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 Kaito con i suoi fratellini (sgami, obama, pupa, ilario, microbo)... di Lunadicarta
 
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Affinché il nostro desiderio infinito di giustizia possa essere colmato, occorre un giudice che adempia a queste tre condizioni: essere il signore della Storia; conoscere il segreto dei cuori; e operare per la riconciliazione e non per la distruzione.

Fabrice Hadjadj
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 25/10/2010 @ 19:49:20, in Magistratura, linkato 1548 volte)

Il Pubblico Ministero e il Giudice in Italia


di Ferdinando  Imposimato [25/10/2010]

La  maggioranza di centro destra rilancia il progetto di mettere il  Pubblico Ministero al servizio del  potere esecutivo.  Non solo. Il   sogno del premier Berlusconi e di Fabrizio Cicchitto, entrambi ex  appartenenti alla loggia massonica di Licio Gelli,  è di mettere  anche  il giudice al servizio del  Governo. Ma questo  progetto va  contro la Costituzione repubblicana.

La  nostra Costituzione  all'art.104  stabilisce  che la magistratura – che comprende giudici e pubblici ministeri-  costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.

Giustizia  politica

Si  potrebbe essere indotti a  chiedersi   quali siano state le ragioni   che inducano il legislatore a fissare  con legge il principio della   imparzialità  del giudice, che dovrebbe essere insito nella stessa  funzione del giudicare.  Questa esigenza nasce  dalla drammatica  esperienza  della giustizia  politica-  tipica dei regimi fascisti e comunisti-, che è negazione  del concetto stesso di giustizia.  Da ciò deriva come  tra tutte le virtù di cui il giudice deve essere dotato  -l’imparzialità, la saggezza, l’onestà, l’equilibrio- , la  prima  sia la più importante. Basti pensare alle conseguenze devastanti che possono derivare dalla  giustizia di parte. La violazione del principio di imparzialità,  oltre a ledere il diritto di tutti i cittadini alla tutela dei propri  beni – la proprietà, la sicurezza, la vita, la reputazione,  l’onore, l’ambiente- si traduce  nella violazione  delle regole  della democrazia.

Imparzialità  del giudice

L’imparzialità è dunque  la prima garanzia dei cittadini, contro il rischio della giustizia  politica.  Il problema è eterno. In  tutte le epoche  chi governa cerca di assoggettare i giudici al  proprio potere per garantirne il rafforzamento e la conservazione. I precedenti da citare sarebbero moltissimi. Valga per tutti il  ricordo della vicenda drammatica di  Papiniano  e Ulpiano, che erano i  vertici della giurisdizione – qualcosa di simile alla Corte di Cassazione - al tempo dell’Imperatore  Caracalla.  Chiamati dall’Imperatore a difenderlo dinanzi al Senato per  l’omicidio del fratello Geta,  si rifiutarono entrambi di scendere nell’agone  politico,  prescindendo  dal condividere la liceità morale del comportamento  dell’Imperatore. Essi preferirono essere decapitati piuttosto che  rinunziare  alla loro terzietà e indipendenza rispetto  all’imperatore ed al Senato che erano  espressione  del  potere    esecutivo e legislativo.  E se è vero, dunque, che il  giudice è  un uomo come gli altri, è vero anche che a differenza degli altri deve sapere  reprimere le sue passioni e tenere lontane le tentazioni di mettersi  al servizio del potere,  pena l’impossibilità  di svolgere degnamente la sua funzione.

Imparzialità  del Pubblico Ministero

Si  discute anche della imparzialità del PM. Peraltro spetta al  PM, che è anche organo promotore di giustizia, la ricerca ed  acquisizione non solo delle prove  a carico ma anche degli elementi a favore dell'imputato.  L'art.358 cpp stabilisce che “il pubblico ministero compie ogni  attività necessaria ai fini indicati nell'articolo 326  e svolge  altresì accertamenti su fatti e circostanze a favore della persona  sottoposta alle indagini”. In detta fase il PM non è parte,  non essendo ancora insorto alcun conflitto tra l'ordinamento ed un  determinato soggetto privato, bensì l'unico organo preposto,  nell'interesse generale, alla raccolta ed al vaglio dei dati positivi  e negativi afferenti a fatti di possibile rilevanza penale.

Sistemi  Anglosassoni

Dopo  l'esame dei poteri e doveri del pubblico ministero, appare evidente  che egli ha un compito di ricerca imparziale della verità.  Ed è  questo compito di ricerca imparziale della verità che differenzia  nettamente il p.m. italiano dal prosecutor dei sistemi anglosassoni; in questi sistemi anglosassoni il p.m. deve sostenere sempre e solo la tesi accusatoria, anche quando si trova di fronte ad una persona innocente. E questa regola abominevole è dovuta a varie ragioni: anzitutto al  fatto che i meriti professionali del prosecutor e la sua  conferma alla scadenza del mandato – essi infatti sono eletti  dal popolo ogni quattro anni- sono legati unicamente al numero  delle condanne, indipendentemente dalla innocenza o colpevolezza  degli accusati.

Sistemi  Americani

Perfino  i governatori dei vari stati americani costruiscono la loro  sinistra fortuna politica sul numero delle condanne a morte  eseguite sotto il loro governo. Così è avvenuto che il governatore  della Virginia Jim Gilmore, avendo ottenuto una serie di funeste ed  ingiuste condanne a morte, anche di innocenti, sia stato  scelto dall'ex Presidente George Bush come suo consulente alla Casa  Bianca. Negli Usa il povero accusato, spesso un personaggio fragile  psichicamente ed economicamente, è dunque schiacciato in una  morsa mortale tra il p.m. ed il Governatore. Con una pubblica  opinione giustizialista e assetata di sangue. Questo abominio è  aggravato dal fatto che spesso il p.m. si trova di fronte a persone  prive di fatto di qualunque difesa: neri, latino americani, africani,  asiatici, italiani privi di ogni risorsa. Il risultato di molte cause  è segnato, quasi inevitabile: la condanna degli accusati a pene  severissime, spesso alla pena di morte. E quando l'errore viene scoperto, è troppo tardi per correggerlo, e nessuno paga. La  revisione non produce alcuna conseguenza contro i responsabili  dell'accusa e delle Corte fallaci, e tanto meno dei governatori. Il  caso del martire Rocco Derek Barnabei, condannato a morte senza una  prova credibile e contro ogni logica (avrebbe violentato la propria  fidanzata con cui da tempo aveva normali rapporti sessuali), è  emblematico delle storture della giustizia americana.

Sistemi  Europei

In  Europa il rischio di una subordinazione del Giudice e del PM al  potere politico non è solo del sistema italiano. In Francia si cerca di abrogare il Giudice  Istruttore, che è  attualmente il referente naturale del PM. E questo per  creare un  sistema in cui   il   PM che non sia sottoposto al controllo di un   magistrato indipendente, come è oggi il Giudice istruttore in  Francia,  ma solo del Ministro della Giustizia.  Che in Francia è  tal Mitterand che in un libro confessa, senza vergognarsi, di andare  nei paesi del sud est asiatico a fare  sesso, stando a quanto  riferisce il Corsera del 10 ottobre 2009. E noi sappiamo che le  vittime di questo commercio sono bambini.  Egli peraltro sostiene di  avere fatto sesso solo con adulti;  se avesse fatto sesso    commettendo violenza carnale, poiché il consenso di minori al di  sotto dei 14 anni non ha valore. Mentre per quelli di età superiore  ai 14 anni e inferiore ai 18 anni, bisogna decidere caso per caso. In  Italia, il Ministro Mitterand dovrebbe essere perseguito per  turismo  sessuale in danno di minori, punito gravemente. Ma in Francia forse  non esiste una legge come quella vigente in Italia (art 600 quinquies   cp).

Sistemi  Italiani

Nell'ordinamento  italiano, a differenza che negli USA, il pubblico ministero viene  scelto mediante un concorso pubblico, previsto dalla  Costituzione (art.106). Questo significa che egli non è di  nomina politica, come è nei sistemi anglosassoni. In secondo luogo  la progressione in carriera non è legata alla quantità di  condanne ma al numero dei procedimenti risolti in  qualunque modo, ed alla sua abilità nello svolgere le  indagini preliminari. Evitando errori giudiziari.

Noi deploriamo gli orrori della giustizia americana in cui  il  Prosecutor è alle dipendenze del Ministro della Giustizia  e un  innocente come Chicco Forti è stato condannato all'ergastolo per un  omicidio che non ha commesso e per il quale non aveva alcun interesse   sulla base del nulla: non ci sono né prove né indizi né sospetti.  Ci sono solo dei comportamenti scorretti da parte degli investigatori  e dei giudici che hanno totalmente disapplicato le regole del giusto   processo.

Legato  al problema della imparzialità è quello della invocata  “funzione politica” del pubblico ministero. Parliamo della  funzione che l'ufficio del pubblico ministero può e deve svolgere  nella vita pubblica e quindi nel senso più elevato del termine.

A  questo riguardo è sempre utile risalire – malgrado l'evoluzione  che ha assunto rispetto al significato originario- al principio  della separazione dei poteri, enunciato due secoli fa da  Montesquieu; il quale ammoniva che “non vi è libertà quando il potere giudiziario non è separato da quello legislativo e  da quello esecutivo”, perché diversamente “il  giudice potrebbe avere la forza  di un oppressore”. Forse sarebbe meglio dire che  il giudice ed il pubblico ministero possono essere strumenti nelle  mani degli oppressori che governano. Questo vale non  solo se la confusione dei poteri sia la legge scritta, il che accade  di rado, ma anche quando si verifica di fatto, come lo  straripamento di un potere sull'altro.  Come fa spesso il Premier ai  nostri giorni, pensando  di essere legibus salutus.

Come  è necessario guardarsi dal pericolo che il potere politico voglia  controllare il pubblico ministero, così occorre evitare anche che il potere giudiziario si arroghi finalità politiche che  non sono di sua competenza. Indubbiamente l'esercizio del potere  giudiziario, come di ogni altro potere, non può mai essere del tutto  esente da una certa connotazione politica, specie quando investe  organi della pubblica amministrazione o del parlamento, purché  intesa a garantire il principio che la legge è uguale per tutti.

Per  evitare il superamento del limite oltre il quale la purezza o la  nobiltà del fine rischi di trasformarsi in strumento, magari  inconsapevole, di finalità estranee alla applicazione imparziale  della legge, occorre riandare all'insegnamento del grande Francesco  Carrara. Che così scrisse: “Giustizia  e politica non nacquero sorelle. Quando la politica entra dalla porta  del tempio, la Giustizia se ne fugge impaurita per tornarsene al  cielo”.1

Spetta  però soprattutto ai giudici di esercitare un vigile controllo  sull'operato dei p.m. e trovare un giusto equilibrio per  evitare che il perseguimento di queste finalità investigative si  risolva in una lesione dei diritti individuali.  Ma la cosa  peggiore che si possa fare è di sottoporre il PM al servizio  del potere politico, cosa vietata dalla Carta fondamentale.

Eguaglianza dei cittadini  di fronte alla legge

L'altro  punto fondamentale della giustizia è l'eguaglianza dei cittadini  di fronte alla legge, a prescindere dalla posizione sociale e  dalla funzione. Se al titolare del potere di governo è lecito fare  ciò che vuole, compresi  i delitti più gravi, come la corruzione e  la associazione mafiosa, tutti gli altri  cittadini si sentiranno  liberi di fare altrettanto. Ed i mafiosi avranno diritto di ritenere  che loro sono discriminati rispetto al Presidente del Consiglio. E i  giudici non se la sentiranno di condannare i cittadini corrotti e non  il Presidente del Consiglio corruttore. E sarà vanificato il principio di legalità che deve obbligare tutti i cittadini,  indistintamente. E questo privilegio in Italia si cerca di attuarlo a  favore del Presidente del Consiglio per gravi delitti commessi fuori  dall'esercizio delle funzioni.

Ferdinando Imposimato

 


* Art. 104
La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere.
Il Consiglio superiore della magistratura è presieduto dal Presidente della Repubblica.
Ne fanno parte di diritto il primo presidente e il procuratore generale della Corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per due terzi da tutti i magistrati ordinari tra gli appartenenti alle varie categorie, e per un terzo dal Parlamento in seduta comune tra professori ordinari di università in materie giuridiche ed avvocati dopo quindici anni di esercizio.
Il Consiglio elegge un vice presidente fra i componenti designati dal Parlamento.
I membri elettivi del Consiglio durano in carica quattro anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Non possono, finché sono in carica, essere iscritti negli albi professionali, né far parte del Parlamento o di un Consiglio regionale.

* Art. 105
Spettano al Consiglio superiore della magistratura, secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati.

* Art. 106
Le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso.
La legge sull’ordinamento giudiziario può ammettere la nomina, anche elettiva, di magistrati onorari per tutte le funzioni attribuite a giudici singoli.
Su designazione del Consiglio superiore della magistratura possono essere chiamati all’ufficio di consiglieri di cassazione, per meriti insigni, professori ordinari di università in materie giuridiche e avvocati che abbiano quindici anni d’esercizio e siano iscritti negli albi speciali per le giurisdizioni superiori.

* Art. 107
I magistrati sono inamovibili. Non possono essere dispensati o sospesi dal servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se non in seguito a decisione del Consiglio superiore della magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento giudiziario o con il loro consenso.
Il Ministro della giustizia ha facoltà di promuovere l’azione disciplinare.
I magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni.
Il pubblico ministero gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi dalle norme sull’ordinamento giudiziario.

1 F Carrara: Programma, parte speciale, vol.VII


Gruppo per il ripristino della Costituzione del 1948

http://www.facebook.com/group.php?gid=247943500470

Mobilitazione popolare contro le riforme annunciate dal Governo

http://www.facebook.com/group.php?gid=186080540860

Comitato Cittadino Democrazia Diretta

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Di Loredana Morandi (del 26/10/2010 @ 07:31:34, in Indagini, linkato 1394 volte)
La pubblicazione dell'Apologia
dei reati di pedofilia sul caso Scazzi



In questi giorni tutti parlano di Sarah, dalle tv ai socialnetwork. E all'opinionismo su questo caso non mancano all'appello neppure gli apologi della pedofilia in rete.

Il blog di cui narro, conosciutissimo e stradenunciato sia da me che da Frassi della Prometeo onlus, non è un "blog satirico", ma un vero e proprio strumento intellettuale di apologia dei reati di pedofilia.

L'analisi a cui mi accingo sarà semplicissima e solo descrittiva, per realizzarla userò la forma dell'immagine con l'aiuto del codice penale per darvi conto dell'ideologia della pedofilia espressa da quel sito.

Le immagini sono tutte estrapolate da testi pubblici e pubblicati online.


L'età del consenso sessuale per i minori:

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-26_07.10_bambina.JPG

La prima impresa dell'ideologo è la negazione. Sarah non era una bambina, ma una giovane donna. La legge non ammette ignoranza, ma l'apologia del reato è ricompresa nella inammissibilità del comportamento in chi contesta la Legge e finge di "non conoscerla".

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10-26_084313_pedofilia_dolce.jpg

L'articolo 609 del Codice Penale:

Art. 609-ter.
Circostanze aggravanti.

La pena è della reclusione da sei a dodici anni se i fatti di cui all'articolo 609-bis sono commessi:
1) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni quattordici;
2) con l'uso di armi o di sostanze alcoliche, narcotiche o stupefacenti o di altri strumenti o sostanze gravemente lesivi della salute della persona offesa;
3) da persona travisata o che simuli la qualità di pubblico ufficiale o di incaricato di pubblico servizio;
4) su persona comunque sottoposta a limitazioni della libertà personale;
5) nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni sedici della quale il colpevole sia l'ascendente, il genitore anche adottivo, il tutore.
5 bis) all’interno o nelle immediate vicinanze di istituto d’istruzione o di formazione frequentato dalla persona offesa. (1)
La pena è della reclusione da sette a quattordici anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto gli anni dieci.

(1) Numero aggiunto dall’art. 3, comma 23, della L. 15 luglio 2009, n. 94

_______________

Cfr. Cassazione penale, sez. I, sentenza 7 febbraio 2008, n. 6072 e Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.

Art. 609-quater.
Atti sessuali con minorenne.

Soggiace alla pena stabilita dall'articolo 609-bis chiunque, al di fuori delle ipotesi previste in detto articolo, compie atti sessuali con persona che, al momento del fatto:
1) non ha compiuto gli anni quattordici;
2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole sia l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato o che abbia, con quest'ultimo, una relazione di convivenza. (1)
Al di fuori delle ipotesi previste dall'articolo 609-bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, o il tutore che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni. (2)
Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
Nei casi di minore gravità la pena è diminuita fino a due terzi.
Si applica la pena di cui all'articolo 609-ter, secondo comma, se la persona offesa non ha compiuto gli anni dieci.

(1) Numero così sostituito dall’art. 6, comma 1, lett. a) della L. 6 febbraio 2006, n. 38
(2) Comma inserito dall’art. 6, comma 1, lett. b) della L. 6 febbraio 2006, n. 38

_______________

Cfr. Cassazione penale, sez. III, sentenza 4 ottobre 2007, n. 36389 e Tribunale di Enna, sentenza 21 maggio 2008 in Altalex Massimario.


La Necrofilia:

E' il reato accessorio del "pedofilo", tipico del meta programma intellettuale di tale devianza, qui  di seguito in immagine ancora esposto in apologia  del reato, ovvero nella forma di "negazione interrogativa" e rivolto alla platea dei lettori del web.

http://www.giustiziaquotidiana.it/public/2010-10.26_07.04_necrofilia.JPG

Sotto un profilo meramente tecnico con questa affermazione dell'ideologo dei reati di pedofilia si passa dall'apologia dei reati contro "la persona" del caso "minori" all'apologia dei reati contro "la pietà per i defunti". Infatti, per la "tutela penale del cadavere" il nostro codice penale prevede ben quattro articoli.


Art. 410. Vilipendio di cadavere.


Chiunque commette atti di vilipendio sopra un cadavere o sulle sue ceneri è punito con la reclusione da uno a tre anni.

Se il colpevole deturpa o mutila il cadavere, o commette, comunque, su questo atti di brutalità o di oscenità, è punito con la reclusione da tre a sei anni.

Art. 411.
Distruzione, soppressione o sottrazione di cadavere.

Chiunque distrugge, sopprime o sottrae un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne sottrae o disperde le ceneri, è punito con la reclusione da due a sette anni.
La pena è aumentata se il fatto è commesso in cimiteri o in altri luoghi di sepoltura, di deposito o di custodia.
Non costituisce reato la dispersione delle ceneri di cadavere autorizzata dall'ufficiale dello stato civile sulla base di espressa volontà del defunto.
La dispersione delle ceneri non autorizzata dall'ufficiale dello stato civile, o effettuata con modalità diverse rispetto a quanto indicato dal defunto, è punita con la reclusione da due mesi a un anno e con la multa da euro 2.582 a euro 12.911.

Art. 412.
Occultamento di cadavere.

Chiunque occulta un cadavere, o una parte di esso, ovvero ne nasconde le ceneri, è punito con la reclusione fino a tre anni.

Art. 413.
Uso illegittimo di cadavere.

Chiunque disseziona o altrimenti adopera un cadavere, o una parte di esso, a scopi scientifici o didattici, in casi non consentiti dalla legge, è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516.
La pena è aumentata se il fatto è commesso su un cadavere, o su una parte di esso, che il colpevole sappia essere stato da altri mutilato, occultato o sottratto.

Corte di Cassazione – Penale, Sentenza 21 febbraio 2003, n.17050:

“Il reato di vilipendio di cadavere è integrato da qualunque manipolazione di resti umani che consista in comportamenti idonei ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti, non resi necessari da prescrizioni tecniche dettate dal tipo di intervento o addirittura vietati, con la consapevolezza del loro carattere ultroneo o incompatibile con le prescrizioni proprie del tipo di attività svolto. Infatti, secondo consolidato indirizzo interpretativo della giurisprudenza di legittimità che, seppur risalente nel tempo, non è stato mai contrastato da pronunce di segno opposto, il dolo del reato di cui all’art. 410 c.p. è generico, di talché l’elemento psicologico di detto delitto è integrato dalla consapevolezza del fatto che, come nel caso di specie, l’azione posta in essere non è conforme alle prescrizioni o esigenze tecniche afferenti al tipo attività espletata ed è idonea ad offendere il sentimento di pietà verso i defunti”.

Conclusioni:

Ora, i problemi cagionati a tutti da questo signore, che rammento essere amico del "giustiziere", amico dell'agenzia di porno stalking che mi perseguita dopo l'aver strappato un bene dello Stato alla criminalità del file sharing illegale (il server UniNa - Federico II di Napoli) e amico di tanti altri che esprimono i medesimi concetti in rete, si risolveranno con il "benedetto" sequestro del computer e con la chiusura definitiva del blog osceno.

Per tutti gli altri: ditemi con chi andate e vi dirò chi siete.


Loredana Morandi
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Di Loredana Morandi (del 26/10/2010 @ 13:07:05, in Magistratura, linkato 1523 volte)
Attesa la risposta della ANM, ma.. diamogli tempo. In fondo, la giunta centrale della Anm è composta da soli magistrati che lavorano, specie di lunedì e di martedì, ed il presidente è un pubblico ministero. L.M.


Giustizia/ Marcegaglia: riformarla
per crescita e investimenti


Non può esserci economia sana senza cultura rispetto regole

APCOM - La riforma delle giustizia civile è "essenziale" per garantire all'economia italiana di tornare a crescere e per attirare investimenti dall'estero. Lo ha sottolineato Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, in un videomessaggio inviato all'assemblea degli industriali di Monza e Brianza. Quella attuale, ha detto, è "una situazione insostenibile che incide anche sulla capacità di attrazione di investimenti nel nostro Paese".

Secondo il leader degli industriali sono due gli aspetti da affrontare: uno organizzativo e uno di domanda in Italia "drogata", di ricorso cioè al giudice per ogni controversia. Sul primo punto Marcegaglia ha auspicato l'accorpamento dei tribunali oggi troppo frammentati e la "specializzazione dei magistrati che incide su loro produttività. Sappiamo che ci sono resistenze eneormi, ma è fondamentale accorpare e specializzare. C'è poi il tema dell informatizzazione degli uffici giudiziari". Quanto al secondo punto il presidente ha evidenziato la necessità di diffondere l'istituto della "mediazione civile" anche nel mondo degli imprenditori. Marcegaglia ha infine chiesto alle categorie professionali di abbandonare "logiche corporative" e rinunciare a tariffe vincolanti.

Giustizia, Magistratura indipendente:
Bene appello Marcegaglia
 
Roma, 26 ott (Il Velino)

Cosimo Maria Ferri, giudice ed esponente di Magistratura indipendente (Mi), interviene sulle parole del presidente di Confindustria e denuncia il silenzio del presidente dell’Anm. Secondo Ferri “l’appello della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia al ministro della Giustizia Angelino Alfano sui tempi della giustizia civile è fondato e segnala un problema prioritario del settore giustizia. Si parla troppo di giustizia penale e poco di giustizia civile. La situazione di crisi del sistema giudiziario rappresenta un ostacolo allo sviluppo del sistema economico, soprattutto per le nuove imprese, che preferiscono firmare contratti con partner che conoscono e che garantiscono affidabilità. Vittime della inefficienza del processo civile non sono le grandi aziende, che utilizzano quale mezzo di risoluzione dei conflitti l’arbitrato, quanto le piccole e medie imprese che, come noto, rappresentano l’ossatura portante del sistema economico produttivo del Paese.

"I dati - prosegue l’esponente di Mi - sono impressionanti: un rapporto realizzato da un importante istituto bancario ha evidenziato che in tema di ostacoli alla crescita delle piccole e medie imprese l'inefficienza giudiziaria pesa per il 12 per cento, collocandosi solo dopo la burocrazia. La concorrenza asiatica incide sulla crisi solo per il 2 per cento e l'inefficienza infrastrutturale per il 7 per cento. Non è tutto. Secondo uno studio della commissione tecnica della finanza pubblica del ministero dell'Economia il risarcimento che lo Stato sarebbe tenuto a pagare per l'irragionevole durata dei processi ammonterebbe a circa 500 milioni di euro l'anno. Tutto questo - conclude Ferri - deve fare riflettere ciascuno dei soggetti che sono chiamati a confrontarsi sui temi in materia di giustizia e anche l’associazione magistrati deve impegnarsi in prima linea su questo fronte. Dobbiamo invece amaramente constatare il silenzio assordante del presidente Palamara”.
 
(com/chc) 26 ott 2010 11:45
http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=1228093

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"Ricerca, Mezzogiorno e ammortizzatori sociali: sono i temi per i quali cerchiamo un'ampia convergenza tra imprese e sindacati". Lo afferma Emma Marcegaglia ...

Marcegaglia, no a elezioni anticipate

L'Essenziale - ‎46 minuti fa‎
La priorità del governo non è la giustizia ma la crescita e l'occupazione, secondo la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che vede come fumo ...

Rifiuti/ Marcegaglia: Immobilismo totale, danno immagine Napoli ...

DailyBlog.it (Blog) - ‎59 minuti fa‎
Napoli, 26 ott. (Apcom) – Sui rifiuti c'è stato un “immobilismo totale”, ma a questo punto dell'emergenza è inutile fare la polemica sulle responsabilità. ...

Giustizia: Marcegaglia, non c'e' economia sana senza rispetto ...

Archivio Radiocor - ‎1 ora fa‎
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Monza, 25 ott - Marcegaglia nel suo intervento all'assemblea di Confindustria Monza e Brianza ha ricordato che "il sistema delle ...

Giustizia: Marcegaglia, non c'e' economia sana senza rispetto regole

Archivio Radiocor - ‎1 ora fa‎
(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Monza, 25 ott - "Non ci puo' essere un'economia sana e che cresce se non si diffonde la cultura del rispetto delle regole e ...

NAPOLI:GIORNATA NAZIONALE DI ORIENTAGIOVANI CON LA PRESIDENTESSA ...

Il Sud.info - ‎1 ora fa‎
“La musica della tecnologia” è il tema della XVII Giornata Nazionale Orientagiovani, in programma a Napoli martedì 26 ottobre alla Mostra d'Oltremare. ...

Giustizia/ Marcegaglia: riformarla per crescita e investimenti

Virgilio - ‎17 ore fa‎
La riforma delle giustizia civile è "essenziale" per garantire all'economia italiana di tornare a crescere e per attirare investimenti dall'estero. ...

GIUSTIZIA: MARCEGAGLIA, RIFORMA SERVE PER CRESCITA ECONOMIA

Economia-oggi - ‎17 ore fa‎
(AGI) - Monza, 25 ott. - La riforma della giustizia civile e' essenziale per una crescita dell'economia e per attrarre investimenti dall'estero. ...

Giustizia: Marcegaglia, necessaria una riforma essenziale

University.it (Comunicati Stampa) - ‎18 ore fa‎
Monza, 25 ott. - (Adnkronos) - "E' necessario avere un funzionamento nettamente migliore della giustizia in Italia. Una riforma della giustizia civile e' ...

Orientagiovani, la leader di Confindustria Marcegaglia domani alla ...

www.lunaset.it - ‎25/ott/2010‎
(25 Ottobre) - "La musica della tecnologia" e' il tema della XVII Giornata Nazionale Orientagiovani, in programma a Napoli domani, martedi' 26 ottobre, ...

Agenda della settimana, lunedì 25 ottobre

RassegnaOnline - ‎25/ott/2010‎
Monza: Assemblea Confindustria Monza e Brianza, con presidente Emma Marcegaglia in videomessaggio (Autodromo Monza, ore 16). Milano: Incontro Egl Italia ...

Marcegaglia: la riforma abbassi pressione fiscale

ImpresaCity - ‎25/ott/2010‎
"Il risultato della riforma fiscale deve essere un abbassamento della tassazione sulle imprese e sui lavoratori": questa l'opinione di Emma Marcegaglia, ...

Governo, priorità non giustizia ma crescita e lavoro-Marcegaglia

Reuters Italia - ‎1 ora fa‎
NAPOLI, 26 ottobre (Reuters) - La priorità del governo non è la giustizia ma la crescita e l'occupazione, secondo la presidente di Confindustria, ...
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E' stato presentato oggi in via Arenula. Oh Signur!!! E anche: O mia bela Madunina che te brillet de lontan tuta d'ora e piscinina!!! Inoltre sarei propensa alla convocazione con notifica urgente di San Giuseppe, patrono dei lavoratori, e di San Nicola patrono di Bari. L.M.

ORGANIZZARE LA GIUSTIZIA:


ALFANO E VENDOLA PRESENTANO CONVEGNO


(AGI) - Bari, 25 ott. - Saranno il ministro di Giustizia, Angelino Alfano, e il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, a presentare domani a Roma, nella sede del Ministero della Giustizia (via Arenula), alle 12, il convegno “Organizzare la Giustizia - Modelli di gestione delle Procure Distrettuali ed efficienza della giurisdizione - Bari laboratorio di Giustizia”, che si terra’ a Bari da giovedi’ 28 a sabato 30 presso il Teatro Piccinni.

Il convegno si snodera’ in sei sessioni tematiche sul ruolo di: Procure, Csm, Avvocatura, Magistratura internazionale, Politica ed Enti locali, e vedra’ protagonisti, oltre che allo stesso ministro Alfano e al governatore Vendola, esponenti nazionali e locali delle varie sessioni. Ma la conferenza stampa di domani a Roma sara’ anche l’occasione per presentare il Progetto Aurora, il sistema di informatizzazione delle due Procure Distrettuali pugliesi (Bari e Lecce) che ha visto - per la prima volta in Italia - in sinergia il Governo nazionale e il Governo pugliese.

L’informatizzazione consentira’ la digitalizzazione di tutti gli atti giudiziari che possono essere messi a disposizione di terzi, quindi, non piu’ coperti da segreto istruttorio.

Gli stessi saranno, per cosi’ dire, consultabili in rete attraverso “parole chiave(nome del pm o dell’indagato o il tipo di reato), in questo modo sara’ creato un archivio informatico che nel tempo potrebbe essere destinato a sostituire quello cartaceo. I benefici, poi, non potranno non prevedere anche l’organizzazione degli stessi uffici: gli operatori che vengono impegnati per fotocopiare migliaia di atti potranno essere utilizzati per servizi piu’ essenziali.

Soddisfazione per i risultati ottenuti sono stati espressi dal direttore generale Sistemi Informatici del Ministero della Giustizia, Stefano Aprile, che ha seguito da vicino il Progetto Aurora: “So che in Puglia sta nascendo un ‘Laboratorio di Giustizia’ al quale noi del Ministero guardiamo con grande attenzione e consideriamo la Regione Puglia un partner prezioso. Grande apprezzamento rivolgiamo anche alla struttura tecnica messa a disposizione del progetto, InnovaPuglia.

Non possiamo, poi, non sottolineare come la realizzazione di tutto questo sia la concreta dimostrazione di come un Governo di centrodestra puo’ collaborare con uno regionale di centrosinistra nell’interesse dei cittadini per realizzare servizi concreti e reali. In Italia e’ la prima volta che si realizza”.(AGI) Red
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Di Loredana Morandi (del 26/10/2010 @ 15:51:16, in Magistratura, linkato 2108 volte)
GIUSTIZIA TRIBUTARIA:
DUE GIORNI A CASERTA
CON MAGISTRATI ED ESPERTI


CASERTA, 25 OTTOBRE 2010 - Sarà una due giorni veramente interessante per il mondo fiscale e tributario della Campania quella relativa a un seminario di aggiornamento processuale per i magistrati tributari della Regione Campania, organizzato in ogni dettaglio dalla Segreteria del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria di Roma che si terrà all'Hotel Vanvitelli il 29 e 30 ottobre prossimi. Il seminario si propone di affrontare le principali questioni in materia processuale tributaria anche alla luce della recente novella del codice di procedura civile, analizzando le ricadute, con particolare riferimento al principio del contraddittorio, alla tecnica della redazione della sentenza, ai mezzi di prova, alla decadenza dall’impugnazione e alle spese processuali. Nel corso del seminario sarà trattata anche la questione dell’abuso del diritto, in base ai principi nazionali e comunitari, enucleando le principali controverse tematiche, nonché il valore delle presunzioni con riguardo agli studi di settore. Le relazioni saranno di taglio pratico, con particolare riferimento ai più recenti orientamenti normativi e giurisprudenziali.

Hanno assicurato la loro presenza: il Dott. Raffaele NUMEROSO, Presidente dell’Ufficio del Garante del Contribuente della Regione Campania; la Dott.ssa Patrizia PALMA, Direttore dell’Agenzia delle Entrate della Provincia di Caserta; il Generale di Divisione Dott. Giuseppe MANGO, Comandante Regionale della Guardia di Finanza; il Col. Dott. Vincenzo AMENDOLA, Comandante Provinciale della Guardia di Finanza; l’Avv. Elio STICCO, Presidente dell’Ordine degli Avvocati del Foro di S. Maria C.V. e il Dott. Pietro RAUCCI, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili. Il Seminario, che inizierà venerdì alle ore 15,00 e proseguirà fino sabato alle ore 13, sarà presieduto dall’Avv. Daniela GOBBI, Presidente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. Sul tema “Norme del codice di procedura civile applicabili al processo tributario, alla luce della novella n. 69/2009” parlerà l’avv. Antonio GRAVINA, Vice Presidente Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. Sull’Autotutela svolgerà la sua relazione il Dott. Raffaele CENICCOLA, Presidente della Commissione Tributaria Provinciale di Caserta. Sull’“Assunzione delle prove nel procedimento e nel processo tributario - valenza probatoria nel processo tributario degli elementi raccolti in sede penale” parlerà il Dott. Ennio Attilio SEPE, Presidente della Commissione Tributaria Regionale della Puglia. Seguiranno poi le relazioni sul tema “La responsabilità contabile del giudice tributario e dell’Amministrazione Finanziaria” e realtore sarà il Dott. Tammaro MAIELLO, Sost. Procuratore Generale Corte dei Conti – Roma. Sugli studi di settore: valenza probatoria nel giudizio tributario” svolgerà la sua realzione il Dott. Carminantonio ESPOSITO, Presidente di Sezione della Commissione Tributaria Provinciale di Napoli. In chiusura della prima giornata dei lavori sul tema “Il Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria: la professionalità del giudice tributario in formazione permanente - funzione di garanzia” parlerà il Dott. Gaetano SANTAMARIA AMATO, Componente Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. Nella giornata di sabato assumerà la presidenza il Dott. Mario MERCONE, Presidente della Commissione Tributaria Regionale della Campania e sarà discusso il tema: “Tecnica di redazione della sentenza tributaria alla luce della recente novella del cpc” il primo relatore sarà il Dott. Domenico CHINDEMI, componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. Seguirà una relazione sul tema: “I poteri istruttori delle parti e del giudice tributario” illustrata dall’ Avv. Mario FERRARA, Componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. A seguire sul tema “Le indagini bancarie: poteri e garanzie nel processo tributario” parlerà l’Avv. Antonio GENISE, Componente del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. Dopo una breve pausa con Coffee Break, i lavori riprenderanno con il tema “La giurisdizione del giudice tributario – un giudice per l’Europa” e sarà la volta del Prof. Adriano DI PIETRO, Direttore Scuola Europea di Alti Studi Tributari-Università degli Studi di Bologna. In chiusura, sul tema “I metodi di accertamento del reddito di impresa”parlerà il Prof. Giuseppe Maria CIPOLLA, Docente di Diritto Tributario della Università di Cassino.

Caserta Sette
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Di Loredana Morandi (del 26/10/2010 @ 15:55:35, in Politica, linkato 1210 volte)
Vendola è l'apologia satirica del "buon governo", ex poeta progressista omosessuale ed ex disobbediente in area centri sociali, gli han appena rimesso in mano la Regione Puglia ma con tre quarti della giunta precedente indagata per lo scandalo della sanità e delle escort. Gli indagati poi arrivano fino alla vicepresidenza, quindi alla stanza accanto alla sua. Disapprovo ed ho disapprovato la posa da primo ministro nei confronti della pm e dei magistrati che hanno dato vita a quelle indagini. Comportamenti simili sono indice di "nessuna trasparenza" nell'agire. In Vendola l'indice inoltre è del "come si cambia". L.M.


Giustizia: Vendola,
Paese ha bisogno di voltare pagina


Roma, 26 ott. - (Adnkronos) - ''Il nostro Paese, dopo 15 anni di imprigionamento in dispute che non riguardano il servizio giustizia per i cittadini, ma riguardano la istituzionalizzazione di un codice di impunita' nei confronti del premier e dei suoi sodali e' un Paese che ha bisogno di voltare pagina''.

Cosi' il governatore della Puglia e leader di Sel, Nichi Vendola, al termine di una conferenza stampa al ministero della Giustizia, insieme al guardasigilli Alfano, per la presentazione di un progetto di informatizzazione delle Procure pugliesi.

Per Vendola, l'Italia e' ''un Paese che e' giustizialista con i giustiziati e garantista con i garantiti''.  
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Di Loredana Morandi (del 26/10/2010 @ 18:54:00, in Estero, linkato 1355 volte)
Nuovo tsunami in Indonesia

 

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Ieri sera avevo letto della terribile scossa del 7.5 Richter (7.2 fonte Asean), ma mi son detta che il "caso" avrebbe salvato quelle popolazioni. Invece sbagliavo e la "grande ondata" si è abbattuta sulle coste dell'isola di Sumatra esattamente come accadde nel 2004.

Ieri, dopo la registrazione dell'entità del sisma presso il U.S. Geological Survey (Usgs) e la conferma dell'agenzia per i terremoti indonesiani, che ha localizzato l'epicentro a 14 chilometri di profondità, 78 km a nord-ovest di South Pagai, una delle isole Mentawai l'allarme tzunami lanciato dal Pacific Tsunami Warning Center era addirittura rientrato. Il sisma è avvenuto alle 21:42 ora locale.

Oggi la notizia ferale della grande ondata. Sconosciuto ad ora il numero delle vittime, ma già si parla di almeno una decina villaggi completamente spazzati via e di navi passeggeri distrutte. L'acqua è penetrata anche per 600 metri all'interno delle coste con forza devastante e le ondate hanno raggiunto altezze variabili anche superiori ai 3 metri.

Devo dire che nessuna fonte italiana riporta l'orario in cui si è abbattuto lo tsunami, soltanto Repubblica che cita appunto dell'allarme poi rientrato. Probabilmente non sono chiare le fonti a "monte. In ogni caso si deve considerare il tempo di percorrenza dell'onda sulla distanza di 78 km per calcolare l'orario dell'approdo sulle isole dell'arcipelago di Mentawai. Tra la scossa e l'ondata potrebbe esser trascorso anche un tempo imprecisato di 1 ora, 1 ora e mezza. Rettifico: secondo il sito della BBC (che ha una corrispondente indonesiana) l'onda si è abbattuta in circa 40 minuti.

 

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Il vulcano Merapi dalle foto via satellite della Nasa

Il vulcano Merapi, sull'isola di Giava, ha aumentato la sua attività eruttiva e i crateri minori stanno espellendo grandi nuvole di cenere incandescente. Le autorità locali stanno evacuando le popolazioni residenti nei pressi del gigante infuriato. 20.000 persone dovranno lasciare le proprie case.

L'area, dopo il grande sisma (9.1 richter) del 26 dicembre 2004, non ha mai più avuto pace. Ma non aveva avuto altri tsunami, neppure nel maggio (7.2) o ad aprile (7.8) di quest'anno, due dei più eventi sismici di entità simile più recenti.  Corriere Sera ne cita altri, ma meno recenti: il 28 marzo 2005 (8,6 gradi, oltre 1.300 morti), il 12 settembre 2007 (8,5) e il 30 settembre 2009 presso Padang (7,5 gradi, oltre 1.100 vittime).

 

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L'epicentro del sisma del 25 ottobre 2010 alle 21:42 ora locale
 

L'Asean Earthquake center conferma che la terra sta tremando ancora, ma con minore entità con scosse intorno al 5 - 6 grado Richter, ma leggendo attentamente il loro report si evince che la scossa di maggiore entità è stata preceduta da due scosse nel corso dello stesso giorno (il 25) e da una di discreta entità anche il giorno 24.

Che le scosse attuali e le passate siano correlate non ci piove, io però non ho sotto mano una cartina dettagliata dell'area e il sito dell'Asean non mi carica la mappa per le troppe visite, quindi non azzardo oltre sul fenomeno.

Salvo ribadire che: così come esistono le scosse di assestamento, ve ne sono di identiche in anticipazione di un evento sismico di grande entità. Non bisogna infatti pensare che le placche tettoniche funzionino come un interruttore, "on off" - adesso c'è e prima non c'era, bensì la figura esplicativa più aderente alla realtà che mi vien spontaneo citare è quella dello sportello bloccato di un vecchio armadio, che per essere aperto ha bisogno di più "strattonamenti" e che si richiude solo a "spintoni".

Non appena mi giungeranno darò pronta notizia delle iniziative di solidarietà qui dall'Italia.

Loredana Morandi


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Di Loredana Morandi (del 27/10/2010 @ 07:52:11, in Magistratura, linkato 1503 volte)
La sentenza, che apparentemente dirime la questione di un Night Club, pone sotto il maglio della Giustizia le chat hard, che ancora una volta sono ritenute luoghi virtuali di prostituzione. Questo è l'orientamento della sentenza numero 37188/2010 della Terza sezione penale della suprema Corte di Cassazione. Il web è infatti uno strumento attivo di comunicazione e tutto quel che vi accade è vero: dalla nascita del movimento Artists Against War a Grillo tra blog e meetup, ai viola. Se sono vere le iniziative sociali, nello stesso modo sono veri tutti i reati. Sono grata all'avv. Roberto Cataldi per aver messo in rete il suo pregevole commento alla sentenza. L.M.

Cassazione: anche nei Night Club ci può essere
reato di sfruttamento della prostituzione


Anche i titolari dei Night Club o di circoli in cui lavorano ballerine e spogliarelliste, possono finire sotto processo per sfruttamento di prostituzione. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione affermando che il reato sussiste anche se le prestazioni sessuali sono eseguite a distanza, in videoconferenza. Non importa infatti se "prostituta e cliente sono in luoghi diversi". Secondo la Terza sezione penale questo genere di prestazioni "eseguite in modo da consentire al fruitore delle stesse di interagire in via diretta e immediata con chi esegue le prestazioni, con la possibilita' di richiedere il compimenti di atti sessuali determinati, assume il valore di atto di prostituzione e configura il reato di sfruttamento della prostituzione a carico di coloro che abbiano reclutato gli esecutori delle prestazioni o ne abbiano consentito lo svolgimento creando i necessari collegamenti via internet e ne abbiano tratto guadagno".

Secondo i supremi Giudici (sentenza 37188/2010) è irrilevante il fatto che "chi si prostituisce ed il fruitore della prestazione si trovino in luoghi diversi". E' chiari infatti che la videoconferenza consente una interazione tra cliente e prostituta tanto che il primo può ordinare e ottenere prestazioni sessuali a pagamento.

Piazza Cavour e' giunta a queste conclusioni occupandosi del ricorso presentato dai gestori di un night di Lucca condannati in primo e in secondo grado (Tribunale di Lucca, Corte appello di Firenze) per avere favorito e sfruttato la prostituzione di numerose spogliarelliste e ballerine. Inutilmente i tre imputati, tra loro anche la segretaria del circolo e l'addetto alla sicurezza, si sono difesi in Cassazione, sostenendo che i giudici non avevano considerato che le prestazioni avvenivano "senza interazione tra uomo e donna, non solo fisica ma neanche verbale".

La Suprema Corte ha respinto i ricorsi e ha evidenziato come "nella nozione di prostituzione debba farsi rientrare qualsivoglia attivita' sessuale posta in essere dietro corrispettivo di denaro, anche se priva del contatto fisico tra prostituita e cliente, i quali possono trovarsi addirittura in luogo diverso. Unica condizione - hanno precisato - e' la possibilita', per il secondo, di interagire sulle attivita' compiute dalla prima".

(Data: 24/10/2010 9.00.00 - Autore: Roberto Cataldi)
http://www.studiocataldi.it/news_giuridiche_asp/news_giuridica_9187.asp
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Rammento di aver conosciuto di persona il dott. Eugenio Albamonte, che ha perduto un congiunto a lui caro recentemente e me ne dolgo, quando era membro della giunta esecutiva di MD. Quindi alcuni anni fa. Erano i primi girotondi ed io, dopo l'evento di San Giovanni trascorso con il gruppo di manifestanti organizzato via mailing list da un professore di Diritto col "cappellino" per l'occasione, collaboravo con i giuristi democratici "eletta" al ruolo di membro e unica firma romana spendibile con la stampa (provenivo allora dalla mia esperienza di giornalismo televisivo e dai tg regionali dell'odierna emittente Sky Tv). Mi dichiaro convinta che per i congiunti del La Penna farà tutto il possibile. L.M.

Morto per denutrizione a Regina Coeli

Sette indagati fra medici e infermieri


di Martina Di Bernardino

ROMA (26 ottobre) - Un altro Stefano Cucchi, forse. Perché morire a trentadue anni, in carcere, dopo aver perso 30 chili nel giro di pochi mesi ricorda il drammatico copione di una storia tristemente nota. Questa volta a morire è stato Simone La Penna, un ragazzo che era in arresto per detenzione di stupefacenti. E dietro la sua morte assurda emergono ancora errori ed imperizie imputabili ad alcuni sanitari che avrebbero dovuto vigilare sulla sua salute.

E’ per questo che sotto il faro della Procura di Roma sono finiti adesso sette persone, tra medici ed infermieri del carcere di Regina Coeli, tutti indagati per omicidio colposo. Secondo gli inquirenti, alcuni di loro avrebbero scritto relazioni per il tribunale di Sorveglianza in cui attestavano che il giovane era compatibile con il regime carcerario. Altri non si sarebbero accorti che lentamente si stava spegnendo. Si chiamano Andrea F., Andrea S., Giuseppe T., Paolo P., Francesco P., Antonio C. e Domenico S. E in qualche modo sono chiamati in causa dalle 1800 pagine di relazione medica sulla morte di Simone La Penna firmata dai consulenti del pm Eugenio Albamonte. Che spiegano anche, scientificamente, le cause del decesso: arresto cardiaco provocato da uno squilibrio elettrolitico.

Era il 27 gennaio 2009 quando Simone venne trasferito dalla sua abitazione presso la casa circondariale di Viterbo, per detenzione di stupefacenti. Le sue condizioni erano buone, anche se negli anni passati, dal 2003 al 2005, il giovane romano era stato curato presso l’ospedale Sandro Pertini perché soffriva di anoressia.

Dopo un mese di detenzione, Simone La Penna iniziò a perdere velocemente peso; il vomito era ricorrente e le analisi indicavano degli squilibri nella presenza di potassio. Lo portarono nel reparto di medicina protetta dell’ospedale Belcolle di Viterbo dove grazie ad una terapia indovinata cominciò a dare segni di miglioramento. Ma non appena tornava in carcere, Simone ricominciava a vomitare e dimagrire, tanto che i consulenti del pm, nella relazione della Procura, parlano del sopraggiungere di uno stato di anoressia mentale.

E così a causa di un peggioramento delle sue condizioni, l’8 giugno del 2009 venne trasferito presso il reparto medico del carcere di Regina Coeli. Qui lo stato di denutrizione di Simone La Penna precipitò in un mese, tanto da essere ricoverato il 27 luglio all’ospedale Sandro Pertini, dove restò due giorni per ricevere una terapia mirata. Fino a che, il 26 novembre, esattamente un anno fa, alle 8 di mattina due infermieri del carcere di Regina Coeli si ritrovarono a praticare le operazioni di rianimazione sul corpo di Simone La Penna, che dopo dieci minuti morì. In quel momento pesava 49 chili; e oggi il pm Albamonte si prepara a chiedere conto della sua morte ai medici che avrebbero dovuto segnalare le sue condizioni fisiche e mentali e non lo fecero. E anche a quelli che gli prescrissero medicinali che potevano salvarlo senza poi verificare che gli venissero somministrati davvero.

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=124232
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Di Loredana Morandi (del 27/10/2010 @ 14:18:44, in Sindacati Giustizia, linkato 2067 volte)
SE L’AMMINISTRAZIONE E’ ANCORA LATITANTE

LA RdB NO !





Si è svolto ieri al Ministero del Lavoro il tentativo di conciliazione tra la RdB P.I. USB ed il Ministero della Giustizia, chiamato già dal 15 settembre da questa organizzazione sindacale a dare sollecite risposte sull’applicazione del nuovo ordinamento professionale e del contratto integrativo, che dal 29 luglio ha portato il caos negli uffici giudiziari.

L’Amministrazione, costretta a presentarsi alla conciliazione, ancora una volta non ha fornito alcun chiarimento sui nuovi profili, né ha definito quando e come provvederà ad emanare precise direttive, né ha dato indicazioni su come e quando inizieranno i corsi formativi per le nuove figure professionali, previsti tra l’altro solo per gli assistenti giudiziari e gli operatori ma non per gli ausiliari che dovranno utilizzare i sistemi informatici.

La RdB P.I. USB ha ribadito che mentre l’Amministrazione “dorme sonni tranquilli”, i lavoratori sono allo sbando: senza formazione alcuna già vengono impiegati in udienza nella verbalizzazione e nella chiamata di causa, in pratica sono in balia di ordini di servizio tra i più discordanti tra loro e di personale interpretazione dei capi degli uffici.

Un esempio per tutti: mentre a Roma il Presidente della Corte di Appello ha ribadito l’indisponibilità degli assistenti UNEP al servizio della chiamata per le udienze, visto il nuovo ordinamento, il Presidente del Tribunale di Sondrio sancisce con nota 23/10 del 15.10.2009, che il servizio è proprio del personale UNEP ancorché mancante della figura professionale dell’operatore.

Questo è inaccettabile: anche in mancanza di un direttore generale, così ha giustificato l’Amministrazione, il suo silenzio, non legittima l’assenza di circolari esplicative che evitino il “federalismo giudiziario”, quando chi ha la reggenza è la stessa persona che ha predisposto e sottoscritto il contratto.

Questo atteggiamento è segno di un palese disinteresse nei confronti del servizio e dei lavoratori che in perfetta solitudine e senza essere stati adeguatamente istruiti sono chiamati ancora una volta a sostituirsi a chi dovrebbe dare indicazioni per far funzionare gli uffici giudiziari e risolvere i gravi problemi creati con il nuovo contratto.

La RdB P.I. USB visto che il Ministero ancora una volta fa orecchie da mercante e ritenute insoddisfacenti le motivazioni addotte dalla parte pubblica ha ritenuto fallito il tentativo di conciliazione.

Per questo verrà proclamata l’astensione dalle prestazioni di lavoro straordinario in tutti gli uffici giudiziari, le cui modalità presto saranno comunicate, visto che sulla nostra pelle e senza risorse ogni giorno viene assicurato lo svolgimento dei processi ed il servizio giustizia.

Di fronte a questa arroganza, i lavoratori della Giustizia e la RdB P.I. USB non si farà intimidire e continuerà attraverso iniziative di lotta la battaglia per la tutela e il recupero della dignità dei lavoratori.

LA NOSTRA DIGNITA’ NON E’ IN VENDITA

Roma, 26.10.2010

RdB P.I. USB – Coord. Giustizia

Leggi le dichiarazioni del rappresentanti RdB USB c/o Ministero Lavoro



http://www.giustiziaquotidiana.it/public/rdb_usb.jpg
Dichiarazioni rese dai rappresentanti RdB P.I. USB
nella riunione del 25 ottobre 2010
presso il Ministero del Lavoro
in sede di conciliazione ex Lege 83/2000.


La RdB P.I. USB ribadisce la propria contrarietà al CCNI del Ministero della Giustizia, sottoscritto il 29 luglio 2010 da una minoranza sindacale, perché non rispondente alle legittime aspettative, professionali e salariali, del personale giudiziario. Il nuovo contratto:

- cancella definitivamente ogni aspirazione di carriera, giuridica ed economica, dei lavoratori giudiziari i quali si dovranno accontentare di un semplice passaggio di fascia retributiva all’interno dell’area professionale di appartenenza;

- dequalifica e demansiona tutto il personale attraverso un ordinamento professionale che si limita a riesumare antichi profili, aumentando e sottraendo attribuzioni senza però introdurre e/o potenziare le professionalità necessarie a garantire un più moderno sistema di lavoro ed al passo con le innovazioni tecnologiche;

- prosciuga quasi completamente il Fondo Unico di Amministrazione per finanziare le progressioni economiche nell’ambito dell’area professionale di appartenenza e remunerare l’apporto individuale a scapito dell’appetitoso premio di produttività collettiva per anni distribuito indistintamente a tutto il personale giudiziario;

- non risolve le problematiche relative alla cronica carenza di personale, costringendo lo stesso a gravose prestazioni di lavoro straordinario per soddisfare le esigenze di servizio.

L’Amministrazione Centrale, benché sollecitata da questa O.S. con lettera del 15.9.2010, a tutt’oggi non ha ancora assunto alcuna formale determinazione a chiarimento del nuovo, discutibile e controverso, ordinamento professionale né tanto meno ha provveduto a convocare le OO.SS.

Tale atteggiamento sta provocando spiacevoli disguidi e forte tensione tra il personale giacché ciascun capo d’Ufficio e dirigente amministrativo ha ritenuto di dare una personale interpretazione del nuovo contratto con il risultato di ottenere comportamenti disomogenei se non addirittura contrastanti.

A tal proposito questa O.S. esibisce in visione numerosi ordini di servizio.

Cosa ancora più grave nonostante le sollecitazioni di questo sindacato, l’amministrazione non ha provveduto ad avviare alcuna formazione professionale per istruire il personale sulle nuove attribuzioni previste dal contratto, con la conseguenza che taluni dipendenti sono stati già incaricati di svolgere servizi senza la minima e necessaria esperienza professionale (es. utilizzo di strumenti informatici, chiamata e assistenza alle udienze penali, ecc.).

Per la cronica carenza di personale, i responsabili degli uffici giudiziari si trovano costretti a richiedere al proprio personale di svolgere prestazioni di lavoro straordinario con sempre maggiore frequenza e, in alcuni casi, pressoché in modo sistematico per garantire il lavoro quotidiano; ciò non è più tollerabile, tant’è che la scrivente O.S. è stata indotta per alcune sedi giudiziarie a proclamare già da qualche mese una formale astensione dal lavoro straordinario.

Per queste ragioni la RdB P.I. ha deciso di attivare le procedure di cui all’art. 2, comma 2, della Legge n. 146/1990, come modificata dalla Legge n. 83/2000 e, laddove il tentativo di conciliazione non sortisse risultati favorevoli, di proclamare le più idonee iniziative di lotta e protesta del personale giudiziario.

p/Coordinamento Nazionale Giustizia
Giuseppa Todisco – Giovanni Martullo- Daniela Rosone- Giovanni Scialdone


*** *** ***

Al Ministero del Lavoro
Direzione Generale Tutela Condizioni di Lavoro
Via Fornovo ROMA
Al Ministero della Giustizia
Gabinetto del Ministro
ROMA
Al Capo Dipartimento del DOG
Al Direttore Generale del Personale Reggente
ROMA
Alla Presidenza Consiglio Ministri
Dipartimento Funzione Pubblica
Corso Vittorio Emanuele ROMA

e p.c.     
    
Alla Commissione di Garanzia per
l’attuazione della legge sul diritto di sciopero
Via Po ROMA

Oggetto: Richiesta conciliazione – Legge 83/2000


La RdB P.I. USB  intende proclamare lo stato di agitazione del personale del D.O.G. del  Ministero della Giustizia, su tutto il territorio nazionale.

Le motivazioni spingono questa O.S. alla proclamazione dello stato  di agitazione sono:

• assenza di direttive agli uffici periferici in ordine all’applicazione del nuovo Contratto Integrativo sottoscritto dall’Amministrazione e da una minoranza di OO.SS. in data 29.7.2010, con la conseguenza che alcuni Capi degli Uffici e Dirigenti Amministrativi hanno ritenuto di dare una loro personale interpretazione sullo stesso contratto ed in particolare sul nuovo Ordinamento Professionale, con il risultato di ottenere comportamenti disomogenei se non addirittura contrastanti;

• mancata convocazione alla formale richiesta inoltrata da questa O.S. il 15.9.2010, dove venivano rappresentate le difficoltà del personale giudiziario alla luce delle nuove declaratorie sulle mansioni;

• mancato avvio di adeguata formazione come previsto dall’art. 12 del nuovo contratto al personale per le nuove attribuzioni delle mansioni;

• smoderato ricorso al lavoro straordinario per sopperire alle croniche carenze di personale.

Si richiede, pertanto, l’attivazione delle procedure previste dall’articolo 2, comma 2 Legge 146/90 come modificata dalla Legge 83/00.

Roma, 18 Ottobre 2010

p./RdB-USB Pubblico Impiego
Giuseppa Todisco
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