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 Shutoku .. Ryouko Yamagishi... di Admin
 
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La "domanda stupida" è il primo indizio di uno sviluppo totalmente nuovo.

Alfred North Whitehead
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 03/05/2005 @ 17:49:40, in Magistratura, linkato 1420 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Il Comitato Direttivo Centrale

A seguito delle dimissioni della Giunta Esecutiva Centrale presieduta da Edmondo Bruti Liberati, rassegnate in base al principio della rotazione delle cariche direttive, il Comitato Direttivo Centrale dell’ANM ha eletto all’unanimità la nuova giunta così composta:
 
Ciro Riviezzo - Presidente
Carlo Fucci - Vice Presidente
Antonio Patrono - Segretario Generale
Nello Rossi - Vice Segretario Generale
Lucio Aschettino - Direttore de "La Magistratura

Componenti

Giuseppe Creazzo
Giulio Romano
Emanuele Smirne
Modestino Villani

Mario Fresa - Vice Direttore de "La Magistratura"

Roma, 30 aprile 2005
Approvato all'unanimità il 29 aprile 2005

Associazione Nazionale Magistrati
Programma della nuova Giunta Esecutiva Centrale

I

Il programma del nuovo Governo nulla dice in materia di giustizia.
A fronte di tale silenzio l'Associazione Nazionale Magistrati ribadisce che il problema centrale della giustizia italiana è la crisi di efficienza che si traduce in tempi irragionevoli dei processi . Nulla è stato fatto negli ultimi anni in questa direzione ed anzi il taglio di fondi e risorse destinate alla giustizia ha ulteriormente peggiorato una situazione già al livello di guardia.
Nulla viene detto circa le intenzioni del Governo sulla controriforma dell'Ordinamento Giudiziario.
L'A.N.M. ha espresso una valutazione nettamente negativa del progetto governativo di riforma dell'ordinamento giudiziario licenziato per l'aula del Senato dopo il messaggio di rinvio del Presidente della Repubblica, perché, nonostante le ultime modifiche, pone a rischio l'indipendenza dei magistrati, modifica l'equilibrio tra i poteri dello Stato, diminuisce le garanzie dei cittadini.
Gli aspetti di incoerenza, irrazionalità ed impraticabilità, da più parti sottolineati, non sono stati mai affrontati. Persino alcuni dei punti del messaggio di rinvio della legge alle Camere, che erano ovviamente limitati ai rilievi di manifesta incostituzionalità, sono stati elusi nell'emendamento approvato dalla Commissione Giustizia del Senato, in modo così evidente da indurre anche esponenti della stessa maggioranza a proporre emendamenti alternativi più idonei a porre rimedio agli inconvenienti segnalati.
A fronte delle critiche e delle proposte di rimeditazione e di una riapertura di un confronto per giungere ad una riforma condivisa e realmente moderna, la scelta sinora attuata dal Governo è stata quella della chiusura al confronto e della strozzatura del dibattito.
Ove si proseguisse su questa linea, l'ANM si vedrebbe costretta ad esprimere la più ferma protesta.
L'A.N.M. su questo tema ha svolto in questi anni una costante opera di denuncia, di informazione e di proposta, articolatasi in due Congressi, di cui uno straordinario, e, fatto unico nella storia dell'associazionismo dei magistrati, in tre scioperi. Deve essere sin d'ora chiaro che continueremo su questa strada di apertura al confronto e di formulazione di proposte, ma, ove necessario, anche di chiara e ferma protesta.

II

L'unità della magistratura costruita nell'impegno comune in questi anni deve trasformarsi nella capacità propositiva di un progetto organico per la giustizia . La difesa dell'istituzione giudiziaria dai rischi che si prospettano a seguito della controriforma dell'ordinamento giudiziario non può essere sentita dalla magistratura associata come suo compito esclusivo. Anzi, proprio le tendenze involutive denunciate impongono con maggior forza che il ceto dei giuristi nel suo complesso (Accademia, Avvocatura, Magistratura), e, più in generale, tutti gli operatori del mondo giudiziario, compreso l'essenziale apporto del personale amministrativo, collaborino per tenere vivo un modello di giurisdizione quale si è sviluppato nel corso della vita democratica del Paese negli ultimi decenni. E, nel contempo, si colleghino alla società civile per cercare di trovare soluzioni che consentano di migliorare comunque la qualità e quantità del servizio fornito ai cittadini e di recuperarne la fiducia, promuovendo una maggiore consapevolezza dei valori della giurisdizione. In particolare, si dovrà proseguire il già avviato dibattito con le componenti associative forensi
L'ANM manterrà il suo impegno concreto in tutte le iniziative utili a migliorare il livello di professionalità dei magistrati, consapevole che lo scrupoloso esercizio delle funzioni costituisce il primo e fondamentale terreno sul quale si misura la credibilità della giurisdizione, e si ottiene la fiducia ed il credito dei cittadini

L'A.N.M. dovrà potenziare la sua funzione propositiva, anche in tema di ordinamento giudiziario, coltivando il metodo partecipativo già sperimentato in passato. Particolarmente rilevante al riguardo è la riflessione e l'elaborazione già in corso in tema di incarichi direttivi e di magistratura onoraria che dovrà sfociare in un ampio confronto ed in una proposta articolata.
E' ormai opinione diffusa che la causa fondamentale di disfunzione della giustizia sia da individuare nell'insufficienza di mezzi e strumenti posti a disposizione degli operatori, di cui la drastica riduzione delle risorse per il completamento dell'informatizzazione degli uffici è l'esempio più eclatante, insieme alla mancata copertura degli organici dei magistrati e del personale ausiliario . La delicatezza del settore dell'informatica, e le sue ricadute sulla indipendenza della giurisdizione, impongono che essa sia gestita da magistrati, come previsto dalla normativa vigente, a da ultimo ribadito anche dalla Corte dei Conti.
La riduzione dei tempi dei processi deve costituire obiettivo essenziale dell'azione complessiva delle istituzioni dello Stato. La durata ragionevole del processo non è solo esigenza di sistema, ma un diritto fondamentale del cittadino al pari di quello alle garanzie del processo. Il processo civile è quello più vicino alle esigenze popolari, e costituisce fattore essenziale di credibilità del Paese in un contesto di mercato ormai globalizzato. Il processo penale riguarda l'attuazione dei diritti fondamentali dell'individuo, ed in tale ottica occorre affermare la distanza del P.M. e dell'intera giurisdizione da un'esigenza di sicurezza che prevalga sulla funzione di garanzia del processo stesso.
Peraltro, sono evidenti l'irrazionalità della procedura penale e, sia pure in misura più ridotta, taluni evidenti difetti anche della procedura civile. Su questi temi l'Associazione punta ad una posizione costruttiva, seguendo il metodo del recepimento delle diverse esperienze e del confronto, al fine di giungere al più presto a proposte che siano condivise anche dall'avvocatura e dall'accademia, studiando seriamente i temi pertinenti e proponendo concrete soluzioni innovative. Questo impone il coraggio di effettuare delle scelte. Scelte doverose per chi, come l'A.N.M., è responsabilmente convinto di dover contribuire in ogni modo a restituire dignità all'esercizio delle funzioni giudiziarie contribuendo a mettere a disposizione di tutti i magistrati strumenti processuali idonei a rendere giustizia presto e bene. Si deve rimarcare che è possibile giungere in tempi brevi all'approvazione di riforme ampiamente condivise, evitando interventi parziali e non adeguatamente meditati, al fine di semplificare il processo civile e quello penale, senza intaccare le garanzie delle parti, e così ridurre significativamente i tempi di definizione degli affari.
Sul tema delle riforme urgenti per la giustizia l'A.N.M. terrà il suo prossimo Congresso ordinario, nei primi mesi dell'anno prossimo.
Nel contempo, l'A.N.M. guarda con grande preoccupazione alle modifiche costituzionali in corso di approvazione, che alterano l'equilibrio tra i vari poteri dello Stato, comprimono il ruolo di garanzia e controllo del Capo dello Stato, del Parlamento, della Corte Costituzionale, della Magistratura, con l'effetto, in particolare, di indebolire e politicizzare la Corte Costituzionale ed il C.S.M., e gli inevitabili riverberi negativi sulla giurisdizione.

III

L'insufficienza funzionale del C.S.M. dopo la riduzione del numero dei componenti è evidente e costituisce fattore di crisi della capacità operativa del Consiglio e dell'intero circuito dell'autogoverno. Il ritorno al numero dei componenti antecedente all'ultima riforma della legge elettorale deve costituire una richiesta primaria. Al tempo stesso, poiché una tale risultanza dovrebbe venire da una complessiva legge di riforma del sistema elettorale, l'Associazione deve impegnarsi per ottenere il ritorno ad un sistema proporzionale (con le necessarie limitazioni del numero delle preferenze che tengano conto degli inconvenienti registrati nel passato), strumento capace ad un tempo di dare vita alle diverse culture del magistrato e di garantire una adeguata rappresentatività degli eletti. Un'attenzione particolare dovrà essere dedicata alla complessiva struttura del Consiglio ed in particolare alla Segreteria ed all'Ufficio Studi, che rischiano di essere smantellati in caso di approvazione della controriforma dell'Ordinamento Giudiziario, con una ulteriore caduta di funzionalità del Consiglio.
I recenti moniti sulla caduta di funzionalità del C.S.M. , provenienti dalle sedi più autorevoli, non vanno lasciati cadere nel vuoto. Se è certo che il C. S. M. ha sempre svolto e svolge in modo egregio il ruolo di tutore delle prerogative di indipendenza della magistratura verso l'esterno, in particolar modo nei confronti dell'Esecutivo, è però anche vero che, nella parallela funzione di autogoverno in senso stretto (e quindi di organo di gestione) che gli è affidata direttamente dalla Costituzione, il Consiglio deve essere messo in grado di adottare sempre le scelte migliori in tempi ragionevoli.
Si deve contribuire a superare con i fatti gli atteggiamenti di sfiducia dei magistrati per l'organo di autogoverno ed evitare di fornire argomenti a quei settori della politica interessati a svuotare la funzione del C.S.M. di tutela dell'indipendenza esterna della magistratura.
E' necessario costruire un rinnovato impegno unitario che deve basarsi sulla trasparenza, sulla partecipazione e sulla costruzione di regole, impegnando l'ANM e tutte le sue componenti, nessuna esclusa, ad operare e rendere effettive queste regole.
Dobbiamo chiedere ad ogni magistrato la partecipazione ed il contributo al complessivo sistema dell'autogoverno, ed il C.S.M. deve garantire sempre a ciascun magistrato attenzione, uguaglianza di trattamento e tempestività nelle decisioni
Un C.S.M. funzionale, efficiente, attento alla questione morale e dove domina il governo delle regole è obiettivo comune che tutta la magistratura associata deve perseguire per la credibilità della categoria e per realizzare una unità reale tra le varie componenti associative. La piena autonomia dei consiglieri eletti ed il rapporto dialettico con l'associazionismo, la valorizzazione dei Consigli Giudiziari, lo studio di sistemi che migliorino la funzionalità del Consiglio e creino un governo delle regole, evitando prassi negative, devono costituire terreno comune di impegno, sul quale non sono ammesse divisioni speculative o incertezze ed ambiguità.

IV

Č in corso da tempo una campagna di discredito generalizzato della giustizia, con caratteristiche inquietanti e costanti di sistematicità, volgarità, demagogia, che mette in discussione la stessa possibilità di far valere i diritti davanti a un giudice indipendente e imparziale. Lo scopo è quello di alimentare una sfiducia nei confronti dei magistrati, ma anche di far sentire ogni magistrato solo, isolato ed esposto a un linciaggio mediatico per ogni decisione sgradita. Da ultimo, la pretesa avanzata anche da esponenti politici ed istituzionali, che la giurisdizione debba adeguarsi al “sentimento popolare”, di cui qualcuno si sente interprete assoluto, evoca ricordi funesti di processi popolari nei quali alla garanzia del diritto si sostituisce la gogna di piazza. L'A.N.M. dovrà continuare a denunciare questo tentativo ed a difendere la giurisdizione ed i magistrati ingiustamente attaccati.
L'associazionismo, con la sua capacità di sviluppare un dibattito culturale e di difendere le condizioni di lavoro dei magistrati, è un baluardo essenziale. E' fondamentale la capacità di interloquire e di incidere sulla concreta situazione di ogni magistrato (a cominciare dalle condizioni e dalle qualità del lavoro).
Esiste anche nel pianeta giustizia una questione meridionale, legata alle particolari carenze di mezzi e di organici, alla rilevanza dei carichi di lavoro, alle difficoltà ambientali. E' un problema che investe molte giovani generazioni di magistrati, spesso assegnati in prima funzione ad uffici particolarmente gravati e molto esposti. L'A.N.M. deve farsene carico, studiando iniziative volte al miglioramento delle condizioni di lavoro e garantendo, anche simbolicamente, una maggiore presenza in questi territori.
Nello stesso tempo, occorre riprendere il tema del livello retributivo, consapevoli che la mortificazione del trattamento economico e delle condizioni individuali di lavoro costituisce anch'esso un attentato, forse anche più subdolo e pericoloso di altri, all'indipendenza dei magistrati attraverso l'abbattimento del loro prestigio. Tutela dell'indipendenza, quindi, significa anche garantire condizioni di lavoro adeguate e livelli retributivi dignitosi e rispettosi della funzione. La perequazione del trattamento economico con le altre magistrature resta obiettivo centrale dell'A.N.M. sotto il profilo economico. Primo passo urgente in tale direzione è assicurare uno stipendio di ingresso appetibile che non allontani dall'accesso in magistratura i migliori laureati. Occorre conservare l'attuale meccanismo di adeguamento triennale con anticipi annuali, che solo una adeguata e tempestiva azione della Giunta ha consentito di preservare nella sua integrità, e risolvere i problemi ancora esistenti ad esso connessi.

Particolare attenzione dovrà essere prestata ai problemi, sia economici che normativi e para-normativi, delle donne in magistratura. Va concretamente attuato ed esteso al massimo possibile, per via normativa o amministrativa, il diritto all'indennità giudiziaria riconosciuto di recente alle colleghe in maternità. Vanno elaborate e proposte in tempi brevi iniziative e modifiche statutarie che agevolino e facilitino la partecipazione delle donne magistrato all'attività associativa, e in particolare l'elettorato passivo al C.D.C. dell'Associazione.

Roma, 30 aprile 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 03/05/2005 @ 17:45:32, in Magistratura, linkato 1502 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI
Sezione della Cassazione

Sulla riforma del giudizio civile di cassazione nell'emendamento governativo al decreto legge n. 35 del 2005.

Al Senato è attualmente in corso di discussione il disegno di legge  n. 3344, di "conversione in legge del decreto legge 14 marzo 2005 n. 35, recante disposizioni urgenti nell'ambito del Piano di azione per lo sviluppo economico, sociale e territoriale" . Il testo proposto al voto dell'Aula contiene, rispetto alle norme del decreto legge, numerose e radicali  modifiche che apportano innovazioni  spesso del tutto estranee sia alla materia  sulla quale il decreto era intervenuto  sia alle materie di competenza della Commissione Bilancio, presso la quale è avvenuto l'esame in sede referente.

Alcune tra queste eterogenee innovazioni  comporterebbero la modificazione di  circa un centinaio di norme  del codice di procedura
civile e leggi collegate,  comprese alcune norme relative alle cause di separazione e divorzio.   Tra tali innovazioni - sorprendentemente incluse in un Capo intitolato "Sviluppo del mercato interno e apertura dei mercati", vi è - introdotta in sede di conversione da un emendamento governativo - una norma di delega  che affida al Governo il compito di riformare sostanzialmente il giudizio civile di cassazione, dettando i criteri che il legislatore delegato dovrà osservare.

Tale delega suscita fondate critiche, innanzitutto per ragioni di metodo. Le riforme del processo, per il loro tecnicismo e per le ricadute che hanno sull'intera resa del servizio giustizia e sui diritti dei cittadini,  hanno bisogno di un ampio  dibattito, dentro le aule parlamentari e fuori di esse,  che  coinvolga anche gli studiosi e gli operatori del processo. La norma  di delega in questione, invece,  è stata inserita da un emendamento del Governo nell'iter di approvazione  di un disegno di legge di conversione di un decreto legge, rendendo inevitabilmente asfittico il  confronto anche in sede parlamentare.  Non è nostro compito ricordare qui il vincolo di omogeneità di contenuto  previsto dai regolamenti parlamentari e ribadito per i decreti-legge dall'art. 15 della legge n. 400 del 1988,  né richiamare il monito generale per una più trasparente razionalità nell'attività legislativa recentemente formulato dal Presidente della Repubblica. Tuttavia non possiamo non manifestare il nostro sconcerto per il fatto che si sia affidata una profonda riforma del giudizio civile di cassazione ad una sede e ad una occasione improprie quali sono la Commissione Bilancio (in luogo della Commissione giustizia) e l'esame, necessariamente affrettato, di un disegno di legge di conversione di un decreto-legge.

Questi rilievi di metodo costituiscono necessaria premessa alle critiche di merito da opporre  alla progettata riforma della  Cassazione civile:  le linee guida per essa approvate dalla Commissione bilancio appaiono risentire gravemente  delle condizioni in cui  sono nate, quale che sia l'autorevolezza della fonte che le ha ispirate.

Le innovazioni proposte non appaiono infatti idonee, nel loro complesso, ad  alleviare la crisi in cui oggi versa la Cassazione civile. Singolarmente considerate, anzi, alcune di esse appaiono  gravemente dannose e contrastanti con l'intento dichiarato di  valorizzare la funzione nomofilattica del Supremo Collegio, oltre che con il principio della ragionevole durata del processo.  Infatti, a titolo meramente esemplificativo, osserviamo che:

a) "stabilire l'identità dei motivi di ricorso ordinario e straordinario ai sensi dell'articolo 111, settimo comma, della Costituzione"  può solo significare estendere a tutti i ricorsi per cassazione, anche a quelli che non riguardano le sentenze, la possibilità di richiedere il controllo della Corte sulla completezza e la logicità della motivazione in ordine agli accertamenti di fatto.  Una simile previsione apporterebbe ulteriore aggravio di lavoro per la Corte e non avrebbe nulla a che fare con la valorizzazione della sua funzione nomofilattica, né con la garanzia costituzionale del controllo di legalità ;

b)  la previsione che "il vizio di motivazione debba riguardare un fatto controverso"  appare incomprensibile. Che i giudici debbano pronunziare su fatti controversi è rilievo talmente ovvio che meraviglia lo si sia voluto far assurgere a criterio direttivo di delega. Resta però che per l'attuale art. 360 n. 5) il vizio di motivazione, per essere denunciabile in cassazione, deve riguardare    un punto decisivo della controversia. Vi è dunque da chiedersi quale sia lo scopo della riforma: si intende forse stabilire che il controllo della motivazione può essere chiesto con riferimento a qualunque fatto controverso, anche se non decisivo?

c) la "estensione del sindacato diretto della cassazione sull'interpretazione e l'applicazione dei contratti collettivi nazionali di diritto comune, ampliando la previsione del numero 3) dell'articolo 360 del codice di procedura civile" è la più grave e dannosa di tutte le innovazioni ipotizzate. Essa infatti: 

1) aumenterebbe il carico di lavoro della Corte di cassazione moltiplicando oltremodo i ricorsi;
2) rappresenterebbe un'alterazione incongrua  e  impraticabile del giudizio di legittimità: i contratti collettivi di diritto comune sono contratti di diritto privato, l'interpretazione dei quali implica accertamenti di fatto (sui comportamenti delle parti contraenti, sul contenuto di clausole diverse da quelle dedotte etc.) che la Corte non può fare; 
3) d'altro canto,  in mancanza di norme legislative di attuazione delle garanzie di democraticità e di rappresentanza  stabilite dall'articolo 39 della Costituzione, l'omologazione delle norme  collettive alle norme di legge rappresenterebbe un sovvertimento illegittimo del fondamentale principio della gerarchia delle fonti; 
4)  la devoluzione alla Corte non solo  delle questioni riguardanti l'interpretazione, ma anche di quelle riguardanti l'applicazione dei contratti collettivi di diritto comune, prefigura il giudizio di cassazione come normale giudizio di merito. La norma così proposta è simile a quella infelicemente introdotta dal Governo di allora  nel decreto legislativo sul pubblico impiego privatizzato, al di fuori delle previsioni della relativa legge delega. Tale norma, a parte la sua possibile incostituzionalità,  non ha provocato sensibili inconvenienti, solo perchè il ricorso ad essa è stato finora assai scarso.  L'estensione a tutti i contratti collettivi moltiplicherebbe in misura abnorme  gli inconvenienti sopra enunciati;

d)  la previsione di "meccanismi idonei a garantire l'esercitabilità della funzione nomofilattica della corte di Cassazione, anche nei casi di non ricorribilità del provvedimento ai sensi dell'articolo 111, settimo comma, della Costituzione"  implicherebbe  una  frattura tra funzione nomofilattica  e funzione di giudice dell'impugnazione, tale da incidere "sull'essere giudice" della cassazione, separando la funzione nomofilattica dalla funzione del giudicare e dando luogo ad un istituto estraneo alla Costituzione e a qualunque altro ordinamento processuale e giudiziario. Il riferimento ad una norma sostanzialmente desueta  quale l'articolo 363 cod.proc.civ.  denota il carattere  improvvisato e inattuale della proposta.

Appare evidente, quindi, che quasi nessuna delle norme proposte è idonea a perseguire i  risultati che il Governo si era prefisso.  E' del tutto illogico, infatti, ritenere che norme siffatte potrebbero  contribuire a risolvere il problema del sovraccarico del processo civile di legittimità, dato che esse aggraverebbero invece tale problema. Né può seriamente dirsi che esse siano orientate a valorizzare la funzione nomofilattica, posto che da esse ne risulterebbe accresciuto, al contrario, il peso del sindacato sui vizi della motivazione e  sugli accertamenti di fatto, compreso l'accertamento della volontà delle parti stipulanti i contratti collettivi di diritto comune.

La cassazione  ha bisogno di riforme, alla pari, del resto, di tutto il nostro sistema di giustizia.  Le riforme di cui si ha urgente bisogno sono quelle  dirette a ridare razionalità al lavoro della Corte e a liberarla da quanto intralcia ed inquina il corretto svolgimento della sua funzione. Il giudizio di cassazione non ha solamente la funzione di dare una giusta soluzione al conflitto individuale tra le parti, ma anche quella di assicurare l'uniforme interpretazione della legge. La nomofilachia è strumento essenziale della giurisdizione, condizione  per l'effettiva uguaglianza  di tutti i cittadini davanti alla legge, per la difesa delle loro libertà nei confronti dei soggettivismi e delle casualità interpretative.  I caratteri, i limiti, i modi di esplicarsi della funzione nomofilattica  ed i rapporti di essa con il compito di fare giustizia - che è proprio del giudizio di cassazione come di ogni giudizio e di ogni giudice - sono da sempre oggetto di  studi e discussioni, ma è opinione da tutti condivisa  che questa complessa funzione richiede  di liberare la Corte dal crescente  sovraccarico di lavoro da cui essa è oggi gravata. Di ciò appare convinto anche il Governo, a quanto è dato leggere nella relazione che illustra l'emendamento in esame. Sono perciò francamente difficili da capire riforme che, come quelle proposte, vanno  esattamente nella direzione opposta.

I magistrati della Cassazione sono ben consapevoli del fatto che la Corte ha bisogno di riforme, ma sentono il dovere di ribadire l'esigenza che le stesse siano elaborate con serietà e ponderazione, senza frettolose improvvisazioni o incaute e superficiali approssimazioni.

La Giunta della sez. Cassazione dell’ANM

 

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Di Loredana Morandi (del 03/05/2005 @ 17:43:35, in Magistratura, linkato 1439 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Nel corso della discussione nella Commissione Bilancio del Senato sulla conversione del decreto-legge c.d. sulla competitività, è stato approvato un maxiemendamento che introduce rilevanti modifiche al processo civile.

Presso la Commissione Giustizia del Senato pende da oltre un anno e mezzo la proposta di legge sulla c.d. miniriforma del processo civile, approvata alla Camera a larga maggioranza, sulla quale l’Anm aveva espresso un consenso di massima, con riserve su specifici punti, auspicando una sollecita approvazione.

Sui temi della riforma della procedura civile, serve un confronto ampio, per quanto rapido, che possa portare in breve tempo all’approvazione delle modifiche necessarie, basate anche sulle prassi virtuose che in tanti uffici hanno dimostrato di riuscire a ridurre significativamente i tempi di definizione delle cause.

L’Anm, riservandosi una valutazione tecnica più approfondita sul merito, esprime il più fermo dissenso per il metodo adottato con il maxiemendamento.

Roma, 20 aprile 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 14/04/2005 @ 11:55:40, in Indagini, linkato 1408 volte)

Camorra: fa perdere le tracce il boss Mario Fabbrocino 
Dopo condanna a ergastolo per omicidio figlio Cutolo 
(ANSA) - NAPOLI, 14 APR - Ha fatto perdere le proprie tracce il boss Mario Fabbrocino, 62 anni, esponente di spicco della camorra napoletana degli anni '80. Poche ore prima gli era giunta la notizia della condanna all'ergastolo comminatagli dalla Corte d'Appello di Milano per due omicidi, tra cui quello di Roberto Cutolo jr, figlio del padrino della Nco (Nuova Camorra Organizzata), ucciso a Tradate nel 1991. L'uomo aveva solo l'obbligo di firma, due volte la settimana, nella locale caserma dei carabinieri.

Fin qui la notizia. Il personalissimo consiglio è quello di interrogare il suo avvocato e altri personaggi ameni nella stessa area "vesuviana", dalle parti di San Giuseppe.

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Di Loredana Morandi (del 07/04/2005 @ 13:22:18, in Indagini, linkato 1475 volte)

Il sito Giustizia Quotidiana informa i graditi lettori dell'aver subito, causa sempiterna il signor Gianluca Neri e il filmato distribuito dal signor Di Ciaccio della Telestreet Tele Monte Orlando di Gaeta, un ulteriore attacco hacker, che ha cagionato la cancellazione dei post sotto e probabilmente ulteriori danni, ancora non verificati.

La cancellazione dei documenti inerenti la "Lettera agli Artisti" di Sua Santità Giovanni Paolo II e del post successivo, dal titolo "Il Papa e i giovani" sono chiarissimo indizio del coinvolgimento del signor Sergio D'Afflitto, dipendente Enel, e moderatore immoderato della mailing list denominata Ateismo di yahoo gruppi, nonchè membro della sedicente associazione ateistica di Roma, denominata Uaar.

L'associazione Uaar, pur propugnando una sorta di burocratizzante libertà dalle fedi religiose con la quale ingolfa il sistema giudiziario italiano, non ne riconosce affatto i diritti civici, garantiti dalla Costituzione della Repubblica Italiana, nelle persone dei cittadini italiani, che non intendono professare l'ateismo. Inoltre, sembra che l'aderenza alla Chiesa Massonica Universale sia il loro unico credo laico, stante l'eminente patrimonio simbolico cripto ebraico e il ben noto background di corruttele e altre più recenti conclamate corruzioni. In Roma e altrove.

Informiamo tutti i lettori, che sarà nostra cura denunciare gli abusi a carattere xenofobo e commerciale subiti, alla autorità Garante per la Privacy sulla tentata diffamazione ai danni e, a seguire, sulle minacce nello stesso voluminoso fascicolo delle numerose denunce nei confronti del Sig. Neri e nei confrondi dei fatti di cui la sua gang di delinquenti telematici si gloria ai danni della sottoscritta e di altri utenti del web.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 07/04/2005 @ 13:07:05, in Magistratura, linkato 1420 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

In occasione delle solenni esequie di Giovanni Paolo II l’Associazione nazionale dei magistrati italiani, partecipando all’unanime cordoglio, rende omaggio al Papa che nel suo magistero ha proclamato i valori della giustizia, della dignità della persona, dei diritti umani, in particolare dei più deboli. Tra i momenti più alti del pontificato di Giovanni Paolo II rimarrà nella storia il Suo appello in difesa della pace: e come Egli ebbe a dire nel discorso rivolto ai magistrati in occasione del giubileo il 31 marzo 2000 “non vi può essere pace tra gli uomini senza giustizia”.

Roma, 7 aprile 2005
La Giunta esecutiva centrale

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Di Loredana Morandi (del 01/04/2005 @ 19:46:03, in Estero, linkato 1415 volte)
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Di Loredana Morandi (del 01/04/2005 @ 18:05:14, in Estero, linkato 1381 volte)
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Di Loredana Morandi (del 01/04/2005 @ 18:02:16, in Politica, linkato 1328 volte)
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