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 lady justice ... ... di Lunadicarta
 
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L'irriverenza è la paladina della verità se non la sua unica difesa.

Mark Twain
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 23/11/2008 @ 09:56:55, in Magistratura, linkato 1093 volte)
GIUSTIZIA: ANM, STOP AI TALK SHOW DURANTE I PROCESSI

(ASCA) - Roma, 21 nov - ''Stop ai talk show in tv quando c'e' un processo in corso''. Lo chiede il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, nel corso di un'intervista a Klaus Davi per Klauscondicio.

''Bisogna tutelare la liberta' di informazione - spiega Palamara - ma il processo mediatico e' un evento che rischia di suggestionare profondamente la realta', creando una sovrapposizione di piani rispetto al processo reale. Il mestiere che svolgiamo e' sicuramente difficile e suscita troppo spesso un interesse spasmodico dell'opinione pubblica, una degenerazione dell'audience. Sia ben chiaro: non si puo' sostituire il processo che si svolge in tribunale al processo che si svolge in uno studio televisivo. Da qui la mia proposta - conclude Palamara - sarebbe sempre opportuno sospendere i talk e i dibattiti in tv quando ci sono processi in corso''.

fdv/mcc/rob

Rassegna stampa ...

GIUSTIZIA: PALAMARA (ANM), I PM VIGILI LEGALITA' E CUSTODI DEMOCRAZIA
ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale - 21 nov 2008
(ASCA) - Roma, 21 nov - ''Il Pubblico ministero e' un vigile della legalita'. Non e' assolutamente vero che i Pm abbiano schemi di pensiero precostituiti. ...
GIUSTIZIA: ANM, STOP AI TALK SHOW DURANTE I PROCESSI
ASCA - Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale - 21 nov 2008
(ASCA) - Roma, 21 nov - ''Stop ai talk show in tv quando c'e' un processo in corso''. Lo chiede il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, ...
"Stop ai talk show durante i processi"
La Stampa - 21 nov 2008
«Stop ai talk in tv quando c'è un processo in corso». La proposta è del presidente nazionale dell’Anm, Luca Palamara, in un’intervista a Klaus Davi per ...
 
APPELLO DEI GIUDICI: «BASTA PROCESSI IN TV»
L'Agenda News - 21 nov 2008
Il presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati, Luca Palamara, auspica una legge che impedisca talk show e dibattiti televisivi sui dibattimenti in ...
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Di Loredana Morandi (del 23/11/2008 @ 09:53:01, in Sindacato, linkato 1039 volte)

Le guardie penitenziarie denunciano carenza di personale

Allarme sicurezza a palazzo di Giustizia:«In Tribunale si rischia la rivolta»

MILANO 21/11/2008 - «Ogni giorno in Tribunale rischiamo la rivolta: se qualche detenuto perde la testa e dà in escandescenze non possiamo garantire la sicurezza dei cittadini». La denuncia arriva dagli agenti della polizia penitenziaria, gli stessi agenti che ogni giorno trasportano i carcerati da San Vittore (e da Bollate) fino a Palazzo di Giustizia, e ritorno. «Siamo in 20, massimo 25 poliziotti e dobbiamo scortare 60 detenuti. Praticamente sono loro a scortare noi - racconta Nicolino Labella, segretario regionale del sindacato Sappe - ma nessuno sembra rendersi conto del pericolo». Il problema infatti è stato segnalato più e più volte ma non è cambiato nulla e «noi siamo costretti a lavorare lo stesso. Anche se è contro il regolamento - si sfoga un poliziotto del nucleo traduzioni di San Vittore - e prima o poi qualcosa succederà».

IN TRIBUNALE
Secondo le norme infatti ogni detenuto dovrebbe essere accompagnato da tre agenti. Dovrebbe, ma la realtà è che nei corridoi del Tribunale milanese tutto funziona al contrario e c’è una guardia ogni tre carcerati. Ieri, ad esempio, gli ammanettati erano 62 e le divise 20. Troppo poche per contenere eventuali rivolte, troppo poche per garantire sicurezza alle migliaia di persone che ogni giorno affollano Palazzo di Giustizia. «Basta che qualcuno prenda un ostaggio al settimo piano (quello dove ci sono gli uffici dei giudici, ndr) e succede una strage - continua un agente - non abbiamo abbastanza personale per fronteggiare situazioni di emergenza. E prima o poi l’emergenza ci piomberà addosso».

IL TRASPORTO
Le cose non vanno certo meglio nel tragitto tra la prigione e il Tribunale: sui bus vecchi e scassati in uso alla polizia penitenziaria vengono caricati anche 20 detenuti per volta, ma a sorvegliarli ci sono solo 5 poliziotti. «Tutto fila liscio finché non ci sono imprevisti - denuncia Labella - ma non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe accadere in caso di incidente stradale o di guasto del mezzo. Cinque guardie non riuscirebbero certo a controllare venti persone in mezzo alla strada».

La carenza di personale è una piaga che colpisce ormai da anni la polizia penitenziaria, ma «nelle ultime settimane la situazione è diventata esplosiva» spiega una guardia. E sempre più spesso sono i magistrati a dover attendere per ore e ore i detenuti “bloccati” nelle celle di sicurezza in attesa che qualche agente penitenziario si liberi. E in un Tribunale caotico come quello milanese posticipare di qualche ora un’udienza (o rinviarla) finisce col creare disagi a non finire. «Dieci anni fa le guardie erano 250 - spiega il rappresentante del Sappe - ora, tra tagli e distacchi al meridione, siamo rimasti in meno di 70. Nel 2006 il capo del personale ci aveva promesso di far rientrare 100 uomini distaccati al Sud, ma ad oggi non ne è rientrato nemmeno uno». E se la situazione non cambia gli agenti sono pronti a scendere in piazza e a manifestare, «perché nei corridoi del Tribunale e sui bus della polizia esiste una situazione allarmante, ma il pericolo viene continuamente sottovalutato».

Scritto da: Federica Mantovani
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Di Loredana Morandi (del 22/11/2008 @ 09:56:32, in Redazionale, linkato 1003 volte)




La Rete degli Artisti partecipa al lutto della Famiglia Curzi,
ed esprime il proprio cordoglio per la perdita dell'amico e compagno Sandro Curzi,
che ha dedicato la sua vita ad un giornalismo trasparente e privo di compromessi,
ma sempre aperto al dialogo.

Il suo operato rimarrà come esempio di professionalità e di coerenza politica.
Addio Sandro e grazie!

Rete Artisti contro le guerre

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Di Loredana Morandi (del 22/11/2008 @ 05:28:33, in Magistratura, linkato 1150 volte)

Cori, proteste e denunce nella prova per 500 posti da uditore giudiziario

Caos al concorso per magistrati
«Una farsa, la prova va annullata»

Sopra i banchi anche i vietatissimi codici «commentati» con il timbro del ministero che ne autorizza l'utilizzo

MILANO - Niente male per essere un concorso per futuri magistrati. Niente male, poi, per un concorso organizzato dal ministero della «Giustizia». Dentro le aule è entrato di tutto: fotocopie, fisarmoniche di carta con possibili tracce e, soprattutto, codici «irregolari», cioè «commentati». Eppure ugualmente approvati dai cancellieri durante i controlli con tanto di timbro del dicastero di via Arenula. Così si spiega la sollevazione generale mercoledì scorso da parte dei partecipanti. E la contestazione è andata avanti per almeno un'ora. Andiamo per ordine. (Guarda il video)

Tutti in coda (Silvano Del Puppo/Fotogramma)
Tutti in coda (Silvano Del Puppo/Fotogramma)
LA STORIA - Lunedì nei padiglioni della Fiera di Milano a Rho, iniziano le procedure della prova del concorso nazionale da magistrato. Partecipano 5.600 laureati in legge, per 500 posti da uditore giudiziario. Tutti hanno con se i testi che potranno poi consultare in aula. Ma prima devono superare il controllo. Cioè, un cancelliere di tribunale, quindi un esperto, verifica i loro libri. Controlla che siano realmente dei codici e che non vi siano infilati dentro dei fogli. Non deve esserci trascritto assolutamente nulla. Ma soprattutto il cancelliere deve controllare i volumi siano conformi al bando. Cioè dei semplici codici senza commenti. Due giorni di lavoro e code interminabili per fare questi controlli. Eppure cosa accade? Mercoledì, giorno della prova scritta, i futuri magistrati si ritrovano degli aspiranti colleghi con testi «fuorilegge» però con tanto di timbro del ministero della Giustizia.

LE DENUNCE - Intorno alle 18, quando è stato consentito ai candidati che lo desideravano di lasciare il padiglione, sono stati tanti quelli usciti furenti: «O i cancellieri sono incompetenti, e non si capisce perché il ministero si serva di loro, oppure sono in malafede», denuncia Marco che arriva da Napoli. «Io sono stata sottoposta ad un controllo che è durato dieci minuti. Non si spiega come sia possibile che quei volumi abbiano ottenuto il timbro ministeriale. Eppure, anche un bambino vedrebbe che il tomo pesa il doppio perché contiene dei commenti», urla Katia dalla Sicilia. Così è iniziata la sollevazione dei futuri magistrati. Con il coro «vergogna, vergogna» all'indirizzo della commissione d'esame. E dopo le proteste sono andati a denunciare i fatti in procura. Una cinquantina di ragazzi ha anche abbandonato il concorso: «È una farsa. Vogliamo che la prova venga annullata!», ci dice un giovane neolaureato che arriva da Genova. Alla fine, 21 espulsi il primo giorno e una cinquantina giovedì.

IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO - Venerdì mattina in tanti hanno rinunciato alla prova. E si chiedevano come mai il presidente della commissione, Antonio Gialanella, nominato appena 14 giorni prima della prima della prova, dopo appena una settimana ha lasciato l'incarico: «Forse il suo telefono era diventato rovente», afferma un futuro magistrato che vuole restare anonimo (sic!). «Una settimana a Milano per fare il concorso, ho speso 1000 euro tra albergo e viaggio, e devo assistere ad un simile spettacolo». Molti poi contestano che il concorso si tenga nella sede unica di Milano quando negli anni passati si teneva anche a Roma. Giovanni da Catania è lapidario: «Forse qualcuno della Lega vuole penalizzare la maggioranza dei concorrenti che arriva dal sud?». Ma questa è un'altra polemica.

Nino Luca - aluca@corriere.it
21 novembre 2008 (ultima modifica: 22 novembre 2008)

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Di Loredana Morandi (del 22/11/2008 @ 04:25:14, in Sindacato, linkato 1122 volte)
2008-11-22 11:49
E' MORTO SANDRO CURZI

ROMA - E' morto questa mattina a Roma dopo una lunga malattia Sandro Curzi. Aveva 78 anni, essendo nato a Roma il 4 marzo 1930. Militante del Partito Comunista, poi Rifondazione Comunista con Fausto Bertinotti, Curzi è stato storico direttore del Tg3 alla fine degli anni '80, poi direttore del quotidiano di Rifondazione Comunista ''Liberazione". Attualmente era consigliere d'amministrazione della Rai.

Alessandro Curzi detto Sandro era dal 2005 consigliere Rai, di cui per tre mesi - in attesa della nomina del presidente da parte della Commissione di Vigilanza - e' stato anche presidente, in quanto consigliere anziano. Curzi aveva diretto dal 1987 al 1993 il Tg3.

Nel primo pomeriggio sarà allestita in Campidoglio, a Roma, la camera ardente. Sarà aperta dalle 17 alle 20 e domani dalle 10 alle 18. Lunedì riaprirà alle 9 e alle 11:30 si terrà la cerimonia laica.


2008-11-22 10:03
Curzi, dalla Resistenza a Telekabul


Resistente a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Alessandro Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni '90. Il suo impegno politico si e' svolto all'interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull'Unità "clandestina" per raccontare l'assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci 'Gioventu' nuovà, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione.

Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il '47 e il '48 lavora al settimanale 'Pattuglia' insieme a Gillo Pontecorvo e, nel '49, a la 'Repubblica d' Italià fino a diventare capo redattore di 'Gioventu' nuovà, diretta da Enrico Berlinguer. Inviato nel '51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell'alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel '56 fonda 'Nuova generazioné e nel '59 passa all'Unità, organo del Pci per il quale l'anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell'indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah. Dopo essere stato direttore dell'Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni '60 collabora fra l'altro alla crescita della radio 'Oggi in Italia' che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d'Europa da emigranti italiani.

La stagione più calda, quella del '68 e poi dell'autunno del '69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni '70, Curzi la seguì da vice direttore di 'Paese Sera'. Dalla metà degli anni '70 arriva l'impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l'assunzione di giornalisti di 'chiara fama' disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli. Nel '76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, da' vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste 'scopre' Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma 'Samarcanda'.

Diventa direttore del Tg3 nel 1987 dando a quel telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica. Soprannominato per questo, dagli avversari politici, 'Telekabul' (dalla capitale dell'Afghanistan occupata dall'Urss negli anni '70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco piu' di 300 mila ai 3 milioni del '91) e autorevolezza.

Nel '92 pubblica con Corradino Mineo il libro 'Giu' le mani dalla Tv' (Sperling e Kupfer) e nel '93, in contrasto con il nuovo consiglio d'amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Dematté), si dimette. Passa prima a dirigere il Tg dell'allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione. Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d'amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli. Comunista e antifascista convinto, politico abile, Curzi si é spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all'astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà.

Tra le sue esperienze va ricordata nel '94 la pubblicazione del libro 'Il compagno scomodò (Mondadori) e nel '95 una curiosa partecipazione al Festival di Sanremo dove canta nel gruppo 'La riserva indianà col nome, palesemente autoironico per chi era stato soprannominato Kojak, di grande capo Vento nei Capelli, eseguendo la canzone 'Troppo sole'. Era sposato dal 1954 con Bruna Bellonzi, anch'essa giornalista. Era padre di Candida Curzi, giornalista dell'ANSA.

Ansa
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Associazione Nazionale Magistrati



MISSIVA AL RELATORE SPECIALE PER I DIRITTI UMANI DELLE NAZIONI UNITE



Illustre signor Relatore,

ancora una volta sentiamo il dovere di segnalare la difficile situazione della magistratura italiana. Già in varie occasioni l’ufficio del Relatore speciale per l’indipendenza della magistratura e dell’avvocatura ha avuto modo di prestare attenzione sulle vicende italiane e, in particolare, sui rischi di riduzione dell’indipendenza dei giudici ad opera del potere dell’esecutivo e della maggioranza di governo.

In particolare ricordiamo che il precedente Rapporteur, Dato Param Cumanaraswamy, aveva svolto una approfondita missione in Italia nel 2002, al termine della quale aveva pubblicato una Relazione nella quale definiva  fondati i timori per l'indipendenza della magistratura determinati dagli attacchi ai giudici e pubblici ministeri.

Inoltre Lei, in qualità di Relatore speciale sull’indipendenza dei giudici e avvocati della Commissione sui Diritti Umani delle Nazioni Unite, in una lettera inviata all’allora Presidente Ciampi il 15 dicembre 2004, scrisse:  “Le riforme rappresentano una preoccupante limitazione delle garanzie di indipendenza che, per più di una decade, sono state considerate la caratteristica principale del potere giudiziario italiano, che hanno conferito all’Italia un invidiabile prestigio internazionale ed autorità morale e sono servite da modello per altri paesi”.

Il Suo intervento, con quella lettera e con le dichiarazioni rese nel suo successivo soggiorno in Italia, ebbe grande risonanza  ed infine le parti più pericolose per l’indipendenza della magistratura di quella riforma furono modificate.  In particolare Ella espresse apprezzamento per il modello italiano di garanzia della indipendenza della magistratura, incentrato sul Consiglio superiore della magistratura.

Negli ultimi mesi  in Italia si sono riproposti in diverse occasioni duri attacchi alle decisioni della magistratura da parte di esponenti politici e dello stesso Primo Ministro. Ed ancora una volta si discute di  proposte dirette a modificare la composizione e le attribuzioni del Csm, in modo tale, a nostro avviso,  da sminuirne il ruolo di garanzia dell’indipendenza della magistratura.

Nello stesso tempo dobbiamo segnalare che il male principale della giustizia italiana, la lentezza delle procedure, si è ancora aggravato, come è testimoniato anche da numerose sentenze di condanna dell’Italia da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo. Il Ministro della Giustizia, che secondo la costituzione italiana  (art. 110)  è il responsabile per l’organizzazione della giustizia   e per lo stanziamento di bilancio, mentre ha accettato riduzioni del bilancio destinato alla giustizia, non ha finora posto in essere misure dirette a migliorare la efficienza del sistema.

L’Associazione Nazionale Magistrati, che rappresenta il 95% dei magistrati italiani, ha espresso la viva preoccupazione per gli attacchi alla indipendenza dei magistrati; ha anche avanzato al Ministro, finora senza alcun esito, proposte dirette al miglioramento della organizzazione giudiziaria e alla semplificazione delle procedure.

L’ANM, organismo della rappresentanza professionale dei magistrati italiani) auspica vivamente una Sua nuova visita in Italia e confida di poterLa incontrare quanto prima per illustrarLe direttamente i motivi di  grande allarme e preoccupazione per quanto sta accadendo nel nostro paese.

Con i sensi della massima considerazione,

Il Presidente Luca Palamara  
Il Segretario Generale Giuseppe Cascini
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Di Loredana Morandi (del 21/11/2008 @ 08:47:09, in Magistratura, linkato 1237 volte)
APCOM - 19 Nov 2008 19:20

Giustizia/ Anm fa appello all'Onu: allarme per attacchi premier

Lettera a relatore speciale per diritti umani: venga in Italia


Roma, 19 nov. (Apcom) - Troppi attacchi alle decisioni dei giudici da parte delle forze politiche, a cominciare dal presidente del Consiglio, c'è "grande allarme e viva preoccupazione" per "la difficile situazione della magistratura italiana". Un clima tale da spingere i vertici dell'Anm a prendere carta e penna per segnalare il 'caso Italia' al relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite, Leandro Despouy, invitandolo a venire di nuovo nel nostro Paese per verificare "quanto sta accadendo". L'iniziativa è stata decisa oggi dalla giunta del 'sindacato delle toghe'. A firmare la lettera sono il presidente Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini.

L'Anm ricorda che "già in varie occasioni l'ufficio del Relatore speciale per l'indipendenza della magistratura e dell'avvocatura ha avuto modo di prestare attenzione sulle vicende italiane e, in particolare, sui rischi di riduzione dell'indipendenza dei giudici ad opera del potere dell'esecutivo e della maggioranza di governo". Il richiamo è soprattutto alla missione che nel 2002 portò in Italia "il precedente Rapporteur, Dato Param Cumanaraswamy", che al termine pubblicò "una Relazione nella quale definiva fondati i timori per l'indipendenza della magistratura determinati dagli attacchi ai giudici e pubblici ministeri". Ma anche ad una lettera, datata 2004, che lo stesso Despouy inviò all'allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi sostenendo che le riforme messe in campo rappresentavano "una preoccupante limitazione delle garanzie di indipendenza". Dichiarazioni, ricorda l'Anm, che ebbero "grande risonanza": "Le parti più pericolose per l'indipendenza della magistratura di quella riforma furono modificate".

Ma ora "si sono riproposti in diverse occasioni duri attacchi alle decisioni della magistratura da parte di esponenti politici e dello stesso primo ministro", fa notare l'Anm nella lettera al rappresentante dell'Onu, sottolineando che "ancora una volta si discute di proposte dirette a modificare la composizione e le attribuzioni del Csm, in modo tale, a nostro avviso, da sminuirne il ruolo di garanzia dell'indipendenza della magistratura". Tutto ciò mentre "il male principale della giustizia italiana, la lentezza delle procedure, si è ancora aggravato", segnalano ancora Palamara e Cascini.

A Despuoy l'Anm spiega di aver espresso "viva preoccupazione per gli attacchi alla indipendenza dei magistrati" e di avere avanzato al ministro della Giustizia, "finora senza esito, proposte dirette al miglioramento della organizzazione giudiziaria e alla semplificazione delle procedure".

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“Il Giornale” edizione giovedì 20 novembre 2008

E le toghe chiedono aiuto all'Onu

di Gabriele Barberis

Sembra quasi la parodia di un appello drammatico, un collaudato genere umoristico basato sulla sproporzione tra l’offesa ricevuta e il tenore della denuncia effettuata. Il parroco che scrive al Papa perché non gli tornano i conti delle elemosine, il sindaco di un paesello che si rivolge alla Corte di giustizia dell’Aia per un paio di insulti volati in consiglio comunale. E invece le agenzie di stampa erano normalmente serie nell’annunciare una lettera inviata all’Onu dall’Associazione nazionale magistrati per chiedere tutela dei vari attacchi subiti dai giudici, «a cominciare dal presidente del Consiglio». Serio, anzi drammatico, il contenuto della missiva. Serio, anzi serioso, il primo firmatario Luca Palamara sostenuto dal segretario Giuseppe Cascini.

La segnalazione del «caso Italia» al relatore speciale per i diritti umani delle Nazioni Unite svolazza oltre Oceano come un appello da fortino assediato, quasi come l’ultimo appello di Radio Praga spento nel ’68 dall’invasione dei carri sovietici. «Grande allarme e viva preoccupazione per la difficile situazione della magistratura italiana», scrive l’accigliato Palamara. I suoi associati lo tengono in alta considerazione, altri un po’ meno. «Lei con quella faccia e quel cognome mi ricorda solo una marca di tonno» lo apostrofò pochi mesi fa uno strainsolente Francesco Cossiga dinanzi a un’atterrita Maria Latella a SkyTg24 Pomeriggio. Qualcuno potrà sorridere dinanzi ai toni melodrammatici usati nella lettera all’Onu. Loro, Palamara e Cascini, non ci pensano neppure. Chissà quale concitazione e quale nobiltà d’animo li ha pervasi mentre smanettavano su Internet per individuare il destinatario della loro missiva. Magari hanno scartato subito il segretario generale Ban Ki Moon temendo tempi lunghi per la risposta, ma certamente la scelta finale non è stata all’insegna dell’arrendevolezza. «Dai, dai, scriviamo a Leandro Despouy», si saranno detti con la voce rotta da una lieve tachicardia emotiva mentre si davano di gomito.

Lui, questo avvocato sudamericano sicuramente autorevole quanto sconosciuto ai più, sì che s’intende di soprusi e abusi da ergastolo. È nato in Argentina, terra violata da feroci giunte militari, ma soprattutto potrà far valere la sua esperienza di relatore speciale sui diritti calpestati dell’umanità. L’ultima pratica di cui si è occupato riguarda il carcere di Guantanamo, la base navale Usa riempita per cinque anni di terroristi islamici e presunti sterminatori di massa. Lui, l’avvocato Despouy, sì che potrà veramente intervenire per porre fine a questa persecuzione di magistrati italiana ordita da «esponenti politici e dallo stesso primo ministro». Lo implorano di venire in Italia, prima possibile, anzi subito. Al diavolo le sue inchieste su dittature tribali, regimi sanguinari, dissidenti torturati con le scariche elettriche in tutto il mondo. Il relatore Onu prenderà il suo bell’aereo e dalla civilissima New York si troverà immerso in un regime che ha sostituito le toghe nere con le tute arancioni dei detenuti di Guantanamo. E cercherà di affrontare quel persecutore del premier, un tiranno da fermare al più presto. In effetti l’avvocato Despouy un rischio concreto lo affronterà davvero nel nostro Paese: quello di farsi accogliere con un «cucù».

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Se i magistrati italiani si appellano all'Onu qualcosa di serio non va
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Di Loredana Morandi (del 21/11/2008 @ 08:42:00, in Magistratura, linkato 1009 volte)
MAGISTRATURA INDIPENDENTE

COMUNICATO STAMPA – 20 NOVEMBRE 2008

Magistratura Indipendente esprime il proprio totale dissenso per l’iniziativa dei responsabili dell’A.N.M. di fare appello all’ONU contro il Governo italiano, con una iniziativa che incrina la credibilità a livello internazionale del nostro paese e che appare del tutto inopportuna in un momento in cui la solidità e la capacità di dialogo delle istituzioni rappresentano il presupposto indispensabile per il rilancio dell’economia e del sistema politico italiano.

Si appella al Presidente della Repubblica perché si faccia promotore di una iniziativa che, attraverso la creazione di un tavolo di concertazione istituzionale, sottragga, finalmente, il dibattito sulla giustizia all’occasionalità degli interventi politici, permettendo di realizzare una riforma della giustizia italiana conforme ai valori della Costituzione Repubblicana e alle non più eludibili esigenze dei cittadini.

Riafferma la necessità di sottrarre la magistratura e la giustizia ad ogni tipo di strumentalizzazione politica, restituendole dignità e possibilità di operare con efficienza ed equilibrio.

Rammenta, ancora una volta, la difficilissima situazione umana e professionale di tutti quei magistrati, costretti ad operare in situazioni di totale disagio e privi di risorse, che, silenziosamente, adempiono ogni giorno al loro dovere.
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ANM - sezione di Caltanissetta


Caltanissetta, 20 novembre 2008

Nei giorni scorsi dal mondo imprenditoriale e dal mondo sindacale sono venuti segnali di attenzione riguardo i problemi del distretto della Corte di Appello di Caltanissetta; anche esponenti del mondo politico di vario schieramento hanno mostrato eguale sensibilità, specie dopo le iniziative della locale sezione dell'ANM.

I magistrati che operano nel distretto ritengono che il proprio prestigio deriverà dalla funzionalità del servizio che rendono sul territorio. In questo senso negli ultimi anni hanno profuso elevato impegno, conseguendo risultati di cui molti hanno dato loro atto e che sono stati numericamente dimostrati dall'abbattimento drastico dei procedimenti arretrati, dalla riduzione media dei tempi di definizione dei procedimenti, dal fatto che la Corte di Appello di Caltanissetta è risultata a livello nazionale tra quelle con la maggiore percentuale di processi conclusi rispetto a quelli pendenti.

Questi passi avanti, peraltro non ancora sufficienti a far fronte a tutte le domande di giustizia del territorio, possono essere vanificati dalla situazione attuale di scopertura degli uffici, più volte denunciata dall'ANM e rispetto alla quale le iniziative sinora adottate dal Governo e dal CSM potrebbero rivelarsi insufficienti.

Il fatto che l'opinione pubblica del distretto abbia consapevolezza di questi problemi e che si adottino iniziative sul tema è motivo di conforto per i magistrati che operano nel distretto e costituisce per loro ulteriore stimolo per continuare a fare fino in fondo il loro dovere.

IL PRESIDENTE DELLA GIUNTA
DELL'ANM DI CALTANISSETTA

Dott. Giovanbattista Tona
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LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI
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A.N.M. - sez. ligure
Comitato per lo Stato di diritto
MEDEL
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Giorgio Guerello (Presidente del Consiglio Comunale) - Saluto e introduzione

INTERVENTI:

Valerio Onida
Presidente emerito della Corte costituzionale - Docente di diritto costituzionale all'Università di Milano
"La tutela dei diritti fondamentali fra diritto interno e diritto internazionale"

Vito Monetti
Sost. proc. gen. presso la Corte di Cassazione - Presidente di Medel
"Le carte dei diritti dalla Dichiarazione Universale al Trattato di Lisbona"

Stefano Pratesi
Vice presidente di Amnesty International, sezione italiana
"La relazione annuale di Amnesty sullo stato dei diritti umani in Italia"

Nando dalla Chiesa
Consulente per la Promozione della Città, Grandi Eventi, Progetti Culturali

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26 novembre 2008 Città dei diritti Genova

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