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 Blue Arashi... una tempesta blu... di Lunadicarta
 
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La giustizia fa onore ad una nazione, ma il peccato segna il destino dei popoli.

Proverbi, 14, 34
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 13/07/2011 @ 05:46:34, in Magistratura, linkato 1369 volte)
Io spero che questa breve di TM News sia solo "scritta male", altrimenti che senso avrebbe la frase "esigenza di limitare l'introduzione di nuovi reati"? Non posso e non voglio credere che una parte della magistratura associata si opponga ai danni del progresso evitando di responsabilizzarsi di fronte all'insorgenza di nuovi reati. Preferisco credere che su reati nuovi, come quelli informatici, l'ignoranza  di chi ignora provenga dalla mancanza reale di una formazione seria. Su altri reati, radicati profondamente nell'incultura patria paternalista come lo è la pedofilia in Sicilia, già detta "incesto", si deve invece osservare un certo grave disimpegno. I dati del telefono Arcobaleno, infatti, recano notizia di oltre 5000 denunce per pedofilia all'anno di cui finiscono archiviati ben quattro mila (4000 ) casi in un anno. Una cifra aberrante di fronte all'emergenza nazionale, che lascia intuire molta cattiva volontà nell'operato, anche probabilmente a causa della superficialità dell'impianto a cura delle forze dell'ordine e del NON ascolto delle vittime. La violenza sui minori e sulle donne, lo stalking, gli abusi NON sono reati bagatellari, perché le vittime restano traumatizzate per sempre. Ma come far passare il concetto  per personaggi come Vietti? L.M.

Giustizia/ Vietti: Problemi magistratura invariati da 20 anni


"Recita sul palcoscenico odierno sa molto di deja vu"


Roma, 12 lug. (TMNews) - I problemi della magistratura, da 20 anni, non sono cambiati. Questo il senso del lungo intervento del vicepresidente del Csm, Michele Vietti, nel corso della presentazione del libro 'Da Cossiga a Scalfaro', scritto dall'ex ministro della Pubblica Istruzione e, agli inizi degli anni '90, numero due dell'organo di autogoverno delle toghe Giovanni Galloni.

"La recita che avviene sul palcoscenico" di oggi "sa molto di un deja vu, basti ricordare i mali della magistratura", ha sottolineato Vietti davanti ad una consistente platea riunitasi a Palazzo dei Marescialli. Con accanto il presidente della Anm Luca Palamara e l'autore del libro, Vietti ha elencato alcune delle problematiche rimaste irrisolte: l'esigenza di limitare l'introduzione di nuovi reati, il bisogno di aumentare le risorse per la giustizia e la loro migliore distribuzione sul territorio, nonché la necessità di accelerare i concorsi e chiudere almeno 50 Tribunali, idea avanzata dallo stesso Galloni nei primi anni '90.

A conclusione del suo intervento, Vietti ha voluto ricordare: "Come ha richiamato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in questo momento di crisi economica e politica c'è bisogno di forte unità, avendo come punto di riferimento la Carta Costituzionale ed il rispetto doveroso di tutte le istituzioni".
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Di Loredana Morandi (del 12/07/2011 @ 16:57:13, in Magistratura, linkato 1534 volte)

Inchiesta G8, l'ex pm Achille Toro patteggia



Ha patteggiato stamani davanti al gup di Perugia la condanna a otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto d'ufficio l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, coinvolto nell'indagine sui cosiddetti "Grandi eventi". Patteggiamento a sei mesi di reclusione per lo stesso reato anche per il figlio Camillo. Per entrambi la pena è stata sospesa.

Achille Toro, che nel frattempo ha lasciato la magistratura, non si è presentato stamani in aula. Presente invece il figlio Camillo, che non ha voluto parlare con i giornalisti. L'udienza, tecnica, è durata pochi minuti. Erano presenti i difensori di Achille e Camillo Toro, avvocati Roberto Rampioni e Salvatore Sciullo, insieme al pm Sergio Sottani.

Nell'ambito dell'inchiesta sui grandi eventi condotta dalla procura di Perugia, Achille Toro è accusato di aver rivelato, quando era procuratore aggiunto di Roma, notizie su un procedimento trattato presso il suo ufficio nonché su quello della procura di Firenze. Notizie rivelate, secondo l'accusa, anche tramite il figlio Camillo.

Per l'ex magistrato la procura di Perugia ha invece chiesto di archiviare il reato di corruzione. Proprio il suo coinvolgimento nell'indagine avviata dalla procura di Firenze aveva portato nel capoluogo umbro la competenza nel procedimento.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-12/inchiesta-achille-toro-patteggia-100110.shtml?uuid=Aa0n9RnD

La Rassegna

Ex procuratore aggiunto Roma Toro patteggia in inchiesta G8

ANSA.it - ‎5 ore fa‎
(ANSA) - PERUGIA, 12 LUG - Ha patteggiato stamani davanti al gup di Perugia una condanna ad otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto d'ufficio l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro coinvolto nell'indagine sugli appalti per i ...

Appalti, ex pm Toro patteggia 8 mesi rivelazione segreto ufficio

Reuters Italia - ‎6 ore fa‎
PERUGIA (Reuters) - L'ex pm romano Achille Toro e il figlio Camillo oggi hanno patteggiato rispettivamente 8 e 6 mesi di carcere, con sospensione della pena, per rivelazione di segreto d'ufficio davanti al gup di Perugia in relazione agli appalti per ...

Inchiesta G8, l'ex pm Achille Toro patteggia

Il Sole 24 Ore - ‎6 ore fa‎
Ha patteggiato stamani davanti al gup di Perugia la condanna a otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto d'ufficio l'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, coinvolto nell'indagine sui cosiddetti "Grandi eventi". ...

Appalti: Achille Toro patteggia per rivelazione segreto ufficio

Adnkronos/IGN - ‎6 ore fa‎
Perugia, 12 lug. (Adnkronos) - Hanno patteggiato otto e sei mesi di reclusione il magistrato romano Achille Toro e il figlio Camillo. I due erano accusati di rivelazione di segreto d'ufficio, di corruzione e favoreggiamento, quest'ultimo contestato ...

INCHIESTA G8: TORO PATTEGGIA PER RIVELAZIONE SEGRETO UFFICIO

AGI - Agenzia Giornalistica Italia> - ‎6 ore fa‎
(AGI) - Perugia, 12 lug. - L'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, e il figlio Camillo, hanno patteggiato questa mattina rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per il reato di rivelazione di segreto di ufficio nell'ambito ...

G8, patteggia ex pm Achille Toro 8 mesi per rivelazione di segreti ...

La Repubblica - ‎6 ore fa‎
L'ex magistrato era coinvolto, insieme al figlio Camillo (che ha patteggiato sei mesi), nell'indagine sui cosidetti Grandi eventi. Per tutti e due la pena è stata sospesa PERUGIA - Otto mesi di reclusione, con pena sospesa. ...

G8/ L'ex procuratore di Roma Achille Toro patteggia 8 mesi

Virgilio - ‎1 ora fa‎
Nell'ambito dell'inchiesta sugli appalti per il G8 e per i cosiddetti 'grandi eventi' l'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, e il figlio Camillo, hanno patteggiato, oggi, rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, ...

Inchiesta Grandi eventi, Toro patteggia

Il Tempo - ‎3 ore fa‎
Otto mesi all'ex procuratore aggiunto di Roma e sei al figlio per rivelazione di segreto d'ufficio. La difesa: "Non è un'ammissione ma una scelta processuale". Hanno patteggiato, come era previsto. Il magistrato romano Achille Toro e il figlio Camillo ...

PROCESSO 'G8': ACHILLE TORO PATTEGGIA LA PENA. OTTO MESI DI RECLUSIONE

IRIS Press - Agenzia stampa nazionale - ‎4 ore fa‎
(IRIS) - ROMA, 12 LUG - Otto mesi di reclusione. Questa la condanna stabilita, con il patteggiamento, dal Gup di Perugia nei confronti di Achille Toro, coinvolto nell'indagine sugli appalti per i 'Grandi Eventi'. L'ex procuratore aggiunto di Roma è ...

Appalti: legali Toro, patteggiamento no ammissione colpa

Libero-News.it - ‎4 ore fa‎
Perugia, 12 lug. (Adnkronos) - Il patteggiamento "non e' un'ammissione di colpa ma una scelta processuale". E'quanto hanno sostenuto gli avvocati dell'ex pm Achille Toro e del figlio Camillo che stamane hanno patteggiato otto e sei mesi di condanna, ...

Rivelazione di segreto, Achille Toro patteggia otto mesi

Il Fatto Quotidiano - ‎4 ore fa‎
L'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, e il figlio Camillo, hanno patteggiato questa mattina rispettivamente 8 e 6 mesi di reclusione, con pena sospesa, per il reato di rivelazione di segreto di ufficio nell'ambito dell'inchiesta sul G8 e sui ...

L'ex Pm Achille Toro patteggia 8 mesi, era nella "cricca" di Anemone

Julie News - ‎5 ore fa‎
PERUGIA - Achille Toro, ex Pubblico Ministero nel capoluogo romano, ha patteggiato oggi davanti al Gup di Perugia una pena ad 8 mesi di reclusione, con pena sospesa, per le accuse di rivelazione di segreto d'ufficio. Insieme a lui è stato condannato a ...

Grandi Eventi, patteggia l'ex pm Achille Toro

RomagnaOggi.it - ‎5 ore fa‎
ROMA - L'ex procuratore aggiunto di Roma, Achille Toro, ha patteggiato martedì mattina otto mesi di reclusione (pena sospesa) davanti al gup di Perugia, nell'ambito del processo relativo all'inchiesta Gran Eventi. L'ex pm, che non era presente in aula, ...

Patteggiamento della pena per Achille Toro e il figlio Camillo

Il sito di Perugia - ‎5 ore fa‎
Rispettivamente otto e sei mesi di reclusione per rivelazione di segreto d'ufficio. Si tratta delle condanne patteggiate questa mattina, davanti al gup di Perugia, dall'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro e dal figlio Camillo, ...

G8: patteggia 8 mesi ex procuratore Toro

euronews - ‎5 ore fa‎
(ANSA) – PERUGIA, 12 LUG – L'ex procuratore aggiunto diRoma Achille Toro ha patteggiato davanti al gup di Perugia lacondanna ad otto mesi di reclusione per rivelazione di segretod'ufficio l'ex procuratore aggiunto. L'inchiesta riguarda icosiddetti ...

Grandi Eventi, Toro patteggia otto mesi di reclusione

La Goccia - ‎6 ore fa‎
Non si è oggi presentato in aula Achille Toro, accusato nell'ambito dell'inchiesta “Grandi Eventi” seguita dalla procura di Perugia, insieme al figlio Camillo, di aver rivelato, quando era procuratore aggiunto di Roma, notizie su un procedimento ...

G8, ex pm Toro patteggia pena: 8 mesi per rivelazioni d'ufficio

Libero-News.it - ‎6 ore fa‎
L'ex magistrato è coinvolto nell'indagine sui 'Grandi eventi'. Insieme a lui, il figlio Camillo che ha patteggiato 6 mesi tto mesi di reclusione, con pena sospesa, per rivelazione di segreto d'ufficio, corruzione e favoreggiamento. ...

G8: patteggia 8 mesi ex procuratore Toro

ANSA.it - ‎6 ore fa‎
(ANSA) - PERUGIA, 12 LUG - L'ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro ha patteggiato davanti al gup di Perugia la condanna ad otto mesi di reclusione per rivelazione di segreto d'ufficio l'ex procuratore aggiunto. L'inchiesta riguarda i cosiddetti ...

G8, l'ex pm Toro patteggia: 8 mesi di reclusione

Il Quotidiano Italiano - ‎3 ore fa‎
Patteggiamento rispettivamente a otto e sei mesi di reclusione, con pena sospesa, per l'ex magistrato Achille Toro e per suo figlio Camillo. L'ex procuratore aggiunto di Roma e suo figlio sono accusati per il reato di rivelazione di segreti d'ufficio, ...
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Di Loredana Morandi (del 12/07/2011 @ 08:22:07, in Magistratura, linkato 1776 volte)
Questa storia, come la racconta Travaglio non la racconta nessun altro. Ma ognuno ha la sua storia e la mia è legata a quella della denuncia ai due pm milanesi su Perugia (processo a Brescia). Ovvero quando divulgai a beneficio dei giornalisti di agenzie, quotidiani e dei tg delle 20 le tessere massoniche del pool di avvocati, che aveva redatto la denuncia nei confronti dei due ottimi pubblico ministero.   L.M.

Mondadori, storia di una sentenza comprata

Nel 1991 la Corte d'appello annulla il Lodo arbitrale e sfila il primo gruppo editoriale italiano al patron dell'Espresso. Il corruttore è Cesare Previti che, con gli avvocati Pacifico e Acampora, pagò il giudice Vittorio Metta

di Marco Travaglio

Che la sentenza Mondadori del 1991 che annullò il Lodo arbitrale e sfilò il primo gruppo editoriale italiano a Carlo De Benedetti consegnandolo a Silvio Berlusconi fosse comprata, dovrebbero saperlo tutti. Il corruttore si chiama Cesare Previti che, assieme agli avvocati Attilio Pacifico e Giovanni Acampora, pagò il giudice Vittorio Metta per conto di B. e con denaro della Fininvest di B., utilizzatore finale del mercimonio criminale. Da vent’anni dunque il presidente del Consiglio possiede abusivamente una casa editrice, con i suoi libri e i suoi settimanali, usandoli per accumulare utili e consensi. Ma non vuole saperne di restituire il maltolto. Un po’ di storia.

IL LODO
Nel 1988 Berlusconi, che già da tempo ha messo un piede nella casa editrice rilevando le azioni di Leonardo Mondadori, annuncia: “Non voglio restare sul sedile posteriore”. De Benedetti, che controlla il pacchetto di maggioranza, resiste all’assalto e si accorda con la famiglia Formenton, erede di Arnoldo, che s’impegna a vendergli il suo pacchetto azionario entro il 30 gennaio 1991. Ma gli eredi cambiano idea e, nel novembre del 1989, fanno blocco con Berlusconi che, il 25 gennaio 1990, si insedia alla presidenza della casa editrice. Oltre a tre tv e al Giornale, dunque, il Cavaliere s’impossessa del gruppo editoriale che controlla Repubblica, Panorama, Espresso, Epoca e i 15 giornali locali Finegil, spostandolo dal campo anti-craxiano a quello filo-craxiano. La “guerra di Segrate”, per unanime decisione dei contendenti, finisce dinanzi a un collegio di tre arbitri, scelti da De Benedetti, dai Formenton e dalla Cassazione. Il lodo arbitrale, il 20 giugno 1990, dà ragione all’Ingegnere: il suo patto con i Formenton resta valido, le azioni Mondadori devono tornare a lui. Berlusconi lascia la presidenza, arrivano i manager della Cir debenedettiana: Carlo Caracciolo, Antonio Coppi e Corrado Passera. Ma il Cavaliere rovescia il tavolo e, assieme ai Formenton, impugna il lodo dinanzi alla Corte d’appello di Roma. Se ne occupa la I sezione civile, presieduta da Arnaldo Valente (secondo Stefania Ariosto, frequentatore di casa Previti). Giudice relatore ed estensore della sentenza: Vittorio Metta, anch’egli intimo di Previti. La camera di consiglio si chiude il 14 gennaio 1991. Dieci giorni dopo, il 24, la sentenza viene resa pubblica: annullato il Lodo, la Mondadori torna per sempre a Berlusconi. L’Ingegnere lo sapeva già: un mese prima il presidente della Consob, l’andreottiano Bruno Pazzi, aveva preannunciato la sconfitta al suo legale Vittorio Ripa di Meana. “Correva voce – testimonierà De Benedetti – che la sentenza era stata scritta a macchina nello studio dell’avvocato Acampora ed era costata 10 miliardi… Fu allora che sentii per la prima volta il nome di Previti, come persona vicina a Berlusconi e notoriamente molto introdotta negli uffici giudiziari romani”. Nonostante il trionfo, comunque, Berlusconi non riesce a portare a casa l’intera torta. I direttori e molti giornalisti di Repubblica, Espresso e Panorama si ribellano ai nuovi padroni. Giulio Andreotti, allarmato dallo strapotere di Craxi sull’editoria, impone una transazione nell’ufficio del suo amico Giuseppe Ciarrapico: Repubblica, Espresso e i giornali Finegil tornano al gruppo Caracciolo-De Benedetti; Panorama, Epoca e il resto della Mondadori rimangono alla Fininvest.

I SOLDI
Indagando dal 1995 sulle rivelazioni della Ariosto sulle mazzette di Previti ad alcuni giudici romani, il pool di Milano scopre un fiume di denaro dai conti esteri Fininvest a quelli degli avvocati del gruppo e da questi, in contanti, a Metta. Il 14 febbraio ‘91 dalle casse All Iberian parte un bonifico di 2.732.868 dollari (3 miliardi di lire) al conto “Mercier” di Previti. Da questo, il 26 febbraio, altro bonifico di 1 miliardo e mezzo (metà della provvista) al conto “Careliza Trade” di Acampora. Questi il 1° ottobre bonifica 425 milioni a Previti, che li dirotta in due tranche (11 e 16 ottobre) sul conto “Pavoncella” di Pacifico. Il quale preleva 400 milioni in contanti il 15 e il 17 ottobre e li fa recapitare in Italia a un misterioso destinatario: secondo l’accusa, Metta. Il giudice, nei mesi successivi, acquista e ristruttura un appartamento per la figlia Sabrina e compra una nuova auto Bmw, il tutto con denaro contante di provenienza imprecisata (circa 400 milioni). Poi lascia la magistratura, diventa avvocato e dove va a lavorare con la figlia Sabrina? Allo studio Previti, naturalmente. Al processo, Previti giustificherà quei 3 miliardi Fininvest in Svizzera come “tranquillissime parcelle”, ma non riuscirà a documentare nemmeno uno straccio di incarico professionale in quel periodo. Mentiranno pure Acampora e Pacifico. E così Metta, che tenterà di spacciare l’improvvisa liquidità per un’eredità. L’ex giudice giurerà di aver conosciuto Previti solo nel ‘94, ma i pm Boccassini e Colombo scopriranno telefonate fra i due già nel 1992-‘93.
Poi ci sono le modalità a dir poco stravaganti della sentenza Mondadori: dai registri della Corte d’appello emerge che Metta depositò la motivazione (168 pagine) il 15 gennaio 1991: il giorno dopo la camera di consiglio. Un’impresa mai riuscita a un giudice, né tantomeno a lui, che impiegava due-tre mesi per sentenze molto più brevi. Evidente che qualcuno l’aveva scritta prima che la Corte decidesse.

IL PROCESSO
Nel 1999 il pool chiede il rinvio a giudizio per Berlusconi, Previti, Metta, Acampora, Pacifico. Nel 2000 il gup li proscioglie tutti con formula dubitativa (comma 2 art. 530 cpp). Ma nel 2001 la Corte d’appello accoglie il ricorso della Procura e li rinvia a giudizio tutti, tranne Berlusconi, appena tornato a Palazzo Chigi e salvato dalla prescrizione: a lui i giudici accordano le attenuanti generiche. Perché a lui sì e agli altri no? Per “le attuali condizioni di vita individuale e sociale il cui oggettivo di per sé giustifica l’applicazione” delle attenuanti. La Cassazione conferma: il Cavaliere non è innocente, anzi è “ragionevole” e “logico” che il mandante della tangente a Metta fosse proprio lui. Ma un fatto tecnico come le attenuanti “per la condotta di vita successiva all’ipotizzato delitto” giustifica le attenuanti ad personam. Anziché rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito, B. prende e porta a casa. E fa bene: gli altri coimputati, senza le attenuanti, saranno tutti condannati. In primo grado, nel 2003, Metta si prende 13 anni, Previti e Pacifico 11 anni sia per Mondadori sia per Imi-Sir, e Acampora (per la sola Mondadori) 5 anni e 6 mesi. Nel 2005, in appello, tutti condannati per Imi-Sir e tutti assolti (comma 2 art. 530) per Mondadori. Nel 2006 la Cassazione annulla le assoluzioni e ordina un nuovo appello che condanni pure per Mondadori.

LA SENTENZA
Il 23 febbraio 2007, in Corte d’appello, Previti, Pacifico e Acampora si vedono aumentare la pena di un altro anno e 6 mesi e Metta di 1 anno e 9 mesi, “in continuazione” con le condanne ormai definitive per Imi-Sir. Scrivono i giudici che la sentenza Mondadori fu “stilata prima della camera di consiglio”, “dattiloscritta presso terzi estranei sconosciuti” e al di “fuori degli ambienti istituzionali”. Tant’è che al processo ne sono emerse ”copie diverse dall’originale”. B. era all’oscuro dell’attività corruttiva dei suoi legali (che non assistevano la Fininvest nella causa, seguita dagli avvocati Mezzanotte, Vaccarella e Dotti)? Nemmeno per sogno: aveva – scrivono i giudici – “la piena consapevolezza che la sentenza era stata oggetto di mercimonio”. Del resto “l’episodio delittuoso si svolse all’interno della ‘guerra di Segrate’, combattuta per il controllo di noti ed influenti mezzi di informazione; e si deve tener conto dei conseguenti interessi in gioco, rilevanti non solo sotto un profilo meramente economico, comunque ingente, ma anche sotto quello prettamente sociale della proprietà e dell’acquisizione dei mezzi di informazione di tale diffusione”. Quando De Benedetti, sconfitto dalla banda Previti-Metta & C, accettò la transazione Ciarrapico per recuperare almeno parte del maltolto, si verificò un fatto inspiegabile: B. si oppose con foga al tentativo – assolutamente normale – della Cir di accennare, nel preambolo dell’accordo, alla sentenza che aveva appena annullato il lodo. Perché mai non voleva firmare un atto che facesse riferimento alla sentenza Metta? Perché – deduce la Corte – era “a conoscenza dell’inquinamento metodologico a monte determinato dall’intervenuta corruzione del giudice”. Alla fine i giudici citano la testimonianza “pienamente attendibile” della Ariosto, cui Previti aveva confidato “probabilmente nel luglio 1991 di essere stato lui a vincere la guerra di Segrate, e non Dotti”. Anche i giudici d’appello definiscono Berlusconi il “privato corruttore”. Ma, diversamente dai loro colleghi che avevano disposto il rinvio a giudizio, stabiliscono che Previti, Pacifico e Acampora non concorrono nel reato del giudice Metta, bensì in quello del “privato corruttore”, cioè di B.: “L’attività degli extranei nella consegna del compenso illecito si sostituisce a una condotta, che, altrimenti, sarebbe giocoforza posta in essere, in via diretta, dal privato interessato… La retribuzione del giudice corrotto è fatta nell’interesse e su incarico del corruttore”. In pratica i tre avvocati Fininvest agirono come intermediari di B. che li incaricò di pagare Metta e, in seguito alla sentenza comprata, s’intascò la Mondadori. Essi, diversamente da lui, non meritano le attenuanti generiche, “non ravvisandosi alcun elemento positivo per attenuare il trattamento sanzionatorio”. E questo per “l’enorme gravità del reato [e per] la gravità del danno arrecato non solo alla giustizia, ma all’intera comunità, minando i principi posti alla base della convivenza civile secondo i quali la giurisdizione è valore a presidio e a tutela di tutti i cittadini con conseguente ulteriore profilo di gravità per l’enorme nocumento cagionato alla controparte nella causa civile e per le ricadute nel sistema editoriale italiano, trattandosi di controversia (la cosiddetta guerra di Segrate) finalizzata al controllo dei mezzi di informazione; [per] la spiccata intensità del dolo; [per] i motivi a delinquere determinati solo dal fine di lucro e, più esattamente, dal fine di raggiungere una ricchezza mai ritenuta sufficiente”.

I DANNI
La Corte riconosce infine alla parte civile Cir di De Benedetti “tanto il danno emergente quanto il lucro cessante, sotto una molteplicità di profili relativi non solo ai costi effettivi di cessione della Mondadori, ma anche ai riflessi della vicenda sul mercato azionario”. Danni da quantificare in separata sede civile. Il 13 luglio 2007 la II sezione penale della Cassazione mette il timbro finale al caso, confermando in toto la sentenza d’appello-bis. La vicenda – scrivono i giudici – “coinvolgente la Fininvest, fonte della corruzione e pagatrice del pretium sceleris”, cioè del “mercimonio” della sentenza Metta, non ammette attenuanti: per “l’elevata gravità del reato e del relativo danno, l’intensità del dolo, i motivi a delinquere e i comportamenti processuali” caratterizzati da “mendacio”. A quel punto la Cir, con gli avvocati Giuliano Pisapia ed Elisabetta Rubini, chiede alla Fininvest 1 miliardo di euro di danni. Nel 2009 il Tribunale civile di Milano condanna B. e Fininvest a risarcire Cir con 750 milioni. Il giudice Raimondo Mesiano viene pedinato e linciato da Canale5 e dalla stampa Mondadori, addirittura perché porta i calzini turchesi. La Fininvest e B., diversamente da chiunque altro perda una causa civile, ottengono una sospensiva dell’immediata esecutorietà della sentenza: depositano una fidejussione e non pagano, in attesa dell’appello. Ora che la sentenza di secondo grado è alle porte, un codicillo nascosto nella manovra finanziaria li esenta dal pagare anche se perdono in appello. È il “partito degli onesti”.

da Il Fatto Quotidiano del 5 luglio 2011
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/05/mondadoristoria-di-una-sentenza-comprata/141376/
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Di Loredana Morandi (del 11/07/2011 @ 20:32:38, in Osservatorio Famiglia, linkato 1371 volte)

Non avevo dubbi che Laudati sarebbe intervenuto a favore della bimba, ma date le condizioni dei genitori coloro che sono da indagare sono i servizi sociali e gli enti che negli anni hanno erogato pensioni di invalidità ai due poveretti.  Ribadisco l'urgenza di restituire il cane alla bambina, non è ragionevole escludere la protesta per l'allontanamento e sul caso  evidentemente i servizi non sono del tutto affidabili. L.M.

Bimba che viveva come un cane
"Stop all'archiviazione del caso"


Il procuratore riapre l'inchiesta. I reati ipotizzati sono di abbandono di minore e maltrattamenti. Obiettivo degli investigatori sarà indagare sulle responsabilità dei genitori, ma anche su negligenze e omissioni di servizi sociali ed enti pubblici

La terribile storia di degrado sociale della bambina che viveva come il suo cane non finirà con l'archiviazione. Il procuratore della Repubblica del Tribunale di Bari, Antonio Laudati, ha deciso di riaprire l'inchiesta e andare a fondo nella vicenda per capire come si potuto accadere. Una bambina di nove anni che ancora non parla: quando si sono accorti di lei, l'hanno trovata che aveva la scabbia, abbaiava e mangiava per terra da una ciotola. Laudati, ha deciso infatti di bloccare la richiesta di archiviazione presentata nei giorni scorsi dal pm Angela Morea al giudice delle indagini preliminari. "Obiettivo degli investigatori - si legge in una nota della Procura - sarà quello di verificare non solo il grado di imputabilità dei genitori della minore, ma anche le eventuali omissioni compiute dai servizi sociali, che seguivano la particolare situazione familiare, e da altri enti pubblici che erano a conoscenza della vicenda".

LA STORIA LA BIMBA CHE VIVEVA COME UN CANE

Laudati ribadisce la volontà da parte del suo Ufficio di "non arrendersi mai di fronte alle ingiustizie, soprattutto, quando hanno come protagonisti i soggetti più deboli". La pm aveva chiesto l'archiviazione per i due genitori, iscritti in un primo momento nel registro degli indagati con l'ipotesi di violenza sessuale su minore. Il procuratore capo, adesso, invece procede contro ignoti. I reati ipotizzati sono di abbandono di minore e maltrattamenti. Le indagini sono state affidate ad un nucleo specializzato nella tutela dei minori della polizia di Stato.
 
LEGGI OSSERVATORIO MINORI: "INTERVENGA NAPOLITANO"

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/07/11/news/bimba_cane_il_procuratore_riapre_l_inchiesta-18994014/
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Di Loredana Morandi (del 11/07/2011 @ 08:47:40, in Osservatorio Famiglia, linkato 1407 volte)

Dottor Laudati glielo dica lei a tutti questi pseudo scienziati: prima di sentenziare fesserie scientifiche devono provare a restituire il cane alla bambina. Il fatto che non parli potrebbe essere una forma di protesta per l'allontanamento dall'animale amato con il quale viveva in simbiosi. L.M.

Bari A 7 anni mangiava assieme al suo cagnolino in una ciotola

La bimba che viveva in una cuccia

Non sapeva parlare, solo abbaiare. Per la Procura nessun reato


ROMA - Il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, vuol consultare oggi stesso il fascicolo dell'inchiesta e convocherà nel suo ufficio la collega Angela Morea: «Non un atto di disconoscimento del lavoro del pm - si affrettano a specificare in tribunale -. Solo la volontà di avere dei chiarimenti su un caso tanto delicato». Il caso è quella della piccola Lucrezia, che finalmente ha smesso di abbaiare.

Lucrezia è un nome inventato, ma il resto è tutto vero. Rione Carrassi, Bari, la storia risale al 21 ottobre 2009, ma è di qualche giorno fa la notizia che il pm Morea ha chiesto al Gip di archiviare l'inchiesta sulla drammatica vicenda. Motivo: Lucrezia da allora non parla più, ammutolita davanti all'orrore e il magistrato perciò non può farsi raccontare da lei come andarono le cose. Risultato: né prove né indagati né capi d'imputazione. La cronaca di quel giorno però parla chiarissimo: i suoi genitori, papà invalido civile e disoccupato, la mamma con gravi disturbi psichici, denunciano la scomparsa della figlia. polizia e carabinieri cercano ovunque, finché trovano la piccola chiusa in un armadio raggomitolata vicino al suo cagnolino. Intorno escrementi e avanzi di rifiuti in una ciotola. Si scopre presto la verità: Lucrezia e il suo cagnolino mangiano in quel piatto e lei non dice nemmeno una parola. Ma mugola e abbaia. Come un cane. Ma ora c'è un altro sospetto tremendo. La bimba davanti agli assistenti sociali (oggi ha 9 anni, è stata tolta ai genitori e vive in una casa-famiglia) ha cominciato a mimare degli atti sessuali. Come se avesse subìto violenze. Le analisi effettuate hanno escluso lesioni di quel tipo, ma lo psichiatra Paolo Crepet a questo punto è furibondo con la decisione presa dal pm: «Una decisione pilatesca - sbotta -. Purtroppo è una vecchia storia, noi siamo sempre dalla parte degli aguzzini e mai da quella delle vittime e facciamo fatica anche dal punto di vista giuridico a pensare che un bambino abbia più ragione di un adulto».

Crepet non nasconde l'indignazione: «Davanti a una bambina offesa in tutti i modi è raccapricciante che il pm abbia bisogno di parlarle per capire come andarono le cose. Anzi, visto che il pm è una donna, le chiederei: ma se sua figlia fosse ridotta in un stato simile, lei archivierebbe? Io capisco che i genitori di Lucrezia abbiano problemi seri e che non possano essere perseguiti, ma questo non può permettere di archiviare una storia del genere come se non fosse successo niente. Non si può avere una bambina ridotta in uno stato animalesco e concludere che non è colpa di nessuno. Forse questi genitori abitavano sull'Himalaya? Non avevano forse una vicina di casa, un prete, un assistente sociale in quel quartiere? Il colpevole c'è: è la comunità».

Anche Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori e consulente della commissione parlamentare per l'infanzia, grida allo scandalo: «Intervenga Napolitano, intervenga il Parlamento. Il caso non può venire archiviato, anche se per il pm si è trattato di un percorso obbligato». Crepet, in conclusione, rivolge un pensiero affettuoso alla bimba: «Ora comincia il difficile, ma non basterà la casa-famiglia con due signore di buona volontà che l'assistono. Per salvarla, per ridarle voce, servirà ospitarla in un presidio specializzato, che con un lavoro di reset l'accompagni pian pianino sui suoi passi». Buona fortuna, Lucrezia.

Fabrizio Caccia per Corriere della Sera
11 luglio 2011 08:23
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Di Loredana Morandi (del 09/07/2011 @ 14:08:42, in Magistratura, linkato 2070 volte)
Lodo Mondadori: Fininvest condannata
a pagare 560 milioni alla Cir

De Benedetti: corruzione confermata


di Angelo Micuzzi e Celestina Dominelli

Il gruppo Fininvest dovrà pagare alla Cir oltre 540 milioni di euro più gli interessi legali e le spese processuali. Questa la sentenza di condanna sul cosiddetto Lodo Mondadori, depositata oggi dai giudici della seconda sezione civile del Tribunale di Milano. Secondo il collegio milanese Berlusconi è "corresposabile" della corruzione che nel 1991 portò il giudice Vittorio Metta ad assegnare alla Fininvest il controllo della Mondadori.

Marina Berlusconi: è un esproprio. Cir: confermata corruzione
Immediato il commento di Marina Berlusconi, presidente di Fininvest, pronta al ricorso. «È una sentenza che rappresenta l'ennesimo scandaloso episodio di una forsennata aggressione che viene portata avanti da anni contro mio padre, con tutti i mezzi e su tutti i fronti, compreso quello imprenditoriale ed economico». Per la Cir di De Benedetti, invece, la sentenza «conferma ancora una volta che nel 1991 la Mondadori fu sottratta alla Cir mediante la corruzione del giudice Vittorio Metta, organizzata per conto e nell'interesse di Fininvest». E comunque la vicenda, sottolinea ancora il gruppo di De Benedetti, «riguarda una storia imprenditoriale ed è completamente estraneo all'attualità politica».
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Fininvest: pronti al ricorso contro la sentenza
La sentenza di appello conferma così la condanna di primo grado (anche se con uno sconto della cifra che Fininvest dovrà versare alla Cir) ed è immediatamente esecutiva. Il gruppo di Cologno Monzese è pronto però a ricorrere contro la decisione. «Anche di fronte ad un quadro così paradossale e inquietante - dice ancora Marina Berlusconi - non ci lasciamo però intimorire. Già in queste ore i nostri legali cominceranno a studiare il ricorso in Cassazione. Siamo certi di essere assolutamente nel giusto, dobbiamo credere che le nostre ragioni verranno alla fine riconosciute. Verità e giustizia non potranno continuare ad essere calpestate e piegate a logiche inaccettabili e indegne di un Paese civile».

Un dispositivo di 300 pagine
Nel dispositivo della sentenza, lunga ben 283 pagine, i giudici concludono testualmente affermando che «la corte...accoglie per quanto di ragione sia l'appello principale che quello incidentale e, per l'effetto, in parziale riforma della sentenza n. 11786/2009 resa tra le parti dal Tribunale di Milano in data 3/10/2009, determina in euro 540.141.059,32 (invece che euro 749.955.611,93), l'importo dovuto dalla convenuta alla data del 3/10/2009, quale risarcimento di danno immediato e diretto, e pertanto condanna Fininvest S.p.a. a pagare in favore di Cir spa tale somma, oltre agli interessi legali da detta data al saldo».

Decisione immediatamente esecutiva
La corte - è scritto sempre nella sentenza - «condanna l'appellante Fininvest spa a rifondere in favore dell'appellata Cir spa i residui tre quarti delle spese processuali dei due gradi, come in motivazione partitamente liquidate, già in detta frazione, per il primo grado in complessivi euro 3.296.995,12 e per il presente grado in complessivi euro 3.940.758,75, oltre, per entrambi i gradi, al rimborso forfettario per le spese generali del 12,5 per cento su diritti ed onorari, Iva e Cpa come per legge».

Fonte Il Sole 24 ore


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Di Loredana Morandi (del 09/07/2011 @ 14:07:05, in Politica, linkato 1272 volte)
'Incriminate il ministro Romano'


di Lirio Abbate

Il gip respinge la richiesta di archiviazione. E ordina alla procura di chiedere il processo per il responsabile dell'Agricoltura: "È uomo dei clan"

(08 luglio 2011)

Il gip di Palermo ha disposto ai pm l'imputazione coatta per il ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il giudice Giuliano Castiglia ha depositato oggi il provvedimento che è stato notificato alle parti. Abbattendo una nuova tegola giudiziaria sul governo Berlusconi e confermando le perplessità del Quirinale sulla nomina del parlamentare siciliano nell'esecutivo.

La decisione chiude un lungo confronto con la procura aveva chiesto l'archiviazione per il politico. Il gip aveva prima ordinato di approfondire alcuni punti dell'inchiesta. Ma i pm dopo aver svolto l'ulteriore accertamento aveva concluso che il caso doveva essere archiviato, soprattutto per una questione giuridica di decorrenza dei termini rispetto agli episodi contestati. L'indagine era stata aperta nel 2005, e riguardava tra gli altri, l'ex presidente della Regione siciliana, Salvatore Cuffaro, oggi detenuto, e il medico-boss Giuseppe Guttadauro. I protagonisti principali della nuova "mafia bianca" che si è imposta in città negli anni Novanta.

Ad accusare Romano di collusione con i padrini erano stati alcuni pentiti di primissimo piano fra i quali Angelo Siino e Francesco Campanella. Quest'ultimo aveva sostenuto che Romano nel 2001 era ''a disposizione'' della potente cosca di Villabate (Palermo) e dei boss Antonino e Nicola Mandalà. Il pm aveva motivato nei mesi scorsi la decisione di chiedere l'archiviazione ritenendo che non ci fossero riscontri sufficienti alle dichiarazioni di Campanella, che aveva definito Romano persona ''a disposizione'' di Cosa nostra. Il parlamentare era gia' stato indagato nel 1999, ma l'inchiesta si era chiusa con un'archiviazione. La seconda indagine e' stata avviata nel 2005 proprio dopo le dichiarazioni di Campanella.

La motivazione del gip con la quale imputa di formulare il capo di imputazione è molto lunga e articolata. Adesso la procura ha a disposizione venti giorni di tempo per chiedere il rinvio a giudiozio del minsitro dell'Agricoltura.

A carico di Romano, infine, pende un'altra inchiesta, stavolta per corruzione aggravata, nata dalle dichiarazioni di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo. Un'istruttoria che due giorni fa ha spinto l'ex ministro e parlamentare Pdl Carlo Vizzini a dimettersi dall'incarico di capogruppo del partito.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2155765
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Di Loredana Morandi (del 08/07/2011 @ 08:52:46, in Osservatorio Famiglia, linkato 1298 volte)

Un passo avanti verso il futuro di una parità reale tra uomo e donna? Sì. Qualcosa e il lavoro di molti hanno cambiato la Puglia, che si è conquistata pur dolorosamente il proprio primato di civiltà giuridica in questi ultimi anni. L.M.

Condannato marito maschilista


Niente tolleranza per la «subcultura maschilista e intollerante» degli uomini che pensano di avere «il controllo della situazione», in famiglia usando offese e violenza nei confronti della moglie senza accettare il principio dell’uguaglianza dei coniugi. Lo ha stabilito la Cassazione (26153/11) che d’ora in poi rifiuterà la concessione delle attenuanti ai mariti violenti che invocano clemenza sostenendo di prendere ancora ad esempio il modello del padre e marito padrone.

Il caso

La Suprema Corte ha confermato la condanna per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali aggravate di un uomo che per trent’anni, dal secondo giorno di matrimonio, aveva vessato la moglie.

Al marito violento, che chiedeva una condanna mite, la Cassazione replica che «atteggiamenti derivanti da subculture in cui sopravvivono autorappresentazioni di superiorità di genere e pretese da padre/marito-padrone» non possono essere assolutamente prese in considerazione per mettere in dubbio la mancanza di consapevolezza nella commissione delle prevaricazioni nè, tanto meno, possono mettere in discussione «l’imputabilità» del despota familiare.

«Il fatto che tali atteggiamenti siano proseguiti per ben trent’anni non può essere considerato un elemento che porta alla concessione delle circostanze attenuanti, essendo il costume abituale di un anacronistico "pater familias" maschilista e intollerante, refrattario alla modificazione del costume e alla vigenza delle leggi della Repubblica che hanno progressivamente dato attuazione al principio costituzionale di uguaglianza tra i coniugi».

Per 30 anni l'uomo aveva trattato la moglie "come un oggetto di sua esclusiva proprietà alla quale si sono poi ribellati i figli, in particolare quella femmina, che ha dato forza alla madre per ribellarsi e denunciare l’uomo".

E' stato confermato dunque il verdetto severo emesso dalla Corte d’Appello di Bari che aveva convalidato la pronuncia emessa dal Tribunale di Foggia.
http://www3.lastampa.it/i-tuoi-diritti/sezioni/famiglia-successioni/news/articolo/lstp/410308/
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Di Loredana Morandi (del 07/07/2011 @ 17:02:27, in Magistratura, linkato 1531 volte)
Napoli, Procura chiede l'arresto per
il deputato del Pdl Marco Milanese


Napoli - (Adnkronos/Ign) - Le accuse contestate sono di associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. Inchiesta P4, Papa lascia le Commissioni "Sono vittima di una faida tra i magistrati"

Napoli, 7 lug. - (Adnkronos/ign) - Chiesto l'arresto per il parlamentare del Pdl Marco Milanese. Un'ordinanza di custodia cautelare a suo carico è stata emessa dal gip presso il Tribunale di Napoli su richiesta del pm Vincenzo Piscitelli e trasmessa alla Camera dei Deputati.

Sarà la Camera dei deputati che dovrà decidere sulla richiesta avanzata dalla Procura di Napoli. Milanese è indagato per associazione per delinquere, corruzione e rivelazione di segreto d'ufficio. L'inchiesta riguarda un proseguo delle indagini che vede coinvolto anche Paolo Viscione in relazione alle attività della società assicurativa Eig. Proprio da lui Milanese avrebbe incassato somme di denaro, gioielli e auto di lusso tra cui una Ferrari. 'Regali' che, secondo le intercettazioni telefoniche disposte durante l'attività investigativa, venivano elargiti in cambio della rivelazione di notizie riservate e interventi per rallentare le indagini della Guardia di Finanza sulla società assicurativa. Nell'ambito dell'inchiesta la Digos, titolare dell'indagine, coordinata dalla sezione criminalità economica della Procura di Napoli, ha eseguito anche due ordinanze della misura cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del sindaco di Voghera, Carlo Barbieri, e del commercialista Guido Marchese, entrambi indagati per corruzione. Eseguite questa mattina anche due perquisizioni a Roma nell'abitazione di un costruttore e in un ufficio pubblico.
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Di Loredana Morandi (del 07/07/2011 @ 16:10:11, in Magistratura, linkato 1339 volte)
Scomparsa del Giudice costituzionale

Maria Rita Saulle

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Saulle.jpg


E’ deceduta oggi in Roma Maria Rita Saulle, nominata Giudice costituzionale dal Presidente della Repubblica il 4 novembre 2005.

Maria Rita Saulle, professore emerito di diritto internazionale, autore di numerose pubblicazioni in tema di diritto internazionale, diritto internazionale privato, diritto dell’Unione europea, organizzazione internazionale, tutela dei diritti umani, ha partecipato ad importanti conferenze internazionali, quale membro della delegazione italiana, contribuendo alla stesura di convenzioni su temi quali la tutela delle donne, dei bambini, delle persone disabili.

Importante è stata anche la sua attività di divulgazione sui media dei problemi di particolare rilievo internazionale.

Alla Corte è stata relatore di importanti decisioni in tema di assistenza alle persone disabili, di tutela della maternità, di misure a sostegno della famiglia.

Il Presidente, i Vice Presidenti, i Giudici, il Segretario Generale e il personale tutto esprimono alla famiglia le più sentite condoglianze per la grave perdita.


dal Palazzo della Consulta, 7 luglio 2011.
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