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 .. japan rose ..... di Lunadicarta
 
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Tutte le verità passano tre fasi. Primo: vengono ridicolizzate. Secondo: subiscono una opposizione violenta. Terzo: vengono accettate come ovvie.

Arthur Schopenhauer
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 22/02/2011 @ 21:10:52, in Magistratura, linkato 1875 volte)
MAGISTRATURA DEMOCRATICA


 

MOT: Le Proposte di MD
 

Quasi trecento magistrati hanno da pochi mesi iniziato il tirocinio. Altrettanti lo stanno terminando e, tra poco più di un mese, prenderanno servizio nelle sedi di destinazione

Si tratta di un piccolo popolo di nuovi magistrati, chiamati, oggi, a confrontarsi con programmi di tirocinio non sempre adeguati alle loro aspettative e, domani, un domani davvero prossimo per alcuni di loro, ad esercitare le funzioni spesso in contesti difficili.

L’atteggiamento nei loro confronti non deve essere né l’indifferenza né l’approccio ammiccante e un po’ “clientelare”  di chi promette una “protezione individuale” e l’aiuto dell’amico.

Siamo convinti che i problemi che stanno incontrando durante il tirocinio e, soprattutto, quelli che incontreranno nelle sedi di destinazione non sono problemi “loro” ma problemi anche “nostri”.

Siamo convinti che dobbiamo essere al fianco di ognuno di loro, senza favorirne nessuno.

Negli ultimi anni l’attenzione degli organi di autogoverno, centrale e locali, a questa problematica è cresciuta, ma riteniamo si debba fare di più.

Occorre individuare strumenti operativi volti a ridurre le difficoltà che i MOT saranno chiamati a fronteggiare, ad accrescere la loro partecipazione alla vita degli uffici, a tutelare la loro indipendenza esterna ed interna, a richiamare l’attenzione dei capi degli uffici giudiziari delle sedi di destinazione sulle vicende che riguardano la loro vita professionale, a stabilire controlli e sanzioni che rendano effettive le prescrizioni già esistenti.

Nel documento che si riporta di seguito e che si allega, elaborato grazie al fondamentale contributo di Ezia Maccora, Bruno Giangiacomo,  Ilio Mannucci, Luca Minniti e Fabio Regolo, l’esecutivo di emmedi ha selezionato alcuni problemi e individuato gli strumenti per affrontarli.

I consiglieri del CSM eletti in AREA hanno chiesto l’apertura di una pratica.

A loro chiediamo di promuovere modifiche regolamentari coerenti con gli obiettivi che ci siamo proposti.

L’Esecutivo di Magistratura Democratica
 

Le scelte di Magistratura Democratica:
quattro priorità da sottoporre all’attenzione del
Consiglio Superiore della Magistratura
guardando  ai Magistrati Ordinari di Tribunale


1) Prima sede tabellare per i  MOT a prescindere dal criterio dell’anzianità

L’attuale circolare sulle tabelle di organizzazione degli uffici giudiziari (triennio 2009/2011) contiene , in relazione all’ingresso dei MOT negli uffici giudiziari all’esito del tirocinio,  una specifica  previsione al punto 48 che così recita:

48.1 I magistrati ordinari all’esito del tirocinio, oltre quanto previsto al punto 39.4, in occasione del conferimento delle funzioni non possono comunque essere assegnati alle sezioni stralcio.

48.2 Subito dopo la comunicazione relativa all’elenco delle sedi da assegnare ai magistrati ordinari in tirocinio, i dirigenti degli uffici interessati dispongono i concorsi interni e formulano le conseguenti  proposte di variazione gabellare.

Fermi i limiti del paragrafo 48.1, i posti che risultano vacanti all’esito di tali procedure sono destinati ai magistrati in tirocinio e le relative proposte di variazione tabellare -la cui efficacia resta differita alla data in cui gli stessi, completato il periodo di tirocinio, prenderanno possesso all’ufficio assegnatogli –devono senza indugio essere comunicate al CSM, al CG competente ed ai magistrati interessati.

48.3 Tali proposte sono vincolanti e non possono essere successivamente modificate o derogate se non per gravi motivi di servizio dell’Ufficio o di salute del magistrato non altrimenti superabili. La modifica deve essere tempestivamente comunicata al CG ed al CSM che, se non la ritiene giustificata, annulla la decisione. La violazione di tale disposizione è segnalata ai titolari dell’azione disciplinare.

Si tratta di una disposizione che di norma viene richiamata  nella delibera con cui il CSM, su proposta della Nona Commissione, stabilisce di volta in volta, le Direttive relative al tirocinio dei MOT, adempiendo alle previsioni della normativa regolamentare (D.P.R. 17.7.1998) che prevede  uno stretto collegamento tra la funzione formativa e la verifica dell’idoneità all’esercizio delle funzioni giurisdizionali.   Infatti proprio all’art. 5 punto n. 2 del citato regolamento per il tirocinio  si ritrova  il  principio generale sopra esposto, che è stato  recepito e maggiormente specificato  nelle circolari sulle tabelle che si sono susseguite nel corso dell’ultimo decennio. 

Tale previsione mantiene la sua efficacia in quanto, nelle more dell’avvio della  Scuola superiore della Magistratura, il CSM ha stabilito che al tirocinio dei MOT si applica, in quanto compatibile, la normativa regolamentare deliberata dal CSM l’11.6.1998 e recepita nel D.P.R. 17 luglio 1998.

Più in generale la circolare in tema di tabelle nel fissare i principi che devono regolamentare la mobilità interna stabilisce (39.1) che l’organizzazione dell’ufficio deve favorire una ragionata e moderata mobilità interna che, accanto alla valorizzazione delle specializzazioni, assicuri, soprattutto nella prima fase della carriera del magistrato, la diffusione delle competenze, coerentemente ai principi e agli obiettivi delineati nel DOG.

Ne consegue che, fermi i divieti previsti dalla normativa primaria, attualmente il sistema accorda una generale preferenza nella mobilità alla maggiore anzianità dei concorrenti, ed infatti la sede che viene destinata ai Mot alla momento della loro prima assegnazione è solo quella che residua dopo che è stato espletato  il bando interno e che hanno operato le loro scelte i magistrati già in servizio.

Si tratta di un sistema anacronistico da superare,  in quanto  non valuta adeguatamente le novità positive del nuovo ordinamento giudiziario  (forte ridimensionamento del criterio dell’anzianità, particolare attenzione alla formazione dei magistrati in tirocinio, responsabilizzazione dei dirigenti degli uffici giudiziari, maggiore discrezionalità ed un lavoro  per obiettivi nel rispetto del principio di buona amministrazione stabilito dall’art. 97 della Costituzione).

Il punto  48 della circolare sulle tabelle, in realtà è espressione della tentazione mai sopita di utilizzare i magistrati di prima nomina per colmare i vuoti e coprire i posti meno ambiti.

Occorre, viceversa, pervenire ad un  sistema in grado di soddisfare le esigenze generali dell’ufficio rispettando, nel contempo,  la formazione e la crescita professionale del magistrato di prima nomina. 

Scopo che si  raggiunge da un lato eliminando   la previsione tabellare che obbliga il dirigente dell’ufficio ad espletare il concorso interno per individuare le funzioni  residue da  destinare ai  Mot dall’altro affidando   al Dirigente il compito di individuare  la posizione tabellare da destinare ai MOT, tra quelle vacanti,  scegliendo quelle che maggiormente rispondono ad  un bilanciamento tra le esigenze generali dell’ufficio  ed i bisogni professionali  di coloro che fanno ingresso nella giurisdizione. Valutazione che il Dirigente dovrà effettuare e rendere conoscibile attraverso un provvedimento motivato soggetto alla valutazione dei CG e del CSM.

Andiamo verso un periodo di sofferenza negli organici, pertanto  le sedi e le funzioni scoperte saranno molteplici e consentiranno ai Dirigenti di operare delle scelte.

D’altra parte la previsione di cui al punto 48 della citata circolare,   sembra frutto, nel susseguirsi delle varie circolari,  di un mero  trascinamento  di disposizioni precedenti, di fatto già oggi non coerente  con l’ultima circolare (biennio 2009-2011) che non prevede più l’obbligo per  il Dirigente di  pubblicare tutte le sede tabellari non coperte ma gli affida una scelta   discrezionale.

Infatti  “è stata introdotta, in materia di concorsi interni, la previsione in base alla quale i Dirigenti degli Uffici sono tenuti a motivare la scelta relativa a quali posti pubblicare, in ragione delle esigenze dell’ufficio e dei posti vacanti che restano non pubblicati, dei flussi, delle pendenze e del numero dei magistrati in servizio “  (così al punto L della Relazione  del CSM)

2) Obbligo per tutti i magistrati di effettuare un rendiconto sullo stato del proprio ufficio  in occasione del proprio trasferimento ed obbligo  per i Dirigenti di predisporre un “Kit di accoglienza” da consegnare ai mot

Affinché sia consentito al Dirigente dell’Ufficio Giudiziario di effettuare tale valutazione è necessaria la conoscenza approfondita della situazione in cui si trovano i ruoli (penali o civili) che risultano scoperti a seguito di  trasferimento del magistrato ad altra funzione e/o sede.

Da qui l’imprescindibile  necessità che in occasione del proprio trasferimento di sede e/o di funzione sia fissato dalla normativa secondaria   l’obbligo per i magistrati trasferiti  di predisporre una relazione scritta illustrativa dello stato in cui il   ruolo si trova e delle modalità con cui è stato gestito,  da trasmettere al Presidente di Sezione o al Procuratore Aggiunto e  al Presidente del Tribunale o al Procuratore della Repubblica.

Prevedere un obbligo di rendiconto  risponde in generale al principio di buona amministrazione che deve ispirare l’organizzazione degli uffici giudiziari e come tale dovrebbe essere previsto in occasione di ogni trasferimento del magistrato.

Nello specifico costituisce uno strumento che, opportunamente riscontrato e verificato, consentirebbe  al Dirigente dell’ufficio giudiziario di individuare, nel caso in cui vi siano più destinazioni tabellari possibili o più possibili assegnazioni ai gruppi di lavoro, quella che meglio risponde   a quel bilanciamento  tra esigenze dell’ufficio e bisogni formativi professionali dei Mot che è stato sopra richiamato.

In ogni caso la relazione si presenta strumento  di grande utilità sotto  molteplici aspetti (responsabilizzazione, conoscenza, trasparenza).

Nel settore civile si può ad esempio  porre la questione del subentro necessitato (perché  non vi sono altre posizioni  tabellari vacanti) del MOT in un ruolo congelato o comunque da altri gestito, che  presenta importanti problemi di organizzazione che  mal si conciliano con l’affidamento ad un magistrato che deve cominciare in autonomia per la prima volta l’esercizio delle funzioni. Il riferimento non è solo alla quantità di cause fissate per udienza, ma al numero di esse già fissate per precisazione delle conclusioni, alla fissazione di prove in contemporanea, etc.

Questa situazione presenta un duplice aspetto negativo: il magistrato che sa che a breve non dovrà più gestire quel ruolo, perché trasferito, viene quasi legittimato a trascurarlo ed il magistrato che vi subentra si trova in una condizione di difficoltà riorganizzativa inaccettabile, soprattutto se affidato a se stesso all’interno di un ufficio che non conosce  (si pensi, ad es., alla capacità della cancelleria di supportare il suo lavoro riorganizzativo del ruolo).

Introdurre, attraverso normativa secondaria,   l’obbligo per il magistrato trasferito di apprestare una breve relazione esplicativa delle condizione in cui il ruolo si trova, delle modalità con cui è stato sinora gestito e di tutte le problematiche ad esso inerenti, contribuisce innanzitutto a responsabilizzare gli stessi  magistrati.  

Occorrerà  ovviamente  affidare  ai  magistrati con compiti direttivi e semidirettivi di verificare il corretto adempimento di tale fondamentale incombente, anche attraverso opportune sollecitazioni. 

La relazione potrà, peraltro,  essere opportunamente utilizzata dallo stesso magistrato  ai fini delle valutazioni di professionalità, nella voce “autorelazione”.

L’obbligo di rendiconto costituisce  inoltre  un prezioso strumento di conoscenza, oltre che per lo stesso MOT, anche  per i  magistrati dirigenti dell’ufficio o per il  semidirettivo giudicante o requirente,   in relazione alle loro competenze in tema di organizzazione sia più generali  sia  nello specifico (assegnazione del ruolo e della posizione tabellare o assegnazione nel gruppo di lavoro al mot) dato che avranno la possibilità di emanare specifiche direttive, avuto riguardo a quanto esposto nella relazione, sulle modalità di gestione futura del ruolo in ragione delle capacità specifiche del magistrato e di quelle complessive dell’ufficio.

 Nel contempo sarò uno stimolo per gli stessi dirigenti ed un richiamo ai loro doveri  in tema di organizzazione.

Se del caso, il dirigente dell’ufficio o della sezione potrà realizzare un riequilibrio dei ruoli non solo per operare sul dato numerico delle cause o dei procedimenti, ma anche per ridistribuirle sotto il profilo qualitativo al fine di rendere meno gravoso il lavoro iniziale del magistrato al primo incarico con le funzioni giurisdizionali; evitando laddove  possibile che il Mot  sia, in via esclusiva, confinato da solo nelle sezioni distaccate o nell'esercizio di funzioni specialistiche monocratiche svolte in solitudine, eventualmente sperimentando forme di  coassegnazione di un settore.

Ai  Mot dovrà essere consegnata oltre a questa relazione specifica, una sorta di Kit di accoglienza  che dovrà essere predisposto dai Dirigenti degli uffici giudiziari (Presidente del Tribunale/procuratore della Repubblica  o presidente di sezione/procuratore aggiunto) che gli consenta di conoscere l’ufficio in cui si dovrà operare.

 In particolare, dovranno essere indicati  quali siano i profili organizzativi più rilevanti del lavoro che i mot  andranno a svolgere (tabelle, criteri di assegnazione degli affari, ordini di servizio di maggior interesse,  predisposizione in via informatica di files costituenti i modelli usati nei diversi settori del tribunale e/o della procura, se esistono etc.), i verbali delle riunioni di cui all’art.47 quater R.D. 12/41 tenute nell’ultimo anno o comunque quelle valutate come più significative, i protocolli d’udienza eventualmente esistenti e quant’altro ritenuto utile.

Più specificamente nel settore penale, a fronte del vincolo  di destinazione dei mot esclusivamente alle funzioni penali collegiali,  occorre raccomandare ai presidenti di  sezione di  assicurare un equilibrio rispetto alla ripartizione delle sentenze tra i componenti del collegio, che tenga conto  di entrambi i parametri (quantitativo e qualitativo) per evitare uno squilibrio da un lato  con l’assegnazione delle sentenze più impegnative, dall’altro non assegnando quelle più semplici, che il presidente potrebbe auto assegnarsi.  Per i mot la questione statistica assume un senso di “garanzia”, dato che essendo  sottoposti a valutazioni più rigorose e ravvicinate  è quanto mai opportuno “garantire una serenità numerica” .

Occorre infine una attenta vigilanza affinchè siano evitati atti di vero e proprio disinteresse  nell’assegnazione del personale amministrativo in assistenza e di P.G. Anche qui, è evidente la necessità di una opportuna via di mezzo, per non gravare troppo sui colleghi già in servizio ma senza d’altro canto rendere ancora più difficile l’inserimento dei mot, a cui troppo spesso vengono “rifilati” gli assistenti peggiori (se non nessuno).

L’esatto adempimento di queste disposizioni sarà specificamente valutato per i magistrati dirigenti degli uffici o delle sezioni nell’ambito della procedura di conferma del loro incarico o ai fini del conferimento di altri incarichi direttivi o semidirettivi.

3) Potenzialità della formazione  come momento di accoglienza e supporto ai Mot all’atto dell’assunzione delle funzioni

 Nodo cruciale  nei primi anni di esercizio della giurisdizione è rappresentato dalle potenzialità insite nella  formazione.

E’ indispensabile  che il tirocinio c.d. mirato venga organizzato dai magistrati affidatari, in collaborazione con la commissione uditori e la formazione decentrata, oltre che con il CSM,   in modo tale che i profili organizzativi del lavoro giudiziario siano particolarmente curati e che l’attività assegnata ai magistrati in tirocinio abitui anche ad un ritmo di lavoro che progressivamente assuma le caratteristiche di quello ordinario che quegli stessi magistrati andranno di lì a poco a compiere in assoluta autonomia.

Per quel che riguarda l’attività successiva alla presa delle funzioni si rammenta agli organi competenti che l’art.15 del Regolamento per il tirocinio degli uditori giudiziari, richiamato nelle delibere che regolano il tirocinio dei magistrati ordinari in tirocinio, come è già stato detto, va ritenuto tuttora applicabile al fine di operare quel necessario sostegno a questi magistrati di prima nomina sia dal punto di vista della formazione in sede decentrata e centrale sia dal punto di vista dello svolgimento del lavoro giudiziario.

La disposizione richiamata  prevede la figura del “tutor”, figura spesso dimenticata, che deve essere rilanciata potendo rappresentare un ulteriore e prezioso strumento  di supporto e di aiuto per coloro che si affacciano alla giurisdizione. Occorre quindi  introdurre delle previsioni  volte a garantire  la figura del tutor da individuare con largo anticipo in modo che possa acquisire informazioni e confrontarsi con gli affidatari/collaboratori del distretto di provenienza e che sia sottoposto a verifiche. La verifica di qualità del lavoro del mot con funzioni deve essere parametro di valutazione anche per il tutor.

Soprattutto negli uffici requirenti, stante la deroga introdotta al generale divieto di destinazione dei mot nelle procure, è opportuno “accompagnare” il giovane collega nei primi mesi di lavoro, attraverso un affiancamento che sia effettivo e non solo nominale con altri magistrati più anziani. Tra i compiti  più qualificanti  dei “tutor” vi sono i consigli e le attenzioni da riservare al m.o.t. quanto ai procedimenti con misure cautelari già in corso e da adottare ed a quelli che richiedono le scelte operative più delicate (si pensi ai procedimenti relativi alle c.d. fasce deboli, alla P.A., ai delitti di sangue), all’aiuto concreto nei processi più impegnativi, al rapporto con i giudici e con il personale amministrativo.

Ruolo centrale assume poi la  formazione decentrata del luogo in cui i magistrati di prima nomina  sono chiamati ad esercitare le funzioni,  che deve avere  tra gli obiettivi della propria azione quella di offrire occasioni formative (anche tra più distretti) che consentano  di affrontare i  bisogni concreti dei mot,  spesso del tutto peculiari e legate alla specificità della funzione  ed al territorio in cui sono  chiamati ad operare. 

Particolarmente  utile sarebbe ad esempio la creazione di  mailinglist (in molte sedi esistono già) per la diffusione della giurisprudenza, soprattutto quella attinente a  materie delicate/difficili o controverse per consentire ai mot  di sfruttare la professionalità dei colleghi con maggiore esperienza, soprattutto di quelli che in uffici di grandi dimensioni  hanno modo di approfondire  questioni sensibili e/o nuove. Un particolare  rilievo assume  la tematica del diritto comunitario, settore in cui sarebbe importante che la formazione garantisse una informazione periodica e capillare anche attraverso  una sorta di massimazione delle pronunce più significative.

4) La valutazione di professionalità del magistrato al primo incarico con le funzioni.

In occasione della I valutazione di professionalità, l’autorelazione del magistrato, il rapporto del dirigente dell’ufficio ed il parere del Consiglio giudiziario devono specificamente far emergere i dati relativi al contesto lavorativo nel quale il magistrato al primo incarico con le funzioni si è trovato ad operare; in particolare  devono essere valutati: le funzioni in concreto assegnate, il tipo di ruolo gestito e di attività svolte, le originarie condizioni in cui il lavoro è stato preso in carico, le attività poste in essere dai titolari di incarichi direttivi e/o semidirettivi dell’ufficio nel quale il magistrato in valutazione ha esercitato quelle funzioni, tra cui in particolare le direttive emanate, il materiale utile affidato per la conoscenza dell’ufficio, etc.

Deve, altresì, essere attentamente valutata l’attività di formazione decentrata e di tutoraggio svolta per il magistrato al primo incarico con le funzioni.

Tutto questo al fine di compiutamente contestualizzare l’attività svolta da questo magistrato e rendere le valutazioni dei singoli parametri effettive ed aderenti alla realtà lavorativa in cui il mot  ha esercitato le sue funzioni.

Conclusione

Su tutti questi  temi  si esprime l’auspicio che il CSM raccolga ed elabori gli stimoli sopra esposti  attraverso una risoluzione di carattere generale  a salvaguardia delle esigenze  professionali dei magistrati di prima nomina. 

L’Esecutivo di Magistratura Democratica
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Di Loredana Morandi (del 22/02/2011 @ 21:40:36, in Politica, linkato 1340 volte)
Processo breve, Pd: ddl devastante,
bene passo indietro

Ferranti: auspichiamo che non sia tatticismo processuale



“La decisione di non chiedere la calendarizzazione in Aula del processo breve è sicuramente un passo indietro. Ora bisogna capire se è stato dettato da tatticismi politici o processuali o se invece il presidente del consiglio e il ministro Alfano, seppur tardivamente, hanno  finalmente compreso gli irreparabili effetti che il cosiddetto processo breve determinerebbe al sistema giustizia italiano. D'altronde, le audizioni che si sono concluse oggi alla Camera non lasciano dubbi sulla portata devastante del provvedimento: centinaia di migliaia di vittime, dal nord al sud Italia, resterebbero senza giustizia”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. Roma, 22 febbraio 2011

Corte Dei Conti: Boccia (Pd), fotografia drammatica,
subito audizione per federalismo regionale



“La Corte dei Conti ha fornito un quadro drammatico del persistente degrado della nostra Pubblica amministrazione, afflitta da corruzione e frode: nessuno può chiamarsi fuori di fronte ad una patologia così avanzata. Occorre ripensare il sistema delle sanzioni mentre i partiti devono garantire tolleranza zero verso i responsabili, sbarrandogli la strada delle candidature nei luoghi elettivi. I dati della Corte, inoltre, saranno di grande interesse in sede di dibattito sul federalismo regionale: per questo sarà una delle prime audizioni che chiederemo in Bicamerale”. Lo ha affermato Francesco Boccia, deputato Pd e relatore del decreto di attuazione del federalismo regionale di cui è stata avviato la discussione nella Commissione Bicamerale.  Roma, 22 febbraio 2011 


GIUSTIZIA: LUMIA (PD), SI VUOLE TRASFORMARE
L’IMMUNITA’ IN IMPUNITA’



Roma, 21 febbraio 2011 – “Se in passato l’immunità era stata prevista dai nostri padri costituenti come uno strumento di garanzia, oggi la si vuole trasformare in uno strumento di privilegi e impunità. La sua reintroduzione fa parte del piano di Berlusconi per smantellare il sistema giudiziario.  Con la separazione delle carriere, la legge sulle intercettazioni e i tagli alla magistratura e alle forze dell’ordine ... l’obiettivo del capo del governo è quello di porsi al di sopra della legge. La qual cosa, ovviamente, è inaccettabile”. Lo dichiara il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione antimafia.
“Nel nostro Paese - aggiunge Lumia - è saltato il rapporto potere-responsabilità. All’aumento dei poteri, infatti, non è seguito un aumento delle responsabilità. Le classi dirigenti e gli eletti in Parlamento devono dedicare il proprio impegno e la propria funzione normativa per riannodare questo rapporto. Viceversa si rischia di intaccare irrimediabilmente la credibilità della politica e la tenuta qualitativa della nostra democrazia, più di quanto non lo siano adesso”.
“La politica - conclude l’esponente democratico - deve recuperare autorevolezza, capacità progettuale e di governo del Paese, sapendo coniugare legalità e sviluppo. E’ attorno a questo binomio che bisogna costruire una moderna identità democratica”.


Giustizia: Lenzi (Pd), no a immunità, sì a nuova legge elettorale



“Un Parlamento di nominati non può ridarsi l'immunità. Quando i padri costituenti hanno previsto l'immunità in funzione anti regime, l'equilibrio dei poteri costituzionali tra Parlamento e governo era paritario e il rapporto tra il singolo parlamentare e i propri elettori ben diverso da quello di oggi praticamente inesistente. Oggi ogni eletto risponde a chi lo ha messo in lista e non potrebbe mai essere libero di votare diversamente dalle indicazioni ricevute, come si è visto quando in 315 hanno sostenuto la favola della nipote di Mubarak!  Tutti dovremmo sentire l'esigenza di ridare dignità al nostro ruolo di parlamentari e questo può avvenire solo modificando il sistema elettorale e ridando agli elettori la possibilità di scegliere i propri rappresentanti”. Lo ha dichiarato Donata Lenzi, capogruppo Pd nella Giunta delle elezioni della Camera.  Roma, 21 febbraio 2011


Immunità, Pd: sarebbe grave passo indietro
in rispetto di uguaglianza cittadini

Ferranti: serve solo a Premier, tema non può essere sganciato da riforma legge elettorale



“La reintroduzione dell’immunità parlamentare sarebbe un grave passo indietro nel rispetto del principio costituzionale di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge. In uno stato di diritto non possono essere tollerate eccezioni, né sostanziali né processuali, per chi ha commesso reati comuni, anche se si stratta di parlamentari”. Così la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti che sottolinea come questo tema venga ritirato fuori oggi “solo per impedire lo svolgimento dei processi a carico di Berlusconi. E’ inoltre assurdo, ma emblematico, che chi lo vuole riportare al centro dell’agenda politica lo faccia senza neanche avere il coraggio di affrontate, tra l’altro, la  riforma della legge elettorale e quindi dei requisiti per le candidature. Sono materie strettamente agganciate tra loro perché sarebbe un enorme danno per il parlamento, anche il solo sospetto che le candidature possano essere utilizzate per ottenere privilegi giudiziari”. Roma,  21 febbraio 2011
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E' consumata abitudine di questo secolo buio l'atto di infangare la vittima, sia esso donna o minore. Il caso di Rignano Flaminio è controverso per l'effetto dei media, ma ricomprende ambienti che producono corruzione a tutti i livelli a getto continuo e si sa che una corruzione vale l'altra. I bambini, come alle volte gli adulti dalla memoria "visiva", sono dotati di una memoria prevalentemente "fotografica". Personalmente credo alla dichiarazione della madre della minore che ha riconosciuto Bendit, perché la bambina potrebbe anche averne visto il volto su di un tabloid durante la celebrazione di atti che ella "non può dimenticare". Peculiare ai tempi "nazionali" che corrono, che il caso Rignano si sia di volta in volta illuminato di ville misteriose, escort/mistress straniere e politici locali fin troppo puntuali, se li consideriamo nell'anticipazione di altri fatti di cronaca costellati delle morti, altrettanto misteriose, degli attori/attrici transgender del caso concomitante. E' mia opinione che quel che si giocherà nella brutta partita mediatica del caso Rignano stante  le molte prove veritiere e le testimonianze valide è l'assenza e/o il mancato ritrovamento di elementi riconducibili ad un collezionismo e alla sua potenziale distribuzione. Nel Lazio purtroppo i testimoni hanno vita brevissima, visto che li ammazzano in quattro e quattr'otto. Figuriamoci con quale velocità si possano formattare gli hard disk, anche senza dover ricorrere all'atto di dar fuoco all'hardware dei pc.  Quindi no ai voli pindarici su materiale che potrebbe essere ritrovato mai o tra 10 anni. La setta? Si c'è, sempre. E' quella delle raccomandazioni in Rai. L.M.


A Tivoli un'altra udienza del processo sui presunti
casi di pedofilia nella scuola Olga Rovere


TIVOLI - Una bambina della scuola materna "Olga Rovere" di Rignano Flaminio che avrebbe subito abusi sessuali descrisse alla madre particolari anatomici di uno degli imputati. È emerso questo dalla deposizione in aula di uno dei genitori-testimoni, davanti al tribunale penale di Tivoli, nel processo che vede cinque persone (le maestre Marisa Pucci, Silvana Magalotti e Patrizia Del Meglio, l'autore tv Gianfranco Scancarello e la bidella Cristina Lunerti), a vario titolo e a seconda delle posizioni, sotto processo per violenza sessuale di gruppo, maltrattamenti, corruzione di minore, sequestro di persona, atti osceni, sottrazione di persona incapace, turpiloquio e atti contrari alla pubblica decenza. Il senso delle parole della madre (costituita parte civile) sono state rese note dal suo legale, l'avvocato Mirko Mariani.

Quattro i genitori sentiti oggi in aula; tutti hanno confermato quanto hanno denunciato in passato. Secondo quanto si è appreso, oggi è stato anche il giorno in cui uno degli imputati, la maestra Marisa Pucci, ha rilasciato dichiarazioni spontanee; avrebbe sostenuto che la "Casa degli orrori" indicata dai bambini che avrebbero subito gli abusi non sarebbe la sua.

Lasciando la sede giudiziaria, la Pucci non ha voluto rilasciare alcuna dichiarazione; una sola frase: «È tutta una bufala». «Oggi - ha commentato l'avvocato Roberto Borgogno, difensore dei coniugi Scancarello-Del Meglio - abbiamo avuto una madre che ha detto che per lei è credibile tutto ciò che le ha detto la figlia, compreso cose molto improbabili come quella che la figlia abbia riconosciuto in foto un leader politico europeo dei Verdi, Cohn-Bendit, dandolo come presente a casa della maestra Patrizia. I carabinieri hanno ovviamente appurato che non vi era alcun legame. Lascio a voi il commento».

«Abbiamo sentito in aula 20 genitori - ha commentato l'avvocato di parte civile Antonio Cardamone - e, a meno che qualcuno non voglia sostenere che sono tutti bugiardi, i fatti di reato indicati emergono sicuramente provati. Le testimonianze sono tutte univoche e concordanti; i genitori hanno descritto tempi e modalità di fatti di cui sono venuti a conoscenza dalla viva voce dei figli». Prossima udienza il 21 marzo.

Il Messaggero Lunedì 21 Febbraio 2011 - 19:21    Ultimo aggiornamento: Martedì 22 Febbraio - 19:07
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2011 @ 15:10:17, in Magistratura, linkato 1548 volte)

Complimenti vivissimi ai tre pubblici ministeri per il duro lavoro svolto e per il coraggio! L.M.

Sanità, richiesto l'arresto per Tedesco

Ai domiciliari un uomo scorta di Vendola

Blitz della finanza per l'inchiesta sulla gestione appalti
Nel mirino l'ex assessore regionale e altre 5 persone

BARI - Sono almeno cinque le persone che sono state arrestate questa mattina nell'ambito dell'inchiesta sul malaffare della sanità pugliese. Nell'indagine è coinvolto l'ex assessore alla Sanità (e attuale senatore del Partito democratico) Alberto Tedesco per cui è stata chiesta l'autorizzazione all'arresto alla giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama. Tra le altre persone finite in carcere e ai domiciliari c'è anche un componente della scorta del presidente della regione Puglia, Nichi Vendola, e imprenditori ed ex dirigenti delle Asl pugliesi. Al centro dell'indagine il malaffare degli appalti sulla sanità. I pm titolari dell'inchiesta sono Desireè Digeronino, Francesco Bretone e Marcello Quercia: il gip Giuseppe De Benedictis, che ha firmato l'ordinanza, ha rigettato 18 richieste d'arresto della Procura e ne ha concesse solo sei (ma ha accolto due misure interdittive). Condividendo solo in parte la tesi accusatoria della Procura barese. Ecco la lista dei nomi coinvolti dall'inchiesta.

GLI ARRESTI - Oltre alla richiesta d’arresto in carcere emessa nei confronti del senatore Tedesco, è stato arrestato anche Mario Malcangi collaboratore del parlamentare. Ai domiciliari sono finiti Paolo Albanese, di 51 anni, di Terlizzi, componente della scorta del presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Arresti domiciliari, inoltre, per Guido Scoditti, di 68 anni, di Lecce, direttore generale della Asl salentina. Gli arresti domiciliari sono stati decisi inoltre anche per gli imprenditori di Bisceglie Diego Rana, di 52 anni e Giovanni Garofoli, di 66 anni. Misure interdittive, inoltre, sono state disposte per Alessandro Calasso, di 63 anni, di Bari, direttore sanitario della Asl barese e Antonio Acquaviva di 55 anni, medico oculista, la cui nomina al’ospedale di Terlizzi, secondo l’accusa, sarebbe stata favorita da Alberto Tedesco. Gli arrestati e Alberto Tedesco la cui richiesta di arresto dovrà essere esaminata ora dalla giunta alle autorizzazioni a procedere del Senato, sono indagati a vario titolo per concussione, corruzione e frode in pubbliche forniture.

L'INDAGINE - L'inchiesta nel febbraio 2009 ha portato alle dimissioni dell’ex assessore regionale alla Sanità, Alberto Tedesco, ora senatore del Pd, riguarda soltanto la questione degli appalti pilotati, e le nomine realizzate ad hoc per primari di ospedali e dirigenti Asl.

Corriere del Mezzogiorno 24 febbraio 2011


La Rassegna


Vendola, che grana In manette il suo caposcorta

Libero-News.it - ‎1 ora fa‎
Scandalo sanità in Puglia, coinvolto l'ex assessore Pd Tedesco. Arrestato il collaboratore di Nichi, Malcangi. In 4 ai domiciliari er lo scandalo degli appati legati alla sanità in Puglia, sono in corso l'esecuzione di sei arresti in varie città della ...

Bari, chiesto arresto senatore Pd Tedesco in inchiesta sanità

Reuters Italia - ‎6 minuti fa‎
ROMA (Reuters) - E' arrivata oggi alla Giunta per le autorizzazioni del Senato la richiesta della procura di Bari di arrestare il senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della Regione Puglia, indagato in un'inchiesta su presunti ...

Sanità Puglia/ Procura Bari chiede arresto ex assessore Tedesco

TM News - ‎1 ora fa‎
Roma, 24 feb. (TMNews) - Sei ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite stamattina a Bari dalla Guardia di finanza nell'ambito della maxi-inchiesta sugli appalti nella sanità in Puglia. La procura del capoluogo pugliese ha chiesto l'arresto ...

BARI - Sono almeno cinque le persone che sono state arrestate ...

Corriere della Sera - ‎1 ora fa‎
BARI - Sono almeno cinque le persone che sono state arrestate questa mattina nell'ambito dell'inchiesta sul malaffare della sanità pugliese. Nell'indagine è coinvolto l'ex assessore alla Sanità (e attuale senatore del Partito democratico) Alberto ...

«Non ho l'ordinanza. Ce l'hanno tutti, visto che la stampa di ...

Corriere della Sera - ‎1 ora fa‎
«Non ho l'ordinanza. Ce l'hanno tutti, visto che la stampa di tutta Italia divulga notizie e io non ho niente, come al solito. Aspetto di visionare la documentazione». Così il senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della Regione ...

SANITA': RICHIESTA D'ARRESTO PER TEDESCO (PD), MARTEDI' GIUNTA SENATO

Agenzia di Stampa Asca - ‎38 minuti fa‎
(ASCA) - Roma, 24 feb - Richiesta di arresto in Puglia per il senatore Pd, Alberto Tedesco, ex assessore alla sanita' in Puglia, nell'ambito di una delle inchieste sulla gestione della sanita' nella Regione, che ha portato stamane all'arresto anche del ...

Bari, manette per il senatore Pd

La Stampa - ‎2 ore fa‎
La procura di Bari ha chiesto l'arresto dell'attuale senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della Regione Puglia. Tedesco è indagato in alcuni fascicoli riguardanti inchieste sulla gestione della sanità in Puglia. ...

Sanità, dopo l'arresto di Alberto Tedesco è bufera in Puglia

TraniWeb - ‎33 minuti fa‎
E' stato disposto l'arresto per l'ex assessore alla sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco. Secondo la procura di Bari l'accusa di concussione, corruzione e frode in pubbliche forniture per Tedesco è scattata in seguito ad una serie di inchieste ...

Senato: primo marzo Giunta esamina richiesta arresto per Tedesco

La Repubblica Bari.it - ‎20 minuti fa‎
Roma, 24 feb. (Adnkronos) - La Giunta per le autorizzazioni a procedere di palazzo Madama, valutera' martedi' prossimo, primo marzo, alle 15, la richiesta di arresto per il senatore del Pd Alberto Tedesco, contenuta nel fascicolo trasmesso dalla ...

Puglia, Sanità: arrestato capo scorta di Nichi Vendola

Italia News - ‎2 ore fa‎
(IAMM) Nell'ambito dell'inchiesta sulla gestione della Sanità in Puglia, la Procura della Repubblica di Bari ha disposto l'arresto nei confronti del senatore del Pd, nonchè ex assessore regionale alla Sanità della Regione Puglia, Alberto Tedesco. ...

Inchiesta sanità in Puglia, Procura di Bari chiede arresto per l ...

Adnkronos/IGN - ‎2 ore fa‎
Bari - (Adnkronos) - Per l'attuale senatore del Partito Democratico dovrà valutare la giunta per le autorizzazioni. Provveddimenti di arresto per altri cinque. Le accuse sono, a vario titolo, concussione, corruzione, abuso e frode Bari, 24 feb. ...

INCHIESTA SANITA' PUGLIA: 6 ARRESTI, ANCHE CAPO SCORTA VENDOLA

AGI - Agenzia Giornalistica Italia - ‎2 ore fa‎
(AGI) - Bari, 24 feb. - Sei persone sono state arrestate, di cui una rinchiusa in carcere e gli altri ai domiciliari, nell'ambito di un'inchiesta relativa agli appalti sulla Sanita' in Puglia, mentre e' stato chiesto l'arresto per l'ex assessore alla ...

Sanita': arresti in Puglia, anche componente scorta Vendola

ANSA.it - ‎3 ore fa‎
(ANSA) - BARI, 24 FEB - Arresti sono stati eseguiti stamani nell'ambito di una delle inchieste sulla gestione della sanita' in Puglia. Oltre alla richiesta d'arresto in carcere emessa nei confronti del senatore del Pd, Alberto Tedesco, ex assessore ...

Inchieste Sanita': Puglia, 5 arresti

ANSA.it - ‎3 ore fa‎
(ANSA) - BARI, 24 FEB - La procura di Bari ha chiesto l'arresto del sen del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanita' della Regione Puglia, richiesta che dovra' essere valutata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato. ...

Inchiesta sanità Puglia: chiesto l'arresto per Tedesco

Il Quotidiano Italiano - ‎2 ore fa‎
Ora è un senatore del Pd, ma all'epoca dei fatti era assessore alla Sanità della Regione Puglia. Il nome di Alberto Tedesco, iscritto nel registro degli indagati nel 2009, ritorna nell'ambito dell'inchiesta incentrata sulla gestione nella sanità ...

Inchieste Sanita': Puglia, 5 arresti

euronews - ‎3 ore fa‎
(ANSA) – BARI, 24 FEB – La procura di Bari ha chiestol'arresto del sen del Pd Alberto Tedesco, ex assessore allaSanita' della Regione Puglia, richiesta che dovra' esserevalutata dalla Giunta per le autorizzazioni a procedere delSenato. ...

Sanità pugliese, un terremoto: arrestato anche Scoditti

Lecceprima.it - ‎2 ore fa‎
Truffa e falso, la Procura di Bari ha chiesto l'arresto per il senatore del Pd Tedesco, per fatti legati al suo ex assessorato alla Regione. Già eseguite ordinanze per dirigenti, medici, imprenditori BARI – Un vero e proprio terremoto sconquassa ancora ...

Italia A Giunta Senato carte su Alberto Tedesco Martedi' riunione ...

Fastweb.it - ‎48 minuti fa‎
(ANSA) - ROMA, 24 FEB - La giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato ha ricevuto le carte inviate dalla Procura di Bari con la richiesta di arresto del senatore del Pd Alberto Tedesco. Il presidente della Giunta, Marco Follini, ha fissato per ...

SANITA' PUGLIA/ Arrestato Tedesco, ex assessore e membro del PD

Il Sussidiario.net - ‎1 ora fa‎
SANITA' PUGLIA ARRESTATO TEDESCO - L'inchiesta sulla sanità pugliese ha ripreso in pieno il percorso. Oggi è stato arrestato l'ex assessore alla sanità Alberto Tedesco, attualmente senatore del Partito Democratico. Non è il solo coinvolto in questo ...

Press - Puglia Sanità - sotto accusa la gestione Vendola?

Notizie news (Blog) - ‎34 minuti fa‎
Scandalo sanità in Puglia ha colpito la sinistra: c'è una richiesta d'arresto in carcere per il senatore del Pd, Alberto Tedesco, ex assessore regionale alla Sanità della Puglia, poi abbiamo gli arresti domiciliari per altri 4 personaggi, ...

Puglia: Procura Bari chiede arresto per ex assessore sanita ...

La Repubblica Bari.it - ‎3 ore fa‎
(Adnkronos) - Nell'ambito della stessa inchiesta e' stato arrestato il segretario particolare di Tedesco, Mario Malcangi, e sono stati posti agli arresti domiciliari anche Guido Scoditti, direttore generale dell'Asl di Lecce, Diego Rana e Giovanni ...

Scandalo Sanità richiesta d'arresto anche per Tedesco

La Gazzetta del Mezzogiorno - ‎4 ore fa‎
BARI - Per lo scandalo degli appalti in Sanità, sono in corso 10 arresti in varie città della Puglia (oltre che a Bari, a Lecce e Taranto). Le richieste del pm Desireè Digeronimo, sono state firmate dal Gip De Benedictis. A quanto risulta, è stato ...

Puglia, inchiesta Sanità : arrestato capo scorta di Vendola

Nuova Società - ‎3 ore fa‎
di AP Raffica di arresti questa mattina in Puglia nel quadro di una delle inchieste sulla gestione della sanità in Puglia. La Procura di Bari ha chiesto anche l'arresto dell'attuale senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della ...

La procura di Bari chiede l'arresto per il senatore Pd Tedesco

Il Fatto Quotidiano - ‎3 ore fa‎
Ex assessore regionale alla Sanità nella prima giunta Vendola, l'imprenditore era stato coinvolto nel 2009 in una inchiesta su un presunto sistema corruttivo legato alla fornitura di servizi e appalti. In carcere anche il capo scorta del presidente ...

Appalti sanità Puglia, chiesto l'arresto per Tedesco

StatoQuotidiano.it - ‎3 ore fa‎
Bari – CHIESTO l'arresto – dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Bari – per l'ex assessore alla Sanità pugliese Alberto Tedesco, attuale senatore del Pd. L'ex assessore della Regione Puglia rimase coinvolto nell'apertura di alcuni fascicoli ...

Sanità, chiesto arresto per il senatore Tedesco

Lettera43 - ‎3 ore fa‎
La procura di Bari ha chiesto l'arresto del senatore del Pd Alberto Tedesco, ex assessore alla Sanità della Puglia, indagato nelle inchieste sulla gestione della sanità regionale. La richiesta d'arresto dovrà essere valutata dalla giunta per le ...

Sanitopoli pugliese: chiesto l'arresto per il senatore Pd Tedesco

PolisBlog.it (Blog) - ‎2 ore fa‎
A mesi di distanza dallo scandalo della sanità in Puglia tornano nel vivo le varie inchieste che girano intorno agli appalti tra Regione e imprenditori del settore. E c'è un nuovo salto di qualità nella gravità delle accuse. Infatti la Procura di Bari ...

Puglia, scandalo sanità: arresto per il senatore tedesco e il capo ...

Libero News - ‎3 ore fa‎
Per lo scandalo degli appalti in Sanità, sono in corso 10 arresti in varie città della Puglia (oltre che a Bari, a Lecce e Taranto). Le richieste del pm di Bari Desireè Digeronimo, sono state firmate dal Gip Giuseppe De Benedictis. ...

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2011 @ 15:28:32, in Economia, linkato 1322 volte)

Fastweb, Scaglia torna in libertà
Lo sfogo: "E' stato drammatico"


L'ex ad è imputato per riciclaggio


ROMA - Torna in libertà l’ex amministratore delegato di Fastweb, Silvio Scaglia, imputato nel processo per il riciclaggio di due miliardi di euro. Lo ha disposto la prima sezione del Tribunale di Roma accogliendo una istanza presentata dai legali del manager. Scaglia si trovava agli arresti domiciliari dallo scorso 17 maggio in Val d’Aosta.

L’ex amministratore delegato è accusato di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale ed era stato arrestato un anno fa nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Roma. Sull’istanza di scarcerazione, presentata da Pier Maria Corso e Antonio Fiorella, ieri era arrivato il parere favorevole alla scarcerazione da parte della Procura di Roma. In base a quanto si apprende da fonti giudiziarie, il Tribunale di Roma ha concesso la libertà anche a Mario Rossetti, ex componente del cda di Fastweb, anche lui sotto processo per la medesima vicenda.

Leggi l'articolo su La Stampa


«Torno in libertà dopo un anno di prigione e arresti domiciliari. Vivo da anni all’estero e appena saputo del mandato di cattura sono rientrato immediatamente in Italia a disposizione dell’autorità giudiziaria consapevole di dover passare in carcere il tempo necessario per chiarire la mia estraneità ad ogni illecito - sono le prime parole dell’ex amministratore di Fastweb - . Non mi sarei mai aspettato un percorso così drammatico». «Non mi sarei mai aspettato un percorso così travagliato, lungo e drammatico, ma rispetto la giustizia e resto convinto della correttezza della mia scelta iniziale e conto sul processo in corso per rendere evidente la mia innocenza», ha precisato Scaglia. Il manager infine ha ringraziato la famiglia e «tutti coloro che hanno continuato a credere in me e mi hanno sostenuto in questo tremendo periodo della mia vita».
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Il volto amaro della Giustizia barese

Magistrati e avvocati sul piede di guerra per le disfunzioni del palazzo di Giustizia


di Valentino Sgaramella

Bari - Non ne possono più. Magistrati e avvocati, per una volta, si ritrovano dalla stessa parte. Il Palazzo di Giustizia di via Nazariantz è ormai inadeguato. Lo dicono a gran voce, nel corso di una assemblea pubblica, alla quale sono stati invitati, oltre la stampa, anche I rappresentanti della politica cittadina. A cominciare dal sindaco, Michele Emiliano, assente giustificato per “impegni istituzionali”.La iniziativa è stata indetta dall'Associazione Nazionale Magistrati (Anm), la Camera penale, le rappresentanze sindacali del personale amministrativo e l'Associazione nazionale dei giovani avvocati. Al tavolo dei relatori, Marco Guida, Gip e presidente dell'Anm di Bari. Ha definito scandalosa la situazione del Tribunale dei minorenni, mentre su un maxi-schermo scorrevano immagini davvero inquietanti a testimonianza del degrado negli uffici. “Il volto della Giustizia assume le sembianze di un edificio adattato alla bell'è meglio con qualche mano di pittura”, ha affermato Guida. Il Giudice di pace, al San Paolo, è una postazione abbandonata a se stessa.

“Leggo dalla stampa di incursioni in quegli uffici, con fascicoli che spariscono”. Piazza De Nicola “necessita di cure urgenti”. Il Magistrato è stato esplicito: “Non ci facciamo tirare la giacca pro o contro la cittadella della Giustizia”. E rivolto alla politica: “Se ritenete che questi edifici giudiziari siano idonei, benissimo, ci adeguiamo. Se non sono idonei, la politica deve dare delle risposte ai cittadini che rappresenta”. L'avvocato Egidio Sarno, presidente della Camera penale di Bari: “Via Nazariantz doveva essere una soluzione provvisoria, sono anni che siamo qui; sono anni che il Tribunale dei minori è sistemato in un condominio, una civile abitazione in cui non ci sono aule per udienze”. La domanda è pressante: “C'è un Consiglio comunale? Ci sono forze politiche?”. Sarno ha ricordato che “un anno e mezzo fa, il sindaco di Bari si impegnò a dare una risposta; Emiliano disse che o avrebbero deciso i Giudici ritenendo valida la soluzione Pizzarotti oppure provvederemo noi con un progetto alternativo”.

Si parla di una ristrutturazione della sede di via Nazariantz, acquisendo la sede di via della Carboneria. Da allora, più nulla. Anna Maria Simone, in rappresentanza del personale amministrativo ha squarciato il velo sulla realtà: “I carichi di lavoro sono insopportabili, il personale si riduce sempre più, l'utenza reclamai suoi giusti diritti, si inciampa nei cavi elettrici sul pavimento, cadono i calcinacci se una porta sbatte, i collegamenti tra i vari uffici sono complicati”. Il capogruppo PdL, Ninni Cea, anch'egli avvocato, ha affermato la volontà dell'opposizione di chiedere la convocazione urgente di un Consiglio comunale monotematico sull'argomento. “Il percorso della cittadella forse non risolveva il problema ma almeno se ne cominciava a parlare. Un percorso per risolvere alla radice il problema. Rispetto a questo abbiamo avuto un ostruzionismo immotivato”. Ha dichiarato di essere favorevole all'ipotesi di arcipelago della Giustizia. La critica è stata dura quando ha affermato che “il comune di Bari offre in locazione sedi ad associazioni ma qui siamo alla cena delle beffe”. Circa la possibilità dell'ospedale militare come possibile sede ma non ci sarebbe stato accordo tra i Ministri Alfano e La Russa, ribadiva Marco Guida. Gli esponenti del centrodestra presenti, tra cui il sen. Ettore Bucciero, insorgevano citando il no della Commissione di manutenzione. L'assessore ai Lavori Pubblici di Bari, Marco Lacarra, tra l'altro avvocato, ha ricordato che nel 2004 la procedura del progetto di accorpamento della ditta Pizzarotti “destava perplessità; il Sindaco con una lettera chiedeva di presentare un progetto di accorpamento a chi fosse interessato”. Quella lettera, per l'Assessore, non era impegnativa ai fini di una ricerca di mercato. Ha ricordato, inoltre, che il Comune “non può suggerire risposte perchè non ci sono risorse per un immobile di 17mila metri quadri: a Bari non esiste”. La risposta finale di Marco Guida è la seguente: “A noi interessa sapere se c'è un immobile; costa, poniamo, 30 milioni. Il Comune non li ha? Andremo a battere cassa al Ministero della Giustizia. Al termine di vari interventi, l'assemblea ha deciso di istituire un tavolo tecnico permanente al quale invitare il Ministro della Giustizia e le rappresentanze sindacali, oltre al Comune e le rappresentanze di Magistrati e avvocati.

Go-Bari.IT
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Di Loredana Morandi (del 24/02/2011 @ 16:22:03, in Magistratura, linkato 1345 volte)

Diritti tv, il deputato del Pdl Berruti

condannato a 2 anni e 10 mesi 


ultimo aggiornamento: 24 febbraio, ore 16:14
Milano - (Adnkronos) - I giudici lo hanno ritenuto colpevole di riciclaggio sui presunti fondi neri legati alla compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset. Diritti tv, chiesti tre anni per Berruti del Pdl E' accusato di riciclaggio di fondi neri

Milano, 24 feb. (Adnkronos) - I giudici della prima Corte d'Appello di Milano hanno condannato oggi pomeriggio il deputato del Pdl Massimo Maria Berruti a due anni e 10 mesi di reclusione ritenendolo colpevole di riciclaggio sui presunti fondi neri legati alla compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset.

Il verdetto emesso nel pomeriggio e' il secondo pronunciato dalla Corte d'appello di Milano nei confronti del deputato dopo che la Cassazione aveva rinviato la causa al capoluogo lombardo.
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GIUSTIZIA. PENALISTI: OUA NON CI RAPPRESENTA, SU MEDIACONCILIAZIONE NON SCIOPERIAMO


Ma nel merito l’Ucpi solidarizza con i civilisti: “Condividiamo le ragioni della protesta”


“Solidarietà” ai civilisti, ma allo sciopero proclamato dall’Oua contro l’entrata in vigore della ‘media conciliazione’ i penalisti non aderiscono. Lo annuncia la giunta dell’Unione delle camere penali esprimendo riserve di metodo sull’iniziativa lanciata dall’organizzazione guidata da Maurizio De Tilla. Nel merito nessun dubbio, l’Ucpi “condivide le ragioni della protesta” perché “la contrarietà all’istituto si giustifica pienamente siccome frutto di un’idea di amministrazione della giustizia – segnalano i penalisti – parametrata alla gestione della massa di contenzioso e finalizzata esclusivamente all’abbattimento del numero delle cause pendenti, con ciò mortificando i diritti degli individui e la giurisdizione di cui la figura dell’avvocato, che svolge una essenziale funzione di garanzia dei cittadini, è parte essenziale”. E però, puntualizza la nota, “la generalizzata astensione dalle udienze in ogni settore della giurisdizione, anche in quello penale, proclamata da un’associazione non rappresentativa dell’Avvocatura (né della generalità dei civilisti, né, men che meno, dei penalisti), peraltro senza alcuna preventiva consultazione e condivisione con le Associazioni specialistiche, non può trovare il consenso dell’Unione delle camere penali che, per le ragioni esposte, non aderisce all’astensione dalle udienze per il periodo 16-22 marzo 2011”.

Roma, 24 febbraio 2011

***

GIUSTIZIA. PENALISTI CHIEDONO
AD ALFANO INCONTRO URGENTE


"Riforma esigenza democratica, non scorciatoia per sistemare certe vicende giudiziarie"


La riforma della giustizia dovrebbe essere discussa in una “sessione straordinaria dei lavori parlamentari, senza legarla ai calcoli del contingente ma sfidando tutte le forze politiche a mettere in campo una visione autonoma, e non condizionata dagli interdetti della magistratura”. In vista della messa a punto da parte del governo del progetto costituzionale di riforma della giustizia, l’Unione delle camere penali chiede un incontro urgente con il ministro della Giustizia per sottoporre il proprio “testo organico e completo scaturito dallo studio congiunto di avvocati e docenti di chiara fama. E’ un articolato che si ispira al principio della terzietà del giudice – spiegano i penalisti in una nota – e garantisce autonomia di statuto e inquadramento all’interno della magistratura per il pubblico ministero, che non viene attratto nella sfera dell’esecutivo. E’ una proposta  che solo le forze della conservazione, presenti in ogni settore dello schieramento politico che hanno come punta di lancia il sindacato dei magistrati, possono osteggiare”.
     L’Ucpi, che sulle riforme ha approvato ieri un corposo documento, invita tutti ad abbandonare “i toni grossolani della propaganda politica dimostrando che questa riforma è una esigenza democratica del sistema e non una scorciatoia per sistemare determinate vicende giudiziarie”. Già, perché il semplice annuncio “è stato subito letto, da parte di entrambi gli schieramenti politici, quale risposta strumentale alle vicende giudiziarie del Presidente del consiglio. Mentre dalle fila della maggioranza la riforma è stata agitata come una clava nei confronti della magistratura, da parte della opposizione, persino da chi in passato aveva condiviso la necessità della affermazione del principio di terzietà, il riflesso pavloviano è stato quello di sbarrare subito la strada persino alla discussione”. Ecco, “l’Avvocatura penale – avverte l’Ucpi – non intende assistere impotente a questa guerra che ha responsabili da entrambe le parti e chiede e pretende che il tema sia affrontato con la  serietà che la sua stessa importanza reclama. Se il sistema politico nel suo complesso non saprà affrontare la questione con responsabilità e coraggio, sarà l’avvocatura penale a denunciare ai cittadini la responsabilità di questo ennesimo fallimento e a battersi con tutte le  forze, utilizzando gli strumenti di protesta che la legge mette a disposizione,  per modificare un assetto che  continua a lasciare sul campo, ogni giorno, quale prima vittima, la qualità della giurisdizione”.

Ufficio stampa Ucpi
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GIUSTIZIA, CRESCE LA PROTESTA DEGLI AVVOCATI CONTRO LA “ROTTAMAZIONE” DELLA GIUSTIZIA CIVILE E L’OBBLIGATORIETÀ DELLA MEDIACONCILIAZIONE

 
http://www.giustiziaquotidiana.it/public/oua.jpg


L’OUA PRESENTA IL CALENDARIO DELLE INIZIATIVE
E IL MANIFESTO: “LA MEDIACONCILIAZIONE,
ECCO PERCHÈ NON FUNZIONERÀ”



In pochi giorni è già forte il sostegno alle iniziative lanciate dall’organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura,Oua. Molti ordini e associazioni forensi hanno aderito o preannunciato l’adesione. Si allunga il calendario di iniziative, presentato un Manifesto con le ragioni di opposizione all’obbligatorietà della mediaconciliazione.

«L’Avvocatura è in rivolta – spiega Maurizio de Tilla, presidente Oua – ed è molto preoccupata per l’entrata in vigore della mediaconciliazione obbligatoria. Sono molti gli ordini e le associazioni forensi che hanno già dato il loro fattivo sostegno o preannunciato l’adesione.L’Unione delle Camere Civili, per esempio, ha invitato tutti i civilisti italiani (quasi il 90% degli iscritti agli albi) a sostenere le iniziative promosse dall’OUA».

«Il primo appuntamento importante – aggiunge - è il 9 marzo quando è prevista la discussione nel merito dei ricorsi presentati davanti al TAR del Lazio da OUA, Consigli dell’Ordine degli Avvocati di Napoli, Firenze,Unione delle Camere Civili, AIAF, Unione Regionale degli Ordini della Campania, Associazioni e molti Ordini. Sono state sollevate questioni di incostituzionalità della normativa sulla mediaconciliazione ed è stato chiesto l’annullamento del regolamento attuativo. Ma il calendario di iniziative è sempre più ampio e il primo obiettivo sarà quello di convolgere i cittadini in una questione che li investe direttamente».

L’OUA ha promosso ulteriori importanti iniziative:

·  Intervento ad adiuvandum in relazione al ricorso presentato dal Consiglio dell’Ordine di Torino alla Corte Europea.

· Denunciare la ricaduta negativa della mediaconciliazione in sede penale.

·       Invitare gli avvocati all’assistenza gratuita nella fase di mediaconciliazione nel caso di risultato negativo.

·       Invitare la Commissione Giustizia del Senato per la sollecita calendarizzazione dei progetti di legge presentati per la modifica della media conciliazione; Benedetti Valentini, Della Monica  ed altri.

·       Referendum abrogativo.

«L’avvocatura – conclude de Tilla - si presenta unita sull’astensione dalle udienze proclamata dal 16 marzo al 22 marzo e parteciperà compatta alla manifestazione pubblica indetta a Roma per il 16 marzo, contro l’obbligatorietà della mediaconciliazione e la “rottamazione” della giustizia civile.


Roma, 23 febbraio 2011
 

IL MANIFESTO:
“LA MEDIACONCILIAZIONE OBBLIGATORIA,
ECCO PERCHÈ NON FUNZIONERÀ IN SEI PUNTI”

 

1.  perché determinerà un più difficile accesso alla giurisdizione da parte del cittadino;

2.  perché determinerà un ulteriore dilatamento dei tempi per la presentazione della richiesta di giustizia al giudice;

3.  perché determinerà un aumento degli oneri e una lievitazione dei costi, tutti a carico del cittadino;

4.  perché costituirà un ulteriore strumento dilatorio per la parte inadempiente che non ha alcuna volontà di conciliare la lite;

5.  perché appare, sul piano sistematico, in totale disarmonia con aspetti processuali e tecnici con l’effetto perverso di un probabile corto circuito per innumerevoli domande;

6.  perché prevede la nullità di una proposta di conciliazione che può avere ricadute pregiudizievoli nel giudizio di merito anche per chi non intende far ricorso alle procedure stragiudiziali di mediaconciliazione

 

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Di Loredana Morandi (del 24/02/2011 @ 17:41:25, in Magistratura, linkato 1214 volte)
Giustizia/ Palamara (Anm): Eliminare gli uffici inutili


Sul territorio ci sono Tribunali inutili

Roma, 23 feb. (TMNews) - Dopo l'invio al Csm da parte dell'Organismo unitario dell'avvocatura di una proposta di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, l'Associazione nazionale magistrati rilancia la sua posizione sul tema. Il presidente dell'Anm, Luca Palamara, ai microfoni del canale satellitare 'Justice Tv', ha ricordato che l'organizzazione degli uffici giudiziari in Italia, "risale addirittura al 1871, alla legge Rattazzi. Evidentemente è cambiato tutto rispetto a 100 anni fa: c'è internet e ci sono i mezzi di trasporto veloci. Ragion per cui riteniamo che oggi sul territorio ci sono tribunali inutili e come tali devono essere soppressi o diversamente organizzati".

Palamara ha poi aggiunto come, nel '91, ci fu "una felice intuizione di Giovanni Falcone, di attribuire la competenza delle varie Procure della Repubblica accorpandole in determinati capoluoghi di distretto e che portò alla creazione delle procure distrettuali antimafia". Oggi, ha concluso il leader dell'Anm, "vediamo di fare la stessa cosa, dando dei parametri che abbiamo elaborato con un apposito studio, eliminando gli uffici inutili e accorpando quelli limitrofi".
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