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Stop Pedofilia. Questa frase è stata pronunciata a rischio della propria vita e sotto minaccia di morte, contro il liberticidio dell'uso smodato delle leggi a tutela del commercio elettronico di pornografia.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
'Ndrangheta: Ferri (Mi), solidarieta' a Luberto,
serve impegno di Anm e Csm


Roma, 11 giu. - (Adnkronos) - Solidarieta' a Vincenzo Luberto, sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, finito nel mirino di una cosca della 'Ndrangheta, nei confronti della quale sono stati eseguiti ieri 12 fermi, che aveva programmato contro di lui un attentato, e soprattutto un richiamo forte al Csm e all'Anm perche' facciano ''sentire la loro vicinanza'' e chiedano ''alla Politica piu' attenzione, piu' mezzi, piu' risorse, piu' sicurezza per questi colleghi e per le loro famiglie''. La sollecitazione arriva da Cosimo Ferri, segretario di Magistratura Indipendente, che esprime ''forte preoccupazione per i continui attacchi a cui sono esposti i magistrati''.

''Nei distretti calabresi, purtroppo, questi atti intimidatori sono sempre piu' frequenti'', ricorda Ferri, che invita a ''non dimenticare quelli diretti ai colleghi Di Landro, Pignatone, Lombardo, Dominijanni e a tanti altri. Dobbiamo fare qualcosa - suggerisce - non possiamo limitarci a comunicati di solidarieta' che certamente hanno il loro significato ma che devono essere accompagnati da atti concreti. La Politica non puo' continuare a vantarsi dei vari arresti dei boss e contare le catture dei latitanti e rimanere inerte di fronte a questi episodi''. (segue)


'Ndrangheta: Ferri (Mi), solidarieta' a Luberto, serve impegno di Anm e Csm (2)


(Adnkronos) - La proposta di Mi all'Associazione nazionale magistrati e' quella di ''organizzare un incontro a Catanzaro, iniziativa gia' correttamente presa a Reggio Calabria, e di invitare in quell'occasione i ministri della Giustizia e dell'Interno per dare una forte risposta a chi pensa di indebolire lo Stato''.

Quanto al Consiglio superiore della magistratura, ''deve farsi sentire ed essere pronto, cosi' come prevede la circolare, a trasferire questi colleghi, qualora lo richiedano, per motivi di sicurezza, mentre nel passato purtroppo non sempre cosi' e' stato. La terza commissione - conclude Ferri - dovrebbe subito convocare il collega Luberto e mostrare nei suoi confronti la massima attenzione a qualsiasi richiesta ed esigenza''.

11/06/2011
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Solidarietà al pm Henry John Woodcock. L.M.

Roma: processo per diffamazione a Gasparri,

pm Woodcock denuncia persecuzione


Roma, 10 giu. - (Adnkronos) - Il magistrato Henry John Woodcock, attualmente pubblico ministero a Napoli, ascoltato oggi a Roma in un processo che lo vede parte offesa, ha ribadito l'accusa di diffamazione nei riguardi del capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri. L'occasione ha fornito a Woodcock l'opportunita' di affermare che ormai da anni si considera vittima di un disegno diffamatorio portato avanti ''negli anni'' da Gasparri con "accanimento inspiegabile".

Accanimento che ha cominciato a manifestarsi, ha spiegato, quando Gasparri nel 2004 in una trasmissione della Rai, riferendosi all'archiviazione di un procedimento nel quale Woodcock l'aveva iscritto per diffamazione, affermo' tra l'altro che "era stata spazzata via la farneticante accusa di un giudice irresponsabile di Potenza''.

Gasparri aggiunse che "Csm e ministero della Giustizia avevano messo fine all'azione dissennata di persone che calunniano". Al momento dell'iscrizione nel registro degli indagati Gasparri era ministro delle Comunicazioni. (segue)

10/06/2011


Roma: processo per diffamazione a Gasparri,
pm Woodcock denuncia persecuzione (2)


(Adnkronos) - Oggi davanti al tribunale Woodcock ha rivendicato la legittimita' del procedimento che aveva avviato quando era pm a Potenza, aggiungendo che la sua iniziativa era stata legittima tant'e' vero che il procedimento, poi trasferito a Roma per competenza, aveva determinato la condanna di alcune delle persone indagate.

Quanto all'archiviazione decisa a Roma, Woodcock ha detto che "probabilmente, se non avessero trasferito il fascicolo nella capitale, come imponeva la situazione, forse io stesso avrei chiesto l'archiviazione".

Prima di concludere la sua deposizione il magistrato ha sottolineato che "negli anni Gasparri mi ha sempre rivolto delle contumelie".
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Inchiesta della procura di Modena

"Vilipendio all'ordine giudiziario
per le frasi sui magistrati",
Berlusconi è indagato



Modena - (Adnkronos) - All'inizio di maggio un ambulante di nome Paolo Vaccari ha raccolto alcune dichiarazioni del premier inviandole in Procura. In quelle frasi il Cavaliere definisce i magistrati ''toghe rosse'', ''talebani'', ''eversori'', ''brigatisti'', ''associazione a delinquere'' e ''cancro da estirpare''

Modena, 11 giu. (Adnkronos) - Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Modena per vilipendio all'ordine giudiziario.

Il fascicolo è stato aperto dal pm Enrico Stefani, che l'ha trasmesso alla Procura di Monza per competenza.

All'inizio di maggio un ambulante di nome Paolo Vaccari ha raccolto alcune dichiarazioni del premier inviandole in Procura. In quelle frasi Berlusconi definisce i magistrati ''toghe rosse'', ''talebani'', ''eversori'', ''brigatisti'', ''associazione a delinquere'' e ''cancro da estirpare''.

Siccome dall'esposto non è possibile determinare dove queste frasi siano state dette il fascicolo è stato inviato per competenza alla Procura di Monza per la residenza di Berlusconi.
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Di Loredana Morandi (del 12/06/2011 @ 12:37:54, in Osservatorio Famiglia, linkato 1412 volte)
Rignano Flaminio,
giudice trasferito,
processo a rischio


10 giugno 2011

Processo di Rignano, tutto da rifare per il trasferimento di un giudice? Rischiano di andare in fumo le oltre venti udienze, sette preliminari e tredici iniziate a settembre 2010 con le deposizioni dei genitori di 21 alunni della scuola materna Olga Rovere, presunte vittime di abusi sessuali subiti da parte sostiene l’accusa delle maestre Marisa Pucci, Patrizia Del Meglio, Silvana Magalotti, della bidella, Cristina Lunerti, e dell’autore televisivo, Giancarlo Scancarello tra il 2005 e il 2006. Sono tutti accusati a vario titolo di atti osceni, violenza sessuale di gruppo, sottrazione di persona incapace, turpiloquio, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona.

Il giudice Marzia Minutillo Turtur già da ieri risulta trasferita alla commissione di concorso dei magistrati. Vale a dire che il collegio giudicante presieduto da Mario Frigenti forse dovrà essere ricomposto con il rischio di far ripartire da zero il dibattimento: insomma, dovrebbero essere risentiti di nuovo tutti i testimoni finora ascoltati. E immaginate lo strazio per i genitori costretti a ripetere ancora una volta quello che sono sicuri abbiano patito i loro bambini. Adesso tutto è subordinato alle volontà delle parti civili e della difesa: dovranno dire se accettano il nuovo collegio. Altrimenti si ricomincia. Sulla questione è fermo uno degli avvocati di parte civile, Pietro Nicotera. «Sarebbe un’assurdità – spiega – il processo non deve e non può ricominciare da capo, se così fosse faremo appello al Ministero di Grazia e Giustizi». Dello stesso avviso Carlo Taormina, anche lui legale di parte civile che ci tiene a non dare l’allarme. «E’ vero – precisa – il giudice Minutillo Turtur uscirà dal collegio, ma il processo seguirà il suo corso».

http://www.okroma.it/notizie-roma/cronaca-roma/rignano-flaminio-giudice-trasferito-processo-a-rischio.html
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Di Loredana Morandi (del 13/06/2011 @ 20:44:34, in Magistratura, linkato 1680 volte)
GIUSTIZIA: GRASSO, CON RIFORMA
PM AVVOCATO DELLA POLIZIA


(AGENPARL) - Roma, 13 giu - "Sulla polizia giudiziaria l'aspetto più rilevante è la soppressione del termine 'direttamente', che descrive il rapporto tra autorità giudiziaria e polizia giudiziaria, finora meramente funzionale". Così Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, in audizione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, in merito al disegno di legge di riforma della magistratura, che prevederebbe la dipendenza diretta della polizia giudiziaria dall'autorità giudiziaria.

"C'è una chiara distinzione dei ruoli che riserverebbero all'ufficio del pubblico ministero le attività di carattere processuale relative alle attività di investigazione - continua Grasso - Questo modello del pm, avvocato della polizia, spinge al carrierismo, al successo esasperato dei risultati, che non può vivere se non di un successo sull'opinione pubblica e non per una semplice ricerca della verità. Bisogna riflettere su 'come mai' si è arrivati a questa riforma e fare un pò di autocritica".

GIUSTIZIA: GRASSO, PREOCCUPATO PER POLIZIA GIUDIZIARIA LEGATA ALL'ESECUTIVO

(AGENPARL) - Roma, 13 giu - "Esistono reati che, comportando attività criminali nascoste, richiedono notizie investigative anche di sospetto e non per forza conseguenti a denuncia". Lo afferma Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, in audizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera, nell'ambito del disegno di legge di riforma della magistratura.

"Occorre restringere l'attività del pm all'indagine del processo, ma per risolvere questi problemi è necessario modificare la costituzione? Io sono preoccupato di una polizia giudizaria slegata dall'autorità giudiziaria e lagata all'attività dell'esecutivo e quindi inevitabilmente legata ad esso".

GIUSTIZIA: GRASSO, CON RIFORMA SI METTE A RISCHIO IL COORDINAMENTO DI LAVORO

(AGENPARL) - Roma, 13 giu - "Con questa riforma si mette a rischio la messa in comune e la condivisione delle informazioni, messa in auge da Giovanni Falcone. Come si potrebbe ritenere, dopo questa riforma, di combattere la 'ndragheta a Milano, ad esempio, senza il concetto di coordinamento?". Così Pietro Grasso, in audizione in Commissione Affari Costituzionali alla Camera, nell'ambito del disegno di legge di riforma della magistratura.

"L' autonomia e l'independenza del giudice che valore ha se non c'è autonomia e indipendenza per il pm? A che vale averle se ci sono a monte dei filtri che possono evitare che alcune indagini possano trovare luce anche sotto il profilo giudiziario?".

GIUSTIZIA: GRASSO (PNA), PIU' FORTE LA TENDENZA DI UTILIZZO POLITICO DELLA GIURISDIZIONE

(AGENPARL) - Roma, 13 giu - "In materia di criminalità orgnazziata si renderebbe ancora di più possibile, con questa riforma, la sovrapposizione delle indagini. Se da un lato un'attenuazione della dipendenza funzionale della polizia giudiziaria finisce per indebolire l'attività giudiziaria del pm, dall'altro comporterà una sovrapposizione di indagini". Così Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, in audizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera, nell'ambito del disegno di legge che riforma il Titolo IV della Parte II della Costituzione .

"Diventerebbe più forte, quindi, la tendenza ad utilizzo politico della giurisdizione - incalza Grasso - Si imporrà, dunque, un ripensamento e una riscrittura del nuovo assetto, sul piano istituzionale, per la lotta dello Stato alla criminalità mafiosa, cancellando un'esperienza investigativa che in questi anni ha consentito di raggiungere storici risultati di cui il governo e il paese sono fieri".

GIUSTIZIA: GRASSO, CON RIFORMA MAGGIORANZA PIU’ ESPOSTA A MAFIA

(AGENPARL) - Roma, 13 giu - "Il riferimento non più ai pm bensì all'ufficio del pubblico ministero sembra riservare tali prerogative all'intero ufficio e non ai singoli magistrati, con consegutente gerarchizzazione. A tal proposito va rilevato che la lotta recente alla criminalità mafiosa è stata scritta dal coraggio isolato di magistrati e, con questa riforma, si lascerebbe l'intero sistema di investigazione nella più assoluta incertezza e precarietà. Ma, rimettere la politca criminale alle scelte della maggioraza politica di turno, finirebbe per indebolire la stessa maggioranza politica esponendola ancora di più alla criminalità". Lo afferma Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, in audizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera, nell'ambito del disegno di legge di riforma della magistratura.

GIUSTIZIA: GRASSO (PNA), ACCENTUATA POTENZA DEL POTERE POLITICO

(AGENPARL) - Roma, 13 giu - "Affievoliscono l'attuale separazione dei poteri, con un' accentuata potenza del potere politico. La modifica in esame stravolge la figura del Pubblico Ministero, così come disegnata dal costituente nel 1947" . Così il Procuratore Nazionale Antimafia, Pietro Grasso, in audizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera, nell'ambito del disegno di legge che riforma il Titolo IV della Parte II della Costituzione .

"In particolare l'art 104, del Titolo IV della Parte II della Costituzione, proposto non riconosce la stessa autonomia dei giudici al pm, realizzando così la separazione delle carriere. Autonomia dei giudici intangibile soltanto perchè scalpita dalla costituzione. Il pm, con questa riforma, diventa dipendente dalla maggioranza politica di turno".

GIUSTIZIA: GRASSO, FALCONE SPESSO CITATO A SPROPOSITO

(AGENPARL) - Roma, 13 giu - "Falcone viene citato spresso a sproposito. Per riportare in giusti termini il "Falcone pensiero" sulla separazione delle carriere, occorre storicizzarlo". Così Pietro Grasso, Procuratore Nazionale Antimafia, in audizione in Commissione Affari Costituzionali della Camera, nell'ambito del disegno di legge di riforma della magistratura, rispondendo a Gaetano Pecorella (Pdl), che ha ricordato la necessità della separazione delle carriere, già posta da Falcone.

"Falcone poneva l'accento sulla necessita di una diversa professionalità del Pm - incalza il Procuratore Grasso - Con il vecchio codice il pm era quell'avvocato della polizia che con questa riforma si vuole ripristinare. Falcone poneva l'accento sulla necessità di una diversa professionalità del Pm, con una particolare carica. Il suo ruolo era di dare slancio al compito penale del pm, fondamentalmente autonomo e indipendente, ma nesecessariamente efficiente. Il Pm, stando alle parole di Giovanni Falcone, deve avere una regolamentazione diversa da quella del giudice, ma non per forza separata. Bisogna creare le condizioni affinchè acquisti effettività l'azione penale del Pm".

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Di Loredana Morandi (del 13/06/2011 @ 20:46:21, in Sindacati Giustizia, linkato 2650 volte)
Parma: Uffici giudiziari al collasso
"Verso lo stato di agitazione"


Carenze di organico superiori al 15% nel settore amministrativo, rete informatica obsoleta, mancata riqualificazione del personale. Sono solo alcuni dei problemi che rischiano di paralizzare la giustizia nel parmense: oggi assemblea di Fp Cgil con i rappresentanti dell'Anm e dell'Ordine degli avvocati

Per forza la macchina della giustizia non funziona: mancano gli ingranaggi. Gli uffici giudiziari del tribunale di Parma hanno risentito pesantemente dei tagli imposti dalle manovre del 2009/10: le carenze di organico sono ormai superiori al 15%, in seguito a una riduzione del 20% in dieci anni. Alla mancanza di personale amministrativo si aggiungono problemi che rischiano di portare la situazione degli uffici giudiziari nel circondario di Parma al collasso: il mancato avvio del Processo civile telematico, carenze strutturali nella rete informatica, carenza di dirigente amministrativo, continui trasferimenti presso gli uffici provinciali del Giudice di Pace, mancata riqualificazione del personale.

Le strategie organizzative, inoltre, sono inadeguate al continuo aumento dei processi penali. "Non se ne può più" dicono a gran voce i diretti interessati, che questa mattina si sono riuniti in un'assemblea sindacale indetta da Funzione Pubblica Cgil presso il tribunale di Parma per discutere delle problematiche del settore amministrativo con i rappresentanti dell'Associazione nazionale magistrati e del Consiglio dell'Ordine forense. Se non si arriverà a risposte concrete a breve termine, sarà proclamato lo stato di agitazione.

(Repubblica Parma 13 giugno 2011)
http://parma.repubblica.it/cronaca/2011/06/13/news/uffici_giudiziari_al_collasso_verso_lo_stato_di_agitazione-17640517/
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Di Loredana Morandi (del 13/06/2011 @ 20:48:38, in Magistratura, linkato 1359 volte)
GIUSTIZIA: LUPO (CASSAZIONE),
CON RIFORMA A RISCHIO AUTONOMIA PM


(IMG Press 13/06/2011) - Nel sistema delineato dalla riforma costituzionale della giustizia all'esame della Camera il pm "finisce per incarnare una figura ibrida", "non definita nelle sue garanzie" ed esposta a "rischi di eteronomia che rendono precaria la sua autonomia e indipendenza". Lo ha affermato Ernesto Lupo, primo presidente della Corte di Cassazione, nell'audizione svolta davanti alle Commissioni riunite Affari costituzionali, Interni e Giustizia nell'ambito dell'indagine conoscitiva sul ddl sulla "Riforma del Titolo IV della parte II della Costituzione".

Al di là della querelle sulla separazione delle carriere o delle funzioni, ha sottolineato Lupo, "quello che manca è l'esatta definizione dello status del pm", come in tutti i Paesi dove le carriere sono separate: "il pm resta sicuramente un magistrato, ma nel ddl l'indipendenza è affermata per il solo giudice".

Il primo presidente della Cassazione ha parlato anche di obbligatorietà dell'azione penale - "pietra angolare di un sistema penale basato sui valori di uguaglianza e legalità sebbene questo non escluda l'adozione di criteri perchè essa sia effettivamente esercitata" - e di responsabilità civile dei magistrati, che "se pur legittima non può essere piegata a strumento di indebita pressione e di ritorsione per decisioni non gradite: alcune sentenze della Consulta sul tema richiamano principi e garanzie che si impongono anche su eventuali modifiche della Costituzione". Mentre "la piena parificazione, senza alcuna distinzione, tra magistrati e funzionari dello Stato e' contro l'indipendenza e l'autonomia della funzione giudiziaria, dal momento che i magistrati non godono di tali prerogative".

Da Lupo è arrivato anche il monito a "bandire contrapposizione e polemiche e a concentrarsi sulle soluzioni per uscire dal drammatico quadro di inefficienza del sistema: i cittadini hanno diritto ad avere risposte in tempi ragionevoli" e la "ragionevole durata dei processi è un tema prioritario e centrale per il rispetto del diritto alla giustizia, sorta di precondizione del rispetto di tutti gli altri diritti".

http://www.imgpress.it/notizia.asp?idnotizia=61140&idSezione=1
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Di Loredana Morandi (del 13/06/2011 @ 20:52:52, in Magistratura, linkato 1446 volte)
GIUSTIZIA: VIETTI,
NUMEROSI RILIEVI A RIFORMA
MA CSM PRONTO A DIALOGO
 

(ASCA) - Roma, 13 giu - La proposta di legge costituzionale di riforma della giustizia ''presta il fianco a numerosi rilievi che riguardano sia le singole previsioni sia il disegno complessivo che le sottende'', ma il Consiglio superiore della magistratura ''e' disponibile al dialogo senza chiusure aprioristiche''. Il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, in audizione nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera, riassume cosi' la sua posizione sulla riforma della giustizia, condivisa oggi dal plenum del Consiglio con 18 voti favorevoli, tre contrari e un astenuto.

In apertura dei lavori, Vietti precisa ''la piena legittimazione del governo e del Parlamento'' a promuovere un intervento riformatore, ma il ddl in materia di giustizia proposto dal ministro Angelino Alfano - sottolinea - ''non sembra destinato a produrre effetti sui tempi lunghi dei giudizi che continueranno a costituire la principale criticita' del sistema''. Inoltre il vicepresidente del Csm palesa il timore che ''anche questa volta, cosi' come avvenne nel 1997, non si riescano a individuare soluzioni condivise''.

Tuttavia le riserve e i timori non possono giustificare un atteggiamento di ''immobilismo'', e a questo punto Vietti lancia un appello affinche' ci si faccia ''carico delle criticita' del sistema'' e si arrivi al dibattito su argomenti quali ''i vuoti di organico, la tentazione correntizia della magistratura, la spettacolarizzazione dei processi, il protagonismo improprio di alcuni magistrati, la discrezionalita' di fatto dell'azione penale, il ruolo anomalo di taluni pubblici ministeri che ricercano la notizia di reato e, per farlo, si avvalgono esclusivamente dell'una e dell'altra forza di polizia o peggio, dell'uno o dell'altro ufficiale di polizia giudiziaria a loro fiduciariamente legati''. ceg/vlm


GIUSTIZIA: VIETTI, RILIEVI A RIFORMA MA CSM PRONTO A DIALOGO (IL PUNTO)
 

(ASCA) - Roma, 13 giu - Il disegno di legge di riforma costituzionale della giustizia non servira' a ridurre i tempi dei processi, ma compromettera' l'indipendenza dei pubblici ministeri, che saranno sottoposti alle determinazioni assunte dal potere politico. E' il parere del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, Michele Vietti, condiviso oggi dal plenum dell'organismo con 18 voti favorevoli, tre contrari e un astenuto, ed esposto in audizione nelle commissioni Affari costituzionali e Giustizia alla Camera. Il ddl, dunque, ''presta il fianco a numerosi rilievi che riguardano sia le singole previsioni sia il disegno complessivo che le sottende'', ma il Csm, sottolinea Vietti, ''e' disponibile al dialogo senza chiusure aprioristiche''.

Il vicepresidente del Csm riconosce ''la piena legittimazione del governo e del Parlamento'' a promuovere un intervento riformatore, ma il ddl in materia di giustizia proposto dal ministro Angelino Alfano - sottolinea a Montecitorio - ''non sembra destinato a produrre effetti sui tempi lunghi dei giudizi che continueranno a costituire la principale criticita' del sistema''. Inoltre, Vietti palesa il timore che ''anche questa volta, cosi' come avvenne nel 1997, non si riescano a individuare soluzioni condivise''.

L'ex parlamentare dell'Udc si sofferma anche sulla separazione delle carriere di giudici e pm, che, una volta assicurata dalla legge ordinaria - come prevede la riforma -, determinerebbe ''il venir meno di quella idea della giurisdizione come valore comune e unitario, comprensivo sia della magistratura giudicante sia di quella requirente, che i padri costituenti vollero per garantire a tutti i magistrati l'esercizio di un potere autonomo e indipendente''. Potere ''separato'' da possibili ingerenze dell'esecutivo o del legislatore.

Ulteriore fonte di perplessita' e' la diversa garanzia di autonomia e indipendenza che la riforma costituzionale intende attribuire a giudici e pm. ''Solo i giudici - spiega Vietti - costituiscono un ordine autonomo e indipendente, mentre l'autonomia e l'indipendenza dei pubblici ministeri e' rimessa alle determinazioni assunte dal potere politico''.

Per il vicepresidente del Csm - cosi' come per il procuratore antimafia Piero Grasso, audito alla Camera in precedenza -, chi propone la riforma impiega una ''tecnica normativa definita 'decostituzionalizzazione' dei principi, che si muove con una serie sistematica di rinvii a legge ordinaria, con ricadute sull'attuale impianto di separazione dei poteri e di conseguenza sull'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge''.

Tuttavia, le riserve e i timori non possono giustificare un atteggiamento di ''immobilismo''. Ecco perche' Vietti, pur non condividendo i punti salienti della riforma, non nasconde i problemi del sistema giudiziario e lancia un appello affinche' ci si faccia ''carico delle criticita' del sistema'' e si arrivi al dibattito su argomenti concreti.

Ovvero, ''i vuoti di organico, la tentazione 'correntizia' della magistratura, la spettacolarizzazione dei processi, il protagonismo improprio di alcuni magistrati, la discrezionalita' di fatto dell'azione penale''. Cosi' come ''il ruolo anomalo di taluni pubblici ministeri che ricercano la notizia di reato e, per farlo, si avvalgono esclusivamente dell'una e dell'altra forza di polizia. O peggio, dell'uno o dell'altro ufficiale di polizia giudiziaria a loro fiduciariamente legati''. ceg/vlm
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Di Loredana Morandi (del 13/06/2011 @ 21:04:36, in Magistratura, linkato 1658 volte)

Audizione Commissione Giustizia Senato


[mercoledì 8 giugno 2011]


L'Anm ha ripetutamente ribadito la necessità di adottare misure legislative ed organizzative che consentano di pervenire ad una drastica riduzione del rilevante contenzioso civile pendente.

In tale contesto l'istituto della mediazione può indubbiamente contribuire al miglior funzionamento del mercato interno, quale sede che arricchisce il quadro delle opportunità offerte ai cittadini per il superamento e la composizione dei conflitti.

La mediazione civile e commerciale, quale configurata nel D.lgs. n.28 del 2010 di attuazione della delega contenuta nella legge n. 69/2009, presenta, tuttavia, delle caratteristiche ibride.

Invero, essa viene configurata come un procedimento nel cui ambito il ruolo del mediatore non consiste nel valutare le ragioni delle parti o nel suggerire proposte, quanto piuttosto nell'agevolare l'emersione degli interessi sottostanti al conflitto in vista del raggiungimento di un accordo che potrebbe dimostrarsi idoneo a consentire la stessa ripresa o prosecuzione del rapporto.

Inoltre, coesistono profili della disciplina in virtù dei quali l'intento di deflazione del carico giudiziario sembra prevalere sulla finalità di realizzazione di una rete più ampia di tutele. In quest'ottica è stato prevista la mediazione obbligatoria, non disciplinata dalla legge delega e non imposta dalla normativa comunitaria.

Peraltro, risulta evidente agli operatori del diritto che le liti rispetto alle quali risulta più difficile la conciliazione sono proprio quelle in cui tra le parti esistono particolari o prolungati e diversificati conflitti, come in numerose delle materie indicate quali oggetto di mediazione obbligatoria, e basti pensare alle divisioni ereditarie.

Né sembra rispettare l'art. 3 della Costituzione una normativa che prevede materie di mediazione obbligatoria non distinte in molti casi, secondo un criterio di ragionevolezza, dalle materie oggetto di mediazione facoltativa.    

In sostanza, la mediazione può conseguire risultati effettivi solo allorché le parti pervengano spontaneamente alla soluzione del conflitto.

La previsione, poi, di una proposta che il mediatore è facultato a formulare, pur in assenza di richiesta concorde delle parti, con effetti virtuali sul regime delle spese del processo nell'ipotesi di insuccesso della mediazione, altera la funzione di sostegno del mediatore caricandola di compiti valutativi della controversia che non gli competono.

La circostanza che la proposta sia facoltativa riduce ma non elimina gli inconvenienti, anche perché l'esercizio di essa non appare ancorata nella legge a riconoscibili criteri direttivi.

La mancata previsione di criteri diretti a consentire l'individuazione dell'organismo di mediazione-conciliazione territorialmente competente è suscettibile di incentivare il ricorso a manovre dilatorie e a favorire abusi, potendo essere proposta un'istanza di mediazione nel territorio più congeniale all'istante e meno favorevole per la controparte, in modo da rendere sostanzialmente impossibile la comparizione di quest'ultima.

Pertanto, è condivisibile l'introduzione di una norma che ancori a criteri oggettivi la competenza territoriale.

Indispensabile appare, poi, garantire la sussistenza di requisiti di competenza e formazione del mediatore, atteso che occorre che quest'ultimo sappia interloquire con i due o più possibili avvocati qualora per la conciliazione non basti avvicinare le posizioni e le pretese delle parti ma sia anche necessario eliminare qualche pretesa palesemente infondata che è di ostacolo al raggiungimento di un accordo.

Occorre, quindi, che i mediatori siano soggetti giuridicamente qualificati che possano garantire verbali di conciliazione omologabili, trascrivibili, accettabili dai procuratori ed equi.

Non va dimenticato che è importante fornire le condizioni per pervenire ad una soluzione positiva nel maggior numero dei casi, anche tenuto conto dei costi della mediazione.

La mera frequenza di un corso iniziale di appena cinquanta ore non è adeguato in relazione all'eterogeneità delle materie oggetto di mediazione. 

 

***

 

Audizione Commissione Giustizia Senato

su ddl nn. 2534 e 2329 in tema di mediazione


[mercoledì 8 giugno 2011]


L'Anm ha ripetutamente ribadito la necessità di adottare misure legislative ed organizzative che consentano di pervenire ad una drastica riduzione del rilevante contenzioso civile pendente.

In tale contesto l'istituto della mediazione può indubbiamente contribuire al miglior funzionamento del mercato interno, quale sede che arricchisce il quadro delle opportunità offerte ai cittadini per il superamento e la composizione dei conflitti.

La mediazione civile e commerciale, quale configurata nel D.lgs. n.28 del 2010 di attuazione della delega contenuta nella legge n. 69/2009, presenta, tuttavia, delle caratteristiche ibride.

Invero, essa viene configurata come un procedimento nel cui ambito il ruolo del mediatore non consiste nel valutare le ragioni delle parti o nel suggerire proposte, quanto piuttosto nell'agevolare l'emersione degli interessi sottostanti al conflitto in vista del raggiungimento di un accordo che potrebbe dimostrarsi idoneo a consentire la stessa ripresa o prosecuzione del rapporto.

Inoltre, coesistono profili della disciplina in virtù dei quali l'intento di deflazione del carico giudiziario sembra prevalere sulla finalità di realizzazione di una rete più ampia di tutele. In quest'ottica è stato prevista la mediazione obbligatoria, non disciplinata dalla legge delega e non imposta dalla normativa comunitaria.

Peraltro, risulta evidente agli operatori del diritto che le liti rispetto alle quali risulta più difficile la conciliazione sono proprio quelle in cui tra le parti esistono particolari o prolungati e diversificati conflitti, come in numerose delle materie indicate quali oggetto di mediazione obbligatoria, e basti pensare alle divisioni ereditarie.

Né sembra rispettare l'art. 3 della Costituzione una normativa che prevede materie di mediazione obbligatoria non distinte in molti casi, secondo un criterio di ragionevolezza, dalle materie oggetto di mediazione facoltativa.    

In sostanza, la mediazione può conseguire risultati effettivi solo allorché le parti pervengano spontaneamente alla soluzione del conflitto.

La previsione, poi, di una proposta che il mediatore è facultato a formulare, pur in assenza di richiesta concorde delle parti, con effetti virtuali sul regime delle spese del processo nell'ipotesi di insuccesso della mediazione, altera la funzione di sostegno del mediatore caricandola di compiti valutativi della controversia che non gli competono.

La circostanza che la proposta sia facoltativa riduce ma non elimina gli inconvenienti, anche perché l'esercizio di essa non appare ancorata nella legge a riconoscibili criteri direttivi.

La mancata previsione di criteri diretti a consentire l'individuazione dell'organismo di mediazione-conciliazione territorialmente competente è suscettibile di incentivare il ricorso a manovre dilatorie e a favorire abusi, potendo essere proposta un'istanza di mediazione nel territorio più congeniale all'istante e meno favorevole per la controparte, in modo da rendere sostanzialmente impossibile la comparizione di quest'ultima.

Pertanto, è condivisibile l'introduzione di una norma che ancori a criteri oggettivi la competenza territoriale.

Indispensabile appare, poi, garantire la sussistenza di requisiti di competenza e formazione del mediatore, atteso che occorre che quest'ultimo sappia interloquire con i due o più possibili avvocati qualora per la conciliazione non basti avvicinare le posizioni e le pretese delle parti ma sia anche necessario eliminare qualche pretesa palesemente infondata che è di ostacolo al raggiungimento di un accordo.

Occorre, quindi, che i mediatori siano soggetti giuridicamente qualificati che possano garantire verbali di conciliazione omologabili, trascrivibili, accettabili dai procuratori ed equi.

Non va dimenticato che è importante fornire le condizioni per pervenire ad una soluzione positiva nel maggior numero dei casi, anche tenuto conto dei costi della mediazione.

La mera frequenza di un corso iniziale di appena cinquanta ore non è adeguato in relazione all'eterogeneità delle materie oggetto di mediazione.

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Caso Yara, pm: ''Cerchiamo un assassino,
quella del branco ipotesi demenziale''


ultimo aggiornamento: 13 giugno, ore 18:41
Milano - (Adnkronos) - Lo spiega all'Adnkronos il pm Letizia Ruggeri, titolare dell'inchiesta dallo scorso 26 novembre, giorno della scomparsa della giovane promessa della ginnastica ritmica

Milano, 13 giu. (Adnkronos) - Un solo assassino, nessun branco. Le indagini sull'omicidio della 13enne Yara Gambirasio procedono su un binario preciso, anche se la cautela è d'obbligo. "Cerchiamo un assassino", spiega all'Adnkronos il pm Letizia Ruggeri, titolare dell'inchiesta dallo scorso 26 novembre, giorno della scomparsa della giovane promessa della ginnastica ritmica. "Probabilmente è un singolo, sicuramente non è un branco", precisa.

Impegnata da oltre cinque mesi tra interrogatori, analisi tecniche e vertici con le forze dell'ordine, il pubblico ministero risponde con gentilezza ma senza esitazioni: "L'ipotesi del branco è una cavolata, è demenziale". Una teoria "solo giornalistica, nessuno fa questa ipotesi", sottolinea. Il pm conferma che sul guanto di Yara sono stati trovati due dna, uno maschile e uno femminile, ma ricorda "che non si sa a chi appartengono e che potrebbero non avere nulla a che fare con l'assassino".

Nessuna conferma, invece, sull'ipotesi che altri due profili, probabilmente maschili, siano stati trovati sui vestiti della 13enne. "E' sbagliato. Comunque è coperto da segreto istruttorio".

L'unica certezza è che non risultano indagati e che la pista privilegiata è quella di un singolo. Un dato legato a "elementi scientifici" e a quanto ricostruito in questi mesi anche attraverso le analisi dell'anatomopatologa Cristina Cattaneo che, insieme a un'equipe di esperti, ha eseguito l'autopsia.
 
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