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 .. sguardi incrociati ..... di Lunadicarta
 
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La giustizia è l'insieme delle norme che perpetuano un tipo umano in una civiltà.

Antoine De Saint-Exupéry
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 28/09/2005 @ 19:16:02, in Magistratura, linkato 1396 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Sezione della Cassazione


 
IL PROCESSO E’ LO STRUMENTO PER FARE GIUSTIZIA

1.  Una legge diretta a  far prescrivere i reati.

“Conoscere per deliberare” fu, cinquant’anni fa,  il titolo di una delle  “prediche inutili” del Presidente Luigi Einaudi.  Era il richiamo ad uno dei principi basilari ed essenziali ai quali l’attività umana – ed in particolare quella politica – deve  uniformarsi  per essere  trasparente nei fini, razionale nella scelta dei mezzi, idonea a produrre i risultati  prefissi  e a non provocare effetti collaterali infausti.  Uniformarsi a questo principio è anche un fattore  indispensabile di democrazia delle decisioni: perché la decisione politica non può essere razionalmente considerata una autentica scelta del Parlamento né può essere razionalmente  controllata dal giudizio dell’opinione pubblica se non si conoscono con precisione e concretezza  sia la situazione reale sulla quale l’intervento politico è diretto ad incidere  sia gli effetti concreti che esso avrebbe.

E’ quindi di  una gravità senza precedenti che il Ministro della giustizia si sia rifiutato di fornire al Parlamento e ai cittadini  i dati e le elaborazioni statistiche,  che egli pure possiede o che comunque può agevolmente acquisire, circa l’impatto che la modifica della prescrizione avrebbe sui procedimenti penali ed in particolare sul numero di procedimenti penali, anche relativi a reati gravi e di grande allarme sociale, che sarebbero destinati a concludersi con il proscioglimento per prescrizione se la legge in discussione fosse approvata.  Dovrebbe essere un dovere politico, in un regime democratico, dire chiaramente ai cittadini e ai parlamentari, quanti e quali imputati, magari già condannati nei gradi di merito,  verrebbero prosciolti senza che sia stato accertato dal giudice se essi sono colpevoli o innocenti.

La riduzione drastica dei termini di prescrizione – accompagnata  peraltro da un irrigidimento del regime processuale e sanzionatorio per i crimini  della delinquenza comune ed in particolare della micro-delinquenza -  è destinata a determinare, a regime, una sorta di amnistia generalizzata per un gran numero di reati (tra gli altri: la corruzione, l’usura, il furto in abitazione, l’omicidio colposo, gran parte dei reati di sfruttamento della prostituzione,  dei reati tributari e del contrabbando legato alla criminalità organizzata, come segnalato  nell’appello sottoscritto dai professori di diritto penale, tra i quali Giuliano Vassalli)  particolarmente allarmante in ragione della natura di alcuni di essi ma soprattutto per il carattere preventivo e prevedibile della sostanziale  generalizzata impunità che così viene introdotta.

Ma il profilo più grave è quello dell’impatto che la riforma  avrà sui processi pendenti ed in particolare sui processi gia decisi in secondo grado ma non ancora in cassazione (mentre va denunziata la grave indecifrabilità della norma transitoria relativa ai processi già pendenti in cassazione). Si tratta di processi la cui celebrazione nei gradi di merito è stata programmata  in base ai tempi di prescrizione stabiliti dalla legge e che ora vengono destinati al macero da una norma che riduce ora per allora, con effetto retroattivo,  il tempo concesso alla giustizia per arrivare ad una decisione definitiva.

Non si può sostenere seriamente  che abbreviare i termini della prescrizione serva ad abbreviare i tempi del processo. Allo  stato – e cioè nel contesto dell’attuale sistema processuale penale - è vero esattamente il contrario.  Tutto il processo penale, ed in particolare quello di cassazione,  è attualmente dominato ed inquinato dalla prescrizione,  che opera oggettivamente come un potente fattore di induzione all’adozione di ogni tipo di espediente al fine di dilatare i tempi processuali e ad utilizzare le impugnazioni per scopi, appunto, di mera dilazione e cioè per fini ben diversi dall'effettivo interesse ad un  controllo su ciò che ha fatto il giudice. 

2. L’abolizione dell’appello contro le sentenze di proscioglimento.

Contemporaneamente, appare prossimo a concludersi anche l’iter del disegno di legge  3600/S, che elimina l’appello del pubblico ministero contro le sentenze di proscioglimento ed apporta al giudizio penale di cassazione modifica tali da poterne determinare uno stravolgimento.

La esclusione dell’appello del pubblico ministero contro tutte le sentenze di proscioglimento non appare avere alcuna ragionevole spiegazione nel contesto delle riforme in esame.  Tale misura non può certo essere spiegata con l’esigenza di alleggerire il carico di lavoro del sistema di giustizia, dato che gli appelli del pubblico ministro rappresentano un quota  sostanzialmente esigua delle impugnazioni.  Ed appare ancora una volta del tutto incongruo  l’ennesimo richiamo all’esperienza dell’ordinamento statunitense, che è un sistema processuale basato sulla giuria, in cui il principio espresso dalla formula beyond a reasonable doubt  viene in questione principalmente  per controllare, in sede di impugnazione,  la correttezza delle istruzioni date dal giudice alla giuria, la decisione della quale in tema di accertamento del fatto non è motivata e non è sindacabile.    Nel nostro attuale sistema, l’innovazione rappresenta una riduzione delle garanzie di legalità del sistema stesso, particolarmente incongrua in ragione dell’avvenuta estensione del giudizio monocratico  di primo grado.   Comunque, tale misura, implicando il ricorso diretto in cassazione da parte del pubblico ministero contro le sentenze di  proscioglimento in primo grado  ha l’effetto di costituire un fattore di ulteriore aggravio del carico di lavoro della Corte. Questo rilievo appare particolarmente grave con riferimento alla  prevista conversione in ricorso per cassazione degli appelli oggi pendenti. 

3. La trasformazione della cassazione in giudice del fatto.

E’ di pochi mesi or sono la riforma legislativa del giudizio civile di cassazione, in cui il legislatore ha – sia pure malamente – inteso perseguire il disegno di valorizzare la funzione nomofilattica della suprema corte.  Appare lecito parlare figurativamente di schizofrenia, a fronte di una riforma che riserva alla cassazione penale un destino opposto.  Né può essere presa in seria considerazione la giustificazione che mette in rapporto l’ampliamento dei motivi di ricorso per cassazione con l’abolizione dell’appello del PM avverso le sentenze di proscioglimento.

Naturalmente, le norme, una volta emanate, sono soggette all’opera razionalizzatrice dell’interpretazione giurisprudenziale, che ha il compito di dare ad esse una lettura coerente con il sistema e con i principi e i fini dell’ordinamento, ignorando i motivi che possano aver spinto il legislatore concreto.  Ma  questa funzione ortopedica della giurisprudenza, ed in particolare di quella di legittimità, ha dei limiti  e comunque sarebbe auspicabile che la razionalità non fosse riservata alla fase applicativa delle norme ma ispirasse anche – e prima di tutto – la scrittura di esse.      

A. Da  ogni punto di vista  appaiono  suscettibili di determinare effetti stravolgenti la previsione  di modifica dell’articolo  606 comma 1 lett e) del c.p.p.  L’attuale formulazione prevede come motivo di ricorso la “mancanza o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provvedimento impugnato”. La nuova formulazione sopprime la necessità che il vizio risulti dal testo del provvedimento impugnato e così prefigurando un esame diretto degli atti del processo e delle prove da parte della Corte di cassazione.  

Il testo codicistico era stato l’approdo di un dibattito scientifico complesso tendente a consentire l’intervento della corte  di cassazione a fronte di provvedimenti manifestamente irragionevoli mantenendone la funzione di giudice di legittimità, che valuta gli atti e i provvedimenti e non i fatti e la loro ricostruzione da parte del giudice.

Questa impostazione era stata recepita quale principio generale del sistema processuale e aveva allineato la corte di cassazione italiana nel solco della tradizione delle corte europee di legittimità.  Al tempo stesso, peraltro, la Corte  aveva attenuato la rigidità della regola  introducendo opportuni e giustificati criteri di flessibilità.

Depennare oggi il riferimento alla rilevabilità del vizio di motivazione dal testo del provvedimento impugnato significa indicare la strada di un ampliamento ingiustificato ed esiziale della funzione di giudice di fatto della cassazione penale.  Se questo esito voluto dovesse realizzarsi – come si è detto la funzione ortopedica  della giurisprudenza ha dei limiti e comunque non è fisiologico che il legislatore faccia conto su di essa -  ciò determinerà un ulteriore allungamento dei tempi processuali, neutralizzando gli effetti benefici che l’autoriforma della cassazione penale aveva recentemente prodotto proprio in termini di una progressiva diminuzione della durata media del giudizio in cassazione. 

La denunciabilità del vizio di motivazione non ancorata alle incongruenze del provvedimento impugnato renderà assai meno agevole la valutazione immediata della inammissibilità del ricorso, incidendo pesantemente sulla possibilità di usare gli strumenti di  contrasto e di deterrenza contro  l’abuso del ricorso per cassazione o l’uso di esso a scopi meramente dilatori.  Ridurre  attraverso modifiche formali l’ambito di applicazione dell’inammissibilità implica quindi estendere surrettiziamente l’ambito concreto di applicazione della prescrizione  (la  quale non decorre nel corso del giudizio di cassazione provocato ad arte da un ricorso inammissibile).  Combinandosi con la riduzione dei termini di prescrizione  l’innovazione in esame è destinata quindi ad avere effetti che è lecito definire sconvolgenti.  Si porta così a compimento, per altra via,  la neutralizzazione degli strumenti di razionalizzazione e di efficienza che la Corte ha attuato con l’istituzione della VII sezione. Sul tema, già messo a rischio dalla proposta di legge Pecorella 2754-bis, il parlamento sembrava aver recepito almeno in parte il contributo di razionalità fornito dall’audizione del Primo presidente della Corte di cassazione.  Quello di oggi costituisce praticamente una riedizione  con altre forme del medesimo disegno.

B. Il testo della proposta modifica anche l’art. l’art. 606 c. 1 lett d): l’attuale formulazione prevede quale motivo di ricorso la mancata ammissione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta a norma dell’art. 495 comma 2. La proposta  è diretta ad abolire il requisito che la richiesta di ammissione sia stata fatta ai sensi dell’articolo 494, comma 2 richiedendo esclusivamente una generica ammissibilità della prova stessa.  Se la dichiarata intenzione del legislatore dovesse trovare rispondenza nell’interpretazione giurisprudenziale, la riforma potrebbe alterare profondamente il meccanismo della discovery processuale,  consentendo alla parte di riservarsi la richiesta di prove  e di chiederle o meno a seconda dell’andamento del procedimento: un oggettivo incoraggiamento a comportamenti sleali e insidiosi ed è proprio difficile pensare che sia questo ciò di cui il nostro processo penale ha  oggi bisogno.

C. Vengono rese inappellabili le sentenze di non luogo a procedere, contro le quali sarà possibile solo il ricorso per cassazione.

Anche questa norma aumenterà oggettivamente il carico di lavoro della corte dilatandone ingiustificatamente il ruolo di giudice del fatto.  Il rilievo è  del tutto evidente e non ha bisogno di spiegazioni: la misura appare porsi sulla scia di quelle infauste innovazioni che appaiono animate dalla convinzione che possano abbreviarsi i processi sostituendo l’appello con il ricorso per cassazione.  E’ sufficiente osservare – per rendere palese l’assurdita della proposta  in esame, che, nell’attuale sistema, in caso di accoglimento dell’appello del pubblico ministero, la corte d’appello emette il decreto che dispone il giudizio, che è per antonomasia la espressione della  valutazione del fatto  nella sua valenza delittuosa.  Che cosa si pensa dovrà fare la cassazione?

D. Viene introdotto l’obbligo per il pubblico ministero di formulare richiesta di archiviazione “quando la corte di cassazione si è pronunciata in ordine alla insussistenza di gravi indizi di colpevolezza,ai sensi dell’art. 273, e non sono stati acquisiti, successivamente, ulteriori elementi a carico della persona sottoposta ad indagini”.  Anche questa misura  accentua da una parte la caratterizzazione della cassazione come giudice del merito e implica dall’altra una ultraeffettività della decisione della corte, destinata a produrre i suoi effetti fuori dal  sub-procedimento de libertate  nel quale si colloca e nel quale è naturalmente destinata ad esaurire i suoi effetti.

4. Conclusioni.
 
Le riforme che il parlamenti si appresta a deliberare appaiono determinare gravissimi  rischi per la giustizia e per la legalità. Ai magistrati spetterà interpretare ed applicare le leggi  una volta che esse siano emanate.  Ma rientra anche nei loro doveri evidenziarne per tempo   i difetti e i rischi, quando ciò appaia un contributo utile per segnalare  al parlamento  l’opportunità di una rettifica e per mettere l’opinione pubblica  in condizione di poter  esercitare in modo informato la sua funzione di controllo.

A noi queste misure legislative appaiono funzionali  non al potenziamento delle garanzie processuali ma alla tutela dell’interesse illegittimo  (illegittimo anche se umanamente comprensibile) di  molti imputati – forse di tutti – non a difendersi nel processo, ma a difendersi dal processo.  

LA GIUNTA
Adottato all’unanimità il  27 settembre 2005

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Di Loredana Morandi (del 25/09/2005 @ 19:27:08, in Estero, linkato 1561 volte)

Poesia Per Un Giudice Iracheno

Resistente e Democratico
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'astioso potere
che ha distrutto cose
che ha distrutto case
che ha distrutto vite

Diritto, e Senza Timore
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'efferato omicida
che ha ucciso fanciulli
che ha ucciso anziani
che ha ucciso intere famiglie

La Legge di Mestiere
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'armato osceno
che ha ferito
che ha segregato
che ha torturato

Giustizia come Fede
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'immondo politico
che ha stracciato i Trattati
che ha stracciato le Leggi
che ha stracciato la Dignità

Timido Segno di Civiltà
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'agghiacciante brama
che non ha coscienza
che non ha cultura
che non ha storia

Tu, Figlio di Hammurabi
scagli il tuo giusto maglietto
contro l'orrendo usurpatore
della tua terra
della tua casa
della tua storia

Per l'Antico e Orgoglioso Tuo Popolo

di getto...Loredana Morandi

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Un giudice iracheno vuol arrestare i due inglesi fatti evadere con un blitz
24.09.2005 di red

 Per la magistratura irachena devono pagare i soldati britannici liberati con un blitz dalle forze inglesi lunedì scorso a Bassora, dopo essere stati arrestati dalla polizia locale. Un giudice iracheno ha emesso sabato un mandato d'arresto per loro con l’accusa di aver ucciso un poliziotto iracheno e di averne ferito un altro, di porto abusivo d'armi da fuoco e di possesso di documenti falsi.

Immediata la replica di Londra:«non ci sono basi legali per emettere mandati d'arresto del genere» ha detto il portavoce del contingente britannico a Bassora, il maggiore Steve Melbourne, secondo cui i due soldati godono di immunità da accuse di questo tipo, in base a un accordo tra il governo iracheno e le forze della coalizione. E il ministero della Difesa britannico insiste: il mandato non ha validità legale, perché «tutti i soldati britannici di stanza in Iraq sono sotto la giurisdizione britannica».

Dopo essersi imposti con la forza sulla polizia locale adesso gli inglesi non riconoscono nemmeno l’autorità della magistratura irachena. Lunedì scorso infatti i militari britannici avevano usato i carri armati per liberare i due soldati, aprendo una breccia nel muro della stazione di polizia in cui pensavano fossero detenuti, per poi scoprire che in realtà si trovavano in un’abitazione privata della città da dove sono stati poi recuperati. I due erano stati arrestati dopo uno scontro a fuoco con la polizia locale. L'intera vicenda ha portato a violenti disordini, in cui le forze britanniche sono state prese d'assalto da una folla inferocita e in cui, secondo fonti locali, sono morti almeno cinque iracheni. Già all’indomani dell’operazione i giornali inglesi erano tornati a chieder a gran voce il ritiro delle truppe mettendo sotto accusa Blair che si ritrova ora a fronteggiare un incidente diplomatico con l’Iraq proprio alla vigilia del congresso del Partito laburista britannico, che si aprirà domenica a Brighton, e al cui interno non sono state ancora superate le divergenze sull'intervento militare.

http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=44801

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Di Loredana Morandi (del 23/09/2005 @ 14:21:49, in Magistratura, linkato 1448 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

TAVOLA  ROTONDA

Il progetto di riforma della prescrizione.
Quale impatto sulla giustizia penale?
Quali effetti sui processi in corso?

Il Parlamento sta esaminando un disegno di legge in materia di prescrizione dei reati che riduce drasticamente i termini, anche per reati di particolare gravità ed allarme, ed introduce distinzioni di carattere soggettivo finora sconosciute al nostro ordinamento. È forte il rischio che cresca enormemente il numero di reati estinti per prescrizione, che già oggi è elevatissimo. Saranno moltissimi i processi già in fase di appello o di giudizio di cassazione che non avranno il loro esito naturale – l’assoluzione degli innocenti o l’accertamento di responsabilità dei colpevoli – ma termineranno, contro ogni razionale programmazione del lavoro giudiziario, con pronuncia di estinzione del reato per prescrizione.

Coordina
Ciro Riviezzo, Presidente A.N.M.

Introduce
Carlo Fucci, Vice Presidente A.N.M.

Intervengono
Prof. Franco Cordero, Università di Roma
Prof. Carlo Federico Grosso, Università di Torino
Avv. Ettore Randazzo, presidente Unione Camere Penali
Nello Rossi, Vice Segretario A.N.M.

Conclude
Antonio Patrono, Segretario Generale A.N.M.

Roma  26 settembre 2005, h. 15.30
Hotel Nazionale - Sala Cristallo
Piazza Montecitorio, 131

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Di Loredana Morandi (del 21/09/2005 @ 19:49:52, in Magistratura, linkato 1441 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

L’ANM SULLE IMPUGNAZIONI PENALI

La Camera ha approvato un disegno di legge in tema di impugnazioni penali che presenta aspetti preoccupanti.

Il sistema delle impugnazioni è certamente uno dei punti di crisi del processo penale. Incide notevolmente sulla irragionevole durata dei processi e presenta aspetti contraddittori. Esso, quindi, va interamente ripensato, sia con riguardo all’appello che al giudizio di Cassazione, anche nell’ottica di ridurne significativamente l’area di incidenza.

Invece una disposizione del progetto approvato dilata l’area di controllo sulla motivazione delle sentenze penali da parte della Corte di Cassazione che rischia di trasformare la corte da giudice di legittimità in giudice di merito di terzo grado. Con l’effetto di far crescere ulteriormente il numero dei ricorsi per Cassazione e il carico di lavoro di una Corte che già oggi produce un numero di decisioni superiore a quello di qualsiasi altro giudice supremo degli altri Paesi.

Sotto altro profilo, il disegno di legge approvato introduce il divieto di appello da parte del P.M. delle sentenze di assoluzione, al di fuori di un quadro complessivo di riordino del sistema, incidendo pesantemente sui diritti e le aspettative delle vittime dei reati. E’ quindi inaccettabile.

Roma, 21 settembre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 21/09/2005 @ 10:28:55, in Magistratura, linkato 1456 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Magistratura Democratica

La vicenda, riportata nei giorni scorsi dalla stampa, relativa alla denuncia alle autorità cinesi, da parte dei gestori del portale Yahoo, di un giornalista di quel Paese, reo di aver trasmesso via e-mail una circolare governativa ad un collega statunitense, suscita sconcerto e indignazione.
 
I diritti fondamentali non possono essere tali a San Francisco o a Roma ed essere calpestati in Cina, Paese il cui sistema penale si è rivelato, anche in questo caso, brutale e incivile. La libertà di trasmettere, anche per mezzo della posta elettronica, idee e documenti, deve essere garantita qualunque sia il Paese ove la corrispondenza è diretta ovvero da dove essa parte. La libertà di stampa è un bene di tutti e la condanna di un giornalista (a dieci anni di carcere !) per la divulgazione di notizie all'estero suscita orrore.
Yahoo è responsabile esattamente come le autorità ed i giudici della Repubblica popolare cinese per questo ennesimo insulto al diritto.
 
Magistratura democratica inizierà quindi immediatamente le operazioni necessarie per lasciare Yahoo-groups e per passare la sua mailing list emmedi sul proprio sito
www.magistraturademocratica.it 
 
Non si tratta di una questione "tecnica", ma di una decisione politica.
 
Il Segretario nazionale
Ignazio Juan Patrone

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Di Loredana Morandi (del 13/09/2005 @ 12:48:11, in Magistratura, linkato 1736 volte)


Verso l'Europa dei diritti
Lo Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia

a cura di Giuliano Amato e Elena Paciotti

Collana "Quaderni di Astrid"
Edizioni "Il Mulino"
pp. 320, € 18,00 - 88-15-10646-4
anno di pubblicazione 2005

Il volume, preceduto da una presentazione di Elena Paciotti, raccoglie gli studi di Giuliano Amato, Giacinto Bisogni, Giuseppe Busia, Giovanni Buttarelli, Francesca Caroccia, Emilio de Capitani, Vito Monetti, Elena Paciotti, Ignazio Juan Patrone, Lorenzo Salazar, Luciano Scagliotti, ed è il prodotto di una riflessione collegiale.

L'eliminazione delle frontiere nell'Unione europea agevola l'esercizio del diritto dei cittadini europei di circolare e soggiornare nel territorio di tutti gli Stati membri. Ma pone anche problemi difficili: può favorire la criminalità, libera di spostare più facilmente i suoi traffici da un paese all'altro sottraendosi alla polizia e alla giustizia, se per queste ultime rimangono insuperabili i confini nazionali; e può aggravare le conseguenze negative di politiche nazionali divergenti in materia di immigrazione e diritto d'asilo. Lo stesso diritto di ogni europeo di stabilirsi in un altro paese dell'Unione sarà effettivo soltanto se anche negli altri paesi gli saranno riconosciuti tutti i diritti che gli sono garantiti nel paese di origine. La costruzione dello Spazio europeo di libertà, sicurezza e giustizia mira a risolvere questi problemi. E' un'impresa ardua e complessa, di grande importanza per tutti gli europei.

Il lettore potrà scoprire, come scrive Giuliano Amato, quanto lo sviluppo di un comune spazio giuridico sia ricco di "rilevantissime potenzialità innovative, che vanno al cuore di problemi fra i più cruciali del nascente costituzionalismo europeo". Ne discendono segnali di speranza e di ottimismo per il futuro sviluppo dell'Unione europea come una vera democrazia sovranazionale.

Astrid, che ha dedicato una parte importante del suo lavoro di ricerca alla Costituzione europea, ha riunito in un gruppo coordinato da Giuliano Amato e Elena Paciotti i maggiori esperti italiani per una serie di riflessioni sulle problematiche della costruzione di un comune spazio giuridico europeo, alla luce del programma multiannuale per lo sviluppo dello spazio di libertà, sicurezza e giustizia definito dal Consiglio europeo del novembre 2004 (il "programma dell'Aia"). I singoli contributi nascono dunque da un lavoro comune e sono stati collegialmente discussi.

Clicca qui per l'acquisto online 

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Di Loredana Morandi (del 10/09/2005 @ 20:04:25, in Magistratura, linkato 1528 volte)

Spataro: un freno al nostro lavoro

10 Settembre 2005
intervista di Guido Ruotolo per La Stampa

ROMA. Procuratore Spataro, il governo ha varato la proposta di una nuova disciplina sulle intercettazioni. Era un intervento necessario?
«Assolutamente no, salvo alcuni aspetti marginali e tecnici. Mi viene il sospetto che si tratti di un'altra legge ad personam».

Converrà che qualche suo collega in questi anni ha abusato di questo strumento e che i processi attraverso i giornali non devono essere più consentiti?
«Certamente, ma questo avrebbe dovuto determinare interventi unicamente sulla gestione e sul regime della riservatezza dei risultati delle intercettazioni. E invece...».

Salvo lettura del testo definitivo, cosa l'ha colpita di più del disegno di legge governativo?
«Che nasce dopo una vicenda, che ha fatto emergere gravi reati, irregolarità e condotte riprovevoli di un certo sottobosco politico ed economico».

Una vicenda, procuratore aggiunto di Milano, che riguarda il suo ufficio. Con le nuove norme, cosa accadrebbe all'inchiesta sulla scalata all'Antonveneta?
«Se fosse stata in vigore questa nuova disciplina, molte persone del processo milanese non sarebbero state intercettate, e dunque sarebbero rimaste fuori dalle indagini conversazioni comunque utili ai fini della individuazione di reati commessi dai soggetti indagati».

Il presidente Berlusconi ha detto che con la nuova legge finirà un incubo per tutti gli italiani....
«Finirà l'incubo per i criminali, corruttori, manipolatori di ogni specie. A me sembra che l'impostazione complessiva delle modifiche rappresenti un vulnus, una limitazione alle investigazioni che vogliano ottenere buoni risultati».

Faccia qualche esempio concreto.
«Penso alla difficoltà di arrivare a una conclusione per le indagini che riguardano reati gravi come l'omicidio, le rapine, le estorsioni, i reati finanziari, la corruzione, i reati contro la pubblica amministrazione».

Per questi reati, le intercettazioni nei confronti degli indagati si potranno fare al massimo per tre mesi.
«E' incomprensibile questa limitazione, quando la fase delle indagini preliminari può durare da un minimo di sei mesi al massimo di un anno, con possibilità di proroghe in alcuni casi. Quindi, pm e polizia giudiziaria si troveranno a dover scegliere sulla base di criteri meramente occasionali. Su quale base si deciderà di sottoporre un indagato a intercettazioni da marzo a maggio e non da settembre a novembre?».

Non potranno più essere intercettate, salvo nei casi di reati gravi, persone non indagate. Forse si potrebbe essere d'accordo?
«Ricordo che abbiamo proceduto ad arresti di pericolosi criminali e autori di gravi reati intercettando soggetti estranei alle indagini, spesso inconsapevoli dello spessore criminale di coloro che ospitavano».

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Di Admin (del 10/09/2005 @ 07:44:19, in Magistratura, linkato 1557 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Magistratura Democratica


Cari Amici della TAVOLA DELLA PACE

Magistratura democratica, fedele all'unica interpretazione possibile dell'art. 11 della Costituzione, ha sempre condannato il ricorso alla guerra come metodo per garantire la sicurezza internazionale, così come è ferma nel condannare senza riserve qualunque forma di terrorismo, chiunque ne sia l'autore e qualunque siano le sue motivazioni.

Solo il ripristino di un diritto internzionale che ripudi la guerra, solo il rispetto dei diritti dell'uomo e della donna potranno farci uscire da questa lunga notte di dolore e di morte.

Le ragioni della marcia Perugia Assisi dell'11 settembre 2005, PER LA GIUSTIZIA E LA PACE sono perciò da noi pienamente condivise ed hanno la nostra più convinta adesione.

Roma, 4 settembre 2005

Il Segretario nazionale di Magistratura Democratica
Ignazio Juan Patrone

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Di Loredana Morandi (del 08/09/2005 @ 13:12:45, in Osservatorio Famiglia, linkato 1540 volte)

Secondo le prime informazioni, il piccolo è stato ucciso davanti al fratello maggiore. Il padre non era in casa. Ucciso un bambino di 4 anni. Per il delitto fermata la madre. E' stata la donna stessa a telefonare alla polizia

BOLZANO - A Merano un bambino di quattro anni è stato ucciso a coltellate. Per il delitto è stata fermata la madre, Christina R., 39 anni, una casalinga di lingua tedesca originaria della zona. E' stata la donna stessa a telefonare alla polizia. Attualmente si trova sotto interrogatorio nei locali del commissariato della città termale altoatesina.

L'omicidio è avvenuto in un appartamento di via Wolkenstein, nei pressi dell'ippodromo di Maia. Il bambino ucciso a Merano sarebbe stato colpito complessivamente da una decina di coltellate. Tre o quattro di queste lo avrebbero colpito al collo, le altre all'addome. L'arma usata dovrebbe essere un coltello da cucina. Sul posto si sono recati il procuratore della repubblica Cuno Tarfusser e il Pm Giancarlo Bramante.

Secondo quanto si è appreso, il bimbo, Julian, sarebbe stato ucciso davanti agli occhi del fratellino più grande. La sorellina più piccola, invece, non era in casa perchè aveva trascorso la notte nell'abitazione di una zia. Al momento del delitto il padre, Fiorenzo Delladio, un tecnico dell'Azienda energetica Meranese, si trovava al lavoro.

Al momento non è ancora possibile fare delle ipotesi sulle cause che hanno portato al delitto. Tutti i vicini di casa descrivono quella dei Delladio una famiglia tranquilla e altrettanto dicono della madre.

(8 settembre 2005)
http://www.repubblica.it/2005/i/sezioni/cronaca/bimbomerano/bimbomerano/bimbomerano.html

Nota: chissà perchè i più efferati delitti familiari avvengono nel nord dell'Italia

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Di Loredana Morandi (del 26/08/2005 @ 19:15:41, in Osservatorio Famiglia, linkato 1520 volte)

E' accaduto a Savignano sul Rubicone, in provincia di Forlì
Uccide e getta nei rifiuti il figlio appena nato
L'omicidio è stato commesso da una cinese.
La donna sostiene di aver fatto tutto da sola, ma gli inquirenti non le credono

FORLI' - Prima ha ucciso il figlio appena nato, poi l'ha gettato nel cassonetto dei rifiuti fuori casa sua. Protagonista di questa tragica vicenda è una cinese di diciotto anni, residente a Savignano sul Rubicone che è accusata di omicidio volontario e di occultamento di cadavere.
PARTO La giovane extracomunitaria, che adesso si trova nel carcere di Forlì, aveva partorito pochi giorni fa: era stata ricoverato nell'ospedale di Cesena, visto che aveva lamentato una forte emoraggia post parto. Una volta dimessa, è stata interrogata e dopo aver confessato il delitto, è stato arrestata. La giovane ha sostenuto di aver fatto tutto da sola, ma il pubblico ministero Filippo Santangelo ha interrogato altri sette cinesi, vicini alla donna, per capire se la diciottenne sia stata aiutata. La donna sostiene che il piccolo fosse nato nato morto, ma l'autopsia ha invece dimostrato che il neonato era nato il 20 agosto scorso, vivo, robusto e sarebbe morto per cause naturali.
RICOSTRUZIONE Secondo la ricostruzione la donna avrebbe partorito il figlio in una stanza di un appartamento di Fatteo, messo a disposizione dall'albergo dove lavora. In seguito avrebbe messo il piccolo in un sacchetto di plastica, sarebbe tornata a casa e avrebbe gettato il bambino nel cassetto dei rifiuti. Gli inquirenti non credono del tutto a questa ricostruzione perchè le condizioni della donna erano deficitarie e pensano che qualcuno l'abbia aiutata. Ma fino ad esso nessuno nella comunità cinese ha parlato.

Corriere Sera 26 agosto 2005
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2005/08_Agosto/26/bambino.shtml

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