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 .. kronos ..... di Lunadicarta
 
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L'avvocato è un galantuomo che salva i vostri beni dai vostri nemici tenendoli per sé.

Heinrich Heine
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 17/12/2010 @ 17:33:15, in Politica, linkato 1345 volte)

Napoli, l'ex-magistrato Mancuso candidato alle primarie del Pd


Gli avvocati napoletani l’avevano soprannominato ‘il governatore della libera repubblica di Barra’, perché il magistrato Libero Mancuso, alla fine degli anni Settanta, amministrava la giustizia nel rione ad Est del capoluogo campano senza preoccuparsi dei formalismi di legge. Oggi, a distanza di quasi quarant’anni, ritorna ad aleggiare.

L’ex magistrato che ha condotto inchieste importanti come quella sulla strage di Bologna e sull’Italicus, con alle spalle un’esperienza da amministratore nella città più rossa d’Italia, Bologna, come assessore agli affari istituzionali, oggi scendi in campo per la sua Napoli. Sarà lui, infatti, il candidato alle primarie di coalizione che il gruppo di Sinistra Ecologia e Libertà, su invito del Governatore della Puglia, Nichi Vendola, ha mandato in campo al fianco di altre nomi importanti nel panorama politico locale: il riformista Umberto Ranieri e i bassoliniani Nicola Oddati e Andrea Cozzolino.

Da candidato ufficiale, Mancuso ha già iniziato a condannare le scelte politiche dei suoi avversari bocciando, a pieno, il ritorno di Antonio Bassolino nei Palazzi della città. Mancuso lascia la magistratura per accedere alla pensione dopo una lunga carriera, conclusa con la carica di Presidente della Corte d’assise di Bologna, sezione unica, nonché di Presidente della Sezione del Riesame. Si è occupato di eversione e terrorismo di sinistra, del sequestro dell’onorevole Ciro Cirillo e di criminalità organizzata. Durante la sua attività, ha indagato sugli intrecci tra politica e affari e sui reati di mafia. E’ stato impegnato, tra gli altri, nei processi alla banda della Uno Bianca e per l’omicidio del professor Marco Biagi. Autore di numerose pubblicazioni, alcune delle quali strumenti indispensabili di studio e lavoro, è stato consulente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle stragi e l’eversione, e della Commissione sui problemi e sul sostegno delle vittime dei reati.

Quando aveva la carica di assessore a Bologna, gli viene assegnata la sovrintendenza dei programmi di intervento afferenti alle aree di propria competenza, con particolare riferimento alle tematiche del decentramento e della Città metropolitana, dei diritti di partecipazione e di cittadinanza nonché della tutela della privacy e le Politiche per la sicurezza. Un uomo non qualunque: un personaggio politico formato e che potrebbe portare la città di Napoli di nuovo in auge. L’ex pretore, invocato anche da oltre cinquecento tra intellettuali, professionisti, studenti e precari che hanno firmato un documento di sostegno, si è presentato alla città pochi giorni fa. La Federazione della Sinistra ha espresso soddisfazione per la decisione di Libero Mancuso di accettare la proposta di candidarsi a sindaco di Napoli “per evitare - si legge in una nota - che anche Napoli, dopo Provincia e Regione, venga consegnata ad una destra inaffidabile”. “Una candidatura, quella di Mancuso - si è sottolineato - caratterizzata dai temi della legalità e della moralità nella Pubblica Amministrazione, in grado di esprimere la discontinuità necessaria rispetto alla attuale amministrazione comunale ed in grado di suscitare entusiasmo e partecipazione anche in settori sociali oggi delusi e ai margini della vicenda politica locale”.

Tante le ragioni del suo ‘si’ frutto soprattutto di una “riflessione innescata dagli appelli rivolti da cittadini, intellettuali, uomini del lavoro”. Lui che si sente “il candidato di tutto il centro sinistra”, Mancuso si dice anche pronto, “ad affrontare le grandi sfide della modernità, per ripensare il modello di sviluppo della città e riportare Napoli ad essere una grande città europea”.

Flora Pirocini per Il Levante online

La Rassegna

Napoli, l'ex-magistrato Mancuso candidato alle primarie del Pd

Levante online - ‎14/dic/2010‎
Gli avvocati napoletani l'avevano soprannominato 'il governatore della libera repubblica di Barra', perché il magistrato Libero Mancuso, alla fine degli ...

Ecco perché Mancuso mi ha deluso

Corriere del Mezzogiorno - ‎14/dic/2010‎
NAPOLI - Ho conosciuto Libero Mancuso molti anni fa, quando era ancora uno dei magistrati punta della Procura napoletana. L'ho conosciuto a casa di un amico ...

Libero Mancuso: tu vuo' fa' 'o candidato

Panorama - ‎14/dic/2010‎
Gli avvocati napoletani l'avevano soprannominato «il governatore della libera repubblica di Barra», perché il pretore Libero Mancuso, alla fine degli anni ...
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Il provvedimento della Cassazione

Sanzione al giudice "scarceramafiosi"
Non rispettava le decisioni dei colleghi

Colpevole di falso in atto pubblico per aver liberato tre mafiosi pur il collegio da lui presieduto avesse detto no

Confermata dalla Cassazione la sanzione disciplinare, la più grave dopo quella della destituzione dal servizio, nei confronti del presidente del Tribunale del riesame di Lecce, Vittorio Gaeta, colpevole di falso in atto pubblico per aver scarcerato tre mafiosi nonostante il collegio da lui presieduto avesse detto no alla scarcerazione in un caso e negli altri due il verdetto non era stato ancora depositato. Senza successo l’alto magistrato ha contestato, innanzi alla Suprema corte, la decisione sanzionatoria con il quale il Csm, lo scorso 18 gennaio, lo aveva punito con la perdita di due anni di anzianità di servizio. Dall’indagine di Palazzo dei Marescialli era emerso, tra le ipotesi per spiegare il comportamento del giudice che, probabilmente, si era comportato così per «affermare il proprio ruolo di presidente del collegio in merito ad un dibattito in camera di consiglio nel quale era rimasto soccombente rispetto alle due colleghe più giovani».

IL FATTO - Vittorio Gaeta, per queste scarcerazioni che avevano destato «grande risonanza mediatica, soprattutto in Puglia, riguardando indagati per fatti di mafia, è stato condannato in via definitiva in sede penale a un anno e due mesi di reclusione per falso in atti pubblici e alla pena accessoria della interdizione dai pubblici uffici per la stessa durata, con sospensione condizionale della pena. Le scarcerazioni risalgono al 2002, ma il procedimento disciplinare ha preso l’avvio solo dopo il passaggio in giudicato della sentenza penale emessa il 23 settembre 2009. Nel processo penale non era emersa alcuna spiegazione del comportamento di Gaeta: di sicuro non aveva preso soldi dai clan mafiosi e non aveva ricavato alcun tipo di vantaggio personale. Inoltre, il suo comportamento deontologico prima e dopo questa vicenda era stato ineccepibile, e anche nel processo si era difeso correttamente. Proprio la mancanza di un »interesse personale« gli aveva fruttato una condanna lieve a fronte di un fatto »gravissimo«. Secondo la Cassazione - sentenza 23778 - il verdetto disciplinare deve essere confermato per il grande discredito gettato sulla magistratura e per la violazione del rispetto della collegialità delle decisioni

Corriere Sera 14 dicembre 2010

La Rassegna

Confermata dalla Cassazione la sanzione disciplinare, la più grave ...

Corriere della Sera - ‎14/dic/2010‎
Confermata dalla Cassazione la sanzione disciplinare, la più grave dopo quella della destituzione dal servizio, nei confronti del presidente del Tribunale ...

Lecce, condannato in Cassazione il giudice "scarceramafiosi"

L'Unione Sarda - ‎14/dic/2010‎
Aveva rimesso in libertà quattro indagati per mafia nonostante il collegio di giudici da lui presieduti (composto da due giovani donne) avesse negato la ...
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Postazione multimediale nell'atrio e 10 mila metri quadrati di nuovi uffici in via San Barnaba

Tribunale, nuovi servizi telematici
Ma niente Cittadella della Giustizia

Il presidente Pomodoro: «Non c'è la possibilità di realizzarla, valorizziamo gli spazi che abbiamo»

MILANO - Il «prisma» con schermi multimediali nell'atrio di Palazzo di Giustizia è un po' un simbolo del tribunale del futuro, anche in vista dell'Expo. «Stiamo lavorando affinché l'amministrazione della giustizia nel nostro Tribunale sia il modello per gli altri tribunali italiani», ha spiegato il presidente del Tribunale di Milano, Livia Pomodoro, presentando l'installazione «Il Tribunale che verrà», nell'ambito del «Tavolo per la giustizia della città di Milano» (tra i partner ci sono anche il Ministero della Giustizia e quello dell'Economia). Per quanto riguarda la futura Cittadella della Giustizia, in zona Porto di Mare, Pomodoro si è invece mostrata pessimista: «Uun progetto che, almeno per il momento, non ha alcuna possibilità di essere realizzato».

LE POSTAZIONI TELEMATICHE - Il «prisma» servirà a spiegare ai cittadini, come ha chiarito Pomodoro, «quello che stiamo facendo per migliorare i servizi». Dalle postazioni telematiche si potranno ottenere informazioni sugli uffici giudiziari e districarsi tra uffici e certificati. «Non siamo qui a lavorare in un fortino, noi lavoriamo per i cittadini, siamo un servizio», ha detto il presidente Livia Pomodoro. L’obiettivo, ha detto Pomodoro, è quello di fare in modo che «non solo gli addetti ai lavori sappiano cosa stiamo facendo, ma anche i cittadini, che continuano a considerare ostile un luogo dove loro invece trovano soluzione i loro conflitti». Anche in vista del «mitico 2015, che dovrebbe essere l’anno di Milano con la vetrina dell’Expo».

I NUOVI UFFICI - L’installazione «Il tribunale che verrà» mostra anche, su uno schermo, le immagini del cantiere aperto in via San Barnaba, per far fronte con altri 10 mila metri quadrati di uffici alla carenza di spazi per l’amministrazione della giustizia. «Valorizziamo ciò che abbiamo, che non è poco», ha commentato Livia Pomodoro. Ricordando i passi fatti a favore del «processo civile telematico», ha aggiunto che ora si sta lavorando all’emissione dei provvedimenti del giudice in via telematica. Il prossimo obiettivo è un sistema di front office che dia informazioni online.

NIENTE CITTADELLA DELLA GIUSTIZIA - Quanto alla Cittadella della Giustizia, che avrebbe dovuto sorgere entro il 2015 a Porto di Mare, nella zona sud del capoluogo lombardo, Livia Pomodoro ritiene che «non ci sia la possibilità». Del progetto si è discusso molto negli ultimi anni, ma sugli aggiornamenti «non abbiamo notizie e, dato che il 2015 è dietro l'angolo, penso che non ci sia la possibilità per realizzarla». Anche il presidente dell'ordine degli avvocati di Milano, Paolo Giuggioli, è convinto che «non saremo in grado di fare questa operazione», ossia trasferire gli uffici giudiziari da corso di Porta Vittoria alla zona di Porto di Mare, «entro il 2015», come invece era stato sempre ipotizzato.

Corriere Sera 16 dicembre 2010 (ultima modifica: 17 dicembre 2010)

La Rassegna

Il caso Livia Pomodoro: «La cittadella della legge? Non si farà ...

il Giornale - ‎9 ore fa‎
Il sindaco Letizia Moratti, tempo fa, l'aveva descritta così. «Una nuova cittadella della giustizia che riunisce tribunale, carcere e uffici per rispondere ...

Tribunale, nuovi servizi telematici Ma niente Cittadella della ...

Corriere della Sera - ‎16/dic/2010‎
MILANO - Il «prisma» con schermi multimediali nell'atrio di Palazzo di Giustizia è un po' un simbolo del tribunale del futuro, anche in vista dell'Expo. ...

Cittadella della giustizia, la Pomodoro: "Non c'è possibilità"

Affaritaliani.it - ‎16/dic/2010‎
"Non abbiamo più avuto notizie e tenuto conto che il 2015 è dietro l'angolo, penso che non ci saranno possibilità di perseguire il progetto". ...

Giustizia: Pomodoro, a Milano nessun nuovo Tribunale entro il 2015 (2)

Libero-News.it - ‎16/dic/2010‎
(Adnkronos) - Intanto si pensa al processo telematico, fulcro del progetto "la giustizia che verra'", per il quale sono state realizzate strutture ...

Giustizia: Pomodoro, a Milano nessun nuovo Tribunale entro il 2015

Libero-News.it - ‎16/dic/2010‎
ilano, 16 dic. (Adnkronos) - Naufraga, almeno al momento, il progetto della nuova cittadella giudiziaria milanese a Porto di Mare. ...

La Cittadella della Giustizia naufraga a Porto di Mare

Il Giorno - ‎7 ore fa‎
Milano, 17 dicembre 2010 - Naufraga, neanche a sorpresa: non ancora nata e già relitto. Vittima di mancanza di reddito, e di un inquietante nulla di fatto ...

Immobiliare: Pomodoro, addio a progetto cittadella giudiziaria -2-

Archivio Radiocor - ‎7 ore fa‎
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 16 dic - Questa mattina il presidente del tribunale di Milano, Livia Pomodoro, ha presentato, insieme a Paolo Giuggioli, ...

Immobiliare: Pomodoro, addio a progetto cittadella giudiziaria Milano

Archivio Radiocor - ‎7 ore fa‎
Era prevista con l'Expo 2015. "Valorizzare cio' che abbiamo" (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Milano, 16 dic - Sul progetto di una nuova cittadella giudiziaria a ...
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Golpe in Veneto: i secessionisti... L.M.

La Polisia veneta pronta a denunciare

i magistrati: «Intimidazione liberticida»

Il "Governo del popolo veneto" si rivolgerà agli organismi internazionali contro le accuse di costituzione di banda armata

TREVISO (16 dicembre) - Il presidente del sedicente "Governo del popolo veneto", Alberto Gardin, ha annunciato oggi a Treviso che saranno presentate nelle sedi internazionali denunce «per l'intimidazione liberticida degli uffici giudiziari e di polizia italiani nel Veneto contro i veneti». Questo, ha aggiunto, in seguito all'azione giudiziaria promossa nei confronti della cosiddetta "Polisia veneta", un'organizzazione paramilitare i cui responsabili sono accusati di costituzione di banda armata. All'incontro hanno erano presenti altri due rappresentanti del cosiddetto "Governo del popolo veneto", Paolo Zanatta, definito il ministro degli esteri, e Daniele Quaglia, presidente dell'assemblea del popolo veneto.

In particolare i venetisti hanno accusato il procuratore della Repubblica di Treviso, Antonio Fojadelli, d'aver intrapreso un'«iniziativa sgangherata», in quanto «nulla di quanto è stato contestato come illegale è stato mai realizzato». «La Procura di Treviso in combinazione con la Questura italiana locale - ha concluso Gardin -, reagiscono disordinatamente al processo di ricostruzione dello Stato veneto attraverso sue libere e sovrane istituzioni», fra le quali vi dovrebbe essere anche una forza di polizia. I venetisti hanno infine annunciato per i prossimi mesi l'organizzazione di una campagna elettorale per l'allargamento dell'assemblea che sarà presentata formalmente il 25 aprile prossimo a Venezia, in concomitanza con l'elezione di un presidente della Repubblica veneta.

Il Gazzettino
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=131020
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Di Loredana Morandi (del 17/12/2010 @ 18:19:12, in Magistratura, linkato 2785 volte)
CASERTA: PASQUALE MENDITTO
REVISORE NAZIONALE MAGISTRATI TRIBUTARI


CASERTA, DICEMBRE 2010 (Casertasette) - - Ancora un casertano alla ribalta nazionale, inserito ai vertici della giustizia Tributaria. Il Prof. Dott. Pasquale Menditto, noto commercialista casertano, da anni magistrato tributario, nonché responsabile e docente presso la Scuola di formazione per magistrati tributari, è stato nominato Presidente del Collegio dei Revisori dei Conti in sede nazionale del Sindacato Magistrati Tributari.

Il Prof. Menditto, tra l’altro, ricopre la carica di segretario del sindacato magistrati tributari di Caserta ed è assistente alla Cattedra di diritto tributario presso la 2° Università alla Facoltà di Giurisprudenza di S. Maria C.V. E’ stato recentemente nominato nel collegio dei curatori per il fallimento del Polo della Qualità. All’illustre personaggio le felicitazioni della redazione di Casertasette.

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=20262


ASSOCIAZIONE MAGISTRATI S. MARIA C.V..
ANNA RITA MOTTI PRESIDENTE


SANTA MARIA CAPUA VETERE (Caserta), 16 dicembre 2010 - Il magistrato Anna Rita Motti, giudice civile del tribunale di Santa Maria, è da ieri il nuovo presidente della locale sottosezione dell’Associazione nazionale magistrati guidata, negli ultimi due anni da Carlo Fucci, sostituto procuratore a Santa Maria, già referente nazionale, in passato dell’associazione.

La neo presidente ha ottenuto 56 voti a fronte dei 41 dell’altro candidato alla presidente, il giudice civile della sezione fallimentare Andrea Ferraiuolo sostenuto dal presidente uscente Fucci il quale sta portando avanti un progetto avulso dall’asse delle correnti tradizionali apparse con schieramenti frastagliati durante il test elettorale.

Per la segreteria è stato eletto il sostituto procuratore Ilaria Sasso del Verme che ha ottenuto 70 preferenze rispetto alla collega Antonella Cantiello (31) la cui candidatura era stata proposta come espressione di diverse toghe. I magistrati votanti sono stati 103 (4 le schede bianche), mentre ha ritirato la sua candidatura alla presidenza il giudice Raffaello Magi peraltro membro del consiglio giudiziario.

Il presidente uscente Fucci, questa volta non ricandidatosi, nell’esprimere le sue congratulazioni agli eletti, ha commentato positivamente il test elettorale; il valore dei colleghi ed ha evidenziato l’ampia partecipazione oltre che il buon risultato ottenuto dal giudice Ferraiuolo.

http://lnx.casertasette.com/modules.php?name=News&file=article&sid=20265
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Il Tribunale «sotto organico»
perde altri quattro magistrati


L'APPELLO. Tarquini, Dessì, Mazzoncini e Tropeano si sono congedati dal loro lavoro a Palazzo di Giustizia. Campanato: «Abbiamo grosse carenze a livello di personale» Paroli: «Cercheremo di collaborare con le aule giudiziarie bresciane»

17/12/2010

Alle giovani leve consigliano di tenere duro, anche se, in effetti, pare che neanche loro, pilastri della giustizia bresciana arrivati al traguardo della pensione, abbiano intenzione di starsene con le mani in mano.
Dopo i congedi individuali la città ha pubblicamente salutato quattro magistrati che hanno lavorato per decenni negli uffici giudiziari del distretto: Roberto Mazzoncini, per 8 anni presidente del Tribunale di Brescia e da 45 in servizio effettivo, Angelo Tropeano, presidente della sezione lavoro della Corte d'Appello di Brescia, Piergiorgio Dessì, presidente della prima sezione civile in Corte d'Appello, e Giancarlo Tarquini, a capo della Procura bresciana per 11 anni,sostituto dal 2008, con 43 anni di servizio alle spalle. A dare loro un «grazie» corale per il lavoro svolto, sono stati la presidente della Corte d'Appello Graziana Campanato e il procuratore generale Guido Papalia: davanti a loro, nell'aula d'assise d'appello «Agostino Pianta», al Palagiustizia di via Gambara, i rappresentanti istituzionali (a partire dal sindaco) e militari, e decine di colleghi. 

Dopo il bilancio di una carriera intensa, il futuro senza toga di questi magistrati assume forme ora già delineate ora sfumate, ma, di certo, non coincidono con il riposo assoluto. Se Mazzoncini, da un lato, continuerà a occuparsi «dell'organizzazione della magistratura, magari pubblicando qualcosa», dall'altro «avrò certamente più tempo per dedicarmi ai miei hobby - ironizza -: pittura, disegno, scrittura e viaggi». Guai a chiamarlo «pensionato», Tarquini, che preferisce definirsi «dimissionario» mentre tratteggia le sue nuove vesti a Reggio Emilia, dove, da giudice tributario, continuerà a fare il presidente di sezione, oltre che dell'Unione giuristi cattolici italiani e, «perchè no, proverò a ricominciare, da avvocato, con mio figlio», conferma Tarquini, a cui Vanni Barzellotti, presidente degli avvocati di Brescia, augura di «riscoprire la meraviglia della giustizia dalla parte dell'avvocatura». Tropeano, comunque giudice, ai giovani dice di «non arrendersi e di tenere alti i valori di imparzialità e obiettività che caratterizzano questo lavoro», un consiglio a cui Dessì aggiunge un auspicio: «Spero che per loro vengano tempi migliori, e organici adeguati anche sotto il profilo del personale amministrativo». 

NON Č UN SEGRETO, del resto, che a spingere il congedo anticipato di questi storici magistrati bresciani, abbiano contribuito «i recenti provvedimenti legislativi che hanno diversamente regolato il sistema pensionistico, apportando pesanti penalizzazioni per i dipendenti pubblici». Così Campanato, dopo aver ribadito l'eccellenza di questi quattro colleghi «non solo per la preparazione professionale e l'impegno profuso, ma per il ruolo carismatico nei confronti di colleghi e cancellieri», coglie l'occasione per ricordare le criticità della giustizia, locale e globale. «Le scoperture di organico arrivano al -20 per cento, pari a circa 1.600 magistrati: va pure peggio nel nostro distretto, ampiamente sottodimensionatorispetto alla mole di lavoro - denuncia -: è grazie a persone come queste se gli uffici giudiziari vanno avanti». Non è mancato un omaggio speciale, da lei, veneziana, per i colleghi in congedo: una foglia in vetro di Murano, simbolo della vita, «per augurarvi la leggerezza del vivere per gli anni a venire». Poi, l'appello, sposato da Mazzoncini, affinchè le istituzioni non solo sollecitino il Governo a ridimensionare gli uffici giudiziari bresciani, ma lavorino in rete con loro. E Paroli risponde. «Brescia ringrazia e saluta questi quattro uomini valorosi, perchè lavorare in un'aula di giustizia richiede doti straordinarie: è vero, il magistrato è parte dominante della comunità e della sua crescita e, nel rispetto delle competenze, guardiamo nella stessa direzione, con la stessa dedizione. Per questo dobbiamo valorizzare la strada della collaborazione».

Mara Rodella
Brescia Oggi
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Di Loredana Morandi (del 18/12/2010 @ 06:28:20, in Estero, linkato 2816 volte)
Tokio: il Decreto Anti Lolicon è Legge!


http://www.giustiziaquotidiana.it/public/pedo_demotivazionale.jpg

In Italia è vietata la pornografia virtuale così, per i modi di applicazione della nuova legge che interessa la Prefettura della capitale giapponese, probabilmente nei prossimi mesi converrà intensificare i controlli aeroportuali nei confronti degli italiani di ritorno dal Giappone.

Finalmente la censura!
Il Giappone è il massimo produttore di pornografia virtuale nel mondo e per gli effetti devastanti presso le comunità internazionali ha rischiato l'isolamento culturale, economico e politico. La pornografia, purtroppo per i suoi cultori e per fortuna per tutto il resto dell'umanità, non è espressione della libertà di opinione bensì un mero prodotto commerciale. Il governo di Tokio ha così potuto censurare l'industria sotto la spinta del blocco di acciaio composto dalla maggioranza conservatrice dell'antico pensiero di Confucio, coalizzata con gli esponenti della minoranza cattolica e le "femministe". Ovvero l'espressione politica di un voto congiunto tra i progressisti di sinistra nel partito democratico, i moderati e l'estrema sinistra.

Cosa prevede il decreto 156 del 22 novembre 2010
Si tratta di una vera e propria operazione di moralizzazione dell'editoria e non colpirà soltanto i manga, ma anche la produzione di gadget, l'industria di animazione e quella dei video game. Il testo prevede inoltre una censura aggiuntiva per i contenuti disponibili per i telefonini e la navigazione internet dei minori.

Che cosa è vietato?
Originariamente la proposta di legge recava una descrizione relegata alla figura del "minore virtuale", che nel testo definitivo è stata soppressa. Attenzione, la legge non si è "ammorbidita", anzi tutt'altro. Perché dall'entrata in vigore saranno ritenuti "vietati ai minori" tutti i contenuti sessuali, violenti o che estremizzino i peggiori comportamenti dell'umanità, relativi a minori e adulti, abitualmente sanzionati nella vita reale: dallo stupro, all'incesto ma anche il furto, l'uso di sostanze stupefacenti e l'omicidio anche non a sfondo sessuale.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/Lolicon_comicbooks_sold_in_Japan.jpg
clicca per allargare l'immagine (da Wikipedia)


Addio produzione di massa di hentai, doujin e yaoi
Dall'entrata in vigore del decreto gli editori hanno ottenuto un periodo di assestamento e riprogrammazione di soli 6 mesi, cioè da aprile a novembre. Trascorso questo periodo ad ogni editore è consentita la pubblicazione di soli 6 prodotti di "allarme sociale" vietati ai minori, il che tradotto nella formula delle serie significa 6 volumi di una serie sola all'anno, non già 6 serie di manga pornografici che magari escono in edicola con cadenza settimanale.

Le pene per gli editori
Con il nuovo regime sanzionatorio introdotto dal decreto 156 della Prefettura di Tokio, l'editore che viola il disposto di legge rischia di essere "umiliato" in pubblico, ed esposto alla gogna mediatica con tanto di documentazione a cura di un esponente del Governo della Prefettura di Tokio. E' la pena degli antichi Samurai, il karakiri, la scelta della morte di fronte al disonore (per la serie ve lo facciamo vedere noi lo shonen, dal vivo). Alcune voci accreditate dichiarano inoltre, che dall'Italia sarà consegnata al Prefetto di Tokio l'intera documentazione sull'omicidio della quattordicenne di Niscemi, e l'ampia documentazione inerente il modus operandi ispirato al doujin pornografico della famosissima serie Dragon Ball.

La protesta degli artisti
In più di 1400 hanno protestato, tra disegnatori e altri operatori del comparto editoriale anime e manga. Una protesta  falsamente improntata alla libertà di espressione che io, fondatore di Artists Against War Italia, non voglio e non posso accettare. Perché nella descrizione dettagliata in un disegno dell'abuso sessuale di un adulto  ai danni di un bambino non c'è Arte, ma solo comoda commerciale violenza.

Loredana Morandi

La bibliografia essenziale:

Yomiuri Shimbun

Los Angeles Times

The Telegraph

France Press via Mns news

AFP via Google news

Da non perdere, nonostante la posizione pro pedo, il blog di Dan Kanemitsu, che cita anche il nostro Telefono Arcobaleno nell'articolo "Something People Overseas Can Do – Fight Misconceptions about Bill 156 and Japan".
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Scontri Roma: penalisti,
con ispezione Alfano in pericolo
libertà giurisdizione

Ucpi, così si rischia di influire su accertamenti in corso


Roma, 17 dicembre - L’Unione camere penali italiane esprime "profonda preoccupazione” per l’ispezione del Guardasigilli Angelino Alfano, finalizzata alla verifica delle condizioni formali e “sostanziali” per la scarcerazione dei 22 accusati dei disordini avvenuti a Roma.

Dopo la reazione dell'Anm, arriva anche quella dei penalisti, che sottolineano come l'Ucpi "da sempre conduce una battaglia in difesa della libertà della giurisdizione, messa in pericolo quando l’esercizio del potere d’ispezione è conseguenza unicamente del mancato gradimento della decisione e produce l’evidente effetto d’influire su accertamenti giudiziari in corso”.

“Il controllo sostanziale delle decisioni dei giudici”, concludono i penalisti, “non può che appartenere alla giurisdizione e comunque non può essere l'oggetto di ispezioni ministeriali ad hoc, peraltro sollecitate dal ministro dell'Interno”.

Ufficio stampa Ucpi
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Di Loredana Morandi (del 18/12/2010 @ 15:46:12, in Osservatorio Famiglia, linkato 1300 volte)
Al lavoro, ancora, i ragazzi di Don Di Noto. Il terzo caso di pedofilia della settimana in Sicilia. Cmq emule si scrive eMule, non E-mule... L.M.

PEDOFILIA: PERQUISIZIONI,
UN ARRESTO A BOLOGNA


(AGI) - Catania, 17 dic. - Un uomo e' stato arrestato a Bologna dalla polizia postale e delle comunicazioni durante una delle perquisizioni disposte in diverse citta' dalla procura della Repubblica di Catania nei confronti di 15 soggetti indagati per divulgazione di video pedo-pornografici su internet.

L'arrestato e' un bolognese di 64 anni, nel cui computer gli investigatori hanno individuato migliaia di file, tra video e foto, di minori sfruttati sessualmente. L'indagine del compartimento polizia postale di Catania, coordinata dal sostituto procuratore Rocco Liguori, si e' concentrata sulla diffusione di contenuti pedofili on line tramite "E-mule", uno dei piu' noti programmi per la condivisione di dati "peer-to-peer".

Le perquisizioni sono state eseguite a Siracusa, Messina Bologna, Pistoia, Cagliari, Venezia, Taranto, Roma, Rimini, Brescia, Como e Cuneo. Sequestrato numeroso materiale informatico ora al vaglio degli inquirenti. (AGI) .
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Di Loredana Morandi (del 18/12/2010 @ 17:07:16, in Magistratura, linkato 1320 volte)

G8, De Gennaro mentì per salvarsi


18 dicembre 2010

Gianni De Gennaro, capo della polizia ai tempi del G8 di Genova del 2001, «aveva il suo interesse a non fare trapelare un suo diretto coinvolgimento nella vicenda della scuola Diaz»: è quanto si legge nelle motivazioni alla sentenza d’appello che ha ribaltato l’assoluzione di De Gennaro, pronunciata in primo grado dal tribunale di Genova il 17 giugno scorso.

La notizia è stata anticipata questa mattina dal Secolo XIX in edicola.

Secondo i giudici che hanno firmano la sentenza di secondo grado - Rosaria D’Angelo e Raffaele Di Napoli - De Gennaro «aveva bisogno di alterare l’accertamento dei fatti, delle loro modalità e delle responsabilità politiche e penali posti in essere durante quell’operazione».

I depistaggi emersero per puro caso: intercettando funzionari e artificieri, i giudici si sono imbattuti nelle telefonate di “preparazione” della testimonianza del questore Colucci. Da quelle telefonate emerse che «il “capo” avrebbe ordinato a Colucci di rivedere le precedenti dichiarazioni sulla presenza sul campo del portavoce del capo della polizia, Sgalla, per aiutare i colleghi imputati nel processo per l’irruzione nella scuola Diaz: bisogna che aggiusti un po’ il tiro», è la frase che Colucci riferì all’ex capo della Digos, Mortola, dopo il colloquio con De Gennaro.

Secondo i giudici d’appello, dunque, «la richiesta espressa ed esplicita di ritrattare» conteneva una minaccia: ripercussioni sulla carriera di Colucci «che proprio in quel periodo era in fase di valutazione per la progressione di carriera».

De Gennaro, dunque, per il giudice «abusò anche della funzione pubblica esercitata e connessa al suo ruolo di direttore generale del dipartimento della Pubblica Sicurezza».

Il Secolo XIX

Leggi anche:  G8, De Gennaro condannato - rileggi tutto

La Rassegna

G8, De Gennaro depistò le indagini per coprire l'insuccesso della ...

La Stampa - ‎43 minuti fa‎
L'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, oggi direttore dell'Asi, l'organismo che coordina i servizi segreti dell'Aisi e dell'Aise, cercò di depistare le ...

G8: Corte d'Appello Genova, interesse De Gennaro ad alterare ...

Adnkronos/IGN - ‎2 ore fa‎
Genova, 18 dic. (Adnkronos) - Gianni De Gennaro ''ha commesso un delitto contro l'attivita' giudiziaria'', inducendo l'allora questore di Genova Francesco ...

De Gennaro depistò le indagini per coprire l'insuccesso del ...

Corriere della Sera - ‎3 ore fa‎
MILANO - L'ex Capo della polizia - e attuale direttore dell'Asi, l'organismo che coordina i servizi segreti dell'Aisi e dell'Aise - Gianni De Gennaro, ...

G8, le motivazioni dei giudici d'appello: "De Gennaro mentì per ...

La Repubblica - ‎2 ore fa‎
Secondo i magistrati l'allora capo della polizia "aveva interesse a non far trapelare un diretto coinvolgimento nella vicenda della scuola Diaz". ...
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