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 forbici with red ... ... di Lunadicarta
 
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Pirate Bay non si nasconde bene dietro al dito del decreto legislativo 70/2003.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 

Dopo i fatti di Roma hanno iniziato a circolare comunicati, testi e documenti di sostegno agli indagati, come era ovvio che fosse dato che nelle violenze di piazza la responsabilità è sempre anche condivisa. Purtroppo si tratta di testi che proseguono con il ribadire la fantomatica presenza degli agitatori infiltrati dalla Questura nei cortei. Per carità, i pestaggi di polizia li abbiam visti e gli agenti in borghese ci sono sempre con funzione di controllo, ma al fatto che gli infiltrati abbiano istigato alla violenza gli studenti non ci credo neppure se me lo dice Manganelli in persona. Intanto siamo sotto Natale e nessuno si diverte a passare le feste da lacero contuso, poi i sindacati di polizia avevano manifestato solo il giorno prima. Un po' di rispetto reciproco nelle comuni corporazioni sindacali non farebbe male all'Italia dei lavoratori. Io, che non posso nascondere reati e non lo farò per "nessuno", non posso firmare nessun testo tra quelli che mi sono pervenuti perché rappresentano fumo negli occhi della popolazione e il rifiuto degli organizzatori ad assumere le responsabilità sui fatti accaduti. I professionisti del microfono li abbiamo visti e sentiti tutti, nello stesso identico modo in cui furono  certe le incriminazioni della "spesa proletaria" a Roma, quando cioè i sedicenti disobbedienti si portarono dietro i giornalisti e le telecamere. L.M.

Scontri a Roma, 81 denunciati

 

Mantovano, ipotesi Daspo per piazze

18 dicembre, 15:31

ROMA - E' di 81 denunciati il bilancio delle indagini della Digos in relazione alle manifestazioni studentesche che nelle ultime settimane hanno interessato il centro della Capitale. Per tutti è stato contestato il reato di manifestazione non preavvisata, oltre al blocco stradale, interruzione di pubblico servizio, oltraggio e resistenza pubblico ufficiale. Per 41 degli 81 indagati è scattata anche la denuncia per blocco ferroviario poiché in occasione della manifestazione del 30 novembre scorso hanno occupato alcuni binari della Stazione Termini creando disagi alla circolazione ferroviaria, oltre che ai viaggiatori.
 
MARONI, DASPO PIAZZE PUO' ESSERE DA SUBITO - Per il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, la proposta di estendere il Daspo anche alle manifestazioni di piazza ''e' interessante'' e potrebbe essere inserita da subito nel ddl sicurezza che ha iniziato l'iter al Senato. ''Valuteremo - ha detto Maroni - se c'e' una maggioranza che sostiene questa proposta''. ''Mi sembra una proposta interessante quella di Mantovano - ha aggiunto Maroni, parlando a margine di un pranzo con gli altri big della Lega a Vicenza -, perche' il Daspo sta funzionando molto bene dentro gli stadi. Riteniamo che questo modello sia esportabile. C'e' la possibilita' di inserirlo gia' nel ddl sicurezza''. Quanto alle scarcerazioni dei giovani arresti dopo gli scontri dio piazza a Roma il 14 dicembre, il responsabile del Viminale ha osservato che ''la scarcerazione e' stata un errore, anche perche' c'e' un rischio di reiterazione del reato''. ''Non voglio fare polemica, e' un'opinione e non una critica nei confronti della decisione dei magistrati'', ha precisato Maroni, che ha annunciato adesso misure piu' stringenti in vista della prossima manifestazione degli studenti, il 22 dicembre. ''Adesso - ha detto - vigileremo soprattutto in vista della nuova manifestazione di mercoledi'. Visto quanto e' successo a Roma, la macchina sara' ulteriormente organizzata per evitare che si ripeta quanto e' successo pochi giorni fa''.

MANTOVANO, DASPO CORTEI DOPO STUDIO ADEGUATO Per il sottosegretario all'Interno Alfredo Mantovano la possibilita' di impedire ai soggetti violenti la partecipazione alle manifestazioni di piazza, con un provvedimento simile al Daspo usato per allontanare i tifosi facinorosi dagli stadi, ''e' una ipotesi di lavoro che dev'essere vagliata da parte di tutti gli uffici tecnici competenti e per la quale serve uno studio tecnico adeguato''. Lo ha spiegato oggi a Bari parlando con i giornalisti. ''Il meccanismo e' questo: si punta - ha detto Mantovano - a prevenire gli atti di violenza cosi' come si e' fatto per gli stadi. E questa prevenzione individua, sulla base di elementi obiettivi e dati di fatto, i soggetti violenti che quindi gia' si sono resi responsabili di devastazioni e danneggiamenti''. ''Nel calcio - ha ricordato - funziona che per un periodo, che puo' andare da pochi mesi a qualche anno, si interdice il loro accesso allo stadio e in questo modo si fa venire meno l'occasione per esercitare la violenza''. ''Una cosa simile - ha rilevato Mantovano - con tutti gli adeguamenti e per questo ci deve essere uno studio tecnico adeguato, puo' valere per le manifestazioni'' in piazza. Nel senso che chi ha gia' dato prova di compiere determinati reati di lesioni, di devastazioni e cosi' via, viene interdetto per un congruo tempo dalla partecipazione a qualsiasi manifestazione di piazza''. ''Ed e' chiaro - ha concluso il sottosegretario - che la partecipazione poi comporta l'intervento sanzionatorio penale. Quindi c'e' una misura di prevenzione come primo passo e una misura sanzionatoria in caso di violazione delle prescrizioni in chiave di prevenzione''.
 
INDAGINE PUNTA A INDIVIDUARE POSSIBILE REGIA - Individuare l'esistenza di una ''cabina di regia'' degli scontri. E' a questo che punta l'inchiesta della Procura di Roma, coordinata dall'aggiunto Pietro Saviotti e dal procuratore capo Giovanni Ferrara sui tafferugli nella capitale il 14 dicembre scorso. Secondo le prime testimonianze di chi ha operato in piazza, gli assalti e i blitz contro le forze dell'ordine sono sembrati ''studiati a tavolino'' e in qualche modo preordinati al fine di aumentare la violenza. Gli uomini della Digos e i Carabinieri del Ros stanno lavorando su foto e filmati girati il 14: agenti dell' Antiterrorismo avrebbero effettuato anche riprese da alcuni terrazzi delle abitazioni del centro. Questo materiale sara' poi inviato, al termine dell'attivita' di indagine, ai magistrati della Procura di Roma.
 
ALEMANNO, ZONA ROSSA SARA' RAFFORZATA - "Il centro storico è già zona rossa e sarà rafforzato con la massima mobilitazione delle forze dell'ordine". Lo ha detto il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, intervenuto in merito alle eventuali manifestazioni studentesche che si svolgeranno la prossima settimana a Roma in occasione della votazione in Parlamento del Ddl Gelmini sulla scuola. Alemanno, che si è espresso subito dopo una riunione in questura assieme al prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro e al questore Francesco Tagliente, ha spiegato che "la questura e il prefetto hanno garantito la massima attenzione affinché il centro storico non venga più investito da incidenti o avvengano episodi come quelli della settimana scorsa. Si disporranno tutte le misure di ordine pubblico necessarie a tenere lontano dal centro le manifestazioni".
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Di Loredana Morandi (del 19/12/2010 @ 21:09:25, in Magistratura, linkato 1468 volte)
MAGISTRATURA DEMOCRATICA



E I FATTI DEL 14 DICEMBRE

 

1. Per “Magistratura democratica”, i fatti del 14 dicembre, i provvedimenti di scarcerazione dell’autorità giudiziaria, le successive polemiche e l’intervento ispettivo del Ministro della Giustizia sollecitano più di una riflessione.

Quelle vicende non toccano solo la delicatezza dei rapporti tra politica e magistratura. O il modo in cui in certi ambienti istituzionali intendono la giustizia penale, a detta della Camera penale di Roma da “Stato di polizia”. Sullo sfondo si agita qualcosa di più preoccupante. Qualcosa che lega idealmente le recenti manifestazioni collettive del dissenso. E che affida alle direttive superiori in materia di ordine pubblico la vistosa “crisi sociale” del nostro paese, con una escalation nell’uso della forza nelle piazze, secondo uno schema collaudato già sul “problema immigrazione”.

Il pensiero corre a fatti specifici. Sono accaduti a Terzigno, Bologna, Palermo e al teatro San Carlo a Napoli. Proteste di cittadini comuni o studenti trasformatesi in scontri con le forze dell’ordine. Proteste che esprimono con vigore e talvolta con disperazione i tanti disagi del mondo del lavoro, della scuola, delle comunità esposte ai rischi delle discariche di rifiuti. Proteste a cui hanno partecipato disoccupati veri e parassiti dell’emergenza, studenti motivati e gruppuscoli di delinquenti. Proteste a cui si è risposto sempre e solo con la repressione, con le cariche della polizia, senza distinguere i modi diversi in cui il dissenso si manifestava e le responsabilità personali: metodo che, lo sappiamo, solitamente punisce le persone non attrezzate allo scontro e non intercetta i veri autori delle violenze.
 

2. Repressione, dunque. Se diventasse l’unica parola d’ordine delle nostre istituzioni davanti alle tensioni sociali, sarebbe in pericolo una libertà fondamentale. La libertà di riunirsi e di manifestare resta irrinunciabile in uno stato democratico. In Europa le costituzioni la riconoscono immancabilmente dall’epoca della rivoluzione francese, fatte salve le parentesi dei regimi autoritari o totalitari. Semmai bisogna fare in modo che quella libertà non degeneri in forme di violenza. Nel corso delle manifestazioni, le aggressioni fisiche ai danni degli agenti di polizia, l’incendio dei cassonetti o i danneggiamenti alle vetrine sono inammissibili e vanno puniti. Ma le proteste non possono valutarsi in blocco. Certo non è agevole il compito selettivo affidato alle forze dell’ordine. Ma le risposte di ordine pubblico, così come quelle giudiziarie, devono sapere distinguere. Lo insegnano i fatti di Genova del 2001, occorre leggere dall’interno i fenomeni sociali. Chi gestisce l’ordine pubblico è chiamato a cogliere una serie di sfumature intermedie e gestirle. Occorre la capacità di interpretare analiticamente i fatti, prima, durante e dopo lo svolgimento. Solo in questo modo sarà possibile contrastare chi delinque e ascoltare chi protesta legittimamente; separare i professionisti della guerriglia da chi non ha più nulla se non la propria libertà di manifestare, e agisce pacificamente. D’accordo, poliziotti e carabinieri non sono sociologi. Ma il loro assetto sulla piazza non può essere concepito come un corpo estraneo, separato, sempre e comunque ostile. E in  questo devono essere aiutati anche dalla parte sana dei manifestanti organizzati.


3. L’aver differenziato le diverse posizioni dei manifestanti nelle valutazioni sui fatti di Roma è ciò che esponenti del Governo contestano alla magistratura. Le iniziative ministeriali fanno riferimento al merito dei singoli provvedimenti. E il segnale negativo, quindi, non è circoscritto alle vicende romane. Quando per decidere su una misura cautelare i giudici tengono conto delle modalità e dei motivi della condotta dei singoli, della loro incensuratezza, non fanno altro che il loro dovere. Il carcere in attesa di giudizio è comunque una misura da applicare solo in casi di assoluta necessità. E la discrezionalità del giudice è prevista proprio per valutare caso per caso. 

Nella reazione di esponenti del governo alle scarcerazioni non c’è solo la demagogia, dunque. Le interferenze indebite, spintesi al punto di disporre una ispezione ministeriale nei confronti del tribunale di Roma, esprimono una china costituzionale molto preoccupante. Sono atteggiamenti che mostrano l’indifferenza  per il rispetto delle procedure e dei tempi delle decisioni, e naturalmente per l’indipendenza della funzione giudiziaria. Al tempo stesso alimentano affezione per misure energiche, refrattarie a qualsiasi tipo di controllo. E sottovalutano il fatto che negli ordinamenti ove il principio di legalità è formalmente rispettato, il monopolio penale dell’uso della violenza può essere vanificato dai poteri paralleli a quello giudiziario più o meno estesi in tema di libertà conferiti dalle stesse leggi alle forze di polizia.

In Italia, i segnali di queste tendenze si sono peraltro già manifestate anche in ambito parlamentare. Il riferimento va ai disegni sui rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria. Soluzioni che sottraggono al controllo giurisdizionale una buona fetta dell’attività investigativa. Ebbene, il senso delle ultime iniziative del Ministro della Giustizia si salda con questa prospettiva.


4. Infine, Magistratura Democratica vuole ricordare, come ha fatto l‘Unione delle Camere Penali, che uno Stato democratico deve tutelare sempre e in ogni contesto i diritti delle persone arrestate. Reazioni sproporzionate e successivi trattamenti inutilmente umilianti o afflittivi non possono mai trovare giustificazione, ed è bene che anche su questo si torni a riflettere e si torni ad agire per evitare che le offese alla dignità delle persone contribuiscano ad alimentare una deriva pericolosissima che tutti dobbiamo impedire.


Piergiorgio Morosini (Segretario Generale di Magistratura democratica)
Luigi Marini (Presidente di Magistratura democratica)
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Di Loredana Morandi (del 20/12/2010 @ 15:45:47, in Politica, linkato 1524 volte)
Copio e incollo... L.M.

Massimo Ciancimino, ma che faceva da giovane?


di Marco Ottanelli  

«Massimo Ciancimino che l’eredità del padre ha senza riserve accettato, custodendone (all’estero) l’archivio e godendo di una quantità di denaro tanto enorme e sospetta dal consigliarlo di tenerla nascosta, non può (neppure nel nostro disastrato paese) pretendere che lo si consideri estraneo alle colpe paterne. Delle due l’una: o accetta di essere valutato anche in base alla sua eredità o questa (anche se tardivamente) rifiuti in toto consegnandoci tutta la verità senza trucchi né ammiccamenti e soprattutto restituisca il maltolto»

Michele Costa (figlio del procuratore Gaetano Costa, ucciso dalla mafia)

"L'incontestabile progressione accusatoria che caratterizza con ogni evidenza le dichiarazioni sul conto dell'imputato non può che irrimediabilmente influire in maniera oltremodo negativa sull'attendibilità e sulla credibilità di Massimo Ciancimino. La corte dubita fortemente della credibilità ed affidabilità di un soggetto come Massimo Ciancimino finora rivelatosi, sulla base degli atti esaminati dalla Corte e con riferimento a quanto riferito sul conto dell' imputato, autore di altalenanti dichiarazioni che non ha esitato a rettificare o ribaltare nel tempo con estrema disinvoltura

Corte d'Appello di Palermo (dalla sentenza di condanna di Marcello Dell'Utri)

«Massimo Ciancimino? Ho come l'impressione che stia coltivando un pensiero di Provenzano»

sen. Luigi Li Gotti, (IDV, ex avvocato di Buscetta, 4 dicembre 2010)

«Comprendo il disagio di qualsiasi cittadino rispetto alla disinvoltura con la quale Massimo Ciancimino utilizza le sue dichiarazioni, ma quel che appare come una guerra tra le procure di Palermo e Caltanissetta può in realtà essere segno del limite della giustizia stessa. La giustizia si trova nella condizione di dover valutare le parole di chi non fornisce prove ma elementi, mentre dietro tali elementi si svolge un lavoro a tutela di propri interessi»

Raffaele Cantone, (noto magistrato anticamorra)

«Quando mi senti in televisione, tu fottitene»

Massimo Ciancimino (intercettato mentre tratta l'acquisto di assegni sporchi, novembre 2010)


Un figlio modello

Massimo Ciancimino è il figlio del noto boss mafioso Vito. Sì, possiamo chiamarlo così, in fondo: un boss, uno che contava, che riceveva e distribuiva potere, denaro, controllo del territorio. Il grande cementificatore di Palermo e della conca d'oro, lo speculatore per eccellenza, quello che ha guidato il “sacco di Palermo” da Palazzo delle Aquile, quello che è andato, tardivamente, in prigione, a danno fatto, nel 1984 e che la Cassazione ha condannato definitivamente per associazione mafiosa: era un mafioso, a tutti gli effetti. Un delinquente, dunque, che era contemporaneamente la Mafia e lo Stato, essendo sia un appartenente a Cosa Nostra, sia un alto esponente della DC (partito di governo per 60 anni) e sindaco di Palermo. Altro che trattativa: Vito Ciancimino era la sintesi di Mafia e Stato.

Massimo Ciancimino, è lui stesso che lo racconta, è stato accanto a suo padre mentre questi faceva affari con tutti i più feroci padrini. Mentre gestiva la cosa pubblica e la cosa mafiosa. Lui era presente, era sempre lì. In altre parole, andava a pranzo e cena con Provenzano e tutto il clan dei corleonesi. Era con loro, parlava con loro, cresceva con loro. Era uno di loro.

Per le strane leggi del popolo italiano, mentre i figli di Riina sono additati come appestati (il figlio è stato in carcere, la figlia vive in semiclausura, tutti i loro beni sono stati confiscati, come d'altronde quelli dei parenti di Provenzano), il nostro Massimo, anche dopo l'arresto e le condanne di suo padre, ha continuato a godere degli immensi proventi del malaffare criminale di don Vito, ci si è comprato case principesche in Italia e all'estero (delle quali dispone liberamente ancor oggi, e presso le quali alloggia a suo piacimento), auto di lusso, e tutto quanto fa spettacolo.

Però da bravo caruso, si era pure trovato un lavoro, a suo tempo. E che lavoro faceva, Massimo Ciancimino, figlio del potente politico e potente mafioso? Strano a dirsi: nessuno pare saperlo.


L'omino del gas.

Nessuno, nelle trasmissioni televisive alle quali viene amabilmente invitato come ospite, o presso i giornali che gli offrono spazi cartacei amplissimi e spazi virtuali pressochè infiniti tramite interviste e blog, nessuno insomma ha mai chiesto a Massimo Ciancimino quale sia la sua occupazione. Dice: va bhe, ora di lavoro fa lo scrittore di libri che trasudano verità. Ok, ma prima? Che diavolo faceva, prima?

Nessuno lo sa, ma la cosa è pubblica, lo ha raccontato lui in una sua intervista del 2006 a Rainews 24. Lui, signori, era l'omino del gas. Quello con la chiavetta del contatore, che apre e chiude i tubi, che ci fa pagare la bolletta, quello che, nonostante non sia mai citato nei files di Wikileaks, che parlano solo di Berlusconi e di Putin, reggeva i destini dei gasdotti europei.

Per riassumere in poche righe: Junior era il mediatore tra il gigante russo dell'energia Gazprom e le compagnie di distribuzione del metano in Europa. ENI compresa, ovviamente.

Il figlio del mafioso don Vito, il figlio di quel boss arrestato e condannato in via definitiva, l'erede dell'immane patrimonio immobiliare e mobiliare accumulato in tanti decenni di malaffare, è stato per molto tempo, portato a quel ruolo chissà da chi e chissà come e chissà perché, il tramite tra tutte le nostre necessità energetiche ed i produttori di gas siberiano.

Quando suo padre era ancora in vita (siamo nei primi mesi del 2002) avendo “sempre avuto il pallino del metano”, assieme ad un amico, il professor Lapis (avvocato di don Vito), si mette in contatto con la Gazprom. Gianni Lapis ha una piccola rete di distribuzione metanifera in Sicilia (terra dove le attività altrove pubbliche spessissimo sono di proprietà strettamente privata), è quindi il socio giusto. L'aggangio con Russia e Kazakistan avviene prima grazie a comuni frequentazioni con ricconi ex sovietici in vacanza all'Hotel Cristallo di Cortina (dove il Ciancimino passa le meritate vacanze), poi tramite Ottavio Angotti, oggi scomparso, ma che era il vicepresidente della Bank of America, responsabile delle Università del Caucaso, e , incidentalmente, compagno della figlia dell'ex Presidente della Cina comunista, Deng Xiao Ping.

Insomma, i contatti ci sono e l'affare comincia a girare bene. Lapis, Ciancimino, Angotti, più Romano Tronci, altro imprenditore dai mille contatti, riescono ad intrufolarsi nei salotti buoni moscoviti e nella macchina dell'ENI, e poi ancora in quelli delle società metanifere ucraine, e in quelli di mezza Europa. Ciancimino tratta partite di milioni di metri cubi di gas metano, senza sborsare una sola lira, come si vanta nella suddetta intervista, ma scommettendo e lucrando sulla differenza di prezzo del gas comprato in Kazakistan e Siberia e rivenduto, tramite le compagnie nazionali, a noi europei, che pagavamo la differenza in bolletta.

Un affare tutto basato su triangolazioni bancarie in Svizzera, Francia, Hong Kong, e tutto costruito sulla rendita futura scaturita dai differenti prezzi di partenza e di arrivo, e che quindi non necessitava alcun capitale sostanziale: “ il gas si paga coi soldi dei clienti. Non si paga coi propri. Perché ce ne vogliono troppi”.

Hanno guadagnato l'inverosimile, in quel periodo, Ciancimino e soci. Per una sola fornitura di metano alla British Gas, fornitura di 1 miliardo di metri cubi, hanno incassato, nel 2004, ben 10 miliardi di dollari.

Come e perchè le compagnie europee si affidassero ad un personaggio come lui come unico tramite per i contatti con la Gazprom di Putin, sarebbe bello saperlo. Ma non lo sapremo mai, se nessuno glielo chiede.

Tutto andava bene per Massimino, finchè un bel giorno lui ed il suo socio, amico e commercialista, il dott. Lapis, non vollero “far gli splendidi”, investendo una grossissima somma di denaro in un ente benefico. E quale era questo ente? Incredibilmente, il Centro Paolo Borsellino, voluto dalla famiglia del giudice ucciso in via D'Amelio e "gestito", però, praticamente, da un sacerdote, Giuseppe Bucaro, che pare si occupasse di tutta l'amministrazione.

Lapis e Ciancimino mandano quindi quattrini, tanti quattrini, al Centro Borsellino, per acquisti di banchi per asili infantili e cose così, dice, e insieme a quel prete gestiscono, di fatto, il Centro.

Troppi soldi, troppi movimenti, troppi passaggi, troppi conti correnti. Su richiesta dei pm dalla Dda, Roberta Buzzolani, Lia Sava e Michele Prestipino, coordinati dai procuratori aggiunti Giuseppe Pignatone e Sergio Lari, Ciancimino, il suo avvocato Ghiron e Gianni Lapis vengono indagati e rinviati a giudizio.

Nel frattempo, a causa di tutto questo, il Centro Borsellino viene sciolto, messo in liquidazione, smantellato.

Si apre il processo per riciclaggio di denaro sporco a carico di Junior. Processo nel quale salta fuori la misura pariziale, ma non l'ammontare esatto, del suo capitale illecito: infatti gli vengono sequestrati beni per 50 milioni di euro. È un processo che, parlando del patrimonio di Vito Ciancimino, potrebbe ricostruire una buona parte della storia della commistione politico-economica tra Cosa Nostra, ambienti imprenditoriali e affaristici siciliani, e la DC.

Ma questo non è un caso che è destinato ad attrarre il circo mediatico, non è un processo-spettacolo, la DC non interessa più nessuno dei grandi giornali e dei grandi giornalisti, anzi, si tende a farla dimenticare, o a ridarle una verginità storica improbabile ma non del tutto irraggiungibile. Il dibattimento si svolge sobriamente, quasi sommessamente, e si incentra unicamente non sull'origine ma sull'uso che Massimo fa di quei soldi di provenienza illecita. Il processo si conclude con una sentenza di colpevolezza, ed una condanna a cinque anni e otto mesi di reclusione. Assieme a lui, condannati anche la madre, Lapis, e Ghion.

Da quel momento, siamo nel marzo 2007, per Massimo inizia una corsa contro il tempo per raggiungere un solo obiettivo: salvarsi dalla galera.

Attende qualche mese, poi comincia a far trapelare indiscrezioni, dice di voler parlare di fatti importanti, fa sapere che gli rimorde la coscienza.

Ciancimino insomma “collabora”, racconta, dice perlomeno di essere in grado di farlo. Viene ascoltato. La mossa ha successo, perché nel processo d'appello gli vengono riconosciute le attenuanti generiche proprio in virtù della sua collaborazione, e la pena è ridotta a tre anni e quatto mesi. È la fine del 2009. Più o meno da allora, Ciancimino è un fiume in piena: non c'è fatto o circostanza criminale, politica o investigativa accaduto negli ultimi trenta anni sul quale egli non abbia qualcosa da dire, da rivelare, da far scoprire. Accusa, indica, allude, fa capire di sapere, lancia segnali, centellina dati e nomi, con studiatissima pazienza.

E così comincia la sua inusitata ed originalissima nuova vita di "testimone protetto" (una figura giudiziaria che pare essere stata ideata apposta per lui. Forse ha dei precedenti, ma non riusciamo a ricordare quali), di coimputato (coimputato! Non collaboratore!!) in vari processi a carico di presunti mafiosi, e di guest star dell'apparato mediatico-politico rappresentato da Anno Zero, il Fatto Quotidiano, nonché di numerose iniziative elettorali (elettorali!!!) e feste di partito di IDV, PD, persino della SEL.

In queste vesti, assolutamente libero, nonostante le condanne penali, di circolare sul territorio nazionale e persino all'estero, e, essendo imputato, non avendo l'obbligo di dire la verità (lo riscrivo: essendo imputato, quando parla nei processi, non ha l'obbligo di dire la verità, può impunemente mentire), ha cominciato a sfornare, a puntate, in un crescendo di colpi di scena, fotocopie (non originali: mere fotocopie) di [presunti] documenti bomba, e a svelare, a singhiozzo e come e quando pare a lui, [presunte] clamorose verità, trovando ampia diffusione delle sue esternazioni, quasi fossero assolute ed indiscutibili verità. Non essendo un collaboratore di giustizia, non ha neanchel'obbligo di dire tutto quel che sa in 180 giorni, come stabilisce la legge; e può disporre, come detto, dei suoi beni: se al contrario fosse un vero e riconosciuto collaboratore, un cosiddetto “pentito”, quei beni gli sarebbero stati tutti sequestrati.

Non perde occasione per piagnucolare di essere in pericolo di vita, di essere nel mirino per quanto “svela”. Viaggia con la scorta, a spese nostre, e veleggia da uno studio televisivo e una presentazione del suo libro. Anche se ha combinato quel che ha combinato al Centro Borsellino, gode della incredibile amicizia di Salvatore Borsellino, amicizia che suscita in effetti qualche scandalo.

Le storie che racconta, per adesso del tutto senza prove, del "signor Franco", di "Faccia da Mostro", di politici vecchi e nuovi si intrecciano, nelle parole di Junior, con la vicenda della “trattativa”, una vicenda però piena di incongruenze, di contraddizioni, di assurdità spazio-temporali. Non è questo il luogo per parlarne approfonditamente. Ma una prossima volta lo faremo.

Tra una fotocopia e l'altra, tra un pezzo di memoria ritrovata e l'altro, Ciancimino Massimo comincia a non essere considerato più tanto attendibile, perlomeno presso alcune procure. Ultime in ordine di tempo, quella di Caltanissetta, e quella di Firenze. La prima lo ha pure indagato per calunnia nei confronti di De Gennaro. La seconda ha respinto la richiesta di ascoltarlo nel nuovo processo sulle stragi del '93 con la seguente motivazione: "le dichiarazioni rese da Ciancimino in sede giudiziale, appaiono come dilatate e spazianti su un panorama criminoso assai ampio, generiche, declinate de relato e in gran parte attinenti a fatti diversi o che allo stato non appaiono riconottersi con quelli giudicabili".

Insomma, a credere al nostro omino del gas rimane solo Ingroia, e parte della procura di Palermo, nonostante la forte affermazione della Corte d'Appello di quella città contenuta nella sentenza Dell'Utri, e riportata in capo a questo articolo. Ma forse questo si può spiegare, ci verrà spiegato, con una abile strategia investigativa. Rimane inspiegabile invece la totale fiducia di certi organi di stampa ed opionion makers nei confronti di un personaggio il cui bruciante passato sembra non contare, mentre quello assai più neutro di altri, magari intesi però come avversari politici, li fa additare come “muffe e lombrichi” al pubblico ludibrio.

Recentemente, si parla dell'ottobre scorso, gli stessi PM di Palermo hanno dovuto, a seguito proprio delle parole del loro testimone, che raccontava di frequentazioni strette e continuate con Riina e Provenzano, procedere nei suoi confronti , e lo hanno indagato per "concorso esterno", il più blando dei reati relativi alla criminalità organizzata.

E ancor più recentemente, a Massimo Ciancimino è stata tolta la scorta, visto che ha dimostrato di poterne fare comodamente a meno, quando ha intenzione di andare a sbrigare affari poco chiari.

Tutto questo lo ridisegna come una figura un po' diversa rispetto a quanti hanno voluto e vogliono ancora farcelo passare per il Salvatore della Patria.

Democrazia e Legalità
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La Procura della Repubblica di Modica carente di cancellieri. Vuoti i tre posti d’organico


La Procura della Repubblica di Modica vive momenti di criticità per la carenza di personale dirigenziale. Se, infatti, tra qualche mese sarà “sanato” il vuoto dei magistrati con l’arrivo di un secondo Sostituto Procuratore, dall’altro risultano assolutamente scoperti gli uffici di dirigenza della cosiddetta “Terza Area”. Una carenza determinata dalla collocazione in quiescenza dei titolari di incarico, l’ultimo dei quali appena due settimane fa. La pianta organica della Procura della Repubblica è disciplinata da un recente Decreto Ministeriale del 25 ottobre scorso che prevede tre dirigenti di Terza Area e specificatamente un direttore e due funzionari giudiziari.

Sono posti attualmente vuoti dove per anni hanno operato i funzionari Gino Rossino, Francesco Terranova e Giovanni Brancati. Ecco che questo vuoto ha determinato serie difficoltà per il buon andamento del terzo piano del Palazzo della Giustizia dove opera, appunto, la Procura della Repubblica. L’organico prevede, poi, tre cancellieri e tre assistenti giudiziari, posti attualmente ricoperti anche attraverso l’impiego di dipendenti comunali e di ufficiali di polizia giudiziaria acquisiti dal Comando di Polizia Municipale di Modica.

Come si diceva, l’organico dei magistrati inquirenti, in atto, è ricoperto dal Procuratore della Repubblica, Francesco Puleio, e dal Sostituto, Gaetano Scollo. E’ stato assegnato già un altro Sostituto, una donna, che arriverà in aprile. La Procura si avvale, nelle udienze dove non sono previsti magistrati togati, di due vice procuratori onorari, Veronica Di Grandi e Diana Iemmolo. Relativamente, invece, al Tribunale, il cui presidente è Giuseppe Tamburini, a livello di personale, il decreto prevede quattro direttori e nove funzionari. I posti sono tutti ricoperti. A livello di giudici in gennaio arriverà da Caltagirone il magistrato Maggiore che andrà ad impinguare l’organico dove per alcuni mesi si dovrà fare a meno, a partire da giovedì scorso, di Lucia De Bernardin, posta in licenza obbligatoria per maternità e questo determinerà molti rinvii di udienza e parecchi disagi.

www.radiortm.it
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Di Loredana Morandi (del 21/12/2010 @ 08:21:14, in Magistratura, linkato 1727 volte)
Aggiornamento doveroso. Però Cascini sa che se c'è un coraggio nell'affrontare gli ostacoli posti dalla politica, il vero coraggio giudiziario sarà dimostrato realmente in sede di indagini sui pestaggi di pubblica sicurezza. Gli scontri di piazza sono stati duri ed hanno provocato tanti danni, è vero. Ma vedere 10 persone prendere a calci un ragazzo solo e a terra è orribile e quella violenta codardia non è mai punita in modo esemplare. Emblema di questo è il caso Aldrovandi, perché il padre di Federico "Aldro" è poliziotto e quella stessa violenza cieca gli ha strappato un figlio. L.M.


Scontri Roma/ Cascini:
Magistrati sono stati coraggiosi

Da Alfano e Maroni troppe ingerenze. Ora vogliono giustizialismo?

Roma, 18 dic. (Apcom) - Per il pm Giuseppe Cascini, segretario dell'Anm, è "pericolosa l'idea che si sta facendo passare, ovvero che i colpevoli la facciano franca grazie alle maglie larghe della magistratura. Ma quale lassismo dei giudici? Questi colleghi (che hanno scarcerato i 23 fermati per gli scontri di martedì scorso a Roma, ndr.) sono stati coraggiosi, perchè era immaginabile una simile reazione della politica. Guai però a fare da cinghia di trasmissione fra l'emotività della piazza e le decisioni processuali".

"Le immagini che abbiamo visto in tv ci mostrano comportamenti gravi, ma i colleghi non hanno sottovalutato questi comportamenti", quanto piuttosto hanno sottolineato che la libertà personale "è un bene primario e può essere limitata solo in base a regole processuali. Servono le prove - afferma Cascini in un'intervista al Corriere della Sera - per stabilire che davvero chi è stato fermato abbia compiuto quei reati". Inoltre "si deve valutare anche la personalità del fermato, e questi erano tutti ragazzi giovanissimi privi di precedenti penali".

Cascini definisce poi "gravissimo" l'invio degli ispettori da parte del ministro Alfano: "devono essere i giudici a stabilire se ci sono i presupposti della custodia cautelare - sottolinea - e non la richiesta di carcerazione di un ministro, accompagnata dalla minaccia di sanzioni disciplinari". Secondo Cascini, quindi "sia Maroni, nelle comunicazioni al Senato, che Alfano, nel comunicato in cui annuncia l'ispezione, esprimono un pregiudizio di colpevolezza, dando per acquisito che gli scarcerati siano i responsabili dei gravi atti di violenza". In questo momento, conclude, "l'istanza che viene dalla politica è di punizione esemplare. Un giustizialismo tante volte rinfacciato a noi".

La Rassegna

Dopo la proposta degli arresti preventivi

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Gasparri a scuola da Videla

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«Prima elimineremo i sovversivi, poi i loro collaboratori, poi i loro simpatizzanti, successivamente quelli che resteranno indifferenti e infine gli ...

I sindacati di polizia manifestano ad Arcore “Gasparri pericoloso ...

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Caso Gasparri: giusto invocarne le dimissioni

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Le notizie del 20 dicembre

rassegna.it - ‎12 ore fa‎
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Scontro sulla violenza

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“Daspo” e “arresti” per chi manifesta: Maroni e Gasparri si sono ...

Blitz quotidiano - ‎12 ore fa‎
Ieri erano in prima linea per le strade, oggi propongono “Daspo nelle piazze” e “arresti preventivi” degli studenti che manifestano. ...

Gasparri: nei cortei potenziali assassini

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ROMA (20 dicembre) - Non si abbassa lo scontro politico intorno alle manifestazioni degli studenti e alla riforma dell'università, oggi in aula al Senato. ...

CORTEI: INTRONA, DASPO E ARRESTI PREVENTIVI SEGNALI INQUIETANTI

Agenzia di Stampa Asca - ‎15 ore fa‎
(ASCA) - Bari, 20 dic - Arresti preventivi, Daspo per le proteste di piazza: ''desta inquietudine - per il presidente del Consiglio regionale della Puglia ...

Studenti di destra e di sinistra uniti dalle parole di Gasparri

BlogSicilia.it (Blog) - ‎15 ore fa‎
20 dicembre 2010 - “Invece delle sciocchezze che vanno dicendo i vari Cascini e Palamara, qui ci vuole un 7 aprile. Mi riferisco a quel giorno del 1978 (in ...

La 'Tsunami Gelmini' alle porte dell'Università

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Cortei, arresti preventivi? No Pd e Udc

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Finocchiaro, Pd: Gasparri non avveleni "il clima con dichiarazioni provocatorie", Il leader Idv Di Pietro: conferma la "volontà di governo e maggioranza di ...

Arresti preventivi e Daspo: il “fascismo al naturale”. Viminale ...

Blitz quotidiano - ‎17 ore fa‎
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BlogSicilia.it (Blog) - ‎18 ore fa‎
20 dicembre 2010 - Il capogruppo dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri - che di manifestazioni estremiste se ne intende – lancia oggi l'allarme sulla ...

I violenti fanno il gioco di Gasparri

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Quotidiano di Puglia - ‎19 ore fa‎
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Gasparri, incendio preventivo

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Scontri Roma: Gasparri, basta esaltare violenti e umiliare onesti

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Scontri Roma: Gasparri, basta esaltare violenti e umiliare onesti

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«Servono arresti preventivi» Il Pdl preme. Pd e Idv: fascismo

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Gasparri, studenti killer e arresti preventivi: la piazza “violata”

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CORTEI: DI PIETRO, GASPARRI E' L'UNICO VERO POTENZIALE ASSASSINO

Agenzia di Stampa Asca - ‎20 ore fa‎
(ASCA) - Roma, 20 dic - ''L'unico vero potenziale assassino e' Gasparri: e' un assassino della democrazia. Governo e maggioranza continuano a provocare e ...

Gasparri: a cortei potenziali nassassini

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Gasparri: a cortei potenziali nassassini

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(ANSA) – ROMA, 20 DIC – 'Voglio fare un appello: genitori, diteai vostri figli di stare a casa. Quelle manifestazioni sonofrequentate da potenziali ...

SCONTRI ROMA: PD, GASPARRI IL VERO BLACK BLOC, ARRESTO PREVENTIVO

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(AGI) - Roma, 20 dic - "Gasparri che soffia sul fuoco, che paventa e in realta' si augura incidenti e scontri, e' il vero provocatore di professione, ...

Gasparri: Killer negli scontri di piazza a Roma

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Scontri Roma/ Gasparri: Nei cortei ci sono potenziali assassini

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Roma, 20 dic. (Apcom) - Appello del presidente dei senatori Pdl Maurizio Gasparri ai genitori degli studentim, affinchè impediscano la partecipazione dei ...

PROTESTA STUDENTI, IN PIAZZA IL 22 DICEMBRE / sconcertante ...

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PROTESTA STUDENTI, IN PIAZZA IL 22 DICEMBRE. Ultime notizie: sconcertante proposta Gasparri, procedere ad arresti preventivi - Roma - Prevista per mercoledì ...
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Di Loredana Morandi (del 21/12/2010 @ 08:36:37, in Magistratura, linkato 1351 volte)
CSM: PLENUM NOMINA ROMANO
DIRETTORE DELL'UFFICIO
STUDI E DOCUMENTAZIONE



ROMA (ITALPRESS) 18 dicembre 2010 – Il Plenum del Consiglio Superiore della Magistratura, giovedi’ scorso ha nominato – all’unanimita’ – il professore Bartolomeo Romano, Consigliere del CSM e ordinario di Diritto Penale nell’Universita’ di Palermo, Direttore dell’Ufficio Studi e Documentazione dello stesso CSM.

Per Romano si tratta di un incarico prestigioso e delicato, poiche’ l’Ufficio Studi, fra gli altri compiti, ha quello di fornire pareri su tutte le piu’ importanti questioni oggetto di discussione al Consiglio, constituendone un essenziale supporto scientifico.

(ITALPRESS).
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Il comitato dei lavoratori sta col ministro:
«Dalla Procura atti gravi e ingiustificati»



ROVIGO (19 dicembre) - L'azione disciplinare decisa dal ministro della giustizia, Angelino Alfano, verso i magistrati di Rovigo che indagano sulla riconversione della centrale di Porto Tolle trova l'approvazione del comitato dei lavoratori dell'impianto dell'Enel. «Da 5 anni - afferma il portavoce, Maurizio Ferro - eravamo in attesa delle autorizzazioni per la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle. I vari rallentamenti alle autorizzazioni avevano destato perplessità sull'operato della Magistratura di Rovigo nell'interferenze con il lavoro svolto dalle competenti commissioni Via ministeriali e regionali».

Un problema questo, ricordano i lavoratori, già sollevato l'estate scorsa durante un dibattito pubblico dall'ex presidente della Camera, Luciano Violante, e - secondo gli operai - «accertato ,dopo le ispezioni, anche dal ministero della Giustizia». «I lavoratori Enel di Porto Tolle, che avevano denunciato la situazione sin dall'inizio - conclude Ferro - chiedono provvedimenti esemplari per questo grave e ingiustificato atto che è da ascrivere alla Procura di Rovigo».

«L'azione disciplinare dimostra che tutti i nostri timori erano fondati» aggiunge Ferro, secondo il quale - nel caso venissero accertate responsabilità dei magistrati nei ritardi all'ok alla riconversione - i lavoratori «sono pronti a chiedere i danni». Secondo Ferro gli ispettori del ministro Alfano «hanno verificato che alcuni magistrati, con interferenze estranee alla legge, hanno bloccato la riconversione a carbone della Centrale Enel di Porto Tolle. L'azione disciplinare nei confronti dei magistrati rodigini è la prova che questa non è un'ordinaria storia italiana di ritardi e burocratismi».

Il comitato dei lavoratori della centrale Enel sottolineano che «le "reiterate coincidenze" durano dal 31 maggio 2005, data di apertura dell'iter autorizzativo, e hanno bloccato un investimento che vale 4mila posti di lavoro. In questi 5 anni, abbiamo continuato a richiamare l'attenzione su tutti i dubbi che gli interventi della Procura di Rovigo hanno sollevato, e adesso è chiaro perché, dato che le azioni di alcuni magistrati arrivavano puntualmente a ridosso di decisioni importanti sul progetto Enel».

Il Gazzettino

Il precedente

Rovigo. Porto Tolle, sotto accusa i Pm
anti-centrale: «Interferenze sul progetto»

Il ministro Alfano ha deciso di esercitare l'azione disciplinare
nei confronti del Procuratore Curtarello e della pm Fasolato

ROVIGO (19 dicmbre) - Il Guardasigilli Angelino Alfano, dopo aver inviato nel gennaio scorso gli ispettori presso la Procura di Rovigo, ha deciso ora di esercitare l'azione disciplinare nei confronti del Procuratore Dario Curtarello e della pm Manuela Fasolato, in relazione all'inchiesta sul progetto di riconversione a carbone della centrale Enel di Porto Tolle.

L'iniziativa sarebbe motivata dalle "interferenze" che i magistrati polesani, attraverso un fitto carteggio tenuto con il ministero dell'ambiente e la commissione Via, avrebbero esercitato sugli organi amministrativi che dovevano decidere sul progetto di riconversione della centrale elettrica. In particolare, «divulgando atti dell'inchiesta ancora coperti da segreto», con i quali i magistrati avrebbero segnalato al ministero l'esito di perizie che mettevano in guardia sui problemi di inquinamento che la riconversione a carbone dell'impianto avrebbe causato.

La Procura polesana è da anni in prima linea nelle repressione dei reati ambientali, con un occhio di riguardo proprio per la centrale Enel che si affaccia sul Delta del Po. Nell'inchiesta condotta dalla pm Fasolato, che sta indagando sulle malattie respiratorie dei bambini che vivono in un raggio di 25 km dall'impianto, sono indagati a vario titolo l'ad di Enel Fulvio Conti, e gli ex amministratori Paolo Scaroni e Francesco Tatò. Sia il procuratore Curtarello che il sostituto procuratore Fasolato hanno scelto per ora di non commentare l'iniziativa del ministro.

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=131329&sez=NORDEST&npl=N
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Di Loredana Morandi (del 21/12/2010 @ 08:48:49, in Magistratura, linkato 1544 volte)
La verità dalla fonte dell'ex pm Pietro Calogero (oggi pg a Venezia) sulle più recenti diatribe storiografiche innestate dagli scontri di roma.

Il blitz del 1979. Calogero:
'Parallelo contro storia'

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/pietro.calogero.jpg

In carcere finirono militanti e vertici di autonomia operaia


ROMA (ANSA), 19 dicembre 2010, 21:11 - Una grande retata che a sorpresa nella Pasqua del 1979 porto' in carcere decine di militanti e soprattutto i vertici di Autonomia Operaia. Fu il giorno degli arresti dei principali esponenti di quell'area, il 7 aprile, a dare il nome all'inchiesta per associazione sovversiva condotta dall'allora pm di Padova Pietro Calogero, che emise in tutto 22 mandati di cattura e che sino a quel momento era noto per essere stato tra i primi magistrati ad indagare sulla ''pista nera'' della strage di piazza fontana

In carcere fini' per la prima volta il professor Toni Negri, docente universitario, studioso di marxismo, ritenuto l' ideologo dell' area dell' autonomia. Con lui vennero arrestati alcuni tra i massimi esponenti dell' autonomia padovana e milanese come Lauso Zagato, Mario Dalmaviva, Luciano Ferrari Bravo, Oreste Scalzone. Altri, invece, come Franco Piperno riuscirono a fuggire. Si scateno' una bufera che poi ebbe altri seguiti, con blitz che portanono in carcere decine di persone gravitanti nell'area dell'Autonomia, e si parlo' di un ''teorema Calogero'', in base al quale lungo l' arco di un decennio, scioglimenti solo apparenti e un sottile ''filo rosso'' avrebbero legato il gruppo dirigente di ''Potere operaio'' ai vertici dell' Autonomia e delle Brigate rosse. Qualche anno dopo Calogero disse di non aver mai tentato di dimostrare che Autonomia Operaia e le Brigate Rosse ''erano la stessa cosa. Ho cercato di provare - spiego' - che tra queste due organizzazioni vi era un progetto strategico comune''.

PARALLELO CON '79 CONTRARIO ALLA STORIA - Per Pietro Calogero, il magistrato autore dell'inchiesta 7 aprile, ''e' contrario all'obiettivita' storica'' un parallelo tra le violenze studentesche e le forme di illegalita' di oggi e la vasta operazione che nella primavera del '79 decapito' Autonomia Operaia. ''I fatti di oggi - dice il magistrato all'ANSA - hanno una differenza sostanziale, perche' quelli che portano agli arresti del 7 aprile si svilupparono all'interno di un preciso disegno strategico di insurrezione, per sovvertire il sistema''.

C'era infatti, ricorda Calogero - oggi Pg a Venezia - ''un legame stretto tra il combattentismo, militarizzato, delle Br e l'illegalita' diffusa di allora, che miravano a scalzare il sistema vigente per sostituirlo con un altro''. ''Oggi - aggiunge - non vedo una ideologia, non c'e' un disegno strategico''. ''Ci sono piuttosto - osserva Calogero - dei fatti di violenza, delle forme di illegalita' che ricordano invece piu' il periodo del '68, ma non quello della seconda meta' degli anni '70''. Detto questo, il magistrato, ''proprio per il vuoto di ideologia, per la mancanza di disegno strategico'', sottolinea di non ravvisare ''una situazione di pericolo che possa giustificare 'maxi-retate' o blitz di polizia''. Un'ultima riflessione Calogero la riserva a chi negli anni si e' abituato a pensare al '7 aprile' soltanto come ad una maxi-retata delle forze dell'ordine. ''Non era un blitz, una risposta di getto - spiega - ma la conclusione di un'inchiesta lunga e complessa che aveva richiesto anni di studio investigativo''.
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Di Loredana Morandi (del 21/12/2010 @ 08:54:08, in Estero, linkato 1215 volte)
In Italia se le Procure si dotassero di uno sportello al cittadino su Facebook avremmo risolto i casi di stalking e i pesanti raggiri in false flag delle associazioni, che sostengono pedofili e violenti contro donne e bambini.
I casi che sto seguendo perché "letteralmente" investita vedono anche la clonazione e l'invasione dei profili personali più di un magistrato famoso o anche famosissimo. Coinvolti loro malgrado anche magistrati che hanno scritto la Storia d'Italia. L.M.


Gb/ Via libera all'uso di
Twitter nelle aule di giustizia

Un uso "discreto" non interferisce con amministrazione giustizia

Londra, 20 dic. (Ap) - Il social network Twitter entra nelle aule di giustizia britanniche. E' quanto ha deciso oggi il massimo responsabile della magistratura britannica, Igor Judge, affermando che un uso "discreto, virtualmente silenzioso" del network per riferire in diretta su quanto succede in aula non interferisce con l'amministrazione della giustizia. Nelle corti britanniche sono vietate telecamere e attrezzature di registrazione.

La scorsa settimana, il giudice che ha presieduto il caso contro il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, ha autorizzato per la prima volta l'uso di twitter in aula. Tuttavia, pochi giorni dopo un altro giudice ha vietato l'uso del social network.

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Di Loredana Morandi (del 21/12/2010 @ 09:02:13, in Magistratura, linkato 1382 volte)
Nell'attuale situazione socio politica creatasi in seno a IdV e intorno alla figura di de Magistris, i magistrati a giudizio sono delle vittime. Infatti in quel di IdV si sta consolidando la nuova P4, con le logge siciliane ex Kossiga e le loro associazioni  para massoniche, che appaiono nei programmi di conferenze ed eventi. La peculiarità è che mentre si persegue la P3 di destra, cresce la P4 di sinistra. L.M.

Giustizia: pm di Catanzaro Murone

trasferito a Corte Appello Messina


Roma, 20 dic. - (Adnkronos) - Il procuratore aggiunto di Catanzaro, Salvatore Murone, che era stato trasferito dalla Sezione disciplinare del Csm con un provvedimento cautelare, e' stato trasferito alla Corte d'Appello di Messina.

Lo ha deciso il plenum di Palazzo dei Marescialli la scorsa settimana, con tre astensioni, prima di fermarsi per le festivita' natalizie.

Murone, nei giorni scorsi, e' stato rinviato a giudizio insieme ad altri 7, nell'ambito dell'inchiesta di Salerno su un presunto complotto nei confronti dell'ex pm di Catanzaro Luigi De Magistris.
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