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 Lettrice della Biblioteca... di Loredana Morandi
 
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Articolo 11. L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali

Costituzione Italiana
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 18/04/2011 @ 14:31:45, in Magistratura, linkato 1300 volte)
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Di Loredana Morandi (del 19/04/2011 @ 08:17:07, in Magistratura, linkato 1611 volte)
L'inutilità di indignarsi, senza conseguentemente agire.

Hessel: “Cittadini indignatevi e agite” 


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/St%C3%A9phane-Hessel.jpg

Il 93enne ex partigiano e diplomatico, autore del caso letterario dell'anno, è intervenuto alla Biennale della democrazia

A. Sp. per  Il Fatto Quotidiano
(intervista del 17 aprile 2011)

“L’educazione non deve essere solo trasmissione di sapere, ma anche di valori, deve stimolare lo spirito critico. E non solo: deve far sviluppare il senso di responsabilità per le azioni concrete”. Sembra una risposta a quanto detto sabato da Silvio Berlusconi sulla scuola pubblica quella data ai giovani della Biennale della Democrazia da Stéphane Hessel, l’autore di Indignatevi (Add editore, 2011), un “libricino” che in Francia ha venduto 1.900.000 copie (“Ah, non ancora due milioni, c’est malheureux”, dice con ironia).

Tedesco naturalizzato francese, ex partigiano, membro della commissione che creò la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo ed ex diplomatico, Hessel ha 93 anni e una grande vivacità mentale. Domenica mattina in tanti sono accorsi per assistere al dibattito sull’obbedienza e le disobbedienza dei cittadini. Alle ragazze e ai ragazzi, a cui si rivolge il suo messaggio di indignazione e attivismo sociale, consiglia di “entrare a far parte di gruppi che si impegnano su una questione concreta, su un problema specifico da sbloccare”. Insomma, “engagez-vous”, come il nuovo libro uscito da poco in Francia. Ilfattoquotidiano.it ha incontrato Hessel prima del suo intervento.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/indignez-vous-stephane-hessel.jpg

In Italia motivi per indignarsi ce ne sono ma solo una parte minoritaria della società lo fa.
Le resistenze sono sempre minoritarie quando sono all’inizio. In Francia, la Resistenza ha dovuto aspettare il 1942 per diventare più importante, ma alla fine è diventata una forza. Nei regimi democratici bisogna provare a migliorare il sistema sbarazzandosi delle lobby, che secondo me sono il vero problema. Bisogna obbligarli a condividere i loro benefici col popolo.

In pratica la situazione deve esasperarsi ulteriormente?
In Nord Africa il problema era relativamente semplice. C’erano più dittatori, Mubarak, Ben Alì ed era normale che i giovani manifestassero. Ma quello che stupisce è che sono riusciti a sbarazzarsi dei dittatori. All’improvviso ci siamo chiesti se anche noi fossimo capaci a sbarazzarsi dei nostri dirigenti, ma non è così facile, perché non sono dei dittatori. Possiamo non amarli, batterci contro loro, ma non è come se fossero Hitler o Mussolini, e quindi bisogna essere più circospetti. E qui la non-violenza diventa importante.

Nel suo libro ricorda che dopo la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, a cui lei ha contribuito, molti Stati colonizzati impugnarono il documento per la loro lotta di liberazione. Indignatevi è uscito nei mesi delle rivolte. Si sente un ideologo delle ribellioni?
(sorride) Io e Sylvie Crossman (l’editrice che ha “scoperto” Hessel e pubblicato il libro per le éditions Indigènes, ndr) abbiamo avuto la tentazione di dire “Vedete, abbiamo avuto ragione a pubblicare questo libro perché subito dopo sono cominciate le rivoluzioni”, ma non esageriamo. Il mio libricino è una cosetta. Ma quello che è interessante è la coincidenza: c’è un sentimento di pericolo che si espande ovunque, in Africa, Medio Oriente e anche in Europa, e dunque il libro si appella ai cittadini dicendo loro che possono indignarsi e agire, perché come cittadini hanno delle responsabilità. Ogni cittadino dev’essere cosciente della sua capacità d’intervenire e bisogna che agisca con coraggio e determinazione.

In quanto non-violento, cosa pensa dell’intervento militare francese in Libia voluto da Nicolas Sarkozy?
Non amo Sarkozy, ma per quanto riguarda l’intervento militare la vedo così: la Libia ha subìto il contagio molto serio di Egitto e Tunisia. Le persone si sono dette: “Siamo sotto un dittatore insopportabile. Gli altri sono partiti e Gheddafi deve partire”. Ma non avevano gli stessi mezzi per farlo. Bisognava aiutarli affinché non fossero massacrati.

Ma il problema è la violenza, a cui lei si oppone.
C’è una contraddizione, sì. Possiamo risolverla aspettando che anche a Tripoli sorga la rivolta e possiamo contribuire rendendo più difficile la situazione di Gheddafi, distruggendo le sue basi e facendo un’azione diplomatica in cui siano coinvolti gli Stati arabi e africani, evitando di colpire i civili. È molto difficile.

Le espulsioni degli extracomunitari sono uno dei motivi per indignarsi di cui lei tratta. Cosa pensa del comportamento di Francia e Italia sulla questione degli immigrati?
Dovrebbero accordarsi per accogliere quelli che vengono dall’Africa del Nord, insieme e con intelligenza. La questione si risolve anche coinvolgendo i paesi d’origine, cosa che non è stata fatta a sufficienza.

Lei scrive anche che non apprezza gli indifferenti. Si è ispirato ad Antonio Gramsci?
Sono gramsciano e considero che la sua maniera di porre il problema dell’impegno mi si addica. Il pensiero italiano ha contribuito molto. Anche Giuseppe Mazzini diceva che bisogna impegnarsi e uscire dall’indifferenza.

Pierluigi Battista del Corriere della Sera definisce il vostro libro pieno di concetti banali, in cui il solo scopo è l’indignazione. Come risponde?
Accetto la critica, ma se leggiamo bene il libro non c’è solo l’indignazione, ma anche l’elenco dei problemi a cui bisogna trovare delle risposte. È l’inizio dell’affermazione delle lotte ecologiste, per la giustizia.

Ha ricevuto anche delle critiche sulla questione palestinese?
Il governo israeliano mi ha criticato perché m’impegno politicamente per il riconoscimento dello Stato palestinese. Mi hanno chiesto perché non lo faccio anche per il Congo, la Cecenia o altri, ma io ci sono stato più volte (nel 2007 e mi sento responsabile. Altri sono stati in Cecenia, parleranno loro della Cecenia.

Una curiosità. In Francia vi chiamano “papy” (nonno, ndr)?
No.

Lo sa che “papi” è il nome con cui le giovani ragazze di Silvio Berlusconi lo chiamano. Non la indigna questa cosa?
Sinceramente sì. Trovo che sia cattivo e scandaloso. Abbiamo bisogno di avere un po’ di ammirazione per le persone che ci dirigono, ma non è possibile né in Francia, né in Italia.

In Italia diciamo che c’è una gerontocrazia. Però forse i giovani hanno ancora bisogno di persone come voi?
Sì, ma non troppe (ride). Abbiamo soprattutto bisogno di giovani impegnati e coraggiosi, ma gli anziani che ci sono possono essere degli utili testimoni. I giovani possano ricevere delle buone informazioni su quello che i loro nonni hanno fatto. Ce n’è bisogno, sì, ma non troppi

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Di Loredana Morandi (del 19/04/2011 @ 09:53:55, in Varie, linkato 2190 volte)



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Di Loredana Morandi (del 20/04/2011 @ 07:31:16, in Politica, linkato 2109 volte)
Il caso Ruby, le carte. - La Repubblica

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/ruby_le_carte.jpg

Le 389 pagine dell'"invito a comparire per persona sottoposta a indagini" che la Procura di Milano ha allegato alla richiesta di autorizzazione a procedere per una perquisizione in un edificio di proprietà "del deputato Silvio Berlusconi". Dentro ci sono i fatti e le parole in base ai quali i magistrati milanesi ritengono che il premier sia imputabile di corruzione e prostituzione minorile. Le abbiamo suddivise per "capitoli" allegando a ciascuno i materiali giornalistici prodotti da Repubblica sull'argomento.

Berlusconi: invito a comparire

Silvio BERLUSCONI è dunque “sottoposto a indagini” dalla Procura di Milano per concussione e prostituzione minorile. L'atto in cui viene invitato a presentarsi inizia con la definizione dei due reati e delle circostanze in cui sarebbero stati commessi

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (1-10) 

GLI EDITORIALI:Il confine superato di EZIO MAURO | Le dieci bugie di Berlusconi di GIUSEPPE D'AVANZO | Il volto spietato del potere di GIUSEPPE D'AVANZO |


Ruby denunciata per furto

Milano, 27 maggio 2010, ore 18,02: la denuncia per furto di Caterina PASQUINI contro RUBY (Karima EL MAHROUG). Le annotazioni della volante Monforte e la prima telefonata alla Pm del tribunale dei minori Annamaria FIORILLO.

La volante Monforte in azione

Milano, 27 maggio 2010, ore 19,13: La volante Monforte parla con il funzionario Giorgia IAFRATE (fino alle 20,21). Solo questioni tecniche

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO:
Le pagine (23 - 25)

L’affidamento di Ruby

Milano, 27 maggio 2007, ore 21,20: La brasiliana Michelle CONCEICAO chiama Giuseppe SPINELLI, amministratore della società DOLCEDRAGO che amministra i conti personali di BERLUSCONI. Alle 21,38 CONCEICAO chiama in Questura e chiede se RUBY è stata portata lì e se può venire a parlare e spiegare

Ruby in questura a Milano

L'assistente LANDOLFI sta portando in Questura (all'Upg: Ufficio Prevenzione Generale) la ragazza di origine marocchina e si stupisce quando dall'Upg gli fanno sapere che c'è una donna che attende le venga affidata. Anche perché, fa notare LANDOLFI, il pm del Tribunale dei Minori Annamaria FIORILLO ha dato disposizioni completamente diverse indicando la soluzione della Comunità


LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (30 - 45)

Le indagini dopo l’affido

Sono una serie di verbali tutti raccolti tra ottobre e novembre 2010 quando il caso è esploso e s’indaga sulle indebite pressioni del premier per dare in affidamento Ruby.

La rubrica del cellulare di Michelle

Di particolare interesse, anche “culturale” la rubrica telefonica “estratta” dal cellulare di Michelle CONCEICAO. Vi compaiono i nomi di alcuni personaggi già coinvolti nello scandalo pugliese delle escort come il consigliere Pd Sandro FRISULLO o come Massimiliano VERDOSCIA arrestato insieme a Gianpaolo TARANTINI nell’ambito di quella vicenda. Poi, insieme a nominativi piuttosto folkloristici come “Amigo di aerio privato” o “Soalamge Brazil Puttana”, ecco “Papi Silvio Berlusconi” e “Casa Silvio Roma”. (65-73)

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO:
Le pagine (65-73)

Ruby amica di Berlusconi

Una serie di testimonianze ribadiscono il fatto che RUBY raccontava a tutti di conoscere bene Silvio Berlusconi. Tra gli altri lo racconta la sua estetista Cisse Sokhna ROKHAYA e Floriano CARROZZO, un giovane carabiniere che l’ha frequentata per un periodo e pensava che i suoi racconti sulle feste di Arcore fossero esagerazioni. A CARROZZO, Ruby aveva anche detto di aver rivelato a Berlusconi di essere minorenne. (73-80)

“Noemi è la pupilla, io sono il c…”

In una serie di telefonate intercettate tra settembre e ottobre, RUBY parla con diversi amici del suo rapporto con Silvio Berlusconi. Con GRAZIA accenna al problema dell’età, con Antonio PASSARO (un amico napoletano) racconta che chiama il premier “Papi” e si paragona a Noemi: “Lei è la sua pupilla, io sono il culo”. Con Luca RISSO entra nel merito di una telefonata con Berlusconi (“mi ha chiamata tre minuti fa”) in cui il premier parla di cosa deve dire e non dire e lei spiega di avergli detto che è essenziale “che da questa storia io ne esca con qualche cosa”(80-82)

“Silvio ha detto che mi coprirà d’oro se negherò tutto…”


Fede sapeva che Ruby era minorenne

In un filmato del concorso di bellezza svoltosi a Sant'Alessio Siculo (Messina) nel settembre 2009, Emilio Fede, che era presidente della giuria parla di una ragazza di 13 anni “se non sbaglio egiziana” e s'impegna ad aiutarla. La ragazza è evidentemente Ruby. In un'intervista a Corrado Formigli di “Annozero” Fede ricorda di aver conosciuto Ruby e di averla vista almeno una volta durante una delle feste ad Arcore.

Ruby, almeno tredici le visite ad Arcore tra febbraio e aprile

In queste pagine figurano alcuni verbali di “sommarie informazioni” di Ruby e di altre persone sul suo stile di vita e sulla sua presenza a Genova nel settembre 2010. Ci sono anche le fotocopie di alcune banconote da 500 euro che le sono state trovate addosso il 22 settembre 2010

Le prove sulla prostituzione

Sono le intercettazioni in cui Iris BERARDI, Eleonora DE VIVO e Imma DE VIVO trattano il prezzo di prestazioni sessuali con alcuni possibili clienti. 

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (134 - 137)

Il filmato: le ragazze partono per Arcore da casa di Lele Mora

Nel filmato, pubblicato da “Oggi” si vedono Lele Mora e due ragazze che partono per Arcore per una festa. E' il 12 luglio 2010. La telecamera segue tutto il viaggio fino alla residenza del premier. Nell'intercettazione, riferita a una telefonata del 10 novembre 2010, Nicole MINETTI e Florina MARINCEA parlano, preoccupate del video nel quale, oltre a Florina, compare anche Silva LISANDRO. Le due donne ipotizzano che si tratti di “una cosa organizzata contro di loro”
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(145-147)
IL VIDEO: Guarda

Fede e Mora preparano la festa dell’11 agosto

In diverse telefonate, Emilio FEDE e Lele MORA si danno da fare per trovare le ragazze per la serata dell'11 agosto da Berlusconi. Con l'aiuto di Fedele GENTILE (autista di Mora) e Daniele SALEMI.

Lele Mora e Fede organizzano le cene di Arcore

In cinque diversi gruppi di intercettazioni si assiste all'organizzazione di diverse cene durante il mese d'agosto ad Arcore. Il premier non sembra attraversare un periodo positivo: appare stanco e depresso.
Emilio Fede, Lele Mora e Nicole Minetti si danno molto da fare per reclutare le ragazze e, spesso, il giorno dopo, discutono dell'andamento del party. Ogni gruppo di intercettazioni aggiunge particolari di un certo interesse al quadro che gli inquirenti si vanno facendo.

Cena del 19 settembre: i compensi per le ragazze

E' una delle situazioni più significative, sia per il gran numero (24) di ragazze presenti, sia perché diverse ragazze raccontano di aver ricevuto dei soldi. E' anche la cena a cui partecipa T.M. , una fuori dal giro che rimarrà piuttosto scossa e racconterà quello che ha visto e sentito. Gli uomini, oltre a Berlusconi, sono quattro: i “soliti” Emilio FEDE e Giorgio PURICELI, più il giornalista Carlo ROSSELLA e un altro identificato come “GOZZINI”.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine (190-202)
I VIDEO:
Iris Berardi | Le gemelle De Vivo | Sara Tommasi

T.M. schifata: “la verità è peggio di quella che scrivono i giornali”

Questo blocco è tra i più significativi e comprende l'intercettazione di una lunga telefonata tra T.M., una ragazza che ha partecipato (invitata da Nicole MINETTI) alla serata del 19 settembre, e la sua amica B.V. Seguono alcune deposizioni della stessa giovane e della sua interlocutrice, raccolte in novembre.

Roberta vuol farsi il negozio

In una telefonata del 21 settembre con il fratello STEFANO, Roberta BONASIA (che la sera del 19 non era ad Arcore) racconta quello che è successo la notte prima quando, dopo una cena all'università che il premier ha organizzato ad Arcore (presenti alcune personalità e parlamentari) lei con altre ragazze, Berlusconi e altri invitati si sono trasferiti a casa del Cavaliere a Milano dove hanno passato la notte: “Eravamo io e lui, poi io e un'altra, lui e un'altra...”.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO (Le pagine 229-234)

“E’ diventato brutto, deve solo sganciare”

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine 234-249

Cena del 26 settembre

Vi partecipano tredici ragazze: Roberta BONASIA, Imma DE VIVO, Manuela FERRERA, Marianna FERRERA, Raffaella FICO, Miriam LODDO, Silvia TRAVAMI, Ioana VISAN, Marianna YUSHCHAK, Renata WILSON, una certa GIADA e una certa MAYBEH. Non ci sono annotazioni importanti: le solite telefonate per organizzarsi e quelle sul “dopo” in cui si commenta la stituazione e si discute di chia ha avuto il compenso e di chi no. C'è anche un accenno alla lite per uno degli appartamenti di Arcore tra Imma DE VIVO e MARYSTHELLE.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(250-259)

Fede e Mora organizzatori: “Ti sembrera’ di stare in casa di Michael Jackson”

Durante tutto il mese di agosto, Emilio FEDE e Lele MORA sembrano impegnati quasi a tempo pieno nell'organizzazione delle cene e, cioé, nel reclutamento delle ragazze per allietare le serate e le notti del premier. E' un continuo chiamare fanciulle attese dai rispettivi fidanzati che vengono “costrette” a inventare scuse e a prendere al volo un aereo (ovviamente pagato) per essere pronte all'appuntamento. Il 13 agosto, Lele MORA è al telefono con Roberta BONASIA che è sul piede di partenza per la Sardegna dove trascorrerà alcuni giorni col premier: “...Ti sembrerà di stare nella casa di Michael Jackson” le dice. E lei: “... La casa dei sogni...”.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(259-271)

Olgettina, immobiliare Arcore

E' la storia degli appartamenti di via Olgettina 65 a Milano (proprietà della società Friza) e che sono stati messi a disposizione di almeno sette delle ragazze invitate abituali dei festini di Arcore. La questione è gestita da Nicole Minetti che si è intestata quattro dei sette contratti d'affitto. E lei che tiene i contatti con Giuseppe SPINELLI (il “cassiere” Berlusconi) e con Marcello FABBRI (amministratore della Friza). Gli appartamenti sono in uso a: Marysthelle GARCIA POLANCO, Barbara GUERRA, Imma DE VIVO, Elisa TOTI, Ioana VISAN, Iris BERARDI, Aris ESPINOSA.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(271-321)

L’appartamento di Marysthelle

Nicole MINETTI fa praticamente da amministratore e si occupa, con Spinelli delle bollette da pagare: piccole differenze, solleciti ecc. sono all'ordine del giorno. Sullo sfondo lo scontro tra Marysthelle GARCIA POLANCO e le gemelle DE VIVO per uno degli appartamenti. Dopo che Imma DE VIVO ha fatto un'incresciosa scenata davanti al Cavaliere (Fede se n'è molto adontato) la brasiliana l'ha avuta vinta e saranno le gemelle a doversi spostare. A questo punto c'è il giro delle caparre da ritirare dall'appartamento da cui si esce per versarle su quello in cui si entra.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(271-279)

L’appartamento di Barbara Guerra

Barbara GUERRA discute con Nicole MINETTI su questioni relative all'appartamento: a chi intestarlo, come pagare le bollette ecc.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(279-281)

L’appartamento di Imma De Vivo

Qui si comprende bene il meccanismo di gestione degli appartamenti della Olgettina. Di volta in volta, Nicole MINETTI li “assegna” (ovviamente previo consenso di Berlusconi) a questa o quella ragazza. Se la ragazza ha un lavoro stabile ed è in regola con i documenti, il contratto con la società FRIZA le verrà intestato direttamente, altrimenti l'intestataria sarà la stessa MINETTI o un'altra delle ragazze. Ciascuna, poi, anticipa caparra, mensilità anticipate, affitto e spese. Il tutto viene poi generosamente restituito da SPINELLI.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(281-290)

L’appartamento di Elisa Toti

Elisa Toti è una delle “new entry” alle feste di Arcore, lavora saltuariamente per Publitalia e ha bisogno di una cosa. Come le altre passa per Nicole MINETTI che le offre la possibilità di un monolocale all'Olgettina. A lei la cosa andrebbe benissimo. Nicole si accerta con Elisa che Berlusconi sia d'accordo e la ragazza spiega di averne parlato con il premier e che lui le ha detto di rivolgersi appunto a Nicole. La MINETTI si dà subito da fare e blocca l'appartamento che le verrà intestato. Le due si scambiano sms in cui si parla della firma del contratto e da cui emerge un piccolo problema: l'appartamento è molto in alto e la Toti soffre di vertigini: le dà un po' fastidio aprire le finestre e chiede, se fosse possibile, di spostarsi in un alloggio a un piano più basso.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(291-298)

L’appartamento di Ioana Visan

Tra le ragazze che abitano all'Olgettina non corre sempre buon sangue. Spesso non si fidano l'una dell'altra e, a volte, Nicole si trova in mezzo a problemi spinosi da risolvere. Con Ioana “Annina” VISAN si va vicini allo scontro perché la ragazza di origine romena, a un certo punto chiede di intestarsi l'appartamento perché è convinta che Nicole abbia fatto un mutuo sulla casa. La MINETTI, ovviamente, si arrabbia. Della cosa si parla in diverse telefonate e si capisce che “Annina” non è molto amata anche perché, a volte, non sa stare al suo posto e cerca di superare le altre nella competizione per arrivare vicine al cuore del “capo”.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(299-305)

L’appartamento di Iris Bernardi

Nicole MINETTI si mette d'accordo con Iris BERNARDI per passare a ritirare e a pagare le bollette di luce e gas delle ragazze. Ma nelle telefonate si parla anche di altri problemi: la MINETTI, infatti, non riesce a parlare con Berlusconi da almeno una settimana. Quando poi lo becca e gli propone di festeggiare il suo compleanno (29 settembre) lo trova stanco e negativo tanto che arriva a pensare che “non abbia più voglia di niente” o che, magari “abbia altra gente”.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(306-313)

Una contabilita’ complessa

Da una serie di telefonate risalenti allo scorso ottobre, emerge la complessa contabilità dei sette appartamenti occupati dalle ragazze. Ogni mese, il ragionier SPINELLI deve rimborsare gli affitti e i bollettini per le varie utenze. Nicole MINETTI fa da tramite e le cose si complicano se, come accade in quel periodo, ci sono nuove “assegnazioni”, passaggi di appartamento ecc. 
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(313-321)

Tutte cercano il ragionier Spinelli

Siamo in settembre e RUBY si sente praticamente abbandonata dopo i fatti della fine di maggio. Probabilmente è anche senza soldi. Così tra il 14 settembre e la fine di ottobre, ci sono almeno sette telefonate al ragionier SPINELLI nelle quali, la ragazza, con toni gentili ma accorati e anche allarmati cerca un contatto con “LUI”. SPINELLI, sempre gentilissimo assicura il suo interessamento (“mi sono segnato tutto”) ma non può far altro che riferire una serie di “nulla di fatto”.

Fede, Mora e il prestito da 1,5 milioni

Ai primi d'agosto, Emilio FEDE e Lele Mora parlano del problema che angustia il manager dello spettacolo. Come si sa, Mora è sull'orlo del fallimento e ha bisogno urgente di denaro. Berlusconi è già stato sommariamente informato della cosa ma SPINELLI fa sapere che, allo stato, non si può far nulla. Così Fede e Mora studiano una strategia: il giornalista comincerà a spiegare meglio al Cavaliere la situazione disperata di “quel pover'uomo che è piombato in depressione e si sbatte in giro per l'Italia per recuperare quello che può” e lo stesso Mora scriverà al premier un biglietto (“proprio due righe...”, lo consiglia l'altro) accorato.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(362-379)

Pochi soldi, le ragazze si lamentano

E' un momento difficile, le feste si sono diradate e le ragazze oscillano tra la speranza che la faccenda riprenda e il rubinetto di denaro si riapra e il dubbio che altre stiano per prendere il loro ruolo. Qualcuna (come le gemelle DE VIVO) arriva a ipotizzare che sarebbe meglio cercarsi qualcun altro da spennare o che “finiremo per cominciare a rubargli in casa....”, altre, come Barbara FAGGIOLI e Nicole MINETTI parlano dei loro progetti e studiano un piano per mettere insieme una cifra considerevole prima che tutto crolli. Così, le due donne parlano anche di politica e del fatto che la Lega, forse, sta scaricando Berlusconi.
LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO Le pagine(379-389)

A metà gennaio la Procura di Milano ha inviato un secondo gruppo di carte alla Camera. Ancora intercettazioni e testimonianze a supporto della tesi  che il premier sia imputabile di corruzione e prostituzione minorile per chiedere la relativa autorizzazione a procedere. Come per il primo gruppo, le abbiamo suddivise per "capitoli" allegando a ciascuno i materiali giornalistici prodotti da Repubblica sull'argomento

Le accuse a Nicole Minetti

Nel secondo gruppo di carte a sostegno della richiesta di autorizzazione a procedere contro Silvio Berlusconi, la procura di Milano definisce meglio il ruolo di Nicole Minetti l’igienista dentale attualmente consigliere regionale della Lombardia. Nicole ha compiti delicatissimi nella “gestione” delle ragazze che partecipano alle feste di Arcore: le sostiene, le aiuta, ne è diventata la confidente, discute i compensi accoglie le loro richieste e le rimostranze e fa da terminale per tutto quello che riguarda la logistica (affitti, spese) degli appartamenti che le ragazze occupano all’Olgettina…

Nicole: “Quando lui si c….. addosso per la Ruby…”

In una serie di telefonate e messaggini, Nicole Minetti (che passa anche molto tempo a occuparsi delle spese e degli spostamenti negli appartamenti dell’Olgettina) si sfoga con le altre ragazze. Con Barbara Faggioli parla delle sua esperienza in politica in termini molto negativi: “… Ci vuole un pelo sullo stomaco… Non è per me, io voglio sposarmi avere dei figli…” ed esprime anche una certa preoccupazione sul futuro: “… Se cade lui, cadiamo anche noi…”. Fino a uno sprezzante: “A lui gli fa comodo mettere me e te in Parlamento… Così lo stipendio glielo lo paga lo Stato…”.

Michelle: “La sera che chiamai Berlusconi…”

Michelle Conceicao Sanotos Oliveira, 32 anni, è la ragazza brasiliana che la sera del 27 maggio, quando seppe che Ruby era in Questura accusata di furto, chiamò Berlusconi e, alla fine di quella incredibile nottata, dopo l’intervento del premier e l’affidamento a Nicole Minetti, si portò a casa la giovane marocchina. Il 14 gennaio 2011, la donna è stata a lungo interrogata nel tribunale di Milano dai pm Boccassini e Sangermano.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (17-26) 

GLI ARTICOLI Michelle: “Si, Ruby vive facendo la squillo”


Gioielli, farfalle e le buste di Papi: i sequestri nelle case delle ragazze

Tanti gioielli (spesso gli stessi o molto simili), orologini del Milan con la scritta “Al presidente Berlusconi Campione del Mondo”, foulard di Marinella “per Silvio Berlusconi”, buste, appunti relativi a feste da “Papi” e a cifre ricevute sempre da “Papi”.

IL VERBALE DELLA GUARDIA DI FINANZA: Le pagine (31-89) 

GLI ARTICOLI Il conto segreto del Cavaliere


Vogliamo sicurezza per il nostro futuro”

E' il 20 agosto 2010 e le ragazze sono preoccupate perché “Lui” non si fa sentire e l'attesa fa circolare strane voci: forse sta cambiando la “favorita” del “sultano”, forse una di loro (Annina?) è riuscita nell'impresa: farsi regalare da Berlusconi addirittura una casa.

La rabbia di Nicole: “Perché non ha ha detto qualcosa a mio favore?”

L'11 gennaio scorso gli inquirenti intercettano una lunga telefonata di Nocole Minetti alla sua assistente in Consiglio regionale, Clotilde Strada. E' un lungo sfogo in cui la donna esterna tutta la sua amarezza e sembra animata da intenzioni bellicose nei confronti di Berlusconi. Soprattutto, Nicole si è sentita abbandonata, è rimasta malissimo constatando che Guzzanti, nel suo libro 'Mignottocrazia' le ha dedicato un intero capitolo e ha capito che il premier le ha anche detto delle bugie per evitare di vederla e di dover ascoltare le sue rimostranze.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO:Le pagine (38-47)


La convocazione: “Tutte ad Arcore, ci vuole vedere con gli avvocati”

E' il 15 gennaio scorso, Barbara Faggioli ha ricevuto una telefonata dal “presidente” e comincia a chiamare le altre ragazze a partire da Alessandra Sorcinelli. Gli inquirenti assistono, praticamente a un passaparola: Berlusconi ha convocato tutte le ragazze per la stessa serata.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (47-76) 

IL VIDEO “Il presidente ci vuole vedere ad Arcore”


Ruby e i “quattro milioni e mezzo da Silvio Berlusconi”

In una serie di verbali si dà atto delle perquisizioni a Genova (nei quartieri di Rivarolo e Nervi) in due abitazioni appartenenti a Luca Risso (attuale fidanzato di Ruby). Alcune, intercettazioni, invece, riguardano i contatti di Ruby con i suo avvocato Luca Giuliante ne emerge che Ruby (siamo intorno al 10 gennaio) ha bisogno di soldi e chiede a Giuliante di fare da tramite con “la persona che tutti e due conosciamo” e che già un'altra volta le ha fatto avere del denaro tramite l'avvocato di Berlusconi, Massimo Di Noia.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (66-69) 

Verbale delle perquisizioni a Genova e Verbale di Ruby scippata: Le pagine (131-148) 


“E il presidente disse: andiamo a fare il bunga-bunga”

La testimonianza di Maria Makdoum (15 gennaio 2011), ventenne torinese di origine araba, è fra le più importanti in mano agli inquirenti: la ragazza, infatti ha partecipato alla festa del 12 luglio nella villa di Arcore e descrive con molti particolari il bunga-bunga: “... dalle parole del presidente fu subito chiaro che era qualcosa di sessuale...”. Insieme ad altre due ragazze, Maria, “inorridita” da quello che ha visto lascia la villa in anticipo accompagnata da Lele Mora.

La cena del 17 ottobre: “Quella stronza di Ruby…”

Dopo una lunga attesa (che aveva generato una certa esasperazione) le ragazze ricevono l'agognata telefonata da Arcore. E' per la sera del 17 ottobre, ma la vigilia è meno allegra del solito perché a Marysthelle e le altre il premier ha fatto sapere che si dovrà parlare anche di una questione seria e delicata.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (76-85) 


Nicole: “Rimasta per la notte e non mi ha neanche salutata”

La cena del 25 ottobre nasce in un clima di preoccupazione per lo scandalo Ruby con Emilio Fede decisamente disturbato da “tutta quella cosa in piedi”. Nicole e Barbara Fagioli ne discutono prima: si sa che sarà una cosa più ristretta del solito con non più di 4-5 ragazze, ma entrambe hanno qualche problema con i rispettivi ragazzi e devono inventare qualche bugia per giustificare l’assenza per la serata e, forse, per la notte. Anche se Barbara, all’idea di fermarsi ad Arcore, non sembra entusiasta: “… No… proprio non ne ho voglia… Mi viene il vomito a pensarci…”.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (85-93) 


Il racconto di T.N.: “Troppo timida per il bunga-bunga”

T.N. è la ragazza, amica di Aris Espinosa che ha partecipato alla serata del 6 gennaio 2011. Tre giorni dopo, ne parla al telefono con Aris e sembra delusa perché non è riuscita quasi a parlare col premier e perché, a parte la borsa di Carpisa e qualche gioiellino, non ha avuto il compenso che si aspettava. Aris la tranquillizza: “…tu devi essere felice e contenta… anche se non ti davano proprio niente… hai solo perso una serata come se andavamo a ballare insieme… E poi, non è che hai fatto chissà cosa”. N.T. non sembra convinta: “…Tu non sai quello che lui fa alle ragazze…”.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (93-99) 

GLI ARTICOLI Il racconto della Testimone N.

IL VIDEO “Il presidente faceva sesso con più donne”


I carabinieri scortano Ruby alle feste di Arcore

Le scorte di poliziotti e carabinieri alle ragazze invitate alle serate di Arcore con annesso “bunga-bunga”, sono state oggetto di polemica anche pubblica (ad AnnoZero e sui giornali). Nelle carte c’è il verbale di interrogatorio del brigadiere capo dei carabinieri, Luigi Sorrentino al quale, i pm milanesi chiedono notizie sulla serata del 14 febbraio 2010. In particolare, la Boccassini vuol sapere se, in quella occasione, sull’auto di Emilio Fede (che ha diritto alla scorta) c’era anche Ruby.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (99-109) 


Cocaina in casa di Marysthelle Polanco

La vicenda risale allo scorso agosto e, per un certo periodo, ha gettato nello sconforto Maria Esther Garcia Polanco, detta Marysthelle, una delle più assidue alle feste di Arcore. La ragazza, 30 anni, origini dominicane va considerata una “fedelissima” di Berlusconi; anche nei momenti più bui, quando le altre ragazze si lasciano andare a sequele di insulti all'indirizzo del premier, Marysthelle è sempre la più moderata e fa sapere che lei non dirà mai nulla contro di “lui”.

E “Lui” disse: “Denuncia subito il furto dell’auto”

La vicenda della cocaina nella casa di Marysthelle Polanco ha l’effetto di una bomba nel “giro” delle ragazze. Il 5 agosto, Nicole Minetti, che si trova in vacanza alle Seychelles riceve una preoccupatissima telefonata da Barbara Fagioli. Barbara riferisce che “Lui” ha chiamato e le ha detto su due piedi: “Dì alla Nicole di fare subito una denuncia per la sua macchina, la sua Mini” . Barbara ha pensato a uno scherzo e si è buscata anche un’incazzatura del premier. Nicole è disperata: “Io che non ho mai fatto qualcosa di illegale in vita mia… Pensa come mi posso sentire in questo momento…”.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (110-123) 


Le “pastiglie” di Marysthelle

Se Nicole è certamente estranea a questa vicenda di droga, gli inquirenti, restano moIto dubbiosi sul ruolo di Marysthelle Polanco. Il 19 settembre la ragazza dominicana parla al telefono con Miriam Loddo. Le due hanno un appuntamento e Miriam, a un certo punto chiede: “… Ti ricordi quelle pastiglie per capelli che mi avevi prestato?”. Marysthelle risponde che non ne ha più e che non era stato facile procurarsele, ma che proverà in farmacia… sperando che non sia chiusa”.

LA RICHIESTA DELLA PROCURA DI MILANO: Le pagine (123-126) 


Marysthelle dal Prefetto: “Mi manda il presidente…”

E’ il 4 dicembre e Marysthelle è tornata completamente in auge. Della vicenda della droga non si parla più. La ragazza dominicana ha ripreso il suo ruolo nel gruppo ed è in prima linea nella difesa del Cavaliere “che mi ha sempre aiutato perché è un uomo buono e generoso”. E questa è la storia dell’ultimo aiuto che Marysthelle ha ricevuto dal premier: una bella e pesante raccomandazione per la cittadinanza italiana. In una prima telefonata, la ragazza viene chiamata direttamente da Palazzo Grazioli che le dà il numero del Prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi...
http://temi.repubblica.it/repubblicaspeciale-inchiesta-ruby-le-carte/
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» pubblicato da Francesca Ravel 
martedì 19 aprile 2011 alle 14:18

“Chi vive nell’ingiustizia mal sopporta questo lavoro”. E’ uno dei passaggi dell’intervento del procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che a Salerno ha incontrato gli studenti rievocando alcuni episodi del suo passato professionale soffermandosi sul senso del lavoro di magistrato. Nell’Aula delle lauree “Nicola Cilento” dell’Università, il procuratore nazionale antimafia, ha tenuto una rivoluzione su “Criminalità mafiosa e risposte legislative. Analisi, interpretazioni, prospettive”.

Nell’occasione ha anche commentato l’affissione dei maifesti “Via le Br dalle Procure” apparsi a Milano nei giorni scorsi: “Non sarò certo io ad acuire le polemiche e i contrasti su questa vicenda – ha detto -. Noi comunque continuiamo il nostro lavoro consapevoli che siamo nel giusto. Tutti i cittadini onesti sono con noi”. Durante l’incontro con i giovani è stata affrontata anche la questione del processo breve “Ho già fatto, in proposito, una metafora che è quella di una partita di calcio in cui l’arbitro, ad un certo punto, dice ‘adesso basta’ e fischia la fine.

Non c’è dubbio che è un’ulteriore interruzione del processo con l’impossibilità di trovare i responsabili o anche di assolvere coloro che sono ingiustamente imputati”. Al procuratore è stato donato il sigillo d’argento dell’ ateneo, mentre l’Unione sindacale di base – Università di Salerno ha consegnato a Grasso una lettera aperta di denuncia contro ignoti in merito al “combinato disposto di tagli, mancati investimenti e dell’inerzia politica esercitata a favore della corruzione nella Pubblica Amministrazione che costituiscono truffa ed estorsione di diritti economici e sociali a lavoratori e cittadini italiani”.

Fonte: Video Comunicazioni
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Mediaconciliazione: Delibera OUA
di richiesta sospensione procedimento
 
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/oua.jpg


L’Assemblea dell’OUA:

PRESO ATTO dell’ordinanza emessa dal TAR Lazio del 12/4/2011, nel procedimento n. 10937/2010, promosso dall’OUA, con cui vengono rimesse alla Corte Costituzionale le questioni di legittimità costituzionale della norme introdotte dal D.Lgs. 28/2010, in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione;

INVITA il Governo a sospendere in via d’urgenza, fino alla pronuncia della Corte Costituzionale, l’efficacia del D.Lgs. medesimo, nella parte in cui prevede l’obbligatorietà del procedimento di mediazione, al fine di evitare la paralisi della giustizia civile e i notevoli costi a danno dei cittadini;

RILEVATO inoltre che, con circolare dell’11/4/2011, il Ministero ha formulato un’interpretazione del D.Lgs. 28/2010, nonché del regolamento di attuazione, arbitraria e vessatoria per i cittadini, finalizzata a costringere gli stessi al pagamento degli oneri della procedura di mediazione, anche in caso di mancato espletamento della medesima, comprimendo ulteriormente il diritto costituzionalmente garantito di accesso alla Giustizia;

RICHIAMATO il proprio protocollo procedimentale già divulgato,

INVITA gli Organismi di mediazione istituiti ed istituendi dai COA ad adottare regolamenti aderenti alle direttive indicate dall’OUA e in particolare ai principi:

1) facoltà delle parti, compreso il proponente, a non aderire al procedimento senza con ciò essere obbligate al pagamento di costi ulteriori rispetto a quello iniziale di €. 40,00;

2) divieto per il mediatore di formulare la proposta senza l’esplicito consenso congiunto di tutte le parti;

3) rilascio da parte della Segreteria dell’Organismo del certificato di conclusione della procedura anche nel caso in cui una sola delle parti non intenda aderire alla procedura.

INVITA di conseguenza gli Organismi medesimi a disattendere la circolare suddetta.


Roma il 13 Aprile 2011

Il Segretario Avv. Fiorella Ceriotti
Il Presidente Avv. Maurizio de Tilla 
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Di Loredana Morandi (del 20/04/2011 @ 15:59:05, in Giuristi, linkato 1676 volte)
Al solo fine di ridurre a zero il cicaleggio proveniente da certi chiassosi semi analfabeti della rete, ed altri come loro,  vi dirò: E' giunta l'ora per questo sito di proporre all'avv. Maurizio De Tilla, il bel titolo di "Zio" di  Giustizia Quotidiana.

Prego che si voglia intendere ciò come una manifestazione spontanea ed "affettuosa" di solida stima, anche a titolo di personale ringraziamento per l'espressione dei valori Costituzionali dati  su questi Temi dall'intera Assemblea degli Avvocati dell'OUA, in fine anche a difesa dai lazzi del rampantismo e del mero interesse commerciale.

Loredana Morandi

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PROCEDIMENTO SUGGERITO PER RIDURRE

I RIFLESSI NEGATIVI DELLA
MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA
 


PROCEDIMENTO SUGGERITO PER RIDURRE I RIFLESSI NEGATIVI DELLA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA PER L’ATTORE


Trattandosi di condizione di procedibilità per l’azione civile è necessario che chi intende promuovere un giudizio faccia una richiesta di mediazione presso un Organismo abilitato con il versamento di € 40,00, obbligatorio ex art. 16 del D.M. 18.10.2010, n. 180.

E’ opportuno tuttavia scegliere un organismo, preferibilmente istituito da un Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, che preveda nel regolamento il divieto del mediatore di formulare una proposta in caso di mancata adesione o partecipazione anche di una sola parte, ed inoltre che preveda che il procedimento di conciliazione può ritenersi concluso nel caso di partecipazione di una sola o nessuna parte.

A questo punto il proponente che non intende aderire o partecipare al procedimento di mediazione, potrà allegare alla domanda di mediazione un’apposita dichiarazione con la quale comunica che, ai sensi dell’art. 16 del D.M. n. 180/2010, non intende aderire al procedimento pur avendo presentato la domanda solo perché prevista come condizione di procedibilità; se vuole potrà anche dedurre l’incostituzionalità dell’art. 5 del D.Lgs. 28/2010, laddove prevede che “l’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale”; o più semplicemente potrà allegare il documento OUA sull’incostituzionalità della normativa sulla media conciliazione obbligatoria.

Il procedimento quindi potrà ritenersi concluso e si potrà dare inizio all’azione giudiziaria dopo il rilascio del verbale di conclusione per mancato accordo, osservando i termini dell’art. 163 bis c.p.c., oppure anche subito dopo la presentazione della domanda di conciliazione, con la fissazione della prima udienza a quattro mesi e quindici giorni dalla data di presentazione (v. combinato disposto degli artt. 5 e 6 dlgs. N. 28/2010).

Sul punto la Suprema Corte, Sez. Lav., si è pronunciata con sentenza del 21.01.2004, n. 967, statuendo che: “Premesso che le disposizioni che prevedono condizioni di procedibilità, costituendo deroga all’esercizio del diritto di agire in giudizio, garantito dall’art. 24 cost., non possono essere interpretate in senso estensivo, deve ritenersi che, ai fini dell’espletamento del tentativo di conciliazione, il quale ai sensi dell’art. 412 c.p.c. costituisce condizione di procedibilità della domanda, sia sufficiente, in base a quanto disposto dall’art. 410 bis c.p.c., la presentazione della richiesta all’organo istituito presso le Direzioni provinciali del lavoro, considerandosi comunque espletato il tentativo di conciliazione decorsi sessanta giorni dalla presentazione, a prescindere dall’avvenuta comunicazione della richiesta stessa alla controparte”.

Seguendo questo iter, in assenza di una proposta da parte del mediatore che può provocare effetti negativi sulla decisione in ordine alle spese, l’unico (eventuale) riverbero negativo sul processo sarà quello previsto dal quinto comma dell’art. 8 del D.Lgs 28/2010: “Dalla mancata partecipazione senza giustificato motivo al procedimento di mediazione il giudice può desumere argomenti di prova nel successivo giudizio ai sensi dell’art. 116, secondo comma, c.p.c.”.

PER IL CONVENUTO

Il convenuto che non intenda aderire al procedimento di mediazione non dovrà fare altro che non presentarsi o dichiarare espressamente tale volontà, deducendo anche le questioni di illegittimità costituzionale della normativa e – ove ne ricorra l’ipotesi – la mancanza di regole per individuare la competenza territoriale. Per il convenuto che non si presenta sussiste solo il rischio della proposta del mediatore, se nel regolamento dell’Organismo scelto dell’attore è previsto che la proposta di conciliazione possa essere formulata anche in assenza di una delle parti.

*** *** ***

Sia che si difenda l’attore, sia che si difenda il convenuto, è opportuno che il difensore faccia sottoscrivere al proprio cliente una dichiarazione in cui lo stesso, dopo aver dichiarato di essere edotto dell’obbligatorietà della formulazione della domanda di mediazione e delle conseguenze, comprese quelle previste dall’art. 116 c.p.c., per il caso di mancata partecipazione al procedimento di mediazione, dichiari espressamente di non voler conciliare la controversia innanzi all’Organismo di conciliazione.  
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O.147/2011 del 18/04/2011
Camera di Consiglio del 23/03/2011, Presidente DE SIERVO, Redattore MADDALENA


Conflitto: Ammissibilità di conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati 22/09/2010.

Oggetto: Parlamento - Immunità parlamentari - Procedimento penale per il reato di diffamazione a carico dell'on. Silvio Berlusconi per le opinioni da questi espresse nei confronti dell'on. Antonio di Pietro - Deliberazione di insindacabilità della Camera dei deputati.

Dispositivo: ammissibile
Atti decisi: confl. pot. amm. 10/2010

***  ***  ***

"Laurea falsa", querela Di Pietro-premier

Consulta dice sì a conflitto di attribuzione


Roma - (Adnkronos/Ign) - La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione proposto dal gup del Tribunale di Bergamo nei confronti della Camera dei deputati, per chiedere l'annullamento della delibera di insindacabilità delle opinioni espresse dal presidente del Consiglio durante una trasmissione tv, quando disse: "Di Pietro bugiardo, senza laurea valida"

Roma, 20 apr. (Adnkronos/Ign) - La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione proposto dal gup del Tribunale di Bergamo nei confronti della Camera dei deputati, per chiedere l'annullamento della delibera di insindacabilità delle opinioni espresse dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nei confronti del leader dell'Idv, Antonio Di Pietro.

La Consulta nei prossimi mesi si pronuncerà nel merito, decidendo se Berlusconi dovrà finire a processo.

Il Cavaliere, durante un Porta a Porta, nel 10 aprile del 2008 apostrofò Di Pietro, definendolo "un bugiardo", che "non ha nemmeno una laurea valida".

Il leader Idv aveva querelato il premier per diffamazione. La Consulta ha ritenuto ammissibile il conflitto .

Leggi l'Ordinanza

ORDINANZA N. 147

ANNO 2011

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE COSTITUZIONALE


composta dai signori: Presidente: Ugo DE SIERVO; Giudici : Paolo MADDALENA, Alfio FINOCCHIARO, Alfonso QUARANTA, Franco GALLO, Luigi MAZZELLA, Gaetano SILVESTRI, Sabino CASSESE, Giuseppe TESAURO, Paolo Maria NAPOLITANO, Giuseppe FRIGO, Alessandro CRISCUOLO, Paolo GROSSI, Giorgio LATTANZI,

ha pronunciato la seguente

ORDINANZA

nel giudizio per conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato sorto a seguito della deliberazione della Camera dei deputati del 22 settembre 2010 relativa alla insindacabilità, ai sensi dell’articolo 68, primo comma, della Costituzione, delle opinioni espresse dall’on. Silvio Berlusconi nei confronti dell’on. Antonio Di Pietro promosso dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario di Bergamo con ricorso depositato in cancelleria il 6 dicembre 2010 ed iscritto al n. 10 del registro conflitti tra poteri dello Stato 2010, fase di ammissibilità.

Udito nella camera di consiglio del 23 marzo 2011 il Giudice relatore Paolo Maddalena.

Ritenuto che il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario di Bergamo, con ricorso del 23 novembre 2010, depositato il 6 dicembre 2010, ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato in ordine alla deliberazione del 22 settembre 2010 (atti Camera, doc. IV-ter, nn. 8/A, 13/A e 17/A), con cui la Camera dei deputati ha affermato che i fatti per i quali è in corso il procedimento penale a carico del deputato Silvio Berlusconi per il reato di diffamazione aggravata, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell’esercizio delle sue funzioni e sono pertanto insindacabili ai sensi dell’art. 68, primo comma, della Costituzione;

che il giudice ricorrente riferisce che il pubblico ministero ha chiesto il rinvio a giudizio del deputato Berlusconi per il reato di cui agli artt. 595 del codice penale (Diffamazione), 13 della legge 8 febbraio 1948, n. 47 (Disposizioni sulla stampa) e 30 della legge 6 agosto 1990, n. 223 (Disciplina del sistema radiotelevisivo pubblico e privato), commesso ai danni del dott. Antonio Di Pietro, il quale ha proposto querela ritenendo che la sua reputazione fosse stata offesa da alcune dichiarazioni rese nel corso della trasmissione televisiva “Porta a Porta”, andata in onda il 10 aprile 2008;

che in particolare, il deputato Berlusconi, nel corso della indicata trasmissione, avrebbe affermato, tra l’altro: «Di Pietro è un emerito bugiardo. Tenga presente che non ha nemmeno una laurea valida. Mi rivolgo qui al Ministro dell’istruzione in carica per vedere se può, se può sottoporre a custodia sicura le documentazioni che esistono presso l’Università circa la laurea del signor Di Pietro. Mi rivolgo al Ministro della giustizia per vedere che possa fare la stessa cosa, per sottoporre a custodia i documenti con cui il signor Di Pietro si è rivolto alla magistratura e ha fatto due o tre concorsi per la magistratura. Non ha mai presentato il diploma originale di laurea. Ha sempre presentato dei certificati, che tra l’altro sono diversi uno dall’altro, sia per il voto di un esame, sia per quanto riguarda la data di un esame. Quindi la sua è una cosiddetta laurea dei servizi, che i servizi hanno chiesto ai professori dell’università di cui nessuno si ricorda di Di Pietro. Quindi il signor Di Pietro non è solo un uomo che mi fa orrore perché non rispetta gli altri e perché ha scaraventato in galera, rovinando le vite degli altri cittadini, è un assoluto bugiardo»;

che secondo il ricorrente, non vi sarebbe alcun atto tipico della funzione parlamentare riferibile al deputato Berlusconi, utile per potere ritenere sussistere tra esso e le dichiarazioni sopra riportate quel “nesso funzionale” ritenuto, dalla giurisprudenza costituzionale, presupposto indefettibile per l’applicabilità dell’art. 68, primo comma, Cost.;

che il giudice ricorrente osserva che le espressioni su cui si fonda l’imputazione non possono essere considerate «manifestazione di un’opinione, per di più di carattere politico o di rilievo parlamentare, in quanto hanno ad oggetto fatti riguardanti la professione di magistrato svolta da Di Pietro prima di intraprendere la carriera politica, da quest’ultimo ritenuti falsi e quindi lesivi della sua reputazione»;

che le affermazioni rese da Berlusconi nella trasmissione televisiva verterebbero inoltre su fatti concreti, per cui – assume il ricorrente – non potrebbe operare la prerogativa di insindacabilità prevista dall’art. 68, primo comma, Cost.;

che il ricorrente fa presente che nella relazione della Giunta per le autorizzazioni si evidenzia che l’intervento televisivo di Berlusconi aveva valenza politica, in quanto le affermazioni sulla vicenda universitaria e sull’attività giudiziaria di Di Pietro rappresentavano il punto di partenza dell’argomento, sviluppato successivamente, della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, tema, questo, oggetto del programma elettorale della formazione guidata dal deputato Berlusconi e più volte oggetto di interventi nella sua pregressa attività politico-parlamentare;

che ad avviso del GUP del Tribunale di Bergamo, «benché la separazione delle carriere fosse un tema politico dibattuto, l’intervento di Berlusconi non risulta correlato ad iniziative parlamentari tipiche recenti, né riproduttivo di opinioni espresse sempre di recente in sede parlamentare, in modo da manifestare una finalità divulgativa delle esternazioni rispetto ad uno specifico intervento parlamentare»;

che inconferenti sarebbero infine i richiami contenuti nella relazione della Giunta per le autorizzazioni, e quelli fatti dal relatore nell’Assemblea, alla situazione di conflitto e di contrapposizione politica esistente tra le parti da diversi anni, ed acuita dalle imminenti elezioni politiche, in quanto chiaramente non inerenti all’attività parlamentare;

che il ricorrente, pertanto, conclude chiedendo l’annullamento della citata delibera di insindacabilità.

Considerato che in questa fase del giudizio, la Corte è chiamata, a norma dell’art. 37, terzo e quarto comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87, a deliberare, senza contraddittorio, se il ricorso sia ammissibile in quanto vi sia la «materia di un conflitto la cui risoluzione spetti alla sua competenza», sussistendone i requisiti soggettivo ed oggettivo e restando impregiudicata ogni ulteriore questione, anche in punto di ammissibilità;

che, sotto il profilo del requisito soggettivo, va riconosciuta la legittimazione del Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario di Bergamo a sollevare conflitto, in quanto organo giurisdizionale, in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente la volontà del potere cui appartiene nell’esercizio delle funzioni attribuitegli;

che, parimenti, deve essere riconosciuta la legittimazione della Camera dei deputati ad essere parte del presente conflitto, quale organo competente a dichiarare in modo definitivo la propria volontà in ordine all’applicabilità dell’art. 68, primo comma, della Costituzione;

che, per quanto attiene al profilo oggettivo, il giudice ricorrente lamenta la lesione della propria sfera di attribuzione, costituzionalmente garantita, in conseguenza di un esercizio ritenuto illegittimo, per inesistenza dei relativi presupposti, del potere spettante alla Camera dei deputati di dichiarare l’insindacabilità delle opinioni espresse dai membri di quel ramo del Parlamento ai sensi dell’art. 68, primo comma, Cost.;

che, dunque, esiste la materia di un conflitto la cui risoluzione spetta alla competenza di questa Corte.

per questi motivi

LA CORTE COSTITUZIONALE

dichiara ammissibile, ai sensi dell’art. 37 della legge 11 marzo 1953, n. 87, il conflitto di attribuzione proposto dal Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario di Bergamo nei confronti della Camera dei deputati con il ricorso indicato in epigrafe;

dispone:

a) che la cancelleria della Corte costituzionale dia immediata comunicazione della presente ordinanza al ricorrente Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale ordinario di Bergamo;

b) che il ricorso e la presente ordinanza siano, a cura del ricorrente, notificati alla Camera dei deputati, in persona del suo Presidente, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a), per essere successivamente depositati, con la prova dell’avvenuta notifica, presso la cancelleria della Corte entro il termine di trenta giorni previsto dall’art. 24, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale.

Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 18 aprile 2011.

F.to:

Ugo DE SIERVO, Presidente

Paolo MADDALENA, Redattore

Gabriella MELATTI, Cancelliere

Depositata in Cancelleria il 20 aprile 2011.

Il Direttore della Cancelleria

F.to: MELATTI



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Di Loredana Morandi (del 21/04/2011 @ 10:16:32, in Magistratura, linkato 1565 volte)
.. in risposta ai "manifesti" milanesi


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/guido_galli.jpg

Milano, 19 marzo 1980: Guido Galli, giudice istruttore presso il Tribunale di Milano, cade assassinato dai terroristi di Prima Linea. Milano, aprile 2011: decine di manifesti recanti la scritta "Via le Br dalle Procure" fanno bella mostra per le vie cittadine.
Il 19 marzo 1980: un bambino di 12 anni piange disperato il padre ucciso. Aprile 2011: un uomo di oltre quarant'anni è costretto a leggere manifesti infamanti contro "quelle Procure" che guidarono il Paese oltre la devastazione del terrorismo.
Gli attacchi che da mesi si susseguono contro i magistrati, e soprattutto contro la Procura di Milano, toccano il culmine con un'accusa verso quei giudici il cui solo torto è di far rispettare le leggi e applicare la giustizia.
La delegittimazione sistematica di un'intera categoria, da parte di una classe politica la cui irresponsabilità è, forse, inferiore solo alla follia di chi stampa certi manifesti, non fa altro che indebolire le istituzioni e rendere più vulnerabili tutti noi. Quale reazione a certi messaggi da parte di chi ci governa? Nulla, o poco più; il vuoto totale.
C'è amarezza in chi, tanti anni fa, ha visto il proprio padre assassinato dai terroristi e oggi, nella città in cui vive, legge certe parole. Ma c'è anche la consapevolezza che, così come allora Guido Galli cadde con il Codice in mano, oggi tanti altri magistrati, tenaci e coraggiosi, con quello stesso Codice applicano le leggi.
Quel bambino oggi sa che le sue sorelle maggiori, tutti i giorni, sono lì, nel Tribunale di Milano, nella "Procura delle Br", per poter vivere in un Paese giusto, libero e democratico.

Giuseppe Galli
 
***

Figlio mio non dimenticare, ma senza odio" 

È polemica sulla scarcerazione di Concutelli,
il terrorista che assassinò il giudice Occorsio


di EUGENIO OCCORSIO

 
QUANDO arrivano notizie come quella della liberazione di Concutelli, nella mente si scatena un turbine di emozioni spesso difficilmente controllabili e che solo l'esperienza degli anni permette di affrontare. Una su tutte: il dolore, che si ripropone lancinante e intollerabile. E può sfociare nella rabbia. In una reazione altrettanto irrazionale come il comportamento che l'ha generata. Così succede che mio figlio, Vittorio come il nonno, 23 anni, si abbandoni sulla scia dello sconcerto ad espressioni improvvide e insensate, come addirittura l'invocazione della pena di morte per Concutelli. E invece proprio qui deve emergere la differenza fra chi è membro di una società civile, ed è orgoglioso di esserlo, e chi invece ha scelto di starne ai margini come i terroristi. E siccome Vittorio junior è un ragazzo sensato e che riflette sulle cose, ho ricominciato subito a spiegarglielo, perché nella nostra famiglia non devono esistere animosità e spirito di violenza. Occhio per occhio non è una regola, è l'opposto delle regole. Bisogna sempre impostare la risposta ai crimini anche più odiosi e assurdi entro i limiti della Costituzione, delle leggi, delle norme, che se fatte rispettare sono più che sufficienti a comminare punizioni giuste e mai eccessive, nulla che sappia di vendetta. Il tutto in un cammino di civiltà che non deve conoscere deviazioni.

Nel nostro caso, non siamo stati abbandonati dallo Stato, non gli si poteva chiedere di più.

Dal primo momento, da quella sciagurata mattina in cui ho sentito gli spari e sono sceso precipitosamente dalle scale per vedere mio padre morirmi sotto gli occhi, la magistratura e le forze di polizia hanno preso in mano la situazione con decisione, e con puntiglio e coraggio sono arrivati al colpevole. Anche l'epilogo, con la liberazione dell'omicida, non è inaccettabile: siamo di fronte ad un uomo, a quanto pare plurinfartuato o qualcosa del genere, che si è fatto più di trent'anni di carcere. Cos'altro doveva accadere? La grandezza dello Stato, la tenuta delle istituzioni democratiche, si misura anche dalla capacità di non infierire inutilmente sui colpevoli.
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Di Loredana Morandi (del 21/04/2011 @ 11:44:34, in Osservatorio Famiglia, linkato 1718 volte)
Macabre coincidenze? Forse. Vero è che in Italia vi sarebbe maggiore sicurezza per le donne, se talune forze politiche evitassero ogni tipo di finanziamento alle associazioni che promuovono il ddl 957 con oltre 374 pagine facebook, più di 40 siti web registrati e una miriade di blog, account FB e profili YouTube (questa stima non considera i profili e i siti associativi). Pagine e pagine web che: Tutte, indistintamente, inneggiano alla violenza contro le donne, sui temi dell'antifemminismo denominato da loro "nazifemminismo", stante  ciò comporti la menzogna di misconoscere la propria appartenenza reale "fin dichiarata" all'ideologia dell'ultra destra, nazionale e filoamericanista e filopedofila (più a destra di FN). L.M.


Melania seviziata, oggi l'autopsia. Molte le ombre


La 29enne scomparsa e ritrovata nel Teramano
Sul corpo due siringhe e una svastica incisa


Si effettuerà oggi l'autopsia sul corpo di Carmela Rea, detta Melania, la 29enne residente a Folignano (Ascoli Piceno) e scomparsa il 18 aprile da Ascoli Piceno. Il cadavere, ritrovato in una zona boscosa di Ripe di Civitella del Tronto, nel Teramano, presentava sevizie e segni di violenza. Non è ancora chiaro se la donna sia stata uccisa nel luogo del ritrovamento o altrove. A stabilirlo, forse, saranno gli esami di oggi, affidati secondo indiscrezioni ad un anatomopatolo marchigiano. La vittima ha la gola squarciata, lividi e segni di percosse sul resto del corpo, una svastica incisa sul collo e due siringhe conficcate: una al collo, l'altra al pube. Non ci sarebbero segni di violenza sessuale. Il cadavere è stato trovato dopo una telefonata anonima al 113 di Teramo, in un'area pic nic ad alcune centinaia di metri da un bivio della strada provinciale 53. E' ancora giallo sulla dinamica dell'aggressione. La 29enne stava facendo una scampagnata sul pianoro di Colle San Marco, vicino ad Ascoli, assieme al marito Salvatore Perolisi, caporalmaggiore dell'esercito in servizio presso il 235/o Reggimento Piceno, e alla loro bambina di 18 mesi. Alle 15 si era allontanata dicendo che doveva andare in bagno, ma non è arrivata a un chiosco lì vicino. Dopo una ventina di minuti, il marito, non vedendola tornare aveva dato l'allarme ed erano cominciate le ricerche. Secondo i familiari, la vita di Carmela-Melania non aveva ombre.

MACABRE COINCIDENZE - Un atroce delitto aveva trovato la sua conclusione proprio a pochi kilometri dal luogo di ritrovamento di Melania. Nel Bosco dell'Impero, poco distante da dove la famiglia Perolisi stava facendo un pic nic, il 5 gennaio scorso è stato rinvenuto il cadavere di Rossella Goffo, la funzionaria della Prefettura di Ancona, scomparsa pochi mesi prima. Anche lei, come Melania, aveva lunghi capelli bruni. Per il caso della Goffo c'è un solo indagato per omicidio, l'amico della vittima Alvaro Binni, fonora dichiaratosi innocente.

OMBRE SU NERETO - Il 2 giugno 2005 un altro giallo aveva sconvolto la popolazione abruzzese. L'avvocato Libero Masi e la moglie erano stati massacrati a colpi di accetta nella loro villa di Nereto, provincia di Teramo. Il caso è stato archiviato nel luglio del 2010, senza che i colpevoli venissero arrestati. Tutte le piste battute dagli inquirenti si sono risolte nel nulla, come se gli aggressori non avessero lasciato altre tracce che i due corpi straziati.

Detto questo, un pentimento più convinto e articolato sarebbe stato dovuto. Non basta esprimere un generico rimorso se a questo non si accompagna una revisione vera della propria attività "politica", come la chiama lui. Tanti detenuti escono anzitempo dal carcere ma ciascuno ha elaborato un suo percorso di pentimento, di redenzione, di volontà di reinserirsi nella società. Proprio perché gli anni sono stati tanti, infiniti saranno stati i momenti in cui anche a Concutelli sarà venuta in mente la follia dei suoi gesti, l'aberrazione del suo progetto guerrigliero. Nulla è trapelato, né tantomeno è emersa la collaborazione nel ricostruire più in profondità il contesto diabolico in cui il delitto di mio padre è maturato, i sordidi legami intrecciati su cui stava indagando e che gli sono costati la vita. E questo acuisce il dolore, e giustifica anche qualche volta la rabbia come quella di Vittorio. 

Libero-news.it  21/04/2011
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