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 ... silenzio... di Lunadicarta
 
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In quale parte non è chiara la frase: "Quattro anni di sfruttamento in peculato d'uso dei server di Università Federico II di Napoli, ai danni dello Stato e della popolazione studentesca partenopea"?

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 06/12/2010 @ 20:58:48, in Sindacati Giustizia, linkato 2135 volte)
Un lungo documento della USB sul Collegato Lavoro recentemente approvato. Mi scuso del ritardo nella pubblicazione, ma pensavo di aver perduto l'email con la quale l'ho ricevuto. L.M.


 
UNA LEGGE ILLEGITTIMA E INCOSTITUZIONALE



SCHEDA RAGIONATA SULLA LEGGE 183/2010

(COLLEGATO LAVORO)



La Legge 183/2010, finora chiamata Collegato Lavoro, è il peggior e più pericoloso provvedimento legislativo dopo la doppietta del Pacchetto Treu e della Legge 30. La portata di questo mostro giuridico, approvato dal Parlamento con un’ opposizione di facciata e con un’ evidente e cercata sottovalutazione da parte di quasi tutte le forze sociali e politiche, è enorme.

Questa Legge garantisce nuove tutele per le aziende ai danni dei lavoratori: più difficile vincere cause di lavoro, impugnare licenziamenti ingiusti, ottenere giusti risarcimenti, contrastare e denunciare sfruttamento e lavoro nero.

Oltre all’abominio dell’arbitrato, che vuole consegnare con mani legate i lavoratori alle imprese, questo provvedimento contiene il declassamento della funzione dei Contratti Collettivi e la rottamazione con incentivi dei diritti dei lavoratori.

Si trasforma il diritto del lavoro in qualcosa di molto simile al diritto commerciale: dall’arbitrato, al processo del lavoro, alla definizione del danno massimo risarcibile per i contratti irregolari, l’elenco è lungo.

Una norma particolarmente odiosa è quella contenuta nell’art. 32, relativa all’impugnazione dei licenziamenti, dei contratti a termine e dell’accertamento della vera titolarità dei rapporti di lavoro che interessa migliaia e migliaia di precari.

Si tratta in realtà di una vera e propria sanatoria a favore dei datori di lavoro.

Finora il lavoratore precario che avesse perso il lavoro per scadenza del contratto poteva, in qualsiasi momento, far ricorso contestandone l’illegittimità e ottenerne la trasformazione in contratto a tempo indeterminato senza pericolo di incorrere nel termine di 60 giorni previsto per i normali rapporti di lavoro subordinato (legge 604/1966). Una differenza che teneva conto della particolare debolezza dei precari, soggetti a ricatti, rispetto alle controparti.

Quanti di loro ora, rimasti a casa per scadenza contratto, saranno pronti ad impugnarlo sapendo che in questo modo annulleranno la possibilità di essere riassunti?

E che dire del valore retroattivo di questa norma, che si applica a tutti i contratti anche a quelli già scaduti prima dell’entrata in vigore di questa legge? Anche questi dovranno essere impugnati entro il 23 Gennaio 2011, con la conseguenza che migliaia di precari attualmente al lavoro, pensiamo ai cocopro e ai cococo impiegati negli enti pubblici, dovranno far causa, per i contratti precedenti, alle stesse amministrazioni presso cui prestano servizio. Quanti saranno in grado di opporsi a questo infame ricatto?

Si tratta di un vero e proprio colpo di spugna, perché passati i 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, senza impugnazione tutte le illegittimità passate saranno cancellate.

La precarietà, il cui esordio di massa è stato opera di un governo di centro sinistra con il Pacchetto Treu, sancita come regola da Berlusconi con la legge 30/2003, diventa ora occasione di uno straordinario condono tombale a favore dei datori di lavoro.
Bisogna far fallire questo disegno impedendo che la solitudine, la frustrazione e la disperazione abbiano il sopravvento, trasformandolo in una grande opportunità con una grande offensiva di massa dei precari.

E’ questa la grande sfida che vogliamo lanciare al Governo e a Sacconi, invitando tutti i precari ad impugnare contratti illegittimi per far valere i propri sacrosanti diritti.

Impediamo che questo lascito velenoso del Governo Berlusconi ai lavoratori, un lascito condiviso anche da Cisl e Uil, prima ignorato, e poi sottovalutato, dalla Cgil e dalle forze politiche di opposizione presenti in parlamento, rimanga impunito.

Di seguito una scheda ragionata sui principali elementi del Collegato Lavoro.


CERTIFICAZIONE DEI CONTRATTI (art. 30 e 31)

Si incentiva e si estende l’utilizzo della “certificazione dei contratti di lavoro” già prevista dalla Legge 30/2003: è una procedura ipocritamente “volontaria” dove impresa e lavoratore sottoscrivono insieme la validità e la correttezza di legge di un contratto; ovviamente è uno strumento per limitare vertenze e serve per complicare l’impugnazione di contratti soprattutto atipici, precari o con clausole aggiuntive alle norme (dai contratti a progetto ai regolamenti per i soci lavoratori di cooperativa).
Per chi stipula un contratto certificato c’è l’obbligo del tentativo di conciliazione dinanzi alla commissione certificatrice prima di poter agire davanti alla magistratura.
Si possono certificare contratti subordinati (dipendenti), parasubordinati (cocopro etc), autonomi (associazione di impresa etc): si definiscono le clausole “compromissorie” che stabiliscono il ricorso all’arbitro privato invece che al giudice (queste sono valide solo se sottoscritte dopo il periodo di prova, - ndr vedi voce successiva), si certifica la validità e motivazione della “scadenza” del contratto, la flessibilità/elasticità dei part-time, il lavoro a chiamata o ripartito, l’essere “socio-lavoratore”, un elenco di cause specifiche per essere licenziati e anche l’ammontare del risarcimento in caso di ingiusto licenziamento (tra 2.5 e 14 mensilità).
La certificazione del contratto si può impugnare davanti alla magistratura solo per i seguenti motivi: erronea “qualificazione” del tipo di contratto, vizi del consenso volontario, difformità tra la prestazione stabilita a tavolino e l’effettiva esecuzione della prestazione lavorativa.
Questo provvedimento vuole sbloccare il ricorso a questo strumento di “blindatura” delle vertenze che finora non ha avuto molto successo considerando che in cinque anni ci sono state meno di 4 mila richieste di certificazione. La certificazione nella nuova formulazione e anche a seconda di come verrà recepita nella contrattazione collettiva “collaborativa” di CGIL-CISL-UIL potrebbe essere estesa anche al lavoro interinale, somministrato, cessione d’azienda (al fine soprattutto di garantire l’impresa utilizzatrice).

CHE FARE: il lavoratore quando riceve la “proposta” di certificare il suo contratto di lavoro prima dell’assunzione (come condizione per la stessa assunzione) o successivamente (in cambio di un qualche riconoscimento economico aggiuntivo o sotto ricatto occupazionale) può rivolgersi alla USB, prioritario l’approccio sindacale con vertenza aziendale collettiva contro l’utilizzo ricattatorio della certificazione da parte dell’azienda. Importante è recuperare le prove per dimostrare i vizi di forma o di sostanza (differenza tra il contratto certificato “di carta” e quello che effettivamente “succede al lavoro”, la non volontarietà della sottoscrizione ecc.) Specifichiamo che il giudice, per legge, deve “tener conto” di quello che è stato certificato.

ARBITRATO E CLAUSOLE COMPROMISSORIE (art. 31)

Il datore di lavoro potrà far sottoscrivere ai propri dipendenti, davanti alla commissione di certificazione, un documento con il quale si dice che in caso di controversia il lavoratore non si potrà rivolgere ad un giudice ma ad un arbitro privato.  La clausola può essere sottoscritta solo alla fine del periodo di prova o decorsi 30 giorni dall’inizio del rapporto di lavoro.  La clausola in ogni caso non può riguardare controversie relative alla risoluzione del rapporto di lavoro. Rimane, comunque, evidente l’elemento ricattatorio della sottoscrizione e della procedura.
Il giudizio dell’arbitrato: le decisioni possono essere secondo norme di diritto ma anche di “equità”. La decisione arbitrale non ha appello e può essere impugnata davanti al tribunale, entro 30 giorni, solo in rari casi e per vizi formali.
L’attuazione della norma è demandata alla contrattazione collettiva, tuttavia se ciò non avviene  entro 12 mesi il Ministero del Lavoro convoca le parti per un eventuale accordo e ove ciò non avvenga, entro i sei mesi successivi, può emanare un proprio decreto attuativo.
Il presupposto falso sul quale si poggia sia la certificazione dei contratti in genere, sia la specifica certificazione della clausola arbitrale, e che ci possa essere una “parità” di potere, di libera scelta ed accettazione tra padrone e lavoratore. Lo stesso concetto di diritto del lavoro si distingue da quello commerciale “ordinario” perché si riconosceva una evidente disparità oggettiva delle condizioni e rapporti di forza: si certifica “pubblicamente” una volontà estorta al lavoratore.

CHE FARE: come per la certificazione e a maggior ragione, quando il lavoratore riceve la “proposta” di sottoscrivere una clausola arbitrale (per esempio in cambio del riconoscimento di livello, o altro, che probabilmente spetterebbe comunque al lavoratore), o nel caso di una richiesta “volontaria” di certificare una clausola fatta firmata post datata al lavoratore, può rivolgersi alla USB, anche in questo caso è prioritario l’approccio sindacale vero e proprio con l’organizzare una vertenza e mobilitazione collettiva contro l’utilizzo ricattatorio della certificazione da parte dell’azienda. Anche in questo caso è importante recuperare le prove per dimostrare i vizi di forma o di sostanza (differenza tra il contratto certificato “di carta” e quello che effettivamente “succede al lavoro”, la non volontarietà della sottoscrizione ecc.) comunque l’arbitrato non si applica nei casi di vertenze per licenziamento o dimissioni, si può ricorrere al Giudice.

IMPUGNAZIONI DEI LICENZIAMENTI, SCADENZE DI CONTRATTO, ACCERTAMENTI DELLA TITOLARITA’ DEL RAPPORTO DI LAVORO (art. 32)

Le impugnazioni dei licenziamenti, dei contratti a termine, dei contratti dei lavoratori in appalto o interinali, devono essere fatte entro i 60 giorni dalla comunicazione.
Inoltre anche l’impugnazione effettuata tempestivamente diviene inefficace se nei 270 giorni successivi non viene depositato il ricorso presso il tribunale.
Se invece si fa il “tentativo di conciliazione” il ricorso presso il tribunale va depositato entro 60 giorni dalla conclusione o dal rifiuto del datore di lavoro di effettuare il tentativo di conciliazione. Poiché tale normativa si applica “anche a tutti i casi di invalidità del licenziamento” possono rientrarci anche i licenziamenti verbali.
Importante e grave che tale norma viene estesa a una enorme casistica di vertenze:
-  ai licenziamenti che presuppongono la risoluzione di questioni relative alla qualificazione del rapporto di lavoro ovvero alla illegittimità del termine apposto al contratto (quindi ci rientrano i contratti di associazione in partecipazione, i contratti a termine e tutte le altre ipotesi che legano la cessazione del rapporto alla qualificazione dello stesso;
-  al recesso del committente nei contratti di collaborazione ed a progetto;
-  ai trasferimenti con termine (per impugnare) decorrente dalla data di comunicazione di trasferimento;
-  all’azione di nullità dei contratti a termine (di tutti i contratti a termine anche quelli scaduti);
-  alle azioni che chiedono l’annullamento della cessione del contratto di lavoro ai sensi dell’art. 2112 (cessione di azienda o di ramo di azienda);
-  in tutti i casi in cui si chiede la costituzione o l’accertamento di un rapporto di lavoro in capo ad un soggetto diverso dal titolare del contratto (lavoro interinale somministrato, interposizione illegittima, fittizia o appalto di manodopera illegittimo o nullo);

Il termine di opposizione di solo 60 giorni risulta ancora più odioso considerando ciò che succede nella realtà della gestione dei contratti precari: specie le aziende con più abusi utilizzano i lavoratori a termine con una certa “stagionalità”, con diversi contratti intermittenti, ed è comunque normale che l’impresa faccia “credere” al lavoratore che appena possibile verrà ripreso in servizio, ed è facile che nell’attesa passino ben più di 60 giorni (cosa sceglierà il lavoratore tra la possibilità di essere ripreso e la vertenza/causa da decidere e avviare in così breve tempo?)

CHE FARE:

-  il lavoratore in caso di licenziamento (anche verbale), trasferimento, cessione, deve impugnarlo, pena di perdita di ogni diritto entro 60 giorni (la comunicazione deve essere ricevuta dal padrone entro il termine): nel dubbio e in attesa di capire meglio, se e come impostare una causa legale, basta cautelarsi inviando una raccomandata A/R di impugnazione, con l’assistenza della USB, successivamente si hanno i 270 giorni (9 mesi) di tempo per depositare il ricorso vero e proprio al giudice;
-  nel caso di contratti precari (ripetuti e ipoteticamente rinnovabili) bisogna valutare urgentemente (entro i 60 giorni) se vi sono i presupposti per richiedere la trasformazione del contratto ed assunzione a tempo indeterminato dipendente e in caso positivo procedere come descritto prima, nella generalità dei casi comunque l’approccio non può essere semplicemente individuale ma organizzato attraverso vertenze aziendali e di settore collettive (a maggior ragione di fronte alla difficoltà di contestare legalmente l’utilizzo del precariato);
Cosa si può ottenere: l’assunzione stabile, il risarcimento fino a 12 mensilità, le eventuali differenze di salario e contributive.

Altri casi specifici:
-  chi aveva già il contratto scaduto al 24 novembre 2010 ha tempo fino a 60 giorni dall’entrata in vigore della legge per impugnare con una raccomandata A/R (23 gennaio 2011);
-  per i lavoratori che rivendicano il riconoscimento dell’assunzione in capo all’azienda effettivamente utilizzatrice nei casi di intermediazione illegale di manodopera (appalto non genuino e/o somministrazione irregolare): il termine è di 60 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro con l’azienda utilizzatrice (se il Ministero del Lavoro non emana circolari interpretative peggiorative);
-  per i lavoratori licenziati o non assunti durante i cambi di appalto: il termine è di 60 giorni dalla data di cessazione del lavoro/non passaggio alla nuova azienda, e di 60 giorni dalla comunicazione dell’azienda uscente se si richiede la prosecuzione del rapporto con la precedente azienda.

PROCEDURA DI CONCILIAZIONE DELLE VERTENZE (art. 31)

Il tentativo di conciliazione presso la Direzione Provinciale del Lavoro (DPL) non è più obbligatorio ma diventa facoltativo e molto più complesso: nel senso che deve essere formulato indicando anche l’esposizione dei fatti e delle ragioni a fondamento della domanda (quindi di fatto un vero e proprio ricorso), va inviato anche alla controparte che può decidere di accettare il tentativo o meno. Il conciliatore deve in ogni caso formulare una proposta e la mancata accettazione di tale proposta è valutata dal giudice ai fini del giudizio. Le richieste portate in conciliazione non devono essere diverse da quelle della causa legale.

CHE FARE: di norma è preferibile evitare di procedere con il tentativo di conciliazione tranne che per specifici casi da valutare attentamente. Importante: il tentativo di conciliazione rimane obbligatorio per i contratti certificati (dinanzi alla stessa commissione di certificazione). Si consiglia di procedere con un tentativo di conciliazione in sede sindacale, con dettaglio delle richieste, dando un tempo congruo (es. 15 giorni) per un eventuale risposta da parte dell’azienda, e poi procedere con il ricorso, riportando che comunque una conciliazione è stato formalmente tentata.
Questa procedura, alla luce delle modifiche al processo del lavoro, di seguito descritte, potrebbe abbreviare/agevolare il superamento o la positiva conclusione della fase preliminare del processo che prevede l’offerta di una soluzione “bonaria” da parte dello stesso giudice.

PROCESSO DEL LAVORO (artt. 30 e 31)

Termini di decadenza: è obbligatorio presentare il ricorso entro 270 giorni dalla contestazione stragiudiziale (es. lettera di impugnazione).
Il giudice deve tentare la conciliazione, proporre una soluzione “bonaria” della causa tramite una transazione/rinuncia da parte del lavoratore; se il lavoratore e/o l’azienda non accetta la proposta “senza giustificato motivo” il giudice ne deve tener conto nella sua decisione (a partire dalla condanna alle spese legali).
Il giudice quando deve valutare ad esempio i presupposti di un licenziamento o trasferimento non può più valutare il merito delle decisioni aziendali ma può solo verificare la legittimità, e deve tener conto delle motivazioni e causali  elencate e previste sia nei contratti collettivi che nei contratti certificati.

CONTRATTI A TERMINE IRREGOLARI: LIMITI AL RISARCIMENTO (art. 32)

Mentre prima, in caso di trasformazione/conversione del contratto di lavoro a termine in contratto a tempo indeterminato, era previsto che il lavoratore avesse diritto alle retribuzioni maturate dal “licenziamento” fino alla data di “reintegro”: adesso si prevede che, in caso di riconoscimento della richiesta (cioè della nullità del termine del contratto), il giudice condanna il datore di lavoro solo al risarcimento con una indennità onnicomprensiva della misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità. Nel caso ci siano accordi sindacali su procedure di stabilizzazione graduale, c’è un ulteriore sconto, il limite massimo è ridotto della metà (quindi 6 mensilità).
Le disposizioni relative al risarcimenti si applicano a tutti i giudizi non definiti e quindi anche ai giudizi che sono stati già decisi con sentenza di primo o secondo  grado ma non ancora divenute definitive. Si tratta di una sorta di condono retroattivo e permanente per tutte quelle aziende che hanno utilizzato e stanno utilizzando contratti precari illegittimi.

CONTRATTI DI COLLABORAZIONE COCOPRO IRREGOLARI:  LIMITI AL RISARCIMENTO (art. 50)

Il datore di lavoro che, entro il 30.09.2008, abbia fatto una qualsiasi offerta di assunzione al lavoratore in collaborazione, è tenuto unicamente a un indennizzo limitato tra 2,5 e 6 mensilità.
E’ un provvedimento di condono tombale per tutte le vertenze in corso, in parte dovute ai tentativi falliti si stabilizzazione “concertata” con i sindacati concertativi nel corso degli ultimi anni.

Riguardo i nuovi limiti ai risarcimenti per contratti a termine e a collaborazione sottolineiamo che l’intervento di accordi contrattuali, che garantiscono ulteriori sconti al padronato, rafforza la funzione “collaborazionista” dei sindacati, in nome della sostenibilità delle rivendicazioni dei diritti da parte dei lavoratori.

LAVORO NERO (art. 4 e 38)

Diviene obbligatoria la comunicazione preventiva al centro per l’impiego delle assunzioni ma si stabiliscono deroghe al lavoro domestico e per il settore turistico (dove è concessa la comunicazione fino al terzo giorno successivo, quindi si crea un escamotage facile per dichiarare a posteriori l’assunzione di un lavoratore in nero di fronte ad una ispezione o a un infortunio).
Sanzioni ridotte per il padrone che si regolarizza dopo aver “utilizzato” in nero il lavoratore. Esclusione di sanzioni amministrative e civili per l’impresa quando si presentano delle prove che dimostrino la “volontà di non occultare il rapporto di lavoro”.

Sanzioni amministrative:
-  da euro 1.500 a euro 12.000 per ciascun lavoratore in nero, maggiorata di euro 150 per ciascuna giornata di lavoro;
-  da euro 1.000 a euro 8.000 per ciascun lavoratore in nero, maggiorato di euro 30 per ciascuna giornata di lavoro, nel caso in cui il lavoratore risulti regolarmente “sanato” per un periodo lavorativo successivo.

ISPEZIONI DEL LAVORO (art. 33)

E’ confermata e rafforzata la logica che tramite le ispezioni nei luoghi di lavoro non si deve “infierire” sul padrone: in caso di accertamento di violazioni in materia di lavoro e legislazione sociale o contrattuali (per le quali sono previste sanzioni amministrative) l’ispettorato “diffida”  l’azienda a regolarizzare entro 30 giorni, i responsabili della violazione potranno pagare la sanzione  fino a 1/4 di quanto previsto dalla legge.
Questo provvedimento ben si inserisce al quadro complessivo di smantellamento/svuotamento degli organi ispettivi (DPL, INPS, INAIL) che vede la riduzione delle sanzioni, la mancanza di adeguate risorse agli ispettorati, le indicazioni politiche-amministrative a fare da “consulenti” alle imprese piuttosto che svolgere un ruolo di controllo, repressione e dissuasione dei comportamenti illeciti e dello sfruttamento.

Il lavoro nero, al di là dei proclami formali “misure contro il lavoro sommerso”, diventa un elemento scusabile, è possibile una sorta di ravvedimento operoso, e i padroni beccati con lavoratori in nero sono “diffidati” a regolarizzarsi ottenendo sconti sulle sanzioni.
Tra ridotti risarcimenti per i contratti a termine e di collaborazione, con la certificazione e la scadenza ravvicinata dei termini di impugnazione (a carico di impresa e di eventuale impresa utilizzatrice), sanatoria permanente del lavoro nero, è chiaro che siamo di fronte ad una operazione che procurerà un drastico abbassamento dell’esposizione al “rischio” per tutti quei padroni e aziende che hanno e stanno facendo la loro fortuna sui questo tipo di contratti e di condizioni. Si può definire come una “sanatoria perpetua”.

ORARIO DI LAVORO (art. 7)

Vengono modificate le sanzioni per le violazioni delle norme sull’orario di lavoro: in relazione alla durata massima dell’orario, al rispetto del riposo, e delle ferie.
In pratica vengono “inversamente” graduate le sanzioni in relazione alla gravità: mentre prima la sanzione era prevista per ogni lavoratore e per ogni singola infrazione adesso, ora man mano che aumenta il numero di lavoratori coinvolti e i periodi, la sanzione diventa inferiore (es. se prima erano implicati 20 lavoratori, la sanzione era da 2600 a 15.600, ora diventa da 1000 a 5000 euro ).

Violazione della durata massima dell’orario di lavoro o dei riposi settimanali (art. 4, c.2, e art. 9, c.1, d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66):

-  da 100 a 750 euro;
-  da 400 a 1.500 euro, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno tre periodi di riferimento di cui all’articolo 4, commi 3 o 4;
-  da 1.000 a 5.000 euro, senza possibilità di pagamento in misura ridotta, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata in almeno cinque periodi di riferimento di cui all’articolo 4, commi 3 o 4.

Violazione delle disposizioni in materia di ferie annuali (art. 10, c. 1, d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66):

-  da 100 a 600 euro;
-  da 400 a 1.500 euro, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno due anni;
-  da 800 a 4.500 euro, senza possibilità di pagamento della sanzione in misura ridotta, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata in almeno quattro anni.

Violazione delle disposizioni in materia di riposo giornaliero (art. 7, c. 1, d.lgs. 8 aprile 2003, n. 66):

-  da 50 a 150 euro;
-  da 300 a 1.000 euro, se la violazione si riferisce a più di cinque lavoratori ovvero si è verificata in almeno tre periodi di ventiquattro ore;
-  da 900 a 1.500 euro, senza possibilità di pagamento della sanzione in misura ridotta, se la violazione si riferisce a più di dieci lavoratori ovvero si è verificata in almeno cinque periodi di ventiquattro ore.

PERMESSI ASSISTENZA DISABILI (art. 24)

Modificata la disciplina della Legge 104/92 (permessi per l’assistenza portatori di handicap). Mentre prima era previsto anche per parenti ed affini entro il  terzo grado conviventi, adesso sono previste gravi limitazioni. Inoltre è espressamente previsto che il diritto spetta a un solo lavoratore. Solo per i genitori di figli portatori di handicap è previsto che possono usufruirne entrambi i genitori alternativamente.
La tutela rispetto ai trasferimenti viene ridotta, il lavoratore può essere trasferito se il trasferimento “lo avvicina” alla residenza del portatore di handicap (che questo trasferimento, in realtà, possa complicare di fatto l’assistenza poco e nulla importa).

In particolare il permesso retribuito di 3 giorni mensili spetta:
-  ai parenti e affini entro il 2° grado;
-  fino al 3° grado solo se i genitori o il coniuge della persona con handicap abbia compiuto 65 anni o è a sua volta affetto da patologie invalidanti o deceduto;

Subito per il Pubblico Impiego, ma sicuramente a seguire per tutti, aumentano i controlli ispettivi sulle effettive modalità di svolgimento dell’assistenza (sul come, quando, dove, cosa, etc) con creazione anche di banche dati. L’obiettivo è quello, non tanto della lotta agli abusi, ma di rendere il più contestabile possibile l’utilizzo concreto di un diritto.

CERTIFICATI DI MALATTIA (art. 25)


Si estendono dal settore pubblico a quello privato le regole per la certificazione delle malattie: nei casi di assenza per malattia protratta per un periodo superiore a 10 giorni, e, in ogni caso, dopo il secondo evento di malattia nell’anno solare l’assenza viene giustificata esclusivamente mediante certificazione medica rilasciata da una struttura sanitaria pubblica o da un medico convenzionato con il Servizio sanitario nazionale.
Obbligatorio, da parte del medico, immediata trasmissione on line dei certificati di malattia. Il medico trasmette il certificato all’INPS  che a sua volta lo invia all’azienda.

VERSAMENTO RITENUTE PREVIDENZIALI PER I COCOPRO (art. 39)


Il mancato versamento dei contributi previdenziali e assistenziali per i lavoratori a progetto e a collaborazione è punito con la reclusione fino a tre anni e la multa fino a 2 milioni ma salvo che il datore di lavoro non provveda al versamento entro tre mesi dalla contestazione. Si tratta dell’equiparazione con le norme e sanzioni del lavoro dipendente.

CONTRIBUZIONE FIGURATIVA (art. 40 e 45)

Per i periodi successivi al 31 dicembre 2004 il valore retributivo da attribuire per ciascuna settimana ai periodi riconosciuti figurativamente nel corso del rapporto di lavoro (malattia, maternità, Legge 104, congedi straordinari, CIG etc) è pari all’importo normale della retribuzione che sarebbe spettata al lavoratore (se lo stesso avesse lavorato) nel mese in cui si colloca l’evento.
Tale importo deve essere determinato dal datore di lavoro sulla base degli elementi retributivi ricorrenti e continuativi.

AGENZIE PER IL LAVORO “INTERINALE” (art. 48)

Dopo aver reintrodotto la somministrazione a tempo indeterminato, con questa legge e si ha l’estensione dei soggetti autorizzati all’attività di intermediazione di mano d’opera: associazioni, enti bilaterali, e anche gestori di siti internet.
Si introduce una “autocertificazione” del possesso dei requisiti di legge per l’avvio dell’attività di intermediazione, basta una comunicazione preventiva al Ministero del Lavoro.
Si introducono i Fondi per il sostegno al reddito (già la Finanziaria 2010 aveva stanziato fondi per 5 milioni di euro) dei lavoratori somministrati gestiti “bilateralmente”, si tratta dell’ampliamento di quel welfare bilaterale sindacati-padronato richiesto e sollecitato dal Ministro Sacconi. Si finanzieranno attingendo al contributo del 4% della retribuzione corrisposta ai lavoratori interinali e finora utilizzato per le famigerate attività di “formazione e riqualificazione” di cui sono vittima molti aspiranti lavoratori interinali.

Chi può diventare agenzia interinale? Sono autorizzati allo svolgimento della attività di intermediazione/affitto di manodopera:

-  le università pubbliche e private, che hanno l’obbligo di pubblicare alla borsa nazionale del lavoro i curricula dei propri laureati;
-  le camere di commercio e gli istituti di scuola secondaria di secondo grado, statali e paritari, i comuni singoli o associati nelle forme delle unioni di comuni e delle comunità montane;
-  le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati comparativamente più rappresentative sul piano nazionale,
-  anche per il tramite delle associazioni territoriali e delle società di servizi controllate;
-  le associazioni di tutela, assistenza e promozione delle attività imprenditoriali, del lavoro, della formazione o delle disabilità;
-  gli enti bilaterali;
-  i gestori di siti internet.

Tra i soggetto autorizzati sottolineiamo la presenza degli Enti Bilaterali: enti privati, istituiti nei CCNL, gestiti alla pari da padronato e CGIL-CISL-UIL, finanziati con trattenute obbligatorie in busta paga ai lavoratori iscritti e non iscritti.
Nella controriforma complessiva della contrattazione collettiva (Accordo del 22 gennaio 2009) e dello stesso welfare (Libro Bianco di Sacconi) rappresentano l’espressione massima della “collaborazione e complicità” tra aziende e sindacati. Questi enti, nelle intenzioni di padronato, governo e sindacati collaborativi, sono chiamati a gestire privatamente sia il mercato del lavoro sia un welfare complementare, ma di fatto sostitutivo, a partire dagli ammortizzatori sociali.
Sono l’esempio e il piano concreto dello snaturamento della funzione e del ruolo del sindacato: da rappresentante dei lavoratori a cogestore di servizi e “mediatore” del mercato del lavoro e dei diritti sociali.

APPRENDISTATO (art. 48)

All’ultimo comma dell’art. 48 troviamo ulteriori modifiche all’apprendistato (che è diventato il tipico contratto di ingresso in Italia, come confermato dall’ultimo accordo interconfederale del 27 ottobre 2010 tra CGIL-CISL-UIL e Confindustria).

Ricordiamo che già è stato concesso di delegare interamente alle aziende la formazione (spessissimo fittizia), che già è stata percentualizzata, in negativo, la retribuzione salariale (pari a meno 2 livelli inferiore a quello finale corrispondente alla mansione/qualifica effettivamente prestata).

Ora si “riconosce” all’apprendistato un valore sociale come aiuto alla lotta contro la “dispersione scolastica”: l’ultimo anno dell’obbligo di istruzione (16 anni) si può assolvere tramite apprendistato che vale come sostitutivo del diritto-dovere di istruzione e formazione, sono previste successive intese fra regioni e governo e un generale riordino in sede di delega al governo.

LAVORO PUBBLICO (artt. 5, 13, 14, 16, 18 e 21)

E’ un ulteriormente peggioramento di quanto già contenuto dalla cosiddetta riforma Brunetta: esuberi, mobilità, revoca dei part-time per i dipendenti pubblici; le procedure si estendono anche nei casi di trasferimento delle competenze e per agevolare le esternalizzazione e privatizzazioni  dei servizi. Lavoratori part-time messi sotto ricatto.

Assunzioni e dati del personale della pubblica amministrazione (art. 5)
Le pubbliche amministrazioni, al momento delle assunzioni, sono tenute a comunicare al centro per l’impiego l’assunzione dei dipendenti e dei cococo, e le variazioni del rapporto di lavoro, devono consegnare copia della lettera di assunzione al lavoratore; gli enti pubblici economici applicano la normativa del privato. Il Dipartimento della funzione pubblica riceve i dati relativi a: retribuzioni annuali; curricula vitae; tassi di assenza e di maggiore presenza del personale.

Mobilità dei dipendenti della pubblica amministrazione (art. 13)
Nei casi di:
-  conferimento di funzioni statali alle regioni e agli enti locali;
-  trasferimento di attività svolte da pubbliche amministrazioni ad altri soggetti pubblici;
-  esternalizzazione di attività e servizi
al personale dipendente dichiarato “eccedente” si applicano le disposizioni in materia di mobilità collettiva e di collocamento in disponibilità (art. 33 del d.lgs. n. 165/2001).
Le pubbliche amministrazioni possono utilizzare in assegnazione temporanea il personale di altre amministrazioni per un periodo non superiore a 3 anni (entro 60 giorni dall’entrata in vigore, le pubbliche amministrazioni possono rideterminare le assegnazioni temporanee in corso).

Privacy del personale della pubblica amministrazione (art. 14)
Non sono da considerare riservate le notizie riguardo lo svolgimento delle prestazioni da parte di chiunque sia addetto ad una funzione pubblica e la relativa valutazione.

Lavoro a tempo parziale dei dipendenti pubblici (art. 16)
Entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, si sottopongono a nuova “valutazione” le trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale già adottati: quindi i part-time concessi prima del 2008, cioè prima dell’entrata in vigore del DL 112, potranno essere revocati nel caso si ritenesse che i medesimi creino ostacoli “all’efficienza organizzativa”.

Aspettativa (art. 18)
I dipendenti pubblici possono richiedere di essere collocati in aspettativa non retribuita e senza decorrenza dell’anzianità di servizio, per un periodo massimo di dodici mesi, anche per avviare attività professionali e imprenditoriali (senza incompatibilità).

DELEGHE AL GOVERNO

Il Governo riserva a se varie deleghe legislative, alcune sono nuove altre sono proroghe di deleghe già scadute. Tutte comunque su temi importanti, che qui richiamiamo sommariamente.

Attività usuranti (art. 1): dalla Riforma Dini all’ultimo Protocollo Welfare di Prodi, i lavoratori occupati in attività usuranti sono ancora privi di una norma certa e pienamente operativa. Ricordiamo che le precedenti riforme prevedevano/promettevano per i lavoratori usurati (dal lavoro notturno, dalla catena di montaggio, dal trasporto pubblico, dall’amianto, dal lavoro in cave e miniere, in altoforni, ecc…) una sorta di sconto/mantenimento dei diritti acquisiti, rispetto la

peggioramento generale delle regole sulle pensioni: promesse che vengono per l’ennesima volta rinviate ad una prossima riforma, “piegate” e concesse in base alle esigenze/possibilità di bilancio anche con l’introduzione di una graduatoria basata sui contributi versati; ancora una volta si da priorità ai “conti pubblici”e si prevede, tra gli aventi diritto, una ulteriore selezione.

Riordino enti vigilati dal Ministero del Lavoro (art.2): delega al Governo per semplificare, snellire gli enti vigilati, con un rafforzamento delle competenze dei Ministeri del Lavoro e della Sanità sugli stessi (coinvolge Isfol, Ias, Italia Lavoro, Ispesl, ecc).

Riordino della normativa sui congedi e permessi di lavoro (art. 23): a costo zero si prevede una stretta sulle attuali norme che regolano la materia, compresi i premessi per handicap già in parte resi operativi dalla stessa legge.

Previdenza e assistenza per i Vigili del Fuoco (art. 27): delega ad “armonizzare” dal 2012 i trattamenti tra  volontari e permanenti per le pensioni ai superstiti, anche nei casi di decesso per attività diverse dal soccorso; per infortunio gravemente invalidante o malattia di servizio.

Riforma degli ammortizzatori sociali (art. 46): già “pagata” con l’ultima contro-riforma previdenziale, il tempo concesso al Governo, per attuare la riforma, slitta di 24 mesi. Riguarda oltre la questione della CIG, disoccupazione, mobilità ecc.. anche la riforma dei servizi per l’impiego/mercato del lavoro, incentivi, apprendistato e occupazione femminile. Si tratta di una super delega che in teoria copre l’arco degli interventi anti-crisi e sul reddito, oggi tamponati con gli ammortizzatori in deroga regionali.


CONTRO LO SMANTELLAMENTO DEI DIRITTI DEI LAVORATORI
CONTRO LA NEGAZIONE  DELLE LIBERTA’ SINDACALI
CONTRO IL RICATTO OCCUPAZIONALE E LA PRECARIETA’
PER IL DIRITTO AL REDDITO E AL SALARIO

CONNETTI LE TUE LOTTE – ORGANIZZATI CON LA USB

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Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 09:43:30, in Osservatorio Famiglia, linkato 1220 volte)
Nella operazione sono state salvate anche 25 delle piccole vittime, degli altri 20 non c'è notizia. L.M.

Pedofilia, ondata di arresti

Maxi-operazione in Canada, Stati Uniti e Europa


Sono 57 le persone arrestati nell’ambito di un’operazione a livello mondiale contro lo sfruttamento dei minori e lo scambio di video e foto pedopornografiche annunciato ieri dalla polizia canadese. Venticinque di questi sono canadesi e sette vengono addirittura dalla Greater Toronto Area. “Project Sanctuary”, così si chiama l’operazione durata un anno che ha portato ai fermi, è iniziata lo scorso dicembre a Conception Bay, in Newfoundland, con l’arresto di un uomo per traffico di immagini pedopornografiche. L’uomo è stato arrestato dopo che la polizia lo aveva intercettato mentre scaricava immagini di bambini coinvolti in atti sessuali grazie ad un’operazione che ha coinvolte ben dodici forze di polizia in tutto il globo.
Gli investigatori hanno infatti trovato foto o video di 45 bambini, di entrambi i sessi, dai quattro ai 15 anni, che erano state diffuse in tutto il mondo tramite internet da persone residenti in Canada. Le generalità di alcune delle persone arrestate non sono state rese note perché questi sarebbero legati, in qualchr maniera, alla vita delle piccole vittime.
«Abbiamo scelto come nome dell’operazione “Project Sanctuary” perché richiama l’idea di un luogo in cui le persone e i bambini possono rifugiarsi per scappare dal pericolo» ha detto in conferenza stampa il detective della “sex crime unit” della polizia di Toronto, Paul Krawczyk (nella foto).
«Comunque il traffico di questo tipo di immagini non finirà mai» ha proseguito. Seguendo l’arresto in Newfoundland, le forze di polizia della Gta, di tutto il Canada, degli Stati Uniti e di tutta Europa hanno lavorato insieme per bloccare le persone sospettate di far parte della rete illegale. Krawczyck ha poi ammesso che tra gli arrestati ci sono persone di ogni estrazione sociale e di tutti i tipi.
Si andava dai giovani di venti anni a persone di 68 e uno dei primi arrestati era addirittura un ministro della chiesa anglicana. Alcuni degli arrestati erano anche già stati arrestati e condannati a pene che andavano dai 30 mesi ai 25 anni.
Per quanto riguarda i 25 canadesi coinvolti nella vicenda, si tratta di persone che dovranno affrontare un totale di 131 accuse, anche se la polizia non ha voluto rendere noti i particolari della vicenda sostenendo soltanto che «il modo in cui condividevano le immagini pedopornografiche online è molto comune». Gli investigatori hanno anche detto che 25 bambini sono stati salvati e portati in istituti e agenzie che si occupano dell’aiuto e della cura delle vittime di tali crimini. «È stao terribile quello che questi piccoli hanno vissuto» ha sottolineato l’agente Krawczyk. «Quando ogni giorno guardi negli occhi di questi bambini, come puoi non fare tutto il possibile per fermare tutto ciò?».

Corriere Canadese 2010-12-09
 http://www.corriere.com/viewstory.php?storyid=104265
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Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 09:51:34, in Osservatorio Famiglia, linkato 1291 volte)
Mi spiace di non poter approfondire, di seguito la rassegna per gli aggiornamenti... L.M.

Continuano le ricerche in un deposito di ghiaia vicino a dove lavora il padre

Yara, si segue la pista del «conoscente»

La ragazza non si sarebbe mai allontanata dalla palestra con degli sconosciuti. Le anomalie della scomparsa

La ragazza non si sarebbe mai allontanata dalla palestra con degli sconosciuti. Le anomalie della scomparsa

MILANO - Yara Gambirasio si fidava di chi l'ha aggredita o sequestrata. È questa la pista che prende sempre più piede tra gli investigatori che dal 26 novembre scorso indagano sulla scomparsa della 13enne di Brembate di Sopra. Dopo la scarcerazione di Mohammed Fikri, il marocchino che in un primo tempo era stato sospettato di avere avuto un ruolo nella vicenda, le ricerche ripartono dalla ricostruzione di quanto accaduto il pomeriggio da cui di Yara non si sono più avute notizie: da quando cioé, in pochi minuti, la giovane promessa della ginnastica ritmica lascia la palestra in via Morlotti, distante 700 metri dalla sua abitazione in via Rampinelli. È proprio in palestra che, secondo gli investigatori, c'è la prima anomalia della vicenda. Yara, dopo aver consegnato uno stereo alle sue istruttrici, utilizza un'uscita che è nella direzione opposta a quella di casa e i tre cani specializzati, utilizzati nella ricerca, hanno puntato tutti verso quella uscita. Nessuno ha notato la giovane lasciare l'impiato e secondo gli inquirenti sarebbe difficile pensare ad un'aggressione passata del tutto inosservata (la ragazza, infatti, avrebbe gridato e richiamato l'attenzione). Di conseguenza, è il ragionamento, la 13enne si è allontanata sicuramente con qualcuno che conosceva. Anche perché la giovane non aveva segreti e nulla di anomalo è uscito dall'analisi del suo cellulare e del suo computer.

IL TELEFONINO E IL CANTIERE - Pochi, a giorni di distanza, gli elementi certi da cui ripartire. Alle 18.49 il telefonino della 13enne aggancia la cella di Mapello, dove è in costruzione un grande centro commerciale e dove lavora come operaio il 22enne marocchino scarcerato. Un'area isolata distante circa tre chilometri dal punto di partenza e dove le tracce di Yara si perdono. Chi ha spento il cellulare, pochi minuti dopo, non si è limitato, probabilmente, a quello: ha tolto la batteria impedendo finora il ritrovamento. L'ultima certezza arriva, anche in questo caso, dai cani addestrati: tutti fiutano le tracce della 13enne fino al cantiere. Impossibile che Yara abbia percorso da sola quelle strade buie e isolate, improbabile che abbia accettato un passaggio da uno sconosciuto per percorrere i 700 metri che la separavano da casa.

RICERCHE TRA LA GHIAIA - Intanto la polizia e i vigili del fuoco sono tornati nel deposito di ghiaia Roncelli, vicino alla ditta presso cui lavora il padre di Yara Gambirasio, per continuare le ricerche cominciate ieri. I pompieri si sono messi al lavoro per pompare l'acqua e dragare gli scantinati. In un'area boschiva della stessa zona ma a decine di metri da entrambe le aziende sono stati recuperati dei reperti, tra cui un motorino e, pare, un giubbotto, che non dovrebbero avere alcun collegamento con le indagini in corso sulla scomparsa della ragazzina. Nel deposito Roncelli, dove si trovano cumuli di sabbia, terra e sassi che poi vengono frantumati come materiale edile, ieri in un bidone la polizia aveva già trovato un vecchio cellulare, anche questo ritenuto del tutto inutile ai fini delle indagini.

LA VISITA ALLA FAMIGLIA - Intanto sia il comandante dei carabinieri di Bergamo, il colonnello Roberto Tortorella, sia il questore Vito Ricciardi hanno compiuto una «visita di cortesia» ai familiari della ragazza scomparsa. L'ufficiale ha spiegato che «si stanno valutando tutte le ipotesi» sulla scomparsa della ragazza ma non ha voluto aggiungere di più.

Corriere Sera online
08 dicembre 2010(ultima modifica: 09 dicembre 2010)
NOTIZIE CORRELATE
Da Brembate una lezione di civiltà, di Claudio Magris

  • «Yara ha interrotto Cenerentola» Lo spot di Porta a Porta è un caso
  • Il parroco contro i giornalisti tv: «Troppe domande insulse»


  • Yara, spunta la pista del maniaco
    molestie prima della scomparsa

    Resiste anche l'ipotesi del conoscente: "La tredicenne si è fidata di chi l'ha portata via"
    La testimonianza di una vicina: "Quella sera ho visto due uomini che litigavano in strada"

    dai nostri inviati PAOLO BERIZZI e DAVIDE CARLUCCI

    BREMBATE DI SOPRA - Il conoscente o il maniaco. Ecco le due piste battute ora dagli investigatori per risolvere il giallo di Yara Gambirasio, la tredicenne scomparsa dal 26 novembre. Dissolto il castello giudiziario che pendeva su Mohamed Friki, il muratore marocchino scarcerato due giorni fa, gli accertamenti partono da un'analisi minuziosa della vita quotidiana della ragazza. I carabinieri hanno simulato il percorso che Yara faceva ogni giorno per andare a scuola a Bergamo dalle Orsoline, accompagnata dalla sorella maggiore. Risentendo e raccogliendo informazioni su tutti quelli che la incrociavano in autobus. Con un'idea: che qualcuno, magari confuso tra i passeggeri, possa aver "puntato" la piccola campionessa di ginnastica ritmica, preparandosi ad agganciarla in seguito. Uno o più molestatori come quelli segnalati a Brembate e nei paesi vicini nei giorni precedenti la scomparsa.

    I genitori di Yara in caserma Il furgone lascia il carcere Il deposito perquisito La ragazza scomparsa Il primo testimone

    Ai carabinieri di Almè, pochissimi chilometri da Brembate, la scorsa settimana era arrivata una denuncia: un uomo aveva tentato di far salire una bambina sulla sua auto fuori dalla scuola elementare. A riferire di un episodio simile, questa volta fuori dalla scuola di Brembate, è un ragazzo: una macchina con un uomo alla guida era stata notata nella settimana che aveva preceduto la sparizione di Yara fuori dalla scuola del paese. Poi, sabato scorso, di quell'auto non si era più avuta traccia. Stando ai tabulati telefonici, è poco dopo l'uscita dalla palestra che Yara diventa irreperibile. Qualcuno che già girava in paese nei giorni precedenti poteva averla presa di mira e ha colto l'occasione  -  lei che tornava sola a casa in un giorno in cui non aveva allenamenti  -  per portarla via? La ginnastica ritmica è ritenuta, come gli sport femminili di palestra, un mondo potenzialmente alla portata di guardoni e pedofili: le gare sono aperte a tutti e i video dei saggi sono diffusi anche su Internet.

    Cercare nella cerchia dei conoscenti e degli amici di Yara  -  l'altra pista  -  significa invece approfondire meglio il mondo della ragazzina. Si sta studiando il suo diario, valutato, a una prima analisi, come quello di una ragazza tutta sport e famiglia, senza amicizie o contatti che potessero far pensare. "Conosceva chi l'ha portata via" insistono alcuni investigatori. Ora ogni confidenza, ogni annotazione viene riletta con la massima attenzione, alla ricerca di riferimenti a possibili nuove conoscenze che possano aver attirato Yara verso l'ignoto. L'ipotesi, suffragata dalle tracce fiutate dai cani, che la ragazza possa essere uscita dalla direzione opposta a quella di casa sua, magari accettando un passaggio da qualcuno, va in questa direzione.

    Con entrambe le ricostruzioni  -  ma soprattutto con la prima  -  si accorda la testimonianza del 19enne Enrico Tironi, che dice di aver visto la ragazza parlare con due uomini in auto la sera della scomparsa. Ieri un'altra vicina di casa, Marina Ambeni, intervistata dal Tg5, ha ricordato qualcosa di simile, parlando di due uomini che litigavano in italiano, così come ha riferito, qualche giorno fa, una guardia giurata. Ieri al comando provinciale dei carabinieri e in questura non sembrava un giorno di festa: gli investigatori erano al lavoro come sempre, facendo setacciare l'area industriale, le strade e un boschetto vicini. Ma il ritrovamento di un giubbotto, uno scooter, una tenda e un telefonino non hanno schiarito il buio sulle sorti della ragazza.

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    Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 16:37:34, in Magistratura, linkato 1255 volte)

    Giustizia: Csm, Murone trasferito da Catanzaro a Roma


    Lo ha deciso il plenum dopo ordinanza sezione disciplinare

    (ANSA) - CATANZARO, 9 DIC - Il plenum del Csm ha approvato all'unanimita' il trasferimento del procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone alla Corte d'Appello di Roma con funzioni di consigliere.

    La decisione fa seguito a quella della sezione disciplinare del Csm che aveva deciso il trasferimento provvisorio di sede e di funzioni. Il procedimento disciplinare cautelare origina dalle dichiarazioni rese alla Procura di Salerno dall'ex pm Luigi de Magistris, adesso eurodeputato Idv, che denuncio' l'esistenza di un presunto complotto ai suoi danni quando conduceva le inchieste Poseidone e Why not. (ANSA).


    Murone riprende servizio
    in attesa della pronuncia del Csm sulla nuova sede

    Venerdì, 03 Dicembre 2010 21.40

    E' rientrato oggi in ufficio alla Procura della Repubblica di Catanzaro, dopo un lungo periodo di assenza per malattia, il procuratore aggiunto Salvatore Murone, che attende da un giorno all'altro di sapere dal Consiglio superiore della Magistratura quale sara' la sede cui e' destinato a seguito del provvedimento di trasferimento cautelare emesso a suo carico ad ottobre dalla sezione disciplinare dell'organo di autogoverno delle toghe. Si tratta di un trasferimento di sede e non di funzioni, e cio' significa che Murone potra' continuare a fare il pubblico ministero, anche se da un'altra parte e, a tal proposito, il magistrato avrebbe indicato la Capitale come sua preferenza per lo spostamento.
    Il provvedimento cautelare e' giunto poco dopo la richiesta di rinvio a giudizio di Murone - e di vari indagati tra i quali altre toghe - avanzata dalla Procura della Repubblica di Salerno (competente sui procedimenti che coinvolgono magistrati in servizio a Catanzaro) per gravi reati, tra cui la corruzione in atti giudiziari, che secondo l'accusa sarebbero stati commessi nella presunta illecita sottrazione di inchieste all'ex pubblico ministero Luigi de Magistris, il quale ha dato il via all'inchiesta campana con le sue denunce. Per lo stesso Murone, infine, e' ancora aperta anche la questione relativa alla sua richiesta di conferma nell'incarico dirigenziale di procuratore aggiunto. Alla naturale scadenza del periodo stabilito per l'incarico, nelle scorse settimane il magistrato ha avuto dalla relativa Commissione del Csm il diniego a proseguire in quel ruolo, cosa che comporta il suo ritorno in servizio come semplice sostituto procuratore, ma un vizio di forma ha reso necessario annullare quella prima decisione, cui adesso dovra' seguirne una nuova.
    Per il momento, comunque, Murone e' tornato al palazzo di giustizia del capoluogo calabrese, dove attendera' di conoscere l'esito delle varie vicende che lo riguardano.

    http://www.catanzaroinforma.it/pgn/news.asp?M1=1&news=26260
    Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 16:41:21, in Magistratura, linkato 1381 volte)

    Aggiornamento doveroso... L.M.

    Le prime ammissioni di Lombardi ai magistrati


    Dopo Arcangelo Martino, anche l'ex giudice tributario Pasquale Lombardi decide di collaborare con i pm di Roma che indagano sulla P3, la presunta organizzazione segreta che avrebbe fatto capo a Flavio Carboni. Interrogato ieri nel carcere milanese di Opera dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, Lombardi ha iniziato a fare le prime ammissioni.

    L'indagato, che ha compiuto ad agosto 77 anni e che è in carcere dall'8 luglio, avrebbe fornito risposte che hanno lasciato soddisfatto il magistrato. Tra i temi toccati ci sono le pressioni sui giudici della Consulta chiamati a decidere sul Lodo Alfano, le riunioni che si sarebbero svolte a casa del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, e le manovre per aggiustare il ricorso in Cassazione della Mondadori per un contenzioso tributario con l'Agenzia delle Entrate. L

    ombardi è stato anche chiamato a chiarire la natura dei rapporti che, secondo quanto riferito dall'imprenditore Martino, si sarebbe vantato di avere con il premier Silvio Berlusconi e con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, che hanno sempre smentito. «Lombardi – aveva raccontato Martino – mi disse che doveva incontrare Berlusconi, che lo doveva portare dal premier l'onorevole Nunzia De Girolamo. Disse anche che lui era in credito con Berlusconi e Letta».

    All'ex giudice tributario i pm hanno anche chiesto conto dello pseudonimo "Cesare" che gli indagati, secondo i carabinieri del Ros, avrebbero utilizzato per il premier. Per Lombardi potrebbero adesso presto dischiudersi le porte del carcere. Martedì i suoi legali presenteranno al gip istanza di scarcerazione, confidando nel parere favorevole della Procura.

    Domenico Lusi per Il Sole 24 ore


    La Rassegna


    Le prime ammissioni di Lombardi ai magistrati

    Il Sole 24 Ore - ‎03/dic/2010‎
    Dopo Arcangelo Martino, anche l'ex giudice tributario Pasquale Lombardi decide di collaborare con i pm di Roma che indagano sulla P3, ...

    P3: sentito Lombardi, fatte ammissioni

    ANSA.it - ‎03/dic/2010‎
    (ANSA) - ROMA, 3 DIC - Alcune ammissioni sarebbero arrivate da Pasquale Lombardi, giudice tributario ed uno dei principali indagati nell'inchiesta sulla ...

    P3, da Lombardi prime ammissioni a magistrati

    Reuters Italia - ‎03/dic/2010‎
    ROMA (Reuters) - Il giudice amministrativo Pasquale Lombardi starebbe collaborando con i magistrati che indagano sulla cosiddetta P3 e potrebbe lasciare tra ...

    P3, le prime ammissioni di Lombardi

    La Stampa - ‎03/dic/2010‎
    Alcune ammissioni sarebbero arrivate da Pasquale Lombardi, giudice tributario ed uno dei principali indagati nell'inchiesta sulla cosiddetta P3. ...

    P3/ Nuovo interrogatorio per Lombardi, prime ammissioni

    Affaritaliani.it - ‎03/dic/2010‎
    Dopo Arcangelo Martino, l'imprenditore napoletano tornato in liberta' il 2 ottobre scorso, anche il geometra-giudice Pasquale Lombardi potrebbe presto ...

    P3/ Interrogato a Milano Pasquale Lombardi, principale indagato ...

    Il Sussidiario.net - ‎04/dic/2010‎
    P3 INTERROGATORIO MILANO – Pasquale Lombardo, giudice tributario e tra principali indagati nell'inchiesta P3, è stato interrogato ieri nel carcere di Opera ...

    P3: sentito Lombardi, fatte ammissioni

    euronews - ‎03/dic/2010‎
    (ANSA) – ROMA, 3 DIC – Alcune ammissioni sarebbero arrivateda Pasquale Lombardi, giudice tributario ed uno dei principaliindagati nell'inchiesta sulla ...

    Inchiesta P3: interrogato a Milano Pasquale Lombardi

    University.it (Comunicati Stampa) - ‎03/dic/2010‎
    Roma, 3 dic. - (Adnkronos) - Interrogatorio, nel carcere di Opera a Milano, per Pasquale Lombardi, indagato insieme con l'affarista Flavio Carboni e con ...

    P3/ Prime ammissioni di Pasquale Lombardi davanti al pm. Il ...

    DailyBlog.it (Blog) - ‎03/dic/2010‎
    Roma, 3 dic. (Apcom) – Prime ammissioni di Pasquale Lombardi davanti agli inquirenti della Procura di Roma. E l'inchiesta sulla cosiddetta P3 potrebbe ...
    Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 16:50:36, in Magistratura, linkato 1233 volte)
    GIUSTIZIA: CONFERMATO CERTIFICATO
    QUALITA' PROCURA BOLZANO


    (ANSA) - BOLZANO, 4 DIC - E' stato confermato il certificato di qualita' Iso 9001:2000 per la procura di Bolzano. Nel 2004 la procura, allora ancora sotto la guida di Cuno Tarfusser, nel frattempo passato alla corte di giustizia dell'Aia, aveva elaborato e avviato un progetto pilota per la riorganizzazione e l'ottimizzazione dei servizi per garantire al cittadino un sistema giustizia piu' efficace ed efficiente.

    Il procuratore capo Guido Rispoli ha ora potuto prendere in consegna il certificato di riconferma. Obiettivi di questo progetto sono il miglioramento dei processi attuati e della comunicazione interna, la razionalizzazione delle spese attraverso un'analisi costante del processo di erogazione del servizio che tenga conto delle risorse disponibili e dei vincoli di bilancio, e la diffusione dell'esperienza pilota agli altri uffici giudiziari attraverso un progetto interregionale e transnazionale di trasferimento di ''buone pratiche''. (ANSA).
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    Arriva un "codice rosa" per
    classificare le violenze in famiglia


    di Patrizia Maciocchi

    Gharbi Nabila ha ucciso il marito con una coltellata dopo aver subito per anni la sua violenza. Il tribunale di Roma, per presentare il suo protocollo contro la violenza in famiglia al Salone della Giustizia di Rimini, sceglie di raccontare la storia di trentottenne tunisina che da vittima è diventata la "carnefice" di un marito-padrone, italiano, da cui aveva avuto due figli. Ad armare la mano di Nabila era stato proprio l'amore per i suoi due bambini, affidati ai servizi sociali, perché la coppia era stata giudicata, a causa del carattere violento del padre, non adatta a prendersi cura di loro. L'omicidio è avvenuto il 28 dicembre 2006, proprio alla vigilia di un atteso incontro tra Gharbi e i suoi figli. Un appuntamento che la mamma tunisina ha visto sfumare quando il marito è rientrato a casa, per l'ennesima volta, ubriaco e pronto a far esplodere la sua furia.

    La Corte d'Appello di Roma ha riconosciuto alla donna l'attenuante della provocazione condannandola, nel maggio 2009, a una pena di 8 anni che sta scontando in un carcere di Civitavecchia, in attesa di potersi ricongiungere con i figli. «Non avevamo precedenti specifici su cui basare la nostra decisione - spiega il relatore della sentenza Piero de Crescenzio, attuale presidente di sezione del Tribunale penale di Roma - abbiamo però considerato l'effetto di un accumulo negli anni di situazioni di prevaricazione». Era stata la stessa Gharbi Nabila a spiegare il suo calvario ai giudici della Corte d'Appello con un racconto sgrammaticato ma pieno di sentimenti che, grazie a una liberatoria del tribunale, verrà riproposto questa sera dall'attrice Paola Gassman presso lo stand del Tribunale di Roma.

    L'occasione è la presentazione di un protocollo messo a punto dal Tribunale di Roma, e sottoscritto da istituzioni e ospedali, per contrastare la violenza in famiglia che ha come destinatari donne e bambini. Una rete di cooperazione che deve imbrigliare un fenomeno tanto diffuso quanto taciuto dalle stesse vittime. «Il Tribunale di Roma, che è il più grande d'Europa ha avuto nel 2010 solo 13 ricorsi per l'ottenimento di misure di protezione - spiega il consigliere Luciana Sangiovanni, referente della sezione civile per il protocollo - un dato che contrasta con i numeri delle statistiche sulla violenza. Lo scollamento nasce dalla vergogna, paradossalmente provata dalla vittima, di denunciare i soprusi subiti. Per questo il nostro protocollo, nato in seguito a un incontro con il Consiglio superiore della magistratura, prevede la creazione di una rete assistenziale che entri in azione prima, dopo e durante la violenza».

    Un ruolo importante è svolto dagli ospedali. Nelle numerose strutture romane che hanno aderito al protocollo, tra cui il Policlinico Umberto I e il pediatrico Bambino Gesù, sarà introdotto un «Codice rosa» per classificare le situazioni di violenza familiare: fisica, psicologica, sessuale o di sfruttamento. Il codice fa scattare i contatti con le forze dell'ordine e i centri antiviolenza. Tribunale, Procura e Tribunale dei minorenni si impegnano a prendere in carico i casi e a intervenire in tempo reale quando gli atti persecutori lo richiedono, l'idea è quella di mettere in atto prassi virtuose, dall'abbattimento dei tempi di fissazione dell'udienza al filo diretto con le forze dell'ordine. Nella rete "interforze" è inserita anche la Ong «Differenza donna» con compiti che vanno dalla formazione degli operatori all'impegno a fornire notizie alle donne e sulle donne, spesso prigioniere di rapporti vittima-carnefice che solo raramente vengono denunciati.

    http://www.ilsole24ore.com/

    Leggi anche:

    In casa o in guerra, nel mondo sono ancora troppe le donne vittima di violenza. Le iniziative

    I dati sono sconfortanti. E non vige la regola che vuole i paesi meno sviluppati anche i meno rispettosi dei diritti umani. Nella Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza sulle donne, ci si accorge che questa violenza è ancora una pratica troppo diffusa in tutto il mondo. Ecco dei numeri: più del 50% delle donne in paesi come ...

    Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 18:21:03, in Magistratura, linkato 1324 volte)
    Il doppio stipendio dei magistrati fuori ruolo
    L'inchiesta di Report sulla legge che permette ad alcuni magistrati di accumulare stipendi per lavori che non fanno.

    Ogni puntata di Report è, tra molte altre cose, un album degli sprechi e delle cose che non funzionano in Italia. La puntata di ieri, oltre all’inchiesta sulla Croce Rossa, conteneva un’inchiesta più breve che è praticamente un caso di scuola: racconta di come in Italia alcuni magistrati, prestati temporaneamente ad altri incarichi, continuano a percepire lo stipendio -- spesso sontuoso: centinaia di migliaia di euro l’anno -- relativo alla loro precedente professione.

    Per non parlare del fatto che quel “temporaneamente” spesso significa anni, a volte decenni. Per non parlare del fatto che una legge del governo Berlusconi permette a questi magistrati, che vengono definiti “fuori ruolo”, di usufruire degli scatti di anzianità e delle promozioni per gli incarichi che non svolgono.

    Il tutto è spiegato in meno di un quarto d’ora, e non manca la consueta carrellata di personaggi imbarazzati e imbarazzanti.

    Rivedi alcuni brani della puntata su Il Post
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    Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 18:42:09, in Magistratura, linkato 1574 volte)
    Il Guardasigilli: "Sprint straordinario all'informatizzazione dei nostri uffici"

    'e-Giustizia', da gennaio la notifica di atti agli avvocati via sms e mail


    Roma - (Adnkronos/Ign) - Brunetta e Alfano presentano 'Vivifacile', piattaforma elettronica già attiva per scuola e automobilisti, che sarà disponibile anche per i cittadini che vorranno utilizzarla

    Roma, 6 dic. (Adnkronos/Ign) - Da gennaio gli avvocati potranno ricevere via sms o e-mail avvisi relativi a decisioni del giudice: decreti, ordinanze, sentenze, comunicazioni su atti, notifiche e qualsiasi informazione di routine. E' quanto prevede la piattaforma elettronica 'Vivifacile', già attiva per il mondo della scuola e per gli automobilisti. Un servizio che sarà operativo anche per i cittadini che lo desiderano.

    Si tratta di una novità che si aggiunge al processo di digitalizzazione della giustizia, dai tribunali alle procure, avviato due anni fa con l'intesa dei ministri per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta e il Guardasigilli Angelino Alfano. Sono stati proprio loro, oggi in una conferenza stampa a Palazzo Chigi, a presentare il nuovo servizio per avvocati, cancellieri ma anche semplici cittadini.

    La piattaforma 'Vivifacile' accessibile al sito www.vivifacile.gov.it, a disposizione di ogni ufficio giudiziario, partirà dalla giustizia civile. "Ma siamo in grado di far funzionare il sistema anche per la giustizia penale - hanno assicurato i ministri Brunetta e Alfano - negli uffici giudiziari partiremo con tutti i procedimenti civili di contenzioso, volontaria giurisdizione, esecuzioni civili e giudici di pace, il tutto gratuitamente ma anzi con minori costi e con risparmio di tempo".

    Alfano ha ricordato che a fronte di "28 milioni di notifiche l'anno cartacee, ben 5.000 persone vengono impiegate, su 40.000 dipendenti del ministero della Giustizia, oltre il 10% quindi, per compiti che possono essere svolti per via telematica e che quindi potranno essere impiegati ad altre funzioni".

    Il Guardasigilli ha poi fatto il punto sul processo di informatizzazione del sistema giudiziario. Al tribunale di Milano l'anno scorso si è arrivati a risparmiare 2,4 milioni di euro solo con vari accorgimenti: dall'utilizzo della posta elettronica certificata all'avvio del processo civile telematico. Inoltre, nel 2010, il numero degli avvocati abilitati al processo civile telematico è aumentato del 70%. Alfano ha enumerato una serie di dati, aggiornati a giugno 2010, precisando che anche se non si è ancora raggiunto l'"Eldorado' informatico" tuttavia "abbiamo dato uno sprint straordinario all'informatizzazione dei nostri uffici".






    La Rassegna

    'e-Giustizia', da gennaio la notifica di atti agli avvocati via ...

    Adnkronos/IGN - ‎07/dic/2010‎
    Roma, 6 dic. (Adnkronos/Ign) - Da gennaio gli avvocati potranno ricevere via sms o e-mail avvisi relativi a decisioni del giudice: decreti, ordinanze, ...

    Per gli avvocati da gennaio gli avvisi degli atti giudiziari ...

    Il Sole 24 Ore - ‎06/dic/2010‎
    Da gennaio gli avvocati riceveranno gratuitamente per mail o per sms l'avviso che gli atti giudiziari ai quali sono interessati (decreto, ...

    Con Vivifacile la sentenza viaggia sul web

    RaiNews24 - ‎06/dic/2010‎
    Dal prossimo mese di gennaio gli avvocati ei giudici potranno servirsi del web o del telefonino per le comunicazioni di atti formali come decreti, ...

    GIUSTIZIA: ARRIVA VIVIFACILE, SERVIZIO ONLINE PER AVVOCATI E GIUDICI

    Agenzia di Stampa Asca - ‎06/dic/2010‎
    (ASCA) - Roma, 6 dic - Basta con le lunghe code alle cancellerie dei tribunali, con le marche da bollo e con i faldoni impolverati: arriva ...

    Prosegue la sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione

    Ragionpolitica.it (Blog) - ‎07/dic/2010‎
    Sburocratizzazione della Pubblica Amministrazione avanti tutta. Dopo Linea Amica, il contact center di tutte le PA che risolve i problemi del cittadino ...

    Vivifacile, dal 2011 avvisi per atti giudiziari via sms

    PubblicaAmministrazione.net - ‎07/dic/2010‎
    Decreti, ordinanze o sentenze depositati in cancelleria, da gennaio, saranno segnalati automaticamente via sms o email. Si tratta del "modulo giustizia" ...

    Giustizia, da gennaio notifica telematica di sentenze e decreti

    AGO - Agenzia Giornalistica Online - ‎06/dic/2010‎
    A partire da gennaio 2011 gli avvocati riceveranno gratuitamente sul loro terminale o sul telefono cellulare gli avvisi relativi a decreti, ...

    Giustizia: Alfano, non ancora Eldorado informatico ma sprint ...

    University.it (Comunicati Stampa) - ‎06/dic/2010‎
    Roma, 6 dic. (Adnkronos) - Al tribunale di Milano l'anno scorso si e' arrivati a risparmiare 2,4 milioni di euro solo con vari accorgimenti dall'utilizzo ...

    GIUSTIZIA: ALFANO,SPRINT DECISIVO VERSO INFORMATIZZAZIONE SISTEMA

    Informatica-oggi - ‎06/dic/2010‎
    (AGI) - Roma, 6 dic. “Non e' L'Eldorado informatico, ma uno sprint straordinario nel processo di digitalizzazione degli uffici giudiziari”. ...

    Brunetta e Alfano presentano Vivifacile-Giustizia

    Corriere Informazione - ‎06/dic/2010‎
    Il Ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e il Ministro della Giustizia Angelino Alfano hanno presentato oggi, nel corso di una conferenza ...

    GIUSTIZIA: AVVOCATI, VIA SMS GLI AVVISI SU DECRETI E SENTENZE

    Cellulari-oggi - ‎06/dic/2010‎
    (AGI) – Roma, 6 dic. – A partire da gennaio gli avvocati riceveranno gratuitamente sul loro pc o sul telefonino gli avvisi relativi a decreti, ...

    P.A./ Da gennaio con Vivifacile giustizia online per ... -2-

    Virgilio - ‎06/dic/2010‎
    Roma, 6 dic. (Apcom) - "Si tratta di una piattaforma elettronica - ha detto il ministro Brunetta - che consentirà a cittadini, avvocati, procure, ...

    POL - Pa, 'Vivifacile' operativo anche per la Giustizia. Notifiche ...

    Il Velino - ‎06/dic/2010‎
    Roma, 6 dic (Il Velino) - "Gran parte dei problemi della giustizia sono di carattere organizzativo. Passare all'on-line ha dei tempi, dei costi e dei luoghi ...
    Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
     
    Di Loredana Morandi (del 09/12/2010 @ 18:46:48, in Sindacati Giustizia, linkato 1227 volte)

    GIUSTIZIA: FUGHE NOTIZIE,

    INTERDETTA IMPIEGATA TRIBUNALE MESSINA



    (AGI) - Messina, 7 dic. - La Guardia di Finanza ha notificato un’ordinanza di applicazione di misure cautelari interdittive nei confronti di una dipendente del ministero della Giustizia, addetta all’ufficio del Casellario del Tribunale di Messina.

    Il provvedimento e’ stato firmato dal gip Maria Teresa Arena su richiesta dei pubblici ministeri Vito Di Giorgio e Fabrizio Monaco. Secondo l’esito delle indagini, la donna, approfittando del proprio ruolo, avrebbe divulgato notizie in suo possesso, violando gli obblighi di riservatezza. (AGI) Rap
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