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 medioriente ... ... di Lunadicarta
 
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Agite secondo giustizia. Sorprenderete alcuni, e stupirete tutti gli altri.

Mark Twain
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 18:55:46, in Magistratura, linkato 1293 volte)
Milano, ordine d'arresto per Mora
l'accusa è bancarotta fraudolenta


La guardia di finanza di Milano sta eseguendo un ordine di arresto nei confronti dell'impresario dello spettacolo Lele Mora per bancarotta fraudolenta. Nell'aprile scorso il tribunale fallimentare di Milano aveva dichiarato il fallimento personale di Mora nonché di una delle società di cui è stato definito "il dominus", cioè la immobiliare Diana.

La richiesta di fallimento personale, ossia il divieto per Mora di esercitare qualsiasi attività imprenditoriale, era stata avanzata dai pubblici ministeri Eugenio Fusco e Massimiliano Carducci nell'ambito di un procedimento fallimentare relativo al crac della sua società Lm Management, di chiarata fallita lo scorso 11 giugno per un passivo di circa 17 milioni. Anche il curatore fallimentare della Lm Management, l'avvocato Salvatore Sanzo, aveva presentato istanza di fallimento personale per il talent scout, che ha un debito con il fisco di circa 16 milioni a cui se ne aggiungono altri 4 di debiti con privati.

Fonte Milano Repubblica
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 21:54:09, in Magistratura, linkato 1839 volte)
Non concordo con la dura esposizione di Piero Sansonetti. Non ritengo giusto criticare così il Procuratore Pignatone, in quanto mi attengo al più semplice giudizio dell'eccezionale lavoro svolto in collaborazione con la Procura di Milano e i circa 300 arresti tra gli 'ndranghetisti emigrati al nord. Dal mio umilissimo ruolo di "supporter" alle vertenze della magistratura associata preferisco credere che sia il giornalismo ad aver perduto il senso della misura e, nello specifico, la capacità di dare conto ai lettori dell' "atto dovuto". Una buona guerra tra magistrati vende tanto quanto l'omicidio di grido, mentre allo sfascio dell'Italia contribuiamo tutti. E' vero che sia forte la sensazione di veder attribuita troppa fiducia alla parola dei cd "pentiti" contro quella della Magistratura, dopo averne visti tanti parlare solo nel corso delle molteplici campagne elettorali con proclami della più varia natura. Personalmente esprimo fiducia nel lavoro di Pignatone, mentre so Cisterna innocente fino al terzo grado di giudizio. Quel che mi rimane ostico da digerire è un'immagine della magistratura allo sbando che so essere di natura berlusconiana, così ritengo lecito domandarsi il perché Sansonetti ce la riproponga.  L.M.

C’È UN POTERE FUORI CONTROLLO:
LA MAGISTRATURA



- di Piero Sansonetti

La magistratura ormai è diventata un potere fuori controllo. Rischia di fare dei danni gravi, di far saltare gli equilibri fondamentali che regolano il funzionamento della nostra società, e di devastare lo stato di diritto. Purtroppo, al momento, il mondo politico sembra cieco di fronte al pericolo. C’è solo Silvio Berlusconi che lo denuncia, ma è poco credibile perché, tra le tante vittime dello strapotere dei giudici, lui certamente è la meno innocente. I suoi nemici invece sono convinti, ahinoi, di poter trarre profitto dallo scontro tra Berlusconi e il potere giudiziario, e quindi se ne infischiano, anzi alimentano la corsa dei giudici all’onnipotenza. E' così: l’Italia è nelle mani di una classe dirigente e di un ceto politico molto poco responsabili, non all’altezza dei propri compiti.
 

Giuseppe Pignatone, Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria

La guerra tra magistrati che si è aperta in Calabria, e che ieri ha visto il procuratore di Reggio, Giuseppe Pignatone, azzannare il dottor Alberto Cisterna, numero due dell’antimafia nazionale, è uno degli esempi più limpidi, e preoccupanti, di questo impazzimento del potere giudiziario. Pignatone ha deciso di iscrivere Cisterna sul libro degli indagati  (e la notizia – chissà per quali misteriose vie! - è stata fornita al “Corriere della Sera”) sulla base della testimonianza di un pentito che nessuno, in Calabria, ritiene neppur minimamente attendibile. Mentre è opinione comune che la moralità del dottor Cisterna sia fuori discussione.

Io, che sono vecchio, mi ricordo molto bene quando, tanti anni fa, un certo pentito Pellegriti, uomo di mafia, accusò in modo generico e senza riscontri Giulio Andreotti di contatti con “Cosa Nostra”; il giudice Falcone, nel giro di due ore, fece una cosa molto semplice: incriminò Pellegriti e dispose il suo arresto.

Vi assicuro che Pellegriti, nonostante tutto, aveva più credibilità del pentito Lo Giudice detto il “nano”. Perché Falcone fu così duro con lui? Perché avendo una grandissima conoscenza della materia delicatissima del “pentitismo”, Falcone sapeva quale fosse il pericolo: che i pentiti iniziassero loro stessi a diventare protagonisti, usassero la magistratura ai loro scopi, destabilizzando e soprattutto portando la giustizia lontanissima dalla verità. Falcone aveva costruito su un pentito - Tommaso Buscetta - la sua grandiosa opera di investigazione e le sue scoperte sulla mafia, ma sapeva anche che i pentiti andavano maneggiati con grande cautela. E che bisognava, spesso, diffidare di loro.

Francamente il dottor Pignatone, nel caso di Lo Giudice, non ha mostrato grande cautela. Ha creduto a una sua testimonianza basata per altro non su conoscenza diretta e nemmeno sul sentito dire, ma su una intuizione (“avevo l’impressione che mio fratello avesse...”) e invece di reprimere la calunnia ha proceduto all’iscrizione di Cisterna nel registro degli indagati e non ha impedito che la notizia arrivasse ai giornali. Producendo un danno di immagine e di credibilità incalcolabile ad uno degli uomini chiave dell’antimafia nazionale.

Diciamo che, al momento, questa partita – cioè questa guerra nella magistratura – la sta vincendo la ’ndrangheta. La quale, potete starne certi, stasera brinda a champagne per il colpo portato a segno dal “nano”.

Cosa si può fare adesso, per impedire che il “suicidio” dello Stato prosegua? Ripeterò quello che ho detto altre volte, e ancora recentemente, in garbata e serena polemica con il dottor Pignatone.

Primo, occorre riformare la legge sui pentiti, profondamente, in modo da ridurre al minimo la possibilità dei pentiti di essere decisivi nell’orientamento delle indagini e nelle loro conclusioni, e ridimensionando consistentemente il regime premiale. I pentiti non devono essere, come sono adesso, i padroni della Giustizia.

Secondo, bisogna intervenire per spezzare il cerchio di “complicità” tra magistratura e stampa, e cioè la tendenza di pezzi importanti di magistratura ad usare la stampa come un proprio strumento “punitivo” o “ricattatorio”. E' molto difficile che la stampa possa sottrarsi a questa sua subalternità da sola, perché è difficile rinunciare alle notizie e agli scoop. E allora deve intervenire la legge.

Terzo, si deve procedere a una riforma della giustizia che restituisca alla magistratura il suo ruolo essenziale nel funzionamento di una società democratica e le impedisca di compiere continuamente irruzione in ambiti di potere che non sono suoi e di usare le proprie competenze al fine di vincere battaglie politiche e di potere. Separazione delle carriere, riforma del Csm, riforma delle intercettazioni, eccetera.

Non c’è molto tempo da perdere. L’idea che riformare la magistratura sia un atto che va nella direzione dell’aiuto alla malavita è follia. E' il contrario. Non è possibile combattere davvero la malavita con la magistratura ridotta come oggi è ridotta. Se la stessa lotta alla mafia diventa uno strumento per altre battaglie politiche, statene certi, la mafia vincerà sempre.

Piero Sansonetti, CalabriaOra - 18 giugno 2011

Ripreso da Zona di frontiera (Facebook) - zonadifrontiera.org (Sito Web)

20 giugno 2011

I precedenti citati..

Il magistrato Alberto Cisterna è stato accusato di corruzione da un pentito

Antimafia, indagato il numero due

Alberto Cisterna, uno dei vice del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, è indagato per il reato di corruzione in atti giudiziari dalla procura di Reggio Calabria, guidata da Giuseppe Pignatone. L' inchiesta è stata avviata dopo le dichiarazioni del nuovo pentito di ' ndrangheta Antonio Lo Giudice, che si è autoaccusato degli attentati del 2010 alla Procura di Reggio e allo stesso Pignatone. Alberto Cisterna ha negato ogni rapporto o coinvolgimento illegittimo.

Pagina 1
(17 giugno 2011) - Corriere della Sera
http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/17/Antimafia_indagato_numero_due_co_9_110617013.shtml

' Ndrangheta La Procura di Reggio Calabria ipotizza la corruzione in atti giudiziari. La difesa del magistrato: «Assoluta fedeltà alle leggi»

Indagato il vice di Grasso alla procura antimafia

Un pentito: Cisterna pagato per una scarcerazione Le altre dichiarazioni Il collaboratore ha fatto altre dichiarazioni sottoposte a verifica, nonostante non apparissero di rilievo penale

ROMA - Il magistrato Alberto Cisterna, uno dei vice del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, è indagato per il reato di corruzione in atti giudiziari. A procedere nei suoi confronti è la Procura di Reggio Calabria guidata da Giuseppe Pignatone, che nei giorni scorsi, ha informato il Consiglio superiore della magistratura e il procuratore generale della Cassazione dell' inchiesta a carico di Cisterna. A provocarne l' avvio sono state le dichiarazioni del nuovo pentito di ' ndrangheta Antonio Lo Giudice, detto «il nano» per via della bassa statura, che si è autoaccusato degli attentati del 2010 alla Procura generale di Reggio e allo stesso Pignatone. Arrestato nell' ottobre scorso, Lo Giudice ha subito deciso di collaborare con gli inquirenti, che per lui hanno già chiesto al Viminale il programma speciale di protezione. Oltre che delle bombe esplose e del lanciarazzi che doveva colpire l' ufficio di Pignatone, Nino Lo Giudice ha parlato a lungo dei rapporti istituzionali intessuti da suo fratello Luciano, agli arresti e recentemente condannato per usura, estorsione e altri reati. Luciano Lo Giudice, hanno scritto in un provvedimento i magistrati di Catanzaro, «rappresentava il cosiddetto volto imprenditoriale della cosca, con capacità ed esperienza nella gestione del patrimonio illecito della consorteria». In tale veste si sarebbe interessato, negli anni passati, del destino giudiziario di un altro fratello della numerosa famiglia, Maurizio, a sua volta arrestato e pentito. E qui entra in gioco il ruolo che avrebbe svolto Cisterna, almeno secondo il racconto di Nino Lo Giudice. «Per quanto riguarda la scarcerazione di Maurizio che si trovava in un carcere per collaboratori di giustizia a Paliano - ha detto "il nano" -, perché era andato definitivo, mi sembra Luciano ne parlò con Alberto Cisterna. Che poi, dopo che ha avuto buon esito, Luciano mi disse che gli aveva fatto un regalo, e mi fece intendere soldi, molti soldi». Secondo il ricordo di Nino Lo Giudice, per la scarcerazione di Maurizio, Luciano avrebbe dunque pagato il pubblico ministero antimafia: «Una grossa somma», dice, ma senza specificare l' entità, perché Luciano non lo fece con lui. Nino riferisce che Luciano era un tipo «espansivo», nel senso che faceva molti regali e li spediva a casa delle persone, ma quella volta gli parlò di soldi. Anzi, «mi fece intendere» come precisa il pentito. A questo punto, nonostante la vaghezza dell' accusa, l' iscrizione di Cisterna sul registro degli indagati per il reati di corruzione è divenuta un atto dovuto, per procedere a tutti gli accertamenti del caso. A cominciare dalla verifica sui tempi e le cause della scarcerazione di Maurizio Lo Giudice dal penitenziario di Paliano, in provincia di Frosinone. Ma come ha riferito il procuratore Pignatone nella comunicazione al Csm, sul conto del vice di Grasso, già pubblico ministero a Reggio, Nino Lo Giudice ha fatto altre dichiarazioni che, nonostante non apparissero di immediato rilievo penale, sono state sottoposte a verifica. Anche per controllare l' attendibilità del collaboratore. Il quale in una lettera consegnata alcune settimane fa al tribunale del Riesame di Catanzaro ha fatto nuovamente il nome di Cisterna e altri due magistrati: il sostituto procuratore generale di Reggio Francesco Mollace e l' ex sostituto procuratore generale Francesco Neri, recentemente trasferito a Roma dal Csm per altre vicende. «Questi signori procuratori e Luciano Lo Giudice e Antonino Spanò sono stati legati per anni l' uno all' altro, per motivi illeciti e convenienze», ha scritto Nino Lo Giudice; Spanò è il titolare di un rimessaggio di barche (utilizzato anche da Cisterna per il suo gommone) accusato di essere uno dei prestanome dei Lo Giudice. In più, il pentito ha spiegato di aver in qualche modo collaborato all' arresto del boss della ' ndrangheta Pasquale Condello, nel 2008, aggiungendo che in quella vicenda «è stato interpellato personalmente il dottore Cisterna per volere mio e per motivo che sono riservati al procuratore». Quando i giornali locali hanno dato notizia di queste dichiarazioni, Alberto Cisterna ha negato ogni rapporto o coinvolgimento illegittimo, sia con Luciano Lo Giudice che nella cattura di Condello: «Sono in grado di dettagliare ogni più macroscopico fatto e di ricondurlo all' assoluta fedeltà alle leggi». Compresi i numerosi contatti telefonici accertati dalla polizia tra Luciano Lo Giudice e Cisterna, oltre settanta; secondo il magistrato sono tutti di pochi secondi, «complessivamente non più di sette o otto minuti in due anni e mezzo, e sono in gran parte da ricollegare al ricovero del figlio di Luciano Lo Giudice, un bambino di tre anni autistico, mi chiese se poteva essere curato in un ospedale specializzato».

Giovanni Bianconi

**** La vicenda L' accusa Alberto Cisterna, magistrato, è indagato dalla Procura di Reggio Calabria per corruzione in atti giudiziari. Ad accusarlo un pentito di ' ndrangheta della cosca Lo Giudice Il pentito Antonio Lo Giudice, detto il «nano» (in foto), ha collaborato con gli inquirenti subito dopo l' arresto (ottobre) e ha parlato dei rapporti che avrebbe avuto l' indagato con un suo fratello Gli attentati Il pentito s' è autoaccusato di una serie di attentati contro la Procura tra gennaio e agosto 2010: agli uffici, all' abitazione di Salvatore Di Landro (magistrato) e l' intimidazione al procuratore Giuseppe Pignatone

Bianconi Giovanni

Pagina 25
(17 giugno 2011) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/17/Indagato_vice_Grasso_alla_procura_co_9_110617034.shtml

Antimafia L' interrogatorio a Reggio

Il vice di Grasso «Mai ricevuto soldi dai boss»


ROMA - L' ipotesi di reato è corruzione in atti giudiziari, ma l' inchiesta sul procuratore nazionale antimafia aggiunto Alberto Cisterna potrebbe aprire scenari che vanno oltre il presunto pagamento di «molti soldi» per agevolare una pratica di arresti domiciliari, di cui ha parlato il pentito Nino Lo Giudice. In termini tanto generici che nell' interrogatorio di ieri davanti al procuratore di Reggio Calabria Giuseppe Pignatone, nella sede romana della Direzione antimafia, Cisterna ha lamentato la mancata contestazione su come, da chi, dove e quando avrebbe ricevuto il denaro di Luciano Lo Giudice, fratello del pentito Nino, oggi in carcere con l' accusa di essere il «volto imprenditoriale» del clan. «Nessuno riferisce che mi sono state corrisposte somme di denaro, nè piccole nè ingenti, e di quegli arresti domiciliari no ho mai saputo nulla», afferma il magistrato; Nino Lo Giudice ha dichiarato di aver saputo dello «scambio» dal fratello Luciano, il quale gli «fece intendere» che si trattava di una grossa somma di denaro. Ci sono oltre settanta contatti, fra il 2005 e il 2007, telefonici tra il magistrato e Luciano Lo Giudice, testimonianza di un rapporto che Cisterna ha spiegato essere nato per ottenere confidenze utili alla cattura di Pasquale Condello, il boss della ' ndrangheta arrestato nel 2008. Poi quel rapporto è proseguito - secondo il magistrato - per gli scambi di auguri a Natale e Pasqua e qualche altra vicenda personale di Lo Giudice, come la malattia del figlio autistico. Nulla di illecito, insomma, secondo il vice del superprocuratore Grasso. Nell' interrogatorio Cisterna ha sostenuto che il suo ufficio ha fatto da tramite tra fonti confidenziali ed esponenti dei servizi segreti anche nelle indagini su altri grandi latitanti, compreso Bernardo Provenzano. «Ma su questo punto invoco il segreto d' ufficio», ha detto, specificando di essere pronto a rispondere se gli inquirenti intendessero superare questo ostacolo. Il problema sarà affrontato nel seguito dell' inchiesta, che dovrà approfondire altri particolari dei rapporti tra Cisterna e Luciano Lo Giudice, il quale si sentiva un intoccabile perché convinto di godere di protezioni importanti tra toghe ed esponenti dello forze dell' ordine, frequentati anche grazie al fatto che tenevano le loro barche nel rimessaggio di un signore ora accusato di essere un suo prestanome. Poi, nel 2009, Luciano Lo Giudice è finito in carcere, e da lì ha cominciato a minacciare rivelazioni, nel tentativo di uscire. Ma è rimasto dentro. Fuori, suo fratello Nino s' è messo a organizzare attentati contro la Procura generale e il procuratore Pignatone, con bombe e lanciarazzi, per «colpire quello che mi avevano fatto capire fosse lo schieramento di magistrati che aveva fatto male a Luciano». Fino al momento in cui è stato arrestato e ha deciso di diventare un collaboratore di giustizi». Parlando anche di giudici e investigatori ritenuti «amici» dal suo clan. Gio. Bia.

Bianconi Giovanni

Pagina 27
(18 giugno 2011) - Corriere della Sera

http://archiviostorico.corriere.it/2011/giugno/18/vice_Grasso_Mai_ricevuto_soldi_co_8_110618051.shtml
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 22:33:54, in Magistratura, linkato 1397 volte)
IL CASO

«Mancano uomini e mezzi
il tribunale di Roma rischia la paralisi»

La denuncia della Giunta distrettuale dell'Associazione nazionale magistrati: migliaia di sentenze in attesa

ROMA - La giunta distrettuale di Roma dell'Associazione nazionale magistrati lancia l'allarme: il tribunale di Roma rischia la paralisi. «La profonda crisi di risorse umane e materiali attuale sta conducendo il tribunale di Roma al rischio paralisi». Marco Mancinetti, presidente della giunta, spiega nel dettaglio: «La pianta organica del personale amministrativo del Tribunale di Roma è passata dalle 1358 unità del 2005 alle 1182 attuali, le presenze effettive a maggio 2011 sono 997. Alla fine del 2011, sono previsti ulteriori 36 collocamenti a riposo e il blocco delle assunzioni per i prossimi tre anni determinerà ulteriori scoperture. Nell'anno 2010, la richiesta di 'personal computer' per il personale amministrativo è stata soddisfatta solo per il 16%; per le stampanti multifunzione, in grado di scannerizzare gli atti, solo per il 5% circa».

MIGLIAIA DI SENTENZE IN ATTESA - Secondo i dati dell'Anm «sono attualmente 83 le unità di personale amministrativo del tribunale distaccate ad altre amministrazioni, Ministero della Giustizia in testa. Nelle Sezioni Civili e Lavoro stanno già abnormemente dilatandosi i tempi che intercorrono fra il deposito dei ricorsi e la iscrizione/designazione del giudice e quelli di trasmissione del fascicolo allo stesso». Quanto al settore penale, «migliaia di sentenze giacciono negli armadi in attesa degli adempimenti successivi». Il risultato è che la carenza di personale rappresenta la principale causa delle lunghissime file di avvocati e cittadini presso le cancellerie e gli sportelli degli uffici. «La novità - segnalata dall'Anm - è che il dirigente del personale amministrativo del Tribunale di Roma, operata una ricognizione delle residue forze in campo, ha chiesto al Presidente del Tribunale, espressamente, di 'ridurre il numero delle udienze', evidenziando come non si possa oltre garantire lo stesso livello di servizi». Ecco perchè, con un documento congiunto indirizzato a via Arenula, «sei diversi direttori amministrativi del settore penale del Tribunale di Roma hanno segnalato che 'la macchina amministrativa non è in grado oggettivamente di tenere il passo della produttività dei giudici'». Per l'Anm la conclusione è una sola: «Mentre si favoleggia di una informatizzazione degli uffici già in gran parte avvenuta (e che gli operatori della Giustizia sanno essere invece, tuttora, nel libro dei sogni), o si discute della riforma costituzionale della giurisdizione, l'unica riforma epocale già in atto è quella di una riduzione progressiva della giurisdizione quotidianamente resa, della chiusura di uffici e servizi per assenza di personale e di risorse materiali». All'allarme dell'Anm si aggiunge anche l'iniziativa dell'Unione sindacale di base che, per le stesse ragioni, ha deciso di proclamare per il 22 giugno uno sciopero di tre ore di tutto il personale amministrativo del tribunale di Roma.

red. on. 17 giugno 2011
http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/11_giugno_17/tribunale-roma-verso-paralisi-190886722122.shtml
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Di Loredana Morandi (del 20/06/2011 @ 22:49:21, in Osservatorio Famiglia, linkato 1607 volte)
Cosima e Sabrina restano in carcere

Il Tribunale del riesame di Taranto ha rigettato i ricorsi dei difensori delle due indagate

20 giugno, 21:13

TARANTO  - Cosima Serrano, moglie di Michele Misseri, e sua figlia Sabrina restano in carcere per l'omicidio di Sarah Scazzi. Il Tribunale del riesame di Taranto ha rigettato i ricorsi dei difensori delle due indagate contro l'ordinanza di custodia cautelare eseguita il 26 maggio scorso.

Fonte Ansa



Avetrana, orrore e colpi di scena

La scomparsa della ragazza il 26 agosto

01 giugno, 11:17

AVETRANA (TARANTO) - Era il 26 agosto scorso quando Sarah Scazzi scomparve da Avetrana. Dopo 42 giorni, il 7 ottobre, la svolta drammatica di questa storia dall'esito tragico: la giovane, di soli 15 anni, era stata uccisa e il suo cadavere gettato in un pozzo, dove e' stato poi ritrovato. 

Il pomeriggio del giorno della scomparsa Sarah aveva appuntamento con la cugina, Sabrina Misseri, per andare al mare.

Un giallo che al ritrovamento del cadavere sembrava risolto: la terribile accusa di omicidio ricadde sullo zio della ragazza, Michele Misseri. Era stato proprio lui, crollato dopo un lungo interrogatorio nel comando provinciale carabinieri di Taranto, a confessare il delitto e a rivelare dove aveva nascosto il corpo, accompagnando addirittura gli investigatori in quel pezzetto di campagna dove in un pozzo artesiano colmo d'acqua,
giaceva il cadavere della nipotina.

Misseri il 29 settembre annuncio' di aver ritrovato il telefonino di Sarah dopo aver bruciato delle erbacce in campagna. Una versione che suscito' sorpresa per la coincidenza che fosse stato proprio un parente stretto a ritrovare il telefonino di Sarah, e che spinse gli investigatori a privilegiare la pista dei familiari per poter venire a capo della vicenda.

Poi una nuova svolta: il 16 ottobre Sabrina Misseri, figlia di Michele, e' sottoposta a fermo e rinchiusa nel carcere di Taranto. Con accuse assai pesanti: la cugina di Sarah secondo la procura avrebbe avuto un ruolo nel sequestro di persona e nell'omicidio della quindicenne, avrebbe concorso nei reati con il padre Michele, reo confesso per il delitto. Il fermo della ragazza fu la diretta conseguenza delle dichiarazioni accusatorie fatte nei suoi confronti dal padre, Michele Misseri.

Da quel giorno Sabrina Misseri si e' sempre professata innocente, mentre il padre, che ha cambiato piu' volte versione, appena il 10 dicembre scorso, si e' ancora detto pronto a rendere nuove dichiarazioni agli inquirenti.

IN SINTESI LE TAPPE DELLA STORIA

26 agosto: alle 14,30 Sarah esce di casa per recarsi dalla cugina Sabrina, la cui abitazione dista poco piu' di 400 metri, e andare al mare. Passano dieci minuti e la ragazzina ancora non si vede. Alle 14,42 il suo cellulare risulta spento. Dopo poche ore la scomparsa viene segnalata anche ai carabinieri.

30 agosto: per trovare Sarah viene creato anche un gruppo su Facebook. Per la madre Concetta e' stata rapita.

6 settembre: la mamma di Sarah rivolge un appello al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano che risponde tre giorni dopo, assicurando massimo impegno nelle ricerche.

29 settembre: Michele Misseri, zio di Sarah e papa' di Sabrina, consegna ai carabinieri il cellulare di Sarahh, privo di batteria, dicendo di averlo trovato in un podere nel quale aveva lavorato poche ore prima;

30 settembre: Sabrina Misseri viene ascoltata a lungo dagli inquirenti;

2 ottobre: da un sit-in di compagni di classe spuntano episodi di presunti dissidi tra Sarah e la cugina;

6-7 ottobre: Michele Misseri, la moglie, Cosima, e l'altro loro figlia, Valentina, vengono convocati nella mattinata del 6 nella caserma del comando provinciale di Taranto quali persone informate sui fatti. Cominciano interrogatori incrociati che durano molte ore. Poco dopo le 22 l'uomo confessa di aver ucciso Sarah, strangolandola con una corda, e indica il luogo in cui ha nascosto il cadavere, che viene trovato in un pozzo nelle campagne di Avetrana intorno all'1,30 del 7 ottobre. Misseri viene interrogato ancora e ricostruisce le modalita' del delitto. Per lui scatta il fermo con le accuse di sequestro di persona, omicidio volontario e occultamento di cadavere.

8 ottobre: il gip del tribunale di Taranto convalida il fermo di Misseri ed emette ordinanza di custodia cautelare in carcere. A Misseri viene contestato anche il reato di vilipendio di cadavere dal momento che egli stesso ha confessato di aver violentato la piccola Sarah dopo averla uccisa.

9 ottobre: migliaia di persone partecipano nel campo sportivo di Avetrana ai funerali di Sarah.

15 ottobre: Scattano le perquisizioni nel garage del delitto, mai sequestrato, e nella vettura di Misseri, sequestrata dal giorno del suo fermo. Contemporaneamente, vengono sentiti ancora una volta Michele Misseri e la figlia Sabrina. In serata la notizia che anche quest'ultima e' indagata.

16 ottobre: Sabrina viene sottoposta a fermo e rinchiusa nel carcere di Taranto. La cugina di Sarah secondo la procura avrebbe avuto un ruolo nel sequestro di persona e nell'omicidio della ragazzina e avrebbe concorso nei reati con il padre Michele, reo confesso per il delitto. Il fermo della ragazza e' la diretta conseguenza delle dichiarazioni accusatorie fatte nei suoi confronti dal padre.

21 ottobre: il Gip decide che Sabrina resta in carcere.

27 ottobre: il Garante della privacy apre un'istruttoria sulla fuga di notizie dopo la pubblicazione di verbali e registrazioni audio degli interrogatori.

5 novembre: Michele ritratta a proposito delle proprie responsabilita' e accusa dell'omicidio la figlia Sabrina

6 novembre: nuovo sopralluogo dei Ris in casa Misseri e al pozzo. Partecipa lo stesso zio di Sarah, che fa ritrovare nella cavita' di un albero le chiavi che Sarah aveva con se'.

22 novembre: Riesame,Michele credibile quando accusa Sabrina.

23 febbraio: vengono arrestati fratello e nipote di Michele Misseri, accusati di concorso in soppressione di cadavere.

2 marzo: i Ris tornano di nuovo nella villetta di Avetrana, per ulteriori sopralluoghi

10 marzo: il Riesame di Taranto accoglie i ricorsi e scarcera Carmine Misseri e Cosimo Cosma, fratello e nipote di Michele

17 maggio: la Cassazione conferma il carcere per Sabrina ma annulla con rinvio una delle ordinanze di custodia nei suoi confronti perche', scrivono i giudici, Michele misseri ha fornito sette versioni ''tra di loro incompatibili e sovente contrapposte''. Dunque Misseri e' di fatto ''inattendibile''.

23 maggio: avviso di garanzia per Cosima.



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Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 09:52:33, in Magistratura, linkato 1392 volte)

Inchiesta P4, tutte le intercettazioni


20 giugno, 15:26

BISIGNANI A PRESTIGIACOMO, 'ATTENZIONE AI TELEFONI'- ''Dobbiamo stare attenti ai telefoni... dicono che Woodcock ci sta controllando i telefoni''. E' quanto afferma Luigi Bisignani in una conversazione con il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo intercettata il 2 dicembre scorso. La circostanza emerge dalla lettura della richiesta di misure cautelari avanzate dai pm Henry John Woodcock e Francesco Curcio nell'ambito dell'inchiesta sulla cosiddetta P4 .
La conversazione avviene durante il periodo in cui, secondo i magistrati, Bisignani stava ''occupandosi in prima persona del voto del Parlamento riguardante un emendamento riferito alla materia dell'Ambiente''.

Ecco alcuni passaggi della telefonata.

Prestigiacomo: e quindi? e perche' Woodcock a te ti controlla?
Bisignani: e che ne so perche' mi controlla... non so, non saprei

Prestigiacomo
: se ti controlla ti segue, ti fa...
Bisignani: non saprei

Prestigiacomo
: mamma mia! ma come si puo' vivere cosi'? di', me rovini
Bisignani: eh?

Prestigiacomo:
se escono le intercettazioni con me mi rovini!
Bisignani: io cerco di stare sempre attentissimo al telefono I pm sottolineano come da questa telefonata si ricava che Bisignani aveva informazioni riservate rivelando l'esistenza di una indagine a suo carico.

***

Biancofiore (Pdl): 'Ho cosa importante su figlio Boccassini'


20 giugno, 15:26
 

''Ti devo dire una cosa importante...che il figlio della Boccassini...''.

E' un passaggio di una telefonata tra Luigi Bisignani, l'ex giornalista agli arresti domiciliari per l'inchiesta P4, e il deputato del Pdl Michaela Biancofiore contenuto nella richiesta d'arresto dei pubblici ministeri napoletani. Una conversazione, scrivono Curcio e Woodcock, ''di notevole rilievo che consente di osservare in diretta il funzionamento della macchina del fango. Che, ancora una volta, fonda il suo funzionamento su di una rete di relazioni riferibili al Bisignani''.

La telefonata e' del 16 gennaio 2011 e i due inizialmente parlano dei risultati del campionato di calcio. Poi Biancofiore introduce l'argomento.

Biancofiore: no dico...dimmi se ti sembra normale. Ah...a proposito, no, ti devo dire una cosa importante. Mi dicono...fonti molto serie
Bisignani: eh

Biancofiore: che il figlio della Boccassini...
Bisignani: ah...vabbe'. Poi ne parliamo a voce.

Biancofiore: ecco...eh...si'
Bisignani: fantastico

Biancofiore: ma c'e' una roba seria
Bisignani: vabbe' vabbe' Biancofiore: vabbe'...ho capito. Ti chiamo domani (sembra dire)

I due parlano nuovamente al telefono, la stessa sera, e il deputato del Pdl sembra pentirsi di quanto detto nel pomeriggio al telefono:
Biancofiore: ...poi domani, quant'e', ti dico quell'altra cosa che...vabbe' (ride)
Bisignani: vabbe'

Biancofiore: me ne sono pentita. Pero'...
Bisignani: ah vabbe'

Biancofiore: Sai com'e'. Come dire...(ride)...Uffa...(ride)...ciao
Bisignani: ti mando un bacio (ride)...


***

Papa: 'Vietti ha offerto serata a 4 ragazze avvenenti'


20 giugno, 15:18

''Ho un pettegolezzo su Vietti enorme... ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze''. Lo dice il parlamentare del Pdl Alfonso Papa - nei confronti del quale la procura di Napoli ha inviato alla Camera una richiesta d'arresto per l'inchiesta sulla P4 - al telefono con Luigi Bisignani, l'uomo d'affari gia' agli arresti nell'ambito della stessa indagine.

La telefonata, scrivono i pm nella richiesta d'arresto, ''appare di rilevante gravita''' in quanto emerge che Papa utilizzava una sua amica (Maria Roberta Darsena, ndr) ''al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito privato che pubblico''. La telefonata intercettata tra Papa e' Bisignani e' dell'11 settembre del 2009. ''Giova evidenziare come il Bisignani - scrivono i pm - , non parlamentare, in qualche modo coordini le attivita' del parlamentare Papa, segnalandogli anche le priorita' da seguire''. Circostanza questa che ''puo' trovare spiegazione solo all'interno di un diverso sistema'' e cioe' ''un'associazione a delinquere mantenuta in vita allo scopo di commettere un numero indeterminato di reati contro la pubblica amministrazione e contro l'amministrazione della giustizia''.

Ecco il testo della telefonata:

P: martedi' sera saro' pronto ho fatto tutto e tutto a posto ci avevo un pettegolezzo su Vietti enorme
B: ah

P: ti ho mandato pure il messaggio per Dagospia
B: e non l'ho visto...quando me lo hai mandato?

P: ieri...ieri mattina...tanto, tanto ti frego perche', nonostante le tue tecniche, sappi che quando lo accendi il telefono io lo so in tempo reale
B: bravo

P: quindi ti becco
B: bravo

P: praticamente vuoi sentire
B: si certo

P: allora praticamente giovedi' sera...al ristorante 'i Pazzi'
B: e'

P: Michele Vietti...ha offerto una serata a quattro avvenenti ragazze...che risultano lavorare all'ufficio legale delle Poste italiane
B: ah

P: la serata e' stata organizzata dal suo segretario Enrico Caratozzolo...e hanno organizzato per settimana prossima una festa privata in casa Vietti dove ogni ragazza dovra' cucinare una pietanza
B: fantastico

P: hai capito?
B: ufficio legale eh?

P: di poste italiane
B: ah...va bene

P: va bene pero' va bene pero' non scopriamo poi troppo la fonte se no
B: no no

P: eh eh hai capito dobbiamo...dobbiamo fare hai capito...ristorante I Pazzi a Trastevere...va bene i dettagli della serata possono essere pure quelli interessanti?...che cosa si sono detti pero' ah no
B: con la scollacciata insomma

P: si si...scollacciata con avance...promesse
B: fantastico

P: promesse di interessamento e per qualcuna ci uscira' pure una promessa di inserimento nel suo staff al Csm.

Al termine della telefonata i pm annotano che ''due circostanze rendono ancor piu' grave tale vicenda: la prima e' quella che la notizia in esame, obiettivamente compromettente e nella migliore delle ipotesi destabilizzante per la vita privata di Vietti (e dunque in astratto idonea ad essere utilizzata come strumento di condizionamento) viene proposta e presentata al Bisignani per Dagospia, e cio' a conferma della cogestione occulta da parte del Bisignani medesimo del noto sito scandalistico''. Ma ''vi e' di piu' - proseguono i magistrati - dalle dichiarazioni rese dallo stesso Bisignani da Alfonso Gallo (imprenditore napoletano 'costretto' da Papa a fare un contratto ''fittizio'' all'amica del parlamentare) e dal vice presidente Vietti, emerge che la ragazza che avrebbe fornito al Papa le suddette notizie astrattamente scabrose (tale Maria Roberta Darsena), fosse molto amica dello stesso Papa''. Dunque, concludono i pm, ''il Papa utilizzava, mostrando non comune spregiudicatezza, una sua intima amica al fine di carpire notizie e informazioni in grado di vulnerare la reputazione di Vietti, sia in ambito pubblico che privato. Cio' peraltro, non puo' essere nascosto, era anche in grado di incidere e di condizionare il buon andamento di un'istituzione di rilievo costituzionale quale la vice presidenza del Csm. Ricattare l'uomo, infatti significa anche ricattare l'Istituzione che quell'uomo rappresenta''.

 

Fonte ANSA

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Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 09:59:39, in Magistratura, linkato 1547 volte)

Letta a pm: non escludo che Bisignani mi parlò di un'inchiesta che lo riguardava


«Non escludo che Bisignani mi abbia potuto dire che era oggetto di attenzioni da parte dell'autorità giudiziaria: sicuramente non mi ha detto che era intercettato e che era Woodcock che lo intercettava. Posso aver detto a Bisignani di non parlare troppo al telefono, visto che lui è piuttosto facondo». Così il sottosegretario Gianni Letta, ascoltato dai pm di Napoli il 23 febbraio scorso, ha risposto a una domanda sull'uomo d'affari e la sua presunta conoscenza delle indagini in corso.

Le dichiarazioni della difesa di Bisignani
Intanto si è concluso a metà pomeriggio l'interrogatorio di Luigi Bisignani davanti al gip Luigi Giordano. Uno dei difensori, Giampiero Pirolo, parlando con i giornalisti ha detto che l'uomo d'affari «ancora una volta ha chiarito gli aspetti della vicenda, rispondendo anche a qualche domanda nuova del pm». La difesa presenterà nei prossimi giorni istanza di revoca degli arresti domiciliari e valuterà un eventuale ricorso al tribunale del riesame.

L'obiettivo di Bisignani è quello di ricostruire «i fatti e dare loro corretta qualificazione giuridica», ha proseguito ancora l'avvocato Pirolo. Il legale ha sottolineato che sempre Bisignani ha offerto piena collaborazione facendosi interrogare «diverse volte». Inoltre, Pirolo ha detto che, al momento, la difesa «non ha ancora neanche ritirato la richiesta di custodia cautelare integrale».

Tra Santanchè e alcuni enti di Stato
È stato Luigi Bisignani a «favorire» il rapporto tra il sottosegretario Daniela Santanchè e alcuni enti di Stato. Lo dice lo stesso ex giornalista arrestato nell'ambito dell'inchiesta P4 nell'interrogatorio davanti ai magistrati del 14 marzo scorso. I magistrati napoletani gli chiedono conto di una telefonata con l'esponente di Fli Italo Bocchino nella quale, tra l'altro, Bisignani dice: «È l'ente più grosso amico mio». «Io sono amico dell'Eni perché sono molto legato a Scaroni - risponde Bisignani - e da sempre all'Eni. Ribadisco che ho facilitato, come ho già detto, la costituzione di rapporti commerciali tra Visibilia (ovvero tra la Santanchè) e Eni, Enel e Poste».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-20/letta-escludo-bisignani-parlo-164735.shtml?uuid=AaTfJehD

***

Mauro Moretti (ad di Ferrovie dello Stato) indagato nell'inchiesta sulla P4


L'amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Mauro Moretti, sarebbe iscritto nel registro degli indagati nell'indagine sulla P4. I magistrati Francesco Curcio e Henry John Woodcock contesterebbero all'ad di Ferrovie dello Stato il reato di favoreggiamento personale, articolo 378 del codice penale.

Moretti entra nell'inchiesta da una denuncia che l'imprenditore Arcangelo De Martino, coinvolto nell'inchiesta P3, intendeva presentare per presunti illeciti a suo danno commessi da persone di Trenitalia legate all'ad, denuncia poi bloccata dall'intervento di Alfonso Papa del Pdl.
Moretti, hanno fatto sapere i pm, interrogato, ha ammesso di conoscere Bisignani e Papa, ma le motivazioni del contatto con Papa da lui riferite non hanno convinto gli inquirenti.

«Trasecolo, apprendendo dall'Ansa di essere stato iscritto al registro degli indagati», replica lui. «Al riguardo - aggiunge Moretti - posso soltanto dire di essere stato ascoltato in qualità di persona informata sui fatti, di avere collaborato e chiarito quale fosse stato il contenuto della telefonata ricevuta dall'onorevole Papa, il quale si lamentava di un disservizio causato da un controllore su un treno. Ripeto, ho collaborato in modo trasparente: ma ora mi trovo indagato. Purtroppo, di telefonate di quel tenore ne ricevo tutti i giorni. Questo è quanto posso dire - conclude Moretti - per il resto i miei legali chiederanno di approfondire la questione e proveranno la mia totale estraneità a qualsiasi illecito».

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-06-20/mauro-moretti-ferrovie-stato-222645.shtml?uuid=AaHscjhD


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Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 10:03:39, in Magistratura, linkato 1451 volte)
Concordo con Macaluso, perché la P2 non è mai morta. Io posso testimoniare che in Sicilia sia attiva e che con le sue lunghe braccia circuisca la vita dei magistrati fino all'amicizia del profilo Facebook, sfruttando la nomea pseudo giustizialista delle branche dipietriste, ma proveniente dalle corruttele della prima  repubblica e la democrazia cristiana. Il pm Ferraro invece ne ha rivisto le azioni in quel delle fila dell'Esercito, dov'è la stranezza dopo gli elenchi della P2 ? Quanto alla permeabilità degli uffici dei Pm è giusto in ogni caso ricordare che la magistratura è composta da uomini e donne che, se pur eccezionali, possono cadere vittime di un errore, così come di un raggiro. Alle forze sane il dovere di ricordare anche a loro tutela. L.M.


P3 - P4 non banalizzate la P2


di Emanuele Macaluso

Giornalisti e magistrati definiscono P3 e P4 gruppi di quattro-cinque persone che hanno cariche parlamentari o istituzionali e insieme trafficano per fare e ottenere favori a prebende usando poteri pubblici.
Ricordiamo la cosiddetta P3 con Verdini Dell’Utri, Lombardi ecc. che trafficavano con magistrati compiacenti e affaristi di ogni risma. Ora con la P4, Luigi Bisignani, un vecchio trafficone, aveva accesso nelle stanze del potere (e con lui il magistrato deputato Pdl Papa) nei palazzi di giustizia e degli affari. I magistrati ritengono che i signori della “P3” e “P4” abbiano commesso reati e fanno il loro dovere a inquisirli.
I giornali ci informano che Bisignani avrebbe detto ai procuratori napoletani che «spiava i Pm». Ma come mai i Pm sono spiabili? Pare che un maresciallo dei carabinieri informava Bisignani o Papa. Anche a Palermo un altro maresciallo risultò essere una talpa della mafia e aveva ottenuto la piena fiducia del Pm Ingroia.
Ma gli uffici dei Pm sono così penetrabili?
Comunque l’inchiesta giudiziaria ci dirà come stanno le cose: quel che si vede oggi è il rapporto inquinato tra potere politico affaristi e istituzioni. Purtroppo non è una novità.
Ma, questi racconti che leggiamo sui giornali perché vengono accostati a quelli ben diversi e gravissimi che abbiamo letto nelle inchieste sulla P2? In quella Loggia, ricordiamolo agli smemorati, si ritrovavano i comandanti di tutte le armi: esercito, marina, aeronautica, carabinieri. E con loro, tutti i responsabili dei servizi segreti; magistrati di alto rango; gran parte dei direttori generali dei ministeri, compreso il Capo di Gabinetto del presidente del Consiglio e il segretario generale della Camera dei Deputati.
Un numero impressionante di generali, ambasciatori. Insieme a loro imprenditori, giornalisti (il direttore e gli amministratori del Corriere), ecc. Non mancavano alcuni uomini politici. Gelli era un coordinatore di questi signori, non la testa. C’erano anche piccoli uomini che attraverso la P2 si arrampicavano: era il contorno. La domanda che in gran parte è rimasta inevasa era ed è questa: perché tutti i più grossi dignitari dello Stato si ritrovarono in una loggia, fuori dallo Stato, a tramare per “riformare” o meglio “rifondare” lo Stato? Su questo si è molto discusso ed è bene ricordarlo.
Siccome con qualche sentenza, e tanto accanimento mediatico, si è teso a banalizzare un fenomeno con grande rilevanza politica, come la P2, che segnò un momento drammatico della vita nazionale, l’accostamento ad essa di fatti con protagonisti, come quelli che vediamo nella cosiddetta P3 e ora nella P4, significa contribuire alla banalizzazione di cui parlavo. Non voglio ridimensionare fatti gravi che hanno anche una rilevanza politica. Ma, lo ripeto anche in questa occasione, a ciascuno il suo.

giovedì, 16 giugno 2011
http://www.ilriformista.it/stories/Prima%20pagina/399468/
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Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 11:14:04, in Osservatorio Famiglia, linkato 1372 volte)
Il punto è: "resta libero", perché l'arresto per omicidio è stato stralciato dalla Consulta sulle modifiche al codice penale introdotte dalla Legge stalking. Ammazzare le mogli adesso è un po' più facile, perché è aperta la via di fuga. L.M.


Indagato marito Melania
per omicidio volontario


Notificato avviso di garanzia, resta libero

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania_rea_sorridente.jpg

ANSA 21 giugno 2011, 10:45

Salvatore Parolisi, il marito di Melania Rea, la ventinovenne di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile a Colle San Marco, vicino Ascoli Piceno e ritrovata morta due giorni dopo nei boschi del Teramano, è indagato per omicidio volontario. Lo apprende l'ANSA da fonti qualificate.

L'avviso di garanzia è stato notificato stamani a Parolisi in Campania, dove il caporalmaggiore si trova in licenza. L'uomo, che al momento resta a piede libero, verrà interrogato venerdì prossimo ad Ascoli Piceno. La notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati è stata confermata dal procuratore della Repubblica di Ascoli Piceno Michele Renzo.


Indagato marito Melania per omicidio volontario
Notificato avviso di garanzia, resta libero



ANSA  21 giugno, 11:15

ASCOLI PICENO - A due mesi dall'omicidio di Melania Rea, la mamma di 29 anni di Somma Vesuviana scomparsa il 18 aprile scorso da Colle San Marco ad Ascoli Piceno, e ritrovata cadavere il 20 aprile, nel bosco di Ripe di Civitella del Tronto (Teramo), la svolta nelle indagini: il marito, Salvatore Parolisi, 30 anni, caporalmaggiore dell'Esercito in servizio come istruttore al 235/o Rav Piceno di Ascoli Piceno, é indagato dalla procura ascolana per omicidio volontario.

L'uomo, che finora era parte offesa nelle indagini, ha ricevuto stamani in Campania, dove si trova in licenza, la notifica dell'iscrizione nel registro degli indagati. Venerdì verrà interrogato dai magistrati ad Ascoli. In tre lunghi interrogatori precedenti Parolisi aveva sempre respinto ogni sospetto.

"Ho tradito Melania", ha detto agli inquirenti e ripetuto in tv, dopo la scoperta di una sua relazione con una ex allieva del Rav, Ludovica, e di altri flirt minori, "ma non l'ho ammazzata". Il caporalmaggiore ha sempre sostenuto che nel pomeriggio del 18 aprile lui, la moglie e la figlioletta di 18 mesi, Vittoria, erano andati a Colle San Marco per una passeggiata, in attesa di partire il giorno dopo per le vacanze di Pasqua in Campania, la loro regione d'origine.

Poi, così aveva raccontato, la donna si era allontanata per andare in bagno e da quel momento era svanita nel nulla. Fino al ritrovamento del 20 aprile, nel bosco delle Casermette, a pochi chilometri di distanza, il corpo martoriato da una trentina di coltellate (alcune delle quali, come un taglio a forma di svastica, inferte dopo il decesso), i pantaloni abbassati, ma nessun segno di violenza sessuale. "Me l'hanno presa, l'hanno presa", erano state le prime parole di Parolisi durante le ricerche della moglie, come a lasciar intendere che qualcuno l'avesse rapita.

Ma il racconto del caporalmaggiore non ha mai convinto gli investigatori. Nessun testimone ha visto con certezza la famigliola sul pianoro di San Marco, e le contraddizioni e le bugie del militare (ultimo episodio, l'essersi disfatto del cellulare segreto con cui telefonava a Ludovica) hanno contribuito ad aggravare la sua posizione.

Decisivi, verosimilmente, anche i rilievi sul centinaio di reperti sequestrati dai carabinieri del Ris sul luogo del delitto, i controlli dei tabulati telefonici condotti dal Ros, e l'accertamento autoptico sul cadavere di Melania.

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Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 14:47:06, in Osservatorio Famiglia, linkato 1710 volte)
Eppur si muove.. complimenti alla pm Maria Virginia Boi, che come il suo collega in precedenza contro il file sharing illegale, si è battuta contro la pedopornografia. Da queste fortunate coincidenze esterne  c'è da sperare che nasca lo spirito giusto per affrontare quanto ancora si cela agli occhi della magistratura. Dalla Sicilia, vittima di un antico patriarcato, abbiamo quasi un caso al giorno. Un giorno, si spera, anche Cagliari la seguirà. Da notare le "età" della radicazione del fenomeno: dai 27 ai 60 anni. L.M.

Pedofilia - 7 perquisizioni a Cagliari,

in pc 'video indescrivibili'

Migliaia di immagini e video "di indescrivibili violenze sessuali sui bambini": è quanto è stato sequestrato dalla polizia postale di Cagliari in una operazione di contrasto alla pedopornografia on line nel cui ambito è stato arrestato un 60enne, processato con rito direttissimo- Complessivamente è stata sequestrata una grossa quantità di materiale, in particolare 14 personal computer, 8 hard disk, supporti dvd, svariate schede di memoria ed altro che saranno oggetto d'esame. Le perquisizioni disposte dal sostituto procuratore di Cagliari Maria Virginia Boi sono sette, a carico di altrettante persone. Per tutti l'accusa è di detenzione di materiale pedopornografico.

Cagliari, una rete di pedofili:
un arresto e sei denunce

Cagliari, un arresto per pedopornografia

Una vasta operazione contro la pedopornografia ha portato all'arresto di una persona e alla denuncia di altre sei. È questo il bilancio dell'operazione “Charlie 2” condotta dalla polizia postale di Cagliari che, nel corso di una lunga indagine, ha individuato l'organizzazione dedita alla diffusione via internet di immagini e filmati a sfondo sessuale con persone di età inferiore ai 18 anni.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo, si sono sviluppate da una inchiesta nata a seguito degli sviluppi su una vasta attività svolta in ambito internazionale su segnalazione dell'Interpol, ed avviata a Trento. In Sardegna sono state identificate alcune persone che detenevano video e foto acquisibili attraverso due server situati all'estero. Il sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, Maria Virginia Boi, ha disposto sette perquisizioni a carico di sei persone, dai 27 ai 60 anni, di Assemini, Cagliari, Carbonia, Iglesias e Sassari.

IN MANETTE - Per uno dei loro, Gesuino Loddo, di 60 anni, è scattato l'arresto mentre per gli altri sei una denuncia a piede libero. L'operazione di polizia giudiziaria ha portato al sequestro di una ingente quantità di materiale informatico, di migliaia di file video di violenze sessuali sui bambini, e di 14 personal computer, otto hard disk, supporti dvd e svariate schede di memoria.

Martedì 21 giugno 2011 12.02
http://www.unionesarda.it/Articoli/Articolo/226719
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Di Loredana Morandi (del 21/06/2011 @ 16:11:51, in Magistratura, linkato 1281 volte)
Associazione Nazionale Magistrati

UNITA’ PER LA COSTITUZIONE
UNICOST

Congresso nazionale – Palermo 17-19 giugno 2011

Mozione finale



Unità per  la Costituzione ritiene che la legittima scelta del magistrato di accettare candidature o incarichi politici non possa che essere irreversibile. A tal fine auspica un intervento legislativo volto a dare attuazione a questo principio, a tutela della immagine di imparzialità, terzietà  e indipendenza  dell’ordine giudiziario.
Si impegna altresì a promuovere una modifica statutaria volta ad attuare tale principio all’interno del gruppo.
 
Il magistrato acquisisce credibilità e fiducia solo attraverso i provvedimenti giurisdizionali,  il suo impegno e la sua professionalità; non ha bisogno,  né deve cercare,  il consenso dei cittadini come fonte della sua legittimazione.
   
La credibilità della magistratura impone un salto di qualità nell’atteggiamento di rifiuto verso quelle forme di lassismo culturale che hanno caratterizzato spesso l’abbassamento dei livelli etici nelle istituzioni.
Chi è chiamato a svolgere il controllo di legalità non può che interpretare il proprio ruolo con trasparenza e con un’etica istituzionale quotidianamente praticata.        

Ferma restando la disponibilità al dialogo del gruppo di Unità per la Costituzione, va ribadito  che quella che viene presentata al Paese come la riforma della Giustizia è  in buona sostanza una “riforma contro la Magistratura”. Un’efficace riforma non può prescindere dall’organica revisione della geografia giudiziaria, da un serio intervento di depenalizzazione, dalla completa informatizzazione degli uffici, dal razionale recupero delle risorse, dalla rapida copertura e dall’aumento degli organici anche del personale amministrativo.

Va respinta ogni iniziativa legislativa volta ad introdurre ipotesi  di responsabilità civile diretta del Magistrato,   che si risolverebbe in una forma surrettizia di pressione sull’indipendente esercizio della giurisdizione, senza offrire al contempo  maggiore tutela ai cittadini.

Va respinto altresì  ogni tentativo di introdurre modelli ordinamentali  nei quali non sia più riconosciuta e costituzionalmente garantita al pubblico ministero la stessa autonomia e indipendenza del giudice.

In un’ottica di dialogo costruttivo il Gruppo di Unità per la Costituzione riafferma la volontà di affrontare, senza preconcette chiusure, tutte le problematiche relative ad una utile riforma della Giustizia, valorizzando il contributo ideale e propositivo delle  aree culturali in Magistratura, di cui si ribadisce l’essenzialità,  in un percorso di autoriforma volto  al raggiungimento dell’ efficienza del servizio giustizia, della ragionevole durata del processo e del  contrasto all’ illegalità diffusa. 
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