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 .. abete... di Lunadicarta
 
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Articolo 11 - Libertà di espressione e d'informazione - 1) Ogni individuo ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera.

Carta Diritti Fondamentali Unione Europea
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 21/07/2007 @ 01:47:40, in Magistratura, linkato 2653 volte)

MAGISTRATURA  DEMOCRATICA

Le modifiche alla riforma delle procedure concorsuali

Lo schema di decreto legislativo recante “Disposizioni integrative e correttive del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, recante la disciplina del fallimento, del concordato preventivo e della liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell’articolo 1, commi, 5, 5-bis e 6 della legge 14 maggio 2005, n. 80” approvato dal Consiglio dei Ministri il 15 giugno scorso ha l’obiettivo di superare  gli aspetti più critici e problematici della riforma delle procedure concorsuali.
Il testo approvato dal Consiglio dei Ministri introduce alcune modifiche ed integrazioni che correggono i gravi errori tecnici contenuti nella riforma e che vanno salutate con favore.
In particolare deve essere accolta  con favore la nuova e più chiara formulazione dell’articolo 1  con la ridefinizione  dell’area della fallibilità; si tratta di un tentativo di porre rimedio alla drastica  diminuzione del numero di dichiarazioni di fallimento che si è riscontrato in questi mesi (soprattutto in alcune regioni meridionali) ed alla  esclusione dell’intervento giurisdizionale in molte situazioni di insolvenza con la conseguente caduta della tutela dei diritti dei soggetti più deboli e meno garantiti.
Non vi è stata, tuttavia, una reale inversione di tendenza rispetto alle scelte negative operate dal legislatore del 2005.
Resta, in primo luogo, irrisolto il problema della insolvenza civile, della possibilità del piccolo imprenditore di chiedere il proprio fallimento e di usufruire dell’esdebitazione  e non si è ritenuto di disegnare un regime unitario dell'insolvenza, in linea con altri ordinamenti  europei.
Si è poi operato un ulteriore ridimensionamento della funzione del giudice e  dell’ambito di intervento della giurisdizione.
Che una riforma della materia fallimentare debba riconoscere un ruolo attivo e propulsivo ai creditori è una idea largamente condivisa (e condivisibile) ma a questo, come necessario contrappunto, deve accompagnarsi il riconoscimento di una  forte funzione di controllo del giudice.
Lo schema di decreto legislativo limita ulteriormente  questa funzione di controllo, realizza un ulteriore marcato arretramento della giurisdizione, non
tiene conto di come la prima applicazione della riforma non abbia segnato la realizzazione di un modello procedimentale più efficiente ma abbia comportato l'allontanamento degli operatori economici dalla giurisdizione e l’erosione delle garanzie soprattutto per i soggetti che, a causa delle dimensioni economiche o della situazione ambientale in cui operano, si trovano in uno stato di maggiore debolezza.   
Non tiene conto di come, soprattutto in alcune zone del nostro paese, la riduzione del ruolo del giudice significa consegnare le procedure e gli organi
fallimentari, per primi i curatori, ai poteri  forti e talvolta illeciti presenti sul territorio.
La legalità costituisce un valore che si difende non con processi di diffusa degiurisdizionalizzazione ma con processi di semplificazione e
razionalizzazione delle procedure.
La sottrazione al Pubblico Ministero dell’accertamento della insolvenza, l’eliminazione di ogni controllo pubblicistico sull’attività del  curatore,  l’ampliamento delle competenze  del comitato dei creditori ( al quale lo schema del decreto legislativo aggiunge il compito di approvare il programma di
liquidazione), e l’ambiguo ruolo  attribuito ai suoi componenti,  con l’oggettivo rischio di un conflitto di interessi, la possibilità della maggioranza dei creditori di sostituire il curatore erano scelte già realizzate dal legislatore della riforma, che non tenevano conto della concreta realtà economica ed ambientale in cui, in vaste parti d’Italia, si è chiamati ad operare, ed ora sono confermate o ampliate.
Si tratta di opzioni  che guardano ai diritti soggettivi  in senso esclusivamente privatistico, che  non perseguono alcun contemperamento tra i diritti dei soggetti deboli e di quelli più garantiti,  né la concreta realizzazione del principio, rispondente ad un interesse pubblicistico, della par condicio creditorum (che era stata la risposta tradizionale ma efficace al contrasto tra gli interessi di ciascun creditore che la crisi d’impresa fatalmente scatena).
Magistratura Democratica non ha condiviso le scelte operate dal legislatore del 2005 e ritiene che gli interventi correttivi non vadano nel senso di un
riequilibrio tra esigenze di efficacia della procedura ed esigenze di tutela di tutti i soggetti e degli interessi pubblici coinvolti.
Occorre ribadire, invece, l’importanza del ruolo della giurisdizione nella materia dell’insolvenza; questa esigenza non nasce dalla volontà difendere in
modo  acritico un modello di giudice e di procedura concorsuale certamente superata (nonostante le esperienze “virtuose” che si sono sviluppate in questi ultimi decenni in alcune realtà giudiziarie)  né di svolgere una difesa corporativa di una posizione di  “potere”, né infine di rivendicare l’espletamento di funzioni gestorie di tipo amministrativo  ma da una riflessione, che non nasce oggi, sulla necessità di predisporre un modello procedimentale che persegua a fianco alle esigenze, riconosciute da tutti, di flessibilità, celerità ed efficienza,   la garanzia di tutela  di tutti i diritti e  di tutti  i soggetti e degli interessi pubblici e collettivi coinvolti nelle situazioni di insolvenza, dalla necessità di realizzare, nella sostanza, un  equo contemperamento dei diritti civili e degli interessi generali con  i diritti economici e gli interessi privatistici.

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Di Loredana Morandi (del 20/07/2007 @ 12:39:26, in Magistratura, linkato 2398 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

LA GEC sul caso magistrati e SISMI


La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati

nella delibera approvata all’unanimità nella seduta del 4 luglio 2007 il Consiglio Superiore della Magistratura ha rappresentato, sulla base della documentazione acquisita e delle audizioni svolte, che:

a) “ a partire dall'inizio dell'estate del 2001… ebbe inizio, nei confronti di alcuni magistrati italiani ed europei e delle associazioni di riferimento degli stessi… una attività di intelligence da parte del SISMI protrattasi, in modo capillare e continuativo, sino al settembre 2003 e, in modo saltuario, sino al maggio 2006 “ ;

b) “ a motivazione dell'opera di intelligence svolta” non è stato addotto “alcun fatto specifico (e men che meno alcun fatto illecito), essendo detta attività stata disposta esclusivamente…sul presupposto che i magistrati oggetto di attenzione” fossero “«portatori di pensieri e strategie destabilizzanti…in ragione dell'attività giudiziaria svolta o delle posizioni assunte nel dibattito politico-culturale”;

c) “l'opera di intelligence si è concretizzata non solo nella raccolta e nella schedatura di materiali noti o comunque pubblici ma anche in un capillare monitoraggio delle attività, dei movimenti e della corrispondenza informatica di magistrati, mediate forme di osservazione diretta o ad opera di terzi non individuati …di contatto con fonti riservate e di inserimento (non è dato, allo stato, sapere con quali modalità) in mailing list con accesso limitato agli aderenti” ;

d) “a fianco della osservazione sono stati posti in essere dal SISMI specifici interventi tesi a ostacolare o contrastare l'attività professionale o politico-culturale dei magistrati e delle associazioni in questione.”;

e) “tale attività si proponeva di conseguire effetti di intimidazione nei confronti di alcuni magistrati  e di cagionare perdita di credibilità nei confronti di altri preposti a indagini e processi particolarmente delicati, così aumentando le difficoltà nella collaborazione giudiziaria sopranazionale ed ostacolando, in maniera significativa, l'esercizio indipendente ed efficace della giurisdizione (e ciò anche a prescindere dai danni, professionali e di immagine, per i singoli magistrati interessati)”

In termini oggettivi, argomentati, pacati (e proprio per questo più eloquenti e severi), l’organo di governo autonomo della magistratura ha dunque affermato che nel nostro paese è stata per anni sotto osservazione l’attività di uffici giudiziari, di libere associazioni italiane ed europee, di singoli giudici e pubblici ministeri.

Tra l’altro si è posta sotto osservazione la stessa ANM in un momento di massima espressione, quale quello delle elezioni per il rinnovo del suo organo rappresentativo centrale.

E ciò ad opera di un organismo che ha come compito istituzionale quello di proteggere la sicurezza nazionale da minacce esterne.

Si può affermare, senza alcuna enfasi, che si tratta di una realtà che non ha precedenti nella storia e nell’esperienza dei moderni Stati democratici di diritto, fondati sulla separazione dei poteri, sulla garanzia della sfera di libertà e di riservatezza dei cittadini onesti e sulla rigorosa salvaguardia delle libertà di associazione.

L’A.N.M. ha mantenuto un doveroso atteggiamento di discrezione e di rispetto in attesa di conoscere  “fatti” e “dati” ed intende mantenere lo stesso atteggiamento nei confronti delle indagini giudiziarie in corso dirette ad accertare responsabilità.

A fronte di quanto sino ad ora conosciuto e visto il mandato ricevuto dal CDC nella seduta del 14.7.2007

la Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati
 
- esprime piena solidarietà a tutti i magistrati europei ed italiani oggetto di indebite attività di “osservazione” e di “monitoraggio” compiute in violazione dei loro diritti fondamentali e della loro persona;

- ribadisce il suo impegno diretto a garantire a tutte le associazioni di magistrati , internazionali ed italiane, ed a tutti i magistrati che ad esse aderiscono il più assoluto rispetto del “diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale” sancito dall’art. 18 della nostra Costituzione;

- si impegna ad esaminare tutte le forme di presenza istituzionale idonee a tutelare i valori e gli interessi giuridici di cui l’associazione è portatrice e titolare, ivi compresa l’eventuale costituzione di parte civile in sede di giudizio penale. 

Roma,  18.7.2007

La Giunta esecutiva centrale dell’Associazione nazionale magistrati

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Di Loredana Morandi (del 14/07/2007 @ 21:37:46, in Magistratura, linkato 2228 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

Il Comitato Direttivo centrale

Rileva

- Il Senato della Repubblica ha approvato il disegno di legge di riforma dell’ordinamento giudiziario che disciplina la “carriera” e le valutazioni di professionalità dei magistrati e regola i passaggi dalle funzioni di giudice a quelle di pubblico ministero e viceversa;

- nel corso dei lavori d’aula sono stati apportati miglioramenti al testo licenziato dalla Commissione Giustizia, in particolare in materia di passaggio di funzioni e di partecipazione degli avvocati alle valutazioni di professionalità dei magistrati (partecipazione non rifiutata in linea di principio ma problematica e fonte di tensioni in assenza di un adeguato regime di incompatibilità);

- l’interesse della magistratura italiana è che sia “definitivamente” approvato, entro la data del 31 luglio, il disegno di legge (in modo da scongiurare il rischio dell’entrata in vigore della legge Castelli) e che si volti pagina affrontando finalmente le questioni di giustizia che  più interessano i cittadini; prime tra tutte la riduzione dei tempi del processo penale e civile ed una migliore e più efficiente organizzazione degli uffici giudiziari .

Tanto premesso il CDC

- manifesta ancora una volta insoddisfazione per l’“accantonamento” di punti importanti per un nuovo ordinamento giudiziario, tra cui l’assetto interno degli uffici di Procura, l’elevazione del numero dei componenti ed il sistema di elezione dei membri togati del Consiglio Superiore della Magistratura;

- ribadisce la critica nei confronti delle parti della riforma (segnatamente la direzione della Scuola ed il rapporto tra magistrati e dirigenti amministrativi) che, per l’inadeguatezza delle soluzioni adottate, non offrono tutto il necessario contributo al miglioramento dell’efficienza della giurisdizione;

- dichiara assolutamente indilazionabile, in considerazione dell’inaccettabile inerzia governativa in materia, aprire un serrato confronto per apportare i necessari miglioramenti, non solo alle norme dell’ordinamento, ma anche e soprattutto alle questioni dell’organizzazione del sistema giudiziario e della funzionalità e ragionevole durata del processo, nell’interesse dei cittadini.

A questi fini mantiene lo stato di agitazione revocando però l’astensione dall’attività giudiziaria proclamata per il prossimo 20 luglio 2007 e delibera di indire, per il mese di settembre 2007, assemblee di tutti gli uffici per un approfondito esame delle norme ordinamentali e per l’avvio di iniziative, anche con le altre categorie di operatori della Giustizia, miranti al recupero di efficienza e di credibilità della giurisdizione.

Roma, 14 luglio 2007

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Di Loredana Morandi (del 13/07/2007 @ 20:47:22, in Politica, linkato 2702 volte)

Inchiesta sulla loggia di San Marino: Prodi indagato a Catanzaro

Il Presidente del consiglio Romano Prodi è stato iscritto sul registro degli indagati dalla procura di Catanzaro. Il reato ipotizzato è l’abuso d’ufficio. Per la procura si tratta di un atto dovuto, anche a tutela delle garanzie della difesa, che permetterà di chiarire i rapporti tra il premier e altri personaggi sotto inchiesta per la cosiddetta loggia di San Marino.
Da mesi il sostituto procuratore Luigi De Magistris sta indagando su un presunto comitato d’affari che, sull’asse San Marino-Bruxelles, si sarebbe arricchito incassando finanziamenti dell’Unione europea in modo illegale.

Al centro dell’inchiesta, oltre a numerose società sospette, ci sono alcuni uomini considerati dagli inquirenti molto vicini a Prodi e che sono già stati iscritti sul registro degli indagati per i reati di associazione per delinquere, truffa aggravata e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete. Come l’onorevole Sandro Gozi, ex funzionario dell’Unione europea, già «assistente politico» di Prodi a Bruxelles e attualmente suo sostituto in Commissione Affari Costituzionali della Camera. Per De Magistris uno degli uomini chiave a San Marino sarebbe, invece, un’altra vecchia conoscenza del Professore: Piero Scarpellini, 57 anni, impiegato in una società con sede nella Repubblica del Monte Titano e definito dal pm nel decreto di perquisizione «consulente di Prodi» («consulente non pagato dell’ufficio del consigliere diplomatico della presidenza del consiglio per i paesi africani» ha precisato di recente palazzo Chigi). I personaggi in questione sarebbero tra i principali interlocutori dell’utenza telefonica 32074… intestata alla Delta spa e che De Magistris ipotizzerebbe essere riconducibile al «Presidente del consiglio dei ministri, o a qualche diretto collaboratore del suo staff».
Adesso la procura vuole capire se ci sia un nesso tra la perfetta conoscenza da parte dell’entourage del premier della macchina comunitaria e di tutti i suoi ingranaggi (Prodi è stato presidente della commissione dal 1999 al 2004) e le presunte truffe euromilionarie ai danni dell’Unione europea. Gli inquirenti non escludono che il Professore fosse all’oscuro delle operazioni sospette realizzate intorno a lui e sulla cui illegalità gli investigatori avrebbero già trovato nelle ultime settimane riscontri, documentali e testimoniali. Dall’inizio dell’inchiesta uno degli strumenti investigativi più utilizzati dall’accusa sono stati i tabulati telefonici. Ora, per poter valutare la posizione dell’onorevole Prodi, gli inquirenti potranno chiedere l’autorizzazione al parlamento per l’acquisizione del traffico telefonico del premier, in base alla
legge numero 140 del 20 giugno 2003.

LEGGI ANCHE: Le relazioni pericolose del professor Prodi - Scarpellini: Mi manda Prodi ma non sono un massone - Quel generale della Finanza tra logge e dossier illegali

http://blog.panorama.it/italia/2007/07/13/inchiesta-sulla-loggia-di-san-marino-prodi-indagato-a-catanzaro/

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Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 19:28:26, in Magistratura, linkato 2531 volte)

UNITA' PER LA COSTITUZIONE

 

Come è noto il CDC dell'Associazione Nazionale Magistrati il giorno 10 luglio scorso ha proclamato un giorno di astensione dal lavoro (sciopero) in segno di protesta e di dissenso verso il testo di riforma dell'Ordinamento Giudiziario, approvato dalla Commissione Giustizia del Senato.

La decisione (con soli due voti di astensione) segue di una settimana quella delle dimissioni della Giunta Esecutiva Centrale (condivisa dall'intero CDC).

La Magistratura, con tali iniziative, ha voluto manifestare il profondo senso di delusione verso una Politica che si era impegnata ad abrogare o, quanto meno, a modificare sostanzialmente la pessima riforma Castelli.

Il testo del Senato, invero, costituisce un prodotto molto deludente di un percorso altrettanto deludente, caratterizzato da un finto dialogo tra sordi, ed è decisamente peggiorativo rispetto alla proposta del Ministro Mastella che, sia pure con alcune insoddisfacenti soluzioni, in ogni caso poteva rappresentare una base di discussione, e si prestava a qualche miglioramento.

Nel testo del Senato, infatti, si crea un organismo (la Scuola Superiore della Magistratura), non costituzionalmente previsto, separato dal CSM, che è sostanzialmente strutturato, per composizione (in larga misura ad opera del Ministro, e, quindi, dell'Esecutivo!) e per competenze, come organismo di condizionamento anche politico della Magistratura.

Il tema della Scuola, che è stato costantemente sottovalutato (anche da alcuni settori della magistratura), costituisce un nodo centrale della riforma, perché, attraverso la sua istituzione nei termini proposti, si incide sui rapporti tra Giudiziario ed Esecutivo, con sbilanciamento netto in favore di quest'ultimo.

Nel testo del Senato si prevede un accesso alle funzioni di legittimità (particolarmente delicate in considerazione del ruolo di indirizzo giurisprudenziale assunto dalla Corte di Cassazione) sottratto al diretto controllo del CSM e destinato a creare delle carriere privilegiate e parallele.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla organizzazione delle Procure, lasciando, quindi, inalterato un modello  fortemente gerarchizzato.

Nel testo del Senato viene "accantonata" la normativa relativa alla composizione del CSM ed alla stabilizzazione delle sue strutture di supporto (Ufficio Studi e Magistrati Segretari), ribadendo, in tal senso, la evidente volontà di depotenziamento dell'unico organismo costituzionalmente preposto all'autogoverno dei magistrati.

Nel testo del Senato si prevede un meccanismo di passaggio dalle funzioni inquirenti a quelle  giudicanti e viceversa che rivela una inaccettabile diffidenza verso la Magistratura e che realizzerà, nei fatti, una sostanziale separazione tra le funzioni.

Nel testo del Senato, inoltre, le fonti di conoscenza ai fini della valutazione di professionalità dei magistrati diventano,tra le altre, quelle ministeriali (sic!), nonché "gli esiti delle singole fasi processuali". A tal  ultimo proposito c'è da chiedersi quale sia la differenza sostanziale rispetto all'ipotesi del divieto di "interpretazione creativa" previsto dalla riforma Castelli?!

Questi in estrema sintesi i punti che caratterizzano in negativo la riforma e che inducono a posizioni di netto e dichiarato dissenso.

Il dissenso non può e non vuole essere interferenza per quelli che sono i compiti esclusivi della Politica!

Vuole significare, però, una presa di distanza da responsabilità che devono appartenere tutte alla Politica, senza equivoci di sorta.

E' la Politica che si assume la responsabilità di far entrare in vigore o non la riforma cd. Castelli!!!

E' la Politica che si assume la responsabilità di modificare la cd. riforma Castelli nei termini indicati, senza consensi, più o meno espliciti o impliciti della Magistratura, e senza "strizzatine d'occhio" più o meno compiacenti  di alcuni ( per fortuna pochi) e ben introdotti magistrati.

Lo sciopero non rappresenta, certo, uno strumento in grado di indurre a ripensamenti, ma costituisce oggi forse l'unica manifestazione di un pensiero che vuole rimanere libero, senza condizionamenti politici, e che trova difficoltà (per usare un eufemismo) ad essere veicolata all'esterno, in un contesto di diffusa tendenza omologante del messaggio "non disturbate il manovratore". 
 

Roma,12.7.2007.                                 

Il Segretario Generale
Marcello Matera

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Di Loredana Morandi (del 12/07/2007 @ 02:37:14, in Estero, linkato 2369 volte)
Artists Against Wars



Filippine: Liberate Padre Giancarlo Bossi

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Padre Giancarlo Bossi, missionario del Pime, è stato rapito lo scorso 10 giugno dalla parrocchia di Payao, Prelatura di Ipil, provincia di Zamboanga Sibugay.
 
Chi sono i rapitori e chi i mandanti? Perchè non dichiarano i loro scopi? Chi c’è dietro questo dramma? Perché giocano con la vita di una persona, un religioso che vive per servire la popolazione di una zona remota? Stanno minacciando qualcuno, fosse anche l’intero Paese o la comunità internazionale?
 
Il governo dice di star utilizzando tutte le risorse a sua disposizione per cercare il rapito. Il Fronte islamico di liberazione Moro ha dichiarato a sua volta di aver accesso a diversi gruppi armati dell’area. I leader religiosi ed i fedeli di ogni credo pregano e si dichiarano solidali.
 
I bombardamenti avvenuti a Bansalan la scorsa settimana hanno distrutto delle vite e provocato tanti feriti e sofferenti. Come gli omicidi di tante persone impegnate per il bene o i loro rapimenti e le minacce che ricevono. Chi può denunciare gli autori di queste atrocità? Vi sono dei collegamenti fra questi fatti?
 
Esprimiamo la nostra solidarietà a P. Giancarlo Bossi e ai missionari del PIME, e a tutti coloro che come loro sono impegnati nelle Filippine per difendere i diritti dei più deboli e per denunciare le ingiustizie nei confronti della popolazione.
 
Rete Artisti contro le guerre



Artists Against Wars

P. Giancarlo Bossi, misssionary of the PIME, has been kidnapped the 10th of June in Payao (Philipppines).
Who are the kidnappers and who are the instigators? Why they don't explain their intentions? Why they are joking with the life of a man, who lives to serve the people? Are they threatening somebody or are they threatening the whole international comunity?
The government said that everything has been done to find the kidnapped. The Islamic Front of Liberation MORO said that they know the guerillas of the area. The religious leaders explained their solidarity.  
The bombing of  Bansalan killed and injured many civilians. Many volunteers who are working to help the local people have been killed or kidnapped. Who is able to denounce the persons who did it? Are there some connections?
We explain our solidarity to P.Giancarlo Bossi and to the missionaries of the PIME and to all of them who are working to defend the rights of the people and to denounce all injustices. 
 
Net of Artists against wars
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Di Loredana Morandi (del 11/07/2007 @ 08:40:11, in Magistratura, linkato 2905 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Il Comitato Direttivo Centrale

Ribadisce il suo argomentato dissenso su punti rilevanti del disegno di legge sull'ordinamento giudiziario attualmente all'esame del Senato;
 
Delibera una giornata di astensione dell'attività giudiziaria per la data del 20 luglio 2007 dando  mandato alla Giunta Esecutiva Centrale per la determinazione delle modalità di attuazione;
 
Convoca il Comitato Direttivo Centrale per sabato 14 luglio 2007 per valutare gli sviluppi ed i risultati dei lavori parlamentari sulla materia ordinamentale e per assumere ogni ulteriore decisione ivi compresa la eventuale revoca dello sciopero.
 
 
Roma, 10 luglio 2007
 
Documento approvato all'unanimità con due astensioni

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Di Loredana Morandi (del 10/07/2007 @ 15:30:37, in Magistratura, linkato 1401 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

La morte di Corso Libero Bovio è evento tragico che ci riempie di dolore e di sgomento.

Nel corso della sua vita professionale egli ha dimostrato, con la sua cultura e la sua eloquenza raffinate,  quanto l’avvocato sia indispensabile per realizzare il fine di una giustizia intelligente ed umana.

La scomparsa di Bovio è una perdita per la giustizia italiana ed un lutto che i magistrati sentono come proprio insieme agli avvocati italiani.

In questo momento così duro siamo vicini alla famiglia, agli amici, ai colleghi del grande avvocato scomparso.

Roma, 10 luglio 2007

Il Presidente  
Giuseppe Gennaro

Il Segretario Generale  
Nello Rossi

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Di Loredana Morandi (del 10/07/2007 @ 14:00:17, in Politica, linkato 1619 volte)

Il retroscena: Nelle motivazioni della sentenza di condanna del giornalista "Betulla" le accuse a Pollari e Pompa

"Pressioni del Sismi su Farina
per spiare i pm di Milano"

di CARLO BONINI

ROMA - "Se fosse vero...". Si sente ripetere in queste ore, soprattutto nel centro-destra, che l'affare Pompa-Pollari e il lavoro condotto dal Sismi nell'archivio di via Nazionale è, a ben vedere, vicenda "opinabile". Perché "non esistono responsabilità accertate", perché "è ancora tutta da dimostrare" la natura illecita dell'attività svolta dal Servizio. Le cose non stanno esattamente così almeno da cinque mesi. Perché almeno in un significativo segmento di questa storia, il comportamento illecito dell'ex direttore del Servizio Nicolò Pollari e del suo "orecchio" Pio Pompa è documentato da una sentenza pronunciata a Milano e ormai passata in giudicato. Un provvedimento nelle cui motivazioni è possibile fare qualche "scoperta".

I fatti. Nell'assoluto disinteresse del Parlamento, il 16 febbraio scorso, a Milano, Renato Farina, giornalista professionista, già vicedirettore del quotidiano "Libero", si riconosce responsabile del reato di favoreggiamento e patteggia dinanzi al giudice dell'udienza preliminare Caterina Interlandi sei mesi di reclusione convertiti in 6.840 euro di semplice sanzione amministrativa. La storia è nota. Alle 17,40 del 22 maggio del 2006, Farina, "fonte Betulla", si presenta nell'ufficio dei procuratori aggiunti di Milano Armando Spataro e Ferdinando Pomarici per sollecitare risposte sul caso Abu Omar. Che non devono trovare spazio in un articolo di cronaca o in un commento, ma in un appunto riservato che Nicolò Pollari e Pio Pompa attendono a Roma per anticipare le verosimili mosse istruttorie della Procura della Repubblica a carico di funzionari del Servizio indagati per il sequestro dell'imam egiziano.

Il 16 febbraio di quest'anno, dunque, con comprensibile scelta difensiva, Farina decide di sottrarsi alla ribalta e ai rischi del processo che si va ad aprire a Milano a carico di Pollari e altri funzionari del Servizio per sequestro di persona, negoziando una sanzione amministrativa che non soltanto gli risparmia la macchia di una condanna penale, ma che nel suo importo pecuniario, per altro, non arriva neppure a pareggiare gli importi che gli sono stati liquidati dal Sismi, così come documentati da tre ricevute firmate "Betulla" trovate nella cassaforte di via Nazionale (8 mila euro). La cosa dovrebbe morire lì.

Ma, la mossa di Farina inguaia i suoi ex datori di lavoro di Forte Braschi. Il 7 marzo, nel depositare le motivazioni della sentenza, il gup Interlandi consegna infatti l'ex direttore del Servizio Nicolò Pollari e Pio Pompa a una incontrovertibile responsabilità per aver violato la legge istitutiva dei Servizi segreti (la 801 del 1977), lì dove fa espresso divieto di "reclutare giornalisti professionisti". E la lettura del provvedimento riserva qualche significativa sorpresa.

Annota il gup di Milano come a carico di Farina (e dunque di Pollari e Pompa) la prova è "piena". La sorreggono "l'esito delle intercettazioni a carico delle utenze di Pio Pompa"; "il materiale sequestrato in via Nazionale" (le ricevute di pagamento, l'appunto redatto dallo stesso Farina a beneficio del Sismi in cui si da conto del colloquio con i procuratori Spataro e Pomarici); le "dichiarazioni di Pio Pompa"; le "dichiarazioni dello stesso Farina".

Già "nell'interrogatorio del 7 luglio 2006 - scrive il giudice nella sua sentenza - Farina ha ammesso in parte i fatti che gli sono stati contestati". Se è vero infatti che ha insistentemente negato "di aver voluto aiutare persone indagate", è altrettanto vero che inchioda Pollari e Pompa a responsabilità rilevanti.

Si legge: "Farina ha ammesso il proprio interessamento alle indagini sul sequestro"; "Farina ha ammesso di aver ricevuto complessivamente dal Sismi circa 30 mila euro", ben oltre, dunque, gli 8 mila euro documentati dalle tre ricevute; "Farina ha ammesso di aver ricevuto pressioni da parte di Pompa e di Pollari" per ottenere notizie sull'indagine Abu Omar. Ma non pettegolezzi da corridoio di Procura. Roba più seria. Per dirne una, "la fotocopia di un'informativa del Ros dei carabinieri su Abu Omar" (documento poi ritrovato in via Nazionale).

"Pressioni da Pollari e da Pompa". La circostanza non è né secondaria, né superflua. Del resto, tra le carte su cui la sentenza si fonda, è sufficiente rileggere il passaggio della conversazione telefonica intercettata alle 13.26 del 22 maggio 2006, proprio tra Pollari e Pompa.
Pompa: "Direttore, Betulla si incontra alle 17 con il titolare di Milano. E' una cosa importante".
Pollari: "Perché?".
Pompa: "Si incontra oggi perché gli ha accordato di vederlo sulla questione famosa. Dopo ci risentiamo, in modo che gli ponga pure qualche domanda che ci può essere utile".
Pollari: "Sì, ma lui sa cosa dire?".
Pompa: "Sa cosa dire, ma è il caso che ripassi la lezione insieme a noi".
La sera del 22 maggio 2006, Farina si mette al computer per redigere l'appunto destinato a Pompa e Pollari. Riferisce il dettaglio del suo colloquio con i magistrati. Conclude con una significativa annotazione personale: "Il dialogo è stato durissimo. A momenti ho avuto l'impressione che volessero intimidirmi, ma ho retto e li ho messi nell'angolo sulla Procura. (...) E' stata una prova molto molto dura".

I documenti su cui il gup Caterina Interlandi ha assunto e motivato la sua sentenza non sono più segreti da tempo. Sono a disposizione del Parlamento (che ne fece richiesta con il Copaco alla Procura di Milano) dall'ottobre dello scorso anno.


(La Repubblica, 10 luglio 2007)

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/cronaca/sismi-mancini-11/pressioni-pm/pressioni-pm.html

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Di Loredana Morandi (del 07/07/2007 @ 20:54:40, in Magistratura, linkato 1527 volte)

L'occhio del Sismi sui magistrati
"Fiancheggiatori dei no global"

di CARLO BONINI

ROMA - Nel gennaio del 2003, le quattro giornate del quattordicesimo congresso nazionale di Magistratura Democratica a Roma inquietano il Sismi. Ne mettono in movimento le "teste". Mancano due mesi a un intervento militare in Iraq che il mondo intero sa ormai imminente (l'invasione scatterà la notte del 20 marzo). Il Servizio insegue l'ombra del "nemico politico interno", nella sua declinazione "pacifista" e "disfattista", perché se ne possano anticipare le mosse prima dello scoppio delle ostilità. Il lavoro del Sismi è occhiuto, pedante, e l'obiettivo torna ad essere, ossessivamente, lo stesso: la magistratura associata nelle sue articolazioni di sinistra. Il congresso di Md è dunque un ghiotto appuntamento (come del resto lo sono state nel tempo persino il lavoro e i convegni sull'"Iraq" di rispettate fondazioni come l'Aspen, trasformato - lo abbiamo visto appena ieri - da esclusivo think-tank, che ha avuto e ha tra i suoi soci Ciampi, Napolitano, Prodi, Amato, Tremonti, in pericoloso centro di cospirazione).

La strategia "corporativa" contro la guerra
Nell'archivio di via Nazionale, un fitto appunto di cinque pagine documenta l'ascolto delle giornate congressuali e le conclusioni dell'istruttoria di Forte Braschi. E' un testo tanto poliziesco nella prosa, quanto rozzo nell'elaborazione. A cominciare dall'epigrafe che, se non se ne conoscesse la paternità (il Sismi), ricorderebbe linguisticamente certe risoluzioni delle formazioni armate degli anni di piombo. Si legge: "Oggetto: la strategia politica, sociale e corporativa del movimento internazionale dei magistrati e dei "giuristi" militanti e l'occasione rappresentata dalla crisi irachena". L'incipit del documento, del resto, più che rappresentarne la premessa ne prospetta già la conclusione. "Ambiti altamente accreditati hanno informato su come l'attuale crisi irachena avrebbe impresso una oggettiva accelerazione a quella strategia politica, sociale e corporativa, di contrasto alla globalizzazione capitalistica e alla violenza neoimperialista, verosimilmente riconducibile al movimento dei magistrati e "giuristi" militanti. Il tutto nell'ottica di una rifondazione complessiva del sistema di sviluppo mondiale, regolato da norme giuridiche ispirate a una "democrazia sostanziale" che dovrebbe essere garantita dalla primazìa esercitata, ne
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