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 .. desert ..... di Lunadicarta
 
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La giustizia non è ardore giovanile e decisione energica e impetuosa: giustizia è malinconia.

Thomas Mann
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 20/10/2010 @ 16:43:58, in Osservatorio Famiglia, linkato 1454 volte)
Nuovo appello/comunicato da Don Di Noto su quello che ritengo essere ancora il sito denunciato anche dagli animalisti. Ricevo e trasmetto con un consiglio a Don Di Noto: deve fare il nome dell'internet provider presso il quale è in hostato quel sito e/o il nome della società che lo copre. Solo così quel sito sarà spento o dovranno affrettarsi le autority italiane.  L.M.


PEDOFILIA/ METER DENUNCIA:
BAMBINE LEGATE E VIOLENTATE


Avola (SR), 20 ottobre 2010 ---- 700 i bambini di cinque anni con gatti e cani, violati dai pedofili e dagli animali; pedofili ripresi nell’incesto; bambini imbavagliati, legati. Non è una descrizione morbosa, ma è lo scempio quotidiano sui bambini. Sotto gli occhi di tutti e sembra che nessuno batta un colpo. Una tragedia immane. Una disumanità che grida “giustizia e maggiore impegno” per colpire duramente gli abusatori di bambini.È questo il portale (ancora attivo ) scoperto dai volontari dell’Associazione Meter di don Fortunato Di Noto da sempre pioniere nella difesa dell’infanzia e immediatamente denunciato alla Polizia Postale e delle Comunicazioni di Catania e al Centro Nazionale contro la pedofilia online (CNCPO) di Roma.

DICHIARAZIONI. “Come diciamo spesso la lotta alla pedofilia non è solo in riferimento a quella dei preti, pur essendo un fenomeno grave. La riflessione e la provocazione deve essere che oggi c'è un vero e proprio scempio dei bambini, basti ricordare le nostre formali denunce alle autorità giudiziarie. Migliaia di bambini coinvolti in tenerà età, gli abusatori in tutte le salse, veri e propri book venduti con la velata complitictà dei circuiti finanziari. Una vera e propria criminalità organzizzata.”.

IL PORTALE PEDOFILO. Ma questo, per don Di Noto, non basta: “Ecco un portale segnalato oggi: 469 video, coinvolti circa 700 bambini. Si vendono film. Ecco i prezzi: accesso per un mese 200 dollari, 3 mesi 400, un anno 600. Immaginate quanto guadagnano”, spiega, mentre evidenzia: “Ogni video è descritto, un esempio: Age of models: 8-12 anni d’età, masturbazione e pose tra due ragazze. Ci sono bambine di 5 anni ‘leccate anche da gatti’”.

SUDDIVISIONE VIDEO. Non solo: “I video sono suddivisi secondo queste categorie: Lolite, Antiche, Bambini, Esotiche, incesto, Lesbiche, Realtà, Shock, Guardoni. È questa la vergogna sotto gli occhi di tutti ed è drammatico quello che si produce. 65 ore di film e 469 video, 700 bambini coinvolti: mi chiedo che cosa aspettano governi ed Onu a pronunciarsi in maniera severa contro la pedofilia e la pedopornografia”, conclude.

Associazione Meter onlus di don Fortunato Di Noto
... a tutela dell'infanzia ...
Via Ruggero Settimo, 56
96012 Avola (SR) - Italy
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Di Loredana Morandi (del 20/10/2010 @ 17:38:39, in Sindacato, linkato 1459 volte)
Vulpio in difesa del collega
Amadori di Panorama



Vulpio ha scritto una lunga lettera sul caso Amadori a Dagospia, che la pubblica in data odierna con il titolo "Vulnus di Amadori - Vulpio fuori dal coro".

La mia unica premessa è che io non ho il benché minimo dubbio in merito al fatto che il pm Elio Ramondini, della Procura della Repubblica di Milano, farà esattamente il suo dovere, punto. Ed in seguito, oltre alle toghe rosse e altri incubi orrendi e reazionari più volte espressi dal premier, il giudizio non sarà fazioso, perché non esiste una guerra dei magistrati contro i giornalisti o contro chi fa opinione.

E' vero invece che esista una guerra, piuttosto serrata, tra i giornalisti. Tanto che, finora, io non ho visto neppure un solo comunicato della FNSI a sostegno del giornalista indagato. Vero è anche che il colpo furibondo di Masi contro Roberto Natale deve aver parzialmente messo knok out la redazione sindacale, aggiungendosi a tutti gli altri impegni associativi. (ora però devono tassativamente scrivere per l'iscritto Amadori).

Così, segnalo un mio sicuro gradimento allo scritto di Vulpio, specie quando cita le ambizioni "morali" della professione giornalistica. Il mestiere del giornalista è "informare la popolazione". Verità sacrosanta, ma troppo spesso abusata e resa commerciale da dozzine di casi analoghi.

Trovo inoltre che nelle parole di Vulpio vi sia una verità vera in merito ai fatti di Puglia, vero l'attacco di Vendola alla pm Digeronimo dato dall'ex poeta divenuto politico con modi fin berlusconiani, quando l'intera popolazione barese l'aveva già incontrato nei locali frequentati dalle escort di Tarantino, anche se a lui personalmente le escort non interessano. Vero, e questo lo dico io, che la sinistra giustizialista avrebbe dovuto insorgere per il trasferimento in parlamento dell'assessore pugliese alla Sanità, ma quasi contestualmente scoppiava il caso Marrazzo e le fin troppo opportune morti accidentali delle trans. Così chi doveva parlare non lo ha fatto.

Il caso Bari escort e sanità, purtroppo, trasformato per effetto dei media nazionali nella fiaba delle "mille e una notte al viagra", non ha informato neppure a sufficienza la popolazione. Tutto quanto ha contribuito alla "fiaba" mediatica ci ha fatto respirare a pieni polmoni un clima di efficace agire fuori dalla legalità. E avrebbero dovuto gridare all'orrore gli ambientalisti, per il disboscamento del territorio nazionale finalizzato al rifornimento delle manifatture cartarie presso le quali si è servito l'astuto editore, che ha pubblicato il testo "una escort a letto con il vecchietto bavoso".

A me Panorama o il gruppo Espresso non offriranno nessun tipo di collaborazione, forse a Vulpio sì. Ad ogni modo auspico che si giunga ad una verità equa in sede giudiziaria nei confronti del giornalista Amadori.

Delle parole di Vulpio farò tesoro in tema di compensi televisivi. 250 mila euro a Benigni sono una follia. 50 mila per una presenza di Saviano uno schiaffo alla povertà, perché egli è attore di un copione già pagato dai suoi padroni (tutti, senza distinzioni), ed inizio a pensare che si tratti di una bomba ad orologeria creata dal Premier ed incuneata nel fianco della sinistra.

In fondo, ragioniamo, di chi sono i diritti di riproduzione in lingua italiana del "Capitale" di Marx?

Loredana Morandi





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Di Loredana Morandi (del 21/10/2010 @ 13:05:16, in Magistratura, linkato 1600 volte)

Adesso toccherebbe a Giacomino... o no?

Pressioni sul Csm e lista Formigoni nelle telefonate con Pasquale Lombardi

Inchiesta P3: Milano,
si dimette il presidente
della Corte d'Appello

Marra lascia la magistratura. Ai colleghi confida: un passo indietro per restituire serenità all'ufficio giudiziario

MILANO - Tra inghippi procedurali e ricorsi a Tar e Consiglio di Stato contro eventuali delibere del Csm di trasferimento per «incompatibilità ambientale», avrebbe potuto arroccarsi sulla poltrona di presidente della Corte d'Appello di Milano per i prossimi tre anni fino alla pensione. Ma l'ufficio ne sarebbe uscito a pezzi, preda di incertezze nella gestione organizzativa e orfano di serenità nei giudici dei processi. Così in Alfonso Marra è maturata l'idea delle dimissioni. Un passo indietro nell'interesse dell'ufficio, confida ai colleghi più vicini, che restituisca tranquillità alla Corte d'Appello milanese scombussolata dalle intercettazioni romane a carico dell'ex giudice tributario Pasquale Lombardi.

Le conversazioni intercettate sul telefono di Lombardi (giudice tributario molto introdotto fra le toghe benché geometra) sono quelle che avevano indirettamente captato Marra mentre con Lombardi s'informava sui sostegni che potessero convincere gli «indecisi» nel Csm a preferirlo al giudice Renato Rordorf nella corsa per la presidenza della Corte d'Appello milanese; e poi, una volta nominato per 14 voti a 12, mentre riceveva dal proprio sponsor Lombardi pesanti sollecitazioni, però mai accolte, a far riammettere la lista Formigoni che tre giudici d'Appello milanesi avevano inizialmente escluso dalle elezioni regionali su ricorso dei radicali per irregolarità nelle firme raccolte.

La toga di più alto grado del distretto lascia dunque la magistratura. Il presidente della Corte d'Appello di Milano, in precedenza di Brescia, ex coordinatore penale del Tribunale milanese, e prima ancora pm del processo a Renato Vallanzasca (21 anni) o dell'indagine sul rapimento di Emanuela Trapani (ostaggio liberato e banditi condannati), va in pensione con tre anni di anticipo. Anche se in queste ore di vigilia della fissata audizione al Csm c'è chi, come il suo difensore al Csm Piercamillo Davigo, gli consiglia ancora di resistere. Di restare al proprio posto. E di usare il precedente al Tar di Clementina Forleo per far valere quelle farraginosità procedurali che vizierebbero la pratica di «incompatibilità ambientale» aperta in luglio dal Csm.

La tentazione di resistere fa ancora capolino in Marra (non indagato in sede penale) quando nel suo entourage si infervora nel ribadire che ai suoi occhi Pasquale Lombardi, lungi dal rivelarsi componente di quella «associazione segreta» che la Procura di Roma contesta anche ad Arcangelo Martino e Flavio Carboni (curiosamente fatto arrestare nel 1980 proprio da Marra per la bancarotta del Banco Ambrosiano), appariva il fondatore di un Centro Studi giuridico che dava del «tu» al presidente della Cassazione e a un nugolo di membri del Csm; asserisce di non avergli chiesto interventi sul Csm, ma informazioni su come i vari consiglieri si stessero orientando; e rimarca, citando un segretario come testimone, di aver messo alla porta Lombardi frustrandone le aspettative sulla questione della lista Formigoni (poi riammessa soltanto dal Tar), al punto tale da meritarsi dall'intercettato Lombardi l'indispettito apprezzamento «quello è uno stronzo».

Ma l'impulso di giocare ancora il proprio destino personale si stempera nella consapevolezza della stasi che la situazione attuale sta oggettivamente creando in Corte d'Appello. E nei sfavorevoli segnali, tutt'altro che di fumo, lanciati dai corridoi del Palazzo di giustizia milanese. Persino i giudici che (anche tra le correnti togate agli antipodi di Marra) testimoniano come egli non abbia mai interferito su alcun processo manifestano però l'imbarazzo per le telefonate, nelle quali il magistrato sembra voler influire impropriamente sulla sua nomina o quantomeno accettare che Lombardi lo faccia in suo favore con il sottosegretario Caliendo, il presidente della Cassazione Carbone, il vicepresidente del Csm Mancino e i consiglieri Tinelli, Saponara e Ferri; telefonate in cui, a dispetto delle intenzioni, finisce per essere lambito da centri di potere affaristici che possono, se non condizionare l'esercizio delle funzioni di presidente della Corte, appannarne comunque l'immagine. Un sentimento sfociato nell'assemblea dell'Anm milanese il 28 settembre alla vigilia dell'interrogatorio di Marra davanti all'Avvocato generale della Cassazione nel procedimento disciplinare nel quale lo sta difendendo il neoprocuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia Pierluigi Dell'Osso, allorché 160 magistrati avevano espresso il loro «forte disagio per la vicenda che ha coinvolto il vertice della Corte d'Appello», ed auspicato «un passo indietro al fine di liberare l'istituzione da ogni ombra di sospetto». Una contro-raccolta di firme ha poi visto 60 magistrati esprimergli «stima» personale, come pure l'Ordine degli avvocati. Ma Marra, ormai, ha scelto di non opporre firme a firme.

Luigi Ferrarella
Corriere Sera - 21 ottobre 2010

La Rassegna

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P3, Marra lascia la poltrona

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L'inchiesta sulla presunta nuova loggia segreta. Il presidente della Corte d'Appello di Milano, Alfonso Marra, per la cui nomina avrebbero esercitato pressioni l'ex giudice tributario Lombardi e il sottosegretario alla Giustizia Caliendo, ...

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Centrale Nucleare Ex Enea alla Casaccia:
i Reattori Triga e Tapiro di nuovo accesi



No, non è vero, non sono mai stati spenti in 50 anni, se non per manutenzione. Lo dichiara Emilio Santoro, direttore responsabile di uno dei due reattori nucleari in funzione presso la centrale nucleare Ex Enea alla Casaccia, nel ventesimo municipio di Roma, Triga per la precisione, al giornalista Paolo Virtuani del Corriere della Sera.

http://www.bloggersperlapace.net/bloggersperlapace/upload/rte/tapiro3.jpg

E' giusto, non si deve spargere il panico, ma i cinquantanni della centrale nucleare sperimentale del ventesimo municipio di Roma si festeggiano solo con il risultato dei tanti incidenti (ultimo quello all'impianto del plutonio) con l'epidemiologia umana delle manifestazioni cancerose e delle leucemie mortali che hanno portato al "creatore" tante persone, forse anche tra gli iscritti a Legambiente. Ultima malata di cancro, una mia conoscente, presidente della sezione Roma Nord della associazione ambientalista. Trasparenza zero: nessuno ha mai visto i dati dell'epidemiologia di tali malattie nel personale della centrale.

Una epidemiologia umana attentamente coltivata anche con gli appalti, i sub appalti e le assunzioni solo di partito nella società costituita in seno dallo Stato per gestire il nucleare in Italia, la Sogin. Non a caso: TUTTI e ribadisco TUTTI i rifiuti tossici di tipo radioattivo del centro sud d'Italia, guarda un po', finiscono a Roma presso il complesso ex Enea alla Casaccia dove solo pochi anni fa è stato realizzato un ennesimo enorme capannone, ove sono stipati oltre 6.500 fusti di materiale radioattivo datati anche nei favolosi anni "ottanta".

La situazione del sito di stoccaggio romano, con tanto di reattori nucleari accesi e impianto di plutonio malamente funzionante, è talmente grave che se ne preoccupò anni fa anche Berlusconi, in apprensione per il suo elettorato di Roma nord salvo poi dimenticare anche il rischio "terrorismo" e i possibili "attentati" ai danni della popolazione e dell'ambiente. Ma si sa, per lui l'Italia inizia a nord del fiume Po...

Sul silenzioso lavoro dei due reattori nucleari mi sento di garantire: ogni persona che abbia tentato di aprir bocca e dire la sua è stata mobbizzata violentemente, anche nei partiti e nelle associazioni.  Tutto nel silenzio pluriennale della stampa nazionale. Ricorron ben tre anni dall'inchiesta di Primo De Nicola per l'Espresso.

Festeggiare? Non mi pare proprio il caso: 4500 metri cubi di scorie radioattive in una centrale nucleare con reattori accesi, che ha fatto danni dall'inizio degli anni sessanta e che un decennio dopo, circa, avrebbe costretto il Comune di Roma a grattare 10 cm di terriccio radioattivo tutto intorno al sito Ex Enea. No, proprio niente da festeggiare. Probabilmente il caso che rammento fu un primissimo guasto iniziale all'impianto di arricchimento del Plutonio, il cui progetto fu abbandonato dopo soli due anni stante i contratti amerikani.

Scienza e innovazione? Ma come si può credere ai fasti del ventennio fascista, se il Tapiro  (acronimo di TAratura PIla Rapida a potenza 0) ha ormai quasi quarantanni? Ora poi, il povero vecchietto buono solo per la pensione, sarà riciclato e servirà a qualche scriteriato per testare esperimenti di fusione nucleare di IV livello. Loro la chiamano "validazione dei codici di calcolo", ma siete tutti liberi di pensare che quella gente metterà materiale fissile e neutroni "veloci" in quel che resta della pignatta dopo una mangiata di pasta e fagioli.

La punizione c'è, ancora non si vede, ma anche qui a Roma siamo in Italia quindi verrà. Puntuale. Al primo incidente, quella amministrazione registrerà finalmente lo sprofondo intellettuale, tecnologico e scientifico dell'aver nascostamente finanziato i "cacciatori di farfalle", loro e i falsi scienziati autori dei "falsi positivi" in tema di elettromagnetismo. Tutta gente armata di rilevatori e contatori geiger tenuti sospesi in aria ad almeno cinquanta centimetri - un metro di distanza dal suolo radioattivo e reso tale da cinquantanni di nucleare.

Noi romani del nord ce la vedremo brutta dopo la piccola Chernobil della Capitale, polvere radioattiva, piogge acide, forse un locale principio di glaciazione. La cenere radioattiva giungerà a lambire anche il colonnato del Bernini e la facciata del Maderno in San Pietro, ma non fa nulla. La fine della falsa scienza val bene qualche sacrificio e poi in Vaticano sicuramente hanno approntato i rifugi atomici per tutti gli alti prelati, male che vada porteranno il Museo e la Biblioteca giù al parcheggio del Gianicolo e il Papa a Castel Gandolfo o per sicurezza in montagna.

Dixit 21 ottobre 2010 alle 19:02

Loredana Morandi

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Di Loredana Morandi (del 22/10/2010 @ 08:09:30, in Sindacato, linkato 1435 volte)
Avevo appena finito di scrivere che non esiste una guerra dei magistrati contro i giornalisti, ed ecco che ne trovo una. Purtroppo nessuno dei due articoli chiarisce l'accaduto scatenante una posizione tanto dura del procuratore facente funzioni Bogliolo e, per la verità, l'allontanamento della stampa lascia intuire qualcosa di poco pulito molto oltre quanto avrebbe potuto emergere, in normali condizioni, dalla procura. Oggetto del contendere il nuovo porto turistico, dove (senza leggere) si possono così intuire strani affari e appalti truccati.
La posizione di Bogliolo è dura e infelice, ma nonostante tutto lo comprendo. Il giornalismo è molto cambiato e le testate di "punta" assumono degli stalker, non buoni giornalisti.
Per la cronaca: Il Fatto ha assunto recentemente un blogger che filmò me e i miei figli, insieme ad un cameraman amatoriale dell'unica telestreet italiana chiusa per giustizia dalla magistratura, sharando poi  il video via il blog di Neri e a mezzo peer to peer. Giornalista quello? No, un comune stalker. L.M.


Imperia: procura vietata ai cronisti,
Famà (UNCI) "Grave atto di intolleranza"


"Di fatto la disposizione del vertice della procura vieta d’ora in avanti al cronista l’accesso alle fonti di informazione, violando non solo le norme che regolano la professione giornalistica, ma anche la Costituzione della Repubblica Italiana" - spiega Famà.

"Ancora un grave atto di intolleranza si registra nei confronti della libertà di informazione. Oggi a Imperia sono stati censurati i rapporti con i cronisti presso la procura della Repubblica. Questa mattina infatti il procuratore capo facente funzione Alessandro Bogliolo ha comunicato il divieto ai giornalisti rappresentanti di ogni testata di accedere al terzo piano di palazzo di giustizia, sede della procura".

Ne ha dato notizia il Consigliere Nazionale dell'UNCI (Unione Nazionale Cronisti Italiani) di Imperia Natalino Famà. Secondo quanto riportato all'interno di una nota informativa, la decisione sarebbe nata a seguito di alcune notizie trapelate sui media inerenti alle indagini sul porto turistico del capoluogo di provincia.

"La disposizione, che vieta ogni contatto (anche all’esterno) con i magistrati requirenti, verrà ufficializzata – come assicurato dal procuratore - con un ordine di servizio emesso dallo stesso procuratore ed esteso alle sezioni di polizia giudiziaria. Di fatto d’ora in poi saranno proibiti i rapporti con le fonti di informazione giudiziaria. E certamente pregiudicherà con effetto domino anche le relazioni con tutte le altre fonti. - spiega Famà, che rincara - Il grave provvedimento sarebbe, stando al procuratore, atto dovuto in conseguenza di una presunta violazione del segreto istruttorio nell’ambito di un’indagine preliminare che riguarda il porto turistico in costruzione a Imperia. Porto dove i legami tra politici, amministratori pubblici e imprenditori privati, costituiscono argomenti di indagine in un fascicolo peraltro noto da almeno tre mesi e in merito al quale si è scritto e si continua ad informare nella massima correttezza e puntualità . Di fatto la disposizione del vertice della procura vieta d’ora in avanti al cronista l’accesso alle fonti di informazione, violando non solo le norme che regolano la professione giornalistica, ma anche la Costituzione della Repubblica Italiana".

San Remo News


Divieto di accedere alla Procura di Imperia:
interviene anche Giulio Geluardi

Fiduciario del Gruppo Cronisti Liguri Riviera dei Fiori e giornalista del quotidiano La Stampa.

"Il divieto di accedere non soltanto alla fonte della notizia ma addirittura fisicamente ai locali della Procura della Repubblica di Imperia, è un nuovo ed intollerabile attacco alla libertà e al diritto di informazione. Rammarica constatare che a prendere il provvedimento siano stati magistrati, uomini di legge che per professione difendono i principi di eguaglianza e libertà sanciti dalla nostra Costituzione, gli stessi magistrati, intesi come categoria, che noi Giornalisti abbiamo sempre difeso dagli attacchi da parte di una certa classe politica".

Interviene così, Giulio Geluardi, Fiduciario del Gruppo Cronisti Liguri Riviera dei Fiori e giornalista del quotidiano La Stampa. "Insomma - prosegue - non ci deve spaventare solamente il lodo Alfano, ma a questo punto gli stessi magistrati che dovrebbero temerlo. La risposta a un atto del genere, gravissimo e inaudito ('vietato persino parlare con i pm fuori dal palazzo di Giustizia') deve essere chiara, durissima e immediata: gli organismi di rappresentanza dei Giornalisti debbono informare il Consiglio superiore della Magistratura e il Presidente della Repubblcia Napolitano che ne è a capo. A disposizione di qualsiasi ulteriore iniziativa che ripeto deve essere immediata".

San Remo News


Imperia: sbarca a Roma l'inchiesta
della Procura sul nuovo porto turistico

Indagini della Polizia Postale e della Finanza. Secondo il Corriere indagato anche Scajola.

E’ sbarcata anche a Roma l'inchiesta della procura sul nuovo porto di Imperia in costruzione. La Polizia Postale del capoluogo e la Guardia di Finanza hanno svolto a Roma e Imperia una serie di perquisizioni negli uffici di alcune delle società che si riferiscono a Francesco Bellavista Caltagirone. L’imprenditore romano, insieme ad alcuni soci, sta costruendo il nuovo porto turistico di Imperia.

L'indagine tende a chiarire i costi dell’opera che sarebbero lievitati rispetto all’inizio, ma anche violazioni ambientali e presunti abusi urbanistici. Non è ancora dato sapere se Caltagirone o altri siano indagati. Ad alcuni testimoni sarebbe stato chiesto dei rapporti tra l'imprenditore e l'ex Ministro Claudio Scajola che, secondo quanto scritto stamani dal Corriere della Sera, sarebbe tra gli indagati nella vicenda.

Carlo Alessi San Remo News

 

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Di Loredana Morandi (del 22/10/2010 @ 11:36:41, in Magistratura, linkato 1798 volte)
Nessuna buona nuova dal "fronte" in questo bell'articolo di Liana Milella. Sollevo alcuni personalissimi dubbi concernenti alla maggiore autonomia della pg dall'operato del pubblico ministero. Purtroppo la Polizia rappresenta il territorio, ed in certe aree, che hanno già dato 42 anni di latitanza a gente del calibro di Provenzano, questo potrebbe voler dire un vero e proprio arretramento dello Stato nei confronti delle mafie. L.M.

LA LEGGE

Ecco la riforma della giustizia
"Più poteri al guardasigilli"


Csm a guida politica, assoluzioni inappellabili, polizia autonoma. Il pm perde il controllo delle indagini a vantaggio degli investigatori. Una normativa per assicurare parità assoluta tra pubblica accusa e difesa di
LIANA MILELLA

ROMA - Eccola, la legge di Angelino Alfano. La riforma costituzionale per cui il Guardasigilli sta spendendo incontri con le massime cariche dello Stato. Per ora è raccolta in tre fogli, quelli che il ministro della Giustizia ha mostrato, anche con modifiche in progress, a Napolitano, a Fini e Schifani, a Vietti. Le massime cariche dunque, capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato, vice presidente del Csm. Sotto la dicitura in grassetto "riforma costituzionale della giustizia" ci sono una dozzina di capitoli, con il reiterato e insistito riferimento alla Bicamerale di D'Alema, alla famosa bozza Boato, quasi a voler dire che anche la sinistra voleva questo ridimensionamento dei giudici che ora Berlusconi vuole realizzare. Una rivoluzione in negativo per la magistratura. Riassumibile in pochi concetti: le toghe divise, il pm privato della polizia e dell'obbligatorietà, perfino eletto dal popolo, il Csm depotenziato e messo nelle mani della politica, il Guardasigilli rafforzato e con ampi poteri. Scorriamo la bozza di Alfano per scoprire come vuole riscrivere il titolo quarto della Costituzione che non si chiamerà più "la magistratura", ma "la giustizia". Perché, dice il ministro, "le norme riguardano non solo l'ordine giudiziario, inteso come corporazione, ma un bene essenziale per la vita dei cittadini e per la nazione". Per il bene di entrambi cade la mannaia sulla magistratura.

Le carriere. Saranno separate. Ma non solo. "La posizione costituzionale del giudice è differenziata da quella del pm: il primo è definito come un "potere" dello Stato; il secondo come un ufficio regolato dalle leggi dell'ordinamento giudiziario". E qui arrivano i dolori. Primo limite: "l'ufficio del pm resta titolare dell'azione penale, ma dovrà esercitarla secondo le priorità indicate dalla legge". Secondo limite: "Anche la disponibilità della polizia giudiziaria sarà rimessa alle modalità stabilite dalla legge". È la norma manifesto messa in Costituzione che sarà poi declinata da una ordinaria con cui si sgancia la polizia dal pm, la si mette in condizione di fare quello che vuole, senza più né direzione né obblighi né controlli. Alfano lo motiva così: "Ciò assicurerà di non disperdere le indagini, l'efficienza della politica criminale, il rispetto delle priorità nel trattare gli affari penali, rafforzerà il principio di responsabilità nell'uso dei poteri di indagine". È la fine del pm autonomo e indipendente.

I Csm. Saranno due, ma conteranno molto meno dell'uno di adesso. Ridotti a ruolo burocratico e amministrativo. Li presiederà il capo dello Stato. Componenti eletti per un terzo, o per metà, dalle toghe, per il resto dalle Camere. Addio agli equilibri di oggi a favore dei giudici. Che faranno? "Continueranno a occuparsi delle assunzioni, dei trasferimenti, delle promozioni". E "verrà affermata la natura amministrativa degli atti consiliari, il divieto di adottare atti di indirizzo politico e quello di esercitare attività diverse da quelle previste dalla Costituzione". Non basta. "Sarà regolamentata l'emanazione di pareri sui ddl, che i Consigli potranno esprimere solo quando ne venga fatta formale richiesta dal ministro della Giustizia". Il quale potrà pure prendere parte alle sedute e proporre questioni. Qual è la ragione del bavaglio al Csm? Per il Guardasigilli "si colma una lacuna obiettiva della Carta che, non indicando limiti, consente l'esercizio di ampie funzioni para normative e di indirizzo generale che assumono talvolta natura politica e determinano conflitti con gli altri poteri dello Stato". È l'accusa di essere una terza Camera. Il Csm perde anche la sezione disciplinare, che diventa un'Alta Corte per tutte le magistrature.

Il Guardasigilli. Alfano "si allarga". Il ministro "riferirà annualmente alle Camere sullo stato della giustizia, sull'esercizio dell'azione penale, sull'uso dei mezzi d'indagine". Al Csm "potrà presentare proposte e richieste". Verrà "costituzionalizzata la sua funzione ispettiva". "Concorrerà alla formazione dei giudici e dei pm". Un potere enorme, che ne farà il vero dominus e super controllore della magistratura. Sulla quale non solo incomberà la mannaia della responsabilità civile, ma anche il trasferimento obbligatorio.

"Leggine" nella Carta. Non possono che essere lette come anticipi di norme a favore del premier quella del ripristino della legge Pecorella, cassata dalla Consulta, per cui "in Costituzione sarà affermato il principio per cui contro le sentenze di condanna è sempre ammesso l'appello, mentre le sentenze di assoluzione possono essere appellate soltanto nei casi previsti dalla legge". E poi la regola della parità tra accusa e difesa nel processo, per cui "si sta studiando una legge per assicurare che l'ufficio del pm e del difensore siano messi in condizione di parità dinanzi al giudice in ogni fase del procedimento penale". È la base d'appoggio per un ddl, ribattezzato processo lungo, per garantire lo strapotere delle difese a discapito del giudice.

Pm eletti. Alla fine ecco pure "la partecipazione del popolo all'amministrazione della giustizia", per cui sarà prevista "la nomina elettiva di magistrati onorari per le funzioni di pm". È l'obolo pagato alla Lega. Ma tradisce la voglia di trasformare completamente la magistratura. 

La Repubblica - 22 ottobre 2010

Un altra versione

Giustizia: L’Italia e i Pubblici Ministeri “ballerini”


Ruolo molto ambito e ricco di fascino nell'ambito del processo penale è quello del Pubblico Ministero. Il Sostituto Procuratore della Repubblica è colui che instaura l'impianto accusatorio. Il fulcro centrale del processo. Per chi ama i legal thriller è colui che generalmente è impersonato dall'antagonista dell'avvocato che assume il caso senza speranza ma che all'ultimo momento riesce a risolvere con un colpo da maestro. Da quanto brevemente detto è una figura processuale essenziale nel corso di tutto l'iter processuale.

Per iniziare elabora la contestazione. Individua il reato a cui può essere ricondotto il caso concreto. Ma più importante di ogni cosa è la richiesta di pena. Al termine del dibattimento infatti è proprio il PM che si rivolge al Tribunale chiedendo, qualora ne sussistano gli elementi, una sentenza di condanna. Allo stesso tempo ne determina il quantum. Questa è la teoria.

Passiamo alla pratica. Anche chi è completamente profano in maniera di diritto avrà colto l'importanza che riveste questo ruolo. Praticamente può decidere del destino di un imputato con una semplice richiesta di condanna o di assoluzione. Una responsabilità enorme specialmente quando si tratta di reati gravi e non comprovati al cento per cento. Tale richiesta viene formalizzata al Tribunale al termine del dibattimento. Praticamente dopo aver valutato tutti gli elementi di prova che sono a sostegno dell'accusa, ad esempio ascoltando testimoni, valutando prove documentali e quant'altro a seconda del caso specifico. Solo dopo questa attività il P.M. avrà una cognizione della vicenda tale da giustificare la sua richiesta. Ebbene si presuppone che per ragioni di equità il Pubblico Ministero sia interessato a seguire personalmente tutta la vicenda. Invece questo accade molto raramente. Di solito avviene per quei procedimenti che hanno risalto mediatico dove c'è un interesse anche alla pubblicità che ne deriva. Nella generalità dei casi le varie udienze non sono seguite dal magistrato che ha svolto le indagini. Spesso si alternano due, tre, anche quattro magistrati per lo stesso processo. Tutto ciò avviene semplicemente per ragioni organizzative. In quella tale data in cui è fissata udienza, è prevista, sulla base dei turni, la presenza di un magistrato diverso da quello della precedente.

Questa situazione potrebbe essere accettabile nelle udienze in cui vanno esaminati testimoni o compiuta altra attività processuale. Rasenta lo scandalo quando si tratta dell'udienza di chiusura del dibattimento. Quando, come spiegato in precedenza, devono essere esplicitate le richieste di pena per gli imputati. Come può un P.M. che ha letto a malapena il fascicolo in una settimana pensare di avere cognizione di un processo che può durare anche decenni? Questo significa giocare con la vita delle persone che, per carità possono essere anche i peggiori delinquenti, ma in ogni caso hanno il sacrosanto diritto di essere processati da magistrati che conoscono a fondo il processo. Invece spesso ciò non accade.

Questa situazione non può passare inosservata. In un paese dove da anni si predicano riforme della giustizia non viene nemmeno accennato a problemi del genere che per chiunque dovrebbero essere più gravi delle modalità di utilizzo delle intercettazioni. Questo sia ben chiaro non vuole essere un attacco ai Pubblici Ministeri come categoria, se ne sentono anche troppi. Si vuole soltanto evidenziare che questi difetti di organizzazione rendono la giustizia difficilmente realizzabile, lasciando spazi incolmabili al dubbio, all'incertezza, al caos o al caso che dir si voglia.

In attesa che ci si renda conto di queste paradossali lacune l'unico rimedio è sperare che nel processo penale Pubblico Ministero e giudice facciano coppia fissa ed affiatata e non siano invece tanti partecipanti a confusionari balli di gruppo nei quali ti trovi circondato talmente di tante persone che alla fine non sei riuscito a capire nemmeno cosa e con chi hai ballato. In una gara di ballo al massimo non si vince la coppa. In un tribunale penale in questo modo non ci sono vincitori ma solo un potenziale perdente: l'idea di giustizia nell'immaginario collettivo.

Ulderico Carbonara
http://www.newnotizie.it/2010/10/21/giustizia-litalia-e-i-pubblici-ministeri-ballerini/

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Il vero obiettivo è azzoppare i pm


di GIUSEPPE D'AVANZO

La riforma della giustizia è una favola buona per gli ingenui. Nei tre striminziti fogli che il ministro della Giustizia porta in giro, al Quirinale, Montecitorio, Palazzo Madama, Palazzo dei Marescialli, non c'è alcuna traccia di riforma. Nessuna correzione di ciò che è oggi storto. Nessuna cura delle criticità del sistema. "Riforma" è un eufemismo.

Consente all'Eletto di manipolare la Costituzione per rendere innocuo il pubblico ministero, la bestia nera. Il sedicente rinnovamento della giustizia non è altro che questo: l'assalto all'autonomia e all'indipendenza delle procure; il tentativo di fare del pubblico ministero non un "potere" né un "ordine" ma "un ufficio" - sarà così definito - che rappresenta nel processo le fonti di prova raccolte dalle polizie dipendenti da una mano governativa che, a sua volta, deciderà con il ministro di Giustizia "le priorità" nell'esercizio dell'azione penale. Addio articolo 112 della Carta: "Il pubblico ministero ha l'obbligo di esercitare l'azione penale". Liquidato l'articolo 109: "L'autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria".

C'è anche altro nel programma del governo: la separazione delle carriere; lo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura e l'aumento della quota delle presenze politiche; il principio di responsabilità di giudici e pm; l'Alta Corte di disciplina; l'inappellabilità delle sentenze di assoluzione; le eccezioni al principio di inamovibilità. Ma l'intero profilo della "riforma" non perde mai d'occhio l'azione penale obbligatoria e ha un unico focus: il pubblico ministero indipendente, che si immagina debba essere diretto per vie oblique dal governo. Sono idee che non restituiranno alcuna efficacia, alcun equilibrio, alcuna ragionevolezza all'amministrazione della giustizia. Di ben altro c'è bisogno, come da anni ripetono gli addetti.

Il catalogo delle necessità è noto. Revisione delle ottocentesche circoscrizioni giudiziarie (sono 165, potrebbero diventare 60). Riduzione dei tribunali (sono oggi 1.292). Introduzione della posta elettronica per l'esecuzione delle notifiche (cinquemila cancellieri ne consegnano brevi manu agli avvocati 28 milioni ogni anno). Depenalizzazione dei reati minori per riservare il processo penale - molto costoso - alle questioni di maggiore allarme sociale. Rinnovamento della professione forense: "più avvocati, più cause" e gli avvocati in Italia sono 230mila, 290 ogni 100 mila abitanti, contro 4.503 magistrati giudicanti in un rapporto avvocato/giudice strabiliante che demolisce il processo civile. Limitazione del ricorso in Cassazione (30 mila sentenze l'anno). E soprattutto la riforma di un processo penale che ibrida tutti i difetti dei possibili modelli (inquisitorio, accusatorio) trasformandolo in un gioco dell'oca interminabile e incoerente. Oggi gli atti dell'indagine non valgono per il dibattimento (in coerenza con la logica del processo accusatorio) però le garanzie del dibattimento sono state estese alle indagini preliminari (in contraddizione con la logica accusatoria). Così l'indagine - e non il processo - è un dibattimento anticipato mentre il rinvio a giudizio, più che essere una valutazione della necessità di un dibattimento, è diventato una sentenza sull'istruttoria (sul lavoro del pubblico ministero). Il processo ne è soffocato. La sovrabbondanza di assillanti formalismi lo disintegrano in una rosa di microprocessi. Giudizio sull'inazione (archiviazione). Giudizio sui tempi dell'azione. Giudizio sulle modalità dell'azione (misure cautelari). Giudizio sulla completezza delle indagini e sul fondamento dell'azione (udienza preliminare). Un processo, in cui ogni atto può generare un microprocesso, che richiede avvisi, notifiche, discussioni, deliberazioni e consente ripetute impugnazioni, non potrà avere mai una "ragionevole durata". Figurarsi se può essere "breve" come vuole, soltanto per amore di se stesso, Silvio Berlusconi. Non lo sarà neanche domani con la sedicente "riforma" che lo conserva labirintico, obeso, avvizzito e lunghissimo, ma vuole addomesticarlo riducendo all'impotenza un pubblico ministero che - si ipotizza nei tre foglietti di Alfano - potrebbe anche essere "elettivo" con la nomina di magistrati onorari alle funzioni di accusatore.

Ci toccherà vedere pubblici ministeri con il fazzolettone verde alla Lega al collo o, nel Mezzogiorno, pubblici ministeri imposti dalle mafie? Probabilmente no. Questa riforma non si farà mai e d'altronde riscrivendo un paio di articoli della Costituzione non si trasforma il pubblico ministero in un burocrate al servizio del governo perché "la Carta non è fatta di norme disarticolate come atomi separati. È un sistema con nessi interni" (Franco Cordero). Alla fine questa favoletta della "riforma della giustizia" servirà soltanto ad avvelenare ancora di più un clima politico già attossicato; ad alzare la posta per rendere "male minore" il via libera all'impunità del premier; a distrarre l'opinione pubblica dai clamorosi fallimenti del governo; a preparare la piattaforma della campagna elettorale del 2011. Ancora una volta e come sempre, necessità dell'Eletto e non degli elettori. 

(La Repubblica - 22 ottobre 2010)
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Di Loredana Morandi (del 23/10/2010 @ 00:48:20, in Osservatorio Famiglia, linkato 1586 volte)
Caso Scazzi: l'Ordinanza di
Custodia Cautelare in Carcere



Leggerla è doloroso, probabilmente di più di quanto non sia la cronaca commentata e filtrata dei tanti opinionisti del crimine spettacolo. Posso solo immaginare quanto sia stato "doloroso" scriverla, dopo tutto lo spettacolo, le menzogne in diretta tv, dopo il referto medico,  e anche dopo le confessioni giunte successivamente all'aver dovuto scavare nella vita di una bambina mentre tenta di divenire donna tra le grinfie di gente gretta, cattiva ed invidiosa.

Il racconto di Michele Messeri è stato attentamente valutato alla luce delle sue stesse dichiarazioni e ritrattazioni, confrontato dal pubblico ministero con le dichiarazioni della figlia e della moglie, ma anche con le dichiarazioni dei congiunti e quelle della sola testimone apparentemente attendibile,  la Spagnoletti cioè l'amica che doveva recarsi al mare con le due cugine. Testimonianze rivisitate nella chiave delle tempistiche degli arrivi e delle presenze sul luogo del delitto, con tanto di geolocalizzazione del segnale dei telefonini.

Il quadro che ne emerge è inquietante: l'omicidio della bambina Sarah sembrerebbe essere stato organizzato come un vero e proprio agguato. I due assassini volevano punirla, ne avevano parlato a tavola il padre con la figlia, ed erano addivenuti all'accordo di ordire una violenta intimidazione, quasi un processo sommario, nei confronti della ragazzina che aveva confessato le molestie dello zio e minacciato di informare la famiglia.

Dalla analisi rigorosa contenuta nell'ordinanza si evince tutta la gretta stupidità del Messeri, un uomo piccolo e meschino. Incapace di fermarsi di fronte alle lacrime di una bambina. L'omicidio e l'agguato sono avvenuti in una sequenza della durata di un pugno di minuti. E Sarah non può non aver gridato, mentre sua cugina la trascinava tra le braccia del suo carnefice e lì la tratteneva fino all'ultimo respiro. Il telefonino ha suonato dopo, quando Sarah era probabilmente già morta.

Ora, io non sono una criminologa di fama, ne tanto meno intendo diventarlo. Così mi domando e vi domando: è possibile ascoltare conversazioni punitive nei confronti della figlia di tua sorella e tacere? E ancora. Che tipo di letti iperbarici e quali infissi insonorizzanti sono stati installati a casa Misseri, da impedire ad una donna adulta quale è Cosima Serrano, la zia di Sarah, di non sentire le grida di una ragazzina e le voci concitate  dal litigio del marito e della figlia sotto alla finestra?

I reati che si profilano a carico di chi resta e sostiene "l'efferata innocente" sono quelli dell'intralcio alle indagini, perché, a quanto pare, le donne in casa si erano rapidamente abituate a dialogare di nascosto "scrivendo". Certamente per timore di essere intercettate, oltre che per evitare le tecnologie dei media. Valentina, la sorella di Sabrina, dovrebbe parlare, dire subito tutto quello che sa. Senza alcun tentennamento. Perché purtroppo, anche per lei, sono trascorsi più di 40 giorni dal quel fatidico 26 agosto ad Avetrana. Molto oltre la vergogna c'è la punizione dell'anima: per una vita strappata e due famiglie distrutte. Solo dopo c'è la vita, ma solo se essa è degna di essere vissuta e questo è il fine ultimo di ogni creatura del creato.

Un lavoro durissimo quello del giudice, che ha lavorato sotto il fuoco amico dei media ma navigando a braccia nel mare di ipocrisie, dichiarazioni, ritrattazioni fino all'argomento intellegibile della correità di Sabrina. Infatti scrive del Misseri: "Michele Misseri è uno tra i peggiori chiamanti in correità che un giudice si augurerebbe di trovarsi davanti: ha parlato dopo oltre quaranta giorni dal delitto commesso; ha reso una confessione densa di punti non chiari, ed ancora oggi insoluti (..omissis.. )..".

Il pm si duole del Misseri, ma ne ha scandagliato bene l'animo ed il vissuto. Infatti, nell'analisi del profilo, egli  spiega di aver interrogato lo "zio Miche' " anche sui "probabili", confessati e poi strumentalmente ritrattati, oltraggi al corpo della bambina uccisa. Zio Miche' infatti non è un contadino comune, ma un ex becchino impiegato presso un cimitero in Germania. E quei corpi, rigidi e disposti nel congelatore lui se li ricorda . Così l'elemento caratteriale che emerge dal background storiografico del Misseri ricalca uno dei metaprogrammi tipici del pedofilo, la necrofilia.

Con ciò, visto che in questi giorni non ho aperto mai la tv e ho scelto di perdermi anche il "plastico" di Vespa, pur rimanendo informata dalle fonti giornalistiche del web, dichiaro che il caso Scazzi non mi riguarda più e non entrerà più sulle mie pagine, eccettuato che per le giuste condanne e la chiusura indagini per la zia materna.

Una preghiera per la piccola affinché non si senta smarrita e buon lavoro agli inquirenti da parte mia.

Loredana Morandi

Update:

Leggi lo stralcio dai verbali degli interrogatori di Sabrina Misseri e Mariangela Spagnoletti dal sito del Tg 1.

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Un arretrato doveroso. L.M.

Volantinaggio dei sindacati contro
trasferimento cancelliere dal Tribunale

Pubblicato: giovedì 21 ottobre 2010 - 13:25

Piacenza - FP CGIL, CISL FP, UIL-UIDAG comunicano che, con nota del 12 ottobre 2010, la Corte d'Appello di Bologna ha deciso il trasferimento d'ufficio di un cancelliere del Tribunale di Piacenza, all'Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia, senza esperire tutte le modalità alternative previste dall'Accordo Nazionale sulla mobilità del marzo 2007.

Partendo dal presupposto che tutti gli uffici giudiziari piacentini sono ormai allo stremo in fatto di risorse umane e carichi di lavoro, tali che solo il senso di responsabilità e abnegazione, dello stesso personale, evita quotidianamente il collasso dell'intero sistema, l'ulteriore mancanza di un cancelliere recherebbe disservizi ai cittadini, in uffici strategici del tribunale.

Si rimarca, inoltre, la grave responsabilità da parte dell'Amministrazione centrale che ha operato, in più riprese, tagli indiscriminati sulle dotazioni organiche, senza uno studio sui dati statistici rapportati al flusso dei procedimenti, alla tipologia di processi e al bacino d'utenza, al quale il servizio giustizia è rivolto negli uffici giudiziari del distretto e rispetto a questa logica, sul territorio di Piacenza, si sta attuando, anche in altri settori, una consistente perdita di posti di lavoro.

Le OO. SS. e la RSU locali hanno già chiesto l'annullamento di tale ingiusto provvedimento e per sensibilizzare l'opinione pubblica, dal lunedì 25 ottobre fino alla fine della prossima settimana, dalle ore 10 alle ore 10:30, si terrà un presidio con volantinaggio davanti al Palazzo di Giustizia di Piacenza.

http://www.piacenza24.eu/index.php?n=26565

***

Tribunale, i sindacati in
mobilitazione permanente


Cancelliere del Tribunale da Piacenza a Reggio Emilia, i sindacati si mobilitano: “Provvedimento ingiusto, uffici giudiziari piacentini allo stremo: risultati ottenuti solo con responsabilità e abnegazione". Da lunedì volantinaggio quotidiano in via Del Consiglio dalle 10,00 alle 10,30

 

Comunicato stampa Cgil, Cisl, Uil - Piacenza, 21 ottobre 2010

 

FP CGIL, CISL FP, UIL-UIDAG comunicano che, con nota del 12 ottobre 2010, la Corte d’Appello di Bologna ha deciso il trasferimento d’ufficio di un cancelliere del Tribunale di Piacenza, all’Ufficio di Sorveglianza di Reggio Emilia, senza esperire tutte le modalità alternative previste dall’Accordo Nazionale sulla mobilità del marzo 2007.

Partendo dal presupposto che tutti gli uffici giudiziari piacentini sono ormai allo stremo in fatto di risorse umane e carichi di lavoro, tali che solo il senso di responsabilità e abnegazione, dello stesso personale, evita quotidianamente il collasso dell’intero sistema, l’ulteriore mancanza di un cancelliere recherebbe disservizi ai cittadini, in uffici strategici del tribunale.

Si rimarca, inoltre, la grave responsabilità da parte dell’Amministrazione centrale che ha operato, in più riprese, tagli indiscriminati sulle dotazioni organiche, senza uno studio sui dati statistici rapportati al flusso dei procedimenti, alla tipologia di processi e al bacino d’utenza, al quale il servizio giustizia è rivolto negli uffici giudiziari del distretto e rispetto a questa logica, sul territorio di Piacenza, si sta attuando, anche in altri settori, una consistente perdita di posti di lavoro.

Le OO. SS. e la RSU locali hanno già chiesto l’annullamento di tale ingiusto provvedimento e per sensibilizzare l’opinione pubblica, dal lunedì 25 ottobre fino alla fine della prossima settimana, dalle ore 10 alle ore 10:30, si terrà un presidio con volantinaggio davanti al Palazzo di Giustizia di Piacenza.

 

http://www.piacenzasera.it/portfolio/personalizzazioni/HomePage.asp?id_prodotto=23954&id_categoria=4

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Di Loredana Morandi (del 24/10/2010 @ 09:11:55, in Magistratura, linkato 1528 volte)
Riforma della giustizia.
«I giudici di pace sono fondamentali»

Lo ha detto Matteo Brigandì, presidente dell’VIII commissione del Consiglio superiore della Magistratura dopo l’audizione formale dinanzi al Consiglio di Mariaflora Di Giovanni, Presidente dell’Unione nazionale dei giudici di pace, e giudice a Chieti. Nei giorni scorsi, infatti, c’è stato un confronto sul funzionamento della Giustizia di Pace in visione della riforma sulla Giustizia. Tale incontro è stato seguito dall’audizione formale dinanzi all’VIII Commissione del Consiglio Superiore della Magistratura.

Nell’occasione Mariaflora Di Giovanni ha incontrato anche il vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura Michele Vietti, che si è mostrato enormemente soddisfatto dal lavoro svolto dai Giudici di Pace ed ha auspicato il superamento dell’attuale precariato, impegnandosi per la difesa dei diritti di Giudici, che fanno parte dell’ordinamento giudiziario ex lege e che lavorano senza le minime garanzie. Dopo le relazioni in Commissione, il presidente Matteo Brigandì ha elogiato  l’efficienza dimostrata dai giudici di Pace che ha definito «magistrati ordinari addetti al primo grado di giudizio», assolutamente essenziali per il funzionamento della giustizia, sia per le competenze funzionali attribuite, pari al 50% del contenzioso civile, ed al 30% di quello penale, sia per la celerità nello smaltimento dei processi che durano mediamente un anno, in ossequio al diritto inviolabile di tutti i cittadini alla ragionevole durata del processo.

23/10/2010 12.01

http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=1420
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Di Loredana Morandi (del 24/10/2010 @ 09:18:11, in Magistratura, linkato 1321 volte)

Rimini - Il Tribunale apre agli studenti

Giustizia aperta: tra la lezione e il gioco nelle aule del Palazzo di giustizia

RIMINI -. Promossa dall’Ordine degli Avvocati di Rimini , la Fondazione Forense, la Camera Civile, la Camera Penale, il Tribunale, in collaborazione con Associazione Nazionale Magistrati Sottosezione di Rimini, la Fondazione dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, il Comune la Provincia e la Questura si è svolta oggi la “Giornata Europea della Giustizia Civile - Trattato di Lisbona e Costituzione Italiana: i valori che ci uniscono”.

Il programma ha visto alle 8.30 i saluti e e gli interventi di Rossella Talia, Presidente del Tribunale Giovanni Scarpa, Presidente dell’Ordine degli Avvocati. Stefano Vitali, Presidente della Provincia Oreste Capocasa, Questore Giuseppe Savioli, Presidente Fondazione Commercialisti. Dalle 9 alle 13 Vaggio in tribunale: i ruoli degli operatori del settore, i problemi della società civile e le risorse del territorio attraverso la simulazione di processi civili, penali e del lavoro. Focus Group: - Il Trattato di Lisbona ad un anno dall’entrata in vigore (con la partecipazione del prof. Marco Borraccetti, Ricercatore confermato di Diritto dell’Unione Europea presso l’Università di Bologna, e dell’avv. Valentina Bazzocchi, Dottore di Ricerca in Diritto dell’Unione Europea) - Costituzione e tutela dei diritti: gli esempi di Falcone e Borsellino - Diritto di famiglia: profili comunitari e costituzionali -Game Over! Le regole del gioco, ovvero come difendersi dal bullismo e dai pericoli del web (con la partecipazione dell’Ufficio minori e della Polizia Postale della Questura di Rimini) - Verso un linguaggio economico comune europeo: i principi contabili internazionali (con la partecipazione del prof. Giuseppe Savioli, Ordinario di Economia Aziendale presso l’Università di Bologna).

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