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 ... chimera ..... di Loredana Morandi
 
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Chi spontaneamente, senz'esservi costretto, si comporta con giustizia, non sarà infelice, né mai lo coglierà totale rovina.

Eschilo
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 15/08/2005 @ 16:46:23, in Indagini, linkato 1610 volte)

Ora per completar l'opera dovrebbero mettere sotto indagine tutti gli uomini del comando di polizia di San Giuseppe Vesuviano, i Carabinieri di San Giuliano e quelli di Terzigno. Perchè? Interrogando le persone del posto si apprende che quando questi uomini sono in borghese, si fermano nei bar per i caffè di fianco ai ricercati. Senza Agire. Realtà vuole che la mafia in Italia la persegua soltanto la Dia, che ovviamente non ce la fa ...

La polizia lo ha bloccato nel vesuviano in casa di un imprenditore grazie alla telefonata dell'amico che chiedeva la ricetta del piatto

Camorra, il boss Fabbrocino tradito dai maccheroni al ragù
Esponente della Nuova famiglia si contrappose a Raffaele Cutolo
Era latitante dallo scorso aprile dopo una condanna all'ergastolo
 
NAPOLI - Tradito dalla gola. Non è stato un pentito ad aiutare gli investigatori a mettere le manette ai polsi del boss latitante Mario Fabbrocino, 63 anni, ma la voglia di gustare per il Ferragosto un piatto di maccheroni al ragù. Infatti, gli uomini della Dia hanno avuto la certezza che il camorrista si nascondeva in un'abitazione di San Giuseppe Vesuviano, nel napoletano, intercettando la telefonata dell'imprenditore che lo ospitava che chiedeva istruzioni precise circa la preparazione della tipica pietanza napoletana da servire nel giorno della Assunta al suo ospite.

E' stato un blitz preparato in cinque ore e portato a termine da una squadra di 25 uomini, alcuni dei quali richiamati precipitosamente da località di villeggiatura. Il boss nel giro di qualche giorno avrebbe potuto cambiare rifugio anche se, come dicono gli investigatori, non si sarebbe mai allontanato dal napoletano.

Fabbrocino, ritenuto negli anni passati uno dei principali avversari di Raffaele Cutolo, il padrino della Nuova Camorra Organizzata, è stato sorpreso in pigiama: era a letto per il riposo pomeridiano. Nell'abitazione - una villa a due piani a poche centinaia di metri dalla sua casa - era in compagnia della moglie e di un figlio. Quando ha visto gli agenti della Dia non ha opposto resistenza e si è lasciato portare via tranquillamente. In manette, per favoreggiamento, è finito anche l'imprenditore, un insospettabile del luogo, che gli aveva aperto le porte della sua casa.

I dettagli dell'operazione sono stati illustrati questa mattina in una conferenza stampa dal procuratore capo della Repubblica di Napoli, Giovandomenico Lepore, insieme al procuratore aggiunto Felice Di Persia e dai sostituti Giuseppe Borrelli e Simona Di Monte che hanno coordinato l'irruzione.

Fabbrocino, detto "ò gravunaro" (il carbonaio), era irreperibile da quattro mesi, da quando era stato condannato all'ergastolo dalla Corte di Assise di Appello di Milano per due omicidi, tra cui di Roberto Cutolo, figlio di Raffaele Cutolo, ucciso a Tradate, in provincia di Varese, nel 1991. E' stato uno dei promotori dell'organizzazione "Nuova Famiglia", il cartello criminale che per anni ha fronteggiato l'ascesa della Nuova Camorra Organizzata di Cutolo.

Arrestato nel 1997 in Argentina e successivamente estradato in Italia, Fabbrocino era tornato libero dopo aver scontato una condanna a sette anni per droga. Ma quattro mesi fa si è reso irreperibile. Gli investigatori sospettano che non si mai allontanato dall'area vesuviana, godendo di una vasta rete di appoggi basata sull'omertà.

Ma la sua organizzazione era fortemente radicata sul territorio: in questi mesi, dicono gli investigatori, Fabbrocino avrebbe riavviato l'attività di estorsione, contattando diversi imprenditori della zona vesuviana. Gli uomini della Dia, guidati dal vicequestore Adolfo Grauso, stanno lavorando per accertare la verità sulla scomparsa avvenute nella zona. Sette "lupare bianche" che testimoniano che lo scontro si è riacceso.

(15 agosto 2005)
http://www.repubblica.it/2005/h/sezioni/cronaca/arrebo/arrebo/arrebo.html

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Di Admin (del 10/08/2005 @ 17:34:03, in Varie, linkato 1637 volte)

Spero gradirete il mio pensierino ferragostano: il testo originale e le versione mid originale (sul sito) e la mp3 del testo rivisitato in chiave moderna (altrove) del Carmina Burana numero 196, "In Taberna quando sumus". I Carmina Burana sono antichi canti goliardici, nati per celebrare la bellezza e la voluttà del gentil sesso e, come in questo caso, i poteri forti e i molti mali della società medioevale reinventando di volta in volta i modi per resistervi, uno dei quali è un ironia fin reazionaria. Questo carmina è fra i più erernamente attuali, anche al giorno d'oggi. Come per tutta la musica medioevale il sound originale è composto di strofe ritmiche ripetute ed elaborato da pochissimi strumenti, da sostenere musicalmente la filastrocca del testo e la voce del cantore. Buona lettura e buon ascolto! Loredana

In Taberna quando sumus

Carmina Burana 196

In taberna quando sumus
non curamus quid sit humus
sed ad ludum properamus
cui semper insudamus
quid agatur in taberna
ubi nummus est pincerna
hoc est opus ut queratur
sed quid loquar audiatur

Quidam Iudunt quidam bibunt
quidam indiscrete vivunt
sed in Iudo qui morantur
ex his quidam denudantur
quidam ibi vestiuntur
quidam saccis induuntur
ibi nullus timet mortem
sed pro bacho mittunt sortem

Primo pro nummata vini
ex hac bibunt libertini
semel bibunt pro captivis
post hec bibunt ter pro vivis
quater pro christianis cunctis
quinquies pro fidelibus defunctis
sexies pro sororibus vanis
septies pro militibus silvanis

Octies pro fratribus perversis
novies pro monachis dispersis
decies pro navigantibus
undecies pro discordantibus
duodecies pro penitentibus
tredecies pro iter agentibus
tam pro papa quam pro rege
bibunt omnes sine lege

Bibit hera bibit herus
bibit miles bibit clerus
bibit ille bibit illa
bibit servus cum ancilla
bibit velox bibit piger
bibit albus bibit niger
bibit constans bibit vagus
bibit rudis bibit magus

Bibit pauper et egrotus
bibit exul et ignotus
bibit puer bibit canus
bibit presul et decanus
bibit soror bibit frater
bibit anus bibit mater
bibit ista bibit ille
bibunt centum bibunt mille

Parum durant ex nummate
ubi ipsi inmoderate
 bibunt omnes sine meta
quamvis bibant mente leta
sic nos rodunt omnes gentes
 et sic erimus egentes
qui nos rodunt confundantur
et cum iustis non scribantur.

Ascolta la versione originale breve

Ascolta la versione moderna 

(3 Mb da altro sito)

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Di Admin (del 10/08/2005 @ 17:27:26, in Varie, linkato 1466 volte)

In ottobre il centro sinistra celebrerà le "primarie".

Anche io mi preparo e per prima cosa cambiamo musica! Quella che state ascoltando è l'Overture al Flauto Magico, di Wolfang Amadeus Mozart, bellissima vero? Io la trovo molto adatta alla presentazione del mio nuovo sondaggio attraverso il quale, chi vorrà parteciparvi, potrà votare per il proprio candidato.

L.M.

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Di Loredana Morandi (del 10/08/2005 @ 16:16:52, in Magistratura, linkato 1393 volte)

Unità per la Costituzione

SULLE MODIFICHE ALLA LEGGE 133\98

La recente modifica della legge 133/98 rappresenta un singolare intervento legislativo, la cui “ratio”  è di difficile individuazione.

Come è noto infatti la legge 133  aveva il duplice scopo di “incentivare” colleghi motivati a svolgere attività giudiziaria in sedi particolarmente disagiate e di rendere stabile la loro permanenza in uffici nei quali era diventato quasi impossibile amministrare giustizia per le endemica mancanza di magistrati e per il loro rapido avvicendamento.

L’intervento legislativo in questione sembrerebbe azzerare tutto ciò,  attraverso una norma inserita in un provvedimento avente  tutt’altro oggetto e tutt’altro scopo.

A prescindere dalle considerazioni (tutte negative) sul metodo seguito, nel merito è evidente che la nuova normativa porrà dei problemi enormi, soprattutto con riferimento ai c.d. “diritti quesiti”, che renderanno inevitabili le impugnazioni dei relativi provvedimenti attuativi del CSM.

E’ auspicabile dunque che alla ripresa dei suoi lavori proprio il CSM si faccia carico della questione, attraverso interventi di normazione secondaria che ristabiliscano equilibrio nella delicata materia dei trasferimenti da sedi disagiate,  e restituiscano serenità ed entusiasmo a tanti giovani colleghi oggi ingiustamente penalizzati.

In questa ottica fin da ora assicuro il mio personale impegno nel sollecitare i componenti di Unicost, in seno al CSM, a svolgere fino in fondo la loro parte.

9.8.2005  
Il segretario generale
Marcello Matera

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Di Loredana Morandi (del 04/08/2005 @ 12:01:35, in Magistratura, linkato 1455 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L'A.N.M. sulle intercettazioni telefoniche

L'A.N.M. esprime il più vivo apprezzamento per l'intervento del Vice-Presidente del C.S.M. Rognoni, su espressa sollecitazione del Presidente Ciampi, che riporta il dibattito in corso sulle intercettazioni telefoniche nel corretto ambito dell'accertamento dei fatti, sgombrando il campo da illazioni senza fondamento.

La risposta del Procuratore della Repubblica di Milano in ordine alla legittimità delle intercettazioni disposte ed al doveroso inserimento delle relative risultanze in provvedimenti giudiziari comunicati alle parti, rende pretestuosa ogni altra insistenza o polemica, non basata su dati di fatto diversi e oggettivi.

3 agosto 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 04/08/2005 @ 11:58:46, in Politica, linkato 1459 volte)

Una riforma contro la giustizia

di Adriano Sansa
Famiglia Cristiana
n. 31 del 31 luglio 2005

L'ordinamento giudiziario regola le autorità cui è affidata l'amministrazione della giustizia, lo  stato giuridico dei magistrati, i loro gradi e funzioni,  l'ammissione in magistratura e le promozioni, la materia disciplinare. La limpidezza della figura del giudice, la sua soggezione alla sola legge dipendono non poco da queste norme, che invece non disciplinano il processo. La riforma non si farà sentire significativamente sulla rapidità dei procedimenti: chi vi ha insistito non ha detto il vero.
Ma riepiloghiamo, per capire. 
Il Presidente della Repubblica aveva rimandato alle Camere la legge per contrasti con la Costituzione. Il nuovo testo elimina solo in parte i difetti, e ne contiene uno nuovo. Con disposizione apposita, impedisce a Giancarlo Caselli di diventare procuratore nazionale antimafia: una norma di privilegio negativo, simile ma opposta alle leggi di favore verso Berlusconi. Una negazione dell'uguaglianza. Ciampi allora autorizza il C.S.M. a dare un parere su questa nuova parte. Pera, presidente del Senato, accusa il Consiglio di voler invadere la sfera del legislatore. Una confusione che deforma e svaluta agli occhi della gente i massimi poteri dello Stato.
In realtà, Pera ha ignorato una legge vigente " art.10 legge 24.3.1958 n.195- secondo cui il C.S.M " dà pareri al ministro sui disegni di legge concernenti l'ordinamento giudiziario..' Perché lo ha fatto?  Le risposte sono amarissime: Ciampi presiede il C.S.M., criticando quest?ultimo si censura lui. Lo si dissuade dal restituire ancora alle Camere almeno quella vergognosa legge contro una persona.
Paiono cose slegate, ma nascono dall'importanza della posta in gioco. Lo sconquasso copre il significato della riforma dell'ordinamento giudiziario e delle altre in cammino, prima tra tutte quella della Costituzione: deprimere il Presidente della Repubblica, rafforzare il capo del governo, indebolire il prestigio e il ruolo della magistratura facendo i cittadini un po' più sudditi. Ecco in breve le novità: separazione delle funzioni di giudice e pubblico ministero, della quale non si sentiva bisogno per la già netta distinzione dei ruoli, consolidata nel costume; cresce il potere dei capi delle procure, in vista di sottoporli al ministro, viene meno il prezioso comune cammino di esperienza e cultura delle garanzie dei magistrati (si profila intanto la proposta di togliere ai p.m. la direzione della polizia giudiziaria, che risponderebbe all'esecutivo). I colloqui psico - attitudinali sembrano una sciocchezza,  potranno però servire a discriminare i candidati sgraditi. Concorsi infiniti distoglieranno dal lavoro e consentiranno ingerenze a vari livelli della selezione, pur lasciando la formale decisione finale al Consiglio. Restrizioni nella vita pubblica e nella comunicazione favoriranno 'insabbiamenti' nel segreto, un meccanismo disciplinare più duro intimidirà i magistrati.
Poche le norme opportune: si limitano nel tempo gli incarichi direttivi, si regolano meglio gli incarichi extragiudiziari, oggi troppo numerosi e riservati a ristretti circuiti.
La riforma  non accelera i processi. Conferma l'arroganza di norme ad personam.
S'accompagna a una lotta al Presidente della Repubblica che allarma. E' legata alla revisione della Costituzione che preoccupa ancor più. Soprattutto, è animata da uno spirito ostile verso i giudici, da parte di un ceto di governo che non ha i titoli morali per riformare la giustizia, capeggiato  com'è da chi è stato imputato di gravi crimini, ne è uscito più volte con la prescrizione, ha mandato in Parlamento i suoi avvocati ad approvare leggi che svuotavano i reati di cui era accusato. La giustizia va riformata, ma seriamente, da chi la vuole viva nell'ambito della Costituzione, non da chi vuole farle piegare la schiena.         

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Di Loredana Morandi (del 04/08/2005 @ 11:57:00, in Politica, linkato 1505 volte)

Intervista a Ciro Riviezzo

di Luigi Ferrarella
Corriere Sera 31 luglio 2005.

«Il mio appello: nessun rapporto con i potenti» Riviezzo, presidente dei magistrati: lontani da politica e affari o perdiamo credibilità

MILANO - «Sarebbe buona regola che, appena qualcuno gli parla di un'indagine in corso, il magistrato neppure accettasse di interloquire. Anche per evitare che qualsiasi sua risposta possa essere male interpretata o comunque utilizzata all'esterno». Ciro Riviezzo è il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, di cui il giudice Francesco Castellano è stato anni fa vicepresidente. Cosa le suggeriscono i contatti tra un giudice e un banchiere?
«Come metodo non ritengo, e vorrei che tutti facessero altrettanto, di potermi esprimere su indagini in corso, né sono certo io a poter sindacare la correttezza di uno specifico comportamento. Nell'interesse della credibilità dell'intera categoria, oltre che del singolo magistrato, mi auguro che nella massima trasparenza siano svolti tutti gli accertamenti».
Ma oltre agli atti dovuti?
«Il parametro di riferimento che ci siamo dati è l'articolo 8 del nostro codice deontologico: per essere credibile un magistrato deve evitare qualsiasi coinvolgimento in centri di potere partitici o affaristici che possano condizionare l'esercizio delle sue funzioni o comunque appannarne l'immagine. Il valore dell'agire del magistrato anche nella società civile (convegni, università, interventi scritti) va distinto da quanto come Anm abbiamo sempre avversato: l'esistenza di rapporti occulti con politica ed economia, condizionanti per il magistrato e peraltro molto più pericolosi di altri rapporti invece palesi».
Parla dei magistrati in politica?
«Vedo talvolta collegare i due aspetti. Ma non se ne può fare una strumentalizzazione, toghe in politica ce ne sono in tutti gli schieramenti; e per ora la legge lo consente. Nessuno nasconde esista anche un problema di opportunità, lasciato al vaglio dell'elettorato ma del quale sarebbe bene si facesse carico anche chi si vuole candidare. L'Anm è chiara: auspichiamo regole più rigorose, siamo favorevoli al disegno di legge (più restrittivo) che è in Parlamento, e in questo senso va già una disposizione del Csm».
A dominare le vicende di questi giorni sono le lealtà incrociate politici-imprenditori-controllori pubblici.
«Ho letto Sergio Romano trarre sul Corriere la sensazione che l'unico tessuto connettivo della società italiana sia la "cuginanza". Č un problema storico del nostro Paese: per parte sua, da anni l'Anm fa un'opera culturale (come appunto l'approvazione del codice deontologico) per cercare di evitare commistioni pericolose con questi mondi».
Castellano ritiene «controproducenti» per l'«esposizione» delle toghe gli interventi di «supplenza».
«La questione è il ruolo dei controllori esterni. Se funzionassero, non si arriverebbe al livello penalmente rilevante. E comunque auspico di vivere in un Paese nel quale le indagini siano vissute non come interferenze, ma come doverosi controlli».
Il ministro Giovanardi tuona contro «le intercettazioni spazzatura».
«Tutto il rispetto possibile alle indagini in corso, che non meritano queste critiche. Č chiaro che le intercettazioni sono uno strumento estremamente invasivo della sfera di riservatezza personale. Ma proprio per questo esistono precisi e rigorosi parametri legislativi: sia sul loro utilizzo, sia sull'inserimento nei provvedimenti (notificati alle parti) solo delle intercettazioni rilevanti ai fini delle indagini. Se certe conversazioni sono state citate nei provvedimenti, vuol dire che erano state ritenute rilevanti per le indagini».

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Di Loredana Morandi (del 29/07/2005 @ 17:05:37, in Magistratura, linkato 1446 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sul decreto-legge antiterrorismo

Il decreto legge n. 144 del 2005 recante “misure urgenti per il contrasto al terrorismo internazionale” contiene norme che dovranno costituire oggetto di approfondito esame, sia per gli aspetti giuridici che di funzionalità. L’A.N.M. si limita, perciò, in questa sede ad intervenire solo su alcuni punti di immediato rilievo pratico.

P.G. e notificazioni

Si comprendono le ragioni addotte a fondamento della sottrazione del personale di polizia giudiziaria ai compiti di notifica, di partecipazione alle udienze in veste di P.M. ed agli adempimenti propri del processo innanzi al giudice di pace; ma occorre avere consapevolezza che le nuove disposizioni provocheranno gravi problemi di funzionalità all’attività giudiziaria, per cui andrebbero previsti meccanismi compensativi da attuare con la destinazione di altro personale quanto meno ai compiti di notifica.

Intercettazioni preventive

In ordine alle “nuove” intercettazioni preventive introdotte dall’articolo 4 del decreto-legge, non risulta rispettato il modello  collaudato dell’art. 226 disp. coord. c.p.p., ed infatti:

o   per indicare le condizioni giustificatici del ricorso alle intercettazioni preventive, si utilizza la formula di carattere generale “prevenzione di attività terroristiche o di eversione dell’ordinamento costituzionale”, mentre sarebbe corretto replicare il paradigma del citato articolo 226 che collega le intercettazioni alla “acquisizione di notizie” concernenti la prevenzione di particolari e specifiche categorie di delitti;

o   non viene chiarito esplicitamente che anche alle nuove intercettazioni preventive si applicano i termini e le procedure che l’art. 226 fissa precisamente;

o   si individua, quale organo deputato ad autorizzare le suddette intercettazioni, il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, mentre l’autorità giudiziaria più idonea sul piano funzionale è costituita dai Procuratori distrettuali, in conformità al modello di cui al richiamato articolo.

Roma, 28 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

Nota: il comunicato della Giunta A.N.M. e il testo del DL 144/2005 sono pubblicati anche qui: http://www.siatec.net/bloggersperlapace/print.php?sid=1070

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Di Loredana Morandi (del 29/07/2005 @ 16:51:27, in Magistratura, linkato 1505 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’A.N.M. sulla legge ex Cirielli

L’A.N.M. rileva che il tormentato iter del disegno di legge che riscrive la disciplina della prescrizione sta mettendo in luce le gravi incongruenze e le contraddizioni della normativa che si vuole introdurre.

Le nuove regole - dirette a ridurre per la quasi totalità dei reati i termini di prescrizione - sono sganciate da ogni intervento di semplificazione e di accelerazione del processo penale ed avranno perciò solo l’effetto di moltiplicare il numero, già oggi elevatissimo, di processi penali che si chiudono con una dichiarazione di estinzione del reato; con un immenso spreco di energie individuali e di risorse economiche e lasciando impuniti autori di gravi ed allarmanti reati, in contrasto con il dichiarato fine di tutela della sicurezza dei cittadini.

Inoltre, il d.d.l. all’esame del Parlamento opera pesantissimi interventi su processi in corso, alcuni dei quali giunti ormai alla fase conclusiva sottraendo al definitivo accertamento di responsabilità  anche imputati già raggiunti da due conformi sentenze di condanna.

Infine, si introduce – per la prima volta nel nostro ordinamento e in contrasto con la ratio dell’istituto della prescrizione – una differenziazione dei termini di prescrizione su base soggettiva, attraverso la previsione di termini via via crescenti per le diverse categorie di recidivi.

Roma, 28 luglio 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 28/07/2005 @ 16:30:24, in Magistratura, linkato 1718 volte)

MAGISTRATURA DEMOCRATICA 


 
Ieri il Senato ha approvato il ddl ex-Cirielli.
 
Md si era già espressa su questo testo con un suo analitico documento di qualche mese or sono, che trovate sul nostro sito
www.magistraturademocratica.it e sul n. 1/2005 di Questione giustizia, a pag. 211; non si tratta, come ben sapete, solo di un ddl scritto per regalare l'impunità, a processi in corso, ad alcuni imputati eccellenti.
Siamo infatti di fronte allo stravolgimento del nostro sistema penale, alla pratica istituzionalizzata del diritto diseguale, a misure che causeranno ulteriori danni ad una giustizia in crisi; non lo diciamo solo noi; lo hanno scritto i professori di diritto penale delle nostre università e in calce troverete il loro appello, rimasto come sempre inascoltato.
 
Sempre ieri è stato pubblicato il decreto-legge Pisanu che dovrebbe contrastare il terrorismo internazionale;
nel testo sin qui diffuso (ieri sera, mentre la discussione era già in corso in Commissione, sul sito del Parlamento il testo ufficiale non era ancora reperibile in rete !) oltre ad una serie di misure di scarso se non scarsissimo peso ed al consueto disordinato inasprimento di alcune pene e della condizione degli stranieri, si prevedono anche limitazioni alla possibilità di delegare la polizia giudiziaria per le notifiche degli atti del procedimento penale; 
intendiamoci bene; è chiaro che la polizia giudiziaria dovrebbe essere utilizzata per compiti di istituto e che le notificazioni dovrebbero, di regola, essere effettuate dagli ufficiali giudiziari; ma allora gli ufficiali giudiziari dovrebbero esserci ed occorrerebbe prevedere un sistema nel quale vi sia un minor numero di atti da notificare;
anche in questo caso però della efficienza della giustizia al Governo ed alla maggioranza non importa nulla; la parola d'ordine è: "arrangiatevi".
 
Il decreto legge prevede anche il prelievo coattivo di "materiale biologico dal cavo orale" dell'indagato da parte della polizia giudiziaria previa autorizzazione scritta, oppure verbale, del PM; tale disposizione appare illegittima alla luce della sentenza della Corte costituzionale n. 238 del 1996, perlomeno sotto il profilo della genericità delle ipotesi in cui tale attività -indubbiamente restrittiva della libertà personale- potrà essere compiuta; ma pare proprio che di tale precedente non si sia tenuto alcun conto.
 
Il decreto poi riscrive la definizione di terrorismo ai fini della applicazione della legge penale, dandone una qualificazione tanto lata da apparire applicabile ad una serie non previamente determinabile di condotte; una norma sulla quale dovremo ritornare ma che sembra dettata al solo scopo di impedire in futuro sentenze non gradite quali quelle del Gup di Milano. E' il diritto penale del nemico, ne più ne meno.
 
Infine -ma sul punto la confusione dei lavori parlamentari è assoluta, tra emendamenti presentati e poi stralciati- sembra che si vogliano affidare in via permanente alle forse armate compiti di polizia giudiziaria; si introduce lo stato di assedio insomma, o giù di lì.
 
Il tutto sta avvenendo a tappe forzate, senza una vera discussione in Parlamento e nel Paese. Si resta senza parole, è la sconfitta della ragione: una brutta giornata per il diritto e la giustizia.
 
Il segretario nazionale
Ignazio Patrone

 
APPELLO CONTRO IL DISEGNO DI LEGGE IN MATERIA DI PRESCRIZIONE

I sottoscritti, professori di diritto penale, richiamano l'attenzione sul Disegno di legge n. 3247, attualmente all'esame del Senato, che comporta  l'abbreviazione dei tempi per la prescrizione di ampie classi di reati, segnalando che, se diventasse legge, abolirebbe di fatto norme incriminatrici di gravissimi delitti, avrebbe sicuri effetti criminogeni e, sotto svariati profili, violerebbe il principio di eguaglianza/ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost.

Com'è noto, già oggi l'estinzione dei reati per prescrizione è un'allarmante patologia del sistema penale italiano. Nel 1999 erano caduti in prescrizione circa 113 mila reati; con un crescendo impressionante si è passati a 123 mila nel 2001, 151.000 nel 2002, 183 mila nel 2003; secondo le previsioni ministeriali, si arriverà a 210.000 nel 2004.

Tra i giuristi divergono le opinioni non sul bisogno di una cura, ma solo sulla scelta della cura più appropriata per arginare una così devastante patologia. Saremmo tornati a discutere sul 'che fare?' nel marzo e nell'ottobre di quest'anno, in occasione di congressi già programmati. Purtroppo oggi ci troviamo di fronte ad un progetto che, accelerando la prescrizione dei reati, si muove in senso diametralmente opposto a quello auspicato da tutti.
Per effetto della approvazione della legge diventerebbero sostanzialmente inapplicabili norme incriminatrici di gravi reati. Delitti puniti con la reclusione sino a cinque o  sei anni - come, ad esempio, la corruzione per atti contrari ai doveri d'ufficio, l'usura, il furto in abitazione, l'omicidio colposo, gran parte dei reati di sfruttamento della prostituzione, dei reati tributari  e del contrabbando legato alla criminalità organizzata - oggi si prescrivono in 15 anni (in presenza di atti interruttivi): in base al progetto si prescriverebbero invece in soli 7 anni e mezzo (in presenza di atti interruttivi), incrementandosi a dismisura il numero dei reati destinati a morire per prescrizione.
Un codice penale così riformato avrebbe addirittura un effetto criminogeno: la consapevolezza dell'impunità per effetto della prescrizione si tradurrebbe in una sorta di istigazione a delinquere. Il disegno di legge, dunque, anziché curare il cancro della prescrizione, ne causerebbe la metastasi.

Non solo. Il disegno di legge all'esame del Senato presenta nel suo complesso gravi e manifesti vizi di illegittimità costituzionale, per violazione del principio di ragionevolezza sancito dall'art. 3 Cost.: vizi rilevabili già nella fase della promulgazione di una legge che recepisse i contenuti di quel progetto.
Il primo, e più macroscopico, profilo di irragionevolezza del disegno di legge emerge dalla considerazione dei suoi effetti: è irragionevole che il legislatore minacci cinque o sei anni di reclusione, e al contempo garantisca a chi si accinge a delinquere che quella minaccia cadrà nel vuoto, perché il reato da lui commesso cadrà in prescrizione.
Un ulteriore profilo di irragionevolezza del disegno di legge risiede nella scelta di accomunare le cause di interruzione e di sospensione della prescrizione, disponendo che "in nessun caso la sospensione e l'interruzione della prescrizione, anche congiuntamente considerate, possono comportare l'aumento di più di un quarto del tempo necessario a prescrivere" (art. 6 n. 5). L'irragionevolezza è manifesta, poiché l'interruzione e la sospensione rispondono a logiche del tutto diverse: l'interruzione è espressione del perdurante interesse dell'autorità giudiziaria a reprimere il reato; la sospensione, all'opposto, è espressione della forzata inattività dell'autorità giudiziaria, che per poter compiere ulteriori atti processuali deve attendere determinazioni o provvedimenti di altre autorità o il venir meno di impedimenti delle parti o dei loro difensori.

I firmatari di questo documento esprimono, in conclusione, la loro profonda preoccupazione per i dirompenti effetti che la progettata legge produrrebbe sulla convivenza civile e sul funzionamento della giustizia penale. Nel contempo riaffermano il proposito di riprendere la strada verso una riforma che sia in grado di arginare la grave patologia della prescrizione, riconsegnando al diritto penale la sua imprescindibile efficacia ed effettività.

GIULIANO VASSALLI (professore emerito Univ. Roma 'La Sapienza'); ALBERTO CRESPI (professore emerito Univ. Milano Statale); CESARE PEDRAZZI (professore emerito Univ. Milano Bocconi); GIORGIO MARINUCCI (Univ. Milano Statale); FEDERICO STELLA (Univ. Milano Cattolica); FERRANDO MANTOVANI (Univ. Firenze); ALBERTO ALESSANDRI (Univ. Milano Bocconi ); FRANCESCO ANGIONI (Univ. Sassari); GIULIANO BALBI (Univ. Napoli II); ARMANDO BARTULLI (Univ. Milano Cattolica); ALESSANDRO BERNARDI (Univ. Ferrara); MARTA BERTOLINO (Univ. Milano Bicocca); DAVID BRUNELLI (Univ. Perugia);  MAURO CATENACCI (Univ. Teramo); STEFANO CANESTRARI (Univ. Bologna); GIOVANNI COCCO (Univ. Cagliari); GENNARO VITTORIO DE FRANCESCO  (Univ. Napoli II); GIOVANNANGELO DE FRANCESCO (Univ. Pisa); MARIAVALERIA DEL TUFO  (Univ. Napoli Suor Orsola Benincasa); CRISTINA DE MAGLIE (Univ. Pavia); GIANCARLO DE VERO (Univ. Messina); EMILIO DOLCINI (Univ. Milano Statale); LUCIANO EUSEBI (Univ. Cattolica Piacenza); GIOVANNI FIANDACA (Univ. Palermo);  CARLO FIORE (Univ. Napoli Federico II); GIOVANNI FLORA (Univ. Firenze); LUIGI FOFFANI (Univ. Trento); LUIGI FORNARI (Univ. Catanzaro); GABRIELE FORNASARI (Univ. Trento); GABRIO FORTI (Univ. Milano Cattolica); SERGIO MOCCIA (Univ. Napoli Federico II); VITO MORMANDO (Univ. Bari); FRANCESCO PALAZZO (Univ. Firenze); CARLENRICO PALIERO (Univ. Milano Statale); MICHELE PAPA (Univ. Firenze); MARCO PELISSERO (Univ. Alessandria); CARLO PIERGALLINI (Univ. Macerata); PAOLO PISA (Univ. Genova); SALVATORE PROSDOCIMI (Univ. Brescia); DOMENICO PULITANO' (Univ. Milano Bicocca); MARIO ROMANO (Univ. Milano Cattolica); SERGIO SEMINARA (Univ. Pavia); PLACIDO SIRACUSANO (Univ. Messina); GIUSEPPE SPAGNOLO (Univ. Bari); FRANCESCO VIGANO' (Univ. Milano Statale); SERGIO VINCIGUERRA (Univ. Torino); MARIO ZANCHETTI (Univ. Castellanza); GIAMMARCO AZZALI (Univ. Bari Jean Monnet); CARLO BENUSSI (Univ. Milano Statale); GIOVANNI CERQUETTI (Univ. Perugia); STEFANO FIORE (Univ. Campobasso); SILVIA LARIZZA  (Univ. Pavia); MARCO MANTOVANI (Univ. Macerata); ENRICO MEZZETTI (Univ. Teramo); CLAUDIA PECORELLA (Univ. Milano Bicocca); DAVIDE PETRINI (Univ. Torino); FRANCESCO SCHIAFFO (Univ. Salerno); STEFANO TORRACA (Univ. Campobasso); CARLO RUGA RIVA (Univ. Milano Bicocca).

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