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 lady J e fiori di mandorlo..... di Lunadicarta
 
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Il processo alla donna è una prassi costante. La vera imputata è la donna, perché solo se la donna viene trasformata in un'imputata si ottiene che non si facciano denunce per violenza carnale

Tina Lagostena Bassi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 17/10/2005 @ 15:37:09, in Sindacato, linkato 1262 volte)

Artisti contro la Finanziaria

di Loredana Morandi
foto di Evandro Inetti

Un grandissimo successo la manifestazione di ieri al Capranica, tanto che già i tg delle venti ieri sera titolavano ad una parziale capitolazione del cavaliere e del suo ministro Buttiglione. Sfido, noi artisti, e fra di noi i più famosi, abbiamo facoltà di parola come e più dei politici, presenti all'evento di protesta in rappresentanza di tutti gli schieramenti, dall'altissimo Willer Bordon, capogruppo della Margherita al Senato, al rotondetto e silente Buontempo di An, che deve aver taciuto per tema del linciaggio, alla sempre presente e squisita Melandri dei Ds accompagnata, naturalmente, da Fassino.

Una citazione di merito per l'attenzione, che dedica alla vertenza spettacolo all'onorevole Giulietti, che simpaticamente mi ha salutata con una sorta di cameratesco mandato: "Domani voglio leggere le tue impressioni", segno questo che anche gli onorevoli leggono noi bloggers ma io, artista e giornalista, ricordo bene di aver visto il lavoro di Giulietti in quel degli Stati Generali dell'Informazione.

Al congresso è stato sicuramente di grande rilevanza politica l'intervento dei rappresentanti sindacali, Epifani della Cgil e Pezzotta della Cisl, il primo con una relazione politico nobiliare dal taglio poco incazzoso se di provenienza cgiellina, che ha comunque suscitato molti applausi, ed il secondo giunto quinto o sesto al microfono, che per la prima volta, finalmente, ha chiamato in campo uno slogan pacifista "Più Arte e meno guerra", e che ha dato una applaudita relazione di taglio tecnico, contenente finanche alcuni buoni propositi. Perchè diciamo la verità: NO, il governo i 170 miliardi del taglio al Fus non se li ritrova nelle tasche, visto che li ha appena spalmati sul ponte del cacciatorpediniere "Andrea Doria", varato vergognosamente ieri nel silenzio generale dettato dagli artisti alla stampa.


Alta ed incisiva è stata l'apertura del presidente dell'Agis, Alberto Francesconi che, rosso in volto e sinceramente arrabbiato, è stato interrotto molte volte dagli applausi spontanei della folla. Francesconi ha chiamato gli Stati Generali dello Spettacolo, anticipando una convocazione - appello, entro i prossimi 15 giorni. Ci incontreremo ancora per questa, che è repentinamente divenuta una vera lotta.

Del fantastico, folle e "sognatore" Roberto Benigni parlano tutte le pagine di oggi, ma in sala, e a nome di tutti gli artisti presenti, è stato molto incisivo, meno populista e più politico l'intervento dal palco di Massimo Ghini, che ha narrato dell'aver preso in mano il megafono all'esterno, ed arringato la folla di centinaia di artisti e operatori dello spettacolo in protesta, sgomenti per le prospettive future ex tagli, rimasti in piazza per gli esuberi dell'ex teatro Capranica.

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 18:10:58, in Giuristi, linkato 1791 volte)

I Docenti di Diritto Penale sul DDL Nr 1899 in Tema di Legittima Difesa

A seguito dell'approvazione in Senato del disegno di legge n.1899 in tema di legittima difesa, i sottoscritti docenti di diritto e procedura penale ritengono indispensabile e urgente informare la pubblica opinione della reale portata della riforma proposta e fanno appello, nel contempo, agli onorevoli deputati, perché  sia scongiurata la definitiva approvazione del disegno di legge varato dall'aula del Senato.

 L'art.52 del codice penale, nel testo attualmente vigente, stabilisce che non è punibile chi commette un qualsiasi fatto costituente reato quando vi è "costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui  dal pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa".

 Il Senato ha approvato  l'inserimento nell'art. 52 del codice  penale dei seguenti commi aggiuntivi:

"Nei casi previsti dall'articolo 614, primo e secondo comma (violazione di domicilio, n.d.r.), sussiste il rapporto di proporzione di cui al primo comma del presente articolo se taluno legittimamente presente in uno dei luoghi ivi indicati usa un'arma legittimamente detenuta o altro mezzo idoneo al fine di difendere: a) la propria o altrui incolumità; b) i beni propri o altrui, quando non vi è desistenza e vi è pericolo d'aggressione.  La disposizione di cui al secondo comma si applica anche nel caso in cui il fatto sia avvenuto all'interno di ogni altro luogo ove venga esercitata un'attività commerciale, professionale o imprenditoriale.".

Appare subito evidente che l'innovazione proposta non ha in nessun modo l'effetto di "ampliare" i limiti di principio della legittima difesa. E' infatti assolutamente pacifico che l'attuale normativa consenta la difesa, non solo dell'incolumità personale, ma anche dei beni patrimoniali, propri o altrui e, altrettanto sicuramente, del diritto all'inviolabilità del domicilio. Si aggiunga che l'art. 59 del vigente codice penale estende la non punibilità anche ai casi in cui chi agisce per difendersi creda solo per errore di essere aggredito nella persona o nei beni, e che l'art.55 dello stesso codice prevede una marcata attenuazione della responsabilità per chi ecceda colposamente nella legittima difesa da un'aggressione, reale o supposta, cagionando, senza averne l'intenzione,  un danno maggiore del necessario.

La norma approvata dal Senato introduce però la presunzione  che la reazione dell'aggredito sia sempre e comunque proporzionata all'offesa minacciata,  quando il fatto avvenga nel domicilio dell'aggredito o nel suo luogo di lavoro. Ciò nell' intento di sottrarre al giudice, limitatamente a questi casi, la valutazione  della proporzione tra offesa e difesa e di ridurre, conseguentemente, tempi e modalità di accertamento dei fatti.

E' però del tutto irragionevole equiparare comportamenti assai diversi fra loro, solo perché avvenuti in un determinato luogo. Anche a casa propria, si può reagire a un'interferenza in modo appropriato, oppure in modo manifestamente eccessivo. Non si può trattare allo stesso modo chi neutralizza un rapinatore armato, chi spara freddamente a un ladruncolo sorpreso a rubare nell'orto e chi coglie una buona occasione per sbarazzarsi dell'ex moglie infuriata, che si è introdotta in casa e gli sta sfasciando i mobili!

Costituisce, d'altra parte, una pura illusione - per non dire una mistificazione - l'idea che all'innovazione legislativa proposta possa conseguire l'eliminazione, o la significativa riduzione, delle sofferenze che  causa all'aggredito il "normale" iter processuale che consegue all'emergere di una caso di possibile difesa legittima. E', infatti, evidente che in nessun caso si potrà prescindere dall'accertamento delle concrete circostanze  in cui si è svolto il fatto (su cui, fra l'altro, potranno esserci  versioni differenti da parte dei protagonisti e degli eventuali spettatori). Se qualcuno è stato ucciso o ferito, bisognerà sempre accertare le cause della morte o delle lesioni e il  movente dell'azione, stabilire dove esattamente il fatto è avvenuto, e con quali modalità; se (come prevede la stessa norma  approvata dal Senato) la persona che ha commesso il fatto era legittimamente presente sul posto, se deteneva legittimamente l'arma, se non vi fosse stata desistenza, se vi era stato pericolo di aggressione.  Ma anche, aggiungiamo noi,  se il corpo dell' eventuale vittima sia stato spostato, se l'aggressore non sia stato attirato di proposito sul luogo del fatto, ecc. Tutti accertamenti, questi, che richiedono esami testimoniali, perizie, consulenze, ispezioni del luoghi, e così via, con l'inevitabile corredo di informazioni di garanzia, nomina di difensori, ecc:  atti, cioè,  di carattere e di competenza prettamente giurisdizionale, almeno in uno Stato di diritto.

In realtà, disposizioni come quella approvata dal Senato rappresentano solo un arretramento a leggi di tipo casistico, come le "gride" di manzoniana memoria, annullando il progresso insito nel carattere generale e astratto della legge, proprio del diritto moderno. Esse, da un lato, mediante il ricorso alla "presunzione", mortificano in via di principio il ruolo del giudice; dall'altro, aprono la strada a inevitabili controversie applicative. Basti pensare, per fare un esempio banale, ai problemi che potrebbero nascere nei casi di liti violente fra vicini di casa!

Ma ben più grave, dal punto di vista ideologico, è l'implicita affermazione di principio che, in casa propria - o, peggio, sulla soglia della propria bottega - tutto sia lecito. Dal punto di vista politico-criminale, un solo effetto sarebbe certo: la rincorsa al possesso più o meno legittimo di armi da parte delle categorie e dei ceti più esposti, e la conseguente maggiore aggressività di una delinquenza, già di per sé ben agguerrita, consapevole dell'accresciuta aggressività "difensiva" delle potenziali vittime. La cronaca recente fornisce, a questo riguardo, esempi molto significativi. Nè ci vuole molta fantasia per immaginare l'instaurarsi di prassi malavitose, che vedano aumentare gli agguati predisposti attirando il proprio nemico in casa propria.

E' per questi motivi che i sottoscritti ritengono ormai indifferibile una forte mobilitazione contro riforme legislative, in cui non si sa dove finisca l'analfabetismo giuridico e dove inizi la malafede; e ritengono, per intanto, loro preciso dovere quello di sollecitare la più severa e vigile attenzione degli onorevoli componenti della Camera dei Deputati, nonché della pubblica opinione, perché sia bloccato l'iter parlamentare della ennesima disposizione di pura facciata - ma quanto mai  pericolosa per la coerenza e la civiltà  del sistema giuridico - con cui, in mancanza di meglio, si va alla ricerca di un facile consenso presso un'opinione pubblica disorientata e assai scarsamente informata. 

Firme: Bruno Assumma, Università di Napoli Federico II; Giuliano Balbi, 2° Università di Napoli; Alessandro Bondi, Università di Urbino; Roberto Bartoli, Università di Firenze; Stefano Canestrari, Università di Bologna; Andrea Castaldo, Università di Salerno; Mauro Catenacci, Università di Teramo; Antonio Cavaliere, Università di Napoli Federico II; Agostino De Caro, Università del Molise; M.Valeria Del Tufo, Suor Orsola Benincasa - Napoli; Alberto di Martino, SSSUP di Pisa; Emilio Dolcini, Università di Milano Statale; Paolo Ferrua, Università di Torino; Giovanni Fiandaca, Università di Palermo; Carlo Fiore, Università di Napoli Federico II; Stefano Fiore, Università del Molise; Giovanni Flora, Università di Firenze; Luigi Foffani, Università di Modena-Reggio Emilia; Gabriele Fornasari, Università di Trento; Francesco Forzati, Università di Napoli Federico II; Carlo Federico Grosso, Università di Torino; Gaetano Insolera, Università di Bologna; Elio Lo Monte, Università di Salerno; Vincenzo Maiello, Università di Napoli Federico II; Stefano Manacorda, 2° Università di Napoli; Adelmo Manna, Università di Foggia; Ferrando Mantovani, Università di Firenze; Giorgio Marinucci, Università di Milano Statale; Enrico Marzaduri, Università di Pisa; Alessandro Melchionda, Università di Trento; Enrico Mezzetti, Università di Teramo; Sergio Moccia, Università di Napoli Federico II; Lucio Monaco, Università di Urbino; Vincenzo Bruno Muscatiello, Università di Bari; Tullio Padovani, SSSUP di Pisa; Francesco Carlo Palazzo, Università di Firenze; Carlo Enrico Paliero, Università di Milano Statale; Michele Papa, Università di Firenze; Paolo Patrono, Università di Verona; Massimo Pavarini, Università di Bologna; Domenico Pulitanò, Università di Milano Bicocca; Giuseppe Riccio, Università di Napoli Federico II; Andrea Scella, Università di Udine; Francesco Schiaffo, Università di Salerno; Giuseppe Spagnolo, Università di Bari; Federico Stella, Università Cattolica di Milano; Luigi Stortoni, Università di Bologna; Alfonso M.Stile, Università di Roma La Sapienza; Stefano Torraca, Università del Sannio; Francesco Viganò, Università di Milano Statale; Marco Zanotti, Università di Udine

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 18:07:41, in Giuristi, linkato 1457 volte)

DIRITTI SOCIALI E MERCATO GLOBALE

CONVEGNO
Roma, 18 ottobre 2005
Sala Capitolare -  Chiostro del Convento di S. Maria sopra Minerva
Piazza della Minerva, 38 - Roma

I sessione
IL RUOLO DELL’ORGANIZZAZIONE INTERNAZIONALE DEL LAVORO

Ore 9.30 – 11.00
·  Giuseppe Bronzini, La Dichiarazione del ’98: contenuto e prospettive
·  Roberto Schiattarella, Gli effetti economici e sociali della tutela dei core labour rights
·  Giuliano Amato, Verso una fair globalization?

II sessione
DIRITTI SOCIO-ECONOMICI TRA LEX MERCATORIA E ORGANISMI INTERNAZIONALI

Ore 11.15 – 13.30
·  Maria Rosaria Ferrarese, L’evoluzione della lex mercatoria
·  Gianni Arrigo, Clausole sociali, codici di condotta e diritti sindacali nel commercio internazionale
·  Fabrizio Onida, Fair trade, standard sociali, imprese multinazionali e wto
·  Mario Pianta, Federico Silva, La “rottura” di Seattle

Ore 13.30 interruzione dei lavori

Ore 15.00 – 15.30
·  Alessandro Montebugnoli, Le amministrazioni locali e la responsabilità sociale dell’impresa

III sessione
IL RUOLO DELL’ UNIONE EUROPEA

Ore 15.30 – 17.00
·  Cesare Pinelli, Le clausole sui diritti umani  negli accordi di cooperazione internazionale dell’Unione
·  Stefano Rodotà, La via europea alla dimensione post-nazionale,
·  Laura Pennacchi, Un ruolo globale del sistema sociale europeo?

IV sessione
SFERA PUBBLICA MONDIALE E GARANZIE SOCIALI

Ore 17.15 – 18.00
·  Giacomo Marramao, Le idee
·  Luigi Ferrajoli, Le norme e le istituzioni

Ore 18.00 dibattito

Info: Fondazione Lelio e Lisli Basso
Via della Dogana Vecchia, 5 – 00186 Roma
www.fondazionebasso.it
Si prega di dare conferma della presenza

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 18:04:04, in Magistratura, linkato 1633 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
Sezione di Roma e Lazio

Astensione FEDERMOT

La Giunta ANM del distretto di Roma rileva che in occasione della astensione dei Magistrati onorari, proclamata dalla FEDERMOT, volta alla sollecitazione delle iniziative all'esame del Parlamento relazione alla definizione dello stato giuridico ed economico dei magistrati onorari, si è registrata considerevole partecipazione.
Esprime apprezzamento per il gravoso impegno quotidianamente svolto dai singoli Magistrati onorari, divenuti soggetti essenziali nell'attuale quadro normativo ed organizzativo del sistema giustizia e riconosce l'opportunità che tale impegno sia adeguatamente valutato sotto il profilo economico, previdenziale e assistenziale.
Ribadisce, però, l'assoluta necessità che venga mantenuto il principio di temporaneità degli incarichi onorari, che, per propria natura, devono esser finalizzati da un canto ad offrire un contributo volontario al servizio giustizia e, d'altra parte, devono esser circoscritti in limiti temporali definiti sì da evitare inammissibili reclutamenti straordinari senza espletamento di idoneo concorso.
Riafferma, pertanto, l'opportunità che  le esperienze maturate dai Magistrati onorari vengano recuperate, anche con forme di mobilità interna, alla giurisdizione onoraria o con l'assunzione d'incarichi di supporto alla attività dei giudici togati e sistemi di premialità per concorsi statali, primo fra tutti quello per uditore giudiziario .
Rappresenta che l'organizzazione di studi, incontri e convegni rendono manifesta la volontà della A.N.M. ad affrontare la questione senza ulteriori dilazioni, pervenendo alla predisposizione di una riflessione da sottoporre agli organi istituzionali che funga da base di lavoro.

La Giunta ANM Roma e Lazio

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Di Loredana Morandi (del 07/10/2005 @ 17:12:08, in Magistratura, linkato 1373 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

MAGISTRATURA DEMOCRATICA

 

Il centro di Lampedusa e la denuncia de L’Espresso

Il racconto dell’inviato de l’Espresso, che ha vissuto una settimana nel centro di Lampedusa descrive una realtà di soprusi, di trattamenti disumani, di mortificazione della dignità personale dei migranti e dei loro diritti fondamentali.

E’ necessario che in tutte le sedi – in quella giudiziaria come in quella politica – questa realtà sia affrontata con il rigore imposto dalla straordinaria gravità di quanto denunciato dal servizio giornalistico.

Ma è necessario anche denunciare che “luoghi di non diritto” come quelli descritti da l’Espresso sono il frutto di politiche sull’immigrazione e di normative che degradano le libertà inviolabili dei migranti tutelate dalla Costituzione e dalle Carte internazionali sui diritti umani.

Lo abbiamo detto molte volte: chiudere la stagione del diritto speciale dei migranti rappresenta una prospettiva non solo possibile, ma necessaria.

Quanto emerge oggi sul centro di Lampedusa, così come a suo tempo la descrizione della sorte terribile dei migranti allontanati senza alcuna garanzia verso la Libia, confermano che l’unica politica possibile è quella di non rinunciare ai principi e ai valori senza i quali una democrazia rinnega sé stessa. 

Roma, 7 ottobre 2005.

Il segretario nazionale
Ignazio Juan Patrone

Link all'articolo online sul sito de L'Espresso


 

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2005 @ 17:55:58, in Magistratura, linkato 1550 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Signor Ministro,  

raccogliendo l’allarme che proviene da vari uffici giudiziari, sentiamo il dovere di segnalarLe che le disposizioni contenute nell’art. 17 della L. 31 luglio 2005 n. 155 di conversione del D.L. 27/7/2005 n. 144 sulle misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale minacciano di produrre in breve tempo ulteriori gravi disfunzioni nel funzionamento del servizio giustizia. Sappiamo che sono state invocate ragioni che hanno indotto il Parlamento a recuperare forze per la lotta al terrorismo internazionale, ma non possiamo esimerci dal notare che lo stato attuale della giustizia non consente la sottrazione di ulteriori risorse, per cui ogni misura riduttiva deve necessariamente essere accompagnata da altre quantomeno compensative.

Gravi, in particolare, rischiano di essere le conseguenze delle norme che privano gli uffici giudiziari della possibilità  di avvalersi, per le notificazioni urgenti, della polizia giudiziaria. Ciò comporterà l’inevitabile dilatazione della durata dei processi, dovendo, anche nei casi urgenti, ricorrersi agli ufficiali giudiziari, i cui tempi, anche per le croniche carenze di organico, non consentiranno più rinvii a breve termine. Peraltro, una semplificazione della normativa sulle notificazioni, attraverso una ragionata ed organica revisione dell’elefantiaco e paralizzante sistema oggi in vigore, sembra improcrastinabile.

Le previsioni riguardanti l’impossibilità di svolgere funzioni di P.M. da parte degli ufficiali di polizia giudiziaria creeranno un grave vuoto fra i soggetti idonei a ricoprire tali funzioni nei procedimenti di competenza del giudice di pace e nei dibattimenti dinanzi ai giudici ordinari monocratici. Ciò comporterà, in molte realtà territoriali, gravi disagi nei suddetti uffici di primo grado, per l’impossibilità, da parte degli uffici di procura, di inviare il proprio rappresentante a tutte le udienze; tale vuoto, peraltro, non sembra realisticamente  colmabile con il ricorso alle categorie di studenti e pensionati, previsto dalle nuove norme.

Le chiediamo, pertanto, di sollecitare le misure legislative ed adottare quelle organizzative atte a scongiurare i rischi sopra indicati.

Roma, 5 ottobre 2005
La Giunta Esecutiva Centrale dell’A.N.M.
  

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Di Loredana Morandi (del 06/10/2005 @ 17:53:18, in Magistratura, linkato 1321 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE
Milano

Allarme prescrizione

I dati sulla prescrizione dei processi forniti dalla Corte di Cassazione (e stimati per difetto) confermano la forte preoccupazione di tutti i magistrati impegnati nell'esercizio della giurisdizione penale.

Al di là del forte messaggio "perdonistico" che verrebbe lanciato dall'iniziativa legislativa - che costituirebbe un incentivo per gli imputati a non scegliere riti alternativi per raggiungere l'obiettivo della prescrizione dell'illecito, in un sistema processuale penale inefficiente e non migliorato quanto a riforme o investimenti,- occorre sottolineare come tutto il lavoro delle forze di polizia, del personale amministrativo e di supporto verrebbe vanificato con conseguente inevitabile accrescimento di quel senso di frustrazione che già pervade il sistema  giustizia per la sua inefficienza.

Alcuni settori di intervento -che hanno visto l'impegno non solo giudiziario di magistrati e avvocati  ma anche sociale di servizi, operatori pubblici e privati - rischiano addirittura l'annullamento con una preoccupante valenza culturale di controtendenza. Ci si riferisce in particolare alle situazioni di violenza domestica laddove il reato di maltrattamenti in famiglia (che prevede una pena massima di cinque anni di reclusione) viene sottoposto ad un regime di prescrizione più breve rispetto a quello attuale. I dati forniti dalla Corte di Cassazione riferiscono di un rischio prescrizione nel 67,1% dei processi pendenti. Si tratta di una legittimazione indotta ad usare violenze sui soggetti deboli (solitamente donne e bambini).

Occorre ancora sottolineare -nella confusione tecnica di un provvedimento legislativo sospetto di incostituzionalità in quanto lega un dato oggettivo (il decorso del tempo) ad un profilo di autore (il soggetto recidivo)-  come sia particolarmente difficile  procedere alla contestazione della recidiva (che presuppone il passaggio in giudicato di sentenze di condanna) proprio nei confronti di una serie di soggetti (stranieri extracomunitari) di difficile identificazione anagrafica a causa dell'assenza di riferimenti documentali, soggetti che magari riportano segnalazioni con altri nominativi sulla base di accertamenti dattiloscopici e che risultano sempre formalmente incensurati. L'invocato rigore non troverebbe applicazione proprio in quel settore della media criminalità (contraffazione di documenti, immigrazione clandestina) che viene avvertito -da taluni- come particolarmente importante per la sicurezza dei cittadini.  

Milano 6 ottobre 2005
Fabio Roia

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Di Loredana Morandi (del 04/10/2005 @ 19:21:09, in Giuristi, linkato 1398 volte)

 

Appello per i 5 Patrioti Cubani

 

Al governo degli Stati Uniti
Al Segretario alla Giustizia

Sono ormai sette anni che i cinque patrioti cubani Gerardo Hernández, Fernando González, Antonio Guerrero, Ramón Labańino e René González sono detenuti nelle carceri statunitensi.

Le accuse mosse contro i cinque sono del tutto inconsistenti giuridicamente; l'unica "colpa" che si può loro addebitare è quella di aver lottato in modo efficace e cosciente contro il terrorismo, raccogliendo informazioni per prevenire gli attacchi terroristici sul suolo cubano provenienti dalle organizzazioni anticastriste che hanno fatto molte vittime a Cuba, fra le quali il cittadino italiano Fabio Di Celmo. Nonostante ciò essi sono stati condannate a pesanti pene detentive dalla Corte di Miami.

Di recente, la Corte di Appello di Atlanta ha annullato la sentenza di Miami, ravvisando l'assenza di un "giudizio giusto". La Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite ha condannato dal canto suo l'atteggiamento del governo statunitense nei confronti dei cinque.

Viene quindi a mancare ogni legittimità interna e internazionale dell'ingiusta reclusione imposta ai cinque patrioti cubani. Ne chiediamo con forza l'immediata liberazione e la cessazione di ogni persecuzione nei confronti loro e di tutto il popolo cubano.

Per adesioni marcelli at isgi.cnr.it

Giuristi Democratici

www.giuristidemocratici.it

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Di Loredana Morandi (del 03/10/2005 @ 11:16:54, in Magistratura, linkato 1333 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

I GUASTI DELLA LEGGE EX-CIRIELLI
 
L’ANM rinnova la sua più viva preoccupazione in ordine al disegno di legge in materia di prescrizione dei reati.

La riforma, di cui i cittadini non avvertivano il bisogno, avrà infatti un grave impatto negativo sui processi in corso,  vanificando ogni razionale programmazione del lavoro giudiziario.

In conseguenza della drastica riduzione dei tempi di prescrizione introdotta dal disegno di legge, saranno  numerosissimi i processi che rischiano di chiudersi non con un accertamento della verità - assoluzione  degli innocenti e condanna dei colpevoli -  ma con una sentenza che dichiara l’estinzione del reato per prescrizione.

Il Parlamento rischia di “deliberare senza conoscere”, ossia di approvare la legge senza disporre del numero dei reati che verranno dichiarati estinti.

Risulta che il Ministro della Giustizia abbia richiesto ed ottenuto, da alcuni mesi, i dati provenienti dalle Corti di Appello, mentre non ha richiesto dato alcuno alla Corte di Cassazione.

Sino ad oggi inspiegabilmente tali dati non sono stati resi pubblici, rendendo così impossibile una meditata ed approfondita valutazione degli effetti della riforma nelle sedi istituzionali.

Eppure tale adempimento è realizzabile, con semplicità, attraverso il ricorso a  normali strumenti statistici, a proiezioni e stime di massima.

Il Ministro, quale responsabile dei servizi per la giustizia, ha il dovere istituzionale di rendere pubblici i dati sinora acquisiti e di fornire al Parlamento e al Paese un’informazione adeguata e documentata sugli effetti della legge.

L’ANM, nel denunciare l’intollerabilità di questa situazione, invita, ancora una volta, il Ministro della Giustizia, nell’ambito della sua responsabilità, a garantire che l’opinione pubblica ed i parlamentari sino messi al corrente dei dati sui reati e sui processi prescritti.

Inoltre, la proposta di legge in discussione in Parlamento -  introducendo una differenziazione dei termini di prescrizione dei reati su base soggettiva – viola il principio di eguaglianza dei cittadini dinnanzi alla legge e stride in maniera evidente con le ragioni fondanti dell’istituto della prescrizione.

I magistrati italiani non sono i soli a denunziare il “vulnus” arrecato al nostro ordinamento.

Anche gli studiosi di diritto penale hanno manifestato, in un loro appello, tutte le ragioni di critica e di allarme nei confronti del disegno di legge, evidenziando l’effetto “criminogeno” di una legge che garantisce a chi si accinge a delinquere che la minaccia di pene severe cadrà nel vuoto.

Analoghe preoccupazioni sono state manifestate dalle organizzazioni dei penalisti italiani.

L’eccessiva durata dei processi è uno dei mali principali della giustizia italiana, ma per farvi fronte occorrono risorse e modifiche normative, e non è certo un rimedio la rinuncia a celebrare i processi.

Roma, 1 ottobre 2005

Approvato all’unanimità dal Comitato Direttivo Centrale dell’ANM

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Di Loredana Morandi (del 03/10/2005 @ 11:14:14, in Magistratura, linkato 1419 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

I NUMERI SULLA CIRIELLI
 
Magistratura e avvocatura  hanno lanciato l’allarme per il disastro che sarebbe determinato sul sistema penale dalla legge  ex Cirielli. Il Ministro Castelli  ha il dovere di fornire al Parlamento, ma anche all’opinione pubblica e agli operatori del diritto l’analisi di impatto della normativa proposta.

Con circolare prot. 157/DS del 2.2.2005 la Direzione generale di Statistica del Ministero della Giustizia   ha chiesto a tutte le Corti di Appello di fornire  entro il 9.2.2005  una serie dettagliata di dati relativi ai procedimenti pendenti  alla data del 31.12.2004. Per la tenuta dei registri in 16 Distretti è utilizzato il software ministeriale Re.Ca, in altre 4 un sofware non ufficiale, nelle restanti 9 il  registro cartaceo.

Le Corti hanno risposto tempestivamente, sebbene con un diverso livello di accuratezza.  In particolare  per le Corti che usano il sistema Reca (  oltre 2/3 del numero totale dei procedimenti)  in molti casi la casella “data di prescrizione” non era tenuta aggiornata, ma poiché per ogni singolo procedimento risultava il titolo del reato e la data di commissione, il Ministero disponeva comunque  dei dati necessari per procedere alla elaborazione.  Inoltre tra le Corti che usano software non ufficiale, la più grande, Bologna, dispone di  dati completi sulla prescrizione.

Nella materia della  tenuta dei registri, il Ministro al quale in base all’art. 110 cost  spettano  “l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla giustizia” è il vertice gerarchico ed il responsabile politico; quando il Ministro  necessita di dati  “ordina” che gli siano trasmessi, se i dati trasmessi sono incompleti ha il dovere di “ordinare” che essi siano integrati.

Risulta che il Ministro, salvo il caso di  Roma dove vi è stata una collaborazione diretta tra i funzionari ministeriali e quelli della locale Corte di appello, da aprile  ad oggi, e sono passato oltre cinque mesi, non ha fatto più nulla, non ha rivolto alcun sollecito, alcuna richiesta di integrazione dei dati mancanti.

Eppure sarebbe stato  agevole ottenere dati più completi. Basti un esempio:  a Cagliari ( in una delle sedi in cui i registri ufficiali sono ancora cartacei)  in due giorni  i rappresentanti  dell’Anm  hanno raccolti il dato della  prescrizione per  2434 procedimenti.

Il Ministro è inadempiente a fronte della responsabilità che la Costituzione gli affida.

Peraltro i dati trasmessi, pur se incompleti, potevano e dovevano essere utilizzati  come base per ulteriori elaborazioni e analisi di impattto.

Il Ministro, nella sua risposta del 20 settembre u.s. alla Commissione giustizia della Camera,   ha parlato di un campione del 12%;  evidentemente fa riferimento ai  soli procedimenti  delle Corti informatizzate con Re.Ca per i quali era pervenuto il dato già completo con la data di prescrizione calcolata.  Se si aggiungono i dati della Corte di Bologna, forniti in modo completo, si arriva ad una campione di  quasi il 20 %.

Nonostante  il Ministro colpevolmente non abbia fatto nulla per  sollecitare informazioni più complete e quindi ottenere  una più ampia base dei dati da elaborare, il campione  a disposizione è  più che significativo, perché copre  le Corti  di Appello più  grandi, ma anche alcune piccole, è equilibrato geograficamente tra nord e sud, tra sedi  che si caratterizzano per criminalità organizzata e  altre per reati economici finanziari.

E’ ragionevole ritenere che  siano confermate le più pessimistiche previsioni, che vedono a rischio  tra il 30%  ei il 40% dei procedimenti, con una triplicazione delle prescrizioni rispetto alla situazione attuale. L’affermazione di amnistia generalizzata è dunque del tutto pertinente e per di più particolarmente preoccupante per la tipologia dei reati a rischi prescrizione.

Si aggiunga che il Ministro non dispone di dati sulla Cassazione per la semplice ragione che non li ha chiesti; per i processi già pendenti in cassazione , la norma transitoria  ( peraltro formulata in modo incomprensibile) non è in grado di risolvere il problema e per di più il rischio prescrizione sarà elevatissimo per quei processi già decisi in appello e che non sono ancora pervenuti in cassazione in attesa dei dovuti adempimenti.

Noi come magistrati ci impegniamo se la legge verrà approvata a fornire e pubblicizzare periodicamente i dati dei processi che la legge ex-Cirielli, che ormai a buon diritto si potrà chiamare Legge Castelli, avrà destinato alla prescrizione e dunque dei  reati che Castelli avrà voluto rimangano  impuniti.

Roma 2 ottobre 2005
Edmondo Bruti Liberati

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