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 .. mare ..... di Lunadicarta
 
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La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia.

Thomas Mann
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 12:59:41, in Politica, linkato 1043 volte)
CATANZARO: CASO DE MAGISTRIS, PROCURA GENERALE BLOCCA SEQUESTRO DOCUMENTI

Catanzaro, 4 dic. (Adnkronos) - La Procura Generale di Catanzaro ha bloccato con un provvedimento il sequestro degli atti che martedi' era stato disposto dalla Procura di Salerno che sta indagando sul caso dell'ex pm Luigi De Magistris in relazione alle inchieste Why not e Poseidone. Da quanto si apprende, il Pg Enzo Jannelli avrebbe firmato l'atto e sette avvisi di garanzia nei confronti dei colleghi salernitani. Sui particolari c'e' stretto riserbo. Uscendo dal Palazzo di Giustizia, Jannelli ha ribadito che l'ufficio ha sempre lavorato nel rispetto della legalita' e i magistrati si sono ritenuti offesi dall'inchiesta della Procura di Salerno. (Ink/Gs/Adnkronos) 04-DIC-08 16:10

CATANZARO: CASO DE MAGISTRIS, AVVOCATI PROCLAMANO SCIOPERO DI 3 GIORNI

Catanzaro, 4 dic. - (Adnkronos) - L'ordine degli avvocati di Catanzaro ha proclamato uno sciopero di tre giorni per protestare sulla vicenda che ha investito la Procura del capoluogo di regione. A partire da domani e poi ancora il 9 e l'11 dicembre gli avvocati si asterranno dalle udienze tra le 11 e le 11.30. Contestualmente chiederanno di allegare ai verbali delle udienze in cui sono impegnati il documento espresso dal Consiglio dell'ordine in cui esprimono ''sconcerto, preoccupazione e apprensione per l'iniziativa dei pm di Salerno''. (Ink/Pn/Adnkronos) 04-DIC-08 20:05

CATANZARO: QUIRINALE, GRAVE PREOCCUPAZIONE PER ASPRO CONTRASTO FRA PROCURE


Roma, 4 dic. (Adnkronos) - "L'iniziativa assunta dalla Procura generale di Catanzaro a seguito del sequestro di suoi atti processuali disposto dalla Procura della Repubblica di Salerno ha introdotto elementi di ulteriore, grave preoccupazione sul piano delle conseguenze istituzionali, configurando un aperto, aspro contrasto tra Uffici giudiziari". E' quanto sottolinea una nota del Quirinale, a proposito dei recenti eventi legati al caso De Magistris. Pertanto, il Segretario generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra -che aveva gia' richiesto, "su incarico del Capo dello Stato, nell'esercizio delle sue funzioni di garanzia, ogni utile informazione sulla vicenda al Procuratore generale di Salerno"- ha rivolto analoga richiesta al Procuratore generale di Catanzaro. "Specifiche iniziative dirette a superare la paralisi della funzione processuale, ripristinando le condizioni per il pieno esercizio della giurisdizione -si specifica poi nella nota del Quirinale- restano affidate agli organi di vertice dell'ordine giudiziario, nell'ambito delle attribuzioni previste dalle disposizioni vigenti". (Bon/Gs/Adnkronos) 04-DIC-08 19:37

Napolitano chiede atti anche alla procura calabrese
(Bon /Gs/Adnkronos) 04-DIC-08 19:33


CATANZARO: COSSIGA, COMPETENZA NON SPETTA A CAPO STATO NE' A CSM

Roma, 4 dic. - (Adnkronos) - ''Ho grande rispetto e nutro un'antica amicizia nei confronti di Giorgio Napolitano, come politico e capo dello Stato, e, cosa che conta molto di piu', come persona. Ho molto meno rispetto e stima per una parte della magistratura ordinaria e per il Consiglio superiore della magistratura, strana istituzione che dobbiamo alla poca esperienza istituzionale democratica dei cattolici dell'Assemblea Costituente contro la volonta' del Pci; e non ne ho nessuno, salvo qualche eccezione, per l'Associazione nazionale magistrati. Percio' forse diro' cose che non sembreranno coerenti con la mia linea''. Lo scrive in una nota il senatore a vita Francesco Cossiga, parlando della guerra delle Procure tra Catanzaro e Salerno, alla luce della preoccupazione espressa dal capo dello Stato sul caso De Magistris. Il presidente emerito della Repubblica sottolinea che ne' il Colle, ne' il Csm ''sono competenti a occuparsi di queste vicende''. Continua Cossiga: ''Comprendo tutta la gravita' di quanto sta avvenendo negli uffici giudiziari, o per essere piu' esatti, negli uffici delle Procure della Calabria e di Salerno: una 'guerra' che da un certo punto di vista e' una garanzia per gli spazi di liberta' dei cittadini!Certo -avverte- cio' puo' avvenire solo in Italia a causa della 'Repubblica dei procuratori': non in Francia, negli Stati Uniti, nel Bund e nei Lander germanici, poiche' in quei Paesi le procure sono gerarchizzate e vi e' un Procuratore Generale che mantiene l'ordine! Ma in Italia non e' cosi'! E i magistrati inquirenti hanno lo stesso status dei magistrati giudicanti''. (Pol/Pn/Adnkronos) 04-DIC-08 18:57

CATANZARO: BERLUSCONI, CREDO CHE CSM INTERVERRA'


Roma, 4 dic. (Adnkronos) - ''Credo che il Csm si appresti a intervenire, perche' sono cose che non dovrebbero accadere''. Cosi', durante la presentazione del logo del G8 alla Maddalena, il premier Silvio Berlusconi risponde a una domanda sulla guerra delle Procure tra Catanzaro e Salerno e sulla preoccupazione espressa dal capo dello Stato sul caso De Magistris. (Leb/Gs/Adnkronos) 04-DIC-08 18:24

CATANZARO: VELTRONI, BENE INIZIATIVA NAPOLITANO SOLIDALI CON MANCINO

Roma, 4 dic. - (Adnkronos) - ''Intendo manifestare piena solidarieta' e stima al vicepresidente del Csm Nicola Mancino, che ha svolto e svolge il suo alto e difficile incarico con equilibrio e senso delle istituzioni, in questo momento in cui e' oggetto di una fuga di notizie incontrollata e priva di qualsiasi riscontro. L'autorita' giudiziaria svolga fino in fondo il suo lavoro ma lo faccia con equilibrio e in modo da salvaguardare la segretezza delle indagini impedendo cosi' la delegittimazione dell'operato delle persone, delle istituzioni e anche della magistratura. E va sottolineata l'importante solidarieta' giunta al vicepresidente Mancino dall'intero Csm". Lo dice il segretario del Pd Walter Veltroni. "Per tutti questi motivi -aggiunge- appare importante e positiva l'iniziativa assunta dal presidente Napoletano, che ha chiesto chiarimenti alla Corte d'Appello di Salerno. Questo al fine di garantire, come e' nei suoi compiti istituzionali, il regolare funzionamento dell'attivita' giudiziaria oggi messo in forse e la totale trasparenza e correttezza delle iniziative della magistratura, specie in presenza di atti d'indagine che presentano, come dice il Quirinale, 'aspetti di eccezionalita', con rilevanti implicazioni di carattere istituzionale'". (Red-Pol/Pn/Adnkronos) 04-DIC-08 17:32

CATANZARO: CASTELLI, NAPOLITANO FERMI GUERRA PER BANDE

Roma, 4 nov. - (Adnkronos) - "Il presidente Napolitano fermi immediatamente quella che rischia di diventare una guerra per bande. A prescindere da chi abbia ragione, e' evidente che l'unica considerazione da fare e' che la magistratura calabrese va profondamente rinnovata''. Lo dice il senatore della Lega Robero Castelli, sottosegretario alle Infrastrutture ed ex ministro della Giustizia. (Red-Pol/Pn/Adnkronos) 04-DIC-08 17:01

E' iniziata la strumentalizzazione ...
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Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 12:02:31, in Magistratura, linkato 1136 volte)

Catanzaro risponde all'inchiesta dei colleghi inquisendo sette magistrati di Salerno
Il presidente della Repubblica interviene sul caso dell'ex pm: "Vicenda senza precedenti"

De Magistris, guerra tra Procure
Napolitano chiede atti ai giudici

Anm preoccupata: "In gioco la credibilità della funzione giudiziaria"

Mancino sui presunti rapporti con Saladino: "Non l'ho mai chiamato"
ROMA - Sul caso De Magistris, interviene il presidente della Repubblica. Con una richiesta al procuratore generale di Salerno e a quello di Catanzaro, Giorgio Napolitano, che è anche presidente del Csm, chiede gli atti dell'indagine condotta dalla procura campana sulle presunte illegalità commesse dagli uffici giudiziari di Catanzaro nel sottrarre all'ex pm le indagini Why not e Poseidone.

Pg di Catanzaro: "Provvedimento eversivo". All'inchiesta di Caserta, risponde dura la procura di Catanzaro che annuncia di aver messo sotto inchiesta sette magistrati campani: "L'atto della procura di Salerno - ha detto il pg di Catanzaro Enzo Jannelli - è finalizzato alla destabilizzazione e all'eversione dell'istituzione dello Stato. Un attacco inaudito all'esercizio giurisdizionale così come non era mai accaduto nella storia. Si è cercato di espropriare un processo in corso a questa Procura".

Anm: "Sgomenti. In gioco la credibilità". Una bufera che preoccupa l'Associazione nazionale magistrati "sgomenta per quanto sta accadendo". "Ciò che è in gioco è la credibilità della funzione giudiziaria", ha detto il presidente dell'Anm Luca Palamara e il segretario Giuseppe Cascini. "Ci sarà tempo per una compiuta valutazione del merito delle singole vicende. Ma in questo delicato momento non possiamo che chiedere a tutti il massimo senso delle istituzioni e il rigoroso rispetto delle regole".

"Implicazioni di carattere istituzionale". "E' una vicenda senza precedenti" è scritto nella lettera che il Segretario generale della presidenza della Repubblica, a nome di Napolitano, ha inviato al procuratore generale presso la Corte di appello di Salerno Lucio Di Pietro. Una scelta dirompente, quella del presidente della Repubblica, giustificata solo da quella che lui stesso giudica una vicenda che presenta aspetti di eccezionalità con rilevanti, gravi implicazioni di carattere istituzionale, "primo tra tutti quello di determinare la paralisi della funzione processuale".

Di Pietro: riserve sulla scelta di Napolitano. Comportamento, quello del presidente Napolitano, che ha trovato critico solo il leader dell'Italia dei Valori Antonio Di Pietro: "Con il dovuto rispetto istituzionale, ma si rischia la criminalizzazione preventiva e preconcetta dell'attività di indagine che sta svolgendo la procura di Salerno", ha detto l'ex pm.

Inquisite sette toghe campane. A due giorni dalle perquisizioni negli uffici giudiziari di Catanzaro, dopo le dichiarazioni del procuratore generale che giudica l'indagine sui suoi uffici un vilipendio e gli accertamenti ordinati dal ministro della Giustizia Angelino Alfano, è guerra tra Procure. Se Salerno indaga i colleghi di Catanzaro, il Pg calabrese risponde annunciando che sette magistrati di Salerno, tra cui il capo della Procura, sono inquisiti per abuso d'ufficio ed interruzione di pubblico servizio. Secondo i magistrati calabresi, sequestrare atti di inchieste tuttora in corso comporta un inevitabile blocco dell'attività di indagine.

Berlusconi: La guerra tra procure deve finire. "Sono cose che non devono accadere", ha detto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi riferendosi alla guerra tra le procure di Catanzaro e Salerno. "Su ciò che sta avvenendo nella magistratura, credo che il Csm si appresti ad intervenire".

"Trasferimento ingiusto". Nelle 1.700 pagine del decreto di perquisizione notificato ieri l'altro agli uffici giudiziari di Catanzaro, dove fino all'anno scorso lavorava Luigi De Magistris, la procura di Salerno sospetta che il trasferimento al Tribunale di Napoli dell'ex pm sia stato "ingiusto", giustificato solo dal desiderio di impedirgli di proseguire le indagini in cui erano rimasti coinvolti l'ex Guardasigilli Clemente Mastella e l'ex premier Romano Prodi.

Mancino: "Lascerò se screditato". Reagisce alle indiscrezioni sull'indagine di Salerno anche il vicepresidente del Csm chiamato in causa dai magistrati campani che gli attribuiscono presunti rapporti con Antonino Saladino, ex presidente della Compagnia delle Opere in Calabria, al centro delle inchieste Why Not e Poseidone. Mancino, che ha raccolto la solidarietà dei colleghi del Csm, minaccia le dimissioni: "Sono pronto a lasciare se sarò screditato".

"Non fui io a chiamare". Dai tabulati telefonici acquisiti da De Magistris, è risultato che da un numero di telefono in uso al vicepresidente del Csm, il 30 aprile 2001 partì una telefonata verso il cellulare di Saladino. Mancino però nega che sia stato lui a telefonare. Nonostante siano trascorsi sette anni, il vicepresidente del Csm è riuscito a ricostruire con precisione la giornata grazie alle sue agende: "Fu un mio collaboratore a telefonare", Angelo Arminio, allora nello staff della mia segreteria. Con Saladino - ripete Mancino - non ho mai avuto rapporti".

(La Repubblica 4 dicembre 2008)

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Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 10:33:13, in Magistratura, linkato 1343 volte)
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Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 10:29:50, in Sindacato, linkato 1009 volte)

Non so se l'altro giorno vi sia capitato di guardare la foto scattata al Quirinale, in occasione degli auguri del Capo dello Stato. Da sinistra a destra, in piedi: Giorgio Napolitano, 82 anni; Franco Marini, 74 anni; Fausto Bertinotti, 67 anni; Romano Prodi, 68 anni; Silvio Berlusconi, 71 anni. Per non parlare dei senatori a vita che in Senato stampellano un esecutivo assolutamente all'altezza del precedente: nel senso che non si capisce quale sia il peggiore.
Come avrebbe detto Gassmann, hanno un grande avvenire dietro le spalle.

Il problema è il presente.

di Xavier Jacobelli

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Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 10:19:55, in Politica, linkato 1187 volte)
"UNA VICENDA SENZA PRECEDENTI"

Napolitano: voglio tutta la verità su De Magistris

Secondo il capo dello Stato, gli atti compiuti dai pm di Salerno nei confronti di magistrati di Catanzaro sollevano “inquietanti interrogativi” e si tratta di “una vicenda senza precedenti”. Sette magistrati della Procura di Salerno sono ora indagati dalla Procura generale di Catanzaro.

Roma, 4 dicembre 2008 - Gli atti compiuti dai pm di Salerno nei confronti di magistrati di Catanzaro sollevano “inquietanti interrogativi”. Si tratta di “una vicenda senza precedenti” che “presenta aspetti di eccezionalità, con rilevanti, gravi implicazioni di carattere istituzionale”. E’ sulla base di queste considerazioni che il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha deciso di intervenire per chiedere al procuratore generale presso la Corte d’appello di Salerno, Lucio Di Pietro, di poter avere al più presto “ogni notizia e, ove possibile, ogni atto utile” a conoscere la vicenda.

Una richiesta che, su incarico del presidente Napolitano, ha trasmesso al pg il segretario generale della Presidenza della Repubblica Donato Marra. “La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Salerno - scrive Marra nella lettera inviata, il cui testo è stato diffuso dal Quirinale - ha effettuato ieri perquisizioni e sequestri nei confronti di magistrati e uffici della Procura Generale presso la Corte di appello di Catanzaro e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di quella città. Tali atti di indagine, anche per le forme e modalità di esecuzione, hanno avuto vasta eco sugli organi di informazione, suscitando inquietanti interrogativi”.

”Inoltre, in una lettera diretta al capo dello Stato, il procuratore generale di Catanzaro - prosegue Marra - ha sollevato vive preoccupazioni per l’intervenuto sequestro degli atti del procedimento cosiddetto ‘Why Not’ pendente dinanzi a quell’ufficio, che ne ha provocato la interruzione. Tenendo conto di tutto ciò, il Presidente Napolitano mi ha dato incarico di richiederLe la urgente trasmissione di ogni notizia e - ove possibile - di ogni atto utile a meglio conoscere una vicenda senza precedenti, che - prescindendo da qualsiasi profilo di merito - presenta aspetti di eccezionalità, con rilevanti, gravi implicazioni di carattere istituzionale, primo tra tutti quello di determinare la paralisi della funzione processuale cui consegue - come ha più volte ricordato la Corte costituzionale (tra le altre, con le sentenze e le ordinanze n. 10 del 1997, 393 del 1996, 46 del 1995) - la ‘compromissione del bene costituzionale dell’efficienza del processo, che è aspetto del principio di indefettibilità della giurisdizione’”.

L'INCHIESTA

Sette magistrati della Procura di Salerno, fra cui il procuratore capo Apicella, scrive l'Ansa, sono indagati dalla Procura generale di Catanzaro, nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla Procura generale di Catanzaro relativa al sequestro della documentazione delle indagini Why Not e Poseidone eseguito martedi’ scorso dai magistrati campani a Catanzaro.

Oltre al sequestro degli atti delle due inchieste, i pm della Procura di Salerno hanno eseguito anche numerose perquisizioni nei confronti di magistrati della Procura generale e della Procura di Catanzaro.
L’inchiesta della Procura di Salerno e’ scaturita dalle denunce fatte dall’ex pm di Catanzaro, Luigi De Magistris (NELLA FOTO), circa l’avocazione dell’inchiesta Why Not da parte della Procura generale.

Quotidiano.net

La Scheda

Il caso De Magistris

L’inchiesta che ha portato in Calabria diversi magistrati della Procura della Repubblica di Salerno, carabinieri e poliziotti per l’esecuzione di perquisizioni e sequestri, nonchè notifiche di avvisi di garanzia a carico, fra gli altri, di diversi magistrati in servizio a Catanzaro, ha per oggetto anche le due vicende della revoca dell’assegnazione del procedimento cosiddetto "Poseidone" all’allora pm Luigi De Magistris, nonchè l’avocazione allo stesso del pm dell’altra inchiesta denominata "Why not", e le relative archiviazioni di alcuni degli indagati eccellenti coinvolti nei due casi. Secondo la Procura di Salerno, "la sottrazione dei procedimenti Poseidone e Why Not all’allora pm De Magistris e la loro successiva gestione è servita a fermare il predetto magistrato, danneggiare lui, consulenti tecnici e persone informate sui fatti, ostacolare le inchieste, smembrarle, disintegrarle e favorire taluni indagati".

Di qui il coinvolgimento nell’inchiesta di Salerno anche di diversi magistrati in servizio a Catanzaro.
L’inchiesta Poseidone venuta alla luce nel 2005 e partita da presunti illeciti nella gestione dei fondi per l’emergenza ambientale in Calabria, si era via via allargata fino a ricomprendere settori e attività diversi con il comune denominatore di presunti intrecci, "colleganze affaristiche - scriveva all’epoca De Magistris - tra società e persone riconducibili, anche indirettamente, ad amministratori pubblici facenti parte di opposti schieramenti, in tal modo delineandosi un controllo di fette rilevanti di spesa pubblica".

Il caso Poseidone scoppiava, più precisamente, il 16 maggio 2005, con la notifica di 12 avvisi di garanzia: fra gli indagati l’ex presidente della Regione Calabria nonchè ex commissario per l’emergenza ambientale, Giuseppe Chiaravalloti; l’ex responsabile unico del procedimento presso l’Ufficio per l’emergenza e consigliere d’amministrazione dell’Anas, Giovanbattista Papello; l’ex assessore all’Ambiente Domenico Basile. Ma molti altri nomi di primo piano vennero coinvolti nel corso dei mesi nell’inchiesta. Fra essi, quello dell’avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, già coordinatore di Forza Italia in Calabria. Proprio a seguito della notifica di un avviso di garanzia a Pittelli, il 29 marzo del 2007 l’allora procuratore della Repubblica di Catanzaro, Mariano Lombardi, revocava la delega di Poseidone al sostituto procuratore Luigi De Magistris, prima di astenersi lui stesso dal caso.

L’inchiesta venne in seguito affidata dal procuratore aggiunto Salvatore Murone al sostituto procuratore Salvatore Curcio il quale, agli inizi dello scorso aprile, ha chiesto l’archiviazione delle posizioni di dieci indagati, tra cui il segretario nazionale dell’Udc, Lorenzo Cesa, il deputato dell’Udc Giuseppe Galati, l’allora senatore e coordinatore regionale di Forza Italia in Calabria, Giancarlo Pittelli, ed il generale della Guardia di Finanza Walter Cretella Lombardo, l’ex presidente della Regione Giuseppe Chiaravalloti. Rispetto alla revoca dell’inchiesta Poseidone all’ex pm De Magistris, ritenuta dai magistrati di Salerno illegale, il reato di concorso in corruzione in atti giudiziari è contestato all’ex procuratore della Repubblica di Catanzaro Mariano Lombardi, all’aggiunto Salvatore Murone, ed all’avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli (Pdl), far i quali sarebbero emersi "rapporti di interesse di vario tipo".

Inoltre, al procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, ed al sostituto procuratore Salvatore Curcio sono contestati i reati di abuso d’ufficio, favoreggiamento e falso ideologico, tutti in concorso, "con riferimento ai provvedimenti di stralcio ed alle richieste di archiviazione, ritenute illegali, effettuati nei riguardi, tra gli altri, dell’on. Pittelli, del generale Cretella Lombardo, dell’on. Galati, di Chiaravalloti, dell’on. Cesa". 

Anche l’avocazione di "Why not", e le successive attività d’indagine svolte dopo la sua sottrazione all’allora pm di Catanzaro Luigi De Magistris sono oggetto dell’inchiesta della Procura di Salerno che, oggi, ha portato a numerose perquisizioni e sequestri in Calabria. 

L’indagine "Why not", su una presunta loggia "coperta", un comitato d’affari fatto di politici, imprenditori, uomini delle istituzioni, che si sarebbe occupato di distrarre fiumi di denaro pubblico, provenienti da Bruxelles e diretti in Calabria, passando per Roma.

 Nell’inchiesta, nel luglio 2007, venne iscritto come indagato anche l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Il 14 ottobre seguente fu iscritto nel registro degli indagati anche l’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il cui nome era emerso nell’inchiesta già nei mesi precedenti. Il 21 settembre, intanto, lo stesso Guardasigilli - che già aveva più volte inviato gli ispettori del ministero a Catanzaro - chiese al Consiglio superiore della magistratura l’immediato trasferimento cautelare dal capoluogo calabrese e l’avvio di un procedimento disciplinare a carico di De Magistris (poi conclusosi proprio con il il trasferimento del magistrato a Napoli).

 Il giorno 19 ottobre 2007, infine, l’allora procuratore generale di Catanzaro facente funzioni, Dolcino Favi, avocò a sè l’inchiesta Why not, togliendola a De Magistris. Il nuovo pg nel frattempo giunto a Catanzaro, Enzo Iannelli, affidò Why not a diversi magistrati, il cui numero è aumentato nel corso dei mesi. Agli inizi di marzo 2008 fu lo stesso Iannelli ad avanzare all’ufficio gip di Catanzaro una richiesta di archiviazione per Mastella, accolta il primo aprile. A giugno scorso, infine, il procuratore di Salerno Luigi Apicella si recò a Catanzaro, proprio per acquisire atti dell’inchiesta.

La Procura campana, oggi, ritenendo illegale l’avocazione di Why not, rispetto ad essa contesta il concorso in corruzione in atti giudiziari all’avvocato generale dello Stato ex pg facente funzioni Dolcino Favi, all’allora procuratore della Repubblica Mariano Lombardi, al procuratore aggiunto di Catanzaro Salvatore Murone, all’avvocato e parlamentare Giancarlo Pittelli, e ad Antonio Saladino, già leader della Compagnia delle opere in Calabria ed uno dei principali indagati di Why not. 

Per quanto attiene all’inchiesta "Why not", secondo la Procura di Salerno essa sarebbe stata avocata a Luigi De Magistris in maniera illegale. Per gli inquirenti, inoltre, sarebbe stata dovuta l’attività investigativa nei confronti dell’ex ministro Clemente Mastella, la cui posizione fu in seguito archiviata dal pool subentrato al pm napoletano. I magistrati campani scrivono infatti nel decreto di perquisizione e sequestro la cui esecuzione è in corso da stamane, come sia "emerso che corretta e doverosa era l’indagine del dott. De Magistris nei confronti dell’allora ministro della Giustizia Clemente Mastella e che l’avocazione del fascicolo ha impedito la prosecuzione della stessa anche nei confronti di Mastella". I magistrati di Salerno scrivono, nel provvedimento destinato agli indagati, di una "patologica attività di interferenza in un disegno corruttivo teso a favorire, tra gli altri, Antonio Saladino, Giancarlo Pittelli, ed il ministro della Giustizia Mastella".
 

Sempre relativamente a Why not, i magistrati considerano illegale la revoca dell’incarico al consulente tecnico d’ufficio Gioacchino Genchi, inizialmente nominato da De Magistris. Rispetto a ciò il concorso in abuso d’ufficio, il favoreggiamento ed il falso ideologico sono contestati all’avvocato generale facente funzioni di procuratore generale Dolcino Favi, all’allora procuratore capo Mariano Lombardi, ed all’aggiunto Salvatore Murone. Riguarda invece la vicenda dei tabulati telefonici acquisiti da De Magistris nell’ambito delle indagini un ulteriore capo d’imputazione contestato dalla Procura di Salerno.

Il pool campano, infatti, contesta al procuratore generale di Catanzaro Enzo Iannelli, a Favi, ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo i reati di concorso in abuso d’ufficio, favoreggiamento e falso ideologico, con riferimento alle deleghe conferite al Ros dei carabinieri di Roma per l’analisi dei tabulati, in quanto "si prospettavano falsamente illegittimità ed illiceità che sarebbero state commesse dal pm dott. De Magistris, anche con strumentali segnalazioni disciplinari nei confronti di quest’ultimo". Secondo gli inquirenti, invece, "non è emersa alcuna irregolarità di De Magistris".
 

La richiesta di archiviazione della posizione dell’ex ministro della giustizia Clemente Mastella, inizialmente indagato da Luigi De Magistris nell’inchiesta "Why not", è¨ finita sotto la lente dei magistrati della Procura di Salerno, che ora indagano a carico di diversi soggetti, tra cui molti magistrati in servizio a Catanzaro. In particolare, i reati di concorso in abuso d’ufficio, falso ideologico, favoreggiamento e calunnia vengono contestati al procuratore generale di Catanzaro, Enzo Iannelli, ai sostituti procuratori generali Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo, "con riguardo all’illecita richiesta di archiviazione nei confronti dell’ex ministro della Giustizia Mastella".

La Procura di Salerno, nei decreti di perquisizione e sequestro notificati oggi a diversi indagati, evidenzia che "l’iscrizione di Mastella nel registro degli indagati da parte di De Magistris fu doverosa in quanto vi erano plurimi elementi indiziari per procedere nei suoi confronti". "De Magistris - sempre secondo i magistrati campani - è stato oggetto di calunnia in quanto si è voluto far credere che egli avesse un conflitto di interesse nei confronti dell’allora ministro Mastella, il quale chiedeva il trasferimento del pm che faceva indagini in un procedimento che vedeva coinvolto anche lo stesso Mastella".

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Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 07:35:21, in Politica, linkato 1204 volte)
Paolo Mieli, cambi mestiere

Maurizio Blondet

03 dicembre 2008

Prima gravissima prova a carico: aveva chiamato il figlio «Osama, in onore di Bin Laden». Seconda prova, schiacciante: a un altro figlio, di anni due, diceva: «Impara a memoria il Corano, impara a usare la spada». La spada, capite? Terza prova, definitiva: «mandava perfettamente a memoria i discorsi di Bin Laden» (non sa, il poveretto, che li scrive Rita Katz).

E così Rachid Ibrahimi, 31 anni e da 20 milanese, saldatore incensurato, è diventato il capo-kamikaze che voleva «far saltare il Duomo», secondo il Corriere. Insieme all’amico Abdelkader Ghafir, muratore.

Peccato che non ci sia più Giorgio Gaber, il cantore della mitica «Banda dell’Ortica», autrice di grossi colpi mai andati a segno. Gaber potrebbe scrivere una nuova canzone, «L’Al-Qaeda di Macherio».

Intercettati passo passo, i due terroristi islamici si sfogavano andando in giro in macchina. Volevano morire per Allah, a parole.

«A Natale vado in Duomo e metto qualche bomba cinese... le vendono i cinesi... fanno pum... Possiamo comprarne anche duecento pezzi».

Il Corriere, giustamente, strilla: «Puntavano al Duomo». Coi fuochi d’artificio cinesi, che fanno pum. Esplosivo più serio non ne avevano.

Ghafir, in auto, diceva però all’amico: «Certi italiani vendono l’esplosivo... Certi italiani per soldi vendono proprio tutto». E le auto di un parcheggio Esselunga?

«Un giorno esco di notte e verso la benzina su tutte», diceva il kamikaze saldatore al kamikaze muratore («in questi giorni a casa per un infortunio in cantiere»). Immaginavano, «un giorno», di far saltare la sede del terzo reparto mobile della PS, «in cui si lavora ai permessi di soggiorno».

Ragione per cui, il Gip Silvana Petromer li ha sbattuti in galera con l’accusa di «terrorismo internazionale e concorso esterno alla rete terroristica di Al Qaeda».

Concorso esterno, grande invenzione del giure italico: si applicava ai delitti di mafia (non sei mafioso, ma suo sostenitore «oggettivo»), ora si estende trionfalmente ad altri reati: di Al Qaeda non hai nessuna idea, salvo quelle che leggi sul Corriere; però sei «come» Al Qaeda, perché sei musulmano, chiamo il tuo bambino Osama e credi che Osama sia un vendicatore di musulmani, anziché un agente della CIA.

A questo punto, cari lettori, visto che i miei capi e complici sono stati arrestati, devo rendere piena confessione.

Anch’io mi dichiaro colpevole di concorso esterno in Al Qaeda. Anch’io dico spesso, e penso più spessso: «Certi italiani per soldi vendono proprio tutto».

Tipo quei 44 medici e farmacisti tra Roma e Messina, Napoli e Cagliari, che spacciavano ricette false per arricchire aziende farmaceutiche, «remunerati anche con prestazioni sessuali di ragazze italiane e colombiane». Le ragazze italiane sono ex-veline, che notoriamente per soldi se la vendono: chieda a Emilio Fede, che compra.

Anzi, signora Gip Petromer, le voglio rivelare: siamo in tantissimi, nel complotto. Il concorso esterno ad Al Qaeda, nonché il terrorismo internazionale, è una pratica diffusissima tra i cittadini italiani. Lei non immagina quanti di noi, impossibilitati a trovare un parcheggio e persino a viaggiare date le auto in terza fila, confidiamo spesso: «Una notte esco, e verso la benzina su tutte». E se ci intercettasse quando parliamo in auto o per strada con amici di
Veltroni, Berlusconi o Napolitano, o anche dei consiglieri regionali, sentirebbe dalle nostre bocche furenti propositi omicidi, desideri di strage; sapesse quante volte ci chiediamo l’un l’altro dove trovare l’esplosivo per far saltare tutti i piloti Alitalia, i docenti universitari che fanno vincere il concorso di medicina legale alla figlia con laurea in lettere, la Procura di Napoli che ha lasciato decorrere i termini per 40 mila cause di camorra, o anche solo i fancazzisti del comune di Viterbo (assenti uno su tre).

E non siamo nemmeno musulmani.

Quanto all’intenzione di far saltare la Questura dove gli immigrati vanno a rinnovare il permesso di soggiorno: le posso assicurare – cara signora – che migliaia di immigrati, anche cattolicissimi filippini, romeni ortodossi, venezuelani agnostici, nigeriani animistri, sognano di fare un massacro.

Provi a mettersi nelle loro file – file che si prolungano sui marciapiedi come serpenti, per ore sotto la pioggia, perdendo giornate di lavoro per rinnovare documenti assurdi, trattati con sospetto e costretti a umiliarsi, e ne avrà la certezza: Al Qaeda è fra noi.

Ci circonda da ogni parte, questo terrorismo internazionale assetato di sangue.

Questa storia di Al Qaeda in Brianza mi ha obbligato a comprare il Corriere. Bene, mi sono detto, così leggerò a fondo le notizie che ho sentito vagamente alla radio: il figlio di Di Pietro indagato nel natio Molise perché «consigliava» consulenti alla Regione; oppure quella immane causa che grava sui politici napoletani, per cui già uno di loro (Nugnez) s’è impiccato, e che dicono travolgerà tutta la classe politica della Monnezza City; e magari anche la clamorosa riabilitazione di Luigi De Magistris, l’ex-pm di Catanzaro.

Già. Perché, sapete, il magistrato De Magistris, spernacchiato, perseguitato e rimosso dal Consiglio Superiore della Magistratura perché s’era messo inesta di indagare su certi colleghi giudici («Toghe Lucane») e sui maneggi di certi giudici con Clemente Mastella allora ministro della Giustizia, accusato di «protagonismo mediatico» ed altre nefandezze, spogliato in tutta fretta delle indagini che stava conducendo («Why Not» e «Poseidone»), aveva ragione. E avevano torto i suoi calunniatori magistrati e ministri. C’era davvero «il comitato d’affari occulto che sarebbe riduttivo chiamare deviato», come diceva lui.

Una notizia-bomba. I Pm di Salerno che s’occupano del caso hanno spedito avvisi di garanzia, e perquisito le case dei magistrati che s’erano presi le inchieste di De Magistris al solo scopo di «disintegrarle e favorire alcuni indagati».

Tra gli indagati «favoriti» ci sono: Mastella (che si dimise sdegnato, ricordate?, dichiarando il suo candore immacolato); Lorenzo Cesa, ex governatore della Calabria nonché ex procuratore di Reggio Calabria; Giuseppe Chiaravalloti, generale delle Fiamme Gialle, alcuni altri deputati UDC e di Forza Italia, nonché Antonio Saladino, capo della Compagnia delle Opere (CL) in Meridione.

E non basta ancora. Gli inquirenti di Salerno indagano anche sulla torma di magistrati lucani accusati di marciume da De Magistris, che loro erano riusciti a far trasferire, evidentemente perché quel che De Magistris era riuscito a raccogliere contro di loro era fondato.

E indagano anche sul venerato Nicola Mancino, ossia, nientemeno, sul vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, quello della legge Mancino, la cui faccia vale una fedina penale; sul procuratore della Cassazione Mario Delli Priscoli; sul sostituto procuratore di Cassazione Vito D’Ambrosio, che è stato anche governatore DS delle Marche per dieci anni (ma guarda, questi magistrati «terzi»), e che nel CSM sostenne l’accusa per far trasferire De Magistris; sull’Associazione nazionale Magistrati (guarda guarda) e sul suo presidente Simone Luerti, che s’è dovuto dimettere – dopo che aveva sparato a zero sulle «fantasie» di De Magistris – perché s’era scoperto che impapocchiava troppo con Mastella e Saladino nel palazzo del Ministero della Giustizia.

Perquisiti e indagati anche Vincenzo Iannelli, procuratore generale, e Bruno Arcuri, presidente di sezione del Tribunale, perché con l’accusa di aver manovrato per «archiviare illegalmente» la pratica su Mastella («la cui iscrizione tra gli indagati era invece doverosa»), nonché «per calunniare De Magistris e distruggerlo professionalmente».

Sono indagati anche il procuratore di Catanzaro Lombardi, il suo vice, e il procuratore reggente Favi; il parlamentare Pittelli di Forza Italia, per aver strappato «illegalmente» a De Magistris le cause «Poseidone» e «Why Not»... eccetera eccetera.

L’accusa: concorso in corruzione in atti giudiziari.

Insomma, un verminaio immenso, che da cima a fondo investe la magistratura meridionale, fino ai suoi vertici centrali e ai suoi organi cosiddetti di controllo (il Mancino); un luridume cento volte più esplosivo di «Mani Pulite».

Altro che «concorso esterno in Al Qaeda».

Una notizia da sparare in prima pagina – come pur fece il Corriere di Paolo Mieli per innescare i processi mediatici di Mani Pulite, in combutta con la procura di Milano, Borrelli-Di Pietro.

E invece, stavolta, che cosa fa il Corriere?

Mette la notizia a pagina 21. In uno spazio così striminzito, che è difficile al giornalista spiegare quel che è successo (solo i nomi degli indagati occupano i tre quarti del pezzo). E il titolo è un capolavoro di sottovalutazione in stile Mieli: «Caso De Magistris, toghe indagate, illeciti per sfilargli le inchieste»... Ma qui si tratta di ben più che «sfilargli le inchieste».

Ebbene: che cosa invece ritiene di mettere in prima pagina, il Mieli?

La faccenda dell’IVA aumentata a Sky TV di Rupert Murdoch. Uno «scandalo» e presunta prova del conflitto d’interessi di Berlusconi, che non esiste: perché quell’aumento era stato ingiunto dalla Commissione Europea, e Prodi stesso s’era impegnato ad adeguarsi.

Perché infatti se tutti noialtri paghiamo il 20 % di IVA quando compriamo una macchina, o qualunque altra merce o servizio non giudicato di prima necessità, gli abbonati a Sky per vedere le partite di calcio debbono pagare il 10%. Cos’è Sky, un farmaco salvavita?

Ma no: Mieli dedica al fatto – nonostante che la bomba anti- belursconi gli sia scoppiata in faccia, come in faccia a Veltroni – non solo la prima del Corriere, ma la seconda pagina; e non solo la seconda, ma anche la terza («Silvio show: la sinistra con i ricchi, attacco a Corriere e Stampa»). E non gli basta la terza: gli dedica anche la quinta pagina, per dirci che Giuliano Ferrara e Baget Bozzo sono anche loro dalla parte di Murdoch, e implorano il Cavaliere di ridurre l’IVA al miliardario australiano del Katz.

Per come Mieli (e la Stampa di Torino, stessa stoffa) hanno trattato il caso, Berlusconi ha detto che i due direttori «dovrebbero cambiare mestiere». E Paolo Mieli mette in prima un corsivo tutto dignità offesa, alto senso dell’onore giornalistico e professionale, tutto impettito a difesa della libertà di stampa minacciata.

Eh no, caro Mieli. La libertà di stampa non c’entra.

C’entra che avete montato, con la faccenda di Sky, una notizia falsa e tendenziosa. Dovevate controllare i dati e le fonti, invece l’avete montata fino all’inverosimile, all’indifendibile. Tanto da non trovare uno straccio di giornalista da mandare a spiegarci per quali furbate il figlio di Di Pietro è indagato in Molise, né per informarci sul marciume di Napoli, che sta per travolgere Jervolino, Bassolino, e tutti gli altri politici-monnezza; su De Magistris, solo
uno striminzito articolo a pag. 21. E nemmeno una riga sulle indagini di Mumbai, dove si scopre che alcuni attentatori erano stati ospiti dei Lubavitcher per due settimane, e che i Lubavitcher avevano ordinato «100 chili di carne», forse chissà per sfamare gli ospiti, che avevano depositato nella piissima Nariman House un deposito di armi e munizioni.

Niente di niente, Paolo Mieli. Solo Sky Tv e leccate di didietro a Napolitano, e allarmismi sui kamikaze islamici dell’Ortica.

Un Corriere pieno di puerilità e furberie, leccaculismi e politicamente corretto.

Sì, se esistesse un Ordine dei giornalisti – e non fosse come il Consiglio Superiore della Magistratura di Mancino – anch’esso le cosiglierebbe di cambiare mestiere.

Bisogna pur constatare che, per quanto Berlusconi sia facilone, furbastro e inadeguato, quelli che sono contro di lui – «sinistra» e padri nobili dei salotti buoni – si dimostrano, invariabilmente, peggio.

http://www.effedieffe.com/content/view/5480/169/
Non me ne voglia Blondet per avergli "copia incollato" l'articolo, che mi trova d'accordo su molti punti. L'Italia è allo sbando e, se pure è giustissima la posizione di chi si "lamenta" di ciò (e concordo sul "siamo tutti esasperati" e sul "De Magistris aveva ragione"), credo anche che l'equità e la verità del sentimento popolare sia stata appena dichiarata dall'emblema granitico della Magistratura italiana. Un uomo tanto coraggioso da dichiarare: "sia Prodi, che Berlusconi..."
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Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 04:35:45, in Redazionale, linkato 989 volte)
Si avvisano i gentili Lettori,

che Giustizia Quotidiana ha momentaneamente sballato il proprio fuso orario, ed è settata sull'orario del server americano, che la ospita.

Mi scuso per il piccolo disagio, assicuro che a breve tutto tornerà in ordine.

Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 04/12/2008 @ 04:35:45, in Magistratura, linkato 1108 volte)

De Magistris: reazioni del Csm e del Ministero di Giustizia

 

di Giovanni Mazzamati

ROMA – L’ex pm di Catanzaro De Magistris nonostante sia stato trasferito a Napoli dopo un provvedimento disciplinare del Csm, fa ancora parlare di sé e mette in serio imbarazzo il sistema giudiziario italiano. Colpevole di svolgere delle azioni investigative tese a smascherare i rapporti tra imprenditori senza scrupoli e politici conniventi che in Calabria hanno usato in maniera distorta i finanziamenti comunitari, De Magistris, prima di essere trasferito, ha subito l’avocazione delle due indagini più importanti che stava conducendo, Poseidone e Why Not.

 

Su questo provvedimento i pm di Salerno, cioè quelli legittimati ad accertare eventuali irregolarità della Procura di Catanzaro, hanno aperto una inchiesta ed hanno avviato delle perquisizioni che hanno fatto molto clamore. Ufficialmente risultano indagati otto magistrati tra cui il Procuratore Generale di Catanzaro Enzo Jannelli, con accuse che a vario titolo vanno dal falso ideologico all’abuso d’ufficio, alla corruzione in atti giudiziari.

Questa inchiesta ha avuto una eco degna di Why Not, l’indagine di De Magistris che vedeva coinvolto l’ex Guardasigilli Mastella, tanto che le reazioni non si sono fatte attendere. Il Procuratore di Catanzaro Jannelli, dopo le perquisizioni, ha accusato i colleghi di Salerno di aver vilipeso il suo ufficio con un atto “scandaloso ed eversivo”. I magistrati indagati hanno precisato che “è inquietante come, proprio allorquando l’indagine va concretizzandosi conclusivamente con la formulazione di gravi capi d’imputazione, la Procura di Salerno irrompe nell’istruttoria bloccandone, di fatto, la definizione che sconfessa l’ipotesi del complotto”. Secondo loro, insomma, l’indagine era in dirittura d’arrivo e le imputazioni risultavano essere molto meno pesanti rispetto a quelle ipotizzate da De Magistris.

Sulla vicenda, però, si stanno muovendo sia il Csm che il Ministero di Giustizia. Da Palazzo dei Marescialli il vice presidente Nicola Mancino ha annunciato l’apertura di un fascicolo sulla vicenda calabrese, a seguito delle richiesta di Jannelli, mentre indiscrezioni parlano di un Napolitano molto preoccupato per la vicenda. Il Presidente della Repubblica, nonché Presidente del Csm, ha incontrato il Guardasigilli Angelino Alfano che ieri ha confermato di aver disposto accertamenti preliminari mobilitando gli ispettori del ministero. Alfano ha chiesto “al Procuratore generale di Salerno di acquisire ogni utile dato conoscitivo al fine di verificare, all’esito, l’eventuale sussistenza di condotte rilevanti sotto il profilo disciplinare”. Si arriverà ad un altro trasferimento?

Dazebao

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Di Loredana Morandi (del 03/12/2008 @ 13:38:32, in Politica, linkato 1090 volte)
Terrorismo, Pd: da Lega proposte rozze e sommarie, serve legge su libertà religiosa

''La proposta della Lega di una moratoria sulla costruzione delle moschee è rozza e sommaria e manifesta l'ossessione dell'Islam del partito di Umberto Bossi". Lo dichiarano la capogruppo del Pd, Sesa Amici, e il vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera, Roberto Zaccaria, che aggiungono: "è una proposta ingiusta e contraria ai dettami della costituzione e della dichiarazione universale dei diritti umani che riconoscono la libertà di culto e di religione di tutti i cittadini. Parlare di una moratoria contro la costruzione delle moschee vuol dire avvalorare quell'inaccettabile assioma per cui essere islamici equivale ad essere terroristi. Si tratta di una chiara provocazione che respingiamo ribadendo che per il Pd la priorità è quella di giungere rapidamente ad una legge organica sulla libertà religiosa all'interno della quale stabilire anche i criteri per la costruzione dei luoghi di culto. Pensare ad una legge che regolamenti esclusivamente l'edificazione di luoghi di culto è sbagliato - proseguono - il tema deve essere affrontato in modo complessivo. Questo tipo di proposte - concludono - contribuiscono solamente ad irrobustire l'estremismo islamico che si alimenta proprio delle considerazioni indifferenziate dell'islam come problema da combattere".

Roma, 3 dicembre 2008

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Stalking, Pd: apprezziamo ripensamento Carfagna, da opposizione proposte costruttive

"Apprezziamo il ragionevole ripensamento del ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna sull'emendamento del Pd e dell'on. Lussana che prevede un'aggravante della pena fino a 6 anni di reclusione al reato di molestie insistenti commesso dal coniuge anche durante il matrimonio. Il reato resterà comunque perseguibile a seguito di denuncia della vittima". Lo dichiara la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti, che aggiunge: "in questo modo si è data risposta alle violenze anche psicologiche che troppo spesso vengono commesse nelle mura domestiche e che alcune volte precedono proprio il momento della separazione legale. E' stata così corretta una norma che per come era scritta avrebbe creato un intollerabile periodo di impunibilità. Abbiamo per questo apprezzato la sensibilità del ministro Carfagna e della presidente della Commissione Giulia Bongiorno che nonostante le perplessità della loro maggioranza hanno saputo accogliere i suggerimenti costruttivi dell'opposizione. E' il segno che un'approfondita e seria discussione in commissione non rappresenta mai un rallentamento dei lavori ma piuttosto è un momento di confronto reale e costruttivo delle posizioni che può avere effetti positivi sulla qualità del testo finale a tutela dei diritti dei cittadini".

Roma, 3 dicembre 2008

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MAFIA: Furto a imprenditore antiracket. Garavini, PD: Solidarietà ad Andrea Vecchio

Interrogazione al ministro dell’Interno

“Esprimo grande solidarietà ad Andrea Vecchio da parte di tutti i commissari antimafia del Pd: con la sua storia Vecchio rappresenta la parte migliore del nostro paese”. Lo dice Laura Garavini, capogruppo del Pd in commissione Antimafia, dopo aver appreso la notizia dell’ennesima intimidazione nei confronti dell’imprenditore antiracket che denunciò i suoi estorsori.

Laura Garavini annuncia inoltre una interrogazione al ministro dell’Interno al quale chiede di “intervenire nella vicenda che non può essere considerata un episodio locale. Vecchio ha subito altri furti in pochissimo tempo e questo rende difficile la continuazione del suo lavoro con il quale dà impiego a numerose persone della zona. Vecchio va sostenuto in ogni modo possibile perché non si può consentire che vinca la criminalità”.

Roma, 3 dicembre 2008

Fonte: Ufficio Stampa PD
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Di Loredana Morandi (del 03/12/2008 @ 13:34:39, in Politica, linkato 1062 volte)
03-12-2008

GIUSTIZIA: PAGANO (PDL), RIPORTIAMO CROCIFISSO IN TRIBUNALE RAGUSA

(ASCA) - Palermo, 3 dic - Un'interrogazione parlamentare contro il presidente del Tribunale di Ragusa, Michele Duchi, per aver rimosso i crocifissi appesi nelle aule del Palazzo di Giustizia, a firma congiunta dei deputati Alessandro Pagano e Giuseppe Marinello, e' stata presentata al Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, per chiedere di ''far rispettare le disposizioni ministeriali e per rimuovere questa offesa alla coscienza civile e religiosa dei cittadini di Ragusa''.

Nell'interrogazione, presentata oggi alla Camera, Pagano e Marinello sottolineano che ''quanto e' avvenuto e' estremamente grave perche' il crocifisso e' il simbolo che, da sempre, esprime per tutti, indipendentemente dal credo religioso, valori come la tolleranza, il rispetto reciproco e della persona, la solidarieta' umana ed il rifiuto di ogni discriminazione. La rimozione del crocifisso offende il sentimento religioso della stragrande maggioranza del popolo italiano e va inoltre ricordato - conclude l'interrogazione - che la sua presenza nelle aule giudiziarie risponde ad una precisa disposizione ministeriale che rappresenta ormai una consuetudine consolidata per cui,non rientra nei poteri di un singolo magistrato disporne la rimozione''.

Il presidente del Tribunale di Ragusa aveva infatti respinto la richiesta inoltrata dal locale Ordine degli avvocati affinche' venisse riappeso il crocifisso. E quando, a Ragusa, e' stata edificata la sezione distaccata del Tribunale di Vittoria, Duchi ha fatto togliere i crocefissi appesi nelle nuove aule da un cancelliere.

''Anche una recente sentenza del Consiglio di Stato - ha detto Pagano - ha definito il crocifisso rappresentativo di valori civili che ispirano il nostro ordine costituzionale e la nostra societa'. Il crocifisso, cosi' come altri simboli religiosi, rimanda ai principi di tolleranza, di solidarieta' di liberta', di abnegazione e di integrita' morale che evidentemente il magistrato Duchi, in nome di un presunto laicismo, vuole cancellare. Da parte nostra, nelle sedi opportune, faremo di tutto per contrastare una decisione che e' contro uno dei cardini della nostra civilta'''.

(Asca) dod/res/ss
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