effettuate da Poste Italiane SpA per spese di giustizia fino al 31 dicembre 2002. Per spese di giustizia si intendono le spese che lo Stato deve anticipare, a norma di legge, nei procedimenti civili e penali".
Su 1.463,4 milioni di euro quindi 823 milioni  dovevano essere restituite alle Poste che le aveva dovuto anticipare, a dimostrazione della assoluta insufficienza degli stanziamenti per la giustizia.
Rimanevano poco più di 600 milioni di euro, quasi interamente destinate al capitolo di spesa n. 1360 (su 321 capitoli di spesa per la giustizia complessive).
Ma il cap. 1360 riguardava spese "obbligatorie" sulle quali Governo e Ministero non hanno margini di scelta, non possono cioè decidere di non pagare. Si tratta, infatti, di spese per periti, consulenti, testimoni, custodi, giudici popolari, difensori d'ufficio, ufficiali giudiziari, magistrati onorari, trasferte,  gratuito patrocinio e intercettazioni telefoniche. Anche le altre "spese non classificabili", come risulta dalla legenda del capitolo, sono comunque obbligatorie, riguardando le spese per estradizioni, traduzioni, notifiche.  
Per il resto la spesa complessiva era rimasta immutata e, poiché è evidente che era aumentata la spesa per il personale (tra l'altro per la proroga dell'età pensionabile dei magistrati a 75 anni), ne conseguiva inevitabilmente un ulteriore riduzione delle altre spese relative al funzionamento della giustizia (in particolare per l'informatica).
Tale ulteriore riduzione era particolarmente grave, perché incideva su importi già notevolmente ridotti nel 2003  rispetto agli anni passati.

Questa situazione già estremamente grave peggiora quest’anno giungendo ormai al limite di guardia. Al calo del 9 % corrisponde la crescita esponenziale delle spese “obbligatorie”. Si tratta di spese per le intercettazioni ( + 11,14 % nel primo semestre del 2004), per i magistrati onorari ( + 3,68 %), per i difensori di ufficio e il gratuito patrocinio ( + 14,37 %), per gli interpreti, gli ausiliari per la verbalizzazione e le trascrizioni ( + 19,37 %), oltre che per consulenti, testimoni, custodi, trasferte, giudici popolari; complessivamente nel primo semestre del 2004 + 13,14 %.
Spese in parte doverose ed in parte derivanti da scelte legislative poco avvedute ( si pensi a quella relativa al patrocinio a spese dello Stato, in larga parte a favore di imputati irreperibili, che ha avuto un boom in questo periodo con una decuplicazione in dieci anni) che paiono destinate a una crescita difficilmente controllabile. Il risultato è un sistema nel contempo inefficiente e costoso, in cui manca qualsiasi progettualità e dove a breve gli uffici rischieranno di bloccarsi per i locali fatiscenti e la mancanza di risorse elementari. Sommando il taglio del 9 %, con la crescita esponenziale delle spese obbligatorie arriviamo a tagli che rischiano di arrivare al 15 % e che minano lo stesso quotidiano funzionamento della giustizia.
Da un lato un declino che sembra inarrestabile della giustizia, dall’altra la mancanza di qualsiasi strategia lungimirante per il futuro. Il taglio di 22 milioni di euro per lo sviluppo dei progetti informativi ( compreso il processo telematico), di cui circa la metà di investimenti, è il simbolo di un Governo che non ha e non dà prospettive, salvo improbabili controriforme che guardano al passato.
Non è più questione che riguardi solo i magistrati o gli addetti ai lavori, ma di una grande questione nazionale che incide sulla realizzazione dei diritti di ciascuno di noi e sullo stesso benessere collettivo.

Milano, 25 ottobre 2004

Il segretario nazionale
Claudio Castelli

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:46:22, in Magistratura, linkato 1488 volte)
Anche se con un pochino di ritardo pubblico la sentenza del gip di Bari sui miliziani. Potete scaricare il file cliccando qui.
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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:31:00, in Magistratura, linkato 1456 volte)

Un ennesimo vile atto d’arroganza e di imperio da parte del Ministro secessionista che vorrebbe riformare e garantire la Giustizia, a cui occorre opporsi con la forza della civiltà democratica, con coscienza autenticamente liberale.

Adriano Sansa è persona di indubbia integrità morale, dimostratasi, sempre, libera da ogni sorta di condizionamento ideologico o politico. In ogni ambito del suo operato è sempre stato centrale l’attaccamento ai principi fondamentali della nostra Carta Costituzionale, come il suo agire sempre ispirato al rispetto rigoroso del Diritto.

Adriano Sansa ha sempre dimostrato, con il suo comportamento e con il suo operato di non avere padroni e di non assoggettarsi mai ad alcun Potere. Da magistrato ha sempre applicato la legge, criticandone gli eccessi o i limiti al solo fine di contribuire a renderla rispondente ai bisogni di Legalità e di un’effettiva applicazione del Diritto, partendo dall’esigenza di una giustizia volta a punire gli illeciti ed i delitti da chiunque essi siano stati commessi, poveri o ricchi, potenti o persone semplici.

Adriano Sansa è stato linciato pubblicamente e messo sotto accusa per aver detto quello che la Costituzione gli garantisce di dire: il suo Pensiero. E’ stato assolto dal Consiglio Superiore della Magistratura che rigettò le oltraggiose accuse del Ministro di Berlusconi.

Sappiamo tutti che a chi oggi ci governa non piace un giudice (e nemmeno l’uomo semplice) il quale avendo memoria dei fatti storici, ha saputo sempre applicare la legge e non ha mai assolto moralmente quanti operano per lo stravolgimento dell’ordinamento democratico del Paese.

La decisione di non firmare la nomina approvata in modo unanime dal CSM di Adriano Sansa a Presidente del Tribunale dei Minori di Genova, è gravissima per tutte queste ragioni; comportando altresì  la conseguenza di lasciare il Tribunale dei Minori di Genova ancora paralizzato, dopo un intero anno, e dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, che all’Ing. Castelli non importa nulla di garantire il funzionamento della Giustizia, contando per lui invece solo i suoi fatti personali.

Ci appelliamo al Presidente della Repubblica affinché, in qualità di Presidente del CSM, intervenga subito per dare attuazione alla delibera di nomina di Adriano Sansa a Presidente del Tribunale dei Minori così da tutelare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, minata dalla gestione operativa del Guardasigilli, oltre che dalle proposte di riforma della Giustizia mirate ad imbavagliare la magistratura.

Ci associamo ancora una volta al grido che, Adriano Sansa, portò in occasione della visita al Palazzo di Giustizia di Genova dell’Ing. Castelli: “VIVA L’ITALIA” LIBERA E FIGLIA DELLA COSTITUZIONE DEMOCRATICA!

Sito Internet: www.genovaweb.org/appellosansa.html

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:24:09, in Magistratura, linkato 1401 volte)

Il maxi emendamento presentato ieri dal Governo al Senato è un semplice maquillage. L'unico punto significativo che viene abbandonato è la corsia preferenziale che veniva creata a favore dei magistrati ministeriali. Per il resto si tratta di correzioni tecniche e di addolcimenti di punti scarsamente significativi.
Rimane quindi la valutazione più volte espressa di una controriforma incostituzionale, impraticabile e pessima.
I progetti della maggioranza di governo sono di far approvare il disegno di legge settimana prossima. Il passaggio alla Camera per l'eventuale approvazione definitiva è previsto per dicembre.
Ancora una volta il metodo seguito è tale da impedire una seria discussione parlamentare con i lavori di Commissione troncati, un maxiemendamento ( il terzo per la cronaca) elaborato da pretesi "saggi" fuori dal Parlamento, tempi estremamente ristretti per la presentazione di possibili sub emendamenti.
Ancora una volta il Parlamento sarà chiamato a ratificare e non a discutere.
A fronte di un metodo inaccettabile e di contenuti restauratori che riporteranno la giurisdizione agli anni 50, la mobilitazione deve riprendere da subito.
L'ANM ha indetto assemblee in tutti gli uffici con sospensione delle udienze per il prossimo mercoledì.
Lo sciopero già proclamato, va fissato, tenuto conto dei tempi dei lavori parlamentari, in modo che possa avere la massima efficacia.
Siamo i primi ad auspicare che intervengano ripensamenti e modifiche sui punti essenziali di quella che è una vera e propria controriforma, ma i fatti sinora avvenuti dimostrano unicamente l'arroganza e l'indisponibilità ad ascoltare di una maggioranza politica capace di capire solo la forza dei numeri e non le argomentazioni della ragione.
La nostra battaglia continua e continuerà anche nella peggiore delle ipotesi ( l'approvazione della controriforma) in tutta la fase della stesura e della attuazione dei decreti delegati.

Milano, 21 ottobre 2004

Claudio Castelli
Segretario nazionale di Magistratura Democratica

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2004 @ 19:10:08, in Magistratura, linkato 1349 volte)

La riunione di ieri della G.E.C. allargata ai dirigenti dei Gruppi associativi ha confermato quanto peraltro ribadito oggi con il nuovo comunicato dell'ANM, emesso dopo aver potuto prendere visione del testo ufficiale del nuovo maxi emendamento del Governo: la nostra azione di protesta e di intransigente critica al pessimo progetto di (contro)riforma dell'ordinamento giudiziario - così come decisa con il deliberato del CdC del luglio scorso - non può che essere portata avanti senza tentennamenti né timidezze di alcun genere, di fronte al perdurare di un atteggiamento che, al di là delle dichiarazioni di facciata, continua a coltivare un progetto di gerarchizzazione della magistratura e burocratizzazione del servizio giustizia, moltiplicandone le inefficienze e i ritardi a discapito dei cittadini e della loro domanda di giustizia.

Le assemblee distrettuali di mercoledì prossimo serviranno a ribadire queste posizioni, ad informare tutti i partecipanti e gli operatori dell'andamento dei lavori parlamentari ed a preparare i conseguenti ineludibili sviluppi conclusivi della presente fase, nell'eventualità, che si deve purtroppo sempre più fondatamente temere, di una approvazione acritica e senza sostanziali modifiche del Senato dell'attuale testo normativo. In tal caso infatti non potranno non essere immediatamente indicate la data e le modalità dello sciopero (e delle congiunte azioni di protesta) già proclamato con le richiamate deliberazioni.

In questo senso si è sempre espressa e continua ad essere fermamente impegnata ad esprimersi la posizione del Movimento per la Giustizia.

Siamo convinti che esse non sarà sterile e vana ma dovrà necessariamente portare, anche nella malaugurata ipotesi di una approvazione e promulgazione della legge delega, e quindi nella successiva fase della decretazione esecutiva, all'inevitabile trionfo della ragione, e dei principi costituzionali così gravemente oggi minacciati
21/10/2004                 

il Presidente
Nino Condorelli

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