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L'avvocato cavilloso, che finge di non vedere un reato, ha appena commesso un reato.

Loredana Morandi
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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 
 
Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 09:30:18, in Magistratura, linkato 3201 volte)
ASSOCIAZIONE NAZIONALE MAGISTRATI



SEZIONE DISTRETTUALE DI SALERNO


Avrei voluto parlare solo delle necessarie ed urgenti riforme della giustizia, dirette ad assicurare funzionalità ed efficacia al sistema giudiziario nell'esclusivo interesse dei cittadini, riforme che l'Associazione Nazionale Magistrati ha più volte chiesto alla classe politica nell’ultimo anno, e cioè:
- la revisione delle circoscrizioni giudiziarie, con l'accorpamento degli uffici più piccoli, sulla base di dati e parametri oggettivi, e tenendo conto delle peculiarità del territorio;

- la riforma del processo civile, strumento fondamentale di tutela dei diritti lesi dei cittadini e punto chiave per lo sviluppo economico e per gli investimenti, da attuare attraverso lo sfoltimento e la razionalizzazione dei riti, l’abrogazione del rito societario, la tempestiva adozione dei decreti legislativi sulla mediazione e conciliazione in ambito civile e commerciale;

- l’attuazione del processo civile telematico, con investimenti adeguati (dotazioni informatiche, costruzione dei software, adeguamenti normativi, formazione degli operatori coinvolti), inconciliabile con i tagli effettuati alle risorse della giustizia;

- la riforma del processo penale, attraverso alcuni interventi prioritari: notificazione degli atti con la posta elettronica certificata, depenalizzazione dei reati minori, archiviazione per irrilevanza del fatto, abolizione dell'avviso di conclusione delle indagini, revisione del processo in contumacia; riforma della prescrizione e della recidiva;

- l’adeguamento di strutture, organici e risorse, anche attraverso il recupero delle risorse tagliate dall'ultima legislazione finanziaria, essendo altrimenti compromessa la dignità della funzione, intesa non come valore autoreferenziale dei magistrati ma come contrassegno della giurisdizione;

- abolizione del divieto, per i magistrati di prima nomina, di assumere le funzioni monocratiche e requirenti di primo grado, per evitare un "disastro" imminente, ampiamente preannunciato dall'A.N.M., e cioè la "desertificazione" di alcune sedi giudiziarie del meridione, atteso che il decreto legge 143/2008 sugli incentivi per le sedi disagiate rappresenta un rimedio insufficiente.
Avrei voluto limitarmi a ribadire l’allarme dell'Associazione Nazionale Magistrati per le proposte di modifica della disciplina delle intercettazioni, che indebolirebbero uno strumento investigativo indispensabile per individuare i responsabili di gravi delitti, e che rafforzerebbero forme di illegalità sempre più diffuse nel paese; e a ribadire l’allarme per le proposte dirette a sottrarre poteri investigativi all'ufficio del pubblico ministero, per affidarli all'iniziativa autonoma della polizia giudiziaria.

Avrei voluto limitarmi a ricordare ancora una volta che l'Associazione Nazionale Magistrati ritiene che non sarebbero utili al funzionamento della giustizia e all'interesse dei cittadini ad ottenere decisioni rapide riforme costituzionali che alterino i principi di indipendenza e autonomia della magistratura, come delineati nell'attuale assetto costituzionale.

Solo di queste cose avrei voluto parlare, perché solo queste cose stanno veramente a cuore ai cittadini italiani, nel cui nome pronunciamo quotidianamente le nostre sentenze.

Con profonda amarezza devo invece necessariamente parlare anche dell’incredibile vicenda che ha sconvolto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro.

Deve essere ben chiaro a tutti che su questa dolorosa vicenda la posizione della Giunta Esecutiva Centrale dell’Associazione Nazionale Magistrati (di cui faccio parte dal novembre del 2007) e della Giunta Distrettuale dell’A.N.M. di Salerno (che presiedo da quattro anni) è stata fin dall’inizio assolutamente inequivocabile.

Salerno non è Catanzaro.

Invero, in relazione ai magistrati di Salerno si è sempre discusso soltanto del metodo di elaborazione del provvedimento giudiziario adottato, mentre per quelli di Catanzaro si è ipotizzata la ben più grave violazione di specifiche disposizioni normative.

Fin dall’inizio di questa vicenda la Giunta Esecutiva Centrale non ha avuto esitazione a fare anche autocritica e ad affermare, in relazione al contesto calabrese, che per troppi anni si é consentito che la direzione di uffici giudiziari delicatissimi fosse affidata per decenni a magistrati spesso professionalmente squalificati, a volte addirittura collusi con i potentati locali (il che ha indubbiamente contribuito a quella crisi di legalità che, purtroppo, è il connotato più preoccupante di quella regione) e che su questi magistrati non si è intervenuti con tempestivo ed adeguato rigore da parte degli organi disciplinari, lasciando nell’opinione pubblica e nei colleghi un senso di insoddisfazione e di incompiutezza, ove si consideri, ad esempio, che un’indagine giudiziaria è stata prima ostacolata dal dirigente dell’ufficio e poi illegittimamente avocata dal Procuratore Generale.

Ma la Giunta Esecutiva Centrale non ha avuto esitazione anche ad affermare che il dovere del magistrato non é quello di “combattere il male” con qualunque mezzo, bensì di applicare la legge.

La magistratura è, e pretende di essere, custode della legalità. Ed è giusto che a noi si possa e si debba richiedere rispetto assoluto delle regole, di tutte le regole, processuali, etiche e deontologiche.

Invero, la soggezione del magistrato alla legge non è solo la garanzia della sua indipendenza, ma anche il limite del suo potere, che si giustifica solo se esercitato nel rigoroso rispetto delle regole.

Sulla vicenda che ha coinvolto gli uffici giudiziari di Salerno e Catanzaro è intervenuta la decisione della Sezione Disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura.

A noi non interessano né una difesa aprioristica del C.S.M. né una difesa corporativa dei colleghi sanzionati.

Attendiamo di leggere la motivazione per comprendere perché si è ritenuto necessario adottare urgenti provvedimenti cautelari, perché si è ritenuto necessario sanzionare più gravemente il Procuratore della Repubblica di Salerno e perché si è ritenuto non necessario sanzionare due dei quattro magistrati calabresi incolpati.

Solo in tal modo potremo capire le ragioni di questa decisione e solo in tal modo i colleghi sanzionati così gravemente potranno attivare i rimedi previsti dall’ordinamento per la tutela dei loro diritti.

Perché il magistrato è Istituzione e rispetta le altre Istituzioni. Quando è incolpato si difende nel processo e non dal processo, perché sa bene che è soggetto alla legge come tutti i cittadini e che le decisioni sfavorevoli si impugnano senza delegittimare l’organo che le ha adottate.

Questa vicenda offre comunque l’occasione per una seria riflessione culturale sul nuovo procedimento disciplinare introdotto dalla recente legge di riforma dell’ordinamento giudiziario.

Occorre infatti interrogarsi sulle possibili interferenze tra azione disciplinare e indagini in corso e sulle possibili ricadute di tali interferenze sull’indipendenza del magistrato.

Ecco perché l’A.N.M. di Salerno terrà un’assemblea il 5 febbraio e organizzerà nel mese di marzo un convegno di respiro nazionale dal titolo “L’indipendenza del magistrato tra azione penale e azione disciplinare”.

Rompendo una consolidata tradizione, l’A.N.M. ha scelto di esprimere con chiarezza il proprio punto di vista su questa vicenda senza precedenti nella storia giudiziaria di questo paese.

Siamo infatti convinti che tra i doveri dell’associazione vi sia certamente la difesa dell’indipendenza del magistrato, ma senza rinunciare al fondamentale compito di promuovere sul piano culturale un modello di magistrato adeguato al suo ruolo costituzionale e alla rilevanza degli interessi coinvolti nell’esercizio della giurisdizione.

L’A.N.M. si è trovata di fronte a che quello che il Presidente della Repubblica ha recentemente definito “un vero e proprio cortocircuito istituzionale e giudiziario”, che ha immediatamente offerto alla classe politica, tutta intera, l’occasione per regolare definitivamente i conti con la magistratura, e per mettere fine all’indipendenza del pubblico ministero e all’autogoverno della magistratura, commissariando di fatto l’unico potere rimasto ancora veramente libero in questo paese.

L’Associazione Nazionale Magistrati sarà impegnata nei prossimi mesi a difendere l’attuale assetto costituzionale della magistratura, nell’esclusivo interesse dei cittadini italiani e della democrazia in questo paese.

Sono sicuro che, superata la comprensibile amarezza di questi giorni, continueranno ad essere al nostro fianco anche Luigi Apicella, Dionigio Verasani e Gabriella Nuzzi.

Salerno, 31 gennaio 2009

Il Presidente Gaetano Sgroia
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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 02:24:29, in Indagini, linkato 1139 volte)
Cari Lettori,

quello che vi mostro è l'effetto più sensibile e reale della normalizzazione nichilista in corso sul forum del fansub, che in agosto fu assorbito dalla società del porno.

A voi giudicare, senza alcun altro commento da parte mia, quale tipo di professionista abbia esercitato la propria influenza malefica e abbia fatto istigazione a delinquere, nei confronti di questi ragazzi dal cervello spappolato.



Il link al post originale.

Una noticina per l'autore della prodezza grafica: "Si dice che la mamma dei cretini è sempre incinta. Però nel tuo caso si vede una certa recidiva a carattere personale. Infatti, mi par giusto di ricordare di averti già collezionato per l'oggetto dello shop dedicato alle prodezze *sadomaso*, cioè la cintura *fallica*.(1)"

Ti domando: quello che tu credi un gioco, non è simile a questo muro?

isrgraff6

Leggi la storia del muro.


(1) NB: le parole sono *asteriscate* per inibirne la lettura dei motori di ricerca.

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Di Loredana Morandi (del 31/01/2009 @ 01:57:28, in Giuristi, linkato 1247 volte)
Ogni tipo di rapporto professionale ha una radice di tipo schiettamente commerciale nei confronti dell'acquirente del servizio. Nel commercio il cliente ha sempre ragione, anche quando si tratti del delinquente incallito che acquista, pagando, la prestazione professionale di un avvocato...

Un Paese di avvocati fuori dagli standard europei

di Marco Bucciantini

La Repubblica democratica di Sao Tomé e Prìncipe è uno staterello di due isole nel Golfo di Guinea. Secondo la popolazione creola vi si beve il miglior caffé del mondo, secondo la Banca Mondiale - nell’ultimo rapporto Doing business (consigli su dove conviene investire) - questo pezzo di terra alla deriva è più “affidabile” dell’Italia. Il parametro è il sistema giudiziario civile, riferimento che sembra affascinare le imprese.

L’Italia, dunque, è centocinquantaseiesima, scritto in lettere come nelle cambiali: questo è il costo della giustizia che non va. Per la sentenza “civile” in un procedimento di recupero di un credito originato da una disputa commerciale bisogna aspettare 1.210 giorni. Laggiù nel paese dei tropici si fanno anche cacao e olio di palma. Gli abitanti sono 157mila mentre gli avvocati in Italia sono 213mila: sono più numerosi degli abitanti di Sao Tomé e in generale dei 22 Stati meno popolosi del pianeta. Una Repubblica a parte, un contingente cinque volte maggiore che in Francia. L’Italia è un paese «dove tutti i giorni ogni avvocato deve produrre una citazione, un’eccezione, qualsiasi cosa per testimoniare la sua esistenza» e allungare i processi, si lamenta Giuseppe Maria Berruti, togato del Csm, che sposta il mirino: «I giudici invece sono allo stremo, disperati per lo sfascio amministrativo che complica il lavoro».

Lo sfascio
«Lentezza e rassegnazione» i nemici della giustizia additati al Palazzaccio. Il paziente è malato, i sintomi si confondo con le patologie. Nel capitolo “Le principali cause della crisi” si riconoscono cause esterne e interne. Fra le prime: l’irrazionale distribuzione delle sedi giudiziarie. In Italia ci sono 165 tribunali e 220 sezioni distaccate: nella metà di questi uffici lavorano meno di 20 magistrati, con costi di gestioni altissimi e incagli futuri da verificare, se passerà la riforma che impone il collegio giudicante.

Ci sono tribunali con 4 magistrati (a Sulmona) e Regioni con 19 tribunali (la Sicilia, con 4 corti d’Appello!). «In attesa di un riordino - i virgolettati sono della relazione del presidente della Cassazione Vincenzo Carbone - si potrebbero trasformare i tribunali periferici in sezioni distaccate del tribunale del capoluogo di provincia». La legione degli avvocati è anch’essa colpevolizzata, causa ed effetto che si intersecano, dunque: se un processo è infinito, interverranno più avvocati, che alzeranno il tasso di litigiosità e di contenzioso, allungando i dibattimenti. Fra i fattori interni si condanna l’esposizione mediatica dei magistrati e il «narcisismo» che induce alle «sentenze in contrasto con gli indirizzi giurisprudenziali».Quanto all’aspetto sentimentale, «la rassegnazione» mette in discussione «la natura del servizio essenziale di giustizia per lo sviluppo di una collettività». E la «sfiducia» è un chiodo conficcato nella «credibilità delle istituzioni democratiche».

I debiti
Non è un problema di forze (lo stesso rapporto abitanti/magistrati di Francia e Germania) né di finanziamento del sistema: l’Italia spende quanto gli altri Stati, ma altrove s’investe, mirando i finanziamenti. In Francia è aumentato il bilancio per le nuove tecnologie, «mentre da noi la rigidità nell’utilizzo delle risorse non consente di migliorare le funzioni né di premiare il personale meritevole».

Così la giustizia drena denaro e produce debiti, anche per «i gravi e assurdi costi della legge Pinto», che prevede il risarcimento danni per l’eccessiva durata del processo ed è costata allo Stato 80 milioni di euro, liquidati «in parte con pignoramenti nei confronti del ministero della Giustizia, che non può onorare il debito». La stessa legge «sovraccarica le corti dei processi istituiti per denunciare il ritardo di altri processi». Sono 40mila i casi di “autodenuncia” (11mila contro la procura di Napoli). Una storia che ricorda la lucertola che si morde la coda, che tanto poi ricresce.

L'Unità 31 gennaio 2009
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Di Loredana Morandi (del 30/01/2009 @ 11:02:45, in Magistratura, linkato 1335 volte)

Le toghe rilanciano: le intercettazioni sono indispensabili


Le intercettazioni telefoniche costano molto, ma sono strumenti di indagine essenziali. Lo ha detto il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario. “Sono strumenti utili per il contrasto a diversi fenomeni criminali e ancora di più necessari per le indagini sulla criminalità organizzata o finalizzate alla cattura di latitanti, in un periodo storico in cui il contributo dei collaboratori di giustizia è estremamente ridotto. L’auspicio è che siano reperite risorse adeguate a un servizio più efficiente”.

Nel suo intervento il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha spiegato che le riforme del processo penale a cui il governo sta lavorando avranno, tra l’altro, come obiettivo quello di porre un freno a una “gogna mediatica” che danneggia la dignità della persona. “Stiamo lavorando ad un diritto processuale autenticamente giusto, rispettoso al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, soprattutto se estranea all’investigazione e, tuttavia, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile”.

Nel suo discorso il Guardasigilli ha messo anche l’accento sulle polemiche circa i rapporti tra politica e magistratura, sottolineando che “esse suscitano l’interesse degli addetti ai lavori, ma non sempre coinvolgono quel popolo italiano nel cui nome ogni giorno, tra mille difficoltà che nessuno intende negare”. Secondo il ministro della Giustizia, inoltre, “vi è un nemico non convenzionale e occulto della giustizia: è la rassegnazione all’inefficienza, alle polemiche e allo status quo”. L’obiettivo dell’azione del governo a riguardo, ha spiegato Alfano, cui devono contribuire tutti gli attori del mondo della giustizia “facendo gioco di squadra è quello di ridare con urgenza dignità alla giustizia civile” che per troppo tempo è rimasta “la sorella povera del sistema giudiziario”.

Anche il vicepresidente del Csm Nicola Mancino ha parlato della riforma della giustizia, sottolineando che deve essere “praticabile e condivisa. Quella che stiamo vivendo è una fase interessante per affrontare le riforme necessarie nel settore giustizia, come Lei, con grande equilibrio e riconosciuto senso delle istituzioni, puntalmente sottolinea auspicando capacità di ascolto e di dialogo fra le forze politiche e la magistratura” ha detto rivolgendosi al presidente Napolitano. Il Csm, aggiunge Mancino “è pronto a fare la sua parte, a dare il suo contributo”.

Il primo presidente Vincenzo Carbone ha sottolineato che in Italia i processi del settore civile avvengono a una velocità che ci pone - nella graduatoria dell’efficienza giudiziaria - al posto numero 156 (su un totale di 181 Paesi), attestandoci così dopo Stati come l’Angola, il Gabon, la Guinea e Sao Tomè. I dati sono tratti da un rapporto della Banca Mondiale. “Non possiamo andare avanti così”, ha aggiunto Carbone. “La crisi della giustizia ha conseguenze che vanno ben al di là dei costi e degli sprechi di un servizio inefficienti e si estendono alla fiducia dei cittadini, alla credibilità delle istituzioni democratiche, allo sviluppo e alla competitività del Paese. La crisi di fiducia da parte dei cittadini è la conseguenza più dolorosa dei dati appena esposti e l’incoraggiamento più forte a lavorare per modificarli”.

Al Palazzo di giustizia di Roma sono presenti, oltre al presidente Napolitano e al ministro Alfano, i presidenti di Senato e Camera Schifani e Fini, il presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick, il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Gianni Letta, i ministri degli Esteri Franco Frattini, della Pubblica amministrazione Renato Brunetta, della Semplificazione legislativa Roberto Calderoli, il ministro ombra del Pd per la Giustizia Lanfranco Tenaglia, i vertici delle forze dell’ordine e militari.
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Di Loredana Morandi (del 30/01/2009 @ 07:55:42, in Magistratura, linkato 1565 volte)
Spaventoso!

Giustizia, Italia agli ultimi posti al mondo per efficienza sistema

di Beatrice Dalia
30 gennaio 2009

«Non possiamo andare avanti così ». È secco il monito del Primo presidente della Corte di cassazione, Vincenzo Carbone, che oggi nella relazione di apertura dell'anno giudiziario, nell'aula Magna del "Palazzaccio", alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, mette in evidenza come il ritardo della Giustizia italiana sia un danno per l'intero sistema-Paese. La classifica internazionale sui tempi processuali contenuta nel rapporto Doing Business che la Banca Mondiale redige per fornire indicazioni alle imprese sui Paesi in cui è più vantaggioso investire, infatti, rivela una posizione dell'Italia davvero penalizzante. Si trova al 156° posto su 181 Paesi nel Mondo quanto a efficienza della giustizia. Addirittura viene dopo Angola, Gabon, Guinea, São Tome e prima di Gibuti, Liberia, Sri Lanka, Trinidad. «La crisi della Giustizia - spiega Carbone - ha conseguenze che vanno ben al di là dei costi e degli sprechi di un servizio inefficiente e si estendono alla fiducia dei cittadini, alla credibilità delle istituzioni democratiche, allo sviluppo e alla competitività del Paese».

Persino l'elevato numero di avvocati, per Carbone, è un sintomo negativo e va capito fino a quando tale abbondanza di operatori sia necessaria a dare giuste risposte alle pretese dei cittadini e quando invece l'assenza di un numero chiuso, come avviene per altre categorie di professionisti, provochi un surplus di domanda di giustizia.

In ogni caso, una delle gravi cause di disfunzione, ad avviso del numero uno della Cassazione, è l'irrazionalità dell'attuale distribuzione delle sedi giudiziarie, che «sfugge ai più elementari principi di buona organizzazione degli uffici pubblici». In attesa di una riforma organica, urge un ripensamento in grado di abbattere gli elevati costi di gestione e il rischio paralisi nei piccoli uffici. Intanto, per esempio, si potrebbero almeno trasformare - subito - in via transitoria, i circa 60 Tribunali periferici in sezioni distaccate del Tribunale del capoluogo di Provincia. Ciò consentirebbe di conservare intatta la rete territoriale, ma di centralizzare in capo al presidente del Tribunale provinciale la gestione del personale e delle risorse, con ben maggiore efficienza e flessibilità, rendendo un servizio migliore, anche nelle stesse sedi distaccate. Considerazioni e suggerimenti "strutturali" arrivano anche dal vice Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nicola Mancino. Il vertice del Csm ha messo in evidenza, in particolare, la scopertura di circa 200 posti negli uffici delle Procure e di una forte carenza del personale amministrativo e ha chiesto espressamente risposte su questo al ministro Alfano.

L'ipoteca di arretrati con cui la giustizia italiana continua a doversi confrontare è davvero gravosa. Solo nel civile, esiste un "cassetto" di oltre cinque milioni di cause giacenti. E anche nel penale la situazione è di lentezza e sovraccarico. I dati poco confortanti sono ben chiari al Guardasigilli, Angelino Alfano, che nei giorni scorsi ha presentato la tradizionale fotografia della Giustizia al Parlamento. Il ministro, nello spazio a lui riservato nel corso della cerimonia, ha sottolineato però la necessità di «un grande lavoro di squadra», perchè solo così si potranno «superare le difficoltà tecniche e anche quelle politiche». L'obiettivo del Governo è di ridare con urgenza dignità alla giustizia civile per eliminare l'enorme macigno degli arretrati e poi avviarsi a un regime di ragionevole durata che non può più attendere oltre. Per troppo tempo la giustizia civile è rimasta la "sorella povera" del sistema giudiziario a causa dello straordinario impatto mediatico esercitato sull'opinione pubblica dal processo penale. E, a questo proposito, uno dei primi obiettivi del Governo, ha spiegato, è ridare speditezza e garanzie al processo penale, «nel rispetto al contempo delle esigenze investigative e della dignità della persona, coinvolta in quella che troppo spesso diventa una gogna mediatica tanto invincibile quanto insopportabile».

Perfettamente allineato sul punto delle garanzie e della distensione di rapporti, il procuratore generale della Suprema Corte, Vitaliano Esposito, che ha lanciato la forte proposta di istituire, con un intervento normativo ad hoc, un'apposita sanzione ai magistrati per l'inserimento di estranei negli atti del processo. «È ben vero – ha osservato poi Esposito - che il conflitto tra politica e magistratura é rilevabile in qualsiasi società democratica, tanto da portare a definire questo fenomeno come espansione globale del potere giudiziario. Ma l'incontro-scontro tra il mondo giuridico e quello politico genera sconcerto nell'opinione pubblica. E la credibilità della giustizia si dissolve laddove questo scontro si incunei all'interno della stessa magistratura».

Prima dell'intervento conclusivo dell' Avvocato generale dello Stato, Oscar Fiumara, la parola è andata al presidente del Consiglio Nazionale Forense, Guido Alpa. Proprio l'avvocatura, consapevole della vera situazione di crisi della giustizia, è pronta ad assicurare un contributo concreto alla soluzione dei problemi, guardando con favore alla creazione degli organismi di conciliazione previsti dal provvedimento di riforma ora in discussione al Senato (As1082).
Il Sole 24 ore

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La relazione del primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone
L'intervento del procuratore generale Esposito
L'intervento del ministro della Giustizia Alfano
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Di Loredana Morandi (del 30/01/2009 @ 05:57:35, in Magistratura, linkato 1239 volte)
Giustizia:Pg Cassazione, Magistratura sia estranea conflitti con politica

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - Roma, 30 gen - "E' mio fermo convincimento che la magistratura debba restare rigorosamente estranea ad ogni conflitto con le parti politiche: l'unica politica consentita al magistrato, nell'esercizio delle sue funzioni, e' quella di seguire la legalita'". Cosi' il Procuratore generale della Corte di Cassazione, Vitaliano Esposito, nell'intervento per l'inaugurazione dell'Anno giudiziario. "Nel conflitto fra politica e magistratura - sottolinea - fatalmente il punto critico diventa la figura del pubblico ministero".   Tri-dlu-dm-Y-
   
(RADIOCOR) 30-01-09 10:29:40 (0075) 3 NNNN 
 

ANNO GIUDIZIARIO 2009, SERVE UNA RIFORMA CONDIVISA

ROMA  - La riforma della Giustizia non sia il risultato di uno scontro tra poteri dello Stato ma "il momento di incontro e di convergenza". E' l'auspicio del primo presidente della Cassazione, Vincenzo Carbone, che con la sua relazione ha aperto la cerimonia di inaugurazione dell' Anno Giudiziario 2009 della Suprema Corte, davanti al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e della massime cariche dello Stato. Vietare le proroghe delle intercettazioni - tranne casi eccezionali - se non si sono ottenuti risultati apprezzabili; invito alle toghe ad evitare "tentazioni mediatiche'; indicare i criteri per dare precedenza a determinati processi rispetto a quelli meno urgenti: sono alcuni dei principali argomenti affrontati da Carbone nella sua relazione, insieme con il rilievo sulle enorme lentezza dei processi che pone l' Italia al 151/mo posto su 181 paesi nella classifica mondiale dell' efficienza del sistemi giudiziari.

Di intercettazioni ha parlato anche il Pg della Cassazione Vitaliano Esposito, che le ha definite uno "strumento essenziale". Il ministro della Giustizia Angelino Alfano ha chiesto che per la riforma serve "un grande lavoro di squadra" e ha spiegato che l' obiettivo delle riforme alle quali il Governo sta lavorando puntano a mettere fine alla "gogna mediatica".

Alfano ha ribadito il "sacro principio dell' autonomia della magistratura" rivendicando però la responsabilità del servizio giustizia anche attraverso il controllo dell' efficienza del lavoro delle toghe. Che la "riforma sia condivisa" e introduca "innovazioni profonde e durature" è stato anche l' auspicio del vice presidente del Csm Nicola Mancino, che ha respinto l' accusa di "mano leggera" del consiglio nelle sanzioni disciplinari nei confronti dei magistrati.

PG, GIUSTIZIA-LUMACA, 32 MLN PER INDENNIZZI
Nel 2008 sono costati 32 milioni e 103.163 euro all'erario dello Stato gli indennizzi pagati ai cittadini per la lentezza dei processi, in base a quanto stabilito dalla legge Pinto. Lo sottolinea il Procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, nella sua relazione. Le richieste di indennizzo e i decreti di accoglimento sono aumentate del 19% rispetto all'anno precedente. Le richieste accolte sono state 6.177 nel 2008, mentre erano 5.014 nel 2007. I Supremi giudici hanno aumentato del 9% il numero delle procedure definite - per l'attribuzione dei benefici della legge Pinto - decidendo 5.517 richieste a fronte delle 4.959 del 2007. Il trend è dunque crescente sia per quanto riguarda i costi per lo Stato sia per quanto riguarda le domande presentate.

Ansa 2009-01-30 12:38
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Di Loredana Morandi (del 30/01/2009 @ 03:14:44, in Estero, linkato 1917 volte)
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elpais

La Audiencia investiga a un ministro israelí por crímenes de guerra

Un bombardeo contra Hamás en 2002 acabó con la vida de 14 civiles palestinos


MANUEL ALTOZANO - Madrid - 30/01/2009

benjamin_ben_eliezerAriel Sharon, el entonces primer ministro israelí, calificó la operación de "rotundo éxito". El Ejército de ese país, en su política de asesinatos selectivos, acabó con la vida de Salah Shehadeh, supuesto responsable del aparato militar de Hamás y uno de sus líderes más activos del movimiento la noche del 22 de julio de 2002. Pero el método utilizado -una bomba teledirigida de una tonelada lanzada desde un caza F-16 contra su vivienda del barrio de Al Daraj, uno de los de mayor densidad de población de la ciudad de Gaza- se llevó por delante a la mujer y una hija de 10 años de Shehadeh así como a siete miembros de la familia Mattar, cuya casa se encontraba a sólo dos metros del objetivo de los militares. En total, murieron 14 civiles inocentes, la mayoría de ellos, niños y bebés.

Seis años y medio después de la matanza, el juez de la Audiencia Nacional Fernando Andreu ha iniciado la investigación de esos hechos, que en su momento originaron la protesta de la UE, Rusia, China, e incluso del ex presidente de EE UU George W. Bush. El magistrado admitió ayer a trámite la querella presentada por varios de los familiares de los 14 fallecidos contra los presuntos organizadores de la operación. El de más alto rango es el ex ministro de Defensa de Israel, Benjamín Ben-Eliezer, actualmente titular de Infraestructuras. Le siguen el jefe de la fuerza aérea, Dan Halutz; el general del mando sur del Ejército, Doron Almog; el asesor de seguridad Giora Eiland; el secretario militar del ministro, Michael Hertzog; el jefe de Estado Mayor, Moshe Ya'Alon, y Abraham Dichter, director del Servicio General de Seguridad.

El magistrado considera que podrían ser autores de un "delito contra la humanidad". Cree que con su supuesto propósito de cometer "el asesinato" de Sehadeh, el Ejército israelí "decidió lanzar un artefacto explosivo de gran potencia" que, además de la muerte del dirigente de Hamás, produjo "la de otras 14 personas, así como heridas de diversa consideración a otros 150 ciudadanos palestinos, entre ellos niños y bebés".
 
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Il funerale di Diana Rami Mattar, la bimba sulla cui morte indaga la Audiencia (foto El Pais)

Ben-Eliezer y el resto de imputados habrían conocido previamente "las consecuencias que tal acción podría conllevar", recuerda Andreu, que califica la operación militar de "claramente desproporcionada y excesiva". También avisa de que la acusación podría ser aún más grave "si en el curso de este procedimiento se prueba que [el ataque] responde a una estrategia preconcebida o predeterminada".

La Audiencia Nacional es el tribunal competente para juzgar los delitos de genocidio, terrorismo o crímenes contra la humanidad cometidos por españoles o extranjeros fuera de España, según la Ley Orgánica del Poder Judicial. El juez Andreu recuerda además que el Estatuto de la Corte Penal Internacional establece que "lanzar un ataque intencionadamente, a sabiendas de que causará pérdidas incidentales de vidas, lesiones a civiles o daños a bienes de carácter civil" constituye "un crimen de guerra".

El artículo 608 del Código Penal español castiga con una pena de 10 a 15 años de prisión al que "con ocasión de un conflicto armado, realice u ordene realizar ataques indiscriminados o excesivos o haga objeto a la población civil de ataques, represalias o actos o amenazas de violencia cuya finalidad principal sea aterrorizarla".

El juez ha enviado ya al ex ministro y al resto de acusados su resolución y, en los próximos días, los citará en su juzgado para tomarles declaración como "inculpados". La ley española no permite que se les juzgue en ausencia, pero Andreu sí está facultado para emitir una orden internacional de detención que podría reducir considerablemente su libertad de movimientos.


España, juez global

- Tíbet. Ismael Moreno y Santiago Pedraz tienen dos causas abiertas contra parte del Gobierno chino.

- Ruanda. Andreu investiga asesinatos sistemáticos contra los hutu tras la vuelta de los tutsi al poder.

- El Salvador. Moreno indaga al ex presidente Cristiani por la matanza de jesuitas de 1989.

- Guatemala. Una orden de detención internacional de Pedraz por el genocidio maya impide salir del país al ex dictador Efraín Ríos Montt.

 

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Auto de Andreu sobre Gaza

DOCUMENTO (PDF - 735,63Kb) - 29-01-2009

Lee de forma íntegra (pdf) el auto del juez de la Audiencia Nacional


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Di Loredana Morandi (del 30/01/2009 @ 01:50:00, in Magistratura, linkato 1107 volte)
Sono convinta che non è così, ma vi anticipo la prossima battuta di Grillo/Travaglio: "Spostato Roberti, perché dava fastidio per le indagini sulla "munnezza 'e Napule...".

De Magistris: Csm propone pm Roberti al posto di Apicella

Sara' nuovo procuratore, nomina sottoposta a parere di Alfano

(ANSA) - ROMA, 29 GEN - Il procuratore aggiunto di Napoli Franco Roberti prendera' il posto di Luigi Apicella alla guida della Procura di Salerno. La commissione per gli incarichi direttivi del Csm ha proposto all'unanimita' la nomina di Roberti a procuratore di Salerno. A Napoli Roberti coordina diverse inchieste, a cominciare da quelle sui rifiuti. La proposta sara' ora trasmessa al ministro della Giustizia Alfano, che deve dare il suo parere. Quindi sara' il plenum del Csm a ratificare la nomina.
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Di Loredana Morandi (del 30/01/2009 @ 01:33:32, in Estero, linkato 1749 volte)
In Spagna hanno leggi sulla "giustizia universale", che consentono all'ordinamento giudiziario di assorbire anche casi internazionali. Noi no, ma le singole associazioni di cooperazione internazionale anche costituendosi insieme, a mio avviso, troveranno ascolto presso i Tribunali nazionali per il lavoro dato e per i fondi ricevuti da Amministrazioni Statali o istituzioni internazionali e spesi a favore dei Palestinesi. Ho fatto una mini indagine sul giudice Andreu ed ho letto che ha trattato numerosissimi casi legati al terrorismo dell'Eta, ma anche casi internazionali come quello di Severo Moto, presidente autoproclamato in esilio della Guinea Equatoriale, o come il caso di 40 guerriglieri ruandesi accusati di genocidio, crimini contro l'umanità e terrorismo per gli eccidi in Ruanda negli anni dal 1990 al 2002. Si tratta quindi di un giudice granitico e poco incline a sconti, abbuoni e corruttele, o meglio poco incline a subire le lamentazioni ex shoa della internazionale ebraica sui crimini di guerra contro la popolazione civile palestinese. Insomma un po' come il nostro Spataro contro i crimini dei servizi americani in Italia. E soprattutto, speriamo che di questi processi fiorisca l'Europa intera...

Spagna indaga ministri israeliani per crimini di guerra


MADRID (29 gennaio) – La Spagna è la prima ad avviare un'offensiva giudiziaria internazionale contro Israele, all'indomani dell'ultima guerra di Gaza: il giudice Fernando Andreu della Audiencia Nacional, il più importante tribunale spagnolo, ha annunciato oggi di avere avviato indagini per presunti «crimini di guerra» contro gli attuali ministri israeliani Benyamin Ben Eliezer e Avi Dichter e contro 5 alti ufficiali dello stato ebraico.

I sette sono indagati in nome della legge sulla competenza universale della giustizia spagnola per il bombardamento il 22 luglio 2002 di un edificio di Gaza City, deciso per uccidere il comandante militare di Hamas fondatore delle Brigate Al Qassam Sallah Shedade. Un F16 con la stella di David sganciò una bomba da una tonnellata sopra il palazzo - che venne disintegrato - in cui si trovava il dirigente di Hamas. L'attacco fece però ingenti «danni collaterali»: oltre a Shedade, un «capo terrorista» responsabile di decine di attentati per Israele, vennero uccisi 14 civili. Più di 100 i feriti.

Con Ben Eliezer, allora ministro della difesa nel governo del premier Ariel Sharon, oggi titolare del portafoglio delle infrastrutture nazionali, ed a Avi Dichter, ex-capo dei servizi segreti interni dello Shin Bet, ora ministro della sicurezza interna, sono indagati da Andreu - che ha accolto una denuncia in questo senso del Comitato palestinese per i diritti umani - cinque alti responsabili militari al momento della strage di Gaza: il capo dell'aeronautica Dan Halutz, l'uomo che diede l'ordine di sganciare la bomba, il capo di stato maggiore Moshe Yaalon, il comandante della regione Sud Doron Almog, il generale Mike Herzog e il consigliere per la sicurezza nazionale di Sharon Giora Eiland.

La vicenda aveva suscitato già allora polemiche in Israele: sinistra e pacifisti avevano accusato Halutz - che poi divenne capo di stato maggiore nel 2006 e si dimise dopo la disastrosa guerra in Libano - di un uso sproporzionato della forza. Halutz aveva risposto alle critiche affermando che l'attacco contro Shedade, nonostante le vittime civili, non gli «impediva di dormire».

Il giudice Andreu ha annunciato che trasmetterà due rogatorie a Israele per poter interrogare gli indagati e effettuare accertamenti sui fatti del 2002. Ma sembra assai improbabile che da Gerusalemme riceva luce verde, o perfino una risposta. La linea costante dello stato ebraico, che si ritiene impegnato in una guerra contro il terrorismo, è sempre stata di impedire che suoi dirigenti politici o militari potessero essere indagati all'estero.

Il ministro della difesa e leader laburista Ehud Barak in una nota ha definito «delirante» l'iniziativa del giudice Andreu e annunciato che farà di tutto per farla annullare. Il capo dell'opposizione Benyamin Netanyahu, dato dai sondaggi quale probabile vincitore delle prossime politiche, ha parlato di «una vera assurdità». L'iniziativa spagnola, ha aggiunto, «ridicolizza il diritto internazionale».

Per la stampa di Tel Aviv, tuttavia, lo stato ebraico teme ora, dopo l'ultima sanguinosa offensiva a Gaza contro Hamas, una raffica di denunce per crimini contro l'umanità contro i suoi comandanti militari in nome della giustizia universale in diversi paesi del mondo.
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Grande, grandissima notizia, che risponde inoltre a quanto avevo compreso in merito ai modi di inchiodare Israele per i suoi crimini di guerra. Grazie alla presenza del giudice Fernando Andreu della Audiencia National di Spagna è nato un precedente importantissimo, perché consentirà all'Europa di costellarsi di processi intentati contro Israele e i suoi crimini, che non potrà rifiutarsi di partecipare.

Israele infatti, negli ultimi 20 anni, ha letteralmente imperversato dentro i nostri Tribunali, portando in giudizio compagnie assicurative, persone singole, società e tanti altri ed ottenendo rimborsi impossibili ma milionari: come i 110 milioni di vecchie lire versati dalle assicurazioni anche per polizze stipulate con ebrei al primo rateo (110 milioni di lire/55.000 euro contro 1000 euro circa).

Non tutti infatti sanno che quelli che hanno realmente pagato le armi di Israele siamo stati noi europei. E se tutto costa più caro in Europa è a Israele che lo dobbiamo, specialmente nel settore assicurativo.

La Notizia di agenzia e il comunicato del PCHR.

audiencia_nacional_spagna

CRIMINI CONTRO L'UMANITA',
LA SPAGNA VUOLE PROCESSARE ISRAELE

(AGI) - Madrid, 29 gen. - L'Audiencia Nacional spagnola indaghera' su un ex ministro israeliano per un bombardamento avvenuto a Gaza nel 2002. Il giudice Fernando Andreu ha incriminato l'ex ministro della Difesa israeliano, Benjamin Ben-Eliezer e sei responsabili militari del Paese, di delitto contro l'umanita' per un omicidio mirato compiuto nel 22 luglio 2002, in cui morirono un presunto capo di Hamas e 14 civili. Il magistrato dell'Audiencia Nacional ha accettato la denuncia presentata dal Centro Palestinese per i Diritti Umani (Pchr, nell'acronimo in inglese) per il lancio di una bomba di una tonnellata sull'abitazione di Salah Shehade, un noto dirigente del Movimento di Resistenza Islamico. Tre di coloro che hanno presentato la denuncia sono famigliari di persone decedute nell'attacco. Il giudice ha assunto la competenza del caso in base alla Legge Organica del Potere Giudiziario, secondo cui la Spagna puo' indagare crimini di genocidio, terrorismo e delitti contro le persone commessi durante conflitti armati, sia che siano avvenuti all'interno del suo territorio sia all'esterno.
Oltre a Ben-Eliezer, il giudice ha incriminato anche il comandante delle forze aeree israeliane al momento dell'attacco, Dan Halutz, il generale del comando sud dell'esercito israeliano, Doron Almog, il presidente del Consiglio Nazionale di sicurezza israeliana, il consigliere nazionale per la sicurezza, Michael Herzog, il capo dello Stato Maggiore, Moshe Ya'alon, il direttore del servizio generale di sicurezza israeliano, Abraham Dichter. L'attacco avvenne il 22 luglio del 2002 e aveva come obiettivo il capo militare di Hamas. Israele decise di utilizzare un F-16 e lancio' una bomba di una tonnellata su un'abitazione nel quartiere di al Daraj, a Gaza, una delle zone piu' densamente popolate della citta', secondo quanto si legge nella denuncia. L'esplosione causo' 15 vittime, la gran parte bambini, e 150 feriti. Il giudice ha ordinato anche una rogatoria per ascoltare i testimoni dei fatti. Andreu ha accolto la denuncia dopo che Israele non aveva risposto alla commissione rogatoria inviata nell'agosto del 2008, in cui si chiedeva se i fatti denunciati erano indagati nel Paese. Il giudice spagnolo ha invece concluso che esistono indizi di crimine contro l'umanita', perche' l'attacco coinvolse civili.
*****
pchr_gaza
PCHR
Palestinian Centre for Human Rights LTD (non profit)
Press Release

Ref: 22/2009
Date: 29 January 2009
Time: 19:30 GMT
Palestinian Centre for Human Rights Welcomes Decision of Spanish Court to Investigate War Crimes Committed by IOF in Gaza



Welcome !!!The Palestinian Centre for Human Rights (PCHR) welcomes the decision by the National Court of Spain to launch an investigation into seven Israeli former senior Israeli military officials suspected of having committed war crimes in the Gaza Strip.

The decision issued by the Spanish National Court, the highest Spanish judicial council, on Thursday, 29 January, 2009, instructs the seven suspects; former Defence Minister Benjamin Ben-Eliezer (who is now the Israeli Infrastructure Minister), his [former] military advisor, Michael Herzog, former Israeli Army Chief of Staff Moshe Ya’alon, Dan Halutz, former Commander of the Israeli Air Force, Abraham Dichter, Former Head of the Israeli Intelligence Service, Doron Almog, former Head of the Israeli Southern Command, and Giora Eiland, former Head of the Israeli National Security Council, to present themselves to the court in Spain within the next thirty days. If the suspects fail to do so, the court will issue international warrants for their arrests.

In addition to this ground-breaking decision, the Spanish National Court announced that, if intent to exterminate the Palestinian population can be proven, the charge may be increased to genocide.

PCHR welcomes this decision as the first step towards justice for the survivors of a massive extra-judicial execution operation perpetrated by the Israeli Occupation Forces (IOF) in the Gaza Strip in July 2002.

At approximately midnight on 22 July, 2002, an Israeli Air Force fighter jet dropped a 2,000 lbs. bomb on the house of Salah Shehada, Commander of the Izzedeen El-Qassam Battalions (the armed wing of Hamas), who was living in the Daraj district of Gaza city. The bomb killed Salah Shehada and seventeen civilians, including his wife, his daughter, his guard, eight children (including a 2-month old infant), two elderly men, and two women. In addition, seventy seven other civilians were injured and eleven houses completely destroyed.

PCHR embarked on this ground-breaking lawsuit via the National Court of Spain in June 2008, after lengthy consultations with international legal experts indicted the possibility of launching universal jurisdiction cases regarding war crimes committed by IOF. The Centre notes that similar cases of suspected war crimes have previously been filed in Israeli courts, but did not lead to successful prosecutions. On the contrary, the Israeli judiciary has been used as a legal cover for the perpetration of war crimes against the Palestinian population, and as a tool to deliberately hinder international jurisdiction under the pretext of a “fair” national judicial system operating in Israel.

This PCHR lawsuit is part of continuing and rigorous efforts by the Centre to pursue Israeli war criminals under universal jurisdiction in courts in Switzerland, New Zealand, Britain and Spain. PCHR’s Spanish partners in this lawsuit are Antonio Segura, Gonzalo Boye, Juan Moreno and Raul Maillo, who have already worked on a number of high profile human rights cases, including representing victims of torture in Guatemala and the attempted prosecution of General Augusto Pinochet for the murder of Spanish citizens whilst he was president of Chile.

The Palestinian Centre for Human Rights previously filed a lawsuit in the UK against former Head of the Israeli Army Southern Commend, Doron Almog, for committing grave breaches of the Fourth Geneva Convention during his army service, (considered a criminal offense in the UK under the Geneva Conventions of 1949) Almog arrived in the UK on 10 September 2005, after a warrant had been issued for his arrest. Having been informed of the warrant before he disembarked, Almog subsequently fled straight back to Israel on the same plane.

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