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 disoccupazione... di Lunadicarta
 
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Io non sono mai stato un giornalista professionista, che vende la sua penna a chi gliela paga meglio e deve continuamente mentire, perchè la menzogna entra nella qualifica professionale. Sono stato giornalista liberissimo, sempre di una sola opinione, e non ho mai dovuto nascondere le mie profonde convinzioni per far piacere a dei padroni o dei manutengoli.

Antonio Gramsci
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/06/2011 @ 19:28:06, in Magistratura, linkato 1469 volte)

Operazioni finanziarie sospette
Anche Milano indaga su Bisignani

La Procura del capoluogo lombardo apre un fascicolo senza titolo di reato né indagati. Trasmessi atti da Napoli


MILANO - Anche Milano indaga su Luigi Bisignani. La procura del capoluogo lombardo, infatti, ha aperto un fascicolo su un paio di operazioni finanziarie sospette effettuate nel 2010 dall'uomo d'affari. La vicenda non ha però nulla a che vedere con quella della P4 e della «rete» di Bisignani, accusato dai pm napoletani di associazione per delinquere e associazione segreta nell'ambito dell'inchiesta sulla P4 e ora agli arresti domiciliari.

MODELLO 45 - Il fascicolo aperto a Milano, iscritto a "modello 45" e dunque senza titolo di reato né indagati, è stato affidato al pm Roberto Pellicano dopo la trasmissione, avvenuta tempo fa, di alcuni atti da parte della procura di Napoli.

Redazione online
27 giugno 2011

Fonte Corriere Sera
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Sto raccogliendo in giro parecchie testimonianze, specie nell'ambito dell'avvocatura impegnata socialmente e nell'associazionismo. Tutti, uniformemente, sono preoccupati dall'allontanamento del pm Ferraro. Io che ho avuto occasione di incontrarlo tempo fa continuo a ritenermi stupita della sua sospensione. L.M.

Melania, pm sospeso.

Il legale Carta: Ferraro minacciato,
forse da militari


Nell'attesa che le indagini sul giallo di Ripe di Civitella, la località in provincia di Teramo dove il 20 aprile venne trovato il cadavere di Melania Rea, la ventinovenne di Somma Vesuviana uccisa con decine di coltellate e per il cui omicidio è indagato il marito Salvatore Parolisi, un'altra vicenda dai contorni oscuri continua a tenere banco. Almeno tra quelle poche testate - e questo giornale è una di esse - che hanno reputato di fondamentale importanza rendere noto quanto sta accadendo nella Procura di Roma.

Il 16 giugno scorso il Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) ha deliberato la sospensione per quattro mesi del pm Paolo Ferraro, motivando il provvedimento con la presunta infermità mentale di quest'ultimo. Per il protagonista, però, la decisione del Csm non è altro che il pesante dazio comminatogli per essersi interessato di una questione che, se confermata e approfondita, potrebbe destabilizzare l'establishment militare e, forse, non solo quello.
Paolo Ferraro ha denunciato la presunta esistenza di una 'setta satanica massonica' al cui centro ci sarebbero numerosi esponenti dell'esercito: la vicenda, come se non bastasse, potrebbe essere in qualche modo legata all'omicidio Rea. Ma tutte queste rischiano di rimanere soltanto supposizioni perché, se il corso degli eventi non cambia, il magistrato sarà sospeso - e tra quattro mesi destituito completamente? - perché ritenuto non solo inattendibile ma anche inabile nello svolgimento del suo ruolo.
Per chiarire i contorni della vicenda, i retroscena e le prospettive future di questa storia che, inspiegabilmente, sembra rimanere ai margini dell'agenda delle maggiori testate giornalistiche, abbiamo parlato in esclusiva con l'avvocato Giorgio Carta, il legale del pm Ferraro.

- Avvocato Carta, il provvedimento preso dal Csm chiama in causa un episodio accaduto più di due anni fa: nel 2008, Ferraro denunciò il "plagio" della compagna che sarebbe stata indotta a svolgere attività di prostituzione all'interno della propria abitazione. Il pm, dopo aver sostenuto di possedere delle 'prove' multimediali, ritrattò le accuse, giustificandole come conseguenze di un periodo ricco di stress, al punto da sottoporsi a sedute psichiatriche.
Cosa ci sa dire di quella vicenda?
Premetto, innanzitutto, che il dottor Ferraro non ha mai ritrattato alcuna delle proprie denunce. Anzi, se vogliamo, le sue attuali vicissitudini personali sono diretta conseguenza del fatto che il medesimo, ostinatamente, non ha mai desistito dal proposito di svelare e far accertare l’attività di una setta che, secondo le sue osservazioni, avrebbe come base operativa la cittadella militare della Cecchignola, ma che avrebbe diramazioni presso altri luoghi di interesse militare presenti nel territorio nazionale.
Aggiungo che gli atti sessuali cui il dottor Ferraro fa riferimento nelle proprie denunce non sarebbero riconducibili ad un’attività di prostituzione, quanto piuttosto alla ritualità di sette aventi una possibile matrice satanica.
Quanto infine alle prove multimediali addotte, esse consistono in registrazioni audio, purtroppo di cattiva qualità, il cui possesso non è stato mai smentito o ritrattato dal magistrato.

- Gli ultimi sviluppi sono quindi riconducibili alla denuncia del 2008?
Non esiste una seconda indagine, ma è sempre l’originaria ricerca che viene fatta oggetto di successive denunce, allargatesi via via con riferimento alle “coperture” eccellenti che avrebbero ricevuto i personaggi e i fatti oggetto di accertamento.
I file audio sono sempre quelli iniziali e sono stati sottoposti al vaglio della magistratura che, però, come è noto, li ha ritenuti irrilevanti e insufficienti a provare gli intrecci denunciati dal dottor Ferraro.
Da questo momento, il magistrato ha avuto la sensazione di essere stato isolato. Sensazione suffragata da diversi inviti a desistere dall’approfondire la vicenda che gli sarebbero stati rivolti a tutti i livelli.

- Con l'intento di dissuaderlo dai suoi propositi investigativi, il magistrato avrebbe ricevuto anche minacce. Lo può confermare?
I fatti in questione sono oggetto di accertamento presso il Tribunale di Perugia, essendo stati debitamente denunciati. Il dottor Ferraro ha infatti fatto presente di essere stato più volte avvicinato da personaggi di probabile estrazione militare, ma anche di avere, per esempio, subito un incendio sospetto nel terrazzo di casa sua.

- Come giudica quello che sembrerebbe un vero e proprio ostruzionismo da parte del Csm? Conseguenza del timore che l'indagine potesse scoperchiare un 'vaso di Pandora' particolarmente grande?
Noi lamentiamo, non tanto un ostruzionismo da parte del Csm, che comunque ha respinto diverse richieste difensive del mio assistito, e tra queste la mia stessa nomina nell’ambito del procedimento di dispensa, quanto piuttosto un’anomala impazienza di chiudere il procedimento medesimo.
Nonostante la gravità dei possibili effetti giuridici – stiamo parlando di una possibile destituzione – il Csm ha spesso avvertito il dottor Ferraro sulle scadenza procedimentali con preavvisi davvero irrisori, tali quindi da non consentirgli la migliore difesa procedimentale.
Consideri che la convocazione per l’assegnazione del quesito al perito medico nominato è avvenuta via fax nella stessa mattina in cui si è tenuta. La conseguenza è stata è che il dottor Ferraro no ha potuto presenziare assistito dal suo difensore né dal suo perito di parte, che è il criminologo Francesco Bruno.
Ciò nonostante il Csm ha proceduto lo stesso, con un atteggiamento che francamente fatico a spiegarmi.
Anche il collocamento in aspettativa per quattro mesi appare di dubbia legittimità visto che il perito nominato dal Csm per accertare le condizioni di salute del magistrato non ha ancora concluso i propri lavori.

- A tal proposito, quali saranno le vostre prossime mosse?
In settimana, presenteremo ricorso al TAR per chiederne l’annullamento e la sospensione.

- L’aspettativa per 4 mesi decisa dal Csm la considera una fase transitoria in vista di una definitiva estromissione dalla magistratura?
Certamente è l’ipotesi più probabile. Con il ricorso al TAR, noi contestiamo il fatto stesso che il Csm possa cautelarmente collocare in aspettativa un magistrato. La legge non prevede siffatta potestà cautelare.

- Circolano voci circa una presunta richiesta di Tso (Trattamento Sanitario Obbligatorio, ndr) nei confronti del magistrato. Da chi è partita la proposta? E' un rischio che il suo assistito potrebbe ancora correre?
La questione è al vaglio della magistratura, quindi, al momento, preferirei non aggiungere altro.

- Ferraro non ha escluso che le sue 'scoperte' possano essere legate con quanto avvenuto a Ripe di Civitella. Il magistrato avrebbe visto Carmela Melania Rea all'interno della Procura di Roma. A quando risalirebbe l'incontro? Pensate che la vittima di Ripe di Civitella possa essere stata in qualche modo a conoscenza della 'setta' di cui parla il pm?
E’ uno degli aspetti più inquietanti della ricostruzione fatta dal dottor Ferraro, il quale ritiene di aver visto a pochi metri da lui una ragazza molto simile alla povera Melania Rea, o ad una sua sosia, come si è soliti dire per cautela. Sarebbe accaduto una sera, intorno alle 19, pochi giorni prima che la ragazza rimanesse uccisa. Di più, al momento, non vorrei dire.

- Parlando di poteri occulti, l'avvocato viterbese Paolo Franceschetti da anni porta avanti una teoria secondo cui esisterebbe una setta esoterica, denominata Rosa Rossa, che deriverebbe da frange deviate della Massoneria italiana. La suddetta sarebbe talmente potente da riuscire a infiltrarsi a tutti i livelli istituzionali e nei diversi settori della vita pubblica. Inoltre, la crudeltà della Rosa Rossa - dedita tra l'altro anche ai sacrifici umani - starebbe dietro ai più importanti casi di cronaca nera degli ultimi decenni: dai delitti del Mostro di Firenze a quelli di Yara Gambirasio e Melania Rea.
L'inchiesta di Ferraro è entrata in contatto con tale realtà?
Allo stato, niente collega la denuncia del dottor Ferraro con la fenomenologia della Rosa Rossa.

- Come giudica l'iscrizione nel registro degli indagati di Salvatore Parolisi, marito di Melania Rea, avvenuta quasi in concomitanza con la sospensione del pm Ferraro: una coincidenza o un modo per sottolineare come il suo assistito sia 'fuori strada'?
Non sono solito pronunciarmi su ciò che non conosco. Ho letto la copiosa documentazione prodotta dal dottor Ferraro, ma non quella delle indagini di Ascoli, quindi ogni mia valutazione su possibili connessioni sarebbe azzardata e poco seria.

- Le recenti polemiche tra Unione Camere Penali e Magistratura Indipendente, inerenti ai trattamenti riservati a Parolisi sono in qualche modo ricollegabili con quanto accaduto a Ferraro? Che aria tira tra i colleghi del suo assistito: indifferenza o solidarietà?
Indifferenza non direi proprio. E’ un caso che sta comunque scuotendo la Procura di Roma, e rispetto al quale è quindi impossibile restare neutrali. La solidarietà morale di molti colleghi è tangibile ed esplicita. L’ostilità di altri, pure.

Simone Olivelli
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Di Loredana Morandi (del 26/06/2011 @ 11:25:11, in Politica, linkato 1467 volte)

Indagato il generale della Guardia di Finanza Michele Adinolfi

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/adinolfi_generale.jpg

Rivelazione di segreto e favoreggiamento le ipotesi di reato per il capo di Stato maggiore della Guardia di Finanza Michele Adinolfi

25 giugno, 23:09

Il capo di stato maggiore della Guardia di Finanza, generale Michele Adinolfi, e' indagato dalla procura di Napoli nell'inchiesta P4. I reati ipotizzati nei confronti dell'alto ufficiale sono rivelazione di segreto e favoreggiamento personale. Il generale Adinolfi, secondo gli inquirenti, avrebbe fatto arrivare - tramite un'altra persona - notizie riservate sull'inchiesta a Luigi Bisignani, principale indagato per la P4: notizie che gli sarebbero arrivate da un altro generale della Gdf, il comandante interregionale dell'Italia meridionale Vito Bardi, in servizio a Napoli, anche lui indagato e che ha chiesto che si proceda per calunnia nei confronti di Bisignani e di eventuali altre persone che lo accusano. Il nome del generale Adinolfi sarebbe emerso nel corso di un interrogatorio al deputato del Pdl Marco Milanese da parte dei magistrati Francesco Curcio e Henry John Woodcock, titolari dell'inchiesta. Il generale e' stato gia' interrogato dai pm e, secondo quanto si apprende, avrebbe negato ogni addebito. Successivamente tra i due vi sarebbe stato anche un confronto.

ANM VALUTERA' ESPULSIONE PAPA - Il comitato direttivo centrale dell'Anm ha deciso di investire il collegio dei probiviri ''per valutare la permanenza'' dell'ex magistrato Alfonso Papa nell'Associazione, alla luce di quanto emerso in seguito al suo coinvolgimento nell'inchiesta P4. La decisione e' stata presa a larghissima maggioranza, con alcune astensioni, tra cui quella - per motivi di opportunita' - di Francesco Greco, procuratore aggiunto di Napoli e coordinatore dell'inchiesta P4.

''La priorita' - ha spiegato il presidente Luca Palamara a margine della convocazione del comitato direttivo centrale per discutere il caso Papa - non puo' essere questa, ma deve essere mettere al centro la drammatica situazione degli uffici giudiziari. Altro che riforma epocale di questo passo non se ne dovra' parlare piu' perche' molti uffici chiuderanno''.

''E' davvero singolare che anziche' occuparsi dei contenuti'' dell'indagine della procura di Napoli sulla presunta P4 ''la politica si preoccupi di modificare la disciplina delle intercettazioni''. E' il giudizio del presidente dell'Anm, Luca Palamara, che oggi presiede il comitato direttivo centrale dell'Associazione chiamato a decidere se investire del caso Alfonso Papa, deputato del Pdl e magistrato in aspettativa, il collegio dei probiviri per deciderne dell'eventuale espulsione dall'Anm.

''Non vorrei - ha sottolineato Palamara - che ci preoccupassimo della pagliuzza anziche' considerare la trave''. Secondo il presidente dell'associazione delle toghe, ''i fatti che stanno emergendo sono gravi'' ma ''ancora una volta si strumentalizzano le indagini penali e si rilanciano temi che poco hanno a che vedere con le riforme urgenti della Giustizia''. Palamara ricorda che l'Anm ''ha espresso in piu' occasioni la necessita' di selezionare e stralciare il materiale irrilevante, ma in questo momento penso che debba prevalere tutto quello che sta emergendo la cui valutazione deve essere stabilita da un giudice e non dalla politica o da un ministro''.

SCHIFANI: MISURA COLMA SI TROVI INTESA - ''Ormai la misura e' colma e credo che con un grande gesto di volonta' da parte di tutte le forze politiche si possa trovare una mediazione sulle intercettazioni senza che si gridi alla legge bavaglio''. L'auspicio e' del presidente del Senato, Renato Schifani, che e' in visita ufficiale a Lecce, e che si possa trovare un'intesa vista anche l'apertura del Pd sulla questione della pubblicazione delle intercettazioni sui giornali. Apertura che Schifani definisce ''un segnale importante''.

''Mi auguro - insiste la seconda carica dello Stato - che questo capitolo possa chiudersi definitivamente perche' credo sia giunto il momento per maggioranza e opposizione evitare che il dileggio della privacy dei cittadini possa essere quotidiano''. Secondo il presidente del Senato il punto centrale e' che ''occorre intervenire con la massima attenzione a non limitare le intercettazioni come metodo di indagine perche' sono uno strumento strategico della giustizia''. ''Dobbiamo evitare pero' - ribadisce Schifani - quello che sta succedendo in questi giorni, dove sono stati dati in pasto ai quotidiani discorsi tra persone magari non coinvolte nelle indagini, discorsi che non hanno nulla a che vedere con il penale''. ''Al Paese - conclude Schifani - interessano fatti concreti, chiedono alla politica di risolvere i problemi quotidiani e non e' interessato al gossip, non e' interessato a spiare attraverso il buco della serratura''.

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Di Loredana Morandi (del 26/06/2011 @ 11:06:44, in Magistratura, linkato 1548 volte)
Hanno ragione, meglio prima che dopo. L.M.

Il suo cadavere venne trovato il 20 aprile a Ripe di Civitella

Rea, Procura vieta la pubblicazione degli atti.

Il padre di Melania: Parolisi si difenda



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania_rea_sorridente.jpg

Ascoli Piceno - (Adnkronos) - I pm di Ascoli Piceno hanno disposto il divieto di divulgazione del contenuto dell'interrogatorio del marito della vittima e degli accertamenti irripetibili. Il legale di Parolisi: ''Decisione giusta e doverosa''. Il papà della ventinovenne uccisa nel teramano: "Il marito di mia figlia deve spiegare". Parolisi non risponde ai pm. Il fratello di Melania: "Delusione e rabbia"

Ascoli Piceno, 25 giu. (Adnkronos) - La Procura di Ascoli Piceno ha disposto il divieto di pubblicazione del contenuto dell'interrogatorio di Salvatore Parolisi, indagato per l'omicidio della moglie Melania Rea, e degli accertamenti irripetibili. La ventinovenne è stata ritrovata uccisa il 20 aprile a Ripe di Civitella nel teramano.

La misura, dice all'ADNKRONOS il legale di Parolisi, l'avvocato Walter Biscotti, "è un atto giusto e doveroso".

"Sarebbe terribile se dopo aver perso la mamma, ora la piccola Vittoria perdesse, in altro modo, anche il papà", dice Gennaro Rea, il padre di Melania a 'Gente'. L'iscrizione nel registro degli indagati di Parolisi "non è certo stata una sorpresa", dice Gennaro Rea. Quello che conta per la famiglia Rea è, oggi più che mai, la piccola Vittoria: "Lei conta più di tutto e di tutti, la difenderemo e la proteggeremo". Sulle indagini il padre di Melania dice: "Ora Salvatore Parolisi deve difendersi, deve spiegare. Nel suo racconto ci sono troppi buchi neri". I rapporti tra la famiglia Rea e Salvatore non sono interrotti: "C'è la piccola Vittoria e lo ripeto, lei conta più di tutto. Ma certo - aggiunge Gennaro - quando incontriamo Salvatore c'è freddezza. Come potrebbe non esserci?".

Il caporalmaggiore dell'Esercito, interrogato ieri dai pm della Procura di Ascoli Piceno Umberto Monti ed Ettore Picardi, per la prima volta da indagato nell'omicidio della moglie, si era avvalso della facoltà di non rispondere. "Al momento il verbale è in possesso della Procura, noi non abbiamo ritirato nulla", precisa l'avvocato Biscotti.

Parolisi è l'unico indagato dell'omicidio di Carmela Melania Rea, la 29enne scomparsa il 18 aprile scorso da Colle San Marco e trovata uccisa a coltellate due giorni dopo nel bosco delle Casermette a Ripe di Civitella, nel teramano.
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Due cose da dire: Una, a Perugia probabilmente si compie l'atto dovuto, essendo implicato il figlio del dott. Toro nell'ennesima della Lobby. Due: il CSM deve reintegrare il dott. Ferraro e approfondire sulle incompatibilità ambientali. L.M.

Non è ancora chiara la contestazione che viene mossa all'ex magistrato capitolino

Inchiesta P4, aperto fascicolo a Perugia.

Indagato l'ex magistrato Toro

ultimo aggiornamento: 24 giugno, ore 20:43
Perugia - (Adnkronos) - Un fascicolo legato a quello della procura di Napoli è stato aperto a Perugia, per competenza territoriale. Negli atti risulta iscritto l'ex magistrato romano, già indagato nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dei grandi eventi.

Perugia, 24 giu. (Adnkronos) - Un fascicolo legato a quello della procura di Napoli sulla P4 è stato aperto a Perugia, per competenza territoriale. Negli atti risulta iscritto l'ex magistrato romano Achille Toro.

Toro era già indagato dalla procura perugina nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti dei grandi eventi. Fu anzi proprio il suo coinvolgimento a determinare l'arrivo dell'indagine a Perugia, competente sulle indagini in cui sono coinvolti i magistrati romani.

Il fascicolo, i cui titolari sono i pubblici ministeri Sergio Sottani e Angela Avila, è stato aperto a Perugia in seguito all'incontro che i pm perugini hanno avuto con quelli della procura di Napoli Francesco Curcio ed Henry John Woodcock nei giorni scorsi a Roma.

Non è ancora chiara la contestazione che viene mossa all'ex magistrato capitolino, ma sembrerebbe legata alla fuoriuscita di notizie dalla procura nei confronti di altri indagati dell'inchiesta sulla P4.

***

Inchiesta P4, Anm: su Papa deciderà il collegio dei probiviri.
Palamara: linea ferma e chiara

Roma - (Adnkronos) - Lo ha deciso quasi unanimemente il Comitato direttivo centrale dell'Aassociazione nazionale magistrati. Il presidente del parlamentino: "Avanti senza se e senza ma. Ciò che importa è mantenere la credibilità dei comportamenti dei magistrati''. P4, fascicolo a Perugia su presunte rivelazioni Toro su inchiesta appalti G8

Roma, 25 giu. - (Adnkronos) - Il Comitato direttivo centrale dell'Anm ha deciso quasi unanimemente che sulla vicenda di Afonso Papa, l'ex magistrato sul quale pende una richiesta d'arresto da parte del giudice di Napoli, interverrà il collegio dei probiviri. In particolare, la decisione di deferire Papa ai probiviri, che dovranno valutare sulla sua compatibilità, ha registrato due astensioni tra le quali quella di Francesco Greco, "per ragioni di opportunità", essendo il titolare dell'inchiesta sulla P4.

Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, aprendo i lavori del parlamentino presso piazza Cavour che ha stabilito il deferimento, aveva ammonito: la linea dell'Anm sarà "ferma e chiara", senza "tentennamenti" e si dovrà andare avanti "senza se e senza ma". Comunque andranno le cose, il leader del sindacato delle toghe ha messo in evidenza la necessità di affrontare la "questione morale".

"Lo scorso anno chiedemmo di fare passi indietro per l'inchiesta sulla P3. Oggi - ha affermato - chiediamo segni tangibili. La palla passerà ai probiviri ma la nostra posizione è netta perché ciò che importa è mantenere la credibilità dei comportamenti dei magistrati".

Sulla stessa scia anche il segretario generale dell'Anm, Giuseppe Cascini: "E' necessario riflettere al nostro interno sulla questione morale e interrogarci sul perché accadano queste cose". Da qui il suo appello a "rafforzare gli strumenti per capire che cosa non ha funzionato nella vicenda e perché non siamo stati in grado di vedere, prima noi delle intercettazioni, le cose che stavano accadendo quando tutti sapevano".
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Gelli: ''La P4 è un comitato carnevalesco, la Loggia P2 era una cosa seria''

Roma - (Adnkronos) - L'ex maestro Venerabile della Loggia P2 in esclusiva all'Adnkronos (AUDIO): "Bisignani ha avuto contatti ma non ha fatto nulla". Poi aggiunge: "Come si fa ad andare avanti con questo andazzo... La classe politica di oggi ci ha portato nel baratro. Ai miei tempi l'Italia era uno Stato rispettato e temuto". Inchiesta P4, il Pdl contro le intercettazioni. Alfano: "Penalmente irrilevanti e costose"

Roma, 23 giu. (Adnkronos) - In questi giorni viene spesso fatto il suo nome, soprattutto in relazione al dottor Luigi Bisignani e quello della P2 come modello della P4. Lei che ne pensa? Sono citazioni a sproposito? E perche?

''La P4 esiste nella mentalita' dei giudici, prossimamente verra' fuori la P5: ormai e' una sigla magica. La P2 era una cosa molto seria. Questa P4, se c'e', e' un comitato carnevalesco'', dice in esclusiva all'ADNKRONOS Licio Gelli, ex maestro Venerabile della Loggia P2.

A leggere le intercettazioni e le rivelazioni sull'inchiesta di Napoli, Bisignani si dimostra un personaggio con il dono dell'ubiquita', e' dovunque ci sia un problema o affari di Stato o di enti pubblici o di nomine. Sembra quasi impossibile che un uomo possa avere un numero cosi' clamoroso di relazioni. Lei, che di relazioni pure ne ha intrattenute a livello nazionale e internazionale, che ne pensa di questo brasseur d'affaires quasi inverosimile?

''Luigi Bisignani -spiega il 'Venerabile'- era iscritto alla Loggia P2. Era un ragazzo molto intelligente e intraprendente, un attivissimo collaboratore. Lo feci nominare segretario del ministro Gaetano Stammati. Da quei giorni l'ho rivisto solo una volta, nel 2004. Credo che Bisignani non abbia fatto nulla, potra' avere avuto dei contatti e basta''. Lui a livello di relazioni ''si e' fermato probabilmente soltanto all'Italia. E in Italia si fa presto a creare dei gruppi di amici opportunisti o creduloni che credono a questi rapporti che poi non concludono nulla''.

Il caso Bisignani, secondo lei, quali riflessioni suggerisce sul sistema politico e su quello istituzionale? Quali vuoti di relazioni e di competenze personali colma un tuttofare come il protagonista dell'inchiesta di Napoli?

''Ci sono soggetti che non esistono piu', come lo Stato italiano -rimarca Gelli, dalla sua residenza di Villa Wanda- Io ho vissuto quando l'Italia era un vero Stato, rispettato e temuto e magnificamente funzionante. Oggi non esiste piu' -sottolinea ancora l'ex 'Venerabile'- perche' non abbiamo nemmeno una persona di un certo spessore, di competenza e soprattutto carismatico''.

Secondo lei come si concludera' l'inchiesta cui lavora la procura di Napoli?

''Sugli esiti dell'indagine -risponde l'ex Venerabile- non posso dire nulla, non posso rispondere perche' e' difficile conoscere la mentalita' dei vari giudici. Ma non posso dire altro, la sfera di cristallo non ce l'ho piu'''.

Quanto alla P2, "non esistono nuovi elenchi - dice Gelli -. Per carita'. La P2 e' stata sciolta e sepolta. Dimenticata. Un giorno probabilmente fra cinque, sei, dieci o vent'anni, la ricorderanno come un fatto positivo''. Quella Loggia, rimarca il 'Venerabile', ''era fatta di persone cristalline e oneste. Nessun piduista e' stato mai avvicinato allo scandalo Tangentopoli''.

Per l'ex maestro Venerabile della Loggia P2, il governo "dovrebbe essere gia' terminato, come si fa a andare con questo andazzo... Le loro conversazioni sono fatte di insulti, niente che dia la dimostrazione del fare e del concordare, del costruire. Insultandosi, questo non e' possibile''. ''La classe politica di oggi -rimarca Gelli- ci ha portato in un baratro in cui non c'e' possibilita' di risalita. Ma anche molti magistrati non conoscono le loro mansioni: nei miei confronti -ricorda- fecero figure demenziali: sono stato assolto da tutto. Secondo loro avevo distrutto l'Italia...''.
 
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Di Loredana Morandi (del 26/06/2011 @ 10:33:43, in Politica, linkato 1354 volte)
'Sempre disponibili a regolare meglio la diffusione di quelle non rilevanti''

Anm: intercettazioni non sono una priorità

Roma - (Adnkronos/Ign) - Palamara-Cascini: ''Basta strumentalizzazioni, ci si preoccupa della pagliuzza anziché considerare la trave''. Intercettazioni, Pdl riparte dal ddl. Finocchiaro: ''Aperture? Da noi proposta seria''. Casini: ''Pronti a collaborare ma non impedire lavoro dei magistrati''. Inchiesta P4, aperto fascicolo a Perugia. Indagato l'ex magistrato Toro. Imprese di microspie: ''Lo Stato ci deve 500 milioni di euro''

Roma, 25 giu. (Adnkronos/Ign) - Basta strumentalizzazioni da parte della politica sulle intercettazioni. Lo afferma senza mezzi termini l'Associazione nazionale magistrati dicendo chiaramente che "è inaccettabile che le intercettazioni siano una priorità".

Il sindacato delle toghe, che oggi ha riunito il parlamentino dell'Anm per decidere sul caso di Alfonso Papa, tramite il suo presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini ricorda la disponibilità a discutere sul capitolo intercettazioni e soprattutto, per dirla con Palamara, "sulla necessità di regolare meglio la diffusione delle intercettazioni non rilevanti" a patto che non ci siano più strumentalizzazioni sul tema.

"Al momento - ribadisce Palamara - la priorità è quella di mettere mano alla drammatica situazione in cui versano gli uffici giudiziari. Di riforma epocale non si dovrà più parlare perché molti uffici chiuderanno".

Palamara, pensando al dibattito che si è scatenato in materia di intercettazioni in relazione all'inchiesta sulla P4, trova "singolare che anziché preoccuparsi dei contenuti la politica si preoccupi di modificare la disciplina delle intercettazioni. Non vorrei - lamenta ancora - che ci dovessimo preoccupare della pagliuzza anziché considerare la trave".

Riferendosi all'inchiesta sulla P4, Palamara rileva che "i fatti che stanno emergendo sono gravi e mi sembra singolare che ancora una volta si strumentalizzino le indagini penali e si rilancino temi che poco hanno a che vedere con le riforme urgenti della giustizia".

Ricorda ancora Palamara: "In più occasioni abbiamo espresso la necessità di selezionare il materiale e di stralciare quello irrilevante ma in questo momento penso debba prevalere tutto quello che sta emergendo". Insomma, sintetizza, "la valutazione e la rilevanza delle intercettazioni devono essere stabilite da un giudice, non dalla politica né da un ministro".

Sulla stessa lunghezza d'onda, il segretario generale dell'Anm Giuseppe Cascini. Che rileva: "Ogni volta che ci sono indagini giudiziarie dalle quali emergono comportamenti discutibili da parte di chi detiene il potere, la politica commette l'errore di non occuparsi delle vicende che escono dalle inchieste ma dello strumento attraverso cui emergono, preoccupandosi soltanto di fare in modo che queste cose non vengano fuori".

Cascini ribadisce l'impegno dell'Anm a studiare "un intervento che regoli lo strumento delle intercettazioni non rilevanti ben consapevoli - dice - che sarebbe pericoloso limitare il sistema delle intercettazioni come pure qualunque intervento che limiti la libertà di stampa".

All'Associazione nazionale magistrati replica per il Pdl il portavoce nazionale Daniele Capezzone. "Anche l'Anm sa che è finito il tempo in cui era possibile nascondersi dietro un dito o dietro facili e schematiche contrapposizioni'' afferma Capezzone, che parla di situazione ''indifendibile'' in materia di intercettazioni. ''Voglio leggere con positività - aggiunge - alcuni spiragli che colgo dalle pur cautissime dichiarazioni odierne degli esponenti dell'Anm, così come in quelle di ieri di esponenti del Pd. Non giova a nessuno far finta che il problema non esista".

Ma sugli 'spiragli' Anna Finocchiaro frena. "Leggo oggi di dialogo o di aperture del Pd. Non c'è dialogo e non ci sono aperture. C'è un modo serio di affrontare le questioni. Il nostro ddl è un serio punto di partenza. Le altre sono chiacchiere interessate". Per il presidente dei senatori del Pd sulle intercettazioni serve una legge che eviti "deformazioni" ma che "permetta alla magistratura di continuare ad usare questo fondamentale strumento di indagine".

Da parte sua Pier Ferdinando Casini ai microfoni di Sky Tg24 dice che ''l'Udc è pronta a collaborare a un provvedimento sulle intercettazioni solo se si tratta di qualcosa di serio fatto per evitare abusi e divulgazione di cose private. Ma se si vuole impedire alla magistratura di intercettare, questo è inaccettabile e da noi non arriverà nessuna collaborazione''.

Mentre Antonio Di Pietro, sul suo blog ribadisce che "senza se e senza ma, l'Italia dei Valori è a favore della libertà totale d'informazione e del diritto-dovere totale degli investigatori di combattere con tutti i mezzi la criminalità". ''All'interno della legge attuale - sottolinea tra l'altro Di Pietro - già ci sono gli strumenti per verificare e valutare quando un'intercettazione può essere fatta, quando depositata, quando può essere utilizzata e quando pubblicata".



Donadi: ''No a leggi bavaglio''

Intercettazioni, Pdl riparte dal ddl.

Bersani: sì confronto ma su nostra proposta

Roma - (Adnkronos/Ign) - Berlusconi: "C'è la possibilità che si riprenda il testo Mastella". Alfano: ''La pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti è anche un reato''. Frattini: ''Serve una legge prima della pausa estiva''. Gelli: ''La P4 è un comitato carnevalesco, la Loggia P2 era una cosa seria''. Inchiesta P4, aperto fascicolo a Perugia. Indagato l'ex magistrato Toro.

Roma, 24 giu. (Adnkronos) - E' sempre alta la tensione nei palazzi della politica per l'inchiesta P4. E riparte il pressing del Pdl sulle intercettazioni. Dopo l'affondo di ieri (''sono irrilevanti penalmente''), il ministro della Giustizia Angelino Alfano torna a farsi sentire con più forza: ''Oltre ad essere moralmente sbagliata, la pubblicazione delle intercettazioni penalmente irrilevanti è anche un reato da perseguire.Queste gettano un certo disdoro a chi nulla ha a che fare con l'inchiesta. Ma nessuno si fa carico di riparare al torto''.

Da Bruxelles Silvio Berlusconi rincara la dose: ''Non è un Paese civile quello in cui non c'è garanzia dell'inviolabilità delle conversazioni telefoniche che poi appaiono sui giornali senza che abbiano un risvolto penale''. Poi, rientrato a Roma, spiega quale potrebbe essere il testo di legge che punta a rivedere le norme sull'uso e sulla pubblicazione delle intercettazioni: "C'è la possibilità che si riprenda il testo Mastella". Berlusconi si riferisce al testo elaborato nella passata legislatura, dall'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella. Testo che, in fase preliminare, ottenne un parere positivo sia del centrosinistra che da parte del centrodestra.

Parole che provocano la reazione del procuratore di Napoli Giovandomenico Lepore: ''Io vorrei vedere un po' di indignazione per i contenuti - dice ai microfoni di 'Radio 24' - invece si cerca di delegittimare i magistrati dicendo che cerchiamo pubblicità, il che non è vero''. Il magistrato tira in ballo il Guardasigilli: ''La sua uscita è dettata da una motivazione politica''.

Il governo, per ora, va avanti: non con un decreto legge, ma ripartendo magari dal ddl all'esame della commissione Giustizia di Montecitorio.

Così si possono gettare le basi di ''una buona legge'' da approvare ''entro l'estate''. Il ministro degli Esteri, Franco Frattini detta i tempi: ''Spero che ci sia la possibilità di farla entro agosto'' e ''sarebbe un bell'esempio se tutte le forze politiche si mettessero insieme d'accordo'' e la approvassero ''con urgenza''.

Il Pd, per bocca di Pierluigi Bersani, è pronto a discutere, ma con un intervento ''a monte'', cioè non sulla stampa. ''Che Alfano, non proceda per decreto - precisa il leader Democrat - mi pare nella logica delle cose. Noi abbiamo una posizione, abbiamo presentato già da tempo un ddl che porta il problema alla fonte, con meccanismi per cui non vengano divulgate intercettazioni che non ha senso divulgare, che incidono sulla privacy senza avere attinenza con le indagini''.

Un'apertura ''importante'' per il Guardasigilli. "Abbiamo un testo che fa la navetta tra Camera e Senato da tre anni, abbiamo l'intenzione di proseguire sul quel testo ma riconosco che le aperture di Bersani sono importanti", afferma il ministro Alfano. "Se ci sarà un fatto nuovo in Parlamento su un tema così delicato con il Pd - continua Alfano - ci autorizzerebbe a un nuovo approccio, nelle prossime settimane vedremo i punti in comune sui quali andare avanti".

L'Idv è categorico con Donadi: ''No a leggi bavaglio. E' assurdo che il centrodestra pensi ad una legge sulle intercettazioni quando le priorità del Paese sono ben altre, a partire dalla crisi economica e sociale che sta attanagliando l'Italia''.
 
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Di Loredana Morandi (del 26/06/2011 @ 10:31:14, in Economia, linkato 2222 volte)

Imprese di microspie: ''Lo Stato ci deve 500 milioni di euro''


Roma - (Adnkronos) - Walter Nicolotti, presidente di Iliia: ''Se lo Stato chiude il rubinetto dei pagamenti dovuti, sarà difficile andare avanti. E i casi mediatici non ci aiutano''. Le aziende sul mercato: ''La crisi non ci tocca perché ci rivolgiamo ad aziende e privati''

Roma, 24 giu. (Adnkronos) - Una 'stretta' da parte del governo sul tema delle intercettazioni? ''Non ce n'è bisogno, l'effetto è già stato ottenuto con le tante imprese che sono state costrette a chiudere i battenti per effetto dei mancati pagamenti da parte dello Stato alle aziende del settore. Un credito che è arrivato ormai a 500 milioni di euro complessivi''. Lo sottolinea all'Adnkronos Walter Nicolotti, presidente di Iliia, l'associazione che raccoglie l'adesione di circa sessanta aziende specializzate nella produzione di microspie e strumenti tecnologici di supporto alle attività della polizia giudiziaria su disposizione della magistratura.

''Ci sono fatture - aggiunge Nicolotti - che attendono il pagamento addirittura dal 2006, una situazione che sta generando una moria di imprese di settore. Purtroppo - rileva - il settore risente da sempre dell'emotività che accompagna il tema delle intercettazioni. Sull'onda di casi di cronaca o di polemiche politiche, ciclicamente si sente parlare di riduzioni, limitazioni, vincoli. E alla fine chi ci rimette sono soltanto i lavoratori del settore''.

Le aziende che si occupano di installazione, produzione, assistenza tecnica e servizi di noleggio di attrezzature per l'intercettazione telefonica, ambientale e video, ''vivono quindi un momento difficile. Se lo Stato chiude il rubinetto dei pagamenti dovuti, sarà difficile andare avanti. E i casi mediatici - osserva - non ci aiutano''.

Le aziende private presenti sul mercato o attive nelle vendite on line di apparecchiature tecnologiche di questo tipo affermano di non risentire troppo della crisi. Il vero business, infatti, risiede nelle forniture ai privati o alle aziende. ''E comunque - premette Edoardo Mangiapane, titolare di 'Bonifiche Italia' - non è corretto parlare di intercettazioni in senso stretto. Noi vendiamo sistemi di videosorveglianza o apparecchiature per l'ascolto ambientale. Si tratta di tecnologie di libera vendita, poi sta a chi le compra farne un uso lecito''.

Anche alla 'D&F Electronics' di Milano sottolineano che ''un eventuale provvedimento del governo sulle intercettazioni non cambierebbe nulla''. Il settore, spiegano all'azienda specializzata in apparecchiature di controllo e localizzazione, ''risente un po' della crisi economica generale ma la situazione non dipende certo dalle polemiche di queste settimane sulle intercettazioni''.
 
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Palamara (Anm) sulle intercettazioni:
basta strumentalizzazioni.

Papa verso l'espulsione della Magistratura

 

Basta con le strumentalizzazioni che si stanno facendo sull'inchiesta P4, è «inaccettabile» sostenere che un intervento sulla disciplina delle intercettazioni sia «la priorità». Lo ha detto il presidente dell'Anm, Luca Palamara, nel corso del suo intervento al comitato direttivo centrale dell'Associazione nazionale magistrati.

Avviata la procedura di espulsione
L'Anm ha anche avviato la procedura che potrebbe concludersi con l'espulsione dal sindacato delle toghe di Alfonso Papa, magistrato in aspettativa perchè deputato Pdl, su cui pende una richiesta di arresto nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4. Il "parlamentino" dell'associazione ha deciso infatti di chiamare in causa il collegio dei probiviri, affinchè decida se Papa può restare iscritto all'Anm o se i suoi comportamenti non suggeriscano di considerarlo fuori. La decisione è stata presa all'unanimità, con solo due astensioni. Una delle quali è venuta «per ragioni di opportunità» dal procuratore aggiunto di Napoli Francesco Greco, che coordina proprio l'inchiesta sulla P4 dei pm Woodcock e Curcio.

I«Non vorrei ci occupassimo della pagliuzza, anziché della trave»
«Dobbiamo dire in maniera chiara ancora una volta, con riferimento ai fatti che stanno emergendo a seguito dell'inchiesta della Procura di Napoli - ha detto Palamara - che non si possono accettare le strumentalizzazioni dei politici». Non vorrei, ha sottolineato Palamara, «che ci preoccupassimo della pagliuzza anzichè considerare la trave».

Cascini (Anm): no a interventi che limitino la libertà di stampa
Palamara ha ricordato che l'Anm «ha espresso in più occasioni la necessità di selezionare e stralciare il materiale irrilevante, ma in questo momento penso che debba prevalere tutto quello che sta emergendo la cui valutazione deve essere stabilita da un giudice e non dalla politica o da un ministro». Il segretario dell'Anm, Giuseppe Cascini, si è detto favorevole «a un intervento che regoli le modalità di diffusione di intercettazioni non rilevanti». Ma ha aggiunto che l'associazione ritiene «in contrasto con il diritto di informazione qualunque intervento che limiti la libertà di stampa».

Inaccettabile dire che l'emergenza giustizia sono le intercettazioni
«Non possiamo accettare - ha sottolineato Palamara - che anzichè intervenire con urgenza in situazioni drammatiche che più tribunali denunciano in tutta Italia, ancora una volta l'emergenza della giustizia sono le intercettazioni. Di riforma epocale non si parlerà più ma solo perchè molti uffici giudiziari chiuderanno per la difficile situazione nella quale versano».

Si rilanciano temi lontani dalla riforma della giustizia
«I fatti che stanno emergendo sono gravi - ha detto ancora il presidente dell'Anm - ma mi sembra singolare che si rilancino temi che poco hanno a che vedere con le riforme urgenti della giustizia. Invece di preoccuparsi di ciò che sta emergendo, la politica si preoccupa di modificare la disciplina delle intercettazioni».

Schifani: troppi veleni e troppe divisioni
Da Lecce il presidente del Senato, Renato Schifani, ha lanciato un monito: «troppe divisioni, troppi veleni, stanno inquinando i posti della buona politica. Chi ha la responsabilità di governare, lo faccia con sempre maggiore determinazione. Bisogna avere il coraggio e la forza di fare le riforme che servono alla nazione. Soltanto così sarà possibile continuare il percorso virtuoso della modernizzazione: alleggerire il fisco, combattere con giustizia le evasioni, ma senza provvedimenti che possono apparire ingiusti e mortificanti; dare nuovo ossigeno alle piccole e medie imprese e a tutti i centri produttivi, tutelare e dare nuova occupazione». Sulle intercettazioni: «Ormai la misura è colma e credo che con un grande gesto di volontà da parte di tutte le forze politiche si possa trovare una mediazione sulle intercettazioni senza che si gridi alla legge bavaglio». (N.Co.)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-25/palamara-intercettazioni-basta-strumentalizzazioni-131831.shtml?uuid=AaqZJxiD

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Negli Usa vengono utilizzati dei cani da tribunale, addestrati per permettere ai giovanissimi testimoni di ricordare fatti anche spiacevoli

'Court dogs', l'esperta: cani ottimi 'mediatori' per bimbi testimoni in tribunale

 
Roma - (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell'età evolutiva dell'università Sapienza di Roma: "Si tratta di facilitatori della comunicazione che aiutano i piccoli a tranquillizzarsi''


Roma, 23 giu. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Cani in tribunale per sostenere e tranquillizzare i bimbi che devono testimoniare 'promossi' dalla psicologa. "Questi animali sono ottimi 'mediatori' in questi casi. Si tratta di facilitatori della comunicazione che aiutano i piccoli a tranquillizzarsi di fronte alle domande di adulti, sicuramente competenti, ma estranei", spiega Anna Oliverio Ferraris, docente di psicologia dell'età evolutiva dell'università Sapienza di Roma, commentando l'utilizzo sempre più frequente, negli Usa, dei court dogs, cani da tribunale, addestrati per permettere ai giovanissimi testimoni di ricordare fatti anche spiacevoli, con uno stato d'animo più sereno.

Per un bambino "l'animale - dice all'Adnkronos Salute l'esperta - è un po' come l'orsacchiotto di pezza, un oggetto traslazionale, nel senso che trasferisce su di lui sentimenti di rassicurazione che, generalmente, prova a contatto con le figure protettive. E questo consente di essere più spontanei, più liberi, nel parlare. E' la stessa ragione per la quale, quando si deve ascoltare un bambino, si utilizza una marionetta, a cui i piccoli possono rivolgersi, senza parlare direttamente con l'adulto". Insomma " il cucciolo fa da mediatore. Diventa un facilitatore della comunicazione in una situazione di stress. In questi casi, infatti, i bambini si pongono la domanda 'cosa devo dire? E' giusto o sbagliato?' Hanno paura di essere giudicati, vogliono rispondere ciò che l'adulto si aspetta da loro". Con il cane, invece, "è più facile che il bambino sia spontaneo e meno difeso. Si abbattono le barriere innalzate di fronte ad adulto estraneo. E così è sicuramente più probabile che riesca a rivelare quella che lui ritiene essere la verità". Inoltre, i cani adulti, "soprattutto di particolari razze, come i pastori, collaborano con gli operatori, rispondono bene e sono animali affettivi, che entrano facilmente in risonanza con gli stati d'animo delle persone vicine", conclude Oliverio Ferraris.


(*) Nella foto Amos, un veterano del "Canine Advocacy Program".
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