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 .. Leo ...... di Lunadicarta
 
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Chi non ha libertà non conosce giustizia.

Aung San Suu Kyi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:42:36, in Magistratura, linkato 1369 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

 

DOCUMENTO CONCLUSIVO
DEL COMITATO DIRETTIVO CENTRALE
DEL 5 LUGLIO 2008
 
1. L’Associazione Nazionale Magistrati ribadisce il suo impegno per una intransigente difesa dei principi costituzionali posti a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati giudicanti e del pubblico ministero. Tra questi in particolare: l’unità dell’ordine giudiziario, composizione e competenze del Consiglio Superiore della Magistratura.

2. Abbiamo indicato la necessità di un impegno comune per interventi che restituiscano efficacia e funzionalità alla giurisdizione, fornendo il nostro contributo attraverso la elaborazione di proposte concrete, con l’esclusivo obiettivo di una efficace tutela dei diritti dei cittadini, attuata, secondo la promessa costituzionale, in tempi ragionevoli.

3. Alcuni degli interventi del Governo in materia di giustizia, attuati anche con provvedimenti di urgenza, contengono disposizioni che appaiono, tuttavia, di segno contrario.

In particolare, la generalizzata sospensione dei processi in corso per fatti puniti con pena inferiore ai dieci anni e commessi prima del giugno 2002, oltre a ledere i diritti delle parte lese  e a creare ingiustificate disparità di trattamento, comporterà gravissime disfunzioni del  processo penale.

Inoltre, alcune disposizioni contenute nel disegno di legge in materia di intercettazioni ridurrebbero drasticamente l’efficacia dell’azione di contrasto alla illegalità.

Nello stesso tempo il Governo è intervenuto, ancora una volta  con il ricorso alla decretazione di urgenza, riducendo drasticamente le risorse destinate al settore della giustizia, con una diminuzione degli stanziamenti fino al 40% e il blocco delle assunzioni del personale amministrativo.

E’ stata, poi, introdotta una disposizione, con l’art. 69 del d.l. n. 112, che prevede un intervento peggiorativo senza precedenti sulla struttura del trattamento retributivo dei magistrati che indurrà l’ulteriore svilimento della funzione giudiziaria.

La dichiarazione di esponenti dell’Esecutivo di voler circoscrivere le conseguenze negative della norma non fa venire meno la preoccupazione per l’ennesimo intervento di riduzione del trattamento retributivo dei magistrati e la necessità di denuncia della complessiva situazione estremamente penalizzante per la dignità del lavoro dei magistrati.

L’Associazione Nazionale Magistrati chiede, perciò, che sia cancellata la disposizione dell’articolo 69 e che sia prima di tutto ripristinato il normale trattamento economico dei magistrati.

4. Occorre, perciò, proclamare lo stato di agitazione della categoria con la convocazione permanente del CDC  per seguire costantemente gli sviluppi degli interventi sul sistema retributivo.

5. La gravissima situazione di disfunzione degli uffici giudiziari e di disagio dei magistrati che vi lavorano impone un incisivo impegno di denuncia e di protesta. A questo scopo l’associazione delibera di adottare iniziative dirette  a rappresentare all’opinione pubblica la  grave situazione in cui versa la giurisdizione e a ribadire le proposte capaci di  dare risposte ai bisogni di giustizia.

 
APPROVA

L’operato della GEC


DELIBERA

La convocazione permanente del CDC

PROCLAMA

lo stato di agitazione, riservando l’adozione di ogni misura di protesta, alla luce della evoluzione del quadro normativo.

Delega alla Giunta l’adozione delle iniziative di denuncia e di protesta sulla situazione degli uffici giudiziari da realizzare con il pieno coinvolgimento e interessamento delle Sezioni locali.


Roma, 5 luglio 2008

Approvato a maggioranza dal Comitato Direttivo Centrale

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:25:44, in Magistratura, linkato 1331 volte)

Al Direttore del quotidiano "Il Giornale"

Gentile Sig. Direttore,

Nella giornata di lunedì 7 luglio il Suo giornale ha pubblicato alcuni articoli in tema di trattamento economico dei magistrati, che contengono informazioni errate e fuorvianti e sulle quali riteniamo doverose alcune precisazioni.
Negli articoli vengono indicati in modo fuorviante quali redditi di riferimento le dichiarazioni, al lordo delle trattenute fiscali, di giudici costituzionali, di magistrati amministrativi e di alcuni magistrati che hanno svolto funzioni ministeriali, attribuendo particolare risalto ai relativi dati numerici che, tuttavia, non corrispondono alle effettive retribuzioni dei giudici ordinari.

Infatti, gli stipendi dei magistrati sono completamente differenti da quelli enfatizzati nella testata.
Intendiamo, quindi, fornire i reali parametri:


A) un magistrato di prima nomina percepisce uno stipendio netto mensile di ?  2.280;
B) un magistrato con cinque anni di servizio lo stipendio netto mensile di ? 3.717;
C) un magistrato con dieci anni di servizio lo stipendio netto mensile di ? 3.952;


E' di tutta evidenza che i suindicati livelli retributivi sono notevolmente distanti dalle cifre riportate nell'articolo.
A ciò vanno aggiunte alcune ulteriori considerazioni:


1) per partecipare al concorso in magistratura è necessario aver conseguito una laurea quinquennale e superato un corso di specializzazione biennale, per cui l'età di ingresso in magistratura è, oggi, in media, superiore ai trenta anni;
2) i magistrati di prima nomina sono, nella quasi totalità dei casi, destinati in sedi molto lontane da quelle di residenza, spesso in zone difficili del paese;
3) i magistrati sostengono da soli le spese per l'aggiornamento professionale, quali gli abbonamenti a riviste, codici, libri, senza che le stesse possano essere nemmeno detratte dalla dichiarazione dei redditi.


E' del tutto falso, inoltre, quanto riportato nell'articolo relativamente agli arbitrati: ai magistrati ordinari è del tutto
precluso lo svolgimento di incarichi arbitrali, così come di qualsiasi altro incarico extra-giudiziario retribuito.
Il reddito che abbiamo indicato è l'unico che può essere percepito da un magistrato ordinario.
I riferimenti alle ferie dei magistrati e alla presenza in ufficio sono, infine, del tutto fuorvianti.
Il periodo di sospensione feriale, infatti, prevede la sospensione di tutti i termini processuali, salvo che di quelli per il deposito delle sentenze, che tutti i magistrati redigono anche durante il periodo destinato alle ferie.
Inoltre, la gran parte dei giudici non ha a disposizione un ufficio dove poter scrivere le sentenze e, dunque, sono costretti a lavorare a casa.
Peraltro, non sono previsti stanziamenti per gli straordinari del personale amministrativo, che per tale motivo non sono presenti in ufficio oltre le ore 14,00.
In realtà la produttività media dei magistrati italiani è di gran lunga superiore a quella degli altri paesi europei.
I magistrati  lavorano, senza risparmiarsi, anche nei giorni festivi e durante il periodo feriale.
E' giusto che i cittadini siano informati anche sulle retribuzioni dei magistrati, ma riteniamo che la stampa abbia il dovere di fornire una informazione completa ed aderente alla realtà.

Roma, 8 luglio 2008

Il Presidente, Luca Palamara
Il Segretario Generale, Giuseppe Cascini

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:23:06, in Giuristi, linkato 1239 volte)

 In difesa della Costituzione



I sottoscritti professori ordinari di diritto costituzionale e di discipline equivalenti, vivamente preoccupati per le recenti iniziative legislative intese: 1) a bloccare per un anno i procedimenti penali in corso per fatti commessi prima del 30 giugno 2002, con esclusione dei reati puniti con la pena della reclusione superiore a dieci anni; 2) a reintrodurre nel nostro ordinamento l'immunità temporanea per reati comuni commessi dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio dei Ministri e dai Presidenti di Camera e Senato anche prima dell'assunzione della carica, già prevista dall'art. 1 comma 2 della legge n. 140 del 2003, dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 24 del 2004,

premesso che l'art. 1, comma 2 Cost., nell'affermare che «La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione», esclude che il popolo possa, col suo voto, rendere giudiziariamente immuni i titolari di cariche elettive e che questi, per il solo fatto di ricoprire cariche istituzionali, siano esentati dal doveroso rispetto della Carta costituzionale,

rilevano, con riferimento alla legge di conversione del decreto legge n. 92 del 2008, che gli artt. 2 bis e 2 ter introdotti con emendamento a tale decreto, sollevano insuperabili perplessità di legittimità costituzionale perchè: a) essendo del tutto estranei alla logica del c.d decreto-sicurezza, difettano dei requisiti di straordinaria necessità ed urgenza richiesti dall'art. 77, comma 2 Cost. (Corte cost., sentenze n. 171 del 2007 e n. 128 del 2008); b) violano il principio della ragionevole durata dei processi (art. 111, comma 1 Cost., art. 6 Conv. europea dei diritti dell'uomo); c) pregiudicano l'obbligatorietà dell'azione penale (art. 112 Cost.), in conseguenza della quale il legislatore non ha il potere di sospendere il corso dei processi, ma solo, e tutt'al più, di prevedere criteri - flessibili - cui gli uffici giudiziari debbano ispirarsi nella formazione dei ruoli d'udienza; d) la data del 30 giugno 2002 non presenta alcuna giustificazione obiettiva e razionale; e) non sussiste alcuna ragionevole giustificazione per una così generalizzata sospensione che, alla sua scadenza, produrrebbe ulteriori devastanti effetti di disfunzione della giustizia venendosi a sommare il carico dei processi sospesi a quello dei processi nel frattempo sopravvenuti;

rilevano, con riferimento al c.d. lodo Alfano, che la sospensione temporanea ivi prevista, concernendo genericamente i reati comuni commessi dai titolari delle sopra indicate quattro alte cariche, viola, oltre alla ragionevole durata dei processi e all'obbligatorietà dell'azione penale, anche e soprattutto l'art. 3, comma 1 Cost., secondo il quale tutti i cittadini «sono eguali davanti alla legge». Osservano, a tal proposito, che le vigenti deroghe a tale principio in favore di titolari di cariche istituzionali, tutte previste da norme di rango costituzionale o fondate su precisi obblighi costituzionali, riguardano sempre ed esclusivamente atti o fatti compiuti nell'esercizio delle proprie funzioni. Per contro, nel c.d. lodo Alfano la titolarità della carica istituzionale viene assunta non già come fondamento e limite dell'immunità «funzionale», bensì come mero pretesto per sospendere l'ordinario corso della giustizia con riferimento a reati «comuni».

Per ciò che attiene all'analogo art. 1, comma 2 della legge n. 140 del 2003, i sottoscritti rilevano che, nel dichiararne l'incostituzionalità con la citata sentenza n. 24 del 2004, la Corte costituzionale si limitò a constatare che la previsione legislativa in questione difettava di tanti requisiti e condizioni (tra cui la doverosa indicazione del presupposto - e cioè dei reati a cui l'immunità andrebbe applicata - e l'altrettanto doveroso pari trattamento dei ministri e dei parlamentari nell'ipotesi dell'immunità, rispettivamente, del Premier e dei Presidenti delle due Camere), tali da renderla inevitabilmente contrastante con i principi dello Stato di diritto.

Ma ciò la Corte fece senza con ciò pregiudicare la questione di fondo, qui sottolineata, della necessità che qualsiasi forma di prerogativa comportante deroghe al principio di eguale sottoposizione di tutti alla giurisdizione penale debba essere introdotta necessariamente ed esclusivamente con una legge costituzionale.

Infine, date le inesatte notizie diffuse al riguardo, i sottoscritti ritengono opportuno ricordare che l'immunità temporanea per reati comuni è prevista solo nelle Costituzioni greca, portoghese, israeliana e francese con riferimento però al solo Presidente della Repubblica, mentre analoga immunità non è prevista per il Presidente del Consiglio e per i Ministri in alcun ordinamento di democrazia parlamentare analogo al nostro, tanto meno nell'ordinamento spagnolo più volte evocato, ma sempre inesattamente.

Alessandro Pace, Valerio Onida, Leopoldo Elia, Gustavo Zagrebelsky, Enzo Cheli, Gianni Ferrara, Alessandro Pizzorusso, Sergio Bartole, Michele Scudiero, Federico Sorrentino, Franco Bassanini, Franco Modugno, Lorenza Carlassare, Umberto Allegretti, Adele Anzon Demmig, Michela Manetti, Roberto Romboli, Stefano Sicardi, Lorenzo Chieffi, Giuseppe Morbidelli, Cesare Pinelli, Gaetano Azzariti, Mario Dogliani, Enzo Balboni, Alfonso Di Giovine, Mauro Volpi, Stefano Maria Cicconetti, Antonio Ruggeri, Augusto Cerri, Francesco Bilancia, Antonio D'Andrea, Andrea Giorgis, Marco Ruotolo, Andrea Pugiotto, Giuditta Brunelli, Pasquale Costanzo, Alessandro Torre, Silvio Gambino, Marina Calamo Specchia, Ernesto Bettinelli, Gladio Gemma, Roberto Pinardi, Giovanni Di Cosimo, Maria Cristina Grisolia, Antonino Spadaro, Gianmario Demuro, Enrico Grosso, Anna Marzanati, Paolo Carrozza, Giovanni Cocco, Massimo Carli, Renato Balduzzi, Paolo Carnevale, Elisabetta Palici di Suni, Maurizio Pedrazza Gorlero, Guerino D'Ignazio, Vittorio Angiolini, Roberto Toniatti, Alfonso Celotto, Antonio Zorzi Giustiniani, Roberto Borrello, Tania Groppi, Marcello Cecchetti, Antonio Saitta, Marco Olivetti, Carmela Salazar, Elena Malfatti, Ferdinando Pinto, Massimo Siclari, Francesco Rigano, Francesco Rimoli, Mario Fiorillo, Aldo Bardusco, Eduardo Gianfrancesco, Maria Agostina Cabiddu, Gian Candido De Martin, Nicoletta Marzona, Carlo Colapietro, Vincenzo Atripaldi, Margherita Raveraira, Massimo Villone, Riccardo Guastini, Emanuele Rossi, Sergio Lariccia, Angela Musumeci, Giuseppe Volpe, Omar Chessa, Barbara Pezzini, Pietro Ciarlo, Sandro Staiano, Jörg Luther, Agatino Cariola, Nicola Occhiocupo, Carlo Casanato, Maria Paola Viviani Schlein, Carmine Pepe, Filippo Donati, Stefano Merlini, Paolo Caretti, Giovanni Tarli Barbieri, Vincenzo Cocozza, Annamaria Poggi.

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:10:03, in Magistratura, linkato 1505 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

 

 

 Ispettori a Verona

 

 

Nei giorni scorsi il Giudice per le indagini preliminari di Verona non ha convalidato il fermo disposto dalla Procura della Repubblica nei confronti di alcune persone di nazionalità straniera accusate di sfruttare i propri figli  nella esecuzione di furti in appartamento.

La decisione del giudice è stata oggetto di aspre critiche da parte di autorevoli esponenti istituzionali. Il Ministro dell'Interno ha detto che era stata "vanificata una operazione di polizia", mentre il sindaco di Verona ha dichiarato: "I tecnicismi della giustizia, anche se supportati da norme di garanzia costituzionale, lasciano sconcertati". Immancabile arriva oggi la notizia dell'invio da parte del Ministro della Giustizia degli Ispettori, in linea con una prassi ormai consolidata da parte di tutti i Governi.

Riteniamo doveroso sottolineare che la Costituzione assegna al giudice il delicatissimo compito di tutelare il fondamentale diritto di libertà delle persone accusate di un reato.

I "tecnicismi della giustizia", evocati in questo caso, altro non sono che i fondamentali principi costituzionali dell'habeas corpus consacrati nella nostra Carta Costituzionale.

La funzione del giudice,  allorquando non sussistano i presupposti per la limitazione della libertà personale, è anche quella di "vanificare" una operazione di polizia o un indagine del pubblico ministero (sul quale spesso i giudici sono impropriamente accusati di adagiarsi supinamente).

Esprimiamo solidarietà al collega di Verona, colpevole solo di avere esercitato in maniera indipendente il ruolo che la Costituzione gli assegna.

Roma, 10 luglio 2008

Il Presidente - Luca Palamara

Il Segretario - Giuseppe Cascini

 

  

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Gli eventi precedenti ...

Associazione Nazionale Magistrati

COMUNICATO DEL 3 LUGLIO 2008


In relazione alla vicenda giudiziaria avente ad oggetto il fermo eseguito a Verona nei confronti di quattro nomadi e il successivo provvedimento del GIP del Tribunale di Verona di non convalida, come magistrati veneti intendiamo manifestare allarme e disagio di fronte ad alcune prese di posizione apparse negli organi di informazione, volte a rappresentare la decisione del giudice come frutto di una stravagante interpretazione delle norme, idonea a frustrare gli sforzi di tutela della sicurezza sociale e ad alimentare reazioni di tipo razzista.

Va ribadito come il provvedimento del GIP di Verona costituisce l'esito di un momento ineludibile e necessario di controllo giurisdizionale su una misura di limitazione della libertà personale e sui suoi presupposti: nella delicatezza e clamore mediatico della vicenda in cui si inserisce, la decisione può essere oggetto di valutazioni di diverso segno ma è inaccettabile che diventi pretesto per delegittimare l'attività di un magistrato che ha semplicemente svolto, in modo rigoroso e approfondito, la funzione di controllo e tutela che gli viene assegnata ed assurga strumentalmente ad "ennesimo riscontro" delle disfunzioni del sistema giudiziario e della necessità di riformarlo.

La Giunta Sezionale del Veneto della Associazione Nazionale Magistrati

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La Sentenza

TRIBUNALE DI VERONA

Il giudice dott. Giorgio Piziali,

vista la richiesta del pubblico ministero volta ad ottenere la convalida del fermo di DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969

RADULOVIC VESELINKA nata il 15.10.1980

SULIC MISO nato il 29.12.1968

SULIC ZORO nato il 24.04.1980 , nonché l'applicazione della misura cautelare della custodia in carcere in relazione ai fatti già letti agli indagati e di cui al fermo;

sentiti i fermati e le difese;

visti gli atti del procedimento;

osserva quanto segue.

1. In merito al fermo questo si presenta all'evidenza del tutto e gravemente illegittimo.

L'istituto del fermo, infatti, per la specifica natura di atto limitativo della libertà personale adottabile da parte di organi diversi dall'unico che vi è legittimato, è sottoposto a limiti vincolanti precisi e puntuali.

L'istituto non può essere utilizzato né dagli organi di Pg né dal Pubblico ministero per finalità diverse da quelle sue proprie, che consistono esclusivamente nell'intervento d'urgenza motivato da un concreto e comprovato pericolo di fuga.

L'assenza nel caso di specie di ogni reale pericolo di fuga si apprezza nel fatto che un fermato è addirittura già ristretto in carcere, che gli indagati Sulic Miso e Dordevic Vesana avevano appena fatto ritorno in Italia, che per nessuno degli altri fermati oggetto del presente procedimento risulta una reale e concreta volontà di allontanarsi dal territorio nazionale per non farvi ritorno, mentre anzi, in dato negativo è semmai proprio la stabilizzazione illegale nel territorio. Le addotte telefonate in cui risulta che gli indagati potevano aver avuto notizia della pendenza dell'indagine risalgono ai primi giorni di maggio, mentre le riferite telefonate in cui sarebbero programmati trasferimenti all'estero non sono indicate né reperite, fermo il fatto che negli indagati la mobilità in uscita ma anche in entrata dalla Croazia all'Italia era del tutto ordinaria e non sintomatica di alcuna volontà di fuga.

L'assoluta assenza di un reale e concreto pericolo di fuga fa emergere come il delicato istituto sia stato piegato ad altri fini, che non sono di interesse di questo giudice, ma che si individuano sullo sfondo di questa scelta e che sono tutti gravemente lesivi delle regole, anche costituzionali, che presiedono la libertà personale.

Il Pubblico ministero e gli organi di Polizia (significativo che nella nota di Pg del 18.6.2008, v. pag. 10 già si preconizzi che vi sarà un successivo provvedimento di "fermo"), infatti, in questo modo scelgono i tempi dell'intervento giurisdizionale (con il rischio che vi sia l'attenzione a finalità diverse da quello del mero corretto esercizio della giurisdizione, del quale è presidio il giudice: e proprio nel caso di specie non sfugge come l'intervento cada in concomitanza con un generalizzato interesse pubblico proprio per vicende come la presente), scelgono il giudice competente per la misura (nel giudice di turno invece che in quello già incarico del procedimento), costringono il giudice della misura a compiere le complesse e ampie valutazioni connesse alla posizione di sette persone per 25 capi di imputazione nel termine massimo 48 ore (in realtà più breve proprio per l'illegittimità del fermo, che, quindi, non può essere protratto ulteriormente).

Ma l'ulteriore profilò di illegittimità del fermo si apprezza anche con riferimento al limite edittale previsto dall'art. 384 c.p.p. Infatti, per gli indagati ai quali è attribuito un mero ruolo di partecipi all'associazione di cui al capo a) (qui di interesse Sulic Miso e Dordevic Vesna) il fermo per il capo a) non era legittimo. Parimenti per nessuno degli indagati il fermo era legittimo per il fatto sub b). Infine, come si dirà oltre, per Sulic Miso e Dordevic Vesna neppure vi era un quadro indiziario grave.

2. In relazione all'intervento cautelare occorre confermare che le attività di intercettazione effettuate in combinazione con specifici interventi effettuati sul territorio, confermano che numerosi minori nomadi commettono in serie reati contro il patrimonio e che nella commissione di questi reati sono parti attive i genitori o altri soggetti a loro legati da vincoli di parentela, che seguono costantemente l'andamento dei colpi, nella consapevolezza che l'intervento delle Autorità si riduce nell'accompagnamento dei minori presso strutture di accoglienza dalle quali i minori regolarmente fuggono per ricongiungersi con i familiari.

Oltre alla sequenza di fatti in cui si è accertata la commissione di reati contro il patrimonio o il tentativo di commissione da parte delle cugine Radulovic Manuela e Sulic Visnia (che è già conferma di una stabile dedizione in coppia a quelle attività), decisivi sono alcuni colloqui intercettati dai quali risulta in modo indubbio che alla commissione dei furti le minori siano indotte dai genitori.

Significative ed esaustive ai fini qui decisivi:

Su Zoro:

la conversazione del 22.3.2008 al progressivo n. 932, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e le chiede "siete entrate in qualche casa?", sollecitandola a farlo;

la conversazione del 25.3.2008 al progressivo n. 1139, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e questa gli dice "siamo scappate via perché nel momento quando abbiamo voluto entrare ci ha visto un bambino" (e poco dopo parlando dello stesso fatto con Manuela -progr. 1140- questa gli riferisce che il bambino ha iniziato ad urlare quando hanno spaccato la finestra) e nel corso della stessa conversazione la ragazzina, intendendo che l'uomo le avrebbe detto di entrare in una autovettura parcheggiata, gli dice sorpresa "tu hai detto di entrare in casa";

le conversazioni del 28.3.2008 ai progressivi n. 1326/1327/1330/1331 nel corso della quale il fermato Sulic Zoro discute con Visnia delle modalità operative per entrare in abitazioni altrui;

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1826, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro conversa con Visnia e questa le dice "sono appena entrata in una casa grande dove c'era una vecchia" e alla sollecitazione di lui "va bene saltate allora" le rispode "non c'è bisogno di saltare";

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1831, nel corso della quale Visnia informa il fermato Sulic Zoro che Manuela ha spaccato una porta e un italiano non la lascia entrare;

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1870, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro rimprovera Visnia di aver presoselo 5 grammi, mentre vi erano 5 chili, che la ragazza non ha potuto prendere perché "è arrivata la signora e chi ha corso dietro";

la conversazione del 1.4.2008 al progressivo n. 1873, nel corso della quale Visnia riferisce al fermato di aver preso una catena e un braccetto, dicendo "non potevo di più" e chiedendo "non mi picchierai?";

le conversazioni del 10.4.2008 ai progressivi n. 2878/2880, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro sollecita Visnia e un'altra minore di nome Cristina ad entrare in qualche casa;

le conversazioni del 10.4.2008 al progressivo n. 2919, nel corso della quale il fermato Sulic Zoro viene informato dalla minore di nome Cristina che "ci hanno gli italiani mentre rompevamo la finestra";

le conversazioni del 23.4.2008 ai progressivi n. 3729/3730/3731 nel corso delle quali Sulic Zoro sollecita Visnia ad entrare in molte case e viene avvisato da lei che ha preso una lettera con all'interno un grammo, mentre l'uomo le chiede se ha trovato due o tre catene;

le conversazioni del 1.5.2008 ai progressivi n. 4309/4311 nel corso delle quali Visnia informa l'uomo che le hanno ripreso una collana grande che aveva rubato in una casa con due anziani;

ad entrare in molte case e viene avvisato da lei che ha preso una lettera con all'interno un grammo, mentre l'uomo le chiede se ha trovato due o tre catene;

Sulla Veselinka:

la conversazione del 25.3.2008 al progressivo n. 657, nel corso della quale la fermata conversa con una bambina di nome Monica, che si trova con Cristian e la bambina le dice che è "entrata in casa", al che la donna chiede "avete trovato qualcosa?";

la conversazione dello stesso 25.3.2008 al progressivo n. 661, nel corso della quale la fermata chiede a Cristian "cosa avete fatto" e il minore risponde "siamo dentro ad una casa", con la donna che chiede ancora "avete trovato qualcosa?";

la conversazione dello stesso 25.3.2008 al progressivo n. 671, allorché la donna torna a chiedere a Cristian "ha i preso qualcosa?", ricevendo in risposta "due da 5 grammi" nel corso della quale la fermata chiede a Cristian "cosa avete fatto" e il minore risponde "siamo dentro ad una casa", con la donna che chiede ancora "avete trovato qualcosa?";

la conversazione del 7.5.2008 al progressivo n. 3400, allorché la donna chiede a Manuela "cosa hai fatto?" e questa risponde "ho preso 20 grammi" in "anelli e catenine".

Nessuna conversazione coinvolge gli altri fermati oggi qui esaminati.

Le conversazioni, peraltro, confermano (nei termini indiziari qui rilevanti) anche il dato per cui è effettivamente ravvisabile un sodalizio criminale organizzato e stabile, che si muove utilizzando vari minori nella commissione di reati contro il patrimonio. Il sodalizio si radica, indubbiamente, su base familiare, ma appare come una realtà diversa dalle semplici aggregazioni familiari facenti capo ai singoli indagati.

Detto altrimenti, non si è in presenza solo dell'avvio da parte di ogni singolo genitore dei propri figli, ma vi è una struttura più organizzata in cui tutti i minori facenti capo alla famiglia allargata sono utilizzati congiuntamente e nella quale, almeno Sulic Zoro e Sulic Dragan, ma anche la Veselinka, operano congiuntamente con una finalità comune.

Significative di ciò le conversazioni del 14.4.2008 al progressivo n. 3168, nel corso della quale il fermato Sulic Dragan chiede al correo Sulic Zoro "ti dico per telefono cosa hanno fatti i bambini?" e alla risposta positiva gli dice "nulla sono entrati in una casa e lì c'erano due gagei" ; del 20.4.2008 progressivo 1556 con Zoro che avverte Dragan che hanno arrestato le bambine; del 4.5.2005 ai progressivi da 2972 a 2992 nel corso delle quali Zoro e Dragan si comunicano la situazione in merito all'arresto delle minori.

Non si apprezzano invece negli atti elementi indiziari del peso necessario per ritenere che della medesima associazione facciano parte anche Sulic Miso e Dordevic Vesna, rispetto ai quali, peraltro, neppure vi sono elementi indiziari del peso necessario ad affermare che siano coinvolti nell'unica ipotesi di reato contro il patrimonio (tentata) loro qui contestata (si veda su ciò l'unica conversazione che coinvolge i due indagati del 12.5.2008 al progressivo 79). Mentre assolutamente inesistente è ogni elemento a loro carico in relazione alla violazione dell'art. 572 c.p.

Resta solo da dire che parimenti da escludere è che vi siano elementi indiziari del peso necessario ad affermare che sussista anche in capo agli indagati Sulic Zoro e Radulovic Veselinka il reato di cui all'art. 572 c.p.

Da molte delle conversazioni indicate, infatti, emergono forti elementi di pressione nei confronti dei minori, con tratti assai rudi e sboccati, ma l'impressione che si ricava da quelle conversazioni è che si tratti di mere espressioni linguistiche rudi e volgari (delle imprecazioni per intenderci), utilizzate con funzione aggressiva e intimidatoria, ma senza che si possa dire, in questa fase e con i dati fin qui acquisiti, che siano frasi cui si potevano ritenere seguissero condotte corrispondenti.

3. Detto questo con riferimento al profilo indiziario, in merito al tenore cautelare occorre convenire con il Pubblico ministero che le esigenze sussistono, con riferimento al solo rischio di reiterazione.

A comprovarlo è il fatto che l'azione criminale potrebbe essere subito ripresa, ove non fosse applicata alcuna misura, tornando a sfruttare i minori e, d'altra parte, anche il profilo soggettivo attesta che si è in presenza di soggetti dediti alla commissione di reati contro il patrimonio.

D'altra parte, gli atti attestano che quello oggetto di indagine è un sistema di vita del tutto ordinario (in soggetti clandestini che quindi non possono che vivere di espedienti), per cui solo un intervento cautelare può contenerlo, liberando anche i figli dalla pressione minacciosa dei genitori.

Peraltro, anche rispetto alla scelta della misura più adeguata solo l'intervento detentivo più gravoso è idoneo a contenere il pericolo di reiterazione, perché alla luce delle modalità della condotta essa potrebbe essere posta in essere in pendenza di qualsiasi altra misura.

La misura più gravosa, fra l'altro, non è incompatibile con la pena prevedibile che non potrà essere sospesa.

Vi è solo da rilevare che anche per la Radulovic Veselinka (con figli minori di anni tre e probabilmente in gravidanza) occorre attestare che si è in presenza di esigenze di eccezionale rilevanza, sia perché altri interventi non potrebbero rompere il sodalizio criminale e interrompere la pressione e il controllo sui figli, sia perché l'elenco impressionante di precedenti attesta che si è in presenza di una persona indifferente ad ogni intervento dell'autorità e dedita con professionalità alla commissione di reati contro il patrimonio.

P.Q.M.

visti gli artt. 384, 390 e 391 c.p.p.

NON CONVALIDA

il fermo di

DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969

RADULOVIC VESELINKA nata il 15.10.1980

SULIC MISO nato il 29.12.1968

SULIC ZORO nato il 24.04.1980

P.Q.M.

letti gli artt. 273 e segg. c.p.p.,

dispone

l'applicazione della misura cautelare della custodia cautelare in carcere nei confronti di

RADULOVIC VESELINKA nata il 15.10.1980

SULIC ZORO nato il 24.04.1980 in relazione ai capi a), nonché da C) a T) per ambedue e per il secondo anche da u) a y)

RIGETTA

analoga istanza per

DORDEVIC VESNA nata il 08.07.1969 e SULIC MISO nato il 29.12.1968

disponendo la liberazione immediata di ambedue se non detenuti per altra causa.

Manda la Cancelleria per gli adempimenti di competenza.

Verona, 1 luglio 2008

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Di Admin (del 10/07/2008 @ 22:06:00, in Magistratura, linkato 1424 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

INCONTRI CON RAPPRESENTANTI ISTITUZIONALI

 

 

 

In data odierna il Presidente, il Segretario generale ed il V. Presidente della GEC hanno incontrato, alle ore 12.00, il Ministro per la semplificazione normativa on. Roberto Calderoli e, alle ore 14.30, l’on. Michele Vietti, responsabile-giustizia dell’UDC.

 

         Durante i colloqui, oltre a riproporre i contenuti precedentemente illustrati presso la Commissione giustizia della Camera l’11 giugno 2008, i rappresentanti della Giunta hanno manifestato preoccupazione e allarme sia per l’imminente entrata in vigore del c.d. “decreto sospendi processi” e per i suoi prevedibili riflessi sulla già precaria efficienza del sistema giudiziario sia per le proposte governative di riforma  del sistema retributivo dei magistrati.

 

Particolare attenzione, inoltre, è stata dedicata alle gravi disfunzioni derivanti dal divieto di destinare magistrati di prima nomina alle funzioni requirenti e alle funzioni monocratiche penali.

 

I rappresentanti della Giunta hanno, infine, sottolineato altre problematiche prioritarie, quali l’esigenza di revisione delle circoscrizioni giudiziarie, il recupero delle spese di giustizia, il processo civile telematico e la magistratura onoraria.

 

 

Roma, 10 luglio 2008

 

 

 Il Presidente                 Il Segretario generale             Il V. Presidente

 

 Luca Palamara                    Giuseppe Cascini                      Gioacchino Natoli

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Di Loredana Morandi (del 28/05/2008 @ 09:00:27, in Magistratura, linkato 2247 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

Sospensione del servizio della verbalizzazione degli atti dei processi penali.

L'Associazione Nazionale Magistrati esprime viva preoccupazione per la sospensione del servizio di verbalizzazione e trascrizione nonchè per l'estremo disagio che tale situazione determina sul regolare svolgimento dei processi penali.

Pur nella consapevolezza dell'esistenza di problematiche sottese all'esecuzione del contratto tra il Ministero della Giustizia da un lato ed il Consorzio Astrea dall'altro, l'Associazione Nazionale Magistrati rappresenta, tuttavia, che tale situazione non può esplicare i suoi effetti negativi sul fondamentale, quanto insostituibile, servizio di trascrizione delle udienze.

L'Associazione Nazionale Magistrati rappresenterà la gravità di tale situazione al sig. Ministro della Giustizia, nell'incontro di mercoledì p.v., sollecitando contestualmente l'adozione di tutte le iniziative tese al ripristino dell'indicato servizio.

L'Associazione Nazionale Magistrati, auspica ,infine, che presso i singoli uffici giudiziari sia consentita, nel frattempo, la verbalizzazione con fonoregistrazione, stenotipia o altri strumenti meccanici degli atti dei processi penali.

Roma 25 maggio 2008

Il Presidente                                                         Il Segretario Generale
Luca Palamara                                                     Giuseppe Cascini

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Di Loredana Morandi (del 15/05/2008 @ 20:51:57, in Osservatorio Famiglia, linkato 2400 volte)

Pazzia? No, ci sono chat irc sui server Azzurra.org, che narrano racconti come questo ogni giorno e distribuiscono per divertimento materiale pedo pornografico. Come sorprendersi di quanto accade realmente se ci si esercita a Catania, a Milano, a Cagliari e nella bella Toscana tutti i giorni?

Uno degli accusati, Alessandro ricostruisce le ultime ore di vita di Lorena Cultrato
L'omicidio deciso per paura che la ragazza incolpasse uno dei tre per la gravidanza

Il racconto di uno dei tre assassini
"La decisione di uccidere via sms"

La quattordicenne soffocata con un cavo tv

NISCEMI (Caltanissetta) - È stato un sms a decidere della vita di Lorena Cultrato. Il mittente, Domenico, 16 anni, l'ha inviato agli altri due minorenni accusati dell'omicidio della quattordicenne, con l'ordine di uccidere la ragazza. A rivelare il retroscena agli inquirenti è stato uno dei tre fermati, Alessandro, 15 anni. "Conoscevo Lorena da cinque mesi - racconta Alessandro - e con lei avevo avuto anche un rapporto sessuale".

Dalla testimonianza del ragazzo la ricostruzione delle ultime ore di vita di Lorena Cultraro. "Ero davanti alla scuola di Niscemi - continua Alessandro - insieme a Giuseppe e Domenico. Lorena era lì, e quando ci ha visto arrivare ci ha detto che era sua intenzione incolpare uno di noi tre del fatto che era incinta". Proprio l'intenzione della ragazza avrebbe scatenato la furia dei tre.

"Giuseppe mi disse - spiega il ragazzo - che dovevamo ammazzare Lorena per quello che aveva detto e cioè che voleva incolpare uno di noi tre di averla messa incinta". Un proposito che inizia a prendere forma in un messaggio sul telefonino. "Domenico - conclude Alessandro - mi inviò un sms nel quale mi diceva più o meno che dovevamo ammazzare Lorena. Da quel momento è scattato il piano nelle campagne alla periferia di Niscemi".

La ragazza sarebbe stata trasportata sul posto da uno dei tre, Giuseppe, con il suo ciclomotore. "All'interno del casolare - aggiunge l'indagato - Domenico e Giuseppe hanno iniziato a spogliare Lorena, che in qualche modo cercava di fare resistenza soprattutto verbale, dicendo che non voleva essere spogliata. Giuseppe e Domenico hanno proseguito e sono riusciti a spogliare del tutto Lorena, e a turno, prima Giuseppe, poi Domenico e per ultimo io, abbiamo avuto rapporti con Lorena".

Dopo i rapporti sessuali esplode la violenza. "Finito il mio rapporto con Lorena - aggiunge Alessandro - Giuseppe e Domenico hanno iniziato a prendere a calci e pugni Lorena, perchè aveva messo in giro false notizie nei loro confronti creando problemi con le loro rispettive fidanzate".

"Ad un certo punto - spiega l'indagato - ho notato Giuseppe o Domenico, non ricordo esattamente chi dei due, anche per la rapidità del gesto, che passavano al collo di Lorena un filo di corrente elettrica o un cavo tv, ed entrambi glielo stringevano fortemente a tal punto da soffocarla. Io me ne stavo in disparte a guardare, e Giuseppe e Domenico mi hanno detto di tapparle la bocca, perchè Lorena cercava di gridare aiuto. Preso dalla paura che potevano anche farmi del male, le ho messo la mano sulla bocca fino a quando non ci siamo accorti che Lorena non respirava più e le usciva anche sangue dalla bocca".

(14 maggio 2008)

***  ***  *** 

Rinviata a domani l'autopsia di Lorena Cultraro
la salma mostrata ai genitori per il riconoscimento

Niscemi, il gip convalida
l'arresto dei tre minorenni

CATANIA - Il gip del Tribunale dei minori di Catania, Lia Castrogiovanni, ha convalidato l'arresto dei tre ragazzi di 15, 16 e 17 anni che hanno confessato di aver ucciso e gettato in un pozzo la quattordicenne Lorena Cultraro a Niscemi (Caltanissetta). Il provvedimento è stato emesso dopo un interrogatorio durato per oltre 4 ore alla presenza del pm Silvia Sorrentino. I tre devono rispondere di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Il pm Stefania Barbagallo ha rinviato alla mattinata di domani l'autopsia. L'esame era fissato per il pomeriggio di oggi, ma le notifiche inviate dal pm alle parti interessate non sono arrivate tutte a destinazione.

"I ragazzi hanno confermato". I tre minorenni accusati dell'omicidio "hanno confermato le dichiarazioni rese al sostituto procuratore Stefania Barbagallo nell'interrogatorio nella caserma dei carabinieri". Lo hanno detto i loro legali, Francesco Spataro, che difende due degli indagati, e Carmelo Ragusa, che assiste il terzo. Gli avvocati non hanno detto nulla a proposito del movente, affermando che "non c'è stata un'indicazione ben precisa da parte dei ragazzi" e rimandando tutto a dopo l'esame autoptico.

I legali: "Hanno capito che cosa hanno fatto". Gli avvocati hanno sottolineato che "non ci sono tesi discordanti" e che "le posizioni dei minorenni sono univoche, ad accezione di piccole sfumature". "I ragazzi - hanno aggiunto - adesso cominciano a realizzare cosa hanno fatto, l'interrogatorio li ha liberati di questo peso enorme che portavano dentro. Sono molto pentiti, hanno preso consapevolezza del loro gesto e capito che la loro azione ha portato alla morte di una ragazzina e alla distruzione di quattro famiglie".

L'autopsia. L'autopsia deve tra l'altro chiarire se Lorena era incinta, come sostenuto dai tre minorenni arrestati per omicidio premeditato e occultamento di cadavere. I tre hanno affermato che la ragazza intratteneva relazione con loro e che aveva detto di essere rimasta incinta, senza indicare di chi. Il padre ha escluso questa possibilità. Una risposta definitiva si attende dall'esame autoptico.

Il riconoscimento della salma. La salma della ragazza è stata mostrata stamane ai genitori, Giuseppe Cultraro, vigile del fuoco volontario e imbianchino, e la moglie Livia Cicci, casalinga. Dal giorno del suo ritrovamento il cadavere era stato trasportato dalle campagne di Niscemi alla camera mortuaria dell'ospedale di Caltagirone. I genitori sono stati accompagnati dai carabinieri. La coppia dopo il riconoscimento si è trattenuta per qualche minuto davanti alla salma e poi ha lasciato la camera mortuaria.

(15 maggio 2008)
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Di Loredana Morandi (del 03/05/2008 @ 09:33:00, in Indagini, linkato 3931 volte)

Serial killer: i mostri d’Italia visti da vicino.

E raccontati da Massimo Picozzi

di Antonio Rossitto

Il male esiste? Era questa la domanda che si ripeteva mentalmente Massimo Picozzi una nebbiosa giornata d’inverno del 1983. La notte in cui oltrepassava per la prima volta i cancelli blindati di un carcere. Un giovane medico fresco di laurea, a cui bastò poco per capire che le cose erano diverse da come aveva letto sui libri. Venticinque anni dopo, Picozzi è diventato uno dei criminologi più noti d’Italia. È entrato e uscito da decine di penitenziari. Ha incontrato da vicino serial killer, delinquenti di ogni foggia, assassini per caso. Il 6 maggio uscirà per la Mondadori Un oscuro bisogno di uccidere: il racconto di dieci celebri fatti di cronaca nera di cui si è occupato come consulente o perito. Un giorno prima, il 5 maggio, su Raidue andrà in onda la prima puntata della nuova trasmissione condotta da Picozzi: “La linea d’ombra”, titolo mutuato dal celebre romanzo di Joseph Conrad. Nove serate in cui si parlerà di storie che hanno in comune un confine notoriamente incerto: quello tra follia e normalità. Lo stesso confine su cui investiga il nuovo libro del criminologo.

“Dopo 15 anni mi illudo di scorgere la differenza tra persone sane e malate” dice Picozzi. “Non è però facile: in un crudele assassino c’è sempre qualche traccia di ordinarietà, e viceversa”. Si arriva a questa conclusione leggendo “Un oscuro bisogno di uccidere”. Ritratti di assassini incontrati realmente. Casi in cui non è importante sapere chi ha ammazzato, ma perché lo ha fatto. Dati raccolti nelle perizie diventano capitoli appassionanti e divulgativi. C’è la vita di Angelo Izzo: il mostro del Circeo che quasi trent’anni dopo, inspiegabilmente ferito nell’onore, uccide una madre e la figlia di 14 anni. C’è la follia mascherata da trasgressione delle Bestie di Satana. La partita a carte con la vita di un giocatore incallito come Michele Profeta, il killer di Padova. Le turbe di Sonya Caleffi, che vorrebbe essere una brava infermiera e invece diventa l’angelo della morte per cinque suoi pazienti. Il male esiste. Picozzi adesso ne è convinto più che mai.

Angelo Izzo
L’ultima visita a Izzo è quella del 25 settembre (…). Lui parte dalla sua famiglia, il padre ingegnere morto da poco, la madre nobildonna e casalinga, due sorelle e un fratello. Rispetto a loro si è sempre sentito più importante, destinato a qualcosa di più che seguire ideali piccolo borghesi, e nell’adolescenza il modo più efficace per affermarsi gli pare quello della trasgressione e della violenza (…). Un giorno, che è ancora un ragazzo, una squillo d’alto bordo ha il coraggio di mortificarlo, e lui si presenta alla sua porta all’indomani, e la accoltella. A 16 anni uccide un ragazzo di 19, sparandogli al petto con un fucile per poi appoggiarlo accanto al corpo e far credere che si tratti di un suicidio. Il racconto di Angelo Izzo continua, con tutta una serie di storie di pestaggi e stupri, ed è difficile dire quanta verità ci sia nelle sue esibite esternazioni (…).
La storia con Maria Carmela e Valentina s’inserisce perfettamente nel quadro che Angelo Izzo presenta di sé, del suo modo di sentire e vivere (…). Le prende per qualche tempo a benvolere, diventa per loro il boss cui basta schioccare le dita per dispensare favori. Nessuno sfondo sessuale, qualcosa di poco conto l’ha fatto con la madre, ma nulla con la bambina. Non è in quella chiave che è maturato il duplice omicidio, lo ribadisce più volte nel corso degli incontri. Piuttosto Maria Carmela è diventata pian piano sempr più soffocante, con la sua presenza, le sue richieste, e lui, a un certo punto, ha avuto l’impressione che pensasse perfino di controllarlo, di gestirlo.
Figuriamoci! Una poveraccia che credeva di ottenere ciò che voleva da Angelo Izzo, l’uomo che conosce i segreti delle stragi di stato, capace di influenzare politici e imprenditori. E che ora, approfittando della semilibertà, sarebbe diventato il “Re di Campobasso”. Non è possibile portarsi appresso una palla al piede così, una che magari sarebbe stata anche capace di ricattarlo. Perché alla donna ha pure raccontato d’alcuni progetti criminali che sta per attuare, come il rapimento a fini d’estorsione di un ricco gioielliere, e Maria Carmela improvvisamente si è mostrata per quello che era. Non una servile e riconoscente amica, ma piuttosto una noiosa e pericolosa profittatrice. Per lui, per Angelo Izzo, non esistono mezze misure in casi come questi. Chi si è dimostrato irriconoscente in qualche modo è come se lo avesse umiliato. E chi umilia Izzo deve morire.

Sonya Caleffi
Lei arriva, saluta un po’ intimorita tutta quella gente che è lì per sezionare la sua vita e la sua mente, e subito inizia. E spiazza tutti. Perché racconta di un fatto gravissimo, che le è successo da poco, qualche giorno prima. Era piantonata in una celletta costruita apposta dentro l’ospedale di Como, quando un agente di custodia aveva approfittato di un momento in cui era solo in servizio. L’aveva fatta uscire, e in un angolo, costretta a un rapporto sessuale. Qualcosa di inaccettabile che merita un’immediata denuncia. Ammesso che sia dimostrato, e la conferma non ci sarà mai, perché quell’episodio non è mai avvenuto. Ma non si tratta di un banale e ingenuo tentativo di imbrogliare, piuttosto di un sintomo. Perché, scopriremo, Sonya è costruita proprio in un modo particolare, e per capirlo bisogna partire dalla sua storia (…).
A 12 anni arriva la prima battuta d’arresto. È più alta delle compagne di scuola, e si è anche sviluppata, prendendo le forme di una donna. La prendono in giro per questo, e Sonya trova un rimedio: smette di mangiare (…). Nell’ottobre del 1992 la ricoverano nel reparto di psichiatria di Como, dove le fanno una diagnosi di personalità dipendente, e le danno da prendere degli antidepressivi (…).
Il primo settembre del 2004 la Caleffi prende servizio all’ospedale di Lecco, prima come supplente, poi, in ottobre, vince il concorso come infermiera professionale di ruolo (…). I colleghi che le lavorano accanto sono perplessi. Pare che la nuova assunta sia un tipo strano, con sbalzi d’umore e la tendenza a stare per conto suo, a non far gruppo. Guarda con occhi fissi e chi le parla non riesce mai a capire se stia ascoltando o pensando ai fatti suoi. Passa dalla calma più assoluta a scatti di nervi, da un modo d’essere servile a quello opposto, brusco e arrogante (…). L’impressione che dà è quella di una infermiera poco preparata e poco professionale, poco pratica e affidabile, incapace di gestire le emergenze e di rispettare i protocolli di assistenza. Un giudizio pesantissimo, e proprio sull’unico campo in cui Sonya pensa di valere qualcosa, quello del lavoro, del suo lavoro d’infermiera. È il preludio alla tragedia, che si consuma nel giro di poche settimane.

Elisabetta Ballarin
Comincio con Elisabetta, il 14 aprile del 2005, nella stanza dei colloqui riservata ai magistrati nel carcere di Monza (…). Quando si mette con Andrea, un ragazzo di venticinque anni, tossicodipendente, Elisabetta ne ha solo quindici. Sei mesi dopo già si fanno insieme di cocaina ed eroina (…). Mariangela Pezzotta, la vittima, entra nella storia perché è l’ex fidanzata di Andrea, e i due non si sono mai persi di vista. Tanto che la sera del 23 gennaio 2004 Mariangela passa a trovare il ragazzo, perché deve riportargli una videocassetta.
Elisabetta sta sistemando la cucina, e se la trova in casa, seduta al tavolo a chiacchierare, ma non è l’unica cosa strana. Di strano c’è pure l’atteggiamento di Andrea, nervosissimo, che la allontana dicendole di andare a preparare due speedball, cocaina ed eroina mescolate insieme. Elisabetta se ne va perplessa, pensando a perché due e non tre dosi, visto che c’è un’ospite, e sta dividendo la polvere nella stanza accanto quando sente il rumore assordante di uno sparo (…).
Il miscuglio di droghe che i ragazzi hanno in corpo fa sembrare tutto un incubo, tanto che Elisabetta comincia a vedere dappertutto i lampeggianti blu della polizia. Poi, a fianco, le compare Mariangela, con la faccia piena di sangue (…). Allucinazioni, solo allucinazioni che mettono il panico addosso, e che cerca di scacciare inghiottendo manciate di Tavor. Deve scappare via da quel posto maledetto, e allora sale sulla sua auto e parte, ma finisce subito per sterzare dietro a una curva che non esiste. La macchina s’incastra, non va né avanti, né indietro, mentre Elisabetta, che non ce la fa più, appoggia la testa sul volante, e si lascia sprofondare nel buio (…). Difficile stabilire quanto ci sia di vero nel racconto della ragazza. Perché le indagini diranno che l’omicidio non è stato il risultato di un colpo partito per sbaglio, che Mariangela non è morta per caso, piuttosto è stata eliminata come un testimone pericoloso, una che sapeva troppo dei segreti delle Bestie di Satana.

Michele Profeta
Il primo sms arriva alle 19.45. Solo un numero, “12″. E nove minuti più tardi: “La linea tel può essere controllata solo mex. Potrei avere bisogno d te domani sera intorno alle 23 vicino al vekkio appiani. Ripeto solo mex se non in mona”. Tocca a me dettare la risposta. Il tono e il contenuto delle lettere di estorsione che mi hanno mostrato in Questura suggeriscono che ho di fronte un uomo, di mezza età e buona cultura. non un malato di mente, piuttosto qualcuno con aspetti narcisistici importanti, e pure tratti paranoici da non sottovalutare (…).
Dico all’ispettore di replicare con un generico: “Come ci riconosciamo?”. Passa circa mezz’ora, sono le 20.16 quando un nuovo sms dice: “Dirigo io il gioco a modo mio o niente. Tribuna ospiti. Sarò solo. Non c sarà nex a quell’ora. C riconoscemo. Accontentati”. È il momento di lasciare al killer la sensazione che abbia il controllo. Niente sfide, ma senza apparire troppo remissivi. Potrebbe interpretarla come una provocazione, o peggio come una presa in giro. “Ok gioco condotto da lei. Mi interessa conoscerla. Faccia capire con un particolare che lei è la persona giusta. La sua determinazione mi preoccupa. Posso fidarmi?”.
Alle 20.58, di nuovo il killer. “Fidarsi è bene non fidarsi è meglio si dice… Io non mi preoccupo mai sta in te devi giocare bene le tue carte (k-j-q-a) x l’incontro aspettiamo. C vuole pazienza” (…). Provo lo stesso a tenere aperta la comunicazione. “Io desidererei incontrarla. Aspetto un suo messaggio”. L’ultimo messaggio mi arriva alle 21.54. “Sei molto curioso… La cosa è troppo improvvisata ci vuole tempo. buona notte. Ps la curiosita? Non porta a nulla ricordalo sempre!”. Per questa volta può bastare. Sono stato in compagnia di un serial killer per più di due ore, le due ore più lunghe di tutta la mia carrie

Panorama

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Di Loredana Morandi (del 28/04/2008 @ 07:35:25, in Osservatorio Famiglia, linkato 2254 volte)

Protagonista del video una loro amica consenziente

Trento, diffondono filmino hard: 4 minori condannati a 9 mesi di volontariato

Il filmato era stato visto da numerosi giovani e la notizia era arrivata anche ai Carabinieri che in breve sono risaliti agli autori della bravata. Trento, 26 apr. - (Adnkronos) - Quattro ragazzi della val di Non, in provincia di Trento, colpevoli di aver realizzato con i propri cellulari durante una festa tra compagni di scuola un filmino che ritraeva una loro amica consenziente in atteggiamenti piuttosto audaci, sono stati condannati dal Tribunale dei minori di Trento ad un provvedimento di ''messa in prova'' per la durata di nove mesi in strutture di volontariato. I fatti risalgono al dicembre del 2006. Il filmato era stato visto da numerosi giovani e la notizia era arrivata anche ai Carabinieri che in breve sono risaliti anche agli autori della bravata. Gli studenti hanno spiegato che si era trattato di una goliardata realizzata durante una serata a casa di amici. La ragazza, un'amica, era consenziente e nel filmino appariva anche piuttosto disinibita. Sicuramente, pero', non immaginava di suscitare tanta popolarita' nelle scuole di Cles. Nella vicenda furono coinvolti 8 minorenni, finiti sotto inchiesta con l'accusa di ''diffusione di pornografia minorile''. Come si legge nella motivazione sul decreto di sequestro in possesso ai carabinieri della Compagnia di Cles che, due anni fa, si presentarono a casa dei ragazzini per sequestrare i loro cellulare, tra la sorpresa e l'incredulita' dei genitori, ovviamente, all'oscuro di tutto. Durante il processo quattro degli otto indagati sono riusciti a dimostrare la loro estraneita' ai fatti. Per gli altri e' scattata la condanna: i ragazzi dovranno operare per nove mesi in strutture di volontariato svolgendo servizi sociali e contestualmente partecipare ad incontri periodici con gli assistenti sociali. Al termine del percorso il giudice prendera' in esame i risultati; se i quattro ragazzi risulteranno recuperati, il reato verra' dichiarato estinto; in caso contrario verra' comminata la condanna vera e propria. Questo procedimento si chiama, appunto, ''messa in prova'' ed e' procedura adottata nei confronti di minori.

http://www.adnkronos.com/IGN/Regioni/TrentinoAltoAdige.php?id=1.0.2111531811

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Di Loredana Morandi (del 27/04/2008 @ 01:58:00, in Politica, linkato 2312 volte)

 

Rete Artisti contro le guerre
 
è lieta di presentare
 
il Portale dei Blog
 

 

 

 

Cari Amici e Artisti,

 

la Rete Artisti contro le guerre, organismo vitale e anima del movimento pacifista italiano, prese vita alcuni anni fa per l'impegno spirituale e politico congiunto di alcuni artisti e navigatori del web.
Da una primissima rete di blog ed Artisti nacque così il nostro portale storico, Bloggersperlapace. org, un fedele compagno e portavoce di tante battaglie per la pace e per il diritto dei popoli.
Attraverso questo percorso di vita comunitaria abbiamo sposato molte tra le battaglie di popoli "cari" e lontani: in Palestina, in Iraq, in Etiopia, in Somalia, nel Sahara occidentale, nel Kurdistan Turco, durante l'emergenza tsunami in Sri-Lanka, dopo il terremoto in Pakistan ed ora per il Tibet.
L'esperienza e il clima emergenziale italiano di questi anni ha maturato l'obiettivo politico della Rete Artisti, configurandone la presenza attiva anche nelle vertenze italiane: per i migranti e i rifugiati, per i disagi fisici e psichici, per la libertà religiosa, per il diritto ad una sessualità libera, per il diritto di donne e bambini contro ogni violenza e sopraffazione.
La Rete ha inoltre esperimentato la capacità di coordinarsi anche nelle emergenze sindacali, come durante la Vertenza del Teatro.
 
Ed è così che, dalla primigenia comunità di artisti e bloggers, la catena umana e artistica che ha portato in moltissime città italiane ed europee l'evento "Artists Against War", nasce oggi una nuova esperienza creativa del "fare rete" tra talenti artistici e impegni personali sui temi della Pace e dei Diritti Umani:
 
 

il Portale dei Blog degli Artisti contro la guerra!
 
 
 
Aprire un vostro blog è facile e gratuito! Bastano pochi click!
 
 

Ecco alcune facili istruzioni:

 

1) Crea il tuo account cliccando su “Crea ora il tuo blog” in alto a sinistra dal sito www.artistsagainstwar.eu.

2) Inserisci negli spazi il nickname (o il tuo nome) ed un tuo indirizzo email. Automaticamente il sistema genererà una email contenente il link di attivazione. Clicca quel link per attivare il tuo account ed attendi pochi minuti per l’arrivo di una seconda email, che conterrà la tua password.

3) Fai Login con il tuo nickname e la nuova password, che ti è arrivata via email.

4) Dalla pagina principale www.artistsagainstwar.eu clicca di nuovo su: “Crea ora il tuo blog”, questa volta per creare il Blog.

5) Scegli il titolo del tuo blog e inseriscilo nello spazio “Nome Blog”, mentre alla voce “Dominio Blog” dovrai inserire lo stesso nome, ma tutto minuscolo e con tutte le parole attaccate e/o divise da un punto o una linea ( . or _).

6) Clicca sul tasto in basso con su scritto “Crea” ed il tuo blog è pronto per contenere i tuoi pensieri, la tua poesia, le immagini, le notizie, la programmazione degli spettacoli e delle mostre e quanto altro vorrai scrivere …

Non esitate a contattarmi se avete problemi!!!

Lunadicarta aka Lory

 

 

Rete Artisti contro le guerre
 
2 giugno 2008
 
 
Un Ponte per la Pace attraverso i 4 elementi!
 
Aria, Acqua, Terra e Fuoco !
 
Vi aspettiamo !!!
 
 

per la Rete Artisti contro le guerre

Loredana Morandi

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