Immagine
 cross ... by Do Duy Tuan... di Admin
 
"
Io non posso nascondere reati.

Loredana Morandi
"
 
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Admin (del 19/11/2008 @ 05:03:35, in Magistratura, linkato 1759 volte)


Le riforme che servono

Contributo ad una modernizzazione del sistema penale



PRESENTANO L’INIZIATIVA

Giorgio Santacroce, Presidente della Corte di Appello di Roma,

Paolo De Fiore, Presidente del Tribunale di Roma.

Coordina:

Paolo Auriemma, Presidente della Associazione Nazionale Magistrati di Roma

Introducono il tema :

Franco Coppi, Professore Ordinario di Diritto Penale presso l’Università “La Sapienza” di Roma,

Vittorio Grevi, Professore Ordinario di Procedura Penale, presso l’Università di Pavia,

Ne discutono:

Antonello Mura, Sostituto Procuratore generale presso la Corte di Cassazione,

Nello Rossi, Procuratore Aggiunto presso il Tribunale di Roma

Carlo Sabatini, Giudice presso il Tribunale di Roma

Alessandro Cassiani Presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Roma

Intervengono:

Luca Palamara, Presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati

Giuseppe Cascini, Segretario Generale dell’Associazione Nazionale Magistrati

e tutti coloro che intenderanno fornire il proprio contributo.

Il convegno si svolgerà giovedì 20 Novembre 2008, dalle ore 15,00,
presso l’Aula magna della corte d’Appello di Roma via Romeo Romei .

La Giunta della Associazione Nazionale Magistrati di Roma

update

Un resoconto dell'evento e gli interventi possono essere ascoltati su
Radio Radicale
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 19/11/2008 @ 04:58:30, in Magistratura, linkato 2635 volte)
un terzo, a tal fine provocando lo spostamento dell´udienza, analogamente a quanto previsto dall´art. 269 c.p.c. per il processo ordinario.

Non appare, poi, chiaro se il giudice possa rilevare d`ufficio ogni profilo d´incompetenza, anche quello per territorio semplice, che ai sensi dell´art. 38 c.p.c., non è rilevabile d´ufficio nel processo ordinario, per cui appare opportuna una ulteriore precisazione in merito.

Inoltre, atteso che, se non viene pronunciata la detta ordinanza d´incompetenza, è possibile che il giudice trasformi il procedimento sommario in processo ordinario fissando l´udienza di cui all´art. 183 c.p.c., resta il dubbio che, ai sensi dell´art. 38 c.p.c., il giudice possa in questa udienza rilevare ancora profili d´incompetenza per materia, valore o territorio inderogabile che prima non aveva rilevato. Insomma, se nel prosieguo il procedimento resta sommario, sembra che i profili d´incompetenza debbano essere rilevati subito dal giudice, al massimo nell´udienza di comparizione delle parti. Se, invece, il processo si trasforma, allora potrebbe essere possibile che il giudice, nell´udienza di cui all´art. 183 c.p.c., rilevi quei profili d´incompetenza che ai sensi del citato art. 38 egli può rilevare.

Si ravvisa necessaria un chiarimento dell´art. 702-quater, ove non viene effettuata alcuna precisazione per l´ipotesi in cui non vi sia la notificazione o comunicazione, ossia se debba qui valere il termine lungo per l´appello delle sentenze ovvero se il provvedimento non passi mai in giudicato.

Per quanto concerne le modalità di impugnazione del provvedimento conclusivo, la previsione dello strumento del reclamo in luogo dell´appello potrebbe servire a rendere l´istituto più coerente con lo scopo di farne una modalità alternativa, più duttile e flessibile, del rito ordinario di cognizione.

Infine, va osservato in relazione alla dettata disciplina dell´istruzione probatoria, secondo la quale sono ammessi nuovi mezzi di prova e nuovi documenti quando il collegio li ritiene rilevanti ai fini della decisione, ovvero la parte dimostra di non aver potuto proporli nel corso del procedimento sommario per causa ad essa non imputabile, che l´utilizzo del termine "rilevanti", invece di quello "indispensabili" non appare congruo in quanto, se l´intenzione era quella di introdurre una norma analoga a quella di cui all´art. 345, terzo comma, c.p.c., appare improprio l´uso del termine, per cui dovrebbe operarsi la relativa correzione, ed analoghe conclusioni deve pervenirsi se si intendeva consentire maggiori garanzie difensive, in quanto, non possono ammettersi mezzi di prova se non siano rilevanti, ossia se non riguardino fatti che rilevano al fine di decidere sulla domanda proposta.

Roma, 18 novembre 2008

La Giunta Esecutiva Centrale
dei riti processuali che erano state indicate quale assoluta priorità di intervento.

Non si è provveduto, infatti, all´abrogazione del rito societario, la cui inefficienza è ormai condivisa da tutti gli operatori del settore.

Dovrebbero essere, altresì, valorizzati gli strumenti conciliativi idonei a favorire la composizione dei conflitti, mediante la tempestiva adozione dei decreti legislativi in materia di mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale.

L´esame, poi, delle singole disposizioni del disegno di legge induce a ritenere che alcune appaiono condivisibili ed evidentemente adottate nell´ottica di snellimento delle controversie, quali in particolare:

Art. 54) Ordinanza sulla ricusazione

Può condividersi, al fine di migliorare gli istituti che devono attuare il valore costituzionale dell´imparzialità del giudice, la modifica dell´art. 54 c.p.c. che, rendendo meno rischiosa la proponibilità del ricorso rivolto ad ottenere la ricusazione del giudice, ha previsto che, in caso di dichiarazione d`inammissibilità o di rigetto dell´istanza di ricusazione, il giudice non debba necessariamente, ma possa condannare la parte che l´ha proposta ad una pena pecuniaria non superiore a 250 euro (prima 10 euro). Al più potrebbe inserirsi una clausola automatica di indicizzazione all´andamento dell´inflazione programmata, con delega al governo di provvedere con decreto ogni quinquennio.

Art. 83) Procura alle liti

Pienamente condivisibile è la modifica relativa alla costituzione del rapporto col difensore apportata, quanto al rilascio della procura speciale, al terzo comma dell´art. 83 c.p.c..

Opportuna sarebbe la contestuale modifica dell´art. 77 c.p.c. con l´aggiunta di un terzo comma del seguente tenore: "salvo quanto diversamente previsto da specifiche norme di legge, la rappresentanza processuale può essere conferita anche a chi non sia investito del potere di rappresentanza sostanziale", in modo da superare la regola, priva di giustificazione funzionale, e di origine esclusivamente giurisprudenziale, secondo cui la rappresentanza processuale di cui all´art. 77 c.p.c. può essere conferita solo a chi sia investito di un potere rappresentativo di natura sostanziale in ordine al rapporto dedotto in giudizio.

L´intervento sulla disciplina della rimessione in termini

Apprezzabile è l´intervento sulla disciplina della rimessione in termini, realizzato attraverso l´abrogazione del previgente art. 184 bis c.p.c. e con la contestuale novella dell´art. 153 c.p.c., al quale viene aggiunto un comma, la cui nuova collocazione, peraltro, rende ancora più evidente la circostanza che ci si trovi di fronte ad un istituto di carattere generale.

Art. 183) Prima comparizione delle parti e trattazione della causa

Va condivisa la modifica apportata all´art. 183, comma sesto, del codice di procedura civile.

Pur valutando le riserve espresse dall´avvocatura, deve rilevarsi che ogni forma di automatismo nel processo non ne consente l´adeguamento al singolo caso concreto ed impedisce non solo una trattazione più rapida del procedimento, ma anche una migliore efficacia dello strumento processuale.

In definitiva, appare rilevante l´intento di rafforzare il principio della potenziale completezza degli atti introduttivi attraverso l´eliminazione dell´automatismo nella concessione delle memorie ex art. 183 comma sesto nonchè di prevedere un meccanismo di garanzia per la difesa che consenta alle parti di modificare o precisare le domande ed integrare le istanze istruttorie tutte le volte che tale eventualità sia giustificata da gravi motivi.

Invero, la sostituzione, ad opera della Camera dei Deputati, del termine "giusti motivi" con "gravi motivi" risponde all´esigenza di evitare che la concreta applicazione della norma venga elusa mediante l´utilizzo, nella prassi, di formule di stile che consentano di ripristinare, di fatto, l´odierno meccanismo automatico.

La gravità dei motivi richiesti per la concessione delle memorie implica, infatti, inevitabilmente che queste ultime devono considerarsi eccezionali e consentite nell´esclusiva ipotesi di richiesta adeguatamente motivata.

Le modifiche previste per il giudizio di appello

Può valutarsi in modo sostanzialmente positivo, soprattutto alla luce del principio della ragionevole durata del processo espresso dall´art. 111, secondo comma, Cost., la modifica, dettata in generale per tutti i mezzi di impugnazione ordinari, dell´art. 327 c.p.c. che ha ridotto il termine lungo per le impugnazioni ordinarie da un anno a sei mesi.

Peraltro, la parziale riscrittura del terzo comma dell´art. 345 c.p.c., con la precisazione che "non possono essere prodotti nuovi documenti", sancisce opportunamente in maniera definitiva un principio affermato dalla Sezioni Unite della S.C. nelle note sent. nn. 8202 ed 8203 del 2005.

Ulteriori norme appaiono, invece, non condivisibili, quali:

Art. 257 bis) Testimonianza scritta


Si è già evidenziato nel documento dell´ANM dell´1 ottobre 2008 che la disposizione appare in contrasto con l´art. 111, comma due, Cost., la quale prevede lo svolgimento del processo innanzi ad un giudice terzo ed imparziale.

Invero, nel nostro sistema processuale i poteri discrezionali del giudice coesistono con quelli delle parti di rivolgere istanze o di essere genericamente sentiti, ma anche di concorrere alla formazione della prova, in attuazione della suindicata norma costituzionale e dell´art. 24 della stessa Carta Fondamentale, cui si ricollega il diritto di poter fornire la dimostrazione delle proprie deduzioni.

Inoltre, la norma ha una portata deflattiva solo apparente e, al più, limitata ad alcuni casi marginali, e, cioè, alle ipotesi incompatibili con la frequente esigenza di consentire chiarimenti e precisazioni in ordine ai capitoli di prova nel corso dell´assunzione.

Occorre, poi, evidenziare con fermezza che la disciplina prevista per l´assunzione risulta assai complessa e tale da creare pericoli di completa inattendibilità e mancanza di veridicità o, quanto meno, di scarsa intelligibilità delle risposte.

In definitiva, il sistema del "modello di testimonianza", sebbene posto a garanzia di uniformità e autenticità, appare farraginoso e poco chiaro e tale, quindi, da non assicurare una maggiore celerità del processo, soprattutto laddove foriero di eccezioni e controeccezioni ad opera delle parti e nella misura in cui, in assenza del consenso delle stesse, si sottrae la formazione della prova al contraddittorio.

Art. 360 bis) Ammissibilità del ricorso in Cassazione


L´introduzione di un "filtro" di ammissibilità per i ricorsi risponde indubbiamente all´esigenza, ampiamente condivisa, di ridurre il gravoso carico di lavoro della Suprema Corte, attraverso un rigoroso meccanismo di selezione dei ricorsi al fine di valorizzare la funzione nomofilattica della Cassazione.

In tale ottica si ravvisa corretta l´opzione di prevedere che ai ricorsi aventi ad oggetto censure manifestamente fondate o infondate sia riservata una decisione caratterizzata dalla sommarietà delle forme e di stabilire per legge che la manifesta fondatezza o infondatezza della censura proposta sia valutata con riferimenti ai precedenti della Corte nonché la volontà di ridurre la richiesta di sindacato del giudice di legittimità sull´accertamento del fatto e sulla sua motivazione.

Tuttavia, nella nuova normativa il filtro appare concepito quale limite all´accesso al processo di legittimità a fattispecie che dovrebbero essere, invece, inquadrate nella categoria della manifesta fondatezza o infondatezza.

Peraltro, dalla formulazione della disposizione sembrerebbe essere prefigurato un carattere vincolante dei precedenti della S.C. rimesso alla valutazione della medesima e le ulteriori ipotesi di ammissibilità appaiono eccessivamente generiche ed indeterminate, tale da sembrare una inutile duplicazione dell´attuale procedimento previsto dagli artt. 375 e 380 bis c.p.c.

Art. 616) L´intervento sul processo di esecuzione


Va evidenziato che l´abrogazione dell'ultimo periodo dell´art. 616 c.p.c., ove è previsto che le opposizioni all'esecuzione vengano decise con sentenza non impugnabile, induce la riemersione della distinzione tra opposizioni alle esecuzione ed opposizioni agli atti esecutivi, per le quali ultime permane invece l´esclusione dell'impugnabilità ai sensi dell´art. 618 c.p.c., con il conseguente aumento del contenzioso insito nella difficoltà di individuare, nei casi concreti, i confini tra le due forme di opposizione.

Né può sfuggire come, in contrasto con le esigenze di semplificazione ed efficienza del processo esecutivo, l'abolizione degli ultimi due commi dell'art. 624 c.p.c., porterebbe a vanificare anche la prospettiva, perseguita con le modifiche della disciplina processuale introdotte solo qualche anno fa, di consentire l'estinzione del pignoramento e la liberazione dal vincolo dei beni assoggettati ad esecuzione, evitando che la situazione restasse cristallizzata in pendenza dell´intero giudizio di opposizione, tutte le volte che il provvedimento di sospensione disposto dal giudice dell'esecuzione non fosse stato reclamato ovvero avesse ricevuto conferma in sede di reclamo.

Altre disposizioni suscitano perplessità e richiederebbero correzioni e miglioramenti.

Al riguardo vanno evidenziate le seguenti:

Art. 7) Competenza del giudice di pace


L´aumento della competenza, seppur in termini inferiori rispetto all´originaria proposta governativa che assegnava a tali giudici le cause relative a beni mobili di valore non superiore a EUR 7.500,00, quando non attribuite per legge alla competenza di altro giudice, e quelle di risarcimento del danno prodotte dalla circolazione dei veicoli e di natanti fino ad EUR 25.000,00, è stata effettuata in assenza della previsione di incidenza della riforma, in termini di efficacia e funzionalità, sui vari uffici, nonchè di interventi volti a garantire una adeguata professionalità ed il potenziamento della relativa valutazione e dei criteri di organizzazione degli uffici medesimi.

Art. 38, 39, 40, 42 e ss.) Incompetenza, litispendenza e continenza di cause, connessione e disciplina del regolamento di competenza

Appare condivisibile l´equiparazione del rilievo dell´eccezione di incompetenza, con la previsione che la stessa, sia che afferisca alla materia, al valore che al territorio, debba essere sempre proposta, a pena di decadenza, nella comparsa di costituzione e risposta, tempestivamente depositata, in quanto palesemente ispirata all´esigenza di accelerare le relative decisioni.

Tuttavia, la legge contiene un´incongruenza nel momento in cui stabilisce che il convenuto che rilevi l´incompetenza per territorio abbia sempre l´onere, se non vuole che l´eccezione si abbia per non proposta, d´indicare quale sia il giudice da lui ritenuto competente, senza distinguere a seconda che si tratti di competenza per territorio derogabile o di competenza per territorio inderogabile.

Invero, l´indicazione, da parte del convenuto, del giudice ritenuto munito di competenza è imposta solo al fine di favorire la formazione di un accordo endoprocessuale sulla competenza, come previsto dall´ultima parte della disposizione, che non è, invece, ipotizzabile nei casi previsti dall´art. 28 c.p.c.

E´ auspicabile, peraltro, nell´ottica di velocizzazione della procedura, che nel corso dell´ulteriore discussione del disegno di legge in esame, venga ridimensionato anche il rilievo ufficioso della incompetenza, nelle ipotesi, materia, valore e territorio inderogabile, in cui ciò è tuttora possibile, di cui al terzo comma del ridisegnato art. 38 c.p.c., mantenendolo soltanto per quella per materia, ed al più per territorio inderogabile.

Espressione del medesimo intento in precedenza evidenziato sono, poi, le condivise previsioni in base alle quali da un lato, tutte le decisioni in materia di competenza, litispendenza, continenza e connessione, siano adottate con ordinanza, anziché con sentenza, e quindi motivate in forma più sintetica, dall´altro, che la riassunzione della causa davanti al giudice dichiarato competente, in assenza di apposito termine all´uopo fissato dal giudice nella suddetta ordinanza, avvenga nel termine di tre mesi dalla comunicazione di detto provvedimento.

Restano, in argomento, due situazioni dubbie che meriterebbero di essere risolte.

La prima riguarda il trattamento della questione di competenza innanzi al Giudice di pace.

La sopravvivenza dell´art. 46 c.p.c., da molti messa in precedenza in discussione, ma confermata dalla giurisprudenza, sembra ancora oggi avvalorata dal fatto che nessuna disposizione abrogativa lo sopprime, per cui sarebbe opportuna una specifica precisazione normativa volta a chiarire se continuare a ritenere, o meno, che il giudice di pace debba pronunciarsi sulla questione di competenza in ogni caso con sentenza impugnabile secondo gli ordinari mezzi d´impugnazione.

La seconda concerne i rapporti tra giudice statale e giudice privato.

Invero, la legge in commento non richiama in questo ambito anche l´art. 819-ter c.p.c., che disciplina l´eccezione d´incompetenza del giudice statale in ragione dell´esistenza di una convenzione di arbitrato, per cui andrebbe normativamente precisato se su detta eccezione il giudice statale dovrà continuare a decidere con sentenza o con ordinanza.

Del tutto immotivata, infine, appare l´eliminazione delle norme che avevano abrogato il regolamento di competenza, effettuata dalla Camera dei Deputati all´originaria proposta governativa che aveva previsto l´abolizione del regolamento di competenza sostituendolo con il più snello meccanismo del reclamo disciplinato dal formulato nuovo testo dell´art. 44 c.p.c.

Risulta, allora, più che opportuna la reintroduzione della descritta originaria previsione governativa sul punto, in quanto idonea non soltanto a velocizzare i processi ma anche ad alleggerire il carico della Corte di Cassazione.

Artt. 91, 92 e 96) Gli interventi sulla disciplina delle spese processuali


L´ articolo 91, primo comma, c.p.c. prevede, quale novità, la condanna al pagamento delle spese del processo della parte che ha rifiutato senza giustificato motivo la proposta conciliativa tempestivamente formulata nell´ipotesi in cui la domanda venga accolta in misura non superiore alla proposta medesima, facendo salvo quanto disposto dal secondo comma dell´art. 92.

L´operato rinvio al secondo comma dell´art. 92 c.p.c. è conseguente alla nuova formulazione della norma che stabilisce la compensazione parziale o per intero delle spese processuali, oltre che nel caso di soccombenza reciproca, anche nell´ipotesi in cui "concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione".

La finalità della norma di indurre le parti a concludere una conciliazione, con la minaccia di dover pagare le spese per colui che, dopo aver rifiutato una proposta conciliativa, vinca la causa nei termini della stessa proposta conciliativa, salvo che quel rifiuto non fosse sorretto da un giustificato motivo appare del tutto condivisibile.

Tuttavia il nuovo articolo 91, primo comma, è eccessivamente generico nella parte in cui utilizza l´avverbio tempestivamente.

Pertanto, al fine di evitare che la norma, dettata da evidenti finalità deflattive, si trasformi, invece, in uno strumento che aumenti i contrasti tra le parti, è opportuno che si individui il momento fino al quale una siffatta proposta possa essere considerata tempestiva, sia pure ai soli fini della condanna alle spese della parte che la rifiuti senza giustificato motivo in ipotesi di una sua successiva soccombenza entro i termini di detta proposta, salva, cioè, rimanendo, in ogni caso, la possibilità di addivenire anche successivamente a tale momento ad una conciliazione, ma con regolamentazione delle spese rimesse questa volta alla valutazione del giudice.

Il limite potrebbe essere individuato nell´udienza ex art. 183 cod. proc. civile.

Occorrerebbe, poi, un´ulteriore riformulazione della norma con la precisazione che l´accollo delle spese a carico della parte che abbia rifiutato una proposta conciliativa, qualora la domanda venga accolta in misura non superiore a tale proposta, non possa che riguardare le sole spese maturate dopo la formulazione della proposta medesima.

Con riferimento, invece, alla nuova dicitura dell´art. 92 c.p.c. secondo cui il giudice può compensare parzialmente o per intero le spese, oltre che nel caso di soccombenza reciproca, quando "concorrono altre gravi ed eccezionali ragioni, esplicitamente indicate nella motivazione", non può non rilevarsi che il riportato nuovo dato testuale rischia di compromettere, in concreto, le possibilità di una pronuncia di compensazione delle spese processuali anche in peculiari ipotesi in cui il soccombente non necessariamente abbia proposto una domanda, oppure abbia resistito in giudizio, in modo prima facie ingiustificato: si ritiene, quindi, preferibile che venga ripristinato il testo attualmente vigente della norma in esame nella parte in cui, consentendo la compensazione delle spese processuali anche in presenza di "altri giusti motivi esplicitamente indicati nella motivazione", permetterebbe al Giudice un esercizio di un siffatto potere più agevolmente rapportabile alle singole fattispecie.

Infine, sull´ulteriore comma aggiunto all´art. 96 c.p.c. si condivide, espressamente invocandosene il mantenimento, la possibilità di una siffatta condanna anche d´ufficio, senza l´istanza di parte.

Art. 101) Principio del contraddittorio


L´aggiunta di un comma all´art. 101, nel testo licenziato dalla Camera dei Deputati, del seguente tenore "Se si ritiene di porre a fondamento della decisione una questione rilevata d´ufficio, il giudice riserva la decisione, assegnando alle parti, a pena di nullità, un termine, non inferiore a venti giorni e non superiore a quaranta giorni dalla comunicazione, per il deposito in cancelleria di memorie contenenti osservazioni sulla medesima questione", tende evidentemente ad incrementare il principio del contraddittorio che impone la parità di posizione, non solo tra le parti, ma anche tra le parti ed il giudice, in particolare laddove sancisce che quest´ultimo non può porre a fondamento della sua decisione una questione rilevata d´ufficio se prima non ha dato alle parti la possibilità d´interloquire su di essa.

Allo stesso fine sono già dettati il quarto comma dell´art. 183 c.p.c., ai sensi del quale alla prima udienza il giudice deve indicare alle parti le questioni rilevabili d´ufficio delle quali ritiene opportuna la trattazione, ed il terzo comma dell´art. 384 c.p.c., che enuncia lo stesso principio nell´ambito del giudizio di cassazione.

Ne consegue che dovrebbe essere chiaramente specificato che il nuovo comma aggiunto all´art. 101 c.p.c. vada riferito soltanto all´ipotesi in cui la questione sia rilevata d´ufficio in fase di decisione, in quanto solo in tale momento il giudice deve concedere un termine per memorie sospendendo la decisione sulla questione.

Art. 115) Disponibilità delle prove

Nel ddl S1082, al secondo comma dell´art. 115 c.p.c., è previsto che il giudice possa porre a fondamento della decisione i fatti ammessi o non contestati. Si tratta di innovazione che recepisce l´orientamento della giurisprudenza di legittimità, mentre ben più incisiva era la modifica proposta dal Governo, che consentiva di porre a fondamento della decisione anche i fatti contestati in modo generico.

Appare, pertanto, opportuno reintrodurre la precedente previsione, in quanto consentirebbe di non dare rilievo alle formule di stile solitamente inserite dai difensori in chiusura degli atti e che hanno come unico effetto di ingigantire l´istruttoria senza alcuna reale utilità.

La necessità di contestazione specifica, invece, costringe il difensore a prendere posizione su ogni fatto e rende più facile il controllo sul leale comportamento delle parti nel corso del processo.

In tale ottica andrebbe anche reintrodotto il terzo comma dell´art. 88, stralciato alla Camera ("Le parti costituite debbono chiarire le circostanze di fatto in modo leale e veritiero").

Occorrerebbe, altresì, regolare la non contestazione anche nel processo contumaciale, magari mediante l'espressa previsione, in siffatta ipotesi, dell'obbligo del giudice di disporre l´interrogatorio formale del contumace e della equivalenza automatica ad ammissione dei fatti in caso di mancato rendimento da parte di quest´ultimo del menzionato mezzo istruttorio (l´ordinanza andrebbe notificata ex art. 292 c.p.c., con facoltà del giudice di ordinarne la rinnovazione anche qualora appaia probabile che il contumace non ne abbia avuto conoscenza (es. notifica in corso di periodo feriale).

L´eventuale appello andrebbe infine limitato ai soli casi di errores in procedendo.

Artt. 120 e 132) Pubblicità e contenuto della sentenza

Accanto ad una modifica inerente alla pubblicità della sentenza, ve ne sono altre miranti a semplificarne la stesura.

Per quanto riguarda la pubblicità della sentenza, appare ampiamente condivisibile il nuovo primo comma dell´art. 120 c.p.c., mentre appaiono poco soddisfacenti gli interventi miranti alla semplificazione della motivazione della sentenza.

Invero, l´eliminazione dello svolgimento processuale non è sufficiente a realizzare un concreto e consistente alleggerimento della decisione.

Inoltre, la motivazione succinta, con riferimento a precedenti conformi di una giurisdizione superiore, che era prevista inizialmente nel primo comma dell´art. 118, è stata poi spostata al quarto comma e limitata alle sole domande manifestamente fondate o infondate.

L´appello a decisioni più snelle è ormai generalizzato, ma dovrebbe essere affermato con chiarezza anche dal legislatore. A tal fine potrebbe essere utile riformulare l´art. 132 n. 4 c.p.c. analogamente a quanto previsto, nell´ambito del cd. rito societario, dall´art. 16, comma quinto, del d.lgs. n. 5/2003, laddove si afferma che la sentenza può essere sempre motivata in forma abbreviata, mediante il rinvio agli elementi di fatto riportati in uno o più atti di causa e la concisa esposizione delle ragioni di diritto, anche in riferimento a precedenti conformi, riformulandosi, per conseguenza, anche il testo dell´art. 118 delle disposizioni di attuazione.

Artt. 191 e 195) Nomina del consulente tecnico, processo verbale e relazione

L´art. 191 introduce una norma senza dubbio condivisibile, che riproduce una prassi abbastanza consolidata presso i tribunali.

In reazione all´art. 195 si ravvisa, invece, necessario anticipare il momento del contraddittorio dei ctp, che deve naturalmente collocarsi all´interno delle operazioni peritali, per quanto concerne gli aspetti tecnici. Allora, sembra maggiormente rispondente ad un´ottica semplificatoria ed acceleratoria, prevedere che le osservazioni alla ctu debbano essere fatte necessariamente prima del deposito definitivo della relazione. Il ctu, cioè, al termine delle operazioni in contraddittorio con i ctp dovrà predisporre una relazione provvisoria da inviare (possibilmente per posta elettronica) ai ctp, concedendo termine (7-15 gg.) per il deposito di memorie di osservazioni. Scaduto il termine, il CTU redigerà la relazione finale e definitiva, in cui risponderà anche alle osservazioni delle parti.

Art. 702 bis e ss.) Il nuovo procedimento sommario di cognizione

Nella scheda di proposta sul processo civile consegnata al Ministro, l´A.N.M. ha auspicato l´introduzione di un rito sommario non cautelare di cognizione in un quadro di semplificazione e riduzioni dei riti.

Per come in concreto strutturato il nuovo procedimento, può agevolmente affermarsi che si tratti una domanda rivolta ad ottenere la tutela piena del diritto in via sommaria che consente pervenire all´accertamento del diritto con efficacia di cosa giudicata ai sensi dell´art. 2909 cod. civile, che consentirà di snellire la trattazione dei procedimenti meno complessi e la relativa motivazione.

Inoltre, l´ambito applicativo concerne le cause nelle quali il Tribunale giudica in composizione monocratica, laddove l´originaria previsione governativa, di cui viene in questa sede chiesto il ripristino, lo limitava alle domande di condanna al pagamento di somme di danaro, anche se non liquide, ovvero alla consegna o rilascio di cose.

Nel merito si ravvisa una sostanziale disparità di trattamento per il convenuto che soggiace alle scelte ed alle determinazioni altrui, e che in concreto potrebbe non avere la possibilità di pretendere un processo a cognizione piena, atteso che è rimesso al giudice decidere, a seguito dell´impulso del ricorrente, se proseguire nella cognizione sommaria o disporre la trasformazione del processo come instaurato in ordinario.

Inoltre, in caso di conversione del rito, il convenuto ha a disposizione il termine di trenta giorni per approntare le sue difese, ben più breve rispetto a quello di novanta giorni previsto dall´art. 163 bis c.p.c., per cui al riguardo si imporrebbe una espressa precisazione.

Peraltro, per come strutturato, anche in relazione alle modalità di introduzione, non appare realmente differente dal rito ordinario, anche quale risultante dalle modifiche introdotte dal disegno di legge, che rendono eccezionale la concessione dei termini di cui all´art. 183 c.p.c. e considerata la possibilità di fare ricorso all´art. 281 sexies c.p.c.

Addirittura il convenuto può complicarlo oggettivamente, proponendo domanda riconvenzionale, e/o soggettivamente chiamando in garanzia
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 18/11/2008 @ 11:04:20, in Giuristi, linkato 1069 volte)
Leggi per la tutela di tutti i cittadini

di Franco Ortolani

Su “Il Mattino” del 16 novembre 2008 il Dott. Raffaele Cantone, validissimo ed arguto magistrato di Napoli, ha pubblicato una nota chiarissima su come uno Stato al servizio di tutti i cittadini deve agire per eliminare la malavita organizzata che in Campania ha causato anche un grave e pericolosissimo inquinamento ambientale garantendo un lucroso smaltimento, troppo spesso impunito e tuttora in attività, di rifiuti pericolosi e tossici. Credo sia opportuno riproporre l’articolo, che allego alla presente nota, non tanto perché il suo contenuto rappresenti una novità per chi vive in Campania come cittadino ”indipendente, curioso e non fesso” ma perché è evidente che la nota è stata pubblicata affinché i lettori la leggessero ma soprattuto affinché chi deve capire “capisca”. Ma chi è che deve capire? Naturalmente i rappresentanti delle istituzioni civili e militari che, pro tempore, “governano” l’Italia e la regione Campania. Gli interessati più “qualificati” sono certamente i parlamentari e gli uomini di governo che continuano a fare roboanti dichiarazioni del tipo “spezzeremo le reni alla malavita organizzata che infesta la Campania”, sempre meno credibili e sempre più degne di spettacoli di cabaret di infimo ordine piuttosto che di Ministri in carica e di ministri (autoproclamatisi tali) ombra degli italiani (che quando sono stati ministri veri non hanno avuto la capacità di avviare azioni efficaci some quelle ricordate dal Dott. Cantone). Il magistrato elenca efficacemente le azioni legislative da avviare rapidamente. Probabilmente si potrebbe aggiungere qualche altra azione legislativa efficace circa il controllo del territorio mediante le moderne tecnologie mettendo in grado le varie “istituzioni militari” (Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Carabinieri, Forestale, Esercito Italiano) di “marcare” il possesso del Territorio stesso. Immagino che il Dr. Cantone sia stato subito chiamato dai Ministri competenti e che da lunedì 17 novembre sia già a Roma impegnato a dare spiegazioni su come elaborare i necessari provvedimenti legislativi. A pensarci bene, però, le efficaci proposte del Dr. Cantone non sono in linea con molti D.L., Leggi e Ordinanze recentemente elaborate ed approvate, ad esempio, in relazione all’emergenza rifiuti campana, da governi espressione di maggioranze politiche differenti (di centro sinistra e di centro destra).
Le proposte del Dr. Cantone, uomo di legge e rappresentante di uno Stato al servizio di tutti i cittadini, vanno nella precisa direzione di rendere efficaci le leggi per stroncare gli affari illeciti con conseguenti positive ricadute su tutti gli italiani. Analizzando varie ordinanze e leggi relative allo scandalo rifiuti campano si ha la netta impressione che diversi provvedimenti di legge siano stati elaborati non da uomini di legge al servizio di tutti i cittadini ma da avvocati, abituati a difendere le lobbies parassitarie da varie incriminazioni, che hanno individuato i punti deboli delle leggi esistenti non per migliorale ma per usarli come “cavilli” per creare una copertura giuridica alle attività portate avanti da vari Commissari di Governo negli ultimi 14 anni. E’ chiaro che l’intento del Dr. Cantone è anticriminogeno; in base a quanto accaduto nei 14 anni di emergenza rifiuti si evince che ordinanze, D.L. e Leggi emanate non solo non hanno risolto il problema ma hanno avuto anche un effetto criminogeno. E’ singolare il modo con il quale nel 1994 si è dato avvio all’operazione emergenza rifiuti mediante l’istituzione dello stato di emergenza e la nomina del primo Commissario di Governo da parte del Presidente del Consiglio dell’epoca. L’ispirazione iniziale per avviare l’operazione in modo che fosse “protetta” giuridicamente, è stata fornita dalla legge 225 del 24 febbraio 1992 (Istituzione del servizio nazionale della protezione civile) che ha consentito di ritenere “normale” la persistenza dello “Stato di emergenza” per ben 14 anni; è bastato farlo apparire irrisolvibile in quanto causato dalla ingovernabilità dei campani condizionati dalla malavita organizzata dal momento che la legge non indica la durata massima dello stato di emergenza. Da un endemico problema al quale i cittadini campani erano ormai abituati passando ciclicamente da fasi di normale raccolta e smaltimento dei rifiuti a periodi di crisi caratterizzate dalla difficoltà di eliminare l’immondizia dalle strade, grazie all’intervento governativo si è trasformata la situazione campana in un “affare di Stato” investendo notevoli somme di denaro pubblico con l’intento dichiarato di risolvere adeguatamente e definitivamente l’annosa problematica attrezzando la regione di impianti idonei e a norma. Tutte le ordinanze del Presidente del Consiglio e del Commissario di Governo di turno relative all’emergenza rifiuti iniziano sempre con la frase “Visto l’art. 5 della Legge 24 febbraio 1992, n. 225” che ha come fine la tutela dell’integrità della vita, dei beni, degli insediamenti e dell'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi. Solo se si verificano le condizioni previste all'articolo 2, comma 1, lettera c della legge 225 (tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi), il Consiglio dei Ministri può deliberare lo stato di emergenza. Il punto “debole” della Legge 225, immancabilmente “pescato” dagli avvocati inventori dell’emergenza rifiuti in Campania, è rappresentato dal fatto che la legge non impone tassativamente quale possa essere la durata massima dello “Stato di emergenza”. Dal 1994 ad oggi in Parlamento si sono succeduti esimi giuristi ed avvocati espressione di vari partiti: nessuno ha fatto modificare la legge 225 aggiungendo poche parole: ”il Commissario di Governo con poteri speciali può essere incaricato al massimo per 10-12 mesi”. Distrazione? I cittadini indipendenti e non fessi ringraziano il Dr. Cantone  e i tanti suoi colleghi che lavorano alacremente ed efficacemente, con i mezzi materiali e giuridici disponibili, per tutelare i cittadini dagli ecocrimini e dalle varie illegalità e si augurano che le proposte siano subito recepite e che le “distrazioni” siano immediatamente cancellate.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II    
17 novembre 2008

*** *** ***

Articolo del Dr. Cantone pubblicato su “Il Mattino” del 16 novembre 2008

“L’invio di un corposo contingente di militari in provincia di Caserta, dopo i gravissimi omicidi di camorra, ha riaperto il dibattito sulle strategie da utilizzare nella lotta alla criminalità organizzata. La domanda che molti si sono posti è se la scelta governativa sia utile o sia soltanto una manifestazione muscolare senza efficacia. In realtà il quesito sembra mal posto. È fuori dubbio, infatti, che l’invio dell’esercito sia un fatto molto positivo perché rafforza, dal punto di vista dell’immagine, la presenza dello Stato e contribuisce a recuperare il controllo di un territorio da troppo tempo abbandonato a ogni sorta di illegalità. La domanda, invece, da porsi è se l’invio dei militari possa considerarsi risolutivo: qui la risposta non può che essere negativa, perché un approccio al problema con metodiche utilizzate per la risoluzione di questioni di ordine pubblico appare, da solo, poco proficuo. L’opzione, infatti, non tiene conto di quale sia il vero rapporto fra la camorra e il territorio; essa non genera soltanto intimidazione nella popolazione ma anche consenso, visibile in quegli atteggiamenti di manifesta ripulsa verso le forze militari. Il consenso appare la conseguenza di un circolo vizioso: la camorra gestisce direttamente o indirettamente attività imprenditoriali, da un lato riciclando il danaro proveniente dalle attività illecite, dall’altro utilizzando metodi che minano la concorrenza leale. In tale veste offre opportunità di lavoro sia a persone estranee ai circuiti criminali sia ad altri imprenditori dell’indotto. Questo consenso si traduce poi in voti, utili per eleggere soprattutto rappresentanti locali e quindi orientare in tutto o in parte le scelte delle amministrazioni anche in tema di appalti di opere pubbliche e di servizi.
Questi ultimi, ottenuti o comunque gestiti da imprese di riferimento, rappresentano un’ulteriore occasione di guadagno per il clan e soprattutto di ampliamento dell’area del consenso. E su quest’ambito che si deve intervenire. Se si incide sulla sola ala militare del clan, permanendo il circuito economico-imprenditoriale-politico, si ricreano immediatamente le condizioni per imbarcare nuove leve. E allora l’intervento statuale deve essere molto più articolato: ciò che va colpita, anche con interventi normativi, è la ricchezza illecita sia nel suo aspetto statico che in quello dinamico. Sotto il primo profilo è indispensabile rafforzare il sistema delle misure di prevenzione. È necessaria un’organica riscrittura del testo legislativo che renda più spedite le confische; va poi sottratta la gestione dei beni faticosamente acquisiti agli enti locali che molto spesso hanno difficoltà a liberarli dai precedenti possessori, rafforzando l’immagine di prepotenza dei boss. In quest’ottica l’istituzione di un’agenzia appare opportuna sia perché accentra gli appalti per le sistemazioni dei beni in funzione sociale (evitando il paradosso delle infiltrazioni mafiose) sia perché permette di alienare beni non strategici, evitando che le confische diventino un costo aggiuntivo per lo Stato. Nella medesima prospettiva, per evitare che le imprese sequestrate o confiscate, come di solito accade, falliscano quasi subito, sarebbe utile prevedere facilitazioni fiscali sia pure limitate nel tempo, per consentire di superare i gap collegati alla precedente gestione con metodi di tipo illecito. Per impedire poi il riciclaggio dei proventi illeciti attraverso la gestione degli appalti pubblici, si potrebbe pensare alla creazione di una stazione unica appaltante sul piano provinciale per quelle commesse che superino una certa cifra: la fase dell’aggiudicazione, lasciata a un organismo provinciale sedente presso le prefetture con personale della Guardia di finanza, eviterebbe sia le eventuali corruttele locali e renderebbe, con una visione di insieme, più difficili gli accordi spartitori fra imprese camorristiche. La disciplina degli appalti pubblici va poi assolutamente modificata; la previsione di un’autorizzazione per i subappalti (e la conseguente necessità della certificazione antimafia) viene aggirata sistematicamente attraverso i meccanismi dei noli a freddo o a caldo di macchinari o attraverso le forniture di materiali, passaggi dietro i quali si celano i rapporti incestuosi delle imprese con la criminalità organizzata. Va, infine, anche riformata la legge sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose, da un lato prevedendo la possibilità di incidere sugli uffici burocratici, dall’altro aggiungendo ipotesi ampie incandidabilità per gli amministratori e i consiglieri colpiti dai sospetti di infiltrazione. Questo mix di interventi, accompagnati da altri di tipo sociale ed educativo, possono far venir meno il consenso nella popolazione e permettere al bisturi dell’azione militare di intervenire in profondità, recidendo, forse definitivamente, il cancro mafioso.”

I due articoli sono pubblicati per gentile concessione del Prof Franco Ortolani, ordinario di Geologia (materia interessantissima per me, che seguo i maggiori istituti di sismologia) presso l'Università Federico II di Napoli, che ringrazio vivamente!
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 17/11/2008 @ 08:34:25, in Politica, linkato 1301 volte)
Mafia. Casson: La Russa si informi meglio
Dichiarazione del senatore del Pd Felice Casson
Capogruppo in Commissione Giustizia

"Spiace contraddire il Ministro La Russa ma questo tocca a chi parla senza sapere, a chi parla senza aver partecipato ai lavori parlamentari sul disegno di legge sulla sicurezza in discussione al Senato". Così il senatore del Pd Felice Casson, capogruppo in commissione Giustizia, replica alle dichiarazioni rilasciate dal ministro della difesa al Corriere della Sera.
"Basterebbe infatti guardare gli emendamenti presentati dal Pd al provvedimento e scoprire che il gruppo, in commissione giustizia e affari costituzionali, ha impegnato direttamente i suoi massimi livelli con proposte tese ad una maggiore efficacia ed effettività della pena per la lotta alla criminalità organizzata. Un nostro emendamento sul traffico internazionale di immigrati e contro la prostituzione è stato approvato. Lumia - spiega Casson - ha presentato un emendamento per una più rigida applicazione del 41 bis, emendamento sottoscritto anche dalla nostra capogruppo Anna Finocchiaro, e che è confluito nel maxiemendamento approvato dalle commissioni riunite. Tra l'altro abbiamo anche proposto e fatto approvare un emendamento relativo all'elusione dolosa delle restrizioni previste dal 41 bis. Sulla confisca - aggiunge ancora il senatore del Pd - ho proposto la costituzione di un'agenzia nazionale per la gestione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati".
"Il governo e la sua maggioranza - conclude Casson - si sono opposti a queste proposte che, peraltro, il Pd ripresenterà in aula. Vorrei infine ricordare al Ministro La Russa che, la settimana scorsa, la maggioranza non è stata in grado di garantire la regolarità della seduta d'Aula - che avrebbe dovuto votare il Ddl sulla sicurezza - per le ripetute mancanze del numero legale".

Scheda del Senatore Felice Casson, già magistrato, XV Legislatura
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
CONSIGLIO DELL'ORDINE DEGLI AVVOCATI DI ROMA
~ Centro Studi ~

diritto e letteratura

Manzoni e Pirandello

Presentazione del libro di

Alfonso Malinconico

già Presidente presso la Terza Sezione Penale della Corte di Cassazione

Introduzione di Nino Borsellino

Edizioni Empirìa—Roma 2008

Mercoledì 26 movembre 2008 ore 15,30

Sala Conferenze - Via Valadier, 42 Roma

Presiede

Avv. Alessandro Cassiani

Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Coordina

Avv. Giovanni Cipollone

Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Roma

Relatori

Prof. Nino Borsellino


Emerito di Letteratura Moderna e Contemporanea presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Prof. Francesco Mercadante

Emerito di Filosofia del Diritto presso L’Università di Roma “La Sapienza”

Interventi previsti

Prof. Cesare Ruperto

Presidente Emerito della Corte Costituzionale

Prof. Saverio Ruperto

Ordinario di Diritto Privato presso l’Università di Roma “La Sapienza”

Avv. Aldo Romeo

Foro di Roma

Dott. Umberto Apice

Magistrato

Dott. Antonio Bevere

Magistrato

Avv. Giovanni Malinconico

Presidente dell’Unione degli Ordini Forensi del Lazio

Intervento conclusivo dell’Autore

Ingresso libero

Il presente evento non prevede il rilascio di crediti formativi

Via Valadier, 42 Roma tel. 06.322971234/241

Il Consigliere Segretario Il Presidente

Antonio Conte Alessandro Cassiani

Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 10:12:44, in Giuristi, linkato 1019 volte)
Il problema della povertà dello materiale dello stato risale ad almeno dieci anni; quello della povertà spirituale è endemico. Ecco comunque come questa povertà ispira gli scrittori di giustizia.

Ecco un pezzo dal mio DOPPELGÄNGER IUDEX: TEATRO DA CAMERA CON SAX PER GIUDICE GENIO E GIUDICE IDIOTA, dramma grottesco in un atto vincitore del concorso "Pirandello in breve" per l'anno 2003.

OZIERO:
La Follia è la Ragione dell'Uomo in Grande, lo Stato.

Pannone fa uno starnuto. Rovista nelle tasche, tira fuori dalla tasca sinistra il fazzolettone per pulirsi ma ne fuoriesce carta igienica che gli rotola per terra.

OZIERO:
Carta igienica da casa... Lo Stato è grande ma in questi tempi è povero, povero, poverrimo... Tanta carta per sentenze, sentenze, sentenze e poi... plòf, non ha nemmeno i soldi per pagarci la carta igienica... carta vetrata per questi androidi cul-de-fer!

PANNONE:
Oh chemin de fer! Scemoni di ferro! Le male lingue dicono che qualche magistrato accidioso o tirchio ovvia pulendosi alla turca, acqua fresca e carne rosea....

OZIERO:
Ne sai niente Pannone?

OZIERO:
Non mi guardare così, ti prego. Mi metti in soggezione.

PANNONE:
Io a te?

OZIERO:
Sì tu a me! Io uso fazzolettini profumati, sai. Soffio tutto, io, coi fazzoletti profumati. Soffio e netto tutto coi fazzolettini 'Violetta d'Arabia', tre veli platonici di morbidezza.

PANNONE:
Chiunque lo faccia o lo abbia fatto l'autobagnetto ecologico, quel che è stato è stato... Que serà, serà e ciò che succederà, lalalalalà lalà che serà serà. Lo Stato!

OZIERO:
Allora tu lo ami questo Stato, così povero, scartato, squartato, eh Pannone?

PANNONE:
No, no. Te lo dico in confidenza. Lui è il gran caprone, altro che povero! Quando è forte coi deboli; e debole coi forti. Bisogna trasformarlo. Forte coi forti; debole coi deboli.

OZIERO:
Bravo Fritz. Sciiuu... Molti inorridiranno per quello che osi blaterare.

PANNONE:
Sì. Taci la Nazione ti ascolta.

OZIERO:
La Nazione o... il Presidente?

Pannone rincantucciandosi nella toga si porta sotto sotto la Camera di Consiglio a origliare.

PANNONE:
Lavorano, discutono, decidono le sorti dell'umana gente! Il Presidente non mi ha sentito!


Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 10:02:33, in Magistratura, linkato 1147 volte)
Associazione Nazionale Magistrati
 


Nella giornata del 12 novembre 2008 la Giunta Esecutiva Centrale della ANM ha partecipato ad un incontro con il Ministro della Giustizia.

All'incontro erano presenti, oltre al Ministro, il sottosegretario Sen. Caliendo, il capo di Gabinetto del Ministro, il Capo dell'Ufficio Legislativo, il Capo del Dipartimento della Organizzazione Giudiziaria.

Il Ministro ha illustrato le iniziative fin qui intraprese dal Governo in materia di processo civile e incentivi per la copertura delle sedi disagiate. Ha raccolto la preoccupata sollecitazione della Giunta in ordine alla situazione degli uffici di Procura con riferimento agli ultimi posti messi a concorso ed andati deserti che porteranno a breve alla paralisi di molti uffici inquirenti.

A fronte del nostro consapevole scetticismo, Ministro e Sottosegretario hanno manifestato ottimismo in ordine alla copertura delle sedi riferendo di avere adeguati segnali e, comunque, ha ritenuto di rinviare il confronto su tale questione all'esito dell'espletamento del concorso sulle sedi disagiate.

Ha annunciato, inoltre, un imminente intervento del Governo sul processo penale, nel quale dovrebbero essere riprese alcune delle proposte avanzate dalla ANM.

Si è, poi, soffermato sulla questione relativa agli stanziamenti per la giustizia, riferendo che, secondo le stime fatte dagli uffici del Ministero, il Fondo Unico per le spese di giustizia dovrebbe essere in grado di sopperire alle riduzioni operate con il decreto-legge di luglio. In ogni caso  il Ministro ha riferito che entro la fine dell'anno il Ministero potrà disporre di dati certi circa la reale consistenza e dotazione del fondo. Il Ministro ha poi affrontato le questioni relative alla situazione del personale amministrativo, indicando in circa 3500 unità l'entità dei tagli di organico derivati dalla manovra economica ed ha assicurato un impegno del Ministero per la riqualificazione del personale.

Nel corso della discussione il Capo del Dipartimento della Organizzazione Giudiziaria è intervenuto sulla questione relativa all'adeguamento del trattamento economico dei magistrati a seguito della riforma dell'ordinamento giudiziario, oggetto di una sollecitazione formulata dalla GEC. Il Capo del D.O.G. ha assicurato l'assenso del Dipartimento sulla questione posta dalla GEC e ha riferito di aver già trasmesso una nota in tal senso alla competente Ragioneria del Tesoro.

I rappresentanti della Giunta hanno ribadito la necessità e l'urgenza di riforme dirette ad assicurare il funzionamento della giustizia e la disponibilità della ANM al dialogo e al confronto su tali misure. Pur riconoscendo che alcuni interventi, quali quello sul processo civile, si muovono nella giusta direzione, hanno, però, sottolineato la necessità di iniziative più incisive.

La Giunta ha ribadito la necessità di un intervento di deroga al divieto di destinare i magistrati di prima nomina a funzioni requirenti e a funzioni monocratiche penali, in ragione della drammatica situazione di scopertura di organici di molti uffici giudiziari, in particolare degli uffici di procura delle regioni meridionali. Hanno, inoltre, evidenziato che i magistrati attualmente in tirocinio saranno chiamati a scegliere le sedi di destinazione nel prossimo mese di gennaio, circostanza che rende non differibile oltre tale termine l'intervento richiesto.

Sul processo civile sono state ribadite le perplessità della ANM su alcuni punti della riforma, quali l'obbligo di testimonianza scritta, le previsioni di cui all'art. 51 c.p.c. e sul "filtro" per l'accesso alla Cassazione. La Giunta ha, inoltre, criticato l'assenza di interventi in materia di semplificazione dei riti e in particolare ha sollecitato l'abolizione del rito societario, intervento ormai condiviso da tutti gli operatori del settore; ha, inoltre, lamentato la mancata abolizione del regolamento di competenza. Infine, ha insistito affinché si provveda al più presto all'adozione dei decreti attuativi in tema di conciliazione e mediazione.

Al riguardo, il Ministro ha manifestato una ampia disponibilità ad interventi correttivi nell'iter del disegno di legge in Senato, annunciando peraltro la possibilità di approvare una delega per la semplificazione dei riti e l'abolizione del rito societario nonché in tema di mediazione.

La Giunta ha, inoltre, ribadito la contrarietà della ANM ad interventi sull'assetto costituzionale della magistratura, ed il Ministro ha riferito che allo stato il governo non è intenzionato ad adottare in materia alcuna iniziativa legislativa.


Il Presidente                     Luca Palamara

Il Segretario Generale    Giuseppe Cascini
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 09:55:49, in Sindacato, linkato 1240 volte)
Federazione Nazionale della Stampa Italiana


Roma, 14 novembre 2008
Prot. n. 213

La Federazione nazionale della Stampa Italiana e l’Associazione Ligure dei giornalisti comunicano:

G8, IL CASO DIAZ, UNA SENTENZA IN CHIAROSCURO
7 ANNI DOPO RIMANGONO I BUCHI NERI DELLA VERITA’

“Sette anni dopo il G8 la sentenza sull’irruzione alla scuola Diaz dove vennero pestati e arrestati anche 5 giornalisti (due freelance tedesche, uno inglese ridotto in fin di vita e il collega italiano Lorenzo Guadagnucci) chiude (giudiziariamente con il giudizio di primo grado) i processi più importanti sul luglio 2001. Le sentenze si rispettano, si appellano, ma possono essere discusse.
Quella emessa giovedì sera a Genova è una sentenza che, per così dire, fa “volare gli stracci”. Condannato il capo del reparto mobile di Roma, figure di secondo piano, singoli agenti. Assolti i vertici della polizia. Le motivazioni della sentenza chiariranno il percorso giuridico e fattuale compiuto dai giudici del Tribunale, ma dopo le sentenze sulla morte di Carlo Giuliani, sul caso (parziale) del cosiddetto Blocco Nero (nessun vero black bloc venne arrestato, né è stato mai chiarito il ruolo di presunti o veri agenti provocatori nei cortei), per gli incidenti di piazza, quella per gli abusi nel carcere provvisorio di Bolzaneto, anche quella sul caso Diaz lascia irrisolti molti interrogativi.
Su chi decise al vertice quell’irruzione, chi autorizzò tali e tanti abusi e violenze, chi decise la lunga opera di disinformazione a partire dalla notte della Diaz con la diffusione di notizie palesemente false, conferenze stampa in cui tra i corpi di reato vennero esibite anche le pettorine gialle dei giornalisti e dove era vietato porre domande, sul perché i vertici della polizia italiana erano presenti all’esterno della scuola.
Rimarranno senza risposta le 300 segnalazioni raccolte dai legali sugli abusi e violenze di strada, fatti senza responsabili e comunque avviati (come le imputazioni per i processi celebrati) verso la prescrizione prima ancora dei giudizi di appello.
Il sindacato giornalisti e l’Ordine (la Fnsi, l’Associazione Ligure dei Giornalisti e l’Ordine della Liguria) furono i primi, poche ore dopo l’irruzione, a portare alla Procura di Genova due colleghi-testimoni dei fatti e un dossier con foto e filmati relativi sia alle violenze di piazza (di forze dell’ordine e di manifestanti) sia alla drammatica vicenda della Diaz dove tutti gli arrestati e feriti vennero poi completamente assolti con sentenza definitiva.
Sin dal primo giorno, con i colleghi (come Lorenzo Guadagnucci autore di una costante e documentata controinformazione su quelle vicende) il sindacato è stato al fianco dei giornalisti e di chi cercava “verità e giustizia”, non vendetta, per tutelare anche e soprattutto il diritto dovere a fare e ricevere informazione, prima, durante e dopo i giorni in cui il confine della democrazia venne calpestato a Genova. Da chi scelse la violenza tra i manifestanti e tra chi, in divisa, aveva il dovere di difendere e prevenire la violenza, e non praticarla. Soprattutto in situazioni come quella del carcere provvisorio di Bolzaneto e durante la perquisizione (“un’operazione di macelleria messicana” la definì deponendo al processo il funzionario di polizia Michelangelo Fournier) diventata una mattanza documentata da video, foto, indagini con il goffo tentativo di depistaggio di fronte a taccuini e telecamere, del portavoce del ministero degli interni che definì il sangue sui muri come “tracce di tubetti di pomodoro” o i feriti come “esito degli scontri di piazza”.
Sette anni dopo (l’Fnsi venne ammessa come parte civile nel procedimento) la sentenza Diaz lascia aperti tutti gli interrogativi, con le responsabilità politiche dei diversi governi succedutisi e di chi a parole chiedeva una commissione di inchiesta, salvo poi non operare perché questa si facesse. L’Fnsi la chiese e sostenne sia con i governi di centrodestra sia di centrosinistra, inascoltata come molti altri.
Sette anni dopo l’impegno e le iniziative della Fnsi e della Ligure non si fermeranno. Per chiedere “verità e giustizia”, non vendetta per continuare a informare su quei giorni. Sette anni dopo le pressioni, le minacce, le denunce contro chi ha fatto informazione, svelato retroscena, scoperto atti e documenti.
Su questi temi la Fnsi e l’Associazione Stampa Ligure organizzeranno una conferenza stampa nei prossimi giorni”.
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Loredana Morandi (del 14/11/2008 @ 09:52:14, in Magistratura, linkato 1011 volte)

L’A.N.M. SULLA SENTENZA DIAZ



 
Ancora una volta dopo il caso Englaro, nel caso della sentenza Diaz una decisione giudiziaria scatena polemiche e accesi dibattiti.

Ci sono avvenimenti nella storia di un paese che turbano profondamente le coscienze e che accendono forti discussioni e divisioni creando di riflesso inevitabili tensioni anche sul versante giudiziario.

La magistratura inquirente è spesso chiamata al difficile compito di ricostruzione del reale accadimento dei fatti ed alla raccolta degli elementi di prova per sostenere l’accusa nel giudizio.

Alla magistratura giudicante spetta il compito di selezionare e valutare le prove formatesi nel dibattimento, nel contraddittorio tra le parti, e di decidere se sussistono gli elementi per affermare “al di là di ogni ragionevole dubbio” la responsabilità personale dei singoli imputati.

L’Associazione Nazionale Magistrati chiede rispetto per il difficile compito affidato alla magistratura requirente e giudicante.

E’ sempre legittima la critica, anche aspra, ai provvedimenti giudiziari ma l’insulto e la denigrazione nei confronti dei singoli magistrati e dell’istituzione giudiziaria sono inaccettabili e non contribuiscono alla costruzione di un confronto civile su temi particolarmente delicati.

Roma, 14 novembre 2008

Il Presidente                         Luca Palamara

Il Vice Presidente                Gioacchino Natoli

Il Segretario Generale        Giuseppe Cascini
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Di Admin (del 13/11/2008 @ 12:59:37, in Giuristi, linkato 1238 volte)

13/11/2008, ore 13:28

PROCESSO PENALE: DOMANI LA PRESENTAZIONE DEL SIDIP PER VELOCIZZARE LA GIUSTIZIA

Di Redazione

 

Riduzione dei tempi del processo penale attraverso l’utilizzo di tecnologie informatiche che consentiranno la gestione unificata di tutti gli atti, attualmente reperibili solo in formato cartaceo.
E’ l’obiettivo del progetto SIDIP, il Sistema informativo dibattimentale penale, realizzato dal Ministero della Giustizia e finanziato con i fondi europei del PON il Programma Operativo Nazionale Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno d’Italia, che sarà presentato domani, 14 novembre, a Napoli alle ore 09,30 presso il Grand Hotel Vesuvio, in via Partenope, 45.
Ottimizzando i processi di condivisione e recupero delle informazioni nell’ambito dell’amministrazione giudiziaria, il sistema permette di ridurre i tempi di consultazione degli atti dibattimentali, fornire strumenti per una più rapida formulazione della sentenza e una più veloce trasmissione degli atti nel caso di successivi grado di giudizio.
Attraverso la registrazione audio/video delle udienze, la redazione delle trascrizioni testuali, la gestione dei verbali d’udienza e della documentazione cartacea a queste associata insieme al fascicolo dibattimentale, gli utenti del sistema, magistrati, avvocati e personale di cancelleria, potranno accedere con facilità alle informazioni digitalizzate, attualmente reperibili solo attraverso l’esame di una grossa mole di documenti cartacei. Il sistema re-ingegnerizza ed estende l’esperienza del progetto di ricerca comunitario “e-Court”(collocato nel V programma quadro della dell’Unione Europea per la ricerca), che ha consentito di verificare sperimentalmente la realizzazione e la dimostrazione di alcuni prototipi.
Il progetto SIDIP, attualmente utilizzato presso il Tribunale di Parma per la gestione del processo “Parmalat”, e avviato con la realizzazione di 5 sistemi presso i Tribunali di Catanzaro, Lecce, Napoli, Nola e Palermo rientranti nelle Regioni “Obiettivo 1”, si inserisce nel tema più ampio della dematerializzazione della documentazione e dell’automazione dei flussi di lavoro, determinanti all’interno dei processi di riforma della Pubblica Amministrazione ai fini della riduzione della spesa pubblica.
Alla presentazione, previsti gli interventi, tra gli altri, di Sergio Brescia, Domenico Pellegrini e Nicola Mozzillo del Ministero della Giustizia, rispettivamente direttore generale, responsabile dell’area penale dei sistemi informativi e dirigente del CISIA, il Coordinamento Interdistrettuale per i Sistemi Informativi Automatizzati. Tra gli invitati, i capi degli uffici giudiziari di Napoli e degli altri distretti nonché i rappresentanti dell’Ordine forense di Napoli e di Lecce.

Julie News
Articolo (p)Link   Storico Storico  Stampa Stampa
 
Pagine: 1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225 226 227 228 229 230 231 232 233 234 235 236 237 238 239 240 241 242 243 244 245 246 247 248 249 250 251 252 253 254 255 256 257 258 259 260 261 262 263 264 265 266 267 268 269 270 271 272 273 274 275 276 277 278 279 280 281 282 283 284 285 286 287 288 289 290 291 292 293 294 295 296 297 298 299 300 301 302 303 304 305 306 307 308 309 310 311 312 313 314 315 316 317 318 319 320 321 322 323 324 325 326 327 328 329 330 331 332 333 334 335 336 337 338 339 340 341 342 343 344 345 346 347 348 349 350 351 352 353 354 355 356 357 358 359 360 361 362 363 364 365 366 367 368 369 370 371 372 373 374 375 376 377 378 379 380 381 382 383 384 385 386 387 388 389 390 391 392 393 394 395 396 397 398 399 400 401 402 403 404 405 406 407 408 409 410 411 412 413 414 415 416 417 418 419 420 421 422 423 424 425 426 427 428 429 430 431 432 433 434 435 436 437 438 439 440 441 442 443 444 445 446 447 448 449 450 451 452 453 454 455 456 457 458 459 460 461 462 463 464 465 466 467 468 469 470 471 472 473 474 475 476 477 478 479 480 481 482 483 484 485 486 487 488 489 490 491 492 493 494 495 496 497 498 499 500 501 502 503
Ci sono  persone collegate

< agosto 2019 >
L
M
M
G
V
S
D
   
1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22
23
24
25
26
27
28
29
30
31
 
             






Cerca per parola chiave
 

Titolo
Ambiente (38)
Associazioni Giustizia (52)
Economia (86)
Estero (187)
Giuristi (134)
Gruppo Cellule Staminali (1)
Indagini (210)
Lavoratori Giustizia (1)
Magistratura (2170)
Osservatorio (1)
Osservatorio Famiglia (512)
Politica (926)
Redazionale (68)
Sindacati Giustizia (326)
Sindacato (221)
Telestreet (7)
Varie (82)

Catalogati per mese:
Novembre 2005
Dicembre 2005
Gennaio 2006
Febbraio 2006
Marzo 2006
Aprile 2006
Maggio 2006
Giugno 2006
Luglio 2006
Agosto 2006
Settembre 2006
Ottobre 2006
Novembre 2006
Dicembre 2006
Gennaio 2007
Febbraio 2007
Marzo 2007
Aprile 2007
Maggio 2007
Giugno 2007
Luglio 2007
Agosto 2007
Settembre 2007
Ottobre 2007
Novembre 2007
Dicembre 2007
Gennaio 2008
Febbraio 2008
Marzo 2008
Aprile 2008
Maggio 2008
Giugno 2008
Luglio 2008
Agosto 2008
Settembre 2008
Ottobre 2008
Novembre 2008
Dicembre 2008
Gennaio 2009
Febbraio 2009
Marzo 2009
Aprile 2009
Maggio 2009
Giugno 2009
Luglio 2009
Agosto 2009
Settembre 2009
Ottobre 2009
Novembre 2009
Dicembre 2009
Gennaio 2010
Febbraio 2010
Marzo 2010
Aprile 2010
Maggio 2010
Giugno 2010
Luglio 2010
Agosto 2010
Settembre 2010
Ottobre 2010
Novembre 2010
Dicembre 2010
Gennaio 2011
Febbraio 2011
Marzo 2011
Aprile 2011
Maggio 2011
Giugno 2011
Luglio 2011
Agosto 2011
Settembre 2011
Ottobre 2011
Novembre 2011
Dicembre 2011
Gennaio 2012
Febbraio 2012
Marzo 2012
Aprile 2012
Maggio 2012
Giugno 2012
Luglio 2012
Agosto 2012
Settembre 2012
Ottobre 2012
Novembre 2012
Dicembre 2012
Gennaio 2013
Febbraio 2013
Marzo 2013
Aprile 2013
Maggio 2013
Giugno 2013
Luglio 2013
Agosto 2013
Settembre 2013
Ottobre 2013
Novembre 2013
Dicembre 2013
Gennaio 2014
Febbraio 2014
Marzo 2014
Aprile 2014
Maggio 2014
Giugno 2014
Luglio 2014
Agosto 2014
Settembre 2014
Ottobre 2014
Novembre 2014
Dicembre 2014
Gennaio 2015
Febbraio 2015
Marzo 2015
Aprile 2015
Maggio 2015
Giugno 2015
Luglio 2015
Agosto 2015
Settembre 2015
Ottobre 2015
Novembre 2015
Dicembre 2015
Gennaio 2016
Febbraio 2016
Marzo 2016
Aprile 2016
Maggio 2016
Giugno 2016
Luglio 2016
Agosto 2016
Settembre 2016
Ottobre 2016
Novembre 2016
Dicembre 2016
Gennaio 2017
Febbraio 2017
Marzo 2017
Aprile 2017
Maggio 2017
Giugno 2017
Luglio 2017
Agosto 2017
Settembre 2017
Ottobre 2017
Novembre 2017
Dicembre 2017
Gennaio 2018
Febbraio 2018
Marzo 2018
Aprile 2018
Maggio 2018
Giugno 2018
Luglio 2018
Agosto 2018
Settembre 2018
Ottobre 2018
Novembre 2018
Dicembre 2018
Gennaio 2019
Febbraio 2019
Marzo 2019
Aprile 2019
Maggio 2019
Giugno 2019
Luglio 2019
Agosto 2019

Gli interventi piů cliccati

Titolo
Bianco e nero (236)
I gatti di G.Q. (25)

Le fotografie piů cliccate

Titolo
G.Q. Non ha mai pubblicato pubblicità in otto anni e se iniziasse ora?

 Si, a me non disturba
 No, non mi piace



Titolo






A.N.M.
A.N.M. new
A.D.M.I.
Argon News
A.I.M.M.F.
Argon News Redazione
Artists Against War
Articolo 3
BloggersPerLaPace
Comitato Sfruttatori ATU
Commissariato PS Online
dBlog.it Open Source
Erga Omnes
Eugius
Filo Diritto
Intesaconsumatori
Geopolitica
Giuristi Democratici
Giuristi Democratici Roma
Magistratura Democratica
M.D. Toscana
Medel
Medicina Democratica
Magistratura Indipendente
Movimento per la Giustizia
Nazionale Magistrati
Non Solo Giustizia
Osservatorio Bresciano
Osservatorio Romano
Sorgente D'Amore
Studio Cataldi
Studio Celentano
Studio Tidona
Toghe Lucane
Uguale per Tutti
Unitŕ per la Costituzione
Unicost Milano
Unione Internazionale Magistrati
Morandi Senato
About me







http://www.wikio.it
Wikio
Iscriviti a GQ su FriendFeed
Blogstreet - dove il blog č di casa
Iscriviti a GQ su Twitter
Powered by FeedBurner


Blog Link










22/08/2019 @ 20.34.04
script eseguito in 766 ms