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 .. incanto ..... di Lunadicarta
 
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I crimini sono creati dal parlamento; perché c'è bisogno di un poliziotto per fare un criminale. Non si diventa criminali infrangendo la legge, ma standoci lontano.

Margaret Eleanor Atwood
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
AFFIDAMENTO CONDIVISO

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/oua.jpg

L'OUA SENTITA IN AUDIZIONE DALLA
COMMISSIONE GIUSTIZIA
DEL SENATO


L'OUA CONTRARIO AI DDL 957 e 2454, De Tilla (OUA): "La legge esistente è migliorabile, ma i ddl all'esame del Senato mettono a rischio i diritti dei minori. Inaccettabile introdurre la mediazione familiare obbligatoria, sul modello della mediaconciliazione nel processo civile"

Una delegazione dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura (OUA), composta dal presidente, Maurizio de Tilla, dalla coordinatrice della commissione Famiglia dell'Oua, Nicoletta Variati, ha esposto oggi alla Commissione Giustizia del Senato (l’audizione si è conclusa alle 15) le ragioni della contrarietà ai disegni di legge n. 957 e 2454 in materia di affidamento condiviso.
"I disegni di legge in discussione al Senato in materia di affidamento condiviso hanno un'impostazione troppo rigida e rischiano di produrre un effetto opposto a quello che si prefiggono. In gioco ci sono i diritti dei minori, vittime designate nelle situazioni di gravi crisi familiari, per questo chiediamo che le norme allo studio del senato vengano modificate in maniera profonda e al più presto". Questo il primo commento di Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, al termine dell'audizione di fronte alla commissione Giustizia del Senato. "Stabilire criteri rigidi come la ripartizione dell'affido tra i due genitori in due domicili con tempi paritetici, senza alcuna distinzione a situazioni e fasce di età diverse - ha aggiunto de Tilla - può avere gravi conseguenze psicologiche sui minori. L'attribuzione di una doppia residenza al minore, poi, avrebbe conseguenze pratiche incalcolabili (come determinare l'Azienda Usl o il tribunale di competenza? L'assegnazione del medico di famiglia, la scuola?), ricadute sull'anagrafe e sulla normativa generale in materia di residenza, finendo per arrecare un grave pregiudizio al principio di certezza del diritto".
"Esiste, inoltre, il rischio di un aumento esponenziale del conflitto familiare connesso all'introduzione dell'intervento dei nuclei d'origine nei giudizi di separazione - ha spiegato de Tilla - infatti, consentire anche ai nonni la possibilità di intervenire rischierebbe di ingolfare ulteriormente la macchina della giustizia in una materia delicatissima come questa.
Sbagliata la previsione dell'esclusione di un genitore dall'affidamento e l'opposizione all'affidamento condiviso. Inaccettabile inoltre, l'ipotesi di di mediazione familiare obbligatoria, secondo il modello già vigente della mediaconciliazione in altre materie del civile. Un meccanismo non a caso all'esame della Corte Costituzionale che non riduce le controversie e che limita i diritti dei cittadini."

Forte preoccupazione desta, poi, l'eliminazione del riferimento all'interesse morale e materiale dei figli misura che, per Nicoletta Variati, presidente della commissione Famiglia dell'Oua, "compromette l'esercizio del potere ufficioso del giudice in difesa dell'interesse primario del minore, ma non basta. Viene tagliata la possibilità di disporre indagini per individuare la capacità reddituale dei genitori, il che rappresenta 'un regalo' per coloro che occultano redditi e patrimoni per sottrarsi agli obblighi nei confronti dei figli. Sparisce dal disegno di legge - ha aggiunto ancora Variati - quel riferimento al diritto del minore a godere, dopo la separazione, del tenore di vita precedente, insieme al diritto al godimento della casa familiare in caso di convivenza more uxorio del coniuge affidatario, misura che ha pesanti ricadute sui minori stessi".

Secondo il presidente de Tilla "negli ultimi anni l'affidamento condiviso dei figli, introdotto con la legge 54/2006, è stato ampiamente applicato. Lo dimostrano i dati dell'ISTAT e del Ministero della Giustizia secondo cui, nel 2008, l'affidamento condiviso è stato applicato nell'83% delle separazioni consensuali e nel 52,1% di quelle giudiziali. "Ai dati numerici sull'affido condiviso corrisponde un profondo cambiamento culturale della funzione di genitori - ha concluso il presidente dell'Oua - la legge 54/2006 si fonda sul principio della bigenitorialità e, per quanto quella legge sia migliorabile, qualsiasi problema nel processo di crescita di un figlio di fronte alla separazione dei genitori non potrà essere risolto in alcun modo dalle norme imperative indicate nei disegni di legge in discussione".

Roma, 29 giugno 2011



Minori: OUA, Ddl affidamento condiviso mettono a rischio diritti

ATTRIBUZIONE DI DOPPIA RESIDENZA AVREBBE CONSEGUENZE PRATICHE INCALCOLABILI

Roma, 29 giu. - (Adnkronos) - "I disegni di legge in discussione al Senato in materia di affidamento condiviso hanno un'impostazione troppo rigida e rischiano di produrre un effetto opposto a quello che si prefiggono. In gioco ci sono i diritti dei minori, vittime designate nelle situazioni di gravi crisi familiari, per questo chiediamo che le norme allo studio del senato vengano modificate in maniera profonda e al piu' presto". Questo il primo commento di Maurizio de Tilla, presidente dell'Oua, al termine dell'audizione di fronte alla commissione Giustizia del Senato.
"Stabilire criteri rigidi come la ripartizione dell'affido tra i due genitori in due domicili con tempi paritetici, senza alcuna distinzione a situazioni e fasce di eta' diverse -ha aggiunto de Tilla- puo' avere gravi conseguenze psicologiche sui minori'.
'L'attribuzione di una doppia residenza al minore, poi -rimarca de Tilla- avrebbe conseguenze pratiche incalcolabili (come determinare l'Azienda Usl o il tribunale di competenza? L'assegnazione del medico di famiglia, la scuola?), ricadute sull'anagrafe e sulla normativa generale in materia di residenza, finendo per arrecare un grave pregiudizio al principio di certezza del diritto". (segue)
"Esiste, inoltre -ha spiegato de Tilla- il rischio di un aumento esponenziale del conflitto familiare connesso all'introduzione dell'intervento dei nuclei d'origine nei giudizi di separazione infatti, consentire anche ai nonni la possibilita' di intervenire rischierebbe di ingolfare ulteriormente la macchina della giustizia in una materia delicatissima come questa. Sbagliata la previsione dell'esclusione di un genitore dall'affidamento e l'opposizione all'affidamento condiviso'.
Per l'Oua e' inoltre 'inaccettabile l'ipotesi di mediazione familiare obbligatoria, secondo il modello gia' vigente della mediaconciliazione in altre materie del civile. Un meccanismo non a caso all'esame della Corte Costituzionale che non riduce le controversie e che limita i diritti dei cittadini".
Forte preoccupazione desta, poi, l'eliminazione del riferimento all'interesse morale e materiale dei figli misura che, per Nicoletta Variati, presidente della commissione Famiglia dell'Oua, "compromette l'esercizio del potere ufficioso del giudice in difesa dell'interesse primario del minore, ma non basta. Viene tagliata la possibilita' di disporre indagini per individuare la capacita' reddituale dei genitori, il che rappresenta 'un regalo' per coloro che occultano redditi e patrimoni per sottrarsi agli obblighi nei confronti dei figli'.
 'Sparisce dal disegno di legge -ha aggiunto ancora Variati- quel riferimento al diritto del minore a godere, dopo la separazione, del tenore di vita precedente, insieme al diritto al godimento della casa familiare in caso di convivenza more uxorio del coniuge affidatario, misura che ha pesanti ricadute sui minori stessi".
Secondo il presidente de Tilla, "negli ultimi anni l'affidamento condiviso dei figli, introdotto con la legge 54/2006, e' stato ampiamente applicato. Lo dimostrano i dati dell'Istat e del ministero della Giustizia secondo cui, nel 2008, l'affidamento condiviso e' stato applicato nell'83% delle separazioni consensuali e nel 52,1% di quelle giudiziali'.
"Ai dati numerici sull'affido condiviso corrisponde un profondo cambiamento culturale della funzione di genitori -ha concluso il presidente dell'Oua- la legge 54/2006 si fonda sul principio della bigenitorialita' e, per quanto quella legge sia migliorabile, qualsiasi problema nel processo di crescita di un figlio di fronte alla separazione dei genitori non potra' essere risolto in alcun modo dalle norme imperative indicate nei disegni di legge in discussione".
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Di Loredana Morandi (del 02/07/2011 @ 09:02:07, in Magistratura, linkato 2004 volte)
Associazione Nazionale Magistrati
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/anm_100_anni.jpg
Audizione Commissione Giustizia Senato
in merito ai ddl n. 1880-B e connessi
(prescrizione e durata del processo)




L'Associazione nazionale magistrati ritiene che la regolamentazione contenuta nel disegno di legge non trovi riscontro in altri ordinamenti, a livello europeo e internazionale, e non abbia nulla a che vedere con i principi del giusto processo.
Nell'interpretazione della Corte europea dei diritti dell'uomo si afferma, infatti, la necessità che gli Stati membri si impegnino a completare il giudizio entro un termine non fisso, ma ragionevolmente commisurato alla sua complessità e alla natura degli interessi in gioco e senza che comunque dalla inosservanza di tale termine possa derivare alcun pregiudizio per l'accertamento dei reati e la tutela delle vittime.
Con riferimento alle norme contenute nel ddl in esame, occorre rilevare come la fisionomia del processo penale verrebbe stravolta con una conseguente sicura agonia dei riti alternativi e una profonda crisi della cultura delle garanzie e del contraddittorio.
La prescrizione breve determinerebbe un’amnistia permanente per numerosi gravi reati, come la corruzione, l'evasione fiscale, la truffa, la truffa ai danni dello Stato, l'appropriazione indebita, l'omicidio, le lesioni colpose, quelli in materia di ambiente e di infortuni sul lavoro.
Con queste disposizioni, in relazione a una corruzione gravissima o a una frode fiscale per milioni di euro scoperte a distanza, ad esempio, di quattro o cinque anni dal fatto, l'imputato avrà la certezza dell'impunità per l'impossibilità di celebrare tre gradi di giudizio nel breve termine residuo. Non solo: avrà diritto anche alla restituzione del profitto del reato sottoposto a sequestro.
Inoltre, queste previsioni avrebbero effetti negativi sul principio di eguaglianza: l'omicidio commesso da un incensurato si prescrive prima di un furto commesso da un recidivo; per lo stesso reato commesso da due persone, una incensurata e l'altra no, si potrà arrivare alla prescrizione per l'una e alla condanna per l'altra.
Gli unici processi che potranno essere portati a termine saranno quelli nei  confronti dei recidivi e quelli relativi ai fatti indicati in un elenco che pone forti dubbi di costituzionalità. È impensabile, infatti, che il processo per una truffa di milioni di euro nei confronti dell'imputato incensurato si estingua, mentre debba proseguire il processo per una truffa da pochi euro, commessa da una persona già condannata, magari anni prima, per altro reato.
La prescrizione breve non riduce la durata dei processi. In tutti i paesi occidentali l'inizio del processo impedisce la prescrizione dei reati. In Italia, invece, i brevi termini di prescrizione sono un incentivo per l'imputato ad allungare i tempi del processo, in quanto il termine decorre persino dopo una condanna in primo grado e in appello.
Oggi, dopo la riforma del 2005, sono già circa 150mila l'anno i processi che si chiudono con la prescrizione, senza un accertamento della responsabilità dell'imputato e senza una risposta di giustizia alle istanze di chi ha subito un danno dal reato.
La prescrizione breve contrasta con le previsioni delle convenzioni internazionali in materia di lotta contro la corruzione sottoscritte e ratificate dall'Italia.
Sono necessari, invece, interventi che assicurino un'effettiva ragionevole durata dei processi e che consentano di evitare che i processi si concludano con la prescrizione.
L'Anm sostiene che per garantire i principi del giusto processo e della ragionevole durata sia indispensabile attuare riforme di carattere strutturale e organico tra cui, come priorità, la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, l'informatizzazione dei processi, l'innovazione tecnologica dei tribunali, la sospensione dei processi agli irreperibili, l’adeguamento delle risorse umane e materiali.

Roma, 30 giugno 2011
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Di Loredana Morandi (del 02/07/2011 @ 09:05:31, in Magistratura, linkato 1463 volte)
Magistratura Democratica





"Siamo di fronte al solito attacco unilaterale. Certe affermazioni tradiscono una visione della democrazia refrattaria all’indipendenza della funzione giudiziaria e insensibile alle procedure di legge tra cui il sindacato di costituzionalità delle norme.  Immaginare l’intera giurisdizione nazionale e persino la Corte Costituzionale come orchestrate da un gruppo di pubblici ministeri, è semplicemente stravagante. E sorprendono gli strali contro magistrati che fanno il loro dovere, a fronte del silenzio verso magistrati “fuori ruolo” coinvolti in inchieste sul malaffare. 

Nel pieno rispetto della separazione dei poteri, Magistratura democratica ritiene sia un dovere istituzionale, per ogni magistrato, intervenire nelle sedi competenti per segnalare eventuali profili di non compatibilità delle leggi ordinarie con la Carta Costituzionale e con le Carte internazionali. E considera fisiologico per la democrazia e un servizio al cittadino, la partecipazione dei magistrati al dibattito pubblico su riforme che riguardano la giustizia".


Piergiorgio Morosini
Segretario Generale di Magistratura Democratica


Berlusconi, esternazioni al Consiglio Nazionale del PdL:  "Quando viene promulgata una legge che non piace a Magistratura democratica e ai suoi pm questa  viene impugnata e mandata alla Corte Costituzionale composta a maggioranza da giudici di sinistra e su insistenza e pressione di questi giudici viene abrogata una legge che era stata discussa e votata dal Parlamento, ho spiegato questo ad alcuni cittadini che mi hanno detto che allora e' inutile andare a votare".

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Di Loredana Morandi (del 02/07/2011 @ 09:39:20, in Osservatorio Famiglia, linkato 1496 volte)
Sul tema della violenza ai danni di minori ci sarebbe molto da lavorare, ma manca il leader ed i reale interesse della politica. Persino il Vaticano è più aggiornato dell'Italia in tema prescrizioni (il reato del chierico decade 10 anni dopo la maggiore età della vittima), mentre le pene ai pedofili in Italia sono all'acqua di rose. L.M.

Violenta per anni la nipotina, non sarà punito


Un cagliaritano ha abusato della nipote per dodici anni. Il Tribunale l'ha riconosciuto colpevole, ma il reato è prescritto. Ex vittima di un pedofilo: «Abolire la prescrizione»


di T. Ferrari · 01 luglio 2011

Per dodici anni un cagliaritano ha abusato della nipotina. Ha iniziato quando la bambina aveva solo 4 anni, ha smesso quando ne aveva ormai sedici. Processato, è stato riconosciuto colpevole degli abusi, ma non sconterà nessuna condanna, poiché il reato è ormai prescritto.
Ne dà notizia il quotidiano La Nuova Sardegna. Lo zio "orco", che oggi ha 46 anni, è stato processato con rito abbreviato. Il pm del Tribunale di Cagliari, Rossana Allieri, ha chiesto una condanna a quattro anni e quattro mesi di reclusione.

Molte le prove contro l'uomo, tra cui anche alcuni sms che lui stesso ha inviato sul telefonino della nipote per chiederle perdono. Durante il processo, si è scoperto anche un altro particolare terribile: l'uomo avrebbe abusato anche della sorellina della vittima.

Nonostante questo, l'uomo non «pagherà». Il giudice Giorgio Altieri ha dovuto riconoscere la prescrizione del reato.Tuttavia, non ha assolto l'imputato, ma nella sentenza ha motivato la sua decisione sottolineando come la denuncia della ragazza sia stata dettagliata e credibile.

«Questo di Cagliari non è l'unico caso. Bisognerebbe abolire la prescrizione per i reati di abuso sessuale sui minori. Noi lo chiediamo da anni, abbiamo anche fatto una petizione online, ma nessuno finora ci ha ascoltati». Mario Marchese, 29 anni, ex vittima di un prete pedofilo, è il presidente di Associazione per la Mobilitazione Sociale, che aiuta le vittime di pedofilia.

Dopo quanto tempo si prescrive la violenza su minori?
«Dieci anni. Bisognerebbe abolirla, o innalzare il termine a venti. Molte vittime denunciano quando sono grandi ed è passato tempo dalle violenze. Spesso, si sentono rispondere che il reato è prescritto».

Che cosa possono fare in questi casi?
«Denunciare comunque. A volte è capitato che, dopo una denuncia, si è scoperto che il pedofilo violentava altri bambini. Certo, è una magra consolazione che il proprio aguzzino paghi per aver fatto male ad altri. Poi c'è il risarcimento civile».

Cioè?
«Il reato si prescrive penalmente, ma si può comunque fare la causa civile. Senza la condanna penale è più difficile ottenere giustizia, ma almeno si può cercare di recuperare i soldi delle spese per gli psicologi. La maggior parte degli ex bambini abusati ne ha bisogno per superare i traumi. Ecco perché è importante che si ottengano i risarcimenti».

http://www.vanityfair.it/news/italia/2011/07/01/cagliari,-violenta-per-anni-la-nipotina,-reato-prescritto
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Di Loredana Morandi (del 06/07/2011 @ 09:51:10, in Magistratura, linkato 1522 volte)
Rignano Flaminio/ CSM Vietti,
processo si svolgera' regolarmente


Martedi, 5 Luglio 2011 - 21:05

(AFFARI ITALIANI)  Il processo sui presunti abusi sessuali ai bambini della scuola materna Olga Rovere di Rignano Flaminio si svolgera' regolarmente e non dovra' ripartire da zero cosi' come si era ipotizzato per la collocazione fuori ruolo, per consentire di far parte della commissione per il concorso in Magistratura, di uno dei giudici del Collegio, Marzia Minutillo Turtur. Il Consiglio superiore della magistratura ha infatti revocato la decisione di mettere 'fuori ruolo' il giudice. "E' difficile avere il quadro delle esigenze dei processi di ogni magistrato - ha detto il vice presidente del Csm, Michele Vietti, nel corso di un'intervista rilasciata al Tg1 - della loro qualita' e quantita'. Quando ci siamo resi conto che per i fatti di Rignano il processo rischiava di ricominciare da capo il comitato di presidenza del Csm ha chiesto alla Commissione di restituire questo magistrato al suo processo".


Abusi nella scuola di Rignano, processo da rifare
Uno dei giudici è stato messo 'fuori ruolo'

I difensori di due degli imputati non hanno accettato l'uso degli atti svolti fino a questo momento davanti al tribunale di Tivoli

Roma, 4 luglio 2011 - Un giudice del collegio va “fuori ruolo” e il processo per i presunti abusi dei bambini della scuola materna ‘Olga Rovere’ di Rignano Flaminio, deve ricominciare dall’inizio. Oggi i difensori di due degli imputati, la maestra Patrizia Del Meglio e l’autore tv Gianfranco Scancarello, non hanno prestato il consenso all’uso degli atti svolti fino a questo momento, a partire dal settembre 2010, davanti al tribunale di Tivoli.

Il processo ricomincerà da zero. E’ una diretta conseguenza - secondo il ragionamento offerto da diversi legali - del collocamento fuori ruolo, disposto dal Csm, di uno dei componenti il collegio giudicante. Si renderà quindi necessaria una nuova composizione del collegio composto dal presidente Mario Frigenti e dal giudice Barbara Callari. L’auspicio del presidente è che già per il 13 luglio il Csm abbia assegnato un nuovo giudice al tribunale di Tivoli, di modo da poter stabilire un nuovo calendario.

Oltre ai coniugi Scancarello-Del Meglio sono sotto accusa le maestre Marisa Pucci, Silvana Candida Magalotti e la bidella Cristina Lunerti. Violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza, sono i reati contestati a seconda delle singole posizioni.

http://qn.quotidiano.net/cronaca/2011/07/04/537509-abusi_nella_scuola_rignano_processo_rifare.shtml
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Fitto, Cassazione lo proscioglie

ma il magistrato di Bari lo vuole imputato



Quando la giustizia diventa ingiustizia. Il caso del ministro Raffaele Fitto è davvero esplicativo. Il suo difensore, il deputato Francesco Paolo Sisto,  ha  chiesto oggi  e per la seconda volta ai giudici nel processo in cui è imputato a Bari che sia cancellata per lui l’imputazione di associazione per delinquere per la quale è stato prosciolto in via definitiva dalla corte di Cassazione il 18 gennaio scorso. Il pubblico ministero d’udienza della procura di Bari, però, sembra che abbia rifiutato inspiegabilmente di accettare la sentenza degli Ermellini creando disappunto e incredulità. A prosciogliere Fitto dal reato di associazione per delinquere nel processo in cui è imputato a Bari fu il giudice dell’udienza preliminare, l’11 dicembre 2009, affermando la sua completa estraneità. 

Una situazione che potrebbe solo definirsi kafkiana come spiega ancora l’avvocato di Fitto. «Nella decisione – dice – il gup dichiarava esplicitamente che Raffaele Fitto non avrebbe mai dovuto essere indagato per quel reato. Tale decisione è stata confermata il 18 gennaio 2011 dalla Cassazione, respingendo l’appello della Procura con motivazione, se possibile, ancora più perentoria. Ebbene, nonostante questo, nel processo è ancora presente l’imputazione che vedrebbe Raffaele Fitto accusato di associazione per delinquere. Il dato è sconcertante». Cosa dirà il procuratore della Repubblica di Bari di fronte all’inusuale atteggiamento del suo pm? Insomma, se un cittadino è prosciolto definitivamente e con sentenza di Cassazione e si vede ancora imputato forse dovrebbe intervenire (d’ufficio) il Csm a dirimere immediatamente casi così eclatanti. Intanto, il ministro Fitto fa sapere che «valuterà attentamente il da farsi, essendo ormai intollerabili gli effetti negativi di tutto questo». Reda/OLN


http://www.online-news.it/2011/07/04/fitto-cassazione-lo-proscioglie-ma-il-magistrato-di-bari-lo-vuole-imputato/
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Di Loredana Morandi (del 07/07/2011 @ 10:27:45, in Magistratura, linkato 1755 volte)

Il giudice onorario non è competente  per l'infortunio mortale e rimette il procedimento al giudice togato.  L.M.

Morì schiacciato da un traliccio

Dopo sei anni nessuna giustizia



Infortunio sul lavoro, il processo riparte da zero: il fatto avvenne nel 2005 a Mogliano, dove Bianconi stava sistemando i pali dell’Enel

Macerata, 5 luglio 2011 - Colpo di scena al processo sull’infortunio mortale avvenuto nelle campagne di Mogliano, nel novembre del 2005. Ieri mattina in tribunale a Macerata era attesa la sentenza, ma il giudice Paolo Properzi ha invece reso nota un’ordinanza, con la quale ha dichiarato di non potersi pronunciare sulla vicenda. Il processo dunque è stato affidato a un nuovo magistrato, il giudice Giovanni Manzoni, che ha fissato la prossima udienza per il 19 luglio. Sono passati già sei anni dal fatto, e ci sono state 14 udienze per ascoltare i numerosi testimoni e tutti i periti delle parti per ricostruire l’accaduto, ma ora si dovrà ricominciare da capo.

Il processo riguarda la morte di Sandro Bianconi, 37 anni, di Gualdo Tadino, avvenuta mentre l’operaio stava sistemando i nuovi pali per l’Enel. Un traliccio cedette trascinandolo a terra e uccidendolo sul colpo. Un altro operaio, Francesco Angeloni di Gubbio, rimase gravemente ferito. Per quell’infortunio sono imputati di omicidio colposo un dirigente dell’Enel, Giampaolo Veglio, e poi i responsabili delle ditte umbre che stavano eseguendo i lavori: Anacleto Fioroni e Giacomino Clementi di Gubbio, Maurizio Betti di Perugia e Luciano Annibali di Gualdo Tadino. Per tutti il pm (l’avvocato Sabina Antognozzi) aveva già ha chiesto le condanne: due anni e otto mesi di reclusione per Fioroni e due anni e sei mesi per Veglio, Betti e Annibali.

Al termine dell’ultima udienza, però, lunedì scorso, i difensori degli imputati avevano sollevato un’eccezione: la materia non sarebbe tra quelle che possono essere trattate dai giudici onorari, ma solo dai magistrati “togati”; visto dunque che il giudice Properzi è un magistrato onorario, non avrebbe potuto pronunciarsi. Questo principio è stato ribadito dalla Cassazione nel 2010, anche se nel 2011 un’altra sentenza della stessa Corte ha riconosciuto la possibilità di deroghe in caso di carenza di organico o motivi di urgenza. Il tribunale in questo caso ha ritenuto che non ci fosse modo di superare la limitazione, dunque il fascicolo è stato affidato a un magistrato togato. Una decisione che ha lasciato grande amarezza soprattutto nelle parti civili (la moglie e i tre figli di Bianconi), anche perché loro stesse all’inizio del processo avevano sollevato questa eccezione, che però era stata respinta.

Paola Paganelli

http://www.ilrestodelcarlino.it/macerata/cronaca/2011/07/05/538221-mori_schiacciato_traliccio.shtml
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Di Loredana Morandi (del 07/07/2011 @ 10:33:08, in Magistratura, linkato 1576 volte)

Processo Ruby

Camera e toghe, il conflitto di attribuzioni c'è


Roma, 06-07-2011

La Corte Costituzionale - secondo quanto si e' appreso - ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzioni sollevato dalla Camera nei confronti della procura e del gip di Milano che, rispettivamente, hanno indagato e rinviato a giudizio immediato il premier Silvio Berlusconi con le accuse di concussione e di prostituzione minorile nell'ambito del caso Ruby.

La decisione di oggi e', pero', solo un preliminare via libera: il conflitto sara' deciso nel merito tra qualche mese. Non prima del prossimo inverno, dunque, si sapra' se la Consulta accogliera' o meno la richiesta votata a maggioranza dell'aula Montecitorio di annullare tutti gli atti di indagine sul caso Ruby e il decreto di giudizio immediato del premier.

"Nell'odierna camera di consiglio - e' scritto nella nota ufficiale di Palazzo della Consulta - la Corte ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzioni tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati nei confronti della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano e del Gip presso lo stesso Tribunale, a seguito della richiesta di giudizio immediato da parte della Procura e del decreto di giudizio immediato emesso dal Gip nei confronti del Presidente del Consiglio, membro della Camera dei deputati".

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=154388
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Di Loredana Morandi (del 07/07/2011 @ 10:52:38, in Magistratura, linkato 1694 volte)
P4: LEPORE, LA GENTE SI INDIGNI
PER CONTENUTO INTERCETTAZIONI


(ASCA) - Roma, 24 giu - ''Una cosa grave e che mi preoccupa e' che la gente si sgomenta e si arrabbia per la diffusione delle intercettazioni, ma non per il contenuto delle stesse. Questo e' molto grave''. Lo ha detto il procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore, intervenuto oggi a ''24 Mattino'' su Radio 24, per parlare dell'inchiesta P4: ''Io vorrei vedere un po' di indignazione per i contenuti - ha aggiunto Lepore - invece si cerca di delegittimare i magistrati dicendo che cerchiamo pubblicita', il che non e' vero. I fatti venuti fuori attraverso le intercettazioni non sono solo gossip, che peraltro noi vorremmo evitare, ma la legge ci impone di depositare tutti gli atti, con gli allegati''.

Lepore ha poi replicato al ministro Alfano: ''La sua uscita e' dettata da una motivazione politica. E' un sistema che purtroppo notiamo da un po' di tempo. Verso determinate indagini si cerca di delegittimare i magistrati e le attivita' investigative dicendo che attraverso le intercettazioni facciamo gossip. Ma non e' cosi', il ministro Alfano, che stimo e conosco bene, sa benissimo che la Procura di Napoli non fa queste attivita'''. Sul costo delle intercettazioni Lepore e' stato vago: ''Non sappiamo quanto siano costate, l'indagine e' ancora in corso, certo non e' una cosa di poco conto''. Il procuratore capo ha poi annunciato un'iniziativa della Procura: ''Alcuni reati non sono stati contestati al Bisignani perche' il giudice ha fatto un'interpretazione sull'indisponibilita' di alcune intercettazioni. Cosa che noi non condividiamo e contro la quale presenteremo oggi stesso appello per vedere riconosciuto il nostro punto di vista''.

Infine il procuratore ha confermato, come scritto nelle carte, di avere partecipato a un pranzo con uno degli indagati, l'ex pm Alfonso Papa: ''Eravamo a casa di amici e c'era anche il dottor Papa, collega che conosco da anni.

Dovetti andare pur sapendo gia' dell'inchiesta perche' la mia assenza poteva insospettirlo. Ma era un pranzo con 40 persone, tutti amici, non personaggi particolari. C'e' qualcuno che ha riferito questo episodio che non ha alcuna rilevanza''. com-rus (Asca)


P4: COSTA (PDL),
PROCURA NAPOLI NON FA BELLA FIGURA
 

(ASCA) - Roma, 6 lug - ''Al di la' di chi abbia torto o ragione, la procura di Napoli non ci fa certo una bella figura''. E' il commento di Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione Giustizia alla Camera e componente della giunta per le autorizzazioni di Montecitorio, lasciando la sala della Giunta per le autorizzazioni a procedere dopo aver ascoltato la memoria difensiva di Alfonso Papa, coinvolto nell'inchiesta P4.  ceg/sam/alf


P4/ Ferranti (Pd): Papa non protagonista di caso Cordova al Csm
L'allora procuratore di Napoli trasferito d'ufficio
 

Roma, 6 lug. (TMNews) - "Ricordando gli episodi che portarono al trasferimento del procuratore di Napoli Agostino Cordova non mi risulta che gli atti del Csm riportavano un ruolo da protagonista di Alfonso Papa". Lo ha detto la capogruppo del Pd in commissione Giustizia e componente della Giunta per le autorizzazioni della Camera, Donatella Ferranti, richiamando gli atti della lunga istruttoria compiuta dall'organo di autogoverno delle toghe a carico dell'allora capo dei pm napoletani, che nel 2003 si è conclusa con il trasferimento d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale di Cordova. A Cordova il Csm contestò, tra l'altro, "inadeguatezze" alla guida dell'ufficio dei pm e "scontri" con i vertici degli uffici giudiziari del capoluogo campano.
 
A richiamare la vicenda è stato oggi lo stesso Papa, sul quale pende la richiesta di arresto nell'ambito dell'inchiesta P4, nella difesa iniziata stamattina in Giunta a Montecitorio. Il deputato Pdl ha fatto risalire l'accusa che motiva la richiesta di arresto in carcere a un "intento persecutorio" di una parte della magistratura napoletana (i pm Miller, Woodcock, Marconi, Mancuso, Curcio) contro di lui, 'reo' di avere preso all'epoca le parti del procuratore Cordova nel 2000.
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Di Loredana Morandi (del 07/07/2011 @ 11:16:50, in Magistratura, linkato 1722 volte)
P4: CASCINI (ANM), DA PAPA ATTI GRAVI
A PRESCINDERE DA REATI
 

(ASCA) - Roma, 6 lug - ''Ci sono condotte e comportamenti dell'on. Papa che possono essere oggetto di un giudizio severo e critico, indipendentemente dalla valutazione della vicenda giudiziaria''. Cosi' il segretario dell'Anm Giuseppe Cascini, intervenuto a ''24 Mattino'' su Radio 24, ha parlato del caso del parlamentare del Pdl, che e' anche magistrato, e sul quale pende una richiesta di arresto nell'ambito dell'inchiesta P4.

''Non interessa che ci sia reato o no - ha aggiunto Cascini -. Il fatto di abitare in una casa pagata da un imprenditore appanna l'immagine di indipendenza e imparzialita' di un magistrato. Un magistrato la casa se la deve pagare da se', non deve avere un appartamento pagato da un imprenditore che dice di aver paura di questo magistrato e delle sue capacita' di interferire nella sua vita. Questi sono fatti oggettivi. Se e' reato o no non lo so, ma questo a me basta a dire che sono comportamenti lontani mille miglia dalla mia idea di essere magistrato. Per questo noi come Anm abbiamo chiesto ai Probiviri di valutare la compatibilita' di certi comportamenti con l'appartenenza all'associazione da parte dell'on. Papa''.

Cascini ha paragonato questa reazione a quella della politica: ''Se la politica imparasse a fare i conti in casa propria prescindendo dalle inchieste giudiziarie, forse staremmo tutti meglio - ha detto -. Abbiamo da molti anni una situazione di tensione tra la politica e la giustizia. Questo dipende principalmente da un'incapacita' della politica di guardare al proprio interno in maniera severa, prescindendo dalle decisioni dell'autorita' giudiziaria''. com-ceg/sam/alf


P4: PAPA, CONTRO DI ME CACCIA ALL'UOMO
PER ODI, RANCORI E GELOSIE
 

(ASCA) - Roma, 6 lug - Il chiaro intento persecutorio da parte dei magistrati, rivendicato dal deputato del Pdl Alfonso Papa davanti alla Giunta per le Autorizzazioni della Camera, ''e' arricchito - spiega lo stesso Papa parlando sempre in terza persona - dal comportamento scorretto e interessato di alcuni coindagati e di persone a questi legate da interessi di varia natura e da una campagna stampa sapientamente costruita per demonizzare e distruggere l'immagine del Papa come onorevole, come magistrato come uomo''.

Una manovra che, secondo il deputato del Pdl, si articola in tre punti: ''con la strumentalizzazione giudiziaria di odi, rancori e gelosie presenti contro Papa nell'ambiente del distretto di Napoli e assurte a procedimento penale''. Poi con ''l'attuazione di modalita' di indagine poste al di fuori di tutti i principi fissati dalla legge e dalle regole deontologiche, nonche' con gravissima ed evidente violazione delle prerogative parlamentari''. E infine con ''l'adozione di un provvedimento sapientemente articolato ma povero e apodittico sotto il profilo indiziario, privo di effettivita' con riferimento ai presupposti della misura concessa, del tutto mancante dei presupposti di competenza territoriale, nota agli inquirenti e maliziosamente obliterata al fine di proseguire quella che piu' che una indagine appare come e una vera e propria 'caccia all'uomo'''. Papa e' coinvolto nell'inchiesta sulla cosiddetta P4.   com-ceg/sam/alf


P4: PAPA (PDL), IO PERSEGUITATO DA
EX COLLEGHI MAGISTRATI
 

(ASCA) - Roma, 6 lug - Il deputato del Pdl Alfonso Papa si difende affermando con chiarezza di essere vittima di ''fumus persecutionis'' praticato contro di lui dai suoi ex colleghi magistrati a cui era ''particolarmente inviso''. E' questo il senso della memoria difensiva esposta oggi da Papa, coinvolto nell'inchiesta P4, davanti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera. Secondo quanto riferiscono alcuni componenti della Giunta, il deputato del Pdl avrebbe detto che ben cinque magistrati legati al Distretto ed alla procura di Napoli sono stati sentiti violando le regole della competenza funzionale e con un fine che non puo' non definirsi persecutorio.

Secondo Papa, i magistrati artefici della ''persecuzione'' sarebbero ''Miller, Marconi, Mancuso, Curcio e Woodcock'', a questo proposito il deputato del Pdl ricorda lo stretto rapporto che vi e' tra Woodcock e De Magistris. La ricostruzione dei fatti, esposta da Papa, e' partita dal 2000, quando in veste di sostituto procuratore a Napoli prese le parti dell'allora Procuratore capo Agostino Cordova. E racconta che sin dal 1999 si apri' un violento dissidio tra alcuni sostituti procuratori ed il Procuratore Cordova, dissidio che culmino' in una raccolta di firme per allontanare Cordova. I promotori di queste firme furono proprio De Magistris e Curcio.   ceg/sam/alf
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