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 animus & anima ...... di Lunadicarta
 
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Lunadicarta
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 16/07/2008 @ 20:14:10, in Magistratura, linkato 2411 volte)

di Felice Lima
(Giudice del Tribunale di Catania)



Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno dichiarato inammissibile il ricorso di Luigi De Magistris avverso la sentenza della Sezione Disciplinare (il cui testo intergale può leggersi
a questo link), con la quale il C.S.M. gli ha inflitto le sanzioni della censura e del trasferimento d’ufficio.

Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché depositato dopo la scadenza del termine di legge.

Questo ulteriore e inaspettato sviluppo del “caso De Magistris” induce a molte considerazioni.


1 __________

La prima riguarda la decisione della Corte di Cassazione. Essa è conforme al costante orientamento della Corte medesima (si vedano, fra le altre, Cass. Sez. III, 19 novembre 1997, n. 1346, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 4, Cass. Sez. Unite, 30 aprile 1997, n. 5878, Cass. Sez. I, 2 luglio 1996, n. 8534, Cass. Sez. IV, 14 marzo 1996, n. 4217) ed è tecnicamente ineccepibile.

L’esito del giudizio appare, quindi, come la conseguenza inevitabile di un clamoroso e incomprensibile errore professionale della difesa di Luigi, da lui affidata a un professionista (avvocato e professore ordinario di procedura penale) da cui non era possibile aspettarsi un “incidente” come questo.


2 __________

La Corte di Cassazione, avendo giudicato il ricorso inammissibile, non ha affrontato il merito della questione.

Dunque, non ha dato né ragione né torto a Luigi e non ha detto né che la sentenza della Sezione Disciplinare del C.S.M. era giusta né che era sbagliata.

Conseguentemente, la Corte, rendendo definitiva la sentenza della Sezione Disciplinare, lascia tutta intera sul C.S.M. la responsabilità di quella sentenza.

La sentenza è pubblica. Tutti possono leggerla (come già detto, si trova
a questo link).

Ognuno che abbia le competenze tecniche adeguate può valutarne da sé la condivisibilità o meno.

A me pare tecnicamente errata sotto numerosi e gravi profili.

In questo blog abbiamo pubblicato una serie di analisi tecniche critiche, che riporto qui sotto per comodità di consultazione:

Considerazioni tecniche (e non solo) sulla sentenza del C.S.M. su Luigi De Magistris (mio)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo C) (di Francesco Siciliano)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo B) (di Nicola Saracino)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo G) (di Nicola Saracino)

Altre considerazioni tecniche sulla sentenza del C.S.M. nei confronti di Luigi De Magistris: il capo A) (di Francesco Siciliano)

A questo link tutti i motivi del ricorso in cassazione di Luigi


Ho scritto anche due articoli non solo tecnici, nei quali ho esposto numerose altre ragioni di perplessità su quella sentenza.

Sono stati pubblicati sui numeri 2 e 4 del 2008 della rivista Micromega e si possono leggere anche su questo blog:

Gli interrogativi senza risposta del processo disciplinare contro Luigi De Magistris

I cortocircuiti interni della magistratura


Nell’indice della “Visualizzazione per temi” che c’è nella sidebar di destra della homepage si trovano i link alle decine di scritti sulla vicenda De Magistris pubblicati su questo blog. C’è anche un banner, cliccando sul quale si va agli articoli in questione.


Io non so se chi ha partecipato alla pronuncia della sentenza disciplinare nei confronti di Luigi abbia o no confidato che poi l’ultima parola l’avrebbe avuta la Cassazione.

La vicenda di Luigi dimostra quanto sia buona la regola che dice a ogni giudice di pronunciare qualunque sentenza, ordinanza, decreto pensando sempre che possa essere quella definitiva, così da sentirne tutto intatto il carico di responsabilità e da investirvi ogni energia morale e materiale di cui disponga.

Si sa che c’è l’appello o il ricorso per Cassazione, ma è bene comportarsi come se non ci fosse, per non dover poi rimpiangere che, per qualsiasi ragione, non ci sia stato.

Chi ha pronunciato la sentenza contro Luigi De Magistris ha detto con essa l’ultima parola sul caso. E, comunque la si pensi e qualunque giudizio - positivo o negativo - si dia su quella sentenza, ne porterà per sempre tutta intera la responsabilità.


3 __________

E vengo a Luigi – che subisce gli effetti di quella sentenza – e ai tanti che solidarizziamo con lui.

Questa storia non può che lasciare un’amarezza profonda, che alcuni (si vede già anche da alcuni commenti qui sul blog) possono rischiare di considerare motivo di “scandalo” (nel senso più proprio del termine).

Qualcuno potrebbe dire: è tutto inutile; a che vale impegnarsi; finisce sempre nello stesso modo.

Ma non è così e non sarebbe giusto – nei confronti di Luigi, innanzitutto, e nei confronti di noi stessi, poi – non guardare il tutto da una prospettiva più alta.

E’ vero, c’è un lato della storia che lascia molta amarezza.

La sentenza del C.S.M. – divenuta definitiva – condanna Luigi a lasciare la città dove vive e dove vive la sua famiglia e lo condanna a non fare più il pubblico ministero.

Sono sanzioni molto molto dure. Chiunque lo comprende.

E per di più, non è neppure questa la parte più dolorosa della storia per uno come Luigi.

Il dolore più grande viene dalla delusione.

Dalla delusione di constatare che a smentirti, a isolarti, a colpirti non sono stati coloro dai quali te lo saresti aspettato, ma coloro dai quali mai te lo saresti aspettato.

E’ lo Stato per cui hai lavorato che ti dice che il tuo lavoro non gli è piaciuto affatto.

E’ la magistratura “istituzionale” che, con le parole del Sostituto Procuratore Generale Vito D’Ambrosio (della cui requisitoria si è trattato
a questo link) ti dice: “Temo che, facendo un errore, ahimè abbastanza diffuso, [il dr De Magistris] s’è ispirato, nella sua attività, più a un’ottica missionaria, che a quella necessaria per svolgere al meglio il nostro difficile mestriere. Mes-tie-re. Mes-tie-re – sottolineo -, per quanto faticoso e carico di responsabilità, e non mis-sio-ne. Guai, se il magistrato pensa di avere una missione: il magistrato ha un mestiere. Ha il controllo della legalità. A qualunque livello. E nei confronti di tutti. Ma prima di tutti nei confronti di se stesso. Il controllo di legalità parte da un auto controllo di legalità”.

E’ la magistratura “associata” che, con le parole di uno dei suoi più autorevoli esponenti, Edmondo Bruti Liberati, parla (sul
Corriere della Sera del 4 luglio 2008) di «pochissimi magistrati che, nonostante la visibilità assicurata da perversi meccanismi mediatici, rappresentano solo se stessi». A proposito, vai a capire perché quando la televisione assicura visibilità a Bruti Liberati e ai suoi amici si tratta di cosa buona e quando un microfono è offerto a De Magistris o Forleo si tratta di “meccanismi mediatici perversi”.

E’ questo che fa male e veramente tanto.

Fa male che la magistratura difenda l’indipendenza della collega Gandus o quella del collega Caselli (e, ovviamente, ne sono contentissimo e anch'io la difendo conoscendo il valore di quei colleghi), ma neghi quella di Luigi e di Clementina e li colpisca duramente entrambi, ma, soprattutto e prima ancora, li isoli clamorosamente (e di questo, ovviamente, non si può essere contenti né si può tacere dei due pesi e due misure).

Nel caso di Clementina, la cosa ha avuto, peraltro, risvolti ancora più paradossali.

Quando ha pronunciato la sentenza Daki ed è stata indegnamente insultata da destra, le è stata data solidarietà. Quando si è permessa di dispiacere quello che un giornalista ha definito su questo blog “
Il piccolo D’Alema”, è stata messa al bando e condannata all’ostracismo.

Ma non c’è solo questo lato (triste) della storia.


4 __________

Ce ne sono anche altri, che sono molto belli e che ci devono insegnare cose importanti sulla vita.

C’è Luigi, che soffre molto, ma che ha l’animo sereno e il cuore lieto.

Guardate che Luigi non è per nulla – e lo ha dimostrato in mille modi – il malato di protagonismo che faceva comodo dipingere.

Citando lo Sciascia de “Il giorno della civetta”, in un mondo pieno di ruffiani e quaquaraqua, Luigi è un uomo.

E’ un uomo che ha fatto ciò che ha fatto nella piena consapevolezza dei prezzi da pagare, perché “il sistema” non tollera troppa onestà e la magistratura troppa indipendenza.

E’ un uomo che ha agito come ha agito non perché pensava che avrebbe vinto né perché pensava che sarebbe finita bene. Perchè a quelli come lui non è mai finita bene.

E’ un uomo che ha agito come ha agito perché alcuni non sanno vivere agendo male. Perché alcuni stanno meglio perdendo, ma non perdendosi. Perché alcuni stanno meglio sapendo di avere fatto tutto ciò che dipendeva da loro. Perché alcuni convivono meglio con una sconfitta che con il rimorso di un tradimento. Perché alcuni non riescono proprio a mentire agli altri e a sé stessi.

Perché alcuni credono – con Platone (Gorgia, 474) – che commettere ingiustizia sia peggio che subirla.

E – con Aristotele (Etica Nicomachea, III, 9, 1117 b 7-13) – che “la morte e le ferite saranno dolorose per l’uomo coraggioso, che le subirà contro voglia”, ma che egli “le affronterà perché è bello affrontarle, ovvero perché è brutto non farlo”.

E aggiunge Aristotele che “quanto più sarà completa la virtù che possiede”, tanto più quell’uomo sarà felice ed “è per un uomo simile, soprattutto, che la vita è degna di essere vissuta”.

Perchè la felicità, anche se spesso ce lo dimentichiamo, non è nel vincere, ma nell’onorare la nostra dignità di esseri umani, di uomini davvero.

Adesso Luigi soffrirà e magari piangerà.

Ma conserverà l’animo sereno, la mente chiara, lo sguardo limpido.

E quando ognuno di noi lo reincontrerà (io avrò questa fortuna venerdì sera a Palermo in occasione del convegno “
La nascita della Seconda Repubblica sul sangue di Falcone e Borsellino”), ci saranno ancora sorrisi e amicizia.

E noi gli faremmo un torto enorme se, invece di trarre dal suo coraggio e dalla sua generosità motivo per impegnarci, traessimo dalla sua sconfitta alibi per lo scoraggiamento e il disimpegno.

Tanti nostri colleghi hanno sacrificato la loro vita per onorare la loro toga. E sul loro sacrificio abbiamo giurato impegno.

Luigi sacrifica la sua carriera. Non possiamo non promettergli il nostro impegno.

Nei momenti più difficili della mia vita, ho trovato profonda consolazione nelle parole che scrisse San Paolo quando sapeva che mancavano pochi giorni alla esecuzione della sua ingiusta condanna a morte: “Bonum certamen certavi, cursum currivi, fidem servavi” (II Lettera a Timoteo, 4, 7). “Ho combattuto la buona battaglia, ho percorso tutto il cammino, ho conservato la fede”.

Grazie Luigi. Grazie di non esserti tirato indietro. Grazie di non essere stato né furbo né opportunista. Grazie di avere fatto il tuo dovere.

Te ne viene un sacco di male. Ma insieme anche un sacco di bene. Che sarà anche bene per tutti noi.

Per la pubblicazione dell'articolo si ringraziano l'autore e gli autori del blog "Uguale per Tutti"

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Di Loredana Morandi (del 16/07/2008 @ 20:00:37, in Magistratura, linkato 2058 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

VERBALE DELLA G.E.C. DEL 15 LUGLIO 2008

Sono presenti:

PALAMARA, CASCINI, SICA, BALSAMO, CANEPA, DI GRAZIA, MOROSINI, ROSSI, SGROIA

1. La Giunta, dopo ampia e approfondita discussione sulla situazione che riguarda in generale lo stato della giustizia ed in particolare gli attacchi ingiustificati all’attività dei magistrati, gli interventi sul trattamento retributivo, i tagli alle spese di giustizia,  che rischiano di aggravare ulteriormente la già difficile situazione in cui versano gli uffici giudiziari, approva la lettera da inviare ai presidenti delle giunte distrettuali sulla situazione degli uffici che viene allegata al presente verbale, al fine di realizzare per il prossimo autunno iniziative concrete di denuncia e di protesta sulla situazione del funzionamento della giustizia e sulle condizioni di lavoro negli uffici giudiziari.

2. La Giunta delibera di invitare la sezione distrettuale di Milano e la sezione distrettuale di Napoli a convocare una assemblea dei magistrati del distretto alla quale parteciperà la Giunta esecutiva centrale nei mesi di settembre/ottobre.

3. Il Segretario Generale informa la Giunta di aver invitato i Revisori dei Conti a riunirsi per la approvazione del bilancio, e che la riunione sarà convocata dopo la pausa estiva.


Il Segretario
Giuseppe Cascini


*****


Associazione Nazionale Magistrati

Ai Presidenti delle sezioni


Il 5 luglio 2008 il CDC dell’ANM ha denunciato, tra l’altro, la gravissima disfunzione degli uffici giudiziari ed il disagio dei magistrati che vi lavorano e ha deliberato di adottare iniziative dirette a rappresentare all’opinione pubblica l’emergenza in cui versa l’esercizio della giurisdizione.

Il tema del funzionamento del sistema giudiziario viene invocato da tutti i protagonisti del dibattito pubblico come una assoluta priorità, ma finora sono  mancate del tutto le necessarie iniziative da parte dell’esecutivo.

Riteniamo che l’urgenza e l’indispensabilità di tali interventi, molti dei quali già indicati dall’Associazione, possa essere resa evidente all’opinione pubblica ed alla politica attraverso una rappresentazione corretta delle disfunzioni esistenti, della insufficienza e della distribuzione irrazionale delle risorse, sia materiali che umane, e delle reali condizioni in cui operano i magistrati, ai quali spesso non sono forniti neanche gli essenziali strumenti di lavoro e locali adeguati allo svolgimento dell’attività giudiziaria.

Solo ristabilendo un’informazione veritiera si potrà evitare che la responsabilità di tale tracollo venga attribuita esclusivamente all’operato della magistratura, che continua invece, ad essere ancora penalizzata sotto il profilo del trattamento retributivo.   

In tale contesto ed a fronte di una crescente domanda di giustizia che si riflette in un considerevole aumento del contenzioso, le previsioni contenute nel decreto legge 25 giugno 2008 n. 112 di pesanti tagli ai fondi destinati alla giustizia appaiono estremamente negative e preoccupanti: il settore giustizia deve non solo essere esonerato dalle riduzioni di bilancio, bensì addirittura implementato nelle dotazioni e nella migliore distribuzione delle risorse, poiché il suo regolare funzionamento costituisce esigenza prioritaria.  

La Giunta Esecutiva Centrale invita, pertanto, le sezioni locali, previa indizione di assemblee, a rappresentare tutte le disfunzioni degli uffici giudiziari relative alla carenza di risorse umane e materiali, tenuto conto anche dei flussi di lavoro, comunicando tutti i dati necessari al fine di valutare l’adozione a livello nazionale delle iniziative di denuncia più opportune.

Roma, 15 luglio 2008

LA GIUNTA ESECUTIVA CENTRALE

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Di Loredana Morandi (del 16/07/2008 @ 19:11:34, in Magistratura, linkato 1047 volte)

Associazione Nazionale Magistrati
 
I Magistrati di Palermo

ricordano

Paolo Borsellino

e gli agenti della scorta

Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina

Palermo, 19 luglio 2008
Aula Magna del Palazzo di Giustizia
ore 11:00

Introducono

Il Presidente della Corte d’Appello f.f.
Armando D’Agati

Il Presidente della Giunta Distrettuale ANM Palermo
Guido Lo Forte

Il Presidente del Consiglio dell’Ordine Avvocati
Enrico Sanseverino

Partecipano

Il Vice Presidente della Giunta Esecutiva Centrale ANM
Gioacchino Natoli

Il sostituto Procuratore della Repubblica di Palermo
Antonino Di Matteo

Interverrà
Giovanni Fiandaca
Professore Ordinario di diritto penale nell’Università di Palermo

Dal sito web della Associazione Nazionale Magistrati è possibile scaricare la locandina del convegno:  www.associazionemagistrati.it

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Di Loredana Morandi (del 16/07/2008 @ 19:07:55, in Magistratura, linkato 1028 volte)

Associazione Nazionale Magistrati

 

ANM sulle polemiche in materia di art. 41 bis dell’O.P.
 

La Giunta Esecutiva Centrale dell’ANM esprime il suo sconcerto per i toni e i contenuti utilizzati, qualche giorno fa, da un esponente delle istituzioni commentando un provvedimento giurisdizionale che ha revocato l’applicazione del regime carcerario di cui all’art 41 bis ordinamento penitenziario ad alcuni condannati per fatti di mafia.

Naturalmente ogni critica alle decisioni giudiziarie è legittima, a condizione che non si trasformi nell’insulto gratuito e nell’accento esplicitamente intimidatorio. E, d’altronde, nelle menzionate dichiarazioni polemiche non vengono neppure indicati i motivi della presunta inaccettabilità del provvedimento sotto il profilo della correttezza giuridica o dell’errata considerazione degli interessi in gioco.

Il rispetto sempre doveroso della sensibilità delle vittime di gravi fatti di mafia non può trascurare la delicatezza dei compiti della magistratura di sorveglianza e la complessità di certe decisioni, sempre in bilico tra esigenze di tutela della collettività e garanzie minime di rispetto della dignità del detenuto.

L’ANM, infine, coglie l’occasione per auspicare un dialogo costruttivo in ordine alle problematiche di fondo del regime carcerario per soggetti riconducibili al crimine organizzato, anche al fine di un aggiornamento della legislazione sulla base delle esperienze acquisite e dei mutamenti avvenuti.

 
Roma, 16 luglio 2008

La Giunta Esecutiva Centrale

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Di Loredana Morandi (del 15/07/2008 @ 09:42:36, in Indagini, linkato 1016 volte)

 

coming soon ...

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Di Loredana Morandi (del 14/07/2008 @ 07:08:52, in Magistratura, linkato 1275 volte)

Giustizia. Malcontento diffuso, rammarico, rabbia. E un probabile esodo. I giudici italiani stanno vivendo uno dei momenti più difficili della storia giudiziaria del Paese. Lo sfogo di un alto magistrato al nostro giornale.

ieri, 13 luglio 2008

Caro Direttore, rispondo alla tua richiesta di informazioni sullo stato di disagio espresso dai magistrati in seguito alle recenti iniziative, anche economiche, del Governo; cercherò di essere conciso. Vorrei riuscire anche ad essere obbiettivo nonostante la mia appartenenza al quella che la classe politica definisce una “casta” privilegiata che rifiuta di cedere sui suoi ingiustificati privilegi.

L’intenso scambio di mail tra i magistrati è espressione di un vero e proprio dibattito interno alla Magistratura sul tema dei rapporti con il gruppo di potere che, "per volontà del popolo", legittimamente ci governaQuesto dibattito sta assumendo toni particolarmente intensi, sofferti ed esasperati. Esprime un malcontento forte soprattutto dei giovani.

Questo malcontento non può essere compreso dai cittadini soprattutto perché del tutto disinformati o malamente informati; non vuole essere recepito dai politici perché come ti chiarirò meglio in seguito, l’interesse politico, in questo momento, non è quello di costruire, anche attraverso le risorse umane, un ordine giudiziario efficiente ma quello di ridisegnare l’equilibrio tra il potere di governo e quello del magistrato.

Esigenza, è giusto chiarire, sulla quale non esprimo giudizi perché ciò che non condivido non è il profilo generale del problema ma il modo con il quale esso si vuole risolvere, attraverso la diffamazione.Il malcontento può comprendersi solo se provassimo a metterci, senza pregiudizi, nella prospettiva dei magistrati che lavorano nel modo indicibile con il quale la maggior parte dei magistrati opera.

Quando vedo scrivere, nelle innumerevoli email che in questo momento affollano la mia posta elettronica, di colleghi che impegnano i sabati e le domeniche per lavorare, io mi vedo allo specchio; comprendo quello che vogliono dire e credo in quello che dicono semplicemente perchè anche per me i sabati, le domeniche, il giorno di Pasqua e quello di Natale sono stati regolarmente impegnati per completare o eliminare il lavoro che mi sono sempre ritrovato sulle spalle non perchè prima non avevo lavorato ed ero andato a spasso ma semplicemente perchè questo è ciò che mi era caduto sulle spalle; quando sento parlare delle lunghe ferie dei magistrati mi viene da ridere, anzi da piangere, perchè io non sono mai riuscito ad andare in ferie senza portare nella valigia sentenze da scrivere, talvolta anche complesse; ciò che ho potuto fare con maggiore facilità da quando dispongo dei CD rom con la giurisprudenza dato che, con il mio p.c. (il mio, non quello dell’amministrazione, che si è rotto e non può essere sostituito) quei CD rom mi consentono di portare con me una intera biblioteca.Il giovane magistrato che sente parlare dei suoi alti stipendi ha motivo di arrabbiarsi dato che lo stipendio iniziale è appena al livello, anzi al di sotto, di un dattilografo della Regione Siciliana o della Assemblea; molto inferiore a quello dei giudici amministrativi e dei giudici della Corte dei Conti che pure svolgono un lavoro non più complesso ed anzi normalmente più tranquillo; ha ragione di arrabbiarsi anche il magistrato più anziano dato che lo stipendio di un magistrato della cassazione con 35/40 anni di servizio è notevolmente inferiore a quello di un dirigente amministrativo; la funzione del giudice di legittimità è meno impegnativa e professionalmente qualificata di quella di un dirigente dello Stato ? Il magistrato avverte anche il diverso metro di valutazione comune del suo operato; se un professionista imbroglia il cliente (per esempio facendogli pagare "acconti" ogni volta che lo vede senza rilasciare ricevuta e pretendendo poi una parcella nella quale non tiene conto degli acconti), fà una costruzione abusiva, esercita attività economiche produttive, il fatto non da scandalo, “sconcerto”, non è riportato dai giornali, non è motivo per un attacco alla categoria;; ogni cittadino può scrivere ed esprimere liberamente le sue idee senza essere accusato di …. parlare troppo o di occupare spazi che non gli competono; qualche avvocato può anche dire al cliente che la causa è stata persa perchè l'avversario ha corrotto il giudice o che per ottenere la libertà occorre una certa somma per pagare il giudice, o che la causa è stata persa perché il giudice è…….ignorante o cretino, in tal modo esprime, infatti, una sua idea; ogni cittadino può fare insomma tutto quello che fanno gli altri senza destare scandalo perché oggi il dovere di osservanza delle leggi è solo un optional ; un magistrato no ! se è solo accusato di una irregolarità, anche non penalmente rilevante, o se ritarda nel deposito di una sentenza di due o tre mesi, è censurabile, il procedimento disciplinare scatta automaticamente se non riesce a dimostrare che le ragioni del ritardo non gli sono imputabiliAmmetto che queste diversità possono anche farsi entrare , per la verità con una evidente forzatura, nella fisiologia dei rapporti sociali perché il magistrato ha sposato il principio di legalità e ad esso deve rispetto indipendentemente dal timore della pena mentre il cittadino, in una società che disconosce il valore di questo principio, è solo tenuto a comportarsi nel modo che gli assicuri di sottrarsi alla sanzione.Ma nella corretta gestione del rapporto sociale dovrebbe entrare anche il rispetto della persona e della dignità professionale del magistrato fino a quando non sia provato che questo, cioè l’individuo, è pigro, incapace, cialtrone

Per gli inetti noi tutti, compreso il CSM, vogliamo, anzi vorremmo applicate rigorose censure, purché con le garanzie di legge (donde il diritto del reo ad essere difeso, il dovere del giudice penale o disciplinare di condannare), del resto dovute anche ai mafiosi. Il controllo e la critica contro la magistratura dovrebbe individuare i casi di disservizio, non per colpire il corpo ma per colpire il fatto. In atto esso è invece usato solo per colpire il corpo perchè il fine non è quello del miglioramento ma quello dell'assoggettamento.Abbiamo assistito sotto tutti i governi, ed assistiamo oggi, ad una precisa involuzione dello Stato di diritto; quello che conta non è il diritto ma la legittimazione del potere; si deve perciò affossare la magistratura perché, anche se con alcuni errori, anche questi fisiologici, e normalmente emendabili dal sistema delle impugnazioni , è organo di garanzia di legalità.

Dunque, non si vuole più questo organo, si vuole un servizio giustizia governato o comunque controllato dal potere; non un garante di legalità che possa mettere sotto accusa gli esponenti elettivi del potere politico.

Non discuto della legittimità della istanza di assegnazione del privilegio della immunità alle cariche politiche (siano esse alte o basse); quello che metto in discussione è la strada che si è voluto imboccare dalla politica (di ogni colore) per raggiungere questo risultato; la strada cioè della distruzione morale di un ordine stataleIn questo contesto il danno che si sta producendo è irreversibile; le lettere di sdegno, le proteste sono forse ancora espressione di una volontà di opposizione a questa involuzione, ma sono, io temo, sopratttutto, forme di reazione rabbiosa di chi si sente attaccato mentre lavora, non una ribellione politica, come si è tentati di considerare ogni critica del sistema, ma una difesa personale della propria dignità professionale Il prossimo passaggio, la strada che stanno imboccando i giovani magistrati, quelli cioè della magistratura del domani, potrebbe condurre a risultati veramente eversivi: la giustizia e la qualità del lavoro potrebbero non interesserare più, ogni individuo potrebbe cercare solo di sgomitare per trovarsi un posto comodo, sicuro o di prestigio (id est di potere); ogni cosa può andare allo sfascio perché “così va il mondo”; potrebbe interessare a nessuno che la magistratura sia inquadrata nel sistema di potere; per i magistrati sarebbe anzi un vantaggio perché in tal modo non vi saranno più disfunzioni perchè anche per la magistratura , come per gli altri corpi (es amministrativi, giurisdizioni amministrative, autorità di controllo), ci sarà il silenzio della informazione, l'importante, per la nuova classe che si potrebbe formare, sarebbe che al corpo omologato sia assicurata la stessa posizione di privilegio che hanno gli uomini del potere.

Probabilmente tutto questo non sarebbe accaduto se fosse stata mantenuta la norma dell’art. 68 comma secondo della costituzione che testualmente stabiliva:“Senza autorizzazione delle Camere alla quale appartiene nessun membro del Parlamento può essere sottoposto a procedimento penale né può essere arrestato, o altrimenti privato della libertà personale o sottoposto a perquisizione personale o domiciliare, salvo che sia colto nell’atto di commettere un delitto per il quale è obbligatorio il mandato o l’ordine di cattura”

La norma è stata modificata (in estrema sintesi la necessità dell’autorizzazione a procedere è stata esclusa per i procedimenti penali, resta per i provvedimenti restrittivi della libertà personale, le perquisizioni , le intercettazioni etc) a causa del malgoverno che di essa fu fatto da parte delle Camere, chiuse in difesa corporativa dei suoi; ma gli effetti del rimedio sono stati veramente dirompenti.

Tutto questo mi preoccupa al punto che mi sembra giunto il momento, per quanti possono farlo, di andare a casa.L'esodo è già cominciato.Proprio ieri l’altro un valentissimo giudice della Cassazione è andato a fare .... l'avvocato; alcuni mesi addietro un altro magistrato è passato alla avvocatura (che davvero non avrebbe bisogno di essere rafforzata) oggi è saldamente inserito, ha comprato lo studio in un palazzo antico, guadagna il triplo di un consigliere della cassazione con quaranta anni di anzianità; alcuni hanno lasciato per altre attività; un valoroso magistrato operante in zona di criminalità organizzata parteciperà al concorso per l’accesso alla Corte dei Conti.

Gli esempi sono innumerevoli..Chi pagherà le spese, nel domani in cui tutti saranno costretti ad aprire gli occhi, sarà il cittadino.Spero davvero di sbagliare. Il che non è del tutto impossibile, data la mia personale tendenza al pessimismo.

C’è una stampa capace di rendersi interprete di questo?Solo per chiudere voglio farti notare che il tempo impiegato per scrivere, oggi, domenica, questo appunto è stato sottratto al lavoro ordinario; mezza sentenza in meno, anche per questo sentirò quello stesso rimorso che avverto tutte le volte in cui mi forzo di andare a fare ginnastica per tenere lontano da me il pericolo di infarto.

Negli ultimi due anni ho scritto un volumetto su un tema giuridico, occupando solo le ferie e le domeniche (e subendo le reazioni della mia famiglia).

Talvolta penso alle sentenze che sarei riuscito a scrivere in più se avessi rivolto verso di loro (le sentenze) la mia attenzione.

Ma il giudice deve essere solo un sentenzificio ? L’aggiornamento professionale è un dovere per il giudice ? Probabilmente no, basterebbero delle circolari con direttive precise sulle decisioni da prendere!

A me starebbe bene, così non debbo più strizzare il mio cervello alla ricerca del diritto e del giusto .

Mario Fantacchiotti 

magistrato

Sicilia Informazioni

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Di Loredana Morandi (del 13/07/2008 @ 18:52:25, in Magistratura, linkato 1285 volte)

MOVIMENTO PER LA GIUSTIZIA - ART.3

Le modifiche annunciate ieri all'emendamento che tutti denominano 'blocca processi' dimostrano che le critiche della magistratura associata e del CSM, oggetto di accuse di arbitrio ed invasione di campo, erano fondate. Di più: dimostrano che la magistratura associata è costretta ad esercitare il proprio diritto di critica e proposta proprio per salvaguardare l'interesse dei cittadini ad una giustizia che abbia ancora qualche speranza di funzionare.

Infatti gli interessi dei cittadini e quelli dei magistrati convergono in questo: che la giustizia possa funzionare con efficacia e secondo regole serie e ragionevoli. Per i cittadini serve a garantire una corretta convivenza sociale, per i magistrati serve a conservare l'indipendenza voluta dalla Costituzione.

Devono però essere molto chiare due cose:

- la straordinaria efficienza che il Parlamento sta mostrando, nell'approvare in pochi giorni ed ore norme in materia di giustizia che interessano, dimostra che se vi fosse la reale volontà di intervenire per rendere efficace la giurisdizione questo potrebbe essere fatto in tempi brevi; se non lo si fa, è ipocrita indicare ai cittadini la magistratura come responsabile dell'insopportabile mal funzionamento della giurisdizione.

- noi magistrati vogliamo che ci sia la possibilità di fare, in tempi ragionevoli e bene, TUTTI i processi, ricorrere a sospensioni e rinvii è comunque strada perdente e sbagliata; per questo continuiamo a chiedere, inascoltati, semplificazione e razionalizzazione dei riti processuali, modifica della geografia degli uffici giudiziari, attribuzione di risorse indispensabili;

Rimane, sempre, il dubbio se davvero la politica dei partiti ha interesse al funzionamento efficace della giurisdizione. Confidiamo che i fatti possano
dimostrare l'infondatezza del dubbio.

Venezia - Roma, 12.7.08

Carlo Citterio
Segr. Gen. Movimento per la Giustizia

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Di Loredana Morandi (del 13/07/2008 @ 18:45:04, in Politica, linkato 1649 volte)

CARCERE MATERA: SENATORI PD, E' FUORI DI STANDARD EUROPEI
Gravi  carenze  strutturali,  d'igiene  e  di  personale.  Serve intervento urgente

"Il carcere di Matera ha gravi carenze infrastrutturali e di personale che lo pone al di fuori degli standard previsti dal Consiglio d'Europa". Lo denunciano i sen. Carlo Chiurazzi, Maria Antezza e Filippo Bubbico con un'interrogazione al ministro della Giustizia nella quale ricordano "la casa circondariale versa in condizioni assolutamente gravi sotto i profili dell’igiene e della sicurezza, dell’adeguatezza infrastrutturale e del presidio della polizia penitenziaria".

"In  particolare - spiegano - le numerose barriere architettoniche presenti nell’edificio  limitano  significativamente gli spazi e la stessa vivibilità dell’istituto,  costringendo  i  detenuti  e  il personale assegnato a tale carcere,   a   trascorrere   intere   giornate   in   spazi   assolutamente sottodimensionati  rispetto agli standard e ostacolando il passaggio da una zona  all’altra  dell’istituto. Inoltre, sono poi del tutto inadeguate agli standards  di  sicurezza  e  igiene  normativamente previsti, le condizioni strutturali  dell’istituto  e  in  particolare  quelle  relative  alla sala adibita  alla  mensa, che esigerebbe invece la massima conformità ai canoni prescritti".

"Una  situazione  che rende ancor più difficile la vita penitenziaria per i detenuti come per il personale impiegato nel carcere, al punto da indurre i primi  ad  atti  di  autolesionismo  in  segno  di  protesta  e i secondi a manifestare  la  propria  preoccupazione  in  diverse sedi ed occasioni. La fonte  di  preoccupazione  principale degli agenti di polizia penitenziaria risiede   nelle  gravi  carenze  di  personale  che  caratterizzano  questo istituto,  ove   a  fronte  di  un organico che, relativamente alla polizia penitenziaria, prevede la presenza di 170 unità, dispone allo stato di soli 116 agenti".

"Tale sottodimensionamento del personale di polizia penitenziaria, rispetto all’organico  previsto,  è  suscettibile  di  determinare  gravi  disagi  e disfunzionalità  nella  gestione  dell’istituto, che rischia di sfociare in atti  di  violenza  o  grave  insubordinazione  da parte dei detenuti, come dimostra  il  caso  dell’11 giugno scorso, quando diversi agenti di polizia penitenziaria  sono  stati feriti e colpiti, riportando gravi lesioni. Tale condizione  di  forte  criticità è suscettibile di aggravarsi ulteriormente nel periodo estivo, in ragione della temporanea riduzione del personale per le ferie".

"E'  necessario - concludono i senatori del Pd - che il ministro intervenga per  l’adeguamento strutturale  e  la  messa  in  sicurezza  della  casa circondariale   di  Matera,  conformandola  agli  standards  normativamente previsti  e  alle prescrizioni sancite in proposito dal Consiglio d’Europa, oltre  a  disporre  un  complessivo  riequilibrio  a  livello nazionale del personale  di  polizia  penitenziaria, al fine di garantire, in primo luogo
per  il  periodo  estivo  e quindi stabilmente, la presenza, nel carcere di Matera,  di  un  numero di agenti sufficiente rispetto alle esigenze e alle caratteristiche dell’istituto e conforme alle previsioni di organico".

11 luglio 2008

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Lodo Alfano, il testo del ddl

Ddl Camera 1442 - Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato

Art. 1.

1. Salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione.

2. L'imputato o il suo difensore munito di procura speciale può rinunciare in ogni momento alla sospensione.

3. La sospensione non impedisce al giudice, ove ne ricorrano i presupposti, di provvedere, ai sensi degli articoli 392 e 467 del codice di procedura
penale, per l'assunzione delle prove non rinviabili.

4. Si applicano le disposizioni dell'articolo 159 del codice penale.

5. La sospensione opera per l'intera durata della carica o della funzione e non è reiterabile, salvo il caso di nuova nomina nel corso della stessa legislatura.

6. Nel caso di sospensione, non si applica la disposizione dell'articolo 75, comma 3, del codice di procedura penale. Quando la parte civile trasferisce
l'azione in sede civile, i termini per comparire, di cui all'articolo 163-bis del codice di procedura civile, sono ridotti alla metà, e il giudice fissa l'ordine di trattazione delle cause dando precedenza al processo relativo all'azione trasferita.

7. Le disposizioni di cui al presente articolo si applicano anche ai processi penali in corso, in ogni fase, stato o grado, alla data di entrata in vigore della presente legge.

8. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.

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Di Loredana Morandi (del 13/07/2008 @ 18:09:12, in Magistratura, linkato 1329 volte)

ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI

 

Al Direttore del quotidiano "Il Giornale"
 

 

Egregio Signor Direttore,

per la seconda volta in pochi giorni il quotidiano da Lei diretto si occupa del trattamento retributivo dei magistrati.

Ancora una volta le informazioni che vengono fornite all'opinione pubblica sulla questione sono errate e fuorvianti.

Non è vero, in primo luogo, che dal gennaio 2006 le retribuzioni dei magistrati siano cresciute del 12%.

In realtà i magistrati, in quanto categoria non contrattualizzata, percepiscono un aumento corrispondente alla media degli aumenti corrisposti al personale contrattualizzato nel triennio precedente. Dunque gli stipendi dei magistrati aumentano, con tre anni di ritardo, quanto quelli di tutto il pubblico impiego.

Nell'ultimo triennio l'aumento è stato effettivamente del 12%: in tre anni dunque e non dal gennaio 2006 al gennaio 2008.

Inoltre, nell'articolo si omette di riferire che lo stipendio preso a riferimento nell'esempio è lo stipendio lordo di un magistrato con oltre trent'anni di anzianità. Mentre un magistrato di prima nomina che riceve uno stipendio quasi equivalente (€ 2.280) a quello del vigile del fuoco citato come esempio nell'articolo ha avuto aumenti praticamente equivalenti a quelli del vigile del fuoco. Solo con tre anni di ritardo.

Non è vero, infine, che il provvedimento legislativo "cui il governo sta lavorando" produrrebbe solo un mancato guadagno da € 1.220 a € 2.200.

In realtà un decreto-legge già approvato dal Governo, e dunque già in vigore, ha ridotto drasticamente (fino al 30%) le retribuzioni dei magistrati. Lo stesso provvedimento ha ridotto drasticamente gli stanziamenti per la giustizia (fino al 40%).

Contro questo provvedimento l'ANM ha proclamato lo stato di agitazione, continuando nello stesso tempo ad esprimere serie ed argomentate critiche su altri interventi approvati dal Governo in materia di giustizia.

E' giusto che i cittadini siano informati anche sul trattamento retributivo dei magistrati, ma sarebbe dovere degli organi di informazione fornire notizie vere in maniera corretta ed equilibrata, evitando campagne denigratorie.

Roma, 11 luglio 2008

Il Presidente, Luca Palamara

Il Segretario Generale, Giuseppe Cascini

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