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La giustizia deve essere congiunta al potere, così che ciò che è giusto possa anche aver potere, e che ciò che ha potere possa essere giusto.

Blaise Pascal
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 08/11/2010 @ 15:48:47, in Magistratura, linkato 1904 volte)
Nicola Magrone se ne va:
"Finisco alcune inchieste,
poi continuerò a fare l’uomo libero"



Intervista senza filtri al magistrato che per sette anni e mezzo ha retto la Procura della Repubblica di Larino "firmando" le indagini più importanti della storia del BassoMolise. Settant’anni, ripetutamente minacciato dalla criminalità e sotto scorta per tre lustri, qui racconta la sua visione del potere giudiziario, il rischio di collusioni tra magistratura e politica, la difficile esperienza in Molise e gli attacchi della classe dirigente.

E’ entrato in magistratura nel 1971, ha cominciato facendo il pretore a Monza e occupandosi di Edilnord e di Milano Due, agli albori delle fortune economiche di Berlusconi; è stato sostituto procuratore a Bari e presidente della Corte di assise di Potenza, dove ha seguito indagini e processi drammatici contro la criminalità organizzata e di casi di violenza su giovani donne come quello di Palmina Martinelli ed Elisa Claps. Ha avuto la scorta per 15 anni perché ripetutamente minacciato dalla criminalità organizzata, anche se pochi lo sanno perché preferisce non dirlo (teme di essere confuso con la massa di “scortati” per motivi di immagine) . Ha fatto il deputato, eletto con l’associazione Italia Giusta secondo la Costituzione collegata ad Alleanza Democratica. E’ uno tra i maggiori esperti italiani di Costituzione, da molti anni impegnato in un’associazione proprietaria di una piccola casa editrice che ha pubblicato testi importanti e di qualità. E infine: per più di sette anni è stato Procuratore capo della Repubblica a Larino. Adesso Nicola Magrone, classe 1940, sta per andar via. Non lo aspetta un altro incarico - come spesso accade in questi casi - e nemmeno manterrà altri incarichi extragiudiziari che non ha mai chiesto né ricevuti bensì semplicemente la pensione, con tutte le sorprese che - per uno come lui - arriveranno: conclude a settant’anni una carriera lunga e fitta di inchieste e processi che hanno fatto parlare e discutere, come quello per il crollo della scuola elementare “Francesco Jovine” di San Giuliano di Puglia, l’edificio franato “in occasione del terremoto” e non “per il terremoto”, come, dopo la prima sentenza di assoluzione a carico degli indagati, hanno riconosciuto sia i giudici dell’Appello che la Cassazione, in via definitiva.

Immancabile sigaretta a portata di mano, modi informali, una lucidità di pensiero che lo ha reso “famoso” per riuscire a tenere sempre testa agli “avversari” usando, ancora prima della legge, la logica, pronto a difendere con le unghie e i denti la propria e altrui libertà, Nicola Magrone è stato senz’altro, per il piccolo Tribunale molisano, un magistrato che difficilmente chi ha avuto a che fare con lui, per le ragioni più disparate, potrà dimenticare. Ha lasciato il segno, come si dice, e non solo sulle migliaia e migliaia di pagine di fascicoli aperti dopo decenni di “coma profondo” di un territorio nel quale sembravano tenere banco solo arresti per hashish e furtarelli di extracomunitari. Lui l’aveva già detto dopo Black Hole, la maxi inchiesta sulle presunte collusioni tra sanità, politica e forze dell’ordine che ha scoperchiato il pentolone del malaffare molisano. «Io non ho aperto un bel nulla, mi sono limitato a riprendere in mano una caterva di denunce e segnalazioni che giacevano dimenticate».

Nicola Magrone è fatto così, sorride spesso e spesso minimizza, anche quando si tratta di meriti personali e professionali. Ma se c’è una cosa che non gli fa difetto è la chiarezza, quella capacità di saltare gli ostacoli delle interpretazioni linguistiche e parlare senza filtri. Anche quando parla, su nostra richiesta, di se stesso.

Perché va via? C’è una ragione che finora non ha voluto raccontare?
«Vado via perché è scaduto il mandato, o più precisamente, sta per scadere. Sono arrivato a Larino il 28 maggio del 2003, sette anni e mezzo fa, e come forse non tutti sanno il mandato dura 8 anni. Quindi non c’è alcuna ragione oscura, solo una questione ordinamentale».

E lei è d’accordo con questa limitazione temporale dell’incarico?
«No, ma non per i motivi che potrebbe pensare lei. Credo addirittura che 8 anni da procuratore capo siano troppi. Mi fa piacere poter ricordare che io nel 1995, da deputato alla Camera, proposi una riforma sulla temporaneità degli incarichi direttivi. Diceva che tutte le funzioni, dal presidente della Corte d’Appello al Procuratore, non sarebbero potute durare più di 4 anni».

L'articolo prosegue su Primo Numero

Con quale obiettivo?
«Evitare centri di potere sterminati. Per esempio fare il Procuratore a Termoli, a Larino, in un fazzoletto di notizie e di eventi così piccolo, finisce con il diventare obiettivamente un centro di potere enorme. Proprio per evitare questo feci la proposta che limitava a quattro anni la durata dell’incarico. Ma la proposta di legge non passò, benché sottoscritta da oltre cinquanta parlamentari tra i quali Ajala, Vendola, Mafai, Melandri, Cossutta e altri, perché dopo l’approvazione in commissione si sciolsero le Camere e il presidente del Consiglio andò a dimettersi».

Ritiene che la magistratura abbia in sé il rischio di trasformarsi in un centro di potere?
«Per forza. Oggi la temporaneità degli incarichi viene brutalmente superata, nel senso che io potrei andare, se gli equilibri politici del Csm lo consentissero, per esempio a Vasto o a Lucera e qui ricominciare da procuratore capo. Così il ceto si autoconserva e si riafferma. Se invece dopo 8 anni si tornasse a fare il giudice o il pm semplice, il ceto si dissolverebbe d’incanto Ma non è così, e il risultato è che questa costruzione di un potere giudiziario sempre uguale a se stesso nega alla radice i principi costituzionali e crea una rete di controllo sull’attività giudiziaria da parte della politica e quindi una serie di conflitti».

Il tema è di grande attualità. Lei che pensa, che il pericolo di una sorta di collusione tra magistratura e poteri politici sia reale?
«Non è tanto un rischio, quanto una dato di fatto. Sono entrato in magistratura nel 1971 e questi concetti erano i temi sui quali si era appena costituita Magistratura Democratica (non so se li coltiva ancora). Nella realtà vissuta delle Procure accade che il controllo sul “ceto dirigente” della magistratura diventi non solo possibile ma addirittura facile. Per esempio un sostituto non può chiedere un arresto se non c’è il consenso scritto del procuratore (sottoposto a sua volta al controllo politico-associativo). Non può sequestrare immobili, discariche. Insomma, non può fare nulla di autonomo, e questo è paradossale dovendo un sostituto procuratore - come tutti i magistrati - rispondere solo alla legge, Costituzione alla mano».

Il suo mandato scade a maggio 2011, ma lei andrà via a novembre. Ha passato più di sette anni a Larino. Le difficoltà di questa Procura hanno avuto un ruolo in questo anticipo di tempi?
«Non nego di non essere stato sempre a mio agio qui, in questo ufficio. Il primo anno, tanto per fare un esempio, sono stato da solo, con un solo sostituto, e mi sono piombate addosso – tra le mille altre - le indagini per il terremoto. E’ evidente che quello è un carico di lavoro che avrebbe paralizzato qualsiasi ufficio, ed è evidente che io mi aspettavo che qualcuno desse una mano concreta per rendere credibili le parole di solidarietà per la morte di 27 bambini. Ricordo invece, per esempio, che il Procuratore Generale dell’epoca nel discorso inaugurale dell’anno giudiziario nel 2004 disse che la Procura di Larino “si lamenta sempre e non riesce a organizzarsi”. Ecco, questo rende l’idea del clima e delle difficoltà che ci sono state e tuttora ci sono. Detto questo, e senza negare che ci sia in me una comprensibile stanchezza, non vado via per questa ragione».

Eppure lei ha fatto il terremoto, e contemporaneamente Black Hole, Off Shore, le Talpe in Procura e altre inchieste importanti. Le più importanti nella storia giudiziaria del Basso Molise.
«Lei dice? Eppure la burocrazia giudiziaria ci ha inondato di richieste su fascicoli, spingendoci sostanzialmente a dedicarci all’ordinarietà, a non fare un briciolo in più rispetto agli affari ordinari».

La classe politica molisana, in vari modi, l’ha accusata di aver condotto inchieste con finalità strumentali. Ora che va via lo può dire: come ha vissuto questa condizione?
«Sono stato il bersaglio di una serie di attacchi di tutti i tipi che derivano dalla mia esperienza di tre anni in Parlamento, peraltro con l’associazione collegata elettoralmente ad Alleanza Democratica, non con il Pds come tutti sostengono. Da vent’anni sono completamente fuori dalla vita politica. Che dovrei dire? Posso ricordare che a Bari Emiliano è passato direttamente dal Palazzo di Giustizia al Comune, a qualche centinaia di metri di distanza, e non glielo rinfaccia nessuno, si accetta il dato come una scelta personale. Nel mio caso, invece, benché io viva lontano da casa ormai da vent’anni, puntualmente ad ogni elezione sono stato avvicinato da qualche personaggio più o meno noto in Molise ed ho dovuto subire i complimenti: “Bravo, procuratore, ho saputo che lei si candida!”».

Tutti tentativi per delegittimare le sue inchieste?
«E’ una possibilità concreta; del resto questo, oggi, è un sistema. Ma l’unica cosa che sento di poter dire è che in questo schematismo così bruciato che dipinge la magistratura o come una santa o come un diavolo io non me la sento più di stare. E questo perché non credo alla magistratura santa ma non credo nemmeno che i magistrati siano tutti asserviti o pilotati. La verità è che c’è un pizzico di verità nell’una e nell’altra scuola di pensiero. Quindi pormi il problema se restare tre mesi ancora è ininfluente rispetto a una questione così grande».

Però molta gente di questo posto le è stata vicina, ha apprezzato il suo lavoro, l’ha sostenuto.
«Ricordo una manifestazione a sostegno della Procura di Larino, attaccata da alcuni gruppi di potere, alla quale naturalmente non partecipai; come non partecipo di solito alle commemorazioni e alle cerimonie ufficiali. Non condivido l’idea di assumere ruoli e toni profetici o di guida spirituale, questa è un’aberrazione. Ho sempre diffidato dei profeti urlanti, figuriamoci se posso attribuire a me stesso un simile ruolo. Detto questo, credo sia stata importantissima la presa di consapevolezza delle persone che qua vivono davanti a problematiche che anche la nostra Procura ha cercato di mettere in evidenza dal suo punto di osservazione istituzionale. Come il massacro della sanità e gli ospedali usati per ragioni politiche (il riferimento è al caso della morte di Filippo Rettino e del reparto di rianimazione di Larino mai aperto, ndr). Mi ha fatto piacere che si siano potuti porre problemi sociali anche grazie all’intervento giudiziario, perché il compito della magistratura - io credo - non è quello di rimanere estranea e indifferente rispetto ai legittimi tumulti della società».

Si sente un magistrato scomodo?
«E’ una definizione orribile, se si intende scomodo per alcuni e comodo per altri. In questo caso per scomodo si intende politicizzato. Mi sento un magistrato che ha cercato di fare il proprio dovere anche in condizioni difficilissime con l’onestà di sapere che poteva correre il rischio di risultare comodo per alcuni. Porsi il problema dell’ospedale-trappola di Larino, tanto per tornare all’esempio di prima, credo sia stata una cosa scomoda per alcuni. Ma anche una cosa che non si poteva non fare».

Le piace il popolo molisano?
«E’ socievole e sobrio; anche se per qualche verso fatalista. Non mi stancherò mai di ricordare quelle infermiere qualificate che furono le uniche che nella vicenda Black Hole si presentarono personalmente a fare dichiarazioni sugli aborti che venivano commessi al san Timoteo. La parte migliore del Molise. Adesso sono tutte sparpagliate per l’Italia: la loro correttezza e il loro coraggio ottennero una diaspora come reazione. Ricordo però, al contrario, che sempre dopo Black Hole, concentrati in nemmeno 15 giorni, giunsero al mio ufficio decine e decine di denunce che confermavano i risultati investigativi. Erano tutti anonimi! Fu la parte peggiore del Molise».

In altre occasioni ha detto che in Molise esiste una mafia senza lupara
«Non mi pare che il Molise sia troppo diverso dalla Puglia. Lì la criminalità è più rumorosa, qui è silenziosa perché non si è arrivati al punto di sparare. Certo, esiste qualche episodio, anche recente come l’attentato Bombace, che ha la connotazione di uno scontro tra clan. Ma esiste soprattutto la base per il persistere e il rafforzarsi della criminalità, ovvero il convincimento che una cosa, il rispetto di un diritto, si deve chiedere e si deve pagare per ottenerla. In Molise il rapporto clientelare è pesantissimo, ci sono tutte le caratteristiche del favore al posto del diritto. Questo è assimilabile alla mafia? Non in quello che si vede, perché mancano le pistole, mancano le bombe. Ma l’impronta è mafiosa, perché brutalmente clientelare. Ci sono le condizioni per cui se si rompesse questo equilibrio potrebbero arrivare i mitra».

Adesso cosa farà?
«Intanto sto cercando di concludere indagini che segnavano il passo e che non mi piace lasciare incompiute. Per il resto, una volta andato via non senza malinconia da Larino e da Termoli, continuerò a tentare di essere quello che spero di essere riuscito ad essere qui: un uomo libero; una fatica enorme». (mv)

(Pubblicato il 08/11/2010)

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Di Loredana Morandi (del 08/11/2010 @ 15:52:21, in Osservatorio Famiglia, linkato 1776 volte)
Caso Scazzi: l'ennesima versione di Misseri


Il Corriere sera e le altre testate che han voluto dare una cronologia alle dichiarazioni del Misseri ne contano ben cinque.  Ad oggi dalle nuove dichiarazioni l'unica vera omicida di Sarah è la cugina Sabrina, già posta agli arresti dalla magistratura. Lui, Michele Misseri, avrebbe contribuito solo con l'occultamento del cadavere perché "dormiva" mentre accadevano i fatti. Un alibi interamente coperto dalla moglie.

In quest'ultima dichiarazione spontanea dell'uomo, però, emerge nuovamente l'elemento "compromissorio" del vilipendio del corpo della bambina. Come nella primissima confessione, dove invece il Misseri aveva fatto tutto da solo.

Di diverso avviso la criminologa Roberta Bruzzone, mia conoscente di Facebook e consulente del Misseri, che ritiene l'uomo non abbia potuto agire tutto da solo.

A questo punto è da considerare che l'omicidio di Sarah è avvenuto nel pieno di un litigio, la ragazza prima di essere uccisa è certamente stata anche picchiata. Così le grida altissime non possono non essere state udite, a meno che le due non si fossero trovate in aperta campagna. Un allontanamento dalla abitazione a buon conto proprio perché i genitori Misseri dormivano.

Ad un omicidio commesso all'esterno della casa coinciderebbe la registrazione del cellulare di Sabrina collegato alla cella di un distretto differente da quello abitativo. Sabrina potrebbe aver ucciso la cuginetta, portando poi a casa il corpo e consegnandolo ai genitori per l'occultamento.

Ora bisogna attendere le nuove dichiarazioni di Michele, perché come nel più trito dei copioni dei delitti in famiglia tutti sanno tutto. E il Misseri ha ancora particolari da raccontare. Poi inizierà a dar di matto per chiedere l'incapacità di intendere e di volere.

Agguerriti i legali di parte di Sabrina, Vito Russo ed Emilia Velletri, che hanno anticipato 5 testimonianze chiave che smonteranno il castello accusativo dalle dichiarazioni del Misseri. Domani il ricorso presso il Tribunale del riesame.

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 08/11/2010 @ 16:58:39, in Magistratura, linkato 1504 volte)

SCELTE «CORAGGIOSE»

«Io, già capo dei pm, torno a fare
il sostituto procuratore in trincea»

Il magistrato Petralia, per dieci anni al vertice della procura di Sciacca, sceglie la sede "disagiata" di Marsala

PALERMO - Chi è convinto che, per un magistrato di lungo corso, la carriera sia la principale ambizione, almeno nel caso di Dino Petralia sarà costretto a ricredersi. Per dieci anni procuratore capo a Sciacca, poi sino al luglio scorso consigliere del Csm, ora il magistrato palermitano che iniziò il suo percorso nel 1980 a Trapani, torna a fare il semplice sostituto. E torna in trincea, nella procura di Marsala, sede «disagiata» prossima alla paralisi: in servizio sono rimasti solo un pm sugli otto previsti e il procuratore capo Alberto Di Pisa.

SCELTA CORAGGIOSA - Perché questa scelta? Per «dare una mano ai colleghi», risponde il magistrato, esponente della corrente dell'Anm Movimento per la giustizia, «perché dopo essermi occupato per alcuni anni soprattutto di questioni organizzative mi sembra giusto mettere la mia esperienza al servizio delle situazioni più difficili». Leggasi procure e tribunali del Sud che, come Marsala, sono con l’acqua alla gola per mancanza di magistrati. Ma con la sua scelta Petralia vuole anche lanciare un segnale: «Nelle sedi disagiate, e soprattutto nelle procure, la situazione continua ad essere disastrosa; per questo anche i magistrati anziani dovrebbero mobilitarsi: è un’assoluta necessità. Soprattutto chi ha esperienza e voglia di fare deve trovare il coraggio e la forza». Una scelta non isolata la sua, visto che un altro ex componente del Csm, Roberto Carrelli Palombi, di Unità per la Costituzione, ha chiesto ai nuovi consiglieri di essere assegnato per sei mesi ad un’altra sede giudiziaria in condizioni più che difficili, Reggio Calabria: «Nel 1992 all’indomani delle stragi di Capaci e di via D’Amelio moltissimi magistrati chiesero di essere applicati alla procura di Caltanissetta che conduceva le indagini perchè in quel momento quell’ufficio era in una situazione di assoluta emergenza; ora l’emergenza è a Reggio Calabria», dice Carrelli spiegando le ragioni della sua decisione.

DARA' LA CACCIA AL BOSS MESSINA DENARO - La destinazione di Marsala è stata proposta a Petralia dal nuovo Csm, che prenderà la decisione definitiva la prossima settimana. E lui, l’unico tra gli ex consiglieri a non poter tornare nell’ufficio di provenienza come prevede la legge, perché intanto il posto di procuratore di Sciacca è stato occupato, ha accettato con piacere: «È un grandissimo impegno, ma sono contento. Marsala è tra le procure più disastrate d’Italia: di otto sostituti ne è rimasto uno solo, due colleghe sono in maternità e gli altri sono stati trasferiti. E come nelle altre sedi disagiate, i nuovi magistrati arriveranno solo ad aprile». Torna a fare il sostituto, dunque, e inizia a «dare la caccia» al boss Matteo Messina Denaro. L'ufficio della procura di Marsala, infatti, ha anche competenza su Castelvetrano, «patria» del superlatitante di mafia.

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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 15:59:53, in Politica, linkato 1189 volte)
De Magistris rispetti il
codice etico di Italia dei Valori!



Lettera aperta a Luigi De Magistris
Caro Luigi,
ho appreso oggi che saresti stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Salerno per il"delitto p. e p. dall'art. 328 co 1° CP perché, quale sostituto procuratore in servizio presso la Procura della Repubblica di Catanzaro ed assegnatario del procedimento penale n.2552/05/Mod.21 a carico dei magistrati di Potenza IANUARIO ROBERTA e IANNUZZI ALBERTO, omettendo di procedere alle indagini ordinate ai sensi dell'art.409 co. 4° CPP dal GIP presso il Tribunale di Catanzaro...indebitamente rifiutava di compiere un atto del suo ufficio...".

- omissis -


Domanda il giornalista: Scusi, per il sindaco (imputato) di Salerno Vincenzo De Luca c’è una questione morale, per l’europarlamentare (imputato) Luigi de Magistris no. Dov’è la differenza?
Risposta: «Sta nel reato»
Se è tutto vero,  tu hai il dovere di osservare quel codice etico che tu stesso hai contribuito a scrivere. Le tue risposte sono assolutamente strabilianti e gravissime. Credevo che il ricorso alla teoria del complotto fosse una delle tipiche forme di difesa di quella politica(a partire da Berlusconi) che noi osteggiamo e per la quale abbiamo fondato Italia dei Valori. Credevo che le critiche alla politicizzazione di una magistratura in grado di bloccare l’attività di un politico fosse patrimonio di gente come Cicchitto, Bonaiuti, Angiolino Alfano e non certo di esponenti di Idv. Credevo che “i clamorosi errori giudiziari” fosse una frase costantemente in bocca a Silvio Berlusconi.
Le accuse che ti vengono rivolte sono assai gravi per un magistrato e non possono essere derubricate alle querele per diffamazione (rispetto alle quali credo anch’io che non meritino di essere considerate dal nostro codice etico).
Tra l’altro mi pare giusto ricordare che anche per effetto dei tuoi attacchi un nostro ex parlamentare, Americo Porfidia, solo indagato e non come te rinviato a giudizio, e per fatti privati (non inerenti un’attività pubblica) è stato costretto ad autosospendersi dal partito trasferendosi al gruppo misto.
Sarebbe davvero sorprendente se dovessimo scoprire che anche in Italia dei Valori “la giustizia non è uguale per tutti” e che c’è qualcuno che è “più uguale degli altri”.
Poiché leggo che l’udienza avrà luogo tra circa un mese e se davveri credi nei principi sui quali il nostro partito è stato fondato, io ti invito a rispettare il codice etico di Italia dei Valori evitando di crearci gravi danni e di esporci a facili aggressioni politiche da parte dei nostri avversari.

- omissis -

Antonio Borghesi
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 16:30:32, in Indagini, linkato 1377 volte)
Il caso Murolo imperversa su Facebook, volano le minacce, ed è dalla fine di settembre 2010 che la storia prosegue. A quanto leggo, alcune versioni dichiarano che l'arresto definitivo dell'uomo è avvenuto un giorno prima della sentenza della Cassazione. Altre subito dopo.
E' cosa certa che l'uomo abbia tentato di "sporcare le mani" a destra e a manca aggrappandosi alle persone disperato, ottenendo finanche di essere "chiamato" al telefono in casa propria da persone tutte circuite.  Azioni queste prodotte dal più che probabile spavento per la prospettiva del carcere definitivo, stante avesse tentato fin dal primo grado di giudizio la via dello "sconto di pena" con il "rito abbreviato", che contestualizza una reale ammissione di colpevolezza (a quanto mi dicono lui spiegava un po' a tutti che era stato mal consigliato dall'avvocato).

In ultimo, l'uomo inveiva "letteralmente" anche contro coloro che lo hanno usato, associandolo al sito del porno commerciale di Cagliari e alla sua pagina Facebook contro Morandi. Perché Cagliari è una cittadina dove tutti si conoscono. E tutti conoscono Pirate Bay, le cui lunghe mani non possono dimostrare in alcun modo di non conoscere la Legge, anche oggi mentre minacciano.

Solo la vera Carità è Giustizia.

Per completezza dedico la Sentenza 37151 della seconda sezione penale della Suprema Corte di Cassazione. depositata il 18 ottobre 2010, in merito alla revoca dei domiciliari per le attività su Facebook a tutti coloro che si battono contro l'omertà nei confronti del pedofilo e che hanno subito un vero e proprio raggiro dall'uomo, che scriveva dagli arresti domiciliari ed in aperta violazione alle disposizioni della magistratura.


Corte di Cassazione Penale
- sezione seconda -
Sentenza n. 37151 del 18/10/2010


- Misure cautelari personali - Arresti domiciliari - Violazione delle prescrizioni -

Qualora dimostrata, la comunicazione con terzi attraverso "Facebook" viola la generica prescrizione di "non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi". Difatti questa va intesa nella accezione di divieto non solo di parlare con persone non della famiglia e non conviventi, ma anche di entrare in contatto con altri soggetti, dovendosi ritenere estesa, pur in assenza di prescrizioni dettagliate e specifiche, anche alle comunicazioni, sia vocali che scritte attraverso internet.


IN FATTO

Il G.I.P. dei Tribunale di (OMISSIS), con ordinanza in data 10 maggio 2010, rigettava la richiesta del PM di sostituzione, nei confronti di P. R. e M. G., della misura degli arresti domiciliari con la custodia in carcere per avere gli stessi violato la prescrizione loro imposta di non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi, comunicando via internet, sui sito "Facebook", con altre persone.

Proponeva ricorso per cassazione il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di (OMISSIS) ritenendo integrata la violazione della prescrizione di non comunicare con altre persone, imposte in sede di concessione della misura cautelare, stante i contatti intrattenuti con altre persone dagli imputati attraverso la rete.

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso è fondato.

La generica prescrizione di "non comunicare con persone diverse dai familiari conviventi" prevista dall'articolo 276, comma uno, c.p.p., va intesa nella accezione di divieto non solo di parlare con persone non della famiglia e non conviventi, ma anche di entrare in contatto con altri soggetti, dovendosi ritenere estesa, pur in assenza di prescrizioni dettagliate e specifiche, anche alle comunicazioni, sia vocali che scritte attraverso internet. L'uso di internet non può essere vietato tout court ove non si risolva in una comunicazione con terzi, comunque, attuata, ma abbia solamente funzione conoscitiva o di ricerca, senza di entrare in contatto, tramite il web, con altre persone.

La moderna tecnologia consente oggi un agevole scambio di informazioni anche con mezzi diversi dalla parola, tramite Web, e anche tale trasmissione di informazioni deve ritenersi ricompresa nel concetto di "comunicazione", pur se non espressamente vietata dal giudice, dovendo ritenersi previsto nel generico "divieto di comunicare", il divieto non solo di parlare direttamente, ma anche di comunicare, attraverso altri strumenti, compresi quelli informatici, sia in forma verbale che scritta o con qualsiasi altra modalità che ponga in contatto l'indagato con terzi ("pizzini", gesti, comunicazioni televisive anche mediate, etc.).
 
L'eventuale violazione di tale divieto va, comunque, provato dall'accusa e non può ritenersi presunto, nella fattispecie, dall'uso dello strumento informatico.

Non risulta, nella specie, alcuna motivazione da parte del G.I.P., in ordine all'eventuale comunicazione con terzi, posta in essere dall'indagato attraverso Facebook.

Va, quindi, annullato il provvedimento impugnato con rinvio al Tribunale di (OMISSIS) per nuovo esame.

P.Q.M.

Annulla l'ordinanza impugnata con rinvio al Tribunale di (OMISSIS) per nuovo esame.
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 17:57:28, in Magistratura, linkato 1382 volte)
GIUSTIZIA: STEFANO ZAMMUTO
PRESIDENTE ANM AGRIGENTO


AGRIGENTO (ITALPRESS) - Cambio ai vertici dell'Associazione nazionale magistrati di Agrigento. Il nuovo presidente della sottosezione del sindacato delle toghe e' Stefano Zammuto, giudice per le indagini preliminari del palazzo di giustizia.

Prende il posto di Diego Ragozini. Il nuovo segretario e' Luca Sciarretta, sostituto procuratore della Repubblica che subentra ad Adriano Scudieri, anche lui sostituto procuratore che e' stato trasferito all'ufficio inquirente di Milano.

(ITALPRESS). red 08-Nov-10 22:08 NNNN
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 17:59:39, in Magistratura, linkato 1406 volte)

Savona, giustizia: stato di agitazione dei vice procuratori onorari


Savona. A Savona lo sciopero dei vice procuratori onorari alla fine è stato revocato ma resta lo stato di agitazione proclamato per questa settimana in vista della scadenza ordinamentale del contratto per il prossimo 31 dicembre, già soggetto a proroga. Una fase di stallo che potrebbe mettere a dura prova la macchina della giustizia savonese, interessata da tagli e riduzioni di organici.

Secondo quanto riferito in caso non arrivi il decreto legge sul nuovo contratto, come previsto, saranno a rischio diversi procedimenti, così come la stessa organizzazione giudiziaria in relazione all’apertura, per la fine di novembre, della sezione distaccata della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Albenga.

Il procuratore capo Francantonio Granero prenderà carta e penna per scrivere al Ministero di Grazia e Giustizia per illustrare la difficile situazione che si prospetta per il Savonese se non arriverà uno sblocco nel contratto ordinamentale per i vice procuratori onorari.

IVG.it

* * *

Giustizia, nuovo sciopero dei magistrati onorari


La Federmot, principale associazione di magistrati dopo l’Anm, con più di 3.800 giudici onorari di tribunale e vice procuratori della Repubblica, indice una astensione nazionale delle proprie attività di udienza e di indagine dall’8 al 12 novembre. I motivi sono così sintetizzati dal Coordinatore circondariale presso il Tribunale di Agrigento Dott. Roberto Gambina. “Negli ultimi anni si è atteso che i vari Governi promuovessero il riordino della giustizia ordinaria e, in particolare, in linea con quanto espressamente annunciato nei programmi elettorali, della magistratura onoraria, la quale amministra oltre il 60 % degli affari giudiziari civili e circa il 50 % degli affari giudiziari penali.


La FEDER.M.O.T. si è determinata ad assumere tale iniziativa dopo aver preso atto che il disegno di riforma della magistratura onoraria – i cui contenuti, anticipati un anno fa, non soddisfano, peraltro, le esigenze del Paese e le richieste della categoria – non è stato presentato nel termine, più volte differito, indicato dal ministro Alfano per il tramite del sottosegretario Caliendo. La FEDER.M.O.T., pur rilevando che il 29 settembre, nel discorso sulla fiducia tenuto alle Camere, il Presidente del Consiglio ha manifestato la volontà di riformare la magistratura onoraria e di definire un piano straordinario per lo smaltimento delle cause civili pendenti, ricorda che, il 31 dicembre prossimo, cesseranno dalle loro funzioni tutte le toghe onorarie di tribunale, rendendo necessaria, a oltre 10 anni dalla loro introduzione nell’ordinamento giudiziario, l’ennesima proroga d’urgenza, al di fuori di un organico progetto di riordino delle funzioni e del trattamento giuridico-economico della categoria”. Al tribunale di Agrigento, oggi, l’adesione è stata massiccia.

Agrigento web
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 18:04:38, in Politica, linkato 1129 volte)
Finanziaria: Giustizia chiede
190 mln euro in più per 2011
 

(ANSA) - ROMA, 8 NOV - Centonovantamilioni di euro: e' la somma in piu' che il ministero della Giustizia ha chiesto all'Economia per garantire, in particolare, il funzionamento degli uffici giudiziari. In sede di ddl di bilancio il capitolo giustizia ha ottenuto, per il 2011, 7 miliardi e 203 milioni di euro, di cui il 97,3% per le spese correnti e il 2,7% per quelle in conto capitale.

Si tratta di fondi ritenuti insufficienti dai tecnici del Guardasigilli Angelino Alfano che puntano ad ottenere altri 190milioni di euro, cosi' ripartiti: 80 milioni per le spese di funzionamento degli uffici giudiziari (costi di cancelleria, fotocopiatrici, etc); 70 milioni per le spese di giustizia (per periti, consulenti, patrocinio a carico dello Stato, giudici popolari etc); 40 milioni di euro in piu'  per le intercettazioni. (ANSA).

BAO 08-NOV-10 14:15
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 18:07:01, in Magistratura, linkato 1319 volte)
Tutto è bene quel che finisce bene. L.M.

il presidente del consiglio definì «famigerato» il magistrato impegnato nel processo mills

Il Csm: sì alla tutela del pm De Pasquale
«Il premier ne ha leso il prestigio»

La decisione della Prima Commissione in merito all'intervento di Berlusconi alla festa del Pdl a Milano

MILANO - Con le parole pronunciate a inizio ottobre in occasione del suo intervento alla festa del Pdl a Milano il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha leso il prestigio dell'ordine giudiziario e del pm del processo Mills Fabio De Pasquale: è questa la conclusione alla quale è giunta a maggioranza la Prima Commissione del Csm che, con il voto contrario del laico della Lega Matteo Brigandì, ha deciso di procedere con un intervento a tutela del magistrato milanese.

LE PAROLE DEL PREMIER - Nel suo discorso a Milano Berlusconi definì «famigerato» De Pasquale, parlò di «un'associazione a delinquere nella magistratura» e notò che «tre diversi collegi, quello di primo grado, secondo grado e la Cassazione hanno asseverato» la tesi del pm del processo Mills «dimostrando quindi che c'è un accordo fra i giudici di sinistra che vuole sovvertire il risultato delle elezioni». Inoltre il premier evidenziò che De Pasquale era «lo stesso pm che disse a Cagliari che il giorno dopo l'avrebbe messo in libertà e poi è andato in vacanza», ricordando che «il giorno dopo Cagliari si è tolto la vita». Affermazioni ritenute gravi dalla Prima Commissione che nei prossimi giorni redigerà un documento da sottoporre all'esame del plenum.

L'IMPEGNO DI NAPOLITANO - Erano stati tutti e 16 i consiglieri togati e il laico del Pd Glauco Giostra a chiedere l'apertura di una pratica a tutela del De Pasquale, dopo che era fallito il tentativo di arrivare a una presa di posizione comune anche con i laici del Pdl e della Lega. E a sollecitare il vicepresidente del Csm Michele Vietti a esprimere al capo dello Stato la loro «profonda preoccupazione» per le «ennesime gravissime dichiarazioni», di Berlusconi che - scrissero in quella occasione - minano la credibilità delle istituzioni e rischiano di delegittimare la magistratura tutta«. Un timore espresso da Vietti nell'incontro del 13 ottobre scorso con il presidente della Repubblica nel corso del quale Napolitano ribadì il «suo costante impegno per l'esercizio rigoroso delle prerogative costituzionali del Csm». (Fonte Ansa)

Corriere Sera


La Rassegna

Via libera alla tutela per De Pasquale

La Repubblica - ‎22 ore fa‎
ROMA - Le parole di Silvio Berlusconi, che definì "famigerato" il pm del processo Mills e parlò di "un'associazione a delinquere nella magistratura", ...

Csm, premier ha leso prestigio giudici

ANSA.it - ‎08/nov/2010‎
(ANSA) - ROMA, 8 NOV - Il premier Berlusconi ha leso il prestigio dell'ordine giudiziario e del pm del processo Mills Fabio De Pasquale per i giudizi ...

Csm, tutela per il pm del processo Mills: "Berlusconi ha leso il ...

Adnkronos/IGN - ‎08/nov/2010‎
Roma - (Adnkronos) - La Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura si è riunita e ha deciso a maggioranza di tutelare il magistrato Fabio ...

Csm: "Berlusconi ha leso il prestigio della magistratura"

Libero-News.it - ‎08/nov/2010‎
l presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi, con le sue parole alla festa del Pdl a Milano, ha leso il prestigio della magistratura e del pm ...

Csm: "Il premier ha offeso pm"

TGCOM - ‎08/nov/2010‎
Le parole del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alla festa del Pdl a Milano hanno leso il prestigio della magistratura e del pm del processo ...

Csm, ok alla tutela per pm De Pasquale

L'Essenziale - ‎10 ore fa‎
Il Consiglio superiore della magistratura ha deciso a maggioranza di tutelare il magistrato Fabio De Pasquale, il pm del processo Mills definito ...

CSM: SÌ TUTELA PM CASO MILLS, PREMIER HA LESO PRESTIGIO

IMGpress - ‎19 ore fa‎
(08/11/2010) - Ha leso il prestigio della magistratura nel suo complesso e in particolare del sostituto procuratore di Milano Fabio de Pasquale, ...

Csm su De Pasquale: Berlusconi ha leso il prestigio del Pm

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ROMA - Fabio De Pasquale, il pm che si è occupato del processo Mills e che Silvio Berlusconi definì con molta disinvoltura "famigerato" e facente parte di ...

Csm: premer offese magistratura Sì a tutela del pm De Pasquale

Trentinoweb - ‎20 ore fa‎
Silvio Berlusconi nel giro di tre giorni ha attaccato pubblicamente, per due volte, il pm di Milano, Fabio De Pasquale , che rappresenta l'accusa al ...

Attacchi di Berlusconi alla magistratura: Csm tutela il pm De Pasquale

Barimia - ‎20 ore fa‎
L'aver candidamente affermato, se pur in circostanze tutt'altro che istituzionali, che «ci sarebbe da chiedere una commissione parlamentare che faccia nomi ...

Csm: Berlusconi ha "leso il prestigio della magistratura e di De ...

Vita di Donna Community - ‎22 ore fa‎
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Mills, Csm: sì a tutela pm De Pasquale dopo accuse premier

Reuters Italia - ‎08/nov/2010‎
ROMA (Reuters) - Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha leso il prestigio del pm del processo Mills. Lo ha stabilito oggi la Prima commissione del ...
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Di Loredana Morandi (del 09/11/2010 @ 18:20:06, in Magistratura, linkato 1440 volte)
Giustizia, accolto ricorso Trifuoggi.
Annullata nomina procuratore Roma


PESCARA. Sono stati accolti i ricorsi dei procuratori Nicola Trifuoggi e Salvatore Cantaro: secondo il tribunale amministrativo i profili dei due magistrati sarebbero stati sottostimati.

Il Tar del Lazio ha annullato la nomina di Luigi Ciampoli a Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma.

Lo hanno deciso i giudici della prima sezione, presieduti da Giorgio Giovannini, accogliendo i ricorsi di Nicola Trifuoggi, Procuratore della Repubblica di Pescara, di Salvatore Cantaro, sostituto procuratore generale a Roma, da poco in pensione.

Nell'accogliere i ricorsi proposti dai due magistrati la prima sezione del Tar del Lazio ha ritenuto in primo luogo che nella valutazione del ricorrenti da parte del Csm «non ha trovato adeguata considerazione il profilo dell'attitudine specifica alle funzioni da conferire», che viene indicata «quale fondamentale parametro di riferimento nel quadro della selezione dei magistrati».

I giudici hanno poi sottolineato come «valenza concretamente premiante» le esperienze professionali dei magistrati Trifuoggi e Cantaro nel corso delle quali entrambi hanno «dimostrato il possesso di qualità organizzative e di coordinamento delle attività dell'organismo requirente che, invero, non arricchiscono il pur lusinghiero profilo professionale del controinteressato (Ciampoli. Ndr) in ragione dell'omesso svolgimento, nel corso della carriera, di omogenee funzioni direttive». Nello specifico, il Tar ha ritenuto di non poter omettere di sottolineare «l'evidente sottostima dal Csm riservata» ai profili attitudinali specifici di Trifuoggi e Cantaro, per i quali un «corretto apprezzamento avrebbe dovuto necessariamente condurre ad una ben diversa valutazione per la pregressa esperienza maturata».

Ecco perché il Tar ha deciso di annullare la delibera con la quale il Plenum del Csm il 21 dicembre 2009 ha conferito a Luigi Ciampoli l'ufficio di Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma, «con riserva di successive determinazioni ad opera dell'organo di autogoverno, al quale è conseguentemente rimessa una rinnovata valutazione della posizione» dei ricorrenti.

Non solo; i giudici amministrativi hanno condannato il ministero della Giustizia e lo stesso Csm al pagamento delle spese di giudizio.

Proprio nei giorni della decisione il procuratore capo della Procura di Pescara venne travolto da una serie di polemiche per un 'fuori onda' televisivo mentre era al fianco del presidente della Camera Gianfranco Fini in occasione della giornata conclusivo del Premio Borsellino, il 6 novembre dello scorso anno a Pescara.

Berlusconi «confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo: magistratura, corte dei conti, cassazione, capo dello Stato, Parlamento. Siccome è eletto dal popolo...», disse Fini. «Ma io gliel'ho detto. Confonde la leadership con la monarchia assoluta. Poi in privato gli ho detto: ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi 'statte quieto' ", replicando a una battuta del procuratore Trifuoggi che si riferì a Berlusconi dicendo «E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano».

Prima da Noi - 09/11/2010 9.34
http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=1785

La Rassegna

Il Tar annulla la nomina di Ciampoli a procuratore generale presso ...

Il Sole 24 Ore - ‎21 ore fa‎
Il Tar del Lazio ha annullato la nomina di Luigi Ciampoli a Procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma. A prendere la decisione i giudici della ...

Corte d'Appello di Roma: Trifuoggi torna in corsa

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