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 falling into you by phatpuppy... di Lunadicarta
 
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Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono!

Malcom X
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 27/07/2005 @ 16:57:35, in Sindacato, linkato 1634 volte)

Anche se ormai è fatta....

Aderiamo tutti all'appello di Pierluigi Franz a Ciampi perchè non firmi la legge sulla riforma della giustizia E' necessario appoggiare con la nostra firma l'appello di Pierluigi Franz al presidente Ciampi, perchè non promulghi la legge che riforma la giustizia.Sono norme liberticide che limitano la libertà di stampa e il diritto dei cittadini ad essere informati.
Presidente Ciampi, per favore, non metta la sua firma sotto quella legge.

Caro Pierluigi,
noi aderiamo con convinzione al tuo appello e invitiamo tutti quelli che hanno a cuore la libertà di stampa ad aderirvi:

Valentina Agostinis - Darp/Rcs
Massimo Alberizzi - Corriere della Sera - Consigliere Nazionale FNSI
Isabella Balena - Fotografa freelance
Amelia Beltramini - Focus
Antonio Brindisi – Giornalista Indipendente
Giorgia Cardini - L'Adige - Comitato di Redazione
Anna Costantini - Freelance - Consigliere della Romana
Lino De Mattis - Quotidiano di Lecce
Luisa Espanet - Freelance
Gianvittorio Fedele - Cinque Giorni
Roberto Ferrarese Della Rovere – Pensionato del Corriere della Sera 
Simona Fossati - Freelance - Consigliere della Lombarda
Gian Paolo Locatelli - Collaboratore de Il Giorno
Alessandra Lombardi - Freelance
Mimmo Lombezzi - Mediaset
Fulvio Mazza - Freelance
Nicoletta Morabito - Freelance - Consigliere della Lombarda
Pino Nicotri - L'Espresso - Consigliere generale Ingi
Stefano Panzeri - Freelance
Olga Piscitelli - LeG - Consigliere della Lombarda
Zenone Sovilla - L'Adige - Consigliere Nazionale FNSI
Alessandro Tognarini - Freelance

QUESTO IL TESTO INTEGRALE DELL'APPELLO DI PIERLUIGI FRANZ AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Forti preoccupazioni nel mondo giornalistico: tagliate le "fonti" dei cronisti
di Pierluigi Roesler Franz:

APPELLO A CIAMPI:
PRESIDENTE, NON FIRMI LA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
......................

Mittente:
Dott. Pierluigi Roesler Franz
Giornalista de "La STAMPA" - Redazione romana
uff. Via Barberini 50 - 00187 ROMA

URGENTE
AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
S.E. Dott. CARLO AZEGLIO CIAMPI
PALAZZO DEL QUIRINALE
ROMA

Roma, 21 luglio 2005
 
Illustre Signor Presidente,
sono un giornalista della redazione romana de "La Stampa" di Torino e consigliere nazionale della FNSI (Federazione Nazionale della Stampa Italiana), sindacato unitario dei giornalisti.
 
Mi permetto disturbarLa per segnalarLe, nella Sua duplice veste di Supremo Garante della Costituzione e di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, quella che nella nostra categoria viene comunemente ritenuta una possibile grave violazione della libertà di stampa, sancita dall'articolo 21 della Costituzione, contenuta nel disegno di legge n. C.4636-BIS-D, riguardante la riforma dell'ordinamento giudiziario, approvato ieri pomeriggio dalla Camera dei Deputati con il voto di fiducia chiesto dal Governo Berlusconi.

E' questa la prima volta nella storia parlamentare del nostro Paese che un provvedimento già votato a Montecitorio con il voto di fiducia e da Lei rispedito alle Camere con messaggio motivato del 16 dicembre scorso viene di nuovo approvato con il voto di fiducia a Montecitorio. Siamo quindi di fronte ad un caso eccezionale, che come tale dovrebbe essere trattato.

Le segnalo che nella Sua recente audizione alla Commissione Giustizia della Camera l'ex Presidente della Corte Costituzionale professor Leopoldo Elia ha sostenuto che sia in astratto possibile al Capo dello Stato - anche se la dottrina è minoritaria - rispedire per una seconda volta alle Camere un disegno di legge per il quale sia stato già esercitato quanto previsto dall'articolo 74, primo comma, della Costituzione (v. l'intervento del relatore on. Francesco Nitto Palma nell'Assemblea di Montecitorio del 18 luglio 2005, riportato nel resoconto stenografico della seduta n. 657 a pag. 4, ultimo capoverso, e a pag. 5, 1° capoverso).

Non essendoLe quindi formalmente precluso un Suo nuovo autorevole intervento, ex art. 74 della Costituzione, mi permetto di sintetizzarLe i punti di possibile illegittimità costituzionale del disegno di legge n. 4636 BIS-D approvato ieri dalla Camera.

Innanzitutto il Parlamento non ha tenuto assolutamente conto di quanto indicato in fondo al Suo messaggio del 16 dicembre 2004 laddove giustamente sottolineava che: "Con l'occasione ritengo opportuno rilevare quanto l'analisi del testo sia resa difficile dal fatto che le disposizioni in esso contenute sono condensate in due soli articoli, il secondo dei quali consta di 49 commi ed occupa 38 delle 40 pagine di cui si compone il messaggio legislativo. A tale proposito, ritengo che questa possa essere la sede propria per richiamare l'attenzione del Parlamento su un modo di legiferare - invalso da tempo - che non appare coerente con la ratio delle norme costituzionali che disciplinano il procedimento legislativo e, segnatamente, con l'articolo 72 della Costituzione, secondo cui ogni legge deve essere approvata “articolo per articolo e con votazione finale“.

Ebbene il disegno di legge n. 4636 BIS-D si compone sempre di 2 soli articoli in 40 pagine e il secondo articolo consta di 48 commi, cioé solo 1 comma in meno del vecchio testo!

In secondo luogo per quanto riguarda l'attività dei giornalisti sono in ballo, con questa “riforma” - come hanno con forza evidenziato la Fnsi, l'Unci (Unione nazionale cronisti italiani) e il Presidente dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia Franco Abruzzo - le loro libertà fondamentali di mediatori tra i fatti e la gente. Le fonti vengono ridotte drasticamente. In pratica, il testo approvato dalla Camera afferma l'esatto contrario di quanto stabilito dalla Corte Costituzionale nella sentenza n. 105 del 1972, secondo cui: “L'interesse generale all'informazione, anch'esso indirettamente protetto dall'articolo 21 della Costituzione, implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti d'informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporali, alla circolazione delle notizie e delle idee”.  Questo principio totalmente calpestato dalla  “riforma”.

Suscitano, infatti, pesanti perplessità di profilo costituzionale una serie di passaggi del disegno di legge, che riguardano i rapporti Stampa-Magistrati delle Procure della Repubblica. Il Governo viene, infatti, delegato ad adottare, entro un anno dalla data di entrata in vigore della  legge, uno o più decreti legislativi.  Nell'attuazione della delega il Governo  dovrà “…prevedere che il Procuratore della Repubblica tenga personalmente, o tramite magistrato appositamente delegato, i rapporti con gli organi di informazione e che tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio vengano attribuite impersonalmente allo stesso; (dovrà, inoltre,) prevedere che il Procuratore della Repubblica segnali obbligatoriamente al Consiglio giudiziario, ai fini di quanto previsto al comma 3, lettera r), numero 3), i comportamenti dei magistrati del proprio ufficio che siano in contrasto con la disposizione di cui sopra”.

L’articolo 21, 2° comma, della Costituzione disegna una professione giornalistica libera, non soggetta ad autorizzazioni e censure. Il ruolo “monopolista” assegnato dalla nuova legge ai Procuratori della Repubblica  contrasta con questi principi. I giornali saranno, forse, costretti a pubblicare soltanto quel che dice il Procuratore capo della Repubblica? Che accadrà se i giornali pubblicheranno notizie giudiziarie fuori dal canale ufficiale? Si apriranno inchieste a caccia del magistrato troppo loquace?  Le notizie giudiziarie non possono essere centralizzate. Altrimenti, da un' informazione reticente, vengono lesi i diritti dei cittadini ad essere correttamente informati e a conoscere quel che accade nei Palazzacci. Inoltre tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio del Pm dovranno essere attribuite impersonalmente allo stesso Ufficio. Ma significa, forse, che i giornali dovranno censurare i nomi dei giudici che si occupano delle singole inchieste? E se ciò non dovesse accadere?

A loro volta i magistrati verranno messi sotto tutela e imbavagliati.
In  particolare saranno vietati:

1) "i comportamenti che determinano la divulgazione di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione";

2) "la violazione del dovere di riservatezza sugli affari in corso di trattazione o sugli affari definiti quando è idonea a ledere diritti altrui";

3) "pubbliche dichiarazioni o interviste che sotto qualsiasi profilo riguardino i soggetti a qualsivoglia titolo coinvolti negli affari in corso di trattazione e che non siano stati definiti con sentenza passata in giudicato";

4) "il tenere rapporti in relazione all'attività del proprio ufficio con gli organi di informazione";

5) "il sollecitare la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio";

6) "il costituire e l'utilizzare canali informativi riservati o privilegiati";

7) "il rilasciare dichiarazioni e interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura".

I PUNTI DEL PROVVEDIMENTO CHE IL PARLAMENTO DOVREBBE CORREGGERE PER PRESUNTA VIOLAZIONE DELL'ART. 21 DELLA COSTITUZIONE SONO CONTENUTI NELLE SEGUENTI PAGINE DEL DISEGNO DI LEGGE C.4636-BIS-D:

Pag. 38 - art. 2, 3° comma, lettera R punto 3:

"Nell'attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera c ("Il Governo é delegato ad adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, uno o più decreti legislativi diretti a disciplinare la composizione, le competenze e la durata in carica dei consigli giudiziari, nonché istituire il Consiglio direttivo della Corte di Cassazione"), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi":

"prevedere che al consiglio giudiziario vengano attribuite le seguenti competenze: ... vigilanza sul comportamento dei magistrati con obbligo di segnalare i fatti rilevanti ai titolari dell'azione disciplinare";

Pag. 41 - Art. 2,  4° comma, lettera F:
"Nell'attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1, lettera d ("Il Governo é delegato ad adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, uno o più decreti legislativi diretti a riorganizzare l'ufficio del pubblico ministero"), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi:

"prevedere che il Procuratore della Repubblica tenga personalmente, o tramite magistrato appositamente delegato, i rapporti con gli organi di informazione e che tutte le informazioni sulle attività dell'ufficio vengano attribuite impersonalmente allo stesso; prevedere che il Procuratore della Repubblica segnali obbligatoriamente al consiglio giudiziario, ai fini di quanto previsto al comma 3 lettera r, numero 3, i comportamenti dei magistrati del proprio ufficio che siano in contrasto con la disposizione di cui sopra";

Pag. 44 in fondo + pag. 45 in alto - Art. 2,  6° comma, lettera c punti 5, 6 e 8:
"Nell'attuazione della delega di cui all'articolo 1, comma 1,  lettera f ("Il Governo é delegato ad adottare entro un anno dalla data di entrata in vigore della presente legge, con l'osservanza dei principi e dei criteri direttivi di cui all'articolo 2, commi 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7 e 8, uno o più decreti legislativi diretti a individuare le fattispecie tipiche di illecito disciplinare dei magistrati, le relative sanzioni e la procedura per la loro applicazione, nonchè modificare la disciplina in tema di incompatibilità, dispensa dal servizio e trasferimento d'ufficio"), il Governo si attiene ai seguenti principi e criteri direttivi":

"salvo quanto previsto dal numero 11 ("fermo quanto previsto dai numeri 3, 7 e 9, non può dar luogo a responsabilità disciplinare l'attività di interpretazione di norme di diritto in conformità all'articolo 12 delle disposizioni sulla legge in generale") prevedere che costituiscano illeciti disciplinari nell'esercizio delle funzioni":

"i comportamenti che determinano la divulgazione di atti del procedimento coperti dal segreto o di cui sia previsto il divieto di pubblicazione, nonchè la violazione del dovere di riservatezza sugli affari in corso di trattazione o sugli affari definiti, quando è idonea a ledere diritti altrui; pubbliche dichiarazioni o interviste che sotto qualsiasi profilo riguardino i soggetti a qualsivoglia titolo coinvolti negli affari in corso di trattazione e che non siano stati definiti con sentenza passata in giudicato";

"il tenere rapporti in relazione all'attività del proprio ufficio con gli organi di informazione al di fuori delle modalità previste al comma 4, lettera f; il sollecitare la pubblicità di notizie attinenti alla propria attività di ufficio ovvero il costituire e l'utilizzare canali informativi riservati o privilegiati; il rilasciare dichiarazioni e interviste in violazione dei criteri di equilibrio e di misura";

"l'omissione, da parte del dirigente l'ufficio o del presidente di una sezione o di un collegio, della comunicazione agli organi competenti di fati che possono costituire illeciti disciplinari compiuti da magistrati dell'ufficio, della sezione o del collegio".

Durante il dibattito alla Camera sono state presentate ben 4 distinte ipotesi di incostituzionalità di norme contenute nel disegno di legge n. C. 4636-BIS-D, poi assorbite per effetto del voto di fiducia.

Mi permetto, però, di evidenziare quella che a mio parere appare la più macroscopica. Si tratta del nuovo comma 45 dell'art. 2 inserito per la prima volta al Senato il 28 giugno 2005. Tale disposizione - che modifica sul punto il precedente testo votato un anno fa dalle Camere - appare "ictu oculi" incostituzionale, tanto è assurda, e quindi irragionevole e irrazionale con conseguente presunta
violazione dell'art. 3 della Costituzione, perché è stato calcolato che oltre la metà dei giudici italiani non potrà più partecipare ai concorsi per incarichi direttivi. Difatti, la nuova normativa si applica su tutti i concorsi aperti anche da anni e sulle domande dei magistrati non ancora definite. Ma questa retroattività appare irragionevole, irrazionale e gravemente discriminatoria. E’ quindi evidente che contro l’eventuale bocciatura di queste legittime domande da parte del Csm fioccheranno ricorsi ai Tar per far trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale.

Peraltro appare anche censurabile la tecnica legislativa usata nella formulazione del testo, perché anzichè indicare direttamente i nuovi limiti massimi di età per poter accedere ad importanti incarichi (non più di 68 anni per presidenti o Pg di Cassazione e non più di 66 anni per presidenti di tribunali e corti d’appello e per i pm e pg), si fa riferimento all'articolo 5 del regio decreto n. 511 del 1946 sulle guarentigie della magistratura, che prevede che “tutti i magistrati sono collocati a riposo al compimento del 70esimo anno di età” senza però tener conto delle due successive norme, cioé il decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 503, art. 16, 1° comma, e la legge 27 dicembre 2002 n. 289, art. 34, comma 12, che hanno di fatto elevato l'età pensionabile dei magistrati da 70, rispettivamente a 72 e 75 anni).

Inizialmente il decreto legge 1° febbraio 1992, n. 46, aveva previsto che il collocamento a riposo poteva essere spostato al compimento dei 72 anni, previo consenso del magistrato interessato. Il Consiglio, su richiesta del Ministro, con delibera 19 febbraio 1992, aveva espresso un articolato parere negativo. Il decreto legge era stato abrogato con il successivo d.l. n. 205 del 1992, il quale recependo le proposte del Consiglio, aveva disposto che i magistrati trattenuti in servizio dopo il compimento del settantesimo anno potevano esercitare funzioni giurisdizionali soltanto in uffici collegiali, con possibilità di assumere, ove occorra, la presidenza nei relativi collegi, salva la possibilità di una prorogatio limitata al massimo a sei mesi, fino alla presa di possesso del nuovo dirigente. Il primo presidente della Corte di Cassazione, se trattenuto in servizio, poteva essere designato a presiedere, in sostituzione del primo presidente in carica, i collegi delle sezioni unite civili e penali. Tale decreto legge era decaduto per mancata conversione, ma le norme erano state riproposte con decreto legge del 30 aprile 1992, n. 275, sulle quali, con delibera 11 giugno 1992, il Consiglio aveva espresso parere parzialmente negativo (per l’utilizzazione della decretazione d’urgenza e per la mancata estensione del divieto di trattenimento in servizio nell’esercizio di funzioni semidirettive). Anche questo decreto legge non è stato convertito.

Infine, in adempimento della delega conferita con la legge 23 ottobre 1992, n. 421, avente ad oggetto la razionalizzazione e la revisione della disciplina in materia di sanità, di pubblico impiego, di previdenza e di finanza territoriale, con l’art. 16 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, recante norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, è stata riconosciuta a tutti i dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici, la facoltà di permanere in servizio per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti.

Il decreto legislativo 30 dicembre 1992 n. 503, art. 16, c. 1, prevede che “è in facoltà dei dipendenti civili dello Stato e degli enti pubblici non economici di permanere in servizio … per un periodo massimo di un biennio oltre i limiti di età per il collocamento a riposo per essi previsti”. La norma è applicabile anche ai magistrati (si veda la risoluzione adottata dal Consiglio Superiore della Magistratura il 14 gennaio 1993) e consente agli stessi di permanere in servizio oltre il raggiungimento del 70esimo anno di età.

Per l’applicazione di tale disciplina generale ai magistrati, in mancanza di norme transitorie, il Consiglio ha emanato le circolari 14 gennaio 1993 e 24 febbraio 1994.

A sua volta la legge 27 dicembre 2002 n. 289, art. 34, comma 12 (pubblicata nel Supplemento ordinario n. 240 alla Gazzetta Ufficiale n. 305 del 31 Dicembre 2002) ha inserito nell'art. 16 del d.lgs. n. 503 del 1992, dopo il primo comma, il comma 1 bis, il quale prevede che “per le categorie di personale di cui all'art. 1 della legge 19 febbraio 1981 n. 27, la facoltà di cui al comma 1 è estesa sino al compimento del 75esimo anno di età”. Considerato che tra le categorie di cui all'art. 1 della detta legge n. 27 del 1981 sono ricompresi i magistrati ordinari, deve ritenersi che per i medesimi la facoltà di prolungare il rapporto di servizio è estesa fino al raggiungimento del 75esimo anno di età. Ebbene prima di quest'ultimo provvedimento legislativo il Csm si era pronunciato esprimendo parere negativo nell'Assemblea del 6 novembre 2002 (n.b. l'originaria disposizione oggetto del parere  era contenuta nell'articolo 21, 10° comma, del disegno di legge 3200/C recante «disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale della Stato – Legge finanziaria 2003»).

Il numero dei magistrati che hanno chiesto di essere trattenuti in servizio dopo il compimento del settantesimo anno d’età dal 1992 al 22 ottobre 2002 è di 783, 337 dei quali titolari di uffici direttivi (pari al 43 % ) e 330 di funzioni semidirettive (pari al 42%).

Maggiori particolari sono ricavabili dai sottoindicati siti internet:
http://www.fnsi.it/
http://www.senzabavaglio.info/
http://www.articolo21.info/
http://www.odg.mi.it/
http://www.francoabruzzo.it/

Augurandomi di essere stato sufficientemente chiaro e scusandomi per il disturbo, La ringrazio per la cortese attenzione e Le invio i miei più deferenti saluti.

Pierluigi Roesler Franz

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Di Loredana Morandi (del 27/07/2005 @ 16:54:49, in Giuristi, linkato 1465 volte)

Al Via “Internet Channel”,
Video News Quotidiane di Internet e Tecnologia per Web e Cellulari

Parte da settembre “Internet Channel”, il primo servizio in Italia di video news giornaliere dedicato esclusivamente al mondo di Internet e delle nuove tecnologie

MILANO, 26 luglio 2005 – Internet Channel è il primo video notiziario giornaliero in italiano, dedicato esclusivamente alla Rete, consultabile sia in Internet che sul cellulare.
A proporlo sono StudioCelentano.it (
http://www.studiocelentano.it), storico content provider di web news di numerosi portali italiani e Marco Montemagno, uno dei maggiori esperti di Internet e ideatore del videoblog TgBlog (http://www.tgblog.com).
Punti di forza di Internet Channel sono la pluriennale esperienza e i contenuti forniti da StudioCelentano.it uniti alle competenze e alla  capacita’ comunicativa di Marco Montemagno, volto noto della TV con la trasmissione Sky TG24 Pianeta Internet.
"L'obiettivo e’ quello di fornire un servizio in linea con le nuove possibilita’ del mercato” ha dichiarato Francesco Celentano, editore di StudioCelentano.it.  “Oggi l'informazione, sia su internet sia sui cellulari non e’ piu’ confinabile al solo testo: le video news dedicate al mondo della Rete e della tecnologia sono il modo migliore per tenersi velocemente aggiornati in ogni momento e su qualunque device".
"A fronte di un'importanza di Internet crescente nel panorama dell'informazione, non si e’ avuto ad oggi una corrispondente crescita d'attenzione da parte dei Media" ha concluso Montemagno. "Con Internet Channel vogliamo mettere a disposizione di tutti gli utenti le ultime novita’ del Web in modo rapido e comprensibile".
Il servizio, offerto per portali e providers da settembre, sara’ caratterizzato da un approccio grassroots, aperto ai contributi degli utenti che potranno segnalare notizie, video e immagini tramite un blog dedicato.

StudioCelentano.it
http://www.studiocelentano.it
Media & Communications Manager

Marco Montemagno
http://montemagno.typepad.com
http://www.tgblog.com

Con un sincero in bocca al lupo a Francesco Celentano...

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2005 @ 08:43:06, in Politica, linkato 1543 volte)

LA SCHEDA
Concorsi e funzioni separate
ecco le novità della riforma

ROMA - La riforma della giustizia varata dalla Camera con il voto di fiducia deve ora essere controfirmata dal presidente della Repubblica, che nel dicembre scorso rinviò il testo di legge al Parlamento. I punti salienti della riforma sono la separazione delle funzioni di giudice e pm, la possibilità di fare carriera più rapidamente attraverso i concorsi, l'azione disciplinare obbligatoria e una norma, particolarmente contestata dall'opposizione, che sembra pensata per sbarrare la strada alla nomina di Giancarlo Caselli alla procura nazionale antimafia. Eccoli nel dettaglio.

Separazione delle funzioni. Il concorso per entrare in magistratura resta unico, ma dopo cinque anni di servizio il magistrato dovrà scegliere se fare il pubblico ministero o il giudice. Per cambiare funzione dovrà sostenere un esame orale, frequentare un corso di formazione presso la Scuola della magistratura e ottenere una valutazione positiva. Ma soprattutto dovrà cambiare distretto giudiziario. La scelta poi diventa irrevocabile. Prima delle prove scritte e orali, il candidato dovrà indicare nella domanda, pena l'inammissibilità, se preferisce la funzione di giudice o di pm.

Colloquio psico-attitudinale. Nel primo testo della Camera si parlava di "test psico-attitudinale". Poi si è preferita la versione soft di "colloquio di idoneità psico-attitudinale". Si prevede che l'aspirante magistrato sia valutato anche da un punto di vista psicologico durante le prove orali. E' una norma, questa, su cui Forza Italia ha puntato i piedi.

Sistema dei concorsi. Per fare carriera velocemente il magistrato dovrà affrontare concorsi per titoli ed esami. La prova dovrà riguardare la soluzione di un caso pratico. Accogliendo uno dei rilievi di Ciampi, il Senato ha stabilito che sull'esito dei concorsi il Csm avrà sempre l'ultima parola.

Norma anti-Caselli. Approvando un emendamento del senatore di An Bobbio il Senato ha cambiato alcune regole sui limiti di età, per il passaggio agli incarichi direttivi. Nella "tagliola" finirà il procuratore capo di Torino Gianfranco Caselli, che vede così sfumare la possibilità di essere nominato capo della procura nazionale antimafia.

Organizzazione delle procure. Solo il procuratore capo è titolare dell'azione penale: gli atti che incidono sulla libertà personale devono essere assunti con il suo preventivo consenso. Solo lui potrà avere rapporti con i giornalisti. Il procuratore avrà inoltre l'obbligo di segnalare al consiglio giudiziario tutti i magistrati "disobbedienti".

Scuola della magistratura. Ha il compito di gestire la formazione degli uditori giudiziari; organizzare i corsi di aggiornamento professionale; valutare la professionalità dei magistrati; promuovere iniziative di studio e ricerca. I corsi e gli esami della nuova scuola serviranno solo a concedere una idoneità, ma la decisione finale sulle carriere dei magistrati spetterà sempre al Csm: è questo uno dei punti modificati dal Senato per rispondere ai rilievi di Ciampi.

Azione disciplinare. Diventa obbligatoria. Nella riforma si indicano tutte le infrazioni dei magistrati che faranno scattare il procedimento: dall'iscrizione a partiti o a movimenti politici, fino al rilasciare dichiarazioni o interviste. L'azione disciplinare è esercitata dal procuratore generale presso la Cassazione entro un anno dalla notizia del fatto. Può essere promossa anche dal ministro della Giustizia.

Le nomine. Venendo incontro ai rilievi di Ciampi, il Senato ha eliminato il potere del ministro di impugnare davanti al Tar le delibere del Csm sugli incarichi dei magistrati: tale potere resta solo nei casi in cui i conferimenti di incarichi da parte del Csm presentino vizi di legittimità.

Relazione del ministro in Parlamento. Anche questo punto è stato cambiato in seguito al rinvio di Ciampi. Nella relazione il ministro dovrà presentare le leggi e le riforme che il governo intende far approvare dalle Camere. Sempre su sollecitazione di Ciampi è stato cancellato l'ufficio per il monitoraggio dell'attività dei Pm.

Incarichi extragiudiziari. Più pubblicità per gli incarichi extragiudiziari dei magistrati. Ogni sei mesi sarà reso noto un elenco degli incarichi autorizzati dal Csm: saranno indicati l'ente che conferisce l'incarico e l'eventuale compenso percepito.

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/schedarif/schedarif.html

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Di Loredana Morandi (del 21/07/2005 @ 08:39:31, in Politica, linkato 1462 volte)

"Questa riforma non è quella che avremmo voluto fare all'inizio"
"Ci sono i tempi per modificare la legge elettorale"
Berlusconi attacca i pm "Troppo vicini all'opposizione"
"Venerdì il governo approverà le misure contro il terrorismo"
Sulle elezioni politiche: "Non si sa se saranno il 7 maggio"

ROMA - "I pm in Italia hanno posizioni troppo vicine ai partiti dell'opposizione". Silvio Berlusconi spiega anche così il senso della riforma della giustizia: "Certo non è quello che avremmo voluto fare all'inizio, ma è un primo e importante passo verso una giustizia giusta e processi che siano contenuti nel tempo". Il premier torna sull'argomento ai margini di un convegno internazionale (presenti diversi esponenti del centrodestra europeo) sul futuro politico dei moderati.

Legge elettorale. "Per approvare una nuova legge elettorale i tempi ci sono". Silvio Berlusconi rilancia così la volontà di modificare le regole del sistema del voto. "Eravamo preoccupati per la carenza dei tempi, e invece crediamo che ci siano i tempi opportuni per fare un ottimo lavoro" dice il premier dopo aver incontrato il presidente della Camera Casini assieme ad alcuni esponenti di Forza Italia.

Terrorismo e divisioni. "Vorrei ricordare ancora una volta che il Consiglio dei ministri non si è diviso sulle misure antiterrorismo. Misure che tra l'altro sono già in atto", garantisce Berlusconi. Eppoi, garantisce il premier, "le misure antiterrorismo non sono così urgenti quindi da non poterci lavorare sopra una settimana. Il Cdm le approverà venerdì prossimo".

Partito unico e voto. "Con un partito unitario vincente potrei anche lasciare spazio ad altri". L'approdo del partito unico è comunque, secondo Berlusconi, un obiettivo irrinunciabile vista l'empasse che oggi vive la coalizione di maggioranza. "Sulle decisioni si vota a maggioranza e la minoranza si adegua", afferma il presidente del Consiglio sottolineando come ora le cose funzionino invece in maniera diversa. "Questa mattina - si sfoga Berlusconi - ancora una volta ho dovuto prendere atto che basta il veto di un singolo partito per bloccare le decisioni". Il premier si riferisce ovviamente all'Udc. Quanto alla data delle elezioni, non dà certezze: "Il 7 maggio? Non si sa" risponde a una domanda dei giornalisti.

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/giusberllu/giusberllu.html

*****

Il presidente dell'associazione magistrati: "Accuse generiche"
"Dimostrano che dietro la legge c'è un intento punitivo"
Riforma, l'Anm replica al premier
I penalisti proclamano lo sciopero
Gli avvocati protestano anche contro la ex Cirielli

ROMA - L'associazione nazionale dei magistrati replica in toni decisi al presidente del Consiglio, che ha accusato i pm di avere "una posizione troppo vicina ai partiti dell'opposizione". E i penalisti annunciano lo sciopero contro la riforma dell'ordinamento giudiziario.

Si tratta di "accuse generiche di politicizzazione che delegittimano l'immagine della magistratura e dimostrano come dietro la riforma dell'ordinamento giudiziario ci sia un intento punitivo", ha detto il presidente dell'Anm Ciro Riviezzo.

"Tutti, persino il ministro Castelli - ha aggiunto ancora Riviezzo in risposta al presidente del Consiglio - riconoscono che la legge non servirà a contenere i tempi dei processi".

La riforma non piace neanche agli avvocati penalisti, che subito dopo il voto alla Camera hanno annunciato che il 19 settembre sciopereranno contro la nuova legge e la ex Cirielli.

L'Unione delle Camere penali italiane nell'annunciare la protesta sottolinea che "la riforma dell'ordinamento giudiziario manca clamorosamente il suo obiettivo fondamentale, quello di garantire ai cittadini un giudice equidistante tra le parti e realmente libero e indipendente". A questo risultato, rilevano le Camere penali, "hanno contribuito la mancanza di un vero spirito riformatore da parte della classe politica ed anche la chiusura corporativa della magistratura, che protesta solo perché il Parlamento non ha accolto tutte le richieste avanzate dal suo sindacato".

(20 luglio 2005)
http://www.repubblica.it/2005/g/sezioni/politica/rifogiuste4/anmreplica/anmreplica.html

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:17:18, in Magistratura, linkato 1452 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

UNA PESSIMA RIFORMA DELL’ORDINAMENTO GIUDIZIARIO

La legge delega di riforma dell’Ordinamento giudiziario oggi approvata non contribuirà a rendere più efficiente la giustizia nel nostro Paese, ma servirà soltanto a burocratizzare la magistratura e a rendere meno libero e indipendente il ruolo dei giudici e dei pubblici ministeri.

E’ una legge anacronistica che riporta indietro nel tempo la giurisdizione e la magistratura, ripetendo modelli in vigore prima della Costituzione e giustamente poi accantonati.

Nemmeno il messaggio del Capo dello Stato è stato sufficiente a migliorare il disegno normativo, rimasto sostanzialmente immutato con tutti i vizi di palese incostituzionalità e di disfunzionalità da più parti rilevati.

Si è impedito incomprensibilmente al CSM di svolgere il proprio ruolo esercitando la prerogativa, prevista dalla legge, di fornire un apporto consultivo non vincolante su alcune delle norme da ultimo introdotte, rinunciando così ad un contributo di concreta esperienza e di conoscenza tecnico-scientifica che sarebbe stato comunque prezioso.

Pur nel rispetto che si deve ad una legge approvata dal Parlamento, è evidente che il progetto da essa delineato è inesorabilmente destinato a fallire.

Roma, 20 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:15:35, in Magistratura, linkato 1359 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA

La Controriforma è stata "definitivamente", ma per la seconda volta, approvata, platealmente ignorando, e quasi sbeffeggiando con la posizione della"fiducia", i rilievi del Presidente Ciampi, additato, anche se per omissione, appena due giorni fa dai presidenti delle Camere come coautore (con il CSM) di un attacco alla Costituzione.

Nulla, apparentemente, è cambiato rispetto al novembre scorso; in realtà oggi dobbiamo accusare il colpo, ma con ancora più forza e convinzione di allora ribadire che se la consapevolezza dell'importanza della posta in gioco, nelle massime Istituzioni di Garanzia,  nella cultura giuridica e nella pubblicistica di questo sempre più strano Paese, è immensamente cresciuta, nulla dei nostri sacrifici e sforzi del passato è andato perduto, e la Magistratura, duramente aggredita e penalizzata nei, e per, i suoi valori fondanti, è ancora in piedi, ferita, ma non piegata.

Come ho già avuto modo di dire, ogni radicale modificazione delle regole di organizzazione e di amministrazione di interi apparati ha bisogno di un tempo fisiologico per essere introiettata e fatta propria dal corpo dei destinatari delle nuove regole, e se questo non avviene a causa delle difficoltà pratiche di attuazione e delle incompatibilità "di sistema"qualsiasi riforma è destinata al fallimento. Poiché - come ormai tutti hanno certamente compreso - il vero obbiettivo della Controriforma è la "mutazione" dell'identità professionale e deontologica dei magistrati,  attraverso un potente segnale in favore della burocratizzazione della funzione, del trionfo del conformismo giurisprudenziale "difensivo" e acritico, e dell'egoismo carrieristico, la migliore, più forte risposta, a difesa della sopravvivenza nella Costituzione materiale dei principi enunciati dalla Costituzione formale, verrà dall'interno, e dal comportamento di ciascuno di noi. Continuando a coltivare ed a proporre, anche ai giovani magistrati che sopravverranno,  la figura scolpita in Costituzione del magistrato che "nulla teme né spera", impediremo al disegno normalizzatore Castelli-La Russa-Gargani-Vietti di raggiungere il suo principale obbiettivo.

il Segretario Generale
Nino Condorelli

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:13:49, in Magistratura, linkato 1373 volte)

Magistratura democratica

APPROVATA LA RIFORMA VIETTI-CASTELLI

Il voto di fiducia col quale la Camera, ignorando il messaggio del Presidente della Repubblica, ha approvato definitivamente la riforma Vietti-Castelli simboleggia bene la sordità con la quale in questa legislatura si sono affrontati i problemi della giustizia.

Le carceri scoppiano; nelle nostre aule dobbiamo far fronte a mille carenze quotidiane; il personale amministrativo viene umiliato dalla mancanza di innovazione e di risorse; la durata dei processi continua ad essere del tutto irragionevole. Di fronte a tutto ciò le uniche strade perseguite con ostinazione dal Governo e dalla maggioranza sono state quelle di punire “la protervia dei magistrati" e di riportare all’ordine il CSM con un solo obbiettivo: diminuire l’indipendenza del potere giudiziario attraverso una riforma autoritaria ed illiberale.

 La cultura dell'indipendenza è ben radicata tra i magistrati italiani e Magistratura democratica continuerà a difenderla.

Non ci lasceremo chiudere nell’isolamento di una carriera burocratizzata, non ci ridurranno al silenzio per timore dell’azione disciplinare.

Roma, 20 luglio 2005

Il Segretario nazionale - J. Patrone
Il Presidente - F. Ippolito
 

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:10:05, in Magistratura, linkato 1496 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Osservazioni sulla Legge 14 maggio 2005, n. 80 e successive modifiche

La Giunta Esecutiva Centrale,

preso atto del contributo del gruppo di lavoro sul processo civile, composto da magistrati, avvocati e dirigenti amministrativi (c.d. gruppo allargato), riunito in Roma, il 23 Giugno 2005, allo scopo di esaminare i contenuti della Legge 14 Maggio 2005 n. 80 contenente "Disposizioni urgenti nell'ambito del piano d'azione per lo sviluppo economico sociale e territoriale",

preso atto delle successive modifiche già tradotte in un decreto-legge ovvero in via di introduzione con un nuovo disegno di legge,

ESPRIME

perplessità in ordine alla tecnica legislativa adottata che si traduce nell'ennesimo intervento parziale sul Codice di Procedura Civile e sulla legge fallimentare, al di fuori di una visione organica e coerente cui dovrebbe essere ricondotto ogni intervento riformatore.

Mentre si susseguono modifiche che, nell'incessante mutare del loro contenuto, denotano la mancanza di una chiara impostazione sistematica, continua a mancare ogni sostegno sul piano delle strutture, dei mezzi, delle risorse necessarie per il funzionamento della giustizia.

RILEVA

che al differimento dell'entrata in vigore della maggior parte delle modifiche al c.p.c. introdotte con la legge n. 80/2005, ed alla opportuna specificazione della loro applicabilità ai soli processi instaurati dopo il 15 novembre 2005, non si accompagna alcuna indicazione volta superare i problemi applicativi derivanti dalla disposizione di cui all'art. 70-ter disp. att. c.p.c., con pericolo di formazione di prassi contrastanti nei diversi uffici giudiziari.

Le modifiche alla disciplina del processo non si fanno carico delle ripercussioni che potranno determinare sulla funzionalità degli uffici e sugli adempimenti delle cancellerie, con il rischio di almeno parziale inutilizzabilità degli attuali sistemi di informatizzazione che dovrebbero essere immediatamente e radicalmente modificati pena ancor più gravi disfunzioni nello svolgimento del servizio giudiziario.

E mentre per via di decreto legge vengono introdotte proroghe alla durata degli incarichi dei giudici di pace, nulla si fa per appagare l'indifferibile esigenza di una revisione organica della magistratura onoraria nella logica complessiva del buon funzionamento della giustizia e nella cornice dei principi costituzionali di riferimento.

OSSERVA

che alcune modifiche della disciplina del processo ordinario di cognizione attuate con la legge n. 80/2005, pur ispirate all'intento di realizzare la concentrazione delle attività processuali, appaiono in contrasto con il principio del pieno contraddittorio delle parti e che, mentre le innovazioni prospettate per il giudizio di cassazione - avulse dal contesto di una revisione organica del sistema delle impugnazioni, e dallo stesso contesto originario in cui erano state concepite - comporterebbero gravi effetti sulla possibilità di funzionamento della Corte, già oggi fortemente compromessa dalla mole dei ricorsi, si continua ad accantonare ogni intervento diretto a contrastare le dilazioni ingiustificate e l'abuso del processo.

RIBADISCE

che al funzionamento della giustizia non giova la moltiplicazione dei riti e dei modelli processuali, che continua ad appesantire il sistema giudiziario con sempre maggiori difficoltà per gli operatori,  ma servono prima di tutto un'adeguata gestione delle risorse ed una corretta politica della spesa, e quindi servono uffici giudiziari razionalmente distribuiti sul territorio, dimensionati nell'organico della magistratura e del personale amministrativo in modo da consentire autonomia di funzionamento ed effettiva possibilità di gestione, presidiati da tecnologie informatiche corrispondenti alle necessità di un processo moderno e di un'organizzazione dinamicamente rivolta ai bisogni di giustizia, integrati da un circuito di giudici di pace professionalmente adeguati e con uffici a loro volta razionalmente distribuiti sul territorio.

AUSPICA

che con riguardo alle modifiche del processo siano emendate quelle norme che, se mantenute nella attuale formulazione, diverrebbero fonte di ulteriori contrasti dottrinali e giurisprudenziali e rappresenterebbero l'ennesima vanificazione degli sforzi interpretativi elaborati dalla pratica per restituire il processo alla logica del dialogo e del contraddittorio.

DICHIARA

la propria disponibilità ad ogni forma di collaborazione che fosse ritenuta utile allo scopo di migliorare il testo legislativo.

Roma, 20 luglio 2005

Documento approvato dalla GEC del 20 luglio 2005

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:08:49, in Politica, linkato 1268 volte)

GIUSTIZIA. PECORARO: RIFORMA INCOSTITUZIONALE, LA CAMBIEREMO

Cdl si vendica su giudici per inchieste su corruzione
   
"Questa riforma è incostituzionale, limita l'indipendenza della magistratura, altera gli equilibri tra i poteri dello Stato. Uno sfascio per la giustizia italiana per questo la cambieremo". Lo ha dichiarato il Presidente dei Verdi Alfonso Pecoraro Scanio.

"La Cdl ha voluto procedere nella riforma dell'ordinamento giudiziario solo guidata dall'impulso della vendetta nei confronti dei magistrati che hanno condotto le inchieste anticorruzione. Non c'è stato confronto con l'opposizione e la fiducia di oggi è stato l'atto di arroganza finale".

"I cittadini - conclude il leader del Sole che Ride- chiedono una giustizia più veloce e più efficiente, ma queste legittime aspettative sono rimaste inascoltate dalla Cdl che preferisce varare una riforma punitiva e non migliorativa".

Roma, 20 luglio 2005    

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2005 @ 21:06:09, in Politica, linkato 1341 volte)

ORD. GIUDIZIARIO: MONACO, UNA CONTRORIFORMA CHE NUOCE ALLA GIUSTIZIA E LACERA LE ISTITUZIONI

Dichiarazione on. Franco Monaco, vicepresidente dei deputati della Margherita. “Con il voto di fiducia di oggi si mette il sigillo su un’altra delle tante pagine oscure di questa sventurata legislatura. Una riforma che è, in realtà, una controriforma, che niente dà al servizio-giustizia e molto toglie alla qualità dell’ordinamento giudiziario, alla funzionalità e all’efficienza dell’amministrazione della giustizia, all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, che è principio costituzionale-cardine di uno Stato democratico  e di diritto.  Una controriforma che promette di inceppare la macchina della giustizia e di comprometterne l’affidabilità, l’equilibrio, il funzionamento. Non a caso ha inanellato severe stroncature un po’ da tutti: dagli studiosi, dal Csm, dagli avvocati, dai magistrati, che hanno fatto ricorso all’arma irrituale ed estrema dello sciopero. Una riforma che è incappata nella censura del Presidente della Repubblica, che l’ha rinviata alle Camere per manifesta incostituzionalità dei suoi punti qualificanti. La legge sull’ordinamento giudiziario ha prodotto scontri tra governo e magistrati, tra governo e Csm, tra governo e presidenza della Repubblica e, da ultimo, tra presidenti delle Camere e Quirinale. Ecco un’altra cifra che ricorderemo di questo governo: l’attitudine a lacerare, ad alimentare conflitti non solo dentro il corpo sociale ma anche tra le istituzioni dello Stato.”

Roma, 20 luglio 2005

ORDINAMENTO GIUDIZIARIO: FANFANI, HANNO OFFESO IL CAPO DELLO STATO

Dichiarazione on. Giuseppe Fanfani, responsabile Giustizia della Margherita. “Con il voto di fiducia che impedisce qualsiasi confronto è stato svilito il ruolo del Parlamento, relegato a funzione secondaria, e vilipesa l’autonomia di giudizio dei parlamentari e la libertà degli stessi nell’esercizio della loro funzione. Ma l’offesa più grave è stata arrecata al Capo dello Stato perché è la prima volta nella storia del nostro Paese che si impedisce al Parlamento di discutere un provvedimento rinviato alle Camere. La legge resta in molte parti incostituzionale, ma soprattutto non serve a risolvere nessuno dei problemi della giustizia, dei quali il governo si è completamente dimenticato. Lo testimonia il fatto che nel Dpef  non c’è neanche un richiamo e neanche la prospettiva di un minimo finanziamento per la giustizia. Ancora una volta dal governo solo demagogia e nulla di concreto.”

Roma, 20 luglio 2005

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