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Non ci sono dubbi che la deprivazione prolungata di cure subita da un bambino può avere effetti gravi e prolungati sul suo carattere e in tal modo su tutta la vita futura. I bambini deprivati delle cure sopratutto materne, specialmente se cresciuti in istituzioni da un’età inferiore ai sette anni, possono essere colpiti nel loro sviluppo fisico, intellettuale, emozionale e sociale; inoltre un bambino emotivamente deprivato genera un circolo vizioso che si autoperpetua generando un genitore trascurante di domani.

John Bowlby, psicoanalista inglese
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 01/02/2005 @ 20:23:22, in Magistratura, linkato 1382 volte)
MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA
 
L'archiviazione, votata dal plenum del Consiglio  Superiore a maggioranza, della pratica relativa  alla  prospettata incompatibilità ambientale del Procuratore della Repubblica di Salerno dott. Apicella (di cui si dà ampia notizia nel nostro sito) ha segnato un momento non certo esaltante della vita consiliare nonostante l'opposizione, sia durante i lavori di commissione che nel dibattito conclusivo, dei componenti del  Movimento.
 
Il lungo e travagliato iter della pratica , caratterizzato per di più da una singolare atipicità procedurale, avrebbe meritato una conclusione diversa da parte di un CSM realmente capace di praticare in concreto il rigore comportamentale di una magistratura che, specie nei travagliati momenti che stiamo vivendo, deve dar prova di essere giustamente severa con se' stessa ogniqualvolta le occasioni lo impongono.
 
I fatti storici attribuiti al Procuratore della Repubblica di Salerno, come inutilmente segnalato dai consiglieri del Movimento, riguardano condotte assai discutibili che avrebbero dovuto comportare la formale apertura della procedura ex art.2 L. Guar. ed i conseguenti accertamenti, anche per offrire un quadro di necessaria chiarezza all'interno di un ufficio di particolare importanza nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata.
 
La centralità della "questione morale" interna nella strategia di salvaguardia dell'Autogoverno, oggi minacciato e messo a repentaglio dall'azione controriformatriice,   è di assoluta evidenza , ed impone una vigile attenzione da parte di tutti i magistrati, e soprattutto dalle loro rappresentanze consiliari.
 
IL PRESIDENTE Piero Martello
IL SEGRETARIO Nino Condorelli
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Di Loredana Morandi (del 01/02/2005 @ 20:05:40, in Indagini, linkato 1347 volte)

Questa è allucinante: leggete qui!

Come un aviere Usa stupra in Italia una bambina ma guadagna l'impunità per l'ignavia del ministero dell'ing. Castelli

Storia assai istruttiva, questa che vi racconto oggi. In breve l'antefatto. Nell'inverno 2002, a Pordenone, una banda di farabutti stupra una ragazzina di tredici anni. Della banda fanno parte, insieme ad un paio di minorenni, l'albanese Kasem Placu (20 anni) e Robert Scott Gardner (19 anni), aviere americano di stanza alla base Usaf di Pordenone. Lo stupro viene consumato in un appartamento avuto in prestito dal valoroso soldato Usa; la vittima, non solo violentata per ore ed ore ma anche maltrattata, sarà ricoverata in ospedale. La ragazza denuncia la banda, la polizia conferma le accuse con prove inconfutabili (prova del Dna). Diciotto mesi di indagini culminano nell'arresto dei quattro della banda. Ma proprio i principali responsabili dell'infamia (l'aviere Usa e l'albanese) non potranno essere processati, insomma non pagheranno nemmeno con un giorno di galera la loro criminale impresa. Ed il bello è che, paradossalmente, non è colpa loro ma dell'irresponsabile ignavia delle autorità italiane, in particolare del ministero della Giustizia amministrato dall'ing. Castelli. Vediamo come e perché sulla base della risposta scaricabarile che il ministro della Difesa Antonio Martino ha fornito per iscritto alla deputata dei Verdi Luana Zanella che aveva chiesto (al ministro della Giustizia, che non elegantemente ha passato la palla al collega Martino) conto e ragione dell'incredibile esito della vicenda.Cominciamo naturalmente dal caso più scandaloso, quello dell'aviere Usa. Spiega Martino che "si è rinunciato all'esercizio della giurisdizione spettante allo Stato italiano nei confronti del militare Nato" in considerazione di tre elementi: "la giovane età dell'imputato", "che, comunque, lo Stato di origine del medesimo avrebbe esercitato l'azione penale" (il come si è visto con i protagonisti della tragedia del Cermis: il cavo della funivia tranciato al culmine di un gioco di due avieri Usa che poi, in Usa, l'hanno fatta franca alla faccia dei venti morti), e infine "che il Paese di origine (vale a dire gli Stati Uniti, ndr) avrebbe fatto fronte ai risarcimenti dovuti alla parte lesa italiana". Quali e quante garanzie erano state ottenute dall'autorità giudiziaria italiana, ed in particolare dalla procura di Pordenone e dalla procura generale di Trieste? Evidentemente poche o punte se è potuto accadere che, mentre l'aviere farabutto se ne tornava tranquillamente al suo paese, "le autorità statunitensi non hanno dato seguito alla pratica di risarcimento ritenendo non sufficienti gli elementi posti a fondamento della richiesta e hanno manifestato perplessità sulla natura delle imputazioni mosse nei confronti del Gardner". Risultato: una volta scappati i buoi, la procura di Pordenone ha chiuso la stalla avviando procedimento nei confronti dell'aviere ormai tranquillo a casa sua!Altrettanto stupefacente quanto è accaduto per l'albanese Kasem Placu. Privo di permesso di soggiorno, era stato rinchiuso nella casa circondariale di Treviso, dove non sapevano del carico pendente su di lui per lo stupro. Risultato: l'ufficio matricola della prigione di Treviso avverte (per telefono!) l'ufficio immigrazione della questura che sta per scarcerare l'infame e chiede la scorta per espellerlo. Il che puntulamente avviene: Kasem Placu parte da Bologna in aereo per Tirana, su convalida da parte del tribunale di Treviso del decreto di espulsione. Insomma, con (quasi) tutti i crismi, anche questo farabutto guadagna la libertà addirittura con accompagnamento a casa. E il prescritto nulla osta al rimpatrio che avrebbe dovuto essere emesso dall'autorità giudiziaria, cioè dalla procura della repubblica di Pordedone o dalla procura generale di Trieste? Anche in questo caso il ministro della Difesa Martino s'incarica di prendere le difese del collega ing. Castelli: "la man!canza del nulla osta non determina, secondo costante giurisprudenza della Cassazione, l'invalidità del provvedimento". Ovviamente ora anche l'albanese è irreperibile.
Vi è chiaro ora perché la risposta richiesta da Luana Zanella a Castelli è arrivata (quasi un anno dopo) da Martino? Perché l'ing. Castelli avrebbe dovuto contestare a più di un magistrato l'ignavia (a dir poco) con cui questa truce vicenda si è trasformata in un ignobile scandalo d'impunità. Chi paga tutto questo? Assolutamente nessuno. Anzi qualcuno ha pagato: la pavera bambina (tredici anni) di Pordenone: in tutta la lunga risposta del ministro della Difesa non c'è una sola parola di solidarietà, di omprensione, di scuse nei suoi confronti. Che vergogna.

{Fonte: Associazione Itaca - Autore: Giorgio Frasca Polara}

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Di Loredana Morandi (del 01/02/2005 @ 19:18:54, in Magistratura, linkato 1612 volte)

Mi permetto di ribadire un punto sottolineato dal collega della redazione di cui vi posto l'articolo in prima pagina de L'Unità on line: chi definisce il comune sentire? Quando, prima d'ora, si era visto un esercito di Resistenza obbligato a scrivere o filmare comunicati di rivendicazioni per atti comuni di guerra? Cadono dal cielo iracheno aerei ed elicotteri, non sarà che piove? Viviamo in piena follia e non ce ne rendiamo neppure conto, data la manipolazione sostanziale dei media.

Terroristi o guerriglieri?
Il giudice di Brescia rovescia la sentenza di Milano

Interni di red

Sentenze contraddittorie, quasi opposte. La sentenza con la quale il Gup di Milano, Clementina Forleo, aveva assolto tre islamici accusati di terrorismo internazionale, classificando le loro attività come guerriglia, è stata capovolta da un'ordinanza della procura di Brescia alla quale era passato il fascicolo di altri due presunti terroristi, per i quali il giudice milanese aveva stabilito la scarcerazione. Per il gip di Brescia Roberto Spanò, il potere giudiziario deve interpretare «il comune modo di sentire della comunità politica». Se la politica dice che gli attacchi kamikaze contro i miltari sono «atti di terrorismo», la giustizia si adegua. Ma di quale comunità politica si parla? E chi definisce il comune sentire?

Terroristi o guerriglieri?
Il giudice di Brescia rovescia la sentenza di Milano
01.02.2005 di red

 Sentenze contraddittorie, quasi opposte, che non nascondono un profondo contrasto nell’interpretazione delle leggi. La sentenza con la quale il Gup di Milano, Clementina Forleo, aveva assolto tre islamici accusati di terrorismo internazionale, classificando le loro attività come guerriglia, è stata capovolta da un'ordinanza della procura di Brescia alla quale era passato il fascicolo di altri due presunti terroristi, per i quali il giudice milanese aveva stabilito la scarcerazione.

La scorsa settimana il Gup di Milano, Clementina Forleo, suscitando un coro di polemiche, aveva sostenuto che le attività dei cinque islamici sotto processo, ossia «finanziamento di strutture di addestramento paramilitare nel nord dell’Iraq, e arruolamento di volontari», fossero classificabili come guerriglia, dunque legittime, e non come terrorismo internazionale. Tre islamici sono stati comunque condannati per reati minori mentre per gli altri due, Nourredine Drissi e Kamel Hamraoui, entrambi di nazionalità tunisina, il gup aveva revocato la necessità di tenerli in prigione, trasferendo allo stesso tempo la pratica alla magistratura di Brescia per competenza territoriale.

Una volta a Brescia e la situazione si è capovolta. Martedì, il giudice per le indagini preliminari della procura bresciana, Roberto Spanò (nella foto) ha infatti ordinato nuovamente la custodia cautelare per terrorismo internazionale (articolo 270 bis del codice penale) nei confronti dei due presunti terroristi islamici di nazionalità tunisina, rovesciando sostanzialmente la sentenza del gup di Milano.

Roberto Spanò, il giudice di Brescia, evidenzia la rottura: «Questa autorità giudiziaria intende discostarsi in modo radicale da tale ragionamento che, a proprio giudizio, appare frutto di erronea applicazione di norme, nonché di una valutazione bidimensionale delle carte processuali e, più in generale, del fenomeno terroristico nel suo complesso».

La spiegazione della sentenza è destinata a suscitare polemiche non inferiori a quelle provocate dalla sentenza di Milano. Il ragionamento è capovolto. E si teorizza una sorta di subordinazione del potere giudiziario al «comune sentire politico». Una giustizia ad indipendenza limitata.

L’idea di partenza ripropone un principio fondamentale del pensiero giuridico: «Le leggi - scrive il giudice - vanno interpretate non secondo la propria opinione personale, bensì in conformità delle scelte politiche di fondo che hanno indotto il legislatore del passato ad emanarle e il legislatore del presente a mantenerle in vigore». Da questo enunciato Forleo ne fa però discendere un altro, molto meno scontato. Ecco le sue parole: «Alla luce del comune modo di sentire della comunità politica (o delle comunità politiche) che ha prodotto l'articolo 270 bis del Codice Penale (o altre norme equivalenti) deve ritenersi che azioni violente condotte anche con il ricorso a “kamikaze” da portatori di ideologie estremiste islamiche nei confronti di unità militari attualmente impiegate in Asia (tra cui un contingente italiano) non possono qualificarsi come atti di legittima e giustificata “guerriglia”, ma vanno senz'altro definiti ad ogni effetto come atti di “terrorismo”».

Quale comunità politica? Quale comune sentire? Il centrodestra, naturalmente, già esulta. «L'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip di Brescia nei confronti di Noureddine Drissi e Kamel Hamroui fa tornare un minimo di fiducia e di rispetto nei confronti della giustizia», afferma il leghista Roberto Calderoli. «Se vi è specializzazione del magistrato su un fronte così delicato e complesso vi è anche efficienza operativa», aggiunge Alfredo Mantovano di Alleanza nazionale, che osserva: «La repressione del terrorismo internazionale deve avere il medesimo approccio a suo tempo avuto per il contrasto della criminalità mafiosa, quando furono istituite la procura nazionale e le procure distrettuali antimafia».

Anche il ministro degli interni Pisanu parla di «ordinanza che rasserena le donne e gli uomini delle forze dell'ordine». Ma sottolinea «il problema di adeguare la legislazione penale alle inedite modalità di azione del terrorismo internazionale, specialmente per quanto riguarda l'impiego degli uomini-bomba come arma micidiale di offesa indiscriminata».

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=40617

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Di Loredana Morandi (del 31/01/2005 @ 14:49:08, in Giuristi, linkato 1952 volte)

ANTIGONE
per i diritti e le garanzie nel sistema penale
 

Martedì 1 febbraio, dalle ore 11 alle ore 13,30, presso la Fondazione Basso in via della Dogana vecchia 5 l’associazione Antigone organizza un incontro-conferenza stampa sul disegno di legge Cirielli. Vi parteciperanno, tra gli altri, Alessandro Margara, già Presidente dei Tribunali di sorveglianza di Bologna e di Firenze e poi Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Giuseppe Cascini, Sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Roma, Claudio Giardullo, Segretario nazionale del Silp-Cgil, e Mauro Palma, componente italiano del Comitato europeo contro la tortura e le pene e i trattamenti inumani o degradanti.

Sono stati invitati i senatori della Commissione Giustizia. Hanno già assicurato la loro presenza: Brutti (Ds), Cavallaro e Battisti (Margherita), Zancan (Verdi).

L’incontro è stato organizzato per evidenziare la nostra preoccupazione nei confronti del disegno di legge n. 3247, recante modifiche al codice penale e all’ordinamento penitenziario in materia di attenuanti generiche, di recidiva e di giudizio di comparazione delle circostanze di reato. Non è tanto la nota questione dei tempi di prescrizione del reato che sollecita la nostra attenzione, quanto l’inasprimento sanzionatorio e il nuovo regime di accesso ai benefici penitenziari. Temiamo che, coperte dal dibattito pubblico relativo al tema della prescrizione, passino sotto silenzio modifiche al codice penale e all’ordinamento penitenziario che possono gravemente incidere sul nostro sistema penale, sulle sue finalità e sul regime di esecuzione penale, facendoci tornare anni luce indietro.

Per informazioni rivolgersi a Stefania Zeppieri
(segreteria associazione antigone)

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Di Loredana Morandi (del 30/01/2005 @ 12:56:28, in Politica, linkato 1783 volte)

Per chi non lo sapesse -e chi può saperlo se non i diretti interessati vista la censura assoluta di TUTTA la stampa - giovedì 27 la signora Moratti ha annullato con un tratto di penna 830 concorsi universitari già banditi e pubblicati in Gazzetta Ufficiale.
E' un fatto enorme, nuovo, illegale, gravissimo, mai verificatosi nella storia della Repubblica. E' un colpo mortale all'autonomia delle Università oltre che al diritto e alle speranze di migliaia di precari.
La Ministro Moratti, ha annullato un'intera sessione concorsuale, la I 2005, e non è chiaro che cosa succederà alla IV 2004, di fatto sospesa. In questo momento il reclutamento universitario in Italia è completamente paralizzato e gli studenti italiani sono in massima parte seguiti da neolaureati non pagati o precari sottopagati in un quadro dove il personale docente è sottodimensionato di varie decine di migliaia di unità.
Il 21 febbraio è in calendario parlamentare la riforma che abolisce la figura del Ricercatore Universitario.
Il testo che segue è un contributo semiserio sulla scientifica distruzione della Ricerca e dell'Università italiana.
Vi prego, vista la censura vigente, di fare circolare questa notizia.

Dr. Gennaro Carotenuto - Dpt. Storia Contemporanea
Facoltà di Scienze della Comunicazione Università di Macerata

UNIVERSITA': LA SCENEGGIATA DEL MINISTRO E LA MORTE (ANNUNCIATA) DELL'AUTONOMIA 

di Prof. Paolo Rossi
Direttore Dipartimento di Fisica "E.Fermi" Universita' di Pisa

Dobbiamo confessarlo apertamente: per un po' ci avevamo creduto anche noi. Avevamo creduto alla favola bella del Ministro dell'Istruzione (non piu' Pubblica, ormai da tempo) che, folgorato sulla via di Damasco, capisce che nella formazione e nella ricerca risiede il futuro del Paese e in Consiglio dei Ministri si straccia le vesti (firmate), si mette di traverso, minaccia di dimettersi e di ritirarsi a San Patrignano se l'Universita' non verra' finanziata, se il blocco delle assunzioni dei giovani ricercatori non verra' annullato, se insomma non verra' ripristinata quell'autonomia così importante per tutti da essere perfino oggetto di un articolo della Costituzione.

E in questo slancio di ritrovato entusiasmo ci eravamo anche detti che in fondo il modesto vincolo della Finanziaria, la richiesta che gli Atenei presentassero piani triennali di sviluppo, era una cosa sensata.. Per anni ci eravamo riempiti la bocca con appelli alla programmazione, e ora che ci chiedevano di farla per davvero non potevamo certo lamentarci.

E non sono mancati pranzi e cene per festeggiare i neo-assunti, che accettavano con gioia di svolgere compiti piu' onerosi in cambio del solito stipendio, perche' questa e' la natura del docente universitario: vale piu' un titolo su un pezzo di carta che una cifra maggiore in busta-paga.

Ma ai poveretti era gia' toccato aspettare per un paio di anni, dopo che avevano vinto i rispettivi concorsi, prima che il Governo vedesse la luce e capisse che il taglio di una spesa (irrisoria) non iscritta nel bilancio dello Stato non aiuta a sanarlo ne' ad abbassare le tasse (ammesso che questo sia davvero il primo problema del Paese).

Forti della nostra illusione, riuscivamo persino a scandalizzarci solo moderatamente del fatto che le nostre rappresentanze piu' o meno legittime e piu' o meno istituzionali, come la Conferenza dei Rettori e il CUN, per dirne due, stessero concludendo a tarallucci e vino una terrificante vertenza sullo stato giuridico dei docenti, e che, ben sazi del classico piatto di lenticchie, aiutassero il Ministro a imbellettare, con una mano di vernice trasparente, un provvedimento il cui iter naturale sarebbe stato invece nella direzione del cestino. In fondo ci era andata comunque meglio che ai magistrati! Potevamo inaugurare gli Anni Accademici senza sfilare con la Costituzione sotto il braccio, e dire ai nostri studenti, ai nostri dottorandi, alle nostre migliaia di precari di ogni genere, specie e varieta' che, in fondo, lassu' qualcuno li amava.

Non sono passati quindici giorni, e ci siamo svegliati con la notizia che le elezioni per le commissioni dei nuovi concorsi, quasi tutti destinati ai piu' giovani, e attesi da piu' di un anno, erano state rinviate dal Ministero, come minimo per sei mesi, e piu' probabilmente a tempo indeterminato. E' stata dura, ma li' per li' siamo rimasti sopraffatti dalle profonde motivazioni tecniche: non c'era stato il tempo di ricontrollare le liste elettorali. Poi qualcuno si e' preso la briga di fare una verifica on line (siamo nell'era di Internet, per fortuna), e ha scoperto che le liste erano gia' perfettamente in ordine, con ritardi massimi di due giorni, grazie alla solerzia di migliaia di vituperati e malpagati funzionari amministrativi locali che hanno passato le vacanze di Capodanno a fare gli straordinari (non sempre retribuiti) per sistemare le pratiche pendenti.

Ma non c'e' stato il tempo di metabolizzare il lutto: dopo una settimana si riunisce il Consiglio dei Ministri, e decide che abbiamo due mesi per predisporre una programmazione che nessuno e' stato capace di fare in vent'anni. Il tutto stabilito per Decreto-Legge, lo strumento-principe della governabilita' craxiana (a volte ritornano!) e col rischio che poi la maggioranza non lo converta in legge in parlamento entro i sessanta giorni di rito (sto scherzando, ovviamente: "questa" maggioranza approverebbe a scatola chiusa e con voto di fiducia anche la Legge del Menga).

Non importa, ce la siamo voluta, e la faremo, anche a costo di rinunciare per l'occasione al nostro sport preferito, la bega accademica.

Ma il Decreto in questione ci offre un altro regalo (timeo Danaos et dona ferentes, ammoniva Laocoonte davanti al cavallo di Troia): un "formidabile" aumento di stipendio ai giovani ricercatori mediante la riduzione a un anno, rispetto ai tre attuali, del periodo di prova. Ma un momento: e chi paga, visto che ovviamente l'operazione costa ma nel Decreto non pare si parli di vile denaro? Ma un altro momento: non è questo stesso Ministro quello che sta proponendo al Parlamento l'abolizione del ruolo dei ricercatori? E allora per chi è lo sconto di pena, per i pochissimi che sono appena entrati e che comunque si guarderebbero bene dall'andarsene, ormai, dopo averne passate tante? Ma ancora un momento: accorciamo il periodo di prova a persone cui stiamo dando un posto fisso per tutta la vita, e che hanno appena vinto il loro primo concorso, e continuiamo a lasciare in prova per tre anni il neo-professore associato (con un minimo di dieci anni di dimostrata professionalità alle spalle) , e per altri tre anni il neo- ordinario, che intanto si era gia' fatto i tre anni di cui sopra, e che di anni di professionalita' alle spalle ne ha almeno venti? Ma un attimo ancora: se davvero la preoccupazione era quella di sanare le discrepanze, e non soltanto quella di gettare fumo negli occhi, perche' non restituire semplicemente il maltolto e pagare ai giovani ricercatori l'indennita' di tempo pieno (40% del salario base) che viene loro indebitamente e iniquamente sottratta da tempo immemorabile in virtu' della solita legge stupida e raffazzonata? Il beneficio economico sarebbe stato all'incirca lo stesso, la perequazione normativa infinitamente maggiore, e il sospetto di truffa un po' più lontano. Quanto alla durata del periodo di prova, riduciamola a scalare verso l'alto, non verso il basso, se non vogliamo che Aristotele e Cartesio si rivoltino nella tomba.

E fosse finita qui! Passa un altra settimana, l'ultima, e arriva a tutti i Rettori, al CUN, alla CRUI, al CNVSU e, immagino, al Cappellano Militare d'Italia, l'ukase del Ministro:

"bla bla in relazione a quanto sopra bla bla entro il termine ivi previsto bla bla SOSPENDERE L'AVVIO DI NUOVE PROCEDURE CONCORSUALI. (bla bla) SIA A TEMPO INDETERMINATO CHE DETERMINATO, bla bla fino alle previste verifiche di compatibilità da parte di questo Dicastero, bla bla bla".

Ma se ci vogliono sei mesi per controllare un elenco di nomi, quanto tempo ci vorrà per controllare i piani triennali per tutti i tipi di personale di tutte le settantotto Università italiane? Sei anni? Sei lustri? Sei secoli?

L'autonomia e' morta, viva l'autonomia. Il blocco annuale del reclutamento e' abolito, ora si passa al BLOCCO SECOLARE. Il Ministro ha salvato la ricerca: da chi? da se stessa? Perche' d'ora in poi, state pur tranquilli, la ricerca in Italia non la fara' piu' nessuno: i fondi non ci sono, quelli che ci sono vanno all'IIT, che anche a sentire il parere di chi lo aveva proposto e' il bidone del secolo; l'Italia ha deciso di non partecipare al Consiglio Europeo delle Ricerche; siamo fuori da tutti i programmi congiunti europei di ricerca industriale degni di nota; l'INFM e' definitivamente assassinato, l'INAF ha zero fondi sul bilancio di previsione 2005, l'INFN non potrebbe reclutare neanche Enrico Fermi se si presentasse redivivo, il CNR e l'ENEA sono navi senza nocchiero (e senza quattrini).

Ci avviamo a essere la settima potenza industriale a partire dal basso, anziche' dall'alto, e la nostra ricerca industriale e' esattamente un quarto di quel che dovrebbe essere.

Nel frattempo abbiamo la meta' dei ricercatori per abitante e dei docenti per studente rispetto alla media dei Pesi industrializzati e, forse non per caso, abbiamo gli studenti piu' asini di tutti i Paesi OCSE, vedi il rapporto P.I.S.A. 2003 sulle conoscenze dei quindicenni scolarizzati. E sapete perchè fanno la statistica sui quindicenni? Perchè in Italia, e ormai solo in Italia, a 15 anni finisce la scuola dell'obbligo, e quindi se si prendessero ragazzi piu' maturi il campione non sarebbe omogeneo.

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Di Loredana Morandi (del 30/01/2005 @ 11:45:04, in Varie, linkato 1377 volte)

Ogni giorno di più apprezzo di aver proferito questa frase, ogni ora mi accorgo di quanti siano gli ipocriti e i prezzolati ovunque ti giri. Movimento pacifista italiano compreso... La realtà vera è che un buon numero di pseudo pacifisti sono presenti ai tavoli per puro mestiere e pagati fior fior di denaro.

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Di Loredana Morandi (del 29/01/2005 @ 09:24:59, in Magistratura, linkato 1692 volte)

Bari, da un convegno dell'Associazione magistrati per i minorenni emerge un dato spaventoso: l'età media è di 10 anni e mezzo.
I piccoli soldati delle mafie: le cosche usano 1.721 bambini
I dati raccolti dai processi e dalle testimonianze di pentiti
"Ho cominciato a spacciare da piccolo, agli ordini di mio zio"

di MARA CHIARELLI
 
BARI - La mafia in Puglia, Campania, Calabria e Sicilia può contare su un esercito di 1.721 piccoli soldati: bambini di dieci anni e mezzo arruolati dai clan e con la vita praticamente segnata, scadenzata da provvedimenti dell'autorità giudiziaria. Un dato sconfortante, emerso a Bari durante il convegno nazionale "I ragazzi della mafia", organizzato dall'Associazione dei magistrati per i minorenni e la famiglia e dalla Camera minorile di Bari.

Magistrati, sociologi e operatori hanno messo insieme i pezzi di un'inchiesta, avviata a 360 gradi sulla situazione nelle quattro regioni a rischio del sud Italia, nel tentativo di arrivare ad un percorso comune di prevenzione e riabilitazione. Prendendo le mosse dai numerosi fatti di cronaca, anche locale, e dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, a loro volta ex bimbi al soldo, i relatori hanno lanciato l'allarme su quello che la mafia rappresenta per i minori: un'istituzione totale, un potente mezzo di intimidazione sulla popolazione, un delirio di onnipotenza che li rende indifferenti alle sanguinose conseguenze delle loro azioni.

E, allo stesso tempo, un generoso datore di lavoro, che impiega i bambini per trafficare e spacciare droga, piazzarli agli angoli delle strade come vedette, affidare loro armi da tenere a disposizione in caso di necessità. In cambio, ricevono lauti guadagni e droga a volontà, ma soprattutto la possibilità di sentirsi importanti, salendo rapidamente nella scala gerarchica del clan mafioso, dove alla fine si affermano diventando protagonisti di sparatorie.
 
"Ho iniziato a spacciare a dieci anni - ha raccontato un collaboratore di giustizia al pm antimafia Desirée Digeronimo, che lo ha riportato nella sua relazione - Ero con altri minorenni e sotto la supervisione di mio zio. Lo sapevo fin da piccolo che erano mafiosi, li ho sempre frequentati: li vedevo con le pistole in mano, mi piacevano, volevo diventare come loro". Un altro, invece, ha spiegato al magistrato: "Ero piccolo, non è che mi piacesse quel mondo, però ho visto le macchine, i motori, la ricchezza, e mi ci sono buttato".

Quel denaro facile che viene poi usato per giocare ai videopoker e vestirsi griffati. E la promessa di affiliarli, una volta cresciuti, genera in loro un vincolo di dipendenza dal boss, "studiano" per diventare a loro volta capiclan, sono fieri di essere identificati come appartenenti all'associazione mafiosa. Per questo la Dda di Bari sta valutando di contestare, per la prima volta, al capoclan e ai suoi affiliati, l'aggravante di aver arruolato ragazzini, talvolta anche figli e parenti.

Ma al crimine ci si avvicina anche nei corridoi della scuola, ha lanciato il presidente del tribunale per i minorenni di Bari, Franco Occhiogrosso. "Diversi ragazzini - ha spiegato - hanno costretto loro coetanei più deboli a mettere negli zaini sostanze stupefacenti, da spacciare nei bagni o nei corridoi dell'istituto. Così come accade che gli assistenti sociali, prima confidenti delle famiglie a rischio, vengano allontanti dai malavitosi".

L'allarme, del resto, era stato lanciato dal procuratore generale di Bari Riccardo Dibitonto, durante l'inaugurazione del nuovo anno giudiziario: "La criminalità barese - aveva detto - è l'unica in Italia ad utilizzare in modo continuo e professionale soggetti adolescenti, ai quali insegna l'uso delle armi e che utilizza, come sicari, quando dimostrano particolari capacità".

(La Repubblica 28 gennaio 2005)

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Di Loredana Morandi (del 28/01/2005 @ 21:16:46, in Magistratura, linkato 1441 volte)

Tommaso Frosini invita il Gip di Milano a leggere un testo di De Vergottini. Piero Ostellino sul Corriere della Sera aveva invitato il magistrato  a leggere Montesquieu. Più modestamente suggerisco a l'uno e all'altro di leggere l'ordinanza del Gip . In essa, infatti, non vi è il benché minimo accenno alle conclusioni che i due commentatori danno invece per certe.

Mai quel giudice ha messo in dubbio che atti di violenza indiscriminati costituiscano terrorismo, ai fini delle convenzioni internazionali e dell'applicazione dell'art. 270 bis c.p..

Il giudice, molto più semplicemente, ha dichiarato inutilizzabili come prove le informative anonime dei servizi segreti, quelle della polizia giudiziaria fondate su anonimi, una commissione rogatoria assunta senza il rispetto delle garanzie difensive. Ha ritenuto poi che dalle residue fonti di prova non emergesse alcun elemento che potesse far ritenere che gli imputati avessero reclutato kamikaze.

A seguito di queste valutazioni ha ritenuto che mancasse la prova che gli imputati avessero progettato attacchi indiscriminati; in caso contrario, ha scritto, avrebbe potuto ritenersi sussistente il delitto contestato e ciò proprio richiamando gli strumenti internazionali pattizi che, secondo gli autorevoli commentatori, ignorava.

Io non so se questa valutazione sia effettivamente fondata sugli atti processuali. Il pubblico ministero ritiene che gli elementi raccolti fossero più che sufficienti per la condanna e lo ha, civilmente, ribadito manifestando al contempo rispetto per la decisione e per il giudice. Ma tutto questo non ha niente a che vedere con la legittimazione del terrorismo, di cui si favoleggia.

La d.ssa Forleo ha dunque adempiuto il proprio dovere di giudice: ha valutato i fatti sulla base delle prove legittime, senza preoccuparsi delle reazioni dell'opinione pubblica alla sua decisione.

E' questo e solo questo il dovere del giudice.

Se ha sbagliato nella valutazione giuridica la decisione potrà essere riformata.

Mi rendo conto che ciò possa non soddisfare le esigenze di "sicurezza". Ma queste non competono al giudice. Far prevalere la sicurezza e la logica "amico-nemico" sulle garanzie dei cittadini è un grave errore.

L'esperienza italiana di contrasto al terrorismo interno ci ha insegnato che è possibile non rinunciare alle garanzie. Il dibattito internazionale (sia in sede di preparazione delle convenzioni internazionali che di loro ratifica) ci insegna poi che la distinzione tra terrorismo e altre forme di violenta opposizione di popolazioni civili è fondamentale per la tutela della democrazia e per il riconoscimento del diritto di resistenza.

Il Riformista è garantista a corrente alternata?

Lettera firmata pubblicata su "Il Riformista" del 27 gennaio 05

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Di Loredana Morandi (del 28/01/2005 @ 21:09:29, in Magistratura, linkato 1647 volte)

Jusgenova, Osservatorio genovese sulla Giustizia civile, Associazione Nazionale Magistrati, ANM Giunta Sezionale di Genova, AIGA Sezione di Genova, Osservatori sulla Giustizia civile, Fondazione Carlo Maria Verardi

Promuovono il Convegno

MAGISTRATURA ONORARIA
"Ruolo e strategie d'impiego della magistratura onoraria nel settore civile  tra riforme processuali e ordinamentali"

Venerdì 18 e sabato 19 febbraio 2005

Università degli Studi di Genova
Salone delle lauree, Facoltà di Ingegneria,
Villa Cambiaso - Via Montallegro 1 Genova

Programma

I sessione - venerdì 18, ore 15.00:
"La magistratura onoraria in Tribunale"

- introduce la sessione e coordina il dibattito : dr. Roberto BRACCIALINI
- Cons. Luigi MARINI : le indicazioni della circolare del CSM e le prospettive di impiego dei GOT;
- Relazioni degli Osservatori sulla giustizia civile : effettiva utilizzazione dei GOT nei tribunali e principali problemi emersi;
- Interventi liberi
- Intervento conclusivo : prof. Sergio CHIARLONI

II sessione - sabato 19, ore 9.00:
"L'esperienza del Giudice di Pace"

- introduce la sessione e coordina il dibattito : avv. Annamaria SEGANTI
- Cons. Ernesto AGHINA  : le attività del CSM per i giudici di pace
- relazioni degli Osservatori sulla giustizia civile: principali questioni processuali, ordinamentali e organizzative emerse in tema di attività del giudice di pace, con particolare riferimento a direzione degli uffici, procedimento tabellare, confronto giurisprudenziale interno, vigilanza sugli uffici;
- intervento programmato: avv. Francesco MOLLO (co-presidente Federazione Unitaria Giudici di Pace)
- interventi liberi
- intervento conclusivo :  prof. Modestino ACONE

ore 11.30 Coffee Break

ore 13.15 servizio di rinfresco

III Sessione - sabato 19, ore 14.30: Tavola rotonda:
"Le prospettive della magistratura onoraria tra riforme processuali ed ordinamentali"

partecipano :

- Guido ALPA (presidente del Consiglio Nazionale Forense);
- Sergio GALLO (responsabile nazionale del gruppo di lavoro sulla magistratura onoraria dell'ANM);
- Gabriele LONGO (co-presidente Federazione Unitaria Giudici di Pace)
- Mario PAPA (presidente AIGA)
- Andrea PASQUALIN (giunta esecutiva dell'OUA);
- Paolo VALERIO (presidente FEDERMOT)
- interventi liberi

Coordina e conclude : Claudio VIAZZI
(Presidente di sezione Tribunale di Genova)

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Di Loredana Morandi (del 28/01/2005 @ 21:05:43, in Magistratura, linkato 1705 volte)

I pareri espressi sul decreto legge che dispone la proroga dell'incarico all'attuale Procuratore Nazionale Antimafia sono due: il primo votato a larga maggioranza dall'assemblea, che ha avuto come relatori i membri togati Marini, De Nunzio e Fici, ed il secondo parere B redatto dai membri laici con relatore il prof. Spangher.

1) - Nota in data 11 gennaio 2005 del Ministro della giustizia con la quale trasmette, per il parere, copia del decreto legge n. 314 del 30 dicembre 2004, approvato dal Consiglio dei Ministri in data 29 dicembre 2004 concernente "Proroga dei termini" con riferimento alle norme contenute nell'articolo 2.

Proposta "A", che ha conseguito cinque voti a favore
(relatori Dottori MARINI, DE NUNZIO e FICI)

1. Il Ministro della giustizia, con nota dell'11 gennaio 2005, ha chiesto, ai sensi dell'art. 10, secondo comma, della legge 24 marzo 1958, n.195, un parere sul disegno di legge n. 5521 di conversione del decreto legge 30 dicembre 2004, n. 314, dal titolo "Proroga di termini", pubblicato sulla G.U. del successivo 31 dicembre. Detto decreto all'art.2 dispone che: "Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia alla data di entrata in vigore del presente decreto continua ad esercitare le proprie funzioni fino al compimento del settantaduesimo anno di età".
Nella Relazione che accompagna il disegno di legge di conversione si legge che, "anticipando in tal modo i contenuti di una specifica disposizione inserita nel disegno di legge di riforma dell'ordinamento giudiziario (A.C.4636)...ad evitare la vacanza nell'Ufficio dopo la data di scadenza (14 gennaio 2005) dell'incarico del magistrato attualmente in carica, già prorogato una volta, ed, in ragione della gravità della situazione determinata dall'attività criminale in alcune zone del Paese, il decreto proroga la durata dell'incarico dell'attuale Procuratore nazionale antimafia al compimento del settantaduesimo anno di età (1° agosto 2005)".

2. Quanto appena riferito impone di richiamare il giudizio di inopportunità - ancora di recente formulato dal Consiglio in occasione dei pareri espressi su diversi provvedimenti normativi - del ricorso allo strumento della decretazione di urgenza in materia ordinamentale. Per la sua delicatezza e complessità la legge di ordinamento giudiziario è stata disegnata dal Costituente come 'legge organica' (si veda la riserva contenuta nell'art.108 della Costituzione), che richiede interventi di riforma meditati e non settoriali che non sono compatibili con i tempi ristretti della discussione parlamentare sui disegni di legge di conversione.

3. Va poi osservato che la natura ed i compiti istituzionali della DNA e la sua organizzazione, che prevede la presenza di un magistrato con compiti vicari, consentono di escludere che il rispetto di tempi fisiologici nella sostituzione del magistrato preposto comporti la perdita di operatività della struttura e renda necessario un intervento emergenziale. A questo proposito si ricorda che, essendo nota la scadenza del secondo e non prorogabile incarico dell'attuale Procuratore nazionale antimafia, il Consiglio con deliberazione del 4 novembre 2004 ha provveduto a pubblicare anticipatamente il posto che si sarebbe reso vacante alla data del 15 gennaio 2005. Il termine per l'inoltro delle domande è scaduto il giorno 6 dicembre 2004 (così individuandosi definitivamente i magistrati legittimati al concorso) e la susseguente procedura è già all'esame della competente Commissione referente. Tale attività, condotta in attuazione delle esclusive attribuzioni consiliari in tema di assegnazioni e trasferimenti dei magistrati (art. 105 Cost.), è prossima alla definizione ed alla conseguente designazione del nuovo dirigente dell'Ufficio. In questo contesto la proroga, quanto meno per i tempi e le modalità fissati dal decreto legge, non sembra rispondere a criteri di necessità.

4. Passando all'esame dei contenuti del decreto legge, si rileva in primo luogo che la disposizione contenuta nell'art.2 ha evidente carattere di eccezionalità e si colloca in posizione anomala all'interno del sistema ordinamentale. E, infatti, sotto un primo profilo essa si caratterizza per interessare non "il magistrato preposto" alla DNA, ma esclusivamente colui che lo è alla data di entrata in vigore del decreto legge, così che la disposizione non è destinata ad applicarsi successivamente al 1° agosto 2005, e non interesserà i magistrati che rivestiranno successivamente detto incarico. Sotto un secondo profilo, la disposizione individua come data di cessazione dell'esercizio delle funzioni (prorogate) non il momento in cui verrà meno l'esigenza da soddisfare, ma il compimento del settantaduesimo anno di età da parte di quel magistrato. Si tratta, fra l'altro, di termine che non corrisponde né alla ordinaria età pensionabile dei magistrati (settanta anni) né alla diversa età oggi raggiungibile a seguito dell'art. 34, co.12 della legge 27 dicembre 2002 n. 289 (settantacinque anni). Va ricordato che la natura peculiare della DNA giustificò la scelta del legislatore del 1991 di introdurre per la prima (e per ora unica) volta la temporaneità dell'incarico direttivo, 2 con una disposizione (l'art. 76-bis, co. 3 del R.D. 30 gennaio 1941, n.12, come modificato dal d.l. 20 novembre 1991, n.36 e successiva conversione) che porta ad escludere che allo scadere del secondo quadriennio sia possibile una proroga nelle funzioni mediante il ricorso ai provvedimenti amministrativi che il Ministro può assumere in via ordinaria ai sensi dell'art.10 dell'ordinamento giudiziario (cfr. parere dell'Ufficio Studi n.397/96 del 31.10.1996). La non riconducibilità della disposizione alle ordinarie norme in tema di ordinamento giudiziario la priva, dunque, di valore sistematico anche con riferimento al carattere temporaneo dell'incarico oggetto dell'art.76-bis ordinamento giudiziario, e fa di essa un unicum. Nessun precedente può essere rinvenuto, neppure nei decreti legislativi n. 24 e n. 77 del 1990, che conservarono alcuni magistrati nelle funzioni di giudice istruttore, abolite dal nuovo codice di rito, ma lo fecero con riferimento esclusivo a situazioni processuali specifiche ed ancorate a dati di fatto obiettivi. La norma in esame, invece, assume un significato e una portata che non possono essere condivisi nel momento in cui la legge di riforma dell'ordinamento giudiziario intende introdurre, avendo sul punto ricevuto una valutazione favorevole nei pareri espressi dal Consiglio superiore della magistratura, la temporaneità degli incarichi direttivi come prescrizione di ordine generale.

5. La disposizione contenuta nell'art. 2 del decreto legge ha dunque carattere eccezionale e non sistemico (elementi non presenti in interventi certamente incidenti sulla gestione consiliare dei magistrati, ma aventi portata generale e "di sistema", quale la legge che ha innalzato l'età pensionabile da 72 a 75 anni), ed altera la previsione contenuta nella disposizione generale dell'art. 76-bis citato fino ad incidere sulle competenze consiliari. Dall'insieme di tali circostanze il Consiglio desume l'esistenza di un potenziale contrasto con il contenuto dell'art. 105 della Costituzione, che riserva all'organo di governo della magistratura le deliberazioni in tema di assegnazioni e trasferimenti dei magistrati: materia, questa, in cui vanno ricompresi non solo la procedura ed i contenuti della deliberazione, ma anche la garanzia dell'assenza di interferenze sull'efficacia della volontà formalizzata dal Consiglio stesso. Sotto tale profilo, viene in evidenza il fatto che la proroga nelle funzioni è ancorata all'età del magistrato e non alle esigenze di effettiva copertura dell'ufficio, così condizionandosi la prossima deliberazione consiliare di nomina del Procuratore nazionale antimafia con riferimento, quanto meno, ai tempi di esecuzione.

6. Gli accennati profili di incostituzionalità potrebbero essere in concreto superati, o comunque contenuti, da una interpretazione adeguatrice della disposizione, che valorizza la circostanza che la disposizione in esame non modifica il termine massimo dell'incarico previsto dall'art. 76-bis citato né, tanto meno, costituisce nuovo incarico, ma, introducendo una deroga eccezionale e transitoria, consente al magistrato in carica di restare nelle proprie funzioni per un periodo che dovrebbe coprire i tempi di individuazione e destinazione del nuovo dirigente. Si può così ritenere che la proroga delle funzioni non incida in modo ablativo sulle procedure di destinazione e trasferimento relative al posto di Procuratore nazionale antimafia, che - pur con i limiti sopra indicati - restano in tal modo nella sfera del Consiglio superiore della magistratura ai sensi dell'art. 105 della Costituzione. Questa lettura dell'art. 2 del decreto legge in esame si pone del tutto in linea con le finalità indicate dal legislatore, in quanto soltanto la possibilità per il Consiglio di portare a conclusione la procedura concorsuale in atto risulta compatibile con la scelta di conservare transitoriamente l'attuale magistrato dirigente nelle funzioni svolte per evitare un periodo di vacanza al vertice della struttura."

Proposta "B", che ha conseguito un voto a favore
(relatore Prof. SPANGHER)

1. Il Ministro della giustizia, con nota dell'11 gennaio 2005, ha chiesto, ai sensi dell'art.10, secondo comma, legge 24 marzo 1958, n.195, un parere sul decreto legge 30 dicembre 2004, n.314, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale 31 dicembre 2004, dal titolo "Proroga di termini", relativamente alla disposizione di cui all'art. 2, che così stabilisce: "Il magistrato preposto alla Direzione nazionale antimafia alla data di entrata in vigore del presente decreto continua ad esercitare le proprie funzioni fino al compimento del settantaduesimo anno di età". Nella Relazione che accompagna il d.d.l. di conversione, dopo aver premesso che, ai sensi dell'art.76-bis r.d. 30 gennaio 1941, n.12, nel testo risultante dalla modifica operata dal decreto legge 20 novembre 1991, n.367, l'incarico di Procuratore nazionale antimafia ha la durata di quattro anni e può essere rinnovato una sola volta, la previsione è giustificata dal fine di "evitare una vacanza dell'Ufficio dopo la data di scadenza (14 gennaio prossimo) dell'incarico del magistrato attualmente in carica, già prorogato una volta, ed in ragione della gravità della situazione determinatasi dall'attività della criminalità
organizzata in alcune zone del Paese", precisandosi che la proroga dell'attuale Procuratore fino al compimento del suo settantaduesimo anno di età avrà termine alla data del 1° agosto 2005. La previsione è suscettibile di considerazione sotto vari profili, alcuni dei quali anche adombranti rilievi in punto di costituzionalità. A tale proposito, tuttavia, con riferimento all'intervento normativo attraverso la decretazione d'urgenza in  materia ordinamentale, non può non farsi notare come la previsione qui considerata riproduca la norma già presente nella legge delega di riforma dell'ordinamento, approvata dal Parlamento, a seguito di vari passaggi in Commissione ed in Aula che, pur rimandata alle Camere dal Capo dello Stato per una nuova lettura, non è stata oggetto di rilievi né in quella occasione, né in quella della sottoscrizione del provvedimento di urgenza.

Per quanto attiene ai requisiti di necessità ed urgenza non può non evidenziarsi come il Consiglio Superiore della Magistratura non sia pervenuto nei termini di legge ad una proposta da sottoporre al concerto del Ministro per la successiva trasmissione della scelta del Procuratore nazionale antimafia al Plenum per le sue determinazioni finali. Va, per onestà, ricordato, come una iniziale proposta di bando del posto di Procuratore sia stata differita dallo stesso C.S.M. E' indubbiamente vero che alla carenza di titolarità si potrebbe supplire con la reggenza, ma non può non riconoscersi come non sia arbitrario ritenere che l'ufficio di cui si tratta necessiti, in una situazione della criminalità come quella attuale, di una direzione da esercitare nella pienezza dei poteri e delle funzioni. Sarebbe stato allora possibile - si afferma da taluno - fissare quale diversa scadenza - riconoscendo implicitamente, in tal modo, sia il presupposto legittimante la proroga sia l'urgenza della stessa - il momento della nomina del nuovo PNA. Questa scelta avrebbe, tuttavia, avuto l'inconveniente di rimettere alle dinamiche consiliari ed ai tempi del concerto la presa di possesso dell'ufficio da parte del nuovo titolare, facendo di fatto venir meno la peculiarità temporale di questo incarico che il legislatore ha voluto riservare alla propria competenza. La formulazione legislativa suscita, invece, non poche incertezze in ordine al preciso significato da attribuire alla proroga. Invero, le espressioni usate dal legislatore sembrerebbero privilegiare la tesi della protrazione dell'incarico del soggetto attualmente titolare dell'ufficio. Questa lettura dell'art. 2 del d.l. citato se ha il pregio di conservare la validità del concorso in atto, non elude alcune questioni di legittimità, pur potendosi parlare di una norma di ius singulare. La diversa interpretazione ovvero una diversa formulazione della proroga ancorata a termini oggettivi ovvero ad una generalizzata rimodulazione dei periodi di permanenza nell'incarico, se avrebbero il pregio di superare gli ipotizzati profili di illegittimità, aprirebbero inevitabilmente gli scenari delle questioni sottese ad un nuovo bando, connesso alla nuova vacanza così determinatasi."

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