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 .. yellow rose ..... di Lunadicarta
 
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La giustizia è necessaria, ma non sufficiente, e può e deve essere superata dalla legge della carità che è la legge dell'amore, amore verso il prossimo e verso Dio, ma verso il prossimo in quanto immagine di Dio, quindi in modo non riducibile alla mera solidarietà umana.

Rosario Livatino
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Estratto da Eurispes, Rapporto Italia 2011.


Odi et amo: il tormento degli “assassini domestici”

 

«Odio e amo. Forse chiederai come sia possibile; non so, ma è proprio così e mi tormento» (Catullo, carme 85). In tre parole, le prime, si racchiude il paradosso. Due sentimenti, contrapposti ma coesistenti, l’amore e l’odio. Ed è in questo folle tormento, forse, che si scatena in chi più ci ama e ci sta vicino, una forza distruttrice forte quanto forte è l’amore che l’ha prodotta.

Con “omicidi domestici”, vengono definiti gli omicidi perpetrati tra individui legati da relazioni familiari, amicali, affettive o di conoscenza amicale. Tra questi, sono da distinguere i cosiddetti “omicidi familiari” che coinvolgono soggetti uniti da legami familiari più stretti come coniugi o conviventi, genitori, figli, fratelli e altri parenti e quelli “di relazione” nei quali il rapporto tra “carnefice” e “vittima”, seppure non fondato su “legami di sangue” o “vincoli coniugali”, si instaura attraverso una “relazione” che può essere di tipo affettivo/amoroso, amicale o di semplice conoscenza. Vengono considerati, quindi, tra gli “omicidi di relazione” quelli avvenuti tra fidanzati, amanti, rivali, spasimanti, ma anche tra ex coniugi o ex conviventi, ex fidanzati, tra amici e tra persone coinvolte nella vita relazionale dei soggetti “protagonisti” di un omicidio (suocera/suocero, genero/nuora, etc.).

Omicidi in famiglia: circa 10 al mese tra il 2009 e il 2010. Il campione analizzato dall’Eurispes è stato costruito grazie ad un’analisi e una selezione di articoli di cronaca, estrapolati dai più importanti quotidiani a diffusione nazionale negli anni 2009 e 2010 (Centro documentazione dell’Eurispes, 2009-2010). Nel biennio 2009-2010, in Italia, si sono registrati 235 omicidi domestici (122 nel 2009 e 113 nel 2010). In entrambi gli anni, la maggior parte di questi, vedeva coinvolti soggetti appartenenti alla medesima cerchia familiare (97 omicidi nel 2009 e 81 nel 2010). I cosiddetti “omicidi di relazione”, invece, sono stati in tutto 57 (25 nel 2009 e 32 nel 2010). Su 235 omicidi avvenuti nel biennio 2009-2010, quasi la metà degli omicidi domestici sono stati commessi nel Nord (52,5% nel 2009 e 47,8% nel 2010). Al Centro se ne sono registrati il 21,3% nel 2009 e il 18,6% nel 2010 mentre a Sud e nelle Isole gli omicidi domestici sono stati il 26,2% e il 33,6% rispettivamente nel 2009 e nel 2010.

Autori (uomini) e vittime (donne). La maggior parte degli autori di omicidi domestici, nel biennio 2009-2010, erano maschi (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) e su 126 autori di omicidi il 34,1% erano coniugi o conviventi (mariti o compagni), l’11,1% erano padri, il 7,9% erano figli, il 7,2% erano altri parenti (nonni, zii, cugini, etc.) e il 4,8% erano fratelli. Sempre nello stesso anno, le donne che avevano commesso un omicidio, nella cerchia familiare, erano nella maggior parte dei casi madri (8,7%) o figlie (3,2%). Pochi i casi emersi di mogli, sorelle o altri parenti (0,8% in tutti e tre i casi) autrici di omicidi.

Nel 2009, sono per la maggior parte fidanzati, amanti, rivali o spasimanti a commettere omicidi (6,3% in entrambi i casi). Nel 2010, invece, sono gli “ex” (coniugi o conviventi, ma anche fidanzati o amanti) i maggiori responsabili di uccisioni (11,8% ex fidanzati/amanti e 6,7% ex coniugi/conviventi).

Le donne sono le vittime sacrificali, forse perché più deboli o peggio perché non più disposte ad accettare soprusi e angherie. Sono state il 70,5% le donne uccise nel 2009 e il 62,8% quelle che hanno perso la vita (per mano di un omicida maschio nell’84,9% dei casi) nel 2010, tra le mura “domestiche”. Tra queste, la maggior parte erano mogli o conviventi (34,4% nel 2009 e 20,3% nel 2010). Tra il 2009 e il 2010, la percentuale di figlie uccise scende dall’8,2% del totale degli omicidi domestici al 2,7% mentre aumenta la percentuale di vittime madri (dal 6,5% all’8,8%) e zie, cugine, nonne (da 3,3% all’11,5%) ma anche di fidanzate, amanti, rivali o spasimanti (dal 5,7% al 6,2%) e di ex fidanzate o ex amanti (dal 3,3% al  9,7%)

Considerando i maschi vittime di omicidi (29,5% nel 2009 e 37,2% nel 2010), se nel 2009, questi erano per lo più figli (12,3%), seguiti dai padri (4,9%) e dagli altri parenti maschi (4,1%), nel 2010, invece, erano i padri (10,6%) i principali bersagli della furia omicida, seguiti dai figli (9,7%), dagli ex coniugi o conviventi (7,1%) e dai mariti o conviventi (4,4%).

Analizzando l’età degli autori e delle vittime coinvolte negli omicidi domestici emerge che i minori (fascia d’età 0-17 anni) sono principalmente “vittime” (17,2% nel 2009 e 12,4% nel 2010); infatti, solo nel 2,6% degli omicidi domestici, registrati nel 2010, era stato ritenuto colpevole un minorenne. Considerando, invece, la fascia d’età immediatamente successiva, rappresentata da giovani tra i 18 e i 24 anni si osserva come questi, nel biennio 2009-2010 siano stati – seppure in percentuale minore nel 2010 rispetto al 2009 – più “autori” (14,3% nel 2009 e 7,6% nel 2010) che “vittime” (10% nel 2009 e 2,7% nel 2010). Anche i 25-34enni, sono nella maggior parte dei casi più “autori” (9,5% nel 2009 e 16% nel 2010) che “vittime” (7,4% nel 2009 e 14,1% nel 2010), anche se, rispetto a quanto accadeva nella fascia d’età precedente, sono in aumento nel 2010 rispetto al 2009. Nelle fasce d’età più “mature”, quelle dei 35-44enni e dei 45-64enni si conta, in media, il maggior numero di “autori” (30,6% nel 2009 e 29% nel 2010) mentre le “vittime” sono, nel maggior numero dei casi anziane (il 25,1% in media delle vittime dai 65 anni in su), 35-44enni (il 21,3% in media) e 46-64enni (il 20% in media). Da non sottovalutare, inoltre, il discreto numero di anziani che vengono accusati di omicidio “domestico” (il 15,9% nel 2009 e il 9,2% nel 2010).

Genitori e figli. Tra gli omicidi più efferati, il figlicidio e il genitoricidio sono senz’altro quelli più difficili da comprendere. A parte le note patologie psicologiche, le altre motivazioni di questo genere di omicidio sono la disperazione all’impossibilità di curare una malattia grave di un figlio o di un genitore anziano e sofferente o problemi legati all’affidamento dei figli. Nel biennio 2009-2010, sono risultati 39 i figlicidi (25 nel 2009 e 14 nel 2010). Di questi, nel 2009, 14 erano stati perpetrati da padri, 11 da madri. Nel 2010, invece, 4 erano stati compiuti da padri e 10 da madri. Nel complesso, la maggior parte dei figli uccisi dai genitori sono stati maschi (15 vs 10, nel 2009 e 11 vs 3, nel 2010), mentre le madri sono state quelle che hanno ucciso più figli rispetto ai padri (21 vs 18). Per quanto riguarda i genitoricidi, ad essere stati uccisi per mano dei propri figli sono stati, nella maggior parte dei casi i padri (6, nel 2009 e 14, nel 2010). I matricidi, invece, sono stati 8 nel 2009 e 10 nel 2010. I figli maschi (30), rispetto alle femmine (8), sono quelli che hanno commesso più parricidi (16 figli vs 4 figlie e 14 figli vs 4 figlie).

Gli infanticidi: uno ogni 20 giorni nel 2010. Stando ai dati ufficiali emerge che il numero di infanticidi nel 2008 è stato pari a 4. Dai dati del Centro documentazione dell’Eurispes emerge un incremento del numero di infanticidi, che aumentano da 11 nel 2009 a 18 nel 2010. Si è passati quindi da un infanticidio ogni novantuno giorni nel 2008, ad uno ogni trentatré giorni circa nel 2009, per giungere a uno ogni venti giorni circa nel 2010.

Ti amo… da morire. Sempre nell’indagine effettuata dall’Eurispes nell’ambito degli omicidi tra “innamorati” o comunque tra individui con legame di natura affettiva/sessuale, abbiamo osservato come l’autore di questi omicidi è quasi sempre un uomo (85,7% nel 2009 e 84,9% nel 2010) il cui sentimento nei confronti della sua “amata” è spesso nient’altro che un mero desiderio di possesso.

Nel biennio 2009-2010, tali omicidi sono stati 103, il 44% circa di quelli totali. La maggior parte di essi è avvenuta a Nord-Ovest (27,2%), seguito dal Centro (23,3%), dal Sud (18,4%), dal Nord-Est (17,5%) e dalle Isole (13,6%). Gli autori sono stati principalmente mariti o conviventi (63,1%), ma anche fidanzati/ex amanti (15,5%), fidanzati, amanti, rivali o spasimanti (13,6%) e ex coniugi o ex conviventi (7,8%). Tra questi, il 32% si è suicidato subito dopo aver commesso l’omicidio e il 15,6% ha tentato di togliersi la vita.

La versione integrale del Rapporto Eurispes può essere visionata a questo link


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Di Loredana Morandi (del 01/06/2011 @ 09:32:53, in Magistratura, linkato 2008 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI AMMINISTRATIVI,
NOMINATI PRESIDENTE E GIUNTA ESECUTIVA

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/ANMA.jpg

Giampiero Lo Presti prende il posto di Linda Sandulli


Roma, 31 maggio 2011 – Il Consiglio Direttivo dell'Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi (ANMA) ha nominato al suo interno il nuovo vertice che guiderà il sindacato nel prossimo triennio. Al termine della seduta d'insediamento, la prima dopo la proclamazione dei risultati delle elezioni di aprile, i 15 neo consiglieri hanno eletto il magistrato del Tar del Lazio Giampiero Lo Presti presidente dell'Anma. Lo Presti, che prende il posto dell'uscente Linda Sandulli, sarà affiancato dal vicepresidente Giovanni Tulumello e dal segretario generale Roberto Valenti nelle funzioni di rappresentanza e di tutela degli interessi della categoria in tutte le sedi istituzionali. A completare il quadro, sono stati designati i quattro componenti della Giunta esecutiva: Giovanni Tulumello, Desirée Zonno, Giuseppe Esposito e Cecilia Altavista, che riveste anche la carica di segretario amministrativo.

Ad eccezione del presidente, già membro del Direttivo dal 2003 al 2005, il nuovo vertice Anma è composto interamente da volti nuovi, alla prima esperienza in funzioni direttive del sindacato. Gli eletti, tutti di età compresa tra i 40 e i 50 anni, rappresentano uno spaccato dell'ultima generazione di giuristi approdati alla magistratura amministrativa dopo le esperienze più varie nei settori della magistratura ordinaria, dell'avvocatura e della pubblica amministrazione in Italia e in Europa. Donne e uomini nuovi, chiamati ad affrontare le sfide che si aprono per la categoria.

“La nuova Anma – ha dichiarato il presidente Giampiero Lo Presti – si pone l'obiettivo di valorizzare la centralità e la specificità professionale e culturale che ci consente di essere i giudici della legittimità degli atti della pubblica amministrazione attraverso un'effettiva salvaguardia della terzietà, dell'indipendenza e dell'efficienza del magistrato amministrativo. Opereremo con serenità ed equilibrio per individuare soluzioni ai problemi più urgenti che affliggono la giustizia amministrativa”. Tra le tante questioni in ballo, oltre alle allarmanti carenze d'organico e all'inadeguatezza del trattamento stipendiale dei giovani magistrati, c'è quella dei cosiddetti “fuori ruolo”, giudici che svolgono attività extragiudiziaria regolamentata dalla riforma Bassanini. “L'associazione non può restare indifferente – conclude Lo Presti – affronterà questa questione senza fughe in avanti né scandalismi legati a singoli episodi, agendo affinché nelle sedi più opportune si arrivi al contemperamento delle attività ordinarie e straordinarie che la legge attribuisce ai magistrati amministrativi”.




Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi:
Nominati i vertici del Sindacato Toghe Tar


Il magistrato vicano Giuseppe Esposito eletto componente della Giunta esecutiva

Vico Equense - Il magistrato vicano Giuseppe Esposito è stato nominato componente della Giunta esecutiva dell'Associazione Nazionale Magistrati Amministrativi (ANMA), il sindacato dei giudici Tar. Referendario del Tar Puglia, sede di Lecce, oltre alla sua esperienza da magistrato amministrativo ha all'attivo oltre venti anni di esperienza come avvocato specializzato in diritto amministrativo, con attività contenziosa e di consulenza anche per le amministrazioni pubbliche. Esposito è uno dei sei membri del nuovo vertice eletto dal Consiglio Direttivo dell'ANMA al termine della seduta d'insediamento, la prima dopo la proclamazione dei risultati delle elezioni interne tenute ad aprile. I 15 neo consiglieri hanno nominato presidente il magistrato del Tar del Lazio Giampiero Lo Presti. Sarà affiancato dal vicepresidente Giovanni Tulumello (Tar Sicilia, sede Palermo), dal segretario generale Roberto Valenti (Tar Sicilia, sede di Palermo) nelle funzioni di rappresentanza e di tutela degli interessi della categoria in tutte le sedi istituzionali. A completare il quadro sono stati designati i componenti della Giunta esecutiva di cui lo stesso Esposito fa parte: Giovanni Tulumello, Desirée Zonno (Tar Reggio Calabria) e Cecilia Altavista (consigliere del Tar Lazio), che riveste anche la carica di segretario amministrativo. Ad eccezione del presidente, già membro del Direttivo del 2003 al 2005, il nuovo vertice Anma è composto interamente da volti nuovi, alla prima esperienza in funzioni direttive del sindacato. Gli eletti, tutti di età compresa tra i 40 e i 50 anni, rappresentano uno spaccato dell'ultima generazione di giuristi approdati alla magistratura amministrativa dopo le esperienze più varie nei settori della magistratura ordinaria, dell'avvocatura e della pubblica amministrazione in Italia e in Europa. Donne e uomini nuovi, chiamati ad affrontare le sfide che si aprono per la categoria. “La nuova Anma – ha dichiarato il presidente Giampiero Lo Presti – si pone l'obiettivo di valorizzare la centralità e la specificità professionale e culturale che ci consente di essere i giudici della legittimità degli atti della pubblica amministrazione attraverso un'effettiva salvaguardia della terzietà, dell'indipendenza e dell'efficienza del magistrato amministrativo. Opereremo con serenità ed equilibrio per individuare soluzioni ai problemi più urgenti che affliggono la giustizia amministrativa”. Tra le tante questioni in ballo, oltre alle allarmanti carenze d'organico e all'inadeguatezza del trattamento stipendiale dei giovani magistrati, c'è quella dei cosiddetti “fuori ruolo”, giudici che svolgono attività extragiudiziaria regolamentata dalla riforma Bassanini. “L'associazione non può restare indifferente – conclude Lo Presti – affronterà questa questione senza fughe in avanti né scandalismi legati a singoli episodi, agendo affinché nelle sedi più opportune si arrivi al contemperamento delle attività ordinarie e straordinarie che la legge attribuisce ai magistrati amministrativi”.

http://vicoequenseonline.blogspot.com/2011/05/associazione-nazionale-magistrati.html
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Di Loredana Morandi (del 01/06/2011 @ 09:45:48, in Magistratura, linkato 1656 volte)

Mi fido senz'altro del giudizio del presidente Marco Guida, infatti credo che l'azione del pm forse un po' spregiudicata possa inserirsi nel procedimento come sorta di "incidente probatorio". La curiosità che l'articolo non soddisfa è: la teste era una persona anziana? L.M.

Bari, il PM mette la firma falsa, ed è polemica





Giochi di prestigio in aula, a Bari, al processo la Fiorita. Il PM Nitti chiede al presidente di potersi assentare per qualche minuto, e quando torna in aula sottopone ad una testimone un documento con una firma falsa. "Lei riconosce questa come firma sua?" chiede quindi il PM alla teste, e la donna risponde di sì. Colpo di scena. L'accusa esulta: è dimostrato che la teste non sa riconoscere la propria firma, perchè quella che dichiara esser sua è falsa, l'ha messa poco prima il PM.

"Ma qui si ricorre all'inganno", sbotta la difesa, questo non è consentito dalle regole processuali. Si apre un duro scontro, nel quale intervengono camera penale e sindacato dei magistrati. Per la camera penale, il pm è incorso in una grave scorrettezza. Se l'avesse compiuta un avvocato, sostiene Egidio Sarno, sarebbe stato già deferito e sospeso dall'attività: non si può dimostrare l'inattendibilità di un testimone con un atto falso, il processo ha le sue regole, che vanno rispettate, anzitutto dai magistrati.

L'associazione dei magistrati, invece, difende il PM Nitti. Non c'è stata alcuna falsificazione di atti, dichiara Marco Guida, è un fatto strettamente processuale che attiene a un singolo processo che si è svolto in maniera regolare, alla presenza di un giudice terzo. La vicenda, tuttavia, rischia di non restare confinata nell'aula di giustizia barese.

Fra gli imputati nello stesso processo c'è il ministro Fitto, difeso dall'avvocato Sisto, deputato del PdL, che hanno già avuto modo di lamentarsi delle forzature riscontrate nell'inchiesta che, come si ricorderà,venne condotta dall'allora PM Nicastro, passato poi in politica e diventato assessore regionale nella giunta Vendola.    

http://www.telenorba.it/notizia/watch/notizia_id/504
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Di Loredana Morandi (del 01/06/2011 @ 18:28:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 1556 volte)
Montagne di prove...


Così si è espressa la Procura di Taranto, che è pronta per chiudere le indagini sull'omicidio della quindicenne Sarah Scazzi, uccisa dalla cugina e dalla zia, sorella della mamma.
Un caso molto italiano, proveniente dalla antica, tragica tradizione contadina, in cui gli attori saranno tutti saranno. Sabrina, per aver posto in essere il gesto scellerato dettato da una folle gelosia, Cosima sua madre per aver avuto una partecipazione attiva all'omicidio e ideologica nei molteplici depistaggi, Michele per l'occultamento del cadavere della bambina e per il reato di autocalunnia, che ha cagionato un grave intralcio alle indagini.

Sempre nuove testimonianze si fanno strada per dar chiarezza al tragico svolgersi dei fatti. Così il Corriere della Sera, che inoltre anticipa gli avvisi di chiusura indagini:

"Si attende solo il via libera della Germania all'interrogatorio di Vanessa Cerra che, prima di trasferirsi là, raccolse (e riportò alla madre, che lo disse ai pm) le confidenze del suo capo fiorista su una scena. Forse tra gli ultimi istanti di vita della quindicenne. Le disse «di aver notato il 26 agosto Sarah correre in lacrime, proveniente da via Deledda» e «sopraggiungere con la sua autovettura Cosima: la quale presa con la forza la nipote l'aveva presa per i capelli e l'aveva fatta entrare a forza in auto». Ma non accettò il consiglio di dirlo ai carabinieri e le chiese di tacere."

Dalle montagne ai macigni delle testimonianze contro Restivo, considerato ormai senz'ombra di dubbio l'omicida di Elisa Claps e della sarta inglese Heather Barnett. In corso il processo anglosassone, dove la magistratura ha chiesto e ottenuto la testimonianza in video conferenza di parenti e amici di Elisa, gli stessi che testimonieranno al processo italiano.
Tutti i molteplici i frammenti di verità, a lungo nascosti per l'occultamento del corpo della vittima, stanno riaffiorando. Finanche altre vittime, ancora sconosciute e scampate alla furia seriale assassina del Restivo, rammentano. Ricordano come se fosse oggi delle molestie ricevute, il taglio dei capelli nel buio di un cinema molti anni fa, e di come egli fosse agitato nelle ore successive al suo primo "femminicidio", della mano ferita e della fronte sudata.

A Brembate è stato finalmente tumulato il corpicino martoriato della piccola Yara e la Procura è sempre al lavoro per rintracciare dal DNA la persona che l'ha uccisa.

Si indaga sempre per l'omicidio di Melania Rea, giunto a spezzare la vita di una giovane mamma e l'omertà del nonnismo "alternativo" nella "caserma delle donne". Nello stesso tempo la memoria di un'altra coraggiosa madre partenopea viene profanata, ancora e ancora, tramite il web del socialnetwork più famoso del mondo: Facebook. Gli autori di tale profanazione? Sempre gli stessi. Le stesse persone di cui io narro da 34 mesi, vivendo io in regime di minacce e reiterato stalking in associazione per delinquere, che sono costretta a monitorare con costanza e metodo.

http://stliq.com/c/ls/2/2c/10812901_chi-ha-visto-su-raitre-la-edizione-0.jpg

Per la mia giornata di oggi, ringrazio la redazione della trasmissione "Chi l'ha visto?" di Rai 3 e lo staff della Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla Rai, cui ho scritto e telefonato in merito ai contenuti della puntata in onda tra poche ore.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 02/06/2011 @ 16:14:04, in Politica, linkato 1469 volte)
E' la campagna per il voto referendario lanciata da Repubblica, io "passo parola". L.M.   ; - )

REFERENDUM

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Di Loredana Morandi (del 03/06/2011 @ 08:42:15, in Politica, linkato 1593 volte)
Dopo la scelta del "delfino", o la posa in opera della prima pietra mediatica difensiva, è iniziato il toto nomine per il Guardasigilli. Però, francamente, non sono preoccupata dai "ritardi" alla Riforma della Giustizia. Fin qui hanno già fatto abbastanza per la giustizia civile da non far rimpiangere alcuno stop. L.M.

Sulla giustizia il rischio
dello stop alla riforma

I detrattori di Angelino: non cambia nulla, decide tutto Ghedini
FRANCESCO GRIGNETTI

ROMA - E ora che Angelino Alfano si dovrà occupare di altro, che ne sarà delle grandi riforme della giustizia? Rallenteranno il passo, si bloccheranno, o procederanno come prima? Quesito più che legittimo. Che l’attuale Guardasigilli avesse investito tutta la sua capacità di mediazione e di dialogo nella «mission impossible» di rivoluzionare la giustizia italiana, è noto. Ancora due giorni fa, per dire, con in ballo la nomina a segretario del Pdl, Alfano ha partecipato coscienziosamente ai lavori di commissione a Montecitorio dove si discute la riforma che porta la sua firma. Era un segnale non secondario di quanto quelle leggi gli stiano a cuore: erano (e restano) il suo investimento politico più importante. «Il che non significa - spiega una autorevole fonte del Pdl - un progressivo disimpegno di Alfano dalla sua creatura. Anzi. In quanto segretario del partito, se pure non ci sarà più il suo intervento tecnico, demandato al ministro della Giustizia che verrà, non mancherà certo il suo sostegno politico. E’ ovvio che il nuovo ministro non sarà mai scelto senza o peggio contro l’avviso di Alfano. E va da sé che non sarà mai scelto senza o contro il parere di Niccolò Ghedini».

Magari qualcuno mugugnerà, dentro il partito. Magari Gianni Letta proverà a buttare lì che in quella posizione occorrerebbe un bravo tecnico per sostituire un bravo tecnico che se ne va. Ma la sorte delle riforme è segnata perché Berlusconi è arciconvinto che si tratta della battaglia finale per la sua stagione politica e per il «redde rationem» contro i magistrati italiani.

Che insomma il futuro ministro Guardasigilli sia Fabrizio Cicchitto (in fondo il capogruppo del Pdl alla Camera non ha scritto un libro ben meditato sul tema, dal titolo “L’uso politico della giustizia”?) oppure Maurizio Lupi, o ancora Elio Vito, dentro il Pdl si dà per ovvio che le riforme continueranno con lo stesso passo di prima. Ovvero: discussione nelle commissioni riunite di Affari costituzionali e Giustizia per l’intero giugno e metà di luglio, poi discussione in Aula, e se le cose andranno bene alla maggioranza il voto dovrebbe arrivare prima della pausa festiva di agosto. Questo il timing che Alfano & Ghedini si erano imposti; questo quel che farà la prossima coppia al comando. Perché questo ritmo è quanto vuole fortissimamente Berlusconi in persona. «La riforma della giustizia - commenta infatti Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione alla Camera - sicuramente manterrà l’impulso politico che le era stata data». E se ciò comporterà una rottura aspra con i magistrati e con l’opposizione, poco male.

Racconta chi non ha mai molto amato Alfano che il vero dominus della situazione, in tema di giustizia, è e resta Niccolò Ghedini. E’ lui, il consigliere avvocato del premier, a decidere tattiche e strategie avendo ben presente la connessione tra aule di giustizia e aule parlamentari. E sarà quindi Ghedini a fare le scelte di fondo anche domani. «Senza la sua parola non si fa un passo sulla giustizia». Alfano ci aveva messo la sua faccia gentile. Anche la capacità di tenere aperto il dialogo nei momenti più difficili. Con il leader dei magistrati, quel Luca Palamara che alcuni dentro il Pdl ritengono una sorta di pericoloso sovversivo, Alfano due giorni fa scherzava di cuore nei giardini del Quirinale. «Dovremmo organizzare - rideva il ministro - una partita di calcio tra la Nazionale dei parlamentari e quella dei magistrati... Così facciamo come il film “In fuga per la vittoria”».

Intanto c’è già chi rimpiange l’impegno di Alfano a via Arenula. Il sindacato della polizia penitenziaria Sappe implora il ministro di mantenere il doppio incarico. Donato Capece, il segretario, in relazione alla situazione nelle carceri, si chiede: «A cosa sono serviti gli incontri e gli impegni di modifica strutturale dell’esecuzione penale e del ruolo della polizia penitenziaria se domani il ministero della Giustizia avrà un nuovo Guardasigilli?».

http://www3.lastampa.it/politica/sezioni/articolo/lstp/405244/

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Di Loredana Morandi (del 03/06/2011 @ 08:59:13, in Politica, linkato 1858 volte)
La candidatura a Guardasigilli di un magistrato sarebbe davvero auspicabile, del Dr Nordio vi suggerisco di ri-leggere le affermazioni famose su Wikiquote. L.M.

Carlo Nordio candidato
al Ministero della Giustizia


Dopo le dimissioni di Alfano le consultazioni per un nuovo guardasigilli


Roma – Le dimissioni di Angelino Alfano da ministro della Giustizia aprono nuovi dubbi sulla sua successione, in attesa dei risultati del prossimo Consiglio Nazionale del Pdl, previsto per la fine di giugno. Una maggioranza che cambia dopo la sconfitta elettorale dei ballottaggi, un vero e proprio ribaltone politico, una bocciatura evidente per i tre coordinatori nazionali, sostituiti ora da un coordinatore unico.

Quello di Berlusconi è partito-azienda: chi sbaglia paga, e immediatamente. Il nuovo ministro della Giustizia potrebbe essere Carlo Nordio, magistrato italiano che tempo fa affermò che il fatto che “la politica non riesca a esprimere un nome al proprio interno senza ricorrere a un magistrato è un segnale di crisi profonda”.

Il premier cercherà di convincerlo del contrario, o forse lo ha già fatto.

A.G. 2/6/2011

La Voce d'Italia
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Di Loredana Morandi (del 03/06/2011 @ 22:29:53, in Magistratura, linkato 1620 volte)
GIUSTIZIA: PALAMARA,
A RISCHIO AUTONOMIA MAGISTRATURA


18:35 03 GIU 2011

(AGI) Sassari - "L'Associazione nazionale magistrati esprime dissenso nel merito dell'annunciata riforma governativa cosiddetta della giustizia, che in realta' e' una riforma della magistratura e rischia di minarne l'autonomia e l'indipendenza". Cosi' il presidente dell'Anm, Luca Palamara, ha commentato i provvedimenti contenuti nel ddl che dovrebbe arrivare in Parlamento nelle prossime settimane. "Diciamo invece si'", ha proseguito Palamara, "a una riforma della giustizia nell'interesse dei cittadini, cioe' quella che fa durare meno i processi".
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Yara, sugli slip la firma dell'assassino:
''Dna maschile. Il movente è sessuale''


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/giustizia_x_yara.jpg


ultimo aggiornamento: 03 giugno, ore 22:03
Roma - (Adnkronos/Ign) - La nuova scoperta degli inquirenti è stata rivelata dall'inviato della trasmissione 'Quarto Grado'. "Il profilo genetico trovato sulle mutandine ha dato esito negativo, appartiene a uno sconosciuto". Yara, a Brembate di Sopra l'ultimo saluto. Napolitano: sua storia ha commosso Italia

Roma, 3 giu. - (Adnkronos/Ign) - Svolta nelle indagini sull'omicidio di Yara Gambirasio. Un profilo genetico maschile individuato sulle mutandine della giovane ginnasta di Brembate potrebbe portare alla soluzione del caso.

La nuova scoperta degli inquirenti è stata rivelata dall'inviato della trasmissione di Retequattro, 'Quarto Grado', Giorgio Sturlese Tosi, secondo cui l'assassino di Yara ha "firmato il delitto e il movente e' quello sessuale".

"Le analisi scientifiche eseguite sui vestiti di Yara Gambirasio - ha rivelato l'inviato di 'Quarto Grado' - hanno consentito di individuare e ricostruire un profilo genetico, repertato sugli slip di Yara, appartenente ad uno sconosciuto, perche' i confronti con le migliaia di Dna prelevati dagli inquirenti hanno dato esito negativo". "E' escluso quindi - ha concluso l'inviato - che si tratti di qualcuno appartenente alla cerchia dei compagni di scuola, dei frequentatori della palestra, dei parenti e degli amici e vicini di Yara sottoposti a prelievo volontario, cosi' come e' avvenuto per gli sconosciuti della zona con precedenti specifici per reati sessuali".
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Sarah uccisa in casa, ecco le dieci prove

Il 26 agosto non scese in garage: le analisi dei pm
La strategia emerge dall'arresto per le due donne


AVETRANA - Secondo i magistrati che indagano sul giallo di Avetrana, sono ben dieci i motivi per i quali Sarah Scazzi il 26 agosto non può aver scelto volontariamente di scendere nel garage di via Deledda. Per cui la sua uccisione sarebbe avvenuta in casa con l’inevitabile coinvolgimento di tutti e tre i componenti della famiglia Misseri. Il decalogo contenuto nella richiesta degli inquirenti per l’applicazione delle misure cautelari nei confronti di Cosima Serrano e la figlia Sabrina Misseri, inizia con una puntigliosa ricostruzione di ciò che può essere accaduto quel pomeriggio di fine agosto. «E’ evidente - si legge - che Sarah faceva quello che sempre aveva fatto nei giorni precedenti: suonava al citofono che Cosima non poteva non sentire atteso che il ricevitore era vicino al suo letto dove riposava insieme a Sabrina ed entrava in casa». Partendo da questo presupposto, l’accusa elenca così i dieci elementi indiziari che conformerebbero la loro tesi. Al primo punto i magistrati consolidano l’assunto secondo cui «come dimostrato, nel garage, al suo arrivo (di Sarah, ndc) non vi era nessuno: i tre Misseri erano in casa». Al secondo compare una domanda: «Perché Sarah doveva entrare senza alcun motivo in quel luogo impervio, disordinato e buio quale il garage?».

Nel suo percorso naturale, scrivono i pm al terzo punto, la ragazza incontrava prima il cancello d’ingresso e poi il portone della cantina. L’arma del delitto (una cintura con cuciture, scrive il medico legale), non poteva trovarsi nel garage ma solo in casa. «Ove l’arma fosse stata nel garage come doveva essere se l’omicidio fosse stato commesso in garage e quindi nella piena disponibilità di Michele Misseri - scrivono al quinto punto - questi l’avrebbe fatta ritrovare come faceva con le altre cose». Sarah, inoltre (sesta considerazione), era attesa da Sabrina che ovviamente non si poteva trovare nel garage ma in casa. Ad insospettire gli investigatori, inoltre, il fatto che in tutto l’appartamento non sono state trovate tracce di Sarah (settimo punto) «tracce che comunque dovevano esserci indipendentemente dall’azione omicidiaria». All’ottavo punto scrivono che «il portone era chiuso all’arrivo della ragazza». Al nono posto gli inquirenti mettono la prova delle tracce lasciate dal telefonino di Sarah e captate dalle celle esaminate in seguito dai Ros. Secondo queste ricerche, l’apparecchio della quindicenne è rimasto in superficie, vale a dire nell’appartamento, dalle 14,28 (orario dello squillo a Sabrina), sino a poco prima delle 14.42 (ultimo squillo prima dello spegnimento definitivo o dello stacco della batteria), quando il segnale emesso lo colloca nel garage.

All’ultimo punto le carte dell’accusa mettono lo sfogo solitario di Michele Misseri intercettato da una cimice il 5 ottobre scorso, vigilia dell’interrogatorio in cui confesserà l’occultamento e l’omicidio, poi ritrattato. Quella mattina il microfono nascosto registra questo ambientale: Michele (che il giorno prima era stato già messo sotto torchio dagli investigatori che lo invitavano a presentarsi in caserma il giorno dopo), parla da solo con tono di voce molto basso e senza avviare il motore dell’autovettura pronuncia le seguenti frasi: «Mi dispiace per la mia famiglia... (pausa di circa tre secondi) ci onu (incomprensibile) io mo li scoprirò...(pausa di cinque secondi) ce ola diciuni, diciunu quiri, è sciuta cussì, ce bolunu, fannu, fannu...a fijata...iu no li creu… (pausa di 45 secondi) ci unu non c’era ulutu cu bai…». Questa la traduzione dei termini dialettali riportata anche nell’ordinanza del gip. «Mi dispiace per la mia famiglia, se vanno (incomprensibile), io mo li scoprirò, cosa vogliono dire dire quelli...è andata così, che vogliono fare fanno a tua figlia... io non li credo... se uno non avesse voluto andare...».

Nazareno Dinoi
03 giugno 2011
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/3-giugno-2011/sarah-uccisa-casa-ecco-dieci-prove-190789614926.shtml
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