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 .. riflessi ..... di Lunadicarta
 
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Nessun colpevole può essere assolto dal tribunale della sua coscienza.

Giovenale
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 16/05/2011 @ 09:38:04, in Magistratura, linkato 1441 volte)
Le toghe escono dal tribunale
per spiegare il no alla riforma

Mercoledì sera un convegno a Torino incontra organizzato da "Libertà e Giustizia" e l'Anm del Piemonte. Intervengono Grosso, Zagebelsky e Gianfrotta


La separazione delle carriere, il pericolo di perdere autonomia e indipendenza, di diventare pedine sotto il giogo della politica: la riforma della giustizia si avvicina e i magistrati sentono il bisogno di spiegare ai cittadini le loro ragioni, le ragioni del “no”. Per questo, per la prima volta, l’Anm locale, ovvero l’associazione nazionale magistrati del Piemonte, sceglie di uscire fuori dalle mura del Palazzo di Giustizia di Torino per dibattere e parlare, per rivolgersi direttamente alla cittadinanza e informarla dei rischi e delle conseguenze del nuovo progetto di legge, offrendo il punto di vista della magistratura ma non solo.

Il convegno, dal titolo “le ragioni dei magistrati”, è infatti organizzato insieme a Libertà e Giustizia, l’associazione culturale che lotta da anni in difesa della Costituzione. L’appuntamento è per mercoledì nella sala Cavour al centro congressi di via Nino Costa 8 alle 20.30: ad illustrare gli argomenti sarà il giudice Francesco Gianfrotta, presidente della giunta Anm Piemonte e interverranno il presidente di Leg Gustavo Zagrebelsky, l’avvocato Carlo Federico Grosso e il giornalista Luigi Ferrarella. «La riforma della giustizia è stata scritta in un testo che se approvato dovrebbe modificare norme della Costituzione - spiegano da Leg - se il parlamento lo approverà e i cittadini voteranno sì nel referendum che seguirà, i magistrati che indagano apparterranno a una carriera diversa da quelli che giudicano. A decidere dell’indipendenza dei primi e quindi della possibilità di indagare al riparo da pressioni, sarà la maggioranza parlamentare del momento. Il controllo di legalità nel nostro paese si svolgerà con modalità diverse. E la politica farà pesare, ben più che adesso, la sua volontà di giustizia forte con i deboli e debole con i forti».

http://torino.repubblica.it/cronaca/2011/05/16/news/le_toghe_escono_dal_tribunale_per_spiegare_il_no_alla_riforma-16294984/
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Di Loredana Morandi (del 16/05/2011 @ 09:43:35, in Osservatorio Famiglia, linkato 1543 volte)
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/cannes_2011.jpg

Festival di Cannes 2011:

l'Epopea dell'Apologia della Pedofilia


Il festival di Cannes di quest'anno lo ricorderemo tutti dolorosamente, per la sostanziale esposizione di opere tutte in eguale "apologia" dei reati di pedofilia. La pedofilia è il crimine più efferato e suscita il più grande allarme sociale, in quanto si tratta di una perversione sessuale che agisce con violenza contro la "rinascita" stessa della specie umana. Nella cinematografica convention di Cannes è anche l'espressione sublime della distruzione dei valori nell'Arte, che prostituendosi non celebra più la bellezza.

La convention aperta l' 11 maggio dovrebbe esporre la migliore produzione cinematografica internazionale, fino al 22 maggio prossimo compreso. Dico "dovrebbe". Il primo film in scena sabato 14 ha già creato il "caso". Il film è intitolato "Polisse" (Polizia), diretto dall'attrice e regista "Maïwenn Le Besco", in cui una polizia sull'orlo di una crisi di nervi, cioè gli agenti del dipartimento francese della "tutela dei minori", si trova a lavorare anche a casi di omicidio seriale ai danni di bambini.

Polisse è scene forti, scene che lasciano il segno, come il feto abortito da una ragazzina o la confessione alla mamma di una bimba seviziata dal padre. Non manca la chiave interpretativa a favore dei pedofili di genere "lolicon", quelli ai quali piace la bambina tra i 13 e i 15 anni, in una esuberanza sessuale adolescenziale addirittura demonizzata. Come negli scritti di Gardner le bambine sono "puttane" fin da piccole, e adescano gli adulti.

Una rapida ricerca su web consente di definire la Le Besco come il nuovo modello di "strega", sulla scia della definizione "dispregiativa" data alle donne che accompagnano gli omosessuali in discoteca. Si può dire, tanto lei è sotto pseudonimo. Il livello di una "strega per pedofili" che porta a Cannes un suo film è certamente superiore, perché la fame di denaro apre ad orizzonti ben più ampi offerti dalla lobby internazionale dei pedofili. Il sito della "produzione cinematografica è ancora in costruzione, ma è il registrante che suscita tutte queste considerazioni. Anche qui abbiamo  probabilmente di fronte uno pseudonimo (ed è doloso certificare il falso), perché alla ricerca del registrante, tal Emmanuel Sierra, tutto quel che appare sono alcuni profili MySpace con profferte a carattere sessuale, ed un "sex offender" ventenne arrestato dallo stato della Florida. Zero tra le news.

"Michael", del regista tedesco/austriaco Markus Schleinzer, è il secondo film degli orrori pedofili, in scena  ieri domenica 15 maggio. Si tratta della storia di un "uomo normale" e descritto come tale, che nello scantinato nasconde un bambino rapito e seviziato. Qui non ci sono scene di violenza, ma la meticolosità morbosa dei particolari lasciano duramente intendere tutto quel che accadrà dopo la "dissolvenza".

E non è finita, perché nei prossimi giorni è atteso "LoverBoy" di Catalin Mitulescu, 1 ora e 35 minuti dedicati a cosa ancora non lo sappiamo, però il titolo è "promettente" e la storia del delinquente e seduttore, che si invaghisce di un adolescente e lo costringe a prostituirsi, non lascia alcun dubbio sulla natura pedofila dell'opera.

Fin qui quel che è apertamente dichiarato, ma gli stessi concetti sono presenti nel film Sleeping Beauty (la bella addormentata), in cui il personaggio centrale è una studentessa che per necessità vende il suo corpo, ma in stato di sedazione.

Un giornalista italiano, esperto in cronaca nera e fatti di pedofilia, leggendo il programma cinematografico di Cannes 2011 e da oggi ha alcune ragioni per dichiarare lo "scandalo" di questa edizione, ed un terribile deja vu personale. Infatti, oggi, lunedì 16 maggio, alle ore 11:45 e alle 22.00 è di scena il film "L'Apollonide, Souvenir de la maison close" (House of tollerance), di Bernard Bonello.

Colpa nostra certo, proprio di noi italiani, che abbiamo aperto la stagione del cinema per pedofili con "Anima nera", confermandoci nel mondo il quinto paese tra i consumatori di turismo sessuale e pedopornografia.

E non consola il fatto che Woody Allen, il più famoso pedofilo della cinematografia internazionale, abbia aperto la convention del Festival di Cannes 2011 con il suo ultimo inutile film "Midnight in Paris" anche a queste pellicole.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 17/05/2011 @ 11:28:11, in Osservatorio Famiglia, linkato 1456 volte)
... e chissà se non sia ancora lui il killer della giovane universitaria.

"Restivo è il killer di Claps e Barnett"

La mamma di Elisa in aula: «Ora deve marcire in galera»


Danilo Restivo ha ucciso sia Elisa Claps che Heather Barnett perchè le loro morti sono straordinariamente simili: è la tesi dell’accusa del processo a Danilo Restivo, imputato per l’omicidio della sarta Heather Barnett. Nella prima udienza del dibattimento a Winchester, Inghilterra, per il processo a Danilo Restivo, il magistrato della Corona (l’accusa) ha ricostruito l’omicidio di Heather Barnett, 48 anni, uccisa il 12 novembre del 2002. Il magistrato ha informato la giuria, composta da 7 uomini e 5 donne, che molti particolari sarebbero stati cruenti.

La sarta, infatti, è stata uccisa con ferocia e mutilata dopo la morte. Per l’accusa si è trattato di un omicidio premeditato. Tutto si è consumato in pochi minuti. L’assassino ha colpito la donna con un oggetto pesante, forse un martello, sferrando una decina di colpi che sono stati quelli che hanno provocato la morte. La donna è stata assalita alle spalle. Secondo l’accusa, aveva aperto ad una persona che conosceva. È stato confermato in aula che Restivo conosceva Heather Barnett. Dopo averla uccisa, l’assassino ha trascinato il corpo nel bagno dove ha dato sfogo alla sua ferocia con numerosi atti di mutilazione con l’uso di forbici. Ha reciso entrambi i seni. Ha sgozzato la donna da orecchio ad orecchio. Ha lasciato nella mano destra i capelli di una persona non identificata e nell’altra alcuni capelli della stessa vittima.

Poi il killer si è cambiato le scarpe sportive, le tracce delle suole si fermano sull’uscio della porta, ed è andato via. Probabilmente aveva qualcosa per coprirsi i vestiti perchè certamente si macchiò di sangue. Anche questi sono elementi che fanno propendere per la pianificazione del delitto. Sulla scena del delitto è stato trovato il dna della vittima ma c’è, sostiene l’accusa, anche una traccia di Restivo, presumibilmente lasciata nell’atto di asciugare il sangue con una pezza. Il cadavere della donna fu trovato dai figli di 11 e 14 anni mentre rientravano da scuola. Chiamarono il 999 della polizia.

Rabbia dei familiari in aula. «Almeno la soddisfazione di guardarlo fisso negli occhi me la sono tolta. E lui ha ricambiato, con quella sua faccia da corvo. Ora deve marcire in galera». Filomena, la mamma di Elisa, parla piano, saluta tutti quelli che la conoscono e, nei pochi minuti di pausa concessi dal giudice, si toglie parecchi sassolini dalle scarpe. «Lui lo deve sapere che sono qui», continua. «Io l’inglese lo capisco appena, ma mi aiutano, e quello che ho sentito, anche il nome di Elisa, sono stati sufficienti per farmi accapponare la pelle. Mi consola il fatto che sui banchi della giuria siedono tanti giovani, e io ho fiducia nei giovani. Spero gli spieghino bene che Elisa è stata la prima. Poi si è perfezionato».

 

http://www3.lastampa.it/cronache/sezioni/articolo/lstp/402494/

 
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Questo è il documento ufficiale.

CONGREGAZIONE PER LA DOTTRINA DELLA FEDE

LETTERA CIRCOLARE 
PER AIUTARE LE CONFERENZE EPISCOPALI
 NEL PREPARARE LINEE GUIDA
PER IL TRATTAMENTO DEI CASI DI ABUSO SESSUALE
NEI CONFRONTI DI MINORI DA PARTE DI CHIERICI


3 maggio 2011

Tra le importanti responsabilità del Vescovo diocesano al fine di assicurare il bene comune dei fedeli e, specialmente, la protezione dei bambini e dei giovani, c’è il dovere di dare una risposta adeguata ai casi eventuali di abuso sessuale su minori commesso da chierici nella sua diocesi. Tale risposta comporta l’istituzione di procedure adatte ad assistere le vittime di tali abusi, nonché la formazione della comunità ecclesiale in vista della protezione dei minori. Detta risposta dovrà provvedere all’applicazione del diritto canonico in materia, e, allo stesso tempo, tener conto delle disposizioni delle leggi civili.

I. Aspetti generali:

a) Le vittime dell’abuso sessuale:

La Chiesa, nella persona del Vescovo o di un suo delegato, deve mostrarsi pronta ad ascoltare le vittime ed i loro familiari e ad impegnarsi per la loro assistenza spirituale e psicologica. Nel corso dei suoi viaggi apostolici, il Santo Padre Benedetto XVI ha dato un esempio particolarmente importante con la sua disponibilità ad incontrare ed ascoltare le vittime di abuso sessuale. In occasione di questi incontri, il Santo Padre ha voluto rivolgersi alle vittime con parole di compassione e di sostegno, come quelle contenute nella sua Lettera Pastorale ai Cattolici d’Irlanda (n.6): "Avete sofferto tremendamente e io ne sono veramente dispiaciuto. So che nulla può cancellare il male che avete sopportato. È stata tradita la vostra fiducia, e la vostra dignità è stata violata."

b) La protezione dei minori:

In alcune nazioni sono stati iniziati in ambito ecclesiale programmi educativi di prevenzione, per assicurare "ambienti sicuri" per i minori. Tali programmi cercano di aiutare i genitori, nonché gli operatori pastorali o scolastici, a riconoscere i segni dell’abuso sessuale e ad adottare le misure adeguate. I suddetti programmi spesso hanno meritato un riconoscimento come modelli nell’impegno per eliminare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori nelle società odierne.

c) La formazione di futuri sacerdoti e religiosi:

Nel 2002, Papa Giovanni Paolo II disse: "Non c’è posto nel sacerdozio e nella vita religiosa per chi potrebbe far male ai giovani" (n. 3, Discorso ai Cardinali Americani, 23 aprile 2002). Queste parole richiamano alla specifica responsabilità dei Vescovi, dei Superiori Maggiori e di coloro che sono responsabili della formazione dei futuri sacerdoti e religiosi. Le indicazioni fornite nell’Esortazione Apostolica Pastores dabo vobis, nonché le istruzioni dei Dicasteri competenti della Santa Sede, acquistano una crescente importanza in vista di un corretto discernimento vocazionale e di una sana formazione umana e spirituale dei candidati. In particolare si farà in modo che essi apprezzino la castità e il celibato e le responsabilità della paternità spirituale da parte del chierico e possano approfondire la conoscenza della disciplina della Chiesa sull’argomento. Indicazioni più specifiche possono essere integrate nei programmi formativi dei seminari e delle case di formazione previste nella rispettiva Ratio institutionis sacerdotalis di ciascuna nazione e Istituto di vita consacrata e Società di vita apostolica.

Inoltre, una diligenza particolare dev’essere riservata al doveroso scambio d’informazioni in merito a quei candidati al sacerdozio o alla vita religiosa che si trasferiscono da un seminario all’altro, tra diocesi diverse o tra Istituti religiosi e diocesi.

 d) L’accompagnamento dei sacerdoti:

1. Il vescovo ha il dovere di trattare tutti i suoi sacerdoti come padre e fratello. Il vescovo curi, inoltre, con speciale attenzione la formazione permanente del clero, soprattutto nei primi anni dopo la sacra Ordinazione, valorizzando l’importanza della preghiera e del mutuo sostegno nella fraternità sacerdotale. Siano edotti i sacerdoti sul danno recato da un chierico alla vittima di abuso sessuale e sulla propria responsabilità di fronte alla normativa canonica e civile, come anche a riconoscere quelli che potrebbero essere i segni di eventuali abusi da chiunque compiuti nei confronti dei minori;

2. I vescovi assicurino ogni impegno nel trattare gli eventuali casi di abuso che fossero loro denunciati secondo la disciplina canonica e civile, nel rispetto dei diritti di tutte le parti;

3. Il chierico accusato gode della presunzione di innocenza, fino a prova contraria, anche se il vescovo può cautelativamente limitarne l’esercizio del ministero, in attesa che le accuse siano chiarite. Se del caso, si faccia di tutto per riabilitare la buona fama del chierico che sia stato accusato ingiustamente.

e) La cooperazione con le autorità civili:

L’abuso sessuale di minori non è solo un delitto canonico, ma anche un crimine perseguito dall’autorità civile. Sebbene i rapporti con le autorità civili differiscano nei diversi paesi, tuttavia è importante cooperare con esse nell’ambito delle rispettive competenze. In particolare, va sempre dato seguito alle prescrizioni delle leggi civili per quanto riguarda il deferimento dei crimini alle autorità preposte, senza pregiudicare il foro interno sacramentale. Naturalmente, questa collaborazione non riguarda solo i casi di abusi commessi dai chierici, ma riguarda anche quei casi di abuso che coinvolgono il personale religioso o laico che opera nelle strutture ecclesiastiche.

II. Breve resoconto della legislazione canonica in vigore concernente il delitto di abuso sessuale di minori compiuto da un chierico:

Il 30 aprile 2001, Papa Giovanni Paolo II promulgò il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela [SST], con il quale l’abuso sessuale di un minore di 18 anni commesso da un chierico venne inserito nell'elenco dei delicta graviora riservati alla Congregazione per la Dottrina della Fede [CDF]. La prescrizione per questo delitto venne fissata in 10 anni a partire dal compimento del 18° anno di età della vittima. La normativa del motu proprio vale sia per i chierici Latini che per i chierici Orientali, sia per il clero diocesano che per il clero religioso.

Nel 2003, l’allora Prefetto della CDF, il Card. Ratzinger, ottenne da Giovanni Paolo II la concessione di alcune facoltà speciali per offrire maggiore flessibilità nelle procedure penali per i delicta graviora, fra cui l’uso del processo penale amministrativo e la richiesta della dimissione ex officio nei casi più gravi. Queste facoltà vennero integrate nella revisione del motu proprio approvata dal Santo Padre Benedetto XVI il 21 maggio 2010. Nelle nuove norme, la prescrizione è di 20 anni, che nel caso di abuso su minore, si calcolano a partire dal compimento del 18° anno di età della vittima. La CDF può eventualmente derogare alla prescrizione in casi particolari. Venne anche specificato il delitto canonico dell’acquisto, detenzione o divulgazione di materiale pedopornografico.

La responsabilità nel trattare i casi di abuso sessuale nei confronti di minori spetta in un primo momento ai Vescovi o ai Superiori Maggiori. Se l’accusa appare verosimile, il Vescovo, il Superiore Maggiore o il loro delegato devono condurre un’indagine preliminare secondo il can. 1717 CIC, il can. 1468 CCEO e l’art. 16 SST.

Se l’accusa è ritenuta credibile, si richiede che il caso venga deferito alla CDF. Una volta studiato il caso, la CDF indicherà al Vescovo o al Superiore Maggiore i passi ulteriori da compiere. Al contempo, la CDF offrirà una guida per assicurare le misure appropriate, sia garantendo una procedura giusta nei confronti dei chierici accusati, nel rispetto del loro diritto fondamentale per la difesa, sia tutelando il bene della Chiesa, incluso il bene delle vittime. E’ utile ricordare che normalmente l’imposizione di una pena perpetua, come la dimissio dallo stato clericale, richiede un processo penale giudiziale. Secondo il diritto canonico (cf. can. 1342 CIC) gli Ordinari non possono decretare pene perpetue per mezzo di decreti extragiudiziali; a questo scopo devono rivolgersi alla CDF, alla quale spetterà il giudizio definitivo circa la colpevolezza e l’eventuale inidoneità del chierico per il ministero, nonché la conseguente imposizione della pena perpetua (SST Art. 21, §2).

Le misure canoniche applicate nei confronti di un chierico riconosciuto colpevole dell’abuso sessuale di un minorenne sono generalmente di due tipi: 1) misure che restringono il ministero pubblico in modo completo o almeno escludendo i contatti con minori. Tali misure possono essere accompagnate da un precetto penale; 2) le pene ecclesiastiche, fra cui la più grave è la dimissio dallo stato clericale.

In taluni casi, dietro richiesta dello stesso chierico, può essere concessa pro bono Ecclesiae la dispensa dagli obblighi inerenti allo stato clericale, incluso il celibato.

L’indagine preliminare e l’intero processo debbono essere svolti con il dovuto rispetto nel proteggere la riservatezza delle persone coinvolte e con la debita attenzione alla loro reputazione.

A meno che ci siano gravi ragioni in contrario, il chierico accusato deve essere informato dell’accusa presentata, per dargli la possibilità di rispondere ad essa, prima di deferire un caso alla CDF. La prudenza del Vescovo o del Superiore Maggiore deciderà quale informazione debba essere comunicata all’accusato durante l’indagine preliminare.

Compete al Vescovo o al Superiore Maggiore il dovere di provvedere al bene comune determinando quali misure precauzionali previste dal can. 1722 CIC e dal can. 1473 CCEO debbano essere imposte. Secondo l’art. 19 SST, ciò deve essere fatto una volta iniziata l’indagine preliminare.

Va infine ricordato che, qualora una Conferenza Episcopale, salva l’approvazione della Santa Sede, intenda darsi norme specifiche, tale normativa particolare deve essere intesa come complemento alla legislazione universale e non come sostituzione di quest’ultima. La normativa particolare deve perciò essere in armonia con il CIC / CCEO nonché con il motu proprio Sacramentorum sanctitatis tutela (30 aprile 2001) così come aggiornato il 21 maggio 2010. Nel caso in cui la Conferenza decidesse di stabilire norme vincolanti sarà necessario richiedere la recognitio ai competenti Dicasteri della Curia Romana.

III. Indicazioni agli Ordinari sul modo di procedere:

Le Linee guida preparate dalla Conferenza Episcopale dovrebbero fornire orientamenti ai Vescovi diocesani e ai Superiori Maggiori nel caso fossero informati di presunti abusi sessuali nei confronti di minori, compiuti da chierici presenti sul territorio di loro giurisdizione. Tali Linee guida tengano comunque conto delle seguenti osservazioni:

a.) il concetto di "abuso sessuale su minori" deve coincidere con la definizione del motu proprio SST art. 6 ("il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore di diciotto anni") , nonché con la prassi interpretativa e la giurisprudenza della Congregazione per la Dottrina della Fede, tenendo conto delle leggi civili del Paese;

b.) la persona che denuncia il delitto deve essere trattata con rispetto. Nei casi in cui l’abuso sessuale sia collegato con un altro delitto contro la dignità del sacramento della Penitenza (SST, art. 4), il denunciante ha diritto di esigere che il suo nome non sia comunicato al sacerdote denunciato (SST, art 24);

c.) le autorità ecclesiastiche si impegnino ad offrire assistenza spirituale e psicologica alle vittime;

d.) l’indagine sulle accuse sia fatta con il dovuto rispetto al principio della privacy e della buona fama delle persone;

e,) a meno che ci siano gravi ragioni in contrario, già in fase di indagine previa, il chierico accusato sia informato delle accuse con l’opportunità di rispondere alle medesime;

f.) gli organi consultivi di sorveglianza e di discernimento dei singoli casi, previsti in qualche luogo, non devono sostituire il discernimento e la potestas regiminis dei singoli vescovi;

g.) le Linee guida devono tener conto della legislazione del Paese della Conferenza, in particolare per quanto attiene all’eventuale obbligo di avvisare le autorità civili;

h.) in ogni momento delle procedure disciplinari o penali sia assicurato al chierico accusato un sostentamento giusto e degno;

i.) si escluda il ritorno del chierico al ministero pubblico se detto ministero è di pericolo per i minori o di scandalo per la comunità.

Conclusione:

Le Linee guida preparate dalle Conferenze Episcopali mirano a proteggere i minori e ad aiutare le vittime nel trovare assistenza e riconciliazione. Esse dovranno indicare che la responsabilità nel trattare i delitti di abuso sessuale di minori da parte dei chierici appartiene in primo luogo al Vescovo diocesano. Infine, le Linee guida dovranno portare ad un orientamento comune all’interno di una Conferenza Episcopale aiutando ad armonizzare al meglio gli sforzi dei singoli Vescovi nel salvaguardare i minori .

Dal Palazzo del Sant’Uffizio, 3 maggio 2011

William Cardinale Levada
Prefetto

+ Luis F. Ladaria, S.I.
Arcivescovo tit. di Thibica
Segretario

Copyright Edizioni Vaticane

Tutti gli approfondimenti


ABUSO SUI MINORI: LA RISPOSTA DELLA CHIESA


Modifiche introdotte nelle Normae de gravioribus delictis

 

Documenti pontifici

 

Altri documenti di supporto

  • Nota di Padre Federico Lombardi sugli abusi. Dopo la Settimana Santa, tenere la rotta (9 aprile 2010)

  • [Francese, Inglese, Italiano, Spagnolo]

  •  
  • "The New York Times and Pope Benedict XVI: how it looks to an American in the Vatican" - Intervista del Cardinale William J. Levada (26.03.10)

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  •  
  • Dichiarazione del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede al  riguardo del "Caso Murphy" (25.03.10)

  • [Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo]

  •  
  • Padre Lombardi sulla Lettera ai cattolici Irlandesi (20 marzo 2010)

  • [Francese, Inglese, Italiano, Spagnolo, Tedesco]

  •  
  • Sintesi della Lettera del Santo Padre ai Cattolici d'Irlanda

  • [Francese, Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

  •  
  • Comunicato dell'Arcidiocesi di Monaco (13.03.10)

  • [Francese, Italiano, Portoghese, Spagnolo, Tedesco]

  •  
  • Nota del Direttore di Radio Vaticana (13.03.10)

  • [Italiano, Spagnolo]

  •  
  • Comunicato del Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca (12.03.10)

  • [Inglese, Italiano, Portoghese, Spagnolo]

  •  
  • Intervento di S.E. Mons. Tomasi (10.03.10)

  • [Inglese, Italiano, Portoghese]

  •  
  • Dichiarazione dei Vescovi Tedeschi (25.02.10)

  • [Inglese]

  •  
  • Articolo S.E. Mons. Versaldi (14.03.10)

  • [Italiano, Portoghese, Spagnolo]

  •  
  • Articolo di Mons. Scicluna (13.03.10)

  • [Francese, Inglese, Italiano, Spagnolo, Tedesco]

  •  
  • "The Procedure and Praxis of the Congregation for the Doctrine of the Faith regarding Graviora Delicta" - Mons. Charles J. Scicluna, Promotore di Giustizia

  • [Inglese]

  •  
  • Articolo di Mons. J.P. Beal sulla Crimen Sollicitationis (2007) – © Studia Canonica

  • [Inglese]

  •  
  • Traduzione privata della Crimen Sollicitationis (1962)

  • [Inglese]
  •  
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    http://www.giustiziaquotidiana.it/public/rdb_usb.jpg


    CONFERENZA STAMPA

    41° ANNIVERSARIO DELLO STATUTO DEI LAVORATORI:

    PARTE LA RACCOLTA FIRME PER
    LA LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SU
    DEMOCRAZIA E RAPPRESENTANZA SINDACALE


    20 Maggio, Roma - Ministero del Lavoro,
    Via Veneto 56 - ore 11.30


    E’stata scelta la data simbolo del 20 maggio, 41° anniversario dello Statuto dei Lavoratori, per l’avvio della campagna di raccolta firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare denominata

    “CARTA DEI DIRITTI DEMOCRATICI DELLE LAVORATRICI E DEI LAVORATORI”.

    La legge, alla cui elaborazione hanno contribuito giuristi, costituzionalisti, magistrati ed avvocati, verrà illustrata dai promotori – il Forum Diritti/Lavoro, l’Unione Sindacale di Base, lo Snater e il Cib-Unicobas - nel corso di una conferenza stampa che avrà luogo il 20 maggio a Roma, davanti alla sede del Ministero del Lavoro, in Via Veneto 56, alle ore 11.30.

    La legge intende modificare strutturalmente i diritti ed il sistema di rappresentanza sindacale nei posti di lavoro, sia pubblici che privati. Alla base del provvedimento, il principio secondo cui il diritto alla democrazia è di natura personale ed appartiene dunque non alle organizzazioni sindacali, ma ad ogni singola lavoratrice e lavoratore, stabile e precario, a prescindere dal contratto e dall’azienda in cui opera.

    Sempre nella giornata del 20 verranno allestiti in tutta Italia centinaia di banchetti presso cui sarà possibile sottoscrivere la proposta di legge.

    La legge sarà inoltre oggetto del convegno-dibattito che si terrà nello stesso giorno a Bari, presso l’Aula “Aldo Moro” della Facoltà di Giurisprudenza, dalle ore 17.00.

    Interverranno: Carlo Guglielmi, Presidente Forum Diritti e Lavoro; Pierpaolo Leonardi, Esecutivo Unione Sindacale di Base; Vincenzo Vita, Senatore Partito Democratico; Pierfelice Zazzera, Deputato Italia dei Valori; Carlo Podda, Direttivo Nazionale CGIL; Roberta Fantozzi, Federazione della Sinistra; Titti Di Salvo, Sinistra Ecologia e Libertà. Coordina Giuseppe Pellegrini, Esecutivo Nazionale USB.
    Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 19/05/2011 @ 07:18:52, in Osservatorio Famiglia, linkato 1990 volte)
    ... è un atto di vera Giustizia! La lettera è di alcuni mesi fa, ma è sempre attuale data la mistificazione in corso per ragioni solo personali del tirchio conduttore televisivo. Gli avvocati? Sì, sono loro la causa del grave affanno della Giustizia in Italia. Gli avvocati e le associazioni scelte da Timperi? Fedine morali pubbliche o personali lunghe chilometri e la difesa di soli colpevoli di reati gravissimi contro le libertà, i diritti e la persona di Donne e Bambini. Gravi fino alle violenze sessuali ai danni di bambini e all'omicidio. Lui? Uno che, senza professionalità alcuna, diffonde falsità contando sul consenso delle "casalinghe" ignoranti. Uomo? Non pervenuto. L.M.


    L’ex moglie di Timperi gli risponde.
    Caro Tiberio, da madre ti dico: SBAGLI


    Tiberio Timperi, 46 anni, giornalista e conduttore televisivo, sul numero 38 di Panorama ha pubblicato una lettera per protestare, da padre separato, nei confronti della ex moglie che a suo dire gli impedisce di vedere il figlio Daniele, di appena 6 anni. La lettera di Timperi, insieme accorata e indignata, ha risollevato con forza il tema dei rapporti fra ex coniugi, e soprattutto quello del trattamento riservato ai figli minorenni delle coppie separate. Nella risposta pubblicata qui di seguito, Orsola Gazzaniga, 38 anni e dal giugno al settembre 2005 moglie di Timperi, replica alle parole dell’ex marito.

    Roma, 14 settembre 2010

    Egregio Direttore,


    sull’ultimo numero del settimanale da Lei diretto in edicola dal 16 settembre 2010 e tutt’oggi on line, è stata pubblicata una lettera del Sig. Tiberio Timperi, preceduta da un breve articolo a firma del Sig. Guido Castellano, il cui titolo è «Nel nome del figlio. Ma anche del padre».

    Sembrerebbe che l’iniziativa intrapresa dal mio ex marito, noto conduttore televisivo, scaturisca dall’esigenza di raccontare “la sua storia ed il suo dolore” e di mettere, perciò, la sua “visibilità” «…al servizio di quell’esercito di padri senza volto che mangiano alla Caritas, che dormono in auto o che sono in lista per entrare nelle case accoglienza per padri separati».

    Al fine della corretta ricostruzione delle vicende unilateralmente evocate da Tiberio ed a tutela della mia reputazione, ritengo necessario fornire alcune precisazioni.

    Il Tribunale civile di Roma ha previsto che Tiberio trascorra mensilmente con nostro figlio un periodo di tempo quasi identico a quello previsto per la sottoscritta e, cioè, 13 o 14 giorni ogni mese.

    Ho sempre osservato scrupolosamente il provvedimento giudiziale dando la possibilità al padre di vedere nostro figlio anche nei giorni non previsti, compatibilmente con gli impegni di ciascuno. Lo scambio di corrispondenza intercorso tra i nostri legali attesta inequivocabilmente siffatte circostanze.

    Tiberio dichiara che le denunce sporte nei suoi confronti sono frutto di strategia processuale ma omette anche solo di menzionare le numerose denunce (almeno sei) da lui presentate, in passato, nei confronti della sottoscritta, che sono state tutte archiviate ad eccezione di una che egli ha avuto il pudore di ritirare.

    Evidenzio che tutte le denunce da lui sottoscritte risultano depositate sempre in occasione dell’approssimarsi di scadenze processuali e , poi, puntualmente richiamate negli atti difensivi destinati al Tribunale civile, per richiedere finanche l’affido del bambino.

    Anche una delle ultime denunce di recente sporte da Tiberio, concernente un episodio analogo a quello richiamato nella citata missiva, ove si assume il mancato rispetto da parte della sottoscritta del provvedimento giudiziale, risulta già oggetto di richiesta di archiviazione. In quest’ultima, si dichiara testualmente che la sottoscritta ha «ottemperato ai provvedimenti del Tribunale civile in materia di affidamento del minore».

    Spero che le poche circostanze sopra richiamate, tutte documentabili, siano sufficienti a far comprendere il significato effettivo e l’intento che ha animato l’iniziativa mediatica del Timperi. Iniziativa, peraltro, da lui già preannunciatami (unitamente ad altre di analogo tenore tra cui l’intervista prevista in data odierna su Sky TG24) ed intrapresa pochi mesi prima della data d’udienza fissata dal Tribunale civile.

    Tanto dovevo ad onor del vero, di nostro figlio, «di quell’esercito di padri senza volto», della mia dignità di madre e di tutte le madri.

    Distinti saluti.

    Orsola Gazzaniga

    http://blog.panorama.it/italia/2010/09/20/lex-moglie-di-timperi-gli-rispone-caro-tiberio-da-madre-ti-dico-sbagli/
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    Di Loredana Morandi (del 19/05/2011 @ 08:31:53, in Magistratura, linkato 1732 volte)
    Arrestato il presidente
    del tribunale di Imperia


    19 maggio 2011

    Imperia - I carabinieri del comando provinciale di Imperia hanno arrestato, su disposizione della Procura di Torino, il presidente del tribunale del capoluogo, Gianfranco Boccalatte.

    Il magistrato era accusato di corruzione nell’ambito di un’inchiesta che, alla fine di gennaio, aveva portato in carcere il suo autista: attualmente in aspettativa, e in attesa di un trasferimento a Firenze che di recente gli era stato concesso, Boccalatte era accusato di avere concesso sconti di pena e altri favori ad esponenti della criminalità organizzata locale.

    Nell’ambito della stessa inchiesta, i carabinieri hanno anche arrestato due pregiudicati per millantato credito.

    http://www.ilsecoloxix.it/p/imperia/2011/05/19/AOZxRGV-arrestato_tribunale_presidente.shtml?

    LA VICENDA

    Probabile una sanzione disciplinare

    Boccalatte convocato dal Csm

    23 marzo 2011
      | Loredana Grita


    Venerdì audizione per il presidente indagato per corruzione in atti giudiziari

    Imperia - Il Csm ha formalmente aperto un procedimento disciplinare nei confronti del presidente del tribunale di Imperia, Gianfranco Boccalatte, indagato per corruzione in atti giudiziari dalla Procura di Torino. Dopo la trasmissione degli atti da parte del procuratore Giancarlo Caselli e dopo il passaggio del capo della Procura torinese a Palazzo dei Marescialli, dove ha illustrato la propria relazione, adesso è la volta del presidente Boccalatte. «Sono stato convocato», ha confermato il giudice in ferie da quando gli è stato notificato l’avviso di garanzia. Era il 18 gennaio: da quel giorno l’ombra della ‘ndrangheta ha gettato discredito sulla sua attività di magistrato. Dopodomani, venerdì, il presidente affiancato d’ufficio dal collega Antonio Patrono, sarà a Roma per rispondere alle domande dell’organo di governo della magistratura ordinaria cui toccherà decidere della sua sorte. A conclusione dell’indagine disciplinare è assai probabile l’applicazione di una delle sanzioni previste dalla legge. Quella che più verosimilmente la sezione disciplinare del Csm potrebbe adottare come misura cautelare provvisoria è il trasferimento d’ufficio per incompatibilità ambientale.

    In pratica in attesa della conclusione dell’inchiesta di natura penale avviata dalla Procura di Torino, Boccalatte potrebbe dover lasciare il suo posto di presidente del tribunale di Imperia per andare ad occupare un posto che il Csm individuerà per lui. Se così dovesse essere appare altrettanto probabile che Boccalatte, 68 anni, 43 di servizio - ha retto la pretura di Ventimiglia, quindi ha lavorato a Genova, Vercelli, Sanremo e infine Imperia - potrebbe decidere di andare in pensione.

    Al presidente Boccalatte i giudici torinesi contestano di aver addomesticato misure di prevenzione nei riguardi di pregiudicati con ruoli non definiti all’interno di organizzazioni criminali, ‘ndrangheta in particolare. Ma non solo. Grazie al suo autista Giuseppe Fasolo, ancora in carcere a Torino con l’accusa di millantato credito, il presidente avrebbe tenuto contatti diretti con alcuni criminali sottoposti a misure tra Sanremo e Ventimiglia.

    Le indagini hanno preso il via un anno fa prima da parte dei carabinieri del nucleo operativo provinciale di Imperia (su inchiesta avviata dalla procura di Sanremo) e nel prosieguo dai militari della sezione di pg della procura generale di Torino, competente per gli accertamenti riguardanti il distretto giudiziario ligure. Dal controllo delle utenze telefoniche di alcuni pregiudicati sospettati di essere legati alla malavita e ad associazioni riconducibili alla ‘ndrangheta, sarebbero emersi i contatti con Giuseppe Fasolo, a quell’epoca già trasferito a Imperia e autista del presidente. Insomma dalle indagini emergerebbero contatti con personaggi appartenenti a clan legati alle cosche calabresi presenti nell’estremo ponente ligure che avrebbero cercato e poi beneficiato di entrature nel sistema giudiziario. Fino a ottenere, secondo le ipotesi dei magistrati, una serie di provvedimenti a vantaggio di familiari, affiliati e amici che si trovavano in stato di detenzione.

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    .. un articolo che mi sento di condividere in tutta franchezza. L.M.


    CARMELA MELANIA REA OMICIDIO
    IL PIC-NIC SESSUALE DI ROCCO SIFFREDI


    http://www.giustiziaquotidiana.it/public/melania_rea_sorridente.jpg


    Ascoli Piceno 18 Maggio 2011 CORSERA.IT

    Melania Rea Omicidio.Un pic-nic sessuale a base di reclute militari.Rocco Siffredi si aggira per le caserme italiane?

    Cosa fanno la magistratura ordinaria e quella militare,non possono sottrarsi alle indagini per scoprire la verità essendoci in ballo un assassinio.

    Quelle che riportiamo sono alcune delle domande a cui dovrebbe rispondere il Ministro della Difesa Ignazio La Russa e il Capo di Stato Maggiore Generale Biagio Abrate.Domande che dovrebbero rispondere agli interrogativi,di come una struttura istituzionale e nevralgica per il paese,quale l'Esercito,non....

    ...sia oggi fulgido esempio comportamentale,ma palcoscenico di inquietanti segreti.Forse di un machismo mai morto,che si manifesta oggi nelle sembianze di un protagonista di film pornografici alla Rocco Siffredi? Possibile mai che una caserma dell'Esercito italiano,sia stata trasformata in un'alcova per "utilizzatori" finali,come amerebbe giustificarsi il raffinatissimo avvocato Niccolò Ghedini?

    Nella convinzione generale che l'omicidio di Carmela Melania Rea,sia stato compiuto per mano di un marito geloso,l'Italia intera ha dimenticato di squarciare le spesse mura della Caserma del 235° Reggimento Piceno,di indagare a fondo su quanto accadeva nelle notti tra istruttori e le reclute,forse anche con ufficiali di più alto grado.L'Italia ha dimenticato di comprendere a fondo....

    ....e di domandarsi come mai,un istruttore dell'esercito italiano,intratteneva una storia sessuale adulterina con una recluta,quando la deontologica professionale,l'etica istituzionale, dovevano imporre di non consumarla?

    Siamo certi che alti ufficiali non erano a conoscenza di quella storia e che si fossero abituati a tollerarla senza applicare alcuna sanzione disciplinare al Salvatore Parolisi? Siamo certi che le reclute femmine,non fossero sottoposte ai codici comportamentali tipici delle caserme italiane,come il nonnismo? Siamo certi che le reclute a loro insaputa non rientrassero in una speciale classifica del corteggiamento?  

    L'Italia intera ha dimenticato di capire se l'istruttore Salvatore Parolisi,avesse una sola amante o alcune amanti, e se altri istruttori abbiano intrattenuto relazioni sentimentali e sessuali con altre reclute.Abbiamo dimenticato di domandarci se le attività sessuali che si consumavano all'interno della Caserma del 235° Reggimento Piceno,erano di carattere sentimentale o più maliziosamente sessuale.

    Ci domandiamo a quale gioco si giocasse tra gli istruttori all'arrivo delle reclute femmine? Ci domandiamo quali scommesse si facessero sul conto delle stesse?Tra gli istruttori c'era la sfida a "catturare " più prede?

    Chi o coloro hanno ucciso Carmela Melania Rea,hanno organizzato un agguato,hanno fatto sparire il corpo per due giorni,l'hanno riportata sul luogo dell'ipotetico delitto,hanno cancellato ogni orma sul terreno e la più piccola traccia,ogni inutile spargimento di sangue,ogni minimo riscontro addirittura del DNA.

    Chi ha pulito la scena del delitto?

    Difficile immaginare che sia stato un orco che abbia colpito di giorno nella foresta,con la possibilità di essere visto da qualcuno.Difficile immaginare che Melania avendo reagito,non fosse riuscita a fuggire dall'agressione di un sola persona,essendo tra le altre cose una donna robusta,facile invece che sia caduta in una trappola,braccata come una fiera,un agguato orchestrato da più persone.Carmela Melania Rea è stata colta di sorpresa e catturata.Trascinata chissà dove e massacrata con ferocia.

    La terra trema sotto la la Caserma del 235° Reggimento Piceno.La terra trema agli alti vertici dell'Esercito Italiano,la terra trema sotto i piedi dal Capo di Stato Maggiore Generale Biagio Abrate.

    Salvatore Parolisi non ha sicuramente ucciso la moglie,perchè lui stesso ha pronunciato la frase:"Me l'hanno presa." Ma cosa indicavano nel suo inconscio quelle parole?

    Ma quali e quanti sono i sospetti del caporalmaggiore Salvatore Parolisi che non possono essere confessati?

    Quale puzzle gli balla nella testa,senza poterne vedere chiaramente i contorni?

    Di cosa e di chi è vittima lo stesso Salvatore Parolisi?

    Quali sono le informazioni in possesso del Capo di Stato Maggiore dell'Esercito Biagio Abrate?

    Ci sono delle indagini in corso della magistratura militare e ordinaria sugli eventuali atti osceni che si manifestavano all'interno della 235° Caserma  del Reggimento Piceno? Cosa conosceva Carmela Melania Rea di così percoloso da non poter essere confessato?

    OMICIDIO MELANIA REA.LA SCENA DEL DELITTO OPERA DI UN RIPULITORE.

    Carmela Melania Rea,nessuna traccia di dna sulla siringa e il laccio emostatico.Probabile che sulla scena del delitto sia intervenuta l'opera di un "ripulitore",subito dopo l'omicidio,forse per mano di una Nikita,una donna addestrata ad uccidere.Un ripulitore e un depistatore insieme,forse qualcuno che ha ricevuto dall'alto l'ordine di confondere le acque,di contorcere il cadavere,di spostare le pedine,forse inutilmente.Qualcuno che comanda dall'alto,qualcuno che conosce bene la storia in ogni suo minimo dettaglio,qualcuno che conosce i meandri della vita militare.Qualcuno che ha anche voluto mandare un messaggio inequivocabile a chi conosce i dettagli della scabrosa vicenda.

    Ma continuiamo a domandarci cosa aveva visto Melania Carmela Rea,quali reconditi segreti aveva in mano,quali fotografie o filmini compromettenti aveva visto o che poteva consegnare alle autorità?

    Cosa accadeva realmente all'interno della Caserma del 235° Reggimento Piceno? E quale ruolo aveva Salvatore Parolisi istruttore di reclute?

    Carmela Melania Rea è stata uccisa perchè conosceva qualcosa di inconfessabile avvenuta all'interno della Caserma del 235° Reggimento Piceno?

    Chi frequentava notte tempo la Caserma del 235° Reggimento Piceno?

    http://www.corsera.it/notizia.php?id=4068

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    Di Loredana Morandi (del 20/05/2011 @ 09:29:00, in Osservatorio Famiglia, linkato 1349 volte)
    Il test è tratto dal blog "Femminismo a Sud", leggi l'articolo e per intero a questo link. L.M.

    Scopri il falsabusista e negazionista che è in te!


    http://www.giustiziaquotidiana.it/public/notoviolenceagainstwomen_1.jpg

    1) Una donna dichiara di essere stata stuprata da un vostro amico. Voi cosa dite?

    A – non ci credo, avrà capito male.

    B – non ci credo, si è inventata tutto.

    C – vorrei sapere perché si è sentita stuprata. Forse sta soffrendo per qualche altro motivo.

    D – lo stupro è un reato e ascoltare chi denuncia di averlo subito non è un atto di fede. Non devo crederci o no. Devo accettare il fatto che lo stupro esiste e cogliere tutti i dettagli che gli accusati negano e che invece ne dimostrano la veridicità.
     

    2) Una donna dice di essere stata molestata da un collega d’ufficio.

    A – non ci credo, è esagerata.

    B – non ci credo, bisogna sapersi comportare, a me non succede mai.

    C – sicuramente ha frainteso perché il collega è uno scherzoso e lo fa con tutte.

    D – la molestia è un abuso che limita la libertà di una donna e il fatto che ci siano donne che non ne colgano la gravità e uomini che approfittino di questo non significa che sia normale.
     

    3) Una donna dice che da piccola è stata abusata da un parente.

    A – non ci credo. È sempre stata una ragazza disturbata. Dovrebbe curarsi.

    B – non ci credo, vuole rovinare la reputazione di quel sant’uomo. E dire che era tanto affettuoso con lei.

    C – questo atteggiamento vittimista mi ha sempre infastidito. Le donne dovrebbero smettere di piangersi addosso e guardare avanti.

    D – l’abuso sui minori è un reato che mette in pericolo la salute fisica e psichica di un minore. Non riconoscerne la gravità e incutere senso di colpa e vergogna in chi denuncia è altra violenza unita alla violenza già subita.
     

    4) Una donna ha denunciato un parente per aver abusato della sua bambina di 8 anni.

    A – non ci credo. Quella donna è sempre stata un po’ eccentrica.

    B – non ci credo. Quella donna sicuramente vuole vendicarsi di quell’uomo per qualche motivo.

    C – quella donna dovrebbe avere a cuore la salute della figlia invece di turbarla con tutte queste storie.

    D – la pedofilia è un gravissimo reato dal quale i bambini non sono in grado di difendersi. Gli unici che possono difenderli sono gli adulti che stanno loro accanto. I bambini che non si sentono ascoltati quando hanno la forza e il coraggio di denunciare di aver subito un abuso coltiveranno per tutta la vita un senso di colpa e di vergogna che comprometterà duramente ogni loro scelta. E’ essenziale che i genitori dimostrino di credere al loro figlio perché la sfiducia da parte di adulti è l’ulteriore violenza che provocherebbe un trauma perfino maggiore.
     

    5) una ragazza ha denunciato di essere stata stuprata da un compagno del centro sociale.

    A- non ci credo. Quello è un compagno che lotta per la libertà e lei è solo una mezza scema.

    B- Non ci credo. Gli vuole rovinare la vita. Lei va buttata fuori dal gruppo.

    C- Forse lo voleva conquistare e si è sentita rifiutata. Si sa che le donne innamorate compiono tante sciocchezze.

    D- Lo stupro agito in un contesto da branco è tipicamente seguito dall’emarginazione sociale. Perché difendere l’accusato di stupro equivale a difendere il branco e negare lo stupro significa evitare di scegliere e di compiere una lotta vera in contesti difficili dove, se necessario, bisogna andare oltre gli affetti. Ricordate che nessuna figlia crederebbe che il padre possa diventare uno stupratore e nessuna compagna crederebbe che il partner possa diventare un violento assassino.


    6) una donna è stata uccisa dal marito.

    A- chissà lei cosa gli aveva fatto, sicuramente lo aveva provocato.

    B- Era una donna cattiva. Lui ha agito per legittima difesa.

    C- Era un uomo debole e fragile che soffriva di crisi di abbandono. Lei avrebbe dovuto capirlo e non lasciarlo.

    D- Il femminicidio è un grave atto di violenza perpetrato dal genere maschile sul genere femminile. Uccidere qualcuno è un reato e negare che chi abbia ucciso non sia responsabile di un gravissimo delitto è il più grave atto di negazionismo e di istigazione alla violenza sulle donne che possa essere compiuto.


    7) Una donna ha denunciato di aver subito stalking dall’ex marito.

    A- non ci credo. Queste donne oramai denunciano gli uomini per una telefonata.

    B- Non ci credo, lei lo accusa perché vuole tenerlo lontano dalla figlia.

    C- Anche se lui è un uomo violento i figli non c’entrano in questo e lei dovrebbe essere molto comprensiva, adulta e responsabile.

    D- Lo stalking è un grave atto di violazione della libertà individuale di chi lo subisce. E’ spessissimo il reato che precede un delitto vero e proprio perché l’intento di chi perseguita una ex moglie è quello di minacciarla, intimidirla, convincerla a tornare insieme e nel caso in cui lei non ne abbia voglia finisce per ucciderla.


    8 ) una donna ha denunciato per stupro il suo ex ragazzo.

    A – non ci credo. Lui voleva solo tentare di riconquistarla.

    B – non ci credo. si sa che quando una donna dice no vuol dire si.

    C- sicuramente lei avrà frainteso, si sa che alla fine di un rapporto una ragazza è psicologicamente fragile.

    D – L’ex fidanzato che non accetta di essere stato lasciato non capisce neppure che no vuol dire no. Lo stupro in questo caso è agito come una vendetta: sei mia finchè lo voglio io. Le donne sono spesso considerate delle proprietà. Gli uomini abbandonati decidono semplicemente di tornare a riprendersi l’oggetto dei loro desideri e di punirle.


    - I RISULTATI DEL TEST -


    Per chi ha scelto in prevalenza le A.

    Sei un falsabusista e un negazionista senza se e senza ma. Sei anche morbosamente immedesimato nella mentalità del violento. Passi il tempo a costruire le ragioni per cui un uomo dovrebbe uccidere, abusare, violentare una donna e inevitabilmente sei un negazionista che tende a difendere tutti quelli che vengono denunciati per stupro, femminicidio o pedofilia.

    Per chi ha scelto in prevalenza le B.

    Sei un falsabusista e negazionista che a parte tutte le cose scritte per le risposte della serie A passi il tempo a costruire una patologia che criminalizzi le denuncianti e fornisca delle attenuanti ai carnefici. Della serie: troviamo una bella malattia mentale per chiudere in manicomio quella pazza che ha osato denunciare un uomo violento.

    Per chi ha scelto in prevalenza le C.

    Sei un falsabusista negazionista di quelli che hanno introiettato la misoginia via endovena, televisione, chiacchiere da bar. In più, dato che ti piace tanto apparire come un buon diavolo, passi il tempo a psicanalizzare gratuitamente la persona che ha denunciato uno stupro. La tua non è bontà e tu non hai voglia di capire e di aiutare le vittime. Sei solo un burocrate del falsabusismo e dei peggiori.

    Per chi ha scelto in prevalenza le D.

    Non sei un falsabusista e un negazionista. Sai che esiste la violenza maschile su donne e bambini e sai anche che chi compie violenza nega quello che ha fatto e dà della bugiarda alla donna che l’ha denunciato. Così è sempre successo e così continua a succedere. Perciò sarebbe ora di smettere di legittimare ogni tipo di discussione falsabusista e negazionista e sarebbe il caso di esigere responsabilità da parte di ogni persona che voi ascoltate o leggete e che ha espresso opinioni uguali o simili a quelle espresse nelle risposte A, B o C.

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    Di Loredana Morandi (del 20/05/2011 @ 19:51:08, in Magistratura, linkato 1490 volte)

    Dell'Utri assolto dal reato di estorsione,

    "fatto non sussiste"

    I giudici di Milano hanno respinto l'ipotesi che il senatore avesse tentato di riavere i soldi di una sponsorizzazione

    Roma, 20 mag. (TMNews) - Assolto. Dopo una riunione di tre ore e mezza in camera di consiglio i giudici della corte d'appello di Milano hanno assolto il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri e il boss Vincenzo Virga (all'ergastolo per altri fatti) dall'accusa di tentata estorsione aggravata dalla finalità mafiosa ai danni dell'imprenditore Vincenzo Garraffa, ex parlamentare repubblicano e titolare all'epoca della Pallacaneastro Trapani che aveva ricevuto attraverso Pubblitalia una sponsorizzazione da un miliardo e 700 milioni di lire.

    Secondo l'accusa Dell'Utri e Virga avrebbero agito per riavere indietro una metà dei soldi. La corte d'appello di Milano ha deciso che il fatto non sussiste. Era la terza volta che i giudici di secondo grado esaminavano la vicenda perché nel frattempo c'erano state due sentenze della Cassazione che annullavano prima la condanna a due anni di reclusione con rinvio e successivamente il verdetto con cui il reato veniva derubricato in minacce con conseguente prescrizione.

    "L'assoluzione di Dell'Utri è una sentenza vergognosa, sono deluso, ma come cittadino ed ex parlamentare devo avere fiducia nella giustizia" dice Vincenzo Garraffa il quale inoltre lamenta che a Dell'Utri già condannato due volte per altre vicende "si permetta ancora di legiferare e di stare in Parlamento".

    La vicenda risale al 1991. La storia è quella di una sponsorizzazione da 1 miliardo e 700 milioni di lire arrivati alla Pallacanestro Trapani da Birra Messina tramite Pubblitalia allora amministrata da Dell'Utri. Dell'Utri secondo l'accusa avrebbe fatto di tutto per riavere indietro una parte del denaro. Rivolgendosi a Garraffa avrebbe detto: "Ho uomini e mezzi per farle cambiare idea". Fin qui il racconto di Garraffa era stato sempre ritenuto attendibile, fa osservare il suo legale Giuseppe Culicchia che ovviamente si dice "molto sorpreso, meravigliato per la decisione presa oggi".

    In mattinata il procuratore generale aveva pure replicato alle arringhe dei difensori usando parole molto dure: "Virga va da Garraffa sapendo che la mafia era interessata al rapporto tra Dell'Utri e l'imprenditore".

    Una sentenza che secondo la difesa peserà sui destini di Dell'Utri condannato a 7 anni in appello a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa per fatti precedenti il 1994. Si è in attesa che la Cassazione fissi l'udienza e sul caso incombono anche rischi di prescrizione. Dell'Utri per adesso ha avuto una sola condanna definitiva, a due anni di reclusione, pena sospesa, per le fatture false di Pubblitalia, vicenda che gli costò anche un periodo passato in carcere a Torino.

    Frk

    http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110520_192319.shtml
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